giovedì 30 aprile 2020

Roma. Coltiviamo la città, un orto per quartiere: appello alla Sindaca Raggi....


Coltiviamo la città, un orto per quartiere” Roma – Bilancio ...


Carissimi, vi scriviamo per aggiornarvi sul nostro lavoro sugli orti. Forse sai già che la proposta “Coltiviamo la città, un orto per quartiere” presentato da Zappata Romana, che prevede di realizzare almeno cento orti nella città di Roma, è il secondo progetto più votato a Roma nel Bilancio Partecipativo 2019 da attuarsi nel 2020.

In merito alla proposta per il Bilancio Partecipativo 2019 vi mandiamo un documento che riassume la filosofia del progetto, le motivazioni e possibili sviluppi.
 
Si prospetta che il progetto sia attuato, senza partecipazione dei cittadini e delle realtà territoriali, come mera opera pubblica.

Auspichiamo vi sia da più parti il sostegno perché il progetto si attui attraverso la partecipazione, trasparenza, valorizzazione delle realtà territoriali, patti di collaborazione tra cittadini e amministrazione, concezione degli orti come centralità locali, non solo come luoghi di autoproduzione. Auspichiamo il progetto sia inserito in una visione di più ampio respiro per la città.

Questi aspetti delineati in questa fase a grandi linee possono diventare occasione di confronto e arricchimento in seguito, tanto più per la ripartenza a seguito dell'emergenza covid.

Vorremmo che questa visione sia condivisa da tutte quelle realtà e quei singoli cittadini che hanno sostenuto il progetto, ne condividono aspetti importanti, sono interessati a raccogliere questa occasione e questa sfida per Roma.

Chiediamo la  vostra adesione all’appello che  mettiamo in calce.


Per aderire si può mandare un email, come singola persona o come associazione, a 
zappataromana@gmail.com


Un caro saluto, Zappata Romana


La fantasia al potere (e speriamo di no) - La Valle dei Templi

APPELLO

Gentile Sindaca,

il progetto “Coltiviamo la città, un orto per quartiere” presentato da Zappata Romana, che prevede di realizzare almeno cento orti nella città di Roma, è il secondo progetto più votato a Roma nel Bilancio Partecipativo 2019 da attuarsi nel 2020 con un budget di 550 mila euro.

Auspichiamo che il progetto “Coltiviamo la città, un orto per quartiere” rimanga coerente con alcuni punti qualificanti la proposta:
  • Prevedere sia la realizzazione di orti urbani nei quartieri coinvolgendo le comunità locali, sia la realizzazione di orti scolastici da destinare alle scuole romane coinvolgendo le comunità scolastiche.
  • Garantire la trasparenza nell’assegnazione di risorse a cittadini, associazioni, scuole e comitati di quartiere procedendo attraverso  procedure di evidenza pubblica (bandi) con un’adeguata diffusione e regole uguali per tutti.
  • Valorizzare il ruolo dei Municipi per l’individuazione delle aree e delle Comunità interessate attraverso incontri a livello locale e prevedendo processi partecipativi sia in fase di costruzione dei bandi per assegnare le risorse, sia nelle successive fasi di realizzazione degli orti.
  • Sperimentare processi di collaborazione tra cittadini, associazioni e comitati con le istituzioni arrivando alla stipula di veri e propri patti collaborativi.
  • Dare alle proposte che presentino s oltre alla dimensione di autoproduzione alimentare, anche una concezione degli orti intesi come: centralità di quartiere che mitighino l’ingiustizia spaziale e sociale; spazi pubblici aperti con valenza ecologica ed estetica; luoghi di relazione sociale e di produzione culturale,  di innovazione sociale e di educazione ambientale.
  • Inserire  gli orti urbani all’interno di una visione strategica, condivisa con cittadini e associazioni, per la città di Roma all’altezza delle grandi sfide della nostra epoca (food policy, salvaguardia della biodiversità, resilienza urbana, contrasto e adattamento al cambiamento climatico), facendo degli orti urbani uno degli strumenti delle politiche pubbliche finalizzate a realizzare questa visione.
In definitiva speriamo che quest’occasione non vada persa per la città di Roma e possa essere un tassello positivo per la città.

Contatti:
Seguici:


Zappata Romana. La mappa di orti urbani e giardini condivisi di ...


A seguire i firmatari dell'appello al  30/04/2020 in ordine di adesione:

Associazioni:
  1. Zappata Romana
  2. Associazione Ortolino
  3. Terra Onlus!
  4. Torre del Fiscale Associazione Onlus
  5. Associazione Roma Ricerca Roma
  6. Società Geografica Italiana
  7. Volontari del Decoro Municipio XIII
  8. Zero Waste Roma,
  9. A.EDUC.A.
  10. SAP
  11. Associazione Orti e Mestieri
  12. Municipio Roma VIII
  13. Ripartiamo col verde. dona un albero al tuo quartiere
  14. Amici di piazza Verbano
  15. Api Romane
  16. Reorient
  17. Associazione Inforidea Idee In Movimento
  18. C.d.Q. Grotta Perfetta
  19. Labsus
  20. Comitato Mura Latine
  21. Urban Experience
  22. Primavera Romana
  23. Stalker
  24. SlowFood Roma
  25. Parco Regionale dell’Appia Antica
  26. associazione K_Alma
  27. Scienza Divertente
  28. Comitato Mura Latine
  29. Comitato Orti  area Via Guglielmotti
  30. Volontari Tredicesimo
  31. Azienda agricola MammaLù
  32. associazione Centrocelle
  33. Laboratorio di studi urbani "Territori dell'abitare"
  34. MDF
  35. Coordinamento delle Banche del Tempo di Roma e del Lazio
  36. Reter
  37. Arnie Urbane
  38. PURO
  39. associazione Eutorto
  40. Orti Tre Fontane
  41. Legambiente Garbatella
  42. Salvaciclisti
  43. Circolo Vegetariano VV.TT.
  44. Rete Bioregionale Italiana
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Persone:

Silvia Cioli
Luca D’Eusebio
Chiara Certomà
Sabina De Luca
Fabio Ciconte
Gloria Mazzamati
Roberta Trenti
Andrea Ferraretto
Andrea Mangoni
Vittorio Cogliati Dezza
Mario Balzano
Claudia Sabina Giordano
Federica Polselli
Bruno Bertolani
Saverio Verini
Alberto Modesti
Amedeo Ciaccheri
Ornella Malaguti
Riccardo Troisi
Adriana Goni Mazzitelli
Enrico Lazzari
Lucia Cuffaro
Stefano Simoncini
Claudio Gatti
Carlo infante
Lorenzo Romito
Serena Luciani
Giulia Foschi
Antonio Todaro
Gabriella Guido
Francesca Mazzà
Loredana Lombardi
Daniela De Leo
Annabella D’Elia
Nicoletta Staccioli
Carla Cotti
Pilar Di Cerbo
Alma Rossi
Mario Tozzi
Emanuela Marchini
Juri Eugeni
Valerio Magi
Carlo Cellamare
Jawed Khan
Beatrice Larco
Alberto Modesti
Paolo D'Arpini

Circolo Vegetariano VV.TT. Calcata » Blog Archive » Gli orti ...

mercoledì 29 aprile 2020

Bioregionalismo e la pratica bioregionale - Alcune premesse

2015 | Circolo Vegetariano VV.TT. Treia | Pagina 4
Bioregionalismo, ecologia profonda e spiritualità naturale (o laica)
Con il termine “bioregionalismo” si evoca un’immagine persino più riduttiva del reale significato che viene sottinteso con questa parola. Poiché nell’individuazione di un ambito “bioregionale” non si tiene conto esclusivamente del vivente bensì dell’insieme inorganico, morfologico, geografico, geologico del territorio prescelto, ivi compresi -ovviamente- gli elementi botanici e zoologici che vi prosperano. Insomma si esamina l’omogeneità dell’area esaminata definita “bioregione” e lì si traccia una leggera linea di demarcazione (non divisione) per individuarne i “confini”. 
Va da sé che questi confini sono semplicemente teorici, poiché l’organismo bioregionale della Terra è in verità un tutt’uno indivisibile. Potremmo per analogia definire le bioregioni gli organi dell’organismo Terra.
Andando avanti. Nel significato originale della parola “ecologia”, rispetto alla sua consimile “ambientalismo” è già delineata una differenza d’intendimento, pur che l’esatta traduzione di “ecologia” è “studio dell’ambiente”. Mentre in “ambientalismo” si presume il criterio della semplice conservazione. 
Allorché si aggiunge al termine “ecologia” l’aggettivo “profonda” ecco che si tende ad ampliarne il significato originario integrandovi il concetto di ulteriore ricerca all’interno della struttura ambientale. Insomma si va a scoprire il substrato e non si osserva solo la superficie, la pelle dell’ambiente.
Lo stesso dicasi per la parola spiritualità e la sua qualificazione “laica”. In questo caso si cerca di dare una connotazione “libera” alla spiritualità comunemente intesa come espressione della religione. La spiritualità è l’intelligenza coscienza che pervade la vita, è il suo profumo, e non è assolutamente un risultato della religione, anzi spesso la religione tende a tarpare ed a nascondere questa “naturale” spiritualità presente in tutte le cose.
Ecologia profonda è un fatto, una realtà, e non può essere descritta in termini filosofici se non astraendoci dal contesto dell’ecologia stessa. Vivendo nei fatti e non amando le diatribe dialettiche ma amando dire “pane al pane e vino al vino” debbo confessarvi che non mi piace sentirmi ristretto in un contesto qualsivoglia. 
Non amo le etichette non amo nessuna coercizione morale, politica, ideologica o religiosa. L’ecologia profonda quindi non è una base per esprimere le norme di una “nuova religione” con tanto di sacerdoti titolati all’interpretazione e con tanto di bibbia decisa a tavolino dai sapienti. L’ecologia profonda è la pratica sincera ed onesta del condurre la nostra esistenza.
L’ecologia profonda, il bioregionalismo, la spiritualità naturale (o laica) sono espressioni  del vivere armonico, amorevole gentile e solidale sulla Terra.
Gli incontri su questi temi, che si tengono annualmente in occasione del solstizio estivo, sono pertanto occasioni di condivisione collegiale del sentire e della pratica quotidiana, nello spirito conviviale e dell’avvicinamento fra amici e fratelli. 
Paolo D'Arpini
Circolo Vegetariano VV.TT. Calcata » Rete Bioregionale Italiana
Rete Bioregionale Italiana

domenica 26 aprile 2020

Biocentrismo, altro nome del Bioregionalismo, e l'alba della nuova civiltà umana


La proyección de los Derechos de la Naturaleza – Systemic Alternatives
  
La conferenza dell’Unisco del 1977 aveva come obiettivo principale quello di suscitare un impulso a superare la visione antropocentrica della cultura occidentale che ha prodotto la perdita della visione unitaria del reale e favorire lo sviluppo di una mentalità biocentrica già presente nelle grandi culture orientali, africane e amerinde. In Italia fautore di tale cultura fu l’allora ministro delle Pubblica Istruzione Galloni che nel 1989 mediante circolare affermava: “La scuola deve creare una nuova cultura che trasformi la visione antropocentrica in quella biocentrica in modo da portare i giovani a comportamenti di salvaguardia della natura”.

            La cultura occidentale si caratterizza nella separazione dagli esseri umani dalla natura secondo l’anacronistico concetto aristotelico e cartesiano. Ma grandi personaggi hanno contestato il dogma antropocentrico moderno: Montaigne, Voltaire, Leonardo da Vinci, Tolstoj, Wagner, Giacomo Leopardi, Shaw, Shelley, Lamartine, Hugo, Goethe, Martinetti, Schopenhauer,  Einstein, Gandhi, Schweitzer, Capitini ecc.

            Il Biocentrismo (che è un altro nome del Bioregionalismo) pone al centro di ogni suo principio non la specie umana ma la Vita come valore assoluto; si contrappone alla visione antropocentrica considerata la causa della disumanizzazione della coscienza umana e come ciò che inclina l'essere umano a convivere con l'idea della violenza e del predominio del forte sul debole, al deprezzamento della diversità e delle esigenze vitali delle creature non umane e quindi come ciò che maggiormente preclude l'evoluzione civile, orale e spirituale dell'essere umano.
            
La filosofia del Biocentrismo si identifica nei tre fondamentali principi etico-spirituali comuni a tutte le grandi dottrine:"Non fare ad altri ciò che non vorresti ti fosse fatto." "Non ammazzare."e "Ama il prossimo tuo come te stesso", principi che la filosofia biocentrica estende dall'uomo ad ogni essere senziente superando il concetto antropocentrico che limita il diritto al rispetto, alla libertà e alla vita ai soli esseri umani. Ritiene che ogni violenza ed ogni ingiustizia scaturisce dall'incapacità dell'animo umano di condividere le l'altrui necessità vitali. Ritiene che l'indifferenza verso il dolore e la morte degli animali, portatori naturali di diritto, che l’uomo sfrutta ed utilizza per i suoi interessi, lo rende ingiusto e insensibile anche nei confronti della sofferenza e della morte dei suoi stessi simili.

            Nell'ottica dell’Etica Universale, il Biocentrismo promuove e sostiene ogni cultura che ha come scopo la difesa degli animali e della natura e, di conseguenza, il riconoscimento della sacralità della Vita in tutte le sue espressioni. Ritiene gli animali quali soggetti di diritto e si dissocia da ogni attività umana improntata al loro sfruttamento e tutto ciò che comporta restrizione alla loro libertà e alle loro esigenze etologiche.

Franco Libero Manco





Nota a latere

Secondo Bruce Lipton, biologo cellulare autore di best seller internazionali come La Biologia delle Credenze, dice che ognuna delle cellule del nostro corpo è un essere umano in miniatura;  che è la membrana cellulare il vero cervello della cellula e i segnali delle emozioni sono la principale causa nello sviluppo della malattia. La chimica cellulare attiva o disattiva i nostri geni. L’alimentazione, le credenze, le tossine attivano la chimica cellulare che a sua volta regola l’espressione dei geni. Secondo Lipton le influenze ambientale sono molto più potenti dei geni nel causare le malattie. I più evidenti studi sul cancro evidenziano come i fattori genetici influenzano l’insorgere della malattia al 10% dei casi, mentre per il 90% è l’ambiente responsabile delle nostre malattie. Insomma, cambiando i nostri pensieri possiamo vivere nella gioia e in ottima salute.


venerdì 24 aprile 2020

Il "girotonno" non è un gioco per bambini... è una orrida mattanza


Diplomazia economica, turismo d'affari o semplice mattanza? - Exit ...

Mentre il Mediterraneo diventa sempre più inquinato, la biodiversità si affievolisce e la vita acquatica sta quasi scomparendo ancora si “inventano” tradizioni che non hanno attinenza con il momento presente. L’intero Mediterraneo dovrebbe essere dichiarato Parco Marino e Bene dell’Umanità, in tutta la sua estensione, e la 
pesca dovrebbe esservi completamente vietata. Questo soprattutto con sistemi che comportano la distruzione caparbia di intere specie ittiche. 

Anni addietro conobbi il regista Vittorio De Seta, il quale visitò la sede del nostro Circolo Vegetariano VV.TT.  (allora in Calcata) per proiettarvi un suo documentario sulla mattanza dei tonni. Mai mi sentii così schifato per la crudeltà umana come in quella occasione, in cui assistetti alla turpe e glaciale metodicità con la quale vengono uccisi centinaia di tonni. 

Affermò De Seta: «Lo sguardo neutrale è una menzogna, specie nel mio lavoro, dove basta spostare la macchina da presa di pochi centimetri perché tutto cambi». Ed è verissimo. Infatti in quel trucido documentario il regista non cercò minimamente di evitare le scene più disdicevoli e cruente, mostrando nella sua pienezza quanto avveniva sotto i suoi occhi. Il tonno è un pesce pelagico con caratteristiche uniche, tra cui quella di essere l’unico pesce a sangue caldo… il che significa che quando viene arpionato perde sangue, sangue rosso… e durante la mattanza tutto lo specchio di mare circoscritto dai barconi da pesca diventa cremisi, come fosse cosparso di petali di rosa. 

Il trionfo del rosso rubino e l’abiezione più nera della morte inflitta con sistematica efficienza. Inoltre questi pesci non servono nemmeno per il fabbisogno locale, poiché la maggior parte dei tonni viene esportata in Giappone per farne “sushi”. Il tonno rosso, oggetto di annientamento, non è una cosa ma un essere intelligente e capace di percepire il dolore e di avere paura della morte. Se noi umani potessimo udire il loro grido un uragano di terrore si riverserebbe sulle coste… ma tutto l’evento sanguinoso si svolge in un surreale silenzio… Persino i pescatori tacciono. Non si ode alcun suono, se non l’ansimare di corpi affaticati ad uccidere. Ogni anno, anche nell’isola di San Pietro, in Sardegna, nella città di Carloforte si tiene questa manifestazione sanguinaria, la mattanza dei tonni, chiamata con il nome scherzoso di pessimo gusto “Il girotonno”. 

Quest’anno dovrebbe svolgersi  dal  30 maggio al 2  giugno (https://www.paradisola.it/articoli/sagre-e-gastronomia/7563-girotonno-carloforte-2020

Girotonno 2012 a Carloforte Il tonno rosso fra tradizione e ...

Durante la sanguinosa pesca, che è diventata un appuntamento turistico, i tonni rimasti imbrigliati in un cerchio di reti vengono tirati su e, come descritto sul sito della manifestazione: «I tonni man mano che gli viene a mancare l’acqua si dibattono, urtano violentemente tra loro, si feriscono. Quando sono ormai sfiniti li aspettano i ‘crocchi’, i micidiali uncini dei tonnarotti montati su delle aste, che servono per agganciare i pesci e issarli sulle barche. La mattanza è uno spettacolo sanguinoso e crudele, il mare si tinge di rosso, sembra un campo di battaglia. È al tempo stesso emozionante, ed è per questo che gli spettatori non mancano, anzi di anno in anno si fanno sempre più numerosi, arrivando da quei luoghi dove la lotta per la sopravvivenza sembra essere un ricordo di tempi lontani». Insomma si sponsorizzano la crudeltà e lo sterminio come si trattasse di uno spettacolo folkloristico, come fosse un “tamurè” ballato da splendide fanciulle… mentre è la descrizione di una violenza senza pari, l’annientamento di animali che si stanno estinguendo, anche a causa, oltre che dell’inquinamento, della pesca selvaggia. Mi auguro che gli amministratori della bella Sardegna e di Carloforte, luogo decantato per le sue bellezze naturalistiche, sappiano compiere una scelta etica e naturalistica, e  dimostrino la loro crescita di coscienza, annullando la truce manifestazione da loro prevista. 

Quando una manifestazione culturale diviene contraria ai suoi stessi scopi e causa la distruzione dell’habitat va eliminata. Non si può accettare di attrarre e divertire il pubblico con la morte, come facevano gli antichi nell’arena.  

Paolo D'Arpini

Bioregionalismo Treia •: Porto Recanati (Macerata), spiaggia ...
Rete Bioregionale Italiana

mercoledì 22 aprile 2020

Cambio d'identità bioregionale - La storia di Moringa e Marracuoccio


Circolo Vegetariano VV.TT. Calcata » Risultati della ricerca ...

...sto scrivendo una storia che si intitola Moringa e Marracuoccio. Moringa foggiana dopo aver studiato filosofia e dopo tanti anni e tentativi falliti si è ritrovata a Sulmona senza lavoro e disperata ha iniziato a fingersi ucraina e a fare la badante a tanti anziani, per lavorare rendersi e sentirsi utile a se stessa e alla collettività. Marracuoccio cilentano dopo aver studiato scienze naturali e aver fatto il botanico diversi anni come precario si è ritrovato anche lui senza lavoro e ha lavorato parecchi anni in nero come finto rumeno in diverse aziende agricole e con i soldi messi faticosamente da parte ha comprato un terreno nella valle Peligna e ha iniziato a coltivare e sperimentare una decina di varietà di fagioli, che nel frattempo aveva recuperato, tre varietà di mais, giallo, arancione e rosso scuro, tre varietà di ceci, neri, rossi e pizzuti, la solina, un antico grano e l aglio rosso e dopo aver ristrutturato il grande casale in pietra ha avviato un campo sperimentale. nel frattempo ha avviato anche una attività commerciale portando due volte alla settimana il mercoledì e il sabato i suoi legumi e i suoi prodotti su un banchetto nella grande piazza del mercato di Sulmona. 

Sulmona - Mercato cittadino del sabato mattina in P.zza Garibaldi ...

Moringa nel frattempo sempre più impegnata con gli anziani che chiedono il suo aiuto si fa in quattro ogni giorno per portare un sorriso ascolto pane e medicine a tutti i suoi assistiti. infatti va quasi sempre pure lei in quella grande piazza del mercato di sulmona, qui un giorno incontra due vecchi amici mezzopollo della statistica e spargimiele rigagnocchi. mezzopollo poeta scrittore, spargimiele musicista pittore e quel giorno mentre spargimiele si divertiva a suonare tutte le pentole esposte su una grande bancarella e mezzopollo declamava le sue poesie al metro, nei paraggi marracuoccio, con il suo banchetto di legumi, se la rideva e alla fine della performance si è formato un crocchio di persone e moringa e marracuoccio hanno potuto conoscersi. dopo il primo incontro hanno iniziato a vedersi con più frequenza prima al mercato dove moringa acquistava i suoi legumi poi avevano iniziato a incontrarsi e a uscire assieme ed era nato l’amore. dopo un po hanno deciso di sposarsi e moringa è andata a vivere con marracuoccio nel grande casale della campagna sulmonese. solo che appunto non voleva abbandonare i suoi amici anziani e hanno avuto l’idea di attivare una casa accogliente dove alcuni anziani potessero risiedere e altri partecipare alle varie attivita praticate. gli anziani possono stare e collaborare come vogliono e come si sentono alle attività sia agricole sia culturali sia culinarie o artigianali. quindi si è creato un grande tavolo di ascolto dove ognuno tira fuori le sue idee quindi in seguito si sono avviati diversi laboratori dal piccolo artigianato seminari corsi pubblicazioni dedicati alla cucina tradizionale moderna e fusion cioe come cucinare i diversi legumi come sfruttare al meglio le tre varietà di mais e farine derivate come fare il pane la pasta e i dolci con il grano di solina ed ora la loro grande casa funziona a meraviglia e negli ultimi tempi la cicogna ha portato anche due splendidi bambini. questa un po l'idea di base comunque se hai qualche idea a riguardo possiamo anche scriverla assieme.

l’ascolto reciproco è condizione indispensabile della comunicazione, e non c’è autentico ascolto senza attento silenzio interiore per farsi disponibili a riconoscere i lineamenti di chi è diverso e perciò a comprendere. maestri del silenzio, inteso come apertura dialogo e stupore, sono stati i solitari i contemplativi e i sognatori… uomini e donne che hanno fatto del dialogo col passato una risposta ai disagi del presente che intendono il dialogo con il loro tempo come condivisione del peso della vita degli esclusi. che vivono il dialogo con il futuro come forza di immaginazione di giorni nuovi. penso agli uomini e alle donne del silenzio e della tenerezza della condivisione e del dialogo che camminano in mezzo a noi. essere uomini e donne riconciliati puo significare capacità di recupero di quelle che sono le strutture di solidarietà del nostro popolo, del sentimento e dei luoghi del dialogo, della partecipazione, della dignità. essere uomini e donne di pace significa saper dialogare col presente nell’unica forma possibile quella del ricoscimento delle pari dignità delle culture. significa credere che riprendendo a parlarci avendo fiducia nella bellezza del reciproco fecondarsi dei diversi saperi di questa terra crocevia di civiltà possiamo essere gli autori di un progetto di nuova convivenza e più umana. in un mondo dove l’uomo crede di avere in mano il suo destino, corriamo un grande rischio non ammettere che il filo rosso dell’esistenza si possa indebolire e spezzare senza comprendere gli aspetti positivi di ogni trasformazione a partire dalla bellezza di invecchiare. la vecchiaia come capitolo originale dell’esistenza e non come un età malata. chi ha danzato a lungo col tempo ha maggiore capacità di sperimentare la gioia e considerare il piacere. talvolta è sufficiente un sorriso o qualcuno che si mostra interessato ad ascoltare, l’affiorare di un sentimento puro. il piacere si lega alla tenerezza a una nuova intimità alla lentezza di un gioco che impegna tutto il corpo e che si fa sempre piu creativo slegato dai modelli prestazionali della cosiddetta vita attiva. siamo passati dalle generazioni biologiche a quelle psicologiche e infine a quelle digitali che hanno ribaltato i rapporti tra giovani e vecchi, mettendo in crisi l’idea di saggezza e di autorevolezza. è solo recuperando il ruolo cruciale dell’ultima età che possiamo iniziare a riparare la società in cui viviamo, sostituendo ai concetti meccanici di salute e malattia una nuova dimensione del bene di esistere.  

nessuna volontà prevaricante a livello culturale nella scelta dei personaggi come falsamente rumeno o ucraina una specie di paradosso letterario per puntare l’attenzione sul fatto che la nuova manovalanza agricola è tutta di origine rumena e le badanti sono tutte ucraine e in un certo senso andrebbero educati pure loro a svolgere con più attenzione il lavoro che fanno e comunque non è detto che possa essere solo una loro esclusiva fare di questi lavori anzi con la crisi economica che si preannuncia il ritorno alla terra è una delle vie più da seguire perchè pare che il cibo buono non manca anche appunto se manca la manodopera e nessuno si presta a questa nuova opportunità neanche chi è disoccupato oppure chi sta in cassa integrazione.

il marracuoccio è un antico legume Cilentano e la moringa è una specie di ciboche si produce da un albero nelle zone tropicali

La piazza è una delle più suggestive d'Abruzzo, perché vi si affacciano vari monumenti storici della città, tra i quali lo spettacolare acquedotto medievale, inoltre dal lato ovest offre una panoramica del gruppo del Monte Morrone. Ha impianto ellittico, e introduce, da nord verso sud, ai tre "borghi" del centro storico sulmonese: Borgo Pacentrano, Borgo San Salvatore e Borgo Santa Maria.

Massimo: come idea e' fantastica. Sarebbe una novita' nel panorama letterario italiano e non solo, dove ormai abbondano racconti esistenzialisti, di una noia mortale e dove non si scova sul sociale e su mondi altri.

le mie storie sono brevi e pure banali e di più non riesco a tirarci fuori!  

Massimo: come ti viene in mente che la storia possa essere banale? corta? Parto da un mio umile giudizio. I racconti corti sono più leggibili, intelleggibili e attraenti. Piccoli e buoni come i confetti di Sulmona. Il racconto come sempre, come tutti i tuoi racconti ti portano in un mondo bellissimo altrove, con un linguaggio bellissimo e alla fine ti lascia quella sensazione di buon dolce in bocca e nell'anima e soprattutto di speranza. I due sono una metafora e coinvolgi tutti in questa avventura in campagna; scommetti sulla bellezza dei frutti della terra e del coinvolgimento degli anziani in un progetto di lavoro orizzontale. Fantastico! Questa società e questi giovani annebbiati dalla tecnologia hanno rimosso gli anziani dal loro orizzonte. Per me, bambino e ragazzo, che vivevo in una via lunga, dove gli anziani/E  si mettevano fuori con la sedia erano come dei guru, dei trasmettitori di saggezza. E non solo per me, anche per i nei amici. Quando parlavano e raccontavano provavamo un piacere assoluto; le loro parole erano sacre. Non li vedevamo come "vecchi" bensì come saggi. E' diverso. Capivamo il loro ruolo. Poi in casa avevo mia nonna che mi ha trasmesso racconti della prima guerra mondiale; consigli per la vita ancora attuali

sto cuocendo il pane e dal forno arriva l’odore, ho appena fatto tre teglie di pizza bianca patate pomodoro

come al solito sono stato di poche parole!

Ferdinando Renzetti 

ferdinandorenzetti@libero.it

Bioregionalismo e genetica - Le 12 donne dalle quali noi tutti deriviamo


From a Neanderthal Molar, Scientists Infer Early Weaning - The New ...

Una cosa che sempre mi ha fatto riflettere è la scoperta, fatta dai genetisti analizzando il genoma mitocondriale,  che le popolazioni europee discendono da 12 donne, presumibilmente emigrate dall’Africa (le loro tracce comunque partono dal Medio Oriente). Dodici apostole di vita e madri di tutti noi. 

Se poi consideriamo che nei secoli l’Italia è stata abitata  da centinaia di popolazioni diverse in continuo mescolamento fra loro, comprendiamo che l’identità bioregionale non può certamente essere basata sull’appartenenza genetica di una certa comunità che vive nel luogo, bensì sulla capacità di vivere in sintonia con il luogo e con tutti i suoi abitanti, animali compresi.

Il pensiero e l’ideologia e le religioni  alienano l’uomo dall’uomo e l’uomo dalla natura mentre il senso di comunità che sorge dal condividere l’esistenza nello stesso luogo è qualcosa di sano e di concreto. Questo è l’approccio bioregionale e questo è anche il modo in cui cerco di rapportarmi con gli altri e con l’ambiente da quando mi sono trasferito qui nelle Marche.

Avevo scritto di Treia che è “il centro del mondo”  come d’altronde qualsiasi altro luogo in cui si vive lo è, poiché il centro del mondo è ove si manifesta la presenza.
Nel sentirsi parte del luogo c’è da considerare anche l’aspetto emozionale e  “biologico” del pensiero, il pensiero non è solo speculativo o proiettivo, o perlomeno lo è solo nella sua forma visibile allorché si concretizza in una scelta abbinata ad un interesse precipuo (che sia quello di un io di una nazione o di una comunità in cui ci si riconosce). 

DNA from Stone Age 'chewing gum' tells an incredible story

Siamo però consapevoli che la matrice del pensiero è “biologica”? Ed essa non tiene conto dei risvolti e delle conseguenze, se non in funzione di un “progetto” globale evolutivo (tentativi ed errori, causa ed effetto, chiamatelo come vi pare).

La mente è un ricetrasmettitore, è una radio od un televisore od un computer, ma l’operatore che immette dati e fa sì che i diversi programmi vengano sviluppati (sulla base di norme prestabilite e connaturate nelle capacità “tecniche” del mezzo stesso) è incontrollabile dal mezzo, essendo vero l’esatto contrario.

Bios è la “Forza” l’aggregazione che presume di incarnarla è solo il braccio che si muove… La decisione non è del braccio ma appare come tale. La Vita nella sua totalità inscindibile spinge e genera “creature” atte a manifestare il suo “gioco”.
Un esempio pratico.. quando sorge un pensiero nella nostra mente ed in conseguenza a ciò prendiamo una “decisione”,  ci siamo mai chiesti da dove sorge quel pensiero? Quale è la “Forza” che lo rende visibile alla nostra mente?

Così è per tutto il resto: yin e yang, luce e tenebra, chiaroscuri necessari per il sogno! Ciò non ostante…  è “corretto” e “consono” che ci si muova e si agisca nel mondo secondo il proprio sentire (qualsiasi esso sia).

Paolo D’Arpini

Bioregionalismo Treia •: marzo 2019
A Calcata, con il nipotino Sava

martedì 21 aprile 2020

Monte Conero - La caverna degli UFO ed il rumore del mare...


Viaggio nelle Marche - il Parco Regionale del Monte Conero ...

Il Monte Conero, promontorio caratterizzato da bellissimi scorci sul mare Adriatico e sulla costa, da una ricca biodiversità sia a livello vegetazionale che faunistico e meta di numerose escursioni e di turismo, nasconde un lato oscuro e inquietante, quello legato alla presenza di una zona militare e dei sui misteri irrisolti. Indagini giornalistiche, fughe di notizie, azioni da parte di gruppi ecologisti, intrusione da parte di Video maker, spionaggio, hanno tirato fuori dai tunnel segreti storie di radar, missili, sottomarini, armi atomiche e batteriologiche ma anche racconti di sequestri di persona e Ufo.

Questa montagna, all’inizio del secolo scorso, non si presentava come siamo abituati ad ammirarla e fotografarla oggi. A quei tempi appariva in parte brulla, in seguito all’intensa attività umana di taglio del bosco, agricoltura e pastorizia. Negli anni 30 furono realizzate opere di stabilizzazione del terreno, rimboschimenti e piantumazioni a gradoni di pini, cedri e cipressi, nonché lavori per l’apertura di sentieri e strade. Questo lavoro è proseguito in una seconda fase dal secondo dopoguerra fino agli anni '70. (I rimboschimenti sono riusciti nel loro intento ed oggi le essenze della macchia mediterranea, aiutate da interventi forestali, stanno riprendendo il sopravvento evolvendo verso il più naturale bosco di leccio.)

In tempi più recenti, negli anni 80, è stato istituito il Parco vero e proprio per la tutela e la sua conservazione.  

Questo affascinante scenario naturale però, oltre ad essere messo a dura prova dalla massiccia frequentazione nel fine settimana di escursionisti e, soprattutto di spericolati e pericolosi biker, è turbato dalla tutt’altro che discreta presenza della Misteriosa Base Militare.

Percorrendo i sentieri più battuti del Parco, ci si imbatte in Caseggiati, aree recintate protette da fili spinati e cartellonistica eloquente, porte di accesso a tunnel scavati all’interno della Montagna.

Si narra la presenza al suo interno di Postazioni Radar per il controllo dell’Adriatico, Progetti legati ad ECHELON, (famoso sistema mondiale d'intercettazione delle comunicazioni private e pubbliche), presenza di armi atomiche e batteriologiche, rampe per il lancio di missili e grandi porte che si aprono direttamente sul mare per l’entrata in acqua dei sottomarini. I più fantasiosi hanno anche ipotizzato legami con specie extraterrestri, in seguito alle numerose segnalazioni di avvistamenti ufo avvenute nella zona soprattutto negli anni cinquanta, periodo in cui questo fenomeno fu molto eclatante.

Nella cronaca locale si è parlato del Conero anche per quanto riguarda i rapimenti.

Le viscere del monte Conero pare fossero infattiben note a Graziano Mesina, il famoso capo dell'Anonima Sarda, una banda specializzata nei sequestri di persona. Pare addirittura che nel monte Conero possano essere state nascoste alcune sue vittime. Un industriale ascolano, Mario Botticelli, rapito nel 1977,quando fu liberato raccontò agli inquirenti un particolare terribile: dopo il sequestro era stato bendato e portato in « una caverna dalla quale udiva il rumore del mare».

Infine, è bene ribadire che non bisogna assolutamente scavalcare le recinzioni della zona militare, anche se all’apparenza le caserme della base sembrano abbandonate. L’aspetto esteriore ingannevole potrebbe essere la caratteristica di questo sito militare  

(Autore ignoto)

Segreti e misteri del Monte Conero, tra grotte, tunnel e leggende ...


P.S.
“Ormai in piena era satellitare sono pressoché scomparsi i cartelli minacciosi con divieto di fotografare o eseguire rilievi a vista e soprattutto sono spariti i cani sentinella che sorvegliavano il perimetro esterno tra due cortine di recinzioni in alto rifinite da filo spinato. Resta il segreto di cosa c’è sotto il Conero, tema questo su cui voci popolari sempre hanno fornito versioni capaci di alimentare curiosità senza dare risposte adeguate.  Da parte militare ovviamente massimo riserbo. Nel 1984 però la questione finisce sulla stampa locale e nazionale. Il 14 gennaio infatti Gianfranco Guanti – redattore del periodico ambientalista Il Pungitopo – alla ricerca di qualche risposta sul mistero del Conero sotterraneo  viene arrestato insieme ai coniugi Lanari dal nucleo antiterrorismo dei CC di Ancona. Dopo una prima condanna a otto mesi  per il delitto di tentato procacciamento di notizie concernenti la sicurezza dello Stato, la vicenda si conclude in appello  il 28 febbraio 2006 con l’assoluzione piena perché il fatto non costituisce reato”.

lunedì 20 aprile 2020

Ciro, gatto rosso bioregionale, racconta...



Aria di casa. Mi chiamo Ciro e sono un gatto trovatello, un po’ anarchico e solitario. La casa in cui abito si trova in campagna dove le stagioni hanno ancora il loro fascino e il sapore delle cose antiche. Da questa ampia vallata si scorgono le cime svettanti e spesso innevate della Maiella e del Gran Sasso. Qui vicino, ci sono molti terreni incolti adatti per il pascolo e durante la stagione invernale arrivano le pecore. In questo periodo amo osservare i pastori che emettono fischi assordanti e mi incuriosiscono le manovre dei pastori abruzzesi, una razza di cani enorme e candidi come la neve. L’inevitabile olezzo del letame degli ovini disturba non poco gli olfatti dei più raffinati, ma madre terra ringrazia per tanta letizia.
A fine marzo ritornano le rondini ad annunciare la primavera e l’erba ti cresce letteralmente sotto i piedi. Dopo un periodo di letargo, tutto si risveglia e diventa incontenibile, i campi, qui intorno, sembrano un oceano verde, il mio colore preferito, da dove spuntano le chiazze bianche dei mandorli in fiore. Una passeggiata per i terreni incolti e scopri deliziose erbette selvatiche, mangerecce e saporite e più in là sotto i pioppi, appena scansi le foglie secche, spuntano cespi di funghi pioppini.
A fine Maggio fanno la loro comparsa le lucciole che ci regalano uno spettacolo emozionante di luci intermittenti! Sempre a Maggio il roseto esplode di petali colorati e un profumo intenso si va ad aggiungere alla fioritura delle robinie da rimanere ubriacati. I pioppi dietro casa si ergono maestosi e danno vita ad una magica nevicata di pappi che, come tanti folletti, si rincorrono leggeri in un cielo azzurro, mentre una tenera brezza agita appena le foglie che incontrano la luce in un tramonto fiabesco e, come per incanto, tutto si colora di oro e di argento. Grazie alla presenza qui vicino di alcune arnie, sciami di api assaltano le fioriture in una cornice di papaveri rossi e di cardi viola; e all’ ombra di un sambuco fiorito gli uccellini amoreggiano in attesa di un canto notturno. A giugno, lungo il viottolo alberato che conduce a casa, maturano succosi gelsi bianchi e neri, una delizia per gli occhi e il palato. Il giardino si copre di piccoli fiori di camomilla bianchi e gialli emanando un delicato profumo che ti incanta. Le giornate sono assolate e interminabili, inizia l’estate col solstizio e la festa di S. Giovanni battista. In questo giorno, come vuole la tradizione, il mio amico raccoglie le noci acerbe per fare il nocino che ama sorseggiare durante le serate invernali. La sera di San Giovanni viene accesso un falò sull’aia ed è molto piacevole sdraiarsi per terra.
Nei pomeriggi, non di rado, passano in bicicletta o a piedi, diretti al lago, bambini che vanno a pesca. Verso sera una sfera infuocata sta per calare dietro i monti e annuncia il tramonto. Per un attimo tutto sembra sospeso, immobile, anche il coro assordante delle cicale e la nenia dei grilli hanno una pausa.
Amo sostare vicino alle piante e inebriarmi del profumo delle erbe aromatiche che crescono rigogliosi intorno casa. Il solleone brucia la terra, ma per fortuna intorno casa ci sono ripari ombrosi e, soprattutto, ad una certa ora, la sera, una piacevole brezza proveniente dai monti si sostituisce a quella marina per il gaudio di tutti. Ma il vero spettacolo estivo è la conta delle stelle cadenti nel cuore della notte buia e misteriosa, in religioso silenzio davanti all’ infinito, a meditare e a sognare.
Siamo nel cuore della stagione estiva e il roveto si riempie di more che, ancora turgide, vengono raccolte e conservate; serviranno per guarnire torte e crostate nei mesi avvenire. L’estate volge al termine con il saluto delle rondini e l’irruzione di fragorosi e brevi temporali, che rischiarano l’aria e ridonano alla terra il profumo della freschezza.
Le voci colorite e chiassose dei contadini annunciano la stagione della vendemmia. Mastelli di legno traboccano d’ uva e un inconfondibile profumo di mosto satura l’aria di dolci delizie e di futuri novelli.
Siamo alla fine della stagione autunnale: gli alberi si spogliano, lasciano cadere le loro foglie colorate e un vento bizzarro le sparpaglierà ovunque. Le giornate si fanno più corte, fra pochi giorni inizierà l’inverno e il freddo si farà pungente. A Dicembre, quando non c’è la bruma, nei momenti di relax amo stare sull’ uscio di casa a godermi gli ultimi scampoli di sole.
A sera, quasi sempre, mi sdraio vicino al caminetto e un profumo di fagioli si diffonde da una borbottante pignatta per tutta la casa. Le lingue di fuoco nel caminetto assumono delle cromie meravigliose che riscaldano il cuore ed io finalmente mi consegno tra le braccia di Morfeo.
Ciro, gatto rosso bioregionale


(per voce di Michele Meomartino)

domenica 19 aprile 2020

Contro la peste del 2020, ecco i video della resistenza...

Il CODICE COVID-19 fra simulazioni e complotti - Italia a Tavola

Care amiche e cari amici, vi giro alcuni link di video molto interessanti sulla situazione in essere. Naturalmente, alcuni li avrete già visti, ma preferisco segnalarli tutti a tutti in modo che possiate averli di sicuro.

PRIMO VIDEO: è il filmato di un regista italiano, Gabriele Ceracchini, mio amico personale.
https://www.youtube.com/watch?v=hnvLoJzTsho

SECONDO VIDEO: sono i brasiliani di Sao Paulo che hanno rotto la quarantena imposta dal governatore Doria.
https://youtu.be/WRt87QHPBm8

TERZO VIDEO: sono i tedeschi di Berlino che sono scesi in piazza per protestare contro la quarantena.
http://informaresenzacensure.blogspot.com/2020/04/coronavirus-berlino-ancora-proteste-per.html

Da un punto di vista più strettamente medico:
QUARTO VIDEO: è l'intervista tradotta in italiano del dott. Shiva, un biotecnologo americano che smentisce l'esistenza di una emergenza sanitaria e chiarisce le ragioni di politica industriale che hanno spinto le multinazionali del farmaco verso la produzione/vendita di vaccini. Denuncia il bisogno bulimico che questa industria ha oggi di vaccinare tutti (nostro prossimo destino, se non ci ribelleremo adeguatamente).
https://www.youtube.com/watch?v=RsoG7pZifTw

QUINTO VIDEO: è il link del podcast di una trasmissione andata in onda su Radio 11.11 il 14 aprile scorso, e che traccia il quadro clinico della situazione in essere da alcuni punti di vista medico-farmacologici non convenzionali.
https://www.spreaker.com/user/webradio11-11/virus-2020-cittadini-reclusi-allarme-med

Vi consiglio vivamente di salvare tutti questi video (e ogni altro che vi interessi) in formato mp4, così da poterli mantenere nel vostro computer, perché il Regime STA BANNANDO tutti i video indesiderati. Per salvare in formato .mp4 si può usare il programma JDownloader2 (che
si scarica gratuitamente da Internet) oppure andare sul sito
https://ymp4.download/it/ (e seguire le istruzioni che si trovano sul portale). Il mio tecnico consiglia quest'ultima soluzione.

Fate girare i video qui  segnalati il più possibile, grazie.
Un abbraccio, Enrico Manicardi


Enrico Manicardi – Enrico Manicardi website
www.enricomanicardi.it
posta@enricomanicardi.it

sabato 18 aprile 2020

La questione dell’alternatività...


Riposi allattamento per il padre quando la moglie è casalinga

La questione  dell’alternatività, si chiami “bioregionalismo”, “vegetarismo” o si chiami “essere di sinistra” è che tale attributo dà spesso alla persona che lo incarna un senso di superiorità.
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A volte questa supposta superiorità si può obiettivamente riconoscere come legata ad un fattore di consapevolezza della propria natura da cui scaturiscono “scelte” che sono in sintonia con se stessi e possibilmente con il resto della vita, visto che facciamo parte di un tutt’unico che si influenza vicendevolmente.
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E’ ovvio che se il vegetariano, l’ecologista, o chiunque impersoni questo senso di superiorità desidera diffondere il proprio “credo” non può pensare di essere accettato e ascoltato o meno ancora seguito se butta in faccia agli altri questa supposta superiorità. Se pensiamo di essere nel giusto nel nostro percorso, e lo siamo spassionatamente (anche se con passione, da questo il fastidio per l’animosità con cui certe persone presentano le proprie idee) ad esempio, nel seguire un’alimentazione che per noi “è buona” possiamo coinvolgere gli altri solo con l’esempio del nostro stare bene e con spiegazioni razionali su quello che è il bene del pianeta, spiegazioni che ormai sono alla portata di tutti e che si leggono in tutti i giornali.
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Insomma ripeto quel che ho già detto: non possiamo pensare di avere tutti la stessa sensibilità. Il nostro sentire dipende dal nostro corredo genetico ma anche dall’ambiente in cui viviamo. E’ vero che noi viviamo in un ambiente dove è difficile morire di fame, ma se gli animali non vanno mangiati per questioni “etiche” cosa possiamo dire agli abitanti dell’Alaska o delle steppe della Mongolia?
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Che devono traslocare nella foresta equatoriale o a casa nostra?
Qualcuno potrà obiettare che i vegetali oggi possono essere spediti...  e la campagna ecologista per Km. Zero?
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Caterina Regazzi

La questione dell'alternatività… -Riflessioni per la Festa dei ...
Rete Bioregionale Italiana