martedì 19 novembre 2019

Bioregionalismo - Tornare sulla Terra...


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La grave crisi in cui versa il movimento ambientalista italiano, in particolar modo le sue componenti più istituzionalizzate, è indubbiamente un dato di fatto incontrovertibile.  L'interesse per l'ambiente riguarda una percentuale estremamente minoritaria degli italiani, ma che indubbiamente riveste una sua importanza ai fini della valutazione del possibile "appeal" di un’istanza che in qualche modo radicalizzi la questione ambientale, riportandola al centro del dibattito politico.

Riferimento primario della "nuova età" ambientalista è sicuramente il "bioregionalismo".  Punti cardine per  il ripristino e la conservazione dei sistemi naturali, la ricerca di tecnologie sostenibili che consentano la soddisfazione dei bisogni primari dell’uomo (cibo, acqua, energia, casa, ma anche cultura), il rapporto con il territorio abitato e selvatico. Mentre una costante di  diversi gruppi che si ispirano ad esso è rappresentata dal fatto di ispirarsi allo stile di vita  naturalistico delle comunità indigene,  da sempre legate in un rapporto "sacrale" al territorio, abitato e selvatico, e più in generale all’intero pianeta.  Quella Gaia degli antichi greci da cui ha preso il nome l' ipotesi di James Lovelock, che considera l’intera terra un tutto vivente capace di omeostasi.

Come retroterra più specificatamente "filosofico" del movimento vi è poi la cosiddetta "ecologia profonda", una dottrina che propugna l’ecocentrismo, cioé la considerazione degli interessi primari della Natura come punto di partenza dell’agire politico e sociale, con conseguente rimodellamento dei comportamenti umani non "compatibili" con tali interessi.
La storia del bioregionalismo italiano parte dall’attenzione a questo tipo di tematiche mostrato, già all’inizio degli anni Ottanta, da alcune riviste, in particolar modo AAM Terra Nuova, legate strettamente alle pratiche di allevamento e agricoltura alternative e a tutte attività che il movimento bioregionalista mette al centro del proprio progetto di trasformazione socio-economico del territorio.

Il bioregionalismo italiano ha diverse anime, alcune delle quali difficilmente compatibili fra di loro, che da una parte rendono il "messaggio" politico meno coerente e dall’altra ne evidenziano i notevoli limiti "tecnici" quando si tratta di passare dalle pur fascinose enunciazioni teoriche all’applicazione politica e pratica in una realtà socio-ambientale quale è quella europea e, più specificatamente, quella italiana.
L’opposizione fra locale e globale è da sempre parte del patrimonio ambientalista, e i bioregionalisti l’hanno ripresa e sviluppata guardando, come dicevamo, soprattutto alle tradizioni ancestrali che spesso, proprio partendo da un legame "magico" e sacro con il territorio, danno vita ad economie perfettamente sostenibili e a basso impatto ambientale.

L’equazione fra società tradizionali (o comunità "locali") e rispetto nella Natura non può peraltro essere considerata un fatto scontato. Sono moltissimi infatti gli esempi, nel passato, di realtà sociali pre-industriali che sono riuscite ad interferire pesantemente con i cicli naturali o ad apportare disastrose modificazioni a vaste aree geografiche prima di allora non toccate dall’azione dell’uomo. Tutta una serie di elementi fanno ad esempio concludere che l’estinzione di alcuni grandi mammiferi (orso delle caverne, mammouth, tigre dai denti a sciabola) siano state causate dall’azione predatoria operata, con le rudimentali armi e tecniche venatorie di cui essi disponevano, dai cacciatori neolitici. Tra il 4.000 e il 3.000 a.C., nel Peloponneso, in Grecia, un disboscamento selvaggio riuscì addirittura a provocare l’annientamento di una nutrita serie di insediamenti umani. Il caratteristico paesaggio delle Highland scozzesi è in realtà nient’altro che il risultato della totale distruzione ad opera dei nativi del manto boscoso che alcune centinaia di anni fa copriva per intero quelle terre. E gli esempi potrebbero continuare, evidenziando il fatto che il rispetto della natura non è parte integrante del patrimonio antropologico di tutte le civiltà tradizionali, ma solo di alcune di esse.

Quando poi ci si avvicina ai giorni nostri, si vede che le istanze localiste sono spesso appannaggio proprio di quei gruppi che frappongono a tutto i propri interessi economici o che, troppo spesso, agiscono secondo i dettami della classica sindrome N.I.M.B.Y. (not in my backyard, non nel mio cortile), secondo la quale un problema ambientale è risolto nel momento in cui lo si è riusciti a distanziare di un congruo numero di chilometri...
Se "piccolo è bello", la semplice riduzione della scala non è evidentemente sufficiente, di per sé, al mutamento di una mentalità che ha fatto presto a sviluppare profonde e nefaste radici. Nelle metropoli, poi, quasi sempre localismo significa lotte fra poveri, intolleranza, razzismo, come testimoniano la lunga serie di proteste delle comunità urbane contro i soggetti deboli prodotti dal nostro modello societario. D'altronde quello del razzismo "differenzialista" è il lato oscuro della medaglia localista. 

Ovviamente qui non si parla di ecologisti  consapevoli,  si tratta di gruppi distanti dal movimento bioregionalista, la cui esistenza deve far però ragionare sulla pericolosità di un costrutto ideologico che si fondi esclusivamente sulla pura e semplice opposizione al modello globalista. 

Serge Latouche, studioso francese, appassionato sostenitore di tecnologie "appropriate" che rimarchino il primato del sociale sulla tecnica lo dice molto chiaramente: "L’economia mondo-capitalistica, che ha saputo reinventare su vasta scala la schiavitù, è perfettamente in grado di preservare in maniera durevole dei modi di organizzazione precapitalistici. Considerato il costo molto elevato della distruzione-adattamento, tali modi possono manifestarsi infinitamente remunerativi rispetto all’introduzione del modello salariale".

Lo stesso Latouche, che da anni si batte contro quell’occidentalizzazione del mondo che ha portato alla distruzione su vasta scala delle economie indigene e rurali, è ben conscio del fatto che "la perdita dell’identità culturale e la nostalgia della socialità perduta sono facilmente  confondibili con ideologie di  stampo conservatore e di destra".

La peraltro giusta e auspicata valorizzazione del patrimonio socio-culturale dei "nativi", ci pone oltretutto di fronte un altro problema non secondario, che è quello della tendenza ormai mondiale alla creazione di società multiculturali e multirazziali, in particolar modo all’interno dei paesi industrializzati. 

Non può, in questo senso,  non inquietare leggere che "vanno riconosciuti i diritti universali degli abitanti, legati al proprio territorio da un legame profondo, simpatetico, che si avvalga di tecnologie appropriate, e di un’economia che conviva con le risorse locali completandosi -nella minor quantità possibile- con beni e produzioni esterne", qualora tali sacrosanti diritti non vengano considerati automaticamente estensibili ai cittadini che a qualunque titolo sono parte integrante della popolazione di un territorio, venga o meno considerato lo stesso come unità bioregionale, posseggano o meno essi legami profondi con il medesimo.

Tutto questo per dire che non necessariamente il ritorno di un gran numero di "cittadini metropolitani" alla vita di campagna, auspicato dalla  rivista "Frontiere", può essere considerato un fatto positivo per la salvaguardia e l’ampliamento delle residue zone di wilderness ancora esistenti sul territorio nazionale. Un parere questo, che fu  condiviso anche dal bioregionalista americano, Peter Berg (e dal coordinatore della Rete Bioregionale Italiana - Vedi:   https://paolodarpini.blogspot.com/2011/03/il-bioregionalismo-e-la-comunita.html).

"Vogliamo essere una città ecologicamente sostenibile -sostenne Berg-. Le autorità devono prendere decisioni sostenibili per la propria bioregione in materia di acqua, rifiuti, energia, cibo, cultura, educazione e arte pubblica. Il modo di vivere in città è molto importante. La gente oggi deve possedere una macchina per recarsi al posto di lavoro. Questi luoghi dovranno essere avvicinati, limitando così il numero delle macchine. (...) Gli abitanti della città devono diventare "pionieri urbani" in una wilderness di cemento, acciaio e vetro, sviluppando nuove forme urbane e, allo stesso tempo, ricostruendo la propria vita e il paesaggio urbano". Ed ancora: "Le città sono consumatrici pure. Bisogna che diventino più responsabili e che si sviluppi reciprocità fra le zone urbane e il resto della bioregione".

Si tratta, deve essere chiaro, di un’opzione radicale, che nulla ha a che vedere con lo pseudo governo "verde" di sindaci come Rutelli, ma che parte da una constatazione dell’esistente che non si culla nella speranza di improbabili ritorni di massa a quel passato bucolico che sembra a volte riapparire in molti superficiali proclami ecologisti dell’ultim’ora.

Le città possono e devono essere profondamente cambiate partendo dalla loro organizzazione urbanistica, in opposizione al trend di "apartheid" sociale interna che caratterizza lo sviluppo recente delle megalopoli, americane come, in forma meno esasperata, europee. Si può quindi restituire alla vita cittadina quei caratteri di comunità, quella ricchezza dei rapporti interpersonali, quel rapporto con la realtà contadina circostante, quel basso impatto ambientale che sono spesso propri dei piccoli centri, proprio a partire da una radicale modifica di quelli che sono i rapporti sociali fra abitanti.

È quella che Orin Langelle chiama l’ecologia rivoluzionaria (ma si potrebbe anche parlare di eco-socialismo) che "può essere la sintesi delle due posizioni (l’ecologia profonda e l’ecologia sociale, N.d.A.), unita ad altre: l’ecofemminismo mostra la connessione fra dominazione della donna e dominazione della natura; il sindacalismo rivoluzionario spiega la lotta di classe attraverso l’analisi degli opposti interessi dei lavoratori e dei capitalisti. L’ecologia rivoluzionaria accusa le pratiche di dominio antiegualitarie come parte di un meccanismo di controllo che sfrutta tutte le forme di vita del nostro pulsante e vivente pianeta".

Ma il bioregionalismo, secondo una certa visione, punta soprattutto all’affermazione di un modello di vita naturalistico, al ritorno alla terra, al legame "spirituale" con essa, e quanto di tutto ciò possa diventare realtà in un tessuto regionale in genere fortemente degradato come è quello italiano, rappresenta una delle grandi incognite di questa proposta.

D'altronde la coesistenza di una dimensione locale e di una globale, veicolata ad esempio da uno strumento di comunicazione come Internet, è estremamente complessa. Se da una parte può essere considerato reale il ruolo dei mezzi di comunicazione di massa (soprattutto le televisioni e le  reti informatiche), come attivo strumento del processo di occidentalizzazione del mondo che ha causato e continua a causare la distruzione delle culture minoritarie, è altrettanto vero che spesso l’attenzione dell’opinione pubblica nei confronti di queste culture è garantita esclusivamente dalla loro esposizione mediatica.

Complessivamente, comunque, la proposta bioregionalista va sicuramente considerata con attenzione,  perché indubbiamente essa contiene al suo interno numerosi spunti interessanti, che possono entrare a fare parte, quando già non lo sono, del patrimonio politico eco-socialista...

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lunedì 18 novembre 2019

Le storie di Ferdinando Renzetti: "Stranieri a se stessi o di se stessi...?" (Ovvero: come non vergognarsi di essere ecologisti...)

"...questo fermento che descriviamo nella nostra vita è solo apparenza, tutto è calmo sotto le onde..." (Saul Arpino)


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Da Il Giornaletto di Saul, ho tratto un brano di Osho, non so in realtà da dove sia stato tratto, che dice: "Tra te e l’esistenza c’è un'immediata affinità. Tutto quello che devi imparare è come capire il linguaggio dell’esistenza. Conosci i linguaggi dell’uomo, ma non sono i linguaggi dell’esistenza. L’esistenza conosce solo un linguaggio: e questo è quello del silenzio..."

Ho empatizzato la forma trasformando il “tu” in “noi” togliendo il “ma” che blocca il discorso e trasmutando il “devi” in “possiamo” quindi: tra noi e l’esistenza c’è un immediata affinità.  Tutto quello che possiamo imparare è come capire il linguaggio dell’esistenza. Conosciamo i linguaggi dell’uomo e non sono i linguaggi dell’esistenza: e questo è quello del silenzio. Che poi, riflettendo, Osho che parla del linguaggio del silenzio è un paradosso, da quel che so, mi sa che in tutta la sua vita non è mai stato un attimo zitto, almeno da quel che si racconta e da quanto scritto nei suoi libri, che non ho mai letto e come mi è stato detto sono trascrizioni di suoi discorsi, da parte dei seguaci.

Quindi se è così, c’è già un passaggio di trasmissione nei livelli di comunicazione, poi la traduzione dall’inglese all’italiano, un altro passaggio. Inoltre essendo trascrizioni di seguaci non si sa se veramente ha detto quel che è stato scritto e quindi forse alla fine non si saprà mai quel che ha veramente detto e pensato Osho, con tutte le verità e le contraddizioni raccontate e con tutta la letteratura susseguente che ne è venuta fuori, a volte anche simpatica, come le famose frasi di Osho in dialetto romanesco.

Molti traducono frasi di saggi e maestri con frasi tipo: “non devi...” solo in questo inizio, a livello di comunicazione empatica, ci sono già tre errori. primo, iniziamo la frase con una negazione. secondo la forma impersonale “tu” crea un distacco, un muro tra chi parla e tra chi legge e ascolta, molto meglio il più inclusivo “noi”. Terzo il verbo “dovere” verbo impersonale che detta una imposizione più che una scelta.  Allora trasformiamo “devi” in “puoi o vuoi” quindi empatizziamo la forma di “non devi fare...” impositivo con “puoi fare questa cosa se non vuoi...” ancora meglio in “possiamo fare....” 


In questi giorni si è svolto un raduno-incontro, non so come chiamarlo, a Milano con Amritanandamayi, conosco parecchi suoi seguaci così mi hanno invitato, presentandomi l’evento come bellissimo sia a livello spirituale sia a livello bioenergetico. Ho risposto che sono ateo agnostico e che rispetto e apprezzo quanti credono e hanno fede anche se queste manifestazioni mi fanno pensare un po' ai testimoni di Geova, non l'avessi mai detto! Sono stato accusato di essere un grande ignorante, che può anche essere vero, solo che invece di spiegarmi in modo semplice e convincente delle reali motivazioni, mi è stato trasmesso solo un senso di superiorità, sia nei miei confronti, sia nei confronti dei testimoni di Geova, che magari saranno a un livello più popolare di trasmissione, anche se alla fin fine l’importante è ricevere benessere psicofisico da una pratica spirituale, come nella musica per esempio: come si fa a dire che chi ascolta Gigi D’Alessio è ignorante!

Dipende dai livelli di accesso alle informazioni e dalle informazioni che riceviamo dal sistema in cui viviamo e dalla capacita di rielaborare queste informazioni. Come si sente spesso parlare di bellezza ”ritorno alla bellezza” o “educazione alla bellezza” anche se spesso chi nato vissuto e cresciuto ai limiti della società, come quelli che vivono ai limiti del sociale, nelle periferie urbane, spesso non sanno appunto neanche cosa sia la bellezza stessa, oppure ne hanno un concetto totalmente differente dal nostro. 


Voglio altresì dire che è facile fare i bravi, essere ecologisti, fare il compostaggio domestico della spazzatura, l’orto sociale e condividere ideali e buone pratiche del vivere sociale, quando si sta nel benessere, come per esempio fanno alcuni che predicano alle televisioni e guadagnano milioni di euro e hanno magari la servitù domestica che fa tutte queste cose per conto loro. Invece quando si vive in un contesto di povertà, ai margini del sociale e spesso non si ha neanche il minimo per riscaldarsi e pagare le bollette che è anche la situazione di tanti pensionati, non ci si sta certamente a chiedere che cosa è la bellezza, la sostenibilità ambientale, l ecologia, il veganesimo, la macrobiotica e altre cose, quando appunto l’unico pensiero spesso è la sopravvivenza stessa e la necessita di riempire lo stomaco con quel che si trova, a basso costo, nelle periferia dell impero. 

Tornando a me, mi sento libero, quando voglio, anche di entrare in chiesa e sentire un rosario o una messa o andare ad ascoltare una funzione nell’ashram di Babagi o degli Hare Krishna, apprezzandone le modalità espressive e magari riceverne anche eventuali sensazioni benefiche a livello psicofisico. Mi fermo qui, forse mi sono avventurato un po oltre e non so se si capisce quel che voglio veramente dire. 

Riassumendo in parole povere ho la sensazione spesso di una realtà intellettuale radical chic veramente lontano da tematiche popolari e accessibili anche alle classi svantaggiate. Possiamo pure ammettere che non ce ne frega niente delle classi svantaggiate, solo che poi ci ritroviamo vittime pure noi di chi proclama slogan come “prima gli Italiani” e altre cose, anche perché lo stato ha smesso di fare qualsiasi programma di alfabetizzazione da almeno cinquantanni e l’unica educazione che subiamo e riceviamo dal sistema è solo consumismo. Infatti nonostante tutti ormai sappiamo adoperare un cellulare, fare i selfies postare una notizia o una foto un video e altre complicate forme di comunicazione, continuiamo imperterriti a buttare le cicche per terra e a riempire le spiagge di plastica...

Ferdinando Renzetti



domenica 17 novembre 2019

Viaggiando in Calabria - "Se vuoi conoscere l'Universo... conosci te stesso"

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...sono partito da Pescara con un pullman flixbus per Napoli dove ho preso un treno diretto a Cosenza per arrivare nella campagna di San Benedetto Ullano, in una piccola comunità che mi sono divertito a denominare come Ullandia o Ullalla, dalla grande quercia nella piana, vicino al torrente. Ho vissuto in una roulotte  alle luci ai suoni ai colori e ai profumi del bosco, soprattutto all'alba. 

Come al solito, nel viaggio mi sono fatto guidare, dal filo dell'autocostruzione in terra cruda. Infatti il giorno dopo abbiamo iniziato i lavori di recupero di un tettoia da adibire a cucina spazio comune; impasti in terra e paglia, terra sabbia e paglia. Tutta la comunità donne e bambini ha partecipato ai lavori tra canti filastrocche e giochi. San Benedetto è un paese di etnia arbereshe e conserva ancora oggi la propria cultura la lingua e il rito bizantino. 

La domenica successiva al mio arrivo, siamo andati nella chiesa di san benedetto a seguire la cerimonia liturgica di rito greco ortodosso, ricco di simboli tradizioni e suggestivo effetto scenografico. Passeggiata a piedi nella campagna di inizio giugno, profumata di pioggia fiori e grano. I ragazzi della comunità locale anche se seguono e conoscono le tradizioni seguono anche altre culture aprendosi a particolari contaminazioni tipo la capoeira e ritmi e canti brasiliani. Infatti pensavo di ascoltare tarantelle e musiche tradizionali suonati in acustico con strumenti vari invece abbiamo ascoltato spesso musiche brasiliane o anche musiche psy trance comunque si è creata subito una buona armonia e il suono il canto e la danza sono usciti spontanei all interno del gruppo di lavoro dell' autocostruzione, anche sorta di laboratorio sui principi dell empatia. Nei giorni, incontri con diverse realtà locali, home scooling e scuole libertarie. dopo circa dieci giorni sono partito alla volta di bovalino sulla costa ionica per il laboratorio a mater felicia di design emozionale. 

Mater Felicia altra piccola realtà dove si pratica vita comunitaria ed è presente una piccola home scooling. divertenti laboratori di costruzione di oggetti vari con bambini e ragazzi di giocattoli piccoli oggetti perline pianeti biglie bassorilievi tavolette in terra cruda, abbiamo realizzato anche un forno di cottura con l’antica tecnica etrusca del bucchero con cottura anche di alcuni oggetti realizzati con argilla. nei vari giri di scoperta e conoscenza del territorio ci siamo ritrovati all’albero della vita, a Brancaleuni Supra, dove nella falesia è scavata una grande caverna a forma di toroide o mela cosmica e altre nicchie a forma di grandi alveoli a dimensione umana. cerchio di meditazione per sentire la nostra vibrazione all interno della sfera toroidale e anche per percepìre le frequenze all interno del luogo, veramente particolare. 

Poi visita a Ferruzzano, magico paese semi abbandonato, costruito e sedimentato per millenni all interno di una sorta di gigantesca acropoli, probabilmente neolitica scavata nella falesia che segna con i suoi spuntoni di roccia i punti cardinali perfettamente allineati e quindi fa pensare a un antico osservatorio orologio solare lunare e anche stellario o planetario; nel senso che se ne percepisce la forma di grande computer di pietra che segnava passaggi di stagione anche se non se ne comprende la reale funzione. bagni sulle belle spiagge della costa in particolare capo brucano, come è stata definita la California d’italia, che gli antichi greci chiamavano come Capo Zephirion. E' stato un punto di arrivo per numerosi gruppi di coloni greci in cerca di nuova terra. come se ci fosse su questo promontorio un attrattore magnetico, verso cui tutti i popoli dell antichità si dirigevano.

Forse il magnetismo del ferro appunto che richiama pure il toponimo Ferruzzano. lasciata la bellissima vista sul mare tra la lussureggiante vegetazione mediterranea di Felicia Superiore sono approdato a Condojanni piccolo borgo del comune di Sant’ilario sullo Ionio, sulle prime pendici dell'Aspromonte paese scavato nell’arenaria bianco-giallastra, con le bianche cave o colline di terra argillosa biancastra del paese di bianco sulla costa vicino al paese di Africo nuovo, che abbiamo pure visitato, per via della sua recente storia di ricostruzione, dopo l abbandono del luogo originario negli anni 50. 

Lungo la costa interessanti spunti dell architettura dei luoghi in un coacervo di stili, unico soprattutto quello definito il "non finito calabro" che per via dei materiali scadenti di costruzione, l’abbandono la salsedine e il tempo si sta trasformando nello "sgretolato calabro" centinaia di chilometri di case e sopraelevazioni di case mai finite, spesso già abbandonate, difficile prevederne un recupero, se non un ulteriore abbandono. invertendo la rotta potremmo analizzarla come una enorme opera di architettura spontanea popolare, attuata dagli anni 70 in poi, per definirne stili materiali e modalità costruttive. difficile a livello antropologico definire le motivazioni che hanno spinto le popolazioni locali a investire tutte le loro risorse su case e costruzioni che non sarebbero mai servite a nessuno e soprattutto mai abitate, perché se si volesse pensare di abitare tutte le case abbandonate, tra paesi antichi, quelle nuove costruite non finite e quelle dei paesi marini lungo le coste, la popolazione della calabria dovrebbe essere almeno triplicata se non di più.

In questo stile architettonico, non finito calabro, cemento che si consuma e si sgretola, la vegetazione spontanea spesso riprende il suo spazio, accentuando l’abbandono. se si guardano poi le forme si vedono le piccole case basse della tradizione costruttiva locale delle marine, costruite con materiali locali, a volte anche in terra cruda, basse appunto, quasi nascoste nella vegetazione dunale, proprio per non contrastare la forza degli agenti atmosferici, vento salsedine calore. invece se si guarda ai palazzoni alti e stupidi che si ergono contro le forze naturali della natura del luogo in modo sciocco e improvvisato senza rispettare i dettami della tradizione costruttiva locale, forme veramente stolte e incomprensibili senza avere la minima attenzione alla climatizzazione passiva come le case di un tempo. altra tappa della nostra visita al giardino delle mille meraviglie di orlando sculli che si rivela una persona incredibilmente disponibile. un ricercatore appassionato di biodiversità. 

Orlando Sculli, il professore, è nato a Ferruzzano, poco distante da Bianco, abita a Brancaleone, ha un vigneto che è scrigno, giardino segreto della viticoltura e della storia della Locride. In meno di un ettaro ha trapiantato quasi trecento varietà di vite raccolte e recuperate in loco. alla fine ci ha tenuto pure un corso di rabdomanzia, ci ha insegnato a cercare l’acqua nel sottosuolo con l’uso di una bacchetta di legno. a Condojanni durante i giorni del solstizio, osservati dall'altura del castello che ho denominato timpa janca, dal colore biancastro della terra sabbiosa argillosa. cene e incontri con la comunità locale. sono stato ospite nella bella casa, piccola isola dell artista disegnatore e scrittore di libri animati, tupingi matangi, piena di libri quadri
dipinti disegni oggetti, bella esperienza! Con lui era nata l’idea di coprire una casupola sigillarla impacchettarla con copertura in telo di plastica e canapa; impacchettarla come un grande oggetto di design con corde funi e pesi ai giardini di Focà, vicino Caulonia dove appunto voleva realizzare una mostra. 


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A Bovalino si dice che alcuni palazzoni tutti uguali lungo una via e in gran parte disabitati sono stati costruiti con il denaro del riscatto Paul Getty, interessante lo stile. visite in alcune belle case di artisti locali e aperitivo nella bellissima piazza di Caulonia superiore paese che conosco bene per esserci stato numerose volte al festival di musiche tradizionali tarantella power. Era da tempo che non ci tornavo, Caulonia mi da sempre emozioni particolari, per la sua posizione la storia le tradizioni l’architettura la luce e quanto altro come il palazzo asciutti-hieracy con la facciata ottocentesca ripropone l'intonaco colore rosato e i bizzarri motivi decorativi a stucco e in rilievo: sirene satiri saraceni. giri anche per gli altri paesi lungo la costa, procella ionica, Gioiosa Ionica e Locri Epizefiri famosa colonia greca con una grande zona archeologica, purtroppo non siamo riusciti ad andare a Gerace. 

Dopo circa una decina di giorni sono partito dalla stazione di Locri in un caldo pomeriggio afoso di fine giugno e dopo diversi cambi con i vari treni locali Catanzaro Lido, Lamezia Terme, Paola sono arrivato a Diamante all’arcipelago Sagarote dove sono rimasto alcuni giorni realizzando assieme ad altri ospiti l’affresco della stanza azzurra. In macchina con un’amica sono arrivato nella non lontana Verbicaro, dove sono rimasto una decina di giorni, nella casa restaurata degli amici Lingam e Sole. 

Ho seguito tutti i preparativi e le devozioni nella vicina chiesa dedicati alla madonna delle grazie. bellissimi i canti votivi delle donne che percepivano il raggio di luce, alcune piangenti di commozione, alla fine dei canti di devozione. paese situato sulle pendici del pollino sul versante tirrenico. dopo un po di giorni sono approdato in treno e in autobus a pescara dove recuperata la mia auto sono partito di nuovo diretto al "giardino della gioia" sul Gargano, a Torre Mileto per un restauro, di una casa di paglia, costruita qualche anno fa, laboratorio interessante con la simpatica e gioviale comunità locale, soprattutto sulla spiaggia che definisco come una delle più belle del Mediterraneo con la vista delle Tremiti e di gran parte del Gargano dal monte Delio, reminiscenza nel nome di un antico sito probabilmente dedicato in origine al culto solare, oggi Santa Maria di Monte Devia, bel laboratorio e divertente: terra cruda e poesia danze balli canti e suoni con aria floria, qi gong, trasformazione e riconnessione, energy flowing, kalary payattu, meditazione dinamica di osho estatic dance. 

Le riflessioni e gli esercizi di scoperta interiore e fiducia nelle relazioni con alberto e silvia di terra d’altrove e tantissimi musicisti filosofi danzatori artisti esoterismi bioenergetici sulla spiaggia dove si percepisce il senso del mito millenario di questi luoghi magici ricchi di biodiversità luce esteriore luce interiore. l’estate si è conclusa al giardino di "pukalpa", cosmo centrale vicino Copertino per un laboratorio di costruzione in superadobe, incontri con vari gruppi locali e giri nei paraggi tra cui lecce a bordo dell'ape car, a settembre festa della terra a Casalincontrada con belle foto nel borgo di Malandra Vecchia.

Mi basta osservare il cerchio del volo delle rondini della chiesa di san benedetto per lasciare andare parte delle mie illusioni vita, morte, vita, è un giorno nuovo... ciabatte di terra paglia, freschezza, radici, impasto di pasta madre, un’altro di terra e paglia, acqua che non si ferma ascolto... il rumore del fiume non invade, armonizza scandisce il quotidiano . 

Mi fermo, osservo, il verde attorno, la grande quercia avanza e mi abbraccia. sono qui tra questi antichi paesaggi, colline e campi, e mi stendo, le foglie tra le mani, divento tappeto verde, cerchi di parola, attimi bizzarri, bimbi che urlano esprimendosi, sorelle, fratelli, lucciole farfalle, rose e fiori, individualità, tenersi per mano, sentire e crescere, lasciar andare, arrendersi all’amore. sentire dentato il divino, sopra al cielo aldilà delle nuvole viola. lentamente camminiamo per no disturbar i piccoli esseri che vivono in armonia in questo magico luogo. sole gi per ferdinando, presi da un lento vortice emozionale.

Come dicevo ho denominato questo quaderno "viaggio in Calabria" come focu, focu meu perché soprattutto nella Calabria Ionica come intercalare di sorpresa sia in senso positivo sia negativo le persone esclamano: focu, focu meu, con chi mi sono imbattuto cu chi mimbattiu nel senso che fuoco mio può essere il fuoco dell energia vitale, quello della passione amorosa e la sessualità, la reminiscenza di un antico culto del sole, il sole che sorge ad est al solstizio d'estate.

A proposito ho notato che molti monumenti chiese paesi e quanto altro sono spesso esposti verso il punto in cui sorge il sole durante i giorni del solstizio e quindi questo è quanto focu meu libro narrazione testimonianza documento analisi racconto parole che sembra inventato, lettura di segni che decifrati e disposti in un discorso coerente tracciano un disegno più vasto con tenacia responsabilità e sfibrante esercizio di pazienza.

Mangia finocchio e bevi del suo succo che giova molto e rallegra il cuore.

Ho dormito 10 giorni nella roulotte a San Benedetto Ullano, 15 giorni in tenda a Bovalino e un giorno sul divano nel fabbricato a Felicia Superiore, 8 giorni a Condojanni,  un giorno sul soppalco e 7 sul letto, 2 notti a Sagarote sul letto e 10 giorni a Verbicaro casupola ai "giardini di focà" vicino Caulonia Terra d’altrove "giardino della gioia" 13 luglio.

Terra sulla terra: la relazione, lavoriamo sul concetto di fiducia. 

SPAZIO E TEMPO dedicati al gioco e al teatro. Silenzio cicale di sottofondo, in lontananza voci dalla spiaggia estiva. un punto dello spazio da cui ci si sente attratti dove possiamo muoverci e quando lo troviamo immaginiamo di dirigerci verso quel punto. quando è chiaro ci mettiamo nella posizione che abbiamo immaginato poi ci lasciamo trasportare in un nuovo posto e una nuova posizione senza automatismo lentamente con il ritmo che sentiamo abbiamo bisogno e immaginiamo quale emozione e quale visione ci ispira, come ci sentiamo? 

Cerchiamo la piena soddisfazione di tutto il corpo, continuiamo questa trasformazione esploriamo il nostro corpo e tutto quel che ci circonda, troviamo una posizione in cui vogliamo fermarci verso quale orizzonte cerchiamo di essere nei nostri piedi, rumore dei nostri passi sul pavimento di legno, peso del nostro corpo: un profondo disegno di noi stessi adesso, cominciando con l’immaginazione quando abbiamo quell’immagine muoviamoci in quella direzione. trasformiamo il nostro corpo per raggiungere quell’immagine (tamburo)...

Nel circo, vita dei fiori luce forte, restiamo un momento in questa posizione e siamo pronti a guardare il mondo con un nuovo contatto e questo è il momento giusto. suoniamo il nostro corpo. mosaici nella cucina dell arcipelago Sagarote a Diamante una bella sensazione, se non riusciamo tra un momento passiamo oltre. CICALE TANTE CICALE (FRAGILE) (ARMONIA) la statua di una situazione (sono allungato su un cuscino. il mio paesaggio cellulare è tranquillo anche se ho il timore del dolore che mi può prendere). Abbracci  che sciolgono tensioni ed emozioni. giochi sul tema della relazione. ricordiamo sensazioni ed emozioni, nel silenzio interiore apriamo le braccia e tiriamo fuori le parole o una frase. [MAI SEMPRE, QUALCHE VOLTA RARAMENTE, DI SOLITO SPESSO, ADESSO ORA, UN PO PIU' TARDI] senza riuscire a capire dove finiamo e dove iniziamo. 

Tutti noi creiamo un mondo, condizione di responsabilità interiore, sensazione di alta intelligenza che contiene lo spirito senza pregiudizi e preconcetti. Stiamo lavorando su una parola molto potente: FIDUCIA lasciamo che le cose accadano in noi, lanciamo una pietra e l’acqua si muove, la pietra è fiducia, cosa si muove in noi? abbandoniamoci al suolo leggero, esenzione il cerchio. Universo unica direzione, unica via limite e fiducia. Lavoriamo sulla vertigine e sul respiro possibile che ci possiamo sentire un po confusi. ascoltiamoci e rispettiamo il nostro limite.superiamo il limite. qualcosa che stiamo tentando di vivere che siamo come stiamo quale possiamo essere, il primo passo per celebrare la nostra umanità. THIS IS THE TIME. questo è il momento, circo del "giardino della gioia" 15 luglio. 

Cadiamo dentro noi stessi un viaggio in una dimensione interiore, tu che stai viaggiando cerca la tua umanità lascia che sorga in te, immaginazione sensazione ricordo. [lasciamo che sorgano in noi, siamo canali per ciò che significa essere veramente un essere nuovo]  [WHOO-HOO!] ORGASMO COSMICO. i giovani hanno il cuore lontano per questo parlano forte. attacco d’amore la bellezza concentrata astrologia evolutiva psichica ci si muove nel mondo con determinate qualità forgiatura magnetica che crea la personalità.

Ferdinando Renzetti

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SE VUOI CONOSCERE L’UNIVERSO STUDIA L’UOMO E ASCOLTA TE STESSO
CIUCCUREI ENERGIA DELL’UNIVERSO. 

sabato 16 novembre 2019

13° Convivio dedicato a Ivan Illich - Bologna, 1 dicembre 2019 - Progetti e proposte

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Come ogni anno mi appresto a riflettere su come organizzare il prossimo incontro dedicato a Ivan Illich (Vienna, 4 settembre 1926 - Brema, 2 dicembre 2002), ormai giunto alla sua tredicesima edizione.

Il convivio si svolgerà a Bologna,  Domenica 1 dicembre 2019, e saremo ospiti della Fondazione Duemila in Piazza dell'Unità 4.

La modalità dell'incontro: come al solito mi sono chiesto se fosse preferibile invitare dei pensatori, più o meno noti, che hanno attinto al pensiero di Ivan Illich e prevedere quindi un pubblico di persone incuriosite dalla notorietà dei conferenzieri, oppure se fosse meglio mettere al centro delle priorità l'incontro stesso fra le persone motivate ad esserci, alimentando quindi una modalità conviviale che reputo decisamente più congruente al pensiero illichiano. Prediligo il convivio al convegno accademico o la festa agli eventi spettacolari in genere.

I contenuti possibili: vi invito quindi a elaborare un intervento breve, che parta dalla vostra scelta personale di una lettura di frammenti di testi di Ivan Illich (per una durata massima di 5-10 minuti), che prosegua con una vostra interpretazione e attualizzazione, filtrando cioè questo testo da voi scelto alla luce delle vostre concrete esperienze personali o dei vostri studi e percorsi di ricerca, con un vostro discorso, un commento (per una durata massima di altri 5/10 minuti). Quindi, alla fine di ogni intervento, lascerei altrettanto spazio (10-20 minuti) ad una tavola rotonda, agli interventi liberi di tutti i partecipanti (brevi anche questi, al massimo di 5 minuti ciascuno). Sarebbe importante dare anche un titolo essenziale al vostro intervento.

Penso inoltre che ognuno può essere esperto in qualcosa. Non mi interessa un approccio fondamentalista agli scritti di Ivan Illich, come se fossero dei testi sacri, ma piuttosto uno studio del pensiero di Ivan Illich in quanto precursore illuminato della comprensione del mondo contemporaneo e degli attuali meccanismi di sfruttamento e di oppressione delle istituzioni e dell'uomo sull'uomo, che fanno nascere e crescere nuovi movimenti culturali, sociali e politici di liberazione e di cambiamento senza alcuna strategia collettiva ideologica pre-esistente. Prediligo un approccio trasversale al pensiero di Ivan Illich che può spaziare in ambiti diversi di analisi istituzionale ma anche di interesse storico o esistenziale.

Naturalmente potete estendere l’invito a chi ritenete possa essere interessato e interessante, fatemi sapere appena potete se ci sarete e con quali proposte tematiche. 

Ho già ricevuto diverse adesioni, sia di interventi definiti sia di osservatori partecipanti che non hanno un tema preciso su cui vogliono intervenire. Invito tutti a portare qualcosa da bere e da mangiare assieme. 

Pausa pranzo autogestito - ore 14-17

Salvatore Panu -  340-8964948

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venerdì 15 novembre 2019

Mondeggi. La comune senza padroni è "innocente"

Mondeggi Bene Comune è una comunità che si contrappone al tentativo di svendita della tenuta di Mondeggi, attraverso un progetto di agricoltura contadina, gestione comunitaria e condivisione dei saperi. L’autogoverno che pratichiamo si ispira ai principi di autogestione, cooperazione e mutualismo. Ci siamo riappropriati collettivamente della terra nel giugno 2014, dopo anni di degrado e abbandono, fatto che ci ha portato molto rapidamente nelle aule dei tribunali.
L’8 novembre  2019 si è svolta l’udienza che sanciva la sentenza di primo grado del processo per occupazione e furto di elettricità e d’acqua, i cui imputati erano 17 presidianti del progetto Mondeggi bene comune.
Il pm aveva chiesto 1 anno e due mesi di pena e 1000 euro di multa per ciascuno degli imputati, a cui si sommano le richieste della Città metropolitana, costituitasi parte civile, di 77.000 euro di danni, di cui 50.000 per danno di immagine. Il dispositivo della sentenza emessa prevede la piena assoluzione di tutti gli imputati “perché il fatto non sussiste“.
Alcune valutazioni
Abbiamo sempre avuto chiaro che le nostre azioni sono perseguibili e che i nostri intenti ci pongono al di fuori della legalità, che abbiamo deciso di sfidare apertamente con l’occupazione. Tuttavia la sentenza di oggi ribadisce la legittimità delle nostre aspirazioni e nega le bizzarre richieste risarcitorie della Città metropolitana. Infatti l’amministrazione pubblica non ha fatto altro che depauperare – con il suo abbandono – un bene pubblico, con un’azienda che ha accumulato debiti di 1,5 milioni di euro fino a fallire, lasciando la terra in stato di degrado, per poi cercare di svenderla a cifre sempre più irrisorie; e che infine chiede i danni alle uniche persone che si sono concretamente occupate del futuro di Mondeggi, mettendo in gioco la propria vita.
La vittoria  – ottenuta nell’aula di un tribunale – non fa altro che rafforzare le nostre convinzioni ed aumentare la nostra determinazione per raggiungere il nostro obiettivo.

Continueremo a lavorare la terra, per renderla fruibile a chiunque se ne voglia assumere la responsabilità, coltivando relazioni sul territorio per far crescere la nostra comunità, attraversata già da centinaia di persone.
Continueremo a batterci per l’agroecologia e la riappropriazione della terra, a fianco di tutti coloro che contestano il modello delle grandi opere e delle nocività, dell’agroindustria e dell’estrattivismo, dell’atomizzazione sociale e dell’individualismo. Ci fa piacere immaginare, con questa piccola grande vittoria, di facilitare un po’ altri processi di riappropriazione dei beni pubblici in stato di abbandono. Sia quelli già in essere che quelli che potrebbero avviarsi in ogni territorio. In particolar modo per l’accesso alla terra.
Una sentenza che crea un importante precedente.
Il comitato di Mondeggi Bene Comune-Fattoria Senza Padroni 

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giovedì 14 novembre 2019

"Il dolore e la sua medicina". di Francesco Racanelli - I consigli naturalistici di un guaritore medico

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Non mai abbastanza considerato e messo in pratica è il valore profilattico, terapeutico dei medicamenti naturali: moto all’aria aperta, sole, igiene dietetica e fisica.
Non polarizziamo il malato sulle medicine che si acquistano solo in farmacia, ma invogliamolo a servirsi degli immutabili e costanti benefici che Dio elargisce a tutti senza parsimonia, i quali potenziano la difesa organica come nessun’altra cosa e che, adoperati fin dalla nascita, sono i migliori custodi della salute.
Insegni il medico ad allevare i figli secondo natura.
Faccia mettere al bando i vestiti che infagottano i ragazzi per timor del freddo, insegni ai genitori o a chi per essi a non soffocarne la naturale vivacità:
un bernoccolo in più e una medicina di meno.
L’assuefazione dell’organismo fisico è fin dai primi anni grandissima, perciò si cerchi di abituare il corpo a sopportare il peggio, per tonificarlo in modo che possa opporre la migliore difesa naturale all’invasione delle malattie.
Il medico consigli di non precipitarsi a curarsi ogni piccolo disturbo dei bambini:
un raffreddore, un po’ di tosse, una lieve diarrea, una febbricola, ma a saper aspettare per vedere se l’organismo, mediante la vis medicatrix, energia di difesa, che nei ragazzi risponde ed attacca decisamente, non reagisca da sé.
Si otterrà così una specie di immunizzazione, un potenziamento della resistenza organica.
Il curante intervenga solo quando questa è insufficiente, altrimenti il fisico non solo non verrà allenato, ma sarà indebolito, se subito riempito di medicine a non finire.
Dove entra il sole non entra il medico.
Operai, che passate tante ore al giorno in ambienti antigienici per soprariscaldamento, per emanazione di gas, per agglomeramento o per le sostanze tossiche che lavorate, nelle ore libere non rinchiudetevi in luoghi chiusi e malsani, ma con un libro istruttivo che arricchisca la mente, elevi l’anima, riposate e tonificatevi all’ombra dei giardini, che non mancano nella nostra bella Italia o recatevi nelle immediate campagne a rinnovare l’aria dei vostri polmoni.
I giorni di festa, poi, il vostro corpo dovrebbe prendere una ubriacatura di luce, d’aria, di sole, di moto.
Invece di intossicarvi il corpo e l’anima nei caffè e nei cinematografi, ringiovanite il fisico, rallegrate il cuore tra gli affetti e la gioia domestica.
Vedrete così come sarà più facile tenere lontano le malattie fisiche e morali da voi e dai vostri cari.
Quale pena fanno al cuore del medico gli impiegati e i professionisti, costretti a passare la maggior parte della loro giornata in ambienti antigienici, curvati sui tavoli ingrati dell’ufficio al riflesso della luce elettrica o di pallida luce naturale!
Sfortunate creature, vi fate curare l’anemia con estratti epatici e ghiandolari, il mal di testa che vi tormenta con cure fosforate, la stanchezza fisica con medicine ferruginose, arsenicali e vitaminiche.
Già vi pesa il ventre e le articolazioni sono arrugginite.
Tornate a casa e vi rinchiudete nello studio o nel salottino, infagottati a leggicchiare, magari schiacciando un pisolino che non riposerà, ma vi renderà più stanchi e nervosi.
Muovetevi, lavorate fisicamente per riportare l’equilibrio nel vostro organismo:
meno medicine, ma maggior attività animale e neurovegetativa.
Meno libri dilettantistici e più fatica manuale, sfacchinando per la casa, uscendo a fare delle commissioni a piedi.
Sempre con l’utile cavallo di S. Francesco, recatevi all’ufficio senza stiparvi nei carrozzoni delle tranvie; invece di rimanere a poltrire fino all’ultimo minuto sotto il calore malsano delle coltri, levatevi un’ora prima per sgranchire le membra intorpidite.
Non è il numero delle ore che si trascorre nel letto a determinare il riposo, ma il come vengono impiegate:
i pisolini, i dormiveglia sono dannosi, bisogna rimanere a letto solo per dormire profondamente, e così reintegrare il corpo e riposare la mente.
Ho conosciuto gente che non ha mai visto levarsi il sole.
Compatibilmente alle proprie attività seguire la natura:
a letto presto la sera e in piedi presto la mattina:
norma che fino alla giovinezza deve essere eseguita scrupolosamente.
Invece si vedono perfino dei bimbi a sera inoltrata nei cinematografi sbadigliare e dormire sulle ginocchia dei genitori.
Ci sono ragazzi che trovano indecoroso andare a letto presto,  volendo fare la vita dei grandi:
i parenti hanno poi la pretesa di lamentarsi con il medico, perché il piccino è sempre pallido, gracile, nervoso quantunque abbia preso le medicine ordinate.
Lasciateli piangere, ma mandateli a letto, obbligateli a levarsi di buon ora per recarsi a piedi a scuola, non serviteli di tutto punto e lasciateli piuttosto servire.
Ci sono tante occasioni per far muovere i ragazzi:
dalle commissioni per la casa alle palestre di ginnastica, e ciò anche per evitare che si esaltino, leggendo troppi giornali a fumetti o vite dei divi dello sport, della canzone, del cinematografo.
Non sia la paura della pioggia o del sole o del caldo o del freddo a farvi ricercare l’abitazione nel centro, dove vi agglomerate come formiche nei formicai, per essere vicini agli uffici o allo studio o alla scuola dei figlioli.
Risparmierete nella pigione, nel medico e nelle medicine, avrete una casa più igienica e potrete profittare dell’inestimabile vantaggio di un pezzo di giardino o di orto, se andrete ad abitare verso la periferia della città meno sovrappopolata e congestionata.
Nei ritagli di tempo libero potrete coltivare l’orto, traendone beneficio per il fisicosana ricreazione per lo spirito e utilità economica per la famiglia.
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mercoledì 13 novembre 2019

Natura e gestione dei nanomateriali...

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La strada da percorrere per una gestione sicura dei nanomateriali è ancora molto lunga: La commissione europea, tuttavia, grazie al regolamento REACH pone i primi paletti per poter raccogliere quanti più dati scientifici possibili intorno a questa nuova tipologia di sostanze. Le aziende europee sono chiamate, infatti, già dal 1 gennaio 2020, ad attivarsi per poter rispondere a questo nuovo obbligo di legge. 

E. Boscaro, L.Barbiero, G. Stocco (Normachem) su Ambiente & Sicurezza sul lavoro n. 3/2019 (https://www.insic.it/Salute-e-sicurezza/Notizie/Su AmbienteSicurezza-sul-Lavoro-n3-2019-si-parladi/196f8ca4-01a9-405b-92cc-c239f0cc48a2) affrontano l’inquadramento legale delle “nanoforme”, analizzano i riferimenti ai nanomateriali all’interno del  Testo Unico di Sicurezza e soprattutto le difficoltà, i limiti e le sfide per i valutatori del rischio e per i datori di lavoro, cercando di fornire alcune indicazioni pratiche su come gestire il rischio correlato all’uso di nanomateriali e di conseguenza come definire le misure di gestione del rischio più corrette per tutelare la salute e la sicurezza dei lavoratori. 

Negli ultimi decenni, grazie all’enorme progresso scientifico, si sono fatti sempre più largo prodotti contenenti “nanoforme” e “nanotecnologie”. Sul mercato europeo sono già presenti numerosi prodotti contenenti nanomateriali (ad esempio farmaci, batterie, rivestimenti, indumenti antibatterici, cosmetici e prodotti alimentari). La presenza di particelle nanostrutturate conferisce molto spesso al prodotto finito caratteristiche di alta prestazione con risultati a volte “strabilianti”. Però, come spesso succede in questi casi, l’aspetto commerciale ha di gran lunga preceduto la valutazione di quale potrebbe essere l’effetto di queste sostanze sull’uomo e sull’ambiente.  

Per capire di cosa stiamo trattando, bisogna andare a leggere la definizione di nanomateriale. L’unica definizione legalmente riconosciuta a livello nazionale ed europeo è quella prevista dalla raccomandazione europea la quale recita al punto 2. Con “nanomateriale” s’intende un materiale naturale, derivato o fabbricato contenente particelle allo stato libero, aggregato o agglomerato, e in cui, per almeno il 50% delle particelle nella distribuzione dimensionale numerica, una o più dimensioni esterne siano comprese fra 1 nm e 100 nm. I fullereni, i fiocchi di grafene e i nanotubi di carbonio a parete singola con una o più dimensioni esterne inferiori a 1nm dovrebbero essere considerati nanomateriali. 

Diversamente dai prodotti chimici a cui il mondo scientifico e produttivo è sempre stato abituato, i nanomateriali hanno rivoluzionato il modo di pensare in quanto le proprietà chimiche che dimostrano, a causa delle loro estreme dimensioni, sono spesso diverse o addirittura diametralmente opposte a quelle previste dai rispettivi materiali “in forma macro”. 

Luigi Campanella - (A.K.Informa n. 46)  

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