martedì 31 ottobre 2023

Prima che sia troppo tardi: "STOP a pesticidi, disseccanti e OGM..."



Abbiamo da 30 anni  a disposizione i fondi europei per la riconversione Agroeco-Biologica, che compensano agli agricoltori tutti i mancati ricavi (30-40% dei raccolti) e i maggiori costi, più un 30% in caso di realizzazione di Bio-territori collettivi. 

Cosa aspettano i sindaci a vietare i Pesticidi che sono definiti per Legge "pericolosi per la salute" (D lgs.150/2012) e gli Ogm, che l'Europa delle Multinazionali vuole autorizzare e consentire addirittura anche per le coltivazioni biologiche?!

Stiamo morendo tutti di cancro-gm che non sono altro che tessuti OGM che si sviluppano dentro di noi senza controllo a causa delle modificazioni genetiche causate dalla chimica sintetica e dall'inquinamento generale, non ve ne siete accorti? 

E il bio-accumulo di pesticidi minaccia in primis tutto il pianeta e sterilizza gli esseri umani, danneggiando gli spermatozoi e i nascituri… 

Mentre gli OGM, oggi realizzati con le cosiddette TEA, tecniche di "evoluzione assistita", con l'uomo che si sostituisce alla Natura  in modo approssimativo, casuale e impreciso, creano il "caos biologico" attraverso modificazioni artificiali del dna (vegetale e di conseguenza dell'animale che se ne nutre) e della sua espressione (effetti epi-genetici), con effetti incontrollabili e imprevedibili, con contaminazione delle varietà naturali delle stesse specie e trasferimento genico orizzontale dei pezzi di dna modificato attraverso le diverse specie, i microbi dei terreni e del nostro intestino. 

Le cui conseguenze sono pericolosissime per la salute e l'ambiente.

Facciamo Appello in primis agli agricoltori (sono i primi a morire di cancri) affinchè smettano di usare pesticidi chimici sintetici indistruttibili dalla Madre Natura e rifiutino gli OGM (es. grani moderni nanizzati con le radiazioni atomiche, risi, colza e girasoli cosiddetti "clearfields" (ovvero resistenti al diserbante prodotto dalla stessa multinazionale), mais, soia, colza e altre varietà transgeniche resistenti al disseccante chimico devastante Glifosate o produttrici di insetticidi, con inserimento artificiale di geni di specie addirittura diverse. 

Torniamo alla coltivazione biologica delle antiche varietà italiche da cui possiamo partire per un "Miglioramento genetico  evolutivo", affidato alle regole e al Diritto di Natura.

La Corte costituzionale si è già espressa nel 2005 in quanto non sono possibili norme di "coesistenza" con gli ogm (una contraddizione in termini, in quanto gli ogm contaminano tutte le altre varietà attraverso il polline, trasformandole in ogm).  E va rispettato il Diritto Precedente degli agricoltori tradizionali e biologici che tutelano salute, ambiente e biodiversità"... Pertanto gli OGM in Italia sono e rimarranno vietati. 

I Giudici della Corte dei Conti e dei TAR devono fermare la trentennale "distrazione di fondi europei destinati al Coltivatore Biologico e alle misure agroecologiche cosiddette "Agroclimatico-ambientali" e al benessere degli animali al Pascolo Biologico e, invece, ancora oggi regalati a chi usa Pesticidi sintetici e spesso Glifosate cancerogeno (causa del Linfoma non Hodgkin, come stabilito dai Giudici Americani della California, con rimbrosi milionari alle vittime e ai loro parenti). 

In tal modo la Giustizia dovrebbe imporre la riconversione biologica a chi ha usato fondi pubblico in modo illegittimo per tanti anni, attraverso una falsa agricoltura, cosiddetta "Integrata" (con un elenco enorme di pesticidi chimici sintetici ammessi), che secondo le Regioni doveva essere il passaggio all'agricoltura Biologica…  Passaggio che oggi i Giudici possono imporrre, pena il rimborso di quanto illegittimamente percepito a danno della collettività europea e italiana, e non solo erariale... 

Nel rispetto dei Diritti Costituzionali inviolabili e recentemente rafforzati: Art. 32, 9, 41, 42, 44, 3 comma 2, et altri, della (Sana e Robusta) Costituzione della Repubblica Italiana.

L'Agroecologia è l'Unica via scientifica per alimentare il pianeta. Essa deve guidare i Programmi di Sviluppo Rurale Nazionali e regionali per tutelare la Biodiversità e la salute ambientale, prevenendo il dissesto idrogeologico. 

Giuseppe Altieri, Agroecologo



lunedì 30 ottobre 2023

L'attuazione dell'idea bioregionale può contrastare la politica corrotta...



I politici oggi al governo invero non sono i reali artefici della politica in Italia, sono semplici esecutori di poteri superiori, al massimo possono ingegnarsi a distruggere capillarmente la società, strangolandola in mille codici e codicilli, tasse, nequizie, laccioli burocratici, imbrogli, espropriazioni, bugie e falsità sulla situazione corrente.

Ma la speranza è l'ultima a morire e l'unico cambiamento “possibile” per salvare la specie umana ed il pianeta sta nell'attuazione dell'idea bioregionale. Infatti vale comunque la pena di chiedersi sempre come possiamo provare a cambiare il mondo in cui viviamo, anche con una certa dose di fantasia creativa. Alcune idee risulteranno applicabili a breve termine, alcune solo a medio o lungo termine, alcune forse mai. Ma rinunciando a progettare si otterrebbe solamente la perpetuazione dello status quo, e niente altro.

L'idea bioregionale è una valida alternativa alle forme di governo in auge ma la sua attuazione non può essere semplicemente territoriale locale, anche se dal locale occorre partire.  Poiché un municipio potrebbe occuparsi di gestire alcune infrastrutture comuni che logicamente sono locali, come strade, acquedotti, reti di distribuzione energetica, tutte cose che richiedono una organizzazione territoriale uniforme. Ci sono però altre leggi, norme e regole che risultano indipendenti dalla posizione geografica... e queste vanno considerate in un ambito diverso, più ampio.

Tenendo sempre presente che cercare la soluzione sociale e territoriale di ogni possibile problema prima che esso si ponga è una pre-ordinazione delle cose che non si attiene alla realtà dei fatti nel loro costante mutamento. Per questo i taoisti, all'inverso dei confuciani, non ponevano regole di condotta ma si limitavano a vivere le situazioni, data la piena consapevolezza del momento e del luogo, risolvendo le difficoltà ed i contrasti nel momento contestuale.

Non credo che in una società multiculturale sia possibile mediare a tutte le esigenze, forse però nel piccolo possono costituirsi aggregazioni affini ed omogenee... Ed in fondo questa è l'idea bioregionale, ovvero l'autogoverno di luoghi che manifestano affinità ambientali e di sistema. Magari anche questa è una configurazione ma basata sull'osservazione di dati e non sulla disposizione di "forze".

Comunque dialogare serve, aiuta l'intelligenza e affina la comprensione. Nella attuazione bioregionale la cosa principale è la pratica, ovvero il vivere il più possibile armonicamente con se stessi in un dato ambiente.

La disobbedienza civile, come diceva Gandhi, ovvero la non collaborazione con i governi centrali va bene ma al giorno d'oggi per non pagare le tasse devi essere un barbone mendicante, altrimenti qualsiasi proprietà ti viene sequestrata, anche un piccolo conto corrente di risparmio. Insomma devi essere un cavernicolo completamente autonomo ma a quel punto può anche darsi che la società ti prelevi e ti chiuda in una struttura di recupero disadattati od in galera. Questa la triste realtà. 

Per questo, alcuni bioregionalisti primitivisti affermano che è meglio cercare di arrangiarsi in proprio, barcamenandosi nei limiti del possibile entro il proprio senso di giustizia e di capacità di sopravvivenza…

Personalmente ritengo invece che valga la pena di inserire nella psiche collettiva un seme di ragionevole evoluzione ecologica, attraverso azioni anche politiche, come questa…

Paolo D'Arpini - Rete Bioregionale Italiana




Post scriptum:

L’attuazione del bioregionalismo potrebbe creare un grande cambiamento positivo. Aprire la nostra mente alla consapevolezza di convivenza con  tutto il pianeta, un progresso  che non si contrapponga più  alla vita, chiedendoci ogni volta se il nostro vivere ed agire sia  ecologicamente compatibile,  per il rapporto con le altre specie,   per il nostro abitare,  la tecnologia usata,   i macchinari, le fonti energetiche, lo smaltimento dei sottoprodotti e dei rifiuti…


Le risorse del pianeta non sono inesauribili e noi le stiamo distruggendo nell’arco di una sola generazione. Ma la vita dei nostri successori e la biodiversità devono essere salvaguardate, se vogliamo continuare come specie.   Perciò occorre rivedere tutto il ciclo produttivo e riqualificare l’industria e l’agricoltura,  considerando la nostra posizione,  il nostro vero posto, all’interno dell’organismo naturale.

Purtroppo i cambiamenti richiesti sono completamente contrari al sistema consumista  e guerrafondaio attuale, e metterli in pratica  significherebbe  dover modificare tante cose soprattutto nelle economie più avanzate.  Ma non bisogna demordere dai nostri intendimenti  e percepire  con il nostro “lume”  quelle forme pensiero positive,  utili all’intera comunità dei viventi.

 I cambiamenti -come dice I Ching- si operano prima nel mondo delle idee e poi nel mondo delle forme. La creazione di “forme pensiero” idonee è necessaria come pure  -di conseguenza- è necessario un retto comportamento.

La continuità della nostra società, in quanto specie umana, richiede una chiave evolutiva, una visione globale, per mezzo della quale aprire la nostra mente alla consapevolezza di condividere con l’intero pianeta l’esperienza vita. Questa è la visione dell’ecologia del profondo, la scienza dell’inscindibilità della vita.

domenica 29 ottobre 2023

Il risparmio idrico inizia nella casa di ognuno di noi...

 



Come limitare il consumo di  litri e litri di acqua corrente  per l'igiene personale? Lo può fare ognuno di noi, con qualche piccolo  accorgimento. Con un frangigetto sui rubinetti si dimezza il consumo d’acqua.  Riparando i rubinetti e le condutture  che perdono si possono risparmiare dai 30 ai 100 litri d’acqua al giorno.  Facendo  la doccia al posto del bagno si potranno  risparmiare circa 55 litri d’acqua...

Ma si può fare ancora di più.  Non tirando lo sciacquone ad ogni pisciata ma utilizzando qualche litro da un secchio  d'acqua (residuo di risciacquatura dei panni o di pediluvi) oppure orinando sotto la doccia.  Ad esempio   l'University of East Anglia 15mila studenti sono stati incoraggiati a fare la prima “minzione” del mattino sotto la doccia, si potrebbe risparmiare abbastanza acqua “da riempire 26 piscine olimpioniche”. Oltre al risparmio idrico, l’orina avrebbe un utile effetto anti-micosi, ostacolando l’insorgere del “piede dell’atleta” e simili. Inoltre si calcola che per le femmine la prassi riduca notevolmente  il consumo della carta igienica.

Ancora più radicale il risparmio idrico proposto in Paesi che soffrono di carenza idrica.  Ad esempio in India si usa solo l'acqua di un secchio che viene  rovesciata sul corpo pian piano con un mestolo. Ancora meglio si fa in alcuni luoghi dell'Estremo Oriente in cui si usa un ruvido asciugamano immerso in  pochissimi litri di acqua bollente e strofinato su tutto il corpo. Questo è il sistema che io ho usato per anni...

Durante i mesi caldi ci si può  immergere in fiumi, laghi o terme, invece che al mare, questo è il sistema usato da sempre da tutte le popolazioni antiche.


Paolo D'Arpini



venerdì 27 ottobre 2023

La legge di Sion non prevede la misericordia...


In tre settimane di guerra sono morti almeno 5.791 palestinesi, tra cui 2.360 bambini; altre 16.297 persone sono rimaste ferite e 1,4 milioni sono state già sfollate. Il 13 ottobre, 23 ospedali nel nord della Striscia di Gaza hanno ricevuto ordini di evacuazione forzata dall’esercito israeliano e da allora continuano incessanti le telefonate dall’esercito israeliano affinché l’ordine sia eseguito. Questi ospedali forniscono cure salvavita a oltre 2.000 pazienti e sono l’unico rifugio sicuro per decine di migliaia di famiglie. In mezzo alla catastrofe umanitaria che sta colpendo la Striscia di Gaza, questi ordini di evacuazione forzata sono praticamente impossibili da attuare. Firma il nostro appello urgente, chiedi alle autorità israeliane di revocare immediatamente gli ordini di evacuazione e di garantire la protezione delle strutture sanitarie. (Amnesty International)

Frma la petizione: https://www.amnesty.it/appelli/israele-revochi-lordine-di-evacuare-gli-ospedali-di-gaza/?utm_source=DEM&utm_medium=Email&utm_campaign=DEM9873


Integrazione  di Rete Ambientalista: "Questo appello di Amnesty International cadrà nel vuoto perché la vendetta “Occhio per occhio” dell’ Antico Testamento (Libro dell’Esodo, cap. XXI) è interpretata da Israele senza  proporzionalità biblica (1 a 1), piuttosto come rappresaglia detta decimazione, ad esempio per ogni sionista ucciso eliminare 10 palestinesi. Se i morti israeliani sono stati 1.400, siamo neanche alla metà della meta..."


Alcune indicazioni religiose sioniste:


Nello Zohar (I,160a) si legge:
"Il rabbino Jehuda gli ha detto (al rabbino Chezkia): 'E' degno di lode colui che è capace di liberarsi dai nemici di Israele, e sono molto degni di lode i giusti che si liberano da essi e li combattono.' Il rabbino Chezkia chiese, 'Come dobbiamo combatterli?' Il rabbino Jehuda disse, 'Con saggi consigli farai guerra contro di loro. (Proverbi, cap.24,6). Con che tipo di guerra ? Il tipo di guerra che ogni figlio d'uomo deve combattere contro i suoi nemici, e che Giacobbe usò contro Esaù - quando possibile, con l'inganno e la frode. Essi devono essere combattuti senza posa, fino a che il giusto ordine non sia ristabilito. E' perciò con soddisfazione che dico che noi ci dobbiamo liberare da loro e regnare su di loro."


Nell'Abhodah Zarah (26b, Tosephoth) si legge:
"Anche il migliore dei Goyim dovrebbe essere ucciso"

Nello Sepher Or Israel (177b) si legge:
"Togli la vita ai Kliphoth e uccidili, e piacerai a Dio come uno che Gli offre incenso."

E nello Ialkut Simoni (245c. n.772) si legge:
"Colui che sparge il sangue degli empi è tanto accetto a Dio quanto colui che offre un sacrificio a Dio."


Maimonide, nello Hilkhoth Akum (X,1) dice:
"Non abbiate pietà di loro: infatti, è detto (Deuter. VII,2): Non mostrate loro pietà. Perciò, se vedete un Akum in difficoltà o annegare, non andate in suo aiuto. E se egli fosse in pericolo di morte, non salvatelo.




mercoledì 25 ottobre 2023

Il lavoro dignitoso e la produzione di strumenti di morte...

 


Il libro dà voce a dieci racconti di giovani italiani e cittadini del mondo che parlano di sé, dello sfruttamento, delle speranze e dei bisogni di tantissimi lavoratori.

Aroldi, 64 anni, di Martignana di Po, è stato per una vita operaio metalmeccanico e delegato Fiom.
Dopo l'incidente automobilistico nel dicembre 1980 che lo ha  costretto in ospedale fino all'agosto 1982, alla militanza nella sinistra ha aggiunto l'hobby sportivo che gli ha fatto guadagnare 37 titoli italiani paralimpici tra getto del peso, lancio del disco e lancio del giavellotto.
Scrive Fabrizio: "Lo sport è un hobby ma la mia vita è il lavoro perché e con il lavoro, con un lavoro retribuito in modo dignitoso e giusto, che ciascuno può formare una famiglia e avere uno stipendio per pagare la luce, il metano, le tasse, tutto quello che serve. Il lavoro è integrazione, è un diritto e anche un dovere, il modo più pieno per contribuire allo sviluppo individuale e della società ". E sottolinea concludendo: "Questo è il mio cruccio: occorre ricostruire una solidarietà tra lavoratori come c'era prima. (...) La politica dov'è? Il sindacato dov'è? (...) Uniamoci, ricostruiamo la solidarietà che c'era prima, superiamo l'egoismo che in qualche modo ha colpito anche noi operai".


La produzione e il traffico di strumenti di morte rientra nella situazione del contributo al progresso sociale? 
C'è dignità nel produrre bombe, missili, strumenti militari? 
E' possibile operare delle distinzioni?
La coscienza può stare in pace quando il carro armato è costruito "per difesa", mentre deve inquietarsi solo quando le armi sono destinate alla vendita "per offesa"?

La condizione dei cicli produttivi all'interno del sistema vigente però è ancora più complessa e sottile nelle questioni politiche ed etiche che propone (sempre che si voglia mantenere un rapporto tra la politica e l'etica).
Andrebbe avanzata un'altra domanda, ancora più specifica.

Come porsi di fronte ai prodotti dual use? Quelli che hanno una destinazione dichiaratamente civile ma che, anche con minimi adattamenti, possono avere un impiego militare?


PRESSO LA LOC DI VIA MARIO PICHI 1 MILANO  - GIOVEDI' 26 OTTOBRE - DALLE ORE 16:00 ALLE ORE 19:00 - PRESENTAZIONE, CON L'AUTORE IN PRESENZA, DEL LIBRO DI FABRIZIO AROLDI (E DI SIMONE OGGIONNI)

martedì 24 ottobre 2023

Amazzonia. L'ultimo pezzo di terra rimasto alla Terra...

 


Dal punto di vista pratico, in termini di ricerca di sviluppo, i paesi che si affacciano sull’Amazzonia hanno trattato quella regione come la loro periferia, ci ha spesso ricordato Carlos Walter Porto-Gonçalves, grande maestro e instancabile compagno di lotta. L’Amazzonia è una sorta di enorme territorio di sacrificio.

Da lì si ottengono risorse per finanziare le economie. Funziona anche come valvola di sfogo dai gravi problemi sociali vissuti in altre regioni del paese, ad esempio, è stata aperta la porta alla colonizzazione invece di promuovere veri processi di riforma agraria in altre regioni. L’Amazzonia, insomma, a causa di una storia infinita, iniziata dalla prima epoca coloniale e che continua nelle attuali repubbliche, è carente di opzioni proprie per il suo sviluppo autonomo.

La regione amazzonica è trattata, in pratica, come una periferia in tutti i paesi amazzonici, che sono a loro volta la periferia del sistema politico ed economico mondiale.

D’altro canto, il discorso sull’importanza globale dell’Amazzonia, così ripetuto in molteplici forum internazionali, crolla di fronte alla realtà di un sistema che, rivalutando le proprie risorse in base all’accumulazione di capitale, mette a rischio la vita stessa in questa regione e nell’intero pianeta. Teniamo presente che i tassi interni di rendimento dei capitali – siano essi riferiti ad attività estrattive o meno – sono molto più alti della capacità di recupero della Natura.

In questo contesto, allo spietato estrattivismo petrolifero, minerario, forestale o all’agro-export, si aggiungono forme “moderne” di crescente mercificazione della Natura, come, ad esempio, i vari mercati del carbonio, tipici della tanto pubblicizzata “green economy”. Portando la conservazione delle foreste nel terreno degli affari, vengono mercificate e privatizzate l’aria, gli alberi, la biodiversità, il suolo, l’acqua e persino gli elementi delle culture native, ad esempio, attraverso la biopirateria, che è un’altra forma brutale di sfruttamento coloniale. Tutto ciò espande permanentemente la frontiera della colonizzazione.

L’estrazione massiccia e predatoria delle risorse naturali devasta i territori, provocando non solo l’impoverimento dei suoi abitanti, ma anche la scomparsa di molte culture. Ma quella stessa Amazzonia, che non si caratterizza per la sua omogeneità, racchiude molte speranze. Di fronte a tanti abusi emergono molteplici lotte di resistenza che sono allo stesso tempo azioni di re-esistenza... 

Stralcio di un articolo di Alberto Acosta












Fonte: Rebelión – Articolo pubblicato sulla rivista AMAUTA, Siglo XXI. Versione italiana tratta da Ecor.Network. Traduzione di Giorgio Tinelli. Fonte secondaria: La Bottega del Barbieri

lunedì 23 ottobre 2023

Inquinamento planetario e distruzione delle ultime risorse...



Quella che segue è la sintesi dei risultati del nuovo rapporto di Oil Change International, intitolato “Distruttori del Pianeta.

Il rapporto mostra che:

1) Solo 20 paesi Distruttori del Pianeta sono responsabili di quasi il 90% dell’inquinamento da anidride carbonica (CO2) derivante dai nuovi giacimenti di petrolio e gas e dai pozzi di fratturazione pianificati tra il 2023 e il 2050.

2) Se questi 20 Planet Wreckers dicessero “no” alla loro nuova produzione di petrolio e gas, come li esorta a fare il Segretario Generale delle Nazioni Unite, 173 miliardi di tonnellate (Gt) di inquinamento da carbonio rimarrebbero nel sottosuolo. Ciò equivale all’inquinamento prodotto da quasi 1.100 nuove centrali a carbone, o a più di 30 anni di emissioni annuali di carbonio negli Stati Uniti.

3) L’espansione del petrolio e del gas da parte dei 20 paesi Planet Wreckers renderebbe impossibile contenere l’aumento della temperatura entro 1,5°C. Anche estrarre solo i combustibili fossili dai siti esistenti a livello globale comporterebbe un inquinamento da carbonio del 140% in più rispetto al budget consentito per 1,5°C. Se questi paesi procedessero con la loro nuova estrazione, l’inquinamento da carbonio supererebbe del 190% il budget di 1,5°C, rischiando di bloccare più di 2°C pericolosi di riscaldamento.

4) Fermare la produzione di nuovo petrolio e gas avvicinerebbe il mondo ad una traiettoria di emissioni allineata a 1,5°C, ma non sarebbe sufficiente. Senza nuovi giacimenti di petrolio e gas o con zero licenze, la produzione globale di petrolio e gas diminuirebbe del 2% all’anno fino al 2030 e del 5% all’anno dal 2030 al 2050. Tuttavia, limitare il riscaldamento a 1,5°C richiederebbe che i governi andassero oltre, chiudendo giacimenti già produttivi.

5) Gli USA sono il principale Planet Wrecker e rappresentano oltre un terzo dell’espansione globale pianificata di petrolio e gas fino al 2050, seguiti da Canada e Russia. Anche gli Emirati Arabi Uniti (EAU) sono destinati a diventare uno dei maggiori paesi in espansione della produzione di petrolio e gas, nonostante si siano impegnati a sfruttare la presidenza della COP per “mantenere in vita l’obiettivo 1,5°C”.

6) Cinque paesi del nord del mondo con i maggiori mezzi economici per eliminare gradualmente la produzione sono responsabili della maggioranza (51%) dell’espansione pianificata da nuovi giacimenti di petrolio e gas fino al 2050: Stati Uniti, Canada, Australia, Norvegia e Regno Unito.
Nuove trivellazioni in paesi con redditi elevati, economie diversificate e con un’enorme responsabilità storica nel causare la crisi climatica, nonostante affermino di essere leader climatici, sono imperdonabili. Questi paesi non devono solo fermare immediatamente l’espansione, ma anche muoversi per primi e più velocemente per eliminare gradualmente la loro produzione e pagare la loro giusta quota per finanziare una giusta transizione energetica globale.

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Il rapporto:

Planet Wreckers: How 20 Countries’ Oil and Gas Extraction Plans Risk Locking in Climate Chaos
Oil Change International
Report by Romain Ioualalen and Kelly Trout, based on research conducted by Kelly Trout
Oil Change International, September 2023 – 29 pp.

Download: 

*   Originale su Oil Change International. - Fonte secondaria: La Bottega del Barbieri

venerdì 20 ottobre 2023

Proposta per la totale eliminazione delle armi nucleari...

 



Noi Disarmisti esigenti, tra i membri ICAN in Italia, stiamo preparando, nel senso di un coordinamento tra proibizione delle armi nucleari e NFU- No First Use, (vedi testo sotto riportato in lingua italiana), per il Secondo meeting degli Stati Parte TPNW, che si terrà a New York, al Palazzo di Vetro, dal 27 novembre al 1 dicembre 2023. Il documento sarà da subito inserito negli atti ufficiali della conferenza ONU e supportato durante i suoi lavori dai nostri delegati presenti. Stiamo cercando, su di esso, un po' di firme tra attivisti antinucleari di livello - anche personalità politiche e mediatiche -e anche di altri scienziati impegnati per il disarmo, non pensando a una petizione di massa ma ad una decina di sottoscrizioni che abbiano un peso nel cominciare a delineare la svolta strategica, oltre il muoversi linearmente sul percorso umanitario: aprire il passaggio praticabile dalla proibizione giuridica alla eliminazione effettiva degli ordigni nucleari.

Qui di seguito il testo su cui stiamo lavorando:

Una strategia per passare dalla proibizione giuridica alla totale eliminazione delle armi nucleari, effettiva, totale e irreversibile.

A questo fine, tutti i 9 Stati che possiedono armi nucleari (insieme ai loro alleati) dovrebbero progressivamente sedersi ai tavoli delle trattative, che potranno essere aperti a seconda delle disponibilità volta per volta agibili, con l’ONU nel ruolo di mediatrice riconosciuta, avendo compreso che il possesso di tali ordigni, illusoriamente giustificato con la finalità della "deterrenza", costituisce un rischio inaccettabile, in primo luogo per loro stessi. In prospettiva bisognerebbe allestire un tavolo unico e l'argomento chiaro su cui fare leva per arrivarci è quello di una presa di coscienza che il rischio di guerra nucleare è diventato inaccettabile,  in un contesto globale che vede la combinazione di incontrollati sviluppi tecnologici con il disordine crescente negli assetti di potere e di governance. Il pericolo concreto di una possibile “guerra nucleare anche solo per errore, per incidente o per sabotaggio” va messo in cima alle preoccupazioni di chiunque abbia a cuore la sopravvivenza della specie umana e della natura. Se da un lato grava su questi Stati dotati di armi nucleari la responsabilità di prendere le decisioni determinanti, spetta a noi, società civile, aiutarli a raggiungere tale consapevolezza anche mediante una “esigente” pressione dal basso. Negli ultimi tempi questo rischio è ancora aumentato principalmente a causa di due fattori: 1. lo sviluppo delle “mini-nukes”, cioè armi nucleari di potenza intermedia tra quella della bomba di Hiroshima e quella delle armi convenzionali. Queste “mini-armi nucleari” saranno più facili da usare sui campi di battaglia e quindi romperebbero il “tabù” dell’uso delle armi nucleari, con le conseguenze che possiamo facilmente immaginare. 2. il possibile utilizzo degli algoritmi di IA (“Intelligenza Artificiale”) nella rilevazione di attacchi nucleari e, cosa ancora peggiore, nel processo decisionale per un’eventuale ritorsione. Di conseguenza dobbiamo concentrarci principalmente su questi due fattori di rischio per convincere gli Stati dotati di armi nucleari a decidere un disarmo nucleare globale. Allora, l’adesione universale al TPNW, il Trattato sulla proibizione delle armi nucleari, non dovrebbe più incontrare ostacoli. Come contributo a questo approccio, proponiamo di includere nel testo del TPNW (Articolo N°1) la proibizione delle armi nucleari, “qualunque ne sia la loro potenza”.  Proponiamo di lavorare per armonizzare e integrare la Campagna ICAN (International Campaign to Abolish Nuclear weapons) con la Campagna No First Use (NFU) perché riteniamo importante schiudere ammorbidimenti e contraddizioni nel fronte nuclearista, già non del tutto monolitico. Sarebbe apprezzabile che l’adozione ufficiale di dottrine sulla deterrenza che escludano un primo colpo nucleare in qualsiasi circostanza sia accompagnata da misure, sotto controllo della IAEA (Agenzia internazionale per l’energia atomica), che rendano più difficile la guerra nucleare per errore, per incidente o per sabotaggio, come la ‘de-allertizzazione’ delle testate nucleari e la separazione delle stesse dai vettori. Il TPNW già all’articolo 4, prevede un periodo di conversione e una certa flessibilità nelle forme di adesione da parte degli Stati dotati di armi nucleari e degli Stati che ospitano armi nucleari controllate da un altro Stato. Nelle prossime  conferenze di revisione, a partire da quella fissata nel dicembre 2023 sotto la presidenza del Messico, possiamo studiare di stabilire una categoria riconosciuta formalmente di Stati “fiancheggiatori/sostenitori" (o altri termini similari) del Trattato. Sarebbero Stati non aderenti a pieno titolo ma orientati positivamente verso il percorso della proibizione giuridica, valutato quale strumento utile e opportuno, compatibile con le istanze di sicurezza globale, per giungere a un mondo senza armi nucleari. Come conclusione ricordiamo quanto sosteneva giustamente Gorbachev: “Se uno Stato vuole essere sicuro, deve prima contribuire a garantire la sicurezza di tutti gli altri Stati; invece, la deterrenza nucleare fa esattamente il contrario!

Primi Firmatari : Alfonso Navarra - organizzazione Disarmisti esigenti - Luigi Mosca -  associazione “Abolition des Armes Nucléaires - Maison de Vigilance” -Sandro Ciani - Mondo senza guerre e senza violenza - Michele Di Paolantonio AIMPGN (IPPNW Italy) - Alessandro Capuzzo - movimento antinucleare triestino - Giovanna Cifoletti Ecole des hautes etudes en sciences sociales - Paolo D'Arpini Rete Bioregionale Italiana - altri nomi ---


Alfonso Navarra per conto di Disarmisti esigenti & partners ti sta invitando a una riunione pianificata in Zoom.

Entra Zoom Riunione
https://us06web.zoom.us/j/82005192361?pwd=Sed0batCOJjssgbbSYccfxPapC862M.1
ID riunione: 820 0519 2361
Codice d’accesso: 807607
Trova il tuo numero locale: https://us06web.zoom.us/u/kbVrYUHHtB

giovedì 19 ottobre 2023

La guerra non è un modo di vivere... ma di morire!



Se non ci avvediamo dei sentimenti e delle emozioni che attraversano gli uomini, se non riconosciamo in essi il perno della giostra che chiamiamo realtà, se non ce ne emancipiamo fino a osservare con chiarezza quando e come ci identifichiamo in essi e, quindi, fino a riconoscere che maggiore è l’identificazione, maggiore sarà la forza con la quale li difenderemo, nulla, se non la castrazione cognitiva, potrà ridurre il rischio di perpetuare il conflitto e la guerra.

Non significa non avere più sentimenti ed emozioni, soltanto non esserne più dominati. Ammesso che si voglia fare realmente qualcosa di utile al benessere individuale e sociale. Ammesso che si voglia cercare la coerenza tra la nostra condanna alla guerra e ciò che pensiamo e facciamo.

La storia si ripete. Le sue circostanze non sono infinite. A cicli ritmici si ripropongono travestite con nuove maschere, animate dalle stesse emozioni, condotte dagli stessi sentimenti. Sono infatti proprio queste tre inconsapevolezze a mantenere inalterati il moto dei cicli che si ripropongono a tutti i livelli – dall’individuale al politico – e la certezza che quanto la storia ci ha mostrato ancora ci mostrerà. Inconsapevolezze nei confronti delle quali non esiste azione culturale intenta a farcene prendere coscienza e quindi a evolvere, facendo nostro il necessario per emanciparci dal giogo della ripetizione, il cui antidoto razionale, fatto di leggi, censure e divieti, nulla può. Come per la medicina e la farmacopea scientista, la dimensione razionale, per quanto perfetta per giudicarne e sopprimerne gli esiti, non è atta a riconoscere le ragioni delle patologie.

Il miglior argomento razionale non basta a modificare o interrompere una fioritura pregna di entusiasmo, ovvero spaccare l’inossidabile muro emozionale e sentimentale che avviano e sostengono le nostre scelte. Razionalità e cosiddetto buonsenso volano senza turbolenze nel loro piccolo cielo di superficie, dove l’intelletto, convinto d’essere l’Intelligenza, spadroneggia nella sua gabbia da canarino, certo d’essere libero.

E anche il miglior argomento di una delle parti della diatriba non può scioglierla. Al contrario – e nonostante le pretese di ragione e le implicite richieste di sottomissione alla parte avversa – esso la alimenta, in quanto impone la propria difesa o il contrattacco dell’altra fazione.

Non solo: il perdono di una delle parti nei confronti dell’altra, se sulla carta pare una soluzione, di fatto, nei confronti della meteora sentimental-emozionale che siamo e che sta all’origine del conflitto, nulla può.

Se, dunque, la fioritura della storia darà di nuovo il frutto moralmente indesiderato, non potremo che concludere che, alla faccia del dogmatico accredito del razionalismo quale solo strumento idoneo alla convivenza pacifica, la pianta è stata ben e lungamente coltivata.

Lo spirito del liberismo, la sua natura competitiva, la sua apolide moralità, la sua arrogante presuntuosità, il suo ontologico materialismo sono nel latte che succhiamo dal primo giorno di vita. Nostra madre Cultura ci nutre così, fin da subito, dei germi indispensabili alla florida pianta della guerra. E anche i suoi presunti antidoti alle socio-psicosi, quali lo sport, non sono che palliativi.

Nella pratica sportiva, infatti, l’aggressività sarebbe deviata in grinta e quindi consumata, mentre l’alienazione avrebbe spazio per essere dimenticata. Ma tale attività non può assorbire l’enorme e continua pressione che vediamo con regolarità crescente esplodere nell’individuo, nel privato e in società. Lo sport, da presunto psico-analgesico, dovrebbe essere visto anche nel suo nefasto potere educativo, quale incentivo a mantenere fuori dal rettangolo di gioco il medesimo comportamento imparato sul campo, pena la panchina, l’esclusione, l’alienazione, la rabbia. L’unica cosa che conta è vincere. Ce lo dicono i guru della cultura, annidati nel seno di mammà.

Chi teme dunque che le paraboliche vicende in cui siamo sempre coinvolti e attori possano imboccare direzioni sconvenienti ai propri valori e alle proprie ideologie travestite da ideali, potrebbe analizzare il proprio passato, più che giudicare il presente che crede altrui e dedicarsi, con presunta saggezza, a premonire il prossimo su un futuro terrifico, qualora non seguisse i suoi consigli. Niente più che una canarinica svolazzata sulla superficie del mondo.

Non significa che non ci sia nulla da fare allora, in questo momento critico. Nei momenti di crisi c’è un paesaggio insolito, dove è possibile osservare aspetti altrimenti tenuti nascosti sotto i divani del benessere o zittiti dalle raffiche di mitra. Il boom economico del nostro dopoguerra ha trovato la sua linfa emozionale tra le macerie. Gente comune e imprenditori avevano visto a che punto erano arrivati gli uomini. Sapersi sopravvissuti al peggio li ha stretti a corpo unico. Avevano macerie intorno e, invece che dedicarsi al lamento, hanno scavato, sapendo che avrebbero trovato la linfa vitale senza la quale tutto è impossibile.

È un elisir segreto, finché si continua a cercare nel prossimo la ragione della propria condizione di pena. È una brocca dionisiaca e creativa per chi raggiunge le doti per guardarsi dentro e trovare in sé lo stato del mondo. Allora, qualunque sia la condizione storica, sapremo mantenere la nostra spinta creativa, il nostro equilibrio, e così sfruttare al meglio ciò che questi ci propongono. Evolvere, cioè, nella condizione apollinea, la sola idonea a riordinare e armonizzare il caos. Diversamente è guerra.

Ma nessuna politica, esaurita nella sola dimensione economica del mondo, potrà mai dedicarsi a tanto. Il compito è individuale. Cosa banale, se ci si assume la responsabilità del mondo; impensabile e ridicola, se ancora in attesa di qualcuno che faccia le cose per noi.

Nel primo caso, ci dedicheremo ai figli, affinché facciano dell’ascolto, dell’assunzione di responsabilità e della reciprocità un piano di lettura della realtà; affinché non pensino più che il sapere consista nel misurare e scomporre, ma sentano l’organismo di cui sono espressioni, loro e gli altri.

Nel secondo, ci occuperemo ancora di noi stessi. E, credendoci separati dagli altri, cercheremo di prenderne le distanze, esaurendo cioè l’infinita realtà nel giudizio con il quale ce la rappresentiamo.

Nel primo caso, sarà tangibile la parabola che sboccerà dai nostri sentimenti e si alzerà per andare a creare la realtà a essi corrispondente; diventerà banale pensare all’amore cristico – ora non più chimerico – come a una possibile evoluzione disponibile agli uomini; diverrà chiaro come non possiamo astrarci dal contesto, giudicarlo e, soprattutto, identificare in quel giudizio l’esistente; apparirà ovvio che ci muoviamo entro un volume in cui agiscono forze differenti; diventeremo capaci di chiaroveggenza, perché quelle forze le vedremo come goccia d’inchiostro nell’acqua e, senza incertezza, le sapremo evitare, se nocive, o cavalcare, se opportune.

Nel primo caso, dunque, saremo sulla via dell’equilibrio, della forza, della bellezza. Saremo noi, non più disponibili a delegare il comando di noi stessi, finalmente capitani adatti a tenere la rotta, indipendentemente dalle burrasche che attraverseremo.

Nel secondo, resteremo dove siamo e concorreremo a ripetere la storia. Sdegnati, segnaleremo con l’indice cosa va e cosa non va. Penseremo di non essere responsabili di ciò che osserviamo, e con le toghe d’ermellino crederemo di poter restare assisi di fronte al mondo. Non arriveremo a sentire la natura della nostra natura. Strati ideologici di ogni stirpe continueranno a ricoprirla, lasciando agli archeologi della psiche il compito di recuperarla.

Nel primo caso, arriveremo ad abbracciare la vita; nel secondo, a imbracciare le armi. Sì, noi, proprio noi, così per bene e onesti.

Lorenzo Merlo