sabato 29 aprile 2023

Bioregionalismo terra terra

 


E' la Terra stessa che ha dato indicazioni di vivere all'interno delle proprie bioregioni, altrimenti si va con le multinazionali della globalizzazione...

Sembra uno schema rigido e troppo facile ma alla fine perché cercare percorsi nuovi che chissà dove ci porteranno e con quanta magari perdita di tempo (pratico e intellettuale) quando il sentiero è già ben tracciato? E' la notra vita è anche breve...

Siamo sul Pianeta Terra e le possibilità di vita e di civiltà non è che siano infinite, dal Paleolitico superiore, passando per il Neolitico (civiltà matristiche, proto-bioregionali) e arrivando fino a noi (civiltà patriarcale) questo è successo, e ora con uno stile di vita ecologista (senza neanche usare la parola bioregione) si può recuperare quello che di buono ci ha insegnato il passato e sognare un futuro che ci renda degni di essere ricordati con affetto dalle future generazioni (e non come degli stupidi... Rif. al film "L'era degli stupidi").

Noi non possediamo nessuna verità, la verità la insegnano la storia ecologica della terra e dell'universo (pensate un pò a Thomas Berry).

Stefano Panzarasa - Rete Bioregionale Italiana

giovedì 27 aprile 2023

Bioregionalismo centrato sulla filosofia biocentrica: "I greci lo sapevano già... i nord-americani l'hanno scoperto ieri..."

 


La visione bioregionale e le radici biocentriche della filosofia greca.

Le argomentazioni del cristiano Origene nel III secolo erano improntate a confutare le argomentazioni del platonico Celso, autore di un’opera intitolata “Ricerca intorno agli esseri viventi” il cui intento era quello di dimostrare che l’universo non era stato creato in funzione dell’uomo più di quanto non lo fosse in funzione di qualunque altra specie. Celso evidenziava l’intelligenza degli animali, come nel caso delle api o delle formiche che provano compassione delle loro compagne ferite e le soccorrono. Diceva che gli uccelli sono più vicini degli uomini alla divinità e che insegnano all’uomo l’arte divinatoria.

“Perché dovremmo credere che l’universo sia fatto per noi più di quanto sia fatto per l’aquila, il delfino o l’elefante”? Per Celso la divinità è assolutamente imparziale nella sua cura dell’universo: lo regge e lo governa e non subordina una specie ad un’altra, né è mossa verso l’uomo da affetti particolari, né sia adira con l’uomo più di quanto non si adiri con qualunque altra creatura.

C’è da dire che prima che Aristotele suddividesse in regni gli esseri viventi non vi era alcuna demarcazione tra le specie, né attribuisce all’uomo particolare importanza anche se assegna al forte il diritto naturale di dominare il debole.

Il primo in Occidente a parlare di astensione dalla carne fu Pitagora, però le sue motivazioni erano principalmente di ordine religioso, diverse dalla posizione di Porfirio che parla di astensione generalizzata basata sulla somiglianza dell’uomo con gli animali. Porfirio si oppone alla tradizione più antica di Diogene e di Aristosseno i quali parlano di astensione solo di alcuni tipi di animali come bovini e montoni. Aulio Gellio dice che, secondo un documento perduto di Aristotele, Pitagora non disdegnava cibarsi di porcellini e agnellini, non si asteneva dalla carne in generale ma solo del cuore e dell’utero degli animali, ritenute fonti del sangue e della vita. In ogni caso la rinuncia alla carne nel pitagorismo è fondato sul concetto della metempsicosi. Le piante e gli animali sono da Pitagora accomunate sotto un’unica categoria di viventi e il confine tra essi è estremamente oscillante. Empedocle attribuisce anche alle piante intelligenza e sentimento e Platone considera la pianta come un animale rovesciato con la testa nella terra.

Però è Aristotele che dà una catalogazione delle facoltà psiche degli animali: la sensazione, la memoria, la capacità di discernimento che li rendono simili a noi anche se stabilisce il confine tra i due regni e quindi l’inizio di una nuova fase di rapporto tra essere umano e mondo animale e tra questo e il mondo vegetale, che ancora condiziona la cultura cristiana occidentale. Aristotele fu il principale responsabile dell’ordine dell’universo gerarchico finalistico secondo cui l’animale non ragionevole è oggettivamente inferiore rispetto all’essere umano pensante. E affinché la dottrina di Aristotele potesse diventare base di una teologia gli mancava la componente del provvidenziale. L’ordine gerarchico di Aristotele culmina in un intelletto divino, anche se non attribuisce neppure all’uomo una condizione di privilegio.

Ma il primo a svincolarsi da una posizione antropocentrica fu Teofrasto discepolo di Aristotele e Senocrate discepolo di Socrate. Teofrasto si opponeva al sacrificio degli animali diceva: “I sacrifici cruenti basati sull’uccisione degli animali sono buoni per i cattivi demoni non per gli dei che aborrono il sangue”.

Plutarco (I-II sec.) della corrente neoplatonica, trattava prevalentemente dell’intelligenza degli animali e la loro somiglianza con gli umani in relazione alle passioni; scrisse un’opera sull’astensione del cibo a base di carne, il “De esu carnium”. Porfirio (III-IV sec.) scrisse il “De abstinentia”. Anche Senocrate estendeva il precetto del non uccidere a tutti i viventi, mentre Ermarco, come per Cicerone, riteneva che non vi potevano essere doveri e regole di reciproca convivenza con chi non era possibile stabilire patti circa il non dare o ricevere danno. La Stoa predicava la simpatia universale tra tutte le parti dell’universo basata sulla consapevolezza che il soffio vitale (neuma) regge il cosmico e permea di se anche le parti più “vili”.

L’antropocentrsimo influì pesantemente sull’ebreo ellenizzato Filone Alessandrino il quale vedeva nell’umano la creatura privilegiata cui Dio aveva dotato di anima razionale. Per Platone una sola anima passava attraverso una moltitudine di esseri, di forme corporee e vite.

In realtà la cultura cristiana prende da quella greca i motivi del suo antropocentrismo. La grecità fu la prima e l’unica a teorizzare coerentemente e razionalmente la nostra parentela psichica con gli altri esseri senzienti e quindi la nascita del pensiero in difesa degli animali e delle forme viventi nel loro complesso.

Franco Libero Manco



mercoledì 26 aprile 2023

Racconto analogico sulla "malattia emozionale"...

 



Come un’idea può generare un’azione, così lo spirito soggiace a tutto il reale.

Un amico si è trovato ammalato. In occasione dell’annuale controllo è emersa l’evidenza di un problema serio che lasciava poco futuro. L’operazione d’urgenza pare abbia scongiurato il peggio. Ora sta bene.

Me ne ha parlato dopo tempo, non ci eravamo più visti. Era rimasto sorpreso dell’inatteso evento maligno. Non aveva mai avuto nulla, non prendeva medicine, aveva uno stile di vita salubre per attività motoria e alimentare. Non aveva dipendenze da sostanze. Come da protocollo scientista, pareva essere nelle condizioni ideali per scansare il male.

Dopo averlo ascoltato, abbiamo parlato.

  • Nestore, nel tuo passato ci sono stati momenti di odio o di rancore?

Seppur sorpreso della domanda, ci ha pensato un momento e poi l’ho visto scosso da un leggero fremito.

  • Effettivamente ho avuto per diversi anni un forte attrito con la mia ex-moglie. Mi ero innamorato di un’altra donna e l’ho lasciata. Lei non me lo perdonava. Sono stati anni pesanti. Di avvocati, litigi e rancore permanente. Ancora ora, nonostante siano trascorse molte stagioni da quell’epoca, la questione è presente. Sono molti anni che non la vedo, nonostante i miei figli avuti con lei continuino a chiedermi di lasciar perdere, di andarla a trovare che si è ammalata. Ma io non ci riesco.

  • Come un’idea può generare un’azione, così lo spirito soggiace a tutto il reale.

  • Cosa intendi dire?

  • Era solo una metafora per alludere alla logica che ciò che esiste, ciò che chiamiamo realtà non è che la fioritura concreta di una inseminazione sottile, metafisica, spirituale. Se non sei un replicante, un duplicatore dell’esistente, per creare un tavolo serve prima l’idea di quel tavolo, che a sua volta rifletterà la tua condizione profonda.

  • Continua, non so se capisco bene.

  • Come nell’iperuranio platonico – ma non solo – le idee ci sono già tutte, esse sono l’origine del mondo. Ognuno di noi ne pesca qualcuna, credendo poi sia nostra proprietà e merito. Tuttavia, ciò che cogliamo dall’infinito corrisponde, riflette la nostra condizione di equilibrio e armonia, pazzia o presunta indipendenza.

  • Ti seguo, ma non fino in fondo. Per esempio, che significa pazzia o presunta indipendenza?

  • Credere di essere proprietari di se stessi, di coincidere con il proprio io, di essere separati e indipendenti dal cosmo e dall’infinito, quindi anche vantare agnosticismo o, al contrario, un dio esterno a noi, cioè vivere in un’emozione egocentrica-dipendente, comporta e alimenta un’evoluzione ad alto rischio di distanza dall’armonia e dall’equilibrio. È il pretesto di una vulnerabilità a noi ignota, che a un certo punto può presentarsi in forma fisica.

  • Ma questo cosa c’entra?

  • Vivere a pieno titolo un sentimento e un’emozione, ritenere perciò di doversi comportare di conseguenza, essere definitivamente quel sentimento e quell’emozione allontana dalla migliore condizione di vita, dalla serenità, dalla benevolenza e avvicina invece la peggiore, l’intolleranza, la rivalsa, la vendetta. Nella prima l’energia scorre libera, nella seconda si inceppa e si annoda.

  • Ma non puoi eliminare sentimenti ed emozioni.

  • Certo che no. Puoi però arrivare a riconoscere come ci dominano e quindi come fare per viverli senza identificarci in essi.

  • Dunque, in quella che chiami migliore condizione di vita, in cui non ne siamo dominati, si crea salute, e nella seconda malattia? È questo che vuoi dire?

  • Nientemeno. Come nella prima, nella migliore condizione, peschiamo dal tutto certe idee ad essa congrue, ugualmente accade per la seconda, la peggiore. Tutte le azioni di violenza compiuta o concepita – questioni di sopravvivenza a parte – hanno questa base. Ma anche quelle di esaltazione, a mezzo delle quali attribuiamo a noi stessi il diritto e il merito assoluto di esserne gli autori e detentori. Viene in mente Gibran, che nel suo Il profeta ci faceva presente che anche i figli non sono di chi li fa.

  • Però la vendetta riporta l’equilibrio. Anche in questo caso si possono elencare diverse tradizioni sapienziali. È così nell’islam, nell’ebraismo, in molti codici ancestrali di comportamento, dal Codice Hammurabi in qua.

  • È vero. Ma è anche vero che alimenta il ciclo del conflitto. Esattamente quello che mantiene il male in noi. La vendetta è come un intervento chirurgico o farmacologico, per definizione superficiale, materiale. Infatti, è da tenere presente che entrambi possono liberarci dal problema contingente, ma non possono nulla nei confronti delle cause profonde. L’energia fisica è la più semplice da perdere e da recuperare. Le vere cause sono invece accessibili attraverso la consapevolezza di noi stessi. Significa che senza questa, ovvero senza lo scioglimento dei nodi energetici, il problema tenderà a ripresentarsi, in quanto la loro azione perdurerà e il problema fisico potrà ripresentarsi nuovamente, ed eventualmente in forma differente.

  • E perciò?

  • Perciò vivere lungamente il rancore e l’odio tende a generare malesseri e malattie quali risultanze di quella condizione di energia arrovellata.

  • Era qui che volevi arrivare?

  • Sì. Ma senza dare per certo questa evoluzione, perché non c’è alcun monopolio della concezione meccanicista della vita, perché in contesto sottile si parla di tendenza e di qui ed ora, non di causa-effetto. Quando scopri la ragione metafisica del problema fisico, puoi mettere in moto un’azione terapeutica altrimenti inaccessibile. Solo tornando su certe dinamiche passate, unendo i puntini che prima non consideravi, è possibile riconoscere in che termini è vero che siamo il prodotto del nostro spirito. Solo a quel punto sarà possibile ricapitolare il passato, prenderne le distanze, realizzare il perdono, riconoscere il proprio sé e far riprendere lo scorrimento dell’energia, che l’io, l’orgoglio, l’egocentrismo avevano inceppato.

  • In sostanza, dici che c’è relazione tra sentimenti e stato fisico?

  • Sì. Lo si può constatare quotidianamente, senza arrivare davanti a un problema serio. Per esempio, osservando come ad ogni amarezza, tristezza, risentimento, tutte condizioni di una depressione fisica, corrisponda una nostra certa interpretazione dell’evento.

  • Già. Ricordo come in passato me la prendevo per questioni di cui ora rido. Tutto è identico a prima, tranne la mia interpretazione.

  • Infatti, non si tratta di non avere più né sentimenti né emozioni. Semmai di non riconoscersi più in essi, che come fluidi sciamanti semplicemente ci attraversano. Sentimenti ed emozioni sono gli stessi per tutti gli esseri umani della storia. Sono forze sottili che entrano in noi e ci posseggono, quantomeno finché non prendiamo coscienza che credersi il proprio io è esattamente la causa della loro alimentazione. Se tutta la nostra energia viene devoluta a mantenere l’io, tutto il potere di realizzare la miglior vita possibile va perduto. E, come detto, se queste forze si annodano in noi per orgoglio e vanità, cavalli di troia dell’io, le conseguenze fisiche tendono ad esprimersi in malesseri e malattie.

  • Anche in questo senso siamo perciò l’espressione fisica dello spirito?

  • Certo. Ma manca ancora un punto.

  • Dimmi.

  • Il punto è sostanziale. Non è possibile sciogliere ciò che ha causato i problemi, se il nostro intento è nuovamente egoico e personale.

  • E come potrebbe essere?

  • Se per andare oltre ciò che ha generato il conflitto è necessario prendere le distanze dai sentimenti con i quali ci identificavamo, significa anche che ci assumiamo la responsabilità di quanto abbiamo vissuto.

  • Non ti seguo.

  • Quanto viviamo dipende dalla nostra presenza e interpretazione dei cosiddetti fatti. In questo senso ogni nostra condizione è merito nostro. Ma non era solo qui che volevo arrivare.

  • Prosegui.

  • Assumersi la responsabilità di tutto implica la consapevolezza di riconoscere l’identicità degli uomini, le forze che muovono tutti noi e così la ragione del bene e del male che realizziamo. Avvedersi della reciprocità alza il tasso di tolleranza personale, ovvero riduce il rischio di blocchi energetici, alzando contemporaneamente quello della serenità. La reciprocità è accettazione.

  • In altre parole? Non si può, certe volte, non reagire.

  • Significa che finché non ci liberiamo dal criterio dell’interesse personale, finché non diveniamo l’umanità tutta, tutto il dolore che vive, restiamo preda del male, non possiamo realizzare il bene. Certo che non si può non reagire certe volte. Si tratta di ridurre i casi in cui perdiamo il controllo o ci arrocchiamo su posizioni fino al noto arrampicarsi sugli specchi.

  • Sì, posso capire. Forse andrò a trovare la mia ex-moglie.

  • Se arriverai al punto in cui verrà l’idea che visitare la tua prima moglie ti possa essere utile, ti faccio presente che non stanno così le cose. Attraverso il movente dell’interesse personale non si compie il salto evolutivo, non si rimuovono le forze che hanno causato l’inconveniente. L’energia dell’egoismo lo impedisce. Il bene per sé non è bene. Esso alimenta il male che già è presente nel mondo. La forza contraria, il vero bene, si diffonde solo agendo cristicamente, per incondizionato amore. Dunque, finché non sarai evoluto fino al punto di recarti da lei senza bisogno di coraggio, la magia non accadrà. Andare senza pretendere nulla in cambio, anzi donando e chiedendo perdono, comporterà che il tuo potere si unirà al bene del mondo a favore di tutti, te incluso. E non è necessario andare da lei, se lei non lo volesse o non se lo aspettasse, basta il perdono, che non è una parola ma un sentimento di leggerezza e bellezza.

  • Non è come dirlo.

  • No. È vero, non è come dirlo. Serve dedizione incondizionata e imperitura. La terapia sottile, endogena ha un potere relativo alla motivazione che, in questo caso, è opportuno chiamare incarnazione della consapevolezza di essere espressione dell’uno, di essere un’emanazione dell’energia universale. Quando questa è massima, ovvero quando non è più solo capita, intellettualizzata, ma si esprime nel nostro fare ordinario, realizza il suo massimo potere. Il quale però deve comunque confrontarsi con la realizzazione materiale del male, del malessere, della malattia. Significa che quanto più questa è avanzata, ha preso piede in noi, tanta più energia ricreativa sarà necessaria. Vedere la sua spinta, osservarla in sé, nel prossimo e nelle relazioni implica la sua esistenza, come anche constatarne l’andamento positivo o negativo. Avere consapevolezza di qualcosa non significa non contraddirla mai. Il santo non è l’uomo perfetto, ma l’uomo che ha chiari i suoi punti di vulnerabilità e di forza, nonché appunto la loro stabilità o oscillazione. Il santo è semplicemente un uomo compiuto, quello che Nietzsche chiamava Übermensch, Oltreuomo.

  • Non stai volando troppo alto?

  • Sì, se si guarda la storia. No, se si guarda il potere creativo degli uomini. Tutte le tradizioni sapienziali si dedicano a quest’ultimo dopo aver constatato la condizione umana. Tra l’altro, queste note evolutive, sebbene in forma differente, ovvero secondo la cultura che le ha elaborate, sono sostanzialmente identiche in tutto il mondo, dallo zen al buddhismo, dall’induismo allo zoroastrismo, dall’alchimia al pitagorismo, dalla qabalah a certa filosofia occidentale, dal cristianesimo allo sciamanesimo siberiano, dagli uomini di medicina al nagualismo. Tutti riferiscono dei poteri umani. Tutti si dedicano al male, al fine di riconoscerne l’origine e di scoprire come non farsi dominare da esso. Il perdono, l’accettazione, l’amore incondizionato sono dunque la forza maggiore di liberazione dal male, così come la loro assenza in noi quella di dominio del male. È la via cristica, quella per il bene dell’umanità tutta, quella che vive il male di ognuno.

  • Non avevo mai pensato a questi aspetti sottili, come dici tu. E visto come si sono svolte le cose – parlo dell’astio, intolleranza, odio nei confronti della mia prima consorte, nonché dell’improvvisa creatura che si è formata in me, senza apparente ragione – e che il maligno potrebbe ripresentarsi, voglio riflettere su quanto ci siamo detti. Poi la parte del male e del bene di tutti mi sembra davvero la presenza del trascendente. Forse è in questa dimensione che si trova la fede e la sua forza.

Passare una sofferenza, essere contenti per averla scampata, apprezzare la vita senza aver compreso e attribuito il male sofferto alla propria biografia è un’esperienza egoica e come tale inutile all’evoluzione. Ma utile allo status quo in cui versiamo.

Lorenzo Merlo 









“Qualcosa è nascosto. Vai e trovalo.

Vai e guarda dietro ai monti.

Qualcosa è perso dietro ai monti. È perso e aspetta te.

Vai!”


Rudyard Kipling, L’esploratore

PFAS - Solvay e Du Pont in tribunale...


Lo Stato del Kentucky sta portando in tribunale Du Pont, la Regione Piemonte NON sta portando Solvay in Tribunale, il sindaco di Alessandria NON emette ordinanza di chiusura degli impianti tossico cancerogeni, noi stiamo portando Solvay in tribunale anche con cause civili, alla stregua di class action.

Il Kentucky chiede risarcimenti “per pagare tutti i costi passati e futuri sostenuti dalla comunità per indagare, monitorare e rispondere alla contaminazione da PFAS, così come per tutti i danni causati alla collettività”. DuPont de Nemours e due delle sue società derivate, Chemours e Corteva, sono gli imputati. I tre hanno sborsato collettivamente miliardi di dollari per risolvere cause simili nel corso degli anni.

Il sito si trova a circa 120 miglia a monte del fiume Ohio ed è stato al centro del film del 2019 “Dark Waters”.  Così come il fiume Bormida è stato per il film documentario sulla Solvay di Spinetta Marengo (clicca qui) della TV belga RTBF.  

Come Solvay a Spinetta Marengo, per anni la DuPont ha consapevolmente scaricato nel fiume Ohio dal suo impianto nel West Virginia.  Nel monitoraggio del 2019, mezzo secolo di PFAS sono stati trovati in tutto lo Stato e nell’acqua potabile finita nei sistemi che supportano un totale di 1,7 milioni di persone. Da allora ne sono stati trovati altri, sia nelle acque superficiali che nei campioni di pesce.

Cause simili sono state intentate in tutti gli USA per i PFAS: il Minnesota ha risolto nel 2018 una causa contro 3M che ha contaminato l’acqua potabile per una spesa di circa 720 milioni di dollari in progetti e risorse naturali.  Nel film Erin Brockovich – Forte come la verità, si affronta il concetto di class action negli Stati Uniti.

Con analogo fine, a fianco del procedimento penale prossimo venturo, le cause civili che stiamo approntando sono a risarcimento delle Vittime e dei loro Famigliari, sia Lavoratori della Solvay che Cittadini di Alessandria. Allo scopo saranno indette le assemblee.


Rete Ambientalista 




sabato 22 aprile 2023

Treia, 24 e 25 aprile 2023 - Precursori bioregionali si incontrano...

  


Nel corso del tempo la ricerca, portata avanti con esperimenti diretti, ha condotto noi precursori bioregionalisti  a prendere coscienza dell'assoluta inscindibilità della vita.


L'uomo si è lasciato così tanto illudere dal senso di separazione  da non rendersi più nemmeno conto di far parte di una unità...

Tutto quel che ci circonda e noi stessi siamo la stessa identica cosa, siamo immersi in noi stessi come acqua nell'acqua eppure continuiamo a comportarci come fossimo separati, disponendo di ciò che riteniamo "sia al di fuori di noi" come  fosse "altro" da noi. C'è una illusione più grande di questa?

L'integrazione, nel caso nostro, è avvenuta anche con un processo intellettuale, per mezzo  della comprensione che le varie componenti  della natura che ci permea e ci compenetra sono sì individuabili attraverso "forme pensiero" distinte, ma tale individuazione non comporta separazione alcuna.


Per questa ragione ho voluto raccogliere la memoria del mio percorso "bioregionale" 
in una serie di libri.  Il primo testo, chiamato "Riciclaggio della Memoria", raccoglie  una serie di documenti, articoli e racconti di vita, sia miei personali che di amici di percorso, che descrivono la presa di coscienza bioregionale, ecologica profonda e di riscoperta della naturale spiritualità dell'uomo (che io definisco "Spiritualità Laica").

Seguì la pubblicazione di "Treia: storie di vita bioregionale", in cui racconto le mie esperienze vissute nei primo anni della mia permanenza nella cittadina marchigiana nella quale mi sono trasferito dal 2010.


Infine, per completare la serie,  ad aprile  del 2023 è uscito un ultimo  mio libro "Alimentazione bioregionale. Nutrirsi con il cibo naturale che cresce nel luogo in cui si vive"

E questa  collezione di testi  verrà presentata nel contesto della  Festa dei Precursori 2023, che sommariamente si svolge così:  

La sera del 24 aprile si tiene una sorta di cerimonia spirituale in forma di canti bhajan, mentre la mattina del 25 aprile sarà dedicata ad un intensivo sul campo,  cominciando con una sperimentazione teorica e  pratica,  come è giusto che sia. E questa sperimentazione  sarà un'immersione nella natura. Seguirà una degustazione con alimenti bioregionali. 

Per concludere la giornata ci riuniamo, dalle ore 17,  nella sede del Circolo Vegetariano VV.TT. dove si tiene un incontro di condivisione tra vari esponenti del naturalismo bioregionale, con presentazione libri, commenti, proposte e musica popolare. 

Paolo D'Arpini


 
Per raggiungere il luogo dell'incontro:
La sede del Circolo Vegetariano VV.TT. è in Via Sacchette, 15/a, Treia (Macerata).  Parcheggiare sotto le mura in prossimità di Porta Montana (inizio via Montegrappa),   lì nei pressi c'è una fontana  con due cannelle, salire sino alla Porta, subito a sinistra si vede un vecchio pozzo, salire ancora per 10 metri, sulla destra si vedrà un piccolo spiazzo con una porta leggermente sopraelevata su un terrazzino, qui!

giovedì 20 aprile 2023

Forse l'economia circolare?




Il nuovo modello di economia è quello circolare che intende sostituire il lineare. La principale innovazione riguarda la parte finale di un processo industriale che nel modello lineare prevede lo smaltimento di scarti e rifiuti, mentre nel circolare è l'inizio di un altro processo in grado di utilizzare come materia prima
quegli scarti e rifiuti. 

Ovviamente dinnanzi ad un processo così complesso l'Unione Europea si è mossa per promuovere, guidare ed incentivare la variazione del modello. Difficile entrare in tutti i dettagli   organizzativi e strutturali. I 3 cardini di questa azione di guida sono:

- gli indicatori da considerare per dare un valore ad un indice di circolarità che può essere autovalutato, puntando alla sua progressiva crescita; si tratta di oltre 70 indicatori;
- il secondo cardine sono le specificità che consentono di catalogare un'attività produttiva all'interno dell'economia circolare, ne sono state individuate oltre 90;
- infine le buone pratiche, sostanzialmente quanto si è concretamente fatto in termini di processi realizzati: una sorta di catalogo dei risultati ottenuti che possa servire da stimolo e suggerimento per ulteriori progetti. 

A proposito degli indicatori le città europee si sono aggregate in un'associazione per confrontarsi e valutare i propri progressi. Purtroppo i punteggi medi non sono molto elevati, ma ci sono anche eccellenze e città che progrediscono come Helsinki, Leuven, Gand, Budapest e, in Italia, Genova e La Spezia. 

Per migliorare si sono trovati tutti d'accordo sulla necessità di coinvolgere i cittadini e per questo sono nati progetti ad hoc, al momento tra le più attive risultano: Bologna e Taranto.

Luigi Campanella - Il Sesto Sole



La guerra non è uno sport... e "Politica, questa sconosciuta"

 


Vedo tantissimi attivisti, gruppi e associazioni che si impegnano allo stremo per cercare di fermare le guerre. Fino al 2021 avrei detto semplicemente "Bravi!"

Adesso non riesco più a fare un commento del genere: probabilmente direi "Bravi! Ma trovate il tempo per aggiornarvi!". Il perché è semplice. 
Ora ci sono degli studi sull'identità della politica che fanno capire perfettamente perché la politica non può funzionare e perché genera crisi sistemiche. Se state pensando che ormai tutto è in mano alla finanza e che la politica è inutile o che ci vorrebbero politici più generosi e onesti, a maggior ragione dovreste leggere il nuovo studio a cui faccio riferimento qui di seguito. 

Se la politica è in una situazione patologica, le guerre e le crisi sistemiche come il cambiamento climatico continueranno a devastare le nostre vite.

Quindi il mio invito è di informarvi su questi nuovi studi perché equivalgono - per la politica - alla scoperta della fisica quantistica. 

Non prenderne atto vi farà, purtroppo, lavorare con una cassetta di attrezzi veramente inadeguata: non sarete efficienti, butterete via buona parte del vostro tempo.

Dal maggio 2022 è uscito un libro che rivoluziona la visione consolidata da secoli di politica e ne introduce una nuova, frutto di studi filosofico politici trentennali fatti da Giuseppe Polistena che è stato con Langer tra i fondatori dei Verdi. 

La rivoluzione sta nel fatto che:
1) l'identità profonda della politica non è stata compresa e ciò ha comportato l'incapacità di creare idonee istituzioni e di individuare modalità organizzative che la facessero prosperare. Una ulteriore conseguenza di quella mancata comprensione  é stato il mancato insegnamento nelle scuole di ogni ordine e grado di una cultura politica come base per una convivenza civile.
2) l'umanità tende sempre a interpretare i fenomeni politici come risultato dell'attività di persone più o meno brave, più o meno capaci o oneste e mai di "forme" ovvero di come la politica è strutturata e regolamentata: è proprio questo l'aspetto predominante. 
3) le vecchie categorie della politica tradizionale "Amico Nemico" (che portano a guerre e al muro contro muro) vengono  sostituite dalle categorie "Tutti e Nessuno". La politica deve infatti tenere conto di TUTTI dal più importante della comunità fino ai più deboli e deve fare in modo che NESSUNO abbia tanto potere da prevaricare sugli altri. 


Gli studi di Polistena sono raccolti in un libro difficile ma  che vi affascinerà. Si tratta di "Politica, questa sconosciuta" www.mimesisedizioni.it lo potete ordinare sul questo sito e vi arriva a casa. Codice per lo sconto 20% NHENXSZZIT . 

Oltre a fare un balzo in avanti nella comprensione dell'identità della politica troverete quanto la Politica (la miuscola è voluta!) porti alla nonviolenza e alla pace tra i popoli. 

Vi invito a leggerlo, poi se volete posso organizzare un incontro on line con Polistena. Il mio cellulare è 338 88 03 715.  

Roberto Brambilla



mercoledì 19 aprile 2023

“È ora, è ora, potere a chi lavora!”

 


L’assenza della politica sociale della sinistra non solo ha portato allo sbando, ma sostanzialmente sta spingendo per il ritorno di un uomo forte, quello che il suo vuoto ritornello dagli al fascista non è stato in grado di disinnescare.

Esauriti gli argomenti sociali, la "sinistra" ha cambiato pelle, testa e cuore.

Ha seguito le scie profumate del progresso e scelto di disfarsi dei cenci puzzolenti di chi il progresso lo paga in sudore, salute e non solo.

Ha preferito genuflettersi alla chiesa del capitalismo, del globalismo, dell’ordoliberismo. Una trinità con i suoi comandamenti. Tra cui quello dei diritti civili. Uno degli occulti grimaldelli con i quali sta scardinando il tempio dell’umanesimo. Per loro non c’è nulla di sacro all’infuori del caterpillar con il quale spianano il passato per rendere il presente un’eternità uniforme, priva di differenze, per loro pragmaticamente inutili, superflue, anzi pericolose.

In tutte queste belle battaglie in nome del nostro bene, ha gettato via nel tempo tutto. La tuta, le mani sporche, la famiglia, il socialismo, l’uguaglianza, la cura dei lavoratori e dei disoccupati – una volta rispettivamente proletari e sottoproletari –, le battaglie per il divario di classe, il diritto al lavoro, alla casa e ai servizi sociali, le speranze di un popolo, gli ideali di giustizia e, con esso, tanti altri.

Ma non ha mai rinunciato a disfarsi dello spauracchio del fascismo. Ha comandato la cultura dal dopoguerra fino ad ora e non ha voluto risolvere civilmente, politicamente la questione. Anzi, tutta la sua politica ha sempre utilizzato come coagulante la retorica dell’antifascismo. Ancora oggi, nonostante il rischio fascista sussista in diluizione omeopatica, quantomeno in Italia. Per l’Ucraina, dove è invece presente in quantità nazista, i progressisti buttano il bilancino e sotterrano la testa.

Se fino agli anni della strategia della tensione e delle stragi di stato non era possibile smontare da quel suo cavallo di battaglia, dalla Milano da bere in poi il cavallo è diventato di Troia. Le è servito per entrare e restare nelle menti che, in ritardo sul presente, credevano ancora di essere la sinistra; che non avevano visto che la barca faceva acqua e il comandante stava scaricando a mare, un po’ alla volta, tutta la pesante, tradizionale, storica ricchezza del naviglio.

Ora, dopo averlo sentito dire da tutte le parti e da più tempo, ma mai ascoltato, si interroga sulla percentuale residua, di quel suo popolo andato eroso, che per cieco fideismo non ha avuto la forza di ammutinare. E si risponde che deve tornare in strada, nelle piazze, che deve riprendere il contatto con la vita reale. A vederla da fuori, la vicenda corre sul filo dell’improbabile, in bilico, pronta a cadere tanto dalla parte della farsa, quanto da quella opposta, dell’orrore. I traditori, prima di altro, dovrebbero chiedere perdono.

Ma le cose che contano sono altre. Di fatto è prona, a culo in su, pronta a ricevere i fallici ordini dall’Europa, dal Mercato, dai paladini Americani della libertà. Pronta a sventolare una nuova Norimberga contro Putin, senza vergogna, fino al punto di dire “così i paesi come l’India, il Pakistan, il Brasile [i paesi del Brics, N.d.A.] capiranno cosa vuol dire avere relazioni con Putin”.

Nella totale refrattarietà a comprendere dove ci ha portato soprattutto la sua politica, non le resta che puntare tutto sui froci e compagnia arcobalenante. Compagine composta da persone tutte rispettabili, strumentalmente sfruttate in funzione della demolizione dei pilastri portanti di identità individuali, sociali, nazionali.

La sinistra, e ormai la politica tutta, preferisce Ursula e Joe. Non interessa che sotto il tailleur e il completo della democrazia schierano lobby d’interesse, corpi le cui carte di credito possono acquistare stati e ottenere politiche utili a mantenere il potere. Altrimenti perché, nonostante le loro parole imbrattate di diritti civili, non si occupano di Assange, degli Yemeniti e di tutti i depredati? Perché, invece di proteggerle, cancellano le culture? In un mondo mercificato, la risposta è la solita: perché non rendono.

L’impegno europeo della sinistra è massimo. È una ulteriore dichiarazione di radicale abbandono delle coste lavoratrici in cui aveva regnato. Il suo nuovo comando lo esprime. Ma la sua azione, spiritualmente vuota, vuole ancora essere riempita con l’imperituro dagli al fascista. Basta un tafferuglio tra parti politiche differenti per puntare il piede di porco sul presunto granello nero, il solo dell’arenile.

Senza la coperta che tira da più di settant’anni, non si sente esistere e dei suoi peccati gravi non si cura, né fa ammenda. Nelle loro giacche di tweed e scarpe di para, non si stanno avvedendo del più importante risultato della loro politica. Nient’altro che una silente e profonda spinta, che induce sempre più persone a cercare la salvezza in qualcuno che spazzi la miseria materiale e spirituale in cui versiamo. Persone che non aspettano altro che il momento in cui poter dire “finalmente!”.

L’assuefazione al degrado politico, che la sinistra crede senza limite, non è parte della fisiologia di tutti. Anzi, lo è via via meno. Il rigurgito nei confronti dello scempio sociale di cui è stata ed è protagonista, è sempre più evidente. E sempre più premessa di un epilogo grave. Verrà il momento dell’uomo forte, quello che una sana società non avrebbe mai germinato?

Lorenzo Merlo




lunedì 17 aprile 2023

"L'imbroglio dello sviluppo sostenibile" di Maurizio Pallante - Segnalazione libraria




Nei Movimenti è ancora forte  la spinta a costruire un nuovo soggetto politico alternativo all’attuale pletora dei partiti e all’astensionismo. Però, sul piano dei contenuti, c’è chi auspica per “un nuovo modello di sviluppo”, cioè ribadisce l’idea che il fine dell’economia  è lo sviluppo. Invece, la causa dei problemi ambientali e sociali -dunque politici- è proprio la finalizzazione dell’economia allo sviluppo.

Dunque ciò di cui c’è bisogno è un “nuovo modello di economia”, cioè economia non finalizzata allo sviluppo ma alla compatibilità con i limiti della sostenibilità ambientale. 

Detto in altre parole: non c’è futuro per l’umanità se si punta ad uno sviluppo economico, perché  lo sviluppo consuma più risorse riproducibili di quelle rigenerate annualmente dalla fotosintesi clorofilliana (l’overshoot day l’anno scorso è stato il 29 luglio) ed emette più anidride carbonica di quella che la fotosintesi clorofilliana sintetizza. Insomma, è necessario abbandonare la finalizzazione dell’economia allo sviluppo. Su questa base si può veramente costruire “un nuovo soggetto politico alternativo, per un modello alternativo di economia e di politica”.

Altrimenti, avverte Maurizio Pallante, lo “sviluppo sostenibile” è un imbroglio.  Chi usa questo termine: imbroglia o è imbrogliato. Pallante,  fondatore del Movimento per la Decrescita Felice,  lo dimostra con un libro:

L’ IMBROGLIO DELLO SVILUPPO SOSTENIBILE

” Una società che ormai basa la propria economia sulla continua produzione di beni in gran parte superflui e sul loro consumo sfrenato, come può pensare di conciliare la crescita economica, seppur calmierata, con una diminuzione di inquinamento e sovrautilizzo di risorse naturali?”



domenica 16 aprile 2023

Sardegna. Dove la NATO sta impestando l'abiente con l'uranio impoverito

"A livello nazionale, una delle regioni più colpite dal problema uranio impoverito è la Sardegna, che da sola ospita più del 60% delle servitù militari nazionali, per un totale di circa 35.000 ettari adibiti ad uso addestrativo, 437 km di coste in cui si proibisce balneazione e pesca perché situate in zone militari..."



Le forze Nato, con la complicità attiva del Ministero della Difesa, stanno compiendo un vero e proprio massacro in Sardegna (e non solo), dove militari e civili si ammalano e muoiono a causa dell’uranio impoverito. Lo sostiene l’Associazione nazionale vittime dell’uranio impoverito, secondo cui le bonifiche previste non hanno lo scopo di rendere più salubre l’ambiente ma solo quello di rendere possibili nuove esercitazioni.

Sardegna – L’Associazione nazionale vittime dell’uranio impoverito da diversi anni si impegna nella lotta per la verità e la giustizia per tutti i militari che sono stati contaminati dall’uranio impoverito e da metalli pesanti durante le cosiddette e surrettizie missioni umanitarie all’estero, ma anche a seguito dell’addestramento nei poligoni di guerra Nato, sul suolo italiano, come denuncia anche Emanuele Lepore portavoce dell’associazione.

Da chi è composta l’Associazione nazionale vittime dell’uranio impoverito?

Molti degli associati sono sardi, padri, madri, mogli, sorelle o anche fratelli di militari che si sono addestrati nei poligoni Nato in Sardegna e che sono deceduti o sono tuttora gravemente malati.

La lotta dell’Associazione è contro i poteri forti come la Nato.

La lotta dell’Associazione si lega alla lotta contro la Nato: tutti noi abbiamo interesse affinché i poligoni militari Nato in Sardegna vengano chiusi e bonificati, affinché nessuno più venga contaminato dall’inquinamento bellico dovuto ai giochi di guerra – o meglio alle nefandezze belliche – dove gli stessi militari spesso di truppa, e non i generali ai vertici, vengono utilizzati come carne da macello e bassa manovalanza e sacrificabile. Sottomessi e sacrificati al potere.

E l’interesse del Ministero della Difesa?

Ha stupito l’interesse del Ministero della Difesa nella bonifica della penisola Delta di Capo Teulada, penisola duramente bombardata con ogni sorta di armamenti e di cui stranamente sono state rese pubbliche liste molto vaghe e sintetiche.

La Penisola Delta Poligono di Capo Teulada, che sulla carta risulta inserita in una zona naturalistica protetta, è in realtà l’emblema della devastazione dovuta alle esercitazioni militari: in settant’anni di bombardamenti è stata colpita da milioni di proiettili, missili e razzi, tanto da essere dichiarata non bonificabile e interdetta agli stessi militari.

Stupisce, tra le altre problematiche, che l’interesse del Ministero della Difesa avvenga in un momento in cui alcuni ufficiali delle forze armate italiane sono sotto processo proprio per il disastro ambientale causato dall’esercitazione che qualcuno vorrebbe dare solo per presunta, nonostante la quarta commissione parlamentare di inchiesta sui danni da uranio impoverito, presieduta da Giampiero Scanu, abbia accertato a suo tempo le criticità ambientali dei poligoni di guerra Nato in Sardegna e nonostante lo stesso ministero negli anni abbia dichiarato imbonificabile proprio il poligono di capo Teulada.

Parliamo di Capo Teulada e l’innalzamento della soglia degli inquinanti.

Capo Teulada è un sito talmente inquinato che non è bastato l’innalzamento delle soglie di metalli pesanti – centuplicate nel 2014 con il via libera del disegno di legge “competitività” proposto dal governo Renzi – per far risultare accettabile il livello di inquinamento anche da un punto di vista burocratico.

Nel dispositivo visionabile sul sito della regione autonoma Sardegna si legge che la finalità dell’attività di rimozione dei residuati da esercitazione è quella di ripristinare le condizioni del poligono Delta per consentire il normale transito in sicurezza e consentire l’utilizzo futuro dello stesso quale zona bersaglio per “arrivo colpi”, che sarà delimitata con materiale ecosostenibile e collocata all’interno di un sito privo di essenze arboree pregiate. In tale quadro si intende avviare con l’impiego di assetti specialistici le attività necessarie alla rimozione di tutti i residuati da esercitazione, fino alla profondità di un metro presenti nell’area in questione e classificabili e smaltibili a norma di legge come rifiuti.

A nome dell’Associazione delle vittime occorre approntare bonifiche valide e serie.

Questo significa che l’area deve essere resa agibile a nuove esercitazioni? Poniamo questi quesiti da parte di tutte le vittime e i malati oncologici, che oltre trecento sentenze hanno accertato correlati alla contaminazione da metalli pesanti utilizzati in vari tipi di munizionamento: l’uranio impoverito, il Torio 232 e gli altri agenti si rilevano solo da un metro di profondità? L’acqua e l’aria non sono oggetto di esame? Le tonnellate di nanopolveri, residui delle esplosioni che viaggiano per chilometri trasportati dal vento ,sono considerate residuato da esercitazione?

E ancora: l’uranio impoverito e altri metalli pesanti sono considerati smistabili come rifiuti? Se hanno intenzione di bonificare come è stato fatto fare ai militari italiani in Bosnia, Serbia, Afghanistan, Iraq allora conosciamo bene la metodologia, ma circa ottomila malati di tumore e quattrocento morti stanno a testimoniare che tali bonifiche non sono servite a molto, anzi.

Capo Teulada è un sito talmente inquinato che non è bastato l’innalzamento delle soglie di metalli pesanti per far risultare accettabile il livello di inquinamento anche da un punto di vista burocratico

La popolazione serba può essere considerata vittima della Nato?

La popolazione serba – che sconta un aumento dell’incidenza tumorale da quando la Nato nel 1999 ha scaricato sul suo paese quindici tonnellate di uranio impoverito – non è molto convinta delle bonifiche che sono state effettuate con la stessa metodologia ripresa dai manuali di bonifica delle forze armate.

Capo Teulada vittima dei poteri forti?

L’operazione di bonifica del poligono di capo Teulada serve a un doppio scopo: il primo è riprendere le esercitazioni rese impossibili dagli inerti inesplosi. Non è un problema di salute pubblica, di recupero di un territorio, ma solo di garantire la continuità delle esercitazioni Nato e possibilità di scaricare la peggiore immondizia, che spesso viene chiamata anche “armi convenzionali”.

In secondo luogo, è un’operazione utile a confondere le acque e dare elementi così contrastanti di valutazione utili a far assolvere in qualche modo gli ufficiali coinvolti nel processo in corso proprio sul disastro ambientale di Teulada, in maniera simile a come hanno fatto con i rilevamenti e le indagini discutibili per dare elementi probatori contrastanti nel processo sui veleni di Quirra.

Sono quindi necessarie bonifiche vere e non fasulle con l’innalzamento dei livelli degli inquinanti.

Le bonifiche sono necessarie, ma devono essere quelle vere: tracciare i metalli pesanti dispersi nell’ambiente, attuare le misure necessarie per bonificarli, impedire che le nuove esercitazioni depositino ancora altri metalli pesanti prodotti da sempre più aggiornati e sofisticati armamenti, altamente distruttivi e inquinanti.

È necessario quindi vigilare sulle manovre che i poteri forti stanno portando avanti e cercare di imporre delle bonifiche reali, trasparenti, che siano controllate da organi esterni, dalle associazioni che si occupano del problema e che hanno chiara l’idea di cosa vuol dire risolvere una questione così complessa.

L’Associazione nazionale vittime dell’uranio impoverito è per la pace e contro ogni guerra?

L’Associazione nazionale vittime dell’uranio impoverito è al fianco della lotta contro la Nato, perché abbiamo un interesse comune: portare a termine il massacro che il Ministero della Difesa promuove a danni dei suoi stessi militari e della popolazione civile che vive e lavora nei pressi dei poligoni di guerra in Sardegna. La società civile e l’associazionismo sono disponibili quindi a compiere la strada necessaria e percorrere il cammino di pace e nonviolenza che possono portarci all’interdizione dei poligoni, alla loro reale bonifica e alla tutela della salute collettiva.

Calabria. L’energia sporca. Le ragioni della nostra opposizione all’eolico selvaggio...

 


Come mai ci sono persone che si oppongono alle pale eoliche, laddove avanzano a scapito di ettari di bosco e di suolo libero dal cemento?
Perché il suolo e gli alberi assolvono funzioni indispensabili alla sopravvivenza della specie umana, e queste persone, prendendo le distanze dalla barbarie economica che affligge la nostra epoca, esprimono attaccamento alla vita, pensano che la salute collettiva – e in ultima istanza la loro stessa pelle – sia più importante di qualche miserabile affare finanziario riservato a pochi.

E come mai allora esistono tante altre persone favorevoli alla realizzazione di centrali eoliche anche nei luoghi in cui il bilancio ecologico dell’operazione risulta nettamente negativo, come accade nelle Serre calabresi?
Semplicemente perché costoro ritengono, in certi casi persino in buona fede, che la cosiddetta transizione ecologica possa ridursi a una mera transizione energetica e non debba invece perseguire soprattutto la rigenerazione dell’ecosistema terrestre (cioè della casa malandata in cui stiamo abitando) attraverso l’abbandono il più possibile rapido di un sistema economico fondato sullo spreco di risorse, sulla loro ingiusta distribuzione e su un eccesso di produzione responsabile dell’alterazione dei cicli geochimici e dell’avvelenamento dell’ambiente.

Sotto le insegne del cambiamento queste persone, in altri termini, sono alla ricerca di espedienti per continuare a fare quello che stavano già facendo, intendono munirsi di strumenti all’avanguardia per segare meglio il ramo su cui siamo seduti, e con sguardo svelto e fiducioso colgono nel dramma dell’uomo contemporaneo un risvolto positivo: il loro punto di vista è sintetizzato da Massimo Beccarello della Confindustria, il quale considera l’ambiente un grande driver della crescita delle aziende.

L’imperversante isteria da approvvigionamento energetico è in sostanza un gran polverone che punta a eludere la necessaria messa in discussione degli attuali assetti economici e sociali, e in questo quadro noi esponenti della società civile calabrese, mentre salutiamo con soddisfazione la ragionevole e confortante bocciatura da parte del Dipartimento Territorio e Tutela dell’Ambiente regionale del progettato impianto di produzione di energia elettrica da fonte eolica denominato Carbonaio che voleva abbattersi su un’area forestale del comune di Monterosso Calabro (fa il paio, si noti bene, con il diniego ministeriale al progetto Primus di qualche anno fa), e mentre ringraziamo il delegato per la Calabria del WWF Angelo Calzone per il suo impegno sul fronte legale, sottoponiamo all’opinione pubblica alcune semplici domande.

In una regione come la Calabria, martoriata dal dissesto idrogeologico e al contempo già super produttrice di energia, con un’eccedenza addirittura del 180%, è sensato dedicarsi alla ulteriore produzione energetica passando per le stragi di alberi e suoli che generano ulteriore dissesto idrogeologico? È cosa buona e giusta per le tartassate tasche dei cittadini? Oppure forse è solo un beneficio per le capaci tasche di chi realizza gli impianti?

Considerando che 70 GigaWatt è la nuova potenza energetica da fonti rinnovabili da installare in Italia entro il 2030 e valutando il calcolo dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale secondo il quale utilizzando i tetti (esclusi quelli dei centri storici) e le aree già impermeabilizzate e da bonificare si potrebbe generare una potenza da fotovoltaico di 77 GigaWatt, perché si insiste ancora sulla devastazione dei boschi e dei terreni utili a produrre cibo, per favorire quali interessi particolari in conflitto con l’interesse generale?

È logico concepire una produzione, anzi, per parlare alla moderna, un hub energetico in Calabria mentre l’energia serve a mille chilometri di distanza per realizzare quei frigoriferi e quelle lavatrici dall’obsolescenza programmata di cui vediamo poi le carcasse nei nostri torrenti, nei nostri mari e nelle nostre innumerevoli e abominevoli discariche abusive? Non sarebbe più giusto usare meno energia, prodotta magari nel centro del sistema piuttosto che nella colonia, per costruire prodotti durevoli, come quei frigoriferi degli anni cinquanta venuti fuori dall’industria italiana, ancora attivi in alcune nostre case e reduci da un percorso biografico immune da guasti e inefficienze?

Perché non si affronta seriamente il problema della dissipazione di energia prima di distruggere gli alberi e i suoli, infrastrutture di salute pubblica? Segnaliamo, per fare un esempio tra i tantissimi possibili, che in provincia di Reggio Calabria, a San Lorenzo e a Condofuri, il collettore della fogna, collocato con lungimiranza e sensibilità ambientalista nel cuore dell’ecosistema costiero, è pure posizionato contropendenza: si devono costruire pale eoliche pagate in parte dai cittadini per alimentare pompe di sollevamento pagate in toto dai cittadini oppure è meglio progettare una cloaca meno scellerata e risparmiare così energia e denaro pubblico?

E inoltre, se è vero che il 10% degli italiani più ricchi emette in media 18 tonnellate di co2 pro capite l’anno mentre il 40% dei più poveri ne emette in media solo 4, e se è vero che a livello mondiale il 10% della popolazione è responsabile del 50% delle emissioni climalteranti e il 50% della popolazione povera ne è responsabile per il 7%, possiamo porci a cuor leggero l’obbiettivo di incrementare l’energia rinnovabile senza affrontare il nesso tra la crisi ecologica e l’ingiustizia sociale?
Possiamo quindi dare per scontata e considerare legittima l’attuale fame di energia lasciando inalterato il dislivello dei consumi energetici?
Non è bene che la crisi ecologica venga affrontata in primo luogo ridimensionando le possibilità di acquisto di quelli che in larga misura la stanno perpetuando invece di flagellare e mortificare beni comuni che, con la loro capacità di assorbire co2 e fornire ossigeno, aiutano tutti noi in questo difficile frangente?

Possiamo ancora ammettere infine l’agricoltura e l’allevamento industriali, energivori e inquinanti? Le pale eoliche nelle Serre sono un danno per la collettività anche perché, peggiorando la qualità del territorio, vanificano gli sforzi di chi – a beneficio di tutti- si dedica alle filiere corte di un’agricoltura sana fondata su antichi prodotti locali e al turismo responsabile, come quello connesso al percorso del trekking Coast to coast.
La protezione dell’ambiente naturale e della biodiversità – usiamo parole di Paolo Cacciari – consiste nella cura di una precondizione della vita non disponibile, non negoziabile, non mercificabile, non monetizzabile. Ma bisogna aprire gli occhi e contribuire alla chiarezza visto che siamo entrati nella furbesca fase in cui tanti hanno imparato a cavalcare “l’onda verde” per fare soldi con l’ambiente e di conseguenza, come scrive Miguel Amoros, l’adozione del lessico ecologista da parte degli imprenditori accompagna logicamente questo processo, perché oggi il linguaggio ecologista è il linguaggio della politica e pertanto la lingua degli affari.

Tuttavia le parole non riescono a nascondere i fatti: i progetti vandalici di un tempo continuano imperterriti il loro compito distruttivo gomito a gomito con quelli nuovi, solo che tale compito si auto qualifica come “verde”. Gli interessi dominanti continuano a essere quelli della classe dominante, quantunque legittimati come affari di Stato e in difesa dell’ambiente: dietro TAV, linee ad alta tensione, dighe e autostrade previste nei loro piani, si manifestavano potenti interessi industriali e finanziari, gli stessi che oggi promuovono i parchi eolici o le centrali fotovoltaiche.
Sorretti da questa lucidità daremo filo da torcere al progetto che continua a incombere sul comune di San Vito, e i venti di morte, speriamo, non avranno la meglio anche in questo caso sui palpiti di vita.

Movimento Ambientalista delle Preserre
Angelo Calzone, delegato WWF Calabria
Club Alpino Italiano (CAI) sezione d’Aspromonte
Commissione Regionale Tutela Ambiente Montano (TAM) del CAI Calabria
Lipu Calabria
Laboratorio Territoriale San Lorenzo Condofuri
Centro Sociale Angelina Cartella – Reggio Calabria
Associazione Altro Sud
LiberaMente San Vito sullo Ionio
Associazione Kalibreria – Soverato
Cooperativa A Menzalora Petrizzi
Comitato Salviamo la Scarpina – Soverato
Associazione Primavera Andreolese
Italia Nostra Crotone
Italia Nostra Lamezia Terme
Italia Nostra “Paolo Orsi” Soverato-Guardavalle
Avamposto Agricolo Autonomo Santa Caterina
USB Calabria
SOS Rosarno
Codacons Calabria
Associazione culturale I Sognatori
Progetto Terre di Perré
Laboratorio Artigianale CateriSana
Associazione culturale Banda Pilusa Reggio Calabria-Bovalino
Stazione Ornitologica Calabrese
Terre di Vesìa – Serrata
Brigata Calabra
Sentieri d’Aspromonte Condofuri
Gioacchino Criaco, scrittore
Associazione Calabria Resistente e Solidale
Forum Ambientalista Calabria
Margherita Corrado, archeologa
Arturo Lavorato , regista
Felice D’Agostino, regista;
ANPI – Serrata, Laureana di Borrello e Galatro
Domenico Minuto, storico
Pino Fabiano, scrittore
Maria Teresa Muraca, docente presso Istituto Pratesi di Soverato.
Movimento 14 luglio Nicotera
Equo Sud
Cataldo Perri, musicista/scrittore
Coordinamento dei Movimenti per la Difesa del Territorio (CMDT)
Giuseppe Pisani, docente di scienze e micologo
Associazione Serre Trekking
Movimento Turismo del Vino Calabria
Alfonso Picone Chiodo, naturalista
Associazione Terra dei Morgeti – San Giorgio Morgeto
Ubimaior-Another Beach Project – Isola Capo Rizzuto
Associazione Le Cento Città – Crotone
Associazione culturale di volontariato Cotroneinforma – Cotronei
Centro sociale Nuvola rossa – Villa San Giovanni
Davhill Blues Band – Davoli
Pro loco di Polistena
Forum delle associazioni vibonesi
Alberto Ziparo, Università di Firenze
Società dei territorialisti e delle territorialiste

Con l'adesione della Rete Bioregionale Italiana