giovedì 29 febbraio 2024

Basta con gli allevamenti intensivi...




Gli allevamenti intensivi sono responsabili non solo della sofferenza di animali sottoposti  spesso a condizioni atroci, ma anche delle emissioni di ammoniaca che contribuiscono all’inquinamento di polveri sottili che causa  ogni anno solo in Italia circa 50.000 morti premature! 

Gli allevamenti intensivi rappresentano un modello economico inefficiente e distruttivo: consuma ⅓ dell’acqua utilizzata dall’intero settore agricolo e divora  ⅔ dei cereali commercializzati nell’Unione Europea.

Un sistema evidentemente malato, che brucia risorse, produce costi ambientali enormi. Non possiamo più lasciare la strada libera agli allevamenti intensivi.

Simona Abbate - greenpeace.italia@act-it.greenpeace.org


mercoledì 28 febbraio 2024

Gli otto principi dell'ecologia profonda di Arne Naess...

 


1.- Il ben-essere e il fiorire della Terra vivente e delle sue innumerevoli parti organiche/inorganiche hanno un valore in sé. 

2.- La ricchezza e la diversità degli ecosistemi della Terra, come pure delle forme organiche che alimentano e sostengono, contribuiscono alla realizzazione di questi valori e sono anche valori in sé.

3.- Gli umani non hanno alcun diritto di ridurre la diversità degli ecosistemi della Terra ed i loro costituenti vitali, organici ed inorganici.

4.- Il fiorire della vita e della cultura umane è compatibile con una sostanziale riduzione della popolazione umana. Il fiorire creativo della Terra e delle sue innumerevoli parti richiede come necessaria tale diminuzione.

5.- L'attuale interferenza umana con il mondo non-umano è eccessiva, e la situazione sta peggiorando rapidamente.

6.- Si devono cambiare le politiche attuali. Tale cambiamento riguarda i fondamenti dell'economia e le strutture tecnologiche e ideologiche.

7.- Il cambiamento ideologico è principalmente quello di apprezzare la qualità della vita piuttosto che aderire all'illusione di un tenore di vita sempre più alto.

8.- Coloro che sottoscrivono i punti sopra elencati prendono l'impegno di partecipare ai tentativi di implementare le necessarie modifiche.


Arne Naess



martedì 27 febbraio 2024

Narrando e Mediterrando...




... ho ritrovato questa pagina che era il mio sogno progetto di festa della terra con studi su architetti musicisti poeti antropologi e altri motivi di incontro attraverso la terra cruda...

 
Mediterrando 
 
Mentre passeggio lungo le sponde del Mediterraneo meditando e lavorando con la terra penso alle gipsy brass band macedoni, alle fisarmoniche scassate e alle trombe dei ragazzi nei mercati rionali ai tamburi africani sulle spiagge estive e a balkan beat box e electric gipsy land alla musica turca e al cinema di fatih akin in crossino the bridge; all’architettura dell’egiziano hassan fathye del napoletano fabrizio carola; penso ai tuareg, ai tinariwen al blues del deserto di Bombino alla musica gnawa di asnha el becharia al flamenco gitano a creuza de mar di fabrizio de andrè alle trasmigrazioni sonore di paolo fresu a zina di cesare dell’anna, giro di banda opa cupa e al ragno impoverito nella doppia valenza del ragno impoverito della tradizione e all’uranio impoverito; a gitanistan dei mascarimirì; pensavo al canzoniere del lazio a luigi cinque e alla tarantula iper text orchestra a capossela e al suo paese dei coppoloni, penso ai punti e alle virgole di vincenzo rabito contadino siciliano che verso la metà degli anni cinquanta venuto in possesso di una macchina da scrivere olivetti si è rinchiuso nella sua stanza e ha scritto la storia della sua vita; scrivendo fitto per non sprecare spazio sui fogli bianchi, senza margini usando solo il punto e virgola; ne è nato un libro passato ormai alla storia Terra Matta. continuo a studiare lomax che mi da una grande profondità di temi. si parla poi di familismo amorale nella tradizione mediterranea studiata da bansfield, de martino di sud e magia e le varie interpretazioni di psicomagia di antonio infantino. la bella inchiesta di scotellaro in contadini del sud. mediterraneo grande focolare, pianeta plurale dove i confini non stanno mai esattamente dove crediamo essi siano...
 
Ferdinando Renzetti



lunedì 26 febbraio 2024

Meloni-Zelensky. Quel patto di "ferro" fa già la ruggine...



Stipulare un’alleanza militare con un paese in guerra, che prevedibilmente per molti anni rimarrà in una situazione di conflitto con la Russia, anche se domani intervenisse il cessate il fuoco, è quanto di più insensato e pericoloso si possa immaginare.

L’esperienza storica ci insegna che l’Italia è precipitata nella tragedia della Prima e della Seconda guerra mondiale a seguito della stipula di due trattati di alleanza militare, il Patto di Londra del 26 aprile 1915 ed il Trattato bilaterale con la Germania, stipulato il 23 maggio 1939, più noto come “Patto d’acciaio”. 

Il Patto di Londra fu negoziato in gran segreto dal Ministro degli esteri Sidney Sonnino, con l’accordo del Re, e rimase segreto perché il Parlamento, la grande maggioranza del popolo italiano ed il Vaticano erano contrari all’entrata in guerra dell’Italia. 

Oggi viviamo in una situazione di fervore bellico delle classi dirigenti e dei media, non condiviso dalla stragrande maggioranza della popolazione italiana, ma non siamo nel 1915 e non possiamo consentire di essere coinvolti in una guerra per procura contro la Russia, combattuta sulla pelle del popolo ucraino. 

Certamente il Patto Meloni-Zelensky più che un “Patto d’acciaio” è un “Patto di latta”, data la natura dei contraenti, però è ugualmente pericoloso. 

Domenico Gallo 









Continua su https://www.domenicogallo.it/2024/02/il-patto-meloni-zelensky/ 


Video collegato: https://www.youtube.com/watch?v=4WcR84KKA9M

domenica 25 febbraio 2024

Mestre. Alternative all'incenerimento dei fanghi...

 


Dopo la riuscitissima assemblea anti inceneritori, al cinema Aurora di Marghera del  22 febbraio u.s.  e l'importante, nettissima presa di posizione anti-inceneritore del Patriarca di Venezia  (a cui Zaia e industriali hanno risposto con ridicoli balbetii: il presidente di Confindustria  ha addirittura messo in dubbio la "fiducia e la fede" del vescovo!)  ecco la terza importante iniziativa per tenere il "fiato sul collo" alla banda di inquinatori, col contributo di alcuni tra i maggiori esperti italiani ed europei sui temi dei rifiuti, delle ricadute sanitarie e delle alternative.

PARTECIPIAMO IN MASSA E ALLARGHIAMO LA CERCHIA,  DIFFONDENDO QUESTO INVITO per VENERDI' 1 marzo 2024


INCENERIMENTO DEI FANGHI DEI DEPURATORI 
                      QUALI ALTERNATIVE?

    Venerdì 1 marzo 2024      ore 17.30    
 Teatro Kolbe - via Aleardi 156 - Mestre 
                                      INGRESSO LIBERO
Intervengono
ing. Franco Rigosi - Medicina Democratica
TRATTAMENTO DEI RIFIUTI A MARGHERA
dott. Agostino Di Ciaula - Pres. ISDE - Medici per l’Ambiente – Italia
EFFETTI SANITARI DELL’INCENERIMENTO DEI RIFIUTI
                          dott. Vitalia Murgia - ISDE Medici per l’Ambiente – Veneto
-PRESENZA E IMPATTO DEI PFAS NEI FANGHI E NEI FUMI
                          dott. Enzo Favoino - Scuola Agraria Parco di Monza – Zero Waste Europe
-ALTERNATIVE ALL’INCENERIRE I FANGHI DEI DEPURATORI
                           dott. Mattia Donadel - Opzione Zero
-INIZIATIVE PER LE ALTERNATIVE ALL’INCENERIMENTO
Coordina prof. Michele Boato - Ecoistituto del Veneto "Alex Langer"
logo ecoistituto.jpgIMG-20240112-WA0000.jpg    MD.png

Info:  micheleboato14@gmail.com




 


sabato 24 febbraio 2024

La soluzione Agroecologica Bioregionale

 


La zootecnia industriale è la causa di tutti i mali del pianeta… in primis degli animali stessi che si ammalano e di chi se ne nutre, che si ammala ancora di più…

Inoltre, gli animali delle “fabbriche zootecniche” consumano alimenti che sfamerebbero almeno 30 miliardi di esseri umani… mentre con le carni intossicate da farmaci, mangimi, residui chimici di pesticidi e glifosate, ogm e vaccini, alimentiamo solo 3 miliardi di obesi ed ammalati, visto che il rendimento dei mangimi industriali e ogm è solo del 10%… Distruggendo le foreste primarie e desertificando i terreni con pesticidi e glifosate, per alimentare animali allevati in condizioni disumane… o meglio dis-animali.

E poi, siccome c’è concorrenza  di altre nazioni dove si produce ancora peggio, i commercianti-sfruttatori-importatori creano le condizioni per un massacro generalizzato, esclusivamente per speculare sulle crisi di mercato industriale delle carni latte e derivati…

Abbiamo solo una strada percorribile… ed oggi i nodi vengono tutti al pettine con la crisi degli agricoltori e allevatori industriali, indebitati fino al collo… LA RICONVERSIONE AGROECOLOGICA IMMEDIATA...

Prof. Giuseppe Altieri



venerdì 23 febbraio 2024

Salviamo il Paesaggio - Al via la campagna “Tutti i costi del suolo perduto”

 


Tra pochi giorni verrà avviata una nuova campagna nazionale del nostro Forum Salviamo il Paesaggio che, basandosi sui dati ufficiali sul consumo di suolo registrati dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) tra il 2006 e il 2022, ha riassunto in un agevole foglio di calcolo tutte le cifre utili per comprendere rapidamente le trasformazioni urbanistiche avvenute in ognuno dei Comuni italiani. 

Il lavoro del nostro Gruppo di studio riassume gli ettari di suolo naturale perduto negli ultimi diciassette anni (cioè quanto cemento e asfalto hanno sostituito la “terra” naturale), la percentuale di superficie comunale impermeabilizzata (cioè la già avvenuta “antropizzazione”), il costo annuale in migliaia di euro derivante dalla perdita della risorsa suolo per ciascun Comune e il debito complessivo da ciascuno accumulato. Un debito ecosistemico e ambientale, ovviamente. Ma anche economico-finanziario. E il “bilancio” è drammaticamente negativo.

Su quest’ultimo punto è bene attendersi la più probabile obiezione da parte dei Sindaci, destinatari della nostra Lettera: «si tratta di un semplice debito “virtuale”, che non comporta reali passivi di bilancio né esborsi di denaro…». 

È vero: non c’è uscita di cassa, non c’è pagamento né saldo “fisico”. Ma il costo e il debito ci sono, eccome; basti pensare a quanti miliardi di euro sono stati necessari soltanto per tamponare i danni causati dai più recenti eventi estremi che hanno colpito l’Italia: allagamenti, frane, esondazioni fluviali, siccità e basti immaginare tutto ciò che il riscaldamento globale causerà nei prossimi anni e decenni. Eccoli qui i nostri costi ecosistemici derivanti dalla perdita di suolo libero! Che significano anche morti, esistenze distrutte, comunità spazzate via in pochi attimi…

Ora questi numeri impietosi dovranno essere illustrati a ogni Sindaco e amministrazione comunale, per riflettere e cambiare: studiateli a fondo, compilate – occorrono pochi secondi – il box che compare in questa Lettera per il mio Sindaco e inviatela ai vostri amministratori e ai media locali. Ragionando su cifre accertate forse sarà più semplice decidere che il suolo che ci resta è il futuro della nostra comunità!

Il Forum Salviamo il Paesaggio invita ogni persona e ogni organizzazione ad agire presso i propri amministratori locali: ora tocca a ognuno di noi…

COME ATTIVARSI:

1. Aprite la lettera da inviare al Sindaco (c'è anche una variante della lettera per i comuni che andranno alle urne QUI). Nel box troverete alcuni dati che ognuno dovrà compilare attingendo – in maniera molto rapida – alle cifre di alcune colonne dello specifico Comune che riportiamo in sintesi in questo fileNOTA BENE: il file excel, completo di tutti i dati e le annualità per ciascun Comune italiano lo potete scaricare dal sito, al fondo dell'articolo: LINK.

2. Inviate la lettera compilata al vostro Sindaco e a tutti i consiglieri comunali.

3. Inviate un comunicato ai media locali, allegando la lettera trasmessa ai vostri amministratori. Potete utilizzare come base questo comunicato stampa nazionale e personalizzarlo indicando dati specifici riferiti al vostro Comune e/o alla vostra zona.

4. Coinvolgete persone e associazioni del territorio, organizzate discussioni/analisi pubbliche e stimolate un dibattito a partire da queste cifre, che sintetizzano i danni che la perdita di suolo libero hanno già provocato sia sotto il profilo ambientale e sia sotto quello economico-finanziario (normalmente trascurato da amministratori e società civile).

NOTA BENE: in qualche caso non tutti i link sopra permettono di scaricare il file relativo. In certi casi è necessario cliccare su “Conserva” per procedere al download.

Inoltre, per ragioni tecniche, i file scaricabili da qui NON sono modificabili. Per ottenere i file modificabili (inclusa la tabella excel, completa di tutte le colonne e con i dati relativi a ciascun anno) visitare il sito QUI.

Se il problema dovesse persistere, scrivete a redazione@salviamoilpaesaggio.it 

Per ulteriori delucidazioni e approfondimenti relativi alla campagna: 
Massimo Mortarino,  Coordinamento nazionale del Forum SALVIAMO IL PAESAGGIO - Tel. 339/7953173 – E-mail: mmortarino@libero.it



giovedì 22 febbraio 2024

Documento storico - Ecologia profonda e bioregionalismo in sintesi...

 



Tutti gli umani una volta erano poeti. Sognatori insieme e nella Terra. Dobbiamo ritrovare la consapevolezza antica, dobbiamo tornare ad essere ciò che eravamo. (Barbara Mor) 

La Terra esprime se stessa non in territori omogenei ma in varie regioni differenti l'un l'altra. Abbiamo solo bisogno di ascoltare ciò che la Terra ci sta dicendo.    (Thomas Berry) 

Il filosofo cinese Lao-tsu (VI sec. a.C.) ha affermato che non abbiamo bisogno di una grande crescita bensì di una grande visione e di semplicità. 

L'ecologia profonda sostiene la centralità della natura, della Madre Terra e non più dell'uomo, ossia la pari dignità tra montagne, fiumi, mari, piante, animali e esseri umani. Questa consapevolezza deve portarci a riprendere coscienza di essere  una parte del complesso mondo naturale e riscoprire il lato selvatico della nostra mente. L'ecologia profonda non afferma però nessuna novità ma parte dai saperi tradizionali popolari (per esempio l'antica saggezza dei nativi americani o degli aborigeni australiani) e dalle dimensioni spirituali dei popoli occidentali e orientali. Se l'ecologia profonda è la grande visione, la semplicità di cui parla Lao-tsu può allora essere quella che è stata definita la sua applicazione pratica, il bioregionalismo. Vivere in un luogo, chiederci chi siamo, dove siamo, praticare una vita ecologista nei suoi riflessi sociali, politici ed economici all'interno di una comunità locale ma anche a casa propria, con i propri cari, al lavoro, in ufficio, in ogni momento (the real work - il lavoro reale, come è stato definito dal poeta americano Gary Snyder). Il nostro luogo è la nostra bioregione, intesa come un organismo vivente definito da un'area dove prevale un'omogeneità di clima, geologia, suolo, vegetazione, fauna e vita umana dovuta a secoli e secoli di evoluzione morfologica, biologica e culturale. Una bioregione può essere un bacino fluviale o una catena montuosa e le sue dimensioni possono variare a seconda delle condizioni naturali e culturali locali. Ognuno di noi vive all'interno di una bioregione, in una situazione che può essere sia rurale che urbana, e lo sforzo da fare è quello di ri-conoscerla, ri-trovarsi in essa come nella propria casa e di questa conoscere tutte le potenzialità e le risorse naturali, sociali e culturali, alla ricerca di un modo di vivere sostenibile e locale in armonia con le leggi della natura e con tutti gli esseri viventi. Peter Berg, uno dei fondatori del bioregionalismo, ha definito la bioregione come tanto il terreno geografico quanto il terreno della coscienza. Una società basata sui principi dell'ecologia profonda e del bioregionalismo, una società ecocentrica, non più antropocentrica, dovrebbe necessariamente partire da una condivisione di questi stessi principi da parte della maggioranza dei suoi componenti, donne e uomini. 

Ovviamente allo stato attuale delle cose in Italia, come nel resto del mondo, ciò rimane una grande utopia. Questa utopia che potremmo definire ecospirituale, possiede però una grande forza che scaturisce dal riproporre una saggezza antica, uno stile di vita che ha funzionato sul pianeta per migliaia di anni, dalle società dei cacciatori-raccoglitori dell'età della pietra e del neolitico fino ai nostri giorni (infatti funziona ancora con mille difficoltà tra le popolazioni tribali). Bioregionalismo significa semplicemente vivere in un luogo in armonia con la natura, saper celebrare la propria bioregione e i cicli naturali, sentirsi parte della trama della vita come insegna anche l'ecologia profonda. Noi vogliamo recuperare l'antica consapevolezza delle popolazioni native e tribali e la vera dimensione spirituale dei popoli occidentali e orientali, affiancandole ad un uso cosciente della tecnologia al servizio dell'umanità e della natura per aiutare la vita a riprodursi e non più per dominare il mondo.

Stefano Panzarasa - Rete Bioregionale Italiana 

















mercoledì 21 febbraio 2024

E' possibile un'industria non inquinante in Italia?

  


La classe dominante procede a passo spedito nello smantellamento del tessuto produttivo del nostro paese. La decisione del gruppo Arcelor-Mittal di non investire più nello stabilimento dell’ex Ilva di Taranto, che il ministro delle “Imprese e del Made in Italy” Urso fa passare come decisione del governo di “estromettere” le multinazionali non interessate ad investire in Italia, è la dimostrazione del fatto che i padroni non hanno intenzione di continuare a produrre in Italia tranne alle proprie condizioni: produrre senza vincoli rispetto alla tutela ambientale e dei lavoratori, proprio come da ultimo li si è visti fare il 16 febbraio nel cantiere Esselunga di Firenze. In sostanza, o i governi di turno (di centro-sinistra [Prodi, D’Alema, Letta, ecc.] o di centro-destra [Berlusconi, Meloni] che siano) smantellano ciò che resta delle conquiste che i lavoratori avevano strappato fino agli ultimi anni ’70 quando il movimento comunista era forte, oppure i padroni vanno a investire in quei paesi che di fatto, per una ragione o l’altra, garantiscono loro lauti finanziamenti e un costo del lavoro minore.

 

È il ricatto con cui sbattono sul lastrico decine di migliaia di lavoratori. Il governo Meloni cerca di distinguersi con qualche cassa integrazione e promessa di salvaguardare i posti di lavoro e sempre più si distingue per la repressione.


Identico ricatto è quello portato avanti dalla Stellantis per quanto riguarda lo stabilimento di Mirafiori: dopo aver approfittato di cassa integrazione, eco-incentivi e sgravi fiscali per decenni, conviene produrre in Serbia, Polonia e altri paesi in cui i diritti dei lavoratori e i vincoli di produzione hanno maglie più larghe con buona pace dei 12.000 operai di Torino.


Wärtsilä di Trieste, Portovesme nel Sulcis-Iglesiente, TIM, ex Alitalia e tante altre aziende seguono la stessa strada. Finché i capitalisti detteranno legge, la liquidazione della produzione industriale nel nostro paese proseguirà, dosata con l’eliminazione delle conquiste. Quali che siano le motivazioni che caso per caso i capitalisti, le loro autorità e i sindacati complici adducono, questa è la fonte comune di ogni chiusura, delocalizzazione, riduzione di aziende che producono beni e servizi. E qui sta anche la fonte del malandare generale della nostra società: dalla disoccupazione all’inquinamento, dalla miseria all’ignoranza fino alla distruzione della Terra su cui viviamo. 


L’Italia è uno dei paesi in cui, quando il movimento comunista nel mondo era forte, i lavoratori hanno strappato ai padroni maggiori diritti e conquiste: quanto resta di questi diritti e conquiste basta a rendere l’Italia un paese poco appetibile per i capitalisti industriali e invece appetibile per speculazioni finanziarie e immobiliari, per la gestione su concessione di beni e servizi pubblici, per grandi opere inutili e dannose, per il turismo mordi e fuggi.


Delegazione del (nuovo)PCI




martedì 20 febbraio 2024

Ricerca Stile di vita, economia e consumi...

 


...mi chiamo Bruno Mazzara e insegno Psicologia dei consumi presso l'Università Sapienza di Roma sto coordinando una ricerca nazionale sulla sostenibilità dei nostri stili di vita e di consumo (qui una mia recente pubblicazione sul tema).

Trattandosi di un tema vicino ai vostri interessi, vi chiederei se fosse possibile diffondere il questionario tra i vostri contatti
questo il link per compilare il questionario:

Quando avremo i dati, mi farà ovviamente piacere condividerne i risultati

Grazie dell'attenzione

Bruno Mazzara



Maggiori informazioni su chi gestisce la ricerca e sul trattamento dei dati sono riportati nell’informativa estesa. Proseguendo nella compilazione dichiari di aver letto tale informativa e di voler partecipare volontariamente alla ricerca.

La presenza della Coscienza in tutto ciò che è vivo...

 


Apparentemente, secondo una visione cartesiana, sembrerebbe che  solo l’uomo sia in grado di sperimentare coscienza di sé ed intelligenza discriminativa  e sentimenti.

domenica 18 febbraio 2024

C'era una volta il "covid"... or non c'è più?




Lo scontro tra no vax e resto del pensiero unico, non sarebbe avvenuto senza la mala gestione della cosiddetta pandemia, che ha criminalizzato tout court gli scettici dell’intruglio e su altro e poi non ha voluto riconoscere le ragioni profonde di coloro che non si prostravano al canto dei coriferi di governo. C’era dell’inspiegabile, ma ora è tutto chiaro.

Adesso ho capito! Ce n’è voluta, ma ci sono arrivato anche io. Stiamo parlando di Covid e famiglia e ambiente e politica e comunicazione. Nonché della cosiddetta, secondo alcuni, pandemenza.

Ecco i fatti illuminanti, che spiegano una volta per tutte come un intero popolo di esperti, di addetti ai lavori, che ha operato in corsia, che ha visto morire, abbia potuto pugnalare alla schiena chiunque che non volesse sottostare al suo stesso pensiero, alla sua stessa acritica sottomissione, senza accorgersi che il primo assassinato è stato un certo Ippocrate. Per non parlare di Paracelso, uno che, secondo quel popolo, non conta nulla, anzi, neppure esiste e, in ogni caso, di cui si può fare certamente a meno. Quindi, pugnalabile anch’egli.

Senza precisare per non infierire che, era stato quello stesso popolo di addetti ai lavori a uccidere – almeno inizialmente – chi poi avrebbe visto morire. E che, dell’aver visto morire si facevano vanto e competenza. Tanto da imporre come gli altri sarebbero stati tenuti a comportarsi, tanto da ritenersi in diritto di augurare le peggiori sorti e maledizioni.

Una supponenza che impediva loro di riconoscere l’arroganza necessaria con cui sostenevano (e sostengono) certe posizioni, ma che godeva dell’appoggio dei giornalisti da lista di proscrizione e menzogne. Quelli salariati se ubbidienti agli ordini di scuderia governativa.

Un atteggiamento con diritti anticostituzionali e di repressione, che impediva loro di mettere al centro del problema non gli odiati astensionisti dall’intruglio ma il terreno, ovvero il gradiente di salute del sistema immunitario dei ricoverati. Sarebbe bastato per discriminare tra chi era opportuno si vaccinasse e chi poteva starne fuori. Per non togliere il pane di bocca a consimili, per evitare il collasso di innumerevoli aziende, per restare rispettabili.

I fatti, sono che quel popolo riesce sempre meno a ignorare le voci contrarie ai suoi dogmi burionici. Nonostante la disparità – che Davide e Golia ben rappresentano – tra la loro messe di comunicazione e quella di chi semplicemente con i puntini che c’erano componeva disegni differenti da quelli vigliaccamente imposti – pena stipendio e posto di lavoro – è per loro sempre più difficile uscire dall’angolo in cui la loro ignavia li ha cacciati.

Così, dopo aver giocato la carta della scienza (che loro posseggono e noi no), dopo quella delle minacce, dopo avere tentato con le censure in senso stretto, dopo non avere esitato a giocarsi quella della criminalizzazione, del discredito, della ridicolizzazione e della derisione, si trovano ora, che quanto hanno taciuto sta emergendo, a vuoto di colpi infamanti.

Che fanno allora?

Non avrei saputo prevedere tanta inettitudine. Cercano di restare in sella al proprio cavallo di carta paventando che i “resistenti” – ultimo guardingo appellativo con cui indicano i critici della gestione della pandemenza – “saranno felici di iniettarsi i nuovi vaccini anticancro, quando questo sarà in loro”. Lasciando perdere il paragone tra cancro e covid, diciamo sproporzionato, sarebbe come a dire che chi non ha voluto farsi inoculare per il covid, chi non ha voluto seguire le minacce di Mattarella, di Draghi, di Speranza, degli esperti, dei virologi, dei giornalisti, necessariamente se lo farà iniettare per il cancro. A significare che i disertori dell’intruglio dovranno ricredersi, e che allora aveva ragione il popolo pandemente. Aiuto.

Dov’è la luce che mi mostra con chi avevamo a che fare? La luce è questa.

Quel popolo non vede, neppure a questo punto, che sono stati i vaccini covid ad alzare le percentuali di patologie varie e dei tumori, con proiezioni da rampa di lancio; che le case farmaceutiche hanno già pronto o quasi il vaccino specifico per la patologia che hanno indotto con quello per il covid.

Se uno ancora non ha capito come gira il fumo con chi e di cosa stiamo parlando?

Lorenzo Merlo


Il giro del fumo, ai piani alti, in altre parole

Quelle che sono state sempre inascoltate, quando non derise. Quelle per le quali facilmente si poteva – e si potrà – sentire: che cosa vuoi che ne sappia un teatrante? Come altrettanto inascoltate lo sono quelle dei medici che non si sono piegati all’assurdità degli ordini governativi, anche a costo dì essere radiati, dal loro svergognato ordine, primo luogotenente del potere:

1. https://www.youtube.com/watch?v=bYbJW8VBTgI

2. https://ilmanifesto.it/salute-il-ministro-schillaci-sceglie-per-consulenti-due-lobbisti-di-big-pharma

3. https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2024/02/14/il-consulente-di-big-pharma-si-prende-il-ministero-e-aifa/7445949/