mercoledì 28 giugno 2017

Erbacce e dintorni: esperimento di agricoltura bioregionale spontaneamente sinergica


L'immagine può contenere: pianta, albero, spazio all'aperto e natura


Abito da ormai quasi 10 anni nella mia casa di Spilamberto e circa 9 anni fa feci impiantare il giardino basandomi solo su una mia approssimativa conoscenza di piante ed alberi da frutto. Per me era importante il risultato estetico ma non disdegnavo la possibilità di avere qualche frutto. Quindi feci mettere una variegata siepe (fotinia, agrifoglio, calicanto, palle di neve - non ricordo il nome corretto-, buddleia -purtroppo defunta-, forsizia, altre.

Un normale prato da giardino che negli anni si è sempre più riempito di erbe spontanee finché oggi quasi non devo tagliarlo. La normale erba da prato è stata sostituita quasi completamente da una falsa fragola o Potentilla, una pianta tappezzante che non diventa mai alta. In mezzo qua e là spuntano cicorie, piante di menta di due tipi (piperita ed un'altra a foglie tonde col profumo molto intenso), ortica (ebbene si, questa l'ho proprio voluta, me la sono andata a cercare in campagna e l'ho trapiantata qui e sembra soddisfatta, ci ho piantato vicino una pianta di more senza spine mentre un rovo normale, con le spine, l'avevo piantato tempo fa, ma non ha ancora prodotto), l'onnipresente Tarassaco e un Lamium ancora non ben identificato. 

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E' uno spasso per me cercare tra le altre nuove pianticelle e provare ad identificarle, da sola, su internet, postando le foto su un gruppo di FB (qualche utilità secondo me questo social network ce l'ha e questa è una) o chiedendo ad un'amica appassionata che talvolta mi viene a trovare. A queste piante spuntate abbastanza spontaneamente se ne aggiungono altre piantate da me con la speranza che vi trovino un ambiente favorevole. 

E' un continuo esperimento. Lo scorso anno ero andata proprio con la mia amica Nelly ad una fiera "Modena in fiore" e a me piacciono i fiori, si, ma quello che proprio adoro sono le erbe commestibili, anche aromatiche.
Avevo acquistato tra le altre, una pianta di Stevia, l'avevo piantata in una posizione soleggiata, in piena terra dal momento che avevo letto sulla scheda che non teme troppo il freddo. Durante l'inverno le foglioline erano tutte cadute ed erano rimasti solo alcuni rametti secchi. Ho pensato che avrebbe fatto come fanno alcune piante (molte, in verità) che d'inverno scompaiono per poi ributtare l'anno successivo in primavera. Ma finora non avevo visto spuntare nulla. Mi ero un po' dispiaciuta, ci tenevo alla mia stevia e mi sono sentita in colpa per non averla protetta dal freddo. Ma si sa chi non fa non falla, ma ho evitato di ricomprarla quest'anno, andando di nuovo, sempre con Nelly, alla stessa fiera.

E il 2 giugno, giorno in cui ricorreva anche la nascita della mia mamma, mi sono accorta che a fianco della borraggine che avevo piantato proprio di fianco alla postazione della ex stevia, una giovane stevia è lì bella e sana con tante foglioline verde tenero. Ne ho assaggiata una e .... com'era dolce! 

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La borraggine le ricade un po' sopra quasi a proteggerla, spero che anche lei rimanga a colonizzare una piccola parte del prato. Ha fatto tantissimi fiori, alcuni li ho anche mangiati e spero che faccia tanti semi e che l'anno prossimo spunti ancora. Lo so, forse questo non è né il terreno né il clima ideale per lei, ma speriamo! Ricordo sempre la strada che percorrevo nel Lazio quando andavo a trovare Paolo a Calcata. I bordi erano letteralmente infestati da questa meravigliosa pianta che fa dei fiorellini di un azzurro bellissimo e intenso.

Ancora: recentemente ci siamo trovati con un gruppo di aspiranti seed savers emiliano romagnoli, coordinati da Aldo Nardini di Agribio e riforniti da Paolo Bellenghi con semi di fagioli antichi di vari tipi. A me erano toccati una trentina di fagioli tondino e controne, che ho subito seminato. Purtroppo il tempo e le lumache hanno fatto si che di tanti semi, molti dei quali germogliati, ne rimanessero solo due, nelle loro vaschettine da semina. 

Alcuni giorni fa il mio vicino appassionato di ortaggi e alberi da frutto mi ha fatto un dono prezioso: due piantine di pomodorini gialli, quelli tardivi, che tanto piacciono a Paolo, e che a fine autunno si tengono con tutta la pianta e che si possono consumare per mesi. I semi da cui sono state ottenute le piantine derivano da un pomodoro coltivato lo scorso anno. Spero di essere capace anch'io di portare avanti la riproduzione di questi doni della terra benedetti dal cielo.  

A proposito di semi, lo scorso anno avevo piantato qua e la diverse piante di bietola, da foglia e da coste, ora sono diventate alte un metro e più e hanno fatto una gran fioritura, spero che i semi cadano a terra e che si riproducano le piante da sé. Ancora in giro per il giardino ci sono topinambur, celidonia (trapiantata da una stradina del centro di Spilamberto che io e Paolo chiamavamo "la farmacia"), celidonia,  violette, margherite e primule (per la gioia degli occhi e per il loro profumo), rose, melograno, vitalba da mettere nelle frittate, il buon Enrico e l'alchechengi (provenienti dalla fiera).


Sta per fiorire anche la cicoria (Chicory dei Fiori di Bach) così posso preparare anche il rimedio con la solarizzazione. Anche se Chicory è il rimedio per le mamme che non si riescono a staccare dal loro figlio ed io non credo di averne bisogno.

Il fiore più bello del mio giardino, comunque, è sempre mia figlia, Viola. Ecco, vado avanti in questo esperimento di mettere vicine piante che mi paiono confacenti, penso che anche loro stiano meglio assieme che isolate e che quel tappeto di erbe sia favorevole al mantenimento di un ambiente umido e protetto. Metto spesso nella terra i fondi di caffè ed ho letto proprio ieri che sono utili per contrastare le lumache non è a loro  gradito... e di lumache nel giardino ce n'è in abbondanza, ci vorrebbe una gallina ruspante o un bravo riccio per debellarle!

Caterina Regazzi

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martedì 27 giugno 2017

Strategia Energetica Nazionale - Piano clima energia 2018


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Vi riporto in sintesi gli argomenti discussi (G7 Ambiente; SEN) e le decisioni prese. E' una sintesi difficile: la discussione è stata molto interessante e, come si dice in ambiente diplomatico, "franca". Per cui prego chi era presente di integrare.

1)      Valutazione (positiva) sulla presenza a Bologna delle organizzazioni della società civile nella settimana bolognese in occasione del G7 Ambiente. Molte le iniziative pubbliche organizzate dalle singole organizzazioni e nell'ambito del G7M "Ambiente alla base, non al vertice". Anche la manifestazione finale di domenica è stata partecipata, colorata e pacifica (in barba all'allarmismo alimentato alla vigila). Un'altra bella occasione di confronto e approfondimento sulle varie risorse naturali, cambiamenti climatici, trattati internazionali, finanziamenti, conoscenza...  Sul piano istituzionale, come sapete, gli Usa sono finiti nella postilla in calce al documento finale.

2)      Sulla Strategia Energetica nazionale presentata dal Governo, la cui consultazione on line si chiuderà il 12 luglio 2017. Ci siamo soffermati sul metodo che il Governo ha usato (una Sen figlia dell'affidamento a Terna e Snam con un ruolo molto marginale delle strutture di ricerca pubblica in campo energetico quale Enea) e sul merito.  La prima parte è stata dedicata al confronto (molto interessante e utile per tutti) dei diversi aspetti settoriali (agricoltura, energia, trasporti,...) e punti di vista (trasformazioni nel mondo del lavoro con necessità di assicurare una giusta transizione, tempi di raggiungimento degli obiettivi climatici).  La seconda parte si è focalizzata sulla possibilità per la Coalizione Clima di condividere una posizione sulla SEN e delle iniziative comuni, viste le difficoltà dei mesi precedenti. La SEN di fatto condizionerà non poco il Piano Clima Energia che il nostro Governo dovrà presentare all'UE agli inizi 2018.

Cosa ci divide?

La valutazione sulla SEN la facciamo in base alla coerenza con l'obiettivo di un aumento della temperatura max di 2° gradi e possibilmente 1,5°. Fermo restando singoli aspetti che potranno essere ulteriormente approfonditi, i limiti e le discriminanti evidenziate ad ora sono:

1) i tempi di uscita dal carbone (phase out),

2) gli investimenti spropositati in infrastrutture del gas (il gas è un fossile da usare per gestire la transizione ma nel documento governativo non c'è un'analisi della domanda che dimostri quanto, a cosa e per quanto tempo debba servire per evitare che la transizione si trascini),

3) gli obiettivi per niente ambiziosi sulla produzione da rinnovabile (molte restrizioni sia in ambito elettrico che termico, accumulo);

4) le (non)scelte di innovazione sociale e industriale sulla mobilità di merci e persone.

Viste le posizioni che sono state già rese pubbliche sulla SEN, è esplicita la distanza con le due organizzazioni sindacali (Cgil e Uil) sulle infrastrutture del gas e sull'uscita dal carbone. Una posizione da loro condivisa anche con la Cisl e che diventa vincolante per loro anche all'interno della Coalizione clima.

La maggioranza delle organizzazioni ha espresso l'idea che una compagine come la Coalizione Clima italiana, frutto della volontà di mettersi insieme per avere maggiore forza finalizzata a perseguire e conquistarsi scelte coerenti con l'obiettivo di +1,5° dell'Accordo di Parigi (ancora molto fragile come dimostra la posizione degli USA) non può non occuparsi di SEN e lavorare per il superamento dell'uso dei fossili, accelerando la transizione quanto più possibile (i tempi dei cambiamenti climatici sono stretti).

 In presenza di questa importante divergenza, abbiamo deciso di andare avanti facendo alcune cose:

1)      Si fa l'ennesimo tentativo di condividere un breve testo di valutazione generale della SEN (la bozza la prepara Stefano Kenji);

2)      Si chiede alle segreterie politiche di Cgil e Uil un incontro per definire insieme qualche punto programmatico su cui si rilancia il lavoro comune all'interno della Coalizione Clima, alla luce dei nuovi fatti nazionali e internazionali;

3)      Nel frattempo, un gruppo di lavoro (Luca, Sergio, Katiuscia) produrrà una sintesi della SEN, "comprensibile" ai non esperti con relative osservazioni. Il materiale dovrebbe aiutare le singole organizzazioni, con le proprie articolazioni territoriali, a farsi un'idea della proposta governativa e a partecipare alla consultazione. E' uno strumento anche per invitare ad organizzare iniziative pubbliche affinché la strategia energetica entri nel dibattito pubblico e superi i confini dei soli esperti.

Non sarebbe un bel segnale se la maggioranza di chi parteciperà alla consultazione del Governo fosse orientata verso i fossili o comunque per una transizione energetica senza fine.   Per quanto possiamo, proviamo a stimolare un po' di società civile, anche nei territori, e continuiamo a scambiarci riflessioni più specifiche che ci aiutino a costruire un quadro più completo. Potremmo provare a coordinarci su alcuni punti dirimenti e unificanti ai più.

Il primo step è la scadenza della consultazione ma poi seguiranno la stesura del Piano Clima Energia e gli appuntamenti europei e internazionali.  

Ciao, Maria (coordinatrice della Coalizione Clima dell'incontro del 21 giugno 2017).

(Fonte: Accademia Kronos Informa n. 24 - 2017)

lunedì 26 giugno 2017

Rete Bioregionale Italiana - Resoconto dell'Incontro Collettivo Ecologista, del 24 e 25 giugno 2017, a Montecorone di Zocca


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La sera della domenica 25 giugno 2017, scendendo giù per le curve della strada che ci riportava a Spilamberto,  da Ca' Lamari di Montecorone, alla fine dell'incontro collettivo  ecologista di quest'anno, mi sentivo leggera, ma piena. Leggera, senza preoccupazioni, senza pesi, senza orpelli e piena di sensazioni piacevoli, di emozioni di gratitudine, di immagini di bellezza, di luce interiore.

Sono state due giornate un po' diverse dalle solite, dai più sono state dette  meno parole, pochi discorsi strutturati, meno proposte concrete (e forse qualcuno se ne sarà dispiaciuto), ma più condivisione vera, quella in cui ognuno mette un pezzetto di sé in pubblico (chi più chi meno) senza il desiderio di fare "bella figura", ma sperando di raggiungere i cuori e le coscienze.

Si, è vero, Massimo Angelini ha presentato il suo libro, "Ecologia della parola", ma l'ha fatto in modo così emozionante ed emozionato, pur nella sua erudizione, che emergeva comunque, che sembrava sbucciare, oltre alle parole da lui esaminate (aratro, cultura, sapere, grazie...) anche un po' le nostre corazze, lasciandoci inermi, indifesi, ma più veri.

Simon Smeraldo ha presentato nella seconda giornata, il suo libro, "Gli incantatori di serpenti", una serie di racconti simbolici con i Tarocchi al centro delle diverse situazioni, davanti ad un piccolo ma attentissimo gruppo di amici, e lui ha toccato le nostre coscienze, mostrandoci come per cambiare il mondo sarebbe abbastanza scoprire se stessi ed esserlo.

Due punti di vista diversi (ma sarà giusta la parola?) ma convergenti nel percorso di vita che ognuno di noi, a suo modo, con i suoi tempi e i suoi modi, sta compiendo. Strumenti che ci facilitano il cammino e che ci accompagneranno nei tempi a venire.

Tante altre cose sarebbero da raccontare e da dire. Ci provo.
Il pomeriggio del sabato 24 è stato caratterizzato da un gran movimento di persone. Iniziando col piccolo gruppetto che eravamo, durante la prima condivisione in cui ognuno a modo suo si è presentato, per lasciare poi spazio a Massimo, al suo libro e alle sue parole, nel frattempo  continuava ad arrivare gente. I più, secondo me, rimanevano stupiti dal silenzio religioso e dalle espressioni attonite ed emozionate di noi che ascoltavamo mentre ognuno a turno parlava. Poi il gruppo si è sciolto e ognuno con quello che aveva percepito dentro si è accinto a consumare il pasto serale, composto da ciò che ognuno aveva portato. Finale con canti sacri e mantra attorno al fuoco, guidati da Paolo prima e  da Giuseppe poi. 

La mattina della  seconda giornata, il 25 giugno, dopo una sosta nel Borgo antico di Montecorone nella piazzetta della Chiesa, dentro alla quale un gruppetto di cantori intonava musiche piene di letizia, ci siamo spostati nel cortile,  davanti  alla casa di Silvana e Sergio, meravigliosi ospiti.  Lì Paolo, sollecitato da me, all'inizio della prima condivisione ha parlato di Bioregionalismo, Ecologia Profonda e Spiritualità Laica. Al termine del secondo giro di condivisione, Massimo ci ha di nuovo incantati parlando  del significato della parola "bellezza".

Poi ritorno a Ca' Lamari, distribuzione dell'acqua di San Giovanni, preparata la sera prima con i fiori e le erbe aromatiche raccolti intorno alla casa di Pietro. Intanto "Barone", aveva predisposto il buffet con ogni ben di Dio preparato da lui ma soprattutto da Monica, che si è confermata cuoca brava e fantasiosa.

Io e Paolo, sentendoci ormai a casa nostra, e questo è uno dei lati positivi della casa di Pietro, che bisogna riconoscergli, abbiamo trovato un paio di giacigli idonei nella Casa di Mezzo, uno al piano terra e l'altro al piano superiore. Lui ha solo riposato, io, invece mi sono proprio addormentata.

Un'altro regalo è stato quello che ci ha fatto Maria Bignami che, sollecitata da Paolo, ha messo in atto uno dei suoi "giochi esperienziali", in cui con la fantasia ognuno di noi ha descritto situazioni avventurose e inviato messaggi, in questo caso si  trattava del messaggio per salvare il mondo, lasciato in uno scrigno antico in una grotta,  da un grande saggio del passato. 

Subito dopo Simon Smeraldo ci ha parlato del suo libro "Gli incantatori di serpenti".  L'autore ci ha "incantati" con le esemplificazioni sugli archetipi e con la magia evocata da un mondo invisibile: "Non sono io che ho scritto... l'ispirazione è venuta da sé...", ha detto Simone con modestia. 

Insomma, due giornate tutto sommato tranquille ma emozionanti e apportatrici di tante idee e di buone propensioni nei confronti della vita, del vivere la comunità, del vivere la natura. Grazie a tutti i partecipanti!

Caterina Regazzi

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Rete Bioregionale Italiana


sabato 24 giugno 2017

Esemplificazione bioregionale - Dal giacinto d'acqua alla fine del mondo, quel che sta avvenendo alla Terra in seguito al consumismo



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I biologi conoscono bene la teoria del giacinto d’acqua che può uccidere un lago. Questo fenomeno è presentato in alcuni testi scientifici attraverso una “storiella”, ma che contiene una verità incontestabile. Ecco la storia: Nei pressi di un laghetto di collina in una località X, un giorno alcune persone si accorgono che sono comparsi alcuni giacinti d’acqua nei pressi di una spiaggia; una bella vista, non c’è che dire. Un vecchio saggio della zona però invita le autorità locali ad eliminare completamente quella vegetazione acquatica. Le autorità e le persone però si oppongono perché non capiscono il motivo di tale richiesta. Dopo qualche giorno la superficie dei giacinti d’acqua raddoppia. Con i suoi fiori diventa un’attrazione turistica che molti l’immortalano fotografandola. In progressione geometrica nei giorni a seguire la superficie vegetale continua a raddoppiarsi. Il vecchio saggio invoca ancora le autorità ad intervenire per eliminare tutti i giacinti d’acqua, ma queste ancora una volta si rifiutano di dargli ascolto.

Un giorno i giacinti d’acqua coprono metà del lago e i primi effetti si cominciano a vedere, diminuisce l’ossigeno nelle acque e alcuni pesci muoiono. Ma le autorità non dimostrano interesse al fenomeno: “Infondo”, dicono, “è un’attrazione turistica e poi sono presenti solo per metà del lago…quindi nessun problema”.

Però dopo qualche giorno, visto che il giacinto d’acqua si sviluppa in progressione geometrica, tutto il lago viene coperto, quindi si eutrofizza condannando alla morte tutti i suoi abitanti acquatici. Il disastro è stato raggiunto e più nessuno può farci nulla!

Questa “storia” dai contenuti rigidamente scientifici può benissimo essere trasferita alla questione climatica. Oggi, noi abitanti di questo pianeta, ci troviamo ad un passo da come si trovava quel laghetto coperto per metà dai giacinti d’acqua…..

Quello che sta accadendo su tutto il pianeta in questi giorni lo dimostrerebbe: Ondate di calore eccezionali e siccità lungo le coste dell’America centro settentrionale dalla California al Messico, stessa cosa in Australia e in Indocina e poi su gran parte dell’Europa occidentale dal Portogallo al Belgio con l’Italia nel mezzo.

Fino allo scorso anno gli scienziati parlavano che a causa del riscaldamento globale dall’inizio dell’era industriale la temperatura media terrestre era salita di +0.8°C. Oggi invece ci dicono che la temperatura media terrestre ha superato il + 1,1° C.

E allora? Siamo giunti a circa la metà della copertura dei giacinti d’acqua del laghetto o forse abbiamo ancora tempo per evitare la catastrofe climatica?

Esistono, se ancora abbiamo spazio di manovra, un paio di soluzioni da attuare subito: adottare a livello globale la politica del governo svedese che prevede tra pochi anni di uscire completamente dal vincolo dei combustibili fossili e bloccare il continuo disboscamento in atto soprattutto nel sud est asiatico causato dalla speculazione dell’olio di palma (Solo nell’area indocinese 1/3 della foresta pluviale è stata distrutta negli ultimi 10 anni per far spazio alla coltivazione dell’olio di palma). Il tribunale internazionale dell’Aia o la Corte penale internazionale dovrebbero dichiarare colpevole verso l’umanità chiunque continui a distruggere le ultime foreste della Terra, dando il via ad una sorte di embargo verso i Paesi ecologicamente colpevoli. Al momento non vedo altre soluzioni….

Filippo Mariani


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(A.K. Informa - n. 24/2017)

giovedì 22 giugno 2017

Bioregionalismo e rapporto uomo natura animali

Noi vegetariani bioregionalisti ed ecologisti, non possiamo trascurare la nostra matrice animale, la nostra appartenenza ad un contesto culturale e la nostra fisiologia umana. Occorre considerare l’anatomia umana e la sua componente genetica ed osservare come l’uomo si ponga a mezza strada tra un animale carnivoro ed un erbivoro.
Alimentazione bioregionale e relazione ecologica fra uomo, natura ed animali
L’uomo era stato definito dall’anatomista Armando D’Elia “un animale frugivoro” assimilabile al gruppo che comprende la maggior parte dei primati, dei suini e degli orsi. Questi animali possono adattarsi, per motivi di sopravvivenza o di integrazione alimentare, ad una dieta che pur essendo massimamente vegetariana prevede anche l’uso di prodotti di origine animale. Certamente questa dieta varia anche in base all’ambiente ed alla latitudine ed è suscettibile di aggiustamenti in un senso o nell’altro.
Io personalmente mi sono avvicinato al vegetarismo dopo una prima permanenza in India è lì appresi attraverso la mia esperienza diretta che questa “dieta” è conduttiva a stati mentali più leggeri, essa si definisce infatti “satvica”, ovvero “spirituale” od “equilibrata”. Questa dieta è basata su cereali, frutta, vegetali e prevede anche l’uso moderato di derivati del latte, in forma di yougurt. Il miele è considerato quasi un medicinale e le uova compaiono molto raramente nelle pietanze solo in caso di necessarie integrazioni proteiche.
Ovviamente un sano rapporto uomo-animali non può essere basato sullo sfruttamento di questi ultimi. Infatti in India le vacche sono sacre e vengono trattate benissimo, i vitelli vengono lasciati alle madri sino al completo svezzamento e l’uomo si limita ad “appropriarsi” del sovrappiù del latte prodotto. Considerando che le mucche addomesticate da tempo immemorabile producono più latte di quanto necessario ai loro vitelli.
Se vogliamo restare esseri viventi in un contesto di altri esseri viventi non possiamo  escludere una complementarietà mutualistica nei nostri rapporti con gli animali. 
Certo oggigiorno vediamo che il consumo di carne e di prodotti di origine animale è  aumentato enormemente in seguito all’allevamento industriale. E per soddisfare il sistema consumista milioni di galline vengono tenute in batteria per le nostre uova e milioni mucche soffrono legate ai loro stabulari…
Però non voglio negare all’uomo un rapporto simbiotico con gli animali. Anni fa, quando ancora abitavo a Calcata,  ero solito tenerli liberi in un grande terreno lasciando che si sfogassero come volevano per la loro sopravvivenza e riproduzione, limitandomi io a prelevare una parte di uova “abbandonate” ovvero non utilizzate per la cova o qualche po’ di latte di capra. Poi sopraggiunsero le volpi ed i cani e fecero strage, e dovetti richiudere capre, pecore, galline e papere ed oche superstiti in piccoli recinti sempre però attaccabili da predatori di vario genere.  Insomma senza la mia protezione nessuno di essi sarebbe sopravvissuto…
Comunque la natura è sempre giusta, se siamo in grado di accondiscendere alle sue regole ed a non intrometterci con le nostre “regole etiche e morali”. Dobbiamo trovare un punto d'incontro che non sia sfruttativo (in un senso o nell’altro), purtroppo la vita malsana in città ci porta a dover avere un rapporto con gli animali “liberi” molto falsato, magari portandoceli in casa… Oppure lasciandoli nel loro habitat (riserve naturali) dal quale noi stessi siamo esclusi (perché non più avvezzi a vivere nelle foreste ed in natura).
Però se alcune specie di animali avvezzi alla cattività da tempo immemorabile venissero rilasciati sarebbero destinati alla scomparsa, per via della eliminazione dal pianeta di un habitat idoneo (l’uomo occupa sempre di più ogni spazio vitale). Insomma andremmo verso un ulteriore impoverimento della biodiversità. Inoltre c’è il fatto che -dal punto di vista evolutivo- alcune specie di animali in simbiosi con l’uomo hanno trovato vantaggi nella cattività (sia per la diffusione, sia per l’avanzamento coscienziale).
Siamo tutti in una grande bolgia chiamata vita e non fa bene scindere gli uni dagli altri. Quindi diciamo no allo sfruttamento incondizionato ma sì al contatto empatico. L’uomo da animale istintuale e raccoglitore di cibo sparso, si è trasformato in un lavoratore che ricava attraverso il suo ingegno cibo e modi di crescita. Siamo in una scala evolutiva che in parte noi umani abbiamo percorso, ci manca ancora molto per arrivare alla cima della comprensione ecologica e spirituale, possiamo però aiutare coloro che sono ai primi gradini senza doverci vergognare.  Sapendo che il loro bene è anche il nostro. Questo vale anche per le piante, per l’aria, per l'acqua, per le risorse accumulate sulla terra nei milioni di anni.
Secondo me non occorre decidere come rapportarci con gli altri esseri viventi e con gli elementi della natura sulla base di una ideologia (che sia essa vegana o religiosa), dovremmo invece sviluppare una coscienza ecologica sapendo che dove c’è sincerità, onestà e discriminazione automaticamente la verità ed il giusto comportamento prevalgono.
Paolo D'Arpini
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martedì 20 giugno 2017

....è tempo di Bioregionalismo, Ecologia Profonda, Biospiritualità, Biopolitica…. ed altro ancora



 Temi trattati, indirizzi comportamentali e programma per  l’Incontro Collettivo Ecologista del Solstizio estivo 2017



Il bioregionalismo è una forma attuativa dell’ecologia profonda. Nel senso che l’ecologia profonda analizza il funzionamento delle componenti vitali e geomorfologiche ed il bioregionalismo riconosce gli ambiti territoriali in cui tali componenti si manifestano.

Per fare un esempio concreto: il funzionamento generale dell’organismo vivente viene compreso attraverso il riconoscimento e lo studio delle sue funzioni vitali e dei modi in cui tali funzioni si manifestano ed il bioregionalismo individua gli organi specifici che provvedono a tale funzionamento e le correlazioni fra l’organismo e l’insieme degli organi che lo compongono, descrivendone le caratteristiche e la loro compartecipazione al funzionamento globale. Per cui non c’è assolutamente alcuna differenza fra ecologia profonda e bioregionalismo, sono solo due modi, due approfondimenti, per comprendere e descrivere l’evento vita.

Abbiamo inserito come terzo elemento componente “l’osservatore”, cioè l’Intelligenza Coscienza che anima il processo conoscitivo. Ovvero la capacità osservativa e lo stimolo di ricerca e comprensione della vita che analizza se stessa. Anche questo processo di auto-conoscenza, ovviamente, è parte integrante del processo individuativo svolto nell’ecologia profonda e nel bioregionalismo. A volte questa intelligenza intrinseca nella vita è anche detta “Biospiritualità” – E cosa si intende per biospiritualità? Biospiritualità è l’espressione, l’odore sottile, il messaggio intrinseco, che traspira dalla materia tutta. Il sentimento di costante presenza indivisa.. la consapevolezza dell’inscindibilità della vita, riconoscibile in ogni sua forma e componente, partendo dal “soggetto” percepiente. La conoscenza “suprema” significa essere consapevoli che tutto quel che “è” lo è in quanto tale. Perché l’esistente è uno, non può esserci “altro”…

Altro aspetto importante del discorso è quello della Solidarietà al Tutto (anziché Umana) per far trasparire una visione meno antropocentrica e più rivolta al rispetto dell’Uno e Molteplice che ci circonda ed in cui siamo. Il termine più appropriato per noi sarebbe Cooperazione Attiva, quindi cooperare alla maniera del fare o dell’agire cioè del concludere e arrivare a soluzioni e propositività negli intenti, orientati sempre verso l’alto, cioè lo Spirito.

Nel discorso dell’ecologia va incluso anche quello della Biopolitica per trasmettere un messaggio che la Politica deve essere inserita sempre in Bios cioè nella Vita, che è un qualcosa che non appartiene solo all’uomo. E poi l’Economia Partecipativa, poiché l’economia deve tornare ad essere a misura delle cose reali e non dei mercati subliminali di borse e speculatori e noi dobbiamo tornare a ridiventare fruitori attivi (ecco il senso di Partecipazione) di questo mezzo di scambio che è nostro.

Ed ora alcune indicazioni generali per lo svolgimento dell’Incontro che si tiene al Solstizio estivo. Bisognerebbe che ognuno portasse cibo, preferibilmente vegetariano, da condividere nei due giorni dell’assemblea, ed anche  canovacci personali, asciugamani e sacco a pelo, e che la vesseile e la cucina e la pulizia dei luoghi venisse fatta in modo democratico con la partecipazione di tutti.

Altro impegno è quello relativo alle tematiche ed agli interventi. Allora, tanto per iniziare ripetiamo lo scopo di questo Incontro Collettivo Ecologista, che è quello di creare un coordinamento efficace e di comune ausilio sulle iniziative portate avanti dai gruppi e dalle persone che in Italia si riconoscono nell’ecologia profonda, nel bioregionalismo, nella biospiritualità e nel riabitare la terra in modo gentile, armonico e solidale. Potremmo dire che lo scopo evidente è quello di definire i nodi della  Rete  delle Reti e degli operatori sensibili all’ambiente ed alla vita.

Quindi durante il convegno sono ben accette proposte operative, e descrizioni di progetti già avviati in chiave locale da tutti i partecipanti, insomma si parla di condivisione delle esperienze e di trasmissione delle stesse, se utili alla causa comune. La formazione di gruppi di lavoro specifici è auspicabile, per un successivo approfondimento sui temi di maggior interesse… Chiunque potrà partecipare ai gruppi di lavoro che ritiene più prossimi ai propri intendimenti e competenze. Per semplificare l’esposizione dei temi da affrontare ci siamo dati un indirizzo (già sperimentato in simili occasioni) di partecipazione diretta al dialogo in tempi stabiliti.

Per le sessione di sharing e proposte, ognuno è invitato a portare un suo intervento scritto (per una successiva pubblicazione) in cui sintetizzare il proprio pensiero e proposta, in una lettura non superiore ai 10 minuti. Le letture avverranno a rotazione. Ovviamente ci sarà la presenza di un moderatore facilitatore scelto fra i presenti che consenta l’ordinato svolgimento degli interventi nei tempi stabiliti, e che restituisca la parola a chi vuole ribattere dopo il primo giro di condivisione. Gli altri interventi durante le successive sessioni potranno essere fatti a braccio.

Scende la sera e si prepara la cena, la sala, etc. dopo mangiato si potrà tenere una esibizione di talenti artistici per allietare i presenti, con canti, poesie, musica, etc.

Durante le giornate sono previste passeggiate, sessioni di yoga, esposizione di oggetti e sostanze di propria produzione, preparazione dell'acqua benedetta di San Giovanni, presentazione di libri sull'ecologia profonda e sulla spiritualità  della Natura...

Paolo D’Arpini - Rete Bioregionale Italiana



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Programma dell'Incontro Collettivo Ecologista 2017:

http://bioregionalismo-treia.blogspot.it/2017/05/programma-del-collettivo-ecologista.html


Durante il Collettivo Ecologista saranno in distribuzione “I Quaderni di Vita Bioregionale” in formato cartaceo contenenti una summa di articoli ed interventi scritti durante l'anno sul tema del  Bioregionalismo, Ecologia Profonda, Biospiritualità, Biopolitica…. ed altro ancora

Info.  bioregionalismo.treia@gmail.com 

Abitanti lungo le strade... esposti al rumore ed all'inquinamento


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Il briefing dell’Agenzia Europea per l’Ambiente (EEA)  "Gestire l'esposizione al rumore in Europa", che si basa sugli ultimi dati forniti all’EEA dai suoi paesi membri conformemente alla Direttiva sul rumore ambientale, fornisce una stima aggiornata del numero di persone esposte al rumore in Europa e presenta, inoltre, un aggiornamento sulle misure adottate dagli Stati membri dell'UE per affrontarne i problemi correlati.
Il briefing è un follow-up del rapporto dell’EEA “Noise in Europe 2014” e la sua pubblicazione ha coinciso con la “Noise in Europe Conference”, tenutasi a Bruxelles il 24 aprile, e l’"International Noise Awareness Day" del 26 aprile.
L'inquinamento acustico resta un grosso problema per la salute ambientale in Europa e il settore dei trasporti resta uno delle principali cause. Il rumore del traffico stradale è la fonte dominante che colpisce l'esposizione umana al di sopra della soglia dell'UE di 55 decibel (dB) per l'esposizione di giorno e 50 dB per l'esposizione notturna; circa 100 milioni di persone sono esposte al rumore del traffico stradale superiore a 55 dB nei 33 paesi membri del EEA. Di questi, 32 milioni sono esposti a livelli di rumore molto alti (oltre i 65 dB).
Le ferrovie sono la seconda fonte, con 19 milioni di persone esposte a livelli superiori ai 55 dB. Il rumore aereo, vicino agli aeroporti principali, è la terza fonte principale, con più di 4,1 milioni di persone esposte, seguito dal rumore industriale nelle aree urbane, con 1 milione di persone esposte.
Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), il rumore da traffico stradale è il secondo fattore di stress ambientale più dannoso in Europa, dietro l'inquinamento atmosferico, e i suoi effetti derivano principalmente dalle reazioni che questo stress provoca nel corpo umano e che possono anche presentarsi durante il sonno. Questi effetti possono portare potenzialmente a morte prematura, malattie cardiovascolari, compromissione cognitiva, disturbi del sonno, ipertensione e fastidio.
L'Unione europea ha intrapreso diverse misure per affrontare il problema attraverso la Direttiva sul rumore ambientale che richiede agli Stati membri di preparare mappe acustiche destinate allo sviluppo di piani d'azione progettati per prevenire e ridurre l'esposizione nociva.
Il briefing presenta, inoltre, una sintesi aggiornata dei diversi tipi di misure utilizzate dai paesi per ridurre il rumore; queste variano da azioni che controllano il rumore alla fonte, come l'introduzione di superfici stradali a bassa rumorosità, aeromobili più silenziosi e magazzini ferroviari, fino a misure come il miglioramento della progettazione urbana per ridurre i volumi di traffico e limitare gli sviluppi abitativi in aree ad alta rumorosità, e non sorprende che tali misure destinate alla gestione del traffico stradale siano più frequentemente attuate nelle città.

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(Fonte: Arpat)