lunedì 6 luglio 2026

Torniamo sulla terra...

 

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Bioregionalismo, agricoltura biologica e salvezza planetaria… Senza virtualizzazioni ulteriori .. pur che «Senza immaginazione, la gente muore» (Jean Monnet)

Le soffiate su internet, spesso definite "bufale",   hanno anche  la funzione di fermare per qualche momento il senso di impotenza e la disperazione dei poveracci che  si sentono tagliati fuori dalla gestione del loro futuro. Allo stesso tempo osserviamo  il tempismo eccezionale  del sistema di controllo  che ha portato il gossip politico, economico e finanziario a recuperare l’attenzione sul futile, lasciando in disparte il necessario… I pettegolezzi e le sparate delle lingue profonde all'interno dei palazzi del potere hanno coperto di silenzio anche  l'ultima piazza della democrazia, che è appunto internet,  in cui si potrebbe decidere il  futuro del mondo...


La situazione nel mondo "reale"  ovunque è allo sfascio, molte famiglie sono in stato precario,  perciò, hanno pensato in alto loco, meglio ricorrere alle barzellette… od alle canzonette, od alle partite di pallone, od agli scandaletti pornogaysex, etc. Il tutto mentre aumentano gli sbarchi di migranti e procede la sostituzione e la schiavizzazione del popolo italiano.

Scrive un amico scettico, Antonio Pantano: “Caro Paolo, il "gran bar dello sport" oggi  si è trasferito in internet (apparentemente libera e "democratica"). Falsi problemi! Le notizie sono tutte CONTROLLATE! Sopratutto quelle che fingono d'esser rivelatrici degli affari inumani ed antiumani che i "votati al potere" del nostro miserabile tempo svolgono a solo vantaggio personale e a danno dell'umanità tutta (prona e pronta a "credere", sopratutto allo inverosimile). Nichilismo, il mio? Esperienza, e... accortezza”

Sarà pur vero quanto affermano gli amici catastrofisti, epperò occorre aiutare il "popolo" a sgrullarsi di dosso l'idea che tutto è inevitabile e che noi non "possiamo farci nulla". Sono sicuro che nell'inconscio collettivo qualcosa di "quella" semplice verità resta! Anche se in apparenza tarpata e negata. E qual’è la semplice verità? Ovviamente si tratta della considerazione che l’uomo non si può arrogare il diritto di dirigere la vita a suo piacimento.. essendo lui stesso un prodotto della vita. Per cui occorre saper riconoscere il “potere” superiore che in questo momento sta facendoci passare degli esami particolari, per scoprire se davvero siamo la “specie” più evoluta sul pianeta…

Intanto, per semplificare al massimo, cerchiamo vie di uscita dal marasma in cui siamo sprofondati scegliendo di tornare alla semplicità di vita. Ecco cosa ci consiglia –ad esempio- il nostro ottimo agro ecologo Giuseppe Altieri: “…oggi non è più il caso di difendere un posto di lavoro rischioso per la salute e costruito sull'inquinamento dell'Ambiente, smettiamo di essere pedine di un gioco internazionale che fa perdere sovranità nazionale alla nostra cara Italia. Bisogna approfittare della crisi industriale per smettere di inquinare e tornare all'Agricoltura Biologica, unica fonte produttiva reale di reddito a partire dal sole e dalla terra madre….”

Bene… torniamo dunque a casa, sulla Terra, e riportiamo al lavoro dei campi quelle braccia rubate all’agricoltura. 

Paolo D’Arpini - Rete Bioregionale Italiana



P.S. "Sto leggendo in questi giorni il libro "Il mondo secondo Monsanto - Dalla diossina agli OGM: storia di una multinazionale che vi vuole bene..." - di Marie Monique Robin. Un testo allucinante, basato su prove scientifiche definite e su numerose sentenze di Giustizia.. che hanno riconosciuto la Monsanto colpevole di innumerevoli e disastrosi danni a persone, animali ed all'ambiente. Se consideriamo anche i morti delle varie guerre "chimiche" aiutate dalla mortifera ditta sono milioni le vittime causate dalla cieca e proterva sete di denaro ai danni del mondo intero... Eppure la Monsanto fa affari e trova ancora -qui in Italia- chi è disposto a dar credito ai suoi prodotti pestilenziali irrorandoli sulle nostre strade.. Intanto la Monsanto si prepara all'assalto finale.. con gli OGM e con l'appropriazione di tutte le sementi presenti sulla terra l'azienda si prepara a un dominio indiscusso e satanico del pianeta. Rammentiamo che con enormi capitali, sempre la Monsanto, nel circolo polare artico ha costruito un colossale silos contenete piante e semi delle specie vegetali anche meno comuni... cosa si teme?" (P.D'A.)



domenica 5 luglio 2026

Il monopolio della cultura razionalista sull’immaginario e la fandonia della meritocrazia...

 


Monopolio

Il capo-famiglia illuminista della nostra cultura, è stato prolifico. I numerosi figli, nipoti e pronipoti naturali e acquisiti, quali il razionalismo, il meccanicismo, il materialismo, il positivismo, lo scientismo, il determinismo e il riduzionismo ne hanno mantenuto lo spirito irraggiando il pensiero e l’immaginario con l’idea che ogni aspetto della realtà potesse essere messo sotto calcolo, sotto controllo e quindi realizzando la prevedibilità. Un mito razionalista per il quale è stata impiegata l’energia avuta a disposizione da numerose generazioni di ricercatori. Visto il contesto in cui sono vissuti, nulla di strano. Come biasimarli. Immersi in un mondo composto da oggetti materiali, tutti soggetti al principio di causa-effetto, tutti con proprietà proprie ed oggettive, sostenuto dalla ripetitività di molti eventi come per esempio il rimbalzo di una palla spinta a terra come fanno i cestisti, al pari del giogo di qualunque altra ideologia non avevano alternative. 

L’idea di prevedere il comportamento di ogni aspetto del reale era una specie di missione alla quale nessun pazzo vi si sarebbe sottratto, sul cui successo si poteva scommettere e vincere. E a ragione. Infatti, tanto più si alza la capacità di calcolo e si riducono gli oggetti in campo, tanto più la prevedibilità tende a crescere e ad essere confermata e rispettata. Viceversa, in contesti metafisifi-umani, caratterizzati da interazioni esponenzializzate verso numeri che inseguono l'infinito si generano spontanee nuove relazioni imprevedibili che obbligano i sacerdoti del controllo ad aggiornare i dati immessi nei sistemi algoritmici e la relativa potenza di calcolo. 

 

Nella furia della salita al sapere – è questa la figurazione che diviene dall’idea positivista del mattoncino dopo l’altro, insistente rappresentazione dell’incedere umano nonostante il ripetersi brutale della storia, se non il suo peggioramento – sono stati travolti, cioè resi oggetti e dati, anche gli uomini e il loro pensare. Le ragioni di controllo, d’induzione di paura e di riduzione a consumatore non hanno più palizzate etiche, tutte scavalcate dai salti disumani del digitale. 

Siamo quindi travolti da un’orda cognitiva che, con languida coercizione, ci irreggimenta e deforma a propria immagine e somiglianza ogni genere di pensiero, scartando e denigrando quelli non ammansibili. Una crociata d’annientamento dell’indipendenza intellettuale, aulica o da bar sport non fa differenza. Tutti siamo sospinti a succhiare il medesimo nettare che sgorga da ogni dove: scuola, famiglia, master, chiesa, giornalacci pornografici, tv non da meno, radio offensive, pubblicità a battuta perpetua, amici e nemici.

Così, uno dei risultati è che bimbi e adulti, molti cosiddetti scienziati inclusi, si nutrono dalla sola mammella cognitiva disponibile, che li cresce sotto l’egida che verità fa rima baciata con scienzah, È lo scientismo, la più fallace delle filosofie, ora cavalcate a spron battuto da aziende, commercianti, e potere economico. 

 

Il lungo passaggio nel tubo culturale ci tritura l’immaginazione uniformando il pastone indistinto che ne risulta, trasformando pressoché chiunque in inconsapevoli scudieri di catafratti al comando del più grande partito razzista in quanto radicale nel suo criterio selettivo. Razzista come se le idee avessero tra loro natura e diritto differente, tanto da poterne stilare una gerarchia perfetta. Come se la loro proprietà fosse di chi le esprime. Un’ottusità preclara che svela l’incantesimo dell’ego in cui è intrappolato chi la stila e chi la rispetta.

 

La sostanza è facile da riassumere. È modalità comune macchiare tutti i contesti col grasso dei lumi, buono per far girare pistoni e bielle, ma inefficace e altamente dannosa come una motonave fuori controllo in porto quando applicata alle dimensioni sottili a mezzo delle quale ci relazioniamo al mondo. Talmente immateriali che nessuna rete, tantomeno a strascico, può catturare. 

 

Meritocrazia

Sembra banale, anzi lo è, ma in pratica è un grande segreto. Ne è campione il concetto e strumento detto meritocrazia. Un grezzo attrezzo, una clava con la quale si ritiene di eludere il nepotismo – e fin qua potremmo condividere – e dare il giusto merito alle competenze effettivamente acquisite dalle persone. Ma, se non positivisticamente parlando, è qui che viene meno la presunta superiorità del criterio meritocratico. Come essere meritocratici – ne possono essere il soggetto i docenti, i sistemi, le istituzioni, i club, ecc – senza aver arbitrariamente adottato griglie di valutazione e protocolli compiacenti al proprio intento? Criteri di selezione che per antonomasia non possono che tener conto del livello specifico dimostrato dai selezionandi. E che, contemporaneamente escludono coloro che non lo dimostrano – e, questo è il punto – indipendentemente dalle doti che mostrerebbero se il processo di educazione/apprendimento non fosse stato dozzinale, per lo più mai estetico, adatto alla maggioranza normale, ma inadatto a questi, minoranza razziata dal riguardo che meriterebbero.

L’apprendimento è un processo individuale fondato sulla relazione con le persone, gli argomenti e le discipline. Se per buona parte risulta soddisfacente la più diffusa modalità a mezzo della quale esso avviene, che potremmo chiamare a-personale, per alcuni tale modalità è totalmente sterile. 

In funzione di come la relazione viene vissuta – soddisfacente/insoddisfacente, piacevole/spiacevole – dalle parti (persone, concetti, oggetti), in campo pedagogico-formativo, terapeutico-evolutivo e psicomotorio il principio meritocratico passa da efficiente a inefficace, mentre resta per lo più eccellente, in ambito selettivo-addestrativo. 

Il principio della meritocrazia ha abbagliato le persone desiderose di stare dalla parte del giusto al pari di quanto sia accaduto con sostenibilità, impatto zero, economia circolare (manche inclusività sfrenata, cancellazione delle identità e delle culture). Palliativi buoni per allungare il brodo, che resta comunque esiziale.

Ancora figurativamente parlando, l’applicazione della modalità meccanicistica al territorio umanistico si palesa come una grave incompetenza della presunta intelligenza razionalista, una scatola dal carattere etico, come tutte vuota di empatia estetica. È un’immagine che esprime il tentativo di una cultura e dei suoi palafrenieri di rinchiudere l’infinito delle persone entro la scatoletta dei suoi saperi e ragionamenti.


Lorenzo Merlo





sabato 4 luglio 2026

Michele Boato è fuori dalla Municipalità di Mestre...

 

NESSUN SEGGIO A MICHELE BOATO

Ho partecipato alle recenti elezioni come candidato presidente della Municipalità di Mestre a nome di due liste, ABC-Ambiente Bene Comune e Tutta la Città Insieme. Il risultato è stato 1.335 voti, somma di 834 voti di ABC, 419 di TCI e altri 78 voti (in parte “disgiunti”) attribuiti direttamente a me.


    Molto meno di quanto ci aspettavamo, ma comunque un dignitoso 3,72%, superiore alla soglia di legge del 3% e ai risultati di sette liste: 

Mov.5 Stelle (3,41%), Venezia Riformista (1,83%), Forza Italia (1,20%), Rifondazione (1,18%), UDC (0,95%), Venezia è tua (0,88%) e Mestre in azione (0,60%).


Ciononostante, il metodo usato dalla Commissione elettorale del Tribunale di Venezia ha decretato che io non faccia parte degli 11 consiglieri riservati alle minoranze in Municipalità di Mestre-Carpenedo, facendovi rientrare, invece un consigliere del M5S che ha ottenuto una percentuale e un numero di voti inferiori ai miei (1.189 voti, corrispondenti al 3,41%).


Vorrà dire che, come ho sempre fatto, continuerò  anche da fuori, a sostenere le iniziative e le lotte per una città più bella e accogliente e contro ogni tipo di speculazione. 


Michele Boato, amico delle biciclette, degli alberi e di tutta Mestre




venerdì 3 luglio 2026

La società programmata e la fabbrica del consenso...


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Ogni potere sociale, di qualunque genere, sussiste solo in virtù di una quantità sufficiente di consenso, esplicito o tacito che sia. A volte questo fatto è difficile da comprendere perché ognuno di noi nasce e cresce all'interno di una società già ampiamente strutturata, con una serie di istituzioni già formate ed una cultura predominante che danno l'illusione di un dato di fatto quasi naturale.

In realtà l'intera struttura del potere sociale è retta da una adesione ai modelli proposti. E' facile convincersene se si prova a considerare qualche esempio.


Che potere ha il denaro? 
Nessun altro se non quello che tutti sono abituati ad accettarlo come mezzo di pagamento, e di solito sono abituati a considerarlo "naturalmente" un monopolio. Il potere del denaro dipende dalla nostra accettazione.
Che potere hanno i mass media? Hanno il potere che viene loro conferito dai loro fruitori. Un giornale che nessuno legga non veicolerebbe alcun potere.

Che potere hanno le armi?  
Hanno il potere del convincimento all'obbedienza di tutta la catena di comando di un esercito, formato da esseri umani pensanti e potenzialmente critici, se vogliono esserlo.
In realtà il potere è nostro, di ciascuno di noi.

Il popolo è sovrano, indipendentemente dal fatto che ciò sia riconosciuto da una Costituzione oppure no.
Ma la sovranità si esplica nella misura in cui la si usa, e la si usa in modo efficace solo se le scelte siano consapevoli invece che abitudinarie al modo di riflessi automatici.

Solo la critica può liberare dalle gabbie mentali dell'obbedienza cieca che sorregge lo status quo, in ogni ambito.


O critici propositivi o servi passivi, questa è l'antitesi. Il critico propositivo non è mai disfattista, perché è soggetto attivo dello svolgimento sociale.

Vincenzo Zamboni


Risultati immagini per Vincenzo Zamboni

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Commento di  Giuseppe Sorrentino: 
"Noam Chomsky la chiama la "fabbrica del Consenso", ma in questi ultimi anni il modo di fare informazione è cambiata.
È sempre più diretta e alternativa. Giacinto Auriti già faceva informazione con dirette tv, ora con gli smartphone in un attimo puoi informare l'intera popolazione...
Il problema è che chi lo ha capito sta già agendo per mantenere lo status quo, magari imbavagliando anche internet con una fasulla legge sul copyright che tratteranno a giorni a Bruxelles.
Serve sempre quella massa critica che spinga poi tutti gli altri...."

giovedì 2 luglio 2026

Il trenino extraurbano Roma Nord "soppresso"...?

 


martedì 30 giugno 2026

Dal 3 al 12 luglio 2026: Monte Compatri in festa!

 

Cinque appuntamenti tra improvvisazione, musica e Commedia dell'Arte


Dal 3 al 12 luglio 2026 le piazze del centro storico di Monte Compatri si trasformeranno in un grande palcoscenico all'aperto grazie a "Teatro sotto le stelle", la nuova rassegna dedicata al teatro e alla cultura dal vivo promossa dal Photo Club Controluce APS in collaborazione con il Comune di Monte Compatri.

Gli spettacoli si svolgeranno alle ore 21 in Piazza del Duomo e al Belvedere di Piazza della Repubblica, offrendo al pubblico cinque serate di emozioni, divertimento e riflessione nel suggestivo scenario del borgo tuscolano.

La manifestazione nasce con l'obiettivo di riportare il teatro tra le persone, valorizzando gli spazi urbani come luoghi di incontro, partecipazione e crescita culturale. Il programma propone spettacoli diversi per linguaggio e contenuti, capaci di coinvolgere pubblici di tutte le età.

Ad aprire la rassegna, venerdì 3 luglio in Piazza del Duomo, sarà One Shot della Compagnia Teatro del Libero Scambio, spettacolo di improvvisazione teatrale in cui il pubblico contribuisce direttamente allo sviluppo della scena.

Sabato 4 luglio sarà la volta de L'Elmo Misterioso, oratorio musicale per cantastorie scritto e interpretato da Daniele Mutino con I Musici della Storia Cantata, un racconto che affronta il tema universale del rapporto tra amore e guerra.

Gli appuntamenti proseguiranno al Belvedere il 10,11 e 12 luglio con Il Barone Rampante, adattamento teatrale dell'opera di Italo Calvino proposto da Botteghe Invisibili, con Ribelli di Indaco TeatroGiovani, dedicato ai grandi personaggi anticonformisti della storia e della letteratura, e con la serata conclusiva che vedrà in scena La Capitanesa de Romolan di ElisettaStilt e, a seguire, Pulcinella nella Luna del Teatro Origine, spettacoli ispirati alla tradizione della Commedia dell'Arte.

"Teatro sotto le stelle" rappresenta una nuova occasione per vivere il centro storico di Monte Compatri attraverso la cultura, trasformando per cinque serate le piazze cittadine in luoghi di spettacolo, condivisione e partecipazione.

Ingresso libero.


4 luglio 2026. Certosa di Pavia: "Festival dell’Intelligenza Naturale"...

 


Il 4 luglio 2026 nasce una rete.

Non una rete digitale, ma una rete di cittadini, comitati, associazioni ed esperti che da tutta la Lombardia si ritroveranno per confrontarsi su una domanda sempre più attuale: come costruire il futuro senza compromettere ambiente, territorio e salute?

Se ti sei chiesto perché tante comunità si stanno mobilitando sul tema dei data center, il 4 luglio è il giorno giusto per scoprirlo.

Una serata aperta a tutti, con testimonianze, confronto, musica, buon cibo e la presenza di associazioni, studiosi, giornalisti, professionisti ed esperti che si occupano di questi temi.  La Rete dei Comitati Lombardi nasce il 4 luglio.

Ti aspettiamo il 4 luglio 2026 al Festival dell’Intelligenza Naturale, a Certosa di Pavia, presso la Cooperativa di via Rinascimento, h. 19,30 - h.23,30.

Comitato per la Tutela del Territorio Certosino


TESS - Transizione Energetica Senza Speculazione è presente: coalizionetess@gmail.com

domenica 28 giugno 2026

Parliamo di caccia...



Fuori del tempo, incuranti dei rischi reali che l’umanità sta per affrontare a causa dei cambiamenti climatici e dell’inquinamento inarrestabile dei mari e dei suoli, c’è chi ancora parla di caccia. 

In Parlamento giorni fa è spuntata una proposta di legge a beneficio degli ultimi “signori della caccia”. Purtroppo è passata al Senato, poi passerà alla Camera. Da una nostra inchiesta dell’anno scorso avevamo appreso che, finalmente, il numero dei cacciatori incalliti in Italia era sceso sensibilmente sotto le 500mila unità, e tra questi quasi la metà, soprattutto per l’età avanzata, ha “appeso il fucile al chiodo”.

Quindi per qualche voto in più si cerca di rilanciare un’attività che appartiene ormai al passato. Si è cercato, nel presentare il disegno di legge, di elevare il cacciatore alla stregua di un nobile ecologista ritenendolo un “Bioregolatore della Natura”. Un’affermazione questa che non trova riscontro sia nella realtà giuridica che in quella scientifica. Il controllo della fauna selvatica è un’attività pubblica, distinta dall’attività venatoria, per cui il cacciatore è solo un individuo che aspira a raggiungere il proprio godimento personale aldilà di realtà ed esigenze più importanti sociali e ambientali. 

A questo punto ci auguriamo che tale proposta di legge venga bocciata alla Camera...



(Fonte: Energy and Life 12)

sabato 27 giugno 2026

La storia del cavallo e del micetto...

 


L’opinione più diffusa sul “Dio è morto” di Nietzsche è costretta da una interpretazione lineare, pari a quella che ognuno di noi può formulare, per esempio, quando vogliamo invocare le ragioni della decadenza valoriale o spiegare quelle di un comportamento efferato. Essa è pari al concetto cattolico di “fuori dalla Grazia di Dio”. Ma il Dio è morto del filosofo tedesco è di altra caratura ed allude alla perdita del proprio sé e del relativo potere creativo (“Volontà di potenza”), ridotto all’io, essenza del “Ultimo uomo”. Un uomo in cui è morta la consapevolezza della natura divina di cui è espressione, uccisa dalla fede o concezione del Dio esterno, che maldestramente maledice e invoca in funzione del proprio spropositato egocentrismo, fulcro della misconoscenza di tutto, tranne che dei piccoli saperi tecnico-specialistici, per inseguire i quali ha abiurato all’anima.

 

 

[L’articolo utilizza più volte il termine “consapevolezza” secondo la seguente accezione. 

Consapevolezza, la cui natura non ha carattere cognitivo-massificabile, il cui processo di reificazione non sta né consiste nella comprensione intellettuale. Si tratta invece dell’avvento di un evento ri-creativo-individuale, non metafisico, ma carnale, non acquisibile, non codificabile né protocollabile e né trasmissibile. Chi vuole provare a trasmettere consapevolezze può rivolgersi alla maieutica non certo al metodo, alla metafora, non alla frammentazione dell’analisi, al tutto non alle parti.]

 

La triplice unità

La più frequente interpretazione relativa al concetto nietzschiano di "Morte di Dio", alla quale attribuisce l’origine del nichilismo, non è a mio parere coerente con la linea di pensiero del filosofo tedesco. 

Linea di pensiero, il cui culmine si sviluppa in una triplice unità che potrebbe stare nella sua formula “Trasvalutazione di tutti i valori”. Oltre alla Morte di Dio, ne fanno parte, la “Volontà di potenza” e l'”Oltreuomo”. Tre dimensioni umane disponibili a incarnarsi soltanto contemporaneamente.

 

L’Oltreuomo consiste in una consapevolezza che libera l’uomo dai vincoli di dipendenza nei confronti del Dio esterno, quello creduto e descritto dall’Ultimo uomo, antropomorfo e altro da sé. Liberazione che a sua volta avviene a mezzo della Volontà di potenza sinonimo di consapevolezza dell’umano potere creativo che, tra l’altro, ha generato anche quel Dio di cui è timorato o al quale si rivolge alla bisogna, sempre là, in alto tra le nubi, che vede tutto quello che facciamo. Una specie di ideologia cui attenersi per realizzare il giusto comportamento, a cui rivolgersi credendo di risposta a domande e dilemmi irrisolti. Un’entità psicologicamente più simile al servitore Aladino, sempre pronto a correre in soccorso, almeno nella speranza di una preghiera che, invece d’essere unione con il divino che è in tutto e accesso alla sublimazione delle proprie preoccupazioni in energia ricreatrice, si riduce a supplica svergognata, a pretesa di soccorso, che, se solo la cercassero, troverebbero in sé stessi. Un gesto in esatta opposta energia, in quanto egocentrico, rispetto a quella meditativa, capace di raccogliere forze e creatività per superare le difficoltà, per annullarle nell’accettazione.

Un’entità creata e creduta creante, incomprensibile all’Ultimo uomo ottuso tra orizzonti egoici, pregno di pretese positivistiche e metodi logico-razionali con cui si arrovella costantemente sul perché Dio permetta tanto male. Un’entità duale, ovvero costretta all’esistenza solo e soltanto in presenza del suo rovescio. Sta in questa farsa esistenziale l’inettitudine dell’Utimo uomo a riconoscere il Dio del Cristo, ovvero l’Uno o l’unità di tutte le cose o la divinità che è in noi.

Oltreuomo, a sua volta corrispondente all'”uomo compiuto”, ovvero disinteressato all'autoindulgenza, che vede in sé stesso l'assoluta responsabilità della propria condizione, nei confronti della quale dispone di resilienza a oltranza. Diversamente di quanto è dell’ultimo uomo, costretto a disperdere la propria energia tanto nell’autoindulgenza e nel vittimismo, quanto nel difendere il proprio ego e nell’orgoglio, all’Oltreuomo corrisponde indipendenza ed emancipazione da tutti i sistemi regolamentativi, irreggimentativi e ideologici ovvero la miglior forza a sua disposizione.

 

Nichilismi

Nel discorso non può mancare il nichilismo anzi, i nichilismi. Uno negativo, distruttivo, esiziale o assoluto e l’altro affermativo, ricreativo, evolutivo o relativo. 

 

Assoluto in quanto conseguenza implicita nel fideismo dell’uomo nelle opere del proprio io. Una prefazione al dramma che si conclama rivelando l’esatto contrario di ciò in cui aveva creduto, ovvero nella presa di coscienza della vacuità e nell’inconsapevolezza nella quale si era crogiolato fino all’esiziale epilogo del crollo del castello di carta in cui si era identificato nella sua corsa verso i saperi tecnici e morali, a suo dire, residente del giusto e del vero. 

Le zanne del nichilismo esiziale mordono e le sue fauci possono divorare solo e soltanto l’Ultimo uomo. Il più diffuso genere di individuo occidentale e non solo. È costui che cerca fuori da sé i rimedi per ciò di cui è carente, per ciò che gli dà malessere. È costui che crea e poi attribuisce al nemico la responsabilità della propria condizione. In sostanza che sperpera tutte le energie vitali in attenzioni inopportune alla migliore condizione di vita. È solo questo genere d'uomo che può precipitare nella perdita di senso, nel brutale disorientamento del nichilismo esiziale.

 

Nichilismo relativo allude invece alla consapevolezza che eleggere qualunque affermazione umana sopra le altre, qualunque gerarchia di idee che reificano gesti, scelte e opere corrisponde ad una concezione dell’esistenza prettamente egoica, onde per cui, diviene necessario rinunciare ad identificarsi in conquistatori o sacerdoti di valori superiori, in quanto foriera di conflitti e mantenimento dello status quo e replicazione della storia. Relativo significa, perciò, osservare il mondo dal proprio sé e vedere il burattino dell’io che pensavamo di essere. 

 

Se il nichilismo assoluto riguarda l’ego e nel momento in cui ci agguanta ne demolisce l’incastellatura lasciandoci nella tenebra, quello relativo – che può scaturire in noi a mezzo di un trauma, di un eureka o gradualmente per una ricerca di risposte non effimere e interessate quali quelle che ci fornisce l’io – sfrutta l’emancipazione dal proprio io. A causa di ciò, esso non ci spegne la luce ma illumina il reale mostrandone le ombre che pensavamo essere la conoscenza e fa brillare come il bianco in discoteca le dinamiche energetiche relazionali tra tutte le cose, lasciandoci liberi di osservare quali governano il comportamento degli uomini e quanto la loro ignavia li spinga alla deriva. Lasciandoci perciò operare senza i doveri e la vanità dell’ego. Senza il retropensiero di credersi un’identità indipendente dal tutto. 

 

Il fiore

Il nichilismo attivo non è il culmine disperante pari a quello assoluto, ma un passaggio del discorso evolutivo ricreato dal soggetto che prende coscienza della propria identificazione con l’io-centrico. Infatti, è tramite la visione della vacuità e della vanità di ogni atto e pensiero egoico che se ne libera, sospingendosi così nella conoscenza autentica, universale, oltresecolare. Una conoscenza, che comporta la “Trasvalutazione di tutti i valori”, caratterizzata da uno stato di forza morale, che si irraggia e coinvolge il prossimo, che, per utilizzare forme cattoliche, permette di sostituire l’inferno esistenziale con il paradiso terrestre. Una terra simbolica, che allude ad uno stato intimo sublimante, impedita all’ultimo uomo. Una condizione esistenziale in cui la Volontà di potenza avviene spontaneamente, senza più gli impedimenti egocentrici che la impedivano, permettendo e/o imponendo contemporaneamente il ricorso a meschinità, sotterfugi, bugie, a ciò che il corpus dei Vizi capitali, racchiude ed esprime.

 

Il nichilismo della filosofia di Nietzsche è dunque evolutivo in quanto l'Oltreuomo è totalmente consapevole della vacuità fondata sulla vanità e sull'apparenza delle opere fisiche e metafisiche umane. Agire come se queste avessero potere e valore universale – come è essenza dell’egocentrismo – non è che la premessa alla perdita di senso della vita, al salto nel vuoto spirituale. Con tale consapevolezza l'Oltreuomo alza l'asticella della sua invulnerabilità, ovvero diviene capace di non disperdere più energia in autocommiserazioni. cioè di rendersela disponibile per riprendersi dopo ogni caduta, in ogni difficoltà. Per divenire sé stesso e smettere di identificarsi con le maschere dei ruoli che via via impersona.

 

Almeno un accenno

Al discorso, però, manca un tassello, un’ulteriore consapevolezza, quello dell'”Eterno ritorno dell’identico,” al quale, almeno un accenno è dovuto. Riguarda il ripetersi della storia. Non è nell’Ultimo uomo l'origine del perpetuarsi della storia di conflitto e sofferenza in cui versiamo? Un ciclo travestito da forme differenti e perciò inestinguibile nella sua orbita sempre scambiata da una retta che porta verso il futuro. Come non osservarne la siderale distanza da parte dell’Ultimo uomo? Ovvero, come non poter trovare anche in tale consapevolezza ciò che, invece, caratterizza l'Oltreuomo? Non è legittimo riconoscere nella natura dell'Oltreuomo il necessario per evolvere in un altro tipo di storia in cui Dio, cristicamente risorge in ognuno di noi?

 

Verso l’abbraccio

L'isolamento personale vissuto dal filosofo tedesco, provocato dall'incomprensione generale nei confronti del suo pensiero, del suo Oltreuomo, della sua Volontà di potenza e della sua Morte di Dio, da un lato ne esprime l’alto talento visionario – forse così imprigionato in un intelletto così cristallino da risultare sconveniente all’incarnazione della trasmutazione di tutti i valori – e, dall'altro perciò, narra le ragioni – quantomeno indiziarie – della sua scaduta psicologica. Il principio dell’ashram, cioè di un circolo sodale, forse l’avrebbe sottratto dall’abbraccio al cavallo.

 

Se così fosse stato, si potrebbe osservare che il processo della filosofia di Nietzsche, di natura cristica, cioè non egoica, dal potenziale terapeutico e sedante, evidentemente non era divenuto atto, realtà, in quanto rimasto impigliato nella dimensione intellettuale del filosofo e, in fondo nell’egoica pretesa di riconoscimento. Un conflitto spiritualmente mortifero, nel quale aveva avuto la peggio, dando così adito ai suoi detrattori che avesse coltivato una stupida utopia. 

Si tratta di una critica radicale e feroce ma destinata ad afflosciarsi nella sola dimensione intellettuale. Ne sono referenti i buddha e i bodhisattwa, ovvero quelle persone che hanno compiuto anche il passo mancato a Nietzsche, al quale – e questo è il punto – erano arrivate non a mezzo del pensiero ma della meditazione e della contemplazione.

Conflitto mortifero – dicevamo – fino alla pazzia, che altro non è se non la caduta nel buco nero dei propri pensieri, egregore, ossessioni, terrori ed esaltazioni. Un abisso dallo stretto orizzonte, cieco di slancio vitale (Bergson), dal fondo del quale, qualunque sia il rituale seguito, si può solo urlare la propria accusa al mondo. 

 

L’Uno

Non è comprensibile che Nietzsche abbia abbracciato il cavallo, non in quanto folle, ma in quanto, in un momento di alta empatia, avesse sentito il dolore che la frusta del cocchiere aveva provocato all’animale e, in quella scudisciata e in quella sofferenza, un’unità con esso, nonché, contemporaneamente, la distanza di sé stesso dal resto dell’umanità? 

Quel gesto, tanto incompreso quanto spontaneo, dalla semantica chiara, provocato dalla morsa della solitudine, scaturisce dall’identico afflato che sgorga in un bimbo maltrattato nei confronti del suo gattino. 

 

Il rischio del micetto

Quando Carlo Rovelli, fisico italiano internazionalmente noto, dedito anche a ricerche in merito alla natura quantistica della realtà tutta, cioè non solo quella detta infinitamente piccola, intitola una sua pubblicazione “Sull’eguaglianza di tutte le cose”, oltre ad essere un invito a rivisitare il sistema di credenze ego-antropocentriche che concepisce l’esatto contrario, coniuga la visione di Nietzsche con ciò che, dall’avvento della fisica quantistica, è assurto a presenza e discussione nel mondo della scienza.

Sempre senza dimenticare che la filosofia e la scienza occidentale non sono che le ultime arrivate alla conoscenza millenaria offerta agli uomini da tutte le Tradizioni sapienziali della terra. 

Anche qualche fisico dovrà abbracciare il suo micetto.


Lorenzo Merlo




venerdì 26 giugno 2026

Roma. Coordinamento NO NATO del 4 luglio 2026

 


L’assemblea dal titolo “Articolo 11 della Costituzione, violazione da parte del governo Meloni e delle sue autorità... applichiamolo dal basso con la mobilitazione!” che si terrà il 4 luglio 2026 a Roma, presso gli spazi dello Spin Time, è di particolare importanza alla luce degli ultimi avvenimenti. In particolare a seguito della notizia che oltre 500 sono i voli partiti dalle basi USA e NATO in Italia a sostegno degli attacchi (che possiamo definire terroristici) degli USA e dello Stato sionista d’Israele contro la Repubblica Islamica dell’Iran, iniziati lo scorso 28 febbraio. 500 voli in nome degli “accordi USA-Italia” del 1954 e il cui contenuto è ancora secretato dopo 72 anni: nonostante il Ministro della Difesa Crosetto si affretti a dire che “nessun governo italiano li ha mai messi in discussione”, resta il fatto che nessun cittadino italiano ha mai saputo realmente cosa i governi DC hanno sottoscritto, bypassando il Parlamento italiano e ogni tipo di discussione pubblica, con gli imperialisti USA nel 1954.

E’ ora di farla finita con questo teatrino. I 500 voli dichiarati dal segretario della NATO Mark Rutte partiti dall’Italia a sostegno dei bombardamenti contro la Repubblica Islamica dell’Iran violano apertamente l’articolo 11 della Costituzione del 1948. Se questi voli sono partiti per ossequio agli accordi segreti USA-Italia del 1954, allora significa che anche questi accordi violano apertamente l’articolo 11 della Costituzione. È ora di desecretarli e poi di farne carta straccia, così come bisogna fare carta straccia di ogni accordo che offre copertura e legittima il traffico di armi e ogni tentativo di istituzionalizzare il progetto della nuova leva obbligatoria, in tutte le forme in cui cercano di farne propaganda!


Interverranno all’assemblea:

- Stefania Ascari, parlamentare del M5S;

- Gianni Lannes, giornalista d’inchiesta;

- Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università;

- Confederazione Unitaria di Base;

- Sindacato Sociale di Base;

- Coordinamento per l’Unità dei Comunisti;

- CRED – Centro di Ricerca ed Elaborazione per la Democrazia;

- Partito Comunista di Unità Popolare;

- Partito dei CARC;

- La Città Futura;

- Tavolo “uniti contro la guerra” Napoli;

- Antudo Palermo.

Altri in attesa di conferma.


Invitiamo quindi a partecipare all'assemblea del 4 luglio a Roma, dando conferma di partecipazione ed eventuale richiesta di intervento scrivendo a coordinamentonazionalenonato@proton.me