Dal 13 ottobre è in corso Steadfast Noon 2026, l'esercitazione annuale di guerra nucleare della NATO che quest'anno coinvolge 17 paesi e ha come teatro principale l'Italia. Le operazioni si concentrano nei giorni 13, 14, 16 e 20 ottobre, soprattutto nei cieli del Mar Tirreno, a est della Sardegna.
Non è la prima volta che il nostro paese ospita questa esercitazione: è già accaduto nel 2010, 2013, 2014, 2018, 2021 e 2023, sotto governi di diverso colore politico. Un dato che dimostra come il coinvolgimento dell'Italia nelle strategie della NATO non sia una scelta esclusiva dell'attuale governo Meloni, ma una linea portata avanti negli anni dai governi che si sono succeduti. La subordinazione dell'Italia alle strategie militari statunitensi e della NATO è una scelta politica consolidata, portata avanti indipendentemente dalle maggioranze parlamentari.
Attraverso appositi corridoi aerei confluiscono nelle aree di esercitazione velivoli provenienti dalle basi di Ghedi (Brescia), Aviano (Pordenone), Amendola (Foggia), Gioia del Colle (Bari) e Trapani-Birgi. Le basi di Ghedi e Aviano ospitano bombe nucleari statunitensi B61-12. Sebbene non sia previsto l'impiego di ordigni nucleari reali, l'obiettivo dell'esercitazione è verificare le procedure, il coordinamento e la capacità operativa delle forze armate coinvolte in missioni nucleari.
Le operazioni interessano anche la zona militare R51 Eolia nell'Appennino meridionale e la zona D35 nell'alto Adriatico. Particolarmente coinvolta è la Sardegna, dove vengono utilizzate le aree STAR 5 WEST e STAR 5, comprendenti anche il poligono di Salto di Quirra, i corridoi aerei a bassa quota NOON e NOON S, fino a 1.800 metri, e le acque della costa orientale. Sono previste limitazioni al traffico aereo civile nelle zone interessate.
A rendere pubblici i dettagli dell'esercitazione non è stata un'informativa del governo al Parlamento, ma il supplemento AIP S56/26 pubblicato dall'ENAV il 20 agosto scorso, un documento tecnico destinato alla gestione del traffico aereo. Il ministro della Difesa Crosetto, sollecitato sulla questione, ha definito Steadfast Noon una normale attività di addestramento, programmata da tempo, dichiarandosi disponibile a riferire in Parlamento.
È proprio questa pretesa normalità a mostrare fino a che punto la partecipazione dell'Italia ai preparativi di guerra della NATO sia diventata parte ordinaria della politica del nostro paese. Si organizzano esercitazioni nucleari, si mettono a disposizione basi e territori, si addestrano le forze armate all'impiego di ordigni di distruzione di massa e tutto viene presentato come una normale attività amministrativa e militare, sulla quale non ci sarebbe nulla da discutere.
La NATO presenta Steadfast Noon come un'esercitazione di deterrenza, necessaria a mantenere la pace e scoraggiare eventuali aggressioni. Ma la deterrenza nucleare si fonda precisamente sulla capacità e sulla disponibilità dichiarata a impiegare armi di distruzione di massa. Addestrare piloti, verificare procedure e coordinare le forze di diversi paesi significa mantenere concretamente operativa questa possibilità. Il fatto che durante l'esercitazione non vengano utilizzate bombe reali non ne cambia la natura: si tratta di preparativi per una possibile guerra nucleare, non di un'iniziativa per la pace.
Tutto questo avviene in una situazione internazionale segnata dalla Terza Guerra Mondiale in corso, dall'aumento delle spese militari e dalla crescente militarizzazione dell'Europa e quindi dell'Italia. La guerra in Ucraina, il genocidio a Gaza, l'aggressione all'Iran e allo Yemen, il coinvolgimento delle potenze occidentali nei conflitti internazionali, la corsa al riarmo e il rafforzamento degli apparati militari e nucleari sono parte di un processo che coinvolge sempre più direttamente anche il nostro paese.
L'Italia non si limita a ospitare qualche esercitazione. Mette a disposizione basi, infrastrutture, aeroporti, poligoni, spazio aereo e personale militare, partecipando direttamente al dispositivo strategico della NATO. La presenza di armi nucleari statunitensi ad Aviano e Ghedi rende ancora più evidente il ruolo assegnato al nostro paese.
L'Italia non è un semplice spettatore delle guerre e dei preparativi di guerra della NATO: ne è parte attiva. Il territorio nazionale viene utilizzato per operazioni militari che rispondono alla strategia dell'Alleanza Atlantica, mentre il governo Meloni, in continuità con quelli che lo hanno preceduto, sostiene il rafforzamento della NATO e l'aumento delle spese militari. Questa politica espone la popolazione italiana alle conseguenze dell'aggravamento dello scontro internazionale e rende il nostro paese un possibile bersaglio in caso di conflitto diretto tra potenze nucleari.
La questione non è che il governo abbia omesso di informare preventivamente il Parlamento. Non chiediamo di essere informati meglio sui preparativi di guerra, né che questi vengano semplicemente discussi e autorizzati nelle sedi istituzionali. Denunciamo il fatto che l'Italia sia parte integrante della macchina militare della NATO, che il suo territorio venga utilizzato per preparare la guerra nucleare e che governi di ogni colore politico abbiano contribuito a rafforzare questa subordinazione agli interessi strategici degli Stati Uniti e dell'Alleanza Atlantica.
La questione centrale è rompere con questa politica: l'uscita dell'Italia dalla NATO, la chiusura delle basi militari statunitensi e NATO presenti sul nostro territorio e la rimozione delle armi nucleari. Non si tratta di chiedere una gestione più trasparente della partecipazione italiana ai preparativi di guerra, ma di porre fine a questa partecipazione.
La Sardegna rappresenta da decenni uno degli esempi più evidenti delle conseguenze di questa subordinazione. Intere porzioni di territorio, di mare e di spazio aereo sono sottoposte a servitù militari, con pesanti limitazioni per le comunità locali. Steadfast Noon si inserisce in questa realtà già consolidata, nella quale le esigenze militari vengono sistematicamente anteposte agli interessi e alle necessità dei territori. La militarizzazione della Sardegna, così come quella di altre aree del paese, non è un problema esclusivamente locale, ma una conseguenza diretta del ruolo che l'Italia svolge all'interno della NATO.
C'è poi il rapporto tra questa crescente militarizzazione e le scelte economiche e sociali. Mentre si chiede alla popolazione di accettare sacrifici, mentre sanità, scuola, trasporti e servizi pubblici soffrono per la carenza di risorse, l'aumento delle spese militari viene presentato come una necessità indiscutibile. Il riarmo non riguarda soltanto i bilanci della Difesa: comporta una diversa destinazione delle risorse pubbliche, una riorganizzazione delle priorità industriali e un peso crescente delle esigenze militari nella vita economica e politica del paese.
L'economia di guerra non è qualcosa che riguarda soltanto il futuro o l'eventualità di un conflitto più esteso. È un processo già in atto, che si manifesta nell'aumento degli stanziamenti militari, nella riconversione di settori produttivi verso le esigenze del riarmo e nella subordinazione crescente delle politiche economiche e sociali alle priorità della guerra.
Per questo la lotta contro la NATO e contro i preparativi di guerra non può essere separata dalla difesa delle condizioni di vita e di lavoro delle masse popolari. Le risorse destinate al riarmo sono risorse sottratte ad altri impieghi sociali, mentre le conseguenze economiche e politiche della militarizzazione ricadono soprattutto sui lavoratori e sui settori popolari.
Come Coordinamento Nazionale No NATO denunciamo Steadfast Noon 2026 come un ulteriore passaggio del coinvolgimento italiano nei preparativi di guerra dell'Alleanza Atlantica. La responsabilità del governo Meloni non consiste soltanto nell'aver consentito lo svolgimento dell'esercitazione, ma nel proseguire e rafforzare una politica di subordinazione alla NATO che lega sempre più strettamente il nostro paese alla strategia militare degli Stati Uniti.
Non basta quindi opporsi a una singola esercitazione, così come non basta chiedere la rimozione di qualche installazione militare lasciando intatto il sistema di alleanze e di accordi che rende possibile l'utilizzo del territorio italiano per le operazioni della NATO.
Le mobilitazioni contro le basi, le iniziative dei comitati territoriali, l'attività delle organizzazioni pacifiste e antimilitariste, le prese di posizione nei luoghi di lavoro, nelle scuole e nelle università possono contribuire a costruire un'opposizione capace di collegare le singole vertenze territoriali alla questione generale della presenza della NATO in Italia.
L'obiettivo politico è l'uscita dell'Italia dalla NATO e la fine della partecipazione del nostro paese alle sue strategie e operazioni militari.
Coordinamento Nazionale No NATO -















