mercoledì 22 maggio 2019

"Ghironda" - Raccolta di poesie erotiche ed agresti di Andrea Biondi




Dalla prefazione di Alessandro Ramberti alla "Ghironda", silloge poetica di Andrea Biondi, poeta treiese:

"La poetica di Andrea Biondi può essere definita elegantemente, pregnantemente erotica, sia per l'uso di metafore sensuali, che per l'uso di una lingua pastosa, saporosa e ritmata che trasmette il gusto della parola, né evidenzia le capacità allusive, e mette in stretta connessione pensieri, emozioni, correlative oggettivi, pulsioni e corporeità. Questo senza mai scadere nello scontato e nel triviale, anzi facendo trasparire una attenzione allo spirituale più alto, al mistico che avvicina questa raccolta al Cantico dei Cantici..." 

L’ombra del pesco

L’ombra del pesco
t’ha chiusa nel guscio
mentre dormivi
come un uccello.

La sera hai l’odore
del ginepro nella casa.

La notte degli amanti
è come un viaggio nella valle:
ci sono l’acqua e le stelle,
un corpo da abitare.

Al mattino
ti bacia il ventre
una pesca rosa:
l’aurora un verso disegna
sui tuoi seni caldi.



Autunno

Se l’autunno batte la campagna
io penso alla vita
e non riesco a prenderla:
vorrei morderla
come si fa con una mela.

Le mie mani, sempre più grandi,
afferrano la valle, la nebbia, il cielo,
gli ubriachi in bilico sui fiumi.


La bruma

È risalita dal fiume la bruma
e la valle gremita
ha fermato i lavori
dei piccoli vendemmiatori.

Li ha resi ciechi e pazzi,
ma felici,
e io che sedevo mezzo ubriaco
ho preso l’organetto
per cantare la stagione.

I nostri stomaci
sognano coppe di vino:
il dodicesimo mese
arriva la lettera del re.

Il ginepro brucia nell’angolo,
appoggiato al muro
vedo senza fine i versi
scriversi sul tuo corpo.


La raccolta poetica  "Ghironda"  verrà presentata ed alcuni brani recitati dall'autore in occasione del Collettivo Bioregionale Ecologista che si tiene a Treia dal 22 al 23 giugno 2019 - Programma: https://auser-treia.blogspot.com/2019/05/treia-passo-treia-e-moje-di-treia.html

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domenica 19 maggio 2019

Treia, 22 settembre 2019 - Equinozio di autunno - Escursione erboristica alla Roccaccia - Presentazione del libro "Il Fondo del barile" di Lorenzo Merlo - 60° compleanno di Caterina Regazzi


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Treia. Equinozio d'Autunno alla Roccaccia


Scrivo che è  ancora primavera e  stiamo lavorando alla redazione del  numero dei Quaderni di Vita Bioregionale che viene presentato in occasione  del Solstizio Estivo 2019. Di solito il fascicolo  termina con l'annuncio del prossimo evento che sarà la celebrazione dell'Equinozio d'Autunno e che cade quasi in concomitanza al mio  compleanno. 

Eh, si, perché gli astri hanno fatto si che io vedessi la luce proprio subito dopo il verificarsi di questo evento astronomico, di modo che così abbiamo un motivo doppio per festeggiare.


Non sono stata mai abituata a festeggiare la mia nascita, ma da qualche anno, complice Paolo, ho preso questa buona abitudine: la vita è bella e degna di essere vissuta, quindi perché non approfittare di tutte le occasioni possibili per celebrarla? 

Ogni giorno, al nostro risveglio, dovremmo ringraziare per essere ancora vivi, su questa Terra, ma troppo spesso diamo per scontate tante cose: la salute, la vista (poter vedere nuovi luoghi e panorami), poter respirare, poter camminare, poter incontrare persone amiche e non, vedere, sentire e odorare... e quando qualcosa di questo ci viene a mancare rimpiangiamo quello che non abbiamo detto, fatto, scritto, visitato, ecc. Insomma, la vita è sempre degna di essere vissuta e per vissuta intendo che ci siamo messi in gioco, abbiamo manifestato la nostra natura, senza tanti blocchi, dovuti a paura e pigrizia. 

Proprio quest'anno, in occasione della Notte senza Tempo, la notte fra il 31 dicembre 2018 e il 1 gennaio 2019 ho fatto a me stessa una promessa, ho fatto un proposito: quello di eliminare paura e pigrizia, o almeno di provarci, in modo da vivere la vita che mi resta sempre più pienamente. Certo, questo è un proposito... per una persona come me che ha sempre avuto paura anche della sua ombra, applicarlo non è così facile, le paure più invalidanti per me sono quelle del giudizio altrui, o di perdere l'amore altrui ma se siamo sicuri di agire in coscienza onestamente, di che paura dobbiamo soffrire?

Ma ritorniamo ai festeggiamenti, che si terranno domenica 22 settembre 2019. Per l'occasione al mattino abbiamo già da tempo programmato, a cura dell'Auser Treia,  un'escursione erboristica alla Roccaccia con la cara amica Maria Sonia Baldoni, denominata "Sibilla delle Erbe". Se il tempo ce lo consentirà termineremo con un picnic con il cibo (possibilmente vegetariano) da ognuno portato alla vista del meraviglioso panorama sottostante. Partenza da Treia, alle 10, dalla fontanella delle due cannelle  all'inizio di Via Montegrappa (Porta Mentana o Montana).


Nel pomeriggio, presso il Circolo Vegetariano di Treia, in Vicolo Sacchette 15/a incontro per la presentazione del libro dell'amico Lorenzo Merlo, dal titolo "Sul fondo del Barile", con presentazione di Paolo D'Arpini. Appuntamento al Circolo VV.TT. ore 17.
Al termine della presentazione e delle domande ed interventi a giro dei presenti, brindisi finale.

Per chi ha ancora voglia di stare in compagnia e di festeggiare il mio compleanno abbiamo previsto per la sera  una pizzata sociale.   Vi aspettiamo numerosi!

Dimenticavo! Quest'anno gli anni sono 60, rinasco a nuova vita! (secondo l'oroscopo cinese) Speriamo bene!

Caterina Regazzi


Info:  auser.treia@gmail.com - Tel. 0733/216293


Breve recensione de "Sul fondo del barile" di Lorenzo Merlo
Il libro, che offre spunti e a volte chiede attenzione, narra lo sfascio delle ideologie della destra e della sinistra, passa dalla genesi del populismo, scorre i limiti del materialismo e quelli di un'umanità ridotta a economia, non tralascia l'egemonia occulta dei poteri finanziari, critica la scienza meccanicistica, osserva l'avvento del sincretismo tra tradizioni sapienziali e nuova scienza, propone una modalità spirituale per sfruttare la crisi totalizzante: identifica la prospettiva attraverso la quale l'uomo del prossimo paradigma vivrà il mondo. Sul fondo del barile, tra le macerie che tengono in piedi pericolanti facciate del passato, c'è la nuce dell'uomo circolare. Sul fondo del barile ha tre lettori: chi trova conforto alle proprie posizioni. Chi è in cerca del significato di apertura. Chi cerca come svincolarsi dalle proprie chiusure. 

sabato 18 maggio 2019

La Natura ha coscienza di se stessa...


Risultati immagini per Alla natura nulla importa dell'esistenza di un "Dio"
Le istituzioni che rappresentano Cristianesimo, Ebraismo, Islam sono  sempre state in lotta, con fasi alterne e qualche pausa.
  Queste istituzioni hanno come caratteristiche:
-         Credono fermamente in un Dio personale ed esterno al mondo, creando un dualismo fortissimo nel pensiero umano (Creatore–creatura o Dio-mondo);
-         Considerano semplicemente come “ambiente dell’uomo” un complesso di venti-trenta milioni di specie di esseri senzienti, con tutte le relazioni che li legano. Non hanno alcuna considerazione per il mondo naturale, visto come al servizio dell’uomo, essere del tutto privilegiato e “metafisicamente” diverso;
-         Non si sono ancora accorte che ci troviamo sul terzo pianeta di una stella di media grandezza, lanciata nel braccio esterno di una galassia qualunque, fra miliardi di altre galassie;
-         Non danno importanza a questa vita, rimandano tutto all’altra vita, che sarebbe eterna, dove si viene premiati o puniti;
-         Considerano “verità” qualcosa accaduto negli ultimi tremila anni (o meno), senza accorgersi che si tratta di un milionesimo dell’esistenza della Vita e di un millesimo della storia dell’umanità. Si basano su pochi libri considerati “sacri e intoccabili” (o quasi) e su alcuni uomini storicamente vissuti;
-         Sono sostanzialmente misogine, anche se il mondo islamico lo è di più: non hanno alcuna considerazione per la donna, anche se la parte laica della civiltà occidentale attuale si sta allontanando da queste assurdità;
-         Non accettano assolutamente il sesso senza figli, ribadendo ancora una volta che bisogna negare ogni piacere in questa vita, per essere compensati “nell’altra”. Anche le autorità laiche industrialiste-sviluppiste approvano di fatto l’idea di fare figli, perché vogliono sempre più consumatori;
-         Mente estesa, Anima del Mondo, Inconscio Ecologico, Animismo, esseri senzienti, Madre Terra: non sanno neanche di cosa si sta parlando, o fanno finta di non saperlo. Forse perché se ci sono queste idee di fondo, o comunque  si trova la Divinità immanente nella Natura, non c’è più bisogno di intermediari: quelle tre visioni del mondo (che in realtà sono una sola) possono andare a casa, e con esse i loro sedicenti rappresentanti.
  Dal punto di vista filosofico, le tre religioni abramitiche sono praticamente uguali: forse è proprio per questo che, di fatto, sono sempre state in forte contrasto fra loro, con fasi alterne.
  La parte laica dell’Occidente si scosta da qualcuno dei punti citati, ma ha fatto un’alleanza con la parte “religiosa”, ha sostituito il merito selettivo dell’evoluzione al diritto divino conservando alla nostra specie tutti i suoi privilegi e il suo distacco dal mondo naturale, anche in netto disaccordo con le sue stesse conoscenze.
Situazione attuale

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  Ora veniamo a quanto sta accadendo in questo periodo.
  Le estrapolazioni in avanti di moltissimi fenomeni in corso (fra cui soprattutto l’aumento della popolazione umana sul Pianeta, 80-90 milioni all’anno, e la crescita dei consumi) danno risultati palesemente paradossali già attorno all’anno 2030: non vi si potrà arrivare così, tranquillamente, continuando come ora. L’innesco di “qualcosa” che faccia arrestare molte tendenze attuali (come la crescita economica, fenomeno palesemente impossibile), è da attendersi entro la fine di questo decennio.
  Un modo con cui la Terra inizia a difendersi dalle distruzioni provocate dalla nostra civiltà può essere il sorgere di esaltazioni fanatiche (e contro-fanatiche), in una gran parte dell’umanità. Ne scoppierebbe una violenza diffusa a macchie di leopardo, senza fronti di guerra, ma che potrebbe essere l’innesco della fine di questa civiltà, che crede di poter arrivare a una Terra con 12 miliardi di individui di un Primate di 80 Kg che pretende anche di mangiare carne.
  Non importa ipotizzare che la Terra sia un essere senziente (non necessariamente cosciente) come nella teoria di Gaia: possiamo anche considerarlo un sistema complesso in evoluzione, in procinto di recuperare le sue capacità omeostatiche e riportarsi in una situazione consona con i suoi tempi di variazione, che sono diecimila volte più lunghi di quelli che caratterizzano i processi della civiltà industriale.
  Se non volete accettare la presenza del “Grande Inconscio” o della mente di Gaia,  possiamo dire che il sistema complesso “Terra” si sta preparando a riprendere un andamento accettabile con un punto di quasi-discontinuità: agli effetti pratici immediati non cambia molto. Nessuno ci pensa semplicemente perché ogni modello culturale umano è incapace di concepire la propria fine.
   Forse la nostra specie ha la possibilità di influire sui grandi eventi più o meno quanto un gabbiano ha il potere di modificare l’andamento delle tempeste. Il gabbiano può volare con il vento a favore o contro, può rifugiarsi sulla scogliera in attesa che finisca il turbine. La tempesta sono le Forze Sistemiche del Complesso “Terra” o “Ecosistema”, il gabbiano è una sua piccola componente, come gli altri esseri senzienti. Le possibilità della nostra specie sono dello stesso tipo.
Esempi del secolo scorso
  Per 40 anni siamo stati sull’orlo di un “grosso guaio”: vi siete mai chiesti perché non è successo? Il carico di missili e testate nucleari di un solo sommergibile era in grado di far fuori quasi un intero continente, il Dottor Stranamore non era soltanto un film, la crisi di Cuba aveva portato a poche ore dalla catastrofe … In Italia erano installati missili Jupiter armati e pronti a partire in tempo brevissimo. Anche un uomo solo poteva far scattare tutto in pochi minuti, e 40 anni sono un tempo lungo per questo genere di eventi. Bastava ben poco, in tante occasioni, ma non è successo.   
  Saggezza umana? Credo di no. Non poteva succedere, perché la Terra si sarebbe ridotta in pochi giorni a quella che era stata chiamata (nel libro di Jonathan Schell Il destino della Terra, uscito in quegli anni) ”una repubblica di insetti e di erbe”: avrebbe impiegato decine di milioni di anni per riprendersi. Ma la Terra è molto più importante di noi umani, che ne siamo solo componenti, come le cellule di un Organismo: il Pianeta non poteva ridursi così. Ora invece, una forma di collasso è non soltanto possibile, ma quasi-utile, per salvare il Complesso dei Viventi, in gravissimo pericolo: questa civiltà ha ormai invaso il pianeta e il numero di umani ha largamente superato ogni valore tollerabile. Una guerra a macchie di leopardo, alimentata da fanatici e contro-fanatici, o la mente estesa che difende il Pianeta….
Conclusioni
  Spero di sbagliarmi, perché possiamo sempre sperare in un “meraviglioso imprevisto”. Ma se fosse questo il problema del fanatismo islamico, dei kamikaze, della follia omicida?
  Terminerò in modo “ottimistico” (si fa per dire): L’attuale civiltà industriale sempre-crescente è il modello culturale umano più distruttivo per la Vita che sia mai comparso sulla Terra. Quindi la sua prossima fine dovrebbe rallegrarci. Bisognerà comunque gestire la transizione, e non sarà facile.
… E il bonobo trasmise alla mente dell’ateo, con una simpatica risata: “Ma perché ti preoccupi tanto di dimostrare che Dio non esiste? Allora sei anche tu un fanatico religioso. Vieni con me a saltare fra gli alberi della foresta!                                                                                              
Guido Dalla Casa  http://www.ecologiaprofonda.it/
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venerdì 17 maggio 2019

Progetto botanico bioregionale - Ridiamo un sorriso alla Pianura Padana, piantando alberi

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Un innovativo ed interessante progetto di tutela del territorio e miglioramento della salute pubblica arriva dall’esperienza di dieci comuni veneti che hanno deciso di donare alberi da mettere a dimora con l’obiettivo di averne in numero uguale a quello dei propri abitanti. Abbiamo intervistato Aldo D’Achille, sindaco di San Bellino (RO), comune aderente e promotore di questo progetto che ha già ottenuto importanti riconoscimenti e che continua a crescere.

Una proposta dal grande impatto ma caratterizzata da regole semplici che la rendono facilmente replicabile. “Vietato non copiare”, dicono i promotori, sperando di raggiungere ogni angolo della grande Pianura Padana gravemente “malata” e bisognosa di alberi.
Quando e come nasce questo progetto? Quando è stato piantato il “seme” e dove?
Il progetto nasce in modo abbastanza fortuito nell’estate del 2014 nel dialogo tra due comuni (San Bellino e Carceri in provincia di Padova, in particolare con il Sindaco Tiberio Businaro). Entrambi, senza esserci parlati, nel programma elettorale abbiamo inserito la piantumazione di un numero di piante pari al numero degli abitanti. Coinvolgendo poi altri comuni della provincia di Padova, di Rovigo e di Vicenza abbiamo messo a punto un progetto che ha previsto la donazione ai privati delle piante.
Vi siete ispirati a qualche iniziativa specifica oppure l’origine del progetto è completamente autoctona?
Devo dire che non c’è un’unica fonte di ispirazione ma la consapevolezza dell’inquinamento dell’aria della nostra Pianura Padana. La tensione verso questo problema ci ha stimolato ad immaginare un modo nuovo per ottenere una forestazione urbana, duratura nel tempo. Scrivo questo perché essendo gli alberi donati piantati in proprietà private, pur cambiando i sindaci e le scelte amministrative, non è più possibile tornare indietro. Se qualche privato decidesse di tagliare le piante, risulta un problema marginale perché la distribuzione su tante realtà familiari e su tanti territori privati crea in ogni caso un aumento della superficie arborea nel territorio comunale.
Il sorriso, nel nome e nel simbolo del progetto, fa pensare ad una persona che sta bene: la spinta principale è proprio la necessità di fare qualcosa per la nostra salute, giusto?
Certo! L’obiettivo è proprio questo: circondarsi di natura con la piantumazione di alberi da giardino e da campo in base allo spazio che il privato può utilizzare con il vantaggio di scegliere le essenze autoctone e di riceverle gratuitamente. Per l’ente pubblico il vantaggio è quello di azzerare la manutenzione dell’albero, migliorare il decoro urbano e al tempo stesso la capacità di incidere sulle polveri sottili, oltre a svolgere un’educazione all’ambiente verso il privato che dovrà prendersi cura delle piante.
Tra gli obiettivi, c’è anche quello di far “crescere” l’attenzione sul territorio e recuperare, grazie agli alberi, elementi culturali e storici?
Questa sarà una fase successiva. Per ora l’obiettivo è prettamente numerico al fine di incidere il più possibile sulla salubrità dell’aria. C’è anche uno scopo estetico: quello di offrire un aumento del decoro urbano e un miglioramento della vivibilità del territorio
La concretezza e la semplicità sono elementi che hanno aiutato la crescita del progetto. Come è stato possibile attuarlo? Su quali elementi si basa?
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Ci siamo messi attorno ad un tavolo per pensare a qualcosa di facilmente riproducibile, a bassi costi e grande impatto. Ne è uscito questo progetto, “Ridiamo il sorriso alla Pianura Padana”, che coinvolge i cittadini rendendoli protagonisti del proprio benessere e con la loro scelta possono incidere sulla qualità dell’aria che ognuno di noi respira e che non segue i confini dei singoli comuni.
Ora si vede già qualche frutto: quanto è cresciuta l’iniziativa e dove è arrivata? Come è stata “curata” la giovane pianta e come è stato possibile farla crescere così tanto?
L’iniziativa è stata sperimentata su 10 comuni collocati in tre province venete dopo aver siglato un protocollo d’intesa e supportato dal patrocinio della provincia di Rovigo, Padova e Vicenza oltreché Legambiente Rovigo e WWF Rovigo e Anci Veneto. Il progetto è stato realizzato in buona parte in molti comuni e si è visto che può essere sviluppato sul larga scala e con qualche adattamento anche in città molto popolose. A tal proposito la città di Verona, che ha 250.000 abitanti, ha deciso di aderire come capoluogo di provincia e di adattarlo per renderlo idoneo per le altre realtà numericamente importante come i capoluoghi di provincia. Tutto si sta evolvendo nel modo migliore e se si arrivasse a una regia regionale potrebbe essere velocemente diffuso in ogni Comune della Pianura Padana. Questa forestazione urbana potrebbe essere una misura insieme a molte altre utile per contrastare l’inquinamento e per rendere più vivibili le nostre città.
San Bellino è stato premiato nel dicembre 2018 a Palazzo Madama nell’ambito dell’iniziativa “100 mete d’Italia” proprio nella categoria “politiche di tutela ambientale e miglioramento della qualità della vita dei cittadini”. Lo scorso febbraio questo progetto è arrivato anche a Bruxelles dove è stato presentato al Parlamento Europeo.
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Sempre guardando il logo del progetto, l’albero è una persona: cosa dicono e come hanno risposto i cittadini dei territori coinvolti nel progetto? Si sentono protagonisti, operatori attivi, sostenitori?
È una persona perché è la persona l’obiettivo: la salute della persona. Uno strumento per poter concorrere al mantenimento della salute delle persone è quello di favorire una valorizzazione e tutela dell’ambiente in cui tutti noi viviamo.
La crescita di questo progetto può trascinare con se’ altre iniziative innovative e virtuose in tema di conservazione del suolo, valorizzazione dell’ambiente e sviluppo sostenibile. L’effetto c’è già stato?
Ad oggi il Comune sta sperimentando su un ettaro di terreno pubblico la piantumazione di una tartufaia. Si tratta della piantumazione di alberi, perlopiù querce, con le radici micorizzate a tartufo. Scopo di questa sperimentazione è quella di creare una leva utile per le imprese agricole che ad oggi, purtroppo, vedono l’albero come un limite alle culture estensive. Poter piantare alberi e avere un reddito da tartufo potrebbe essere una leva interessante per aumentare in ogni caso la superficie arborea e non vedere così l’albero solo come legna da ardere.
La tutela del territorio è un obiettivo che a San Bellino è perseguito con convinzione e completezza: è previsto infatti, nel caso di interventi edilizi, l’obbligo del mantenimento di un’area verde non inferiore al 60% dell’area scoperta disponibile.

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Guardando in avanti: questi “rami” fino a dove possono arrivare? In contesti cittadini? Oltre la Pianura Padana? Quali sono le prossime azioni?
La volontà di tutti noi che abbiamo iniziato il progetto è quella di cercare nella Regione l’interlocutore più efficace per raggiungere poi i diversi comuni. La regione Veneto, e non solo, ha un vivaio regionale e il nostro obiettivo è che gli alberi vengano prodotti dal vivaio regionale e poi donati ai comuni e di conseguenza ai cittadini che li pianteranno nelle proprie proprietà private. In questo modo la Regione potrebbe avere un controllo diretto del flusso economico con il proprio vivaio e non ci sarebbero soldi tra comuni e produttori di essenze arboree, evitando così intoppi o complicazioni per gli uffici dei piccoli comuni che già sono oberati da scadenze ed elevata burocrazia. Non devono girare soldi ma solo alberi! L’unica cosa che si può fare con un piccolo albero è piantarlo!
Conservazione del suolo e importanza degli alberi, salute dei cittadini e vivibilità di un territorio. Questi sono concetti che troppo spesso risultano presenti solo nelle intenzione di un programma politico. Quella di San Bellino è un’azione semplice ma estremamente concreta. Con passi anche piccoli ma convinti, come quelli che stanno facendo crescere questo progetto, possiamo muoverci veramente verso un miglioramento delle condizioni ambientali e quindi della nostra salute: è la strada che dobbiamo obbligatoriamente percorrere.

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giovedì 16 maggio 2019

Per una nuova economia ed una nuova etica politica


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Una nuova economia e una nuova etica politica devono nascere per accompagnare la crescita della nostra società verso forme più sostenibili in grado di lasciare alle nuove generazioni un futuro più sicuro e accogliente. Il che  significa agire a tutti i livelli della società per limitare le emissioni di combustibili fossili. 

L’Europa ha elaborato le seguenti proposte normative per il 2030: 1) riduzione vincolante delle emissioni di gas serra almeno il del 40% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990 (obiettivo UE); l’obiettivo è ripartito tra settore ETS (Emission Trading Scheme) e non ETS: al primo è attribuita una riduzione del 43% e al secondo del 30% (entrambi rispetto al 2005); nel settore non ETS tutti gli Stati membri devono contribuire alla riduzione con obiettivi compresi fra lo 0% e il -40%; 2) quota dei consumi energetici coperta da rinnovabili pari almeno al 27%; questo obiettivo è vincolante a livello UE e sarà realizzato mediante i contributi degli Stati membri; 3) miglioramento dell’efficienza energetica almeno del 27% (obiettivo indicativo) a livello dell’UE. 

Tuttavia l’impegno non è solo quello di decarbonizzare l’energia ma anche quello di agire contemporaneamente anche in altri settori. Un esempio importante è costituito dall’agricoltura. Oggi l’agricoltura rappresenta circa il 20% delle emissioni globali, il terzo settore dopo energia e trasporti. La nostra agricoltura bioregionale  di qualità ed attenta all’ambiente può dare un contributo importante alla riduzione dell'inquinamento. 

La sfida della lotta all'ecologizzazione del sistema produttivo  è quindi inter-settoriale e coinvolge la quasi totalità dei settori della nostra vita quotidiana. Un elemento fondamentale, oltre all’adozione dei protocolli internazionali, è anche l’informazione ed educazione sui temi della sostenibilità che purtroppo ancora non è così diffusa nelle scuole e nella società.
 
Riccardo Valentini - A.K. Informa N.20 

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mercoledì 15 maggio 2019

La "creazione" è immaginazione nella materia...

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Ipotesi creazionista e visione spirituale laica
Ai fini di una comprensione empirica del processo manifestativo, definito dal punto di vista religioso "creazione", condivido con voi una riflessione sulla strofa n.6 dell’Arunachala Ashtaka, di Ramana Maharshi (Talks).
In questa strofa si analizza il piccolo punto = ego.
Il piccolo punto composto da tenebre = l’ego che consiste di tendenze latenti; l’osservatore o soggetto o ego che sorge espande se stesso nella forma di ciò che è visto, l’oggetto e l'organo interno di percezione.
La luce riflessa operante nella mente deve essere soffusa affinché tale ego possa sorgere. In pieno giorno una corda non può essere scambiata per un serpente. La corda stessa non può nemmeno essere vista se c’è tenebra fitta così ché non c’è possibilità di scambiarla per un serpente. Solo in una luce  debole o soffusa può  accadere l’errore di scambiare una corda per un serpente.
La stessa cosa avviene per il Puro e Radiante Essere che emerge come ego, ciò è possibile solo in una luce circonfusa da tenebra. Questa tenebra è altrimenti conosciuta come l’Ignoranza Primitiva (o Peccato Originale).
La luce che traspare attraverso questa ignoranza è chiamata “Luce Riflessa”. Tale Luce Riflessa è conosciuta come Ishwara o Dio. Infatti è noto che la manifestazione di Ishwara avviene attraverso Maya (il suo potere di Illusione). L’altro nome in cui tale Potere è chiamato è “Pura Mente”, o qualità Satva, ciò implica che ci sia anche una “mente impura” e questa è rappresentata dall’ego, che è un passo successivo nella riflessione della Luce della Consapevolezza Suprema attraverso la qualità Rajas, od attiva,  della mente.
Infine sorge l’aspetto esteriore o materiale della manifestazione, attraverso la qualità Tamas, o inerzia, che si manifesta in forma degli organi interni di percezione e dei loro oggetti esterni.
Dal punto di vista fisiologico può dirsi che questo processo di esternalizzazione procede attraverso il cervello. I diversi stati di veglia, sogno e sonno profondo hanno quindi origine da quella ignoranza originale, con la mente che si rivolge all’esterno (attraverso il processo proiettivo dell’apparato interiore) sperimentando la condizione di veglia e sogno e ritirandosi nel sonno profondo in stato di latenza.
Tutti questi ovviamente sono solo “fenomeni” che appaiono attraverso la Luce Riflessa sul Substrato dell’Esistenza e Consapevolezza  Assoluta dell’auto-luminoso Sé.
Quindi il mondo non può essere “indipendente” dalla sua Sorgente, ed è così che l’Unico Essere diventa molti. Il Potere che manifesta questo Gioco dell’Esistenza è davvero grande! E la realizzazione della propria originale Natura è lo scopo gioioso della vita.
Paolo D'Arpini


sabato 11 maggio 2019

Ecologia botanica e libertà di coltivazione della canapa bioregionale


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Nel governo del "cambiamento" l'ennesimo elemento di divisione è la canapa.  Il M5S  vorrebbe legalizzarne la vendita, mentre la Lega vorrebbe inasprire le pene per la coltivazione e per l'uso.  Queste posizioni schizoidi si ripercuotono anche a livello di polizia e di magistratura, ove in certi casi si è troppo di manica larga o -al contrario- si persegue una politica repressiva. 

La Rete Bioregionale si pone in una posizione mediana e raccomanda alle istituzioni la soluzione più naturale, ovvero la libertà di coltivazione.   Finché la canapa bioregionale non potrà ritornare libera nei nostri campi e giardini, assieme a tutte le altre piante medicinali, alimentari e di varia natura, non potremo mai attuare una sana ecologia botanica. Mentre la legalizzazione della “cannabis” ad elevato tasso di cannabinolo porterebbe lo stato a spacciare canapa oltre che tabacco, liquori e giochi d'azzardo conducendo ad un ulteriore indebolimento della società, soprattutto del mondo giovanile. 

La soluzione quindi   è la totale liberalizzazione della coltivazione della canapa bioregionale, dai molti usi e con basso tasso di cannabinolo. Questo -tra l'altro- porterebbe ad un ritorno alla terra, vista la necessità di produrre alimenti biologici e le numerose possibilità alternative d'uso della canapa, in tutti gli ambiti (produzione energetica, materie plastiche, biomasse, disinquinamento dei terreni, edilizia, tessile, alimentare,  etc.).

Paolo D'Arpini - Portavoce della Rete Bioregionale Italiana

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