lunedì 20 agosto 2018

Agricoltura bioregionale - Humus e fertilità dei suoli, grazie al lombrico


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Il lombrico è  un  “agricoltore” naturale bioregionale. Il Lumbricus terrestris è la specie appartenente al genere “Lumbricus” (i lombrichi) maggiormente diffusa. Il genere Lumbricus comprende circa 700 specie, tutte composte da anellidi terrestri della sottoclasse degli oligocheti (Oligochaeta). Il phylum degli anellidi (Anellida) è il più importante gruppo di “vermi metamerici” nel regno animale, ovvero vermi che presentano una suddivisione del corpo in tanti elementi uguali serializzati (detti metameri). 

L’etimologia del nome “Anellida” deriva proprio da ciò; i tanti metameri in cui è suddiviso il loro corpo hanno forma ad anello (dal latino “anellus”, diminutivo di “anulus”: piccolo anello). Gli oligocheti sono un raggruppamento di organismi formato in prevalenza da specie di terra e di acqua dolce, sebbene ci siano anche alcune specie marine di acqua interstiziale (l’acqua che colma gli spazi fra i granuli di sabbia e ghiaia dei depositi incoerenti nei litorali marini). La maggior parte degli organismi di questa sottoclasse ha una spaziosa cavità corporea piena di liquido, chiamata celoma, utilizzata come “scheletro pneumatico” per consentire all’animale di muoversi. Il nome oligocheti deriva dal greco “óligos” (poco) e dal latino “chetae” (setole), infatti ogni segmento (metamero) presenta un numero ridotto di piccole appendici (chete), aventi la funzione di ancorare l’animale al substrato e quindi di coadiuvare e facilitare il movimento derivante dalle contrazioni/decontrazioni del celoma. 

I lombrichi sono elementi di estrema importanza negli ecosistemi terresti, infatti, oltre a costituire il nutrimento per molte specie animali, sono fondamentali per l’areazione/idratazione dei terreni e per la formazione dell’humus (componente chimica del terreno, risultante della degradazione e rielaborazione delle sostanze organiche). I lombrichi ingeriscono il suolo, nutrendosi dei residui organici presenti in esso. Per fare ciò scavano gallerie sotterranee, creando, quindi, condizioni favorevoli all’aerazione e ai movimenti idrici nel sottosuolo. Inoltre i cataboliti del loro metabolismo, insieme alla parte inorganica del terreno, vengono espulsi attraverso l’orifizio anale, andando a formare una componente base dell’humus. 

Il lumbricus terrestris ha dimensioni che possono arrivare a 25 cm di lunghezza e scava gallerie che vanno da poche decine di centimetri di profondità fino ad oltre 2 metri! Questi piccoli tunnel nel terreno, soprattutto quelli più profondi, non si disfano facilmente, ma possono mantenersi intatti per anni nel sottosuolo. I lombrichi hanno un corpo formato da 110-180 metameri, tutti uguali tra loro ad eccezione di quelli che contengono l’apparato riproduttore maschile e femminile. Tali segmenti presentano un ispessimento, chiamato clitello, ricco di ghiandole mucipare, con la funzione di facilitare l’adesione di due individui durante l’accoppiamento e, in seguito, di produrre i secreti per l’ooteca atta ad ospitare le uova (detta cocoon). 

Alla nascita i piccoli, dimensioni a parte, hanno la stessa forma degli adulti. Tutti i lombrichi sono ermafroditi insufficiente, hanno sia l’apparato riproduttore maschile che quello femminile, ma non possono autofecondarsi e necessitano, dunque, di un altro individuo. La serializzazione del corpo in elementi uguali gli conferisce una buona capacità rigenerativa e anche la possibilità di una riproduzione asessuata nel caso l’animale venga spezzato trasversalmente in due parti (purché entrambe le parti siano sufficientemente grandi). 

Il lombrico non dispone di un vero e proprio apparato respiratorio, tutti gli scambi gassosi avvengono per semplice diffusione dal terreno ai tessuti. Per tale motivo necessita che nel suolo ci sia sempre un discreto grado di umidità. Diversamente dispone di un apparato circolatorio completo, seppure semplice, composto da un grosso vaso dorsale contrattile che attraversa l’animale per tutta la lunghezza e che alimenta gli organi segmentali tramite i numerosi vasi capillari afferenti. 

Ogni segmento è dotato di alcune coppie di setole (chete), che piantandosi nel terreno, congiuntamente ai movimenti di allungamento e contrazione dei metameri/celoma, permettono al lombrico il movimento nel sottosuolo. Le setole fungono anche da “remi”, vengono orientate posteriormente per avanzare e anteriormente per retrocedere. 

Gabriele La Malfa

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(Fonte: A.K. Informa N. 33)

domenica 19 agosto 2018

Economia bioregionale per un cambiamento della società in senso ecologico

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Dappertutto si va a caccia di alternative alla produzione industrial/mercantilistico/consumistica, visto che gli effetti sulle società e sulla natura si stanno dimostrando sempre più disastrosi. Il caos climatico, l’erosione della biodiversità, la scarsità di acqua potabile, la penetrazione dei pesticidi negli alimenti e l'inquinamento globale sono i sintomi più rivelatori.
Questo modo di produzione è ancora dominante, ma non è indenne da serie critiche. In compenso, appaiono dappertutto forme alternative di produzione ecologica, come l’agricoltura organica, cooperative di alimenti biologici, agricoltura familiare, eco-cittadine e altre affini. La visione di un’economia della sufficienza ossia del “ben vivere e convivere” dà spessore al bioregionalismo, come abbiamo già spiegato su questo foglio.
L’economia bioregionale si propone di soddisfare i bisogni umani (in contrasto con la soddisfazione dei desideri) e realizzare il ben vivere e convivere, rispettando le possibilità e i limiti di ogni eco-sistema locale.
Innanzitutto dobbiamo interrogarci sul senso della ricchezza e del suo uso. Invece di avere come obiettivo l’accumulazione materiale al di là di ciò che è necessario e decente, dobbiamo cercare un altro tipo di ricchezza, questa sì umana veramente, come il tempo per la famiglia e i figli, per gli amici, per sviluppare la creatività, per godersi incantati lo splendore della natura, per dedicarsi alla meditazione e al tempo libero. Il senso originario dell’economia non è l’accumulazione di capitale ma creazione e ri-creazione della vita.
Essa è ordinata a soddisfare le nostre necessità materiali e a creare le condizioni per la realizzazione dei beni spirituali (non materiali) che non si trovano sul mercato, ma provengono dal cuore e da corretti rapporti con gli altri e con la natura, tipo la convivenza pacifica, il senso di giustizia, di solidarietà, di compassione, di amorizzazione e di cura per tutto quello che vive.
Mettendo a fuoco la produzione bioregionale, abbiamo minimizzato le distanze che i prodotti devono affrontare, abbiamo economizzato energia e diminuito l’inquinamento. Quel che occorre per i nostri bisogni può essere fornito da industrie di piccola scala e con tecnologie sociali facilmente assorbite dalla comunità. I rifiuti possono essere maneggiati o trasformati in bio-energia.
Gli operai si sentono legati a ciò che la natura locale produce e siccome operano in piccole fabbriche, considerano il loro lavoro più significativo. Qui risiede la singolarità dell’economia bioregionale, invece di adattare l’ambiente alle necessità umane, sono queste ultime che si adattano e si armonizzano con la natura e perciò assicurano l’equilibrio biologico.
L’economia usa in grado minimo le risorse non rinnovabili e usa razionalmente le rinnovabili, dando alla Terra il tempo per il riposo e la rigenerazione. I cittadini si abituano a sentirsi parte della natura e suoi curatori. Invece di creare posti di lavoro, si cerca di creare, come afferma la Carta della Terra, “modi sostenibili di vita” che siano produttivi e diano soddisfazione alle persone.
I computer e le moderne tecnologie di comunicazione permetteranno di lavorare in casa, come si faceva nell’era pre-industriale. La tecnologia serve non per aumentare la ricchezza, ma per liberarci e garantirci più tempo – come sempre enfatizza il leader nativo Ailton Krenak – per la convivenza, per il riposo creativo, per il rilassamento, per la restaurazione della natura e per la celebrazione delle feste tribali.
L’economia bioregionale facilita l’abolizione della divisione del lavoro fondata sul sesso. Uomini e donne assumono insieme i lavori domestici e l’educazione dei figli e hanno cura della bellezza ambientale. Questo rinnovamento economico favorisce anche un rinnovamento culturale.
La cooperazione e la solidarietà diventano più realizzabili e le persone si abituano a un comportamento corretto tra di loro e con la natura perché è più evidente che questo fa parte dei suoi interessi come di quelli della comunità. La connessione con la Madre Terra e i suoi cicli suscita una coscienza di reciproca appartenenza e di un’etica della cura.
Il modello bioregionale, a partire dalla piccola città inglese Totnes è assunto oggi da circa 8.000 città, chiamate Transition Towns: passaggio verso il nuovo. Questi fatti generano speranza per il futuro.
Leonardo Boff

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Traduzione di Romano Baraglia e Lidia Arato

sabato 18 agosto 2018

Bioregionalismo e rapporto uomo animali


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Noi bioregionalisti ed ecologisti, non possiamo trascurare la nostra matrice, la nostra appartenenza ad un contesto culturale, il nostro “discendere” da una famiglia frugivora e la nostra fisiologia umana. Parlavo tempo fa con l’amico Riccardo Oliva sulle sue preferenze alimentari e lui mi confidò che preferisce la dieta vegetariana poiché la considerava una giusta “via di mezzo” fra il carnivorismo ed il veganesimo. Ecco questa parola “via di mezzo” la trovo consona e corretta.
Anche perché occorre considerare l’anatomia umana e la sua componente genetica ed osservare come l’uomo si ponga a mezza strada tra un animale carnivoro ed uno erbivoro.
L’uomo era stato definito dall’anatomista Armando D’Elia “un animale frugivoro” assimilabile al gruppo che comprende la maggior parte dei primati, dei suini e degli orsi. Questi animali possono adattarsi, per motivi di sopravvivenza o di integrazione alimentare, ad una dieta che pur essendo massimamente vegetariana prevede anche l’uso di prodotti di origine animale.
Certamente questa dieta varia anche in base all’ambiente ed alla latitudine ed è suscettibile di aggiustamenti in un senso o nell’altro.
Io personalmente mi sono avvicinato al vegetarismo dopo una prima permanenza in India è lì appresi attraverso la mia esperienza diretta che questa “dieta” è conduttiva a stati mentali più leggeri, essa si definisce infatti “satvica”, ovvero “spirituale” od “equilibrata”. Questa dieta è basata su cereali, frutta, vegetali e prevede anche l’uso moderato di derivati del latte, in forma di yougurt. Il miele è considerato quasi un medicinale e le uova compaiono molto raramente nelle pietanze solo in caso di necessarie integrazioni proteiche.
Ovviamente un sano rapporto uomo-animali non può essere basato sullo sfruttamento di questi ultimi. Infatti in India le vacche sono sacre e vengono trattate benissimo, i vitelli vengono lasciati alle madri sino al completo svezzamento e l’uomo si limita ad “appropriarsi” del sovrappiù del latte prodotto. Considerando che le mucche addomesticate da tempo immemorabile producono più latte di quanto necessario ai loro vitelli.
Se vogliamo restare esseri viventi in un contesto di altri esseri viventi non possiamo completamente escludere una complementarietà nei nostri rapporti con gli animali. La natura vive sulla vita, noi umani siamo frugivori ed i frugivori fanno un limitato uso di uova e di prodotti di origine animale, questo dice la loro “ecologia” fisiologica.
Certo oggigiorno vediamo che i consumi in tal senso sono aumentati enormemente soprattutto in seguito all’allevamento industriale. E per soddisfare il sistema consumista milioni di galline vengono tenute in batteria per le nostre uova… e milioni mucche soffrono legate ai loro stabulari…

Però non voglio negare all’uomo un rapporto simbiotico con gli animali. Anni fa ero solito tenerli liberi in un grande terreno lasciando che si sfogassero come volevano per la loro sopravvivenza e riproduzione, limitandomi io a prelevare una parte di uova “abbandonate” ovvero non utilizzate per la cova o qualche po’ di latte di capra. Poi sopraggiunsero le volpi ed i cani e fecero strage, e dovetti richiudere capre, pecore, galline e papere ed oche superstiti in piccoli recinti sempre però attaccabili da predatori di vario genere… Insomma senza la mia protezione nessuno sarebbe sopravvissuto…
Ricordo l’ultima gallina che ho avuto a Calcata, me la portò una ragazza vegetariana che l’aveva “pescata” da pulcino ad una fiera… Poi cresciuta non volendo ucciderla la consegnò al Circolo. Io l’ho tenuta quasi come un animale da compagnia, com’era d’altronde già abituata ad essere, ma questo non impediva che deponesse delle uova e che io le mangiassi, e pure con soddisfazione e riconoscenza…
Con i tempi che corrono le galline non potrebbero vivere in cattività, sarebbero totalmente sterminate dai tanti nemici naturali… … Comunque… la natura è sempre giusta, se siamo in grado di accondiscendere alle sue regole ed a non intrometterci con le nostre “regole etiche e morali”… E’ una dura lotta verso la consapevolezza… ecologica profonda…
A me personalmente non piace che nuove specie vengano allevate in cattività.. ma quegli animali in cattività, se sono tenuti con coscienza e amore almeno campano e si riproducono…
Dobbiamo imparare a convivere con gli animali in modo idoneo, senza trasformarli a nostra immagine e somiglianza (come spesso avviene con i pets), e senza sfruttarli per usi impropri ) come negli allevamenti industriali da carne e da latte e da uova)…
Ed allora avremo attuato un sano rapporto con essi, un rapporto che potremmo definire “ecologico” e “bioregionale”…. Con questo mio discorso vorrei essere chiaro circa il rapporto -secondo me- “ideale” (o se preferite “ecologico”) con gli animali e le piante.
La nostra schizofrenia e falso senso dell’etica ci porta a dividere gli animali in pets e animali da carne. Sono due categorie opposte, sono due modi scriteriati di rapportarci con gli animali. Noi stessi -tra l’altro- siamo animali, quindi abbiamo bisogno di avere un contatto con i nostri “fratelli e sorelle” di altra specie. Se è chiaro questo… allora comprenderete tutto il resto…
Non teniamo gli animali in gabbia (per sfruttarli fisicamente) e nemmeno nei divani (per sfruttarli psicologicamente).
Dobbiamo trovare un punto d'incontro che non sia sfruttativo (in un senso o nell’altro), purtroppo la vita malsana in città ci porta a dover avere un rapporto con gli animali “liberi” molto falsato, portandoceli in casa… Oppure lasciandoli nel loro habitat (riserve naturali) dal quale noi stessi siamo esclusi (perché non più avvezzi a vivere nelle foreste od in natura).
Però se alcune specie di animali avvezzi alla cattività da tempo immemorabile venissero rilasciati sarebbero destinati alla scomparsa, per via della eliminazione dal pianeta di un habitat idoneo (l’uomo occupa sempre di più ogni spazio vitale). Insomma andremmo verso un ulteriore impoverimento della biodiversità. Inoltre c’è il fatto che -dal punto di vista evolutivo- alcune specie di animali in simbiosi con l’uomo hanno trovato vantaggi nella cattività (sia per la diffusione, sia per l’avanzamento intellettuale e coscienziale).
Siamo tutti in una grande bolgia chiamata vita e non sta bene scindere gli uni dagli altri… No quindi allo sfruttamento incondizionato ma sì al contatto empatico. L’uomo da animale istintuale e raccoglitore di cibo sparso, si è trasformato in un lavoratore che ricava attraverso il suo ingegno cibo e modi di crescita.
Il lavoro ha affrancato l’uomo dalla “bestialità” pur costringendolo a nuovi parametri di debolezza e alienazione.. Ma sia nei rapporti fra esseri umani che nel rapporto con gli animali dovremmo trovare un modo “equanime” di poter esprimere il contatto e la collaborazione senza dover ricorrere alle perversioni (vedi esempi soprastanti) di un rapporto utilitaristico.
Avrete compreso che -a questo punto- il problema delle uova, del miele e del latte in sovrappiù, ha perso quasi completamente il suo significato “etico” originario.. Non è più un fatto di sfruttare dei poveri uccelli rubando loro le uova.. etc. è un fatto di sopravvivenza generale della vita sul pianeta in un modo simbiotico, con opportuni aggiustamenti e con opportune riflessioni sui valori della vita stessa…
Siamo in una scala evolutiva che in parte noi umani abbiamo percorso, ci manca ancora molto per arrivare alla cima della comprensione, possiamo però aiutare coloro che sono ai primi gradini senza doversi vergognare… Sapendo che il loro bene è anche il nostro. Questo vale per le piante, per l’aria, per le risorse accumulate sulla terra nei milioni di anni, per il nostro passato nella melma e per il nostro futuro nelle stelle. Per aspera ad astra!

Secondo me non occorre decidere nulla sulla base di una ideologia (che sia essa vegana o religiosa).. limitiamoci a seguire la coscienza sapendo che dove c’è sincerità automaticamente la verità prevale.
Ritengo che la morale e l’etica siano essenzialmente “astrazioni” e pertanto mi limito a seguire la via del cuore (in cui ciò che è consono appare e si manifesta senza sforzo)… Sento che in questa via tutto sia compreso…
Paolo D’Arpini
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Rete Bioregionale Italiana

venerdì 17 agosto 2018

L’antropogenesi, ovvero l’evoluzione di Homo sapiens e del suo genoma metabolicamente identificativo


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Ogni organismo vivente, quindi anche l’uomo, è una “macchina” composta da innumerevoli parti, ognuna delle quali svolge una funzione convergente al corretto sviluppo e funzionamento dell’organismo in tutte le sue parti, in tutte le sue fasi di vita e nella sua riproduzione a favore della specie. Ogni organismo vive in stretta connessione e dipendenza dall’ambiente naturale e da questo è condizionato nello sviluppare i propri organi, attraverso una serie di fenomeni che durano intere ere, cioè centinaia di migliaia di anni. Ogni organo, e quindi anche l’intero organismo è, pertanto, forgiato e modellato in risposta alle condizioni ambientali perduranti tutto il tempo della sua strutturazione e funzionamento e solo per quelle specifiche condizioni ambientali. 

E’ l’evoluzione delle specie, fenomeno che modella il DNA, e quindi l’organismo e tutte le sue parti, per essere in grado di realizzare il proprio ciclo vitale, cioè concepimento, nascita, sviluppo, riproduzione e morte, in risposta e in sintonia con le condizioni ambientali. Se queste tendono a modificarsi, l’organismo è costretto a modificare il proprio genoma, cui consegue o la modificazione dei propri organi, che sono adattati alle nuove condizioni o, in mancanza di tale adattamento, la scomparsa di quella specie nel nuovo ambiente. 

Per l’uomo questo processo evolutivo, che lo ha portato da scimmione arboricolo all’attuale mirabile struttura psichica, fisica ed emotiva, è durata ben 3 milioni di anni. In questo lungo periodo di tempo (solo apparentemente lungo secondo l’orizzonte temporale biologico dell’uomo ma insignificativamente breve per i tempi dell’evoluzione biologica) (si consideri che la vita sulla terra è iniziata più di 3,5 miliardi di anni fa) l’organismo di Homo sapiens si è costruito “pezzo per pezzo” cioè organo per organo, funzione fisiologica per funzione fisiologica, in risposta e in armonia con le condizioni ambientali a contorno. 

Le più pressanti condizioni ambientali che indirizzavano le caratteristiche di ogni organo e del risultante intero organismo, erano proprio quelle alimentari e di stile di vita, poiché l’introduzione di un certo tipo di cibo e di comportamento condiziona il funzionamento di tutti gli organi corporei, i quali durante millenni di evoluzione si strutturano anatomicamente (organicamente) e fisiologicamente (funzionalmente) in risposta a tale stile di vita e a tali nutrialimenti e solo a questi. Pertanto, per capire le patologiche divergenze, sia fisiche, sia funzionali sia emotive, tra lo stile di vita paleolitico e quello attuale, dovremmo riscoprire lo stile di vita con cui relazionarci correttamente con il nostro genoma, che è ancora identico a quello ancestrale. 

Ciò vuol significare che se vogliamo capire perché l’attuale stile di vita ci sta facendo tanto soffrire psicofisicamente e sta lentamente uccidendoci dobbiamo conoscere la nostra storia evolutiva, cioè tutto il percorso antropogenetico. L’antropogenesi, cioè il processo di strutturazione definitiva e permanente dei singoli organi e dell’intero organismo umano, si è realizzato nel periodo da circa 3 milioni di anni fa fino a circa 180mila anni fa, allorquando homo sapiens acquisì il genoma che ancor contraddistingue l’uomo moderno. 

Dalle Driopitecine ancora a vita arboricola vissute circa 20 milioni discesero le Ramapitecine, vissute da 14 a 8 milioni di anni fa, le quali furono costrette a conquistare e ad evolversi nella savana, allorquando un lungo periodo di clima più fresco e secco causò la contrazione della foresta tropicale africana. Una lenta evoluzione portò intorno a 4-5 milioni di annifa alla selezione dei primi ominidi, gli Australopitheci. Molti sono i loro resti il più famoso e completo dei quali è Lucy, un Australopithecus afarensis, vissuto 3,2 milioni di anni fa. 

Essendo bipede, Lucy ebbe la possibilità di far sviluppare quel potente strumento somatico, la mano, con la quale effettuare movimenti ed azioni molto fini, costruire, afferrare ed utilizzare preziosi strumenti esosomatici, quali ossa, legni, pietre ecc. a fini difensivi, di raccolta di cibo e di costruzione di rifugi. L’uso di un arto tanto sofisticato accelerò di molto l’ulteriore evoluzione degli ominidi fino a giungere a circa 2 milioni di anni fa al genere homo. Per citarne solo alcuni, Homo habilis, capace di produrre rudimentali utensili in pietra scheggiata, Homo ergaster (1,8 milioni di anni fa), che affinò la costruzione di utensili ed ebbe un ulteriore evoluzione psicofisica, tanto da poter trasmigrare dalle originarie terre africane in Eurasia (Out of Africa 1). 

Nel Vecchio continente si selezionarono, occupandolo interamente, altre specie di homo tra i quali Homo erectus; Homo heidelbergensis e Homo neanderthalensi, Da un gruppo di H. ergaster, rimosto in Africa, forse nell'attuale Etiopia, si selezionò un'altra specie, Homo sapiens, dall'aspetto molto diverso e dalle caratteristiche psicofisiche più evolute, il quale trasmigrò dall'Africa (Out of Africa 2) verso l'Eurasia e poi verso l'estremo oriente, l'Oceania e, attraverso 10 lo stretto di Bering che per un periodo di tempo era collegato con il Nuovo continente, verso le Americhe. Homo sapiens imparò ad accendere il fuoco per scaldarsi e per difendersi, a costruire armi rudimentali ma capaci di cacciare grandi animali e a stabilirsi in accampamenti. Sviluppò il linguaggio, che favorì l'organizzazione degli uomini in tribù. Ma... da quel momento ogni altra specie di homo sparì.... Io mi son chiesto perché e mi astengo dall'affermare il mio giudizio perché troppo severo. Uomini insigni hanno riflettuto prima di me e più autorevolmente di me sulla natura umana. 

Il commediografo latino, Plauto, nella sua opera del 200 a.C. "Asinaria" (II, 4, 88) scrisse "homo homini lupus", locuzione poi ripresa nel XVII secolo dal filosofo inglese Thomas Hobbes, argomentandola così. "La natura umana è fondamentalmente egoistica, e a determinare le azioni dell'uomo sono soltanto l'istinto di sopravvivenza e quello di sopraffazione. Egli nega che l'uomo possa sentirsi spinto ad avvicinarsi al suo simile in virtù di un amore naturale. Se gli uomini si legano tra loro in amicizie o società, regolando i loro rapporti con le leggi, ciò è dovuto soltanto al timore reciproco". Lascio al lettore il suo giudizio se "homo homini lupus". anche alla luce del modello socioeconomico e culturale di Homo sapiens del XXI secolo...

Prof. Antonello Senni 

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(Fonte: A.K. Informa N.33)

giovedì 16 agosto 2018

Energie meteorologiche in movimento: "Fantascienza o preveggenza?" - Dai Maya a Nostradamus... l'annuncio di una nuova era!


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I Maya avevano un modo unico di guardare il tempo, e non era necessariamente lineare, non era necessariamente solo associato con le stelle.  Loro avevano un modo unico di guardare gli eventi, che era basato su una varietà di energie e di potenziali, riguardo ai cambiamenti che si sono verificati fino ad oggi.  Loro non prevedono esattamente gli eventi ma avevano previsto l'afflusso di energie e in fondo la manifestazione di certi Potenziali.

Il Calendario Maya risale a 5.126 anni fa, riguardo ad ora, quando guardarono nei potenziali futuri, videro che si sarebbe verificato un Grande Cambiamento, a causa di una grande quantità di energia basata sulla chiamata di centinaia di anni di Cambiamenti di Coscienza, ma in particolare dai Cambiamenti di questi ultimi 30, 40 anni.

Così i Maya videro che ci sarebbe stato questo grande cambiamento, e invece di cercare di fare ulteriori calcoli nel loro calendario, dissero: "Lasciamolo finire qui, e lasciamo che quelli che vivranno in quel tempo" – cioè quelli come voi/noi - "creino il nuovo calendario."Ma un calendario non lineare, un calendario che prende in considerazione i potenziali, un calendario che non è un qualcosa da mettere necessariamente sulla scrivania per ricordare il giorno o la data, ma un calendario di energia e movimenti, potenziali e realtà, un calendario di verità, un calendario di afflusso ed integrazione dell’Io Sono in questo momento Ora.

Certamente i Maya non predissero la fine del mondo, questa ne è una distorsione drammatica, ma previdero un Nuovo Mondo, un modo nuovo, un Nuovo Livello di Energia in arrivo.

Questo ci porta ad un mio caro amico, Nostradamus, ho avuto molti, molti rapporti con lui – un Essere brillante.  
Un Essere brillante che ha capito come i Maya, la sinfonia ed il movimento delle Energie.  Inoltre ho sempre amato il suo nome - Nostra-Adamus, Nostradamus, hm, simile al mio, Adamus. Abbiamo avuto alcune cose in comune, tipo le nostre radici francesi. Nostradamus guardava i movimenti energetici ed era abbastanza preciso, in molti casi.  Molte persone non hanno capito i particolari di quello che stava dicendo, ma non era progettato per essere letterale, era progettato per essere rappresentativo o simbolico. Egli parlò di una cometa o di un asteroide che starebbero per arrivare sulla Terra e del potenziale della loro collisione con la Terra.

Ora, questo non deve essere preso in modo letterale, non dovete preoccuparvi che alla fine dell'anno un’enorme cometa colpirà la Terra, al riguardo egli parlava in modo metaforico o simbolico.

In un certo senso potreste dire che sì, ciò è molto, molto reale, ma non ha necessariamente luogo nel regno fisico, nel regno fisico è solo un piccolo, piccolo potenziale.  Qui sto parlando di una Consegna di energia attraverso un'ampia varietà di Fonti diverse, una delle quali è ciò che alcuni di voi chiamano Pianeta X o Nibiru. 

Questo pianeta in realtà è solo un mezzo di consegna che è attualmente in corso, ma non necessariamente in questa realtà fisica.  Esso è arrivato vicino alla Terra, le gira attorno, questo è uno dei modi per distribuire, per consegnare energia, e questo è ciò che Nostradamus vide.  Ciò non significa che queste energie stiano per scontrarsi fisicamente con la terra, ma che sono arrivate molto vicine alla terra.  E alcune di queste energie stanno per avere un “impatto”, un effetto diretto e immediato sulla Terra e su di voi, in un modo molto bello, se lo scegliete.

Alcune di altre energie sono state seminate o spruzzate nell'energie circostanti alla terra, per renderle disponibili non solo in questo anno, ma anche negli anni a venire. Nibiru o Pianeta X sta fornendo, sta consegnando grandi quantità di energia a questa terra, perché voi lo avete chiesto, questo è veramente l'anno della Consegna.

Per alcuni sarà dura confrontarsi con questa Consegna di Energie, per quegli esseri umani sulla Terra, e ce ne sono molti, che si autoregolano, che si autolimitano, che sono bloccati nei loro modelli energetici.  Loro permettono che nella loro vita ci siano solo piccole particelle di energia, non sono pronti per averne di più, non vogliono vederne di più.

Stanno lavorando nel miglior modo possibile per rapportarsi con queste energie, ma avere questi nuovi livelli elevati di energia in consegna, è per loro molto impegnativo, ciò li sta “sfidando” a tutti i livelli. Questo li potrebbe far diventare mentalmente squilibrati, e certamente in generale potrebbe causare il crollo di molti dei vecchi Sistemi, perché non in grado di gestire questi nuovi livelli di energia.

Queste energie in arrivo potrebbero anche indurre molte persone a nascondersi, ad andare letteralmente sotto terra.  Noi abbiamo provato questo prima, ai tempi della caduta di Atlantide ed abbiamo chiuso con quel periodo, ma ci saranno coloro che cercheranno di tornare sotto terra per nascondersi, cercando di far finta che questa Nuova Energia non esista.

E andrà bene fino ad un certo punto, perché l'energia li sosterrà nel loro nascondersi, ma alla fine tutto questo diventerà così travolgente, così scomodo, così innaturale, che qualcosa dovrà cambiare. Questa è una particolarità di queste energie, spingono le cose a cambiare. Perché? Perché avete chiesto per questo, avete chiesto un cambiamento, avete chiesto un nuovo modo da parte dell’Alta Coscienza, di rapportarsi con questa realtà, con le energie presenti, con voi stessi, con il vostro Io Sono, ed ora tutto questo sta accadendo.

Le energie che stanno arrivando sono fornite, sono consegnate attraverso cose come il Pianeta X ed anche attraverso le Tempeste Solari.  Vedrete alcuni interessanti modelli di eruzioni e tempeste solari quest'anno, servono per influenzare cose come la forza gravitazionale della Terra.  Vi accorgerete che la gravità è sempre più debole e ciò a volte potrà rappresentare un problema, e scoprirete che c'è uno spostamento magnetico sulla Terra, in passato si sono comunque verificati dei piccoli cambiamenti, ma ora i cambiamenti diventeranno più grandi.  Voi vi state riadattando al cambiamento magnetico, di polarità, e al cambiamento del livello di energia e del livello di dualità.

Queste energie stanno per essere liberate dalla Terra stessa.  Ci sarà, in particolare per i vulcani, il potenziale per quello che voi chiamereste 'super vulcani', a causa di tutta l’energia repressa nella Terra stessa.  In un certo senso, un vulcano in eruzione rappresenta un enorme rilascio di energia e un parto tremendo, ciò crea il Nuovo.  Così ci sono i potenziali di questi grandi vulcani che cambiano i modelli meteorologici, e chiunque cercherà di prevedere a lungo termine il tempo metereologico, non farà altro che prendere in giro se stesso, comunque non c’è niente di cui dovete preoccuparvi.

Alcuni dicono che c'è il riscaldamento globale, e poi cosa si scopre? Che arriva il raffreddamento globale. 
Alcuni parlano di condizioni meteorologiche molto specifiche, ma poi esse cambiano, sono molto diverse da come si pensava. Così, quando camminate all'aria aperta ogni giorno, onorate e ringraziate Gaia e voi stessi e il tempo, il tempo meteorologico è un riflesso della coscienza, è un bel modo di chiarire, di pulire le cose, mentre muove le energie.  Esso ha un bel modo di portare il fresco o il freddo quando serve, perché a volte quando ci sono grandi spostamenti e cambiamenti di energia, è più facile gestirli in un clima freddo.

Poi, naturalmente, ci saranno altre aree in cui c’è la siccità.  La siccità è un modo per facilitare il ringiovanimento interno. Anche se le cose non possono crescere sulla superficie, molto accade ai cambiamenti energetici sottostanti.  Questo è un tempo di pulizia, di chiarimento, è un tempo di sterilità, e come sapete dalla vostra propria esperienza, ci sono volte dove c’è bisogno di essere quieti, di essere “sterili”, poco attivi.

Indovino Adamus

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mercoledì 15 agosto 2018

La Monsanto avvelena.... ma lo nega


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La Monsanto, multinazionale di biotecnologie agrarie, è stata condannata a pagare un risarcimento milionario a favore di un uomo che ha denunciato l’azienda affermando che un suo prodotto usato come erbicida ha contribuito a farlo ammalare di un tumore rivelatosi terminale. Lo ha stabilito un giudice di San Francisco ordinando il pagamento di 289 milioni di dollari in quanto l’azienda non avrebbe adeguatamente avvertito sui rischi nell’utilizzo del prodotto contenente glifosato, una sostanza già al centro di polemiche e dispute legali in quanto considerata nociva. 

La Monsanto respinge le accuse e ha già annunciato che farà appello. Dewayne Johnson, custode di siti scolastici nella zona di San Francisco, aveva utilizzato l’erbicida della Monsanto nel suo lavoro e aveva sviluppato un’eruzione cutanea nel 2014, all’età di 42 anni, con la successiva diagnosi di un linfoma non-Hodgkin. 

I legali della multinazionale sostengono da parte loro che quel tipo di linfoma impiega anni per manifestarsi e che quindi Johnson deve esserne stato affetto da prima del suo incarico nel distretto scolastico. Si tratta della prima denuncia che arriva in tribunale in cui si sostiene il legame fra il glifosato e una diagnosi di cancro. 

Fatto che la Monsanto contesta: “La giuria ha sbagliato”, ha reagito a caldo il vicepresidente dell’azienda. Esistono tuttavia fino a 5000 denunce negli Usa simili a quella al centro del caso di Dewayne Johnson che potrebbe quindi costituire un precedente importante con possibili centinaia nuove denunce contro la Monsanto, di base a St. Louis e recentemente acquistata dal conglomerato tedesco Bayer AG

 (Nel cuore, 13 agosto 2018).

martedì 14 agosto 2018

Sostenibilità ambientale - Senza pesticidi si può...


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Primo Comune in Italia ad aderire alla rete di Città libere da pesticidi, Occhiobello siederà al Parlamento europeo il 27 settembre 2018. L’occasione sarà una tavola rotonda organizzata da PAN Europe* in collaborazione con gli eurodeputati Nicola Caputo (commissione Ambiente), Eric Andrieu e Pavel Poc (commissione Pesticidi) per discutere di politiche europee, strategie locali e prospettive future.
Il Comune di Occhiobello, unica municipalità italiana invitata a parlare, aprirà la sessione sulle strategie locali e le buone pratiche dai Comuni europei.
La sostenibilità ambientale è un concetto ampio che Occhiobello ha cercato di rendere pratica quotidiana da diverso tempo. Il Comune, infatti, da tre anni ha concretizzato una progressiva riduzione nell’uso dei pesticidi nelle aree pubbliche introducendo anche un regolamento che disciplina l’uso di fitosanitari nelle aree private ed extra agricole.
pirodiserboIl diserbo del verde pubblico è oggi del tutto ecologico: diserbo a vapore, pirodiserbo e diserbo meccanico sono le tecniche che hanno sostituito l’utilizzo della chimica consentendo di eliminare completamente prodotti diserbanti e fitosanitari. Non solo, ispirandosi ai principi di Agenda Onu 2030 sullo sviluppo sostenibile, Occhiobello guarda all’ambiente ma anche all’inclusione sociale e alla crescita economica inserendo persone disoccupate e disagiate nelle attività di diserbo meccanico.
diserbo a vapore
Sempre in sintonia con gli obiettivi della sostenibilità, gli atti e le scelte amministrative sono andati di pari passo con l’impegno nel diffondere una coscienza ambientale fra i cittadini, coinvolti direttamente nella prevenzione domestica contro le zanzare. Una ‘lotta biologica’ ex ante in linea con la pluridecennale lotta integrata già avviata a cui si accompagna una pratica affidata al cittadino: a ciascun nucleo familiare è stato consegnato un prodotto polidimetilsiloxano, che consiste in un preparato liquido a base di silicone ecocompatibile da inserire nei tombini e nei sottovasi per impedire la proliferazione delle zanzare.
Una rivoluzione verde che ha dato i suoi frutti soprattutto in termini di partecipazione della cittadinanza, resa maggiormente responsabile e cosciente che la sostenibilità è un valore che si sviluppa a qualsiasi livello. I cittadini si sono fatti attenti osservatori dell’ambiente circostante contribuendo a segnalare focolai di infestazione su cui i tecnici comunali hanno potuto agire tempestivamente.
diserbo manualeLa strategia preventiva contro la proliferazione delle zanzare, ha compreso una mappatura e una classificazione del territorio per considerare il reale rischio di proliferazione (presenza di orti, vegetazione, tombini, ecc). Da maggio a settembre, inoltre, viene effettuato un monitoraggio sulla presenza della zanzare tramite 23 ovitrappole e tre trappole per la cattura tramite CO2 che hanno un valore predittivo sullo sviluppo di possibili infestazioni.
Il 27 settembre a Bruxelles, dunque, per voce del vicesindaco Davide Diegoli, Occhiobello presenterà un ampio percorso di politiche ambientali che stanno contribuendo a modificare l’approccio e le abitudini degli abitanti verso una pratica quotidiana di rispetto per un bene comune come l’ambiente.

(Fonte: Arpat)