
lunedì 8 giugno 2026
Lo spirito percepito come sintesi fra intelligenza e coscienza...

domenica 7 giugno 2026
Utopia e realtà...
L’assenza di riscontri-commenti ad un articolo, che denuncia il buco nero valoriale in cui stiamo precipitando, il loro significato e la relativa matrice.
È un cilicio indesiderato quello con il quale i progressisti frustano chi “non si occupa di cose concrete”, come ebbi a sentire da un noto economista italiano in clarks e cravatta di lana in risposta a osservazioni sul potere di cambiamento a mezzo delle consapevolezze. “Utopie”, le definiva.
C’era poco da scherzare, poco da ribattere che le utopie sono tali soltanto in chi non ha la visione che le descrive.
Poco da scherzare perché corrisponde al vero che non si può dare colpa a chi non vede – l’esperienza non è trasmissibile – e soprattutto perché l’esercito dei ciechi è di gran lunga superiore ad ogni altro schieramento contrario. Oggi più che mai vista la sostanziale convergenza tra destra e sinistra, al punto che non dismettere quella distinzione corrisponde a perdere il filo del discorso liberista-progressista. Un insieme di ruscelli, torrenti e fiumi in discesa verso un unico indifferenziato mare spopolato, nel senso di senza di noi, definitivamente inutili votatori, nonché fastidi sociali in attesa di estinzione, ma brulicante di piccole persone morbide, pronte alla facile conformazione sotto il maglio dei liquidi valori progressisti.
Pessimismo? Parole di un esasperato? Di un sofferente? Di un frustrato e insoddisfatto? Tutto può essere. Estrarre dalla realtà i puntini utili al nostro discorso è un’ineludibile impertinenza egocentrico-esistenziale, almeno finché si da retta al mondo delle idee. Tuttavia, digressione evolutiva a parte, non è pessimismo, non sono parole di un esasperato, né di un sofferente e di un frustrato insoddisfatto, bensì scontate per tutti coloro che vedono il significato simbolico e sentono la grevità individuale e sociale dell’andazzo della politica ed educazione occidentale, europea e italiana.
Ne è un puntuale e cristallino indicatore un fatto semplice. In uno dei blog di mio interesse, il 4 giugno 2026 è stato pubblicato un articolo (1) intitolato “Epstein files... scienza e transumanesimo”. Una sintesi pulita del vuoto valoriale e identitario in cui l’umanesimo è stato gettato. Su altre testate e blog, perlopiù senza possibilità di commento o senza commenti, ne avevo letti diversi altri sulla medesima falsariga. Tuttavia, questa volta, non solo condividevo e apprezzavo l’autrice, ma estendevo l’emozione al responsabile del blog che ne aveva deciso la pubblicazione.
Una specie di felicità mi era saltata addosso sorprendendomi per la sua forza terapeutica di riduzione della solitudine che, leggendolo, gocciolava addosso a me e a chi vede e sente quel vuoto valoriale voluto dai pochi che sono riusciti prima a imbambolare buona parte di noi e poi a privatizzare il mondo.
Nell’euforia della lettura ero già in attesa dei commenti all’articolo che come tutti gli altri e come sempre era venuto disponibile prima dell’alba. Il primo di questi, apparso poche ore dopo l’articolo, suggellava il senso di comunità che il testo mi aveva provocato. “Non sentirsi soli”, è una frase inflazionata e quindi trascurabile, ma niente affatto quando un’emozione la ricrea in noi come una gemma che sboccia in fiore.
Nel seguito della giornata tornavo e ritornavo su quella pagina con la scontata certezza che vi avrei letto altri commenti capaci di sostenere l’idea che c’era di che fare corpo. La loro frequente presenza in calce ai pezzi pubblicati dal blog, spesso copiosa, legittimava la mia attesa di cogliere quanto la critica mossa dall’autrice, fosse condivisa o meno.
Passavano le ore ma il primo commento restava l’unico. Solo verso sera ne apparve un secondo a sua volta molto confortante. Ma ormai la mia euforia era crepata. Ne attendevo a manciate, ma in una giornata ne erano stati scritti soltanto due. Nei giorni seguenti non se ne aggiunsero altri.
L’assenza di partecipazione a quell’articolo bandiera spingeva per sentirsi pessimisti, frustrati e insoddisfatti. Quella bonaccia dell’indifferenza era la conclamazione dell’accondiscendenza dei più, se non della loro soddisfazione, di come e dove va il mondo senza più il timone analogico dell’umanesimo, fatto a pezzi da quello tecnocratico digitale.
Quell’articolo raccoglieva il presente in cui siamo costretti anche se non si dedicava a tutti gli aspetti politici-economico-valoriali sparsi ovunque nella grigia atmosfera che respiriamo. È un presente disastroso, il cui merito va all’ordalia del progressismo, principale ingrediente e summa del nuovo ordine mondiale.
Lorenzo Merlo
Note
sabato 6 giugno 2026
Tutto è sempre presente nel Tutto...
Nel processo infinito della manifestazione l’essere umano è solo uno degli innumerevoli modi espressivi dell’intelligenza. Non c’è limitazione nell’espressione vitale, possiamo immaginare esseri composti di altre materie da quella organica che ci contraddistingue, ad esempio nella cosmologia indiana si parla di “abitanti” di altri mondi astrali e fisici, che condividono con noi l’intelligenza e la coscienza ma in forme completamente diverse dalla nostra. Si parla di diverse dimensioni e di diverse evoluzioni.
Nella fantasia creativa, e possiamo osservarlo anche qui sulla Terra, non esistono due foglie dello stesso albero che siano uguali, non esistono due granelli di sabbia della stessa spiaggia che siano uguali, non esistono fra i miliardi di uomini due che siano identici, persino gli animali clonati manifestano evidenti differenze gli uni dagli altri. Insomma ogni essere è una rappresentazione unica ed irripetibile della Coscienza Assoluta.
Nel film universale in continua produzione e proiezione la fantasia e la diversità sono una regola, come dire che tutto cambia ma non la capacità di cambiamento che sempre permane. Tutto questo vivere si srotola sullo schermo della Mente Universale mentre la Coscienza vivifica il gioco creativo e lo osserva. Yin e Yang. Shiva e Shakti. Luce e Tenebra, Moto ed Inerzia.
Allora, appurato che il processo è indefinibile da punto di vista della comprensione mentale, resta però un fatto basilare, tutto quel che è sempre è presente nel Tutto.
Non può esserci separazione alcuna, non può sussistere alcuna limitazione nella Presenza dell’Assoluto in ogni sua forma ed immagine. Bene, quindi siamo certi al 100 per cento di essere Quello. Non possiamo essere altri che Quello. L’Assoluto!
Ma ora torniamo al relativo, torniamo all’esperienza degli opposti vissuta nel nostro mondo duale: bene e male, egoismo ed altruismo, gioia e dolore, desiderio e paura. Certo ognuna di queste sensazioni (o pensieri) è relativa, perciò fittizia ed irreale, però noi la percepiamo e crudelmente la sperimentiamo nel nostro vivere quotidiano.
Ma l’integrazione degli opposti è alla radice del ritorno alla nostra consapevolezza primigenia. Alla capacità spontanea di essere ciò che siamo nell’Unità, aldilà del concetto di spazio e di tempo, aldilà di ogni illusione separativa.
Il processo di ritorno alla coscienza unitaria che sospinge ogni singolo essere verso quella pura consapevolezza avvengono vari miracoli e misteriosi cambiamenti. L’adattamento ai nuovi stati di coscienza coinvolge sempre e comunque tutto il corpo massa della specie, ma nella nostra dimensione umana noi siamo abituati al funzionamento a locomotiva, ovvero due passi avanti ed uno indietro, anche definito crescita per tentativi ed errori. Per questa ragione sembra che l’evoluzione manchi di linearità e continuità.
Nella nostra civiltà abbiamo vissuto vari momenti che sembravano paradisiaci, che mancavano però di una comprensione olistica. Un po’ come avviene nel mondo animale in cui la spontaneità apparentemente regna sovrana ma la coscienza è carente di auto-consapevolezza e di capacità ragionativa.
Insomma dobbiamo poter integrare l’intuizione e la ragione in una comprensione olistica del nostro funzionamento e ciò fatto possiamo procedere a dimenticare il processo sperimentale per poter vivere l’esperienza in se stessa. Osservatore ed osservato, materia e spirito, non possono essere separati e questo vale sia nel mondo della fisica moderna che nel contesto spirituale.
Quello che noi viviamo non è altro che il riflesso di ciò che noi siamo, e quando possiamo restare consapevoli di ciò si affievolisce e scompare la pulsione ad ottenere risultati puramente esterni (egoistici o retrogradi) dovuti alle spinte di paure e desideri. In effetti se restiamo vittime di queste spinte sentiamo il bisogno di “conquistare” risultati anche sopraffacendo gli altri, il che equivale a dire che riteniamo di poter senza danno mangiare le nostre stesse carni nel tentativo di ottenere una crescita.
Come possiamo considerare che qualcosa sia al di fuori di noi stessi?
Paolo D’Arpini - Rete Bioregionale Italiana
venerdì 5 giugno 2026
Ecologia della mente. I cinque elementi e le forme pensiero...
Ognuno dei 5 elementi tradizionalmente riconosciuti (sia in Cina che in India) rappresenta uno dei 5 sensi e noi sappiamo che i cinque sensi sono diversi canali e modi comunicativi fra la mente interna e quella esterna. Ma esistono anche cinque elementi più "spirituali" o psichici che superano la comunicazione fisica dello stato di veglia, questi 5 elementi definiti in sanscrito Tanmatra - 5 potenzialità sensoriali o elementi sottili - precedono i cinque Indriya, o sensi, ad essi subordinati.
Vediamo così che è possibile che le emozioni, i pensieri astratti, le sensazioni inconsce, possono essere trasmesse e percepite negli strati profondi della mente in forma di pulsioni psichiche o telepatiche. Ma sulla base degli elementi di nascita che noi manifestiamo in forma congenita (sono diversi per ognuno) possiamo diversamente percepire e trasmettere queste pulsioni psichiche o telepatiche.
A volte confondiamo tali pulsazioni con i messaggi psicosomatici e comportamentali e riteniamo perciò che la telepatia vera e propria non esista, trattandosi di una semplice capacità interpretativa della mente che osserva i movimenti, le parvenze, i piccoli particolari ed i vezzi facciali e degli occhi delle persone che noi stiamo ascoltando o osservando...
No, la trasmissione telepatica è possibile anche ad occhi chiusi o in silenzio, lontano dal "trasmettitore" o "ricevente" ed anche a posteriori od in anticipo rispetto agli eventi correlati... in tal caso si chiama preveggenza o divinazione. Ma questa qualità della mente non può essere volutamente utilizzata, come una tecnica di ascolto, al contrario funziona proprio in assenza di modificazioni mentali e supposizioni. Per questo si dice nello yoga che solo con la mente "vuota" è possibile collegarsi con il tutto che ci circonda, l'Aura mentale della specie umana (inconscio collettivo) e la Mente universale.
Durante i vari incontri per parlare della spontanea capacità "percettiva e divinatoria" (mi riferisco alle "letture" sull'I Ching e sistema elementale indiano) ho affermato che i diversi aspetti psichici da noi incarnati e le energie degli elementi che ci contraddistinguono formano una specie di “griglia” attraverso la quale noi riusciamo a percepire il mondo esterno e le situazioni sulla base della sintonia (od opposizione) incontrata.
Ove questa “griglia”, il nostro modo percettivo, non aderisce con le situazioni e le emozioni diverse che ci giungono dagli altri automaticamente sentiamo una forma di repulsione. La nostra empatia ed antipatia ed il genere dei rapporti che possono essere instaurati con le persone con le quali veniamo in contatto dipende solo dalla configurazione del filtro interiore delle predisposizioni innate. Ma, allo stesso tempo, la comprensione che ogni aspetto della psiche o dei colori delle energie (elementi) dipende dal movimento nel caleidoscopio della mente di un "qualcosa" di indifferenziato che è alla radice della mente stessa, è importantissimo per riconoscere la comune matrice. I diversi aspetti nascono in seguito alla separazione primordiale, Yin e Yang, e dai movimenti consequenziali delle propensioni e dal raggruppamento in cantoni di accettazione e repulsione (sulla base dello specifico aspetto da noi incarnato in cui ci riconosciamo).
Le opposizioni sono però aspetti complementari della stessa energia archetipale, per cui le incomprensioni e comprensioni sono solo un “modus operandi” della mente ed un modo di riconoscere le affinità o le differenze, il fine della coscienza evoluta è comunque quello di riportare tutto all’unità.
Su questo stesso argomento, riporto le riflessioni della cara amica Antonella Pedicelli, docente di filosofia e referente della Rete Bioregionale Italiana per l'educazione ecologica, la quale afferma: "Sperimentare la vita in un corpo materiale, rappresenta, per un essere umano, una continua possibilità di “apprendimento” e di evoluzione. La scelta delle esperienze, ovviamente, non è casuale: ci muoviamo ed agiamo spinti da “forze e pulsioni” che, nella loro complessa varietà di nomi e appellativi, non fanno altro che determinare il “movimento” nella nostra quotidianità. Il movimento rappresenta, sul piano dell’esistenza pura, l’incipit di ogni creazione, il “bisogno” fondamentale del principio ideatore stesso.
Colui che è, in quanto tale, manifesta il suo essere nel movimento e nel conseguente continuo “fluire”, che, a sua volta, genera cambiamenti non immediatamente percepibili dal nostro umano sentire. Nei rapporti di vaio genere che tendiamo a “creare” in questo spazio-tempo scelto per l’esistenza nella quale trova dimora lo spirito che ci anima, spesso siamo soliti usare termini nei quali appare evidente il sentimento del “contrasto”, o per meglio dire, della “in-comprensione”. Io penso in un modo, lui o lei la pensano in tutt’altra maniera.
Questo è un fenomeno semplice, molto semplice e complesso insieme. Viaggiamo su “frequenze vibrazionali” che non sempre si trovano in sintonia, una specie di “carrello” che, per alcuni è dotato di freni, per altri no! La direzione del carrello è la stessa, ma non la velocità e neanche l’energia impressa nelle ruote.
La nostra singola percezione ci permette di intuire questo “meccanismo”, ma i “termini razionali” impressi nella nostra mente, creano la situazione del disagio, del pericolo e quindi assumono posizione di “difesa”, a volte con l’attacco,diretto verso chi la “pensa diversamente da noi”! In verità, invece, è solo una condizione come tante, uno “status” che sta “percorrendo la sua strada” al di fuori di ogni giudizio e di ogni “etichetta”. Riconoscere la “diversità” è un passaggio importante nella crescita personale, sul piano dell’apertura universale e della fiducia verso noi stessi; accogliere la nostra “percezione” è un atto d’umiltà che rende speciale la visione della Vita"
Ed ora alcuni semplici consigli sul come "svuotare" la mente in modo da poterla rendere permeabile e pulita, uno specchio terso che riflette senza ombre la realtà. Questa operazione non è comunque funzionale alla capacità di percezione telepatica o divinatoria, essendo più una conseguenza che uno scopo del lavoro di pulizia interna.
Innanzi tutto cominciamo ad osservare come la mente tende a creare dei problemi “fittizi”.
Questo è uno degli aspetti che le impedisce di funzionare in modo spontaneo, libera da preconcetti. Alla base delle preoccupazioni mondane –ovviamente- c’è sempre il senso di responsabilità per le nostre azioni dovuto all’identificazione con il corpo-mente.
Il processo dell’individualizzazione è una propensione innata della mente. La mente è la capacità riflettente della coscienza che assume su di sé il compito dell’oggettivazione (dualismo) e quindi della creazione del cosiddetto mondo delle forme. L’esteriorità è la sua tendenza.
Eppure non è una condizione definitiva o irreparabile, anche le sensazioni più negative possono essere trascese.
Le preoccupazioni mondane che ci assalgono sono frutto del meccanismo mentale che proietta l’attenzione sui fattori esteriori, desideri e paure, ed è per questa ragione che nella meditazione si consiglia di fissare l’attenzione sulla consapevolezza, sul soggetto, ignorando le apparizioni mentali, che son solo “impedimenti” (distrazioni) che sorgono per inveterata abitudine all’esternalizzazione, non tenerne conto significa restare quieti mantenendo l’osservatore in se stesso.
Paolo D'Arpini - Comitato per la Spiritualità Laica
Per approfondimenti: "Chi sei tu? - I Ching, lo Zodiaco cinese e il sistema elementale indiano" - Una ricerca comparata sugli aspetti archetipali e sulla conoscenza di sé. (https://www.edizioniephemeria.it/prodotto/chi-sei-tu-di-paolo-darpini/)
giovedì 4 giugno 2026
Ricorso di Michele Boato per l'ammissione nel consiglio della Municipalità Mestre Carpenedo...
Alla Commissione elettorale presso il Tribunale di Venezia e alla Segreteria Generale del Comune di Venezia
Mestre-Venezia, 4 giugno 2026
RICORSO CONTRO LA MIA ESCLUSIONE DAL CONSIGLIO DI MUNICIPALITA’ MESTRE CARPENEDO
Il sottoscritto Michele Boato, candidato presidente della Municipalità di Mestre-Carpenedo per le liste ABC-Ambiente Bene Comune e Tutta la città insieme,
ricorre contro la propria esclusione dal Consiglio di Municipalità di Mestre-Carpenedo 2026, per i seguenti motivi:
1. Il sottoscritto non risulta eletto pur avendo ottenuto, come candidato presidente, 1335 voti, pari al 3,72% dei voti espressi, di molto superiori ai 1.189 voti ottenuti dalla lista Movimento 5 Stelle (3,41%) il cui candidato Pellizzaro (105 preferenze personali) risulta invece eletto.
2. La mia situazione è la stessa della candidata presidente Anna Forte, sostenuta da più liste. Ma nel suo caso si valuta la somma dei voti da lei ottenuti come candidata di sei liste, invece nel mio caso, probabilmente, si farebbe riferimento ai soli voti ottenuti da una sola delle due liste da cui sono stato candidato. Si applicano cioè due metodi diversi per situazioni identiche.
3. La mia situazione è ugualmente analoga a quella del candidato presidente alla Municipalità del Lido (18 consiglieri) Michele Ghezzo che risulta eletto con la mia stessa percentuale del 3,72% (e 332 voti).
Ritengo quindi evidente che la mia esclusione non possa essere in alcun modo sostenuta da qualsivoglia interpretazione del metodo D’hont.
Chiedo perciò l’immediata rettifica del verbale prima che sia reso pubblico, con gravissimo danno per la mia immagine.
Michele Boato, candidato presidente della Municipalità di Mestre-Carpenedo per le liste ABC-Ambiente Bene Comune e Tutta la città insieme.
Ricorso spedito da micheleboato@pec.it il 4 giugno 2026
mercoledì 3 giugno 2026
Specie umana: principale causa dell'inquinamento globale...
Alcuni dicono che è colpa dell'industria automobilistica, di quella delle armi, delle centrali atomiche, della produzione elettrica non sostenibile, etc.... Ma non solo queste sono le ragioni dell'avvelenamento del pianeta Terra. In verità la maggiore fonte di inquinamento globale è causato dall'allevamento industriale... Per produrre l'enorme massa di "carne" che entra nei nostri intestini viziati....
Si stima che oltre due miliardi di bovini siano allevati nei cinque continenti, a cui vanno aggiunti gli allevamenti intensivi di numerosi miliardi di suini, ovini, caprini, pennuti, etc. Ed i costi del surriscaldamento globale pesano sempre più sull’ambiente. Per invertire la rotta verso l’autodistruzione occorre impostare politiche capaci di abbattere da subito gli agenti inquinanti immessi nell’atmosfera, nelle acque e sui terreni.
A questo punto è importante che si ragioni su quel che stiamo facendo e questo include anche una seria riflessione sulla nostra alimentazione.
Secondo i dati delle Nazioni Unite la produzione di carne è una delle fonti principali di inquinamento. Di conseguenza bisogna modificare la dieta quotidiana e bisogna che i governi si accordino per interrompere la produzione di cibi «inquinanti», ivi comprese le grandi piantagioni di foraggio e di cereali per uso animale ed umano, il tutto impestato da diserbanti, concimi chimici, antiparassitari, per non parlare delle coltivazioni OGM… queste ultime un vero pericolo per la vita vegetale (e di conseguenza animale) sul pianeta.
Secondo stime recenti l’allevamento degli animali in batteria produce addirittura oltre la metà di tutti i gas serra che l’umanità immette ogni anno nell’atmosfera… Questo considerando le emissioni di CO2 legate alla filiera alimentare dell’allevamento (refrigerazione con perdite di CFC, trattamento, cottura), e tenendo in conto non solo della deforestazione annua, per fare posto ai pascoli e alle colture da mangime, ma anche la deforestazione complessiva e le monoculture
A questi dati va aggiunto l'inquinamento massiccio dei mari e dei laghi dovuto alle "coltivazioni" di pesce in riserve costiere e conseguente avvelenamento da farmaci e antibiotici immessi continuamente nelle acque, nonché dalla continua immissione di sostanze venefiche proveniente da fiumi e piogge acide. Per non parlare di plastiche, residuati bellici e ceneri atomiche...
Paolo D'Arpini - Rete Bioregionale Italiana
Positivo e negativo... Nulla è nascosto!
…sì, è così, e sempre più chiaro diventa. Vedo come quell’azione “subdola”, quel deturpamento dello spirito nobile, quel sinistro yin, tende a travolgere l’intelligenza e l’azione positiva, a volte autoreferenziale e non disponibile al dialogo con lo yang, la forza creatrice.
Ecco, la forza oscura, l’altra parte della luce, si muove con estrema sottigliezza e subdolamente, ha un andamento mellifluo, si maschera da giustizia e da progresso.
E’ la finanza amorfa che si oppone all’economia imprenditoriale, è l’astrazione e l’ideologia speculativa che trascina la concretezza e la capacità di risposta diretta in una diatriba di parole.
E’ il femminismo osceno che porta in evidenza il corpo, cancellando allo stesso tempo la natura divina e prolifica del corpo, rendendo il corpo un campo del vizio e della trasgressione.
E’ l’esuberanza religiosa di un pontefice che esibisce la compassione, si inchina davanti all’ignobile, giustificandolo.
E’ la politica delle promesse mai mantenute tanto per conquistare un posto di comando, senza considerazione per il bene comune.
Lascio le cose così appena accennate…
Paolo D’Arpini - Rete Bioregionale Italiana

“La complementarietà porta all'equilibrio, alla visione chiara dei due aspetti, allo spirito e alla materia, al buio e alla luce, al moto e all’inerzia, nella comprensione che siamo tutti uniti, e “dolore e piacere sono le creste e gli avvallamenti nell’oceano della beatitudine. In profondità c’è la pienezza assoluta” (Nisargadatta Maharaj)
lunedì 1 giugno 2026
A qualcuno piace "nucleare"...
Giorgia Meloni ha annunciato la prossima proposta di legge per un ritorno al nucleare civile in Italia.
In sé non è una novità: è parecchio tempo che si assiste a una campagna di propaganda a favore del ritorno al nucleare civile: campagna basata sulla bellezza e efficienza delle nuove centrali (più piccole e più sicure), sulle rassicurazioni riguardo allo stoccaggio delle scorie, sulla necessità di aumentare la produzione di energia.
La verità è che un serio dibattito sul tema dell’energia è assente dalla pubblica piazza. Come direbbero in coro tutti i movimenti ecologisti: businness as usual, ciò che conta è fare soldi.
Il sistema di produzione e distribuzione dell’energia è basato sul concetto che l’energia sia un bene da vendere; l’energia in sé e i metodi per produrla; la sostanziale sopravvivenza delle fonti fossili, nonostante tutti i conclamati “effetti collaterali” (CO2, malattie, inquinamento di terreni e falde acquifere ecc.), è dovuta al tremendo businness che c’è intorno alla medesima: estrazione, trasporto, trasformazione, consumo e smaltimento: tutte attività altamente lucrative e, in gran parte, nelle mani delle lobbies finaziarie. Questo circuito malefico produce ricchezza per ogni attore del medesimo. Per questo il sistema si basa su centri di produzione e su un sistema di distribuzione: che il produttore sia fossile, nucleare o perfino centrali elettriche basate su fonti rinnovabili (grandi estensioni fotovoltaiche o parchi eolici giganteschi perfino off shore) non cambia la visione: l’obiettivo è vendere. E in questa visione vediamo cascare perfino amici che si definiscono “ecologisti”.
Le cose sarebbero diverse se cominciassimo a considerare l’energia come un bene comune collegato con il bene comune più grande che abbiamo a disposizione: il pianeta. E, conseguentemente, considerare che il pianeta ha risorse limitate e che, come attestano ogni anno gli studi dell’Overshoot Day, noi ne stiamo abusando.
Se consideriamo l’energia e la sua produzione come bene comune la prima cosa da fare sarebbe curarne l’efficienza: le reti elettriche hanno un livello di dispersione variabile che può superare il 10% e che è proporzionale alla distanza percorsa. Le reti elettriche sono state utili a portare, molti anni fa, la corrente elettrica in ogni casa; sono ancora utili per portare grandi quantità a una fabbrica energivora. Ma la tecnologia attuale consente perfettamente a tutti gli edifici pubblici di essere trasformati in una casa passiva, cioè in un edificio che produce l’energia che consuma; a Bolzano, per esempio, l’hanno fatto molti anni fa, perché altrove no?
Perché nel fare una casa passiva non si compra più energia da nessuno, finisce l’affare Il famoso criticatissimo superbonus ma molto di più la Legge sulle Comunità Energetiche sono stati tentativi di andare nella direzione del bene comune. Ma della legge sulle Comunità Energetiche non si parla e già alcune holding di profitto stanno provando a vedere se si può lucrare anche lì e stravolgere l’idea che il risparmio, la localizzazione e la condivisione siano la soluzione al problema.
Alla politica bisognerebbe chiedere di pensare, finanziare ed implementare sistemi di liberazione dell’energia dal profitto, cominciando da tutto quello che si può fare direttamente con le proprietà dello Stato. Sarebbe un investimento che, tra l’altro, comporterebbe nel giro di poco tempo un guadagno da parte delle amministrazioni locali e nazionali, così come possono testimoniare coloro che l’hanno fatto, sia nel pubblico che nel privato. Una questione pratica di buon senso.
Ma, come al solito, il tema di fondo è che dovremmo cambiare paradigma e prospettiva e mettere al centro il Bene Comune, l’Essere Umano e la sua casetta blu, velata dalle nubi.
Olivier Turquet
(*) ripreso da www.pressenza.com