lunedì 15 ottobre 2018

Il bioregionalismo ed il “Tempio della Spiritualità della Natura”

Foto di Gustavo Piccinini


La mia vita è una continua scoperta, un viaggio leggero, senza bagagli ingombranti. Tutto ciò che faccio, pur essendo estremamente significativo, è sempre nell’ambito dell’oggi, del carpe diem. Infatti  non ho accumulato alcunché e se qualcosa è stata accumulata nel corso degli anni ho anche provveduto ad abbandonarla. Perciò non ho nulla da difendere e quindi il “mio campo” è un campo in cui crolli e cambiamenti, scavi e riempimenti avvengono in continuazione come natura comanda, con poco o nulla di mio intervento intenzionale.

Questo è un bene ed un male allo stesso tempo, dal punto di vista personale è un bene perché in tal modo non persiste  attaccamento verso una specifica forma, ma  è un male, dal punto di vista sociale,  perché  poco o nulla di costruito è a me riferibile… 

Tanti anni fa, quando mi trasferii a Calcata, ebbi l’ispirazione  di denominare un pezzo di terra di cui ero  il custode “Tempio della Spiritualità della Natura”, un’idea buona anche per esaltare valori estetici naturali. Per il mio “tempio della natura” c’erano le premesse di una grande edificazione… ma –ahimé- c’ero anch’io e -come sapete- io amo “inneggiare ed evocare” ed anche “costruire” senza curarmi di conservare. Eppure  solo ora quel “tempio” è veramente della Natura, ora che è abbandonato a se stesso e le sue strutture stanno pian piano sfaldandosi e ritornando alla madre terra.

Il tempio, me assente,  è rimasto un terreno  “lasciato agli impulsi spontanei creativi della natura e delle sue creature”. 

Ma partendo da quel  luogo ho appreso una nuova visione. La visione del bioregionalismo, dell’ecologia profonda e della spiritualità della natura  applicati ad ogni luogo in cui mi trovo. Vivendo  un diretto contatto con la natura, con gli animali, con le piante e con gli umani. 

Non più uno specifico luogo fisico il Tempio della Spiritualità della Natura  è diventato un approccio olistico, un incontro riavvicinato con il luogo, in modo da trarne un senso di appartenenza e di presenza. Teoricamente questo è un discorso ancora molto sentito in alcune  comunità rurali originarie, come sicuramente furono anche  i vecchi contadini  di Treia, ove ora porto avanti l’esperimento, che vissero nel luogo e per il luogo sino alla loro  morte.  

Paolo D’Arpini
P.S. - Da molto aspetto il momento del ritorno a casa. E’ un mio sogno ricorrente ed ogni volta ci sono intoppi: il volo viene cancellato, oppure non trovo più il visto, il biglietto, il passaporto… Non so più come contattare l’agenzia di viaggio che mi ha venduto il biglietto. L’agenzia ha chiuso, od ha cambiato numero di telefono, o non risulto nella lista. Però ieri pomeriggio ho fatto un passo avanti nel sogno, l’agenzia si è ricordata di me anche se non era proprio la stessa con la quale avevo preso accordi per il viaggio. La vecchia agenzia ha chiuso i battenti ma il biglietto è stato conservato, forse ci sarà un volo disponibile, se riesco ad arrivare all’aeroporto. Caterina mi accompagna, perché io non ho più la patente da parecchi anni, forse farò in tempo…

domenica 14 ottobre 2018

Vita bioregionale e sistema artigiano...



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Trovo la definizione "Bioregione" una parola composta di senso reale, stimolandomi a pensare che in essa si sviluppano i valori della socialità e dell’economia, disegnando la cultura peculiare dei territori. Per quanto riproponga un sistema all’origine delle civiltà, oggi c’è un bisogno primario e forse avvertito nel sentire comune, più di qualche anno fa. 

Nell’ampiezza del progetto bioregionale credo di poter,  senza nuocere, contribuire almeno su tematiche che personalmente perseguo nel mio itinere, ma che ho avvertito nei miei incontri a tema, messi talvolta un po' in disparte. Incarnando un approccio di senso operativo, come l’uomo artigiano sa rappresentare, che promuove nell'essere sociale bioregionale il valore dei mestieri, quelli che mettono in stretta relazione la prestazione con la fruizione in uno scambio comunitario virtuoso. 

È attraverso di essi che avviene la narrazione dei singoli, e la cultura dei popoli. In una decrescita ritengo fondamentale diversificare le potenziali applicazioni, e nell’economia il sistema artigiano non di nicchia ma in una pianificazione ampia, rappresenta l’alternativa al sistema predatorio in atto.

Nino Borrelli

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Pensiero in sintonia sul Bene Comune

Che tutti gli esseri ovunque afflitti dalle sofferenze del corpo e della mente ritrovino la via della guarigione e del benessere. Che le creature spaventate dalla violenza smettano di avere paura, che quelle in catene tornino libere e vivano in pace. Che le creature smarrite nella disperazione, nell’odio e nel desiderio di vendetta ritrovino la forza di perdonare, di comprendere e d’amare. Che quelle prive di potere lo trovino e che lo esercitino con equità e giustizia. E che la gente pensi ad aiutarsi a vicenda. Che tutti gli animali e gli esseri umani: i bambini, gli anziani, gli indifesi vengano protetti dai caritatevoli e i giusti di questa terra e dagli amorevoli spiriti celesti e che presto raggiungano la serenità, il benessere, la pace, l’illuminazione. Che tutti gli esseri possano vivere felici e in armonia.” (Dharma Chan Kung-An)

Gesù in India...? Un bandolo storico su un precursore...



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Manuel Olivares, editore di Vivere Altrimenti *) ed autore di numerose pubblicazioni su temi ecologici, bioregionali e di vita comunitaria,  è  andato alla ricerca di un personaggio storico che si può definire un “precursore” del messaggio che promuove il  "bene comune". Si tratta di Gesù, detto il Cristo.

Moltissimi documenti attestano che esiste una tomba di Gesù in Kashmir. Che cosa fece Gesù dai 14 ai 30 anni, un periodo di cui i Vangeli non parlano? Manuel Olivares ha condensato le sue deduzioni e le testimonianze raccolte nel libro: “GESU' IN INDIA? Ipotesi, documentazioni, implicazioni”.  In esso si tratta l'argomento del possibile passaggio di Gesù in Oriente, tema molto controverso e delicato, oggetto dei suoi pluriennali viaggi e ricerche sul campo.

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Secondo Manuel Olivares l’ipotesi che Gesù abbia vissuto buona parte della sua vita in India, è un fatto possibile ed in parte comprovato. Ciò avvenne negli anni di cui non parlano i vangeli (che lo presentano, bambino, nel tempio di Gerusalemme e poi, dopo circa sedici anni di vuoto, ne raccontano l’inizio della predicazione) e negli anni successivi alla crocifissione, cui, secondo alcuni, sarebbe sopravvissuto. Questa diversa visione della vita di Gesù viene dibattuta da lungo tempo. Naturalmente, considerata nella sua integrità o accettandone solo alcune versioni, ha sempre riscosso e continua a riscuotere particolare successo nella stessa India, tanto nell’ambito dei suoi diversi filoni sapienziali quanto tra le persone comuni. Tali ipotesi sono state considerate in maniera il più possibile esauriente, lasciando naturalmente che i lettori — in base alla propria fede o attitudine laica — traggano le conclusioni a loro più congeniali.

Durante un incontro avuto con l'autore del libro  abbiamo discusso ed analizzato con mente serena le testimonianze e le “prove” da lui raccolte, in Kashmir ed altri luoghi dell'India, sulla possibile permanenza di Gesù presso i maestri himalayani, in gioventù come studente, successivamente in forma di Maestro egli stesso. Il suo libro, che ho letto e ponderato, mi è sembrato “credibile” e ben documentato, lo raccomando perciò agli amici laici affinché possano trarne ispirazione.

Paolo D'Arpini




*) Il Progetto Vivere Altrimenti [www.viverealtrimenti.com] nasce per offrire maggiore spazio a quanto accade nel mondo meno raccontato dai media del mainstream o per raccontarlo in maniera più focalizzata, analizzando quelle realtà afferenti, in un modo o nell’altro, all’universo, cosiddetto, olistico, e raccontando il maggior numero possibile di esperienze di vita non ordinaria, “altra”…”


sabato 13 ottobre 2018

Crollo finale? Teniamoci pronti per la sopravvivenza creativa



…faccio di tutto per non  apparire  catastrofista, ma molti sono i segnali che indicano la catastrofe. Perdonatemi se contribuisco alla vostra angoscia ma credo sia bene che ognuno di noi si predisponga a vivere tempi drammatici e molto difficili. Non lasciamoci demoralizzare, manteniamo il cuore saldo e teniamoci pronti alla sopravvivenza, sia in senso materiale che morale. Per cominciare impariamo a conoscere le erbe commestibili, recuperiamo la manualità, diminuiamo i bisogni, soprattutto eliminiamo quelli superflui e iniziamo a praticare l’autoanalisi.

L’esistenza è fatta di cose semplici e tutto sommato accessibili a tutti i viventi: cibo, aria, acqua, soddisfazione dei bisogni fisiologici, riparo, socializzazione, procreazione…  Ma in questo momento storico la virtualizzazione ha raggiunto livelli altissimi di astrazione dal vissuto quotidiano e dalle reali necessità. La vita è diventata quasi un grande ”game” alla Nirvana. Quando arriverà la Grande Crisi? Quella finale?
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La dura realtà fatta di cose concrete spazzerà le nebbie dell’immaginario e del sogno ad occhi aperti.
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Politica, finanza, potere, ricchezza… tutta immondizia più sporca di quella che si accumula nelle strade di Napoli, di Calcutta, del Cairo, di Buenos Aires,  di New York…. e persino del paesello sui monti.
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Vengo al dunque, in questo momento si parla molto dell’imminente crollo economico e finanziario mondiale, di guerra globale e di come poter risolvere i problemi della produzione energetica, funzionale al mantenimento della struttura tecnologica in cui la nostra civiltà sguazza e sprofonda.
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Diceva l’amico Benito Castorina:  “Una visione più ampia suggerisce un cambiamento di rotta: la sostituzione di tutti i composti e i derivati del petrolio  e di altre risorse non rinnovabili con le materie prime vegetali, scelta che rappresenta il piano strategico per un mondo senza rifiuti…”

Sabbie mobili. Viviamo con la paura di sprofondare e siamo già con l’acqua alla gola, quindi tutto ciò che facciamo peggiora soltanto la situazione.
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Ma se la politica non cambia lasciamo che le cose vadano come debbono andare…  e proviamo a “galleggiare nella mota” se ci riesce…
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Insomma, la nostra civiltà è agli sgoccioli e possiamo aspettarci solo il crollo ignominioso e generale. Un tracollo annunciato e temuto e talvolta auspicato…  ed infatti da più parti si preconizza la fine del sistema come evento liberatorio e salvifico per il mantenimento della vita sul pianeta.
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Vi consiglio perciò di cominciare attivamente a trovare soluzioni alternative, basate sulla personale conoscenza ed esperienza “pratica” di ognuno  per affrontare i rischi a venire.
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E buon divertimento nella “sopravvivenza creativa”.


Paolo D’Arpini




venerdì 12 ottobre 2018

Teoria della trasmutazione e memoria intrinseca nella materia...'

“Il senso di separazione tra noi e il resto del mondo...? E' una sensazione frequente e non dipende da niente, è così, come una nube che passa ed oscura il sole, mentre a volte, pur non succedendo niente di particolare, ci sentiamo fare parte del tutto....” (Caterina Regazzi)

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Dipinto di Sofia Minkova

Che ci sia un'attinenza  fra l'emissione energetica e la materia è un fatto conosciuto da chiunque, prima ancora delle scoperte della fisica quantica.  Basti vedere l'azione dell'energia solare e della sua captazione utile ai  processi vitali sulla Terra… Energia e materia sono strettamente interconnesse ed a un certo livello  indistinguibili l'una dall'altra. Ed alla base del loro apparire in specifiche forme e modi c'è la mutazione costante e continua, una sorta di saliscendi che fra l'una e l'altra polarità che consente l'esistenza dell'universo conosciuto.    

Secondo I Ching, o Libro Dei Mutamenti, la creazione avviene costantemente attraverso l'incontro di Cielo e Terra, ovvero Energia e Materia, Coscienza e Forma,   ma questa descrizione  non è sola prerogativa dell'I Ching, anche altre  religioni e filosofie (ed anche la moderna scienza) indicano  il movimento, la vibrazione  o trasformazione, come fattore primo che crea il mondo. L’energia cinetica sprigionata attraverso il cambiamento sopraggiunto nel “quid” originario statico si è propagata in uno svolgimento, apparentemente infinito, che utilizza i canali conduttori dello spazio e del tempo. Che lo si chiami Verbo, Om, Spirito o Tao ha poca importanza...

Dal punto di vista dell'esperienza empirica, basata sull'osservazione in un continuum spazio temporale ed anche secondo la teoria della creazione graduale dell’universo si immagina un “inizio” chiamato Big Bang (il grande botto) o “Atto Creativo”  in cui la concentrazione energetica statica giunge ad una fase critica di incontenibilità e ne consegue un collasso (corrispondente all’inizio dello spazio tempo) che coincide con la proiezione manifestativa in cui l’energia assume forma, gradualmente, divenendo materia. La gradualità e continuità della creazione viene misurata attraverso un “aspetto” che sempre accompagna, potremmo anche dire registra, il processo creativo. Questo aspetto è immanente e trascendente ed è la “coscienza”, la quale è parte integrante, una sorta di sapore o qualità intrinseca, dello svolgimento energetico in corso.

Possiamo quindi tranquillamente affermare che “coscienza, energia e materia” sono la stessa cosa, come il tempo e lo spazio che appaiono e coesistono complementariamente. Senza la durata nel tempo e l’espansione nello spazio nulla potrebbe manifestarsi e senza la coscienza e l’energia nessuna forma od entità avrebbe significato od esistenza. Per questa ragione è impossibile scindere la manifestazione dalla consapevolezza che la sancisce.
 
Ogni elemento, essendo la trasformazione nell’infinita possibilità dei movimenti energetici in corso.

Paolo D'Arpini


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giovedì 11 ottobre 2018

Anche il Presepe Vivente è una tradizione popolare bioregionale




Ho già detto in altre occasioni che la tradizione del Presepe  è una tipica espressione della cultura popolare bioregionale nostrana. La celebrazione natalizia italiana infatti è radicata nella composizione del presepe o nella riproposizione dal vivo di scene della natività di Gesù (Presepe vivente) la quale consiste in una rappresentazione "teatrale" che ha lo scopo di ricordare, con l’impiego di figuranti umani ed animali, la nascita del Salvatore con una scenografia che viene appositamente costruita per ambientare la vicenda della natività.

Il primo Presepe vivente della storia fu opera di San Francesco d’Assisi, nel borgo di Greccio, presso Rieti, nel 1223. Da allora, la consuetudine si diffuse nel resto d’Italia. 

Ed anche Treia, per diversi anni,  ha messo  in scena la sua rappresentazione sacra. La tradizione del Presepe vivente  è durata sino al 2016, con la sua XXIV edizione  (vedi: http://www.eventiesagre.it/Presepi_Viventi/13191_Il+Presepe+Vivente+a+Treia.html)  ma quest'anno non si sa se  le vie del centro cittadino saranno  caratterizzate dalla presenza di figuranti, animali e scene natalizie, non avendo appreso a tutt'oggi di programmazioni in corso. Anche se Giorgio Bartolacci dell'Ente Disfida del Bracciale ne ha  suggerito la esecuzione. 

Questa vuole essere quindi una proposta indirizzata alla  Proloco ed al Comune di Treia affinché indicano per i primi di gennaio 2019 una riedizione del Presepe Vivente, poiché è un vero peccato che la  sacra rappresentazione sia stata interrotta proprio quando ce ne sarebbe invece  più bisogno...  

Nelle edizioni degli scorsi anni il Presepe vivente  è stato molto seguito e partecipato dalla popolazione treiese che ne aveva fatto espressione della cultura popolare, al pari di altre manifestazioni come ad esempio la processione di marzo per la Festa  di San Patrizio o la  sfilata storica della Disfida del Bracciale  della prima domenica di agosto. 

Mi auguro perciò che l'esecuzione del Presepe vivente di Treia possa tornare in auge!

Paolo D’Arpini 




Video dell’edizione 2015  del Presepe vivente:  
https://www.youtube.com/watch?v=5-zxIpPc_cE

mercoledì 10 ottobre 2018

Ecologia "sprofondata" e profezie catastrofiste sulla fine della specie umana

L'uomo, la specie umana, sente l'alito della morte soffiare sul suo volto. La civiltà mai come oggi sembra in procinto di crollare ignominiosamente, sia dal punto morale che ecologico. Di profezie catastrofiste abbondano le cronache ma, lasciando da parte quelle criptiche di Nostradamus e quelle chiaramente a sfondo religioso  o di carattere  new age, non possiamo ignorare le previsioni del monaco "maledetto" Rasputin per la loro aderenza ai tempi in cui viviamo.
Le profezie di Rasputin e la nostra epoca

Grigorij Efimovi Rasputin fu assassinato nel 1917, egli godeva la stima dell’ultimo zar, Nicola II, e ci lasciò alcune preveggenze significative sul nostro Millennio.
È da sottolineare che questo emblematico personaggio, da taluni definito "santo" e da altri "demonio", aveva previsto l’assassinio della famiglia zarista, l’evento del marxismo e il crollo dell’Unione Sovietica.
Per l'Italia Rasputin aveva previsto l’anarchia e la fame. "... l’Italia", si legge in uno di questi vaticini, "finirà in una sterpaglia di contrasti, di difficoltà, di lotte intestine... In questo tempo, l’umanità sarà schiacciata dal frastuono dei pazzi e dei malfattori. La saggezza sarà messa in catene. Saranno l’ignorante e il prepotente a dettare la legge...".
Molti si sono chiesti perché il veggente abbia ricordato l'Italia. Si tratta, forse, di una nazione con la quale si vuole simboleggiare il mondo intero, oppure si tratta di un Paese che subirà più pesantemente degli altri "la punizione di Dio"?
I messaggi di Rasputin inquadrano i tempi che stiamo vivendo in  forma impressionante, ponendo in evidenza soprattutto "la grave malattia della terra, provocata dall’uomo", cioè i molteplici inquinamenti. Ed è questa, la premessa alla "punizione divina": "Si ammaleranno le piante", scrive il veggente "e moriranno ad una ad una. Le foreste diventeranno un enorme cimitero e tra gli alberi secchi vagheranno senza meta uomini storditi e avvelenati da piogge velenose". Questo tempo è ormai arrivato: le piogge acide sono difatti una tragica realtà. I dati ufficiali ci dicono che circa il 52% delle piante della Foresta Nera stanno morendo e nel giro di una generazione, molte ridenti località dell’Europa saranno trasformate in un deserto.
La situazione non è molto diversa per l’aria. Respiriamo veleni "e poi abbiamo la pretesa di non ammalarci".
Rasputin aveva profetizzato anche questo: "Verrà giorno in cui non ci sarà monte e non ci sarà colle; non ci sarà mare e non ci sarà lago, che non siano avvolti dall’alito fetido della morte... E tutti gli uomini respireranno la morte; e molti uomini moriranno per i veleni che sono sospesi nell’aria".
E ancora: "I veleni abbracceranno la terra come un focoso amante: i cieli avranno l’alito della morte e le fonti non daranno più che acque amare e molte di queste acque saranno più tossiche del sangue marcio del serpente... Gli uomini moriranno di acqua e di aria, ma si dirà che sono morti in seguito a malattie cardiache o polmonari... E le acque amare infesteranno i tempi come la cicuta, perché le acque amare partoriranno i tempi amari".
E la premonizione ricalca perfettamente il livello d'inquinamento a cui stiamo riducendo il pianeta. L'acqua potabile è sempre più rara a causa degli insani sistemi agricoli e dall'allevamento industriale. Le foreste vengono abbattute. Gli oceani stanno morendo invasi dalla plastica e da scoli ammorbanti. I liquami radioattivi dal Giappone arrivano alle coste americane, gli esprimenti atomici impregnano la terra di veleni e forse, se scoppiasse una guerra che tutti paventano, le radiazioni ammorberebbero anche l'atmosfera.
Ma una profezia sull'Italia che ci riguarda particolarmente da vicino è quella relativa alla situazione di Roma e della sede vaticana: "Nella notte dell’uomo bruciato, il sangue scorrerà a fiumi nella Roma dei papi e dei lestofanti. Il popolo uscirà sulle piazze accecato da un odio covato da tanto tempo e sulle picche lorde di sangue vedrete le teste dei politici, dei nobili e del clero. Il corpo di un uomo venerando sarà trascinato per le strade di Roma da un cavallo bianco e sulle strade rimarrà l’impronta del suo sangue e i lembi della sua pelle. Solo allora si scoprirà che l’uomo venerando era un serpente. E morirà come muoiono i serpenti. In questa notte di sangue e di magia le stelle cambieranno luce: quelli che indossavano l’abito della delinquenza indosseranno l’abito della giustizia e quelli che erano giusti diventeranno ingiusti... E quando sorgerà la luce del nuovo giorno, le fontane di Roma saranno piene di sangue umano, e molti corpi di potenti verranno squartati e gettati ai quattro angoli della città, affinché marciscano separati... Roma purificata non sarà più Roma. E la notte dell’uomo bruciato rimarrà a ricordare la santa insurrezione del popolo contro il lupo famelico vestito da agnello."
Paolo D'Arpini