sabato 20 gennaio 2018

Göbekli Tepe - La civiltà umana è più antica di quel che si supponeva, scoperta in Turchia una città dell'età della pietra


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Si pensava fino a poco fa che le aggregazioni urbane organizzate più antiche dell’uomo, databili intorno al 6/7.000 a.C. fossero quelle di Gerico e di Çatal Hüyük in Turchia. Invece ora si è certi, dopo gli ultimi esami al radiocarbonio 14 sul materiale di origine organico ritrovato negli scavi, che le costruzioni scoperte recentemente sempre in Turchia, a circa 20 Km dalla città di Şanlıurfa, sono le più antiche finora scoperte sul nostro pianeta. Questo nuovo ed enigmatico sito è: Göbekli Tepe la cui età è attribuibile al 10/12.000 a. C. Quindi un centro abitato di circa 14.000 anni fa. 

La scoperta di "Göbekli Tepe ha cancellato tutte le sicurezze accademiche che davano l’inizio della civiltà umana, grazie alla scoperta dell’agricoltura e dell’addomesticamento animale, al 6.000 a. C. I libri di storia pertanto vanno riscritti, ma questo lo diceva molti anni fa l’archeologo Sabatino Moscati che a causa di questa sua affermazione, dai saccenti dell’epoca, fu condannato come “eretico”. 

L’archeologo Klaus Schmidt, direttore degli scavi, ha dichiarato alla stampa: “… se è vero che i cacciatori raccoglitori dell’Età della Pietra siano stati i costruttori di qualcosa come Göbekli Tepe, allora cambia radicalmente la nostra visione del mondo, perché mostra che la vita degli antichissimi nostri antenati, in questa regione della Turchia, era di gran lunga più progredita di quanto si sia mai concepito. E’ come se divinità scese dal cielo avessero costruito Göbekli con le loro mani …. Questo che abbiamo portato alla luce è appena il 5% …. chissà quali altre sorprese ci attendono…”. 

La nota giornalista scientifica USA, Linda Moulton-Howe, ha visitato questi scavi nel sud della Turchia, constatando che sia i pilastri che le steli sono decorati con bassorilievi di straordinaria fattura, una tecnica che resta incomprensibile per quel lontano periodo. La giornalista è convinta che qui possa emergere la vera storia dell’Umanità, ben diversa da quella che abbiamo finora immaginato. 

Tra tutti i totem che sono stati scoperti e riportati alla luce, uno in particolare per la giornalista Linda è quello più enigmatico, infatti è rappresentata la nascita o la creazione di un bimbo umano ad opera di una creatura non umana. E’ come se questa stele in pietra ci volesse dire: “ noi vi abbiamo creato…” Ma chi?

Filippo Mariani

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(Accademia Kronos)

venerdì 19 gennaio 2018

Italia - E' tempo di decrescita (demografica) felice...


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Nel 1960 l' Italia era in pieno boom economico, dopo solo 15 anni dalla
fine di una guerra disastrosa il mondo già ci guardava con invidia, le
nostre aziende producevano gioielli di tecnologia, la nostra moda era
invidiata ovunque, Alitalia (Ati allora) era la migliore compagnia aerea
europea e l'Italia era la prima destinazione turistica al mondo (lo
rimanemmo fino a metà degli anni '70). Gli Italiani erano 50 milioni.
 
Poi una classe politica ladra e sciagurata ha iniziato a creare le
condizioni perchè questo paese meraviglioso venisse pian piano sabotato per
poter essere saccheggiato sia dall'interno che dall'esterno. L'apice si
raggiunse nel '92 con incredibili privatizzazioni dei migliori gioielli di
Stato, la costituzione dell'Europa Unita (per volontà della Nato che aveva
sconfitto l'URSS) e l'inizio del vero declino.
 
Gli italiani, con tutti i difetti che hanno, sono comunque un popolo di
grandissima sensibilità, che quando viene utilizzata bene produce le
meraviglie di arte, cultura e tecnologia che ben conosciamo, quando è nella
sua fase down produce un autolesionismo difficilmente eguagliabile, fino al
suicidio. Esatto al suicidio delle famiglie e del popolo. Questa è una
delle cause della denatalità, che sicuramente trova in tanti motivi sociali
le sue cause, ma le vere origini sono da imputare ad un'infelicità di
fondo. Un'infelicità che ha lasciato entrare e pervadere il degrado, la
rassegnazione, la corruzione e tutto ciò che porta un popolo al suicidio.
Ma la verità è che questo è un suicidio indotto e voluto, per cui la classe
politica e la casta di servi e giullari di corte dovrebbe essere chiamata a
pagare il conto.
 
In più aggiungerei che di per sé non è un male decrescere in un mondo che
sta esplodendo. Quando Mussolini spingeva per l'aumento delle nascite
eravamo circa 35 milioni e con la tecnologia del tempo avevano calcolato
che bisognava crescere ancora per coprire le nostre necessità di nazione,
che ambiva poi a diventare impero.
 
Ma oggi non è più così, puoi abitare su un monte e vivere con la stessa
tecnologia, connettività e comfort di Milano, anzi molto meglio.
 
Pensiamo alla Spagna, 1a destinazione turistica al mondo oggi e con un'alta
qualità della vita. Sono 45 milioni con un territorio più grande del nostro
che li porta ad avere una densità che è metà della nostra. Noi abbiamo tra
la densità di abitanti più alta in Europa e ci preoccupiamo della
denatalità e del bisogno di stranieri per sostituirla?
 
No amici, noi abbiamo bisogno solo di politici seri e preparati e che
finalmente smettano di sabotare questo paese.
 
Avete preso un aereo di linea e volato di giorno o di notte sopra l'Italia?
 
Non abbiamo più boschi, non ci sono spazi liberi da costruzioni, da
capannoni, da campi seminati, da case. Potete usare google earth per
accorgervene.
 
Case ovunque, abbiamo non so quante case per abitante, il problema è che
c'è chi è senza e chi ha 300 appartamenti.
 
Poi non viviamo di contraddizioni, non si può dire che siamo
superinquinati, con problemi di siccità, con strutture pubbliche
sottodimensionate e poi lamentarci che non cresciamo di numero, siamo
folli?
 
Torniamo alle solite, non guardate gli effetti e cercate poi le cause,
partite da più lontano, da come si dovrebbe vivere in una nazione per stare
bene e poi capirete che l'ultimo dei problemi è la denatalità.
 
E' un problema l'infelicità, la criminalità, la pornografia, la droga che
devasta i giovani, chi manda messaggi sbagliati di andarsene all'estero a
trovare la felicità e il lavoro.
 
Non dobbiamo spingere i giovani ad andarsene, dobbiamo cacciare a scarpate
quei funzionari pubblici che guadagnano 10 mila euro al mese e con i nostri
soldi vanno alle Maldive a Natale e sostituirli con 4 giovani, magari
laureati e meritevoli, che ne prendano 2.500. Questi giovani potranno così
sposarsi e in 2 magari arrivare a uno stipendio che gli permetta di vivere
bene senza stress e con dignità, allora metteranno su casa e faranno figli.
 
Invece no, li lasciamo disoccupati, infelici a drogarsi e alcolizzarsi, a
casa con mamma e papà che li debbono mantenere e poi ci si chiede perchè
non fanno figli.
 
Magari la popolazione calasse, per avere la stessa densità della Spagna
dovremmo essere circa 30/35 milioni, che male c'è? Siamo ben sopra alla
media europea.
 
Nesssuno parla di densità, eppure è un dato importantissimo per ragionare.
 
Pensate a quanto potremmo più facilmente essere autosufficienti per il
cibo, per l'energia. Fa niente che non avremo gli ospedali e le scuole
sotto casa, ci abitueremo a fare diversamente, magari in alcune fasi della
vita vivremo più vicino alle città, in altre più lontani.
 
Poi iniziamo a responsabilizzare questi giovani, basta crescerli e
coccolarli e poi renderli talmente egoisti ed individualisti da compiere
solo scelte per interesse personale e mai per la famiglia e la Patria.
 
Iniziamo con il servizio militare e civile obbligatorio come chiede anche
la Costituzione e a far pagare molto l'università, rimborsandola poi a chi
entra nel ciclo produttivo e produce per questo Paese. Questi studiano in
Italia quasi gratis (vuol dire che paghiamo tutti noi per loro) poi con la
laurea gentilmente offerta dal popolo italiano, vanno a fare soldi nella
Silicon valley? Il bello è che poi vengono invitati (ovviamente dai
giullari del poter) nelle varie trasmissioni e ci dicono quanto sono bravi
e felici a vivere e lavorare all'estero (solo una minima parte però si
afferma, gli altri fanno gli sguatteri).
 
Allora, decresciamo in maniera intelligente, avremo case e servizi per
tutti. Non lasciamo partire i giovani e teniamoceli stretti.
 
Abbattiamo tutti i ruderi di cui l'Italia è piena, come case coloniche
abbandonate, case abusive sul mare e vecchi capannoni. Cerchiamo di
abbattere e ricostruire vecchi quartieri sostituendoli con altri moderni e
belli, ripristiniamo la natura meravigliosa che avevamo (come in alcune
città australiane o svizzere o canadesi) con parchi, giardini e campagne
curate.  Un paese è come una pianta, non importa che cresca a
dismisura, ma che sia sana, produttiva e senza parassiti. Non possono
esserci stipendi pubblici più alti di 5mila euro al mese massimo (Ministri
e alti funzionari), gli altri tutti sotto. 
Non ci possono essere pensioni
più alte di 2500 euro o più basse di 1000 euro al mese, gli altri
ringrazino perchè il gioco doveva finire prima o poi. Chi ha versato di
più? Grazie, lo stato ringrazia per la cortese donazione alla Patria.
Magari portiamo l'età pensionabile a 35 anni di lavoro, siamo passati da
meno di 20 negli anni 70/80 a più di 40 ora, mai trovare un giusto mezzo?


Alessandro Angelone

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giovedì 18 gennaio 2018

Biocentrismo - "Ho capito che..."


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Ho capito che la vera forza liberatrice sta nella conoscenza e nella volontà individuale di essere artefici del proprio destino.

            Ho visto che l’umanità da sempre è in mano a 3 centri di potere: quello politico, quello religioso e quello medico.
            Ho visto che i grandi meccanismi di gestione delle cose comuni sono concepiti per consolidare il potere dei forti.

            Ho capito che le guerre moderne si fanno anche per rinnovare gli arsenali bellici e favorire le influenti industrie produttrici di armi.

            Che il concetto di patria e di religione troppo spesso divide i popoli più che avvicinarli.

            Che la scienza il più delle volte non è al servizio del bene comune ma di chi paga i ricercatori per dimostrare quello che serve a vendere i loro prodotti.

            Che la medicina convenzionale è fondamentalmente sintomatologia, non preventiva, perché la salute non rende mentre la malattia dà sostentamento ad un esercito sconfinato di persone.

            Che la politica crea classi di potere che sfuggono al controllo di chi le elegge,  e i mezzi di informazione danno alla gente quel che la gente, condizionata, chiede non quello di cui ha realmente bisogno.

            Che la miseria e la fame nel mondo non sono frutto di fatalismo ma la conseguenza di un meccanismo pensato per manovrare e assoggettare le masse.

            Che la carenza di cultura e di pensiero critico sono il piedistallo di ogni tirannia e serve a mantenere il popolo in uno stato di perenne necessità dei dottori del corpo e dello spirito.
            
Ho visto le molte contraddizioni bibliche, che la vera religione cristiana è stata per secoli disattesa e che, a parte gli ultimi decenni, la Chiesa si è servita di Cristo piuttosto che servire Cristo, e che la sua preoccupazione dominante è stata quella di perpetuare se stessa.

Ho visto che l’antropocentrismo religioso tende a spegnere il naturale sentimento di pietà verso la sofferenza dell’animale e ho capito che ciò che è mancato alla cultura sociale, alle dottrine spirituali, alle correnti filosofiche, impegnate a rendere migliore l’uomo e la società, è l’aver trascurato la valorizzazione delle diversità, dell’umile, del piccolo: se si educa l’uomo a dar valore al cespuglio darà valore alla pianta.

Ho visto che la coscienza umana determina la storia  e ho capito che la strada per la liberazione sta nella cultura della compassione universale, nella vera conoscenza che risveglia il senso critico costruttivo della  mente: solo questo potrà rendere migliori i sistemi, le ideologie, il mondo, il resto è demagogia.

Franco Libero Manco

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mercoledì 17 gennaio 2018

Ecovillaggio di Findhorn, dal 3 al 17 Marzo 2018 - Opportunità per giovani dai 18 ai 30 anni con scambio di attività, sociali ed ecologiche

Opportunità per giovani dai 18 ai 30 anni.
Scambio giovanile Erasmus+ per 5 giovani italiani + 1 Youth leader dal 3 al 17 Marzo 2018 in Scozia, presso Findhorn Ecovillage – Moray  
Progetto europeo Erasmus+ in cui RIVE è organizzazione Partner.
Paesi coinvolti: Spagna, Olanda, Italia e Regno Unito
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Requisiti richiesti: età da 18 a 30 anni, possedere la Tessera Sanitaria Nazionale e sufficiente conoscenza dell'inglese

BREVE DESCRIZIONE DEL PROGETTO:

It’s an exchange exploring ecovillages, low impact lifestyles, sustainability, and right livelihoods. Participants will enjoy hands on activities with the community and will be encouraged to explore what ecovillages are doing to tackle the global ecological and social crises with a focus on personal development, active citizenship and employability.
The Findhorn Foundation College, community, and ecovillage has a long history of facilitating and teaching sustainability practices. During the program, participants will engage with these resources and get to meet and learn from inspiring teachers and facilitators with wide-ranging experience and expertise. We will also have self-organised time where we explore arising topics and share perspectives from our different countries and cultures.
Participants will learn about:
- Social tools for personal and group transformation, empowerment and community building
- Urban and rural solutions for transitioning to a resilient society
- Local organic food production and right livelihood
- Comprehensive Permaculture design introduction
- Renewable energy systems and energy efficiency models
- Cooperative social economies and complementary currencies
- Holistic decision-making processes, including nature and deep ecology
- Earth restoration projects and biological waste water treatments
- Ecological building and community design
- Cultural and Spiritual diversity practices
Info su Findhorn Ecovillage
Findhorn Ecovillage is an experimental architectural community project based at The Park, in Moray, Scotland, near the village of Findhorn. The project's main aim is to demonstrate a sustainable development in environmental, social, and economic terms. Work began in the early 1980s under the auspices of the Findhorn Foundation but now includes a wide diversity of organisations and activities. Numerous different ecological techniques are in use, and the project has won a variety of awards, including the UN-Habitat Best Practice Designation in 1998.
A recent independent study concludes that the residents have the lowest ecological footprint of any community measured so far in the industrialised world and is also half of the UK average.
At first almost all of the activities this involved, such as eco-house construction, a 75 kW Vestas wind turbine and an ecological waste water treatment system were undertaken by the Findhorn Foundation itself, or its trading company New Findhorn Directions Ltd. However, from 1990 onwards a growing number of independent charities, businesses, small sister communities, independent practitioners and community bodies have grown up and significantly extended the size and diversity of ecological projects, some of which are listed below. As of 2005 the Ecovillage has around 450 members centred around The Park (the main campus on the southern edge of Findhorn), but also based at numerous locations in the nearby town of Forres and elsewhere in Moray.
https://www.ecovillagefindhorn.com

SE SEI VERAMENTE INTERESSATO A PARTECIPARE A QUESTO PROGETTO, compila questo modulo per candidarti alle selezioni entro e non oltre il 27 Gennaio 2018.
La partecipazione è gratuita, i costi di viaggio (fino ad un massimo di Euro 275,00), di vitto e alloggio sono finanziati da Erasmus+.
Questo progetto è dedicato ai soci RIVE. Se sarai selezionato e non sei ancora socio RIVE, dovrai iscriverti prima della partenza (basta compilare il modulo iscrizione e versare la quota di Euro 30,00)
Per ulteriori info: internazionale@ecovillaggi.it  specificando in oggetto "YOUTH EXCHANGE SCOZIA"

Scritto da Nicoletta Benfatti

martedì 16 gennaio 2018

Supermercato Terra - I semi ci sono stati tolti... la terra è avvelenata... la carne è nel piatto...


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Mi sono sempre chiesto come fare a conquistare una visione priva di condizionamenti culturali. Molto difficilmente si può ottenere tale libertà, questo significa che devo sforzarmi nella comprensione del comportamento, mio ed altrui.

Penso anche che la mancanza di compassione sia un segno di grave malattia. Altrimenti, come può essere che, nonostante continui segnali, le persone continuino a non provare compassione?

Per fare un esempio, Raghav Gupta del Department of Biology del College of New Jersey e di un team della University of Pittsburgh, hanno pubblicato su World Neurosurgery, un loro studio secondo il quale il Parkinson potrebbe essere stato determinante nella sconfitta di Adolf Hitler. Non solo, il Parkinson avrebbe disegnato la personalità del famoso austriaco, definita da molti disumana e caratterizzata da mancanza di rimorso e compassione.

Che ci sia una relazione tra alimentazione carnivora e certe malattie, è risaputo. Non saranno i medici carnivori ad ammetterlo, altrimenti gli cadrebbe il castello di carte per lunghi anni costruito, che prevede tra l'altro l'utilizzo di animali nei laboratori, ma potrebbe esserci una relazione tra scarsità o assenza di compassione e consumo di carne?

Perché grandi pensatori hanno sconsigliato una alimentazione carnivora a coloro che sono desiderosi di sviluppare le migliori qualità umane?
Seneca ad esempio, raccomandava la carne per i guerrieri, al fine di accrescere la loro disponibilità ed attitudine al combattimento.

Sarà possibile che l'uomo carnivoro sia malato a causa del consumo costante di cibo in putrefazione e per questo manifesti sempre più assenza di compassione?

Ecco, per questo debbo sforzarmi di essere libero dal condizionamento culturale. Vivo in mezzo a persone che hanno perso una caratteristica importante della salute: il senso di compassione.

Sono malati e spinti da altri malati a cibarsi di cadaveri e la loro malattia peggiora sempre più.

Se sono disposti ad uccidere una mucca a sassate "perché hanno fame" tralasciando tutto ciò che di commestibile esiste, è solo per un condizionamento culturale. Noi vegetariani e vegani, non moriremmo di fame, a meno che il sistema sociale non ci impedisse di possedere semi o di raccogliere radici, frutti, tuberi etc e tale sistema sociale ed economico, non sarebbe ancora altro che un effetto della malattia causata dal comune cibarsi di cadaveri.

Credo che questo sistema economico e sociale, completamente innaturale, sia una conseguenza del consumo di carne.

Andrà sempre peggio, lo sapete, si? Già i semi ci sono stati tolti, la terra è stata avvelenata, non c'è acqua ed il Sole brucia. Letteralmente, brucia.

Mi sa che siamo stati molto stupidi a farci buttare nella melma (sono un bravo ragazzo ed evito di chiamare la melma con il suo nome).

Mangiando carne, abbiamo perso la felicità, la quale si basa sulla salute, che è caratterizzata dalla compassione, che produce un modello sociale, sviluppa un pensiero elevato il quale ritorna a sviluppare felicità. Un circuito virtuoso, insomma.

Alessandro D'Arpini

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lunedì 15 gennaio 2018

L'inverno nucleare che verrà.. - Gli ordigni nucleari come armi di distruzione climatica


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Gli ordigni nucleari, se la teoria dell'inverno nucleare fosse vera, potrebbero secondo ogni logica essere inseriti a pieno titolo nella categoria delle armi di distruzione climatica: le catastrofi climatiche che possono provocare sono un effetto essenziale del loro impiego. Arma direttamente climatica non è quindi, ad esempio, solo la tecnologia elettromagnetica usata militarmente per sconvolgere l'ambiente: è proprio l'arma nucleare, che produce onde d'urto, tempeste di fuoco, inquinamento radioattivo ed impatto elettromagnetico; ma, con un impiego relativamente allargato, anche il cosiddetto "inverno nucleare".
Un attacco nucleare contro la Corea di poche decine di bombe H non farebbe solo milioni di morti subito su un territorio circoscritto: il cambiamento climatico e la destabilizzazione agricola ed ecologica investirebbero un'area molto più ampia (la Cina è vicina!) e nel periodo di un paio di decenni potrebbero causare centinaia di milioni di morti. Gli ordigni nucleari capaci di tali effetti potrebbero allora essere considerati proibiti ai sensi della Convenzione ENMOD dell'ONU (proibisce l'uso militare di tecniche di modifica dell'ambiente) e una conferenza di revisione convocata ad hoc dall'ONU potrebbe avallare un tale sviluppo innovativo del diritto internazionale.
Un'altra strada potrebbe essere quella di considerare, all'interno del percorso dell'accordo per contrastare il riscaldamento globale di Parigi del 12 dicembre 2015, la minaccia nucleare direttamente come una minaccia climatica, non solo un problema collegato alla seconda dalla potenzialità analoga di estinzione della specie umana. La minaccia nucleare potrebbe essere vista come possibile minaccia climatica diretta, allo stesso modo dell'accumulo di gas serra.
Questo ragionamento costituirebbe un salto di paradigma anche per noi Disarmisti esigenti, che pure abbiamo lavorato sull'intreccio tra le due minacce sia a Parigi, sia a New York che a Bonn, cioé sia nel percorso disarmista che in quello climatico. Preparare la guerra nucleare significa comunque preparare il più sconvolgente e repentino cataclisma climatico. Potrebbe avvenire non solo come effetto collaterale ma come risultato di una azione intenzionale. Sembrerebbe quindi opportuno, anzi doveroso, che il percorso ONU delle COP climatiche (ora dalla COP 23 di Bonn si va alla COP 24 a Katowice in Polonia) ne prendesse consapevolezza e si cautelasse dall'inverno nucleare o da quanto altro potesse essere prodotto dalle armi nucleari come alterazione climatica deliberata. La crisi coreana rende questi discorsi molto concreti per chiunque, nel momento in cui due leader statali – e disgraziatamente non si tratta di una barzelletta – fanno la gara a chi detiene il bottone nucleare più grosso!
Quanto sopra esposto dovrebbe comunque fare riflettere reti come la COALIZIONE PER IL CLIMA, che si sono costituite con l'obiettivo di costruire iniziative e mobilitazioni comuni, nazionali e territoriali, per raggiungere la massima sensibilizzazione possibile sulla lotta ai cambiamenti climatici, allo scopo di salvare il nostro Pianeta. Se si ha a cuore il futuro dell'ecosistema globale bisogna adoperarsi per eliminare alla radice la minaccia nucleare, che oltretutto, come si è detto, potrebbe essere direttamente minaccia climatica.

Ne consegue la necessità di farsi partner attivo della Campagna ICAN (Abolizione delle armi nucleari), allo stesso modo in cui la Rete ICAN non farebbe male ad occuparsi dell'intreccio tra minaccia nucleare e minaccia climatica. 

di Alfonso Navarra 

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(Fonte: A.K. Informas N.2)

venerdì 12 gennaio 2018

Bioregionalismo ed ecologia profonda per il mantenimento della vita sul Pianeta


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La continuità della nostra società, in quanto specie umana, richiede una chiave evolutiva, una visione globale, per mezzo della quale aprire la nostra mente alla consapevolezza di condividere con l’intero pianeta l’esperienza vita.
 
Questa è la visione dell’ecologia del profondo, la scienza dell’inscindibilità della vita.

Ne consegue che sia la politica che l’economia umana  devono tener conto dell’ecologia per avviare un progresso tecnologico che non si contrapponga alla vita e che sia in sintonia con i processi vitali del pianeta. La scienza e la tecnologia in ogni campo di applicazione dovranno rispondere alla domanda: E ciò ecologicamente compatibile? I macchinari, le fonti energetiche, lo smaltimento dei sottoprodotti, la produzione di alimenti, il rapporto con gli animali, dovranno essere realizzati in termini di sostenibilità ecologica.
 
Deve essere avviato un rapido processo di riconversione e riqualificazione industriale ed agricola che già di per se stesso sarà in grado di sostenere l’economia. Infatti la sola riconversione favorirà il superamento dell’attuale stato di enpasse economico e sociale. Una grande rivoluzione umana comprendente il nostro far pace con la vita globale del pianeta.
 
La chiave evolutiva da noi proposta sta nel cambio radicale di visione, passando dal criterio di destra-sinistra (ormai superato dalla situazione) ad una coscienza di compresenza e compartecipazione del contesto vitale, una coscienza priva di ipocrisia e furbizia, tesa all’approfondimento dei valori della vita (nella società e nell’habitat).  
 
Infatti abbandonando il concetto ormai obsoleto di destra-sinistra possiamo tranquillamente entrare nel mondo dell’appartenenza e condivisione. La consapevolezza di essere parte integrante del tutto l’unica strada per uscire dal vortice di una ripetitiva e rovinosa barbarie.

Paolo D’Arpini

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Referente Rete Bioregionale Italiana