venerdì 31 luglio 2020

Il bioregionalismo ed il progetto di Domà Nunch in Insubria


"La strada dell'ecologia è una sola" (Saul Arpino)

Noi vogliamo far sì che sempre più persone aprano gli occhi sull'urgenza di salvaguardare la cultura e l’identità degli uomini, la natura e l’ambiente dalla cementificazione della terra e degli animi. In una parola, mettere il nostro ecosistema, ovvero la bioregione, il luogo del nostro essere cui non non dobbiamo più essere estranei, in posizione prioritaria. Ecco cos’è Domà Nunch: un progetto visionario, rivoluzionario: restituire a noi stessi la coscienza di esistere, la consapevolezza di potere e dovere decidere del proprio destino.

Domà Nunch non è un partito, perché rifiuta le regole della politica parlamentare e del consenso frutto del compromesso. Non propone un'ideologia, ma pratiche che intendono rappresentare più fedelmente possibile i valori e gli interessi della Comunità in cui viviamo. Domà Nunch promuove quindi una prospettiva bioregionalista, la quale non fa distinzione fra tutela dell’ambiente naturale e la cultura che in esso vive, ricordandone sempre l’interdipendenza. 


Gli ecologisti che si riconoscono in una identità bioregionale  rappresentano oggi la vitalità e la capacità innovativa di un popolo ingabbiato dalla ruggine delle istituzioni e dei loro servi: quelli che si arricchiscono facendo a pezzi le nostre campagne, o che trasformano i nostri figli e i nostri anziani in miseri e ignoranti consumatori. 

Tutto ciò che è generato dalla Terra è parte del suo Popolo, si tratti di uomini, animali o piante. Noi tutti siamo fratelli, la Nazione degli uomini come quella dei diversi animali e delle diverse piante, perché tutti partoriti dallo stesso utero, allattati dallo stesso latte. Tale è, dunque, il nostro pensiero.

Domà Nunch d'Insubria si rivolge a persone di ogni categoria: anche a coloro che non si ritrovano più nelle posizioni contraddittorie dei partiti, soprattutto per ciò che concerne i temi di difesa comunitaria e culturale, o delle grandi organizzazioni sedicenti ambientaliste. Domà Nunch rifiuta i compromessi e i giri di parole: denuncia l'impossibilità di uno "sviluppo sostenibile", termine coniato per distrarci dai gravissimi problemi di fondo del nostro territorio, per i quali il limite è già stato abbondantemente superato: la sovrappopolazione, l'opprimente pressione fiscale che ci obbliga a consumare sempre più le nostre risorse, il consumo del territorio agricolo e naturale, la ridicolizzazione del nostro passato e delle tradizioni, nonché l'inutilità di una scuola che non permette ai nostri ragazzi di amare la nostra storia e il nostro ambiente. 


Questi sono solo alcuni dei fattori che stanno determinando l’annichilimento e l'anestetizzazione della nostra gente, ormai abituata solo al brutto, al traffico, al lavoro.

Domà Nunch


Untitled
Movimento ecologista dell'Insubria - info@domanunch.org

giovedì 30 luglio 2020

Decreto semplificazioni o invito alle devastazioni?


Decreto Semplificazioni, un provvedimento salvo intese (come il ...
«Ben vengano tutte le semplificazioni necessarie, ma non è togliendo le regole che il sistema funziona meglio; al contrario, le deroghe indiscriminate creano confusione» e « si rischia di favorire la corruzione e la paralisi amministrativa» ha dichiarato diverse settimane fa Francesco Merlonipresidente facente funzioni dell’Autorità Nazionale Anticorruzione, nella relazione annuale presentata al Parlamento. Parole nette e chiare negli stessi giorni in cui anche Alessandro Bratti – direttore generale dell’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione dell’Ambiente) e presidente della commissione ecomafie nella scorsa legislatura – ha espresso forti preoccupazioni perché i testi diffusi del decreto apportano «alcune complicazioni nelle materie di valutazione d’Impatto ambientale e bonifiche».
Forti critiche alle modifiche di valutazioni ambientali e bonifiche anche da Angelo Bonelli della Federazione dei Verdi, che denuncia come «scandaloso che venga deputato a verificare lo stato della contaminazione chi ha inquinato» definendolo «un modo per dire che le bonifiche non si faranno», e tra i punti centrali dell’appello del fronte di associazioni, movimenti e comitati di tutta Italia.
Azione Civile, il movimento fondato dall’ex pm e oggi avvocato antimafia Antonio Ingroia, va all’attacco di «devastanti norme ambientali e su abuso d’ufficio» ponendo l’attenzione sulle difficoltà di «milioni di partite iva e piccoli imprenditori distrutti dalla crisi economica e sempre più abbandonati (al di là di proclami e promesse) da ogni governo compreso l’attuale. Milioni di cittadini sono schiacciati e si vedono negati diritti sacrosanti da liberare da lacci e lacciuoli burocratici, “mani libere senza adeguato controllo” a grandi lobby e gruppi industriali inquinanti, speculatori e devastatori non è un rimedio e peggiora il male esistente. Invece il decreto “semplificazioni”, mentre milioni di italiani sono sempre più abbandonati di fronte alla crisi economica e alle angosce quotidiane e subiscono ogni giorno gli effetti anche mortiferi dell’inquinamento e dell’avvelenamento di aria, acqua e terreni, fornisce su un piatto d’argento l’ennesima legislazione favorevole e ancor più “mani libere” a chi persegue solo i propri interessi particolari a danno della collettività».
«La gestione degli appalti, tra le pieghe della legislazione e i rapaci interessi privati e criminali, in questo Paese è pesantemente segnata da una delle sue più grandi piaghe: la corruzione, l’Italia svetta costantemente nelle classifiche mondiali e decine di miliardi ogni anno vengono rubate alla collettività per favorire gli interessi di pochi, costanti sono le notizie di amministratori pubblici indagati o arrestati con imprenditori (anche in odor di mafia) in ogni settore della vita pubblica, dalla sanità all’edilizia, dagli eventi pubblici a tanti altri – denuncia Azione Civile - che sottolinea  quanto questo sia devastante e colpisca i cittadini è apparso chiaro come mai in questi mesi di emergenza sanitaria, così come i disastri causati dal dissesto idrogeologico ci confermano periodicamente cosa comporta non mettere paletti alla sfrenata smania di cementificazionespeculazione edilizia e tanto altro dei “soliti noti”. Eppure si favorisce l’affidamento diretto e, al posto di controllarli e monitorarli a dovere rendendo le gare realmente trasparenti e pulite, si è preferito confinare sempre più la possibilità di gare d’appalto. Un contesto che diventa ancora più pericoloso considerando che verrà circoscritta (con intesa successiva tra i partiti della maggioranza tumultuosa e conflittuale del governo Conte2) la contestazione del reato di abuso d’ufficio».
Dopo il primo appello della settimana scorsa il fronte delle associazioni si è ampliato, con almeno altre 40 adesioni che hanno portato a 160 il totale degli aderenti, e ha pubblicato un corposo e articolato dossier inviato anche ai parlamenti insieme a 34 proposte di emendamenti. «Il DL Semplificazioni contiene norme che ritardano o addirittura annullano le bonifiche dei siti inquinati, dimezzano i tempi già oggi molto risicati per la partecipazione dei cittadini nelle procedure di Valutazione di Impatto Ambientale, favoriscono le opere "fossili" in piena emergenza climaticamoltiplicano le poltrone con l'istituzione di una seconda commissione VIA nazionale» riassumono le associazioni interessate. Il dossier evidenzia il «paradossale e accattivante titolo “Semplificazioni in materia di green economy» che introduce «norme che favoriscono le opere "fossili" come i nuovi gasdotti» e che torna a porre l’attenzione sul taglio pesante dei «termini per poter presentare osservazioni ai progetti sottoposti a Valutazione di Impatto Ambientale per il loro potenziale impatto sulla salute e sull'ambiente di intere comunità». Prima del decreto, se un'azienda avesse voluto realizzare una raffineria o un pozzo di petrolio, i cittadini avrebbero avuto 60 giorni di tempo per accorgersi dell'esistenza del progetto, esaminare la documentazione costituita da centinaia di elaborati tecnici di migliaia di pagine e scrivere le proprie osservazioni.
Tempi già molto risicati: se il Parlamento confermerà il testo varato dal Governo, i tempi saranno addirittura dimezzati, scendendo a soli 30 giorni, che sono assolutamente insufficienti per i volontari per difendere i propri diritti, in considerazione soprattutto dell'impatto che queste opere possono avere sulla qualità della loro vita. Per le procedure regionali, che riguardano cave, discariche, impianti chimici ecc si scende da 60 giorni a 45, con il paradosso che per progetti di carattere regionale si avrà più tempo rispetto ai progetti di potenziale impatto nazionale. Questo la dice lunga su chi si intende favorire e, cioè, le grandi imprese nazionali e multinazionali.
«Si preferisce colpire i diritti dei cittadini e non i dirigenti inefficienti – attaccano le 160 associazioni - Il vero problema della V.I.A. nazionale sono i 30 giorni da togliere alle associazioni per esaminare i progetti oppure la burocrazia ministeriale che tiene le carte ferme nei cassetti per anni? Come mai non vi è alcuna norma che attacchi i dirigenti su merito e responsabilità? Eppure basta andare sul sito del Ministero e prendere un qualsiasi progetto per verificare dove sono i tempi morti.
Diversi codicilli, poi, erodono in molteplici casi l'efficacia della procedura di Valutazione di Impatto Ambientale, dalla realizzazione delle indagini archeologiche che potrà essere fatta "a posteriori", quando la Direttiva comunitaria impone di accertare preventivamente proprio con la VIA l'impatto sul patrimonio culturale, ai rifacimenti di impianti, al potenziamento delle opere stradali, ferroviarie e idriche esistenti. Nel Decreto sono state introdotte norme che eludono la direttiva comunitaria sulla Valutazione Ambientale Strategica, in particolare per le opere in variante ai piani già approvati: ci chiediamo a questo punto perché produrre piani se poi si possono fare tranquillamente deroghe "in automatico"».
Ampio spazio nel dossier del fronte di associazioni, movimenti e comitati è posto sulla questione delle bonifiche con particolare attenzione ai Siti di Interesse Nazionale, i territori più inquinati e devastanti per l’ambiente e la salute umana:
Con l’articolo 53 comma 4 quater può, nei fatti, venire addirittura meno la bonifica delle acque sotterranee, una vera e propria emergenza del paese con le falde contaminate da sostanze tossiche o cancerogene con concentrazioni spesso decine di migliaia di volte superiore ai limiti di legge. La norma prevede infatti, per le aziende responsabili,di poter ottenere il certificato di avvenuta bonifica anche per il solo suolo qualora si dimostri che l'acqua inquinata non lo influenzi, con contestuale svincolo delle garanzie finanziarie che gli inquinatori devono versare per assicurare che le attività di ripristino siano effettivamente svolte anche in caso, ad esempio, di fallimento dell’azienda.
Tolta pure la deterrenza economica diventa un "tana libera tutti" per i grandi inquinatori delle acque sotterranee, un vero e proprio incentivo a non bonificare che, tra l'altro, varrà per i grandi gruppi che hanno inquinato, visto che si applica solo ai Siti Nazionali di Bonifica e non già agli altri siti contaminati "normali". Un vero e proprio paradosso, insieme agli ulteriori passaggi degli articoli in cui, richiamando esclusivamente l'applicazione del solo articolo 242, quello relativo alle procedure ordinarie, si esclude per i Siti Nazionali di Bonifica l'applicazione delle procedure semplificate introdotte nel 2014 con l'art.242bis proprio per velocizzare le bonifiche ripulendo tutto senza ricorrere all'analisi di rischio che porta lungaggini e bonifiche più blande (ma meno costose!).
Per quanto riguarda i siti di Interesse Nazionale per le Bonifiche, cioè le aree più inquinate del paese, non si procederà più, come si fa oggi, direttamente alla caratterizzazione delle aree - ossia il delicato e stringente processo di ricostruzione della contaminazione avvenuta - dando per scontato che per i terreni e le acque sotterranee dell'Ilva a Taranto, di Bussi, di Gela, di Falconara e di decine di altri siti devono essere prese precauzioni molto più stringenti all'altezza dei problemi. Con l'art. 53, invece, si rende possibile agli inquinatori di partire presentando invece della caratterizzazione una più semplice e blanda "indagine preliminare", come avviene per un sospetto di inquinamento in qualsiasi altra area del paese. Come se una raffineria fosse una pompa di carburante, insomma!
Si aggiungono, così, ulteriori lungaggini e un passaggio burocratico in più, con un Ministero dell'Ambiente che è già vergognosamente indietro con le procedure per bonificare questi luoghi. Il ruolo del Ministero infatti, ci sembra sempre di più, quello dello stopper delle bonifiche, con risparmi miliardari alle aziende che hanno inquinato. Anche in questo caso, invece di chiedere conto ai dirigenti e alle aziende per i ritardi si scarica tutto sui cittadini e sulla loro salute.
Alessio Di Florio - lalocomotivajoe@gmail.com
Alessio Di Florio - WordNews.it - News Magazine

Le ragioni sostenute nel  presente documento sono condivise dalla Rete Bioregionale Italiana, che aderisce...  

mercoledì 29 luglio 2020

Bioregionalismo e riequilibrio ecosistemico con metodi naturali

Tecniche e meTodi
L’acqua, la terra e l’aria sono inquinate e di questo si fanno forti le grandi case farmaceutiche!  E’ innegabile che un prodotto farmaceutico confezionato in qualunque laboratorio del mondo possa presentare esattamente gli stessi componenti chimici, la stessa cosa non si può dire di una pianta che cresce in un terreno che contiene o può contenere diossina, piombo, arsenico, altro; irrigato con acqua che contiene alcuni di questi inquinanti o altri; soggetto a piogge acide o comunque tossiche a causa dei gas e delle sostanze presenti nell’aria inquinata e senza escludere altri inquinanti provenienti dal dilavamento del terreno.
Gli stessi problemi si pongono per qualunque coltura, incluse quelle alimentari biologico compreso, ma questo aspetto appare non essere notato e certamente non saranno i produttori di concimi e pesticidi a renderlo di pubblico dominio.
Bonificando acqua terra ed aria si può avere un vero biologico (naturalmente non utilizzando gli OGM). Andrebbero fatte ricerche serie per verificare di quali sostanze una pianta ha bisogno, della sua capacità di assorbire o meno sostanze non necessarie o dannose al suo sviluppo e quanto gli effetti sulla pianta derivanti da tale assorbimento possano essere dannosi o addirittura benefici per la salute umana.
Una volta si trattava la terra, oggi bisogna trattare con la terra e con l’acqua, bisogna portare sulla terra e sull’acqua i laureati, i ricercatori in questo grande laboratorio che è l’ambiente naturale, per catalogare i microorganismi, le acque, per monitorare i comportamenti di ogni organismo vivente di qualunque fenomeno indicatore di squilibri negli ecosistemi per potere intervenire in tempo o meglio prevenire.
Abbiamo pochi laureati e diversi di quei pochi sono disoccupati o occupati in campi non coerenti col titolo acquisito, questa carenza va colmata, ma frattanto si rende necessario utilizzare le opportunità che la natura generosamente ci offre.
Paghiamo ogni giorno circa 3.850.000 euro per l’inquinamento da gas serra. Potremmo liberarci da questo debito e fare nascere cento imprese al giorno che producono vetiver in quanto ogni pianta assorbe 3 kg di anidride carbonica, queste imprese si potrebbero dedicare alla bonifica di terra aria ed acqua per ottenere un vero biologico (l’attuale biologico è comunque superiore ai sistemi che usano prodotti chimici per l’alimentazione e la difesa delle piante in quanto non aggiunge sostanze inquinanti) e le piante officinali avrebbero vita più facile.
Vetiver, la pianta dalle mille virtù - Idee Green
Come noto il vetiver bonifica acqua, terra ed aria e contribuisce al riequilibrio degli ecosistemi, alla salvaguardia della biodiversità ed alla ricomparsa di organismi viventi scomparsi a causa di attività antropologiche o di eventi naturali straordinari.
Esistono movimenti per l’Acqua, contro gli OGM, per il Biologico, contro il nucleare, per l’auto elettrica, contro i termovalorizzatori, per la differenziata…
Uniamo le forze e le competenze, non giochiamo ad essere i primi della classe, rivolgiamoci con umiltà alla forza vitale che governa il mondo e ci sostiene nonostante noi stessi.
La natura ci viene incontro per risolvere i problemi e per guardare ad un futuro sostenibile, possiamo affrontare l’argomento della evoluzione agroindustriale, guardare alle soluzioni naturali a costi contenuti, che talvolta non vengono considerate da chi si batte per risolvere i problemi, come se la fine del problema decretasse la fine di chi l’ha posto e sottoposto all’opinione pubblica e non la sua vittoria sul problema.
Il convegno nazionale della rete bioregionale è stato un momento interessante di analisi e di sintesi, riterrei opportuno prevedere incontri successivi ai quali possano partecipare quanti come Altieri e Tiberti hanno dato utili contributi alla causa comune e indicato ai giovani altre opportunità di lavoro autonomo per le quali è previsto il finanziamento totale o parziale a fondo perduto.
Chi lavora in campagna coniuga i propri interessi con quelli della comunità umana.
Chi gestisce potere potrebbe cominciare con le piante officinali con la mira di estendere la cosa alle piante alimentari indicando gli OGM e altri artefici come soluzione.
Occorre proporre una alternativa equa e sostenibile che possa essere praticata dal basso.
In sintesi, ritengo che raggiunta una visione comune dobbiamo anche mettere insieme le competenze per presentare progetti finanziabili che possono essere predisposti insieme e adottati da giovani volenterosi e amanti della natura, per dare anima e corpo al cambiamento di rotta.
Benito Castorina
Con Benito Castorina presso la Secolare... - Verde In Festa ...

lunedì 27 luglio 2020

La CO2 nell'atmosfera si avvicina ai livelli di 15 milioni di anni fa


NUOVO STUDIO: La CO2 nell'atmosfera terrestre si avvicina ai ...

Secondo gli autori di uno studio pubblicato su Nature, l'attuale quantità di anidride carbonica nella nostra atmosfera si avvicina a livelli mai visti in 15 milioni di anni. Si stima che entro il 2025 il livello di CO2 passerà a 427 parti per milione -ppm-, un valore osservato durante il  Miocene (epoca geologica), in particolare 15 milioni anni fa, quando le temperature erano tra 3 e 4 gradi più alte di quelle attuali ed il livello del mare era 20 metri più alto di oggi.

Il valore di concentrazione di CO2 si avvicinerà a quello che c'era quando i nostri antenati si separarono dagli oranghi e divennero ominidi bipedi, ma come è possibile sapere tutto questo? Il team di ricercatori dell'Università di Southampton ha studiato i livelli di CO2 durante il Pliocene, usando i livelli di boro presenti in fossili di piccole dimensioni trovati nel Mar dei Caraibi.

Tutti i test e gli studi hanno concluso che il valore attuale dell'anidride carbonica è di circa 414 ppm, il che dimostra che siamo già a livelli che in passato erano associati a temperature e livelli del mare significativamente più alti di oggi.
La CO2 nell'atmosfera continua ad aumentare.

Attualmente i nostri livelli di anidride carbonica sono in aumento. Circa ogni anno aumentano di 2,5 ppm, il che significa che in cinque anni avremo superato tutto ciò che si è visto negli ultimi 3,3 milioni di anni. Oggi abbiamo una grande sfida che dobbiamo affrontare. Dopo l'accordo di Parigi (2015), è necessario mantenere un aumento della temperatura globale durante questo secolo al di sotto dei 2°C dal periodo preindustriale.

Natacha Payà 

Entro il 2025 la CO2 raggiungerà livelli mai visti negli ultimi 15 ...
Stralcio di un articolo tratto da “Ilmeteo.net”  

Bioregionalismo e vegetarismo fanno rima...


Produzione del proprio cibo e l'alimentazione bioregionale - Terra ...

Noi vegetariani bioregionalisti ed ecologisti, non possiamo trascurare la nostra matrice, la nostra appartenenza ad un contesto culturale, il nostro “discendere” da una famiglia frugivora e la nostra fisiologia umana. Parlavo tempo fa con l’amico Riccardo Oliva sulle sue preferenze alimentari e lui mi confidò che preferisce la dieta vegetariana poiché la considerava una giusta “via di mezzo” fra il carnivorismo ed il veganesimo. Ecco questa parola “via di mezzo” la trovo consona e corretta. Anche perché occorre considerare l’anatomia umana e la sua componente genetica ed osservare come l’uomo si ponga a mezza strada tra un animale carnivoro ed uno erbivoro.
*
L’uomo era stato definito dall’anatomista Armando D’Elia “un animale frugivoro” assimilabile al gruppo che comprende la maggior parte dei primati, dei suini e degli orsi. Questi animali possono adattarsi, per motivi di sopravvivenza o di integrazione alimentare, ad una dieta che pur essendo massimamente vegetariana prevede anche l’uso di prodotti di origine animale. Certamente questa dieta varia anche in base all’ambiente ed alla latitudine ed è suscettibile di aggiustamenti in un senso o nell’altro.
*
Io personalmente mi sono avvicinato al vegetarismo dopo una prima permanenza in India è lì appresi attraverso la mia esperienza diretta che questa “dieta” è conduttiva a stati mentali più leggeri, essa si definisce infatti “satvica”, ovvero “spirituale” od “equilibrata”. Questa dieta è basata su cereali, frutta, vegetali e prevede anche l’uso moderato di derivati del latte, in forma di yougurt. Il miele è considerato quasi un medicinale e le uova compaiono molto raramente nelle pietanze solo in caso di necessarie integrazioni proteiche.
*
Ovviamente un sano rapporto uomo-animali non può essere basato sullo sfruttamento di questi ultimi. Infatti in India le vacche sono sacre e vengono trattate benissimo, i vitelli vengono lasciati alle madri sino al completo svezzamento e l’uomo si limita ad “appropriarsi” del sovrappiù del latte prodotto. Considerando che le mucche addomesticate da tempo immemorabile producono più latte di quanto necessario ai loro vitelli.
*
Se vogliamo restare esseri viventi in un contesto di altri esseri viventi non possiamo completamente escludere una complementarietà nei nostri rapporti con gli animali. La natura vive sulla vita, noi umani siamo frugivori ed i frugivori fanno un limitato uso di uova e di prodotti di origine animale, questo dice la loro “ecologia” fisiologica. Certo oggigiorno vediamo che i consumi in tal senso sono aumentati enormemente soprattutto in seguito all’allevamento industriale. E per soddisfare il sistema consumista milioni di galline vengono tenute in batteria per le nostre uova… e milioni mucche soffrono legate ai loro stabulari…
*
Però non voglio negare all’uomo un rapporto simbiotico con gli animali. Anni fa ero solito tenerli liberi in un grande terreno lasciando che si sfogassero come volevano per la loro sopravvivenza e riproduzione, limitandomi io a prelevare una parte di uova “abbandonate” ovvero non utilizzate per la cova o qualche po’ di latte di capra. Poi sopraggiunsero le volpi ed i cani e fecero strage, e dovetti richiudere capre, pecore, galline e papere ed oche superstiti in piccoli recinti sempre però attaccabili da predatori di vario genere… Insomma senza la mia protezione nessuno sarebbe sopravvissuto…
*
Ricordo l’ultima gallina che ho avuto a Calcata, me la portò una ragazza vegetariana che l’aveva “pescata” da pulcino ad una fiera… Poi cresciuta non volendo ucciderla la consegnò al Circolo. Io l’ho tenuta quasi come un animale da compagnia, com’era d’altronde già abituata ad essere, ma questo non impediva che deponesse delle uova e che io le mangiassi, e pure con soddisfazione e riconoscenza…
*
Con i tempi che corrono le galline non potrebbero vivere in cattività, sarebbero totalmente sterminate dai tanti nemici naturali… … Comunque… la natura è sempre giusta, se siamo in grado di accondiscendere alle sue regole ed a non intrometterci con le nostre “regole etiche e morali”… E’ una dura lotta verso la consapevolezza… ecologica profonda… A me personalmente non piace che nuove specie vengano allevate in cattività.. ma quegli animali in cattività, se sono tenuti con coscienza e amore almeno campano e si riproducono…
*
Dobbiamo imparare a convivere con gli animali in modo idoneo, senza trasformarli a nostra immagine e somiglianza (come spesso avviene con i pets), e senza sfruttarli per usi impropri ) come negli allevamenti industriali da carne e da latte e da uova)…
Ed allora avremo attuato un sano rapporto con essi, un rapporto che potremmo definire “ecologico” e “bioregionale”…. Con questo mio discorso vorrei essere chiaro circa il rapporto -secondo me- “ideale” (o se preferite “ecologico”) con gli animali e le piante.
*
La nostra schizofrenia e falso senso dell’etica ci porta a dividere gli animali in pets e animali da carne. Sono due categorie opposte, sono due modi scriteriati di rapportarci con gli animali. Noi stessi -tra l’altro- siamo animali, quindi abbiamo bisogno di avere un contatto con i nostri “fratelli e sorelle” di altra specie. Se è chiaro questo… allora comprenderete tutto il resto…
*
Non teniamo gli animali in gabbia (per sfruttarli fisicamente) e nemmeno nei divani (per sfruttarli psicologicamente).   Dobbiamo trovare un punto d’incontro che non sia sfruttativo (in un senso o nell’altro), purtroppo la vita malsana in città ci porta a dover avere un rapporto con gli animali “liberi” molto falsato, portandoceli in casa… Oppure lasciandoli nel loro habitat (riserve naturali) dal quale noi stessi siamo esclusi (perché non più avvezzi a vivere nelle foreste od in natura).
*
Però se alcune specie di animali avvezzi alla cattività da tempo immemorabile venissero rilasciati sarebbero destinati alla scomparsa, per via della eliminazione dal pianeta di un habitat idoneo (l’uomo occupa sempre di più ogni spazio vitale). Insomma andremmo verso un ulteriore impoverimento della biodiversità. Inoltre c’è il fatto che -dal punto di vista evolutivo- alcune specie di animali in simbiosi con l’uomo hanno trovato vantaggi nella cattività (sia per la diffusione, sia per l’avanzamento intellettuale e coscienziale).
*
Siamo tutti in una grande bolgia chiamata vita e non sta bene scindere gli uni dagli altri… No quindi allo sfruttamento incondizionato ma sì al contatto empatico. L’uomo da animale istintuale e raccoglitore di cibo sparso, si è trasformato in un lavoratore che ricava attraverso il suo ingegno cibo e modi di crescita.
*
Il lavoro ha affrancato l’uomo dalla “bestialità” pur costringendolo a nuovi parametri di debolezza e alienazione.. Ma sia nei rapporti fra esseri umani che nel rapporto con gli animali dovremmo trovare un modo “equanime” di poter esprimere il contatto e la collaborazione senza dover ricorrere alle perversioni (vedi esempi soprastanti) di un rapporto utilitaristico. Avrete compreso che -a questo punto- il problema delle uova, del miele e del latte in sovrappiù, ha perso quasi completamente il suo significato “etico” originario…  Non è più un fatto di sfruttare dei poveri uccelli rubando loro le uova.. etc. è un fatto di sopravvivenza generale della vita sul pianeta in un modo simbiotico, con opportuni aggiustamenti e con opportune riflessioni sui valori della vita stessa…
*
Siamo in una scala evolutiva che in parte noi umani abbiamo percorso, ci manca ancora molto per arrivare alla cima della comprensione, possiamo però aiutare coloro che sono ai primi gradini senza doversi vergognare… Sapendo che il loro bene è anche il nostro. Questo vale per le piante, per l’aria, per le risorse accumulate sulla terra nei milioni di anni, per il nostro passato nella melma e per il nostro futuro nelle stelle. Per aspera ad astra!
*
Secondo me non occorre decidere nulla sulla base di una ideologia (che sia essa vegana o religiosa).. limitiamoci a seguire la coscienza sapendo che dove c’è sincerità automaticamente la verità prevale. Ritengo che la morale e l’etica siano essenzialmente “astrazioni” e pertanto mi limito a seguire la via del cuore (in cui ciò che è consono appare e si manifesta senza sforzo)… Sento che in questa via tutto sia compreso…
*
Paolo D’Arpini

Bioregionalismo in campagna - Dalle resistenze rurali ad una ...
Rete Bioregionale Italiana
bioregionalismo.treia@gmail.com

domenica 26 luglio 2020

"Da Bioregionalismo Treia al Giornaletto di Saul" ... Una narrazione bioregionale semiseria di Ferdinando Renzetti


Risultati immagini per treia

• Bioregionalismo Treia •

Alcuni anni fa non so come ho ricevuto una mail, una specie di articolo di un blog: "Bioregionalismo Treia", in cui si parlava di agricoltura naturale. Interessato e riconoscendo il nome  di  Saul Arpino (alias quel Paolo D'Arpini conosciuto all'incontro bioregionale del 2007 a  Pizzone *) avevo mandato alcuni miei scritti ricevendo questa risposta: “io questa roba non la apro!”. Spaventato mi chiesi: “che cosa gli ho mandato una bomba!?”. Scoprii tempo dopo, non so perché, non apriva i pdf. Comunque iniziammo a relazionarci e ne è nata una amicizia telematica, che ancora dura.

Poi ho scoperto “Il Giornaletto di Saul”,  una sorta di scatola contenitore di 12 cassetti o link, per gli approfondimenti, la pagina principale rappresenta il  13°  elemento che amalgama e mette in relazione tutti gli altri:
Il Giornaletto di Saul: http://saul-arpino.blogspot.it/
Circolo vegetariano VV.TT. Calcata:
http://www.circolovegetarianocalcata.it/
La rete delle reti: http://retedellereti.blogspot.it/
Altra Calcata… altro mondo: http://altracalcata-altromondo.blogspot.it/

Il Giornaletto di Saul  (*) si apre ogni giorno sempre con la stessa didascalia di presentazione e la foto di un ragazzotto con maglia a strisce che racconta di sé. Segue la foto o immagine del giorno e l’editoriale giornaliero, di seguito le notizie del diario di bordo per la navigazione nel quotidiano. Infine si chiude con un saluto che può essere una poesia un aforisma a volte un paradosso.
Saul Arpino
Ma chi questo Saul Arpino, esiste veramente? Nessuno sa da dove è arrivato, come è arrivato, quando è arrivato. Si sa solo che è arrivato a Roma in un caldo pomeriggio d’estate di fine giugno. Caldo decadente nella Roma decadente del pre (o post) materialismo televisivo.
Questa è cosa buona (mentre per fare le correzioni il cavolfiore messo a cuocere si è bruciato, ma non completamente, per fortuna)!
In quella grande biblioteca romana, Saul non ci poteva credere di avere a disposizione tutti quei libri che poteva leggere quando voleva, gli impegni lavorativi erano relativi visto che si trattava solo di controllare i lettori e far rispettare il silenzio nelle varie sale. E da lì aveva iniziato a viaggiare nel mondo attraverso i libri, era andato diverse volte in Africa, poi in India dove si era fermato parecchio tempo a studiare le varie culture, si era appassionato di Confucio il Tao e Lao Tsu. Aveva girato un po l’Europa l’Italia e anche Roma, la cultura classica la religione la storia, l’arte, ecc.
Sora Cesita che legge
Un giorno, nella biblioteca, entrò quella strana signora con gli occhiali spessi un dito, uno strano cappello a fiori fuori moda, aveva chiesto un libro sui funghi. Lui si prodigò e le procurò dei testi scientifici, libri di fiabe e tanti altri libri in cui si parlava dei funghi. Quella signora di nome Cesira era rimasta tutto il giorno a leggere silenziosa in disparte, composta concentrata e indaffarata, alla sera riconsegnò tutti i libri che aveva consultato e uscendo disse: “Da tutti questi libri, non sono riuscita a capire se con i funghi ci va l’aglio o la cipolla”.
Saul tornò a casa ma da quel giorno non fu più tranquillo, la sua vita era cambiata quel paradosso lo aveva sconvolto. E tra l’apprensione generale di amici e parenti aveva lasciato il lavoro e se ne era andato a vivere in un piccolo borgo della Tuscia, scavato nel tufo nella pietra, Calcata. Era rimasto lì parecchi anni cercando di risolvere il paradosso. Mangiava spesso funghi e le erbe che raccoglieva nei dintorni alternando sempre aglio e cipolla. Ancora non riusciva a risolvere il paradosso, diveniva sempre più integralista bioniere e anticonsumista, non usava più l’acqua corrente e non aveva la corrente elettrica viveva in una specie di antro, l’antro di Saul.
Paolo D'Arpini a Calcata
Finalmente,  all’improvviso, sopraggiunse l’illuminazione, aveva scoperto contemporaneamente che con i funghi ci stavano bene sia l’aglio che la cipolla e ancor più assurdo aveva scoperto soprattutto che i funghi non gli piacevano affatto. Aveva poi letto quella stranacosa degli Hare Krishna, che non mangiano i funghi perché secondo loro la terra attraverso i funghi tira fuori energie negative. Felice della scoperta iniziò la nuova vita da illuminato. Dopo un po’ di tempo ricevette anche un dono dal Cielo: Caterina. Si era materializzata davanti ai suoi occhi in un luminoso giorno di mezza estate. Alla fine andarono a vivere felici e contenti a Treia nella bioregione della Marca centrale.
Saul portò con sé tutti i suoi semi telematici che iniziò a spargere nella grande campagna virtuale, per chi volesse coltivarli e condividerli nella grande opera tutt’ora in atto di empatia, social gardening, giardinaggio sociale e di margine, coltivazione di persone e relazioni.
Una delle più grandi opere della telematica contemporanea virtuale e non solo. Come un grande tappeto di "riciclaggio della memoria" che si srotola quotidianamente davanti ai nostri occhi e con che piacere!
Ecco nelle fiabe ci si dice che superate le prove dell’indistinto e del quotidiano si vive felici e contenti.
Saul e Caterina nella loro fiaba ci indicano la via e spiegano realmente come si fa a vivere felici e contenti.
Paolo e Caterina nell'orto di Treia
Ogni tanto i ricordi affiorano dal grande lago della memoria. quando ero piccolo un po’ per le illustrazioni delle fiabe che leggevo un po’ per la mia immaginazione ero molto affascinato dalla vita nei borghi che ambientavo in un medioevo fantastico un po’ lirico un po’ rurale. Crescendo la mia immaginazione si è sedimentata nei borghi antichi delle Marche. Sento che Saul è un uomo fortunato anche se spesso la vita insegna che le cose non sono mai come sembrano. Quest’Omino Bianco con la sua Ava si è barricato, bariccato, abbarbicato in questo piccolo borgo della Marca centrale o nel gotico marchigiano contemporaneo con tutti i suoi semi telematici che sparge e disperde nel vento facendo fiorire il cielo virtuale e virtuoso, con una sapienza costruttiva carica e piena di energia vitale impressa ed espressa con la forza della pazienza e dell’amore.
Come diciamo spesso tiriamo i sogni fuori dal cassetto, Saul ne tiene 12 di cassetti (ed anche qualcun altro) in questo suo enorme dodecaneso, grande contenitore di sogni di ogni dove e di ogni quando, dal profumo suadente di polvere di cioccolato e cannella sul cappuccino caldo del baretto di Treia.
Sebastian (Alias Ferdinando Renzetti)
cappuccino caldo
(*) Presentazione del Giornaletto di Saul sul Gruppo FB:  https://www.facebook.com/groups/171694546355215/permalink/652347364956595/