domenica 20 agosto 2017

Mutazione delle condizioni climatiche e della vita sul pianeta Terra


Risultati immagini per condizioni climatiche e della vita sul pianeta Terra
NASA. Il clima sulla Terra nel 2100

Il Clima ha sempre condizionato la vita sul nostro pianeta incidendo profondamente sull’evoluzione di tutti gli esseri viventi, uomo compreso. Se oggi stiamo qui a leggere questo articolo, lo dobbiamo ad un grande evento tettonico e climatico che ha dato l’avvio all’evoluzione dell’umanità. Circa 8 milioni di anni fa nell’Africa orientale a causa di profondi movimenti della crosta terrestre cominciò a formarsi una grande spaccatura di oltre 6.000 chilometri che dalla Siria oggi arriva in Mozambico, conosciuta come Rift Valley. 

Le foreste pluviali che in particolare interessavano il Corno D’Africa a causa di questa profonda spaccatura tettonica, della comparsa di vulcani attivi e conseguente modificazione delle correnti umide dell’oceano Indiano, non poterono più beneficiare delle abbondanti piogge; così, lentamente in migliaia di anni, le rigogliose foreste lasciarono il posto alla savana. 

Gli australopiteci (i primati che vivevano esclusivamente sugli alberi) furono costretti a scendere a terra e a confrontarsi con tutti gli animali feroci presenti nella savana. A quel punto questo piccolo essere (alto non più di un metro e dieci) poteva scomparire definitivamente dalla faccia della Terra perché predato dai grandi animali, oppure evolversi attraverso una serie di strategie di sopravvivenza. 

L’Australopiteco riuscì a superare la prova e piano piano, attraverso i vari stadi di evoluzione, arrivare fino a noi. In pochissimi milioni di anni questo piccolo primate, trasformatosi in ominide e poi in homo sapiens, cominciò a formare semplici aggregazioni di individui e poi tribù più omogenee e successivamente, dopo la scoperta dell’agricoltura, a costruire i primi insediamenti stabili, precursori delle grandi civiltà. Sorgevano così le prime civiltà umane, quasi tutte in aree del pianeta dove fossero presenti condizioni di vita accettabili. 

Tutti i grandi insediamenti dell’Uomo infatti sono nati e si sono sviluppati lungo i corsi d’acqua, le famose civiltà dei fiumi di cui ricordiamo: La valle dell’Indo, Il fiume Giallo, il Tigri e l’Eufrate, il Nilo e il Tevere da cui sono sorte le più grandi civiltà oggi conosciute. Il clima della Terra ha continuato ad avere il suo ruolo determinante nella evoluzione e nella storia dell’umanità. 

Notizie storiche attendibili di grandi crisi climatiche che hanno determinato scomparsa di popoli, esodi di massa e guerre, ci riportano a circa 5.000 anni fa, tuttavia ce ne sono state molte altre prima, ma qui ci limiteremo ad analizzare quelle più importanti. Nel 2400 a.C., a causa di una grande crisi ecologica (siccità durata molti anni), intere popolazioni residenti nell’attuale Pakistan e India nord occidentale migrarono verso la Mesopotamia e verso l’Europa Centrale. Molti studiosi attribuiscono la comparsa degli Achei, dei Celti e degli Etruschi e di altri popoli nelle terre che conosciamo a causa di questo grande esodo di popoli. 

L’esplosione dell’isola vulcanica greca di Thera, attuale Santorino, avvenuta intorno al 1600 a.C., provocò su tutto il Mediterraneo un grande sconvolgimento climatico che si protrasse per oltre un decennio, ciò causò siccità e in altri casi alluvioni disastrose, obbligando popoli interi a fuggire dalle loro terre. Questa gente può essere identificata con il famoso popolo del mare di cui ne parlano storici greci e latini che tra il XIII° e XII° secolo a.C. causò il crollo del grande impero Hittita. Questo popolo disperato quanto feroce fu alla fine fermato e sconfitto dall’esercito egiziano guidato da Ramses III. 

Nel 9 d.C. tre legioni romane di Varo furono annientate dai barbari germani di Arminio perché intrappolate in una fitta foresta mentre una violenta tempesta disorientava i soldati romani. Nel 1281 un tifone regalò ai giapponesi 700 anni di indipendenza. Alla metà dell’agosto del 1281 il famoso “Kamikaze”, ossia vento divino, bloccò l’invasione del cinese Kublai Khan a poche miglia dalle coste giapponesi. Un violento tifone affondò tutta la flotta di Kubilai Khan: 3900 navi, la flotta più grande del Mondo fino ad allora, finì in fondo al mare. 

Lo stesso crollo dell’impero romano e le invasioni barbariche, iniziate nel nord est dell’Europa, per molti studiosi furono innescati tra il 250 e il 300 d. C. da una serie di avversità climatiche che distrusse le coltivazioni di molte tribù barbare che alla fine furono costrette a cercare cibo e una vita migliore oltre i confini dell’impero romano. 

E veniamo a tempi più vicini a noi: Un clima inusuale, umido e caldo, sviluppò un fungo micidiale che devastò le coltivazioni di patata in Irlanda. 

Tra il 1845 e il 1849 questo paese conobbe la più terribile carestia della sua storia, con migliaia di morti per denutrizione e con emigrazioni di massa verso le Americhe. Cosa dire poi delle vicissitudini degli eserciti napoleonici e italo-tedeschi alle prese con l’inverno russo? Siamo arrivati ai giorni nostri e i capricci del clima che possono seriamente danneggiare le produzioni agricole oggi possono essere superate, si possono prevedere e nel contempo trovare rimedi, ma questo vale soprattutto per i paesi del nord del Mondo, situazioni come nell’Irlanda del 1845 pertanto non sono più immaginabili, diversa è invece la questione per i Paesi in via di sviluppo. 

L’aumento della popolazione del pianeta purtroppo gioca un ruolo destabilizzante, soprattutto per i Paesi del Sud del mondo. Qui le popolazioni tendono a crescere in maniera esponenziale e molte nazioni con guerre civili, governi corrotti, incapacità imprenditoriali e situazioni climatiche avverse ( siccità, alluvioni, incendi di foreste e avanzata dei deserti ) non riescono più a soddisfare le richieste alimentari dei loro abitanti. 

Può accadere pertanto quello che avveniva migliaia di anni fa con esodi “biblici” di gente disperata verso nazioni più ricche. Una situazione preoccupante che oggi abbiamo cominciato a comprendere e a subire con il continuo flusso di migranti sulle nostre coste. Sono persone queste che fuggono da Paesi in guerra o in sfacelo economico, ma questo è ancora niente perché non sono ancora iniziati i grandi esodi di massa a causa del clima avverso. 

Recentemente l’ONU ha previsto che a causa del peggioramento delle condizioni climatiche sull’Africa orientale e su parte del Medioriente entro il 2050 potrebbero essere 250milioni i disperati del clima in fuga verso l’Europa. Quando ciò avverrà per noi europei sarà una catastrofe epocale che travolgerà soprattutto Paesi di frontiera come l’Italia. 

Salteranno inevitabilmente le economie occidentali già in crisi, finirà la sicurezza dei cittadini europei, saranno stravolti tutti gli equilibri geopolitici che oggi conosciamo ed altro. Inevitabile sarà il dilagare del fanatismo religioso islamico, con tutti i problemi che già conosciamo. 

Ma l’aspetto che più preoccupa l’OMS potrebbe essere quello del ritorno di malattie dimenticate come la malaria, il vaiolo, la peste ed altre pandemie che le cronache del passato ci hanno sempre fornito con dovizie di particolari. Questi sono i rischi alla salute per un mescolamento di popoli e di usanze igieniche e alimentari differenti. Tornando a parlare delle anomalie climatiche dovute al riscaldamento globale del pianeta, dobbiamo segnalare che la tropicalizzazione del Mediterraneo non è più un fenomeno aldilà da venire: è ormai uno stato di fatto e con esso un’ infinità di nuovi problemi connessi. 

Oltre a questo dobbiamo constatare che molte malattie sconosciute e dimenticate sono arrivate da noi grazie all’aumento della temperatura su tutto il bacino del Mediterraneo. Le prime vittime sono stati gli animali. Tutti ricorderanno la strage di ovini sardi e toscani colpiti circa 20 anni fa dal morbo della lingua blu, una malattia endemica africana che i nostri animali, non avendo le difese immunitarie dei cugini africani, sono diventati facile vittime. La lingua Blu, Blu Tongue per i tecnici, è una malattia virale veicolata da ditteri come zanzare e flebotomi (pappataci) che in passato per motivi di clima non favorevole non si spingevano oltre la Tunisia. Sono poi i flebotomi che dal sud dell’Italia, grazie al riscaldamento globale, sono giunti fin sotto le Alpi trasmettendo soprattutto ai cani malattie letali come la Leishmaniosi. 

Un fastidio, legato sempre al riscaldamento globale che tutti noi stiamo subendo da qualche anno è dato dalla zanzara tigre. Questo è un insetto di origine asiatico giunto da noi sulle navi che trasportavano pneumatici dalla Corea e dal Vietnam. Più piccola delle zanzare nostrane, ma molto più aggressiva punge anche di giorno. E’ nera con striature bianche su zampe e addome. Si riproduce nell’acqua stagnante che si forma nei sottovasi, in piccoli invasi e nei chiusini. Rispetto alle punture delle nostre antiche zanzare, queste danno bruciore e prurito che può durare anche diversi giorni. 

Al momento le zanzare tigre non trasmettono, per fortuna, le malattie endemiche dell’Asia, ma con l’aumento della temperatura e della tropicalizzazione del Mediterraneo la stessa OMS teme per il futuro situazioni a forte rischio salute anche da noi. 

Questi sono i pericoli sanitari dovuti ai cambiamenti climatici, ma in parte anche al fenomeno della globalizzazione. Malattie dovute all’inquinamento dell’aria già esistono da tempo nei Paesi occidentali, Italia compresa, quasi tutte sono patologie del progresso tecnologico, tra queste: le allergie, le affezioni broncopolmonari, i tumori in particolare quelli dei polmoni, senza parlare poi delle malattie della psiche, tra le quali primeggia ed è in forte ascesa la depressione. 

Dermatiti e patologie più gravi della pelle, come i melanomi, sono invece dovuti in gran parte alla diminuzione dello strato di ozono nell’atmosfera che non ci protegge più come una volta dai raggi ultravioletti, in particolare quelli UVB, provenienti dal Sole. 

Questo è il quadro attuale, ma il futuro come sarà? 

Certamente la situazione si evolverà in peggio. Stando alle ultime proiezioni presentate dagli scienziati si prevede una estremizzazione dei fenomeni meteorologici, con conseguente degrado dell’ambiente e, quindi: lunghe siccità, incendi di foreste sempre più estesi, alluvioni catastrofiche, frane e smottamenti, il tutto a danno dell’incolumità delle persone e poi a danno delle economie nazionali. 

Gli interventi economici urgenti contro i danni dovuti alle tempeste e alluvioni in questi ultimi anni sono aumentati quasi in proporzione geometrica. Si è passati da un evento catastrofico ogni tre o quattro anni causato da fenomeni meteorologici eccezionali, vedi l’alluvione di Firenze del 1966, a quattro o cinque eventi ogni anno. Tutto questo ha dei costi, non solo in vite umane, ma in soldi. 

Buona parte delle risorse di un Paese come l’Italia, dall’economia già fragile, finiscono per pagare i danni a cose, animali e persone causati da questi eventi calamitosi. Vengono così sottratte ogni anno risorse destinate al sociale e alla qualità della vita. E' questa ormai una situazione cronicizzatasi sul nostro pianeta, in particolare manifestatasi con l’estate infuocata del 2017. 

Viene spontanea una domanda: “i nostri economisti e politici che ci governano, hanno valutato seriamente questa situazione e sono in grado già dal prossimo anno di intervenire nel caso gli eventi precipitassero ulteriormente ?”

Filippo Mariani

Immagine correlata

(Fonte: A.K. Informa n. 32)

sabato 19 agosto 2017

Consumismo, obsolescenza programmata e incremento nella produzione di rifiuti


Risultati immagini per L'obsolescenza programmata

L'obsolescenza programmata   è la pratica industriale in forza della quale un prodotto tecnologico di qualsiasi natura è deliberatamente progettato dal produttore in modo da poter durare solo per un determinato periodo, al fine di imporne la sostituzione.

I metodi con cui sarebbe attivato tale processo sono l’utilizzo di materiali di qualità inferiore o componenti facilmente deteriorabili o talvolta l’utilizzo di sistemi elettronici creati ad hoc. I costi di riparazione poi risultano superiori a quelli di acquisto di un nuovo modello. Recenti studi confermano come l’obsolescenza programmata non sia solo una sensazione, ma un fatto che comporta evidenti problemi a livello commerciale, nonché un enorme danno economico a carico dei cittadini e dell’intera collettività con costi stimati in parecchi miliardi di euro nell’arco di un anno.

Lo studio “Obsolescenza programmata, Analisi delle cause, Esempi concreti, Conseguenze negative, Manuale operativo” commissionato dal gruppo parlamentare tedesco Verdi-Bündnis realizzato da Stefan Schridde (esperto in gestione d’impresa) insieme con Christian Kreiss (docente di organizzazione aziendale all’università di Aalen), dimostrerebbe che questo fenomeno viene preventivamente studiato dalle case produttrici con lo scopo di incrementare le vendite: molti elettrodomestici e numerosi oggetti di uso quotidiano sarebbero programmati per rompersi velocemente dopo lo scadere del periodo di garanzia, di solito fissato in due anni.

Detto studio si è concentrato sull’esame di oltre venti prodotti di uso comune cercando di verificare la sussistenza di fenomeni di obsolescenza programmata.

“Il nostro sistema economico ha bisogno di stimolare continuamente i bisogni dei consumatori affinché acquistino con ritmi sempre crescenti determinando così un sistema di consumi indotti” ribadisce D’Incà. Quando non è possibile indurre la sostituzione di un bene attraverso mode, pubblicità e strategie di marketing mirate, si fa in modo che sia il prodotto stesso a “scadere”, rompendosi e diventando inutilizzabile. Un sistema di consumo con una velocità di avvicendamento dei beni così elevata presenta due criticità fondamentali: l’utilizzo di una quantità enorme di risorse, energetiche, materiali ed economiche, e il bisogno di smaltire un altrettanto enorme quantità di rifiuti.

(Fonte: 
Carlos Murgia)

Immagine correlata

venerdì 18 agosto 2017

Bioregionalismo e riordino amministrativo territoriale - Ambiti bioregionali e identità locale


Risultati immagini per Ambiti bioregionali  e  identità locale

Del riordino amministrativo territoriale, in chiave bioregionale, me ne sto occupando da parecchi anni. Soprattutto da quando è nata la Comunità Europea che si configura come un "superstato" ed in questo contesto è  necessario restituire dignità e salvaguardare i diritti delle piccole comunità locali.

Il bioregionalismo infatti si riconosce massimamente nelle identità locali e queste possono essere individuate solo nell’ambito municipale e provinciale, che non è altro il territorio in cui una comunità di solito irradia la sua influenza culturale. Tra l’altro in Italia le Regioni, impostate e studiate a tavolino, si pongono come stati antagonisti sia per lo Stato Italiano che per l’Europa stessa, che faticosamente sta cercando di trovare una identità politica condivisa.


Se degli Enti inutili vanno eliminati, molto meglio abolire le Regioni, mini-stati all’interno dello Stato, che nemmeno rappresentano interessi di omogeneità culturale e bioregionale ma solo interessi di gestione economica e partitica.

Ed ora un inciso culturale sulle origini della civiltà europea. Le radici europee non sono  romane né greche ma molto più antiche.. e ciò è stato dimostrato ampiamente dalle ricerche compiute nell’Europa centrale dalla archeologa Maria Gimbutas. La lingua madre definisce il significato di Eu-ropa in "dalla larga faccia" ovvero la dea del plenilunio. In queste arcaiche origini matristiche tutte le genti d’Europa sono cresciute mantenendo un’identità collettiva diffusa pur nella libertà ed autonomia dei vari nuclei, oggi appunto rappresentati dalle città e dagli ambiti provinciali.

Il bioregionalismo, riportando in auge sia il rispetto della vita in termini di ecologia profonda sia il riconoscimento dell’identità locale è l’unico metodo che possa garantire equanime distribuzione e pari dignità alle diverse sfaccettature degli abitanti della Comunità Europea. 

Quindi L’Europa, politicamente unita, andrebbe suddivisa in ambiti Provinciali e non in Regioni, che per loro natura tendono ad essere separative e indifferenti agli interessi delle comunità locali (dovendo infatti difendere la loro strutturazione spuria ed anomala rispetto alla identità bioregionale).

Paolo D'Arpini

Referente della Rete Bioregionale Italiana
bioregionalismo.treia@gmail.com


Risultati immagini per Ambiti bioregionali  e  identità locale

giovedì 17 agosto 2017

Consigli sintetici sul cosa fare in caso di attacco nucleare


Cosa fare prima di un attacco nucleare:
Fare scorta di cibo a lunga scadenza, procurarsi una o più lampade portatili a pile (con batterie di riserve) o a carica manuale. Può convenire preparare due kit, uno più grande, per il posto di lavoro, l’altro, portatile, da tenere in macchina in caso di evacuazione
Elaborare un piano di comportamento per la propria famiglia in caso di emergenza atomica. Al momento dell’attacco i membri della famiglia possono trovarsi in posti diversi, perciò occorre decidere in anticipo come comunicare e dove ritrovarsi
Informarsi sui rifugi antiradiazioni più vicini. Se non ce ne sono, fare un elenco dei luoghi che potenzialmente potrebbero servire a questo scopo: scantinati, oppure stanze senza finestre situate ai piani di mezzo degli edifici più alti.
Come comportarsi durante un attacco nucleare:
Siate psicologicamente preparati a dover rimanere al riparo per almeno un giorno o comunque fino a quando le autorità non vi daranno il via libera ad uscire
Non appena le autorità hanno provveduto a diramare l’avviso di un imminente attacco, occorre trovare quanto più rapidamente possibile riparo in un edificio chiuso, meglio se in mattoni o cemento armato
Ascoltare le informazioni ufficiali online, alla radio o in tv e seguire le istruzioni diramate dagli organi di soccorso
Se trovate sul vostro cammino uno scantinato o un locale chiuso e riparato entrateci subito
I due luoghi migliori dove trovarsi al momento di un attacco sono o sottoterra o al centro di un edificio alto.
E’ essenziale che tra voi e le sorgenti di radiazioni vi sia quanto più possibile un “guscio” di cemento, mattoni o terreno
Come reagire se siete all’aperto al momento dell’esplosione di una bomba atomica?
Non guardate in nessun caso l’esplosione. Il bagliore potrebbe accecarvi
Riparatevi dietro qualunque oggetto che in quale modo possa proteggervi dall’onda d’urto
Buttatevi a terra e copritevi la testa. L’onda d’urto potrebbe investirvi in 30 secondi dall’esplosione
Anche se vi trovate a molti km di distanza dall’epicentro dell’esplosione nucleare mettetevi al riparo il più presto possibile. Il vento può trasportare le particelle radioattive fino a centinaia di kilometri di distanza
Se al momento dell’esplosione, o subito dopo, siete in strada cercate di proteggere il vostro corpo dal materiale radioattivo
Toglietevi i vestiti, per evitare di veicolare le particelle radioattive. Soltanto togliendosi la giacca, ci si può liberare di quasi il 90% delle particelle radioattive
Se ne avete la possibilità sigillate in un sacco di plastica i vestiti radioattivi e marchiatelo
Non grattatevi e non strofinate la pelle contro niente
Fatevi una doccia, lavate i capelli con lo shampoo ma non usate balsamo
Radiazioni. Come difendersi?
La quantità di precipitazioni radioattive dipende in misura diretta dalla potenza della bomba e da quanto vicino alla superficie della terra è esplosa
Prima di uscire dai rifugi occorre aspettare le comunicazioni delle autorità per sapere dov’è possibile andare e quali luoghi è meglio evitare
Non dimenticarsi che le radiazioni sono invisibili. Non si vedono, non si annusano e non si riconoscono con nessuno dei cinque sensi.
………………………..

mercoledì 16 agosto 2017

Permanere nella Coscienza Intelligenza significa che ogni nostra azione è compiuta al fine del bene comune...


Immagine correlata

Seguendo un filone di "spiritualità laica", possiamo definire lo  Spirito come una sintesi fra coscienza ed intelligenza, non è un pensiero., anche se, in termini descrittivi  analitici, non possiamo fare a meno di utilizzare i pensieri nel tentativo (per altro futile) di evocarne la natura. Questo perché  il processo descrittivo  rende lo "spirito" un oggetto della mente. Anche chiamandolo  “spirito” resta un concetto, una immagine. 
E sappiamo che l'immagine mai può sostituire o realmente rappresentare e convenire quel che è la "sostanza".  Tutto ciò che è all’interno della coscienza è un oggetto della Coscienza. Forse è meglio precisare che il termine Coscienza, pur che rappresenta quanto voglio significare, venga qui sostituito da “Consapevolezza” poiché noi occidentali e soprattutto “cristiani” tendiamo a considerare la coscienza come una qualità morale. 
Si dice “fare l’analisi di coscienza” come se questa coscienza fosse un aspetto dell’anima. Lasciamo anche da parte la considerazione materialista per cui la coscienza è il risultato di processi cerebrali, che è una spiegazione “scientifica” assunta in quanto si ritiene che la nostra capacità di analisi (intelligenza) sia susseguente al processo chimico delle cellule che si comunicano dati. Tutto ciò è la conseguenza del nostro ritenerci il corpo quindi questa considerazione non ci consente di andare “oltre” per percepire lo spirito, in quanto substrato e matrice. Anche qui il termine "percepire" non è propriamente corretto, poiché chi è che percepisce e cosa viene percepito? 
E’ evidente che tutto si svolge all’interno della Coscienza, la coscienza osserva se stessa e comprende se stessa. Intelligenza e coscienza sono la stessa cosa e in verità sono la nostra vera natura.  In qualsiasi modo  consideriamo  noi stessi, una anima un corpo, una mente… non siamo quello poiché  l'Io non puoi essere un oggetto della conoscenza.  
L'Io  è la conoscenza stessa che  nel processo conoscitivo assume  la forma di soggetto oggetto e conoscenza. Fermiamoci comunque al “sentire” interno, quel sentire definito “io”  e che è in verità pura coscienza. Prima di pensare “io sono questo o quello” se ci si ferma al nudo Io..  ci si rende conto che  questa identità assoluta  è priva di qualsiasi attributo...  E’ semplice consapevolezza.
Qualsiasi opinione o descrizione di tale "entità", appartiene all’ego, inizialmente può essere accettata come base  di confronto sulle idee, ma se osserviamo con gli occhi dello “spirito”, che tutti ci accomuna, scopriamo che l’opinione è solo un attaccamento, un riflesso condizionato,  di cui potremmo anche liberarci se vogliamo avanzare in consapevolezza. L’opinione  è una proiezione mentale,  un meccanismo  proiettivo del proprio identificarsi in un set di pensieri e credenze. 
Dal punto di vista dello "spiritualità laica" non ha importanza sforzarsi per sancire la supremazia della propria opinione. Si esprime l’opinione come un gesto, come una naturale e spontanea affermazione della persona che noi “incarniamo”. Quella persona è un personaggio nella commedia della vita, è giusto che si esprima ma non è necessario che prevalga. Quando si comprende la complementarietà di ogni aspetto e forma dell’esistente ci si limita a svolgere la propria funzione, nel modo più accurato, senza sentirsi né responsabili né portatori di un messaggio superiore.  
Si porta avanti “l’opinione” come se fosse un lavoro da svolgere ma senza sentire che i risultati di tale lavoro ci appartengono. Insomma si compie un “dovere” con distacco…. Secondo i grandi saggi l’opinione è  un  automatismo della percezione individuale. Insomma l’opinione è sempre e comunque parziale ed incapace di riferire un’interezza. Ma se almeno fossimo in grado di interpretare ogni opinione come un tassello del pensiero universale, cercando di integrarla nell’insieme del conosciuto, forse così stiamo mettendo in pratica quel “sincretismo spirituale” auspicabile per il superamento delle ideologie e delle religioni precostituite.  Unica discriminante dovrebbe essere la qualità della sincerità e del distacco egoico in cui l’opinione viene espressa.
Ed in fondo perché attaccarsi o  farsi condizionare da qualsiasi opinione? Una volta capito che tutte le opinioni sono solo aspetti esteriori del nostro sentire, della nostra educazione, del nostro bagaglio genetico, etc. etc. Come si può ritenere che una qualsiasi opinione, pur ben espressa o motivata, possa influire sui nostri comportamenti o convincimenti, in antitesi con noi stessi? Se noi ci riconosciamo nell’opinione espressa da qualcun altro vuol dire semplicemente che quella cosa stava già dentro di noi, l’abbiamo riscoperta. Se invece non ci tocca.. lasciamola andare come l’abbiamo incontrata. 
Una piccola similitudine: quando  ero un adolescente, forse all’età di 13 anni, confessai al prete della mia parrocchia che non riuscivo ad accettare il fatto che esistessero inferno, paradiso, limbo.. che vengono considerati “eterni” contemporaneamente alla realtà eterna del dio stesso. Se dio è eterno ed infinito come possono coesistere più eternità separate e contrapposte? Il prete mi disse che dovevo credere a quanto affermavano le scritture perché quella è la parola di dio ed è un “mistero della fede”. Ovvio che non gli diedi retta e continuai a meditare e riflettere sulle cose secondo il mio criterio di ricerca e non basandomi sull’opinione del prete o sui dettami delle scritture. 
Infatti se un dogma religioso è solo “strumentale” allora non vale nemmeno la pena di considerarlo, esso non è nemmeno etichettabile come “opinione” (che già di per se stesso è un termine “riduttivo”) ma possiamo definirlo “imbroglio speculativo” teso alla  propagazione e giustificazione di un "credo". Ciò avviene quando si mente sapendo di mentire e quando si ragiona in termini di affermazione del proprio pensiero, come spesso avviene nelle "prediche" religiose (di qualsiasi religione)!
Ed anche  l'insegnamento morale ed etico  non ha senso  finché non si è centrati nello Spirito, ovvero in se stessi. Allorché si riconosce la "spiritualità" (ovvero Coscienza ed Intelligenza), come la propria natura, non c’è pericolo di compiere il male, poiché se stessi e il tutto che ci circonda e ci compenetra coincidono. Gli altri non sono realmente "altro" da noi, sono solo forme diverse della stessa sostanza,  e  quindi come potremmo nuocer loro? 
Nella Coscienza - Intelligenza ogni nostra azione è compiuta al fine del bene comune. Ciò avviene anche se all’osservatore esterno può apparire che ci sia una intenzionalità personale nell’azione del saggio laico. Ma tale  "pensiero" (positivo o negativo)  non influisce sull'onestà, sincerità e perseveranza nel praticare il bene comune, che è la caratteristica della “spiritualità  laica”, che   deve comprendere anche il lasciare agli altri la libertà di pensare a modo loro. Infatti   non possiamo usare la laicità per continuamente controbattere su punti che a noi sembrano ledere tale principio… Insomma dovremmo essere laici persino nei confronti della laicità. 
Ed in sintonia con questo predicato ognuno di noi dovrebbe occuparsi della propria  auto-conoscenza e lasciare agli altri esseri (umani o non umani) di fare la parte che ad ognuno compete! Tutti tendiamo alla perfezione,  seguendo le nostre  propensioni e tendenze innate, in un apparentemente lunghissimo  iter, che non ha inizio né fine. Nell'osservazione empirica questo processo si manifesta come singoli fotogrammi che noi dichiariamo separati, perché osservati nel contesto dello spazio tempo e con il senso di alterità e consequenzialità. Ma il film è lo stesso, contemporaneo, e ci siamo tutti dentro…  
Come dicono alcuni filosofi possiamo chiamarlo sogno o gioco (lila) che si svolge tutto nella Coscienza. Il sognatore diventa tutti i personaggi e gli eventi del sogno. Avviene così, senza scopo e nella gioia. Allo stesso tempo questo sogno è irreale perché è solo un processo nel divenire. Diventa però reale appena siamo “consapevoli” che noi siamo "quello" in ogni suo aspetto immanente e che siamo anche aldilà di "quello" in quanto pura Consapevolezza trascendente.

Paolo D'Arpini 

bene comune

martedì 15 agosto 2017

Bioregionalismo al naturale - L'ecosistema si riequilibra spontaneamente, è sufficiente che l'uomo non interferisca


Risultati immagini per L'ecosistema si riequilibra spontaneamente

Per riequilibrare l’ecosistema non è necessario compiere un’analisi esaustiva di tutte le cause che determinano le condizioni di squilibrio e gli effetti talora devastanti che ne derivano, perché tale ricerca sarebbe, come di fatto è, difficile e si presta a quel dibattito che è occasione o alibi per rinviare ogni possibile soluzione del problema. Sarebbe velleitario, tra l’altro, presumere che l’uomo possa progettare e gestire un modello di interventi per il riequilibrio dell’ecosistema, continuando a violentare la natura anziché assecondarla, con azioni che limitano o inibiscono la sua capacità di rigenerarsi. 

Come sarebbe velleitario chiedere, per ciò che riguarda la produzione di energia, un’immediata sospensione delle attività estrattive dei combustibili fossili al fine di non immettere nell’aria l’anidride carbonica, derivante dalla combustione di quelle materie prime che lasciate nel sottosuolo non avrebbero generato nessuno squilibrio. Allo stesso modo non si può chiedere di sospendere quelle attività antropiche che sono possibili cause di alluvioni, frane, esaurimento dell’acqua e di materie prime non rinnovabili, desertificazione e quant’altro, mentre si deve chiedere almeno un uso intelligente delle risorse e di lasciare l’ambiente, quando si effettua un intervento, in condizioni migliori di come lo si è trovato. 

Cosa fare?

Tra le soluzioni dei problemi ambientali, non sono certamente auspicabili quelle di chi propone o addirittura sperimenta (non si sa con quali autorizzazioni) interventi con lo spargimento di prodotti chimici nell’atmosfera per spostare venti e piogge, per modificare la temperatura, per eliminare l’effetto serra, perché le conseguenze sono di una portata tale da rendere impossibile qualunque tipo di controllo. Ritengo che non siano soluzioni idonee, anzi inquietanti per i rischi che comportano, anche quei tipi di intervento permessi, come lo smaltimento delle scorie atomiche, il sotterramento della CO2 e tutti quelli che prevedono l’inserimento di corpi estranei nel sottosuolo.

Gli interventi che mi rassicurano sono quelli basati su principi biologici e con l’ausilio delle piante, e sarebbe opportuno concentrare le ricerche su questi, per risolvere i problemi del nostro tempo. Le ricerche di quest’ultimo trentennio sul risanamento ambientale hanno portato alla scoperta di piante che consentono di realizzare interventi (in alternativa a quelli tradizionali, molte volte realizzati con opere invasive) con sistemi naturali, che comportano una riduzione dei costi ed un impatto ambientale positivo facilmente immaginabile. Si sono scoperte piante che svolgono contemporaneamente una serie di funzioni che ad esempio, impiegate per la regimentazione delle acque, consentono contemporaneamente il recupero delle falde acquifere, il consolidamento dei versanti e la bonifica dell’acqua, della terra e dell’aria circostante, piante che possono essere utilizzate anche come foraggio per gli animali e per infiniti altri impieghi, inclusa la produzione di energia pulita proveniente dalla loro biomassa.

La scelta dell’impiego di biomassa per la produzione di energia potrebbe essere anche una scelta strategica per il nostro Paese dove le colture dedicate trovano terreno fertile e assolato, ci liberano dal debito di CO2 (dal 2008 ogni giorno accumuliamo un debito di 3,6 milioni €), creano posti di lavoro e potrebbero essere un’occasione per rilanciare ricerca, economia e sviluppo agrario e industriale. Con le biomasse dedicate, oltre al gas, si può produrre biodisel, etanolo e ricavare materie prime vegetali, come la clorofilla e la cellulosa. E’ importante anche tener conto che gli impianti a biomassa non hanno i limiti ed i problemi dell’eolico e del solare di cui parlerò più avanti.

Cogliere le opportunità che la natura ci offre

La soluzione auspicabile è di cogliere le opportunità che ci offre la natura e adottare i risultati della ricerca che la assecondano. Nel pianeta il ciclo dell’acqua, il ciclo dell’anidride carbonica sono cicli naturali che si succedono e s’intersecano armonicamente. La forza vitale della natura, che nell’uomo è l’istinto di sopravvivenza, si riscontra in tutto il creato, e gli scienziati illuminati, assecondati da questa forza, stanno facendo in tutto il mondo ricerche per la produzione di energia pulita.

Queste ricerche hanno evidenziato i vantaggi in termini economici e ambientali dell’impiego di biomasse provenienti da colture dedicate. Le ricerche si sono spinte sino a trasformare in risorse anche materie che rappresentano tuttora costi e problemi per lo smaltimento, con processi di biodegradazione che trasformano in energia le biomasse in genere, inclusi i liquami delle fogne e la parte organica dei rifiuti urbani e industriali. E’ questa la sfida da cogliere, la capacità di trasformare gli esiti delle attività antropiche in risorse (trasformare e non sotterrare come avviene per la Co2) adottando ad esempio il sistema inventato da un nostro ricercatore, Andrea Capriccioli, che alimentato con acqua e CO2, produce metano e ossigeno, trasformando un problema in una risorsa; il sistema ha tra l’altro la capacità di immagazzinare e riprodurre energia diventando un volano per il fotovoltaico e il solare.

Un esempio pratico di come la natura ci viene incontro

Esiste in natura una pianta perenne e sempreverde, il vetiver, che vive in terreni acidi e alcalini (ph da 3 a 14) a temperature da -7 a +47 gradi, con radici fascicolate che scendono verticalmente nel terreno e sono robuste 1/5 dell’acciaio, che non è infestante, che può bonificare terra, acqua ed aria e può formare una siepe fitta alla base costituendo una vera e propria barriera filtrante. Grazie a queste sue qualità, tra le altre che possiede, il vetiver è un valido alleato per affrontare i problemi legati al ciclo dell’acqua, al ciclo dell’anidride carbonica e alla produzione di energia.

Come può inserirsi il vetiver nel ciclo dell’acqua

La siepe di vetiver, oltre a risolvere il problema del consolidamento dei versanti in frana, è un presidio per prevenire le frane e per arricchire le falde acquifere ed evitare il processo di desertificazione. Infatti, la siepe di vetiver che a differenza delle normali siepi è fitta sin dalla base, forma una barriera filtrante che trattiene i detriti a monte e lascia passare verso valle solo l’acqua e i limi sottili che si arrestano nelle immediate vicinanze. La siepe rallenta la velocità dell’acqua consentendole di penetrare nel terreno e mantenerlo umido, arricchendo le falde e riducendo da parte dei contadini l’esigenza d’emungere acqua dai pozzi; poi scorrendo in modo uniforme sulla superficie, l’acqua rimodella il terreno e non ruscellando protegge i semi e quindi il raccolto. L’acqua, ridotta la velocità e depurata dai detriti trattenuti dalla siepe, giunge nei canali con un carico inquinante ridotto e nelle quantità fisiologiche, evitando così le possibilità d’alluvione.

Queste qualità possono invertire il processo di desertificazione. Il processo di desertificazione è determinato dal fatto che il terreno è asciutto e a periodi di siccità si succedono periodi di pioggia intensa, che trova le piante ed anche il manto erboso indeboliti ed incapaci di resistere alla velocità dell’acqua, che porta via con sé piante, humus e detriti, rendendo il terreno sempre meno fertile sino a farlo diventare inerte, desertico.

La siepe di vetiver per quanto già esposto, trattiene l’humus, mantiene l’umidità del terreno, protegge la vegetazione, bonifica il terreno eliminando pesticidi e diserbanti, e consente l’accumulo di acqua in bacini dando un ulteriore contributo per il recupero di questa preziosa risorsa. Non c’è da meravigliarsi degli effetti che produrrebbe un inserimento del vetiver nel ciclo dell’acqua, se si considera che il 97% dell’acqua è nei mari e nelle grandi masse d’acqua e solo il 3% rimane sulla terra e nella terra; questi numeri ci danno l’immagine di un’immensa quantità di vapor acqueo che, dopo aver raggiunto i cieli, si riversa sulla terra sotto forma di pioggia, neve o grandine, gran parte della quale ci sfugge, per poi ritornare a mare. Quell’acqua è una provvidenza che viene dal cielo se è regimentata e raccolta in bacini, di contro se non è regimentata, è molte volte causa di disastri, alluvioni e morte. 

Contributo del vetiver nel ciclo dell’anidride carbonica e per la produzione di energia.

Il ciclo della CO2 è collegato, sia con il ciclo vegetale, sia con le piogge che corrodono e modificano chimicamente le rocce scorrendo sulla loro superficie e portando in mare assieme ai detriti, sali e CO2 trasportati dalle acque di fiumi e canali. Se avrò l’opportunità e ne avrete interesse vi parlerò del contributo delle piante per il bilanciamento dei gas serra, mentre qui mi limiterò a comunicarvi che ogni pianta di vetiver assorbe 3 Kg di anidride carbonica l’anno, facendo a parità di superficie da 15 a 90 volte il lavoro di un bosco sano per l’eliminazione dei gas serra.

Ugualmente se mi sarà dato, in futuro parlerò più specificamente della produzione d’energia con le piante, mentre qui mi limito a farvi notare che il vetiver, essendo una pianta perenne, è un serbatoio inestinguibile di carburante ed un volano per qualunque tipo d’energia che non dipenda dalla volontà dell’uomo, come l’eolico ed il fotovoltaico, ma anche per le stesse biomasse che sono stagionali o episodiche, tipo quelle provenienti dalla potatura degli alberi, dai gusci di frutta secca e dalla pulizia dei boschi La natura ci viene incontro! E noi?

Benito Castorina


(Intervento tenuto all'Incontro Bioregionale del 31 ottobre 2010 a San Severino Marche)

Risultati immagini per L'ecosistema si riequilibra spontaneamente

lunedì 14 agosto 2017

Saludecio, 1 - 3 settembre 2017 - In Terra d'altrove, ecovillaggio alternativo



Ciao, il mio nome è Alberto Spagone. Spero che questo mio messaggio vi trovi bene e in armonia con la vostra vita! Siete invitati a Terra d'Altrove, un evento che si terrà dall'1 al 3 settembre 2017 a Saludecio (Rn).

Ho avuto la prima visione di questo Eco-Villaggio estemporaneo circa 3 anni fa, poi in una meditazione avvenuta circa 3 settimane fa si è fatta chiara e impellente la volontà di renderlo reale.

Ogni giorno siamo sollecitati da stimoli insistenti e disarmonici e spesso rispondiamo attuando strategie di difesa che richiedono di separarci dalla realtà circostante e di desensibilizzarci quel tanto che basta per non star troppo male.

Ognuno di noi nelle discipline che pratica ha trovato tecniche e ricevuto ispirazioni che lo guidano verso la possibilità di godere e stare bene su questo pianeta.

Un Maestro che ho incontrato mi ha raccontato questa storia. 

Quando si trovò di fronte al suo Maestro, questi gli disse che per apprendere tutto quello che lui sapeva avrebbero dovuto stare insieme 50 anni e gli chiese ” Hai tutto questo tempo?” e aggiunse “ Chi ti ha insegnato a camminare? e poi a correre e saltare?”…

Quando ho sentito questa storia si è fatto ancora più chiara in me la voce che è giunto il momento di incontrarci guidati dalle nostre esperienze e dal nostro intuito e unirci per procedere verso la creazione di un mondo di comunione e pace.

Terra d’ Altrove è il porto in cui possiamo approdare insieme con l’intento comune di STARE BENE.

Qui ognuno offre e condivide i propri talenti e le proprie risorse permettendosi la libertà di manifestare pienamente il proprio potenziale e, grazie a questo, il sogno di uomini e donne liberi diviene reale.

Il terreno di Terra d’Altrove è fertile e si nutre delle nostre esperienze, delle nostre conoscenze e delle nostre capacità.

Qui possiamo generare una ruota di guarigione mettendo al servizio gli uni degli altri ciò che sappiamo sul vivere bene su questa Terra, andando oltre l’agire in preda ai bisogni e alle necessità e rendendo gesto quello che sentiamo in noi.

Una delle persone che ho contattato ha espresso questo concetto in modo perfetto. Mi ha detto che rendere concreto quello che sappiamo essere per noi il bene, portarlo dalle parole e dal sentire all’azione è come piantare un seme, è dare inizio alla trasformazione.

Questo è l’intento che mi muove e che grazie a tutti noi renderà reale TERRA D’ALTROVE.

Nessun testo alternativo automatico disponibile.

Alcuni dati tecnici:

ECONOMIA DEL DONO.

I soldi sono un mezzo utile alla vita quotidiana e in quanto tali sono assolutamente perfetti per la loro funzione.

Le difficoltà vengono dai nostri disequilibri. L’Economia del Dono va oltre questa fase sensibilizzando l’individuo al semplice sentimento del dare-e-ricevere. Le persone durante Terra d’Altrove avranno l’occasione di riconoscere consapevolmente il valore delle cose che ricevono come il valore di ricambiare attraverso il denaro come attraverso doni di altra natura.

ENTRATA GRATUITA.

L’entrata sarà libera e verrà chiesto un contributo libero all’uscita secondo l’Economia del Dono.

SEMINARI, CONCERTI, CONFERENZE E TRATTAMENTI.

Nel corso di questa 3 giorni, interverranno uomini e donne che vogliono trasmettere il loro sapere e condividere con gli altri la propria capacità di gioire e vivere bene su questa Terra.

Avverranno contemporaneamente diversi lavori in diversi spazi e verranno create aree per i trattamenti individuali.

Le persone saranno libere di partecipare gratuitamente a tutte le attività prenotandosi in tende apposite.

CIBO.

Il ristorante sarà vegetariano e il cibo sarà preparato con amore e seguendo indirizzi e ricette che mirano alla salute dell’organismo.

Non verranno venduti alcolici e prodotti confezionati.

Le persone lasceranno un’offerta per il cibo che consumano.

BAGNI.

Siamo alle prese con la costruzione di alcune compost toilet per raccogliere feci e urine e trasformarli in concime.

SMOCKING TEMPLE.

Verrà creata un’area fumatori non con l’intento di ghettizzazione
, ma al contrario per favorire il godere del fumo attraverso la consapevolezza e la presenza in un luogo adatto e confortevole.

DORMIRE.

Tende da Campeggio per tutti! Se qualcuno avesse esigenze particolari fatemelo sapere appena possibile.

DENARO.

Gli incassi ottenuti dalle offerte dei partecipanti verranno divisi a seconda delle spese di ognuno cercando per prima cosa di pareggiare i costi (ad es. persone che arrivano da più lontano hanno spese di viaggio più ingenti, persone che nei loro lavori utilizzano materie prime etc etc.). Tutta l’abbondanza verrà distribuita in modo equanime.

Il servizio mensa parteciperà alla comunità dopo aver ripagato le spese degli ingredienti.

LUOGO.

Santuario degli Uccelli, Morciano di Romagna.

ALTRO.

Chi avesse qualità artistiche e volesse fare installazioni/disegni/altro è invitato a farlo presente e portare il materiale con cui desidera rendere bello in nostro spazio.

Chi fosse provvisto di lettini da massaggio, gazebo, teli e pareo è pregato di farlo presente così da organizzare il meglio possibile anche per chi viene da lontano.

COSTRUZIONE.

Io e Silvia saremo sul luogo alcuni giorni prima a costruire e rendere reale Terra d’Altrove. Chi di voi fosse libero e volenteroso si faccia avanti e venga a darci una mano per studiare insieme soluzioni e contribuire alla nascita di questo evento.

Sarebbe bello che alcuni di voi avessero voglia di pensare alla costruzione di una o più zone trattamenti così da alleggerire il nostro lavoro e arricchire lo spazio con la vostra creatività.

PARTECIPARE.

Durante Terra d’Altrove potrete partecipare a tutti gli eventi e scambiare trattamenti in piena autonomia.

Se qualcuno ne avrà modo può contribuire alla buona riuscita del tutto aiutando in diversi modi (dalla cucina al prendere prenotazioni per i trattamenti etc etc. ). Fatecelo presente. Grazie.

Inoltre sono ben accette idee, proposte etc per conferenze, spettacoli, cerimonie che vorreste offrire.

E ora un ‘ultima richiesta.

Avrei bisogno in tempi brevi di:

- foto vostra 

- biografia breve italiano e inglese

- presentazione del lavoro/trattamento/concerto/conferenza che proponete

- presentazione del lavoro… breve

- vostre condivisioni/riflessioni/fotografie/creazioni che possono arricchire e abbellire la pagina fb così come le locandine e i volantini

- se sapete di poter contribuire alla realizzazione pratica dell’evento o volete coinvolgere qualcuno che potrebbe aiutarci, scrivetemi.

Per ora è tutto. 

Scrivetemi per qualunque domanda o dubbio.


"Alberto Spagone" - contratio@gmail.com

Nessun testo alternativo automatico disponibile.

(Messaggio ricevuto  tramite: C.I.R. Info  - cir.informa@gmail.com)