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giovedì 16 giugno 2016

Dal bioregionalismo alle "barricate" - Intervista con Paolo D'Arpini


Di seguito alcune domande  sul bioregionalismo e le mie risposte. 


Caro Paolo D'Arpini, ti scrivo per poter avere qualche informazione in più sul bioregionalismo. Di seguito butto giù qualche domanda, ma sentiti libero di scrivere ciò che vuoi e ritieni importante, saltando domande o arricchendo risposte.

Secondo definizioni "ufficiali" il bioregionalismo è un fenomeno culturale con risvolti politici, economici ed ambientali legato al territorio in cui si vive. Ritieni corretta questa definizione? E comunque come definiresti ilbioregionalismo e l’attività di voi
bioregionalisti?
Da quando puoi dire di essere bioregionalista? Cosa ti rende tale?
Qual è nel concreto la tua attività/il tuo stile di vita consono con un’etica ambientale? E qual è lo “standard” di vita di un bioregionalista in genere?
Come promuovete il vostro modus vivendi? Vi interessa promuoverlo?
Come si definiscono le bioregioni e i loro confini? L'Italia quante ne ha?
In Italia il bioregionalismo non ha ancora avuto grande diffusione. Ha tuttavia suscitato un certo interesse in settori del movimento anarchico e pensatori anticonformisti. Sapresti spiegarne la ragione?
Da quanti anni esiste un movimento bioregionalista in Italia? In quanti ne fate parte? Dove/come vi riunite? Prendete decisioni insieme come un qualsiasi altro movimento? O la vostra è semplicemente una comunione di intenti? Cosa vi rende un movimento compatto?
Come mai non se ne è mai parlato molto in Italia? Hai/avete contatti con i movimenti del resto d’Europa e del mondo? Cosa vi differenzia?
Qual è il collegamento tra bioregionalismo ed ecologia sociale? Quali le differenze secondo te?
Come si può offrire, nel concreto, la propria collaborazione alla comunità bioregionale? Come si diventa quindi bioregionalisti?
Se dovessi spiegare ad un bambino di 6 anni come si diventa bioregionalista e cosa significa, cosa gli diresti?

Grazie ancora Paolo e scusa se ti ho tempestato di molte domande alcune delle quali banali e sciocche. Ma io stessa conosco molto poco il bioregionalismo e vorrei spiegarlo ai lettori nel modo più semplice e concreto possibile, lasciando sullo sfondo la filosofia che ne sostiene le fondamenta (comunque importantissima, ma che per alcuni potrebbe risultare troppo astratta senza esempi specifici e concreti).
Attendo tue risposte-considerazioni-suggerimenti… Insomma, tutto ciò che vorrai raccontarmi!
Ti chiederei anche un’altra cortesia: di inviarmi una sorta di tuo “curriculum”, che possa consentirmi di presentarti nel modo giusto.

Grazie mille!
Eleonora Celi - Rivista Barricate


....................

Mia rispostine 

Domanda - Secondo definizioni "ufficiali" il bioregionalismo è un fenomeno culturale con risvolti politici, economici ed ambientali legato al territorio in cui si vive. Ritieni corretta questa definizione? E comunque come definiresti il bioregionalismo e l’attività di voi bioregionalisti?


Risposta:    http://bioregionalismo-treia.blogspot.it/2012/08/meditazione-in-cammino-su-ecologia.html
Ed anche: http://www.appuntameta.it/files/varie/Lettere%20inviate%20e%20ricevute%20Paolo%20D'Arpini.pdf

Da una newsletter bioregionale:
http://www.vivereconcura.it/documenti/vivere%20con%20cura%2010.pdf

Domanda - Da quando puoi dire di essere bioregionalista? Cosa ti rende tale?


Risposta: Il momento che vivi in sintonia con il territorio e con gli elementi vitali che lo compongono, indipendentemente dalla tua origine. Infatti chiunque può essere bioregionalista nel luogo in cui vive.  Nella pratica dell'ecologia profonda, del vivere cercando di essere in sintonia il più possibile col mondo che ci circonda, in un
modo in cui, pur sentendosi liberi, non si ha bisogno di provocare danni all'ambiente, cercando quindi di riportare a quell'equilibrio fra  l'uomo, l'ambiente e gli altri esseri viventi e non, che negli ultimi 100 anni, è stato più o meno inconsapevolmente stravolto. E' molto importante, secondo me, che, anche nei rapporti con gli altri, si tenga sempre presente questo "spirito", cioè per me, l'ecologia diventa "profonda", quando diventa una pratica costante della vita, come un sottofondo profumato, e non viene dimenticata mai, per ritornare alla superficialità, alla falsità, al consumismo, al..... "a questo poi ci penseremo!" Vedi anche:
http://retebioregionale.ilcannocchiale.it/2012/08/17/discorso_sul_bioregionalismo_e.html


Domanda - Qual è nel concreto la tua attività/il tuo stile di vita consono con un’etica ambientale? E qual è lo “standard” di vita di un bioregionalista in genere?


Risposta: http://www.lettera43.it/economia/personal/vivere-bene-con-420-euro-al-mese_4367546480.htm
Come promuovete il vostro modus vivendi? Vi interessa promuoverlo?
Leggi questo resoconto dell'ultimo incontro bioregionale di quest'anno: http://www.circolovegetarianocalcata.it/2012/06/26/ecologia-profonda-bioregionalismo-spiritualita-della-natura-pensieri-sciolti-e-resoconto-di-riccardo-oliva-sullincontro-collettivo-ecologista-2012/
           

Domanda - Come si definiscono le bioregioni e i loro confini? L'Italia quante ne ha?   

Risposta: le bioregioni possono essere molto piccole,  ad esempio una valle (come la valle del Treja), una montagna isolata (il Soratte), un'insenatura, etc. oppure abbastanza grandi da comprendere più regioni politiche. La bioregione non ha confini
precisi ma tende ad allargarsi o restringersi se vengono esaminati aspetti specifici. Vedi anche: Rete Bioregionale Italiana, LA TERRA RACCONTA Il bioregionalismo e l'arte di disegnare le mappe locali, Ed. AAM Terra Nuova, Borgo S.Lorenzo (FI) 1997

Domanda - In Italia il bioregionalismo non ha ancora avuto grande diffusione. Ha tuttavia suscitato un certo interesse in settori del movimento anarchico e pensatori anticonformisti. Sapresti spiegarne la ragione?


Risposta: Ogni "visione" che richiede un cambiamento di vita e non la professione ideologica è di difficile attuazione, in quanto presuppone una  radicale modifica nel proprio stile esistenziale e nell'approccio generale verso l'habitat, gli animali ed il resto del genere umano.
Poi c'è la superficialità di chi ritiene  che il bioregionalismo sia semplicemente un movimento politico, magari vicino al "leghismo".. Cosa che assolutamente non è poiché il bioregionalismo non tende a separare ma ad unire, sia in chiave di società umana che di ambiente....


Domanda - Da quanti anni esiste un movimento bioregionalista in Italia? In quanti ne fate parte? Dove/come vi riunite? Prendete decisioni insieme come un qualsiasi altro movimento? O la vostra è semplicemente una comunione di intenti? Cosa vi rende un movimento compatto?
  

Risposta: La Rete Bioregionale Italiana non è un movimento compatto, esistono varie realtà anche disgiunte che si occupano di bioregionalismo ed ecologia profonda. Alcune di queste realtà sono più che altro teoriche o divulgative ed operano attraverso l'editoria di settore. Noi della Rete ci occupiamo essenzialmente di aspetti pratici e di vivere in prima persona l'esperienza bioregionale e dell'ecologia profonda. La Rete Bioregionale Italiana è stata fondata nel 1996 come incontro di varie realtà che si occupavano e si occupano di ecologia profonda e bioregionalsimo.  La rete consente libertà di azione locale e il perseguimento di fini comuni, collegati e coniugati ai diversi
territori e tematiche bioregionali. Da tre anni la Rete ha leggermente cambiato strutturazione, passando da nodi territoriali a nodi tematici.  L'adesione al Movimento/Rete avviene per semplice condivisione dello stile di vita e delle tematiche, lasciando ad ognuno la propria libertà di occuparsi degli argomenti che di volta in
volta emergono, per dare risposte necessarie contingenziali ai problemi e per proporre iniziative che possaano aiutare le comunità. Vedi Carta degli Intenti:
http://retebioregionale.ilcannocchiale.it/?r=28856

Domanda - Come mai non se ne è mai parlato molto in Italia? Hai/avete contatti con i movimenti del resto d’Europa e del mondo? Cosa vi differenzia?
  

Siccome il bioregionalsimo e l'ecologia profonda si praticano nel territorio in "cui si vive" ci si riconosce idealmente con qualsiasi altro movimento che si definisce bioregionale e che opera in qualsiasi altra parte del mondo, Ma non esistono veri e propri legami operative.  Certamente si condividono le informazioni e si  cerca di dialogare ed informare... ma questa operazione viene fatta ad ampio raggio... Tant'è che anche con Italo e con te siamo venuti in contatto pur che voi non siete specificatamente dediti alla pratica bioregionale.. Certo, siete interessati e forse potete anche aderire e unirvi al movimento..  sempre a titolo personale, si intende... (vedi l'articolo: http://bioregionalismo-treia.blogspot.it/2012/08/meditazione-in-cammino-su-ecologia.html)

Domanda - Qual è il collegamento tra bioregionalismo ed ecologia sociale? Quali le differenze secondo te?


Risposta: Non esistono differenze se nell'ecologia sociale si tiene conto delle valenze bioregionali e dell'ecologia profonda.  Vedi:
http://www.circolovegetarianocalcata.it/2012/03/27/rete-bioregionale-italiana-ed-il-bioregionalismo-nella-visione-di-peter-berg/

Domanda - Come si può offrire, nel concreto, la propria collaborazione alla comunità bioregionale? Come si diventa quindi bioregionalisti?
  

Risposta: Già riposto ---

Domanda - Se dovessi spiegare ad un bambino di 6 anni come si diventa bioregionalista e cosa significa, cosa gli diresti?


Risposta: Si è bioregionalisti il momento che si comprende e si vive sapendo che tutto ciò che ci circonda è noi stessi.


Domanda -  Ti chiederei anche un’altra cortesia: di inviarmi una sorta di tuo “curriculum”, che possa consentirmi di presentarti nel modo giusto.


Risposta: Non mi piace molto fare "curriculum" lo trovo schematizzante e distorcente, però ti inserisco qui un pensiero sul quale mi riconosco perfettamente e che è alla radice del sentire dell'ecologia profonda. Questo pensiero è sttao espresso dal saggio Ramana Maharshi verso i primi anni del 1900, molto prima che venisse coniato il termine "bioregionalismo":

“Una società è l’organismo;
i suoi membri costituenti sono gli arti
che svolgono le sue funzioni.
Un membro prospera quando
è leale nel servizio alla società
come un organo ben coordinato funziona nell’organismo.
Mentre sta fedelmente
servendo la comunità,
in pensieri, parole ed opere,
un membro di essa
dovrebbe promuoverne la causa
presso gli altri membri della comunità,
rendendoli coscienti ed inducendoli
ad essere fedeli alla società,
come forma di progresso per quest’ultima”

  Ah, per ogni altra eventuale informazione personale, considerando però i cambiamenti avvenuti,  pui visionare questa pagina:
http://www.circolovegetarianocalcata.it/paolo-darpini/       


E per approfondimenti sul Bioregionalismo ecologia profonda e spiritualità laica leggi qui: http://bioregionalismo-treia.blogspot.it/search?q=bioregionalismo+ecologia+profonda+spiritualit%C3%A0+laica


Paolo D'Arpini 

(Fonte: http://paolodarpini.blogspot.it/2012/12/dal-bioregionalismo-alle-barricate-con.html)

Paolo D'Arpini,  Referente Rete Bioregionale Italiana

lunedì 10 dicembre 2012

Dal bioregionalismo alle "barricate"... con intermezzi vuoti




Ante Scriptum
Di seguito alcune domande sul bioregionalismo e le mie risposte. Il risultato è l'articolo di pag. 47 della nuova rivista Barricate che ha visto la luce questo dicembre del 2012. La trovate in edicola.
(P.D'A.) 


Caro Paolo D'Arpini, ti scrivo per poter avere qualche informazione in più sul bioregionalismo. Di seguito butto giù qualche domanda, ma sentiti libero di scrivere ciò che vuoi e ritieni importante, saltando domande o arricchendo risposte.

  • Secondo definizioni "ufficiali" il bioregionalismo è un fenomeno culturale con risvolti politici, economici ed ambientali legato al territorio in cui si vive. Ritieni corretta questa definizione? E comunque come definiresti ilbioregionalismo e l’attività di voi bioregionalisti?
  • Da quando puoi dire di essere bioregionalista? Cosa ti rende tale?
  • Qual è nel concreto la tua attività/il tuo stile di vita consono con un’etica ambientale? E qual è lo “standard” di vita di un bioregionalista in genere?
  • Come promuovete il vostro modus vivendi? Vi interessa promuoverlo?
  • Come si definiscono le bioregioni e i loro confini? L'Italia quante ne ha?
  • In Italia il bioregionalismo non ha ancora avuto grande diffusione. Ha tuttavia suscitato un certo interesse in settori del movimento anarchico e pensatori anticonformisti. Sapresti spiegarne la ragione?
  • Da quanti anni esiste un movimento bioregionalista in Italia? In quanti ne fate parte? Dove/come vi riunite? Prendete decisioni insieme come un qualsiasi altro movimento? O la vostra è semplicemente una comunione di intenti? Cosa vi rende un movimento compatto?
  • Come mai non se ne è mai parlato molto in Italia? Hai/avete contatti con i movimenti del resto d’Europa e del mondo? Cosa vi differenzia?
  • Qual è il collegamento tra bioregionalismo ed ecologia sociale? Quali le differenze secondo te?
  • Come si può offrire, nel concreto, la propria collaborazione alla comunità bioregionale? Come si diventa quindi bioregionalisti?
  • Se dovessi spiegare ad un bambino di 6 anni come si diventa bioregionalista e cosa significa, cosa gli diresti?

Grazie ancora Paolo e scusa se ti ho tempestato di molte domande alcune delle quali banali e sciocche. Ma io stessa conosco molto poco il bioregionalismo e vorrei spiegarlo ai lettori nel modo più semplice e concreto possibile, lasciando sullo sfondo la filosofia che ne sostiene le fondamenta (comunque importantissima, ma che per alcuni potrebbe risultare troppo astratta senza esempi specifici e concreti). Attendo tue risposte-considerazioni-suggerimenti… Insomma, tutto ciò che vorrai raccontarmi!
Ti chiederei anche un’altra cortesia: di inviarmi una sorta di tuo “curriculum”, che possa consentirmi di presentarti nel modo giusto.

Grazie mille!
Eleonora Celi - Rivista Barricate



....................

Mia rispostine (le domande sono quelle precedute dal puntino nero)

  • Secondo definizioni "ufficiali" il bioregionalismo è un fenomeno culturale con risvolti politici, economici ed ambientali legato al territorio in cui si vive. Ritieni corretta questa definizione? E comunque come definiresti il bioregionalismo e l’attività di voi bioregionalisti?
Risposta:    http://bioregionalismo-treia.blogspot.it/2012/08/meditazione-in-cammino-su-ecologia.html   Ed anche: http://www.appuntameta.it/files/varie/Lettere%20inviate%20e%20ricevute%20Paolo%20D'Arpini.pdf   Da una newsletter bioregionale: http://www.vivereconcura.it/documenti/vivere%20con%20cura%2010.pdf  

  • Da quando puoi dire di essere bioregionalista? Cosa ti rende tale? 
Risposta: Il momento che vivi in sintonia con il territorio e con gli elementi vitali che lo compongono, indipendentemente dalla tua origine. Infatti chiunque può essere bioregionalista nel luogo in cui vive.  Nella pratica dell'ecologia profonda, del vivere cercando di essere in sintonia il più possibile col mondo che ci circonda, in un modo in cui, pur sentendosi liberi, non si ha bisogno di provocare danni all'ambiente, cercando quindi di riportare a quell'equilibrio fra  l'uomo, l'ambiente e gli altri esseri viventi e non, che negli ultimi 100 anni, è stato più o meno inconsapevolmente stravolto. E' molto importante, secondo me, che, anche nei rapporti con gli altri, si tenga sempre presente questo "spirito", cioè per me, l'ecologia diventa "profonda", quando diventa una costante della vita, come un sottofondo profumato, e non viene dimenticata mai, per ritornare alla superficialità, alla falsità, al consumismo, al..... "a questo poi ci penseremo!"Vedi anche: http://retebioregionale.ilcannocchiale.it/2012/08/17/discorso_sul_bioregionalismo_e.html
  • Qual è nel concreto la tua attività/il tuo stile di vita consono con un’etica ambientale? E qual è lo “standard” di vita di un bioregionalista in genere?
Risposta: http://www.lettera43.it/economia/personal/vivere-bene-con-420-euro-al-mese_4367546480.htm  
  • Come promuovete il vostro modus vivendi? Vi interessa promuoverlo?
Leggi questo resoconto dell'ultimo incontro bioregionale di quest'anno: http://www.circolovegetarianocalcata.it/2012/06/26/ecologia-profonda-bioregionalismo-spiritualita-della-natura-pensieri-sciolti-e-resoconto-di-riccardo-oliva-sullincontro-collettivo-ecologista-2012/   ·         Come si definiscono le bioregioni e i loro confini? L'Italia quante ne ha?   Risposta: le bioregioni possono essere molto piccole,  ad esempio una valle (come la valle del Treja), una montagna isolata (il Soratte), un'insenatura, etc. oppure abbastanza grandi da comprendere più regioni politiche. La bioregione non ha confini precisi ma tende ad allargarsi o restringersi se vengono esaminati aspetti specifici. Vedi anche: Rete Bioregionale Italiana, LA TERRA RACCONTA Il bioregionalismoe l'arte di disegnare le mappe locali, Ed. AAM Terra Nuova, Borgo S.Lorenzo (FI) 1997

  • In Italia il bioregionalismo non ha ancora avuto grande diffusione. Ha tuttavia suscitato un certo interesse in settori del movimento anarchico e pensatori anticonformisti. Sapresti spiegarne la ragione?
Ogni "visione" che richiede un cambiamento di vita e non la professione ideologica è di difficile attuazione, in quanto presuppone una  radicale modifica nel proprio stile esistenziale e nell'approccio generale verso l'habitat, gli animali ed il resto del genere umano.  Poi c'è la superficialità di chi ritiene  che il bioregionalismo sia semplicemente un movimento politico, magari vicino al "leghismo".. Cosa che assolutamente non è poiché il bioregionalismo non tende a separare ma ad unire, sia in chiave di società umana che di ambiente....  
  • Da quanti anni esiste un movimento bioregionalista in Italia? In quanti ne fate parte? Dove/come vi riunite? Prendete decisioni insieme come un qualsiasi altro movimento? O la vostra è semplicemente una comunione di intenti? Cosa vi rende un movimento compatto?
  La Rete Bioregionale Italiana non è un movimento compatto, esistono varie realtà anche disgiunte che si occupano di bioregionalismo ed ecologia profonda. Alcune di queste realtà sono più che altro teoriche o divulgative ed operano attraverso l'editoria di settore. Noi della Rete ci occupiamo essenzialmente di aspetti pratici e di vivere in prima persona l'esperienza bioregionale e dell'ecologia profonda. La Rete Bioregionale Italiana è stata fondata nel 1996 come incontro di varie realtà che si occupavano e si occupano di ecologia profonda e bioregionalsimo.  La rete consente libertà di azione locale e il perseguimento di fini comuni, collegati e coniugati ai diversi territori e tematiche bioregionali. Da tre anni la Rete ha leggermente cambiato strutturazione, passando da nodi territoriali a nodi tematici.  L'adesione al Movimento/Rete avviene per semplice condivisione dello stile di vita e delle tematiche, lasciando ad ognuno la propria libertà di occuparsi degli argomenti che di volta in volta emergono, per dare risposte necessarie contingenziali ai problemi e per proporre iniziative che possaano aiutare le comunità. Vedi Carta degli Intenti:  http://retebioregionale.ilcannocchiale.it/?r=28856    

  • Come mai non se ne è mai parlato molto in Italia? Hai/avete contatti con i movimenti del resto d’Europa e del mondo? Cosa vi differenzia?
  Siccome il bioregionalsimo e l'ecologia profonda si praticano nel territorio in "cui si vive" ci si riconosce idealmente con qualsiasi altro movimento che si definisce bioregionale e che opera in qualsiasi altra parte del mondo, Ma non esistono veri e propri legami operative, Certamente si condividono le informazioni e si  cerca di dialogare ed informare... ma questa operazione viene fatta ad ampio raggio... Tant'è che anche con Italo e con te siamo venuti in contatto pur che voi non siete specificatamente dediti alla pratica bioregionale.. Certo, siete interessati e forse potete anche aderire e unirvi al movimento..  sempre a titolo personale, si intende... (vedi l'articolo http://bioregionalismo-treia.blogspot.it/2012/08/meditazione-in-cammino-su-ecologia.html)

  • Qual è il collegamento tra bioregionalismo ed ecologia sociale? Quali le differenze secondo te?
Non esistono differenze se nell'ecologia sociale si tiene conto delle valenze bioregionali e dell'ecologia profonda.  Vedi:  http://www.circolovegetarianocalcata.it/2012/03/27/rete-bioregionale-italiana-ed-il-bioregionalismo-nella-visione-di-peter-berg/

  • Come si può offrire, nel concreto, la propria collaborazione alla comunità bioregionale? Come si diventa quindi bioregionalisti?
  Già riposto ---

  • Se dovessi spiegare ad un bambino di 6 anni come si diventa bioregionalista e cosa significa, cosa gli diresti?
Si è bioregionalisti il momento che si comprende e si vive sapendo che tutto ciò che ci circonda è noi stessi.  
° (Richiesta finale) Ti chiederei anche un’altra cortesia: di inviarmi una sorta di tuo “curriculum”, che possa consentirmi di presentarti nel modo giusto.
Non mi piace molto fare "curriculum" lo trovo schematizzante e distorcente, però ti inserisco qui un pensiero sul quale mi riconosco perfettamente e che è alla radice del sentire dell'ecologia profonda. Questo pensiero è sttao espresso dal saggio Ramana Maharshi verso i primi anni del 1900, molto prima che venisse coniato il termine "bioregionalismo":

“Una società è l’organismo;
i suoi membri costituenti sono gli arti
che svolgono le sue funzioni.
Un membro prospera quando
è leale nel servizio alla società
come un organo ben coordinato funziona nell’organismo.
Mentre sta fedelmente
servendo la comunità,
in pensieri, parole ed opere,
un membro di essa
dovrebbe promuoverne la causa
presso gli altri membri della comunità,
rendendoli coscienti ed inducendoli
ad essere fedeli alla società,
come forma di progresso per quest’ultima”

  Ah, per ogni altra eventuale informazione personale, considerando però i cambiamenti avvenuti,  pui visionare questa pagina:  http://www.circolovegetarianocalcata.it/paolo-darpini/       E per approfondimenti sul Bioregionalismo ecologia profonda e spiritualità laica leggi qui: http://bioregionalismo-treia.blogspot.it/search?q=bioregionalismo+ecologia+profonda+spiritualit%C3%A0+laica 

domenica 29 marzo 2020

"Bioregionalismo. Stati generali dell'ecologia profonda", in programma a Tivoli il 20 e 21 giugno 2020 - Breve introduzione di Paolo D'Arpini



Comincio dal discorso sul bioregionalismo:

L’idea bioregionale consiste essenzialmente nel riprendere il proprio ruolo all’interno della più ampia comunità di viventi e nell’agire come parte e non a parte di essa, correggendo i comportamenti indotti dall’affermarsi di un sistema economico e politico globale, che si è posto al di fuori delle leggi della natura e sta devastando, ad un tempo, la natura stessa e l’essere umano.
Il bioregionalismo è una forma attuativa dell’ecologia profonda. Nel senso che l’ecologia profonda analizza il funzionamento delle componenti vitali e geomorfologiche ed il bioregionalismo riconosce gli ambiti territoriali in cui tali componenti si manifestano.

Per fare un esempio concreto: il funzionamento generale dell’organismo vivente viene compreso attraverso il riconoscimento e lo studio delle sue funzioni vitali e dei modi in cui tali funzioni si manifestano ed il bioregionalismo individua gli organi specifici che provvedono a tale funzionamento e le correlazioni fra l’organismo e l’insieme degli organi che lo compongono, descrivendone le caratteristiche e la loro compartecipazione al funzionamento globale. 

Per cui non c’è assolutamente alcuna differenza fra ecologia profonda e bioregionalismo, sono solo due modi, due approfondimenti, per comprendere e descrivere l’evento vita.

Scriveva Italo Carrarini nel  2018: "Ai fini della “tutela” del patrimonio forestale nazionale come bene di rilevante interesse pubblico, si vuole introdurre in maniera generalizzata la “gestione attiva” da attuarsi attraverso la selvicoltura. Non è riconosciuto dallo stato il carattere autonomo degli ecosistemi forestali, la loro evoluzione naturale e complessità e, con l’attenzione rivolta al solo sfruttamento economico industriale immediato, si apre così la strada ad un processo di speculazione sul legname, foriero di artificializzazione, fragilità, semplificazione e bruttezza dei boschi e delle foreste italiane."

Il continuo depauperamento dell'eco-sistema silvestre avrebbe, com'è logico, una conseguenza sui suoli, sulla purezza dell'aria, sulla qualità della vita e sulla salute  di tutti i viventi.
 
Il problema inoltre non riguarda solo il taglio di legname  nelle residue foreste ma anche i continui abbattimenti di alberi nelle aree urbane e lungo le strade statali, provinciali e comunali, con la scusa di ipotetici danni alla circolazione o per necessità edilizie.  Il pianeta respira attraverso la vegetazione  che, riprendendo l'esempio di cui sopra,  rappresenta il polmone della Terra. 

In seguito alla sintonia creatasi su questo importante tema ambientale, è iniziata tra Italo Carrarini e me una sinergia d'intenti. Italo mi propose di contribuire con le mie esperienze personali ad un'intervista-articolo sul bioregionalismo, che apparve   sul giornale "La piazza di Castel Madama"  nel 2018. (Vedi: https://bioregionalismo-treia.blogspot.com/2018/04/bioregionalismo-unapplicazione-locale.html)  e  da allora continuammo a collaborare proficuamente. 

In seguito Italo, l'8 dicembre del 2019, venne in visita a Treia, dove attualmente risiedo, e decidemmo così di  collaborare a  questa manifestazione  "Bioregionalismo. Stati generali  dell'ecologia profonda" che si tiene a Tivoli, il 20 e 21 giugno 2020,  presso il Casale Anio Novus, un contesto naturalistico ed archeologico.  Italo, propose questo luogo, molto vicino al luogo in cui egli risiede, poiché conta di installarvi una "stele" commemorativa da lui realizzata con l'iscrizione di alcuni dei precursori del bioregionalismo in Italia;  tale opera è posizionata in una aiuola con erbe  ed arbusti dedicati anche  ad altri ecologisti. L'inaugurazione di questo "giardino profondo"  è il clou della manifestazione solstiziale in programma. (Vedi:  https://bioregionalismo-treia.blogspot.com/2020/03/bioregionalismo-stati-generali.html).

Partecipando io a questo evento, anche in veste di relatore, avrò  l'occasione, assieme alla  mia compagna Caterina Regazzi e ad altri amici treiesi,  di ricambiare la visita che Italo  ci fece a Treia e rivedere Tivoli per la seconda volta dopo 65 anni (la prima volta ci andai in visita scolastica all'età di 11 anni).

Mi farebbe piacere che all'incontro del 20 e 21 giugno partecipassero anche gli amici di Roma e del Lazio che non vedo più da  diversi anni. Una rimpatriata tra vecchi ecologisti delle prime ore, quando si ha quasi un piede nella fossa, non guasta...  


Paolo D'Arpini: Alberi selvatici ed alberi addomesticati... e la ...

Referente della Rete Bioregionale Italiana  


Per coloro che metterebbero in pericolo la foresta
Gli spiriti degli alberi abbattuti,
gli spiriti delle piante, gli spiriti del muschio, gli spiriti della roccia
ti affidano un inferno
senza uccelli, un arido inferno di scorta dove
il tuo nome non sarà noto –
sarai conosciuto come desolazione,
distruttore di pianeti, anima solitaria che
vive senza l’amicizia della vita,
senza il conforto delle specie –
i fantasmi di coloro che hai
messo da parte ti seguiranno appena
ti muoverai verso aridità, polvere
e cieli vuoti –
di sicuro la bontà e la pietà
lasceranno intatta la tua vita miserabile,
come se tu abitassi per sempre in
una terra senza vita,
cercando di ricordare il suono
degli uccelli, il suono del vento,
il suono del tuo cuore.
(Gary Lawless)

Amazon.it: Selvatico E Coltivato - Rete bioregionale italiana - Libri

venerdì 31 agosto 2012

Bioregionalismo da Peter Berg alla Rete Bioregionale Italiana - Alcune notizie d'archivio

Convivio bioregionale nel Parco Nazionale d'Abruzzo


Bioregionalismo e Rete Bioregionale Italiana

Il concetto di “Bioregione” è stato formulato negli anni ’70 nell’ambito di una ricerca, volta all’individuazione di un approccio sostenibile alle risorse naturali, condotta da Peter Berg, esponente delle avanguardie culturali nord-americane, e dall’ecologista statunitense Raymond Dasmann. Il lavoro prodotto da queste due personalità singolari venne pubblicato, nel dicembre del 1977, in un articolo della rivista americana The Ecologist in cui, per la prima volta, vennero impiegati i termini “Bioregione” e “Bioregionalismo”.

Negli stessi anni, Peter Berg fondò il movimento noto come Planet Drum (Il tamburo planetario), allo scopo di diffondere nel mondo il concetto di bioregione come punto di partenza per la sostenibilità, nonché le implicazioni culturali, ideologiche e di vita quotidiana che da esso derivano.

Da allora la teoria bioregionale ha destato l’interesse di scienziati, ecologisti, agronomi, ed economisti di tutto il mondo, è stata oggetto di critiche e confutazioni, dovute soprattutto “alla difficoltà di identificare dei criteri univoci per la delimitazione delle bioregioni”, ha ottenuto consensi e pareri favorevoli e, in tutti i casi, ha collezionato innumerevoli pagine nella letteratura specializzata di tutto il mondo.

Ad oggi, è possibile attingere a numerose definizioni di “Bioregione” e “Bioregionalismo”, fornite dalle più varie personalità mondiali e sulla base di approcci eterogenei. Nel complesso, si può affermare che tutti concordano nel sostenere che per “bioregione” si intende “un territorio non delimitato da confini politici o amministrativi ma da confini ‘oggettivi’ (ecosistemi naturali) e ‘soggettivi’ (identità sociali); quindi un’area geografica circoscritta da limiti fisici (bacino fluviale, catena montuosa) e da un’omogeneità ambientale e naturale degli ecosistemi (clima, suolo, flora, fauna) e delle caratteristiche sociali delle comunità locali (costumi,tradizioni, identità collettiva, senso di appartenenza al territorio)”.

Per quanto riguarda la definizione di “bioregionalismo”, la questione è più complessa: nelle intenzioni dei suoi fondatori, il bioregionalismo è una scelta di vita prettamente ideologica e radicale che comporta, in primo luogo, l’esperienza dell’ecologia profonda, dell’auto sostentamento e dell’autosufficienza, è la capacità degli abitanti di una bioregione di organizzarsi autonomamente e di reperire tutte le risorse di cui necessitano entro i confini della propria regione, annullando la pratica del trasferimento di risorse nello spazio e nel tempo ed estendendo, dunque, il concetto di sostenibilità all’intero ecosistema e non soltanto in riferimento all’ambiente naturale e alle sue risorse.

Un simile approccio appare, per certi versi, estremamente utopico e poco realizzabile in un mondo ormai globalizzato, ciò ha condotto alcuni studiosi a riformulare la definizione di bioregionalismo per mezzo di un approccio più pragmatico e meno radicale che vede “la sostenibilità globale del sistema planetario come sommatoria di una gestione sostenibile delle risorse naturali di un territorio da parte delle comunità locali”. Nell’ambito di una simile idea di sostenibilità, la scelta bioregionale non nega la prospettiva di uno sviluppo, purché sostenibile e che parta dalle scelte delle popolazioni locali, né preclude la possibilità di interazione con operatori economici esterni alla bioregione, purché avvenga secondo criteri di “buonsenso ecologico” fissati dalle popolazioni locali.

In entrambi i casi, comunque, il bioregionalismo prevede una scelta di vita che evita l’inquinamento e lo speco, che promuove la conservazione e il riciclaggio, che valorizza i prodotti tipici della regione, che adatta i sistemi produttivi ai caratteri ambientali del luogo e che, soprattutto, implica un ridimensionamento al livello locale della gestione delle risorse naturali, come punto di partenza imprescindibile per un qualsivoglia tentativo di sostenibilità ambientale.

In Italia il “movimento bioregionale” si è andato affermando agli inizi degli anni ’80 coordinato da un gruppo di attivisti riconducibili al giornale AAM Terra Nuova. Dopo un primo periodo di entusiasmo e di attività febbrile, l’interesse verso l’argomento cominciò a scemare per tornare alla ribalta dopo circa 10 anni grazie al lavoro di divulgazione operato da un’altra rivista, Lato selvatico, particolarmente devota alla filosofia del bioregionalismo, a cui si affianca Quaderni di Vita Bioregionale.

 La Rete delle Reti: Redazione dei Quaderni di Vita Bioregionale ...

 La Rete Bioregionale Italiana, che nasce nel 1996 ad Acquapendente (Vt), è  “un insieme di gruppi, associazioni, comunità e singole persone che condividono l’idea bioregionale e in prima persona, nel proprio luogo, si danno da fare per praticarla”. In breve tempo, la Rete, attraverso incontri periodici, diffusione di newsletter, pubblicazioni a vario titolo e contributi all’interno di riviste specializzate, diventerà il principale punto di riferimento nazionale per tutti coloro che, in un modo o nell’altro, intendono intraprendere una scelta di vita bioregionalista.

Coerentemente con il carattere prettamente locale della pratica bioregionalista e, considerando che “l’idea bioregionale è ispirata dai sistemi naturali selvatici”, anche la struttura organizzativa interna della rete mira al decentramento della “gestione” eliminando figure che rivestano ruoli di coordinamento nazionale, ritenute poco utili, e limitandosi a costituire un Consiglio di referenti tematici formato da soggetti con qualifiche diverse, ognuno dei quali, secondo le proprie competenze, porta avanti le specifiche attuazioni del bioregionalismo.

Paolo D'Arpini, referente Rete Bioregionale Italiana
bioregionalismo.treia@gmail.com 

(Fonte notizie: http://common-way.jimdo.com/2012/02/29/rete-bioregionale-italiana/)


Articoli sul bioregionalismo in Italia:
https://www.google.com/search?client=gmail&rls=gm&q=bioregionalismo%20in%20italia%20paolo%20d'arpini


Intervento di Paolo D'Arpini all'incontro bioregionale del 2012 (Aprilia)

martedì 10 novembre 2015

Storia e significato del bioregionalismo secondo wikipedia



Il bioregionalismo è una teoria ecologista, basata sull'individuazione e lo studio di aree naturalmente definite chiamate bioregioni o ecoregioni, formulata per la prima volta da Peter Berg e Raymond Dasmann alla fine degli anni 1960. È un fenomeno culturale con risvolti politici, economici ed ambientali.

Struttura

Il bioregionalismo è un approccio etico, politico, ideologico, legato al territorio in cui si vive, considerato come un insieme omogeneo dal punto di vista morfologico e da quello degli esseri viventi. Rappresenta in un certo senso "l'intersezione" tra diverse anime culturali del movimento ambientalista: quelle tradizionaliste, (in senso eminentemente folclorico-ambientalista) e quelle localiste. Lo studio delle bioregioni utilizza largamente la Teoria degli insiemi elaborata da Georg Cantor.
Si tratta di una Weltanschauung (visione del mondo) elaborata sul finire degli anni sessanta del novecento. Il termine bioregione viene dalla parola greca bios (vita) e da quella latina regere (reggere o governare). Si tratta quindi di considerare un territorio geografico omogeneo in cui dovrebbero essere predominanti le regole dettate dalla natura e non le leggi che l'uomo avrebbe definito artificialmente. "Il governo della natura", così Kirckpatrick Sale ha definito il più profondo significato di bioregionalismo.

L'individuazione di una Bioregione

La bioregione è un'unità territoriale, dalle caratteristiche fisiche ed ecologiche omogenee. Non esiste una dimensione standard: può essere una grande vallata fluviale o una catena montuosa, può abbracciare diversi ecosistemi. In un paese come l'Italia, non esistendoci ancora una classificazione condivisa, potremmo considerarla una sintesi tra un distretto biogeografico e il territorio di una provincia.

Nonostante le bioregioni siano tutte interrelate, ognuno di noi vive all'interno di una specifica e determinata bioregione e lo sforzo da fare è quello di riconoscerla, ritrovarsi in essa come nella propria casa, e di questa conoscere tutte le potenzialità e le risorse naturali, sociali e culturali, alla ricerca di un modo di vivere sostenibile e locale in armonia con le leggi della natura e con tutti gli esseri viventi. Peter Berg, uno dei padri fondatori del bioregionalismo, ha definito la bioregione come "tanto il terreno geografico quanto il terreno della coscienza".

Bioregionalismo secondo Thomas Rebb

Il bioregionalismo è quindi quella "forma di organizzazione umana decentrata che, proponendosi di mantenere l'integrità dei processi biologici, delle formazioni di vita e delle formazioni geografiche specifiche della bioregione, aiuta lo sviluppo materiale e spirituale delle comunità umane che la abitano" (Thomas Rebb). Infatti una volta che si è riconosciuta la propria bioregione, il proprio "luogo" che sia urbano, rurale o selvaggio, bisogna viverci interamente, pensare in modo bioregionale, che non è l'adesione ad una nuova statica ideologia ma la scoperta, e la pratica quotidiana, di un nuovo vivere personale ed ecologista in armonia con la natura (il "real work" di Gary Snyder). L'elaborazione di tale concetto spetta all'intelletuale canadese Alan Van Newkirk. Quest'ultimo, studiando geografia umana, giunse alla conclusione che le comunità degli esseri viventi, interagiscono tra loro e con il loro ambiente fisico, secondo l'organizzarsi in insiemi che mostrano continuità tra le caratteristiche fisiche ed ecologiche.

Cenni storici

L'anno di nascita del Bioregionalismo, prima come elaborazione culturale precisa (e poi anche come movimento socio-politico organizzato) è il 1971. In quell'anno dalla collaborazione fra Van Newkirk ed il militante ambientalista Peter Berg sorge la definizione precisa di bioregione, come territorio che possiede caratteristiche di omogeneità culturale e biofisica.

Bioregionalismo nel Nord America e in Europa

Battersi affinché le bioregioni così definite acquisiscano sempre maggiori autonomie, fino alla sovranità vera e propria, poteva far sì che sarebbero divenute i punti focali del ripristino ecologico ed il territorio il contenitore ideale in cui la società umana avrebbe potuto vivere in equilibrio sostenibile con i sistemi naturali circostanti. Tali concetti avevano, nella cultura americana, dei precisi precedenti. In primo luogo la spontanea tendenza - peraltro oggi non più dominante - al decentramento ed alle autonomie locali (aspetto che colpì Alexis de Tocqueville nel suo "La democrazia in America") e il riferimento alle culture indigene dei Nativi americani, degliAmish, dei franco-spagnoli Cajun di Florida e Louisiana nonché l'epopea confederata. Nella formulazione americana originaria, l'uomo è visto solamente una parte della complessa rete di ecosistemi, in una prospettiva non più antropocentrica bensì biocentrica come insegnano anche i principi dell'ecologia profonda.  In Europa, l'idea che la società cristiana che si è avuta nel periodo della cosiddetta anarchia feudale del Medio evo era istituzionalmente simile (tanto più che, comunque, le bioregioni qui identificate coincidono più o meno con gli antichi feudi) è all'origine di un tentativo di lettura cattolica (quindi non primariamente biocentrica) del bioregionalismo. Il massimo rappresentante di tale tentativo è il fiorentino Giannozzo Pucci. Mentre, in una versione più legata allo schema originario americano, è rappresentata dalla Newsletter "Il Lato selvatico" pubblicata dal Sentiero Bioregionale.

La critica ai sistemi politici costituiti

In concreto, la prospettiva bioregionalista, in tutte le sue accezioni, vede nello Stato-nazione un'istituzione storicamente recente e, contemporaneamente, già obsoleta, che si è imposta dopo una lotta contro le autonomie locali, trasformando l'abitante da agente attivo e partecipante alle decisioni - qual era nel contesto comunitario, come si vede dalle vestigia rimaste, per esempio, in alcuni Cantoni svizzeri - a recettore passivo di beni e servizi in cambio della sua anonima "cittadinanza". In controtendenza, il bioregionalismo propone una ristrutturazione complessiva dell'organizzazione territoriale, per il bene non solo degli esseri umani (che, comunque, nelle letture europee restano centrali), ma di tutta la biosfera, ridiscutendo gli arbitrari confini statuali della tarda modernità, a partire dal principio d'autodeterminazione, esprimendo autonomie ed interconnessioni naturali sulla base delle identità culturali. Dalla più semplice - la comunità locale - alla più complessa - il pianeta terra: la mitica Gaia. Inoltre spinge a recuperare lo spirito che caratterizzò il "senso del limite" degli antichi, o anche di moderni, come Giovannino Guareschi e Aleksandr Isaevič Solženicyn. Il problema di fondo è di ripensare pluralisticamente il mondo fuori da come si è strutturato l'Occidente post-rivoluzione francese, col suo pseudo-universalismo monistico e dalla sua visione etnocentrica rispetto alla quale tutto diventa periferia.

Bioregionalismo in Italia

In Italia il bioregionalismo non ha ancora avuto grande diffusione, a partire dalle principali associazioni ambientaliste, i verdi e la sinistra politica in genere. Ha tuttavia suscitato un certo interesse in settori del movimento anarchico e pensatori anticonformisti, come Massimo Fini, Eduardo Zarelli, Alain de Benoist, Giacinto Auriti. Da oltre 20 anni il riferimento italiano è la Rete Bioregionale Italiana. 

http://retebioregionale.ilcannocchiale.it/?r=28856 

(Fonte: wikipedia) 

venerdì 5 aprile 2019

Il bioregionalismo secondo Peter Berg e Raymond Dasmann


Risultati immagini per bioregionalismo  USA

Il concetto di “Bioregione” è stato formulato negli anni ’70

nell’ambito di una ricerca, volta all’individuazione di un approccio
sostenibile alle risorse naturali, condotta da Peter Berg, esponente
delle avanguardie culturali nord-americane, e dall’ecologista
statunitense Raymond Dasmann. Il lavoro prodotto da queste due
personalità singolari venne pubblicato, nel dicembre del 1977, in un
articolo della rivista americana The Ecologist in cui, per la prima
volta, vennero impiegati i termini “Bioregione” e “Bioregionalismo”.

Negli stessi anni, Peter Berg fondò il movimento noto come Plunet Drum
(Il tamburo planetario), allo scopo di diffondere nel mondo il
concetto di bioregione come punto di partenza per la sostenibilità,
nonché le implicazioni culturali, ideologiche e di vita quotidiana che
da esso derivano.

Da allora la teoria bioregionale ha destato l’interesse di scienziati,
ecologisti, agronomi, ed economisti di tutto il mondo, è stata oggetto
di critiche e confutazioni, dovute soprattutto “alla difficoltà di
identificare dei criteri univoci per la delimitazione delle
bioregioni”, ha ottenuto consensi e pareri favorevoli e, in tutti i
casi, ha collezionato innumerevoli pagine nella letteratura
specializzata di tutto il mondo.

Ad oggi, è possibile attingere a numerose definizioni di “Bioregione”
e “Bioregionalismo”, fornite dalle più varie personalità mondiali e
sulla base di approcci eterogenei. Nel complesso, si può affermare che
tutti concordano nel sostenere che per “bioregione” si intende “un
territorio non delimitato da confini politici o amministrativi ma da
confini ‘oggettivi’ (ecosistemi naturali) e ‘soggettivi’ (identità
sociali); quindi un’area geografica circoscritta da limiti fisici
(bacino fluviale, catena montuosa) e da un’omogeneità ambientale e
naturale degli ecosistemi (clima, suolo, flora, fauna) e delle
caratteristiche sociali delle comunità locali (costumi,tradizioni,
identità collettiva, senso di appartenenza al territorio)”.

Per quanto riguarda la definizione di “bioregionalismo”, la questione
è più complessa: nelle intenzioni dei suoi fondatori, il
bioregionalismo è una scelta di vita prettamente ideologica e radicale
che comporta, in primo luogo, l’esperienza dell’ecologia profonda,
dell’auto sostentamento e dell’autosufficienza, è la capacità degli
abitanti di una bioregione di organizzarsi autonomamente e di reperire
tutte le risorse di cui necessitano entro i confini della propria
regione, annullando la pratica del trasferimento di risorse nello
spazio e nel tempo ed estendendo, dunque, il concetto di sostenibilità
all’intero ecosistema e non soltanto in riferimento all’ambiente
naturale e alle sue risorse.

Un simile approccio appare, per certi versi, estremamente utopico e
poco realizzabile in un mondo ormai globalizzato, ciò ha condotto
alcuni studiosi a riformulare la definizione di bioregionalismo per
mezzo di un approccio più pragmatico e meno radicale che vede “la
sostenibilità globale del sistema planetario come sommatoria di una
gestione sostenibile delle risorse naturali di un territorio da parte
delle comunità locali”. Nell’ambito di una simile idea di
sostenibilità, la scelta bioregionale non nega la prospettiva di uno
sviluppo, purché sostenibile e che parta dalle scelte delle
popolazioni locali, né preclude la possibilità di interazione con
operatori economici esterni alla bioregione, purché avvenga secondo
criteri di “buonsenso ecologico” fissati dalle popolazioni locali.

In entrambi i casi, comunque, il bioregionalismo prevede una scelta di
vita che evita l’inquinamento e lo speco, che promuove la
conservazione e il riciclaggio, che valorizza i prodotti tipici della
regione, che adatta i sistemi produttivi ai caratteri ambientali del
luogo e che, soprattutto, implica un ridimensionamento al livello
locale della gestione delle risorse naturali, come punto di partenza
imprescindibile per un qualsivoglia tentativo di sostenibilità
ambientale.

In Italia il “movimento bioregionale” si è andato affermando agli
inizi degli anni ’80 coordinato da un gruppo di attivisti
riconducibili al giornale AAM Terra Nuova. Dopo un primo periodo di
entusiasmo e di attività febbrile, l’interesse verso l’argomento
cominciò a scemare per tornare alla ribalta dopo circa 10 anni grazie
al lavoro di divulgazione operato da un’altra rivista, Lato selvatico,
particolarmente devota alla filosofia del bioregionalismo.

Nel 1996 nasce la Rete Bioregionale Italiana, “un insieme di gruppi,
associazioni, comunità e singole persone che condividono l’idea
bioregionale e in prima persona, nel proprio luogo, si danno da fare
per praticarla”. In breve tempo, la Rete, attraverso incontri
periodici, diffusione di newsletter, pubblicazioni a vario titolo e
contributi all’interno di riviste specializzate, diventerà il
principale punto di riferimento nazionale per tutti coloro che, in un
modo o nell’altro, intendono intraprendere una scelta di vita
bioregionalista.

Coerentemente con il carattere prettamente locale della pratica
bioregionalista e, considerando che “l’idea bioregionale è ispirata
dai sistemi naturali selvatici”, anche la struttura organizzativa
interna della rete mira al decentramento della “gestione” eliminando
figure che rivestano ruoli di coordinamento nazionale, ritenute poco
utili, e limitandosi a costituire un Consiglio di referenti tematici
formato da soggetti con qualifiche diverse, ognuno dei quali, secondo
le proprie competenze, porta avanti le specifiche attuazioni del
bioregionalismo. 

Risultati immagini per bioregionalismo  USA