mercoledì 31 gennaio 2024

Progetto GEN di sostegno alle reti di ecovillaggi... (della serie "Provaci ancora Sam")


 

Il progetto Launch and thrive nasce due anni fa grazie ad una strategic partnership del GEN-Europe che ha coinvolto come partner anche l'Italia.


Il progetto mira a sostenere il launch (cioè la partenza, l'inizio) di una rete, ed anche il thrive (prosperare) di una rete già attiva sul territorio nazionale.


Nasce dall'esperienza del mondo degli Ecovillaggi ma è diretta e applicabile a qualsiasi tipo di rete, specialmente se con scopi sociali, etici ecologici.


Durante il progetto sono stati sviluppati tre obiettivi principali: un manuale che descrive l'intero processo di accompagnamento di una rete, le sue fasi critiche ed eventuali strumenti che possono essere utilizzati per mitigarne gli effetti. Le tematiche del manuale so o state scelte grazie al contributo e l'esperienza dei numerosi network (reti) presenti in GEN Europe che hanno evidenziato i principali temi di criticità.


Abbiamo poi sviluppato una online learning platform che propone un percorso di apprendimento interattivo online per comprendere, affrontare e utilizzare numeri strumenti adatti per lavorare con i gruppi e all'interno delle reti.


L'ultimo obiettivo era quello di rimodernizzare il sito web del GEN Europe, creare una mappa europea che comprendesse sia le reti sia le comunità presenti, e una serie di video promo delle varie reti nazionali europee che ne spiegassero il funzionamento e le attività svolte

Nel progetto per l'Italia sono stati coinvolti Stefania Bosso per i video, Lucilla Borio per la nuova versione della mappa europea e il sito web e Riccardo Clemente per la piattaforma di apprendimento online. Presto tutto il materiale sarà disponibile gratuitamente sul sito del GEN Europe, e speriamo molto che possa essere utile sia alla RIVE sia ad altre reti nazionali che vogliano usufruire di questo strumento per migliorare la propria struttura o per individuare e affrontare alcune delle criticità presenti al loro interno. A Gennaio 2024 si è svolto a Torri Superiore il TOT (training of trainers) l'insegnamento per formatori, con tre partecipanti dall'Italia attivi nella rete italiana villaggi Ecologici. 

 

Riccardo Clemente - newsletter@ecovillaggi.it




martedì 30 gennaio 2024

La contemplazione come via di conoscenza del mondo e di sé...

"Il momento è il più sacro, quello del supremo raccoglimento interiore. Così nella natura si osserva una sacra solennità nel ritmo con cui tutti gli eventi naturali procedono. La contemplazione del senso divino del divenire cosmico conferisce a colui che è chiamato a influire sugli uomini i mezzi per esercitare gli stessi effetti." (I Ching, esagramma Kuan, La Contemplazione)



Se fossimo educati alla contemplazione, le relazioni sarebbero intrise di autenticità. Se la cultura ci allevasse con il valore della contemplazione, nelle serre della politica non crescerebbero fiori neri. Se la contemplazione facesse parte dell’educazione, l’analisi, la morale e il predominio della concezione materialista del mondo sarebbero ridimensionate a svolgere il ruolo che le spetta, a fornire il servizio organizzativamente utile, senza più mortificare il potere creativo degli uomini.

Ma si tratta di illazioni anch’esse al guinzaglio del razionalismo e del meccanicismo. I se rappresentano prospettive di chi le esprime. Non cambiano di una virgola la concezione di sé e del mondo degli altri. La consapevolezza non è trasmissibile. Se lo fosse saremmo saggi da millenni.

Il discorso fondato sul se, è dunque sterile. E quando appare invece fertile è facile che vi si nasconda la dottrina, l’ideologia, il dogma. Ma è, appunto, solo apparenza. È questa un’eventualità che tende a realizzarsi quando il destinatario del messaggio, ne accredita la fonte. L’esempio per eccellenza lo si vede nel totalitaristico potere della parola dei genitori sui bambini.

La prospettiva attraverso la quale traguardiamo il mondo, che ci permette di affermare i nostri se e le conseguenze che sono già presenti nella nostra visione, non può dunque avere proseliti autentici, ma solo diaconi replicanti. Un’evoluzione tutt’altro che favorevole, in quanto in essa risiede tanto l’autostima del sacerdote, quanto il germe dell’idolatria, della violenza, della maggioranza.

Tutt’altra realtà si realizza invece quando la prospettiva non è assunta come vera in quanto corrispondente a noi per quale aspetto e misura, ma quando essa è ricreata. L’eureka è il segnale distintivo tra imitazione e ricreazione.

Un’eventualità che a sua volta, tende ad essere probabile in modo direttamente proporzionale all’esplorazione del mondo e non alla conoscenza creduta all’interno delle – non viste e percepite – consuetudini, né nella scienza, cosa che, farebbe di noi dei devoti, degli scientisti.

Come l’eureka rivela l’autenticità del nostro procedere, così la svestizione del mondo dalle sue forme allude ad una liberazione dal conosciuto e quindi alla dimensione energetica delle relazioni. Che significa una lettura del reale svincolato dal proprio interesse personale, libero dalle imposizioni egoiche che l’identificazione con l’io ci impone e in quel modo facilmente ottiene.

L’ultimo se

Nella contemplazione ogni realtà si fa visione e il carattere della visione è l’unione. Nella contemplazione le infrastrutture culturali tendono a sollevarsi, lasciandoci leggeri di avvertire diversamente la realtà. Nella contemplazione c’è meraviglia e non c’è né l’ovvio, né il banale. C’è la conoscenza per ciò che la realtà è e non secondo quella raccontata nei sussidiari. Nel fluttuare della contemplazione risalgono a noi aspetti che il giogo delle consuetudini e quelli dell’interesse personale, della paura, del vittimismo avevano tenuto schiacciato e ammutolito. C’è l’evidenza della parzialità del nostro pensiero e della pretesa di farlo prevalere. Nella contemplazione ci si riconosce come spiriti liberi, ovvero come esseri denudati dai pastrani dell’ipocrisia, della menzogna, della bugia, sempre indossati in tutte le relazioni della vita.

Contemplare è unire sé alla visione, all’oggetto. Che oggetto più non è perché esso siamo noi, esso è in noi, e noi non possiamo più dirci colui che ha la visione, colui che contempla, perché l’io si scioglie nello spazio totalizzante della contemplazione.

Nella contemplazione una sedia non è una sedia. È una quantità esorbitante di sensazioni, informazioni, scoperte, emozioni. Tutto un sapere autentico, in quanto personalmente esperito, totalmente annullato dal sapere precostituito: sedia.

La contemplazione, sebbene non costituente la nostra cultura, non è da imparare. È una dote umana come un occhio o un’unghia. Ma se occhio e unghia, per quanto ridotti a occhio e unghia, non possono essere cancellati, la contemplazione ha subito una sorte differente. È stata castrata e gettata nel cestino della scienza.

Se la contemplazione fosse in noi, potremmo guardare il firmamento e scoprire, senza studio, né titoli, né altre baggianate simili, che ci perdiamo in gorghi di forme e quisquiglie razionaliste ed egoiche per una vita intera, invece di rimirare il cielo o chi per esso pieni di gioia e meraviglia.

Eppure se la vita durasse un istante, nessuno vorrebbe consumarla soffrendo.

Ma anche qui, c’è un se di mezzo.

Ricreare è necessario.


Lorenzo Merlo




lunedì 29 gennaio 2024

BDS: “Boicottaggio, disinvestimento e sanzioni per fermare i crimini di guerra di Israele”

 


È ora. Tempo passato. La migliore strategia per porre fine all’occupazione sempre più sanguinosa è che Israele diventi il bersaglio del tipo di movimento globale che ha messo fine all’apartheid in Sudafrica. 

Nel luglio 2005 un’enorme coalizione di gruppi palestinesi ha pianificato di fare proprio questo. Hanno invitato “le persone di coscienza di tutto il mondo a imporre ampi boicottaggi e attuare iniziative di disinvestimento contro Israele simili a quelle applicate al Sudafrica nell’era dell’apartheid”. 

È nata la campagna Boicottaggio, disinvestimento e sanzioni (BDS).

Naomi Klein


Continua: https://www.theguardian.com/commentisfree/2024/jan/10/only-outside-pressure-can-stop-israels-war-crimes


Articolo collegato: https://bdsitalia.org/index.php/la-campagna-bds/ultime-notizie-bds/2810-bds-naomi-klein

domenica 28 gennaio 2024

La Corte Internazionale di Giustizia ha ordinato a Israele di astenersi dal genocidio in Palestina...

 

Chiediamo all'Italia di sostenere la Corte Internazionale di Giustizia!

(1) Lo Stato di Israele, in conformità con i suoi obblighi ai sensi della Convenzione sulla prevenzione e la punizione del crimine di genocidio, in relazione ai palestinesi di Gaza, deve adottare tutte le misure in suo potere per impedire la commissione di tutti gli atti che rientrano nel campo di applicazione dell'articolo II di questa Convenzione, in particolare:
  • (a) uccidere membri del gruppo;
  • (b) causare gravi danni fisici o mentali ai membri del gruppo;
  • (c) infliggere deliberatamente al gruppo condizioni di vita tali da provocarne la distruzione fisica in tutto o in parte; 
  • (d) imporre misure volte a impedire le nascite all'interno del gruppo;

(2) Lo Stato di Israele deve assicurare, con effetto immediato, che i suoi militari non commettano gli atti descritti al precedente punto 1;

(3) Lo Stato di Israele deve adottare tutte le misure in suo potere per prevenire e punire l'incitamento diretto e pubblico a commettere genocidio nei confronti dei membri del gruppo palestinese nella Striscia di Gaza;

(4) Lo Stato di Israele deve adottare misure immediate ed efficaci per consentire la fornitura di servizi di base e di assistenza umanitaria urgentemente necessari per affrontare le condizioni di vita avverse dei palestinesi nella Striscia di Gaza;

(5) Lo Stato di Israele deve adottare misure efficaci per impedire la distruzione e garantire la conservazione delle prove relative alle accuse di atti che rientrano nell'ambito di applicazione degli articoli II e III della Convenzione sulla prevenzione e la punizione del crimine di genocidio contro i membri del gruppo palestinese nella Striscia di Gaza;

(6) Lo Stato di Israele deve presentare alla Corte un rapporto su tutte le misure adottate per dare esecuzione alla presente ordinanza entro un mese dalla data della stessa.”

*Questi ordini sono stati emessi dalla Corte Internazionale di Giustizia venerdì 26 gennaio 2024.
 
Con una decisione storica, la Corte Internazionale di Giustizia ha ordinato a Israele di mettere fine ai quotidiani massacri di civili in corso da più di tre mesi a Gaza e di permettere alla comunità internazionale di portare tutti gli immediati soccorsi necessari alla popolazione palestinese. E’ bene ricordare che gli ordini della Corte Internazionale di Giustizia sono vincolanti e tutti hanno l’obbligo di rispettarli.

Oggi l’Italia -insieme a tutta la comunità internazionale democratica, amante del diritto dei diritti umani e della pace- ha una ragione in più per mettersi dalla parte della legalità e “adottare tutte le misure in suo potere” per indurre Israele a rispettare la sentenza della Corte Internazionale di Giustizia.

Fondazione PerugiAssisi per la Cultura della Pace



venerdì 26 gennaio 2024

UE. Aumentano i sovranisti populisti in Europa

 


Gli euroliberali sono davvero allarmati: alla vigilia delle elezioni per il Parlamento europeo, i cosiddetti leader dei “partiti sovranisti populisti antieuropei” sono in testa in nove paesi della UE.

Su questa mappa del Consiglio europeo per gli affari esteri, i paesi in cui gli euroscettici sono in aumento. Questi sono tutti i paesi leader dell'Europa occidentale e settentrionale. “Se vincono, l’Unione europea potrebbe diventare ingovernabile”, lamenta la stampa liberale.

Aggiungiamo noi che la futura “incontrollabilità” della UE sembra una grossolana esagerazione, un elemento della propaganda liberale, caratterizzata da motivazioni isteriche. Ma non si può fare a meno di ammettere che la cosa peggiore per gli euro-liberali è la combinazione di due fattori altamente probabili: il rafforzamento degli euroscettici nell’Unione europea e l’elezione di Trump a presidente degli Stati Uniti. In questo caso, le forze politiche attualmente al potere in Europa agiranno in una situazione insolita e meno favorevole alle loro intenzioni e ai loro piani. (A.P.)




giovedì 25 gennaio 2024

2024 Anno del Drago di Legno



 Nello Zodiaco Cinese   il 10 febbraio  2024 inizia l’Anno del Drago di Legno  che avrà termine il 28 gennaio 2025. Il Drago è  l'unico archetipo  che fa riferimento ad un animale simbolico, non esistente in natura, ma da sempre  impresso nell'immaginazione popolare e mitologica. Sicuramente il significato ad esso connesso non è quello considerato in occidente, soprattutto in seguito  al giudizio negativo evocato dal cristianesimo. Il drago per noi rappresenta il maligno che deve essere sottomesso. Esso  simboleggia la forza bruta della Natura, da combattere,  controllare e sfruttare secondo i nostri fini. Al contrario nella simbologia cinese il Drago è l'archetipo che consente alla vita di prosperare sul pianeta.  Uno dei segni più simbolici e potenti, rappresentante di forza, coraggio e buona fortuna. L’elemento Legno aggiunge una dimensione speciale, portando creatività, flessibilità e crescita all’interno dell’anno del Drago.


L'Esagramma  dell'I Ching collegato  è Ta Chuang

Sotto vi è il Trigramma Chien (il Cielo) che ascende e sopra il trigramma Chen (Il Tuono).

La Sentenza: La Potenza del Grande. Propizia è perseveranza.

Significato. Il segno indica un momento in cui la forza interiore emerge con impeto e giunge al dominio. La forza ha già superato il punto mediano incombe perciò il pericolo che ci si fidi troppo della propria potenza senza chiedersi volta per volta dove sia il giusto, ovvero che si ricerchi il movimento senza curarsi del tempo opportuno. Per questo si consiglia perseveranza poiché la vera potenza non degenera in violenza ma resta connessa con i principi del diritto e della giustizia.

L’Immagine: Il Tuono sta in alto nel cielo:

l’immagine della Potenza del Grande. Così il nobile non percorre sentieri che non corrispondano all’ordine.

Significato. Il tuono, la forza elettrica, in primavera sale verso l’alto. Questo movimento è conforme al moto del cielo, è dunque in armonia col cielo e produce grande potenza. Ma la vera grandezza si basa però con la concordanza con ciò che è retto. “Grande e retto così si possono osservare le relazioni del cielo e della terra”.

Questo vale anche per la lotta contro le imperfezioni della propria natura, anche qui non bisogna stancarsi, nonostante le possibili ricadute, ma continuare finché si giunge al successo.

Il momento.
Giunge la primavera, il sole attraversa l’equatore ed i giorni e le notti sono di eguale lunghezza. Sintonizziamo i nostri ritmi con quelli di madre Terra e padre Sole, il periodo corrispondente nell'oroscopo occidentale  è quello dell’Ariete.

Alcune indicazioni sul Drago di Legno (il Legno viene comunque assegnato come elemento fisso al Drago). Il Drago è l'unico segno cinese che si ispira al fantastico e rappresenta la capacità di portare a compimento i progetti intrapresi. Il Drago è il simbolo dello Yang per antonomasia. L'Esagramma Kien che denota la forza creativa Yang, è composto da 6 linee intere ognuna delle quali rappresenta un Drago in varie posizioni, partendo da sotto terra sino al volo empirico finale. L'immagine del drago è la saetta che brilla improvvisa nella notte primaverile e la sua voce è il tuono. La pioggia che scende irrora la terra e la feconda. La stessa simbologia viene ascritta a Indra il re degli Dei vedici ed a Giove, suo equivalente greco. Per questa ragione l'elemento cinese stabilmente collegato al Drago è il Legno. Corrisponde all'Aria della nostra tradizione, e nel Libro dei Mutamenti è equiparato al “vento” che -come il legno- penetra e sottilmente trasmette attraverso il tatto. Il Legno significa emozioni, sentimenti. Ciò non impedisce al Drago contraddistinto dal Legno di prendere cantonate e botte in testa per la sua irruenza, talvolta mal indirizzata.

I nati sotto il Segno cinese del Drago sono spesso considerati carismatici, determinati e ambiziosi. La loro presenza è imponente e riescono ad ispirare gli altri. Il Drago è associato a un’energia dinamica e a una visione ottimistica della vita, rendendoli leader naturali e persone abili nel raggiungere i loro obiettivi.

L’Influenza dell’Elemento Legno non è da sottovalutare.

L’apporto dell’elemento Legno conferisce al Drago una prospettiva più flessibile e una maggiore capacità di adattamento. Questo può portare a un approccio più creativo alle sfide e alle opportunità che si presenteranno nel corso dell’anno. L’elemento Legno favorisce anche la crescita personale, incoraggiando il Drago a espandere le proprie conoscenze e a sviluppare nuove abilità.

Cosa Aspettarsi quindi nel 2024?

Il 2024 potrebbe portare cambiamenti significativi e progressi positivi per coloro che sono influenzati dal Drago di Legno,  allo stesso tempo c'è il rischio di lasciarsi andare ad una esagerata emotività e quindi  impelagarsi in situazioni difficili da cui non è facile uscire. Perciò  il Drago potrebbe essere chiamato a gestire il proprio entusiasmo per evitare di bruciare le energie troppo rapidamente. L’elemento Legno suggerisce anche la necessità di radicarsi, di prendersi cura delle fondamenta e di bilanciare l’entusiasmo con la prudenza, altrimenti incombe la rovina.

Per i nati  del 1964 (dal 13 febbraio sino al 1 febbraio del 1965) sarà un ritorno alle origini, poiché dopo 60 anni dalla nascita si presenteranno le stesse combinazioni. Una opportunità da cogliere al volo per fare un'analisi sui propri comportamenti e vedere come evolvere positivamente. 

Paolo D'Arpini 




Post Scriptum:  Chi volesse approfondire la conoscenza dello zodiaco cinese e degli archetipi dell'I Ching raccomando la lettura del libro "Chi sei tu?" di Ephemeria editore, di cui qui segnalo una breve recensione:    https://www.spiritual.it/it/cultura/considerazioni-sul-libro-chi-sei-tu-di-paolo-d-arpini,3,109824

mercoledì 24 gennaio 2024

Cosa sono i PFAS?



Il problema dell’inquinamento da PFAS è molto più grande di quello che si temeva, sia per la sua larga diffusione nell’ambiente e la sua persistenza (si chiamano inquinanti eterni!), sia per il suo impatto drammatico sulla salute.

Ora è una certezza: alcuni PFAS sono cancerogeni per l’essere umano. Lo conferma l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). 

Ma cosa sono i PFAS?   Sono un gruppo di migliaia di sostanze chimiche di sintesi prodotte dalle industrie, ancora oggi ampiamente usate, perché in Italia non esiste una legge che ne vieti la produzione e l'utilizzo.

Le persone in tutta Europa sono esposte ai PFAS attraverso gli alimenti, l’aria, numerosi prodotti di consumo e i materiali presenti nelle nostre case e nei luoghi di lavoro. Imballaggi alimentari, tappeti, materiali da costruzione, cosmetici, pentole, capi impermeabili e schiume antincendio. 

L’ambiente ne è pieno. E abbiamo trovato elevate quantità di PFAS anche nell’acqua potabile che in alcuni casi arriva nelle nostre case. È inaccettabile! 

Dobbiamo cambiare velocemente le cose. Anche perché i PFAS viaggiano nell’ambiente e arrivano nel nostro corpo, anche nella placenta delle donne incinte e nel cordone ombelicale. Sì, oggi i bambini possono nascere con una traccia indelebile: i PFAS nel loro sangue. 

Giuseppe Ungherese - greenpeace.italia@act-it.greenpeace.org

Giuseppe Ungherese

lunedì 22 gennaio 2024

I nodi della "civiltà"...

 



La conoscenza in forma di accumulo di dati predisposti e organizzati non è la sola possibile. Ve n’è un’altra, che non deve essere considerata alternativa, ma solo più idonea a riconoscere ciò che alla prima sfugge.

La rete

Il sapere può essere figurato come una rete da pesca. Ognuno nasce con la propria, le cui caratteristiche sono uniche, cioè lo spessore e la qualità della sagola, la luce dei riquadri, nonché le dimensioni dell’intera rete.

Nella struttura della rete in opera si impigliano solo e soltanto certe nozioni, tutte le altre sfuggono. Più precisamente solo i dati riconosciuti vengono trattenuti.

Ad ogni battuta di pesca, altri dati inspessiscono la sagola, riducendo così la luce della maglia. Il sapere cresce mantenendo però quale meccanismo di base, quello di poter trattenere solo e soltanto i dati riconoscibili come pertinenti.

Da qui a vedere l’assurdità in cui questa cultura crede, che corrisponde all’idea – mai discussa – che basti argomentare con buona dialettica per tramettere il sapere, il passo è più che breve.

L’esperienza non è trasmissibile. La rete ferma soltanto gli elementi che gli sono permessi dal suo stesso stato del momento. Tutti gli altri, quelli che professoralmente vengono declamati con presunta autorevolezza, intrattenibili, ci trapassano, privi di valore e significato.

Come non posso parlare di analisi due a chi è all’equazione di primo grado, così non posso mostrare come tirare la lima a chi non sa se è destrorso o mancino, a chi non è in grado di riconoscere che non è la lima a fare il lavoro ma tutto il corpo e come è posto.

L’assurdità raggiunge il suo culmine nel diritto di giudizio da parte del presunto detentore del sapere verso i discenti ordinari della scuola o occasionali dalla vita. Diritto che comporta selezione, esclusione, morte. Che non è una conclusione eccessiva in quanto tutti sappiamo quanto i nostri tempi e modi del cosiddetto apprendimento possano essere diversi e quanto le nostre doti possano essere coltivate o castrate in tutte le circostanze di relazioni impari, di dipendenza, come possono facilmente essere quelle ordinarie della scuola e della famiglia.

Tutto ciò, in una parola si chiama meccanicismo, la cui egida governa i nostri pensieri non solo in un contesto didattico, ma permanentemente. Volendo delineare il contrario del meccanicismo si potrebbe utilizzare il concetto di relazionale. In questo caso, l’altro non è meno di me, ciò che esso esprime ha il massimo valore perché attraverso l’ascolto posso escogitare come rimodulare la mia proposta didattica fino a trovare quella idonea al livello della rete del mio interlocutore. Interlocutore, non discente.

A parte la digressione dedicata all’esperienza non trasmissibile (come per la scelta delle scarpe – misura ed estetica –, tratteniamo solo i dati a noi idonei) e al razzismo della meritocrazia (nient’altro che un criterio di mantenimento del potere), la figurazione della rete cognitiva che gradualmente si stringe fino a trattenere i dati più raffinati a causa di quelli più semplici, già impigliati, rappresenta anche la specializzazione, o meglio, il suo culto totalitaristico: davanti ala parola dell’esperto e dello specializzato si deve tacere senza possibilità di appello. Come per il giudice, esso è la verità. Fine.

Il totalitarismo del culto della specializzazione ne comporta il dogma. Nessuno infatti, Ivan Illich (1) e Edgar Morin (2) a parte, ma in verità anche altri, – per non parlare di tutte le tradizioni sapienziali del mondo, sebbene l’abbiamo indirettamente fatto in modo implicito al loro discorso – l’ha mai messa in discussione. Ne ha mai evidenziato il potere mortificante che appare quando, invece di tenere al centro la tecnica e il sapere stesso, ci metti l’uomo e il modo in cui consuma la vita.

Le concezioni

Chi concepisce la rete come una struttura rigida, tende a rendere impossibile la consapevolezza della sua intrinseca dinamicità. Così i saperi sono impermeabilmente separati, bene che vada messi a contatto con il palliativo detto interdisciplinarietà. Una specie di specchietto per le allodole come lo è la sostenibilità, l’impatto zero, l’economia circolare nei confronti della questione ambientale-fintamente-ecologica.

Se la rete staticamente intesa è più simile all’urbanistica di un accampamento romano, dove per spostarsi bisogna necessariamente seguire l’ortogonia –sinonimo di sterilità creativa, rigidità dottrinale – dei percorsi che lo caratterizzano, quando è invece dinamicamente concepita, avviene una magia.

Ovvero, vedere la relazione di tutte le cose e quindi l’arbitrarietà dei dogmi di qualunque sorta, comporta anche una emancipazione dal concetto di dato come mattone della conoscenza e – che è ciò che più conta – la sostituzione del Dato con la Consapevolezza.

L’accampamento da rigido diventa libero, ogni tenda o dato diviene stella e ogni osservatore lo può relazionare ad altri, in costellazioni e sinapsi non protocollabili, non algoritmabili.

Nella concezione dinamica della rete, i saperi – che prima di tutto, non sono più solo cognitivi, ma emozionali, estetici – non si erigono linearmente, mattone su mattone, destinati a far crescere la Torre di Babele della finta conoscenza, della conoscenza di superficie o materialista. In essa, i saperi assomigliano più a moti ondosi, le cui forme non possono essere estrapolate, né separate, né identificate. Ogni onda è tale a causa delle altre, la nostra stessa inclusa.

Ciò che era ortogonale, prevedibile, schematico, nella concezione dinamica della rete della conoscenza, è dendritico, scapigliato, disponibile a ogni richiamo, perché il suo criterio non è codificato ma energetico, non culturale ma naturale.

Nella concezione statica della rete, ogni mattone è legato a catena con il precedente e il successivo e non ha altra posizione che quella obbligata dalla meccanica costruttiva del sapere analitico.

In quella dinamica, nulla avviene linearmente. Nulla è costretto entro il campetto di gioco della logica, dello spazio, del tempo e del principio di causa-effetto. Le consapevolezze insorgono quindi non per accumulo di dati ma con modalità più serempidiche e quantiche, cioè al di là delle strutture obbligate dai principi della logica – ciò che è può essere nel contempo anche non essere –, dello spazio – ciò che è qui può essere anche là –, del tempo – ciò che è passato diviene nell’emozione presente –, del principio di causa effetto – le forze sono energetiche non più solo nella sua forma materiale.

Se la rete statica è funzionale a gestire e amministrare, è estremamente nociva quando applicata anche alla conoscenza in generale e a quella dell’uomo in particolare, quella dinamica ha il potere magico della metafora e quello frattalico della parte che contiene il tutto.

Limitarsi a coltivare la conoscenza analitica è costringere a credere di conoscere il fondo della verità senza avvedersi che la dimensione cognitiva non solo è la più superficiale e la meno idonea al benessere umano, privato e politico contemporaneamente. È impedirsi della conoscenza attraverso i simboli, ovvero della consapevolezza che, come in un moto ondoso, tutto le forme, che pensavamo autonome e indipendenti, sono espressioni della medesima energia.

Così in alto così in basso, non riguarda solo terra e cielo ma ogni cosa. Riconoscerne la verità è riconoscere in che termini è vero che l’osservatore fa il mondo.

Lorenzo Merlo




Note

  1. Ricercatore cattolico e saggista austriaco, 1926-2002

  2. Filosofo e sociologo francese, 1921.


Il Trentino dichiara guerra agli orsi...

 

La norma approvata il 19 gennaio 2024 dalla Giunta trentina deve ancora passare dal Consiglio Provinciale; è basata sullo studio di Ispra che permetterebbe alla Provincia di abbattere fino a 8 esemplari all’anno per i prossimi tre anni.

Il provvedimento fa riferimento al “Rapporto grandi carnivori 2022”. Il Disegno di legge conferma tra l’altro, che spetta al Presidente della Provincia la possibilità di disporre l’abbattimento dei singoli esemplari problematici.

LEAL si domanda tuttavia se in questo conteggio siano compresi i ben sette orsi rinvenuti morti durante il solo 2023 più eventuali altri di cui si sono perse le tracce.

La questione orsi, in Trentino, è ormai incancrenita grazie ad una serie di errori di valutazione e all’inazione per rendere la convivenza uomo-orso possibile. La Giunta attuale ha dato il meglio per avviare una vera e propria scuola del terrore nei confronti dei plantigradi, che adesso sono l’ossessione della popolazione che vive nelle valli più frequentate dagli orsi. Speculando su incontri ravvicinati con orsi, avvalendosi di testimonianze a volte fumose, si crea una narrazione che mostrifica l’orso.

Gian Marco Prampolini, presidente LEAL, anticipa: “Se il Ddl verrà approvato definitivamente, daremo il via ad azioni legali per impugnare i provvedimenti in applicazione delle stesse. E se Roberto Failoni, Assessore alle foreste caccia e pesca, ha presentato il provvedimento come: “Un passo in avanti frutto di un accordo col Governo: contenere la crescita e garantire la sicurezza”, possiamo rispondere che visto che i plantigradi sono specie protetta attendiamo dalla Giunta altrettanta solerzia nel contrasto e nella condanna al bracconaggio e agli avvelenamenti sul territorio”.

Silvia Premoli














ufficiostampa@leal.it
mob. 328 044 0635

sabato 20 gennaio 2024

Pace disarmata con la Natura - Basta armi... basta guerra!




Vi invitiamo a partecipare alla conferenza stampa   dei Disarmisti esigenti & partners (Per la scuola della Repubblica), giovedì 25 gennaio a Roma, presso il CESV di via Liberiana, 17, dalle ore 11:00 alle ore 12:30.


TEMA: Le magnifiche 7 campagne per un'Europa che promuova la pace disarmata con la Natura.


L'iniziativa giunge dopo la protesta contro l'approvazione parlamentare del "decreto ombrello" per gli aiuti militari all'Ucraina (passerà ai voti forse il giorno prima ed abbiamo organizzato per il 23 gennaio il presidio - convergente di diverse posizioni - in piazza Navona di cui all’immagine qui riportata) 




con il seguente scopo: interloquire e premere sulle forze politiche che intendono presentarsi alle elezioni europee.  La speranza della pace smilitarizzata, attraverso la fuoriuscita dalle guerre in corso, nella nostra proposta, dovrebbe essere al centro del futuro del mondo; e gli europei, istituzioni, Stati e società civile, potrebbero contribuire a vivificarla e concretizzarla.


Interverranno: Alfonso Navarra – coordinatore dei Disarmisti esigenti (cell. 340-0736871) / Ennio Cabiddu – sulle obiezioni di coscienza / Cosimo Forleo – Per la Scuola della Repubblica / Luigi Mosca – sul disarmo nucleare / Daniele Barbi – sul disinquinamento militare / Antonella Nappi - per la pace femminista (In attesa di conferma). Ed eventualmente altri esponenti di gruppi pacifisti (abbiamo la conferma di Fabrizio Truini di Pax Christi e Alessandro Perri della Rete dei Comunisti); ed esponenti politici delle forze che presenteranno una lista alle elezioni europee del giugno 2024.


Nella conferenza stampa verrà presentato un appello rivolto agli operatori professionali dell’informazione: analogamente a quello che fanno con il cd decreto bavaglio sulle informazioni, dovrebbero chiedere a Mattarella di non firmare la conversione del decreto ombrello sulle armi. A parere dei proponenti, non è possibile che i cittadini USA siano informati dettagliatamente in modo persino pignolo su qualità e costi degli armamenti mentre in Italia tutto è secretato scavalcando il Parlamento con il COPASIR! 


Verranno annunciate iniziative legali che la LOC, tra le organizzazioni della coalizione dei Disarmisti esigenti, intende intraprendere in proposito.  


c/o LOC via Mario Pichi,1 – 20143 Milano (MI)

Tel. 02-5810.1226 /Cell. 340-0736871

coordinamentodisarmisti@gmail.com




giovedì 18 gennaio 2024

Quei PFAS che fanno tanto male...




Alcuni PFAS sono nocivi per l’essere umano, è arrivata la conferma dell’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).

Che queste sostanze inquinanti, utilizzate dalle industrie da decenni per produrre prodotti di uso comune, fossero pericolose per la nostra salute era cosa nota, ma ora la IARC ha completato le valutazioni circa la cancerogenicità di due molecole dei PFAS: l’acido perfluoroottanoico (PFOA) e l’acido perfluoroottanosolfonico (PFOS).

Questo studio effettuato da un gruppo di lavoro, composto da 30 esperti internazionali provenienti da 11 Paesi, dimostra come sia sempre più importante chiedere il divieto dell’uso e la produzione di queste pericolose sostanze sull’intero territorio nazionale. Il nostro Governo continua a voltarsi dall'altra parte invece di prendere posizione con una legge che metta al bando tutti i PFAS.
 

PFOA e PFOS, come tutte le oltre 10 mila sostanze del gruppo dei  PFAS, sono anche detti inquinanti eterni per via della loro permanenza nell’ambiente per tempi estremamente lunghi. Per questo oggi si ritrovano ovunque, anche nelle aree più remote.

Sono stati trovati anche in un'ampia gamma di prodotti di uso comune, come imballaggi alimentari, tappeti, materiali da costruzione, cosmetici, pentole, capi impermeabili e schiume antincendio.

I PFAS sono stati rinvenuti anche nell'acqua potabile, sia in Veneto che in Lombardia, come hanno evidenziato le nostre recenti indagini.

Giuseppe Ungherese - Greenpeace Italia



martedì 16 gennaio 2024

La plastica è meglio non produrla...

 

Isola di plastica


Le società petrolifere hanno ingannato, prima colpevolizzando i consumatori, poi promettendo che se l’usato fosse stato raccolto in appositi contenitori avrebbero risolto il problema col riciclo. In effetti gli imballaggi riciclati vengono usati come combustibile secondario nei cementifici, in alternativa al combustibile fossile, però la combustione ha un forte impatto ambientale. 

Vaschette e pellicole non possono sempre essere riutilizzate; e quando il riciclo funziona, la plastica prodotta ha perso 10 per cento delle sue caratteristiche, come l’elasticità, e se si ripete la perdita si rinnova (fenomeno del downcycling) e dopo un po’ non è più utilizzabile, restando plastica, e finisce il ciclo del riciclo. Non c’è più guadagno. 

I costi della raccolta, smistamento e riciclo sono ingenti. Meglio produrla col petrolio: i prodotti petrolchimici – plastica, fertilizzanti, imballaggi, abbigliamento, dispositivi digitali, pneumatici, apparecchiature mediche – sono i principali motori della domanda di petrolio. 

Poi ci sono, ma più costose, le bioplastiche degradabili che si ottengono da fonti rinnovabili, mais, tapioca, patate, canna da zucchero, oli vegetali, alghe eccetera. Dovrebbero essere anche “compostabili”, che vuol dire che si trasformano in compost, concime, e allora non devono assolutamente essere messi nella plasticama nella raccolta dell’umido.  

Insomma,  se non vogliamo  che nel 2050 ci sia in atmosfera più diossina da  incenerimento che ossigeno, e negli oceani più plastica che pesci e biomassa marina, bisogna ridurre (o meglio "eliminare" ndr) l’uso della plastica. In particolare dove già ci sono valide alternative:  imballaggi inutili, come le monoporzioni di frutta e verdura, o succhi da bere, bicchierini, vaschette di affettati, surgelati, eccetera eccetera.


Rete Ambientalista




Antonella Nappi, femminista per la Pace...



Frequento molte organizzazioni di donne in lotta, in particolare abbiamo fatto molti incontri e scritto testi alla Libreria delle donne di Milano. Le donne sono la dimostrazione più evidente di quanto spazio e quante libertà si sono prese, in una storia lunga ed in Italia in questi sessant'anni, facendo battaglie del tutto pacifiche.

 Argomentando le loro analisi, i loro sentimenti, i loro desideri  e sviluppando tra loro una relazionalità che non nega l'altro ma lo riconosce e accetta di rispettarlo e mediare, dove è il caso di farlo, perchè utile. 

Lo stesso le donne fanno con gli uomini, coinvolgendoli in questa capacità di lotta pacifica che è sostanzialmente proprio il non negare l'altro, volerlo tacitare, definirlo nemico ma entrare con l'altro in comunicazione e sviluppare una contrattazione che dia valore alla sostanza che li vede in accordo. 

Ecco quindi I Corpi Civili di Pace: sono molto desiderati da tutte le associazioni che frequento e ho sentito. Sono invocati perché non si può sopportare di vedere le carneficine cui attualmente stiamo assistendo in Palestina, senza sconvolgerci, e dunque anche poi reagire (indurendoci). Noi stesse perdiamo umanità, nel dover assistere a queste cose orrende. 

Quando Zelenski, due anni fa, domandò agli Italiani, agli Europei, di entrare in guerra con lui, con loro, per aiutare l'Ucraina  contro la Russia, noi rimanemmo veramente allibite, come il 95% della popolazione italiana immediatamente quell'anno lì, perchè con una abitudine alla pace, con l'esperienza fatta alla capacità di confliggere in pace, chi ci invitava a combattere era anacronistico. 

Noi abbiamo subito detto che volevamo votare la pace, volevamo poter scegliere,nelle nostre elezioni imminenti, candidati che si distanziassero da queste assurde richieste. 

Per di più da un popolo che da molti anni era in conflitto con la Russia e non cercava mediazioni, contrattazioni, aiuti internazionali di pace. Ma in qualche modo, assurdamente, voleva proprio fare la guerra. Noi siamo molto favorevoli a Corpi di Pace perché bisogna rompere questa cultura egoistica e delirante di chi vuole vincere e annientare il nemico. Di chi si attacca a chi è stato il primo, oppure alle Leggi, quelle poche, che sono state disattese e mira a scatenare la sua personale violenza, i suoi problemi non chiariti, dentro un conflitto già esistente. 

Schierandosi con chi gli pare, o con chi si identifica secondo una sua esperienza passata di conflitti che invece sarà bene che veda per se stesso o per se stessa, noi questo invitiamo a fare. Le siciliane, le catanesi, proprio in una riunione nazionale femminista organizzata dalla Libreria delle donnne dicevano: "Il corpo di pace deve essere prima di tutto il mio, il tuo, il nostro. Fare spazio alle attenzioni per gli altri contendenti, per le altre forze, per gli altri desideri, così da poterli organizzare in una mediazione".

Antonella Nappi, femminista per la Pace da sessant'anni.




Post Scriptum: 
Antonella Nappi, nella sua qualità di femminista "storica", è intervenuta alla conferenza stampa sulla proposta di corpi civili di pace europei, organizzata dai Disarmisti esigenti  a Roma, il 10 gennaio 2024, presso il CESV di via Liberiana 17.

Sotto riportata la trascrizione del suo discorso, che è ascoltabile al seguente link dal sito di Radio Radicale:  https://www.radioradicale.it/scheda/717677/conferenza-stampa-sulla-proposta-di-corpi-civili-di-pace-europei-per-un-modello-di


domenica 14 gennaio 2024

Gaza. Non possiamo chiamarlo genocidio?

 


“Genocidio” è la parola giusta per definire gli oltre  25mila morti di Gaza? C’è chi difende Israele: “E solo una carneficina come le bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki, o la totale distruzione di tante  città tedesche durante la Seconda guerra mondiale. Semmai chiamiamoli crimini di guerra ma non genocidi”.

Ebbene, secondo la definizione ufficiale delle Nazioni Unite: «Per genocidio si intende ciascuno degli atti seguenti, commessi con l’intenzione di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso, come tale: (a) uccisione di membri del gruppo; (b) lesioni gravi all’integrità fisica o mentale di membri del gruppo; (c) il fatto di sottoporre deliberatamente il gruppo a condizioni di vita intese a provocare la sua distruzione fisica, totale o parziale; (d) misure miranti a impedire nascite all’interno del gruppo; (e) trasferimento forzato di fanciulli da un gruppo ad un altro».

Ebbene, in 75 anni Israele nei confronti dei palestinesi rientra di diritto in tutti questi atti. Invece per Israele la definizione “genocidio” può essere riferita in esclusiva  solo ai "sei milioni di ebrei  dell'olocausto nazista” ma non ai palestinesi finchè non raggiungono i 4 milioni di uccisi, feriti, miseri e affamati, espulsi, deportati, incarcerati. Eppure questa cifra è già stata raggiunta nel corso degli anni, dal 1947 ad oggi!


RETE Ambientalista - movimentodilottaperlasalute@reteambientalista.it



Post scriptum  

Più di 10 bambini al giorno, in media, hanno perso una o entrambe le gambe a Gaza dall’inizio del conflitto tre mesi fa. Lo dichiara Save the Children, l’Organizzazione internazionale che da oltre 100 anni lotta per salvare le bambine e i bambini e garantire loro un futuro.