martedì 31 maggio 2016

Ussita, dal 2 al 5 Giugno 2016 - Festival delle Erbe




Ad Ussita la prima edizione del Festival delle Erbe dei Monti Sibillini
Festival delle Erbe
dei Monti SIBILLINI – 1° Edizione
Dal 2 al 5 Giugno 2016
Hotel Ussita – Ussita (Mc)




Dal 2 al 5 giugno ad Ussita, si svolge la prima edizione del Festival delle Erbe dei Monti Sibillini. Il Festival tocca diverse regioni d’Italia e per la prima volta quest’anno approda anche nelle Marche.

Dopo la prima tappa a Portonovo, nel Parco regionale del Conero, all’inizio di giugno l’originale “format” si sposta  in uno scenario di incomparabile bellezza: i Monti Sibillini.

“Il festival  è una manifestazione che mette al centro della sua attenzione la natura, consapevoli che l’uomo è parte integrante di essa. Il suo  principale obiettivo è conoscere le risorse e le bellezze naturali. Tra tutti doni che ci offre Madre Natura una funzione importante è rappresentata dalle erbe spontanee per i suoi innumerevoli utilizzi, specie per la salute e il benessere dell’uomo.”
Così descrive il Festival Michele Meomartino,  ideatore e organizzatore.

Ovviamente non saranno solo le erbe l’oggetto della manifestazione, ma anche le piante, i fiori, le bacche, gli alberi, i semi… e più in generale tutte le risorse della terra.  

In quattro giorni ad Ussita si svolgeranno diverse attività: percorsi erboristici, laboratori esperienziali, corsi sia pratici che teorici, conferenze con autorevoli relatori, performance artistiche. Ci saranno spazi dedicati al benessere olistico e alle discipline bionaturali, momenti ludici, occasioni di incontro con i produttori agricoli del territorio.

Il Festival sarà anche una occasione di confronto e di incontro per condividere i tanti saperi che ci sono stati tramandati dalle generazioni che ci hanno preceduto e che noi avremmo il compito di custodire e divulgare. I colori della natura, gustose tisane e la musica regaleranno, a chi vorrà frequentare il Festival, momenti di benessere e di quiete.

Segreteria Festival:
Associazione Olis 393.2362091 – michelemeomartino@hotmail.com

Per Prenotazioni:
Hotel Ussita: 0737.99171

lunedì 30 maggio 2016

La fine dell'acqua e l'inizio della guerra finale - La vita nacque dall'acqua e finirà a causa dell'acqua



Secondo quanto riporta il sito americano Quartz, nel 2015, i dati satellitari della NASA hanno rivelato che 21 delle 37 grandi falde acquifere del mondo sono fortemente sotto stress. Con una popolazione in crescita e l’aumento della domanda per gli usi in agricoltura e industria, i ricercatori sostengono che questa crisi è solo destinata a peggiorare.

Rajendra Singh, conosciuto come "l’uomo dell’acqua in India", sostiene che le falde acquifere in fase critica in tutto il mondo possono essere risollevate con uno sforzo della comunità. Negli ultimi 32 anni, attraverso la sua onlus Tarun Bharat Sangh (Young India Organization), Singh ha condotto iniziative di raccolta e di gestione delle acque nella comunità nel distretto Alwar del Rajasthan, uno stato arido e semi-desertico nel nord-ovest dell'India.  Per il suo lavoro, a Singh è stato assegnato il premio Magsaysay Ramon per la leadership della comunità nel 2001, e il Premio Stockholm Water nel 2015. E non si dimostra convinto delle politiche attuali dei governi legate alla gestione dell’acqua.

“I governi di solito non supportano iniziative che partono dalle comunità, loro preferiscono avere il contatto con i grandi costruttori e gli enti appaltatori: grandi dighe, grandi canali, sistemi di acqua di irrigazione centralizzati, acquedotti. Creano nuovi canali anche quando i vecchi canali sono a secco. Non vi è alcuna partecipazione della comunità in questi progetti. Ogni tipo di lavoro è dato a un imprenditore. Si tratta di una democrazia guidata dagli appaltatori, non dalla gente” ha dichiarato Singh in un’intervista al giornale Policy Innovation, in cui si professa estremamente preoccupato per il futuro geopolitico legato alla scarsità di acqua:” La terza guerra mondiale è alle porte, e sarà provocata dall'acqua, se non facciamo qualcosa per questa crisi. Moltissime persone in Medio Oriente e nei paesi africani cercano di spostarsi in posti come l'Europa, in parte a causa della scarsità di acqua. E dopo la migrazione forzata arrivano le tensioni, i conflitti e il terrorismo. Dove il terrorismo è attivo, lì di solito c'è scarsità di acqua. Guardate la Siria, molto tempo fa, aveva un’agricoltura fiorente, ma poi la Turchia ha costruito una diga che ha cambiato le cose. Una storia simile c’è anche in Libia. Se vogliamo un futuro sicuro, dobbiamo iniziare dalla conservazione dell'acqua”.

Si dice che solo fissando un alto prezzo per l'acqua si possa ottenerne un uso disciplinato, ma secondo Singh non è giusto: “Nella mia regione, negli ultimi 19 anni il parlamento ha emanato leggi e regolamenti che tutti rispettano e tutti hanno acqua a sufficienza. La gestione sostenibile delle acque da parte delle comunità esiste da migliaia di anni senza che nessuno abbia fissato un prezzo sull’acqua. Allora, perché ne abbiamo bisogno proprio oggi? Poiché ora è il settore privato che fissa le regole. Inquinano i fiumi e poi ci fanno pagare per l’acqua potabile. La privatizzazione non è la risposta, aumentare i prezzi dell’acqua non è la risposta giusta”.


Fonte: AK Informa N. 22


domenica 29 maggio 2016

Savigno, 29 maggio 2016 - Resoconto dell'incontro di Sentiero Bioregionale



Circa un mese fa Paolo aveva ricevuto l'informativa dal CIR relativa all'incontro annuale di Sentiero Bioregionale, un gruppo di persone, bioregionalisti ed ecologisti. Nell'informativa si diceva che  la riunione si sarebbe tenuta a Savigno (BO) dal 27 al 29 maggio. Savigno è un paese (non più un Comune, visto che fa parte del Comune unificato Valsamoggia), poco distante da Spilamberto, appena una trentina di chilometri, ed io l'ho interpretato subito come un segnale favorevole a partecipare. 

Dopo essermi consultata con Paolo, ho scritto al coordinatore del gruppo, Giuseppe Moretti, per avanzare la richiesta di partecipazione e, dopo il suo acconsentire, la mattina del 29 maggio 2016, di buon'ora, io e Paolo siamo partiti.

La giornata non era particolarmente soleggiata e calda come le precedenti, ma meglio così, il fresco lascia le menti più lucide e il cuore era comunque aperto.


Le indicazioni per raggiungere il luogo erano chiare e semplici, arrivati all'agriturismo La Lodola, una casa per l'ospitalità di gruppi in autogestione, abbiamo visto un bel numero di auto, correttamente parcheggiate e lì abbiamo lasciato la nostra e ci siamo avvicinati, con un po' di curiosità. 

Non sapevamo ancora chi avremmo trovato, eravamo sicuri (almeno io lo ero) di incontrare Moretti ed Etain Addey. Abbiamo visto un paio di persone fuori nel prato ed altri
dentro, nell'ingresso della casa. Tutti ci hanno salutato affabilmente.  Alcuni Paolo li conosceva già (oltre a Giuseppe, Vincenzo ed Egidio, Cosetta, Silvana, ecc.), con altri ci siamo presentati. Era un momento di movimento:
alcuni erano già in partenza per  loro impegni e la necessità di ritornare alla loro casa. 


Nel gruppo rimasto si respirava un'aria di familiarità e affetto, sorrisi e parole, chi partiva salutava e lasciava, magari, i propri recapiti. Tra gli altri abbiamo visto Felice, l'unico che io conoscevo già, con i suoi vasi di frutta secca ed erbe per tisane e libriccini autoprodotti. C'erano anche diversi "giovani" e bambini, il che fa ben sperare.


Dopo un po' è stato allestito fuori, su un prato, un cerchio di panche per fare la prima condivisione del giorno. Giuseppe ha prima raccontato che la sera precedente c'era stato un piccola recita sulla Grande Madre e sulla sacralità della Natura, e  che più tardi, dietro sollecitazione di una donna di cui ora mi sfugge il nome, avremmo compiuto un breve rito
di ringraziamento alla Madre. Poi  Giuseppe  ha invitato me e Paolo a presentarci, visto che eravamo gli  unici arrivati  della mattina. Io ho raccontato qualcosa di me, del modo in cui io e Paolo ci siamo conosciuti e messi assieme,  nell'estate del 2009, ormai quasi sette anni fa,  e del fatto che da lui avevo subito sentito parlare di bioregionalismo, ecologia profonda e spiritualità della natura  (che poi sono la stessa cosa), della Rete Bioregionale Italiana e dell'incontro che avrebbe dovuto tenersi all'epoca ad Acquapendente, che poi per vari motivi, fu annullato.


Ho raccontato di essere veterinaria della USL, dovendo poi, in un secondo momento, specificare che un veterinario USL non cura gli animali, normalmente, ma esegue controlli ufficiali sugli animali allevati, quindi anche e soprattutto negli allevamenti che ormai sono prevalentemente intensivi. Ho continuato dicendo come "mi piace" conoscere queste realtà, il che mi rende consapevole che è necessaria secondo me, un'inversione di tendenza, per il bene nostro, degli animali stessi e della natura nel suo insieme.


Paolo si è presentato, per quelli che non lo conoscevano, come uno dei "vecchi" bioregionalisti italiani , raccontando sommariamente del suo stare a Calcata prima e del suo trasferimento a Treia (dal Treja a Treia), annunciando alcuni incontri che abbiamo in calendario per quest'anno: Montecorone di Zocca, 18 e 19 giugno; Ronciglione, 25 e 26 giugno e Treia dal 7 al 14 agosto; invitando chiunque volesse partecipare e proponendo, per il futuro, di valutare l'opportunità di fare, magari una volta l'anno, un incontro congiunto.

Poi ha cominciato a piovere e ci siamo trasferiti in una grande sala al primo piano, per continuare la presentazione dei temi previsti nell'incontro. All'inizio Giuseppe, rispetto alla proposta di Paolo, ha risposto che "le ferite devono ancora rimarginarsi" ma che è sempre stato nelle sue intenzioni mantenere buoni rapporti con tutte le altre  realtà ecologiste e poi si è affrontato il primo tema della mattinata, sul senso di "presenza".   Se ricordo bene l'argomento verteva sul "sentire che nell'ambiente in cui si vive una consapevolezza bioregionale (o meno) da parte della gente del luogo e su quello che si prova al riguardo, allorché non c'è una comunione stretta con gli altri abitanti del luogo".


Molte persone hanno detto la loro, la maggior parte mi pare abbiano espresso un certo disagio nel vivere in un luogo, pur nella bellezza della natura in alcuni casi, ma in cui, spesso, solo negli anziani si riscontra una vera conoscenza della natura  e amore per essa.

Certo, si deve partire da quello che si sente per poter essere dei semi per il cambiamento, senza pretendere di dare giudizi, affibbiare etichette e senza voler "imporre" dall'alto una "rivoluzione" che può essere accolta solo se percepita dal basso, comunque si voglia chiamare questa spinta (bioregionalismo, ecologia, amore per la natura, ecc.).


Non sono intervenuta, ma avrei voluto dire che, personalmente, nei luoghi dove vivo non c'è l'identificazione precisa di  una bioregione specifica e che la consapevolezza ecologica delle persone è molto variabile. Paradossalmente ne trovo molta di più  in Emilia, luogo inquinato per eccellenza in Italia ed in Europa, che nelle Marche, ma forse proprio perché, essendo quest'ultima una regione meno contaminata,  non si sente fortemente l'esigenza da parte della maggioranza delle persone di collegarsi alla natura.


Secondo me, però, è comunque necessaria una crescita in consapevolezza e amore per la Natura e per tutto ciò che contiene (quindi, anche esseri umani), per contrastare la deriva di globalizzazione e consumismo che  mette a rischio, col tempo, la sopravvivenza di tutti noi e dei nostri discendenti.


Poi c'è stata la presentazione del libro su Peter Berg "Alza la posta" a cura di Giuseppe Moretti.


Era ormai ora di pranzo. Un gruppo di volenterosi aveva nel frattempo predisposto ottimo cibo non so se casualmente o intenzionalmente era vegetariano; abbiamo consumato il
pasto in una sala tutti assieme e con alcuni nostri vicini  ci siamo intrattenuti a parlare di vari argomenti bioregionali.


Etain non c'era, spero di avere un'altra occasione per incontrarla.


Dopo pranzo, siamo usciti all'aperto. Un raggio di sole ci ha
benedetto, dopo tutta l'acqua che era venuta. Ci siamo messi in cerchio attorno ad una "statua" che sembrava una sirena, un essere mitologico, o non so cosa, e chi ha voluto ha offerto dei doni o ha espresso parole di ringraziamento per il luogo, per i presenti e per la natura, finendo con un suono emesso  coralmente (OM)  per riconnetterci tra noi e l'ambiente.


Caterina Regazzi






Mio commentino:

"La mattina, poco prima di svegliarmi, stavo facendo un sogno in cui immaginavo di stare assieme ad un gruppo di persone che partecipavano ad una gara poetica. Ognuno si iscriveva per declamare una sua poesia estemporanea, creata al volo. Mi ero iscritto anch'io e stavo pensando cosa avrei potuto dire ma proprio in quel momento ha suonato la sveglietta. Poi, però, durante la cerimonia finale tenuta a Savigno, in onore della Terra, mentre eravamo tutti in cerchio davanti ad una stele (leggete la descrizione soprastante di Caterina), dopo che quasi tutti avevano espresso i loro pensieri di ringraziamento, mi sono ricordato di una frase di un santo poeta  indiano (Ramprasad), che dice "Cosa posso offrirti o Madre che non sia già tuo?". Ed in questa consapevolezza mi sono riconosciuto..." (Paolo D'Arpini)  

sabato 28 maggio 2016

La Rete Bioregionale Italiana vista dall'interno... nel "riconoscersi in ciò che è"

Ogni entità, come ogni persona, ha un suo destino ed un suo percorso di vita. La Rete Bioregionale Italiana, in quanto coordinamento di vari soggetti che si riconoscono nel sentire dell'ecologia profonda e della spiritualità naturale ed ovviamente nell'idea bioregionale, nasce durante un primo incontro aggregativo, tenutosi nella Tuscia.
chiave di lettura
La nascita della Rete avvenne nella primavera inoltrata del 1996 nel  Parco naturale di Monte Rufeno di Acquapendente (Viterbo), ai confini fra Toscana e Lazio. Io ero presente e fui  una componente di quel primo gruppo e quindi potrei raccontarvi come la cosa avvenne e quali furono  i fatti che precedettero quella formazione  ed anche i fatti che seguirono sino ad oggi. Però lo scopo di questo  post non vuole propriamente essere biografico e quindi non vorrei troppo soffermarmi su particolari atti ed azioni compiute nella "prima infanzia" della struttura. Anche se alcune parole per descriverne la realtà e la sua costituzione sono  però necessarie.

Già all'inizio degli anni '70 del secolo scorso, anche in conseguenza della rivoluzione del '68, si era andata creando una nuova visione del mondo, della cultura umana e della sue espressioni sottili come la spiritualità o la filosofia e soprattutto di un rinnovato impegno a rivedere le attività dell'uomo nella natura, considerando la visione olistica e la comprensione che l'insieme della vita è una realtà inscindibile.

Questa visione in effetti trova la sua origine nel pensiero antico oggi definito "pagano" in cui si considerava l'esistenza come una espressione di identità differenziate solo dalla funzione ma non nella essenza. Divinità e personalità rappresentavano i modi della natura e le forze che la animano. 

Ogni cosa insomma è viva e riconoscibile dalle sue attività.  Questo sentire antico, allo stesso tempo connaturato nella mente umana e di tutto ciò che vive nella mente universale, trovò nuove definizioni attraverso le esperienze e le ricerche portate avanti in varie parti del mondo.

Ad esempio negli Stati Uniti questa ricerca prese il nome di bioregionalismo, che è un neologismo coniato da Peter Berg con cui egli intendeva descrivere le forme vitali e naturali in chiave omogenea, consentendone in tal modo il riconoscimento. Quasi contemporaneamente in Europa il filosofo Arne Naess  elaborava i concetti relativi all'ecologia profonda che stabilisce il funzionamento organico dell'insieme.

Ovviamente in questo processo di "riconoscimento" del funzionamento della vita non può essere trascurato l'aspetto sottile che sa riconoscere queste descrizioni e che è in grado di poterle osservare   -come è detto nella scienza moderna:  l'esperimento e lo sperimentatore sono componenti inscindibili del processo sperimentale.... - e questa capacità osservativa non è altro che l'intelligenza-coscienza che tutto pervade ed in se stessa tutto integra.

In sintesi gli argomenti, di cui la Rete si occupa,  vertono su tutte le attività ed i sentimenti espressi dall'uomo in funzione di una esistenza armonica e simbiotica con l'ambiente di cui egli stesso è parte.

Paolo D'Arpini  
Referente Rete Bioregionale Italiana.


venerdì 27 maggio 2016

Ridurre l’impronta ecologica é un percorso di massa



L’Ecologia non è la Cenerentola delle Scienze
Appendice al ‘Manifesto ecologista’ (1).
Aprendo un motore di ricerca alla voce ‘impronta ecologica’’ridurre l’impronta ecologica’ troviamo una serie di link dello stesso tenore, univocamente impostati per essere rivolti a un singolo individuo che vuol modificare in senso ecologico i propri stili di vita. 


Si tratta ovviamente di un approccio estremamente riduttivo e fuorviante, che nasconde un inganno: che vi sia un percorso di correzione (e una responsabilità) di tipo individuale nel danno ambientale.


Strano che in tutte le discipline si critichi il ‘fai da te’, mentre nel caso dellEcologia lo si incentivi. 
Direbbero gli economisti ecologici (2) (voce a cui Vi rimando) che ancora una volta l’Ecologia é trattata come la Cenerentola delle Scienze.


Da intelligenti abitanti del Pianeta però almeno noi ‘ecologisti’, e – con dovizia di argomenti e cognizioni- i nostri Maestri ‘economisti ecologici’, sappiamo che il nostro impatto individuale, pur non trascurabile, é solo un atomo nell’Universo, e, anche che tanti atomi in collisione fanno una reazione a catena micidiale, non è dall’atomo che dipende la bomba atomica, ma dalla collisione tra atomi orchestrata da mente umana con l’ausilio della tecnologia.


In conclusione sono le decisioni di indirizzo politico e industriale che determinano l’impatto della società umana sugli equilibri planetari, in termini di crescite e decrescite, consumi , sprechi , impatti

Saro Bi


(1) file:///C:/Users/Ros/Desktop/ARGOMENTI%20dupl/ECONOMIAECOLOGIA/MANIFESTO%20ECOLOGISTA%20(SPUNTI)_file/MANIFESTO%20ECOLOGISTA%20(SPUNTI).htm
(2) https://it.wikipedia.org/wiki/Economia_ecologica

giovedì 26 maggio 2016

Bioregionalismo significa vivere in una comunità ecologicamente consapevole



     Due anni fa stavo conducendo una delle tante e belle riunioni nelle scuole del Parco Naturale Regionale dei Monti Lucretili (dove ho la fortuna di lavorare come educatore ambientale) per presentare l’area protetta, la natura, la cultura e le problematiche ambientali nell’ambito del “Consiglio delle Ragazze e dei Ragazzi del Parco”. Alla fine di una di queste riunioni, in una classe di scuola media, un bambino si alzò e disse: “Professore tutto quello che lei ci ha spiegato sull’ambiente è storia vecchia, il problema adesso sono le scie chimiche!”

     Io prontamente risposi innanzitutto dicendo che ero d’accordo, per quello che si è venuto a sapere le scie chimiche sono veramente un problema, e poi mi complimentai con il bambino per la sua interessante osservazione.

     Ora dunque la riflessione è questa: devono forse essere i bambini e le bambine a fare capire agli adulti che ci sono delle nuove emergenze ambientali e che la scuola e gli operatori del settore non sono preparati a parlarne?

     Ormai l’educazione ambientale è presente a vari livelli in tutte le scuole ma quali sono in effetti gli argomenti che ancora non vengono affrontati o che se affrontati non lo sono in modo chiaro e ecologicamente corretto? Vediamone tre significativi.

     Il primo è proprio quello delle scie chimiche, è in atto ormai un nuovo modo di fare la guerra, la guerra del clima, qualcuno giustamente ha detto di “rendere la terra stessa un arma” tramite modificazioni climatiche indotte artificialmente attraverso le emissioni degli aerei. Senza dilungarmi troppo ormai si sa bene che dagli aerei fuoriesce di tutto, metalli pesanti, composti chimici, molecole tossiche nano-particelle…

     Il secondo è quello del problema dell’elettromagnetismo (cellulari, computer, wi-fi, cordless, ecc.) e dei suoi effetti tanto dannosi su noi umani ma anche su piante e animali. Effetti devastanti, mortali, catastrofici ma fin’ora sempre sottaciuti grazie all’opera di disinformazione delle multinazionali del settore. E le bambine e i bambini sono le persone più sensibili dato che se noi adulti qualche minima protezione biologica l’abbiamo, loro molto di meno… E intanto mettere il wi-fi nelle scuole, in tutte le classi, sembra un segno di progresso…! (basterebbe invece usare i cavi…).

     Il terzo riguarda la corretta alimentazione che dal punto di vista ecologico non può che essere vegana e crudista come insegna l’ecologia profonda riguardo al valore e dignità di ogni essere vivente nel rispetto dei cicli della vita e di quelli stagionali e della possibilità di ogni specie di avere diritto al proprio habitat, alla libertà e la propria evoluzione. Ma come insegnarlo a scuola dove la maggior parte delle insegnanti hanno ancora uno stile alimentare carnivoro-patriarcale (per non dire “crudele”)?

     Per finire riprendendo un po’ tutte le questioni si tratta di ridefinire la nostra idea di civiltà considerando che attualmente e da migliaia di anni siamo tutti assoggettati (il pianeta, le donne e gli animali in primo luogo), alla società cosiddetta patriarcale che vede nella sottomissione e nella distruzione (del naturale per l’artificiale – il progresso) il proprio senso di essere.

     Invece un altro mondo è possibile. Gli studi di Marija Gimbutas sulla Civiltà dell’Antica Europa neolitica hanno dimostrato senza ombra di dubbio che proprio qui in Europa i nostri antenati avevano un altro modello di civiltà, matrilineare, egualitaria, rispettosa della natura (la Madre Terra, la Grande Dea) e dei cicli naturali… Poi con l’avvento del patriarcato tutto è cambiato e in molto peggio…

Ora però possiamo resistere, sperare, sognare e agire ecologicamente in senso globale ma anche e soprattutto locale, quotidiano e bioregionale verso… un antico futuro.

di Stefano Panzarasa
(Rete Bioregionale Italiana)

mercoledì 25 maggio 2016

Roma, 28 maggio 2016 - PUO’ L’ECONOMIA CIRCOLARE SALVARE IL PIANETA?



Fino ad oggi nel mondo ha prevalso la cosiddetta economia lineare: prendo, trasformo, uso e getto. Tutto ciò ha determinato distruzione dell’ambiente naturale, inquinamento, emissione di gas serra in eccesso, sfruttamento sociale, salute. Per sperare di invertire questa rotta verso l’ecocatastrofe generale, anche l’economia deve fare la sua parte. Non basta più il concetto di sviluppo sostenibile, serve ora quello responsabile e ciò si può attuare attraverso l’ECONOMIA CIRCOLARE

ACCADEMIA KRONOS E C.I.U.
ORGANIZZANO IL CONVEGNO
PUO’ L’ECONOMIA CIRCOLARE  SALVARE IL PIANETA?
Roma - 28 maggio 2016 - ore 10,30 sala conferenze Centro Salesiano in via Marsala,42 (di fronte Stazione Termini )
INTERVENGONO

- L’Europa e l’Economia circolare – Dr. Alessandro Drago ( Regione Lazio )
- L’Economia Circolare e l’imprenditoria italiana – Avv. Michele Di Cesare ( Libertas )
- I nuovi paradigmi dello sviluppo sostenibile nell’Economia Circolare – Dr. Silvio Cipriani ( UE )
- Il sindacato nella nuova concezione di sviluppo responsabile – Dr Roberto Italiano ( UIC)
- La prima concreta applicazione di economia circolare in Italia – Dr Franco Floris
- Nasce in Irpinia il primo incubatore di aziende per l’estero – Dott.ssa Dora Costantini
- A.T.E.N.A. e i progetti di miglioramento ambientale all’estero – Dr Roberto Mastracci
- La nuova politica imprenditoriale per l’ambiente. Dr Stefano Ruvolo (Confimprenditori)
                                          CHIUSURA DEI LAVORI ALLE ORE 13,30


Filippo Mariani - Accademia Kronos


Info: 0761.625532 – 338.8513915 – ak@accademiakronos.it

martedì 24 maggio 2016

Idee di base dell’Ecologia Profonda secondo Guido Dalla Casa

Proverò a riassumere qualche punto fondamentale dell’Ecologia Profonda, in accordo con il Manifesto per la Terra di Mosquin e Rowe (www.ecospherics.net) e con la Piattaforma in otto punti di Naess e Sessions.
L’Ecologia Profonda in sintesi
Sono idee di base dell’Ecologia Profonda:
  • La posizione dell’uomo in Natura come specie animale, parte di un Tutto, che è più della somma delle parti;
  • Il diritto ad una vita degna e all’autorealizzazione di tutti gli esseri senzienti (animali – piante - esseri collettivi – ecosistemi - Gaia);
  • Una visione sistemica-olistica della Terra e di tutti i suoi sottosistemi;
  • La spiritualità e sacralità della Natura.
Quest’ultimo punto, anche se molto importante, è assente in un’ala “materialista” dell’Ecologia Profonda, perché la situazione globale del Pianeta e la possibilità di rimediare ai disastri attuali possono essere esaminate anche con una visione sistemica-olistica del Tutto senza implicazioni spirituali. Personalmente, penso che l’assenza di un solido sottofondo spirituale (se preferite, “panteista”) renda meno accettabile l’Ecologia Profonda, in accordo con il punto 4 della seguente sintesi di Michael Asher, ecologista profondo inglese (www.deep-ecology.com).

Secondo Asher, l’Ecologia Profonda è:
  • una filosofia, cioè un sistema coerente eco-centrato;
  • una visione del mondo, cioè un paradigma che intende sostituire la visione tecnologica-industriale;
  • un movimento, in quanto chiama all’azione;
  • in via facoltativa, una specie di religione, in quanto considera la Natura dotata di valore in sé, cioè sacra.

In pratica, per aderire all’Ecologia Profonda dobbiamo prendere coscienza che:
  • La situazione stazionaria è il modo di vivere del Pianeta. Tutti i processi devono essere ciclici e quindi non comportare il consumo di “risorse” e l’accumulo di “rifiuti”;
  • Lo sviluppo economico, anomalia nata in una cultura umana e che ha invaso tutto il mondo, è una grave patologia della Terra;
  • L’incremento indefinito dei beni materiali non è un desiderio naturale dell’umanità: ha portato anche malessere e gravi infelicità.

Vediamo infine quali sono attualmente i grossi guai del Pianeta, cui non si potrà rimediare senza un pensiero basato sull’Ecologia Profonda:
  • Spaventosa sovrappopolazione umana e crescita continua: 7 miliardi di umani che crescono di 90 milioni all’anno (tre bambini in più ogni secondo);
  • Perdita della biodiversità: scompaiono circa venti specie al giorno;
  • Distruzione delle foreste e di altri ecosistemi (paludi, praterie, ecosistemi acquatici);
  • Enorme consumo di territorio in atto in tutto il mondo (passaggio da terreno naturale a terreno urbano, strade, costruzioni, impianti);
  • Alterazione dell’atmosfera terrestre, con gravi conseguenze climatiche, perché le modifiche sono troppo veloci per la scala dei tempi della Terra.
La causa principale che ha portato ai guai sopra elencati è la filosofia completamente antropocentrica che sta alla base della civiltà occidentale, che è la cultura oggi dominante.

(Intervento originale per il libro "Riciclaggio della Memoria" di Paolo D'Arpini - Edizioni Tracce 2013)
di Guido Dalla Casa

lunedì 23 maggio 2016

AmbienteInforma notiziario del Sistema nazionale per la protezione dell'ambiente


Da fine maggio 2016 sarà diffuso settimanalmente. 
Nasce AmbienteInforma notiziario del Sistema nazionale per la protezione dell'ambiente
Il Sistema nazionale per la protezione dell'ambiente (SNPA) è costituito da:
  • l'Istituto superiore per la protezione dell’ambiente (ISPRA);
  • le Agenzie regionali per la protezione dell'ambiente (ARPA);
  • le Agenzie delle Province autonome per la protezione dell'ambiente (APPA).
In attesa dell'approvazione da parte del Parlamento della riforma del SNPA, il sistema è coordinato dal Consiglio federale.
Gran parte delle ARPA ed APPA si sono anche associate in AssoArpa.
Nell'ambito del Programma triennale (2014-2016), è stato istituito un gruppo di lavoro Comunicazione con l'obiettivo di integrare le attività di comunicazione svolte da parte dei vari soggetti che compongono il SNPA.
Fra le iniziative messe in essere, vi è la pubblicazione di un notiziario settimanale del SNPA denominato AmbienteInforma, che - dopo numerosi numeri zero prodotti - dalla fine di maggio 2016 viene inviato a tutto il personale degli enti del SNPA e ad un indirizzario di stakeholder esterni (amministratori, tecnici, associazioni, imprese, categorie, media, ecc.) che progressivamente sarà sempre più esteso.
È disponibile anche un modulo online - aperto a tutti - per ricevere il notiziario.
L'obiettivo di questo strumento informativo è quello di presentare un “Sistema”, composto da tante agenzie diverse, che lavora quotidianamente e che lavora anche sempre più spesso “insieme”, in una prospettiva di integrazione.
In AmbienteInforma si troveranno (notizie, report e pubblicazioni, video, eventi, articoli, infografiche):
  • relative all'attività del SNPA e/o di più soggetti che lo compongono;
  • relative all'attività di un singolo ente, presentate in un'ottica più generale di sistema, passando da una logica locale ad una globale;
  • Esempi di “buone pratiche” anche sperimentate da un singolo ente, ma utili anche per gli altri;
  • ma anche relative all'attività di un singolo ente, cercando di evitare gli eccessivi "localismi".
Il Notiziario è realizzato da una redazione alla quale partecipano comunicatori di Ispra e di tutte le agenzie ambientali e provinciali.

domenica 22 maggio 2016

NASA: "Il 2016 sarà l’anno più caldo di sempre" - Aspettiamoci una torrida estate....



Il 2016 sarà l’anno più caldo di sempre. E’ l’allarme lanciato dalla Nasa, alla luce dei dati che evidenziano che l’aprile appena trascorso è stato l’aprile più caldo dal 1880, ovvero da quando si raccolgono i dati sul clima.
Finora il primato di anno più caldo della storia spettava al 2015, ma i recenti dati raccolti dalla Nasa parlano chiaro: lo scorso mese di aprile è stato il settimo consecutivo in cui la temperatura della superficie terrestre ha superato di più di un grado la media. C’è una probabilità quasi certa dunque che il 2016 si riveli come l’anno più caldo di sempre, e persino con ampio margine.

La temperatura globale della Terra ormai si è attestata sugli 1,11 gradi sopra la media. Gavin Schmidt della Nasa, in un commento dei dati via Twitter, ha affermato che “con l’aggiornamento di aprile c’è oltre il 99% di possibilità che il 2016 sia un nuovo anno record”. Di conseguenza secondo le previsioni anche l’estate del 2016 sarà particolarmente torrida.
Le temperature alte, come spiega il Guardian, sono in parte causate dal fenomeno del Niño, ma gli scienziati sono certi che il motivo principale è il riscaldamento globlale dovuto all’effetto serra.

Del resto, commenta “I climatologi lanciano avvertimenti almeno dagli anni Ottanta. Ed è tutto ormai assolutamente scontato dal 2000 in poi. Quindi perché sorprendersi?”, commenta Andy Pitman, direttore dell’Arc Centre of Excellence for Climate System Science dell’Università australiana del New South Wales.Secondo Pitman visti gli ultimi dati sarà impossibile raggiungere l’obiettivo fissato dalla COP21 di Parigi (Conferenza di Parigi sui cambiamenti climatici): “L’obiettivo di 1.5 gradi è solo un pio desiderio. Non so neppure se riusciremo a raggiungere 1.5 gradi se anche si bloccassero oggi stesso tutte le emissioni. C’è una forte inerzia nel sistema”.
AK Notiziario 21

sabato 21 maggio 2016

Produzione energetica bioregionale... la sola in armonia con l'ecologia



Come ottemperare ai bisogni di energia elettrica  è  un falso problema, legato alla volontà politica di concentrare la produzione energetica in grossi stabilimenti. Poi con la scusa del salvataggio di qualche centinaio di  posti di lavoro si nasconde la verità su come definitivamente risolvere il caso difficile. La concentrazione nella produzione energetica è una scelta  data dall’uso  di fonti combustibili artificiali o fossili od atomiche, causa d’inquinamento massiccio e causa di effetto serra e degrado urbano ed ambientale. 

Sono almeno trent’anni che continuo a suggerire la rinuncia alle grosse centrali ed il ritorno alla produzione locale  con metodi naturali. Ogni comune può tranquillamente produrre energia, attraverso piccoli impianti, senza ricorrere né al poli-combustibile, né al carbon fossile, né al nucleare. Basta utilizzare le fonti naturali presenti sul luogo: sole, vento,  geotermia, biogas, corsi d’acqua,  etc.

Se la produzione energetica fosse diffusa sul territorio  è vero che scomparirebbe qualche inutile e dannoso  posto lavoro nelle grandi centrali  ma ne sorgerebbero a migliaia in altri contesti. Nella  ricerca di nuovi ed ecologici sistemi di assorbimento energetico dal sole, ad esempio, o  nel ripristino di chiuse idriche e ventole, nel recupero di materie organiche di scarto per il biogas, nell’utilizzo di fonti termali… e  chissà  in quanti altri  modi si può produrre energia elettrica pulita…. Ed in quanti modi si può incentivare l’occupazione.  

Il sovrappiù energetico che non servisse al comune od alla provincia potrà essere “venduto” all’Enel e ritrasmesso alle città  che forse non ce la fanno ad auto-sostenersi. Dico “forse” ma son convinto che con un po’ d’inventiva e di intelligenza persino i grandi centri urbani potrebbero diventare autosufficienti, basterebbe cominciare ad utilizzare in toto l’organico che ora finisce al macero o in discarica. Ed inoltre vediamo quanta dell’energia assorbita da una grande città  è veramente necessaria al suo funzionamento sociale, magari si scopre che tantissima energia va sprecata inutilmente… Insomma non si può continuare a far finta di niente continuando a blaterare che “serve energia” quando siamo circondati da energia inutilizzata e pulita che non viene usata, smettiamola con l’ipocrisia politica scientifica economica e che sia finita qui….

Paolo D’Arpini - Rete Bioregionale Italiana
Via Mazzini, 27 - Treia (Mc)

venerdì 20 maggio 2016

Andamento di sistema “sostenibile" e mercatini bioregionali


Etain nella sua casa di Pratale

Come noto, attorno agli anni Ottanta (nel cosiddetto “rapporto Brundtland”) è stato definito “sviluppo sostenibile” (espressione contraddittoria) quello che soddisfa le esigenze dell’umanità presente senza compromettere la possibilità di soddisfare i bisogni delle generazioni future. Tale definizione è decisamente insufficiente e completamente antropocentrica: considera soltanto “i bisogni” della nostra specie come se fosse staccata dal Complesso dei Viventi.

Mi sembra invece molto migliore l’espressione seguente: "L’andamento di un sistema è “sostenibile” se può durare a tempo indefinito senza alterare in modo apprezzabile l’evoluzione del sistema più grande di cui fa parte".  
Tale definizione è priva di riferimenti antropocentrici e tiene conto della vita (o del funzionamento) dell’Ecosfera, che comprende anche la nostra specie.

Guido Dalla Casa

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Esempio concreto: 

Ciao a tutti, Tonino Clandestino ed Augusta ci invitano a casa loro per Domenica  22 maggio 2016 dove si terrà il mercatino mensile della rete di scambio della zona di Gubbio, altrimenti detto "mercatino di Etain". Siamo tutti invitati sia come visitatori sia con i nostri splendidi banchetti di cibo genuino e cose usate. Si montano i banchetti dalle 14 e 30 fino a notte. E' ben accetto il cibo/vivande da condividere. Un saluto, Giovanni Della Casa prehistoricfuture@hotmail.com


Montelovesco - Mercatino bioregionale del 22 maggio 2016 - Come  arrivare: prendete la strada che da Gubbio porta a UMBERTIDE quando siete a CAMPOREGGIANO girate a sinistra per MONTELOVESCO salite per 6 km circa e quando inizia la strada bianca andate dritti dopo 500 mt girate alla prima strada a destra e  sarete giunti.
In ogni caso metteremo anche dei cartelli per indicare il luogo dell'incontro, le ultime piogge hanno semidistrutto la strada ma prima dell'evento dovrebbe arrivare una ruspa per ripararla.
Vi aspettiamo Tonino e Augusta -   3495203133