giovedì 23 novembre 2017

Dove rifugiarsi in caso di III Guerra Mondale? Risponderei citando Totò: “ma mi faccia il piacere!”

E’ proprio vero che in Internet spesso ci si improvvisa esperti in qualche settore senza alcuna competenza, il problema è che nonostante l’enorme frammentazione e dispersione di contenuti, qualcuno ha successo, proprio come in tv, pressappoco con gli stessi meriti.
E non mi riferisco ai video o siti di gossip, porno, giochi, ecc., che si sa essere le direzioni primarie e prioritarie cui si rivolge la maggioranza degli italiani che navigano in rete, i quali a loro volta non costituiscono la maggioranza della popolazione, perché nonostante le statistiche istituzionali affermino che ormai oltre il 70% navighi in rete, oltre la metà degli italiani non naviga in internet (così come un avventore che si reca in un ristorante una volta all’anno non è un cliente abituale), ed oltre un terzo non si accosta neppure per curiosità, anzi ne ha avversione.
Quindi di quali percentuali stiamo parlando? Non si sa! Studi accurati in proposito non ce ne sono, almeno a me non risultano, oppure sono datati, non aggiornati.
Per non disperdermi anch’io nelle mie argomentazioni torno a capofitto nella premessa di partenza, sperando di avervi fatto capire che comunque mi riferisco a esigue minoranze di italiani che navigano alla ricerca di informazioni e non per cazzeggiare. Ecco, questa esigua minoranza, forse meno del 5% per cento della popolazione (a voler essere ottimisti), che ricorre alla rete per informarsi e documentarsi e non solo per cercare una meta e prenotare una vacanza o ascoltare musica e vedere film, si trova con il gravoso problema di selezionare qualche contributo qualitativamente accettabile in una miriade di proposte più o meno raffazzonate, scopiazzate e prive di qualsiasi criterio produttivo razionale e serio, rispettoso di un minimo di approccio metodologico, analitico, articolato e dotato di senso. Per cui diventa inevitabile incappare ogni tanto in video o testi che lasciano basiti per la loro superficialità ed approssimazione. Fin qui è tutto ovvio, fa parte del gioco, tutti possono intervenire, produrre, esporre, ecc., disponendo di questo strumento abbastanza semplice che è la rete ed i social network per condividere, quello che lascia perplessi ed a volte basiti è il successo che a volte ottengono, almeno in apparenza, certi “prodotti” individuali, e non mi riferisco ai video con contenuti provocatoriamente erotici o di gossip o con performance di rutti e flatulenze, che si sa che a volte superano anche il milione di visitatori e visualizzazioni, il che è tutto dire e non richiede alcun commento, ma a video (i testi sono più rari, perché sono più impegnativi, occorre saper scrivere …) apparentemente di argomento molto serio ma trattati con una “leggerezza” da rimanere basiti.
Per fare un esempio pertinente, giorni fa mi sono imbattuto in un video che affrontava l’argomento di quali sarebbero i 10 paesi al mondo dove ci si potrebbe rifugiare nel caso scoppiasse la III guerra mondiale.
Il Video durava circa 5 minuti, quindi ogni paese veniva presentato in meno di 30 secondi. Indubbiamente l’autore era una persona intelligente, perché i 10 paesi erano scelti con un criterio assennato, ma non certamente analitico e comparativo, temo la scelta fosse esclusivamente geografico deduttiva. Probabilmente l’autore era fresco di studi, appassionato di geografia, ha raccolto pochi dati da qualche atlante e/o enciclopedia ed ha prodotto il video. Scommetterei che si tratta di un adolescente intraprendente, che pur nella sua superficialità informativa (nonostante la delicatezza ed estrema importanza dell’argomento affrontato) in pochi giorni aveva avuto quasi 40 mila visualizzazioni. Evidentemente ha saputo sfruttare un tema che “tira”, e lo ha fatto con gli strumenti culturali di cui disponeva, cioè pochi, insufficienti, inadeguati alla responsabilità assunta.
La mia intenzione non è giudicare e condannare, anzi, l’adolescente ha fatto bene a destreggiarsi, col tempo forse migliorerà e fornirà prodotti più impegnativi. Quello che voglio rilevare è che ci sono fior di blogger che producono anche video, con tutti i crismi della competenza, mettendoci anche settimane per comporne uno, e che 40 mila visualizzazioni per loro sono un sogno. Quindi se è vero che internet è un ottimo mezzo di informazione cui attingere in alternativa ai mass media mistificatori e disinformativi, è anche vero che in esso non vige certo la meritocrazia, esattamente come nella realtà di tutti i giorni, conta molto anche la cosiddetta fortuna e l’opportunismo, saper cogliere il momento propizio per proporre un argomento che tira, anche se sull’argomento si ha ben poco da dire.
Del resto temo che non ci si soffermi abbastanza su un aspetto essenziale che è una condicio sine qua non per produrre video o testi dotati di “valore aggiunto”: l’esperienza e la conoscenza. Cioè quel minimo di consapevolezza che si acquisisce solo dopo parecchi anni di dedizione, cioè di letture, studio, analisi, valutazioni, presa di coscienza, autocritica, correzioni, ecc., che occorrono per pervenire ad essere in grado, con un’adeguata dotazione di strumenti culturali acquisiti nel tempo, di produrre contenuti degni di questo nome. Altrimenti il rischio è di cazzeggiare, e non ci sarebbe nulla di male nel farlo, per intrattenimento ed a volte per sbaglio, lo facciamo tutti, l’importante è non farlo abitualmente convinti invece di proporre contenuti validi.
In quanto all’argomento pretestuoso di dove rifugiarsi nel caso scoppiasse un terzo conflitto mondiale, che tira parecchio come interesse, è già compromesso nelle sue stesse premesse, per ovvi motivi, anche statistico demografici, nel senso che se anche si pervenisse ad individuare dei luoghi dove le ripercussioni potrebbero essere inferiori, in ogni caso chi già si trova in quei luoghi si troverebbe di fronte al problema di concedere o meno ospitalità e a quanti? Dopo di ché sarebbe costretto a difendere i propri spazi vitali … Quindi l’ipotesi rimarrebbe inevitabilmente solo teorica, virtuale, astratta, tanto per far sfoggio di qualche sommaria conoscenza geografica, come indicare la Groenlandia come macroregione nella quale rifugiarsi (uno dei 10 paesi citati superficialmente nel video nei quali rifugiarsi). Peccato che il clima non sia ancora l’ideale e che ci sarebbero problemi per gli approvvigionamenti, e non oso pensare quanto verrebbero a costare (mai sentito parlare di mercato nero in tempo di guerra?). Inoltre per insediarsi in un numero consistente, come si dovrebbe presumere, dove rimediare i prefabbricati necessari, ed ad alta coibentazione? Per intenderci, a meno che di riuscire miracolosamente ad insediarsi tutti quanti nella costa ovest e sud ovest (dal clima più mite), nel resto della massa continentale occorrerebbero prefabbricati come quelli utilizzati nelle stazioni scientifiche in Antartide o in Artide, leggermente costosi e non facilmente reperibili. Senza contare i problemi connessi alla logistica ed all’amministrazione delle comunità insediate. Con le inevitabili conflittualità che insorgerebbero …
Quindi sarebbe meglio evitare di affrontare argomenti così importanti con tanta leggerezza, come fosse un compitino assegnato a scuola.
Chi opera in rete non dovrebbe porsi tanto il problema dell’audience (imitando culturalmente la tv da cui tutti proveniamo e si spera essersi allontanati definitivamente), quanto della qualità del messaggio che si intende trasmettere, ed intervenire quindi se si ritiene di avere veramente qualcosa da aggiungere (purché sia pertinente) a quanto già reperibile, oppure qualcosa che differisca dall’esistente e che nessun altro ha ancora riferito. Altrimenti si riproduce esattamente (ed è quanto in effetti avviene) lo stesso fenomeno Ego-maniacale tipicamente italico del settore editoriale, in cui in troppi si improvvisano scrittori ed autori, intervenendo su argomenti sui quali già moltissimi si sono esercitati in precedenza, senza aver fatto neppure la fatica di averli prima letti o anche soltanto considerati. Anziché volersi distinguere a tutti i costi, prima occorrerebbe saper discernere …
Claudio Martinotti Doria – claudio@gc-colibri.com

mercoledì 22 novembre 2017

Bioregionalismo terra terra ... partendo dall'agricoltura ecologica


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Per la difesa della salute e dell'economia sarebbe necessario puntare sull'agricoltura ecologica. Tale metodo di produzione potrebbe essere sostenuto anche dai Pagamenti Agroambientali Europei salvando la spesa nazionale… per le Malattie Degenerative. Ma i PSR Regionali ancora oggi sovvenzionano l’acquisto di Pesticidi, chiamandola Agricoltura Integrata (nella Chimica, ndr). Pesticidi di cui l’Italia è il primo consumatore UE, con oltre il 35% di tutto il fatturato comunitario! (Fonte Agernova)

Ciò avviene in spregio al fatto che da recenti studi scientifici è appurato che l'uso dei pesticidi influisce sull'intelligenza umana, oltre che sulla salute. Ad esempio se le mamme sono state esposte ai pesticidi usati sulle colture alimentari durante la gravidanza, i loro bambini avranno un quoziente intellettivo più basso rispetto ai figli di donne non esposte a queste sostanze. Lo rivela uno studio effettuato dall’Università di Berkey, in California, confermato da altri due studi condotti dal Mount Sinai Medical Center e dalla Columbia University. Gli scienziati hanno osservato gli stessi identici risultati: ad un aumento di 10 volte del tasso di organofosfati rilevato durante la gravidanza corrispondeva ad un calo di 5,5 punti nel quoziente intellettivo (Qi) di bambini intorno ai 7 anni. I ricercatori californiani hanno valutato l’esposizione ai pesticidi attraverso la misurazione dei metaboliti nelle urine e poi hanno fatto test per il Qi su 329 bambini. Con i pesticidi forse la mela non prende il verme... ma il bambino si baca il cervello. (Fonte AAM Terra Nuova)

Altro sistema di recupero economico per lo sviluppo dell'agricoltura ecologica sta nel risparmio sulle quote che l'Italia deve pagare come nazione industriale inquinatrice. Ogni giorno l’Italia accumula un debito per l’inquinamento dai gas serra prodotti nello svolgimento delle attività antropiche nazionali. Come sapete c’è una valutazione mondiale in termini anche economici, che varia in base alla produzione di “gas serra” e l’Italia a ritmo normale industriale, riferito a qualche anno fa, paga 3.800.000 euro circa il giorno. L’Italia ha una superficie coperta a boschi pari al 37% della totale ma questo polmone ci è riconosciuto intorno al 10%, pare per il cattivo stato dei boschi. Iniziative per l’efficientamento dei boschi o l’impiego di coltivazioni che bonificano l’aria, riducono nel tempo l’inquinamento, azzerano il debito e sono, di fatto, interventi già finanziati, non dovendo dirottare fondi Italiani verso la CE, oltre a fare un servizio per l’intera umanità. (Fonte Vetiver Lazio)

Inoltre lo sviluppo dell'agricoltura biologica porterebbe inevitabilmente all'incremento delle diete vegetariane che recenti studi scientifici dimostrane essere le più salutari. La tabella ufficiale LARN parla di assunzione giornaliera di nutrienti per la popolazione italiana; alla colonna relativa al quantitativo proteico nelle diverse fasi della vita di un individuo, considerate le diverse categorie di persone, il peso e l’età, effettuata una sommatoria del quantitativo proteico consigliato, la media risulta essere di otre 50 grammi di proteine al dì. Ora, se si considera che il bambino raddoppia in 6 mesi il peso corporeo e attua il massimo sviluppo del cervello con un quantitativo proteico di circa l’1% del latte materno, quantitativi proteici superiori espongono il bambino ad ipertrofia renale, acidificazione del pH, ipertensione, obesità, diabete ecc. E’ di questi giorni la pubblicazione di uno studio condotto dal Dr. Leonardo Pinelli su cento ragazzi che hanno seguito il regime dietetico vegetariano: i risultati confermano l’ottima salute dei bambini vegetariani: si ammalano meno dei bambini onnivori e hanno difese immunitarie migliori. (Fonte AVA) 

Per lo sviluppo dell'agricoltura contadina (vedi: 
http://www.agricolturacontadina.org/ed a favore di una dieta più equilibrata, la Rete Bioregionale Italiana, unitamente ad altre associazioni, ha presentato una proposta di legge che gioverebbe anche alla rivitalizzazione di zone rurali oggi abbandonate, come i terreni pedemontani, che molto si prestano ad un sistema misto agricolo-pastorale. Tale rivitalizzazione garantirebbe la sovranità alimentare del paese. Infatti è noto (fonte FAO) che in tutti i sistemi agricoli mondiali, con l’aumentare delle superfici medie delle aziende agricole diminuisce notevolmente la produttività per ettaro di terreno, dal momento che l’industrializzazione non rende possibili le consociazioni colturali e i corretti avvicendamenti. Molti sistemi policolturali di “Agricoltura Sinergica” consentono produzioni doppie e triple di quelle industriali, risultando nel contempo protettive dell’ambiente, della salute e della fertilità dei terreni. E produttive di posti di lavoro dignitosi in una agricoltura nel contempo moderna e tradizionale.

Paolo D'Arpini


Referente P.R. Rete Bioregionale Italiana
bioregionalismo.treia@gmail.com 


(Mucca solitaria  - Foto di Gustavo Piccinini)

martedì 21 novembre 2017

Alimentazione e clima sono correlati


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Le scelte alimentari influenzano il clima “Forse meno evidente, ma altrettanto critico, è l’impatto che le scelte alimentari quotidiane possono avere sul cambiamento climatico” sostiene la studiosa Marta Antonelli, “modificare a livello globale le nostre abitudini può essere considerata come una delle soluzioni più efficaci: lo confermano i dati internazionali”. 

Un report inglese del Dipartimento delle politiche per l’energia e il cambiamento climatico (DECC), il Prosperous living for the world in 2050: insights from the Global Calculator, sostiene che se nel 2050 tutta la popolazione mondiale – circa 9,5 miliardi di persone secondo le stime FAO – consumasse 2.100 kcal al giorno di cui solo 160 derivate dalla carne come suggerito dall’Oms, le emissioni di CO2 si ridurrebbero di un terzo rispetto ai valori del 2011. Una dimostrazione di come scelte alimentari più sostenibili possono davvero cambiare le cose.

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(Fonte: A.K.)

lunedì 20 novembre 2017

Lettera ai silenti compagni di viaggio bioregionale....



Ho notato che talvolta quando si dice qualcosa di vero ed innovativo,  anche confidandolo semplicemente  a qualche amico, come te che leggi,  quella stessa cosa viene ripresa e diventa un argomento di discussione importante. 

L’uomo in questo ultimo secolo è divenuto il peso più grande per il pianeta  Terra, siamo troppi  ed inquiniamo tremendamente e rubiamo spazio al selvatico. Tutto ciò è innegabilmente vero, non posso però proporre soluzioni finali e sperare nell’armageddon, come molti illusi fanno, per risolvere il problema  del mantenimento di una civiltà umana degna di questo nome.  
Nell’ecologia profonda si indica sempre  la condizione presente come base di partenza per il successivo cambiamento o riequilibrio…  Considero però che questa società non potrà durare a lungo ed è bene che vi siano delle “nicchie” di sopravvivenza, dalle quali ripartire con nuovi paradigmi di civiltà in cui mantenere l'armonia fra uomo-natura-animali (dice una poesia: o si salvano o si perdono insieme).  
A questi livelli di sopravvivenza “bruta” mi riferisco quando parlo dell’esperimento  bioregionale, dove tutto il male e tutto il possibile bene sono presenti in egual misura. 

Qualsiasi sia il luogo in cui viviamo, in mezzo alla natura ed al selvatico o dentro una città della società consumista. Con la presenza di tutti gli elementi della finzione e della verità, come in ogni esperimento alchemico che si rispetti. Anche se non è il nostro specifico compito quello “di salvare il mondo” sento che è giusto lavorare a questo scopo. Siamo sul filo del rasoio e solo la vita potrà indicarci la direzione, al momento opportuno. 
L’idealismo non serve a nulla! Non siamo membri di una nuova religione, siamo semplici esseri umani che hanno capito di far parte del tutto... Siamo gli ultimi dei moicani ed i primi precursori, senza regole o comandamenti da rispettare, le nostre decisioni sono semplici aggiustamenti di una navigazione a vista, nel tentativo di individuare vie di uscita dall'enpasse in cui ci troviamo. Infatti a che servono i “principi” nella vita quotidiana, nella sopravvivenza quotidiana del giorno per giorno, salvando il salvabile senza rinunciare alla propria natura?…. 

Mentre l’umanità virtuale è subissata da annotazioni, direttive, informative di ogni genere e tendenze da riempimento del vuoto (come fossimo circondati da tanti animali da compagnia) il silenzio di alcuni compagni di viaggio mi consola, mi fa supporre che forse anch'essi stanno meditando sul da farsi e riflettendo senza pronunciarsi.  Ed anch’io spesso son costretto ad una cernita “censurante”, anche se non amo usare questa parola…. talmente tante sono le informazioni fasulle che ricevo nel continuo bisbiglio telematico.  In effetti il problema di internet è proprio l’eccesso informativo che diventa futilità, per questo mi piace l’idea della lettera non lettera, dell’esserci e non esserci, di trasmettere  pensieri e sentimenti in cui non vi sono “assunzioni”. 

Paolo D'Arpini
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Rete Bioregionale Italiana - bioregionalismo.treia@gmail.com

domenica 19 novembre 2017

Bioregionalismo e terra battente... di Ferdinando Renzetti


[terra battente]

continuo il mio percorso descrittivo didattico e monotematico sulla coniugazione
della parola terra e dopo terra pia, terra terra, terra yoga, terra contact,
terra bollente, terra inquieta, terra in quiete, terra matta, ecco terra battente.

le terre battenti sono quelle dove ceí ancora una forte tradizione legata alla
costruzione o alle sonorità tipiche delle chitarre battenti come in alcune zone
della puglia tipo il gargano la calabria delle serre e dell aspromonte, il
cilento e altre che ora non mi vengono in mente. idea di terra battente  per
parlare  della mia estate in giro per il meridione e non di chitarre anche se
sono stato in alcune zone dove si suona ancora questo strumento. ho deciso di
raccontare parte del mio viaggio raccogliendo gli appunti dal mio quaderno di
viaggio e gli sms dal mio cellulare anche in forma di dialogo per cosiddire
battente.

pescara 18 giugno,

treno per cisternino

barlett barlett barlett

arrivo verso le quattro a fasano

se stai davanti siediti e aspetta.

secondo te due solitudini che si incontrano fanno una solitudine pi˘ grande o
altro?

come dire che il poco unito al poco dara presto il moltoÖpoco!

patty cosmo o the cosmic girl cromatica aromatica e bioenergetica nelle sue
evoluzioni nello spazio profondo leggero lento e consapevole

mi fai stare bene con la tua femminilit‡ leggere a e silenziosa mi piaci per
quel che sei e quel che non sei

quanto respiro nelle tue parole

21 giugnoÖ2018 forse riescoÖ!

ho molta cura di te di me e di noi tutti

domani faremo un grande cerchio di saluto al sole del solstizio ognuno proporr‡
una danza una poesia una parola un suono un gesto

il sole stara fermo tre giorni nella sua eclittica dal 21 al 24 giugno. domani
all alba riprende il suo moto apparente ed eí usanza bagnarsi al mattino presto
con líacqua di mare rugiada ruscello sorgente

feste del mare da noi nei vicini paesi. qui in campagna si prepara l acqua di
san giovanni profumata di perali corolle foglie di essenze di stagione

abbiamo costruito: un solideum  giroscopio avvolta stelle acceleratore karmico
di terzo livello

un propulsore psichico in contrada lunaria nella bioregione di seminaria

24 giugno san giovanni in viaggio

ho preso il treno da martinafranca a taranto solo che a taranto galena siamo
scesi per prendere un autobus sostitutivo per taranto stazione centrale ora
sono su un altro autobus sostitutivo delle ferrovie dello stato sulla linea
ionica per sibari.

a sibari ho preso un altro autobus alle 12 e sono arrivato a catanzaro lido alle
16. ho preso il treno per bovalino alle 17 e 12 dove sono arrivato alle 18 e 55,
ho mangiato un gelato buonissimo davanti al monumento terra distratta un palazzo
intero transennato ridotto come se vi fosse stata un implosione interna di
energia ora sono a mater felicia

theatrum mundi, motore di vita incentrato sul corpo che si muove nella danza del
movimento e nella percezione di suoni e colori nelle meraviglie del viaggio

bovalino 25 giugno 19 luglio

mix di grani gipsella cerealisticanza italianese (calabrese)

ciao-ciao ho trebbiato ieriÖla paglia mi riempie di spiritoÖ

spero che il rettangolo che stai costruendo sia almeno connesso ai solstizi ed
equinozi altrimentiÖche lo fai a fare?

hai proprio tempo da perdereÖ

ci mettiamo l oblo della lavatrice che almeno eí rotondo verso ovest

bene allora non eí tempo perso!

vero che ho tempo da perdere e che il rettangolo non eí connesso , vero pure che
il nostro pensiero eí circolare e che qui sto bene e scopro posti della calabria
che ho sempre desiderato conoscere

dopo la bella festa del solstizio tre giorni di fuochi suoni e visioni a
cisternino ora bovalino gi‡ al lavoro di costruzione di una casupola in terra e
paglia

lasciati giovanni motozappa e antonio mietitrebbia e dopo un viaggio di dodici
ore finalmente mangio gelato che si squaglia appena arrivato a bovalino
nocciola cioccolato amarena

líimballatrice per la potatura degli ulivi eí pronta. mi faccio due balle sotto
al soleÖ la crema al caffË. mistero risolto, altro non eí che gelato al caffË
che si eí gi‡ sciolto

mater felicia, tre donne allattano, un altra pure due gemelli di sei mesi, oggi
arriva donna incinta ultimi giorni con altra bambina piccola, domani arriva
micol doula anche lei con bambino piccolo, al mattino altri bambini di asilo
nel bosco partecipano ad autocostruzione

sono a bovalino vicino reggio calabria per un laboratorio di costruzione di una
casupola in terra e paglia. pure qui hanno mietuto otto tipi di grano cosÏ eí
nata gipsella cerealisticanza calabrese

mi puoi inviare pillole di energia? mi mancano!!! spargi la voce ovunque tu sia
e poi continua a riempire i tuoi gg di profumi di gioia

tanto da raccontare e poco scrivere

essere vicini questo solo e sempre


ti aspettiamo la prossima settimana ideale per feste e lavoretti creativi si
mangia si dorme eÖeddaje

una lunga striscia di asfalto tra due muraglie di vegetazione in fondo il mare
azzurro

cantar viaggiando sulle vie della terra battente

isole tremiti 9 agosto isola di san nicola

il corpo ruota nella mistica del corpo

teatro dellanima proporzione divina

corpo=energia
140 modi di abbracciarsi
Öseduti   eÖraggiungibili
lumore e il torpore

stavo pensando proprio a te! sto all art village di san severo, un luogo che ti
piacerebbe tantissimo!

sono di nuovo a cisternino per seminari incontri riflessioni meditazioni e
artisti sulla terra della terra con il gruppo di geologika a montecastelpagano
luogo magico e pieno di fascino antico orologio calendario solare, cerchio in
pietra neolitico cento metri di diametro con un menhir al centro perfettamente
in asse con i punti cardinali in valle ditria

sto partendo per lecce, stasera se tutto bene notte della taranta, se ti scrivo
eí perchÈ sono ancora innamorato di te

sono arrivato a piazza santoronzo fra un po inizia il concerto, lecce eí
bellissima!

letto su una busta di carta: se comprendere eí impossibile conoscere eí
necessario

leggo líuva puttanella e contadini del sud di rocco scotellaro trovato ieri sera
durante il sogno su una bancarella per le vie di lecce

carte napoletane salentine ogni seme racconta una storia
venti anni di notte della taranta
cocacola zero zero
venti di taranta
apriti cielo
terra tour

che dici ferdinando? come va il ferragosto?

siamo attorno al fuoco a suonare e a cantare

un po stralunato come al solito sostanzialmente bene, nelle splendide campagne
salentine. lu sole lu ventu, con buoni amici e quanto altro, tu come va?

ho visto qualche isola greca, cerco ancora un vecchio artigiano di ceramiche che
mi adotti a vietri e sogno la puglia. qui manca quel fascino e mistero che si
respira nella tua terra. sembrano sempre troppo impegnati nella vita reale. in
barca riesco a sentirmi meglio. cerco ancora di ambientarmi ma eí difficile,
per loro sono la piccola alice.

una piccola sarda anzi campana che si chiama alice! sei stata in grecia, che
bello! spero riesca presto a trovare ceramista a vietri, si chiama solimeno

cosi vengo a trovarti, sono stato al carpino folk festival bellissimo! la sett
prox saro in lucania forse craco tricarico e poi sul pollino per radicazioni

a fine mese scendo sicilia calabria sila, non so ancora fammi sapere dove sei

grazie per queste belle immagini: io saro in salento dal 20 al 27 goditi tutto
alla grande!

stasera ceí santu roccu a torre paduli la festa pi˘ fragorosa luminosa e
affollata di tutto il salento penso di non tornarci, troppo faticoso per me
ora, difficile incontrarci in quei giorni saro sul pollino al festival di
radicazioniÖ

goditi il sole la luna le stelle tutte, una ad una, una dietro líaltra, come
caramelle scartocciate accartocciate, nellimmensita di un cielo sempre pi˘
grande e profondo

mi sono meritato carpino folkfestival, giardino della gioia, cala roscia, art
village, cisternino, festival dei sensi, geologika, lecce, notti della tarante
fuochi feste e canti con pupi galli e santi..

ciao calabrisella bella, poi sono arrivato a lecce per le notti delle tarante
fra pupi e sante, luce notturna e accecante, amore e profondit‡, nell essere in
trasparenza solo e unico amore

alla notte della tarante si mangia si beve si canta
rusci mieru e sguari vari gente in festa tra suoni e frastuoni

sono ancora a lecce notti delle tarante tra pupi e sante

impronta comune
apriti lego

sul pollino il cielo eí sempre pi˘ blu

buongiorno amore notti e jurni t ajo pe la menti. stamane ho ripreso il largo e
attraversato il deserto di lukanja  e risalita la fiumara per il pollino al
confine delle calabre sono arrivato ad alessandria del carretto dove stasera
inizia il festival di radicazioni solo che la macchina si surriscalda e si
accende spia dell acqua chissa se ce la fa, speriamo bene!

metto radici dove ceí musica

mi sono appena svegliato nel bosco gli uccelli cantano passa un trattore,
lasciati i cortometraggi penso al tuo silenzio come un tacito assenso

nel silenzio di viaggiatori solitari inconsueti su rotte percorse e non percorse
anime a volte stanche spesso anche perplesse pur sempre vivide e creative questo
eí il mio silenzio

dipende dai punti di vista qualcuno ha detto i poeti che brutte creature

io non sono un poeta e neanche una brutta creatura, solo che non eí questo che
intendo rimarcare si tratta di un nuovo modo di essere, un linguaggio altro da
attivare

come si dice in calabria o t elevi o te levi

poco ispirato dialoghi sentiti e risentiti

parlo di poesia improvvisazione creazione che libera da moduli banali
prestabiliti

maestro vi aspetto seduto ad un murettoÖ

seduto su un muretto aspetto la luna che sorge dietro ai calanchi mangiando una
focaccia olive origano ad aliano al festival della paesologia in cerca della
verita fino ad ora ho trovato solo retorica anche divertirsi eí diventato
faticoso la notte eí appena iniziata nella scoscesa e splendida piazzetta
paneevino cantano le assurd poi altri suoni e poesie fino alle cinque quando si
scender‡ nei calanchi per líultimo spettacolo, l alba

molti dubbi nessuna certezza  se non la bellezza effimera e fugace

calitri nell infrarosso per sporcare, aliano nel blu ultravioletto per pulire

ora sulla morbida e calda spiaggia pescarese



Ferdinando Renzetti



L'immagine può contenere: una o più persone, persone in piedi e spazio all'aperto




sabato 18 novembre 2017

Riuscirà l'umanità a sopravvivere ai cambiamenti climatici ed all'inquinamento?


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E’ ormai assodato che il clima è definitivamente cambiato ovunque sulla Terra ed anche in Italia. Non è più il caso scanzonato di esclamare: ”Lo sappiamo, lo sappiamo, le stagioni son cambiate!”, risposta ironica questa che andava in auge fino a poco tempo fa in risposta alle affermazioni dei climatologi. Oggi, senza più quello stupido sorrisino che ci stampavamo sulla faccia, dobbiamo invece riconoscere che le stagioni sono realmente cambiate e che il clima non è più quello del secolo scorso. 

Passando dal sorrisino idiota alla presa di coscienza reale, dobbiamo invece cercare di capire di più quello che sta accadendo sul clima del nostro pianeta e valutare se tutto ciò potrà avere delle ricadute negative sull’ambiente, sulla società, sull’economia globale, sugli equilibri geopolitici planetari e su noi stessi.

Fatta questa premessa, dopo un attimo di riflessione sulla situazione, dovremmo chiederci:  "ma siamo pronti ad affrontare questo cambiamento?"

L’IPCC (The Intergovernmental Panel on Climate Change)  sin dal  1994 indicò le tre fasi necessarie all’umanità per cercare di contrastare l’aumento dei gas serra in atmosfera e di conseguenza l’eccessivo riscaldamento di tutta la biosfera. Queste le fasi: informazione, mitigazione e adattamento. 

La prima, l’informazione, aveva lo scopo di far comprendere al pubblico mondiale, attraverso tutti i canali d’informazione possibili, la situazione climatica in atto. Questo compito possiamo dire che è stato svolto egregiamente, ormai tutti, dai più piccoli ai più vecchi, sanno cosa vuol dire riscaldamento globale e cambiamenti climatici. 

Il secondo step, quello della mitigazione, invece è miseramente fallito. Dal protocollo di Kyoto al  nuovo accordo sul clima di Parigi, a parte varie iniziative blande o inconcludenti, la mitigazione climatica non si è potuta realizzare, l’aumento dei gas serra, in particolare la CO2 è passata dai 280 ppm dell’inizio del secolo scorso ai 420 ppm di oggi.  I mari si sono riscaldati oltre ogni aspettativa e sono cresciuti dall’inizio del 1900 di circa 20 cm, i ghiacciai del pianeta di sono ridotti di ¼, ridotte le foreste pluviali, scomparse definitivamente specie vegetali e animali, ecc. ecc. - 

Resta ora l’ultimo step, quello dell’adattamento: Adattamento ai cambiamenti climatici. Visto che le lobby dei combustibili fossili hanno vinto, visto che l’espansione demografica continua a divorare il verde del pianeta e visto che l’inquinamento dei suoli e del mare non si arresta più, allora non ci resta che prepararci alle inevitabili conseguenze.

E senza aspettare i diktat dei potenti e le decisioni dei governi e dei nostri comuni, dovremmo fare una breve analisi sul nostro piccolo mondo e capire se dobbiamo iniziare a cambiare qualcosa nei nostri programmi anche esistenziali. Capire anche semplici cose, come ad esempio se nel luogo in cui viviamo siamo sicuri da eventi meteo estremi, se il nostro tenore di vita verrà cambiato, se le nostre attività lavorative subiranno qualche modifica, ecc.

In tutto questo, senza troppo agitarci, dovremmo cominciare a farci alcune semplici domande, ad esempio: Siamo lontani da fiumi e coste marine al punto da uscire indenni da alluvioni, da grandi e inaspettate mareggiate, da cicloni, ecc.? La nostra casa è forte al punto da resistere a venti da tornado, a chicchi di grandine giganteschi? E’ lontana da boschi che potrebbero prendere fuoco? La nostra attività commerciale è indenne da eventuali e drastici cambiamenti climatici, oppure è adeguata a tali eventi? Il diploma o la laurea che vogliamo prendere sono in linea con gli eventuali stravolgimenti economici, sociali e produttivi che potrebbero verificarsi a causa dei cambiamenti climatici? Oppure gli studi che stiamo per intraprendere vanno proprio nella direzione di avere un vantaggio da questo scenario? Se siamo agricoltori, ciò che produciamo nei campi potrebbe risentire dei cambiamenti climatici e se si che tipo di coltura alternativa dobbiamo avviare?

Questi sono solo alcuni interrogativi che dovremmo valutare, ma ce ne sono altri che ognuno di noi  troverà analizzando meglio la situazione fin qui prospettata. Importante comunque non aspettare ad agire quando sarà troppo tardi e poi doverci pentire di non aver fatto nulla preventivamente per difendere la nostra vita, quella dei nostri cari e le nostre cose.

Riflettiamoci un po’ di più e togliamoci definitivamente dalla faccia quel sorrisetto un po’ idiota che sta a dire:  “ ...le solite stupidaggini dei soliti  catastrofisti!”

Luciana D’Avanzo  (A.K.)

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venerdì 17 novembre 2017

Sovrappopolazione uguale a estinzione - Out of Africa III: "Gli attuali europei in estinzione, come gli Homo neanderthalensis..."


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La storia del mondo, intesa come ricostruzione del passato è difficile e controversa. La difficoltà di interpretare correttamente i documenti del tempo andato è risaputa; quelli del presente lasciano quasi sempre aperti molti dilemmi e contraddizioni. Più semplice e indiscutibile è la storia del futuro, purché non ci si appassioni ai dettagli. Ma lasciamo per un momento la storia del mondo (tanto va avanti lo stesso senza di noi).

Del futuro, da quando la scienza ha demolito l’arte del vaticinio e l’astrologia, la trasmigrazione e  la speranza di paradiso (o il timore dell’inferno) si occupano ormai quasi soltanto gli assicuratori e i banchieri, trasformando in materia sordida la voglia di sapere, di prepararsi. Negli ultimi secoli è cresciuta poi la riflessione ambientale e sulla natura: se faccio adesso qualcosa: costruisco, scavo, brucio, trasformo, di certo modifico l’assetto del mio domani. Avrò abbastanza da mangiare? E se non faccio niente? E se scopo, cosa avviene?

Duecento anni fa Tommaso Roberto Malthus ha riordinato il problema. L’aumento della prole e quindi in ultima analisi della popolazione, se libero da vincoli, ha un ciclo di crescita geometrico; l’aumento della produzione agricola, dei beni di sostentamento, a condizioni date, ha un tasso di crescita solo aritmetico. Pur senza farne un dogma insormontabile, la questione era risaputa; non c’era discussione, mancavano teorie accolte da tutti. I positivisti hanno riflettuto; hanno spiegato che i regni e le religioni, erano nati così, con il compito di limitare le libertà di procreare; d’altro canto i viaggi per mare, le conquiste, le scoperte di nuove terre, gli scambi di merci, le emigrazioni, la schiavitù, la guerra, la grande industria erano altrettanti modi per forzare la crescita della produzione, liberarsi dal vincolo della progressione aritmetica, pareggiare la geometria delle nascite. Dopo, da una parte e dall’altra, un milione di economisti si è dato un gran daffare per discutere Malthus e metterlo definitivamente in soffitta.

Oggi sono i politici ad affrontare di nuovo l’eterno, insolubile problema. Che fare dei jihadisti che scappano dalle guerre? Che fare degli africani che scappano dalla fame? Per una volta le risposte della Fortezza-Europa non sono state quelle solite, non del tutto, almeno. Una serie di paesi europei ha armato le polizie, ha costruito dei muri di filo spinato, ha bloccato le stazioni ferroviarie, ha scritto numeri sul braccio dei bambini, ha tirato, nei momenti migliori, pagnotte alla folla per tenerla buona, ha fatto risse e sgambettato povera gente in fuga, priva ormai di tutto. 


C’è il noto caso di un paese pesce-in-barile, la solita Italia, e si sono sentiti i banchieri e i loro assicuratori, riuniti in accademia, ripetere verso, osservando che “dopotutto gli immigrati pagheranno le pensioni dei nativi”.
Se si depura la scelta politica di tutto l’eccesso di sgarberie e parole avventate, dell’esagitata propaganda, rimane il vecchio Malthus, cioè la paura di dividere in tanti, improvvisamente diventati troppi, il poco cibo disponibile, le scarse risorse, attribuite ovunque a pochi eletti – o nominati – in modo definitivo e insindacabile, nei secoli dei secoli...

Stralcio di un articolo di Guglielmo Ragozzino