mercoledì 6 marzo 2013

"L'elettrodotto Fano Teramo non passerà" - Lotta dura senza paura con precisazioni dei Comitati in Rete




Il coordinamento dei comitati marchigiani che si sono costituiti per fronteggiare il progetto di costruzione ad opera di Terna spa del nuovo elettrodotto 380kv  Fano-Teramo,  ribadendo la contrarietà all’opera:

  • di cui non è stata dimostrata la necessità,
  • che deturperà irrimediabilmente il paesaggio collinare marchigiano,
  • che impatterà, dequalificandolo, quell’equilibrio tra attività antropiche insediamenti rurali e cura dell’ambiente, vanto della nostra regione,
  • che condizionerà pertanto negativamente il tessuto economico, laddove questa economia frutto dell’attività connessa proprio al territorio riveste un grosso peso nel pil regionale,
  • che influirà sulla salute nel lungo termine degli abitanti circostanti il campo di esposizione della linea elettrica,
  • alla luce delle delibere contrarie al progetto espresse da numerosi consigli comunali, nonchè dai Consigli provinciali di Ancona e Fermo,
  • alla luce della risoluzione approvata all’unanimità il 5 febbraio us dalla Assemblea legislativa delle Marche, che impegna la Giunta a verificare l’effettivo fabbisogno elettrico della regione e a riconsiderare il progetto dell’elettrodotto e che si va ad aggiungere all’odg approvato unanimemente dal Consiglio Regionale del 15.12.2009, che espresse forti dubbi e perplessità riguardo un’opera così carica di criticità,
  • ringraziando le istituzioni che si sono attivate in questi pronunciamenti, ma ben sapendo che sono espressioni di principio e che pertanto occorre operare perché si tramutino in atti,
  • nell’ottica della salvaguardia dei cittadini coinvolti e a tutela dei loro diritti costituzionali (salute, proprietà, paesaggio)

comunica l’avvio di una nuova iniziativa a carattere extra-giudiziale tramite richiesta, a firma dei comitati e indirizzata a tutti gli enti e funzionari coinvolti nell’iter decisionale del progetto, in cui, sulla base della inosservanza delle corrette procedure e delle prescrizioni vigenti, li si invita ad agire in via di autotutela, sospendendo l’iter autorizzativo, onde evitare di essere direttamente chiamati a rispondere dai cittadini che, coinvolti loro malgrado e danneggiati per effetto del deprezzamento del loro patrimonio, intraprenderanno l’azione di difesa patrimoniale.
I comitati sono ben determinati nel far rispettare i diritti dei cittadini coinvolti loro malgrado; in caso contrario agiranno contro coloro che li violano.

Parallelamente a questa iniziativa, il coordinamento prosegue l’attività di rilevazione della stima delle proprietà immobiliari e fondiarie e delle attività produttive che rientrano nel corridoio in progetto, per quantificare l’entità complessiva del danno patrimoniale che si andrebbe a subire e rendere consapevoli i soggetti chiamati a decidere di quanto saranno chiamati a rifondere in caso di vertenza patrimoniale.
Il coordinamento invita quindi tutti i residenti all’interno del percorso attualmente ipotizzato dal progetto, che non lo avessero ancora fatto, ad aderire alla iniziativa dei comitati iscrivendosi ad essi e partecipando al censimento delle proprietà.


Comitati in rete
Comitato Territorio Attivo – provincia di PU
Comitato Territorio Sostenibile (AN)
Comitato Sant’Amico – Morro d’Alba
Comitato permanente per la salvaguardia di Belforte
Comitato “I lupi dei Sibillini” – Gualdo (MC)
Comitato Alta Fiastrella – San Ginesio (MC)
Comitato intercomunale territorio attivo – provincia di MC
www.noelettrodotto.it


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PRECISAZIONI IN MERITO ALLA RISOLUZIONE DELL’ASSEMBLEA LEGISLATIVA DELLE MARCHE DEL 5/2/2013.

In merito alla risoluzione adottata dal Consiglio regionale che impegna la Giunta regionale:
- a riprendere tempestivamente un efficace confronto con Terna allo scopo di verificare ed aggiornare i dati del fabbisogno energetico regionale e possibili nuove soluzioni tecniche;
- a sospendere la procedura avviata per individuare un nuovo e condiviso tracciato che sia frutto di concertazione con tutto il territorio;
- a concertare le misure compensative in modo trasparente”

corre l’obbligo di precisare che tale risoluzione è un ATTO DI VALENZA POLITICA E NON AMMINISTRATIVA, che impegna ma NON OBBLIGA la Giunta; pertanto il progetto dell’elettrodotto, così come definito nella Delibera di Giunta Regionale n. 689 del 2007, RIMANE TUTTORA IN VIGORE.

Tale situazione è stata anche riconosciuta dalla stessa Vice Presidente del Consiglio, nonchè prima firmataria della risoluzione, Paola Giorgi, intervenuta all’incontro tra i comitati e i candidati al Parlamento il 6 febbraio 2013 a Morro d’Alba.

Si rammenta un precedente analogo atto del Consiglio Regionale sul progetto dell’elettrodotto, risalente al 15/12/2009, ma rimasto lettera morta, poiché la Regione ha comunque continuato l’iter procedurale avviato.
Pertanto, onde fugare dubbi e equivoci , riaffermiamo che l’azione e la mobilitazione dei comitati continueranno fino a che non sarà emanato un atto che REVOCHI quanto stabilito dalla DGR 689/2007.

Comitati in Rete

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Di questo e simili temi se ne parlerà il 27 aprile 2013 durante una Tavola Rotonda che si tiene al Circolo Vegetariano VV.TT. di Treia, alle h. 17.00, in via Sacchette, 15/a. 
Info. bioregionalismo.treia@gmail.com 
Tel. 0733/216293


Ricchi e poveri... e come ho conosciuto Nunzia Penelope

Nunzia Penelope

La  sera del 12 marzo 2013 sono andata  a Vignola alla presentazione del libro che si chiama "Ricchi e poveri" di Nunzia Penelope.

Quando si dice "i casi della vita" e "il mondo è piccolo"...
Beh, quando ho ricevuto l'invito ad andare da parte di Marinella e Pierre di Pavullo, ho pensato subito di aderire più che altro per incontrare loro, ma non avevo mai neanche sentito nominare Nunzia Penelope, anche se guardando su Internet - immagini, mi è parso un volto conosciuto, Ho pensato di averla vista qualche volta da Santoro, inoltre l'argomento è attuale e molto interessante.


Comunque, in risposta alle mail di Marinella ho chiesto loro qualche informazione. Dopo alcuni giorni Pierre mi ha scritto così:  "Cara Caterina,Tu non sapevi chi fosse Nunzia Penelope, ma in compenso lei dedica una pagina del suo libro (la 26 del formato elettronico che posseggo io) a Paolo,
e indirettamente a Te, perché è riportata la sua dichiarazione che, per vivere, essenzialmente gli servono solo un collegamento internet e l'amore per la sua donna!!"


Sono andata molto curiosa, ho preso il libro ancora prima di averla ascoltata, dopo essere andata a sbirciare il pezzo "incriminato".


Dopo le domande del giornalista e le sue risposte , le domande del pubblico. Pierre prima della sua domanda, ha sottolineato la citazione di Paolo D'Arpini e che in sala c'era la sua compagna. Lei è stata molto stupita e felice e mi ha firmato il libro scrivendo: "Ad una donna molto fortunata".


Per quanto riguarda i contenuti... non voglio giudicare e tantomeno dalle apparenze, ma diceva che comunque anche per trovare "un amore" andare dal parrucchiere e comprarsi qualche vestito può essere utile e che non voleva sentire nominare il signoraggio bancario altrimenti se
ne andava.


Certo l'esame molto meticoloso della realtà economica del paese, della presenza nuovi poveri e di chi deve vivere con 1000 euro al mese può essere utile, ma mi sarebbe piaciuto che dicesse con maggior forza che con 1000 euro al mese si vive male perché dobbiamo pagare balzelli e tasse (automobile, televisore, caldaia, tasse varie sulle bollette,
tasse e libri scolastici e universitari, ticket sanitari, iva su tutto
quello che compri e sulle prestazioni), che i soldi non fanno la felicità, ma dovrebbero essere solo un mezzo per scambiarsi il valore di beni e prestazioni che si possono ridurre i consumi a cui eravamo abituati - come popolazione in media intendo dire e che invidiare chi ha più di noi non porta a niente. Ha parlato di una ridistribuzione della ricchezza con una patrimoniale, perché i grossi patrimoni spesso sono ereditati e quindi chi ha ereditato non ha fatto niente per meritarseli. 


Ha parlato degli stipendi dei manager che sono
enormemente maggiori degli stipendi dei lavoratori e delle pecche del sindacato (e qui sono d'accordo), dei paradisi fiscali, dell'errore di valutazione e di impostazione che è stato fatto quando è entrato in essere l'euro, per cui tutti i prezzi sono raddoppiati (ma non ha detto chi si è giovato di questo - i commercianti?), e che in Germania i prezzi di tutto sono più bassi che in Italia (questo lo avevo già sentito), ecc. ecc.


Comunque alla fine abbiamo fatto due chiacchiere, le ho chiesto dove aveva trovato la tua citazione e mi ha risposto che legge molto, credo sia quello che avevi detto nell'intervista che ti fecero forse quelli del sito telematico (
http://www.lettera43.it/economia/personal/vivere-bene-con-420-euro-al-mese_4367546480.htm) che erano venuti lì a Treia e l'ho invitata... a conoscerti, le ho dato la tua mail e la mia e mi ha chiesto anche il mio numero di telefono, poi mi ha dato la sua email....

Ecco, basta, vado a fare un sopralluogo. 

Baci.  Caterina Regazzi




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Commento di Paolo D'Arpini:

Cara Caterina. Non c'è nulla di più illusorio che sentire di star svolgendo la funzione di "guru" sentendosi tale nei confronti degli altri. Non è in se stessa la funzione del guru che è "falsa" poiché ognuno nella propria vita funge da maestro, in una o l'altra occasione, nei confronti di chiunque. Il problema è l'identificazione nella funzione. Questa identificazione è causa di rinascita. Dico questo perché ho avuto la percezione di come la mia vita sia stata strutturata proprio per liberarmi da questa illusione.
Amore mio, grazie per essere un Guru per me che sono un guru.  Paolo

martedì 5 marzo 2013

Treia -Festa dei Precursori 2013 - Iniziamo il 25 aprile con una escursione erboristica per riconoscere ciò che è vivo!


Treia - Un momento di riposo al fresco durante un'escursione erboristica

In diverse occasioni, durante le nostre  passeggiate erboristiche  alla ricerca di erbe selvatiche commestibili, molti dei partecipanti hanno confessato, parlando con me lungo il percorso, di essere mangiatori di carne, adducendo le più svariate motivazioni, dall’abitudine al piacere del gusto, sino alla scusante che “uccidere un animale od una pianta è la stessa cosa, poiché anche le piante sono vive..”.
Questo è un discorso ricorrente che viene fatto dai carnivori per giustificarsi nel voler continuare a mangiar carne… Ed ogni volta  camminando sotto il sole  non  posso far a meno di insistere sul fatto che non serve “uccidere” la pianta. Infatti se pratichiamo solo la sfogliatura e non il taglio, come d’altronde fanno tutti gli erbivori che brucano, la pianta può continuare il suo ciclo vitale e produrre fiori e frutti e semi. Inoltre  sempre ripropongo l’altra argomentazione, quella ecologica, che dovrebbe riportarci alla alimentazione consona alla nostra natura di animali frugivori (come le scimmie antropomorfe, maiali, orsi, etc.) considerando anche il fatto che l’eccessivo uso di carne, proveniente da allevamenti industriali (e conseguente coltivazione intensiva di foraggio) comporta il maggior tasso di inquinamento per il pianeta.
Ciononostante in tanti anni che son vegetariano ho sentito spesso rivolgermi la domanda, quasi un’accusa: “se veramente vuoi rispettare la vita non dovresti mangiare nemmeno i vegetali perché anch’essi sono dotati di vita..”. Debbo dirvi che questo tipo di obiezione mi ha sempre fatto sorridere perché lascia trapelare il malcelato bisogno di autogiustificarsi nella scelta di voler continuare a mangiar carne. Eppure c’è del vero in quanto affermano questi “difensori della vita”. Anche le piante al pari di uomini ed animali sono dotate di un sistema nervoso primitivo. Recenti studi effettuati con appositi macchinari confermano la presenza “emozioni” quali: paura, desiderio e persino amore.
Insomma la coscienza vegetale è a tutti gli effetti simile a quella animale da cui si differenzia solo per l’intensità delle percezioni e reazioni, che nelle piante sono più lente e meno evidenti. Da una ricerca compiuta dallo scienziato indiano Chandra Bose risulta che le piante rispondono a stimoli di simpatia od antipatia nei loro confronti e di conseguenza la loro vitalità e fruttificazione ne viene interessata. 
Un risultato dell’attenzione amorevole rivolta alle piante è la maggiore produzione di getti e polloni utilizzabili dall’uomo o dagli animali come cibo, purché l’assunzione avvenga in forma di sfoltitura, essa stessa un aiuto alla vitalità della pianta, in quanto rinforza la radice e incentiva la produzione di fiori e frutti e semi. La pianta utilizza gli animali e l’uomo per la sua propagazione sessuale, infatti è l’esperienza di ognuno di noi dopo aver mangiato un frutto succoso provare rispetto verso il seme, magari in forma di desiderio di piantarlo nella terra per vederlo rinascere o nel gettarlo verso terra con gesto creativo. In verità è la natura stessa che rende appetitoso ed utile il frutto e ispira chi se ne ciba a gettarlo lontano dal luogo originario, succede tra l’altro con gli uccelli che inghiottono le ciliegie per poi defecarne altrove i noccioli al volo….
Anche l’uso di legumi e cereali non presuppone l’uccisione della pianta in quanto tali semi maturano al termine del ciclo vitale e la loro coltivazione per uso alimentare facilita il mantenimento in vita e propagazione della pianta stessa, sono tutti “devices” di carattere sessuale riproduttivo.. Un modo per aiutare la diffusione delle specie prescelte. Nella dieta naturale è altamente raccomandato l’uso di crudità e traendo le foglie dalla sfoltitura non comporta uccisione quindi la pianta non verrà danneggiata. In effetti oggi abbiamo raccolto parecchie cimette di ortica, questo fa sì che dalla troncatura vengono emessi due nuovi getti, quindi l’ortica ci “guadagna”..
Le erbe commestibili sono la stragrande maggioranza di quelle esistenti, durante la passeggiata odierna, abbiamo riconosciuto un centinaio di specie vegetali e solo due o tre sono state da me indicate come “velenose” (forse meglio definirle tossiche o psicotrope): due tipi di cicuta e l’arbusto del sambuco nano puzzolente. Basti pensare che Plinio menzionava oltre mille vegetali commestibili fra quelli in uso nella cucina romana mentre oggi noi dal fruttivendolo ne troviamo al massimo una trentina e perlopiù originari dalle americhe (patate, pomodori, melanzane, etc.).
Per approfondire il discorso sulle piante commestibili e sui vari momenti di maturazione dei frutti selvatici abbiamo organizzato, come primo accadimento della Festa dei Precursori 2013, una escursione in campagna con Sonia Baldoni, l’accompagnatrice di Vivere con Gioia, in modo da poter riconoscere ed apprezzare i diversi vegetali stagionali che crescono spontaneamente qui a Treia. Inoltre raccoglieremo petali di rose selvatiche per preparare un'acqua di Bach. Infine si pranzerà tutti assieme con le erbe raccolte e con il cibo vegetariano da ognuno portato. La manifestazione prosegue poi nel pomeriggio con diversi eventi culturali fra cui la presentazione del mio nuovo libro "Riciclaggio della Memoria" sul tema dell'ecologia profonda, bioregionalismo e spiritualità laica.
Appuntamento per la passeggiata alle h. 10.30 nella sede del Circolo Vegetariano VV.TT. (in Via Sacchette, 15/a - Treia) del 25 aprile 2013. Secondo appuntamento culturale alle h. 16.00, nella stessa sede.  
Prenotazioni: circolovegetariano@gmail.com - Tel. 0733/216293

Paolo D’Arpini

Vi aspettiamo!

La sede del Circolo Vegetariano VV.TT. è in Via Sacchette, 15/a, Treia (Macerata). Per raggiungere il luogo: Parcheggiare sotto le mura in prossimità di Porta Mentana (o Montana), lì nei pressi c'è una fontana antica con due cannelle, salire sino alla Porta, subito a sinistra si vede un vecchio pozzo, salire ancora per 10 metri, quella è Via Sacchette, sulla destra si vedrà un piccolo spiazzo con una porta leggermente sopraelevata su un terrazzino, qui ci trovate!
La manifestazione si svolge con il patrocinio morale del Comune e della Proloco di Treia
Vedi anche: http://riciclaggiodellamemoria.blogspot.it/2013/01/treia-25-28-aprile-2013-premesse-per-la.html


lunedì 4 marzo 2013

Tirreno infetto... Una misteriosa malattia colpisce i delfini





Non era mai successo prima, in pochi mesi infatti si sono rinvenuti 57 “delfini” morti lungo le coste tirreniche. Uso le virgolette quando scrivo “delfini” perché in realtà i delfini veri in Mediterraneo non sono poi così comuni a dispetto del nome di “Delfino comune” che gli attribuiamo sui testi. I “delfini” quindi che talvolta capita di vedere quando si va per mare in realtà molto spesso sono delle più piccole ed eleganti Stenelle (Stenella caerulaeoalba) o dei piccoli e compatti Tursiopi (Tursiops truncatus). Sono quindi gli appartenenti a queste due specie quelli che sono stati rinvenuti morti lungo le nostre spiagge tirreniche. La cosa è eccezionale non perché non capiti mai di trovare qualche delfino morto, infatti anche loro muoiono come tutti i viventi, ma perché da una media di 4-5 esemplari annualmente e normalmente rinvenibili, siamo passati, nei soli primi mesi del 2013, già a 57 esemplari rinvenuti morti.

La cosa ha suscitato un certo allarme nazionale ed il Ministero per l’Ambiente ha mobilitato la sua “task force” di tecnici (soprattutto delle Università e degli Zooprofilattici) per cercare di comprendere il fenomeno. Innanzitutto sembra essere emerso chiaramente che la causa non può essere ricercata in un specifico caso di inquinamento della costa. La distribuzione infatti degli animali, spiaggiati dalla Sicilia alla Toscana, fa piuttosto pensare ad un evento epidemiologico.

Naturalmente sono cominciate le analisi, ma con un problema in quanto spesso gli animali sono stati rinvenuti molti giorni dopo la morte ed appare quindi difficile poter effettuare delle probanti analisi microbiologiche. In passato sono state effettuate analisi su delfini (soprattutto Stenelle) trovate morte e fra queste è stato rinvenuto un Morbillovirus particolarmente aggressivo per questi Cetacei. Il patogeno è stato ritrovato (al momento le analisi sono ancora in corso) solo su un esemplare fra quelli analizzati, ma lo stato di conservazione degli altri esemplari era talmente compromesso da non consentire paragoni clinici. Certo è che se di Morbillovirus si tratta la cosa rientrerebbe in una casistica già nota, però è stato ritrovato anche un batterio preoccupante: il Photobacter damselae che potrebbe aver creato del brutte necrosi agli animali in vita (oppure è stato ritrovato perché i soggetti erano in decomposizione?). Insomma il caso è aperto ed i ricercatori non escludono alcuna linea di ricerca, compresa quella di qualche abnorme fioritura algale, tossica per i delfini.

Comunque la cosa è sotto stretta osservazione da diversi “enti” tecnici coordinati dal Ministero dell’Ambiente, un caso, è giusto sottolinearlo, in cui l’intervento delle strutture preposte sta facendo con attenzione il proprio lavoro.

I Cetacei in genere, ed i “delfini” in particolare, hanno sempre attirato l’interesse dell’uomo, anche quello alimentare e, senza voler scomodare le abitudini alimentari dei soliti Giapponesi che del mare sanno mangiare tutto, è bene ricordare che fino a non molti anni fa il muscolo dorsale di Stenelle, Tursiopi e Delfini veri, veniva trasformato, essiccato e salato, nel “musciame”, tipico prodotto alimentare regolarmente consumato dall’alta Toscana a tutta la Liguria. Mi è capitato spesso infatti, parlo naturalmente di molti anni fa, quando mi sono imbarcato per lavoro su barche a strascico di quelle parti di costa italiana, di trovare a prua, pronto per l’uso, un robusto arpione collegato ad un bidone da una grossa e lunga cima. Era pronto nel caso qualche delfino fosse venuto “a giocare”, come talvolta ancora fanno, sotto la prua dell’imbarcazione. Erano tempi barbari? Tempi di ignoranza? O più semplicemente di quando avevamo una cultura diversa che oggi ci appare criticabile? Comunque sia è sempre utile ogni tanto guardarsi indietro per capire da dove veniamo e in quale direzione stiamo andando.

Certo però appare strano come i nostri comportamenti siano assolutamente irrazionali, abbiamo fatto man bassa per decenni di quasi tutto quello che c’era in mare per mangiarcelo al prezzo più basso possibile, nella quasi totale indifferenza di tutti, ed ora ci mobilitiamo in forze con tecnici di Università, con Capitanerie di Porto in preallarme, Zooprofilattici impegnati a trovare la causa di qualcosa a cui comunque non potremo porre rimedio (ve lo immaginate di dover vaccinare almeno mezzo milione di “delfini” del Mediterraneo?). Non voglio dire che il problema non va affrontato, ma solo che siamo “sbilanciati” verso un certo tipo di interventi puntiformi solo perché reagiamo emotivamente verso una specie che per qualche irrazionale ragione ci è più “cara” di altre, trascurando così di impegnarci su tutto il “sistema” mare. Se fosse una specie di medusa ad essere in pericolo per una grave epidemia e vedessimo qualche medusa morta sulla spiaggia, forse qualche studioso lo noterebbe, ma credete che con sollecitudine organismi nazionali, e forse anche internazionali, si mobiliterebbero per capire il problema? No, non lo farebbero, certamente non come è accaduto a Civitavecchia, dove è accorso un folto pubblico ad osservare una giovane Stenella, probabilmente persasi nel porto, per la quale si è mobilitata la Capitaneria, i Vigili del Fuoco, ed anche tecnici e pescatori impegnati a cercare di catturarla per riportarla in mare. Purtroppo la povera bestiola è poi morta fra le braccia dei suoi soccorritori umani, mentre il suo branco di parenti stenelle incrociava fuori dal porto visibilmente in ansia.

Ecco uno dei casi di chiaro “specismo” umano, una forma di razzismo verso gli animali (applicato però spesso anche alle piante). Le Stenelle non sono specie in pericolo di estinzione, ma muovono la nostra emotività, educata sin da piccoli con pupazzi di peluche, telefilm o i film di animazione di Walt Disney che da “Bamby” in poi ci hanno mostrato una Natura edulcorata, terribilmente antropomorfa e quindi completamente finta. Noi amiamo e cerchiamo di proteggere solo ciò che ci assomiglia e che stimola la nostra empatia, sottovalutando che non esistono specie su questa terra “migliori” di altre.

Oggi, è bene saperlo, dopo miliardi di anni di evoluzione, non esistono organismi più utili di altri. Nell’armonico e dinamico intreccio delle specie che popolano il pianeta non esistono “sottoprodotti” e, a meno che non si voglia credere che tanta ricchezza sia stata creata apposta per l’uomo, anche l’uomo ne farebbe parte integrante anche se è la causa principale del suo degrado.

Una Natura che oggi soffre grandemente non perché muore qualche “delfino”, ma perché stiamo trasformando tutto quello che ci circonda, perché siamo diventati troppi su questo sempre più piccolo mondo e non ce lo vogliamo dire, perché, come tutti gli animali che calcano la terra, anche noi sappiamo vivere solo il presente.

Roberto Minervini  - AK

domenica 3 marzo 2013

Emergenza locuste in Sudan, secondo i copti preannuncia l'apocalisse



I media italiani non ne parlano o mettono la notizia tra le curiosità insignificanti. Invece le agenzie stampa internazionali, più attente professionalmente, ne parlano ampiamente. E' sicuramente un altro fenomeno legato ai cambiamenti climatici che stanno sconvolgendo anche il mondo animale. 

Le cavallette attraverso i loro neurotrasmettitori avviano un particolare richiamo che produce in pochi giorni sciami composti da milioni d'individui in cerca di terre nuove per sfamarsi. In tutto questo la colpa è attribuibile anche a siccità prolungate o modificazioni climatiche che riducono il loro cibo. E' questa che sta accadendo sotto i nostri occhi è forse una delle peggiori invasioni di cavallette che il nord Africa ha subito negli ultimi cento anni. 

Ciò che più di tutto impressiona è che non è solo uno sciame che si è alzato in volo, ma sono ben sei o addirittura otto nuvole d'insetti che da vari luoghi stanno convergendo sull'Egitto. In Sudan hanno già distrutto raccolti e coltivazioni ora stanno per compiere la catastrofe agricola anche in Egitto. Al problema locuste ora si aggiunge anche quello del forte inquinamento dell'aria della popolosa Cairo dove, per allontanare gli insetti, autorità e semplici cittadini stanno bruciando migliaia di vecchi pneumatici.

Per i cristiani copti è il segno dell'inizio dell'apocalisse, infatti citano il passo della Bibbia 9-3 dove si legge: " da quel fumo uscirono sulla terra delle locuste, a cui fu dato un potere simile a quello degli scorpioni della terra."

Alcuni scienziati russi, in un articolo apparso su un quotidiano moscovita, temono che questa massiccia e impressionante nube d'insetti possa attraversare il Mediterraneo e giungere su Malta, Creta, Cipro, Grecia e Italia.

Se ciò avvenisse ci chiediamo se siamo pronti a difenderci da questo evento. Chiediamo ancora se la nostra protezione civile è stata informata e, infine, chi sarà a dirci cosa fare se questa calamità dovesse abbattersi sulle nostre regioni, soprattutto del sud.

Gabriele La Malfa

sabato 2 marzo 2013

Treia - Preparazione psicologica e tecnica per la Festa dei Precursori - 25 / 28 aprile 2013



Immagine di Daniela Spurio per il libro "Riciclaggio della Memoria" di Paolo D'Arpini


La mia vita è tutta un caos e completamente priva di controllo materiale, tutto ciò che faccio è sempre nell’ambito dell’oggi, del carpe diem, perciò non ho nulla da difendere e quindi il “mio campo” è un campo in cui crolli e cambiamenti, scavi e riempimenti avvengono in continuazione come natura comanda, con poco o nulla di mio intervento intenzionale.
Questo è un bene ed un male.  E' un bene perché in tal modo non persiste grande attaccamento verso una specifica forma ed è un male perché nulla di costruito o costruibile è a me imputabile…. Quando tanti anni fa decisi di fondare a Calcata  il Circolo Vegetariano VV.TT. contemporaneamente  presi possesso di una vecchia discarica comunale che denominai  “Tempio della Spiritualità della Natura” (vedi http://www.circolovegetarianocalcata.it/).
Con questa duplice operazione  lanciai un’idea buona anche per esaltare valori estetici naturali, ed in quegli anni (a partire  dagli inizi degli '80)  il battage pubblicitario era stato fortissimo, articoli su articoli, trasmissioni tv su trasmissioni tv, insomma le premesse di una grande edificazione c’erano tutte… ma –ahimé- c’ero anch’io e come sapete io amo “evocare” senza costrutto!
Alla fine chiusi la sede originaria del Circolo, il tempio restò un terreno più o meno abbandonato a se stesso, “lasciato agli impulsi spontanei creativi della natura e delle sue creature” mentre io  addirittura me ne partivo da Calcata per trasferirmi a Treia. Ma l'esperimento di sopravvivenza e di propagazione di uno stile di vita è continuato.... 
Ed infatti anche quest'anno teniamo la consueta "Festa dei Precursori" per ricordare la fondazione del Circolo Vegetariano VV.TT. Un modo come un altro per avere almeno un punto di riferimento in questa mia vita senza costrutto.
Anche qui a Treia ho trovato un “buen retiro”, un luogo in cui apprendere (o ricordare) un diretto contatto con la natura, con gli animali e con le piante. La mia vita quotidiana prevede un incontro riavvicinato con il luogo in modo da trarne un senso di appartenenza e di presenza. Teoricamente questo è un discorso ancora molto sentito in tante realtà rurali, ed in verità i miei veri maestri ecologisti son stati proprio quei ‘vecchi contadini’ dai quali ho appreso alcune verità basilari sulla terra e sull’arte di trarne frutto senza danneggiarla. 
Ed anche quest'anno durante la "Festa" parleremo  di  agricoltura bioregionale.  Ciò sostanzialmente significa: rendersi consapevoli di quello che spontaneamente cresce nel posto in cui si vive. 
La Festa  inizia, la mattina del 25 aprile 2013 alle h. 10.30, con una passeggiata erboristica guidata dall'amica Sonia Baldoni, per attuare una convergenza, una osmosi,  fra noi e l’ambiente scoprendo così anche la base della produzione di cibo vero,  che sono le erbe spontanee commestibili, in modo da spezzare la totale dipendenza dal cibo fornito dal mercato, rendendoci così responsabili -sia pure in minima parte- della nostra alimentazione. E’ un aspetto essenziale della cura per la vita quotidiana e della presenza consapevole nel luogo.
La giornata prosegue nella sede del Circolo  con un pranzo conviviale con le erbe raccolte e con il cibo vegetariano da ognuno portato. Subito dopo, preparazione di fiori di Bach con i petali di rosa, ed un dialogo  (con inizio alle h. 16) sulle tradizioni contadine locali, in particolare sulla coltivazione della canapa, condotto dal prof. Alberto Meriggi. A seguire c'è la presentazione del mio nuovo libro "Riciclaggio della memoria" (ediz. Tracce), sul tema del bioregionalismo, ecologia profonda e  spiritualità laica,  introdotto da Michele Meomartino. Commenteranno Caterina Regazzi,  Antonio D'Andrea  e Lucilla Pavoni ed altri cari amici. Alle pareti ci sarà una esposizione di opere d'arte in sintonia di Nazzareno Vicarelli, Sabrina Franchini, Fulgor Silvi, Andrea Orazi e Daniela Spurio.
Nei giorni successivi, sempre nella sede del Circolo, si terranno incontri per illustrare discipline olistiche che possono risultare utili alla qualità della vita. Ed anche -  il sabato 27 aprile- una sessione di canti con Upahar Anand, il mio fratello spirituale che giunge dall'India;   lo stesso giorno si tiene  anche l'Assemblea Generale dei soci del  Circolo. Ho previsto anche un appuntamento  per parlare di incidenze ambientali  in seguito a progetti inquinanti che sovrastano sul territorio. Ed un incontro olistico condotto da Francesca Salvucci.
La chiusura del 28 aprile prevede due performance effimere, accompagnate da suoni e movimenti e da un brindisi finale di buon augurio. 

Paolo D'Arpini - Presidente del Circolo Vegetariano VV.TT. 

Paolo D'Arpini all'ingresso del Circolo di Treia

La sede del Circolo Vegetariano VV.TT. è in Via Sacchette, 15/a, Treia (Macerata). Per raggiungere il luogo: Parcheggiare sotto le mura in prossimità di Porta Mentana (o Montana), lì nei pressi c'è una fontana antica con due cannelle, salire sino alla Porta, subito a sinistra si vede un vecchio pozzo, salire ancora per 10 metri, quella è Via Sacchette, sulla destra si vedrà un piccolo spiazzo con una porta leggermente sopraelevata su un terrazzino, qui ci trovate!

La manifestazione si svolge con il patrocinio morale del Comune e della Proloco di Treia

venerdì 1 marzo 2013

Bioregionalismo e territorio - La rivoluzione rurale per una innovazione sociale.



La città ha sempre avuto paura della gente di campagna, ne ha avuto paura temendone le intemperanze, le numerose rivolte che fin dall'epoca romana hanno squassato il "mondo civile".

Rivolte dei pezzenti, jacqueries, pugacevscine: tanti nomi per definire un fenomeno che ha posto la questione della diversità della ruralità, della radicale opposizione che, spesso, ha contrapposto questi due mondi.

Un radicato pregiudizio che persiste a tutt'oggi, individua nella gente di campagna la retroguardia e la Vandea più nera, il vero ricettacolo di ogni conservatorismo e dei più beceri. Nel linguaggio delle principali lingue europee il contadino, appunto, abitante del contado, ovvero "fuori" dal centro, dal borgo, è dipinto come il diverso, il non affidabile, l'elemento o folcloristico, clown viene da "colonus", oppure il selvaggio, lo zotico, il bifolco, il cafone, il villano, il terrone e via elencando.

Le lingue sono state codificate dalla gente di città, il borghese ha eletto se stesso a modello di equilibrio e di saggezza, i suoi costumi sono stati eletti a soli costumi rispettabili. Chi sgarra è, naturalmente, "un cafone".
Non si tratta di fare dell'antropologia spicciola, chi ha studiato profondamente le campagne, ed in Italia ma in tutta Europa sono stati tanti, io ho in mente "Il capitalismo nelle campagne" di Vittorio Sereni, mette l'accento su un dato di fatto: la città, il capitalismo borghese ha con ogni mezzo, con ogni legge, la legge come via impositiva dell'economia, il mercato della produzione industriale, un luogo di vendita facile dei propri prodotti.
Per poter esercitare, per un presunto buon diritto, chi ha determinato e codificato leggi, norme, chi ha costruito il pregiudizio antirurale, questo predominio assoluto, la città ha elevato se stessa a modello di buon vivere e la campagna a , quasi, nonluogo.

Basta prendere un aereo: le città si irraggiano in mezzo alla campagna, intorno, le fabbriche, le discariche, la città esporta, oggi, oltre al suo modello di vita di rapina e consumo, i suoi rifiuti e scarti. Il Napoletano, un caso eclatante, ma nelle metropoli del sud del mondo è dappertutto uguale, si assiste alla stessa logica di rapina ed esportazione dei rifiuti di questa rapina: le campagne sono il luogo dello smaltimento, la comoda discarica dei cittadini.

Non credo sia necessario, qualsiasi testo di storia lo dice: anche durante le guerre, il prezzo enorme pagato dalle genti di campagna: per Cesare come per Napoleone come per Hitler, anche se nell'ultimo caso con l'aggravante del razzismo scientista, ma nella stessa Algeria in lotta contro i Francesi per l'indipendenza, l'esercito occupante se nelle città si controllava, è nelle campagne che sono stati sterminati, solo di recente il presidente Hollande lo ha ammesso in un discorso ad Algeri, un milione di persone.

Il Ruzante nel Cinquecento ci illustra bene cosa era la guerra per i poveri bifolchi: come nella poesia celebre di Brecht, ovvio, "tra i vinti pativa la fame la povera gente, tra i vincitori, pativa la fame ugualmente."
E' stato così, la dicotomia città-campagna è stata una costante della nostra storia.

Pochi sanno che, all'indomani della Rivoluzione francese, quella che pretendeva di ottenere "libertè, ègalitè, fraternitè"per tutti gli uomini, tra i passi falsi, crimini veri e propri come il massacro degli Haitiani, gli schiavi in rivolta guidati da Toussaint Louverture, un' altra ignominia meno grave ma sintomatica, vi fu il divieto di produrre il pane in tutta la Francia se non col lievito prodotto a Parigi.

All'ingrosso, su una scala infinitamente maggiore, all'indomani della Prima guerra mondiale, la prima, cossiddetta "rivoluzione verde" trovò il modo di riciclare nelle campagne , come concime, l'esplosivo, i nitrati non più utili alla fabbricazione di ordigni. Dal carrarmato al trattore e viceversa a seconda della convenienza, giammai quella del mondo rurale, ovviamente.

L'introduzione delle logiche della produzione e della sovrapproduzione capitalistica ha originato e continua ancor oggi, la sistematica spoliazione delle campagne. Non solo boschi, foreste, fiumi, laghi, vengono distrutte, eradicate, i fiumi e i laghi prosciugati, deviati, letteralmente risucchiati per le esigenze della città, pochi sanno che fiumi importanti come il Rio Grande non arrivano più al mare, assorbiti dall'agricoltura industriale e dagli usi urbani.

La città, la logica cittadina o "borghese" in tedesco,"burger" è il cittadino, non ha sempre prodotto esempi di
democrazia dal basso come la magnifica e virente sognatrice Commune de Paris, le città non sono sempre state la  culla delle rivoluzioni.

Eppure, basta recarsi a Parigi al Muro dei Federati al Pere Lachaise e ci torna nella mente, nel cuore, una città altra, una città fomite di democrazia vera, luogo di dibattito, agorà autentica, espressione della libertà "civile" non già in contrapposizione ad una presunta barbarie rurale ma limpida, verace conquista di libertà popolare.

Ebbene, cosa capita, cosa sta capitando ed in maniera sempre più diffusa, sempre meno invisibile e sempre più scoperta quando a migliaia, in Europa ed altre parti del mondo, dalla città ritornano i giovani verso la campagna alla ricerca non di paradisi nostagici mai esistiti ma di un nuovo paradigma esistenziale?
Cosa accade quando giovani cercano e trovano nella campgna un proprio luogo di comune ricerca, lavoro collettivo, quando decidono di tornare alla campagna non per sottometterla, questo ormai è un disco rotto che l'agricoltura, fallimentare dell'agrobusiness declina sempre più a fatica, ma per trovare nella terra, in quella terra abbandonata, avvilita, vilipesa, straziati, svuotata di ogni metafora, di ogni canzone?

Succede che l'imprevedibile accade, che sorge forte, non più mediabile, non più irregimentabile una rivoluzione rurale. Dalla grande Conf', la Confèdèration Paysanne del famoso Josè Bovè, cinquantamila contadini organizzati nel più forte sindacato di base rurale europeo alle occupazioni di terre del dopoguerra dalla rinascenza , per il momento su numeri ancora non macroscopici, di ecovillaggi, coordinamenti città.campagna, alla cooperazione tra Gas, gruppi di acquisto solidale e Cooperative biologiche di giovani, una rete che interloquisce positivamente tra città e campagna irrompe nella scena e sconvolge, in un colpo solo ogni pregiudizio, ogni falsità. Il nuovo contadino ma anche l'orticoltore urbano, fenomeno sempre in ascesa, il comune di Milano ha emanato un bando per 25.000 orti urbani, si parlano, associazioni come Civiltà Contadina , i seedsavers italiani, conservatori di sementi della tradizione agricola italiana hanno nelle città la sponda sicura per manifestarsi, per esprimersi e dialogare col cittadino. La rivoluzione rurale è una rivoluzione vera, prima perchè totale, essa rovescia lo stereotipo, abbatte e cancella millenni di menzogne e falsi giudizi, viceversa il nuovo contadino, il contadino consapevole, introduce nella città altre conoscenze, altre abilità.

Sicuramente ad un mercatino dei produttori, piccoli produttori dei dintorni, vi sarà un pullulare di parole nuove intorno alla dialettica città-campagna. Le tematiche della difesa del suolo, del paesaggio, lo spinosa ed esiziale questione della biodiversità rurale, la rinascenza di balli, di canti, la ripresa di modi quotidaini di vivere che spazia tra il farsi il pane in casa con farine biologiche alla ricerca di produttori a km 0, altre mille iniziative consimili, contribuiscono ad avvicinare questi mondi così distanti.

Il fenomeno è stato acuito dalla crisi, sono sempre di più coloro che sono passati alla coltivazione di un orto magari anche sul terrazzo di casa, i numeri indicati dai principali istituti demoscopici parlano di cifre oltre il milione. La città migliore va in campagna, la campagna va in città. Questo è un incontro fecondo, il sentire diverso, il vivere fuori dal frastuono, dalla corsa all'ultimo gadget, all'ennesima futilità indotta dalla pubblicità, il provare commisurare i propri bisogni non più o non soltanto sul metro dell'acquisto ma la possibilità infinita di nuove relazioni umane offerta dal dono e dal baratto, in campagna molto più praticabile, basti pensare ai Woofer, un'altra ospitalità, non più turismo, ovvero un girare a vuoto, ma un viaggiare ed un vedere e conoscere e imparare. Tutta l'attenzione cittadina su un cibo che sia prodotto in modo sano, questo comporta, automaticamente, per la nuova campagna un vantaggio evidente: meno veleni, più fertilità dei suoli, meno spreco di acqua, di suolo, meno sprechi in assoluto in un campo in cui lo spreco, la perdita è prevista dall'inizio. Se il cittadino capisce che la mela non deve essere per forza lucida e tonda, se arriva e ci arriverà, a capire che le carote non sono solo arancioni, se la lotta per la messa al bando dei perniciosi Ogm, viene condivisa e combattuta in campagna ed in città, se questa ed altre lotte troveranno e già trovano, alleanza, potremo dire che abitudini, costumi di vita della campagna, una nuova ruralità libera, autodeterminata, consapevole e lungimirante, Davide Ciccarese nel suo Manifesto per l'agricoltura contadina, lo dice esplicitamente: "Al giovane, oggi, il ritorno alla campagna, è futuro molto più certo, pregno anche di stabilità economica che non il ridursi a CoCoCo o CoCoPro e precarie svariate condizioni di nuova schiavitù urbana"

Il precariato avvilisce, tanti giovani hanno comiciato a prendere in considerazione un cambio di vitan totale, il libro "La pecora nera" esemplare, ci narra di un giovane friulano che se ne va in valle, pone forte la sua scelta determinata ancorchè solitaria di vivere secondo paradigmi affatto differenti.

Si, una rivoluzione rurale, anche nel nostro Paese, può determinare mutazioni sociali, antropologiche, notevoli.
Non sarà facile ricondurre all'ovile questi movimenti "neo-contadini", poter coniugare difesa dell'ambiente, ed essere contadino significa, alla lettera, con diverse pratiche di agricoltura non chimica, ridisegnare il paesaggio: significa, nel proprio podere, tornare vedere le lucciole, a sentir gracidar le rane: questa riappropriazione di tempi più sereni, questo disinquinamento del corpo e della mente, benché pareggiati dalla fatica fisica, dal non aver tempo se non in relazione al ciclo delle stagioni, e non è detto che questa apparente mancanza di "libertà", scoraggi, al contrario, tanti giovani sentono proprio l'esigenza di avere limiti, una cornice naturale perciò stesso non oppressiva, alla propria esistenza. "Nessuna libertà senza terra, nessuna terra senza libertà" mi sembra proprio il motto adatto a questa tendenza in atto, conoscendo quanto siano pervasive le fonti della propaganda consumista odierna, quanto a fondo abbiano eradicato "naturalità" dalla mente dei giovani, è quanto mai,  una felice fonte di speranza, fresca, appagante, finalmente, il poter leggere di un possibile futuro di campagne liberate e di città rese più umane proprio dal contatto fisico tra cittadini e nuovi contadini.

Teodoro Margarita, presidente di Civiltà Contadina