domenica 14 luglio 2019

La storia di come scrissi "Treia: storie di vita bioregionale"


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Osho disse: "Se stai invecchiando, ricorda che la vecchiaia è il culmine della vita. Ricorda che la vecchiaia può essere l’esperienza più bella. Il vecchio si trova nello stesso stato di quiete dopo una tempesta, quando prevale il silenzio. Quel silenzio può avere una bellezza immensa, una profondità e una ricchezza incredibili. Se il vecchio è realmente maturo, allora diventa bello. Cresci, matura interiormente, diventa più attento e consapevole. La vecchiaia è l’ultima opportunità che ti viene concessa."

Ovviamente sono d'accordo con lui  e mi godo questa esperienza con grande calore e soddisfazione, anche perché ho avuto la fortuna di trovare, proprio in tarda età, una compagna adatta al mio percorso: Caterina Regazzi. E' stata lei, tra l'altro, a "rapirmi" da Calcata ed a condurmi  a Treia, dove ora abito nella sua bella casa nel centro storico (di cui leggerete nel libro). 

Ma non voglio dilungarmi sui preamboli, il fatto è che Michele Meomartino, il curatore editoriale, mi ha chiesto di scrivere una breve  auto-biografia  e perciò comincio col dire che son nato il 23 giugno 1944 a Roma, nella casa dei miei nonni paterni.  Son figlio della guerra e debbo ringraziare un ignoto contadino russo che salvò mio padre dall'abbandono nella steppe  e lo riportò entro le linee italiane dell'ARMIR in rotta, congelato alle gambe. Così fu rimandato a Roma come invalido  e lì conobbe mia madre.... 

Ma dopo dieci anni dalla mia nascita ella morì e io fui sballottolato fra collegi e una famiglia "matrigna",  ma fuggii presto, ancora adolescente,   alla ricerca di una nuova autonomia.  Nel frattempo mi ero trasferito a Verona dove rimasi sino all'età di ventotto anni. Lì iniziò la mia  "carriera" letteraria, scrivendo il primo libro "Ten poems and ten reflections", stampato con pressa manuale dal tipografo americano Gabriel Rummonds. 

Nel frattempo  mi cimentai anche  come artista concettuale, partecipando ad alcune mostre a Verona (ed anche a Padova). Nel 1970 fondai il Club EX, un centro culturale in cui si faceva teatro, musica, poesia,  mostre d'arte, etc. con sede  in Piazzetta San Marco in Foro,  ove prima c'era un'antica osteria. 

Verso la fine del 1972 scappai (per un viaggio di riflessione e di ricerca) in Africa che percorsi da una costa all'altra con mezzi di fortuna ed infine sbarcai in India il 23  giugno del 1973. La data era molto significativa.. ed infatti lì, a Ganeshpuri,   incontrai il mio Guru, Muktananda,  e la mia mente cambiò. 

Al ritorno in Italia lasciai definitivamente Verona e mi ristabilii a Roma, in una vecchia casa  di Via Emanuele Filiberto. Ove praticai la disciplina spirituale con fermezza e dedizione finché non trovai l'occasione di trasferirmi a Calcata (eravamo a metà degli anni '70) dove trovai una nuova dimensione per ricominciare un percorso  anche in senso sociale,  creativo ed ecologico. Nel 1984 fondai il Circolo vegetariano VV.TT., nel 1996 partecipai alla fondazione della Rete Bioregionale Italiana. La permanenza a Calcata, nella valle del Treja, fu molto intensa, combattendo per la causa ecologista e spiritualista laica con tutte le mie forze.  

Negli ultimi anni, a partire dal 2004,  dovetti però  ritirarmi in una specie di isolamento volontario, a causa della grande tensione e dell'opposizione morale e materiale a cui ero soggetto. Ormai ridotto nella ridotta di Via del Fontanile, in una casupola sopra la fogna comunale, infine incontrai la mia attuale compagna,  Caterina, con la quale avevo iniziato a corrispondere nel 2009,  che venne appositamente da Spilamberto per conoscermi. Dopo poco accettai, con riconoscenza, di essere sradicato da quella Calcata che ormai non potevo più considerare mia patria... e ritrovai serenità e nuova linfa vitale nella bella Treia.  

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Così, per riconoscenza verso Caterina Regazzi e verso Treia, ho pensato di scrivere il libro "Treia: storie di vita bioregionale"...  In esso racconto alcune storielle minute di eventi vissuti in questa città delle Marche, da quando mi sono qui trasferito nel 2010. Le osservazioni del mio vivere a Treia sono per me significative anche perché rappresentano la fase finale della mia esistenza. Avendo già raggiunto un'età in cui solitamente un uomo si definisce anziano, infatti ho già  compiuto i settantacinque anni... 

Il testo è corredato di  una presentazione di Michele Meomartino  e di una appendice con interventi di Antonella Pedicelli,  Alberto Meriggi, Caterina Regazzi, Simonetta Borgiani ed  Enzo Catani. Le immagini di copertina e contro-copertina sono state realizzate da Daniela Spurio.  

Paolo D'Arpini

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Presentazione del libro:   http://www.tracce.org/DArpiniTreia.htm

giovedì 11 luglio 2019

Bioregionalismo. L'arte di vivere in un luogo senza danneggiarlo


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La mia vita è una continua scoperta, un viaggio leggero, senza bagagli ingombranti. Tutto ciò che faccio, pur essendo estremamente significativo, è sempre nell’ambito dell’oggi, del carpe diem. Infatti  non ho accumulato alcunché e se qualcosa è stata accumulata nel corso degli anni ho anche provveduto ad abbandonarla. Perciò non ho nulla da difendere e quindi il “mio campo” è un campo in cui crolli e cambiamenti, scavi e riempimenti avvengono in continuazione come natura comanda, con poco o nulla di mio intervento intenzionale.

Questo è un bene ed un male allo stesso tempo, dal punto di vista personale è un bene perché in tal modo non persiste  attaccamento verso una specifica forma, ma  è un male, dal punto di vista sociale,  perché  poco o nulla di costruito è a me riferibile… 

Tanti anni fa, quando mi trasferii a Calcata, ebbi l'ispirazione  di denominare un pezzo di terra di cui ero  il custode “Tempio della Spiritualità della Natura”, un’idea buona anche per esaltare valori estetici naturali. Per il mio “tempio della natura” c'erano le premesse di una grande edificazione… ma –ahimé- c’ero anch’io e -come sapete- io amo “inneggiare ed evocare” ed anche "costruire" senza curarmi di conservare. Eppure  solo ora quel "tempio" è veramente della Natura, ora che è abbandonato a se stesso e le sue strutture stanno pian piano sfaldandosi e ritornando alla madre terra.

Il tempio, me assente,  è rimasto un terreno  “lasciato agli impulsi spontanei creativi della natura e delle sue creature”. 

Ma partendo da quel  luogo ho appreso una nuova visione. La visione del bioregionalismo, dell'ecologia profonda e della spiritualità della natura  applicati ad ogni luogo in cui mi trovo. Vivendo  un diretto contatto con la natura, con gli animali, con le piante e con gli umani. 

Non più uno specifico luogo fisico il Tempio della Spiritualità della Natura  è diventato un approccio olistico, un incontro riavvicinato con il luogo, in modo da trarne un senso di appartenenza e di presenza. Teoricamente questo è un discorso ancora molto sentito in alcune  comunità rurali originarie, come sicuramente fu anche la comunità contadina  di Treia, ove ora porto avanti l'esperimento.  

Paolo D'Arpini


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bioregionalismo.treia@gmail.com

Festa dell'Acqua cotta bioregionale e convivenza con gli animali - Vignola domenica 28 luglio 2019



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Non siamo più abituati alla convivenza con gli animali, quando un tempo era normale passare le ore a chiacchierare nella stalla che era il luogo più caldo della casa. Non è detto che la presenza di animali erbivori nel luogo in cui si vive sia controproducente, anzi essi sono d'aiuto, e sicuramente sono meno fastidiosi dei cani latranti che spesso vengono ospitati in diversi giardini o peggio ancora nelle case. La società umana si va rovesciando ed il rapporto uomo natura animali falsato... Inoltre le piante spontanee non sono "erbacce", ognuna ha un suo valore ed un suo scopo, esse sono necessarie al mantenimento della biodiversità, che significa humus e vita. Perciò non esageriamo con l'allontanamento dal mondo naturale e non creiamo barriere artificiali fra noi ed il resto degli esseri viventi che con noi condividono il pianeta. Però manteniamo una decenza ed una pulizia, queste cose sì sono necessarie.

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Questa premessa per anticipare lo scopo della ormai tradizionale “Festa dell'acqua cotta” che si svolge durante il periodo estivo. Succede a Vignola, in un frutteto che si trova tra il fiume Panaro e le ultime propaggini urbane, una sorta di terra di nessuno dedicata alla natura. In questo terreno convivono diversi animali che contribuiscono a tenere pulita l'azienda. Una pecora, un pony, diverse galline e qualche gatto selvatico. Sino all'anno scorso c'era anche un'asina che purtroppo è passata a miglior vita. La presenza di questi animali evita di ricorrere allo sfalcio ed inoltre è una fonte di concime naturale super biologico. Nel periodo estivo non sempre è reperibile erba in quantità sufficiente per cui una volta all'anno viene organizzata una degustazione di acqua cotta per gli umani ed una raccolta di granaglie e pan secco per gli animali.

L'acqua cotta è una antica specialità contadina, composta di erbe selvatiche, croste di pane, croste di cacio ed altro ancora, il tutto ribollito e servito caldo. La degustazione si svolge all'aperto, in mezzo agli alberi, e vi partecipano, oltre ai visitatori e benefattori, contadini e artigiani che presentano le loro produzioni ed anche qualche musicante per rallegrare il convivio. Si terrà anche un breve discorsetto sulla cultura bioregionale e sul vivere ecologico.

La manifestazione è prevista per Domenica 28 luglio 2019, a partire dalle ore 18, in Via dei Gelsi a Vignola, presso l'azienda agricola La Bifolca di Maria Miani. Info: 333.9639611

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mercoledì 10 luglio 2019

Emergenza ambientale nella Valle del Sacco - Poche risposte dalle Istituzioni

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Lettera ai decisori:
Ministro:       Sergio Costa
Ministro:      Giulia Grillo
Presidente della Regione Lazio:      Nicola Zingaretti
Presidente del Consiglio:      Giuseppe Conte
                                                                   
Con la presente vorrei sollecitare una vostra cortese risposta riguardo agli ultimi episodi accaduti in Ciociaria:
Incendio della Mecoris a Frosinone;
Incendio rifiuti Nocione a Cassino (FR)
Qui continuiamo a vivere uno stato di emergenza ambientale tutti i giorni, la criticità già presente da anni, si aggrava con questi episodi incontrollati e chissà quanti altri celati e silenti in passato hanno martoriato questo territorio.
Le richieste fatte in precedenza al Presidente Zingaretti sono rimaste inevase, gradirei da parte sua una risposta alla lettera inviata il 23-05-2019 dal Coordinamento Interprovinciale Valle del Sacco, e anche con una mia mail personale, e che prenda visione di questa petizione, con tutti gli aggiornamenti.
Concludo dicendo:
Come cittadina sono completamente sfiduciata, come me, tutti i cittadini della Valle del Sacco, perché il problema dell’inquinamento del nostro territorio è annoso, irrisolto, e vorremmo un attenzione costante e non a intermittenza o al verificarsi di episodi simili.
A mio avviso se non si prenderanno seri provvedimenti, questo territorio rimarrà spopolato sia perché la gente continua ad ammalarsi e morire, sia perché i giovani hanno capito che non c’è futuro in questa Valle dei Veleni e sono costretti ad andare via.
Cordialmente,
Aureli Giuseppina
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martedì 9 luglio 2019

Bioregionalismo o spiritualità laica che sia - Etimologia e significato originario delle parole


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Se ci si basa sull'accezione data  alle parole,  stabilita nelle enciclopedie e nei vocabolari o nell'uso corrente, sovente si perde il significato originario. La lingua italiana è una lingua viva che si è adattata ai cambiamenti, anche strumentali, apportati nei secoli dalle diverse culture e religioni. Per questo preciso che "per me spirito significa sintesi fra intelligenza e coscienza". E cosa sono l'intelligenza e la coscienza? Di un uomo dotato di queste virtù non si dice forse che ha "spirito"?  E lo "spiritus" non è forse la presenza cosciente? Che dire poi dell'altra parola "laico" che in seguito alla manipolazione cristiana addirittura ha completamente cambiato significato, stando ad indicare un credente non ordinato nel sacerdozio.  Strumentalizzazione dopo strumentalizzazione il significato delle parole cambia, assume la forma che gli si vuole dare per ottenere un risultato "politico" o "religioso" ma la radice originaria resta e quella vorrei recuperare. 

Perché non c'è bisogno di creare neologismi ove esistono già termini consoni, sia pur stravolti. Ciò vale per il neologismo "bioregionalismo", che è la rappresentazione corrente inventata da peter Berg della parola "naturismo" o "naturalismo" , in cui tutti gli elementi viventi e non viventi sono parte di un "unicum", pur separati nelle loro funzioni e forme geomorfoligiche. Lo stesso avviene per il termine "spiritualità laica", coniato da Antonello Palieri,  che è solo un modo per riconfermare l'assoluta libertà dello spirito da ogni sovrastruttura religiosa. Occorre recuperare i significati originari delle parole altrimenti poi dobbiamo soccombere alle spiegazioni deviate fornite dai dizionari o da wikipedia.

Ad esempio il grande saggio Ramana Maharshi restò “laico” per tutta la vita, gettò via il cordone da bramano  e non si fece mai monaco, Ramana era uno stretto vedantino-advaita, che rifiutò sino all’ultimo di entrare in un qualsiasi ordine religioso. L’advaita, lo zen ed il taoismo sono sentieri spirituali laici. Ma anche lo Shivaismo, nella forma più pura, può essere inteso come una via laica. Non vedo sostanziali differenze tra la via laica nonduale e lo Shivaismo, soprattutto nella sua forma kashmiri.

 Mi viene in mente ora anche  un altro caso concreto di come il significato di una parola possa assumere diverse valenze in seguito alla strumentalizzazione, vedi   la "swastika", simbolo solare e divino per eccellenza, trasformato in orrido emblema di morte. Abolire la swastika? No, correggere la sovra-imposizione... Ed anche i tedeschi hanno diritto alla conoscenza della spiritualità laica, non si dica che li trascuriamo:


Über die „Laizistische Spiritualität




Ich möchte die Bedeutung des Ausdrucks „laizistisch” wörtlich, etymologisch und konzeptionell klären. Er wird oft falsch ausgelegt, als eine Ausdrucksweise seitens der Laienmitglieder einer beliebigen Religion. Tatsächlich steht der Begriff, aus dem Griechischen „laikos” abgeleitet, für eine absolute Nicht-Zugehörigkeit zu einem religiösen, philosophischen bis hin zu einem politischen Modell. Laizistisch bedeutet „außerhalb jeglichen Kontexts eines sozialen Gefüges” ähnlich dem Begriff aus dem Sanskrit „pariah”. Folglich ist es undenkbar, dass ein Mitglied einer Religion die dieser Religion entsprechende Geisteshaltung laizistisch ausdrücken kann.

In Wahrheit entspricht die laizistische Spiritualität einer natürlichen Geisteshaltung, der spontanen Suche des Menschen nach seinem Ursprung, nach der geheimnisvollen Bedeutung des Lebens – ein Streben, das auf Selbsterkenntnis ausgerichtet ist. Am ehesten nähert sich das englische Wort „awe”, das heißt, das „Verwundern (oder die Achtung) vor sich selbst”, diesem Konzept an.

Dazu möchte ich gleich anfangs feststellen, dass „Geist – spirito” für mich eine „Synthese zwischen Intelligenz und Gewissen” bedeutet, und im übrigen klarstellen, dass ich in keiner Art und Weise „gläubig” bin. Das, was ich bejahe, ist die Basis meiner unmittelbaren Erfahrung zu existieren und mir dessen bewusst zu sein. Es ist nicht nötig, mir das von jemandem bestätigen zu lassen, und dieses gilt – natürlich – für jeden.

Man braucht nicht zu „glauben” um zu sagen „ich bin”, wir alle wissen es ohne den Schatten eines Zweifels von selbst. Wenn es hingegen darum geht, über das Vorhandensein oder das Fehlen eines Glaubens zu urteilen, können wir nicht umhin zu sagen „ich glaube” oder ich „glaube nicht”. Davon leitet sich ab, dass das „Sein” und das sich dessen gleichzeitig „bewusst sein” naturbedingt und unumstößlich wahr ist, während auf etwas zu bestehen, das seine Grundlage im Denken hat, das heißt in der gedanklichen Spekulation, nur ein Prozess, der Entwurf eines Konzepts ist.

Ich will es nicht komplizieren, aber es ist völlig klar, dass niemand je sagen wird „ich glaube zu existieren und ich glaube mir dessen bewusst zu sein” während man für jede andere Behauptung (oder auch abstrakte oder konkrete Gedankengänge) immer den Ausdruck gebrauchen wird „ich glaube an eine Religion” oder „ich glaube an den Atheismus”, oder an irgend etwas anderes dem man Glauben schenkt. 

„Ich bin” ist also die reine und einfache Wahrheit, und es ist hier überflüssig, alle möglichen Gründe für dieses „Sein” anzuführen, weil dieser Erklärungsprozess (oder seine Interpretation) nur zu Spekulationen führt und folglich diskutierbar ist.

Zu behaupten, dass das Bewusstsein ein göttlicher Funke ist oder der zufällige Entstehungsprozess der Materie, die sich in Leben verwandelt, überlassen wir den Sophisten.

„Ich bin” ist hingegen die einzige unbestreitbare Tatsache, die keinen Beweis und keinerlei Diskussion benötigt.

Das ist die Basis von der ich ausgehe. Es hat also keinen Sinn sich in Diskussionen über den „Modus …. oder Hypothesen” zu ergehen.

Ich sage das, um jede entgegen gesetzte Position zur Realität dieses von mir beschriebenen Zufallsfaktors zum Schweigen zu bringen oder sie zu vermeiden (und alle die einen klaren Kopf haben können sich dessen bewusst sein).

Das ist der Laizismus des Geistes.

Die „laizistische Spiritualität” ist einfach und banal, sie ist die „Anerkennung” des natürlichen Zustandes eines jeden von uns …

Paolo D’Arpini 



(Traduzione dal testo italiano originale a cura di: Christa Efkemann)

lunedì 8 luglio 2019

Patrimonio UNESCO: "Prosecco con l'uva più avvelenata del mondo?!" - Lettera di Giuseppe Altieri


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Dear UNESCO DELEGATED,  related with PROSECCO area, one of the more intensive synthetic pesticide using in the world, in this important book 
http://www.nuovedirezioni.it/dettagli_pubblicazione2.asp….  (*)
there is my agroecological-juridical article, very important to understand the illegality of the use of Pesticides, in violation of constitutional rights and of a whole series of laws in force.


We are in the far west of Pesticides and almost nothing is done... even if someone has moved (mayors, courts, victimized citizens, etc.)


A dramatic situation that we leave for ever to our children and that is killing us... 

Prof. Giuseppe Altieri - Agroecologist

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altieri@agernova.it

(*) - The new book of the scientific and artistic-landscaping magazine NUOVE DIREZIONI - FIRENZE (Vittoria Assicurazioni) is actually online and can be downloaded for free, 
The book is very sensitive to our environmental health issues.
"THROW A SEED"
Ideas, techniques, experiences and rights for urban and rural agro-ecology in order to cultivate and care for gardens,vegetable gardens and balconies in a sustainable way 
On page 24 my article in which I take stock of the illegitimacy and the general situation of Italian Agriculture poisoned by Pesticides, entitled:
"Rural and urban agroecology between citizens' rights and the duties of the institutions",
Seventy years of pesticides: a heavy legacy for our children ... the time has come to ban them

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https://bioregionalismo-treia.blogspot.com/search?q=Prosecco+gianluigi+salvador

Donne resilienti lanciano un progetto di riqualificazione e ripopolamento dei borghi abbandonati, in chiave bioregionale...

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13 Luglio 2019, a Montoggio (GE). Al via un progetto di riqualificazione e ripopolamento dei borghi abbandonati da una prospettiva ecocompatibile, di genere e in relazione con il territorio bioregionale.


Il progetto Borghi nasce come ampliamento  del lavoro svolto sulla resilienza delle persone, con un focus specifico sulla resilienza delle donne, allargato successivamente a quella degli animali assumendo così una dimensione interspecifica. 
Nell’osservazione della realtà si è notato come la resilienza possa coinvolgere anche i territori mettendo in discussione il tessuto economico, culturale, sociale, psicologico e intergenerazionale di un'area.

Con questo progetto l'Associazione Donna Resiliente Onlus e la start-up Nova Imaginaria (creata da Donna Resiliente) intendono ripopolare i borghi abbandonati da una prospettiva ecologica, inclusiva, di genere e di valorizzazione del territorio, tutelando il capitale naturale, creando servizi ecosistemici, innescando circoli virtuosi e progettando un futuro desiderabile.

Anna Cabianca -  anna.cabianca@yahoo.it