lunedì 9 dicembre 2019

Legge consumo di suolo: sollecitiamo una mozione a tutti i consigli comunali


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L’iter al Senato (Commissioni congiunte Agricoltura e Ambiente) procede con ritardi e rallentamenti gravi, pare quasi essersi arenato…
E’ un “lusso” che non possiamo permetterci e che deve quindi vederci molto reattivi per sollecitare con forza la ripresa del dibattito parlamentare e una rapida approvazione della nostra Proposta di legge, l’unica che chiede alla “politica” di ARRESTARE il consumo di suolo e il riuso dei suoli urbanizzati.
Una richiesta tanto più legittima ora che anche la Corte dei Conti, nella sua Deliberazione del 31 ottobre 2019, n. 17/2019/G (Fondo per la progettazione degli interventi contro il dissesto idrogeologico 2016-2018 – https://www.corteconti.it/Download?id=1588e2fb-c42f-48a2-93cd-ef9dc49ddcfa), ha espresso un forte invito a Stato e Governo a produrre “norme e azioni di radicale contenimento del consumo di suolo” (p. 16) e ricordato che è all’esame del Senato, dal 3 luglio 2019, il DDL Atto Senato n. 164 di iniziativa parlamentare (p. 19). Inoltre, ha rilevato che il peggioramento dei fenomeni di dissesto idrogeologico rappresentano per il nostro Paese un forte impegno finanziario ogni anno e che il consumo di suolo non deve superare la crescita demografica (come già definito dagli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (Sustainable Development Goals-SDGs).

Questo pronunciamento dell’Organo di rilievo costituzionale che ha il compito di vigilare sulle amministrazioni dello Stato, così da prevenire ed impedire sperperi e cattive gestioni, si aggiunge ai dati di allarme da anni indicati dall’Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) e da innumerevoli voci accademiche e della ricerca e rendono sempre più palese quanto richiesto a gran voce dalla cittadinanza attiva.

Corte dei Conti, scienziati e cittadini hanno le idee ben chiare: occorre – e subito – approvare il nostro DDL AS 164. Manca solo l’azione conseguente della “politica”…
Molte nostre iniziative stanno ora premendo proprio sulla “politica” affinché lo stallo parlamentare si sblocchi.

E da oggi chiediamo anche ai territori e alle amministrazioni comunali di far sentire la loro voce.
Per questo abbiamo preparato una Mozione da discutere in tutti i Consigli comunali italiani: la trovate in allegato oppure potete scaricarla da qui: http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/wp-content/uploads/2019/12/MOZIONE-per-consigli-comunali.pdf


Chiediamo a tutte le migliaia di persone e alle oltre 1.000 organizzazioni che costituiscono la Rete nazionale del nostro Forum Salviamo il Paesaggio, di inoltrare il testo della Mozione a tutti i Sindaci e consiglieri comunali con cui sono in contatto, richiedendo loro di formalizzarne la discussione consiliare e – ci auguriamo – a volerla approvare.
Crediamo sia un modo democratico e forte per chiedere al Parlamento di completare l’iter di approvazione di una legge necessaria e urgente.

Invitiamo, quindi, tutta la nostra Rete a provvedere rapidamente a diffondere la richiesta ai Comuni, dandocene conferma alla mail redazione@salviamoilpaesaggio.it (a cui potrete rivolgervi per ogni eventuale delucidazione necessaria).
Avanti tutta: è l’ora di moltiplicare i nostri sforzi !

Forum Nazionale Salviamo il Paesaggio  - redazione@salviamoilpaesaggio.it

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NOTE OPERATIVE
Cosa ciascuno di noi deve fare nelle prossime ore/giorni:
semplicemente inviare il documento contenente la Mozione a tutti i Sindaci e consiglieri comunali con cui è in contatto o di cui dispone di indirizzo PEC o mail, con un messaggio di questo tipo:
A nome del Forum Salviamo il Paesaggio (Rete civica nazionale formata da oltre 1.000 organizzazioni e decine di migliaia di singoli aderenti individuali) Le chiedo di voler sottoporre – a sua firma – l’allegata MOZIONE per sollecitare il Parlamento alla rapida ripresa del dibattito di approvazione del DDL a contrasto del consumo di suolo, odierna emergenza nazionale ben evidenziata da Organi dello Stato quali la Corte dei Conti e l’ISPRA. Resto in attesa di Sua cortese risposta,
FIRMA
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telefono
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venerdì 6 dicembre 2019

L'astrazione di Segezia e Daunilia - La biodiversità bioregionale e la necessità di riportare l'albero al centro della vita comunitaria


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Durante il ventennio fascista sono state bonificate la maggior parte delle terre paludose in Italia. Su queste nuove terre sono stati fondati centinaia di nuovi borghi paesi città e contrade. Queste bonifiche governative soprattutto delle coste, hanno dato il via, in accordo alle lobbies del petrolio, della meccanica e del cemento, alla grande antropizzazione e distruzione delle coste di gran parte del meridione. Anche Pescara, la città dove vivo è stata fondata in quegli anni unendo due piccoli borghi Castellammare e Pescara. La città è stata edificata su una zona paludosa, enorme stagno retro dunale e su una duna di recente costituzione. Naturalmente ancora oggi, nonostante la poderosa cementificazione, la città ha notevoli problemi di allagamenti, sabbia sulle strade, bonifiche. 

Una curiosità, Battiato, il musicista, è nato a Jonia una città che non esiste, nel senso che era stata fondata unendo i due paesi di Giarre e Reposto solo che poi sono tornati ad essere paesi autonomi. Spostiamo il centro del mondo è una metafora per dire eliminiamo le torri civiche, fasciste, medioevali, templi ecampanili e rimettiamo al centro delle nostre città, l’albero. 

Ecco allora Segezia e Daunilia, due nomi fantastici creati dalla dialettica fascista. Prima delle bonifiche com’era il paesaggio? E non è detto che bonificare tutte le campagne sia stato giusto, nel senso che si è alterato l'equilibrio dei bacini delle ambienti nelle zone umide con la scomparsa di tutta la fauna e la vegetazione. Cosa buona estirpare la malaria anche se si poteva fare in altro modo. Certamente per progettisti e pianificatori fascisti è stato semplice costruire perché lavoravano su un materiale vergine, ispirandosi al razionalismo della scuola di Gropius della Bauhaus, rivestendolo di marmi e riferimenti all’architettura classica romana. Il fascino come nella pittura metafisica di Boccioli Carrà e altri pittori dell’epoca è stato proprio il senso di vuoto e spaesamento della metafisica surreale e onirica, l’essenza della solitudine dell’uomo fascista. La vita quotidiana delle genti meridionali, nonostante i tentativi e gli sforzi insediativi del regime, è rimasta lontana dagli obiettivi preposti e solo con l’avvento del consumismo è veramente cambiata ed è stata condizionata dalle moderne tecniche di comunicazione. 

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Ecco quindi la proposta metaforica del ritorno dell’albero al centro del villaggio, attorno al quale riunirsi, in sostituzione come dicevo di torri e campanili. Anche la natura ha il suo spazio e mi sembra poco oculato aver eliminato paludi per costruirci sopra. L’architettura è sempre stata come altre arti e attività seguace subdola della cultura dominante che la esprime. 

Fondamentalmente la storia dell’evoluzione dell’umanità è sempre legata a un pensiero antropocentrico come tutte le espressioni artistiche culturali e mai al pensiero biocentrico dell’ecologia profonda. Si può anche progettare e pianificare in modo ecologico, rispettando l anima dei luoghi. Uno dei personaggi più affascinanti in tal senso, sia nella progettazione, legata all’esoterismo e alla spiritualità, sia al rispetto dei luoghi e dell’ambiente è stato Federico II che ha vissuto una vita a cavallo tra boschi e tende, nelle zone paludose da lui preferite per la caccia e faceva arrivare animali e uccelli per arricchire la biodiversita in luoghi poi da noi definite come riserve, i famosi “loca solatiorum”.  Mecenate fantastico, ha favorito il dialogo tra la cultura islamica e la cultura cristiana, per questo è stato pure scomunicato. Esempio di uomo nuovo che potremmo scegliere come simbolo di un pensiero illuminato, nonostante le contraddizioni legate del periodo storico. Il pensiero di un uomo perfettamente immerso nella natura che possa esprimere un ideale ecologico biocentrico e mai più solo antropocentrico. 

Quindi spostiamo il centro del mondo e riportiamo l’albero al centro della vita comunitaria. In questo remix di altro materiale ho tratto una specie di storia sulle città di fondazione del periodo fascista raccontata in modo surreale in chiave di rilettura poetica filosofica linguistica iperealistica.

Una storia sintagmatica paradigmatica esecutiva disgiuntiva isotopia tra modi ottativi e gesti verbali. SPOSTIAMO IL CENTRO DEL MONDO. La prima cosa che colpiva era la luce. Gran luce ovunque, tanto sole, un calore abbagliante, e la vita nei piccoli borghi al cui centro stava l’ombra generosa e fresca di un albero, una immensa quercia. L’intera comunità ruotava intorno a questo albero, ci si riparava, si decideva, si raccontava, si aspettava l’arrivo della sera. I villaggi erano questo delicato equilibrio, questa perfezione costruita usando i luoghi della natura. 

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SEGEZIA E DAUNILIA. Piccoli luoghi di aggregazione per coloro che lavoravano i campi. il risultato fu suggestivo: lo spazio sembrava preservato da ogni contingenza temporale. Un deserto in quella luce. E ci si muoveva in uno spazio metafisico. Una traccia di stampa a colori, sbiadita e impolverata realizzando un lieve squilibrio, in modo da avere come orizzonte gli edifici principali. Si creava così una doppia prospettiva: la città da una parte e la campagna dall altra. I disegni riempivano la grande cartella, simboli sacri: chiavi, pesci, cesti, ventagli, libri, frutta, alberi, foglie, corone, scettri, tiare. La loro fondazione risale al 1938 durante la riforma agraria. Volevano essere, nei progetti nuove città che fossero a memoria delle opere di bonifica nella piana della Capitanata. Cominciati i lavori di costruzione negli ultimi anni di regime, il progetto fu poi abbandonato. Il suo nome deriva dal latino seges, campo seminato. Agli inizi dell’Ottocento, abolita la mena delle pecore, si formarono estesi latifondi, coltivati solo a grano, senza introdurre miglioramenti fondiari o diversificare le produzioni agricole. I braccianti, per la mancanza di strade e la lontananza delle masserie dai centri abitati, erano obbligati a restare in campagna, dove i luoghi erano così malsani da costringerli a dormire all’aperto, nella paglia impastata di letame. I torrenti inondavano vaste aree verso la foce, e la malaria regnava sovrana. il lavoro del Consorzio di bonifica prevedeva un piano di 103 nuovi centri tra cui 5 nuovi comuni. l’opposizione degli agrari fu aspra e aggressiva. 

Daunilia, doveva sorgere sulla strada Foggia – Manfredonia. In ognuno doveva esserci: una grande piazza e poi casa del fascio, comune, chiesa, dopolavoro, poste, scuole, mulino, caserma dei carabinieri, cinema, botteghe. Segezia era la prima e poi le altre costruite con cura, soluzioni architettoniche originali, importanti da visitare, isolare e abbandonare. paesi spaesati dove saltano ancora oggi fuori come in un libro pop-up figure mitiche, personaggi assurdi, matti del villaggio, donne bellissime, bambini pestiferi, vecchi contorti e vecchie consumate, poi odori colori suoni rumori sfumature del cielo, il fruscio delle stoffe, il sapore del cibo, la durezza della terra. E che pure rimangono ancestrali arretrati compositi nei loro innumerevoli riti coi polimorfici simboli e nelle loro millenarie tradizioni. POLY(U)TROPON. 

Nell’invisibile realtà del continuo infinito presente c’èra un filo logico e la gente da millenni c’inciampava perché il tempo era una prigione dalla quale ci illudevamo di evadere finché il sole della giovinezza rischiarava l’orizzonte, per questo se chiudevamo gli occhi per vedere ciò che vedevamo, potevamo vedere noi stessi perché nelle linee che ci liberavano dall’infinita regressione quel che cercavamo era dentro noi stessi, il resto era nella dispensa... dove tuonava un fatto lampeggiava un idea: Cosa si poteva offrire a uomini che avevano già tutto se non un altro po’ di se stessi giusto prima dell’alba. Alla fin fine la parte migliore di qualsiasi cosa è il momento prima dell’inizio. 

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TERRE RARE.  quando le giornate erano tutte uguali il tempo passava presto nei paesi dell arcobaleno un istante dopo raccogliemmo conchiglie ascoltammo il rumore del mare. Facemmo castelli di sabbia. Immaginammo mondi e possibilità. Storie di un pensiero. A che servivano. Sembrerà strano, è così che imparammo a vivere. Organizzando quel pensiero... Eccoci qui ed ora sulla Terra tutto si muove intorno a noi lilla celeste verde giallo arancio rosso carminio la cristallizzazione della compresenza dei tempi nell’universale singolare passione di vita il nostro mondo senso e significato singolarità selezionata indecomponibile totalità dall’universale astratto all’universale concreto infinita contemporaneità dell’esistenza coesistenza un contemporaneo della contemporaneità illimitata un contemporaneo degli uomini nuovi nell’alterità del presente l’eternità individuale. 

Il principio del vuoto all’orizzonte degli eventi: tamburi tribali elettromagnetici paesaggio sonoro sensi del mondo villaggio globale somiglianza del significante al significato o della necessita di già qua e là sotto sopra avanti indietro in alto e in basso a destra e a sinistra.

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IL PENSIERO ORGANICO. L’anima senza conoscenza è senza potere. Può considerarsi educato un individuo che non sa nulla delle proprietà della linea e del colore o della chimica del buon disegno, nulla di quanto costituisce un buon edificio, che non sa nulla delle piante o della natura degli alimenti che si mette in bocca o della natura delle proprie funzioni corporee? E’ educato quell’ uomo che sa poco o nulla del suo vero io? Si può considerare educato l’uomo che non sa nulla dei ritmi cosmici del sole della luna e delle stelle, cosa fondamentale in arte, nulla dell’effetto che hanno su di lui in tutte le cose che fa, nei suoi sogni, i suoi progetti, le sue piantagioni, i suoi raccolti; le sue danze, i suoi canti o i suoi edifici? 

Da radicali andiamo alla radice, dal principio dei tempi fino al giorno dopo il giorno dopo domani, per crescere alla luce del sole affezionarci agli ideali di libertà, amare la terra, amare lo spazio e godere la luce. Impariamo a conoscere le potenzialità del suolo, i misteri della mente, non soltanto lavorando sul suolo e in esso, anche educando la mano a disegnare modellare colorare quel che abbiamo visto altrettanto bene della natura elementare; impariamo ad ascoltare la musica nel suono, del grido degli animali, del vento tra gli alberi, dell’acqua che scorre e che cade: essendo nel suo complesso lo studio che denominiamo “astrazione” una specie di studio dell'architettura elementare. 

Occhio e mano, corpo e mente e quel che chiamiamo anima diventerebbero più sensibili alla Natura e apprezzerebbero maggiormente il ritmo integrale. Apparirebbe in tal modo la sintesi stessa dell’essere. 

Apprendendo nel frattempo non solo a vedere con chiarezza e imparando a disegnare-definire, quel che vediamo e facendo gradatamente altri passi per prepararci a costruire strutture organiche. Impariamo a far crescere due fili d’erba dove prima ve n’era solo uno o nessuno; vedendo prendere vita lo spirito di quest’atto! Individualisti capaci di un intelligente cooperazione con il Principio, il presente e la sempre mobile ombra che divide lo ieri dallo domani, in questo sta la nostra speranza. Tratto e liberamente reinterpretato da “La città vivente” di Frank Lloyd Wright.

Ferdinando Renzetti - ferdinandorenzetti@libero.it

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Dal neolitico al consumismo - La vita mercificata ed il ritorno all'Ecologia Profonda



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Per arrivare a trasformare tutto in merce, ovvero per arrivare a trasformare tutto ciò che è libero, spontaneo, vivo, in qualcosa che è schiavizzato, irregimentato, morto, ce ne vuole. In effetti abbiamo impiegato del tempo per rendere tutto merce. Siamo arrivati qua partendo almeno diecimila anni addietro. Diecimila anni fa infatti, un accadimento unico nella storia dell’uomo, la coltivazione del grano da cui venne l’agricoltura, informò non solo il destino dell’umanità ma del pianeta intero. È infatti stata proprio l’agricoltura ad aver dato il la alla mercificazione dell’intero esistente  (faccio riferimento al libro Dietro le Quinte). 

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Noi, oggi, anche comprensibilmente, abbiamo una visione tutto sommato romantica e bucolica dell’agricoltura, almeno di quella del passato, ma è solo con essa ed in essa che sono nati il dominio, lo sfruttamento, l’inquinamento e soprattutto la mercificazione di tutto.

I nostri antenati primitivi (prima di diecimila anni fa, cioè prima dell’agricoltura, cioè prima della storia) hanno infatti vissuto per un lasso di tempo alquanto lungo (gli antropologi considerano circa 2 milioni e mezzo di anni) in un ambiente incontaminato ed in società orizzontali (chiamate bande) composte mediamente di 30-50 individui.

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Con l’avvento dell’agricoltura si verificano due fenomeni che cambieranno il corso della storia umana e per estensione del pianeta: il passaggio dal nomadismo alla stanzialità (con la nascita delle città, il cui termine deriva dal latino civitatem che a sua volta deriva da civis, ovvero cittadino, da cui deriva anche civiltà. Insomma, è con la città che nasce la civiltà) e con essa la prima stratificazione delle società umane (la nascita della classe guerriera che doveva difendere le terre). L’agricoltura impone infatti terre da difendere (o anche da conquistare). “L’aratro traccia il solco, ma è la spada che lo difendeera solito dire Mussolini.
Società stratificata significa che cè chi lavora i campi e produce cibo per gli altri (i contadini), chi li difende e rischia la propria vita (i guerrieri), chi trae i benefici da tutto questo (chi amministra).
In breve, le società verticistiche, gerarchiche, piramidali nascono solo con l’avvento dell’agricoltura.

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La trasformazione dei soggetti in oggetti.
Allo stesso tempo, e certamente senza averne alcuna consapevolezza, l’uomo recise quella originaria unione con la Natura, quel rapporto simbiotico che con essa aveva sempre intrattenuto, per arrivare alla prima forma di dominio mai apparsa sulla faccia della Terra: quella sulla terra. Coltivare significa infatti considerare la terra un oggetto, una specie di forno, un utero atto alla produzione. Non sto con ciò dicendo che il contadino (che, tra l’altro, lo scrivo a scanso di equivoci, considero il più grande eroe dei nostri tempi) faccia il suo lavoro con velleità di dominio. Tutt’altro. Ma resta il fatto che l’agricoltura, in sé, è stato il primo singolo passo che ha messo a sfruttamento la terra. E dal dominio sulla terra, rotto quel vincolo originario, quella simbiosi originaria, tutto diventa dominio: dominio sugli animali (pastorizia e allevamento), sulle donne (società patriarcale), sugli uomini stessi (pensiamo solo alla schiavitù e al lavoro massificato). Ma soprattutto basti pensare alla mercificazione dell’intero esistente, esplosa in maniera compiuta con l’avvento della rivoluzione industriale per arrivare poi a pieno compimento ai giorni nostri. Ma si era appunto partiti diecimila anni prima. Non so se avete mai riflettuto sul fatto che per mercificare qualcosa occorre prima considerarla un oggetto. La precondizione della mercificazione è la trasformazione di un soggetto (uomini, animali, Natura in genere) in oggetto. Se infatti la vita, fino al Paleolitico, si esplicitava in una comunione di soggetti, con l’avvento dell’agricoltura, gradatamente, nel corso dei secoli e dei millenni, si trasforma in uno sfruttamento/mercificazione (sempre più brutale peraltro) di oggetti (quegli stessi uomini, animali, Natura in genere, che prima erano soggetti).

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Oggi ovviamente si è andati ben oltre il dominio espresso dall’agricoltura. Oggi possiamo infatti parlare di un vero e proprio sistema di dominio legalizzato e peggio ancora interiorizzato. In effetti oggi possiamo parlare di Sistema fondato sul dominio di tutto e di tutti.
E se il Sistema ha mercificato tutto la conseguenza ovvia è che tutto viene fatto in ossequio ai bisogni del Sistema stesso. Va da sé dunque che ciò che conta non sono più le persone, i rapporti che intrattengono tra loro, le emozioni, gli animali, la Natura, ma solamente la Megamacchina1 e le sue esigenze.
Questa mercificazione di tutto ci pare normale ma non lo è. Noi oggi compriamo l’acqua come se fosse normale. Ma non lo è. E già da anni da qualche parte si compra l’aria da respirare (visti gli alti tassi di inquinamento di alcune città) Ma non è certamente normale. La mercificazione di tutto non è normale o quantomeno non dovrebbe esserlo, visto che non lo è stato per un lunghissimo periodo di tempo della nostra storia sul pianeta (quei due milioni e mezzo di anni a cui si accennava poc’anzi).

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La nascita del Consumismo.
La furia omologatrice, sfruttatrice e distruttrice della mercificazione si ha con quel meccanismo subdolo chiamato Consumismo dato in pasto al popolo statunitense nei primi anni Venti del secolo scorso con una operazione (nota come Vangelo del consumo di massa) volta a ribaltare la psiche collettiva del popolo americano.
Le più grandi aziende dell’epoca, di concerto con il governo e team di psicologi, psichiatri, sociologi, esperti di pubbliche relazioni e di marketing2, si lanciarono in una campagna atta a denigrare gli stili di vita semplici (autoproduzione, riuso, riciclo, ecc.) per convincere la gente ad andare a comprare (nascevano allora i primi supermercati), in buona sostanza per convincerla a diventare dipendente piuttosto che rimanere tendenzialmente autosufficiente. Non dimenticate quelli che erano all’epoca i valori fondanti della nazione americana, e cioè l’etica protestante del duro lavoro, del risparmio, dell’attaccamento a determinati valori come quello della famiglia, molto moralismo e pudore. Tutte cose molto lontane dal Consumismo e dall’America che conosciamo oggi.

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La perdita della libertà.
Una delle conseguenze più gravi che paghiamo in tributo alla Megamacchina è la perdita della nostra libertà. In questo mondo in cui tutto è stato reso oggetto, in cui tutto è stato mercificato, in cui a tutto è stato dato un prezzo/valore, non è infatti possibile alcuna libertà se non la libertà di comprare. Non si riesce ad immaginare, perché non c’è, altro tipo di libertà: ad esempio la libertà di vivere.
Di conseguenza noi ci crediamo liberi solo se/quando andiamo in vacanza, compriamo l’auto nuova, mangiamo al ristorante, acquistiamo un nuovo smart-phone. Taluni addirittura quando comprano mutande firmate!
Insomma, ci crediamo liberi solo se ci sono i soldi di mezzo. C’è un motivo per questo. In un sistemo economico votato al consumo più becero (mai dimenticare che il Consumismo si basa sulla nostra mancanza di autostima) l’equivalenza che noi facciamo a livello inconscio è: consumo (ho soldi - e se non li ho mi indebito - dunque compro/posso comprare) quindi valgo.
Invece dovremmo sempre tenere a mente che le cose che valgono davvero e che ci fanno stare bene davvero, quelle cose che ci sono necessarie per vivere bene davvero, non costano nulla. Basti pensare all’amore o all’amicizia.

Ma già Marx (come ricorda l’amica Enrica Perucchietti nel nostro libro Dietro le Quinte), asseriva in Miseria della filosofia: «E venne infine un tempo in cui tutto ciò che gli uomini avevano considerato come inalienabile divenne oggetto di scambio, di traffico, e poteva essere alienato; il tempo in cui quelle stesse cose che fino allora erano state comunicate ma mai barattate, donate ma mai vendute, acquisite ma mai acquistate – virtù, amore, opinione, scienza, coscienza, ecc. – tutto divenne commercio. È il tempo della corruzione generale, della venalità universale, o, per parlare in termini di economia politica, il tempo in cui ogni realtà, morale e fisica, divenuta valore venale, viene portata al mercato per essere apprezzata al suo giusto valore».

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Nella sostanza dei fatti siamo costretti a produrre e consumare (e poi crepare) unicamente per mandare avanti la Megamacchina. Siamo tutti diventati suoi ingranaggi.
Lo ribadisco: la mercificazione dell’esistente ha portato contestualmente allo sfruttamento e al dominio di tutto e tutti, lasciando in piedi un simulacro di libertà che si esplicita unicamente nella libertà di produrre, comprare, consumare.

Il delirio mercificatore è un cavallo al galoppo e senza briglie e l’ultimo step (legalizzato, badate bene) è la mercificazione della nascita e della Vita stessa: vedi ad esempio le ignobili pratiche degli uteri in affitto (la donna è vista come un forno, il nascituro come una merce da supermercato), dell’editing genetico, addirittura dell’ectogenesi. Tutte cose che andrebbero dichiarate reato universale e che invece sono, pragmaticamente, business.
E se si arriva a considerare merce, prodotto da comprare, la vita umana, il corpo, l’utero, le ovaie di una donna, un feto, un bambino, c’è poco da aggiungere: siamo alla frutta.

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La schiavitù del popolo bue.
Come si tiene schiavizzato e mercificato il popolo bue? Gli si dà in pasto, ora come duemila anni fa, panem et circenses: cibo spazzatura in primis, e poi Facebook, Instagram, you tube, you porn, il calcio, le giornate dedicate agli acquisti compulsivi (il Black Friday. E se il popolo non è contento basta alzare lo sconto del Black Friday). Insomma, un Carnevale perpetuo che tanto il potere è in grado di gestirlo perfettamente.
E il Carnevale non a caso serviva, antropologicamente parlando, proprio a questo: a dare alle masse un periodo di sfogo degli istinti repressi. Oggi, nell’era del Carnevale perpetuo (ripeto: facebook, instagram, il calcio, ecc.), viviamo sfoghi perpetui figli di una schiavitù perpetua. Sfoghi, in altre parole, che servono ad accettare le tragedie, perpetue, in cui siamo immersi.

Forse la gente non capisce che la droga-malattia (droga perché dà assuefazione e malattia perché comprare cose di cui non si ha alcun bisogno è una malattia) chiamata Consumismo addormenta le nostre emozioni e al tempo stesso anestetizza la nostra coscienza. E cosa è un uomo senza emozioni e senza coscienza: un anestetizzato, un lobomotizzato, un controllato mentale, in pratica uno Zombie (da qui il titolo al mio libro Zombies).

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Concluderei tornando all’incipit iniziale: nella preistoria, cioè prima della storia, la vita scorreva in relazioni perlopiù paritarie in cui non c’erano oggetti ma solo soggetti. Tra soggetti le relazioni possono non essere “giuste” secondo gli schemi umani (la Natura rispetta gli equilibri a modo suo, non ha nessuna idea di “giusto” o “sbagliato”) ma rimangono pur sempre relazioni tra soggetti. Per essere chiaro: il leone e la gazzella sono entrambi soggetti anche se uno fa fuori l’altra. Quindi la relazione non è proprio paritaria tra i due, ma non è che il leone dice: “Ah, tu gazzella sei di mia proprietà, sei un oggetto, e quindi ti faccio fuori come mi pare e piace!”. Gli stessi nativi americani (come qualunque altro popolo nativo) uccidevano l’animale, talvolta addirittura con afflizione e sincero dispiacere, per sostentamento e sempre ringraziandone lo spirito. L’animale non era visto come un oggetto ma un soggetto il cui sacrificio (rendere sacro nella sua accezione originaria) serviva al perpetuamento del ciclo della Vita stessa.

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Cambiano le cose quando noi vediamo nel maiale o nella mucca che ci mangiamo un oggetto, con ciò lo mercifichiamo (infatti lo andiamo a comprare al supermercato), con ciò gli facciamo vivere una orrenda esistenza in quelle orribili fabbriche della morte che sono gli allevamenti intensivi, per poi terminargliela tra atroci sofferenze nei mattatoi (cioè le “case del massacro”, dall’inglese slaughterhouse. E già questo dovrebbe dar conto della follia implicita dell’alimentazione carnivora).

Da quando con l’avvento dell’agricoltura abbiamo sottomesso la terra, poi è stata tutta una sottomissione, cioè una trasformazione in oggetto: abbiamo sottomesso gli animali con l’allevamento, altri uomini con la schiavitù, la donna con la società patriarcale, un po’ tutti con il mondo moderno lavorativo che ci definisce risorse umane. Siamo appunto, risorse, cioè oggetti.

Questo per dire che alla fine c’è poco da sorprendersi e scandalizzarsi se poi veniamo controllati e dominati da chi sta sopra di noi. È la storia della civiltà e delle società piramidali che, solo con la civiltà e solo in essa, nascono e prosperano. Di un oggetto, che si chiami scarpa, auto, mucca, maiale o essere umano, si fa quello che si vuole: lo si schiavizza, lo si brutalizza, lo si sfrutta, lo si butta e così via. Questo con tutte le ovvie differenze nei modi e nelle tecniche di sottomissione. Ma la sostanza non cambia.

Ho scritto questo articolo con la speranza che aiuti a riflettere e soprattutto che aiuti a ritrasformare, ove possibile, il più possibile, degli oggetti in soggetti.

Andrea Bizzocchi - www.andreabizzocchi.it

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info@andreabizzocchi.it   mob. 334/3797324


1. Termine coniato dal sociologo statunitense Lewis Mumford, poi ripreso da Serge Latouche nel suo testo omonimo.

2. In primis Edward Bernays, nipote di Freud, considerato il padre degli spin doctors.

giovedì 5 dicembre 2019

Agroecologia - Latte, poco e solo se bioregionale....


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Se il latte proviene da allevamenti bioregionali all'aperto con pascoli dovrebbe essere certificato come biologico, al fine di evitare carichi eccessivi di animali per ettaro di foraggi o di pascoli. Vi sono dei limiti precisi: 2 unità bovine per ettaro, corrispondenti a 3 bufale, 7 ovini, 3 maiali. Ciò è possibile anche con "patti comprensoriali" laddove l'allevatore si rivolge al vicino fornitore di foraggi biologici, in caso di insufficienza aziendale. Altrimenti è inevitabile il ricorso ad alimenti e mangimi trattati con prodotti chimici e molto spesso contenenti OGM, che unitamente allo stress degli animali, peggiorano notevolmente la qualità del latte e derivati.

La pianura padana ha una concentrazione altissima di animali allevati, con produzione di lquami inquinanti che hanno compromesso la fertilità dei suoli ed emettono quantità elevatissime di GAS serra, metano, ossidi di azoto, ammoniaca, CO2, vapore acqueo... Dobbiamo riconvertire gli allevamenti al sistema biologico utilizzando correttamente i fondi disponibili dal 2007 sul Benessere Animale e i Pagamenti agroambientali dei PSR Regionali, le finanziarie agricole ricchissime, sperperate da decenni per regalare soldi all'agricoltura e all'allevanto industriale... In modo illegittimo rispetto ai dettami dei regolamenti europei da ben 25 anni, ndr (vedasi servizio Report Rai 3 "Ipocrisia di Stato" - 2002), con conseguenze drammatiche per tutto il pianeta terra, sotto gli occhi di tutti… 

Ciò accade ovunque, purtroppo, per cui i "consumattori" ecologici devono rifiutare tutti gli altri alimenti non biologici che stanno distruggendo foreste e tradizioni agoecologiche popolari in tutto il mondo. Abbiamo distrutto l'humus dei terreni che non trattengono più acqua, con dissesto idrogeologico e alluvioni che fanno più danni dei fondi europei necessari per la riconversione biologica e l'incremento dell'humus attraverso il fertile Letame e le tecniche agroecologiche (fissazione del carbonio e altri gas serra). Per non parlare dei danni alla salute con una spesa sanitaria in Italia di almeno 100 miliardi di € per patologie cronico degenerative sempre più diffuse.

Anche il latte italiano come quello estero, se non biologico, può essere di pessima qualità, e bisogna tener conto anche delle zone di allevamento, laddove vi sono rischi di inquinamento di fondo atmosferico, radioattivo, delle acque per l'alimentazione e irrigazione, ecc. 

L'Italia ha una tradizione casearia eccellente che va tutelata con ingredienti assolutamente biologici, considerando che agli allevatori-agricoltori vengono compensati tutti i mancati ricavi per i cali di produzione (in quanto non forzata) e i maggiori costi, più un 30% per le azioni collettive territoriali, con rimborsi delle spese di certificazione biologica. I finti marchi IGP o DOP (quest'ultimo tutela l'origine ma non la qualità biologica, per cui diventa poco significante) creati dopo la legge del 1992 sulle produzioni Biologica, hanno solo confuso  i consumatori poco attenti. 

Dobbiamo agire subito... è troppo tardi... troppo tardi per non fare nulla. Mentre il Pianeta sta morendo...
Possiamo mettere all'asta internazionale le nostre Bio-eccellenze, continuendo a importare il latte che si vuole, ma biologico e strettamente controllato... trainando la riconversione biologica di tutta l'Europa, attraverso la tardizione agro-ecologica e gastronomica Italiana. 

Con allevatori e agricoltori più ricchi "per Legge",grazie ai pagamenti europei previsti per i servizi agroambientali forniti alla collettività, sulla base del principio di Precauzione che tutela la salute ambientale e la fertilità dei suoli (ed Umana), obbligando gli Stati e le Regioni alla rimozione degli ostacoli economici per la realizzazione sociale dell'attività agricola (Art, 32, 9, 44, 41, e 3 comma 2 , Costituzione)
Con i fondi europei disponibili, 15 miliardi di € all'anno, possiamo riconvertire tutta l'agricoltura italiana all'Agroecologia Biologica.

Lo potevamo aver fatto da 25 anni… ma abbiamo speso i soldi per l'esatto contrario cui erano destinati o li abbiamo persi per non averli spesi.
Questa è corretta informazione. C'è  molta confusione, ben alimentata ad arte da sindacati e governi irresponsabili e giornalisti poco informati. 
Rimango come sempre a vostra disposizione

Prof. Giuseppe Altieri, Agroecologo 

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mercoledì 4 dicembre 2019

Modificazione genetica sull'uomo... e storia dell'umanità da revisionare


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Lo scorso anno lo scienziato cinese He Jiankui di Shenzhen e suoi collaboratori hanno effettuato particolari intervenuti sul DNA umano, realizzando per la prima volta nella storia della medicina moderna esseri umani modificati geneticamente. Si tratterebbe di 2 gemelle il cui DNA sarebbe stato sottoposto all’intervento di uno strumento biologico di modifica genetica conosciuto come: Il CRISPR/Gas9. 

A questo evento il mondo scientifico ha reagito negativamente, ritenendolo non solo immorale, ma pericoloso per la stessa evoluzione umana. Purtroppo il gioco è fatto e in segreto altri scienziati, senza remore morali, in molte aree del mondo stanno imitando i loro colleghi cinesi. Ma di cosa si tratta realmente? In parole povere è stata creata in laboratorio una “forbice molecolare” che può agire dentro il nostro DNA, un po’ come accade quando scrivendo sul nostro computer prendiamo una frase già fatta da un testo e la incolliamo sul un nostro articolo, il famoso “ copia – incolla”. Questo ora è possibile prendendo un pezzo di DNA sano e inserendolo in una sequenza di DNA malato( editing genetico). Questo processo, già in atto nel campo botanico, si chiama Crisps/Gas9. 

A questo punto potremmo aprire un dibattito serrato su quanto sta accadendo nel mondo della genetica, ma non è questa la nostra intenzione, lo scopo invece è riconsiderare la storia umana, partendo da quest’ultimo evento scientifico e rivedendo con occhi diversi quanto ci è stato tramandato dai poemi sumeri scritti all’incirca 3.000 anni prima di Cristo, che paradossalmente si avvicinano a questo esperimento genetico. 10 Già alla fine del 1800 la traduzione dall’Accadico all’inglese stava diventando una realtà, oggi i testi sumeri non hanno più segreti. 

Grazie al ritrovamento di migliaia di tavolette di argilla, scritte nei caratteri cuneiformi, si è consentito agli archeologi di tradurre e divulgare opere letterarie, storiche e scientifiche della civiltà sumera. Tra queste opere complete dobbiamo menzionale la famosa “Epopea di Gilgamesh” e poi “l’Esuma Elis” (tradotto: “Quando in alto”) e “Atra Hasis” ( tradotto: il sommamente saggio). Opere dalle quali la Bibbia, ormai è scientificamente provato, ne ha utilizzato diversi passaggi e miti come, ad esempio il diluvio universale e Noè(Utanapistim). Quello che inizialmente sembrava pura fantasia degli scriba mesopotamici, oggi, sulla base di quanto accennato all’inizio, ci fa riflettere e rivedere sotto occhi diversi quanto i nostri antichi antenati ci hanno voluto tramandare attraverso le loro opere. 

Sta prendendo piede sempre di più, grazie alle nuove scoperte scientifiche, la rivisitazione non solo dell’evoluzione Darviniana nei confronti dell’uomo, ma anche la storia delle prime civiltà e di quelle ancora più antiche rimaste solo nei miti, come ad esempio la civiltà’ di Atlantide descritta da Platone nel Crizia e nel Timeo. Entriamo nel merito per meglio capire: Fino al 1953 non sapevamo che la struttura di un essere umano, il suo carattere e la sua intelligenza dipendessero da qualcosa di infinitamente piccolo, da una molecola, quella del DNA. 

Anche se già nel 1944, in piena guerra mondiale, alcuni scienziati cominciarono a comprendere che all’interno di ogni cellula, sia essa vegetale, animale e umana, esisteva una molecola capace di trasmettere agli altri organismi informazioni genetiche. Tuttavia certe intuizioni restavano patrimonio delle più importanti università e sconosciute al pubblico di allora. Nel 1953, grazie allo scienziato Rosalind Franklin, fu scoperta la struttura ad elica del DNA e tutti i collegamenti tra un filamento e l’altro. Da quel momento il grande pubblico poté cominciare a comprendere la scoperta. Molti interrogativi legati al DNA e alla sua funzione finirono per essere in parte risolti e oggi grazie alle scoperte della genetica, come abbiamo visto, si può addirittura intervenire nella sua struttura intima. Ma che centra in tutto questo la storia della civiltà sumera? 

Qualcuno legittimamente potrà chiederselo, e allora entriamo nel vivo della questione: OPERE E TESTIMONIANZE DELL’ANTICA CIVILTA' SUMERA Quasi tutte le opere sumere parlano di un gruppo di personaggi, identificabili come Dei, che scese sulla Terra perché aveva bisogno di particolari minerali come l’oro per applicazioni tecniche e scientifiche necessarie al loro mondo. Oro che trovarono abbondante in Africa meridionale (oggi Sudafrica). 

Ciò, secondo l’interpretazione dei sumerologi, sarebbe avvenuto molti migliaia di anni prima della civiltà egizia. Ad un certo punto, è scritto sulle tavolette d’argilla, gli Igigi, operai specializzati di questo misterioso popolo(sarebbero gli Elohim biblici o Anunnaki per i testi sumeri), stanchi di scavare nelle miniere si ribellarono ai loro capi chiedendo di essere esentati da quel duro lavoro. A quel punto, visto che erano presenti ominidi (homo erectus) che girovagavano in gruppi in molte regioni dell’Africa, uno degli Igigi chiese ad Enki, capo supremo del popolo che si era insediato in Mesopotamia, di intervenire su quegli esseri per trasformarli in operai- minatori. I testi sumeri, con dovizie di particolari, ci informano che Enki incaricò la moglie Ninhursag (chiamata significativamente la "Dea Madre" o anche "Signora che dà la vita") di creare una razza di lavoratori in sostituzione degli igigi. 

Questi scritti ci dicono che fu catturato un certo numero di ominidi è avviata la sperimentazione per formarli e migliorarli come “esseri intelligenti” a servizio “ degli elohim o anunnaki. Fu così che, dopo innumerevoli tentativi, in cui noi oggi potremmo definirli di ingegneria genetica, in cui si cercò di mescolare il DNA degli Igigi con quello umano, si arrivò finalmente a generare una specie di schiavi sufficientemente intelligenti e controllabili e abbastanza forti per lavorare nelle miniere. La specie umana così aveva appena compiuto l’importante salto evolutivo da Homo Erectus a Homo Sapiens, il famoso “Anello Mancante” secondo la paleantropologia.  

Oltre ai testi sumeri che parlano di questo esperimento alla fine riuscito, sono diversi i bassorilievi conservati sia nei musei di Berlino, Londra e Bagdad in cui è rappresentata la nascita dell’uomo-schiavo (vedi illustrazione). Ninhursag mostra a Enki il risultato dell’esperimento per creare un essere nuovo e gli dice: “ ecco io l’ho fatto….” Si noti la rappresentazione di un laboratorio a sinistra e a destra “l’albero della vita”. Forse questo un breve articolo potrebbe destare qualche perplessità, il crollo dentro di noi di alcune certezze radicate da sempre, come quella scritta nella Bibbia dove JAVHE avrebbe costruito l’uomo impastando e modellando il fango. 

E’ anche legittimo ostentare un po’ di scetticismo, perché in fondo siamo stati sin da piccoli indottrinati verso altre storie, ed ora cancellarle o rivederle completamente può esserci difficile. Ma questo è invece lo scopo di questa rubrica, fornire notizie diverse da quelle che ci sono state stillate da sempre e immagazzinate nel nostro cervello. E poi, diciamocela tutta, è comunque bello percorrere strade di conoscenza diverse da quelle che per noi sono scontate, cercando anche di considerare quello che i saggi del passato hanno sempre cercato di dirci, come il sommo poeta Dante che nella sua opera La Divina Commedia/inferno scrisse: “…fatti non foste a viver come bruti ma a perseguire virtù e canascenza (conoscenza)“.

 Frase questa che Dante affibbiò ad Ulisse impegnato a spronare i suoi compagni a continuare il loro viaggio oltre le colonne d’Ercole, confine ultimo del mondo di allora. Non solo Dante, ma anche Leopardi, come noi cercava di interpretare il senso della vita umana e in questo turbinio di pensieri, dubbi e paure alla fine scriveva nella poesia L’Infinito: ”…. Così tra questa immensità s’annega il pensier mio : e il naufragar m’è dolce in questo mare”. Ma allora questi giganti della nostra letteratura non avevano le conoscenze che, grazie alla scienza, abbiamo noi oggi e quindi non potevano cercare le risposte nelle testimonianze concrete che ci giungono dal passato. In tutto questo, e qui finiamo altrimenti ci servirebbero altre pagine, parliamo della Nasa che certamente non è all’oscuro delle storie narrate nelle opere sumere, anzi sappiamo che le ha studiate a fondo e quello che segue ne è la dimostrazione: Qualche decennio prima degli studi del sumerologo Sitchin, il grande astrofisico Carl Sagan - una delle massime autorità scientifiche a livello mondiale, aveva scritto vari articoli in cui faceva notare come alcune tavolette sumere rappresentassero il nostro sistema solare con i pianeti Plutone e Nettuno, che gli astronomi hanno scoperto solo nello scorso secolo. Ebbene, nel disco fonografico contenuto nelle sonde NASA Voyager 1 e 2, lanciate nel 1977 verso lo spazio alla ricerca di un contatto con civiltà extraterrestri, oltre a immagini e suoni terrestri, sono stati incisi saluti in 55 lingue diverse. 

Sono tutte lingue attualmente parlate nel mondo tranne una, quella scelta per il primo saluto, che è proprio il sumero. A scegliere questa lingua fu il dottor Carl Sagan, che all’epoca guidava il team NASA. 

 Filippo Mariani - A.K.Informa N. 49   

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 CRISPR/Cas9 = E’ una nuova tecnica per realizzare la riparazione di geni difettosi chiamata “gene editing”.. Si riporta quanto scritto dal genetista L. Galietta: «Si basa sulla scoperta di meccanismi molecolari di taglio e riparazione del DNA. Si parla di “forbici molecolari” per descrivere il metodo 12 CRISPR/Cas9. Cas9 è una nucleasi, una proteina che taglia il DNA, che utilizzando degli opportuni RNA può essere indirizzata verso punti precisi del genoma cellulare, ad esempio in corrispondenza di una mutazione del gene CFTR. Avvenuto il taglio, le cellule effettuano una riparazione che, in presenza di un opportuno DNA stampo, può portare all’eliminazione definitiva della mutazione e al ripristino della sequenza normale del gene CFTR. Sono stati già pubblicati studi in cui, utilizzando come vettore del sistema CRISPR/Cas9 un virus del gruppo dei Lentivirus, è stata realizzata la riparazione del gene CFTR in vitro su cellule epiteliali respiratorie e su organoidi intestinali. 

lunedì 2 dicembre 2019

Salviamo il Paesaggio - Nasce il Google Group RETE GSE.


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All'Assemblea Generale del Forum SIP, tenutasi a Milano il 12 ottobre 2019, è stato deciso di rafforzare l'informazione su suolo e dimensione europea attraverso le Associazioni territoriali del Forum e tramite loro i rispettivi membri. Finora il lavoro effettuato dal GSE non ha prodotto la necessaria attenzione da parte delle varie Associazioni territoriali. Comunicazioni, messaggi e persino il Bollettino/Newsletter mensile sono spesso osservati senza produrre le reazioni sollecitate e necessarie. Ciò che si fa in Italia per il suolo non può essere avulso da ciò che si fa a livello delle istituzioni europee. Vi è quindi una lacuna da colmare: fare sì che la dimensione europea divenga patrimonio delle associazioni territoriali del Forum SIP e dei loro membri.

L'Assemblea di Milano ha promosso un'azione di dialogo da tenere con le Associazioni territoriali del Forum. Ciò avverrà attraverso una rete interna al Forum ed avrà un duplice obiettivo: trasmettere e discutere le proposizioni che arrivano dall'Unione Europea; sollecitare dubbi, domande, analisi sul suolo e sulle istituzioni europee da sottoporre al GSE. A tale scopo è nato il Google Group RETE GSE. Questo è solo un primo passo, tutto sarà deciso, organizzato e messo in pratica dalle persone che formeranno la RETE GSE.

Il motivo di questo post  è di domandare alla vostra Associazione d'indicare una persona di contatto per la tematica relativa al suolo/territorio/paesaggio e alla sua dimensione europea. La persona proposta verrà inserita nel Google Group e farà da portavoce per la vostra associazione.

Vogliate comunicare il nominativo a: suolo.europa@gmail.com
  
Cordialmente,
Mario Catizzone
Referente Gruppo Suolo Europa

Forum Salviamo il Paesaggio, Difendiamo i Territori
Rue Royale 79, bt 1 – 1000 Bruxelles

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La Rete Bioregionale Italiana aderisce al Google Group Rete GSE
Paolo D'Arpini, coordinatore - bioregionalismo.treia@gmail.com

Uomo bioregionale o vitruviano?

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L’ uomo come misura di tutte le cose – quante sono le dimensioni del mondo, se pensiamo alle classiche misure che sono le leggi della prospettiva classica di Leon Battista Alberti, viene in mente il cubo e i suoi sei lati, una scatola scenica come quella teatrale... se pensiamo al disegno di Leonardo vengono alla mente il quadrato e il cerchio o il cubo e la sfera e all’uomo perfettamente inserito in essi: lo spazio e il tempo. 

Il disegno di Leonardo ripreso dagli scritti di Vitruvio, nell’antichità rappresentava il templum lo spazio consacrato dall’augure secondo il rito dell’inauguratio, destinato alla divinazione tramite auspicia o al culto delle divinità. 

Che cos’è il Templum lo spiega Dionigi d’Alicarnasso in Antiquitates Romanae: è lo spazio diviso e consacrato – disegnato nell’orizzonte (e riportato in terra) ove sono raccolti e interpretati i segni, cioè le indicazioni che vengono dal mondo ultraterreno. Per estensione, in seguito, il Templum diverrà il tempio che conosciamo noi, cioè la costruzione che si edifica sul luogo in precedenza augurato e consacrato. Il Templum è dunque una divisione spaziale e temporale praticata in una determinata area, secondo concetti etruschi quali l’assialità e l’orientazione – concetti estranei, ad esempio, al mondo greco.

Ecco così le tre fasi del procedimento.
L’Augure:
1. individua e si rappresenta gli assi spaziali di orientazione del Templum solare, un cerchio (primo livello celeste);
2. descrive il Templum in terris di forma quadrangolare con un sistema di proiezione diagonale (secondo livello terrestre);
3. interra i cippi sugli angoli del quadrangolo così disegnato (terzo livello infero).

Il sistema rituale spiega l’enigmatico passo di Varrone che dice: “Templum è usato in tre modi, con riferimento alla natura, alla divinazione e alla similitudine: con riferimento alla natura nel cielo, alla divinazione sul suolo, alla similitudine nel sottosuolo”.

E quale principio connesso con un’idea di spazio/tempo, sintesi di tre livelli cosmici discendenti, deve presiedere all’azione dell’Augure tale che si possa coniugare la geometria radiale del cielo con la pianta ortogonale quadrangolare terrena? Abbiamo visto che l’asse meridiano ed equinoziale sono determinati per via analitica.

Vitruvio indica la tecnica: posizionato lo gnomone qualche ora prima della levata massima del sole a mezzogiorno, gli si traccia intorno una circonferenza con raggio pari la lunghezza dell’ombra. Segnato il punto in cui l’ombra tocca la circonferenza, si aspetta qualche ora, e l’ombra si accorcia verso Est. Superato il mezzogiorno l’ombra comincia ad allungarsi di nuovo; nell’istante in cui ritocca la circonferenza, si segna il secondo punto; tirando una corda tra i due punti avremo l’asse Est/Ovest, la retta che collega il punto mediano della corda con la base dello gnomone sarà invece l’asse Nord/Sud, l’Axis Mundi.

Già Platone, in un noto ed enigmatico passo del Timeo, indicava la X come formula del principio costitutivo della dimensione spaziale: “Pertanto, divisa in due nel senso della lunghezza tutta questa composizione e adattata l’una parte sull’altra nella loro metà in forma di una X, le piegò in giro nello stesso punto, collegando ciascuna con se stessa e con l’altra dirimpetto alla loro intersezione e v’impresse un movimento di rotazione uniforme nel medesimo spazio e l’uno dei circoli lo fece interiore, l’altro esteriore”.

Il senso di questa affermazione ricorda proprio il significato delle due diagonali nella figura del Templum solare e la possibilità che in queste sia contenuto il principio unificante delle diverse sue rappresentazioni cosmiche. Quindi, solo concependo tre decumani e un cardo maximo, l’Augure, dal Templum solare a forma di cerchio, elabora e materializza un Templum in terris quadrangolare, in cui i quattro vertici della X sono i 4 angoli, mentre l’intersezione è l’Axis Mundi.

L’Augure è lì nel campo, all’aurora, dopo una notte d’attesa, e sta per delimitare lo spazio dell’orizzonte a lui visibile col suo lituo, per poi divinare cercando i segni del cielo. Ecco, nel momento in cui chiude il cerchio con gesto ampio maestoso e fissa col bastone ricurvo l’ultimo riferimento a sud, ha sacralizzato. E sacralizzando ha fissato l’istante, cogliendo l’Eterno, cogliendo l’Essere, entrando in frequenza di risonanza con le stelle fisse.

“Se il tempo, dice Platone, è l’immagine mobile dell’eterno e l’istante è l’eterno, dove futuro e passato non esistono, nell’istante in cui l’Augure contempla fissando il Templum diviene un tutt’uno col Dio, entra nell’Eterno, nell’Essere, il quale poi lascia segni indiscutibili di verità e presagio”.

Al di la delle facili suggestioni filosofiche e metafisiche gli aruspici erano veri scienziati e bravi geografi che conoscevano bene i moti cosmici del sole della luna e delle stelle e probabilmente anche le energie della terra, la biogeologia, quelle che noi definiamo come le reti di Hartmann e Curry o le energie di superficie come le onde o risonanza Schumann. Infatti come scritto sopra, la precisa identificazione dei tre decumani era la cosa principale del procedimento, soprattutto per l’edificazione di templi e città e l’esposizione delle abitazioni. 

Un decumano per il solstizio d’inverno, un decumano al solstizio d’estate e un decumano agli equinozi di primavera e autunno, coincidenti. Per decumano si intende la proiezione a terra dell’arco del sole, nel suo corso quotidiano, da est a ovest. In base ai decumani veniva pianificata l’edificazione di una città di un tempio e l’esposizione di altre costruzioni.

Quel che non si sa è dove e come era stata appresa questa scienza che poi in parte si è persa e in parte non viene più studiata e trasmessa. Ancora nel 1.200 ai tempi di Federico II il quadrato rappresentava la terra, lo spazio; il cerchio, il cielo, il tempo; il quadrato ruotante di 45 gradi, la stella ottagonale, simbolo dell’armonia cosmica perché appunto collega il quadrato al cerchio, lo spazio al tempo. Infatti Castel del Monte è stato costruito probabilmente rispettando questi principi, allineamenti cosmici bioenergetici e geografici. Solo di questi poi si è persa la memoria e non sappiamo la reale funzione della costruzione.

Ferdinando Renzetti

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