martedì 19 settembre 2017

Hybris. Il mito delle crescita indefinita ed il crollo della civiltà umana


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In  "Contro la dittatura del presente" e ne  "La maschera democratica dell'oligarchia", Gustavo Zagrebelsky dice che viviamo nel periodo dell'elogio del giovanilismo e della velocità. Spesso i vecchi si sentono fuori luogo. Il vecchio diventa quello che non sa. I giovani non concedono requie: c'è una corsa costante ad uno sviluppo e ad una produttività, per cui bisogna allungare il passo, ma la meta si allontana sempre di più. I vecchi sono lenti e pigri. Lui stesso fu definito "gufo pigro".

Ma da un lato emarginazione, rinuncia e senso di fallimento e accelerazione dall'altro, sono entrambi aspetti negativi.

I vecchi lenti, ma con cultura ed esperienza, non possono accampare diritti, pur se siamo nell'epoca dei "diritti umani", che dovrebbero essere di tutte le età.

Michela Murgia in Abbacadora descrive una pratica che era in uso in alcune zone della Sardegna, dove chi era di peso e a fine vita veniva soppresso. In alcune zone del Giappone, quando non si aveva più convenienza a mantenere un vecchio gli si chiedeva di votarsi alla morte. Per il futuro si potrebbero prevedere test di efficienza, come un'abilitazione all'esistenza.

Vediamo poi la storia dell'Isola di Pasqua, che dimostra che la crescita è una miccia a fuoco lento. Fu scoperta dagli europei nel 1722. Possiede centinaia di megaliti giganteschi con in cima cilindri colorati in rosso. Sembra che alla fine del primo millennio fosse una terra molto fiorente, ricca di risorse naturali, acqua, foreste, uccelli, pesci, altri animali. Quando vi arrivarono gli europei trovarono una terra desolata, con pochi individui geneticamente tarati. La società aveva distrutto il proprio futuro, con le foreste che fornivano il legno per le barche e a difesa dalle tempeste. Ci furono guerre tra i clan che sfociarono anche nell'antropofagia. Ed i  tronchi umani di pietra diventavano sempre più imponenti. Il più alto fu l'ultimo ad essere costruito. Erano un simbolo di potenza, ma per scavarli, trasportarli ed issarli occorrevano alberi e fibre vegetali. Da qui la deforestazione. Alla fine gli umani volevano andarsene, ma non c'erano più alberi per costruire le barche.

Il  parallelismo tra quanto avvenuto nell'Isola di Pasqua ed il mondo moderno è agghiacciante. 

Le risorse di tutto il mondo ormai sono minacciate e non potremo cercare soccorso altrove. Nel futuro prossimo si decide il destino dell'umanità. Utilizziamo sempre più risorse, sterminiamo specie e distruggiamo habitat. Si è detto che entro il 2050 si deciderà il destino del mondo. Per soddisfare le manie di grandezza di oggi, non si sono considerate le necessità del domani. 

Si è agito come se quella attuale fosse l'ultima generazione. 

La posta in gioco è l'integrità della specie umana. Il mondo è preda di un furto: furto di risorse naturali, di fonti energetiche, di risorse finanziarie, furto di materiale genetico (riduzione della biodiversità). Si cerca di tendere all'immortalità dell'uomo, che è la massima maledizione; se si pensasse di essere immortali si rimanderebbe sempre al domani quel che si può fare oggi, la vita si ridurrebbe a mera esistenza.

Il mondo è una polveriera.

Jacques-Yves Cousteau ha proposto una Carta dei diritti delle generazioni future; partendo da quello che lui aveva visto in quanto a depauperamento degli oceani, ecc. per la cieca convenienza immediata. I diritti dei futuri sono i doveri dei presenti. Per secoli i figli si sono considerati debitori dei padri, oggi sono i padri che devono sentirsi debitori dei figli. La felicità degli attuali non può essere a scapito di quella dei futuri. Bisogna ricordare certi detti "Ama il prossimo tuo come te stesso" e "Non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te".

Ma c'è un problema giuridico: il diritto soggettivo presuppone un soggetto presente. Il male inferto ai futuri non presuppone un leso diritto da parte dei presenti (giuridicamente). Però c'è un dovere morale dei presenti nei confronti dei futuri.

Simone Veil aveva scritto Il radicamento. Preludio a una dichiarazione di doveri nei confronti degli esseri umani, una dichiarazione universale della responsabilità. Ma quanto è importante il potere decisionale di giovani e meno giovani? Si dice spesso: i giovani hanno in mano il futuro, lasciamo decidere a loro.

Ma c'è un problema di responsabilità, come diceva Weber, c'è una responsabilità delle convinzioni (etica delle convinzioni) ed una responsabilità o etica delle conseguenze. Per i giovani è più congeniale la prima ("sono convinto di un'idea e la porto avanti"), per i vecchi lo è la seconda.... quella delle conseguenze, con la loro esperienza ne hanno viste tante. in più hanno figli e nipoti e se ne preoccupano, i giovani no.

Vittorio Foa, grande vecchio disse: "Non è vero che i vecchi abbiano la conoscenza e l'esperienza, anche i giovani ce l'hanno, solo sono diversi e l'una può essere utile all'altra".

Ma quante età ci sono? Si parla di terza età (giovinezza, maturità, vecchiaia). Secondo la filosofia indù sono 4: l'età in cui si impara, l'età in cui si insegna, l'età in cui si va nella foresta e l'età in cui si vive di elemosina. Zagrebelsky ritiene di essere nella terza di queste età. Ma le età di questo mondo, del nostro mondo occidentale sono ormai due: un'eterna giovinezza e il crollo.

Ce n'è abbastanza per riflettere, direi!

Caterina Regazzi

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Rete Bioregionale Italiana

lunedì 18 settembre 2017

I deserti creati dall'uomo

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La specie umana è fra le famiglie animali quella che maggiormente ha contribuito a creare deserti sulla terra. Non parlo soltanto dei tempi attuali, in cui per motivi speculativi abbiamo ridotto il nostro pianeta ad un immane mondezzaio pieno di veleni e rifiuti: plastica, prodotti chimici, deiezioni, radioattività, ogm, etc. La vocazione alla distruzione ha radici lontane, si comincia a manifestare con la fine del neolitico e l'avvio del sistema agricolo-pastorale. Con l'agricoltura si iniziò a tagliare le foreste e con la pastorizia si inaridì il territorio. Questa non è una favola è la realtà dei fatti!   
Il deserto del Sahara e quello d’Arabia e diversi altri deserti del Medio Oriente sono stati creati, oltre che dalla carenza di piogge (dovuta alla separazione della foresta pluviale), dal sistema pastorale transumante  che pian piano ha fatto morire  la vegetazione nell’arco di circa 10.000 anni.
L’allevamento di armenti, soprattutto capre, protetti dai pastori contro i naturali predatori e mandati a pascolare ovunque possibile ha favorito la desertificazione. Le capre, infatti, mangiano tutto quel che trovano sino ad arrivare alle radice delle piante e si arrampicano per satollarsi anche sui rami. Pian piano le piante muoiono e di nuove non ne nascono perché fatte fuori appena germogliano.
Gli interventi dell’uomo nel tentativo di “aggiustare” le presenze del mondo animale sono diventati talmente pesanti da mettere a rischio la stessa esistenza umana. Infatti il controllo sulle altre specie coinvolge anche l’uomo, che non è separato dal mondo animale.
Le regole della vita sono molto semplici, ogni specie sia vegetale che animale ha una interrelazione mutualistica con il suo habitat e con tutte le specie che lo condividono. Le piante hanno bisogno degli animali per la loro riproduzione e propagazione, gli erbivori sono controllati dai carnivori  e così  si mantiene un equilibrio fra ambiente e suoi abitanti.
Ma dove l’uomo è intervento immediatamente questo equilibrio è andato perso. Lo abbiamo visto con la desertificazione causate da un esagerato incremento dell’allevamento domestico e di transumanza. Questo più l’abitudine venatoria nei confronti di specie ritenute nocive o -al contrario- utili all’economia umana hanno trasformato talmente  l’habitat da renderlo irriconoscibile… 
Tutto ciò in passato avveniva in modo quasi impercettibile, poiché gli avvenimenti sopra descritti si protraevano per lunghi periodi di tempo, secoli, se non millenni, ed era alquanto difficile per l’uomo riconoscerne gli effetti (legati al suo comportamento).
Ben diversa è la situazione attuale. Oggi l’intervento umano ha una conseguenza presso che immediata e non si può far a meno di considerare le cause -come gli effetti strettamente interconnessi-  delle mutazioni ambientali in corso.  Dove l’uomo interviene immediatamente la natura e la vita recedono.
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Persino ove l’uomo cerca di rimediare ai mali del suo operato anche lì combina guai peggiori. Lo abbiamo visto ad esempio con la politica dei ripopolamenti artificiali di specie faunistiche scomparse in una data bioregione  e recuperate in altri luoghi del pianeta per esservi reimmesse, come ad esempio i cinghiali caucasici. 
Questa politica  è invero deleteria. I danni causati all’habitat dall’introduzione di specie non autoctone sono enormi. Tant’è che di tanto in tanto, con la scusa del sovrappopolamento, ci si inventa partite di caccia per il contenimento di dette specie.
La natura, se lasciata a se stessa, trova sempre il modo di armonizzarsi, creando una altalena di presenze fra specie predate e specie predatorie.. ma dove interviene l’uomo appare il caos… 
Ma è impossibile che la natura sia lasciata a se stessa, dovrebbe scomparire l’uomo.
Paolo D’Arpini  
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domenica 17 settembre 2017

Appuntamento bioregionale a Fabriano, dal 6 all'8 ottobre 2017 - Incontro Nazionale di Genuino Clandestino


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Siete tutti invitati al prossimo incontro nazionale di Genuino Clandestino. Non perdete l'occasione di partecipare a questo grande evento organizzato nella nostra terra marchigiana...

Si svolgerà  nella tenuta di San Cassiano a  Fabriano il secondo incontro nazionale della rete GC per il 2017. Momento di incontro e di scambio per tutta la rete, di confronto e di abbracci.

Ecco il programma

VENERDI 6 OTTOBRE 2017
- ore 15 accoglienza
-ore 17-19 Tavoli Tecnici:
apicoltura / viticoltura / allevamento / orticoltura / olivicoltura / erbe spontanee / gestione del bosco / cereali e panificazione / arti e mestieri
I tavoli non hanno bisogno di prenotazioni e verranno organizzati da alcun* compagn* di GC
- ore 20 Cena condivisa (ognuno porta qualcosa) o un piatto caldo dalla cucina resistente di GC Marche
- ore 21:45 spettacolo Teatrale - "Con I Piedi Per Terra - ripartire dalla terra? Perchè? Contadini di oggi e autori del passato insieme ce lo raccontano"
link http://www.radicinelcielo.it/
- ore 23:30 Dj Set dell'Appennino

SABATO 7 OTTOBRE 2017
- ore 9-12,30 Tavoli Tematici
Garanzia partecipata / Mutuo aiuto / Libera trasformazione prodotti contadini / Cucine in movimento / Nuovi schiavismi
I Tavoli saranno aperti a tutt*, anche se riprendereanno i discorsi e le argomentazioni iniziate durante i precedenti nazionali.
- ore 12,30 Pranzo Genuino - Cucina resistente GC Marche
- ore 15-20 Plenaria "Dove vogliamo che vada genuino Clandestino come rete"
- ore 20 Cena Genuina - Cucina Resistente GC Marche
- ore 22 Freedom Sound System and Roby Bass Unity

DOMENICA 8 OTTOBRE 2017
Ci spostiamo tutti a Fabriano, Corso della Repubblica per la
MOSTRA MERCATO CONTADINO e delle AUTOPRODUZIONI di GENUINO CLANDESTINO!!! in cui troverete i nostri prodotti, la nostra genuità e il nostro modo di far festa!! dalle 9,30 - 19.

- 10,30 Palazzo del Podestà (P.zza del Comune) 
Scarpe grosse, Cervello fino!!
Nuovo documentario GC, e presentazione della campagna nazionale per la libera trasformazione dei prodotti contadini e dibattito con la cittadinanza.

Dal 6 all' 8 Ottobre, sempre presso il Palazzo del Podestà troverete la mostra fotografica "La Comunità Mapuche", a cura dell' USI-AIT.



Nel caso di pioggia, le attività presso la Tenuta San Cassiano si svolgeranno al coperto.

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sabato 16 settembre 2017

La macrobiotica bioregionale esiste!

I due stati di mutamento (Yin e Yang), le tre qualità (satva, rajas e tamas) ed i cinque elementi (terra, metallo, acqua, legno e fuoco).

Stagioni e qualità del cibo in chiave macrobiotica bioregionale
Dall'unione delle parole greche: "makros" e "bios", ha origine il termine "macrobiotica", il cui significato è letteralmente: lunga vita, grande vita, vita piena.
E' un'antichissima filosofia orientale, di 5000 anni fa, il cui orientamento di base è rappresentato da una visione olistica dell'uomo, dove ogni elemento è in equilibrio con gli altri, e per quanto riguarda il cibo, esso è considerato fondamentale per mantenere l'armonia tra la mente e il corpo.
Il propagatore della dieta macrobiotica  in occidente fu il medico e filosofo Nyioti Sakurazawa, meglio conosciuto come George Ohsawa che fu un grande sostenitore della macrobiotica, alla quale dedicò parecchi studi e trattati, ispirandosi e osservando le regole alimentari dei monaci buddisti e  basata su prodotti alimentari che crescono in estremo oriente.
Ma esiste anche una visione macrobiotica bioregionale, ovvero l'alimentazione centrata sul consumo di alimenti prodotti nella propria stagione di maturazione e originari del luogo in cui si vive.
Seguendo questa semplice indicazione è possibile equilibrare lo yin e lo yang con le stagioni e praticare una dieta macrobiotica senza sforzo, adatta al momento ed al luogo in cui viviamo.

Stagioni, organi, elementi e sapori

Primavera

Fegato Cistifellea. Corrisponde all’energia Legno/vegetale, la cui caratteristica principale è quella della crescita veloce di piante e frutti  nel pieno rinascere e rinverdire della natura. Vi vengono associati il colore verde ed il gusto acido/aspro.

Estate

Cuore, Intestino tenue. Corrisponde all’energia Fuoco; la caratteristica di questa stagione è la maturazione di gran parte dei cereali, legumi e  frutti, nei colori, nella luce e nel calore.  Vi vengono associati il colore rosso ed il gusto amaro.

Estate avanzata

Milza, Pancreas, Stomaco. Corrisponde all’energia Terra, al tempo della maturazione di ogni cosa, dalla frutta (che diventa dolcissima) e  al tempo delle ultime raccolte. Vi si associa il colore giallo e, naturalmente, il sapore dolce.

Autunno

Polmoni, Intestino crasso. Corrisponde all’energia Metallo, è il periodo in cui la parte affiorante dei fusti si dissecca, la natura si scolorisce e le foglie si seccano. Vi si associa il colore bianco e il sapore piccante.

Inverno

Reni, Vescica. Corrisponde all’energia Acqua: è il periodo del freddo, del ritrarsi completo della natura in se stessa per far riposare i semi nel proprio ventre. Vi si associa il colore blu/nero ed il sapore salato.
C'è poi, presa in prestito dalla dieta yogica, la corrispondenza tra alimenti e le tre qualità.

Satva

I cibi satvici sono nutritivi, freschi e cucinati in modo semplice, evitando i sapori forti, Ovviamente la dieta satvica esclude l'assunzione di carne e pesce. Oltre alla frutta e verdura considera l'uso di latte e latticini in quantità moderata e che non comporti lo sfruttamento degli animali. Questi alimenti favoriscono la meditazione.

Rajas

I cibi rajasici sono quelli molto ricchi di sapori e cucinati in modo elaborato, facendo uso di spezie e di carne, possibilmente di cacciagione e pesce. Favoriscono la spinta all'azione ed è l'alimento preferito dai guerrieri, dai governanti, dalle persone dedite ad attività sociali o dirigenziali intense.

Tamas

I cibi tamasici sono quelli stantii ed ottenebranti, dai sapori molto forti, con aggiunta di bevande alteranti e droghe. La carne di ogni tipo di animale ed il pesce sono componenti abituali di questa dieta che conduce a stati mentali negativi.
Ovviamente una dieta ben equilibrata deve comprendere ed armonizzare le mutazioni energetiche yin e yang, i cinque elementi ed i cinque sapori ed anche considerare un corretto equilibrio fra le tre qualità. In considerazione delle necessità contingenti e delle attività a cui si è demandati.
 Paolo D'Arpini
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venerdì 15 settembre 2017

Valutazione di impatto ambientale, nuove norme burocratiche... (e sanzionatorie)


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Novità normative in materia di Valutazione di Impatto Ambientale
Il Decreto Legislativo 16/06/2017, n. 104 modifica le norme che regolano il procedimento di VIA con lo scopo di recepire la Direttiva 2014/52/UE; tale recepimento rispetta i seguenti principi e criteri di indirizzo specifici dettati dall’art. 14 della Legge delega 9 luglio 2015, n. 114:
  • semplificazione, armonizzazione e razionalizzazione delle procedure di valutazione di impatto ambientale e delle successive autorizzazioni a carattere ambientale;
  • rafforzamento della qualità della procedura di valutazione di impatto ambientale;
  • revisione e razionalizzazione del sistema sanzionatorio da adottare ai sensi della direttiva 2014/52/UE, al fine di definire sanzioni efficaci, proporzionate e dissuasive;
  • destinazione dei proventi derivanti dalle sanzioni amministrative per finalità connesse al potenziamento delle attività di vigilanza, prevenzione e monitoraggio ambientale, alla verifica del rispetto delle condizioni previste nel procedimento di valutazione ambientale, nonché alla protezione sanitaria della popolazione in caso di incidenti o calamità naturali, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.
La declinazione di tali principi ha portato ad una profonda revisione dell’articolato e delle procedure esistenti del Titolo III della parte seconda del D.Lgs. 152/2006 con l’introduzione di nuovi procedimenti e modifiche agli allegati. Al fine di dare attuazione a tali novità, il D.Lgs. 104/2017 prevede l’adozione di una serie di decreti per l’aggiornamento della modulistica, la predisposizione di indirizzi metodologici, di linee guida nazionali, di norme tecniche, ecc.
Si riportano di seguito le principali novità (con riferimento all’articolato del D.Lgs 152/2006) in vigore per tutti i procedimenti avviati dal 16/05/2017 - data ultima per il recepimento della direttiva comunitaria - nonché, su richiesta del proponente, per le procedure non ancora concluse entro tale data (art. 23 del D.Lgs. 104/2017).
Assegnazione delle competenze e dettaglio del livello progettuale
È stata effettuata una profonda revisione degli allegati II, III e IV contenenti le tipologie progettuali da sottoporre alle diverse procedure di VIA con estensione delle competenze statali su progetti precedentemente attribuiti alle regioni - prevalentemente impianti energetici ed infrastrutture - ed individuazione di alcuni progetti, precedentemente assegnati alle regioni e riportati in Allegato II bis, per i quali è prevista la verifica di assoggettabilità statale [art. 7-bis].
In precedenza, la verifica di VIA statale veniva effettuata solo su modifiche progettuali di opere che avevano già ottenuto la conformità ambientale. Per tali situazioni adesso il decreto introduce un nuovo procedimento [art.6 comma 9] al fine di individuare la corretta procedura da avviare in caso di modifiche, estensioni o adeguamenti tecnici di progetti sottoposti a verifica di assoggettabilità o VIA.
In questi casi, il proponente, seguendo le indicazioni e le liste di controllo definite dal Decreto della Direzione Generale per Valutazioni e le Autorizzazioni Ambientali del MATTM, richiede una valutazione all’autorità competente che si esprime nel termine di 30 giorni.immagine lavori cantiere
Le procedure di verifica di assoggettabilità e quelle di VIA saranno effettuate su progetto preliminare avente un livello di dettaglio almeno equivalente a quello di fattibilità (così come definito dall’art. 23 commi 5 e 6 del D.Lgs. 50 del 18/04/2016). Esiste, tuttavia, per il proponente la possibilità (art. 20) di richiedere, prima dell’avvio del procedimento di VIA, un confronto con l’autorità competente per concordare il livello di dettaglio degli elaborati progettuali necessari allo svolgimento della procedura; quest’ultima si esprime entro il termine di 30 giorni.
Tutela delle aree protette
Il nuovo decreto prevede l’obbligo di VIA, piuttosto che di verifica di assoggettabilità, per i progetti degli allegati II bis e IV ricadenti anche solo in parte all’interno di siti della Rete Natura 2000: Siti di Interesse Comunitario (SIC), Siti di Interesse Regionale (SIR), Zone a Protezione Speciale (ZPS).
Tale obbligo, prima vigente solo per i parchi e riserve nazionali e regionali (istituiti ai sensi della L. 394/1991), era stato adottato in Toscana già con la L.R. 79/1998 e successivamente abrogato con la L.R. 17/2016.
Commissione Tecnica VIA
Viene abrogato l’art. 9 del DPR 90 del 14/05/2007 che istituiva la Commissione VIA; tale Commissione è adesso prevista e regolamentata dall’art. 8 del D.Lgs. 152/2006 ed è composta da 40 membri e supportata da un Comitato tecnico istruttorio formato da 30 unità di personale. La commissione VIA potrà avvalersi, tramite appositi protocolli d’intesa, del Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente (SNPA) del quale fanno parte l'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA) e le Agenzie ambientali.
Strumenti per le valutazioni
Viene introdotto l’allegato IV bis che esplicita i contenuti dello Studio preliminare ambientale che deve essere presentato nell’ambito della procedura di verifica di assoggettabilità: descrizione del progetto (caratteristiche fisiche e localizzazione) e descrizione delle componenti ambientali e deiprobabili effetti rilevanti del progetto sull’ambiente (emissioni, produzione rifiuti, consumo risorse...). Il proponente potrà, inoltre, richiedere l’applicazione delle condizioni ambientali, ovvero delle prescrizioni che devono essere previste per evitare o prevenire impatti ambientali significativi e negativi [art 19 comma 8].
Per la redazione dello Studio di Impatto Ambientale, in attesa dell’emanazione delle Linee guida nazionali da approvarsi con uno o più decreti successivi, gli unici riferimenti sono l’art. 22 e l’allegato VII (modificato rispetto al precedente), in quanto è stato abrogato il D.P.C.M. del 27/12/1988 recante le norme tecniche per la redazione degli studi di impatto ambientale.dibattito pubblico
Partecipazione degli stakeholders
Viene introdotto un apposito articolo [art. 24 bis] per regolamentare l’inchiesta pubblica per favorire la partecipazione degli stakeholders, le cui modalità di svolgimento sono demandate ad apposito regolamento da approvare con successivo decreto; tale inchiesta per le opere statali si conclude entro 90 giorni con una relazione sui lavori svolti ed un giudizio sui risultati emersi. Nel caso di progetti statali l’autorità competente si esprime nell’ambito di tale procedimento nel caso in cui il richiedente (consigliere regionale o comunale, associazione ambientale…) rappresenti almeno cinquanta mila persone (residenti sul territorio interessato o iscritti ad associazioni ambientali).
È stato abolito l’obbligo di pubblicazione cartacea a mezzo stampa a carico dei proponenti, sostituita con formati digitali ed avvisi sui siti web delle amministrazioni coinvolte.
Provvedimento Unico Ambientale
Il D.Lgs. 104/2017 introduce la possibilità per il proponente di richiedere, in alternativa al provvedimento di VIA ordinario, il rilascio di un Provvedimento unico ambientale, in sostituzione di tutti i titoli abilitativi o autorizzativi necessari per la VIA sia a livello statale che regionale [art. 27 e 27 bis]. In questo caso, al termine del periodo di consultazione pubblica previsto dal procedimento di VIA (60 giorni), viene convocata una conferenza dei servizi ai sensi dell’art 14 ter della L. 241/90 che si esprime in merito alla compatibilità ambientale e rilascia le necessarie autorizzazioni finalizzate all’esercizio dell’opera: AIA, scarichi su suolo e falda (art. 104), immissioni in mare di materiale litoide (art. 109), vincolo idrogeologico, paesaggistico e culturale, nulla osta di fattibilità ed autorizzazione antisismica.
Monitoraggio ed ottemperanza prescrizioni
L’attività di verifica di ottemperanza delle condizioni ambientali contenute nel provvedimento di VIA o verifica sarà svolta dall’autorità competente e dovrà concludersi entro 30 giorni dalla trasmissione della documentazione da parte del proponente. Tale attività sarà regolamentata con successivi decreti e potrà essere effettuata con il supporto del Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente o, nel caso di opere più complesse, da un Osservatorio Ambientale appositamente istituito e finalizzato a garantire la trasparenza e la diffusione delle informazioni concernenti le verifiche di ottemperanza.vista ispezione
Sanzioni
Vengono introdotte norme sanzionatorie in caso di mancata o errata attuazione della normativa in materia di VIA (da 35.000 a 100.000 euro) nonché in caso di inottemperanza delle prescrizioni impartite dall’atto di VIA (da 20.000 a 80.000 euro); con successivo decreto saranno stabiliti i contenuti ed i formati dei verbali di accertamento contestazione e notifica dei procedimenti di infrazione.
I proventi derivanti dall'applicazione di tali sanzioni saranno destinati al miglioramento delle attività di vigilanza, prevenzione e monitoraggio ambientale, per la verifica dell'ottemperanza delle condizioni ambientali contenute nel provvedimento di verifica di assoggettabilità a VIA o nel provvedimento di VIA, nonché alla predisposizione di misure per la protezione sanitaria della popolazione in caso di incidenti o calamità naturali.

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Testo di Camilla Gamba, Settore VIA/VAS di ARPAT

giovedì 14 settembre 2017

L'esistenza è un alternarsi di energia entropica e sintropica

"Andavano al buio, nella deserta notte, attraverso le ombre, attraverso le vuote case di Dite e i regni muti, e il cammino era incerto nel bosco sotto pallida luna, quando Giove il cielo raccoglie in un nero velo e la notte tetra al mondo cancella il colore" (Eneide, Libro Sesto)



Nel mondo dei concetti e delle convenzioni sociali possiamo dare il
nome “spiritualità laica” a quella “nostalgia” per ciò che realmente
siamo: quel Cuore. I cercatori spirituali che riconoscono in sé e
negli altri la presenza dello spirito (coscienza ed intelligenza) si
fondono nel tutto in una condivisione “alchemica”, un’unione osmotica
di intelligenza laica e libera da dogmi ma “vicina” al Cuore di
ognuno.

Si parla tanto, in questo periodo, di riscoperta della sacralità della
natura! E cosa è quest’ultima se non la visione spirituale di tutti
coloro che si sentono parte indivisa della natura e del cosmo?
Correttamente parlando questa “spiritualità laica” (comune a tutti)
non è una religione, come non lo è l’ecologia profonda, ma un moto
spontaneo interiore dell’uomo che riconosce l'integrità dell' "olos" e
di se stesso.

Una degli aspetti più coinvolgenti del panteismo, o della spiritualità
laica, è il culto della vita, l’adorazione delle forze naturali
identificate nella Terra Madre e le sue stagioni. In questa riscoperta
si inserisce ad esempio la spiritualità centrata sul femmineo sacro,
il matrismo e lo shaktismo, e la venerazione degli aspetti femminili
che rappresentano la creazione, il sostentamento e la trasformazione,
insomma: morte e rinascita.

Questo movimento olistico tende soprattutto alla rivalutazione del
femminile in un mondo dominato dal patriarcato e dalla ragione. E ciò
è anche un bene... ma finché la sacralizzazione non coinvolge anche il
mascolino restiamo nei termini di una dualità in cui una parte viene
ad essere considerata migliore dell’altra. Occorre quindi riconoscere
il sacro in entrambi i generi: maschile e femminile.

La nobiltà del maschile sovente è anch’essa collegata alla nascita ed
alla morte, ad esempio il sangue versato dall’eroe rappresenta il
sacrificio che conduce alla vita allo stesso modo del sangue mestruale
femminile che significa fecondità.

La sacralità dell’energia sessuale maschile, unita al femminile, è
simboleggiata orograficamente, in chiave bioregionale, allorchè si
osserva una collina circondata da uno o più corsi d'acqua, un acrocoro
erto in una valle, un'isola nell'oceano, etc. In India questa immagine
si definisce shivalingam-yoni e rappresenta l’incontro creativo del
maschile e del femminile. Il lingam è il fallo di Shiva e la yoni
umidificata dalle acque fecondanti è la vagina della matrice
universale.

Nel bellissimo romanzo di Maria Castronovo “Il silenzio del fauno”
l'attenzione è tutta centrata, come il titolo stesso lascia supporre,
su una religiosità maschile che è rimasta in silenzio ma che chiede
riconoscimento, questo romanzo secondo me è stato il primo vero
tentativo di riscoperta della venerabilità maschile compiuto negli
anni recenti. Ricordo inoltre il libro "Shiva e Dioniso" di Daniel
Danielou, in cui si parla dell'adorazione fallica e della vagina e
delle analogie di questo culto, nella tradizione induista, in quella
della antica Grecia ed in altre culture.

La Resurrezione del Dio Pan, che non è mai morto nelle coscienze degli
uomini delle grandi civiltà, non è semplicemente un fatto ritualistico
è un modo per elaborare una “filosofia politica”, intendendo con ciò
una potenzialità culturale ed un percorso esistenziale capaci di
amalgamare persone coscienti della crisi in atto per le quali il
cambiamento sia condizione per l’esistenza.

Sulla base della teoria unitaria del mondo fisico e biologico in
natura esistono due opposte tendenze. Una entropica, verso la
degradazione ed il livellamento, caratteristica dei fenomeni fisici,
ed una opposta tendenza sintropica verso l’organizzazione e la
differenziazione, caratteristica dei fenomeni biologici. Tale doppia
tendenza si manifesta a tutti i livelli, e dalla lotta tra l’ordine ed
il disordine ha origine il divenire.

Secondo la teoria shivaita, l'aspetto maschile viene visto come
latenza, o coscienza, mentre l'aspetto femminile, o Shakti,
rappresenta l’energia creatrice, o Madre Divina, che tutti ci
compenetra e che produce ogni fenomeno. Nella consapevolezza di questo
costante flusso, presente in tutto ciò che vive, si manifesta la
libertà espressiva della Spiritualità Laica.

Ma una volta accettata la teoria come si fa a realizzarla nella
pratica, nel contesto della vita quotidiana, senza dover ricorrere a
forme religiose? Il metodo consigliato, è quello dell’interrogarsi sul
“qui ed ora” sul “carpe diem” soprattutto chiedendoci: “Chi è che vive
questo momento?” “Cosa è questo sè che percepisce i fenomeni?” “Non è
forse la stessa mente cosciente della sua esistenza, la consapevolezza
priva di esternalità e di pensieri?”.

Infatti si dice che la mente pulita dai pensieri è il Sé supremo, il
substrato, la base, senza cui non potrebbe esserci alcunché… Ogni
pensiero è solo un riflesso, un’increspatura, in questa pura
coscienza. Nella quiete dell’osservazione distaccata ci godiamo la
presenza, restiamo assorti nella eterna beatitudine dell'Essere.

Questa sì che è Vita!


Paolo D'Arpini


mercoledì 13 settembre 2017

Bioregionalismo ed alimentazione vegetariana – Ricette per la conservazione e l'utilizzo di vegetali stagionali


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L'autunno è la stagione in cui io sono nata, per cui dovrei amarla più di altre, invece mi procura sempre un po' di malinconia. Arriva il freddo, le giornate si accorciano, grazie anche (!) al ritorno dell'ora solare e, si sa, il ritorno del buio porta un po' all'introversione. Ma un fatto invece mi riporta all'attività, all'azione: ci sono gli ultimi frutti da “accumulare”, cioè di cui far scorta per l'inverno. Noci, nocciole, uva ed altra frutta da seccare o da ridurre in confettura, verdure dell'orto da mettere in conserva o da tenere, come le zucche. Poi, stagione e malattie varie permettendo, arriveranno funghi e castagne. I cereali e i legumi sono stati già da tempo raccolti ed ora si cominciano a trovare sul mercato quelli dell'annata: grano, riso, farro, ceci, lenticchie, fagioli e quant'altro. A breve arriverà poi l'olio nuovo. Un tripudio di colori e di profumi, forse neanche la calda estate ce li propone.

Ma ecco alcuni suggerimenti pratici


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Come conservare gli ortaggi di fine estate:
ZUCCHINE TRIFOLATE
zucchine kg 1 – cipolla g 200 – aglio – origano secco – erba cipollina – alloro – zucchero – aceto – vino bianco secco – olio extravergine – sale grosso – pepe nero in grani. (Dose per un vaso da 1 litro).
Preparazione:
Lavate le zucchine, riducetele a rondelle di circa mm 5 di spessore, raccoglietele nel colapasta, salatele abbondantemente, lasciatele spurgare per 4 ore, coperte, sotto un peso poi strizzatele. Portate a ebollizione in una capace pentola, 3/4 di litro di aceto, 2 bicchieri di vino, 2 foglie di alloro, 2 cucchiaiate di zucchero, alcuni grani di pepe, poi unite le zucchine e, alla ripresa del bollore, calcolate 4′, poi scolatele e con la schiumarola allargatele su un canovaccio per farle asciugare. Intanto preparate un soffritto con la cipolla tritata, 3 spicchi d’aglio a fettine, un filo d’olio e un pizzicone di origano. Condite le zucchine con il soffritto, invasatele, unite un trito di erba cipollina, tanto olio da riempire il vaso fino al collo, tappatelo e sterilizzatelo.

E anche: CREMA DI MELANZANE
Melanzane, Olio, basilico fresco, aglio, sale, limone
Prendere delle melanzane e metterle in forno caldo a 200 gradi, per almeno un’ora.
Scavarle con un cucchiaino, per ricavarne la polpa, che deve essere morbida e deve venir vi facilmente dalla pelle.. Mettere la polpa in una ciotola, condire con basilico fresco tagliato sottile, qualche cucchiaio di olio evo, sale, pepe e aglio e limone.
Lavorate con la forchetta, impastando bene. Dovrebbe venir fuori una specie di purea.Lasciare questo impasto ad insaporirsi per qualche ora, potete tranquillamente farlo il giorno prima e lasciarlo in frigorifero. Per la conserva, invasettare e sterilizzare. (Ricetta di Gigliola Rosciani)

OLIVE IN SALAMOIA

A Treia , nel nostro orto abbiamo 4 alberi di olivo. Non so che razza sono, sono 3 di un tipo che fa olive giganti ed uno che le fa più piccole. Spero di poterne raccogliere un po', so che bisognerebbe aspettare il primo ottobre, ma io ripartirò il 26 settembre, quindi il 25, se ce ne saranno, le raccoglierò. Eh si, “se ci saranno” perchè l'anno scorso avevo visto in estate che ce ne erano molte, ma in settembre erano tutte cadute a terra, malate. Un po' di rabbia e la tentazione per l'anno successivo, di ricorrere ad un po' di chimica o almeno a quelle carte che appiccicano, dove le mosche possono andare a concludere la loro esistenza senza far danni. Ma alla fine non abbiamo fatto niente.

Così approfitto per descrivere come io facciole olive in salamoia. Il procedimento e la ricetta me li dati Angela Borghi di Finale Emilia, che ringrazio. E' una ricetta semplice e veloce e funziona. Due anni fa le ho fatte con questo metodo e sono durate perfettamente per due anni e più.

Le olive raccolte, selezionate scartando quelle danneggiate ed eventualmente separate per grandezza, vanno messe a bagno in acqua fredda, che va cambiata ogni giorno, per 14 giorni circa.

Ingredienti per la salamoia: 1 l. acqua, 1 bicchiere di aceto bianco, 150 g. di sale. Sciogliere il sale (a freddo). Mettere le olive nei vasi, aggiungere finocchietto, aglio e peperoncino. Poi aggiungere la salamoia e coprire con fette di limone. Se necessario mettere quelle retine di plastica che tengono giù il prodotto.

Tenere almeno 6 mesi in luogo fresco e buio prima di consumare.

SAVOR

Il savòr è una salsa dolce tipica della tradizione contadina emiliano-romagnola. E' una marmellata di mosto d'uva (saba) con aggiunta di frutta, molto calorica. Si consuma in inverno, quando si ha bisogno di più energia.

Bisogna iniziare facendo restringere della metà il mosto d'uva bianca o nera non ancora fermentato, poi si aggiungono vari tipi di frutta a pezzetti, principalmente mele e pere cotogne, ma anche mele e pere antiche (es. pera volpina), poi, zucca a pezzetti, bucce di melone e/o di arancia, rapa rossa (usa più nel ferrarese). Si fa bollire il tutto per 7-8 ore a fuoco basso fino ad ottenere una marmellata che va invasettata per l'inverno. Il savor si presta come abbinamento per formaggi freschi e stagionati, ma anche con la polenta, con i dolci come la ciambella o spalmato su una piadina (fonte Margherita Sighinolfi più wikipedia).

CAPPERI!

Visto che siamo in tema di conservazione di vegetali  per l'inverno non possiamo trascurare una pianta che a Treia cresce spontanea e di cui spesso, durante le nostre passeggiate attorno alle mura, abbiamo raccolta infiorescenze e frutti.

Il cappero, pianta che si trova principalmente in tutti i paesi bagnati dal Mar Mediterraneo, è una pianta suffruticosa, cioè con una parte basale legnosa, sulla quale si formano ogni anno nuovi germogli che non lignificano, ma che restano erbacei e poi, a fine stagione, si seccano per ricrescere l’anno successivo.

La parte che tutti conoscono ed apprezzano per le sue eccellenti qualità come completamento di numerose pietanze, sono i boccioli fiorali ancora chiusi che vanno conservati sotto sale o sottaceto. E’ una pianta assai resistente al freddo ed alla siccità e non ha bisogno di alcuna attenzione o terreni particolari, cresce su rocce e sassi grazie al suo apparato radicale che si insinua in profondità. Ovviamente, date le sue apprezzate particolarità organolettiche (dopo che è stato lavorato con sale od aceto) è da sempre anche una specie coltivata e comunemente in commercio. Parlerò del frutto del cappero, detto “cucuncio”, più semplice la lavorazione. Sono delle bacche oblunghe, che hanno una rilevanza più estetica e decorativa che aromatica, in quanto contengono molti semi e quindi hanno poca polpa.

CUCUNCI SOTTO ACETO

Ingredienti: Cucunci, sale grosso, aceto bianco e acqua. Mettili in un contenitore di vetro per 3/4 giorni con abbondante sale grosso marino e su questo metti uno strato di cucunci; poi ancora uno strato di sale e poi di cucunci, fino a completamento; alla fine coprite ancora con del sale. Ogni giorno svuota il contenitore del liquido di vegetazione che si forma. Quando non si trova più acqua vuol dire che i cucunci sono pronti per essere conservati. Prendi dei contenitori di vetro sterilizzati con chiusura ermetica. Sciacqua bene i cucinci sotto l’acqua corrente per dissalarli e poi mettili nei barattoli. Aggiungi una miscela di aceto bianco e acqua in parti uguali e chiudi bene i barattoli; saranno pronti dopo un mese. Perfetti per l’aperitivo o per le vostre insalate.

Non posso che concludere con una ricetta vera e propria, la

TORTA D 'AUTUNNO (ricetta di Marisa Maccaferri)

Ingredienti:

Per l'impasto 150 g. di burro, 150 g. di zucchero, 1 bustina di vanillina, 3 uova, 1 presa di sale, la scorza grattugiata di un limone, 1 presa di cannella, 200 g. di farina 0, ½ bustina di lievito cremortartaro,per la farcia 50 g. di uvetta, 1 cucchiaio di cacao amaro, 3 mele,un po' di rhum, il succo di un limone, 50 g. di noci o mandorle tritate, 50 g. di zucchero.

Procedimento: lavorare il burro a crema aggiungendo lo zucchero, la vanillina, le uova, il sale, la scorza di limone e la cannella, gradualmente. Aggiungere ed impastare la farina a cucchiaiate e aggiugere per ultimo il lievito setacciato. Mescolare bene. Versare in uno stampo apribile di 26 cm. Imburrato e infarinato o con carta da forno e livellare. Farcia: mescolar l'uvetta con rhum e cacao e lasciare riposare. Deve essere abbastanza liquido. Sbucciare le mele e farle a spicchi poi a fette sottili e farle riposare col succo di limone. Cospargere diuvetta lasuperficie della torta, infilare gli spicchi di mela, Cuocere in forno preriscaldato a 170 gradi per 55-60 minuti. Dopo 30 minuti cospargere la torta con le mandorle e lo zucchero e terminare la cottura.




Testi a cura di Caterina Regazzi

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