giovedì 7 febbraio 2013

Ferrara, 9 marzo 2013 - Scambio di semi e fermenti con i contadini resistenti


Caro Paolo D'Arpini, eccoti una bella notizia: A Cesena domenica 3 febbraio 2013  sono stato eletto nel nuovo direttivo di Civiltà Contadina. 

Ed inoltre mi ha scritto Carla da Ferrara che dice: Vi mando l'invito per l'annuale scambio di semi e fermenti, vi ricordo che non è necessario avere semi per partecipare, potete anche solo venire a prenderne o venire per ascoltare i relatori. Seguirà un aperitivo, ciascuno può portare qualcosa da mangiare tutti assieme, vi chiediamo solo che non contenga derivati animali.  A presto! 

Teodoro Margarita


Sabato 9 marzo 2013
presso il cps La Resistenza di Ferrara
in via della Resistenza 34
avrà luogo il 4° scambio di semi e fermenti della città di Ferrara.
PROGRAMMA
ORE 16 scambio di semi e fermenti

ORE 17 intervengono sul tema della Biodiversità e sulla salvaguardia delle sementi:

-Teodoro Margarita, di Civilta Contadina, che ci parlerà dell'importanza di salvaguardare sementi antiche e locali

-Giovanna Mattioli, progettista di giardini, che parlerà di "Bello e Spontaneo: un equilibrio possibile anche nel nostro giardino". Si parlerà dell'esperienza di Gabriella Buccioli nel Giardino del Casoncello e dell'esperienza diretta nel giardino di Giovanna Mattioli

-il gruppo Orti Condivisi di Ferrara, che ci racconterà la propria esperienza di orto urbano condiviso

-Annalisa Malerba, esperta di Biodiversità, che ci parlerà della sua esperienza di custode di sementi e di imprenditrice agricola in direzione ostinata e contraria

ORE 18 aperitivo autoprodotto e condiviso 100% vegetale (ciascuno potrà portare cibi di esclusiva origine vegetale da condividere con gli altri)

Organizzano il Collettivo Ecoresistenti e il CPS La Resistenza
info: 329-5959816

scambio di semi.jpg

mercoledì 6 febbraio 2013

"L'arsenico è anche un veleno...." - La straordinaria scoperta fatta a Viterbo





Nei territori italiani in cui l'acqua potabile è contaminata da livelli di arsenico al di sopra dei limiti stabiliti dalla legge l'incidenza di tumori, disturbi cardiovascolari e altre gravi patologie è particolarmente elevata. Lo ha svelato la “Valutazione epidemiologica degli effetti sulla salute in relazione alla contaminazione da arsenico nelle acque potabili nelle popolazioni residenti nei comuni del Lazio” realizzata dal Dipartimento di Epidemiologia del Servizio sanitario della Regione Lazio in 91 comuni a rischio, di cui 60 in provincia di Viterbo, 22 comuni in di Roma e 9 in provincia di Latina.

I dati emersi dall'indagine sono stati presentati recentemente a Viterbo dalla dottoressa  Antonella Litta dell'Associazione italiana medici per l'ambiente e da Luciano Sordini, segretario della Federazione italiana medici di medicina generale (Fimmg) di Viterbo. I risultati delle analisi condotte dall'Arpa tra il 2005 e il 2011 sono stati messi a confronto con decessi e malattie registrati nella popolazione. Ne è emerso che laddove i livelli di arsenico sono più elevati aumenta l'incidenza dei tumori maligni - soprattutto al polmone e alla vescica, del diabete mellito, dell'ipertensione, di infarto, di infertilità e, nei bambini, di disturbi del comportamento come la sindrome da deficit di attenzione e iperattività e l'autismo.

 Nel rapporto è spiegato che “nei comuni con livelli di arsenico superiore ai 20 microgrammi al litro si osserva un eccesso significativo pari a più 10 per cento nella mortalità per tutte le cause, e per le malattie del sistema circolatorio sia negli uomini che nelle donne”. Viceversa, nei comuni in cui il livello di arsenico è compreso tra i 10 e i 20 microgrammi al litro questo effetto non è stato riscontrato. “Già sapevamo che l’arsenico fa male, essendo catalogato come elemento cancerogeno certo di classe 1 dall’Airc, l’associazione internazionale di ricerca sul cancro – ha spiegato Litta -. Ma ora neanche a livello locale si potrà più negare: i dati dimostrano che il consumo di acqua e cibo contaminati ci sta uccidendo. Quanto emerso dimostra che le istituzioni devono installare subito i dearsenificatori. Perché è un obbligo di legge farlo e perché altrimenti continueremo a morire”.

Già nel 2003 la Comunità Europea ha stabilito che le acque potabili non possono contenerne più di 10 microgrammi per litro. Valori compresi tra 20 e 10 microgrammi /litro possono essere tollerati, ma solo per un periodo limitato di tempo, oltre il quale aumentano i rischi per la salute.

Silvia Soligon - Accademia Kronos

martedì 5 febbraio 2013

Crisi ecologica, agricoltura industriale e sue conseguenze per l'habitat



Oggi più di prima i problemi ambientali continuano a rappresentare una delle maggiori preoccupazioni del nostro pianeta.

Le statistiche più recenti, verificate e diffuse dall’ONU, confermano la complessità della problematica ambientale e mettono in risalto, fra l’altro, l’impatto dell’agricoltura industriale  sull’attuale crisi ecologica.

Scendendo nel particolare e parlando di incidenza in percentuale sulle cause che scaturiscono l’effetto serra, possiamo tranquillamente affermare che le emissioni di gas serra vengono prodotte in buona parte proprio dall’agricoltura, rappresentando ben oltre il 30% del totale annuo delle attuali emissioni prodotte sulla terra.

In merito occorre evidenziare che l’agricoltura è una delle principali fonti responsabili della formazione di metano e protossido di azoto; infatti il metano deriva dalla produzione zootecnica e dalle risaie, il protossido d’azoto deriva dall’impiego dei fertilizzanti.

L’ONU ha segnalato, ed ultimamente anche rimarcato, che il perdurare di tale situazione, sarà la causa di un inesorabile cambiamento climatico ed avrà conseguenze pesanti sia sulle condizioni di vita degli agricoltori che dei pescatori e di tutte quelle altre persone che dipendono dalle risorse forestali ed agricole.

Secondo il rapporto redatto sempre dalle Nazioni Unite per l’Ambiente, dal 1980 i fenomeni pericolosi legati al clima sono aumentati; infatti le tempeste di vento sono aumentate del 100%, mentre le inondazioni sono aumentate addirittura del 350%.

Facendo riferimento agli anni passati, secondo le notizie derivanti dalle statistiche di cui si dispone, tenuto conto dei costi e degli impatti derivanti dalle pesanti catastrofi vissute nel mondo, si può affermare che gli anni 2008, 2010 e 2012  si sono rivelati anni da record per eccellenza.

Tra le varie catastrofi verificatesi negli anni in menzione che hanno causato oltre 100.000 morti non vanno dimenticate le siccità prolungate, i violenti fenomeni alluvionali, grandinate fuori tempo, ecc., che hanno distrutto interi raccolti e devastato intere aree in ogni parte del mondo, contribuendo alla crisi alimentare mondiale.

Una situazione particolarmente delicata e fragile è stata poi registrata dalla Fao nei Paesi insulari del Pacifico; il riscaldamento degli oceani, la maggiore frequenza di cicloni tropicali, di inondazioni e di periodi di siccità, continuano infatti a costituire un grave rischio con conseguenti  effetti devastanti sull’intera produzione alimentare di questi paesi.

Le catastrofi connesse con il cambiamento climatico stanno già mettendo a dura prova lo sviluppo di questi piccoli stati insulari, che sembrano attraversare una costante situazione di ricostruzione post-disastro.

Ma i cambiamenti climatici influiscono anche sulla vita degli animali, delle piante ed in particolare sulla modifica dell’habitat di quest’ultimi, infatti almeno 33.000 specie di piante e 5.400 specie di animali sono a rischio di estinzione.
Ricordiamo che l’Unione Mondiale per la Conservazione della Natura (IUCN), al riguardo, ha redatto una Lista Rossa sulla quale raccoglie tutte quelle informazioni sulle piante e sugli animali nel mondo.

Su questa lista, tutte le specie a rischio sono state divise in 5 categorie: Vulnerabile (una specie ritenuta a rischio di estinzione allo stato selvatico); A rischio (una specie ritenuta ad alto rischio di estinzione allo stato selvatico); A un punto critico di rischio (una specie ritenuta ad altissimo rischio di estinzione allo stato selvatico); Estinta allo stato selvatico (una specie che sopravvive soltanto in cattività o all’interno di zone protette); Estinta (gli esperti sono sicuri che gli ultimi esemplari - selvatici o in cattività - siano tutti scomparsi).

Soltanto per i mammiferi si ritiene che siano a rischio un migliaio delle circa 4.600 specie esistenti: Animali come i rinoceronti neri, le tigri, i cammelli, le foche monache e tante altre varietà di animali, sono tutti sulla lista delle specie in pericolo.

Basti pensare che nell’ultimo trentennio il numero delle tigri si è ridotto a circa 5.000 esemplari, mentre quello dei rinoceronti neri è diminuito del 95%.

Ma perché i cambiamenti climatici diventano fonte costante di pericolo per la vita degli animali?

La spiegazione è semplice: Il mutare delle condizioni atmosferiche può causare il congelamento od il surriscaldamento delle acque ovvero può far diventare l’acqua troppo calda o troppo fredda; pertanto l’eventuale perdurare di tali situazioni può essere causa inevitabile del prosciugamento delle risorse o del congelamento delle stesse, costituendo così una fonte di pericolo grave, destinato a favorire e/o causare l’estinzione sia di piante che di animali.

Tra le proposte destinate a prevenire ulteriori disastri ambientali, è infine doveroso fare attenzione su alcune soluzioni impostate nella giusta direzione e che dovrebbero essere promosse con maggior vigore per ridurre le emissioni create dal settore agricolo/forestale e migliorare l’adattamento al cambiamento climatico; in particolare, semplicemente a fine conoscitivo, vanno segnalate: L’impiego di varietà di colture più produttive; un maggiore controllo degli incendi boschivi; una migliore gestione delle risorse naturali; la cattura del biogas proveniente dal letame animale; la rigenerazione del terreno mediante il controllo dei pascoli; la gestione organica del suolo; le pratiche di agricoltura conservativa ed infine i sistemi agro-forestali integrati.

Vincenzo Caia

lunedì 4 febbraio 2013

Salvare le api per salvare l'uomo - Basta con gli OGM e coi pesticidi assassini...



La battaglia degli apicoltori per salvare le api dai pesticidi e il miele dalla contaminazione Ogm (Organismi geneticamente modificati) riparte dal Parlamento europeo di Bruxelles. A discuterne la commissione petizioni, che ha annunciato un nuovo studio sul dossier entro marzo. 

Oltre 300 mila firme raccolte dall'Unione degli apicoltori francesi (Unaf), fra cui quelle di Unaapi e Conaapi in Italia, per vietare l'uso del mais MON 810, bloccare le autorizzazioni di altre colture Ogm con un impatto su nettare e polline e portare a termine una valutazione rigorosa dell'impatto delle piante transgeniche sugli alveari. La commissione petizioni dell'Europarlamento ad oggi ''non ritiene giustificato'' il divieto dell'uso di Ogm, ma è pronta ad adottare misure in futuro. Insomma, la questione resta sul tavolo.

Un'altra petizione promossa da una piattaforma spagnola di associazioni di consumatori e ambientalisti, sostenuta dagli apicoltori francesi, ha chiesto invece il divieto del commercio di pesticidi, in particolare quelli che contengono neonicotinoidi, accusati della forte mortalità di api nell'Ue. 

''Dopo il rapporto dell'Efsa sugli effetti dei nonicotinoidi - ha spiegato Olivier Belval, presidente dell'Unaf - serve una decisione urgente''. I verdi europei hanno adottato entrambe le petizioni, lanciando una campagna ad hoc, all'insegna dello slogan ''Date alle api una chance: No agli Ogm, no ai pesticidi''. 

Fra le richieste, il passaggio ad un'agricoltura sostenibile "amica delle api" e l'obbligo di indicare la presenza di Ogm sull'etichetta del miele.

Accademia Kronos

domenica 3 febbraio 2013

Rallentamento in corso della rotazione terrestre... siamo vicini allo stop!



La Terra avrebbe iniziato la sua fase di rallentamento già intorno agli anni ’60 del novecento (primi rilevamenti effettuati), un rallentamento iniziale di portata sicuramente infinitesimale, ma che comunque è stato taciuto. Questa lenta frenata avrebbe un andamento esponenziale e non lineare, perciò si avrebbe una fase iniziale del rallentamento quasi “nulla” ed una finale molto accentuata. 

In pratica, se disegnassimo su un piano cartesiano gli anni sull’asse x e la velocità di rotazione sull’asse y, otterremmo una linea appena inclinata che va dall’anno 1960 fino al 2002 circa, cioè pari ad un lievissimo rallentamento, mentre dal 2003 al 2012 vedremmo la linea incurvarsi velocemente fino a orientarsi verticalmente, cioè fino alla totale fermata. 

Questo giustificherebbe l’ignoranza di quasi tutta l’umanità in proposito. Per chi non è munito dei giusti mezzi di misurazione, un minuto in più o in meno nell’arco di un anno fa poca differenza. Nell’epoca attuale, però, ci troviamo a perdere ormai alcuni minuti ogni anno, ovvero i giorni si stanno allungando, ma la disattenzione umana unita al sofisticato sistema di occultazione, ne rendono difficile il rilevamento. Abbiamo provato a misurare con metodo empirico, non avendone altri a disposizione, il rallentamento della rotazione terrestre. Dal luglio dell’anno 2004 al luglio dell’anno 2005, secondo le nostre osservazioni, la Terra ha rallentato di circa 3 minuti. E dal luglio dell’anno 2005 al luglio dell’anno 2006 di circa 5 minuti.

 Si prevede che le conseguenze più importanti nei prossimi anni, saranno soprattutto di carattere meteorologico e sismico. Per via dell’anomalo riscaldamento e raffreddamento della crosta terrestre, dovuto ai giorni e alle notti più lunghe, il clima subirà un temporaneo stravolgimento a causa del quale potremo avere piogge e venti di grande entità (cosa che in piccola parte si sta già verificando). I mari e gli oceani potrebbero straripare dai loro attuali confini in conseguenza alla repentina frenata della rotazione e all’assestamento della crosta terrestre, cosa quest’ultima che darà origine inoltre a eventi tellurici di grandi proporzioni. Per il genere umano sarà un duro colpo, ma come è già avvenuto a cadenze regolari nelle epoche del passato, gran parte dell’umanità sopravvivrà.

Otto Spielgh

(Fonte Accademia Kronos)

sabato 2 febbraio 2013

Ecospiritualità: “Rispetto della natura e degli esseri senzienti come base per la nuova cultura”


Collage di Vincenzo Toccaceli


Molte religioni insegnano ad essere buoni, amare il prossimo, aiutare i poveri ecc. Sono buoni consigli, ma limitati. Perché? Perché se pensiamo solo al bene degli esseri umani, siamo sempre egoisti, egoisti nel senso collettivo; si può dire specisti. Specismo, ossia la convinzione che la natura e gli animali esistono per l’uso di una sola specie, chiamata homo sapiens. In realtà noi siamo solo una specie tra milioni di altre. L’umanità ha creato lungo la sua storia molte credenze per sostenere la propria superiorità e per giustificare lo sfruttamento del mondo animale, p.es introducendo la credenza che solo gli umani hanno un’anima eterna. E’ un po’ contraddittorio poiché originalmente la parola “animale” significa proprio “un essere che ha anima”.

     Se osserviamo il mondo senza pregiudizi e senza orgoglio, vediamo l’interdipendenza di tutte le cose che sono nel mondo: la nostra vita dipende dal sole, dall’acqua, dall’ossigeno, dalle piante, dagli animali; le piante creano ossigeno… Le cellule, esseri viventi, minerali, pianeti e stelle sono in continuo mutamento. Anche un pianeta è da vedersi come una cellula tra i miliardi di altre cellule che formano l’universo. Tutto questo si combina, si intreccia, e si trasforma in altre cose.  Ne deriva che  ogni cosa è correlata alle altre come in un puzzle. Dal punto di vista scientifico siamo realmente e concretamente polvere di stelle, poiché tutti gli elementi fisici del nostro corpo sono nati dentro le stelle. Capire l’interdipendenza di tutti gli esseri e di tutte le cose ci rende sensibili ed umili.  

     Un altro modo di intuire l’interessere è quello mistico, spirituale. I mistici di diverse religioni -  buddhisti, taoisti, sufisti ecc  -  hanno sperimentato l’unione con tutta l’esistenza quando sparisce l’ego, quando c’è la pura consapevolezza come lo spazio limpido senza un centro. Penso che ci sia una chiara differenza tra religione e spiritualità. Le religioni di solito si fondano sui dogmi, sulle gerarchie e sul conformismo. Nella spiritualità invece c’è sempre una ricerca interiore, qualcosa che va al di là del nostro piccolo ego, al di là del dualismo.

     Purtroppo ci sono potenze commerciali e politiche che vogliono che la gente rimanga ignorante e stia male. Così le persone compensano l’insoddisfazione attraverso il consumismo e con divertimenti di basso livello. Il bombardamento pubblicitario fa aumentare desideri non necessari. I cittadini diventano consumatori che perdono il contatto con la natura. Ci hanno fatto credere che il progresso significhi una crescita economica senza limiti, quando invece questo genere di crescita è prerogativa delle cellule tumorali che alla fine portano alla morte l’organismo che le ospita.

     Un cambiamento radicale è possibile solo se una gran parte dei cittadini comincia a pensare con il proprio cervello, capire cause ed effetti e cambiare abitudini. Se il modo di pensare cambia dall’antropocentrismo al biouniversale, cambieranno anche i nostri principi etici. Si dovrebbe insegnare ai bambini e ai giovani a riflettere, dubitare, cercare informazioni, trovare soluzioni. Purtroppo le scuole non danno molti strumenti per comprendere quali sono i valori veramente civili. Uno dei problemi in Italia è che nelle scuole si insegna solo una religione. Al posto di una religione confessionale nelle scuole dovrebbe essere introdotto a completamento un insegnamento di storia generale delle religioni e delle filosofie. Quello aiuterebbe a riflettere liberamente e criticamente.

     La parola “amore” è molto ambigua, vaga e sentimentale. Sarebbe più chiaro parlare di rispetto. Rispettare gli altri esseri umani, tutti allo stesso modo: uomini e donne, tutte le razze, atei e credenti. Rispettare tutti egualmente significa logicamente diritti civili uguali e laicità dello Stato. Il rispetto significa anche rispettare la natura, la vita degli altri esseri senzienti, la bellezza dell’architettura… per es. costruendo in armonia con il paesaggio e con lo stile delle costruzioni preesistenti.

     Per il cambiamento dobbiamo cominciare dalle piccole cose concrete nella nostra vita quotidiana: rinunciare al consumismo, scegliere prodotti ecosolidali, riciclare, risparmiare energia e diventare vegetariani.

     Mangiare carne è una delle cause principali dell’inquinamento nel mondo. L’industria globale dell’allevamento è responsabile per quasi il venti per cento delle emissioni di gas serra del pianeta, cioè più di tutte le auto, i treni, le navi e gli aerei messi insieme.  Gli esperti hanno calcolato che la dieta basata sul consumo della carne permette di nutrire bene solo circa 2 miliardi e mezzo di persone. Un buon libro che spiega queste cose scientificamente è il libro dell’economista-ecologista Jeremy Rifkin intitolato “Beyond beef” (pubblicato in italiano come “Ecocidio”).

     200 anni fa il poeta Shelley diceva che la vera rivoluzione sarà il cambiamento della dieta. Questo influenzerà l’economia, l’ambiente e porterà alla pace, poiché i vegetariani di solito non fanno guerre. Shelley scrisse: ”Se l'uso del cibo animale sovverte la quiete del consorzio umano, quanto è indesiderabile l'ingiustizia e la barbarie esercitata verso queste povere vittime! Esse sono chiamate a vivere dall'artificio umano solo allo scopo di vivere una breve e infelice esistenza di malattia e schiavitù, perché il loro corpo sia mutilato e i loro affetti violati. Molto meglio che un essere capace di sentimenti non sia mai esistito, piuttosto che sia vissuto soltanto per sopportare una dolorosa esistenza senza sollievo alcuno.”

     Un altro genio, Leonardo da Vinci disse che verrà il tempo in cui le altre forme della vita saranno rispettate e gli umani diventeranno vegetariani. Anch’io auspico che in futuro lo sfruttamento del mondo animale sarà considerato primitivo e incivile esattamente come oggigiorno la maggioranza delle persone rifiuta razzismo, schiavismo, inquisizione che sembrerebbero ormai appartenere ai tempi passati.  

     Quando ci sono le elezioni, non importa solo cosa promettono i politici, ma importa anche come vivono  -  per es. se sono persone che cercano di vivere in un modo etico ed ecologico. A questo proposito sarebbe utile avere una lista dei politici vegetariani!

     Per vivere in un modo ecosolidale ci vuole sia consapevolezza che conoscenza.  Sicuramente il cambiamento sarà lungo e faticoso, perché sia la maggior parte delle religioni che delle ideologie politiche ci hanno condizionato con concetti antropocentrici. Insegnano a chiudere gli occhi di fronte alla realtà e ad allinearsi come pecore. Lo stare nel branco e il vivere come tutti gli altri crea un’illusione di sicurezza e tiene la mente continuamente occupata e dipendente da mille desideri indotti e non necessari. I gruppi ecospirituali possono cercare di sensibilizzare i cittadini e fare essi stessi cose concrete p.es. a livello locale partecipando alla pulizia della natura, denunciando discariche abusive e caccia illegale ecc.
     
Con il consenso dei cittadini e della pubblica amministrazione Lerici potrebbe cogliere una grande occasione trasformandosi in una città ecoculturale, in cui lo sviluppo della sensibilità per questi temi potesse dare il via ad un’organizzazione più partecipata della cosa pubblica, seguendo l’esempio del comune di Capannori, rendendo così gli abitanti attivi nelle decisioni politiche  - nonché avviarsi verso una gestione ecologista, curando maggiormente boschi e spiagge, affinché il turismo possa diventare “verde”, astenendosi da ogni progetto di sviluppo edilizio non consono all’armonizzazione con le bellezze del golfo. Varese Ligure è un esempio in questo senso: un comune famoso in tutta Europa, ma Lerici non è da meno, potenzialmente, se solo venisse incentivato maggiormente il suo lato culturale e creativo. Lerici potrebbe diventare una famosa città ecoculturale della poesia creando per es. un Festival nazionale della poesia e della musica.
     
Comunque, prima di tutto ci si dovrebbe guardare dentro e conoscere se stessi. Stare ogni tanto in silenzio, se possibile nella natura, senza cellulari o altre cose rumorose. Conoscere se stessi in profondità significa dimenticare se stessi. Dimenticare se stessi è vivere in comunione con l’esistenza, cioè vivere in modo semplice e naturale.  Un’antica poesia zen cinese (del maestro Wumen) dice:
     In primavera centinaia di fiori, in autunno la luna,
     in estate ti accompagna una brezza fresca, in inverno la neve.
     Se le cose inutili non ingombrano la tua mente,
     ogni stagione è una buona stagione.


Ashin Mahapañña <taehyesunim@gmail.com>
Taehye sunim  (da  un convegno a Lerici)

venerdì 1 febbraio 2013

Roma, 3 febbraio 2013 - Altra economia e socialità partecipata bioregionale




Location stile londinese, in un altro palazzo abbandonato e fatto rivivere dall’iniziativa di cittadini, associazioni e realtà del quartiere San Giovanni,  il mercato- non mercato torna domenica 3 febbraio, dalle 10 alle 19.  I numerosi artigiani, protagonisti  verranno ospitati al coperto, mentre i produttori agricoli e alimentari, bio e a filiera corta, esporranno i loro prodotti sul terrazzo del palazzo di via Monza 9 a Roma
 
E’ un modo, questo, molto concreto, per ribadire che il sogno di un’altra economia e socialità partecipata bioregionale non può essere sconfitto da operazioni securitarie a protezione di interessi privati speculativi, che sottraggono ai quartieri e ai territori,  decine di iniziative culturali, di aiuto, di pubblico interesse.
 
L’interesse e l’importanza di queste iniziative è testimoniata dal fatto che migliaia di persone e abitanti del quartiere di San Giovanni  hanno contribuito alla liberazione del nuovo spazio di via Monza 9, in soli due giorni.
 
I caratteri di un’altra economia, che sia allo stesso tempo ecologica, solidale e popolare, si traducono nella molteplicità dei percorsi proposti: oltre ai banchi di artigiani e produttori alimentari non mancheranno i momenti di discussione, i laboratori di auto-produzione, le attività per i più piccoli. Di seguito il programma:  
  
h. 10.00 Incontro pubblico (terrazzo) Cittadini, comitati e realtà sociali si confrontano sul futuro di San Giovanni
h. 10.00 -13.00 Sportello infogas come avviare un Gruppo D’acquisto solidale (Lab. Urb . Reset)
h. 11.00 Lezione su lievito madre e preparazione di castagnole al forno per grandi e piccini 
h. 10.30 Laboratorio per bambini di costruzione di maschere per carnevale
h. 15.00 Laboratorio per bambini “Esperienziamo” 
h. 16.30 Laboratorio per bambini e genitori “Riscopriamo il narrare” 
A pranzo abbiamo anche riattivato  l’Hostaria Agli Scuppiatti: cucina tradizionale a prezzi popolari!