venerdì 24 marzo 2017

Il livello del Mar Mediterraneo sale...


Risultati immagini per Il Mediterraneo si è innalzato


Il Mediterraneo si è innalzato di circa 30 cm negli ultimi mille anni rispetto ad un aumento più che triplo previsto nei prossimi 100 anni dal gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico delle Nazioni Unite (IPCC). È quanto emerge da una ricerca sulle variazioni del livello del Mediterraneo coordinata dall’ENEA, che dimostra come le previsioni al 2100 dell’IPCC rappresentino un’evidente accelerazione dell’innalzamento del livello dei mari, dovuta principalmente al cambiamento climatico.

Lo studio, pubblicato dalla rivista scientifica Quaternary International dell’editore Elsevier, è stato realizzato insieme a ricercatori dell’INGV e delle Università di Roma “La Sapienza”, Bari “Aldo Moro”, Lecce, Catania, Haifa (Israele), Parigi e Marsiglia (Francia).

“La ricerca ha preso in esame l’innalzamento del nostro mare in un arco temporale mai studiato prima”, spiega Fabrizio Antonioli del Laboratorio Modellistica Climatica e Impatti dell’ENEA, che ha coordinato lo studio. “In mille anni – aggiunge Antonioli – il Mediterraneo è aumentato da un minimo di 6 a un massimo di 33 cm, un livello inferiore del 65 per cento rispetto alle più recenti proiezioni dell’IPCC, secondo le quali l’innalzamento del mare a livello mondiale è stimato tra i 60 e i 95 cm entro il 2100. Si tratta di un’evidente accelerazione, dovuta principalmente al cambiamento climatico causato dall’aumento della concentrazione di CO2 in atmosfera, che negli ultimi quattro anni ha superato in modo stabile il valore di 400 ppm, un livello mai toccato sulla Terra negli ultimi 23 milioni di anni”.

Per studiare le variazioni del livello del Mediterraneo, il team di ricerca ha preso in esame 13 siti archeologici sulle coste di Italia, Spagna, Francia, Grecia e Israele, in luoghi dove venivano estratte le mole olearie, cioè le grosse pietre utilizzate per la macinazione delle olive. L’aumento più elevato è stato riscontrato in Grecia a Nea Peramos sul golfo Saronico vicino ad Atene, mentre il valore più basso è stato misurato nell’isola spagnola di Maiorca. “Questo studio – sottolinea Antonioli – è stato realizzato in aree stabili da un punto di vista tettonico, alcune anche parzialmente sommerse, coniugando scienza e archeologia”. In Italia l’indagine si è concentrata in tre aree del sud - Scario (Salerno), Torre Santa Sabina, vicino Otranto (Lecce) e Punta Penne (Brindisi) - dove il livello del mare si è innalzato di circa 15 cm negli ultimi mille anni.

“In Italia – conclude Antonioli –  sono 33 le aree a rischio a causa dell’aumento del livello del mare. Le aree più estese si trovano sulla costa settentrionale del mare Adriatico tra Trieste e Ravenna, altre aree particolarmente vulnerabili sono le pianure costiere della Versilia, di Fiumicino, le Piane Pontina e di Fondi, del Sele e del Volturno, l'area costiera di Catania e quelle di Cagliari e Oristano. Il massimo aumento del livello delle acque è atteso nel Nord Adriatico dove la somma del mare che sale e della costa che scende raggiungerà valori compresi tra 90 e 140 centimetri”.

Accelerazione dell'innalzamento dei mari nel Mediterraneo
(Fonte: Arpat)

giovedì 23 marzo 2017

Chiamata per una mobilitazione contro il G7 finanziario a Bari - Stralcio del documento programmatico


Immagine correlata

Il ministro Padoan ha annunciato che dall’11 al 13 maggio 2017 si svolgerà, a Bari, il G7 finanziario, che vedrà incontrarsi i ministri delle Finanze, i presidenti delle banche centrali, i rappresentanti della BCE e i responsabili del FMI. Questo appuntamento anticiperà il summit di Taormina indetto per fine maggio.

Il G7, tanto importante per i potenti della terra, è per noi un ulteriore motivo per ribadire la nostra avversità al modello di sviluppo proposto dal capitalismo mondiale, basato sulla devastazione dei territori e sulla progressiva precarizzazione del mondo del lavoro, in uno scenario di frontiere chiuse alla libera circolazione degli esseri umani ed inesistenti per le merci e le armi. Anche la nostra regione è da anni scenario degli effetti nefasti di un capitalismo al collasso e, mai nella storia, così spietato e dannoso.

Un G7 finanziario ha un peso particolarmente grande in un contesto di crisi economica globale in atto da quasi un decennio. La crisi è un passaggio naturale del sistema capitalista volto alla produzione per la produzione, in uno spasmodico ammassare profitti; un fattore endogeno e fisiologico dello stesso, è parte di esso e ciclicamente si manifesta.
Come ben noto, è proprio l’economia a scrivere l’agenda politica dei governi nazionali. Il clima di forte incertezza economica si traduce nell’incertezza delle nostre esistenze.
E’ innegabile, stiamo pagando il prezzo più alto in termini di precarietà delle nostre esistenze. Le politiche di Austerity sono una diretta e macabra conseguenza delle decisioni derivanti dai precedenti summit. Coloro che oggi popolano il mondo delle lotte sociali hanno attraversato, o sono i prosecutori, di quei movimenti che da Seattle hanno contrastato il dominio finanziario. Tutti e tutte siamo vittime di scelte sbagliate e processi economici che hanno dato il la al non-sviluppo basato sul precariato. 

..... (....)...

Sulla base di quanto accennato intendiamo dar voce con i fatti al nostro rifiuto verso il G7. La risposta all’arroganza dei pochi che decidono sulle nostre vite deve necessariamente venire da un movimento creato dal basso che faccia della piazza il suo punto di partenza e di arrivo. Una presa di posizione netta e contraria contro il capitale finanziario rappresentato dal G7 e lo stato che lo legittima è, per noi, ora come in futuro, l’unica possibilità praticabile.

Abbiamo deciso di metterci in moto per un confronto popolare che provi a sviluppare una risposta antagonista questo stato di cose, sia sul piano regionale che nazionale.

Questo percorso vuole mettere al centro il Sud non solo inteso come area geografica di appartenenza ma come principio connettore di tutti gli sfruttati e le sfruttate dal sistema capitalista; come concetto che estrinsechi la condizione sociale di chi non soltanto si oppone ma, in uno sforzo di ricomposizione di classe che, partendo da qui, voglia costruire una proposta alternativa economica, sociale e quindi politica per il futuro.

E’ per questo che lanciamo un appello a tutto il mondo delle lotte sociale territoriali, ai lavoratori ed alle lavoratici, ai migranti, ai precari, agli studenti e alle studentesse, ai disoccupati, ai movimenti per il diritto all’abitare, agli spazi sociali, ai collettivi e singoli militanti a costruire un percorso politico alternativo e di contrasto al G7. Un confronto teorico e pratico, a Bari come a Taormina, che non rappresenti solo un punto di arrivo ma l’inizio di un progetto più a lungo termine. In un contesto in cui si sono presi il ruolo di protagonista, giocando sulla nostra pelle, l’antagonismo è l’unica strada possibile.

Per quanto detto e per avviare una discussione che coinvolga il territorio nazionale, vi invitiamo all’assemblea prevista nei giorni 1 e 2 aprile, a Bari negli spazi dell’Ex-Caserma Liberata.
Le due giornate, suddivise in tavoli tematici e successiva assemblea plenaria conclusiva, saranno così strutturate:

sabato 1 aprile 2017

  • ore 9:30 - Accoglienza, saluti, presentazione ed introduzione dei tavoli tematici;

  • ore 10:30 - inizio dei tavoli di discussione secondo le seguenti aree tematiche

- Economia: conflitto capitale-lavoro;
- Imperialismo e immigrazione;
- Lotte territoriali e anticapitalismo;
- Studenti: tra alternanza scuola-lavoro e sfruttamento;
- Capitalismo: una conseguenza del patriarcato;

  • ore 14:00 - pranzo sociale;
  • ore 16:30 - tavoli tematici di discussione;
  • ore 20:30 - cena sociale.

domenica 2 aprile 2017

  • ore 9:30 - tavoli tematici di discussione;
  • ore 14:00 - pranzo sociale;
  • ore 16:30 - avvio assemblea plenaria e stesura del documento finale
  • ore 20:30 - cena sociale.

Stralcio del documento programmatico 

Visualizzazione di locandina.jpg

Info e adesioni: pugliacontroilg7@autistici.org

Assemblea interregionale NoG7-Bari


mercoledì 22 marzo 2017

Tracce di bioregionalismo nelle Istituzioni - Il fiume come sorgente di vita e di identità culturale


Immagine correlata

Il fiume come sorgente di vita e di identità culturale, ma anche veicolo di pace, dialogo e sviluppo delle comunità. Con questo messaggio il ministro Gian Luca Galletti e il ministero dell'Ambiente hanno lanciato le celebrazioni della Giornata Mondiale dell’Acqua, indetta dall’Onu nel 1993 per il 22 marzo di ogni anno.

Entro la fine dell'anno l'Italia si farà promotrice e ospiterà una Conferenza sui Fiumi del mondo che unisca nella tutela, nella valorizzazione e nello scambio di esperienze i corsi d’acqua più importanti del Pianeta. Da qui il lancio del progetto “Aquamadre”, un nuovo brand riconosciuto a livello internazionale nel quale canalizzare le iniziative del ministero volte a diffondere una nuova cultura dell’acqua. Su impulso del ministero dell'Ambiente, nascerà inoltre, nel solco della riforma delle Autorità di Bacino, un Osservatorio nazionale sui “Contratti di Fiume”, nuovi strumenti di governance partecipata dei territori idrografici. Il ministro Galletti illustrerà al mondo scientifico e ai portatori d'interesse, assieme al direttore generale per la Salvaguardia del Territorio e delle Acque Gaia Checcucci, gli strumenti fin qui messi in campo  e le azioni per il futuro.

“I fiumi – spiega il ministro Gian Luca Galletti – sono al centro della sfida climatica, ambientale e di sviluppo economico globale. C'è dunque un filo conduttore che lega il Po e il Mississippi, il Reno e il Fiume Azzurro con i più piccoli corsi d'acqua italiani. L'obiettivo della Conferenza sarà scambiare esperienze e sentirci tutti parte, proprio come accaduto a Parigi, di un'unica profonda sfida di tutela e di crescita. Prezioso – spiega Galletti – sarà in questo senso lo sviluppo del progetto Aquamadre, per lavorare sulla cultura e l'informazione, lo scambio di modelli e progetti innovativi col resto del Mondo”.

“Nel nostro Paese per il bene acqua molto è stato fatto, in particolare sull'aspetto decisivo della governance: la riforma delle Autorità di Bacino - spiega il ministro – è una rivoluzione che consentirà una gestione più efficace sul territorio e una forte prevenzione dei rischi idraulici, così come è estremamente importante mettere a sistema con un Osservatorio degli innovativi Contratti di fiume che stanno già nascendo in ogni parte d'Italia, unendo soggetti pubblici e impegno privato in nome della tutela dei territori e della risorsa idrica. Non dimentico – conclude Galletti - norme di equità approvate come il ‘bonus acqua’ gratuito da 50 litri al giorno per abitante destinato alle fasce più indigenti e il decreto per il contenimento della morosità, che prevede rateizzazioni e maggiori attenzioni ai settori sociali più in difficoltà”.

Da 37 Autorità di bacino nazionali, di cui 30 interregionali si passa a 7 Autorità distrettuali: Po, Alpi Orientali, Appennino Settentrionale, Appennino Centrale, Appennino Meridionale, Sicilia e Sardegna. A ventisette anni dalla prima legge organica in materia di difesa del suolo (la 183/1989) e a ventidue dalla Legge Galli sulla riorganizzazione del servizio idrico integrato, la riforma delle Autorità di Bacino del 2016, in attuazione del Collegato Ambientale, ha rappresentato l'avvio di una nuova governance che riallinea l'Italia alle direttive europee in materia. Tra le novità il ruolo di riferimento del ministero per l'indirizzo, il coordinamento e la vigilanza, una semplificazione della filiera decisionale e la razionalizzazione delle competenze, con l'esercizio da parte di un solo ente delle funzioni di pianificazione e la predisposizione dei Piani di gestione acque e alluvioni, sulla base dei quali sono programmati interventi e risorse.

In questo contesto, l'intenzione del ministero è quella di valorizzare lo strumento dei “Contratti di Fiume”. Sono 93 quelli attivati in tutta Italia, di cui 82 avviati e 11 già sottoscritti, mentre altri 101 sono stati proposti o annunciati. I dati del dicastero dell'Ambiente spiegano l'attenzione attorno ai nuovi strumenti volontari di governo partecipato del territorio fluviale, in cui soggetti pubblici e privati lavorano insieme su un Programma d'azione condiviso e si impegnano ad attuarlo con la sottoscrizione di un accordo. Sono 17 oggi le amministrazioni regionali ad aver riconosciuto con atti formali i contratti di fiume, mentre è stato il Collegato ambientale ad inserirli nel Codice dell'Ambiente, quali “strumenti volontari di programmazione strategica e negoziata che perseguono la tutela, la corretta gestione delle risorse idriche e la valorizzazione dei territori fluviali, unitamente alla salvaguardia dal rischio idraulico, contribuendo allo sviluppo locale”. La nascita dell'Osservatorio serve a favorire la loro corretta applicazione, ponendo il ministero nel ruolo di riferimento nazionale e di guida, con una banca dati per seguirne l'evoluzione e conoscerne punti di forza e debolezza, favorendo scambi e collaborazioni tra le varie esperienze italiane.

Il ministero ha individuato il brand “Aquamadre” quale vettore di riferimento per tutte le iniziative culturali e di sensibilizzazione legate alla cultura dell'acqua, con particolare attenzione ai fiumi. Un progetto tutto italiano che nel confronto a livello internazionale con reti e organismi di bacino dei più grandi corsi d'acqua del globo favorirà il trasferimento di conoscenze scientifiche e tecniche, informazioni, dati e buone pratiche. Sarà dunque un protagonista della Conferenza mondiale dei grandi fiumi, in cui rappresentanti di corsi d'acqua di tutti i Continenti metteranno a confronto idee e sfide quotidiane per combattere gli effetti dei mutamenti climatici, fenomeni naturali, l'inquinamento e la siccità, come anche i conflitti per l'accesso all'acqua.

Risultati immagini per Il fiume come sorgente di vita

martedì 21 marzo 2017

Equinozi e solstizi - Le grandi celebrazioni della Natura


Risultati immagini per Equinozi e solstizi

Dovrebbero esserci quattro grandi feste nell’anno,  ai solstizi e agli equinozi. Quelle sono le feste vere. Come sarebbe facile spiegare alla nipotina perché si fa festa: è la Terra che si trova a un appuntamento attorno alla sua stella. Quei quattro appuntamenti ci sono da milioni di anni, e ci saranno ancora per molto, molto tempo.
  Dobbiamo abituarci all’idea di essere sul terzo pianeta di una stella di media grandezza a metà della sua vita, lanciata nel braccio esterno di una galassia qualunque, in mezzo a miliardi e miliardi di altre galassie.
  Le quattro feste sarebbero per tutti, per tutti gli esseri senzienti. Conoscono quell’appuntamento mammiferi, pesci, rettili, uccelli, e tutti gli altri; anche le alghe. Ad esempio tutte le piante verdi si accorgono che all'Equinozio la luce è uguale al buio. Eppure, fra gli umani di oggi, quasi nessuno se ne accorge, né ci pensa. Già, perché nella nostra cosiddetta civiltà, si preferisce fare festa per commemorare qualche battaglia “vinta”, magari con centinaia di migliaia di morti e distruzioni immense, si preferisce fare festa per ricordare qualche santo, o martire, o qualche madonna bianca o nera, o qualcuno che si è fatto ammazzare per ideologie in cui dopo qualche decennio non crede più nessuno. Oppure per qualche ”repubblica”, per dei nuovi confini destinati a creare guai e a sparire assai presto. Diventano roba per i libri di storia, e noi festeggiamo … Qualcuno, che invece ha perso “quella” battaglia, tace.
  Oppure si fa festa per “il lavoro”, che come viene inteso oggi dalla cultura occidentale, è in sostanza l’attività umana che distrugge la Vita, che sostituisce materia inerte a sostanza vivente, e pretende di rifare il mondo, quel meraviglioso mondo naturale che ha impiegato quattro miliardi di anni per divenire ciò che è. Con quello che festeggiamo come “il lavoro”, vogliamo rifare questo mondo, questo Pianeta, togliendo lo spazio vitale agli altri esseri senzienti. E per questo si fa festa? Sarebbe molto meglio abolire queste festività che sono solo per i cosiddetti “vincenti” o per chi venera “quei” santi, martiri, eroi, madonne, repubbliche, rivoluzioni.
  Invece dovremmo festeggiare insieme quando il sole è al suo massimo, quando la luce comincia a risalire e quando il giorno è uguale alla notte su tutto il Pianeta, con gli altri esseri senzienti, cioè altri animali, piante, ecosistemi, che lo sanno, se ne accorgono benissimo. Sarebbero feste per tutti, e molto più facili da comprendere per tutte le nipotine e i nipotini del mondo.    

Guido Dalla Casa              

 Risultati immagini per Equinozi e solstizi

lunedì 20 marzo 2017

Fare amicizia con la vita - Biospiritualità: elemento cogente...

Risultati immagini per era ecozoica


“Ho imparato il silenzio dalle persone loquaci, la tolleranza dagli intolleranti e la gentilezza dagli uomini scortesi. Non dovrei provare gratitudine verso questi insegnanti?” (Khalil Gibran)

Volendo abbracciare in un unico contesto il concetto di spirito e di vita, come presumibilmente avveniva durante il periodo gilanico, un tempo in cui c’era solidarietà, impegno civile, coscienza dell’ambiente, della fatica e dei pericoli ma allo stesso tempo spensieratezza, e desiderando riportare quella esperienza unitaria nella nostra vita quotidiana mi sono ritrovato a dover decidere quale parola potesse maggiormente indicare quel pensiero. 


Durante uno scambio epistolare con l’amico bioregionalista Stefano Panzarasa, matrista convinto, lui ha suggerito di usare il termine “religiosità della natura”, come proposto dal filosofo Thomas Berry. 

La parola in se stessa è molto evocativa di un ri-congiungimento con l’anima naturale.

Allo stesso tempo il significato di religione (dal latino religio) è “ri-unire” ma non si può affermare che la vita abbia mai avuto separazioni in se stessa.. Se avesse subito una separazione non sarebbe più vita.. Infatti nel periodo matristico anche la morte era considerata una fase nel processo vitale. Quindi parlare di religione della natura può essere fuorviante. Poiché in natura è già un tutto unito, un unicum.

Preferirei magari usare la parola “biospiritualità”, neologismo antico e nuovo per descrivere ciò che è sempre stato e sempre sarà….

A volte, sembra che le parole nascono per creare discordia fra gli uomini….. L’incomprensione sorta con la diversità dei linguaggi, volendo comprendere l’altro attraverso il linguaggio, è alla base delle antipatie che gli esseri umani percepiscono gli uni verso gli altri… Prova ne sia il negro che ci parla in bantu viene visto con sospetto e timore, mettete che lo stesso negro si mette a parlare in italiano, o addirittura nel nostro dialetto familiare, ecco che improvvisamente diviene uno di noi,  un fratello di colore diverso. Questa verità l’ho potuta sperimentare svariate volte a Calcata dove la comunità etnica è molto variegata però siccome parlavamo tutti allo stesso modo, al massimo con un leggero accento straniero (tra l’altro ognuno di noi aveva un leggero accento d’origine essendo tutti forestieri), ecco che diventavamo  comunque tutti calcatesi,  indipendentemente se siculi, romani, veneti, europei est ovest, americani nord sud, africani, etc. etc.

Il linguaggio comune unisce  ed all’inizio tutti gli umani parlavano la stessa lingua, il “nostratico” viene chiamato in glottologia, poi da quella radice, nella diaspora umana planetaria, sono sorti rami e ramoscelli sempre più diversi.  La mitologia della torre di Babele è simbolica ma veritiera. Gli uomini appena salvatisi dal diluvio universale invece che andare a ri-abitare il pianeta, ridiventato fertile dopo il cataclisma, si concentrarono tutti in un luogo e cominciarono ad erigere un monumento di ringraziamento a Dio (forse però a quel tempo era la Dea), simbolicamente questa torre zigurratica saliva sempre più in altezza (per arrivare in cielo) ma l’uomo è fatto per la terra e così Dio (o la Dea) confuse i linguaggi.. e gli uomini che non potevano più comprendersi si allontanarono in gruppi omogenei alla conquista del mondo.. chi qua chi là, chi su e chi giù, finché tutto il pianeta fu abitato.

Certo questa è una favola ma fa pensare come la differenza delle lingue allontani l’uomo dall’uomo. Sarà per questo che in ogni epoca un potere emergente cerca di stabilirsi attraverso una lingua? Sicuramente è avvenuto così.. il sanscrito, il greco, il latino… ed ora l’inglese, come lingue veicolari temporali, ne sono riprova.

Ma aspetta aspetta, non intendevo fare un discorso semantico linguistico,  anzi, volevo parlare dell’unico elemento che è in grado di unire e di far riconoscere l’uomo in se stesso e agli altri come manifestazione della stessa matrice vitale. Questo elemento è la “coscienza-intelligenza”, che unisce tutti i viventi e -in latenza- anche il mondo inorganico.

Questa coscienza/intelligenza è stata definita da tempo immemorabile “spirito” (diverso da anima che sottintende una personalità individuale). Lo spirito tutti ci accomuna e la “spiritualità laica” è la comprensione sincretica che ognuno compartecipa allo spirito. Spirito e vita sono consequenziali ed inseparabili. Perciò lo spirito non può divenire mai appannaggio di alcuna religione, poiché le religioni sono create da e per le anime, per le persone che si considerano separate. Per tale ragione spesso definisco la vera spiritualità come “laica” (dall’antico significato del greco “laikos” al di fuori di ogni contesto sociale e religioso).

Questo termine, spiritualità laica, non piace a molti.. oppure alcuni cercano di spiegarla a modo loro, come una forma di credo para-religioso, si professano “spiritualisti laici” i massoni, i cristiani che conducono vita secolare, gli aderente alle nuove religioni new-age, etc. Mentre altri, completamente contrari al concetto di “spirito” negano che possa esistere una qualsiasi spiritualità in qualsivoglia forma.
Insomma, per fare chiarezza e definitivamente sancire l’indissolubilità tra spirito e materia, mi è venuto in mente di spiegare questa spiritualità laica come “biospiritualità”, in modo che così siano tutti felici e contenti, sapendo che vita e spirito sono la stessa cosa.

E cosa si intende per biospiritualità? Vuol dire che il più alto ottenimento si ottiene qui ed ora, non in qualche altro luogo od in qualche altro tempo. Non siamo in in esso ogni momento dell’esistenza. La Realtà Suprema non è in un altrove ed a parte da questa esistenza. La Terra, l’Universo ne sono impregnati. 

Biospiritualità è l’espressione, l’odore sottile, il messaggio intrinseco, che traspira dalla materia tutta. 

Il sentimento di costante presenza indivisa.. la consapevolezza dell’inscindibilità della vita, riconoscibile in ogni sua forma e componente, partendo dal “soggetto” percepiente, questa è la pratica stabile dell’essere biospirituale. La conoscenza suprema significa sapere che tutto quel che “è” lo è in quanto tale. Perché l’esistente è uno, non può esserci “altro”…

Ed infatti l’ostacolo posto dalle religioni è proprio quello di immaginare uno stato “altro” da ottenere, superiore od inferiore che sia, diverso da quello presente. Ma allorché l’ignorante oscuramento viene rimosso dal cuore dell’uomo, improvvisamente ci troviamo a Casa. Possiamo definire questo stato “liberazione” dall’illusorio senso di separazione, poiché la biospiritualità non può ammettere separazione ma solo diversità nei modi espressivi e nelle forme esteriori.

Al momento opportuno ognuno di noi sentirà l’impulso a riconoscersi in quel che è ed è sempre stato.. e questo è lo scopo della biospiritualità. Ed è un modo per andare verso la nuova era ecozoica auspicata da Thomas Berry.

Paolo D’Arpini


Comitato per la Spiritualità Laica
Via Mazzini, 27 - Treia (Mc) 
Tel. 0733/216293 



...................


Di questi temi se ne parlerà durante la tavola rotonda che si tiene il 25 aprile 2017 al Circolo vegetariano VV.TT. di Treia, sul tema della Società Matristica, che segue la presentazione del libro "La civiltà della Dea" della archeologa M. Gimbutas, tradotto da Mariagrazia Pelaia, che sarà presente all'incontro.  Info. circolovegetariano@gmail.com

http://www.circolovegetarianocalcata.it/2017/02/22/treia-33a-edizione-della-festa-dei-precursori-23-24-e-25-aprile-2017/

...........

Documento collegato: Manifesto per l'era ecozoica e storia della vita sulla Terra:

http://www.circolovegetarianocalcata.it/2009/06/28/dal-pensiero-cristiano-di-teilhard-de-chardin-e-thomas-berry-a-marija-gimbutas-il-sogno-della-terra-un-antico-futuro%E2%80%A6-e-la-storia-dell%E2%80%99universo/

domenica 19 marzo 2017

La siccità che ci aspetta... e l'Italia resta a secco...


Risultati immagini per La siccità che ci aspetta.

E’ dal 1998 che anno dopo anno si registra, soprattutto nel nord del nostro Paese, una continua diminuzione delle precipitazioni, mentre le regioni centro meridionali subiscono a volte le cosiddette “bombe d’acqua” che causano frane, allagamenti e a volte vittime. Studiosi del NOAA e della NASA ha studiato questo fenomeno che interessa il clima del Mediterraneo, incrociando dati storici, studio degli anelli degli alberi, osservazioni satellitari, inquinamento delle superficie dei mari e indagando specificatamente sulle recenti opere dell’uomo (degli ultimi 200 anni) che vanno dai disboscamenti alla nascita di grandi invasi d’acqua con sbarramenti artificiali. Alla fine lo studio ha dimostrato che quello che sta accadendo nei Paesi del Mediterraneo è la peggiore siccità degli ultimi 900 anni. La mappa della siccità nell’area del Mediterraneo. |NASA/ Goddard Scientific Visualization Studio

Lo studio ha dimostrato che tutta l’area Mediterranea è influenzata da fenomeni atmosferici di portata planetaria e, quindi, dall’andamento della North Atlantic Oscillation e della East Atlantic Pattern, circolazioni atmosferiche che interessano l’Oceano Atlantico e di conseguenza interferiscono con le condizione climatiche di tutto il bacino del Mediterraneo. Oltre a ciò si è aggiunta la correlazione con l’impronta umana soprattutto in Medio Oriente che nell’ultimo secolo ha prodotto vasti disboscamenti, introdotto in agricoltura la monocoltura, aumentati a dismisura spazzi urbani a discapito dell’ambiente naturale, incentivato l’allevamento di capre e deviato corsi d’acqua. 

Ciò ha facilitato in tutta l’area mediorientale l’arrivo di una pesante siccità, la quale anch’essa ha influenzato e influenza il clima del bacino del Mediterraneo. La situazione si è talmente radicalizzata che nei prossimi anni dovremmo cancellare dalle nostre memorie storiche le stagioni come i nostri nonni ci raccontano, e, quindi, prevedere fenomeni di prolungate siccità e di estremizzazioni meteo in Italia, in particolare sulle regioni meridionali (nubifragi e bolle di calore). Tutto questo ci obbliga a dotarci di Strategie Nazionali sui Cambiamenti Climatici, creando in ogni città italiana piani di prevenzione e di intervento contro fenomeni climatici avversi. 

I Paesi del bacino del Mediterraneo che secondo lo studio saranno sempre di più coinvolti in questo cambiamento climatico sono: La Spagna meridionale, la Francia meridionale, tutta l’Italia, la Grecia e la Turchia. L’UE da qualche anno ha invitato tutti gli Stati membri a dotarsi di Piani Nazionali di Adattamento ai Cambiamenti Climatici ( PNA). Anche l’Italia si è attivata, ma al momento a parole…

Filippo Mariani - Accademia Kronos

Immagine correlata

sabato 18 marzo 2017

Paolo D'Arpini: "Liberalizzazione della coltivazione della canapa bioregionale"


Risultati immagini per totale liberalizzazione della coltivazione della canapa bioregionale

“La via d'uscita dalla situazione ridicola in cui l'Italia si è cacciata per accontentare gli USA risiede nella totale liberalizzazione della coltivazione della canapa bioregionale, allo stato naturale, e non nel proibizionismo, che avvantaggia le mafie e la corruzione”. Così Paolo D’Arpini della Rete Bioregionale Italiana.

“Non sono d'accordo sulla legalizzazione della canapa per un semplice motivo ecologista – spiega D’Arpini - la canapa è una pianta naturale utilizzata dall'uomo da millenni e proibita in Italia alla fine della seconda guerra mondiale per assecondare i desiderata dei vincitori USA. Dopo qualche anno dalla proibizione della coltivazione per usi tessili, alimentari, medicinali, ecc., comparvero sul mercato le qualità di canapa importate dalla mafia (dal Nord Africa e dal Medio Oriente) per uso da sballo e conseguentemente divenne un affare lucroso della malavita. Quella stessa pianta che per intere generazioni contribuì al benessere della popolazione, con il sopraggiungere della proibizione e dello smercio abusivo di piante allogene ricche di cannabinolo diventò “droga”. E su questa droga ci hanno campato sino ad oggi torme di malavitosi, mafiosi, camorristi, santi coronati uniti, politici corrotti, ecc. 
Ora, dopo che alcuni deputati hanno fatto circolare la notizia di aver sottoscritto una proposta di legge per la legalizzazione della canapa, ecco che – causa ed effetto- non passa giorno che sui giornali mainstream non compaiano articoli sui giovani morti nelle balere per l'assunzione di sostanze proibite, evidenziando allo stesso tempo le continue azioni repressive di polizia contro i coltivatori casalinghi di canapa e relativi sequestri di grammi ed etti di pericolosa cannabis. 
La malavita che campa sontuosamente sullo smercio delle droghe risponde così, incutendo paura e smerciando pasticche avvelenate, per convincere l'opinione pubblica a non sostenere l'eventuale legalizzazione della canapa (che li priverebbe di una ricca fonte di guadagno). Non importa se i giovani muoiono per l'assunzione di veleni predisposti o per un mix di sostanze chimiche: estasi, eroina, cocaina, alcol, etc..  Anche perché assumendo canapa è impossibile morire- o forse solo per indigestione mangiandone 10 o più chili. Nell'immaginario popolare quando si parla di “droga” non si fa distinzione fra la canapa o i veleni sintetici, per la demonizzazione nei confronti di questa innocente pianta durante gli ultimi 60 anni.
Perciò la via d'uscita da questa situazione ridicola in cui l'Italia si è cacciata risiede soltanto nella totale liberalizzazione della coltivazione della canapa bioregionale, allo stato naturale, e non nel proibizionismo, che avvantaggia le mafie e la corruzione - e nemmeno nella legalizzazione – al solo scopo di consentire proventi illeciti allo stato (come avviene per l'alcol e le sigarette, questi sì veleni mortali). Non sono consumatore in alcun modo di sostanze, né di vino, superalcolici o tabacco, ma la battaglia che sostengo è al solo scopo di salvaguardare la natura e la vita sul pianeta”.
Risultati immagini per totale liberalizzazione della coltivazione della canapa bioregionale