venerdì 2 dicembre 2016

Nutrirsi di abominio e di cadaveri



Non abbiamo mai potuto farci un concetto del bene e del male se non in rapporto a noi umani.

Le sofferenze degli animali ci sembrano dei mali perché, essendo anche noi animali, pensiamo che saremmo molto da compiangere se a noi si facesse altrettanto. Sentiremmo la stessa pietà per una pianta o per una pietra se sapessimo che, quando viene tagliata, essa soffre, ma la compiangeremo molto meno di un animale, perché la pianta e la pietra ci somigliano meno. Del resto, noi cessiamo presto di commuoverci per la morte spaventosa degli animali riservati alla nostra tavola. I bambini, che piangono la morte del primo pollo che vedono sgozzare, la seconda volta ridono. Infine, è fin troppo certo che quella spaventosa carneficina messa senza posa in mostra nelle nostre beccherie e nelle nostre cucine non ci sembra un male, anzi, consideriamo quell'orrore, spesso pestilenziale, come una benedizione del Signore; e recidiamo  ancor oggi preghiere in cui lo si ringrazia di quegli assassinii. Eppure, c'è forse qualcosa di più abominevole del nutrirsi continuamente di cadaveri ?...

Eppure io non vedo tra noi nessun moralista, nessuno dei nostri loquaci predicatori, nessuno nemmeno dei nostri Tartufi, che abbia mai fatto la minima riflessione su quest'orrenda abitudine divenuta in noi natura.

Bisogna risalire fino al buon Porfirio, ai compassionevoli pitagorici, per trovare qualcuno che abbia cercato di farci vergognare della nostra cruenta ghiottoneria; oppure bisogna recarsi tra i brahamani. Infatti i nostri monaci, costretti dal capriccio dei fondatori dei loro ordini, a rinunciare alla carne, sono assassini di sogliole e di rombi, quando non lo sono di pernici e quaglie. E né tra i monaci né nel concilio di Trento né nelle nostre assemblee del clero né nelle nostre accademie si è mai pensato di chiamare male quella carneficina universale. Nei concili non vi si è pensato più di quanto si usi pensare nelle taverne.

Voltaire

giovedì 1 dicembre 2016

Libri dal sapore bioregionale - "Non ho tempo per la fretta" di Felice Rosario Colaci - Recensione



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Felice (Rosario Colaci), 
NON HO TEMPO PER LA FRETTA
dicembre 2016,  167 pagine, 12 euro, con 60 illustrazioni di Daniele Garota.

Non avrei mai pensato di pubblicare un libro così, sono sincero, ma la sua semplice bellezza mi ha conquistato, con parole di buon senso, senza ostentazione, senza citazioni, senza complicazioni, in rima baciata indifferente alla metrica, naif come Ligabue (il pittore) ma con una sonorità che ricorda i testi rap: semplicemente prezioso come i disegni di Daniele Garota che lo accompagnano.


Ama la terra, cantale la tua canzone, anche se sei stonato,
l'importante è che nel cuore tu le sia grat
o.

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Felice, contadino di 62 anni, laureato sulla terra (a pieni voti!), vive a San Severino nelle Marche; con il secondo terremoto un mese fa ha perso il cascinale dove viveva, ma non si perde d'animo e continua a ringraziare la vita, lo stesso. Quando non zappa scrive versi a modo suo, dove, senza riccioli letterari, senza retorica, racconta come ha rinunciato al superfluo provando ad accordarsi con l’orologio della natura, orientato alla terra con la bussola del buonsenso verso l’autosufficienza, distante dal consumismo, dalla competizione, dalle luci artificiali, dalle ossessioni cosmetiche e, per quanto può, dal denaro.

Nella loro semplicità, i versi in rima baciata di Felice sono viatico per una buona vita.

Il libro di Felice lo faccio uscire ora, perché sento che sarebbe un bellissimo REGALO, delicato, di buon gusto, per tutti: chi l'ha letto me l'ha confermato così. Quest'anno sarà il mio regalo!

Massimo Angelini
http://www.pentagora.it
ordini@pentagora.it - 019.811800


mercoledì 30 novembre 2016

Nasce il primo centro italiano per lo studio, la prevenzione e l'adattamento ai cambiamenti climatici


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I disastri climatici sono ormai e purtroppo una realtà ineluttabile. A causa del riscaldamento globale non solo i ghiacci soprattutto dell’emisfero settentrionale del pianeta vanno rapidamente fondendosi, ma fenomeni estremi di siccità stanno investendo molte aree della Terra, in particolare l’Africa orientale e tutta l’America del Sud. Si inaridiscono le foreste, si prosciugano fiumi e scompaiono i laghi. Il primo fu il lago d’Aral, tra l'Uzbekistan e il Kazakistan, ed ora è toccato al secondo lago più vasto della Bolivia il lago Poopò, ormai diventato un deserto (foto).

La situazione globale è ormai da codice arancione, ad un passo da quello rosso. In particolare in Bolivia il dramma della siccità sta portando il Paese sull’orlo di una guerra civile. A La Paz da mesi l’acqua arriva solo con le autobotti, questo vale anche per le altre città boliviane. In serie difficoltà tutti gli allevamenti di bestiame che giornalmente contano animali morti per mancanza d’acqua. Una situazione che ha indotto il governo Boliviano a chiede aiuto a tutte le nazioni della Terra. Accademia Kronos, che anni fa intraprese rapporti di collaborazione ambientale con il presidente Evo Morales, è stata contattata dall’ambasciatore Antolin Ayaviri Gomez per verificare se al suo interno esistono competenze nel settore delle emergenze idriche e ambientali. Accademia Kronos, tramite l’affiliata “ATENA”, un consorzio di enti e imprese specializzati in questo settore a livello mondiale che già opera in Africa nelle zone aride, ha risposto di si. Presto, quindi, une equipe di idrogeologi e ingegneri ambientali di Accademia Kronos e di ATENA si recherà in Bolivia per valutare la situazione e trovare eventuali soluzioni.

Il centro internazionale sullo studio degli effetti dei cambiamenti climatici sull’ambiente e sull’uomo che presto sorgerà a Vetralla, nella frazione di Tre Croci. Avrà lo scopo proprio di sostenere quei Paesi soprattutto nel Sud del Mondo alle prese con i disastri climatici.

NASCE IN ITALIA IL PRIMO CENTRO EUROPEO PER LA PREVENZIONE E GLI ADATTAMENTI AI CAMBIAMENTI CLIMATICI

Venerdì 25  novembre 2016 Accademia Kronos ha vinto il bando di assegnazione presso il comune di Vetralla di un immobile, ex scuola elementare, che verrà adibito a centro ricerche sugli effetti del clima sulla società umana e sull’ambiente. Oltre a ciò verrà dedicata una sezione al problema della salute dei corsi d’acqua dell’Italia centrale. Questa struttura sarà messa a disposizione di associazioni, enti e aziende che già sono impegnate nel settore della mitigazione climatica. Quindi nessuna preclusione per chi vorrà dare un contributo nel campo dei cambiamenti climatici e dei loro effetti sulla biosfera.

Il comitato scientifico di questa struttura, che dovrebbe diventare operativa nella prossima primavera, è composto da oltre 20 scienziati, tra i quali: prof. Luigi Campanella, esperto a livello internazionale sui problemi connessi alle contaminazioni chimiche; dr. Vincenzo Ferrara, scienziato ENEA profondo studioso del clima; prof. Antonino Galloni, economista e studioso del fenomeno dei cambiamenti climatici sull’economia globale; prof. Massimo Mazzini, docente di microbiologia all’università della Tuscia; prof. Roberto Minervini, docente universitario, studioso delle acque interne e del Mediterraneo; prof. Dario Sonetti dell’università di Modena, studioso degli ecosistemi forestali, dr Carmine Siniscalco, esperto ISPRA sulla funzione dei fungi bioindicatori sull’ambiente.

In questa struttura verranno proposte soluzioni per contrastare l’aumento della temperatura terrestre, soluzioni per l’adattamento ai cambiamenti climatici, messa in sicurezza delle città che saranno anno dopo anno sottoposte a fenomeni climatici sempre più estremi, ecc. nonché consulenze e spedizioni mirate verso quelle nazioni alle prese con i disastri climatici.

Ovviamente sono previsti corsi di specializzazione insieme a diverse università italiane, con le quali abbiamo già stipulato accordi ( Pegaso, Unitelma Sapienza, Tuscia ed altre in fase di chiusura accordi). Si terranno quindi: convegni, stage e giornate ”del clima” a disposizione delle scuole del Lazio. Una particolare attenzione all’agricoltura, alla sanità, dagli aspetti sociali all’economia.

Questa struttura punta sull’assistenza dell’ENEA, di EURISPES, Ministero Ambiente, Regione Lazio e ovviamente delle università citate. La prima operazione che farà il nascente centro sarà quella di mettere a disposizione dei cittadini locali, ma anche degli studenti delle vicine università, una tra le più fornite biblioteche verdi di proprietà di Accademia Kronos, di cui una parte legata al problema clima.

Filippo Mariani

martedì 29 novembre 2016

Mario Pianesi, la macrobiotica, Fidel Castro... e Le Vie dei Canti


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Fidel aveva abbandonato il potere 10 anni fa, ma già qualche anno prima aveva iniziato a curarsi con la dieta macrobiotica. Qualcuno pensa che se ha vissuto tanto a lungo è dovuto alle sue scelte alimentari. A Cuba, grazie anche all’embargo USA terminato solo pochi mesi fa, è molto sviluppata la medicina con le erbe, ma è grazie a Mario Pianesi, fondatore di Un Punto Macrobiotico di Macerata che la medicina cubana ha iniziato a studiare la macrobiotica: riso, miglio e cereali, verdure, alghe, legumi ed erbe selvatiche al posto delle pillole delle multinazionali.

Ripenso agli anni delle rivoluzioni, le lotte studentesche, Che Guevara. Con la morte di Fidel Castro si chiude il ventesimo secolo. 

Ma l’apertura di Fidel alla Macrobiotica mi ha fatto pensare alla nascita di Tra Terra e Cielo dalle ceneri del ‘68. Prima di cambiare il mondo iniziamo a cambiare noi stessi. 40 anni faè nata l’agricoltura biologica, la medicina naturale, le Vacanze Naturali Tra laTerra e il Cielo.

Adesso il bio lo trovi in qualunque negozio, decine di gruppi organizzano Viaggi a Piedi e Vacanze Olistiche. Tra Terra e Cielo ha ancora un senso oppure la sua missione di diffusione di “modelli di vita in sintonia con la natura” è terminata?

Il 1 dicembre 2016 esce l’ultimo numero di WALKEATLOVE, il web-magazine erede del mensile cartaceo Tra Terra e Cielo. Con queste poche righe chiedo consiglio ai lettori, frequentatori o meno delle vacanze Tra Terra e Cielo e dei viaggi a piedi Le Vie dei Canti.

Hasta la victoria siempre


lunedì 28 novembre 2016

Una nuova App dell'Agenzia europea dell'ambiente per tracciare i rifiuti marini


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E' a disposizione di tutti coloro che ne faranno richiesta un'applicazione sviluppata per monitorare e mappare i rifiuti galleggianti nei fiumi, destinati con ogni probabilità a confluire nei mari.
Nell'ambito della Direttiva quadro dell'UE sulla strategia marina per la protezione dell'ambiente marino e il raggiungimento di un buono stato ecologico delle acque entro il 2020, è infatti stato avviato un osservatorio in rete per l'identificazione dei rifiuti in acqua.
La sempre maggiore presenza di rifiuti nei mari è un fenomeno in continua crescita e la fonte maggiore si ritiene siano gli apporti fluviali, ma la mancanza di dati sulle quantità e le tipologie di tali immissioni non consente di mirare adeguatamente le misure da adottare per ridurne l'ingresso.
Per strutturare azioni mirate e coordinate a livello europeo, è stato costituito un osservatorio in rete  all'interno del Progetto RIMMEL (RIverine and Marine floating macro litter Monitoring and Modelling of Environmental Loading); all'osservatorio, composto da scienziati, organismi governativi e non governativi all'interno e all'esterno dell'UE, possono aggiungersi - attraverso l'applicazione rilasciata per computer e tablet - altri soggetti interessati a partecipare al monitoraggio.
Le attività di monitoraggio, che proseguiranno per circa un anno, dovranno durare dai 30 ai 60 minuti, a seconda della disponibilità delle risorse delle organizzazioni partecipanti.
Attraverso l'osservazione visiva si potrà segnalare la presenza dei rifiuti individuati registrando l'avvistamento in file organizzati secondo parametri concordati per tipologie e dimensioni.
Per aderire alla rete, istituzioni, ricercatori, autorità competenti, ONG e altre parti interessate di qualsiasi paese, anche extra UE, possono registrarsi all'indirizzo: 

Visualizzazione di
(Fonte: Arpat)

domenica 27 novembre 2016

In Europa si muore d'aria - Allarmanti dati EEA dell'impatto dell'inquinamento atmosferico. In Europa 500.000 morti all'anno per inquinamento dell'aria



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L'Agenzia europea per l’ambiente ha diffuso gli allarmanti dati dell'impatto dell'inquinamento atmosferico sulla salute

Il nuovo rapporto dell'Agenzia europea dell'ambiente (EEA) “Qualità dell’aria in Europa – 2016” mostra l’enorme impatto provocato dall’inquinamento atmosferico sulla salute dei cittadini europei, in particolare nelle aree urbane. Se da una parte la qualità dell'aria sta lentamente migliorando, grazie alla riduzione delle emissioni, dall’altra l'inquinamento atmosferico rimane troppo alto e rappresenta il maggior pericolo per la salute delle persone e degli animali che vivono nelle grandi città europee. La relazione parla di 467mila morti premature ogni anno con effetti anche sulla qualità della vita dei cittadini.


Hans Bruyninckx, EEA Executive Director sottolinea che la riduzione delle emissioni ha portato a miglioramenti nella qualità dell'aria in Europa, ma non abbastanza per evitare danni inaccettabili per la salute umana e l'ambiente.

E’ necessario affrontare alla radice le cause di inquinamento atmosferico, attraverso una trasformazione innovativa e radicale dei nostri sistemi di mobilità, del sistema alimentare e dell'energia. Questo processo di cambiamento richiede un intervento da parte di tutti, comprese le autorità pubbliche, le imprese, i cittadini e le comunità di ricerca . Il Rapporto offre una panoramica aggiornata e l'analisi della qualità dell'aria in Europa nel periodo tra il 2000-2014 sulla base di dati provenienti da stazioni di monitoraggio ufficiali tra più di 400 città in tutta Europa.

Quello che emerge è che nel 2014 circa l'85% della popolazione urbana nell'UE è stata esposta a concentrazioni di particolato fine PM10 e PM2,5 a livelli ritenuti dannosi per la salute dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).

La relazione mostra anche che la qualità dell'aria è migliorata nel corso degli anni. Il PM10 media annuale è infatti calato nel 75% dei siti monitorati durante il periodo 2000-2014.

Karmenu Vella, commissario europeo per l'Ambiente, Affari marittimi e della pesca, commentando la relazione dell’OMS, ha evidenziato la necessità che la Commissione europea mantenga questo problema in cima all'agenda politica impegnandosi a garantire il miglioramento della qualità dell'aria.

Va in questa direzione la direttiva approvata dal Parlamento europeo che impone limiti più bassi ai principali inquinanti con l'obiettivo di abbassare la quantità di elementi inquinanti nell’atmosfera sotto i livelli del 2005, entro il 2030.

I dati divisi per paese per l’Italia parlano di 66.630 decessi nel 2013 a causa dell’inquinamento attribuibili a particolato fine (PM 2.5), 21.040 al biossido di azoto (NO2) e 3.380 all'ozono (O3).

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(Fonte: A.K.)

sabato 26 novembre 2016

Macerata, 2 dicembre 2016 - Prodotti agroalimentari tradizionali a rischio d'estinzione?


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Valutazione del rischio di estinzione dei prodotti agroalimentari
tradizionali delle Marche. Presentazione dei risultati del Progetto di
Ricerca sul rischio di estinzione dei PAT delle Marche. Macerata,
Istituto Agrario "Giuseppe Garibaldi", venerdì 2 dicembre 2016, ore
9:30

L’economia agricola italiana sul finire del XIX secolo si presentava
come un sistema costellato di realtà economiche, sociali e produttive.
Le tecniche e le produzioni differivano decisamente sia per le varie
condizioni ambientali che sociologiche legate in particolare alla
storia, alla tradizione a rapporti economico e sociale: un mondo
agricolo rappresentato da una miriade di prodotti diversi. Anche per
l’Accademia Georgica di Treia questo secolo è stato tra i periodi più
fecondi, difatti la scia della corrente di pensiero illuminista, che
generò lo scardinamento delle secolari gerarchie nella sfera politica,
sociale, economica e scientifica, indusse la preesistente istituzione
letteraria treiese a mutare il suo impegno verso il campo scientifico
dell’agricoltura.

Oggi che l’economia agricola è inserita in un mondo industrializzato
dove il confronto non è più il mercato locale o nazionale ma europeo e
mondiale, il prodotto tipico, frutto di particolari tradizioni, legato
a luoghi di produzione con caratteristiche del tutto peculiari a
maggior ragione deve sopravvivere.
E’ nata così l’esigenza di varare un progetto di ricerca orientato
alla valutazione del rischio di estinzione dei Prodotti Agroalimentari
Tradizionali delle Marche: promosso dall’Accademia Georgica, con il
sostegno della Camera di Commercio di Macerata, lo studio è stato
affidato al dott. Sergio Salvi – biologo, ricercatore e cultore di
storia dell'agroalimentare – al fine di tutelare quel patrimonio
tradizionale locale che questo particolare momento di globalizzazione
alimentare mina anche nelle conoscenze delle giovani generazioni.

Secondo la XV revisione (anno 2015) dell’elenco nazionale dei prodotti
agroalimentari tradizionali, redatto ed aggiornato periodicamente dal
Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, nelle
Marche risultano censiti 151 prodotti agroalimentari tradizionali
(non-DOP, non-IGP) che includono varietà vegetali, razze animali e
prodotti trasformati.
Si tratta di prodotti sui quali regna complessivamente un alone
d’incertezza riguardo il loro stato di “salute esistenziale”, che non
può essere dedotto in automatico dal semplice aggiornamento periodico
di un elenco nominativo. In altre parole, è necessario che accanto
all’aggiornamento dell’elenco debbano essere periodicamente monitorate
anche le condizioni agrobiologiche, produttive, economiche e culturali
in cui versano i prodotti in questione, al fine di porre in evidenza
eventuali criticità che possano compromettere la sopravvivenza,
soprattutto nel breve termine, dei singoli prodotti nei rispettivi
territori di appartenenza e diffusione.


Lo spunto per la realizzazione di questo studio trae origine da alcune
considerazioni espresse nell’ambito di una precedente ricerca del
Dott. Sergio Salvi sulle origini storico-geografiche e genetiche della
varietà tradizionale di frumento “Rieti”, ricerca che ha
inaspettatamente consentito di fare alcune interessanti considerazioni
relativamente alla nascita del moderno concetto di prodotto tipico
databile alla metà del Settecento.


L’attuale concetto di prodotto tipico verte principalmente sulla
soddisfazione di tre requisiti o fattori che un prodotto
agroalimentare deve possedere per essere considerato tale: il fattore
“genetico-biologico” (che include le peculiarità fisiologiche e
nutrizionali del prodotto), il fattore “fisico-ambientale” (che tiene
conto delle caratteristiche del territorio di origine) e il fattore
“antropico-tradizionale” (inerente le conoscenze legate alla
produzione e l’annessa cultura sensu lato).


In aggiunta a questi tre fattori, le considerazioni sviluppate sulle
origini del frumento tradizionale “Rieti” hanno permesso di proporre
un quarto fattore, definito “economico-commerciale”, che il prodotto
tipico dovrebbe soddisfare soprattutto per poter continuare ad essere
sé stesso. In altre parole, un prodotto tipico persiste e conserva la
sua identità se ha anche un’affermazione commerciale.
Generalizzando queste considerazioni ed estendendole a tutti i
prodotti agroalimentari tradizionali – quindi non solo alle varietà
vegetali e alle razze animali, ma anche ai prodotti trasformati – è
nata l’idea di effettuare una valutazione del rischio di estinzione
nella categoria dei PAT (Prodotti Agroalimentari Tradizionali)
riferibili alla Regione Marche.


La valutazione della stabilità esistenziale dei prodotti
agroalimentari tradizionali effettuata nello studio può essere
riassunta mediante l’assegnazione di un punteggio per ciascun prodotto
dipendente dal grado di soddisfazione del requisito-base di tipicità.
L’assegnazione dei punteggi permette, quindi, di elaborare una sorta
di “graduatoria” della stabilità esistenziale dei prodotti esaminati,
con ai primi posti i prodotti più stabili in termini di possesso dei
requisiti di tipicità e di affermazione commerciale e, agli ultimi
posti, i prodotti meno stabili e, di conseguenza, a maggiore rischio
di estinzione.


Tale classificazione dovrebbe permettere di approfondire aspetti quali
la perdita di biodiversità e l’impoverimento economico e culturale del
territorio di appartenenza per i prodotti che si rivelino a rischio di
estinzione: l’elaborazione e l’attuazione di progetti di recupero e
valorizzazione dei prodotti che risultano maggiormente esposti a
rischio di estinzione costituisce l’obiettivo a medio/lungo termine
che lo studio intende perseguire.

A conclusione del progetto di ricerca l’Accademia ha edito un volume
con i risultati dello studio che sarà distribuito gratuitamente,
grazie anche al contributo di aziende e operatori vicini al settore
quali la Banca di Filottrano, la CNA – Confederazione Nazionale
dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa – di Macerata, la
Copagri – Confederazione Produttori Agricoli – delle Marche e
l’Azienda Agricola Si.Gi. di Macerata.

I risultati saranno ufficialmente presentati nella mattinata di
venerdì 2 dicembre in un evento realizzato presso e in collaborazione
dell’Istituto di Istruzione Superiore “Giuseppe Garibaldi” di Macerata
con il patrocinio della Coldiretti di Macerata, della Città di Treia e
della Regione Marche.  Nell’Aula Magna dell’Istituto Agrario, a
partire dalle ore 9:30, porteranno i saluti i rappresentanti degli
enti promotori dell’iniziativa e si entrerà nel vivo dei lavori con
gli interventi scientifici dell’autore Sergio Salvi, del prof.
Giuseppe Potentini, docente dell’Istituto Agrario, con un intervento
sulla caratterizzazione sensoriale dei prodotti tradizionali e di
Ferruccio Luciani, responsabile della P.O. Qualità, Certificazione e
Sicurezza degli Alimenti della Regione Marche, che tratterà degli
Strumenti per la valorizzazione e la tutela dei prodotti
agroalimentari tradizionali.

Accademia Georgica di Treia


Risultati immagini per Macerata, 2 dicembre 2016 - Prodotti agroalimentari tradizionali a rischio d'estinzione?

(Fonte: http://www.accademiageorgica.it/eventi/2016/studioPAT.html)