venerdì 16 ottobre 2026

Steadfast Noon 2026 - L’ITALIA AL CENTRO DEI PREPARATIVI DI GUERRA NUCLEARE DELLA NATO...

 


Dal 13 ottobre è in corso Steadfast Noon 2026, l'esercitazione annuale di guerra nucleare della NATO che quest'anno coinvolge 17 paesi e ha come teatro principale l'Italia. Le operazioni si concentrano nei giorni 13, 14, 16 e 20 ottobre, soprattutto nei cieli del Mar Tirreno, a est della Sardegna.

Non è la prima volta che il nostro paese ospita questa esercitazione: è già accaduto nel 2010, 2013, 2014, 2018, 2021 e 2023, sotto governi di diverso colore politico. Un dato che dimostra come il coinvolgimento dell'Italia nelle strategie della NATO non sia una scelta esclusiva dell'attuale governo Meloni, ma una linea portata avanti negli anni dai governi che si sono succeduti. La subordinazione dell'Italia alle strategie militari statunitensi e della NATO è una scelta politica consolidata, portata avanti indipendentemente dalle maggioranze parlamentari.

Attraverso appositi corridoi aerei confluiscono nelle aree di esercitazione velivoli provenienti dalle basi di Ghedi (Brescia), Aviano (Pordenone), Amendola (Foggia), Gioia del Colle (Bari) e Trapani-Birgi. Le basi di Ghedi e Aviano ospitano bombe nucleari statunitensi B61-12. Sebbene non sia previsto l'impiego di ordigni nucleari reali, l'obiettivo dell'esercitazione è verificare le procedure, il coordinamento e la capacità operativa delle forze armate coinvolte in missioni nucleari.

Le operazioni interessano anche la zona militare R51 Eolia nell'Appennino meridionale e la zona D35 nell'alto Adriatico. Particolarmente coinvolta è la Sardegna, dove vengono utilizzate le aree STAR 5 WEST e STAR 5, comprendenti anche il poligono di Salto di Quirra, i corridoi aerei a bassa quota NOON e NOON S, fino a 1.800 metri, e le acque della costa orientale. Sono previste limitazioni al traffico aereo civile nelle zone interessate.

A rendere pubblici i dettagli dell'esercitazione non è stata un'informativa del governo al Parlamento, ma il supplemento AIP S56/26 pubblicato dall'ENAV il 20 agosto scorso, un documento tecnico destinato alla gestione del traffico aereo. Il ministro della Difesa Crosetto, sollecitato sulla questione, ha definito Steadfast Noon una normale attività di addestramento, programmata da tempo, dichiarandosi disponibile a riferire in Parlamento.

È proprio questa pretesa normalità a mostrare fino a che punto la partecipazione dell'Italia ai preparativi di guerra della NATO sia diventata parte ordinaria della politica del nostro paese. Si organizzano esercitazioni nucleari, si mettono a disposizione basi e territori, si addestrano le forze armate all'impiego di ordigni di distruzione di massa e tutto viene presentato come una normale attività amministrativa e militare, sulla quale non ci sarebbe nulla da discutere.

La NATO presenta Steadfast Noon come un'esercitazione di deterrenza, necessaria a mantenere la pace e scoraggiare eventuali aggressioni. Ma la deterrenza nucleare si fonda precisamente sulla capacità e sulla disponibilità dichiarata a impiegare armi di distruzione di massa. Addestrare piloti, verificare procedure e coordinare le forze di diversi paesi significa mantenere concretamente operativa questa possibilità. Il fatto che durante l'esercitazione non vengano utilizzate bombe reali non ne cambia la natura: si tratta di preparativi per una possibile guerra nucleare, non di un'iniziativa per la pace.

Tutto questo avviene in una situazione internazionale segnata dalla Terza Guerra Mondiale in corso, dall'aumento delle spese militari e dalla crescente militarizzazione dell'Europa e quindi dell'Italia. La guerra in Ucraina, il genocidio a Gaza, l'aggressione all'Iran e allo Yemen, il coinvolgimento delle potenze occidentali nei conflitti internazionali, la corsa al riarmo e il rafforzamento degli apparati militari e nucleari sono parte di un processo che coinvolge sempre più direttamente anche il nostro paese.

L'Italia non si limita a ospitare qualche esercitazione. Mette a disposizione basi, infrastrutture, aeroporti, poligoni, spazio aereo e personale militare, partecipando direttamente al dispositivo strategico della NATO. La presenza di armi nucleari statunitensi ad Aviano e Ghedi rende ancora più evidente il ruolo assegnato al nostro paese.

L'Italia non è un semplice spettatore delle guerre e dei preparativi di guerra della NATO: ne è parte attiva. Il territorio nazionale viene utilizzato per operazioni militari che rispondono alla strategia dell'Alleanza Atlantica, mentre il governo Meloni, in continuità con quelli che lo hanno preceduto, sostiene il rafforzamento della NATO e l'aumento delle spese militari. Questa politica espone la popolazione italiana alle conseguenze dell'aggravamento dello scontro internazionale e rende il nostro paese un possibile bersaglio in caso di conflitto diretto tra potenze nucleari.

La questione non è che il governo abbia omesso di informare preventivamente il Parlamento. Non chiediamo di essere informati meglio sui preparativi di guerra, né che questi vengano semplicemente discussi e autorizzati nelle sedi istituzionali. Denunciamo il fatto che l'Italia sia parte integrante della macchina militare della NATO, che il suo territorio venga utilizzato per preparare la guerra nucleare e che governi di ogni colore politico abbiano contribuito a rafforzare questa subordinazione agli interessi strategici degli Stati Uniti e dell'Alleanza Atlantica.

La questione centrale è rompere con questa politica: l'uscita dell'Italia dalla NATO, la chiusura delle basi militari statunitensi e NATO presenti sul nostro territorio e la rimozione delle armi nucleari. Non si tratta di chiedere una gestione più trasparente della partecipazione italiana ai preparativi di guerra, ma di porre fine a questa partecipazione.

La Sardegna rappresenta da decenni uno degli esempi più evidenti delle conseguenze di questa subordinazione. Intere porzioni di territorio, di mare e di spazio aereo sono sottoposte a servitù militari, con pesanti limitazioni per le comunità locali. Steadfast Noon si inserisce in questa realtà già consolidata, nella quale le esigenze militari vengono sistematicamente anteposte agli interessi e alle necessità dei territori. La militarizzazione della Sardegna, così come quella di altre aree del paese, non è un problema esclusivamente locale, ma una conseguenza diretta del ruolo che l'Italia svolge all'interno della NATO.

C'è poi il rapporto tra questa crescente militarizzazione e le scelte economiche e sociali. Mentre si chiede alla popolazione di accettare sacrifici, mentre sanità, scuola, trasporti e servizi pubblici soffrono per la carenza di risorse, l'aumento delle spese militari viene presentato come una necessità indiscutibile. Il riarmo non riguarda soltanto i bilanci della Difesa: comporta una diversa destinazione delle risorse pubbliche, una riorganizzazione delle priorità industriali e un peso crescente delle esigenze militari nella vita economica e politica del paese.

L'economia di guerra non è qualcosa che riguarda soltanto il futuro o l'eventualità di un conflitto più esteso. È un processo già in atto, che si manifesta nell'aumento degli stanziamenti militari, nella riconversione di settori produttivi verso le esigenze del riarmo e nella subordinazione crescente delle politiche economiche e sociali alle priorità della guerra.

Per questo la lotta contro la NATO e contro i preparativi di guerra non può essere separata dalla difesa delle condizioni di vita e di lavoro delle masse popolari. Le risorse destinate al riarmo sono risorse sottratte ad altri impieghi sociali, mentre le conseguenze economiche e politiche della militarizzazione ricadono soprattutto sui lavoratori e sui settori popolari.

Come Coordinamento Nazionale No NATO denunciamo Steadfast Noon 2026 come un ulteriore passaggio del coinvolgimento italiano nei preparativi di guerra dell'Alleanza Atlantica. La responsabilità del governo Meloni non consiste soltanto nell'aver consentito lo svolgimento dell'esercitazione, ma nel proseguire e rafforzare una politica di subordinazione alla NATO che lega sempre più strettamente il nostro paese alla strategia militare degli Stati Uniti.

Non basta quindi opporsi a una singola esercitazione, così come non basta chiedere la rimozione di qualche installazione militare lasciando intatto il sistema di alleanze e di accordi che rende possibile l'utilizzo del territorio italiano per le operazioni della NATO.

Le mobilitazioni contro le basi, le iniziative dei comitati territoriali, l'attività delle organizzazioni pacifiste e antimilitariste, le prese di posizione nei luoghi di lavoro, nelle scuole e nelle università possono contribuire a costruire un'opposizione capace di collegare le singole vertenze territoriali alla questione generale della presenza della NATO in Italia.

L'obiettivo politico è l'uscita dell'Italia dalla NATO e la fine della partecipazione del nostro paese alle sue strategie e operazioni militari.

Coordinamento Nazionale No NATO -

coordinamentonazionalenonato@proton.me


Dipartita del compagno Patrick Boylan...

 


Il Coordinamento Nazionale NO NATO esprime il proprio profondo cordoglio per la scomparsa del compagno Patrick Boylan, tra i fondatori del Coordinamento e protagonista del percorso collettivo che ci unisce nella lotta contro la guerra e per un mondo libero dalla minaccia della NATO.

Con Patrick scompare un compagno che ha contribuito, fin dall'inizio, alla costruzione di un impegno comune per la pace, la solidarietà tra i popoli e il contrasto alle politiche di guerra e di riarmo.
Il suo contributo alla nascita e allo sviluppo del Coordinamento resta parte della nostra storia e del cammino che abbiamo intrapreso insieme. 

Il ricordo del suo impegno continuerà ad accompagnarci nelle battaglie per liberare il nostro paese dagli occupanti USA e NATO contro ogni logica di dominio e di guerra.
Ci stringiamo con affetto e solidarietà ai suoi familiari, ai suoi cari e a tutte le compagne e i compagni che hanno condiviso con lui un tratto di strada.

Coordinamento Nazionale NO NATO



"La Rete Bioregionale Italiana si unisce al cordoglio per la dipartita di Patrick Boylan auspicando pace all'anima sua, ovunque sia..." (Paolo D'Arpini)


Un ricordo collettivo di Patrick Boylan: https://www.peacelink.it/peacelink/un-ricordo-collettivo-di-patrick-boylan


Interventi di Patrick pubblicati su "Il Giornaletto di Saul": https://saul-arpino.blogspot.com/search?q=Patrick+Boylan+

Adusi all'uccisione. Si comincia con gli animali selvatici e si finisce con mattatoi e lager...

 


Ci scrive Greenpeace Italia promuovendo una petizione per limitare l'uso della caccia contro animali selvatici.  Ad esempio dice che  "In Italia, il numero di lupi uccisi da cacciatori continua a crescere:  271 nel 2025. E il 2026 è già allarmante: nei primi quattro mesi dell’anno sono stati trovati morti altri 190 lupi, nei boschi e lungo le strade. Anno dopo anno, le morti aumentano. E questi numeri potrebbero raccontare solo una parte della realtà, perché le carcasse di  molti animali scompaiono senza lasciare traccia".

Eppure quello che si sa è di per sé allarmante: milioni di animali, non solo  lupi,  vengono uccisi ogni anno dalla caccia, dal bracconaggio e soprattutto dall'allevamento industriale.

Ma l'assuefazione alla violenza comincia accettando come "normale" uccidere un numero abnorme di animali, appositamente allevati per scopi culinari, da pelliccia o per esperimenti di vivisezione, ecc.. A quando una legge globale per fermare questa mattanza?


Il Circolo Vegetariano VV.TT. (attualmente con sede a Treia nelle Marche), uno dei fondatori della Rete Bioregionale Italiana, ha storicamente promosso e sostenuto diverse iniziative e  manifestazioni e petizioni per la salvaguardia degli animali, siano essi selvatici o  da macello. L'impegno del circolo si concentra tradizionalmente sulla tutela del diritto alla vita di tutti gli esseri senzienti, sulla sensibilizzazione verso l'alimentazione a base vegetale e sulla denuncia delle condizioni di sofferenza negli allevamenti intensivi e nei macelli.

Il Circolo si è distinto negli anni per la difesa degli animali attraverso un approccio che unisce l'ecologia profonda e la spiritualità laica, sostenendo campagne contro la riduzione dell'animale a mera "merce" o cibo. Spesso il Circolo agisce in sinergia con altre realtà nazionali ed internazionali per dare risonanza a raccolte firme istituzionali (in questo caso  alla petizione di Greenpeace Italia contro il DDL Caccia).

Paolo D'Arpini - Circolo Vegetariano VV.TT. e Rete Bioregionale Italiana




mercoledì 14 ottobre 2026

Al bando gli ordigni nucleari...

 


AUTUNNO 2026. MAI PIU' AUSCHWITZ, MAI PIU' HIROSHIMA! 

CONTRASTIAMO LA TENDENZA AUTORITARIA, SOVRANISTA E MILITARISTA ALLA GUERRA NATO-RUSSIA.   

I GENOCIDI LOCALIZZATI POSSONO SPIANARE LA STRADA CHE CODUCE DAL GRANDE GENOCIDIO PROGRAMMATO ALL'UMANICIDIO!

INCONTRO ONLINE DEL 25 ottobre 2026 PREPARATORIO ALLA SPEDIZIONE PER NEW YORK, PRIMA CONFERENZA DI REVISIONE DEL TRATTATO DI PROIBIZIONE DELLE ARMI NUCLEARI, PRECEDUTA DA UN INCONTRO A GINEVRA CON LA RAPPRESENTANZA DIPLOMATICA CINESE ALL'ONU. 

Ecco la sintesi del testo di un piccolo saggio, che analizza criticamente la nuova "Theory of Victory" presentata il 12 ottobre 2026 dal SACEUR, una “nuova” dottrina NATO che, dietro una facciata difensiva, pianifica attacchi convenzionali in profondità (Deep Precision Strike) sul territorio russo. In particolare, la terza fase prevede la decapitazione dei centri di comando strategico (C2W): quindi la soppressione della bolla di difesa A2/AD a Kaliningrad tramite missili avanzati e sistemi ipersonici come i Dark Eagle.  

Il SACEUR (Supreme Allied Commander Europe) è il Comandante Supremo Alleato in Europa, ovviamente americano.   Il titolare attuale è il Generale Alexus G. Grynkewich (in carica dal 4 luglio 2025). 

Questa strategia di contrattacco in profondità rischia di innescare una risposta nucleare russa, stimolata sia dalla dottrina di Mosca del novembre 2024 sia dalla logica di accelerazione algoritmica dei sistemi di comando automatizzati (JADC2), che comprimono i tempi decisionali sotto i due minuti e alzano drasticamente il pericolo di escalation atomica globale.

Di fronte a tale scenario, la cui drammaticità non può essere sottovalutata nel contesto attuale di tendenza al riarmo e alle escalation belliche, contrapponiamo il "Disarmismo Esigente" (ispirato da Aldo Capitini e Carlo Cassola), strutturato su tre livelli:

  1. Decostruzione politico-giuridica: contestare la compatibilità di tali piani offensivi con lo stesso Trattato NATO, oltreché con l’articolo 11 della Costituzione italiana.
  2. Campagna per il "No First Use" (NFU): promuovere un trattato universale sul non primo uso delle armi atomiche, prendendo a modello la politica cinese e coinvolgendo ICAN.
  3. Aggiunta nonviolenta: richiedere la partecipazione dell'Italia come osservatore al Trattato sulla Proibizione delle Armi Nucleari (TPNW), moratorie sui vettori a lungo raggio, stop ai nuovi euromissili e ispezioni civili indipendenti.

La vera vittoria strategica, dal punto di vista della ragione ancorata alla volontà e alla felicità di vivere, è con-vincere, non vincere: non consiste nell'azzardo di una guerra preventiva, ma nel disinnescare la minaccia nucleare tramite accordi vincolanti e trasparenza controllabile anche dal basso.

Disarmisti Esigenti - alfiononuke@gmail.com



martedì 13 ottobre 2026

Vademecum per la sopravvivenza creativa...

 

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…faccio di tutto per non  apparire  catastrofista, ma molti sono i segnali che indicano la catastrofe. Perdonatemi se contribuisco alla vostra angoscia ma credo sia bene che ognuno di noi si predisponga a vivere tempi drammatici e molto difficili. Non lasciamoci demoralizzare, manteniamo il cuore saldo e teniamoci pronti alla sopravvivenza, sia in senso materiale che morale. Per cominciare impariamo a conoscere le erbe commestibili, recuperiamo la manualità, diminuiamo i bisogni, soprattutto eliminiamo quelli superflui e iniziamo a praticare l’autoanalisi.

 
L’esistenza è fatta di cose semplici e tutto sommato accessibili a tutti i viventi: cibo, aria, acqua, soddisfazione dei bisogni fisiologici, riparo, socializzazione, procreazione…  Ma in questo momento storico la virtualizzazione ha raggiunto livelli altissimi di astrazione dal vissuto quotidiano e dalle reali necessità. La vita è diventata quasi un grande ”game” alla Nirvana. Quando arriverà la Grande Crisi? Quella finale?
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La dura realtà fatta di cose concrete spazzerà le nebbie dell’immaginario e del sogno ad occhi aperti.
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Politica, finanza, potere, ricchezza… tutta immondizia più sporca di quella che si accumula nelle strade di Napoli, di Calcutta, del Cairo, di Buenos Aires,  di New York…. e persino del paesello sui monti.
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Vengo al dunque, in questo momento si parla molto dell’imminente crollo economico mondiale, di guerra globale e di come poter risolvere i problemi della produzione energetica, funzionale al mantenimento della struttura tecnologica in cui la nostra civiltà sguazza e sprofonda.
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Diceva l’amico Benito Castorina:  “Una visione più ampia suggerisce un cambiamento di rotta: la sostituzione di tutti i composti e i derivati del petrolio  e di altre risorse non rinnovabili con le materie prime vegetali, scelta che rappresenta il piano strategico per un mondo senza rifiuti…”

Sabbie mobili. Viviamo con la paura di sprofondare e siamo già con l’acqua alla gola, quindi tutto ciò che facciamo peggiora soltanto la situazione.
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Ma se la politica non cambia lasciamo che le cose vadano come debbono andare…  e proviamo a “galleggiare nella mota” se ci riesce…
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Insomma, la nostra civiltà è agli sgoccioli e possiamo aspettarci solo il crollo ignominioso e generale. Un tracollo annunciato e temuto e talvolta auspicato…  ed infatti da più parti si preconizza la fine del sistema come evento liberatorio e salvifico per il mantenimento della vita sul pianeta.
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Vi consiglio perciò di cominciare attivamente a trovare soluzioni alternative, basate sulla personale conoscenza ed esperienza “pratica” di ognuno  per affrontare i rischi a venire.
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E buon divertimento nella “sopravvivenza”.

Paolo D’Arpini - Rete Bioregionale Italiana

 

lunedì 12 ottobre 2026

Appunti di viaggio...

 



Clorofilliana ...anche i doppi legami carbossilici se osserviamo bene differiscono, siamo fatti di ossigeno idrogeno e carbonio… siamo figli delle stelle… i vulcaniani hanno invece il rame al centro della configurazione, per questo hanno il sangue verde. l’essere umano respira ciò che le piante producono e viceversa fa la pianta con noi… bach non era mica scemo! scivoliamo tra le realtà navigando nel flusso della vita. come teste parlanti su un pianeta suonante raccontiamo storie del cosmo celeste e dintorni. il fumo delle erbe officinali in lenta combustione crea un legame profondo tra la natura e il divino tra il corpo e lo spirito. la via dell’incenso funge da collegamento tra la terra e il cielo, da ponte spirituale come una preghiera che si eleva verso il divino. i principi attivi delle piante rilassano la mente e danno benessere psicofisico. una volta nella piazza c’erano solo gli uomini oggi ci sono anche le donne. [la piazza fiore perduto delle mille gioventù] il tempo qui scorre lento, penso con desiderio alle pietre calde e bianche di luce bella e profumata dei paesi del meridione. prima ero sempre indeciso… adesso non lo so! 
 

mai sempre qualche volta raramente di solito spesso adesso ora dopo un po' più tardi ho incontrato aurea l’acqua che balla sulla via dell’arcobaleno la citta del sollievo e dell’asino d’oro. tanti teatranti e racconti scordati nel paese della musica l’albero che suona il senti senti senti sento senti senso. un cucchiaio di elicriso mezzo litro di acqua un po' di zucchero qualche goccia di limone elisir della felicità. accadueom l’arcabalena si è arenata sulla spiaggia della montagna sacra dove fiordi stava raccontando della sua esperienza con la terra paglia, verso l’imbrunire  non si sa che succede nel senso che il programma è sempre relativo. fuori orario. un ape si poggia su un bottone di rosa lo succhia e se ne va… è un dono incontrare qualcuno a cui piacciamo come siamo nel cuore e nell’anima. notizie da ca’ de il mondo tutti giù per terra euforia della musica nell’ebrezza dell’asino. seduzione leggerezza nel respiro del tempo danza delle stagioni canto di passi nel silenzio della strada le celtiche casupole di ogni giorno i sogni la luce la vita accrocco di libri usati musica e teatro. 

 

nell’orto dell’infinito al sabato del villaggio arrivano con la tramontana le luccicanti promesse delle stelle marine. nel silenzio ascolto i suoni della natura, lento godo del sole e del vento sulla pelle, coloro pensieri che si disciolgono nel nero inchiostro dell’anima, raccolgo terre generose e colorate come racconti ritrovati che suonano fino a farci fiorire, anche le briciole hanno un sapore. c’erano due anziane donne due vecchiarelle che giravano campagne casali borghi e villaggi, la prima chiedeva farina, la seconda legna. arrivo il lungo e freddo inverno la prima perì la seconda sopravvisse tra gli stenti. se avessero condiviso socialità farina legna accoglienza calore e dolcezza avrebbero trascorso l’inverno al caldo tra il profumo caldo del pane e il calore profondo della legna.

Ferdinando Renzetti a Guastameroli di Frisa nel tenimento di Lanciano della contea di Chieti Abruzzo Citra 

 



domenica 11 ottobre 2026

Kaliningrad: "Attenti alla guerra per errore!"...




Il dibattito pubblico è intrappolato in una domanda sbagliata: Putin attaccherà la NATO? La risposta razionale è no. La Russia non ha capacità convenzionale per una guerra aperta con 32 Paesi.

La domanda giusta è un'altra: in questa fase di guerra ombra accettata e quotidiana è probabile che sia la NATO a passare per prima alla guerra aperta, per errore di valutazione, sopravvalutando la gravità di un atto ibrido e decidendo una sedicente ritorsione "proporzionata" che Mosca leggerà come atto di guerra esistenziale?

È lo scenario Kaliningrad. Un drone russo esplode a Lipsia, cavi tagliati nel Baltico, droni avvistati su aeroporto polacco.  La UE chiede reazione. La nuova Theory of Victory NATO, presentata il 12 ottobre a Varsavia dal generale Grynkewich, dice: ...dopo aver bloccato l'incursione, annientiamo il C5ISRT nemico con sciami di droni e intelligenza artificiale. Kaliningrad è il C5ISRT perfetto: piccola, isolata, armata fino ai denti, simbolo. Isolarla via terra con chiusura del corridoio di Suwalki e via mare con blocco navale viene venduto come risposta difensiva, non invasione della Russia.

Ma  Kaliningrad è Russia. Isolarla è assedio. Attaccarne radar e comandi è decapitazione. La risposta prevista è con ogni  mezzo a disposizione, compreso quello nucleare...

Qui si innesta la seconda novità: la nuova Nuclear Posture Review USA, in approvazione con parti segretate entro fine 2026 (non sarà pubblica, come NSC-68 nel 1950). La sua logica, trapelata dal Bulletin of Atomic Scientist, è "damage limitation": dobbiamo poter distruggere le armi nemiche "before they are launched". Tradotto: il primo uso nucleare diventa scelta di efficienza militare, non extrema ratio politica. Se per neutralizzare Kaliningrad è più efficiente usare una B61-13 a bassa resa che perdere uno stormo di F-35, la dottrina lo consente come opzione al "lowest level of damage possible".

Siamo nel loop perfetto della guerra per incidente: guerra ombra -> errore di valutazione sulla gravità -> ritorsione NATO "limitata" su Kaliningrad -> lettura russa come attacco esistenziale -> minaccia nucleare tattica russa -> primo uso efficiente NATO teorizzato dalla NPR.

È la "normal accident" descritta da Charles Perrow: in sistemi complessi e strettamente accoppiati, la catastrofe non è anomalia ma prodotto dell'architettura.

Dentro lo stesso paradigma della deterrenza, però, esistono due versioni opposte.

La versione aggressiva e massimalista è quella attuale USA/NATO: deterrenza estesa, flessibile, integrata convenzionale-nucleare, Theory of Victory che promette vittoria rapida, NPR che banalizza il primo uso, missili Dark Eagle che arrivano a Mosca in 6 minuti. È deterrenza che cerca la superiorità a ogni gradino della scala per costringere l'avversario a non sfidarti mai. Ma così facendo deve rendere credibile che si userebbero davvero le armi a ogni gradino. E per essere credibile devi abbassare la soglia.

La versione minima e sufficiente è l'opposto: la forza tranquilla cinese. Poche armi, invulnerabili, in second strike, senza opzioni tattiche, senza bisogno di colpire per primo, con dottrina dichiarata di No First Use. Non si cerca di vincere la guerra nucleare, si cerca di rendere impossibile che inizi, perché si è consapevoli che finirebbe con l'essere sconfitti tutti. È la deterrenza che avevano in mente anche i padri del Trattato di Non Proliferazione: dissuasione come attesa, non come prontezza.

E qui anche come disarmisti dobbiamo convincerci di una verità scomoda ma essenziale. Non possiamo chiedere alle élite che oggi governano il mondo, cresciute nel paradigma della superiorità, un salto immediato al paradigma alternativo della sicurezza comune basata su cooperazione e disarmo previsto dall'articolo 1 del TPNW. Sarebbe velleitario.

Possiamo però chiedere un passo intermedio, realistico e giuridicamente solido, dentro la stessa grammatica della deterrenza: passare dalla versione aggressiva alla versione minima attraverso il No First Use universale.

La Cina, lo abbiamo accennato, è l'unica P5 che ha già il No First Use. Se i 98 Stati del TPNW, alla Conferenza di Revisione del 30 novembre - 4 dicembre a New York, proponessero a Pechino di farsi promotrice di un trattato P5 sul No First Use, forse sbloccheremmo una situazione che oggi appare in uno stallo irrisolvibile. Non sarebbe disarmo immediato, sarebbe disinnesco dell'errore. Se tutti si impegnano a non usare per primi, anche se Kaliningrad viene isolata per errore di valutazione favorito da una logica aggressiva, non sarebbe possibile trasformare un blocco in scusa nucleare. Si toglie la legittimità dottrinale al primo uso efficiente.

Questo è un ponte a portata di mano e praticabile tra deterrenza minima e sicurezza comune. Ed è l'unico antidoto alla guerra per errore che oggi è più probabile venga dalla nostra parte occidentale che dall'altra orientale...
 
 Alfonso Navarra - Coordinatore Disarmisti Esigenti



sabato 10 ottobre 2026

Honoris Causa...



 
Per la memoria, più che il cervello e i dati immagazzinati centrano il corpo, l’identità e le emozioni. Osservare per credere.
 
Traguardare il mondo dall’ottica materialista che, fin dal Piccolo chimico e dal Meccano trovati sotto l’albero di Natale di tanti anni fa, abbiamo deglutito come il dolce sciroppo della conoscenza, ci convince ad adorare la parola della Scienza. Una chiesa che come tutte arricchisce i suoi sacerdoti e lascia in beatitudine condizionata tutti gli altri, dai chierichetti in là, fossero anche eruditi e professori, legislatori e politici, popolino e laureati encomiati summa cum laude.
 
Con tali premesse, perlopiù occulte a troppi, chi può sfuggire al grande equivoco che scambia la parola della scienza per verità? Perfino i popperiani, consapevoli che le affermazioni della scienza non possono che essere storiche e per nulla universali, valide fintantoché una nuova scoperta non ne infici il valore, da prodi scientisti non esitano a difendere la loro chiesa e le di questa le relative promesse salvifiche.
 
Forti di tali certezze, gli emuli di Piero Angela, ma non di Federico Faggin, di Carlo Rovelli, di David Bohm e sodali, sono impediti nel constatare che tra mente e materia non c’è confine. Giacendo nell’incantesimo meccanicista, hanno pensieri liberi come carpe koi nell’acquario. 
 
A qualunque profondità loro concessa, sono costrette e ripetere infinite volte le medesime volute. Ma non si lamentano, a loro piacciono. Una particolarmente gradita riguarda la memoria che cum summa determinazione sostengono trovarsi nel cervello. 
 
Lasciamo stare che dire cervello è dire cadavere, nel senso che il cervello da solo, estrapolato dai sistemi e dagli organi ad essi connessi, non esiste. Il concetto di organismo sembra banale ma non quando hai di fronte un cavaliere lancia in resta con una esse di scienza sul petto più lunga di quella del supermercato. 
 
Eppure non dovrebbe essere così complicato osservare che la parola che fa rima con memoria non è dato, ma emozione. Se di banca si vuole parlare si potrebbe o dovrebbe?, rispolverare quella dell’iperuranio. Un caveau gonfio di tutte le idee pure, quelle che poi gli uomini investono di sé stessi e ci mettono il diritto di proprietà. In quel volume, residenza di tutte le idee, non possiamo che trovare anche tutte le parole per descriverle, tutte le narrazioni e i sentimenti che le sono organicamente congrue e, infine, tutte le emozioni. 
 
Quando queste ultime hanno modo di ricomporsi, di ritornare, di rinascere, avverrebbe la memoria. Quando si perde il filo del discorso, non è perché un dato o un grappolo di questi, se ne è uscito dal cervello, ma perché un’altra emozione ha scansato quella necessaria a non perdere il filo. Ugualmente per il ce l’ho sulla punta della lingua.
 
Secondo il principio alchemico così in alto come in basso l’aggregazione dell’eterea memoria ha la sua fisicità elettrochimica necessaria a combinare opportunamente le sinapsi tra neuroni, al fine dell’avvento della memoria. È un’aggregazione di tipo quantistico, ovvero del tutto relativo alla natura della persona in cui avviene.
 
Avviene perciò che riconosciamo la strada di casa a causa della relativa emozione. Sembra una fesseria, eppure è sufficiente l’esperienza di non sapere più dove ci si trovi per riconoscere quanto sia rispettabile, se non attendibile. Come l’emozione per una ragazza ci inchioda leggere reiteratamente le stesse righe senza poter dire cosa ci sia scritto. 
 
Va ricordato che emozione non è solo il contenitore di eventi forti nel bene e nel male. L’emozione è una specie di tubo che ci costringe alla poca libertà che permette. Per credersi qualcosa, un povero senzatetto o un rispettabile professore, serve la relativa autoreferenziale emozione, cessata la quale ci si trova smarriti anche sulla via di casa. 
 
Se l’appunto di un’idea preso di corsa è poi efficace, lo è in quanto, rileggendolo per sfruttarlo, rigenera l’emozione e dunque la memoria è il significato che poi svilupperemo. Diversamente, se troppo stringato o lontano nel tempo fisico ed emozionale, l’appunto resta sterile. Cosa volevamo ci ricordasse? Il più delle volte non è utile sforzarsi, cioè insistere a pretendere da sé stessi, ciò che un altro noi stessi aveva generato. Lo è spesso, invece, sospendere la cocciuta pretesa e liberare la mente dal chiodo fisso che la immobilizzava nell’emozione inopportuna allo scopo. 
 
Come è noto, è possibile riviere il momento della nascita, l’emozione che ci animava prima durante e dopo la venuta al mondo, nonché quella di altre vite o di esistenze precedenti. Il déja vu fa riferimento all’avvento di una memoria che non riconosciamo del tutto, in quanto l’emozione di allora, non ha avuto modo di riattraversarci?
 
Un colore rivisto riporta all’infanzia, a come ci eravamo sentiti, all’emozione che ci muoveva. 
Non è che gli smemorati siano semplicemente coloro la cui emozione di sé svaria come un navigatore dell’etere libero di seguire il vento che incontra? E, al contrario, il preciso che ricorda sempre tutto non sia che uno educato a girare intorno sempre al medesimo totem di sé stesso? 
E poi, è la perdita dell’identità subitanea o progressiva, cioè l’idea della permanenza di sé, che impedisce l’avvento della memoria di esperienze ormai riguardanti qualcun altro che siamo stati. 

In ogni caso, creativi e replicativi, artisti e metodici che perdono la memoria per un trauma encefalico, forse non perdono dati impigliati tra le circonvoluzioni contorte del cervello, bensì la materia organica necessaria all’emozione per la ricostituzione della memoria. Materia che può anche essere metafisica e non necessariamente proveniente dal cranio. 
 
Siamo corpo e il corpo è un recettore naturalmente connesso al cosmo, almeno fino all’epoca della defezione della memoria della conoscenza, celebrata da toghe e tocchi e summa cum laude.

Lorenzo Merlo




"C'era una volta... un ragio namento..." - Ovvero il ritorno dalle vacanze di Ferdinando Renzetti!

 



Cioè capito, come si diceva un tempo, non si riesce ad capire perché i giorni della settimana hanno quest’ordine differente da quelli dei chakra della scala indiana che in... Un certo senso hanno un ordine logico con i pianeti interno e i pianeti esterni del sistema a solare anche se in mezzo al ciel il sole, invece ci dovrebbe stare la terra, mentre anche Campanella nella città del sole segue i giorni della settimana e mette il sole al centro dei sette cerchi concentrici n...


Non lo fossi spiegato bene ? Eppure mi sembrasse abbastanza chiaro il Ragio nanento...


Ferdinando Renzetti dixit il 10.10.2026




venerdì 9 ottobre 2026

Lo Spirito Universale che tutto abbraccia...

 

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... ho ripensato a quello che mi hai detto ieri sera.... bello! Mi fa piacere pensare a questo Spirito universale che tutto abbraccia, ed alla possibilità per l'essere umano di vivere una vita solo materiale, oppure di prestare attenzione a questo "profumo" sottile. Sentire che tutti i cari che non ci sono più sono ancora qui e che ci sono in giro già anime che fra un po' saranno qui anche fisicamente. 

Sento anch'io la forza di quest'anno, mi sembra di vivere tutto più intensamente, anche il sonno, oltre che la veglia. Amo tutto, anche i miei dolori, e quelli altrui, e sento la sofferenza.... ma aspetto di sentire anche la gioia. Certo questo è un periodaccio, tante disgrazie, tanta crudeltà, inutile (ma quando la crudeltà è utile?). 

Spero che le donne siano sempre più forti, ma non nel senso maschile del termine, ma nel diffondere nel mondo la loro propensione alla cura e all'accudimento, a lenire i dolori. Devono però mettere da parte l'invidia e l'arroganza e lavorare unite come un corpo unico. 

Vorrei anch'io poter far qualcosa. Cerco di farlo nel mio piccolo, nel mio ambito, sul lavoro, nell'amicizia, nell'amore, nel mio esser madre. 

Altra cosa: andando in giro per il paese e per la campagna, mi imbatto in opere o in "dis"opere, discariche, cose rappezzate, fabbriche mezze diroccate, sporcizia, insomma "bruttezza". invito tutte le donne (ma anche gli uomini), ad accorgersi di questo, si sa che quando fai l'abitudine non noti più le cose e a lavorare per trasformare, anche con poco e a rendere questo mondo, bello come merita (anche nel rispetto) e come noi ci meritiamo, se solo ce ne rendiamo conto.... 

Caterina Regazzi - Rete Bioregionale Italiana


giovedì 8 ottobre 2026

Castelli Romani. Manifestazioni per la difesa del territorio - 10 e 24 ottobre 2026

 


Il Comitato per la Protezione dei Boschi dei Colli Albani convoca una manifestazione aperta a tutti/e coloro vogliano far sentire la propria voce a difesa del territorio dei Castelli Romani, messo in svendita sotto tutti i punti di vista: disboscamento, prosciugamento delle falde idriche, crisi dei laghi, cementificazione, progetti di turistificazione impattanti e inceneritore.

L'Ente Parco Regionale dei Castelli Romani in questi anni ha, a nostro avviso, timbrato l'intimbrabile, vidimato qualsiasi scelleratezza, prescritto ai beneficiari delle richieste ad esso inoltrate attenuazioni degli interventi mai verificate. Gli esiti di questi atti li vediamo ogni giorno.

Inoltre, continua a negarci atti e dati che dovrebbero essere di pubblico dominio, come quelli che riguardano gli studi sugli impatti ambientali del "taglio ceduo", perseverando nel concedere nulla osta: il 95% dei boschi viene considerato tagliabile, ma si tratta di un patrimonio ambientale, faunistico, paesaggistico, storico, culturale e a basso impatto turistico che andrebbe conservato.

Al lago di Nemi, dove c'è stata una colata di cemento quasi in riva per un progetto di "Sport Lineare" finanziato dalla Città Metropolitana tramite fondi PNRR, ci era stato detto dal massimo responsabile dei Guardiaparco che c'era un'indagine in corso e che avremmo saputo gli esiti.

Ma è stata l'ennesima presa in giro, nulla si è più saputo e ad oggi non risulta nessun nulla osta del Parco in Conferenza dei Servizi per lo "scempio" avvenuto vicino al Museo delle Navi, con costi astronomici pagati dalla collettività.

Sulla questione delle acque dei due laghi e delle falde idriche in generale, il Direttore ha deciso di non perseguire la via nel sostenere la dichiarazione di "disastro ambientale" (o un altro simile provvedimento): decine di migliaia di appartamenti per la speculazione edilizia e ingenti prelievi di ACEA direttamente dai bacini lacustri , le reti-colabrodo sono le cause principali di tutto ciò.

Anzi, si viene a sapere senza che lo stesso Parco ha dato un nulla osta per il progetto di potenziamento della condotta del pozzo Sforza-Cesarini che preleva direttamente dal lago Albano a patto però che ACEA, ottenga la concessione.

Tradotto: per decenni ACEA ha prelevato milioni di metri cubi di acqua (circa 20 cm di livello ogni anno) ma non aveva e non ha pagato nessuna concessione. Roba da non credere.

Il Parco avrebbe dovuto negare alla luce di tutto ciò qualsiasi parere favorevole, senza dare l'ennesima prescrizione che probabilmente finirà nel nulla, coi lavori già iniziati.

Il Parco dovrebbe fissare un limite ambientale al livello idrometrico delle acque dei due laghi, già sotto di quasi 8 metri rispetti agli anni '80. Così come fece l'Ente Parco di Bracciano.

Il Parco dovrebbe eseguire studi e pubblicarli , in riferimento al catastrofico taglio ceduo effettuato anche in aree ultraprotette e che noi chiamiamo disboscamento.

Invece continua ad approvare le richieste di taglio di fine turno, tipo quella che ha distrutto la via Francigena in più punti, l'Ippovia costata oltre 200.000 euro di soldi pubblici, la zona di via Rocca Priora lo scorso anno e tutto il versante velletrano dell'Artemisio.

I sentieri questa estate si sono trasformati in vie desertificate a causa della mancata copertura degli alberi e sembrava di camminare su delle dune arse dal sole in cerca di qualche oasi.

Invitiamo veramente tutte e tutti a partecipare, anche per chiedere all'Ente Parco di esprimesri fermamente contro il progetto di inceneritore che vede la stessa ACEA tra i protagonisti negativi.

Se le alte sfere dell'Ente non vogliono tutelare il Parco, come previsto dallo Statuto fondativo, possono trovare altre poltrone su cui sedersi comodamente, meglio per tutti se quelle di casa loro.

Non possiamo fermarci, non vogliamo mollare di un centimetro, specie ora che sta per ricominciare l'ennesima stagione silvana che porterà tra i boschi decine e decine di ruspe, trattori, benne, TIR e cingolati a completare il lavoro delle motoseghe su centinaia di migliaia di alberi: ogni anno ne spariscono circa 200.000 solo qui ai Castelli!

Fino a quando tutto ciò non avrà fine, saremo nelle piazze, nelle assemblee e nelle lotte che da sempre caratterizzano questo "nostro" territorio, contro chi per le proprie speculazioni economiche è disposto a devastarlo senza farsi troppi problemi.

  • Per una moratoria dei tagli boschivi

  • Per l'aumento dei vincoli e delle tutele con il passaggio a Parco Nazionale

  • Per impedire che il Parco continui a dare nulla osta a progetti impattanti

  • Per la dichiarazione di "disastro ambientale" inerente la questione idrica dei due laghi

  • Per avere risposte e dati finora negati.

Per farci sentire, per cambiare lo stato di cose presenti prima che sia davvero troppo tardi, ci vediamo sabato 10 ottobre alle 10.00 ai Campi d'Annibale a Rocca di Papa, piazza G. Di Vittorio, da cui ci muoveremo una mezz'ora dopo verso l'Ente Parco, determinati e forti delle nostre ragioni contro chi proviene da una storia politica di negazionismo della crisi climatica.

Come siamo stati in piazza ad Albano nel partecipato corteo contro l'inceneritore di sabato scorso, domani (martedì 29 settembre) contesteremo ACEA e le altre multinazionali riunite nel Forum che si svolgerà all'EUR (manifestazione ore 16.00 dalla Metro B – EUR Fermi) mentre sabato 3 ottobre ancora nelle strade di Roma, dalle 10.00 a piazza della Repubblica, nuovo corteo contro l'ecomostro di S.Palomba.

Andiamo "a domicilio" a far presente che le scelte politiche e aziendali sullo sfruttamento dei Castelli Romani non sono per nulla gradite.

Comitato per la Protezione dei Boschi dei Colli Albani.



ITALIA NOSTRA CASTELLI ROMANI aderisce e sostiene la MANIFESTAZIONE e CORTEO previsto per SABATO 10 ottobre prossimo, ore 10:00, a Rocca di Papa, con partenza dai Campi di Annibale. La manifestazione è promossa dal Comitato Protezione Boschi dei Colli Albani a cui partecipiamo attivamente.  

Vi aspettiamo numerosi.

Enrico Del Vescovo, info 3331135131.