giovedì 30 aprile 2026

L'anthropic global warming... che piace al sistema

 

Climate Change: Natural or Anthropic?


Un articolo controcorrente... "A cosa serve la favola  dell'anthropic global warming?"


1) Anzitutto a spaventare la gente. Il terrore indotto verso un nemico immaginario è un magnifico strumento di controllo della classe dominante sul popolo.

2) A generare sensi di colpa: il mondo va male per colpa tua. Ottimo strumento, come sopra.

3) A difendere la tesi del "nucleare pulito" che non emette anidride.

4) A diffondere normative restrittive contro l'emancipazione concorrenziale del Terzo Mondo.

5) A distrarre l'attenzione popolare dai problemi veri.

6) A difendere i progetti di geoingegneria (vedasi il documento USAF "Owning the weather as a force multipler").

7) A inventare nuove tasse.

Nell'insieme, una banale operazione di dominio padronale delle masse. Bugie, colpevolizzazione e paura sono eccellenti strumenti sostitutivi della forza.

Tramite le analisi spettrografiche siamo in grado di conoscere le temperature di tutti i pianeti del sistema solare e di seguirne le variazioni temporali (si vedano ad esempio i lavori di Neil De Grasse Tyson), perché ad ogni temperatura corrisponde una specifica distribuzione di intensità delle frequenze elettromagnetiche emesse, con i loro precisi picchi. Così sappiamo che anche le temperature degli altri pianeti cambiano nel corso del tempo. Eppure non ci sono esseri umani né attività industriali umane, mettendo le osservazioni al riparo dalle speculazioni delle manie ossessive degli pseudoecologisti. Non c'è scampo, le variazioni termiche dei pianeti sono fenomeni naturali, non artificiali...

Vincenzo Zamboni




Commento aggiunto: "Sono d'accordo sul fatto che si usi il problema del cambiamento climatico per dar la colpa alle persone quando sarebbe meglio concentrarsi sulle responsabilità delle multinazionali ma temo che il problema esista davvero e che dobbiamo attribuirne la causa al mito del progresso indefinito e alla tremenda avidità di alcuni, pochi, esseri umani. Ma non sarebbe male se tutti prendessimo coscienza ed agissimo di conseguenza, in primis a denunciare chi inquina davvero e in secundis a fare la nostra anche piccola parte..." 

Olivier Turquet



mercoledì 29 aprile 2026

La natura rivive nei terreni incolti...

 

Un terreno qualsiasi, lasciato incolto, o messo a nudo per qualche
ragione, uno sbancamento, una frana, un incendio è una lesione
all’epidermide di Gaia, viene ricolonizzato dalla Natura e riportato
al selvatico. Come sulla nostra pelle si cicatrizza una ferita
superficiale.

Quello agrario si riveste immediatamente di un manto erboso di
cosiddette “infestanti”, secondo la vulgata agrochimica, ossia specie
che nessun agricoltore vorrebbe tra le sue coltivazioni, dalla
gramigna allo stoppione spinoso, e quindi chenopodio, amaranto,
persicaria e tante altre erbe i cui semi giacciono latenti nel suolo
indisturbato e trovano le condizioni adatte per germinare. O semi
portati dal vento, dagli uccelli e da altri animali, indigeriti e
rilasciati tra le loro feci che ne fanno da corredo di primo concime
nutritizio; o semi aggrappatisi nel passaggio attraverso altri luoghi
incolti alle loro piume e pellicce e da queste caduti su quel terreno.
Non solo semi di erbe, ma anche di cespugli e piante, dai rovi, alle
vitalbe e quindi pioppi, acacie, aceri, biancospini, querce, di tutto
e di più che ci possa essere disponibile viene impiegato dalla Natura
alla rigenerazione biologica di quel terreno. Ci sono piante
azoto-fissatrici, tutte concorrono con il loro decadimento alla
formazione di humus forestale. Alcune affondano le loro radici in
profondità per riportare in superficie minerali che verranno quindi
resi disponibili al nutrimento vegetale di altre piante.

In primavera ed estate un terreno incolto, rivestito, esplode della
bellezza di fioriture e profumi, attira api ed insetti, inizia a
popolarsi di vita biologica.

Quel terreno è irradiato di luce e calore solare nell’ordine
misurabile di centinaia di watt a metro quadro, variabili a seconda
delle stagioni, in cui diverso è l’angolo di inclinazione dei raggi
provenienti dalla nostra fonte primaria della vita. Non dimentichiamo
mai neppure il fatto che tutti gli elementi terrestri solidi, gassosi
o liquidi derivano dalla scissione nucleare dell’Idrogeno in Elio, un
atomo e un elettrone diventano un altro atomo con due elettroni, e
quindi, tre nel Litio , poi quattro, sei come nel Carbonio, sette
nell’Azoto o otto come nell’Ossigeno e così via. Elementi che sono
nell’Universo delle Galassie oltre che componenti della materia
inorganica ed organica del nostro pianeta. Nel cosmo esistono già,
inoltre, anche forme di vita organica, molecole e batteri che
resistono nel vuoto e a enormi sbalzi termici, dallo zero assoluto di
scala Kelvin alle ustionanti radiazioni solari le quali, oltre la
nostra pellicola protettiva dell’atmosfera terrestre e delle fasce
elettromagnetiche, sono mortali al pari del gelo estremo.

Qui, sulla Terra, in quel terreno incolto e spoglio che si rigenera
alla vita selvatica, gli elementi minerali si compongono su modelli
predefiniti a creare la struttura delle cellule vegetali, delle
radici, fusti, foglie, fiori e semi. L’energia solare fa da
catalizzatore al processo di fotosintesi, in cui dalla linfa radicale
e dall’atmosfera nelle piante si sintetizza la molecola fondamentale
di tutta la catena alimentare, quella dell’idrogeno e del carbonio,
alla quale si aggregano gli altri elementi a formare gli zuccheri, la
cellulosa ed altri composti dei tessuti ed organismi vegetali.

Questo è il grande miracolo della Vita che accade ogni momento, da
milioni di anni, che passa inosservato e dimenticato, come banale è
anche il sorgere e tramontare degli astri e dei pianeti, che avviene
nell’indifferenza più inconsapevole degli esseri umani moderni. Gli
animali sono invece molto più sensibili, celebrano a modo loro, ogni
giorno, la Vita: pensiamo al canto degli uccelli all’alba, alle grandi
sinfonie che in primavera, alla mattina presto, ancora col buio, si
alzano ovunque, dalle siepi e dagli alberi, dalle erbe dei prati.
L’arrivo e l’esplosione del nuovo ciclo vitale dell’anno è marcato dal
canto degli uccelli sino all’estate, le cui notti sono intrise dei
canti di grilli, rane e cicale, degli assoli degli usignoli.

Tornando al tema, l’energia solare, catalizzatrice della fotosintesi,
si fissa nelle molecole vegetali come energia chimica di legame, la
quale, ad ogni passaggio nei metabolismi animali viene rilasciata
sotto forma di calore, secondo la legge della termodinamica, sino
all’humus fine e principio di ogni processo vitale. I corpi animali
erbivori si nutrono di materia vegetale, traggono dalla frantumazione
ruminale e gastrica delle molecole gli elementi minerali materiali
necessari alla costituzione e mantenimento dei loro tessuti ed al
funzionamento dei loro organi ma ne traggono anche l’energia vitale
che si libera come caloria, che noi misuriamo in unità di joule, dai
corpi caldi degli animali al calore dei compost vegetali e dei cumuli
di letame. Ci nutriamo anche di energia, di quella degli alimenti come
del “prana”, dell’ossigeno ed azoto, gas rari dell’atmosfera,
scientificamente definiti.

In quel terreno incolto, spoglio agli inizi, in cui la natura riprende
la sua opera di colonizzazione del selvatico, la massa vegetale che si
crea altro non è che un accumulo di energia solare immagazzinata nei
legami molecolari delle piante, migliaia e milioni di calorie si
fissano sulle strutture fondamentali del Carbonio e Idrogeno. Il
Carbonio, in particolare, viene sequestrato, si dice, dall’atmosfera
in cui si trova come gas e fissato al suolo, nelle piante e nel
terreno. Quel terreno prima incolto diventa ricco di energia solare
immagazzinata nella massa vegetale, la quale richiama come ospite e
nutrimento le specie animali, si popola di vita, dalle forme più
minuscole di batteri funghi e protozoi, all’edafon sino agli erbivori,
agli onnivori ed ai carnivori.

Si ricrea un ecosistema naturale, una nicchia di ecosistema che
provvede autonomamente dall’ingerenza umana all’organizzazione
spontanea della propria sopravvivenza attraverso cicli vitali perenni
e rinnovabili. La natura non ha bisogno dell’uomo per esistere, ne
precede l’avvento di milioni di anni e la nostra comparsa accadde
quando la natura stessa creò le condizioni adatte e favorevoli ad
accoglierci nei propri ecosistemi naturali, fornendoci di ogni
nutrimento e materia prima necessaria alla nostra sopravvivenza,
sviluppo ed evoluzione. Nella catena, alimentare, non produciamo
nulla, siamo commensali, ospiti alla mensa di Madre Terra.

Alberto Grosoli 


martedì 28 aprile 2026

La gioia del fare: "Tra Terra e Cielo"

 


"La gioia sta nel fare, non nel possedere" (Gandhi)

Il Primo Maggio è, da sempre, il giorno del lavoro. Ma forse, prima ancora, è il giorno del fare. Fare con le mani, con il corpo, con il tempo. Fare insieme.

Oggi la parola "lavoro" si allontana spesso dall'esperienza concreta. Diventa qualcosa di separato, da cui si esce appena possibile, per "andare in vacanza". Come se il fare e il vivere fossero due territori distinti.

Noi, da sempre, proviamo a stare in mezzo.

Nei viaggi di Vie dei Canti e nelle esperienze di Tra Terra e Cielo non si viene per consumare qualcosa di già pronto. Si viene per partecipare.

Per essere parte.

Si cucina insieme.

Si cammina insieme.

Si condivide il tempo, lo spazio, a volte anche la fatica.

Non è lavoro nel senso abituale. Ma è un fare che ha valore. Un fare che mette in relazione, che rende presenti. In un mondo che tende a trasformare tutto in prodotto, a partire dal tempo libero, scegliere di partecipare e di dare un contributo è già una piccola rivoluzione.

Significa non delegare ad altri la propria esperienza.

Forse è anche questo, oggi, il senso più profondo del Primo Maggio: ricordarci che ciò che facciamo, quando è condiviso e consapevole, ha un valore che va oltre la funzione.

Diventa esperienza. Diventa relazione. Diventa cammino.

Buona festa dei lavoratori e delle lavoratrici.




lunedì 27 aprile 2026

Produzione energetica accettabile...

 “L'unico introito legittimo di energia del nostro pianeta è costituito dall’irraggiamento solare, e ogni crescita economica che consumi più energia di quella che riceviamo dal sole, irretisce l’economia mondiale in una spirale debitoria, che ci consegnerà a un creditore spietato…” (Konrad Lorenz).



Sunto:   La posizione di Paolo D'Arpini sulla "produzione energetica accettabile" si concentra sulla ricerca di un'ecologia profonda e reale, distinguendola nettamente dalle false soluzioni industriali.

Ecco i punti chiave del suo pensiero:

Critica alle "Finte Rinnovabili": D'Arpini si oppone ai processi energetici che, pur definendosi "puliti", incentivano il consumismo, l'industrializzazione e il consumo di suolo, definendoli spesso come "falsa energia pulita".

Energia Solare Decentrata: Sostiene l'utilizzo dell'energia solare, ma a condizione che sia il più possibile decentrata e non realizzata a discapito di terreni agricoli, boschi o parchi.

Critica all'Incenerimento: Si oppone all'incenerimento dei rifiuti (spesso mascherato come valorizzazione delle biomasse) e a processi che consumano risorse naturali in nome della crescita tecnologica.

Approccio Bioregionale: La visione di D'Arpini mira a una produzione energetica locale e a basso impatto, che rispetti l'equilibrio del territorio e dell'ambiente, lontano dalle logiche del grande sistema industriale.

In sintesi, per D'Arpini, la produzione energetica è "accettabile" solo se è veramente pulita, non distruttiva del suolo e non finalizzata al profitto industriale consumistico.



Integrazione: 

"L'energia eolica è una follia: le pale sono orribili e uccidono gli uccelli, esseri altamente senzienti. L'unico modo di "produrre" o meglio "utilizzare", energia in modo accettabile è quello solare diretto, cioè i pannelli solari termici per riscaldamento e acqua calda (posizionati sui tetti). Qualcosa può venire dal geotermico, ma si tratta di quantità molto piccole. Naturalmente bisogna consumare molto, ma molto di meno. (Guido Dalla Casa)


 




domenica 26 aprile 2026

Roma. Corso di cesteria all'Hortus Urbis...

 


Sabato 9 maggio 2026, dalle 10 alle 17, all’Hortus Urbis Workshop di cesteria e di intreccio creativo
XIX edizione

Siamo lieti di invitarvi al corso di cesteria all’Hortus Urbis.
 
Imparare a intrecciare i vimini e realizzare un cesto con le proprie mani in una sola giornata ti pare impossibile? Non lo è! Ogni partecipante porterà a casa il proprio cestino realizzato con le proprie mani.
 
Hortus Urbis, nel Parco dell’Appia Antica, propone un percorso in cui si apprenderanno le tecniche di base più utilizzate nella cesteria classica dei vecchi artigiani dell'intreccio. Sarà realizzato un cesto molto antico, lo “Zarzo”, con una forma peculiare ottenuta attraverso una tecnica particolare.

Sede: Hortus Urbis, via Appia Antica 42/50, Roma

Costo: donazione suggerita di 50,00 euro a persona

Durata: dalle 10,00 alle 17

Iscrizioni: entro le 12.00 di venerdì 8 maggio: hortus.zappataromana@gmail.com

Informazioni supplementari:

Portare abiti da lavoro (o un grembiule) e il pranzo a sacco

I materiali per l’intreccio e gli strumenti da lavoro (cesoie da giardinaggio, un coltellino a lama liscia ben affilato) saranno forniti dagli organizzatori

Necessaria buona manualità

Il corso verrà attivato con un numero di 6 partecipanti. Poiché il corso si svolge all’aperto le attività potranno subire variazioni in relazione alle condizioni climatiche.
Locandina e i dettagli del programma completo: www.hortusurbis.it





Conoscere le piante spontanee per sopravvivere...

 


La vera sopravvivenza della nostra specie non è garantita dalle multinazionali che  proseguono nella distruzione del patrimonio genetico delle essenze naturali, portata avanti con l’immissione degli OGM, bensì dalla conoscenza e conservazione dei valori nutritivi delle piante spontanee presenti in natura. La propagazione di questa conoscenza è quel che tentò di fare Linneo, il botanico che amava la natura.

L’analisi sistematica delle specie vegetali presenti nel mondo iniziò nella fredda Svezia nella metà del ‘700, dove Linneo e la schiera dei suoi discepoli si presero la briga di raccogliere informazioni sulle specie arboree, sistemando un catalogo botanico di tutto ciò che cresce sulla faccia della Terra. Potremmo dire che Linneo avviò la prima “banca del seme” egli era un ricercatore amante della natura e la sua opera era a vantaggio di tutta l’umanità. Oggi, strano a dirsi, l’onere della conservazione delle erbe commestibili ed officinali è passata dai ricercatori erboristici alle multinazionali (fra cui Monsanto e Syngenta, i due colossi del geneticamente modificato), infatti in un luogo freddo come la patria di Linneo, nell’isola di Spitzbergen nel mare di Barents, esse  hanno costruito una mastodontica superbanca di tutte le sementi presenti nel mondo. Una banca scavata nel granito, con speciali aeratori, portelloni e muraglie in cemento armato a prova di bomba.

Forse ci si aspetta la fine del mondo? Oppure semplicemente si cerca attraverso i brevetti di appropriarsi dei diritti d’autore della vita sul pianeta? Non voglio però assumere un atteggiamento catastrofista, poiché di situazioni drammatiche il pianeta Terra ne ha vissute ben altre. Quello che conta è il mantenimento dell’intelligenza e della capacità di sopravvivenza e tale capacità, come abbiamo visto accadere nell’isola di Bikini, sede degli esperimenti nucleari francesi, ha una forza inimmaginabile. Infatti lì dove ci si aspettava la morte si è invece scoperto un ecosistema eccezionalmente vitale e prospero, soprattutto in “assenza” dell’uomo.

L’isola dei “pazzi stranamore” di Spitsbergen sarà come la torre di Babele, ne son certo, in quel fortilizio del “valore aggiunto” resterà solo un accumulo morto di informazioni. La capacità elaborativa della vita si farà beffe dell’arroganza “scientifica” e, malgrado l’apparente cecità, l’uomo non potrà distruggere la vita (di cui egli stesso è emanazione). E questo nonostante la sterile raccolta umana di informazioni, che ha preso il sopravvento sulla capacità di riscoprire giorno per giorno la freschezza della vita, alla fine la capacità di conservazione saprà “affermarsi”.

Lo vedo in quel che succede negli interstizi dell’asfalto, in mezzo alle immondizie, tra i veleni più pestilenziali di questa società opulenta e un po’ tonta… Eppure l’uomo è la somma di una complicata rete di complessi, psicosi, nevrosi, istinti, fissazioni e intuizioni. Ora pare che le multinazionali, le stesse che provvedono ad avvelenare e distruggere, vogliono conservare l’intero patrimonio genetico della terra?

Vediamo cosa succede!

Ma intanto vi ricordo il racconto “la Giara” in cui compare Titta dopo aver fatto riparare una grande giara crepata da un vasaio che era dovuto entrarvi dentro si rende conto che per far uscire il vasaio occorreva rompere di nuovo la giara? Sapete poi come le scimmie vengono prese in trappola? Si mette nella foresta una gabbietta inchiodata al suolo in cui è ben visibile un grosso frutto, la scimmia l’afferra con la mano ma poi non può più estrarla, se non lasciando il frutto, ma la sua avidità è talmente tanta che preferisce restar lì finché arriva l’ideatore della trappola e afferra la scimmia per la collottola….

Nessuna cosa viva è in grado di condurre in se stessa un’esistenza separata, distaccata, dal resto della vita. Attraverso la virtualizzazione si misura l’esistente sul piano dell’illusione, del glamour, della distorsione, dell’accumulo di conoscenze utilitaristiche, creando così confusione fra l’identità provvisoria e quella permanente. In sanscrito questo processo-trappola si chiama “aham vritti” ovvero proiezione speculativa dell’io che si identifica con le tendenze con cui viene in contatto. Ma in natura “ogni cosa ha il suo posto ed ogni posto ha la sua cosa” era il motto del nostro Linneo, stretto osservatore non interventista… ed il mio con lui.

Paolo D’Arpini - Rete Bioregionale Italiana



sabato 25 aprile 2026

2 giugno 2026 - Democrazia e crisi ecoclimatica...

 


Una settimana di ribellione per il 2 giugno: al centro democrazia e crisi ecoclimatica

Sarà il 2 giugno 2026, Festa della Repubblica, il momento culminante della nuova mobilitazione lanciata da Extinction Rebellion. Dal 29 maggio, il movimento porterà a Roma una settimana di presidi, parate e azioni nonviolente per denunciare la crisi democratica e climatica, all’interno di un percorso più ampio ribattezzato “Prima-vera Democrazia”. La scelta delle date è fortemente simbolica: nel 2026 ricorre l’80° anniversario del Referendum istituzionale che sancì la nascita della Repubblica. “Ottant’anni dopo, ci troviamo in un Paese che finanzia la guerra, distrugge la Terra e restringe i diritti”, dichiara Extinction Rebelllion “Torniamo nella capitale e invitiamo tutte e tutti a mobilitarsi: non c’è nulla da celebrare, ma tutto da riconquistare”.

Negli ultimi anni si stanno registrando a livello globale una riduzione della quantità e della qualità delle democrazie, un trend considerato preoccupante da numerosi osservatori internazionali. Anche in Italia, come in altri Paesi occidentali, emergono segnali di restrizione dei diritti democratici. Il monitoraggio di Civicus ha evidenziato un peggioramento dello spazio civico, con limitazioni crescenti al diritto di protesta e un rafforzamento degli strumenti di controllo e sorveglianza. In questo contesto si collocano anche recenti interventi legislativi, come i Decreti Sicurezza e il DDL Antisemitismo, contestati da associazioni, sindacati e organizzazioni per i diritti umani per il loro impatto sulla libertà di manifestazione. Politiche securitarie che hanno contribuito a posizionare l’Italia sotto Stati Uniti e Israele per stato di salute della democrazia nel Global Democracy Index di The Economist, rilasciato proprio qualche giorno fa.

Difendere la democrazia significa esigere e riconquistare spazi reali di partecipazione, soprattutto sulle decisioni che riguardano la crisi ecoclimatica”, afferma il movimentoUna crisi che, secondo il rapporto dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale dello scorso marzo, sta già producendo effetti su ecosistemi, economie e società, con rischi crescenti per la sicurezza alimentare e la vivibilità di intere aree del pianeta. Il rapporto infatti certifica che gli ultimi 11 anni sono stati i più caldi mai registrati e sottolinea come gli oceani abbiano assorbito il 90 per cento di questo calore, causando sempre più fenomeni meteorologici estremi. Tra questi, i molteplici uragani Atlantici e Mediterranei che in gennaio e febbraio hanno devastato Portogallo, Spagna, FranciaMarocco e l’Italia insulare e meridionale, provocando decine di morti e miliardi di danni a abitazione e infrastrutture. “Ci troviamo di fronte a un governo sostenuto da una minoranza della popolazione, che porta avanti politiche climatiche, economiche e sociali con impatti devastanti senza un reale coinvolgimento dei cittadini”, prosegue Extinction Rebellion. “Decisioni che rispondono agli interessi di pochi miliardari e che annullano ogni spazio di dialogo con la cittadinanza, proprio mentre sarebbe urgente allargarli per affrontare una crisi che riguarda tutte e tutti”. Le politiche italiane restano infatti fortemente orientate verso il gas, nuove infrastrutture energetiche e grandi opere, una direzione incompatibile con la necessità di ridurre rapidamente le emissioni.

È proprio in risposta a questa urgenza che nasce il nuovo percorso di mobilitazione lanciato da Extinction Rebellion. Dopo la “Primavera Rumorosa” dello scorso anno – che aveva visto una settimana di occupazioni di diversi ministeri e di una sede della Leonardo dal 25 aprile al 1° maggio – il movimento rilancia con “Primavera Democrazia”. “Rompiamo l’indifferenza e trasformiamo l’indignazione diffusa in partecipazione concreta. Questa è una chiamata collettiva a difendere libertà e democrazia, in un mondo già sull’orlo del collasso ecologico” conclude Extinction Rebellion.



Fonti: