lunedì 23 gennaio 2017

Roma, 25 marzo 2017, appello per una comune politica agricola bioregionale ed evento del 28 gennaio 2017 a Reggio Emilia


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Il 25 marzo 2017 sarà il sessantesimo anniversario del Trattato di
Roma che ha dato vita alla CEE e alla Politica Agricola Comune (PAC)
con i suoi obiettivi originali, quali quello di garantire una vita
giusta alle comunità agricole, stabilizzare i mercati, garantire
l’approvvigionamento alimentare della Europa con prezzi degli alimenti
che fossero accessibili a tutti i consumatori.

L'Associazione Rurale Italiana, membro del Coordinamento Europeo Via
Campesina, si fa promotrice perchè nel sessantesimo anniversario del
Trattato di Roma le istituzioni europee e italiane si impegnino
formalmente a far si che la Politica Agricola Comune (PAC), unica vera
politica comunitaria, torni a perseguire i suoi obiettivi originali,
quali "quello di garantire una vita giusta alle comunità agricole,
stabilizzare i mercati, garantire l’approvvigionamento alimentare
della Europa con prezzi degli alimenti che fossero accessibili a tutti
i consumatori".

Per questo ARI, insieme a quanti vorranno far sentire la loro voce,
propone di sottoscrivere l'appello che segue e a creare momenti di
proposta e di approfondimento che portino il movimento contadino ad
una comune riflessione e mobilitazione in vista del 25 marzo, data
delle celebrazioni ufficiali per ricordare la firma dei Trattati di
Roma.

Vi invitiamo a prendere visione del comunicato aderire allo stesso, a
comunicarci le vostre riflessioni e a condividerlo e diffonderlo
presso le vostre reti.

Invitiamo, per approfondire e condividere proposte con il vasto mondo di associazioni e movimenti che si stanno preparando alle manifestazioni di 
Roma, all'evento pubblico, organizzato al centro sociale la Paradisa, via Beethoven 78/e, Massenzatico Reggio Emilia,  sabato 28 gennaio 2017,  a partire dalle 15, dal titolo  "Terra, lavoro, salute,dignità. 1957 - 2017 Cosa rimane della PAC che vogliamo?"

Noi ci impegniamo a costruire un percorso comune – come abbiamo già
fatto per la nostra lunga battaglia per ottenere un riconoscimento
formale dell’agricoltura contadina e dei suoi valori - con quanti,
contadine/i, braccianti, lavoratori e cittadini – e rispettive loro
organizzazioni - intendano mobilitarsi, nelle forme che decideremo
insieme, affinché i governi della UE che si troveranno a Roma il 25
marzo 2017 per dar vita a l’ennesima inutile passerella delle élite
dominanti, si confrontino invece con le alternative, nate dalla nostre
resistenze, dalle proposte, di tutti /tutte noi, che in questi decenni
abbiamo saputo costruire.


Documento di cui all'Appello: 

                                       EUROPA, MARZO 1957-2017.

UN CIBO SANO E DI QUALITA’, UN LAVORO DEGNO, UNA POLITICA AGRICOLA
GIUSTA E SOSTENIBILE IN UNA EUROPA DEI POPOLI E DELLA SOLIDARIETA’.

“Terra, lavoro, salute e dignità”

1. Il 25 marzo 2017 sarà il sessantesimo anniversario del Trattato di
Roma che ha dato vita alla CEE e alla Politica Agricola Comune (PAC)
con i suoi obiettivi originali, quali quello di garantire una vita
giusta alle comunità agricole, stabilizzare i mercati, garantire
l’approvvigionamento alimentare della Europa con prezzi degli alimenti
che fossero accessibili a tutti i consumatori.

2. Oggi questi obiettivi sono tutti largamente disattesi, ma noi,
lavoratori della terra, contadine/i e braccianti, di questo paese
sentiamo con forza la responsabilità di produrre un’alimentazione sana
e di buona qualità a cui possano accedere tutti, in particolare
quanti, spinti dentro una spirale di povertà dalle politiche
neoliberiste, dalla ristrutturazione del mercato del lavoro e, più in
generale, da una crisi economica che continua ad arricchire un numero
sempre più ristretto di persone, hanno visto ridurre i loro consumi
alimentari ormai dal 2011 (ISTAT). La spesa per generi alimentari e
bevande (media mensile) era di 477,08 € del 2011, nel 2013 era di
460,72€, di 436,06€ nel 2014 e risalire a 441,5€ nel 2015.

3. La povertà assoluta in Italia tocca l’11,7% delle famiglie che
dipendono da un salario operaio. Sale, nel 20015, al 32,1 % delle le
famiglie di soli stranieri nel Nord. Cresce se misurata in termini di
persone (7,6% della popolazione residente nel 2015, 6,8% nel 2014 e
7,3% nel 2013). Per i comuni che hanno una popolazione inferiore a
50.000 abitanti – essenzialmente collocati in territori rurali – la
povertà relativa, pari all’ 11,2% delle famiglie, è di almeno due
punti percentuali più alta di quella delle famiglie che vivono in area
metropolitana. La crisi del sistema agricolo nazionale, in particolare
delle piccole e medie aziende agricole e agroalimentari, è in parte
responsabile di questo processo di impoverimento e, in parallelo,
dell’aumento dello sfruttamento del lavoro, sia di quello del
coltivatore diretto e della sua famiglia che di quello dei braccianti
e dei lavoratori che movimentano i prodotti nell’indotto della grande
distribuzione organizzata.

4. In aggiunta la qualità del cibo sempre più spesso inquinato da
pesticidi proposti come indispensabili ad una agricoltura ormai
ostaggio delle industrie a monte ed a valle della produzione. In
effetti i pesticidi, secondo l’ultimo Rapporto EFSA, sono presenti in
quasi la metà dei cibi che arrivano sulle nostre tavole e in più del
27% dei casi sotto forma di residui multipli. Si valuta che in un
pasto completo si possono trovare mediamente residui di 8-13
pesticidi, con punte massime di 91: ne risulta quindi un quadro di
vasta contaminazione dell’ambiente e della catena alimentare con danni
gravi prima di tutto su chi distribuisce questi prodotti e poi su chi
si alimenta, in modo particolare sui bambini. Inoltre secondo l’ultimo
Rapporto ISPRA queste sostanze sono ormai ampiamente presenti nelle
acque superficiali e profonde ed il loro numero è purtroppo in
costante aumento.

5. Le politiche decise dai governi della UE, la più grande potenza
agroalimentare del Pianeta, hanno continuato inesorabilmente a
riproporre misure distruttive del tessuto produttivo agricolo,
incapaci di fornire una via di uscita dalla crisi, distruggendo
diritti fondamentali – come il diritto al cibo sano – e costruendo un
sistema agroalimentare insostenibile, ad assoluto vantaggio di un
pugno di speculatori finanziari e gruppi monopolistici, nazionali o
transnazionali. La politica agricola comunitaria è, quindi un problema
di tutti. Primi fra questi dei lavoratori a cui viene sottratto una
parte del reddito per essere riversato nel finanziamento pubblico di
questa politica. Questi soldi, ripartiti ingiustamente tra le aziende
agricole e agro alimentari, sostengono un’agricoltura
industrializzata, a forte impatto ambientale, che produce materie
prime di scarsa qualità che daranno un cibo di altrettanta scarsa
qualità che finirà nel piatto dei consumatori meno abbienti.

6. In Italia poco più di un milione di aziende agricole (1.163 mila)
ricevono una parte dei fondi della PAC (“pagamenti diretti” - sostegno
al reddito) per un valore totale (nel 2014) di 3,9 miliardi di €.

Ma:

Le aziende agricole che ricevono fino a 5.000€ all’anno sono un
milione, cioè l’87% del totale delle aziende e hanno ricevuto il 26%
dei fondi stanziati, per un totale di un miliardo, cioè una media di
1.000 € ad azienda. Per il resto, il 13% delle aziende riceve i 2/3
dei fondi restanti.

Le aziende che ricevono 150.000€ ed oltre di sostegno, sono 1.280,
cioè lo 0,11% del totale delle aziende che riceve poco più del 9% del
totale dei fondi, per una media aziendale di 285.00€

Le aziende che ricevono più di 500.000€, sono solo 90, si spartiscono
quasi 79 milioni di €, con una media aziendale di circa 880.000€ (cioè
lo 0,01% delle aziende da sole prendono poco più del 2% del totale
della somma erogata in Italia)

7. Ci sono altri fondi compresi nello stanziamento totale della PAC
pagati dalla UE all’Italia. Anche questi sono ripartiti in maniera
ingiusta; perché concentrati in poche strutture produttive e ad
esclusivo beneficio di alcune regioni italiane, le stesse dov’è
massiccia la presenza dell’agroindustria. Nel 2015, ad esempio, una
singola cooperativa agricola ha ricevuto circa 10 milioni di euro, 8
imprese agricole, di cui 3 spa, hanno ricevuto un pagamento PAC
(Regime di pagamento unico (RPU) compreso tra 2 e 3 milioni di euro
ciascuna e 15 associazioni di produttori hanno ricevuto (Fondo
operativo delle organizzazioni di produttori) un totale di oltre 146
milioni di euro, con finanziamenti che andavano da un minimo di 3,1
milioni ad un massimo di quasi 38 milioni di euro.

8. Più in generale, i finanziamenti attuali della PAC sono, da una
parte, una sovvenzione indiretta per l’industria alimentare europea e,
dall’altra, nel caso delle esportazioni, un sostegno indiretto alle
stesse che, di fatto, impedisce alle comunità rurali dei paesi in via
di sviluppo di aver accesso al loro mercato.

9. Per queste ragioni, noi mettiamo le persone prima del profitto e la
solidarietà prima della competitività. E crediamo fermamente che la
politica alimentare ed agricola europea debba essere pubblica e forte,
socialmente e ecologicamente sostenibile, equa: a beneficio di tutti i
cittadini, in particolare dei lavoratori e di quelli che hanno meno
reddito a disposizione.

10. Chiediamo dunque che, finalmente, la Politica Alimentare e Agricola Comune:

Consideri l’alimentazione come diritto umano universale e non come
merce per fare profitto;

Fissi come priorità di produrre gli alimenti, per la popolazione umana
e non, all’interno della stessa Europa e consideri il commercio
internazionale agricolo come residuale, rigettando i trattati di
liberalizzazione dei mercati internazionali

Dia priorità al mantenimento di un’agricoltura con numerosi contadini
e lavoratori agricoli su tutta la UE, che produca il cibo, gestisca e
salvaguardi il territorio, con prezzi agricoli giusti e sicuri, che
permettano un reddito dignitoso per contadini/e, salariati/e maggiore
sostenibilità per i cittadini tutti;

Combatta la concentrazione di potere di mercato nella logistica, nella
trasformazione e nella distribuzione alimentare e la sua influenza su
ciò che è prodotto e consumato e promuova sistemi economici alimentari
che riducano la distanza fra contadini e cittadini incrementando, ad
esempio, lo scambio diretto tra gli uni e gli altri;

Definisca le forme di produzione agroecologiche come la norma di
produzione nell’UE: basso utilizzo di input, basso consumo di energia,
miglioramento della biodiversità, benessere animale e altre pratiche
sostenibili.

Applichi un sostegno pubblico per la pratica delle norme descritte
sopra e una tassazione progressiva per i modelli non agroecologici che
sono responsabili degli effetti sociali ed ambientali e delle loro
negative conseguenze.

Garantisca un l’accesso alla terra per tutti coloro che vogliono
coltivarla, nel rispetto della natura e dell’ambiente e, per quanti,
in particolare giovani, intendano migliorare o iniziare un’attività
agricola; attraverso misure che impediscano la concentrazione delle
proprietà, gli investimenti speculativi (land grabbing) e un’attiva
politica redistributiva dei diritti all’uso delle terre agricole,
proteggendone la loro destinazione prioritaria alla produzione di
cibo.

11. Noi ci impegniamo a costruire un percorso comune – come abbiamo
già fatto per la nostra lunga battaglia per ottenere un riconoscimento
formale dell’agricoltura contadina e dei suoi valori - con quanti,
contadine/i, braccianti, lavoratori e cittadini – e rispettive loro
organizzazioni - intendano mobilitarsi, nelle forme che decideremo
insieme, affinché i governi della UE che si troveranno a Roma il 25
marzo 2017 per dar vita a l’ennesima inutile passerella delle élite
dominanti, si confrontino invece con le alternative, nate dalla nostre
resistenze, dalle proposte, di tutti /tutte noi, che in questi decenni
abbiamo saputo costruire.

12.1.2017

Firmato da:

ASSOCIAZIONE RURALE ITALIANA – A. R. I. info@assorurale.it contatti
FABRIZIO GARBARINO 347 156 46 05

S.O.S. ROSARNO sosrosarno@gmail.com contatti NINO QUARANTA 329 105 74 95

Appuntamenti già in cantiere per approfondire e costruire il percorso
comune (aggiungete e diffondete i vostri):

Con l'Associazione Rurale Italiana e Rurali Reggiani il 28 gennaio a
Reggio Emilia (per info info@assorurale.it o 347 156 46 05)

Con SOS Rosarno il 10 – 12 febbraio a Rosarno (per info
sosrosarno@gmail.com o 329 105 74 95)

domenica 22 gennaio 2017

Biodiversità - Salviamo il pianeta, salviamo la vita... prima del collasso del 2020


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Immagine di Gregory Colbert

Entro il 2020, due terzi degli animali selvatici che c’erano nel 1970 sulla Terra saranno spariti. L’umanità sta abbattendo l’albero della vita alla velocità di quando si estinsero i dinosauri. I rischi sono è il collasso della biodiversità e la trasformazione del pianeta in un deserto inabitabile – anche per noi. Ma c’è una speranza: importanti scienziati ed esperti stanno sostenendo un progetto incredibile per salvaguardare fino al 50% del pianeta, un piano che può ristabilire l’armonia tra l’umanità e la nostra casa comune. 

Mentre i governi mondiali discutono, dimostrando con la scarsa operatività a seguito delle discussioni che per essi  l’emergenza biodiversità non è una priorità.

Secondo gli scienziati possiamo arrivare a salvare i nostri vitali ecosistemi e l’80-90% delle specie se solo gli daremo lo spazio per rigenerarsi, il piano per mettere sotto tutela il 50% del Pianeta può sembrare pazzesco, ma in realtà è del tutto fattibile e forse il modo migliore per sostenere l’intricato equilibrio della vita sulla terra.

Per far partire questo piano ambizioso, dobbiamo farlo adottare a tutti i nostri governi: dimostriamo che i loro cittadini lo sostengono in massa e vogliono mettere al sicuro il 50% del pianeta da deforestazione, combustibili fossili, pesca e agricoltura intensive. 

Esserci allontanati così tanto dalla natura è stato un grande errore. Ma non è troppo tardi per imparare da quell’errore... ancora una volta, tutti assieme, guidiamo il cambiamento e riportiamo l’armonia tra l’uomo e la sua casa.

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Integrazioni da varie fonti: 

Allarme del WWF: due terzi della fauna selvatica decimata entro 2020 (La Repubblica) http:/www.repubblica.it/ambiente/2016/10/27/new/allarme_del_wwf_due_terzi_della_fauna_selvatica_decimata_entro_2020_150693885/

La biodiversità sta morendo, a rischio anche la sopravvivenza dell’uomo (La Stampa)
http:/www.la stampa.it/2016/07/16/multimedia/scienza/ambiente/la-biodiversit-sta-morendo-a-rischio-anche-la-sopravvivenza-delluomo-JjS648IsK889NrZZNw1jDO/pagina.html

Come raggiungere l’obiettivo? (Nature Need Half—IN INGLESE)
http://natureedshalf.org/nature-needs-half/how-do-we-achieve-the -goal

Possiamo mettere da parte metà della Terra per natura? (The Guardian—IN INGLESE)
https:/www.theguardian.com/environment/radicalconservation/2016/jun/15/could-we-set-aside-half-the-esrth-for-nature
Perché la biodiversità è a rischio, anche in Italia (Lifegate)

http://www.lifegate.it/persone/news/artico-temperature-invernali-record

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Fonte articolo: A.K. Notiziario N. 3 del 2017

sabato 21 gennaio 2017

La Lega per la Difesa del Cane chiede aiuto per gli animali terremotati e confinati al gelo


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Muri di neve, esondazioni e ancora terremoti: non c’è pace per le regioni dell’Italia centrale. Gli attivisti LNDC lavorano senza sosta per salvare gli animali in difficoltà e lanciano un appello per chi vuole aiutare.
In questi giorni il centro Italia è martoriato da una serie di gravi emergenze che non danno tregua. Le abbondanti nevicate hanno reso invivibili e impraticabili vastissime aree interne tra cui le zone rimaste vittime dei terremoti di agosto e ottobre scorsi. 

A complicare ulteriormente questa drammatica situazione, un nuovo violento sisma ha colpito Abruzzo e Marche, coinvolgendo anche le vicine Umbria e Lazio. Sui litorali abruzzesi invece le copiose piogge hanno provocato l’esondazione di alcuni fiumi con conseguente allarme per le persone e gli animali ospitati nei rifugi.

In queste ore drammatiche LNDC, per quelle che sono le zone al momento raggiungibili, è sul campo per assicurare le cure necessarie agli animali delle località colpite dal terremoto, dalla neve e dalle piogge devastanti e, per quel che possiamo, siamo vicini anche alle persone. Stiamo cercando di far fronte alle emergenze con tutte le nostre forze. 

Alcune nostre sezioni  non sono più vittime solo del terremoto ma si trovano anche isolate per la neve altissima e le piogge che hanno causato l’esondazione dei fiumi. Non si contano più le zone senza elettricità e senza acqua da giorni, e quelle sommerse – o a rischio di essere travolte – da slavine causate dal sisma.

Viviamo con angoscia questi giorni di emergenze continue in attesa che la situazione si sblocchi, con la speranza che non si presenterà una realtà più tragica di quella che ipotizziamo. 

A breve daremo maggiori informazioni sui punti di raccolta cibo e altro materiale che LNDC sta organizzando con il supporto delle Sezioni di tutta Italia.

Grazie ai volontari di tutta Italia e grazie ai cittadini che ci stanno affianco.


Lega Nazionale per la Difesa del Cane
Ufficio Stampa
Tel 02 26116502
Fax 02 36638394
info@legadelcane.org
www.legadelcane.org

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venerdì 20 gennaio 2017

Regione Marche - Osimo: "A qualcuno piace l'agricoltura "conservativa" della Bayer-Monsanto"


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Glifosate e Pesticidi mortali: ora la chiamano addirittura Agricoltura "Conservativa" o di "Precisione"

Si tiene a Osimo (Ancona) il 20 gennaio 2017 un ignobile convegno *, sponsorizzato Bayer-Monsanto con la Presenza di Regione Marche e Ministero Agricoltura i quali dovrebbero rispettare la Costituzione che tutela la Salute, l'Ambiente e la fertilità dei suoli per le generazioni future, regolando le attività economiche a scopo sociale... e non per il massacro della biodiversità e della salute ambientale.

Non basta la falsificazione dell'Agricoltura integrata, attraverso la quale si utilizzano da decenni miliardi di EUR dei fondi europei agroambientali per sovvenzionare l'acquisto di Pesticidi e disseccanti/diserbanti chimici in quantità incredibili. Fondi altresì destinati all'Agricoltura Biologica e alla Sostituzione delle tecniche chimiche attraverso le misure Agro-climatico-ambientali dei Piani di Sviluppo Rurale delle regioni italiane.

Ora la chiamano addirittura Agricoltura "Conservativa", mentre si seminano le coltivazioni dopo aver irrorato i campi con disseccanti mortali che distruggono i microbi e l'humus dei terreni, provocano nuove malattie e sempre maggiore uso di Pesticidi, devastando la fertilità dei suoli e massacrando l'ambiente e la nostra salute per i residui chimici presenti ormai in tutte le acque e negli alimenti convenzionali...


"Agricoltura Blu", Agricoltura di Precisione... propaganda vergognosa e antiscientifica, illegittima in quanto vige l'obbligo di agricoltura integrata in tutto il territorio europeo dal 1 gennaio 2014, per cui non è possibile sostituire un mezzo meccanico, come la lavorazione del terreno, con uno chimico qual'è il disseccante totale, ma è obbligatorio il mezzo che non provoca inquinamento e danni alla salute, di per se sufficiente.


Bayer-Monsanto vuol farsi addirittura finanziare coi fondi europei agroambientali l'agricoltura "arancione" (altro che blu), a base di disseccanti come quelli che si usavano nella guerra del Vietnam (Agente Arancio)  il killer Glifosate è un aminoacido chimico modificato che si inserisce nelle proteine del mondo vegetale e animale, fin negli esseri umani, creando il caos biologico... e lo si ritrova comunemente nel sangue e nelle urine come in tutte le acque superficiali e profonde (alla faccia della dichiarata biodegradabilità, per cui Monsanto fu multata in Francia per pubblicità ingannevole a danno dell'ambiente).

Tanto che il nostro sistema immunitario finisce per non riconoscere più le strutture proteiche delle nostre cellule iniziando ad autodistruggerci...


Ecco come si creano sempre nuove malattie "autoimmuni"... diabete, parkinson, SLA, Sclerosi Multipla, Celiachie... ecc. ecc.


E insieme a centinaia di Pesticidi chimici che moltiplicano gli effetti dannosi (concause aggravanti di sinergia negativa), si provocano cancri e si compromette la nostra fertilità con effetti teratogeni sulla salute delle generazioni future.

Ricordate? Il glifosate era propagandato come biodegradabile... ora lo troviamo dappertutto nel nostro sangue e nelle urine.


Fermiamo questo disastro agroecologico, che prepara la strada agli OGM resistenti al Glifosate...

Prof. Giuseppe Altieri, agro-ecologo



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*  Convegno menzionatoLA NUOVA VIA ITALIANA DELL'AGRICOLTURA CONSERVATIVA
20 GENNAIO 2017 | ORE 10.00  Osimo | Teatro La Nuova Fenice


 http://www.monsanto.it/agricoltore/agricoltura_blu.asp
 

http://www.aigacos.it/News.cfm?lang=it&idNews=85&tipo=NC&categoria=news

giovedì 19 gennaio 2017

Proposte agricole bioregionali per la Festa dei Precursori che si tiene a Treia dal 23 al 25 aprile 2017

Proposte agricole bioregionali  per la Festa dei Precursori che si tiene a Treia dal 23 al 25 aprile 2017  
1. Non mangiare carne ed alimenti d’origine animale se non di allevamenti biologici ed al massimo una volta alla settimana, o meglio, al mese. Anzi è molto meglio essere vegetariani… si diventa più sereni e, soprattutto in pace con la “coscienza planetaria”, si corre di più nello sport e si fa anche meglio l’amore, vivendo più a lungo. Ovviamente con varietà e fantasia, a tavola come in tutto il resto.  L’alimentazione a prevalenza vegetariana oggi si impone come atto di civiltà e rispetto della Natura del pianeta Terra e dev’essere la prima risposta dell’Istinto di sopravvivenza della specie Umana.
2. Trasformare gli allevamenti industriali in biologici, pertanto, utilizzando i pagamenti europei stanziati per il benessere animale, ovvero 500 € per Unità Bovina Adulta, a disposizione delle Finanziarie agricole Regionali, i Piani di Sviluppo Rurale, elaborati troppo spesso di nascosto, mentre le norme prevedono la Massima concertazione e discussione popolare.
3. Nel contempo è necessario interrompere il sostegno agli allevamenti industriali, oggi calcolato sul numero di capi venduti o sulle quote di latte prodotto, che dissangua le finanze europee per sostenere ormai solo il mercato dei mangimi e dei farmaci, essendo gli allevatori in perdita netta. Spostando tali immense risorse sulla Zootecnia Biologica, che in un paese civile dovrebbe essere semplicemente obbligatoria, non foss’altro per la sofferenza degli animali allevati in veri e propri lager o in gabbie (…e di coloro che se li mangeranno).
4. Con una moratoria mondiale, a partire dall’Italia, fermare gli OGM e i brevetti sulla materia vivente, che rendono gli agricoltori “tossicodipendenti” delle Multinazionali, le quali vendono semi e pesticidi collegati, ritirando i raccolti a prezzi da fame. Mentre i commercianti locali e le banche acquisiscono i terreni degli agricoltori per ripianare i debiti.
5. Vietare l’uso di Pesticidi e di concimi chimici che distruggono i terreni, oggi ormai inutili, in quanto sostituibili con tecniche biologiche. Anche in base al Reg. Cee “Reach” ed ai diritti costituzionali inviolabili alla salute, alla salubrità dell’ambiente ed al progresso dell’agricoltura (Art 32, 9, 44 della Costituzione Italiana). A partire dai Sindaci che possono, in qualità di responsabili della salute pubblica, dichiarare i territori Biologici e liberi da OGM (vietandone il commercio oltre che la coltivazione).
6. E’ necessario Utilizzare immediatamente al meglio le risorse economiche previste dai regolamenti europei “agroambientali”  Sono a disposizione circa 200 miliardi di € in Europa per i PSR Regionali, una cifra enorme sufficiente a riconvertire in biologico la gran parte dell’Agricoltura Europea. In Italia, con la riforma medio termine della PAC, abbiamo circa 25 miliardi di € disponibili, con priorità e obbligatorietà per l’agricoltura Biologica (nelle misure agroambientali, che possono interessare fino al 70% del bilancio complessivo dei Piani di Sviluppo Rurale regionali.
Prof. Giuseppe Altieri, agroecologo

mercoledì 18 gennaio 2017

Legislazione costituzionale e bioregionalismo - "Salviamo il paesaggio"


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C’era chi voleva modificare 47 articoli (su un totale di 139), vale a dire un terzo della Costituzione in vigore, ma i cittadini italiani non lo hanno permesso.

E c’è, invece, chi vorrebbe che almeno un articolo della vigente Costituzione (l’articolo 42) venisse applicato in maniera corretta, secondo le interpretazioni suggerite da Paolo Maddalena, Vice Presidente Emerito della Corte Costituzionale. E negli ultimi mesi questo invito inizia ad assumere i contorni di una prassi corrente, che è utile conoscere e sostenere.

Sono almeno tre i casi concreti su cui possiamo poggiare le nostre tesi e sospingere una «new age» che potrebbe sconvolgere – in positivo – l’abitudine di dichiarare la priorità della tutela del Bene Comune sotto il profilo della pura teoria, salvo relegarla a un ruolo inattivo.

Gli stimoli che giungono, ora – da Napoli, da Ciampino e da San Giorgio di Pesaro – sono segnali importanti di una «marea» che si sta alzando e che possiamo contribuire a trasformare in un’onda lunga.

NAPOLI

Nel 2014 la giunta del Comune di Napoli aveva varato due delibere, dedicate al riutilizzo a fini sociali dei beni abbandonati, individuando i beni del patrimonio immobiliare «inutilizzati o parzialmente utilizzati», ma «percepiti dalla comunità come “beni comuni“ e suscettibili di fruizione collettiva», attraverso una specifica mappatura analitica.

Siamo nel cuore del problema: il tema tocca infatti il “nervo” del rapporto tra proprietà collettiva e proprietà privata, indicando un principio già felicemente applicato in alcuni paesi scandinavi.

Nel maggio 2016 una nuova delibera fa un passo avanti: Villa Medusa e l’ex Lido Pola a Bagnoli, l’ex Opg (ex Monastero S. Eframo nuovo) e il Giardino Liberato (ex Convento delle Teresiane) a Materdei, l’ex Conservatorio di Santa Fede (Liberata) e lo Scugnizzo Liberato (ex carcere Filangieri, ex Convento delle Cappuccinelle) nel centro storico, insieme alla ex Schipa di via Salvator Rosa, vengono riconosciuti come «spazi che per loro stessa vocazione (collocazione territoriale, storia, caratteristiche fisiche) sono divenuti di uso civico e collettivo, per il loro valore di beni comuni» e quindi restituiti alla vita quotidiana e alla città intera per tutelarli, scongiurare che possano essere alienati e consentire che vengano amministrati in forma diretta da collettività/comunità di riferimento, senza lucro privatistico e al fine esclusivo di indirizzarli al soddisfacimento dei diritti dei cittadini.
Esemplare l’esempio dell’ex Asilo Filangieri – edificio storico patrimonio Unesco nel cuore di Napoli e anche demanio comunale, abbandonato dopo il terremoto del 1980 – che dal 2 marzo 2012 si è trasformato in uno spazio aperto dove si va consolidando una pratica di gestione condivisa e partecipata di uno spazio pubblico dedicato alla cultura, in analogia con gli usi civici: una diversa fruizione di un bene pubblico, non più basata sull’assegnazione a un determinato soggetto privato, ma aperto a tutti quei soggetti che lavorano nel campo dell’arte, della cultura e dello spettacolo e, in maniera partecipata e trasparente, attraverso un’assemblea pubblica, condividono i progetti e coabitano gli spazi.
Grazie al provvedimento della giunta comunale, attraverso il regolamento per la gestione dei beni comuni pubblici, l’Asilo da luogo occupato è ora luogo di cultura aperto a tutti, di sperimentazione comunitaria e un’importante esperienza pilota, riconosciuta dalla delibera comunale per «l’alto valore sociale e economico generato dalla partecipazione diretta dei cittadini alla rifunzionalizzazione degli immobili».

CIAMPINO

Ciampino (Comune di oltre 38 mila residenti), invece, un folto gruppo di associazioni, comitati e semplici cittadini – su proposta di “Ciampino Bene Comune”, una delle oltre mille organizzazioni aderenti al Forum nazionale Salviamo il Paesaggio – si è fatto portavoce di un’iniziativa per la tutela dell’area della «Tenuta del Muro dei Francesi», in stato di abbandono e soggetta a continui crolli.
Nell’ottobre 2016 è stato notificato al Sindaco l’invito perentorio a iscrivere formalmente l’area al patrimonio comunale, in quanto bene abbandonato, ricordando al Primo cittadino il suo dovere di intimare ai proprietari la richiesta di indicare la propria disponibilità a riattivare, entro 150 giorni, la funzione sociale dei beni abbandonati ed in parte crollati; in caso di mancata risposta o di rifiuto, il Sindaco potrà quindi procedere all’iscrizione di quei beni al patrimonio comunale.
L’intimazione fa riferimento al comma 2 dell’articolo 42 della Costituzione  secondo il quale “la proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge, che ne determina i modi di acquisto, di godimento e i limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti”, e alla funzione sociale non assicurata dai proprietari che, «contravvenendo al loro dovere, li hanno abbandonati facendo venir meno la “tutela giuridica” dei loro preesistenti diritti proprietari sicchè questi beni medesimi non hanno più un titolare e, ai sensi dell’articolo 827 del codice civile, in combinato disposto con il citato articolo 42 della Costituzione, sono tornati nella “proprietà collettiva del Popolo di Ciampino».
Al momento non si registrano reazioni da parte del Sindaco, ma i cittadini sono all’erta e pronti a ricorrere al TAR del Lazio in caso di sua inottemperanza.

SAN GIORGIO DI PESARO

San Giorgio di Pesaro (piccolo Comune di poco meno di 1.400 abitanti), nel febbraio 2016 il consiglio comunale ha approvato una delibera per fronteggiare il preoccupante fenomeno degli edifici abbandonati nel territorio, cioè quegli immobili che si trovano in grave stato di degrado urbano, di incuria volta a determinare pericolo per la sicurezza, la salubrità e l’incolumità pubblica e che non siano mantenuti e utilizzati da più di 10 anni.
Si tratta di un regolamento mirato all’acquisizione al patrimonio comunale, alla riqualificazione e al riuso, anche attraverso la cessione a terzi, di beni in stato di abbandono e, anche in questo caso, si rapporta alle norme del codice civile sulla proprietà «subordinate alle norme di ordine pubblico economico immediatamente percettive degli articoli 41, 42 e 43 della Costituzione che sanciscono la prevalenza dell’utilità sociale e della “funzione sociale della proprietà” sull’interesse privato».

Con l’espressione “beni comuni” la delibera considera «quei beni a consumo non rivale, ad uso non esclusivo ma esauribile, che esprimono utilità funzionali all’esercizio dei diritti fondamentali e al libero sviluppo dei cittadini che possono formare oggetto di fruizione collettiva».

Poche settimane fa il sindaco di San Giorgio di Pesaro, Antonio Sebastianelli, ha emesso tre ordinanze: se non otterranno risposta, dopo 120 giorni scatterà l’acquisizione per fini pubblici e il Comune «provvederà d’ufficio ad eseguire gli interventi necessari con spese a carico dei proprietari o aventi diritto. In caso di mancanza delle risorse finanziarie necessarie a coprire i costi di intervento coattivo, attestato dal responsabile del settore contabile, il Comune avrà la facoltà di imprimere all’immobile una destinazione d’uso pubblica ai fini della conseguente acquisizione al patrimonio dell’Ente».
Tre casi indubbiamente differenti ma con una matrice profondamente solida e unificante, che danno la misura di una possibilità applicabile ovunque: nelle grandi città metropolitane, in Comuni di media dimensione, in ognuno dei circa 6 mila municipi del nostro Paese al di sotto dei 5 mila abitanti (che rappresentano il 72 % dei Comuni italiani). Senza dimenticarci una proposta di legge presentata dalle Onorevoli Chiara Di Benedetto e Claudia Mannino del Movimento 5 Stelle: “Disciplina della funzione sociale della proprietà, in attuazione dell’articolo 42 della Costituzione” (n° 2805, presentata l’8 gennaio 2015).
Possiamo ora attendere gli sviluppi che, nelle prossime settimane, si registreranno a Napoli, Ciampino e San Giorgio di Pesaro.
Oppure possiamo immaginare un diverso futuro per tutti quegli immobili – pubblici e privati – che popolano la città o il Comune in cui siamo residenti e dare il via a una nuova azione (proprio a casa nostra …), che funga da effetto moltiplicatore e trasformi in un potente strumento civico un fondamentale articolo della Costituzione, mai – purtroppo … – correttamente applicato.

A noi e a voi il compito di “cogliere l’attimo”: il cambiamento, ora, è decisamente un “affare nostro”…


di Alessandro Mortarino

Ex-Asilo-Filangieri

Qui potete leggere e scaricare:

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Nota integrativa di Claudio Martinotti Doria: 
"Le iniziative pubbliche qui riportate sono estremamente interessanti, non solo nell’applicazione effettiva degli articoli della Costituzione indicati e finora solo teorizzati, ma nel coinvolgimento organico e responsabilizzazione delle componenti sociali urbane e bioregionali nelle operazioni di recupero, riutilizzo e manutenzione sociale e pubblica dei beni immobili di pubblico interesse (che versano in condizioni di degrado, abbandono ed incuria, da parte della proprietà privata), svolgenti una preziosa azione di aggregazione sociale e formazione e fruizione culturale. Esempi che spero abbiano un seguito in altre parti d’Italia fino a divenire pratica comune, rivitalizzando ogni territorio. (Claudio)"

martedì 17 gennaio 2017

Scarso riciclaggio dei rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche


Risultati immagini per riciclaggio dei rifiuti da apparecchiature elettriche
La raccolta differenziata è una condizione preliminare per garantire il trattamento specifico ed il corretto riciclaggio dei rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE); purtroppo in 40 province italiane la raccolta di questa particolare tipologia di rifiuti è ancora al di sotto dei 4 kg per abitante (target in vigore fino al 31 dicembre 2015).
Solo 4 province superano non solo il target 2015 ma addirittura quello fissato per il 2016, che prevede per l’Italia una raccolta pro-capite pari a circa 7,5 kg per abitante, si tratta di
  • Olbia–Tempio (10,23 kg),
  • Como (10),
  • Aosta (8,24)
  • Sassari (7,92)
cittadinanzattiva_raee_provincevirtuose
In altre 3 province la situazione è rimasta stabile, mentre in ben 58 province è addirittura peggiorata rispetto a cinque anni fa.
Come è possibile vedere nella tabella sottostante la più alta media pro-capite a livello regionale si riscontra nelle regioni del Nord: in particolare Valle d’Aosta e Trentino e Friuli, mentre in forte ritardo si presenta il Sud, soprattutto Campania, Sicilia e Puglia, che si attestano agli ultimi posti.
dati raccolta differenziata raee - media regionaleI dati fanno ancora più riflettere se pensiamo, come ricorda Giorgio Arienti, Direttore Generale di Ecodom, che la quantità di RAEE che ogni cittadino italiano ‘produce’ (cioè butta via) ogni anno è quasi 13 kg a testa, che in totale fanno circa 800.000 tonnellate all’anno.
Senza un deciso cambio di passo, risulta irrealistica, per il nostro Paese, la possibilità di raggiungere l’obiettivo di circa 10 kg per abitante stabilito dall'Unione Europea per il 2019.
Si conferma la fotografia di un'“Italia a più velocità”, come afferma Tina Napoli, responsabile delle politiche dei consumatori di Cittadinanzattiva, che aggiunge: “se da un lato c'è da esser fiduciosi in quanto in Italia nei primi nove mesi dell'anno sta continuando ad aumentare la raccolta differenziata dei RAEE, dall’altro c’è da preoccuparsi e non poco in quanto il trend nel 2015 peggiora in ben 58 province rispetto ai dati del 2011.
Guardando nelle specifico alla nostra regione, la Toscana ha percentuali medie di raccolta differenziata di RAEE sopra alla media nazionale: nel 2015 si è attestata a 5, 67 kg abitante. A livello provinciale, sopra ai 6 kg abitante, troviamo:
  • Lucca (6,37)
  • Firenze (6,32)
  • Pisa (6,27)
  • Siena (6,18)
  • Grosseto (6,1)
Tra le peggiori invece Prato, con 3,4 kg abitante e Massa con 3,71 kg abitante.
raee_toscana
Come migliorare? Sicuramente molte sono le strade da perseguire: la differenza, come ricorda Tina Napoli di Cittadinanzattiva, la fanno:
  • la sensibilità degli amministratori nell'implementare nei territori politiche nazionali ed obiettivi europei,
  • gli investimenti in infrastrutture dedicate, a partire da una più capillare presenza di specifici centri di raccolta,
  • la capacità di fare rete tra i vari soggetti della filiera direttamente interessati - produttori, distributori, consorzi, etc.,  le amministrazioni pubbliche e la società civile organizzata.
Di sicuro bisogna continuare ad informare i cittadini, per questo Ecodom e Cittadinanzattiva hanno realizzato una guida dal titolo “Rifiuti elettrici ed elettronici: come fare?”, che spiega per quali motivi i RAEE devono essere raccolti in modo differenziato.
Come già ricordato anche da altri opuscoli informativi in materia, questi rifiuti contengono sostanze inquinanti, che devono essere estratte con tecnologie appropriate e correttamente smaltite.
Inoltre non dimentichiamo che questi rifiuti possono davvero rappresentare un’importante miniera di materie prime da riutilizzare: da quelle più comuni come il ferro, l’alluminio, la plastica, il rame, fino a quelle più preziose o strategiche, come l’oro, il palladio, il cobalto, la grafite. Ricavare queste materie prime dai RAEE, inoltre, richiede meno energia ed ha un impatto ambientale inferiore rispetto all’estrazione delle stesse dalle miniere.

(Fonte: Arpat)