venerdì 30 novembre 2018

Scuola primaria d'ecologia - 20 scelte quotidiane per aiutare l'ambiente senza sforzo


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Dare una mano nella difesa dell'ambiente è facile e si comincia da poco! Ecco 20 regolette per partire: 

1. Fai finta che i sacchetti di plastica non esistano: usa borse di cotone per la spesa. 

2. Consuma prodotti bioregionali: il trasporto di prodotti esotici fa consumare petrolio e aumentare l'inquinamento. 

3. Copriti di più  e abbassa la temperatura in casa: vivi meglio ed inquini di meno. 

4. Usa meglio gli elettrodomestici: spegni pc e televisore, lo "stand-by" consuma, quindi inquina. 

5. Prendi il sole. Come? Con i pannelli fotovoltaici. 

6. L’automobile: è meglio a metano, gpl o elettrica. Ma, soprattutto, usala il meno possibile. 

7. Tieni, se puoi, i piedi per terra: gli aerei provocano il 10% dell'effetto serra mondiale. 

8. Mangia frutta e verdura bioregionali e meno carne: il ciclo di produzione di carne bovina è responsabile delle emissioni mondiali di gas serra, oltre a favorire per il suo sfruttamento intensivo la deforestazione e l'inquinamento. 

9. Usa pannolini eco-compatibili: la biodegradazione di quelli "tradizionali" richiede 500 anni. 

10. Per conservare i cibi, usa vetro e non alluminio che inquina e per la sua produzione lo spreco energetico è enorme. 

11. Usa meno carta  salvi alberi e non inquini coi trasporti. 

12. Pulisciti i denti, ma con intelligenza: se la lasci scorrere, getti fino a 30 litri d'acqua. Apri il rubinetto solo quando li risciacqui. 

13. Usa le lampadine a risparmio energetico: consumano 5 volte di meno e durano 10 volte di più. 

14. In negozio scegli di non comprare prodotti  in vaschette di polistirolo e plastica: sono inutili e inquinano. 

15. Mangia sano consapevole: scegli il biologico. E’ un metodo di coltivazione rispettoso dell’ambiente. 

16. Una doccia è bella se dura poco: in 3 minuti consumi 40 litri d'acqua, in 10 minuti più di 130 litri. 

17. Pensa sempre che ogni oggetto che usi diventerà un rifiuto: usa solo oggetti necessari e falli durare il più a lungo possibile. 

18. Usa e getta? No grazie.  Se proprio necessario usa pile ricaricabili: si possono ricaricare fino a 500 volte. 

19. Fai la raccolta differenziata: è il contributo più intelligente e più importante che puoi dare all'ambiente.

20. Informati con intelligenza e discriminazione.

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(Fonte Accademia Kronos N. 48)

giovedì 29 novembre 2018

Rottami metallici da rifiuto a risorsa


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I rottami provenienti dagli impianti di demolizione possono contribuire all’attuazione di un’economia circolare se vengono immessi in un processo integrato e condiviso tra soggetti privati e pubblici
Veicoli fuori uso: da rifiuto a possibile risorsa
È stato presentato il Report dell’Associazione Industriale Riciclatori di Auto (AIRA) per l’annualità 2018, contenente alcune possibili indicazioni per poter partecipare attivamente alla realizzazione di un’economia circolare.
Le stime confermano che i Veicoli Fuori Uso (VFU) ogni anno conferiti presso gli impianti di smaltimento superano la quota di 1.000.000 di tonnellate. Il D.Lgs. n. 209 del 24.06.2003 prevedeva di raggiungere almeno l’85% di reimpiego e riciclaggio ed il 95% di reimpiego e recupero complessivo sul totale dei VFU asseverati come rifiuto.
Rispetto ai limiti sopra indicati, l’Italia deve individuare delle soluzioni se intende soddisfarli, considerato che nel 2015 il nostro Paese ha raggiunto l’84,6% di reimpiego e riciclaggio e l’84,7% di reimpiego e recupero, mentre nel 2016 tali valori hanno registrato un’ulteriore diminuzione attestandosi rispettivamente ad un 82,5 di reimpiego e riciclaggio ed 82,6 di reimpiego e recupero. Le cifre indicano che se nel settore del riciclo dei Veicoli Fuori Uso (VFU) l’Italia vuole migliorare le sue prestazioni deve individuare le criticità per apportare dei miglioramenti nelle fasi di processo di reimpiego, riciclaggio e recupero, concetti, questi, fondamentali dell’economia circolare.
Se da un lato le radiazioni per le demolizioni hanno confermato una diminuzione anche per il 2017 dovuta ad un oggettivo calo di vendite del nuovo, dall’altro una serie di fenomeni descrivono una zona grigia che dirotta i veicoli radiati (VFU) fuori da un corretto conferimento agli impianti di smaltimento preposti.
La diminuzione della “materia prima” da trattare ha una ricaduta economica di un certo rilievo per le aziende che operano nella gestione di veicoli fuori uso (VFU) tanto da far rilevare gli apparati di smaltimento non adeguatamente dimensionati per la reale quantità di rifiuti conferiti, rendendo in ultima analisi antieconomici gli investimenti, spesso assai onerosi, fatti dagli imprenditori per raggiungere performances ambientali sempre migliori.
Sono infatti le radiazioni per l’esportazione a “dirottare” ingenti quantità di autovetture, specialmente di grossa cilindrata, nei paesi extra UE. Questi veicoli obsoleti ed inquinanti sono esportati principalmente nei Paesi dell’Est Europa, spesso non per essere re-immatricolati, ma per essere smantellati ed utilizzati per i pezzi di ricambio, con enormi perdite di carattere economico perché vanno ad alimentare mercati illeciti dei ricambi e confluendo poi in centri di raccolta stranieri. Questo comporta una perdita di competitività nazionale per gli impianti di autodemolizione, per quelli di frantumazione e per il comparto siderurgico nazionale ad essi strettamente collegato. Vengono in questo modo sottratte centinaia di migliaia di tonnellate di rottami di ferro che confluirebbero nelle lavorazioni del comparto siderurgico nazionale e che la stessa è poi obbligata ad importare da altri Stati.
Una proposta di soluzione per arginare tale fenomeno potrebbe essere quella di subordinare la radiazione, che vuole dire la cancellazione dall’archivio nazionale dei veicoli e del Pubblico Registro Automobilistico (PRA), a condizione che il veicolo sia stato sottoposto a revisione, con esito positivo, in data non anteriore a sei (6) mesi rispetto alla data di richiesta di cancellazione.
Nel pacchetto dell’economia circolare viene introdotto anche “il regime di responsabilità estesa del produttore” che prevederebbe l’impegno economico di quest'ultimo per la gestione del prodotto quando giunge a fine vita e diventa rifiuto.
Questa filiera di presidio responsabile (EPR) Extended Producer Responsibility ha il limite di non assere accompagnata e sostenuta da un sistema sanzionatorio, rendendo quindi debole se non inesistente il principio medesimo di responsabilità. La disciplina dell’EPR è demandata a regolamenti pattizi e/o all’iniziativa privata, senza prevedere, in caso di mancato accordo o di prolungata inerzia, un potere d’intervento sostitutivo da parte delle istituzioni pubbliche.
A tutto quanto appena esposto si aggiunge un regime dei prezzi delle materie prime più basso di quelle derivanti da processi di riciclo con evidenti problematiche di collocazione di queste ultime, pregiudicando la tenuta economica dei processi industriali.
auto-vecchia.jpgRisulta dunque di fondamentale importanza l’istituzione di un regime di responsabilità estesa del produttore che definisca in maniera chiara ed inequivocabile i ruoli e le responsabilità di tutti gli attori coinvolti, compresi i produttori. Il regime di responsabilità estesa lungo tutto l’arco di vita dei veicoli dovrà fondarsi su un sistema integrato che presidi e monitori la gestione dei VFU proponendo soluzioni a criticità che possono presentarsi durante la fasi della procedura di riciclo ed è per questo che il rapporto auspica la costituzione di un Comitato di Vigilanza presso il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare con funzioni di controllo sull’intera gestione dei veicoli fuori uso.
Nel sistema integrato, i costruttori di veicoli, dovrebbero affidare la gestione dei veicoli fuori uso solo a centri di raccolta che dimostrino performance ambientali elevate sia in riferimento alle operazioni per la messa in sicurezza (rimozione degli accumulatori, di tutti i liquidi e disattivazione degli air bag) dei VFU che per l’attività di demolizione.
Già oggi sono operative le procedure di riciclo per cui i veicoli fuori uso possono fornire materiale da riavviare a processi produttivi, ne sono un esempio il “proler” che è un rottame ferroso già selezionato attraverso magneti dall’alluminio, oppure il “car fluff” formato da frammenti plastici derivanti dalle plastiche delle guarnizioni, dalla cavetteria, dall’imbottitura dei sedili. Quest’ultimo, il “car fluff”, sarebbe stato individuato dalla ricerca come un combustibile solido secondario (CSS) ottenuto da plastiche, carta e fibre tessili il cui impiego sarebbe adatto per impianti industriali esistenti in sostituzione ai combustibili tradizionali ma anche per gli impianti di produzione di energia elettrica. Tuttavia, proprio la composizione eterogenea di questo materiale ne rappresenta un limite e, insieme alle continue incertezze legate alla normativa sulla classificazione dei rifiuti, frena anche gli ingenti investimenti economici che sarebbero necessari per sviluppare tecnologie adatte al trattamento del “car fluff”, al fine di giungere ad un protocollo produttivo condiviso per la trasformazione in combustibile solido secondario.
Per approfondimenti: leggi il Report Il contributo dei frantumatori all’economia circolare

Sergio Lavacchini - Arpat

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mercoledì 28 novembre 2018

Excursus su Bioregionalismo, Ecologia Profonda e Spiritualità Laica di Paolo D'Arpini


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Il bioregionalismo è una forma attuativa dell'ecologia profonda. Nel senso che l'ecologia profonda analizza il funzionamento delle componenti vitali e geomorfologiche ed il bioregionalismo riconosce gli ambiti territoriali in cui tali componenti si manifestano.

Per fare un esempio concreto: il funzionamento generale dell'organismo vivente viene compreso attraverso il riconoscimento e lo studio delle sue funzioni vitali e dei modi in cui tali funzioni si manifestano ed il bioregionalismo individua gli organi specifici che provvedono a tale funzionamento e le correlazioni fra l'organismo e l'insieme degli organi che lo compongono, descrivendone le caratteristiche e la loro compartecipazione al funzionamento globale. Per cui non c'è assolutamente alcuna differenza fra ecologia profonda e bioregionalismo, sono solo due modi, due approfondimenti, per comprendere e descrivere l'evento vita.

Nel tracciato che segue ho inserito come terzo elemento componente “l'osservatore”, cioè l'Intelligenza Coscienza che anima il processo conoscitivo. Ovvero la capacità osservativa e lo stimolo di ricerca e comprensione della vita che analizza se stessa. Anche questo processo di auto-conoscenza, ovviamente, è parte integrante del processo individuativo svolto nell'ecologia profonda e nel bioregionalismo. A volte questa intelligenza intrinseca nella vita è anche detta "Biospiritualità" - E cosa si intende per biospiritualità? Biospiritualità è l’espressione, l’odore sottile, il messaggio intrinseco, che traspira dalla materia tutta. Il sentimento di costante presenza indivisa.. la consapevolezza dell’inscindibilità della vita, riconoscibile in ogni sua forma e componente, partendo dal “soggetto” percepiente. La conoscenza "suprema" significa essere consapevoli che tutto quel che “è” lo è in quanto tale. Perché l’esistente è uno, non può esserci “altro”…

Altro aspetto importante del discorso è quello della Solidarietà al Tutto (anziché Umana) per far trasparire una visione meno antropocentrica e più rivolta al rispetto dell'Uno e Molteplice che ci circonda ed in cui siamo.

Nel discorso dell'ecologia va incluso anche quello della Biopolitica per trasmettere un messaggio che la Politica deve essere inserita sempre in Bios cioè nella Vita, che è un qualcosa che non appartiene solo all'uomo. E poi l'Economia Partecipativa, poiché l'economia deve tornare ad essere a misura delle cose reali e non dei mercati subliminali di borse e speculatori e noi dobbiamo tornare a ridiventare fruitori attivi (ecco il senso di Partecipazione) di questo mezzo di scambio che è nostro.

Ricordo un proverbio che mi citavano i vecchi contadini di Calcata: "il meglio è nemico del bene". Ed è proprio così, arrabattandoci e cercando di migliorarci agli occhi del mondo non riusciamo a percepire il bene che già c'è in noi. Ed in fondo cosa significa essere perfetti? Semplicemente essere quel che si è senza remore né rimpianti, senza cercare l'approvazione di qualcuno, perché se siamo quel che siamo evidentemente ci compete. Da ciò nasce spontaneità e naturalezza.

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Altrimenti è la società umana, nella sua interezza come specie, che va a rotoli, perché non può funzionare come un meccanismo, non è fatta di semplici ingranaggi e di numeri (di razze distinte). Ma ognuno deve seguire la propria "equazione personale". La verità, nella nostra epoca, NON può trionfare. E' perciò che mi limito a parlare di testimonianza....

Meditazione in cammino su Ecologia profonda, Bioregionalismo, Spiritualità Laica e Semantica del linguaggio

Cercando di dare una spiegazione consona dei concetti relativi ai neologismi -quali ad esempio: bioregionalismo, ecologia profonda, spiritualità laica- dobbiamo ricorrere alla semantica ed alla glottologia, poiché non esiste neologismo che non trovi origine in altre parole simili. Forse non sarebbe nemmeno necessario trovare nuovi termini se la parola originaria, eventualmente abbinata ad un aggettivo, potesse dare il senso di quanto si vuole descrivere.

Ad esempio usando il neologismo "bioregionalismo" si evoca un'immagine persino più riduttiva del reale significato che viene sottinteso con questa parola. Poichè nell'individuazione di un ambito "bioregionale" non si tiene conto esclusivamente del vivente bensì dell'insieme inorganico, morfologico, geografico, geologico del territorio prescelto, ivi compresi -ovviamente- gli elementi botanici e zoologici che vi prosperano. Insomma si esamina l'omogeneità dell'area esaminata e definita "bioregione" e lì si traccia una leggera linea di demarcazione (non divisione) per individuarne i "confini". Va da sé che questi confini sono semplicemente teorici, poichè l'organismo bioregionale della Terra è in verità un tutt'uno indivisibile. Potremmo per analogia definire le bioregioni gli organi dell'organismo Terra.

Andando avanti nel significato originale della parola "ecologia", rispetto alla sua consimile "ambientalismo" è già delineata una differenza d'intendimento, pur che l'esatta traduzione di "ecologia" è "studio dell'ambiente". Mentre in "ambientalismo" si presume il criterio della semplice conservazione. Allorché si aggiunge al termine "ecologia" l'aggettivo "profonda" ecco che si tende ad ampliarne il significato originario integrandovi il concetto di ulteriore ricerca all'interno della struttura ambientale. Insomma si va a scoprire il substrato e non si osserva solo la superficie, la pelle dell'ambiente.

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Lo stesso dicasi per la parola spiritualità e la sua qualificazione "laica". In questo caso si cerca di dare una connotazione "libera" alla spiritualità comunemente intesa come espressione della religione. La spiritualità è l'intelligenza coscienza che pervade la vita, è il suo profumo, e non è assolutamente un risultato della religione, anzi spesso la religione tende a tarpare ed a nascondere questa "naturale" spiritualità presente in tutte le cose.
Trovo questo discorso sul valore del linguaggio e del riconoscimento e legittimazione del suo percorso nella storia, estremamente cogente ed utile alla causa ecologista -ribadisco “ecologista” poiché non mi sembra un termine diminutivo a meno che non vogliamo fare delle parole un termine di paragone per le nostre idee personali- la glottologia, e soprattutto la capacità di evocare concetti attraverso le parole e di chiarirne il significato, non ha nulla a che vedere -secondo me- con le discussioni sul filo di lana caprina, se tali temi entrano o meno nel filone ecologico "del profondo". Infatti non si può risalire ad un "fondatore" (inteso come inventore del neologismo utilizzato) della pratica bioregionale, dell'ecologia profonda o della spiritualità laica. In quanto detti termini descrivono qualcosa che è sempre esistito.

La glottologia e la semantica hanno ben diritto di entrare nel discorso ecologista, soprattutto per chiarire le azioni connesse all’ecologia, ecologia profonda, e dir si voglia.. Pur tuttavia questi concetti evocati non sono nuovi all’uomo ed i neologismi spesso vengono usati, per fare un favore alla politica del copy right, ed è solo una concessione alla “politica”, appunto.

Ecologia profonda è un fatto, una realtà, e non può essere descritta in termini filosofici se non astraendoci dal contesto dell’ecologia stessa. Vivendo nei fatti e non amando le diatribe dialettiche ma amando dire “pane al pane e vino al vino” debbo confessarvi che non mi piace sentirmi ristretto in un contesto qualsivoglia. Non amo le etichette non amo nessuna coercizione morale, politica, ideologica o religiosa. Se si vuole fare dell’ecologia profonda una base per esprimere le norme di una “nuova religione” con tanto di sacerdoti titolati all’interpretazione e con tanto di bibbia decisa a tavolino dai sapienti, non sono d'accordo. Non che con questo intenda abbandonare l’ecologia profonda, che è la pratica sincera ed onesta della mia intera esistenza, semplicemente mi dissocio dal novero di chi ritiene di essere depositario delle “regole” dell’ecologia profonda e sente di volerle imporre agli altri come un codice legislativo.

I tempi delle dittature intellettuali sono conclusi, almeno per me, e quindi preciso per l’ennesima volta che: la Rete Bioregionale Italiana, per l'attuazione dell’ecologia profonda, del bioregionalismo e della spiritualità laica e per il vivere armonico, amorevole gentile e solidale sulla Terra, non è semplicemente un’etichetta bensì una descrizione di un modo di vivere nella nostra società ed in natura. Gli incontri della Rete sono pertanto occasioni di condivisione collegiale del sentire e della pratica quotidiana, nello spirito conviviale e semplice dell’avvicinamento fra amici e fratelli.

L'anima bioregionale ed ecologica delle forme viventi, il senso dell'identità e della sapienza.

Da diversi anni sono approdato alla constatazione che il bioregionalismo e l'ecologia profonda sono due aspetti della stessa idea, due facce.
Il bioregionalismo si occupa dell'individuazione degli organi geografici e biosistemici della terra mentre l'ecologia profonda ne deduce i meccanismi funzionali, comprendendone le inter-connessioni e le reciproche dipendenze. Questo va bene per spiegare gli aspetti materiali ed organici del sistema vita ma in questa descrizione ho sempre sentito la mancanza dell'aspetto trascendente, o spirituale. Infatti la coscienza non può essere spiegata solo in termini di consequenzialità fisica, deve -e sicuramente ha- possedere una sua propria natura e realtà. E lo dimostra il fatto che l'osservato non può essere scisso dall'osservatore, l'immagine non può mai sostituirsi alla sostanza.

L'aspetto psichico non basta a completare il quadro della vita dandogli un interezza. Perciò alla ricerca di una matrice comune, a se stante ed allo stesso tempo onnicomprensiva, mi sono interrogato ed ho indagato sulla natura di colui che si interroga. Ho chiamato questo riflettere sulla riflessione: Spiritualità Laica.

Spiritualità Laica è un neologismo, come lo stesso Bioregionalismo e l'Ecologia profonda, non esisteva come concetto onnicomprensivo della percezione di sé finché un giorno di 15 anni fa (sarà stato il 1996 circa) non fu coniato dall'amico giornalista Antonello Palieri.

Accadde durante un incontro al Circolo vegetariano di Calcata, si parlava appunto di bioregionalismo ed ecologia profonda e si cercava di individuare un modo descrittivo per l'aspetto “spirituale”. Io avevo suggerito la parola “spiritualità della natura” (facendo anche riferimento al luogo così denominato che avevo dedicato alla meditazione e riflessione sulla vita naturale: il tempio della Spiritualità della Natura). Ma andando avanti nell'estrinsecazione dei concetti e delle realtà connesse a questa spiritualità naturale ci si rese conto che veniva a mancare la fisionomia concettuale, tipica del ragionamento umano, che poteva qualificare intellettualmente il processo conoscitivo della coscienza, in termini spirituali.

Quello che si voleva descrivere è il senso della spiritualità naturale, insita nell'uomo come in ogni altra creatura e cosa. Una spiritualità antecedente la religione e l'ideologia e che comunque integrasse la capacità speculativa della mente nel descrivere le sue funzioni astrattive, ma riconoscitive dell'aura sottile che permea tutte le cose e la mente stessa.

Insomma l'uomo doveva starci dentro come la natura, perciò Antonello suggerì: “Insomma potremmo definirla una spiritualità laica...”... Ed il termine risvegliò immediatamente in me e nei presenti una comprensione innata e diretta. Sì questa spiritualità è sicuramente “laica”, in quanto non appartiene al mondo della religione , di ogni religione e di ogni teismo o ateismo, ma appartiene direttamente ed incontestabilmente ad ognuno di noi. Inserendo in quel “noi” ogni essere senziente ed ogni materia organica ed inorganica componente.

Nacque così la Spiritualità Laica come sostantivo, come nome.

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Ma un nome è solo un nome e non può sostituirsi all'essere che così viene evocato. Infatti come diciamo acqua o water od eau in varie lingue, con ciò non si muta la sostanza indicata. Me ne avvidi più tardi allorché, approfondendo le mie ricerche sulle radici dell'ecologia profonda e del bioregionalismo e della spiritualità laica, scoprii che questi concetti erano chiaramente espressi in varie culture. Erano presenti nella civiltà matristica del neolitico, erano individuati nella filosofia Nonduale dell'India e nel Taoismo cinese. Insomma -com'è ovvio- non può essere l'uso di un neologismo a santificare un processo pre-esistente.
Con queste premesse vorrei qui indicare alcuni aspetti “pratici” della cosiddetta “spiritualità laica”, aspetti che riguardano la corresponsione nei processi vitali e sociali. Ovviamente la accettazione di una tale spiritualità implica la non interferenza diversificativa con i processi naturali della vita, implica anzi un accompagnamento consapevole dei processi di crescita che la vita manifesta. Infatti la tendenza scientista e religiosa a mantenere le cose sotto controllo ingenera una società schematizzata in modelli prefissati, stabiliti per legge. Questo atteggiamento coercitivo ostacola l'evoluzione spontanea dello spirito umano e persino il lavoro produttivo verso il benessere materiale. Lo osserviamo con il proliferare della burocratizzazione in cui il registrare diviene più importante dell'azione stessa.

Tuttavia nell'attuale angoscia riguardante la sovrappopolazione, l'inquinamento, lo squilibrio ecologico ed i disastri potenziali e reali causati dalle guerre e dalla spoliazione delle risorse del pianeta, solo di rado si riconosce che il sistema di governo, il metodo del controllo, è la matrice stessa dell'autodistruzione a cui andiamo incontro. Il presupposto primo di tale sfacelo è la considerazione che non ci si può più fidare di una naturale e spontanea capacità dell'uomo di uniformarsi alla natura, sempre si presuppone che “il controllo” sulla natura e sull'uomo debba essere l'unico metodo di funzionamento. Finché continueremo a far uso della forza fisica (scienza) e morale (religione) per cercare di migliore il mondo (e noi stessi) vanificheremo ogni spinta naturale al riconoscimento intelligente dell'andamento vitale. Mancherà il buon senso delle piccole cose che contano rispetto ai giganteschi problemi auto-creati nella società del benessere economico e consumista.

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Insomma dobbiamo compiere il primo passo verso noi stessi, aldilà del contesto sociale o della ideologia in cui crediamo, concentrando la nostra attenzione sulle cose che possono essere fatte, per noi stessi e da noi stessi, nell'immediato presente.

Per cominciare riponiamo fiducia nelle nostre personali capacità innate di riconoscerci nella grande espressione dell'esistenza. Questo non significa abbandono della comunità, anzi una tale consapevolezza corrisponde alla riscoperta dei valori della comunità, valori basati sulla propria autoresponsabilizzazione nei confronti di noi stessi -in primis- e successivamente verso i nostri consimili (i viventi nella loro totalità). Questo non può essere un atteggiamento sentimentale, bensì operativo, organico, definitivo e totale. Comprendente i vari piani dell'andamento vitale senza esclusione di modi e senza eccessi.

Qui parlo anche di “generosità umana” come la definiscono in Cina i taoisti ed anche i confuciani ed i buddisti, una generosità che non è semplice “benevolenza” (o nonviolenza) bensì la confacente espressione della propria natura umana, ivi compresa la capacità (o coraggio) di manifestare opposizione alla prevaricazione ed alla strumentalizzazione del paradigma dell'ecologia profonda, del bioregionalismo e della spiritualità laica. In quanto la “sostanza” non può essere “descrizione” e la summa teoretica non può superare la pratica.

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Ecologia profonda come sogno e come pratica

Come abbiamo visto, strettamente parlando, da un punto di vista delle finalità, la spiritualità laica e l’ecologia profonda affondano il loro esistere nella coscienza. L’uomo si è interrogato sulle forze della natura e sulla vita e questo interrogarsi ha prodotto la spiritualità, l’ecologia profonda è un approfondimento in senso materiale di questa ricerca. Entrambi gli approcci partono dall’esistente, dal modo di percepire noi stessi e la realtà che ci circonda, il primo è un approccio in senso metafisico mentre il secondo prende in esame il fisico ma non v’è differenza fra i due aspetti se non nel modo descrittivo.

Nell’ecologia profonda come nella spiritualità naturale si sottintende un ’quid’ che impregna le trame della vita. Tale ’quid’ è stato descritto come sorgente di tutte le cose, indipendentemente dal chiamarlo ’spirito’ o ’forza vitale’. Dall’interrogarsi iniziale siamo giunti a tutte le filosofie gnostiche, alle religioni d’oriente come pure alle grandi religioni monoteiste in cui, sia pur con angolazioni differenti, si inneggia al grande mistero della vita, questa è anche l’esigenza dell’ecologia che sempre tiene in conto il delicato equilibrio dell’insieme delle manifestazioni vitali. Spesso mi son trovato a descrivere l’esigenza di estrinsecazione spirituale dell’uomo come la nascita della prima virtualizzazione.

Attraverso il pensiero e la speculazione intellettuale è infatti sorta la virtualità, l’immaginare, il presupporre vero sulla base di un pensiero (di un credere) e questa proiezione, una ’vis’ umana specifica, è forse presente anche nel resto dei viventi, chissà? Ad esempio nelle teorie del karma si descrive la vita individuale degli esseri come un percorso evolutivo che parte da una scintilla dell’intelligenza che poi si differenzia in miriadi di forme, a volte contrapposte, che son però strettamente collegate l’una a l’altra ed in continua ascesa verso la stessa finalità. Una unità questa che non è mai venuta meno anche durante il cosiddetto "percorso karmico" ma per via dell’illusione, ovvero la virtualità del pensiero, appare disgiunta ed imperfetta (e quindi perfettibile?). L’ecologia profonda, dal punto di vista materiale, è un aiuto a capire che non c’è nel contesto generale della vita un dietro od un avanti che non sia strettamente consequenziale, che non compartecipi della stessa sostanza di base e che perciò è impossibile scindere, pena l’estinzione stessa della vita.

Ed ora una domanda: come faremmo a vivere su questa Terra se tutti decidessimo di ritirarci in eremitaggio, di ritornare alla terra come si dice in gergo, senza immediatamente sconvolgere, distruggere definitivamente, il già precario equilibrio di questo pianeta? La Terra ospita ormai diversi miliardi di persone, perlopiù riunite in aree urbane, è pur vero che parecchie specie animali sono in netta diminuzione ma per contro molte di quelle addomesticate dall’uomo (essenzialmente per scopi voluttuari o di carenza affettiva) superano in numero gli umani stessi e come gli umani che vivono nelle città anch’essi son concentrati in grandi allevamenti.

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Se ognuno di noi dovesse andare a vivere in campagna, immaginando una società egualitaria, avremmo forse a disposizione non più di duecento metri di terreno a testa senza contare le zone desertiche, i ghiacciai, le alte montagne, se in più volessimo portare con noi anche i nostri "pets" dovremmo dividere quel piccolo spazio con cani e gatti, se poi volessimo mangiar carne dovremmo dividere ulteriormente la nostra casa con pecore, mucche, conigli, maiali, etc. Si fa presto ad immaginare la calca che si verrebbe a creare nei nostri duecento metri quadrati di terra, non solo ma come potremmo produrre in quel piccolo orticello abbastanza cibo per tutti i membri della nostra personale comunità rurale? Va da sé che questa tipo di scelta è impensabile per la massa come pure, per altre ragioni persino più serie, è impensabile che la vita possa continuare a lungo sul pianeta se continuiamo a sfruttare le risorse per soddisfare le esigenze di consumo parossistico dei grandi agglomerati urbani.

I lemming, quel popolo di roditori che in caso di sovraffollamento periodicamente emigrano in massa, avrebbero già intrapreso il loro viaggio finale (che come tutti sappiamo finisce nelle gelide acque del mare del nord) per riequilibrare la natura. In parte un tale comportamento autodistruttivo sta avvenendo anche nella nostra società, con l’aumento delle guerre, dei suicidi, delle perversioni, della stupidità. Ma non è ancora sufficiente a trovare quell’equilibrio naturale di sopravvivenza e questo perché l’uomo ha l’arroganza di ritenersi un essere "superiore" alle altre specie e perciò ogni soluzione deve comprendere la continuazione del gioco attualmente in programma e cioè la fissità della nostra specie come dominante.

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Ma a questo punto re-inserisco il concetto di "spiritualità naturale o laica". A dire il vero questa spiritualità non può assomigliare punto alla precedente spiritualità religiosa ma deve necessariamente tener conto del contesto vitale in se stesso, ovvero dell’ecologia. Una spiritualità ecologica in cui non si perseguano scopi immaginari (paradisi, inferni, etc.) ma in cui ci si occupi esclusivamente del presente stato dell’esistenza. Una presa di coscienza ’individuale’ di come è possibile il riequilibrio al contesto della vita senza ritenere che la nostra sia una funzione di controllo, di dominio (o di sudditanza ad una ipotetica divinità altra). Ognuno di noi dovrebbe già da ora affrontare il suo personale corso di sopravvivenza sapendo che tutto quello che noi rubiamo oggi dovrà sicuramente essere pagato domani, questo nel caso del sovrappiù, mentre se il nostro respirare, mangiare, vivere rientra nell’insieme del vivere, respirare, mangiare di ogni altro essere vivente potremmo finalmente goderci la vita, senza aver colpe da espiare, senza dover abbandonare il nostro modo di vita urbanizzato e fortemente sociale che -evidentemente- salvo il famoso riequilibrio di cui abbiamo detto, ha contribuito alla fioritura di questa bellissima nostra specie.

In questa fase della storia millenaria dell’uomo abbiamo privilegiato il secondario, il superfluo, a scapito del primario, ovvero il cibo, l’acqua, l’aria. E’ importante per noi esseri umani integrati analizzare le ragioni di questo sviamento. Uno sviamento che senz’altro è stato necessario per scoprire il valore di tesi astratte come l’arte, la scrittura, l’estetica, l’etica, ma che non può continuare ad occupare tutto lo spazio possibile del nostro esistere. Ad esempio dobbiamo essere consapevoli dello sforzo e del significato profondo insito nella ricerca e produzione del nostro cibo quotidiano.

Descrivo ora l’excursus storico sulla nostra evoluzione. La storia dell’uomo è molto semplice e rispecchia i quattro mutamenti fondamentali della vita. L’uomo nella sua corsa evolutiva compie quattro salti stagionali. All’inizio egli succhia il latte, alla base del latte c’è la verdura e la carne e ciò diviene il suo cibo, poi ancora oltre c’è la terra ed ecco l’uomo che la divora ma oltre la terra c’è lo spirito e l’uomo nutrendosi di "spirito" completa un altro ciclo di spirale nella scala dell’evoluzione.Immagine correlata

Questa simbologia può essere tradotta così: il latte rappresenta il momento in cui l’umanità si pone reverente verso la nutrice, la natura, che lo accudisce e lo sostiene nel suo grembo (potremmo dire che corrisponde al momento del "paradiso terrestre"); subentra poi la capacità di auto-sostenersi e di ricorrere a tecnologie appropriate per ricavare da se stessi il nutrimento (corrisponde al momento della fondazione patriarcale); ecco quindi il momento del massimo sviluppo tecnologico e sociale in cui l’uomo tende a divorare, a consumare, persino la terra che lo sostiene (il momento della decadenza consumistica e dell’idolatria scientifico religiosa); infine viene il momento della coscienza indifferenziata, l’uomo vien toccato dallo "spirito" si compenetra in esso e ritrova la sua unità primigenia (corrisponde al quid originario, alla consapevolezza di Sé), il ciclo si ripete passo dopo passo. E’ evidente che questo momento storico è segnato da un grande sbalzo fra il massimo del materialismo ideologico o religioso a quello di un ritorno alla consapevolezza non duale.

Come possiamo affrontare condizioni o contingenze apparentemente diametralmente opposte? Innanzi tutto c’è da considerare una cosa: la spinta evolutiva nell’uomo non è indotta da ideologie di massa, il pensiero di massa serve solo al mantenimento della compattezza psicofisica della specie, l’indice del cambiamento è sempre e solo rappresentato da forme pensiero, pseudopodi, che si irradiano verso possibili sbocchi evolutivi, questi pseudopodi non rappresentano che una piccolissima percentuale della massa, si tratta di minoranze. Le due minoranze attualmente in antitesi, nel "programma" di sviluppo dell’intelligenza umana, son rappresentate da una parte dall’accentramento individuale del potere (lobby ideologiche ed economiche auto-foraggianti) e dall’altra da una rete smagliata di piccole persone che emanano forme pensiero collegate al tutto (una sorta di sincretismo universale).
Questi cicli o percorsi storici si manifestano allo stesso tempo sia nell’arco di una sola vita individuale che in stagioni o onde storiche, ere cosmiche. Mi sembra che questo momento di transizione, fra una condizione e l’altra dell’umano, sia dedicato all’aspetto distruttivo di ogni sovrastruttura di pensiero, un azzeramento dei canoni precostituiti. Infatti oggi come non mai la pulsione verso l’uscita dagli schemi fissati provoca uno stato sismico mentale (scossoni psichici) al corpo-massa dell’umanità. Basterebbe sapere che, come avviene nel processo realizzativo del sé, ogni singola cellula del corpo sociale umano deve essere toccata e deve essere in grado di percepire individualmente la reale possibilità evolutiva in corso.

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E mentre la tendenza egocentrica agisce sulla massa con meccanismi di aggregazione forzata (vedi la massificazione informativa) al contrario "l’aumento" della coscienza avviene sui piani emotivi individuali. Dobbiamo essere consapevoli di ciò quando, come precursori, proponiamo un indirizzo bioregionale che non potrà certamente usare i mezzi della controparte ma deve comunque comprenderli organicamente e da lì evolversi. Solo così può sciogliersi il senso di differenza e la coscienza può ri-trovare il suo spazio. L’interno dell’uomo è ancora tutto un mondo da esplorare ma anche l’esterno è altrettanto infinito ed inconoscibile. Per questo si ripropone sempre la via di mezzo, la moderazione, come unica strada possibile per la continuità della specie. La consapevolezza non-duale integra non divide. E’ per questo che nell’ecologia del profondo e nella spiritualità laica si narra del ritorno alla Terra, ascoltandone il suo messaggio, pervenendo così a quell’integrazione con essa. Godendo della silenziosa gioia di vita, qui ed ora. Una gioia che non ha costrutto, nessuna causa, nessun meccanismo da soddisfare, nessun possesso, solo è…. Si chiama esistenza.

Ma attenzione: tale visione non ipotizza il ritorno al primitivismo bensì individua nelle attuali condizioni della società avanzata l’occasione di un riequilibrio. La continuità della nostra società, in quanto specie umana, richiede una chiave evolutiva, una comprensione globale, per mezzo della quale aprire la nostra mente alla consapevolezza di condividere con l’intero pianeta (forse sarebbe meglio dire con l’universo) l’esperienza vita. Questa è la scienza dell’inscindibilità della vita. Ne consegue che anche l’economia umana può e deve tener conto di questa visione per avviare un progresso tecnologico che non si contrapponga ma che sia in sintonia con i processi vitali.

La scienza e la tecnologia in ogni campo di applicazione dovranno rispondere alla domanda: "E’ ciò ecologicamente e spiritualmente compatibile?" I macchinari, le fonti energetiche, lo smaltimento dei sottoprodotti, come pure la socialità e la cultura, dovranno essere realizzati in termini di sostenibilità. Se questo stimolo si manifesta nella mente umana allora sarà necessario un rapido processo di riconversione e riqualificazione industriale ed agricola che già di per se stesso sarà in grado di sostenere l’economia. Infatti la sola "riconversione ecologica" favorirà il superamento dell’attuale stato di "enpasse" impartendo grande spinta allo sviluppo economico e sociale. Una grande rivoluzione comprendente il nostro far pace con il pianeta e con gli esseri viventi che lo abitano.

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Appendix of thoughts on the common belonging of Man-Nature-Animals

“Animals have feathers, horns, fangs or claws, they fly in heavenly skies or they crouch and run; we cannot exclude that they may have human intelligence”.
When Huang-ti fought against Yen-ti in the Pan-ts’uan country side, he lined up bears, wolves, leopards, tigers, vultures, pheasants, hawks, sparrow-hawks and they were his standards.”

“Yao ordered K’uei to tune the music. When the jade instruments were hit, the animals would gather and dance and the phoenix would come and listen to the nine tunes of Shao. This demonstrates that with sound one can tame the animals”.

“So intelligence is common both to animal and man. Of course in appearance and sound, animals are different from man, but do means to communicate and understand each other exist? There is nothing that the wise did not know or which they never achieved to understand: that is why they were always able to attract and tame animals.”

“We all know that the intelligence of animals is the same as that of man, and that they have the same desire to live.”
“In the most ancient times, animals lived together with man. When man started creating emperors and kings, they were frightened and drew away.”
(Lieh-tze, tanslated from the original Chinese by Giuseppe Tucci

Aspetti spirituali dell'Ecologia profonda.

Non ti posso donare il mio cuore
e la mia anima,
perché sono già Tue.

Così, ti ho portato uno specchio.
Guardati e ricordami.


(Rumi)
La spiritualità della natura, o biospiritualità, è uno degli aspetti portanti della nuova consapevolezza ecologista profonda e bioregionale. Ma occorre dire che la sacralità del creato è un aspetto riconosciuto anche in varie fedi religiose, persino nella fede cristiana, soprattutto nel misticismo (sia in quello primitivo che in quello francescano) in cui prevale la consuetudine di ritirarsi in grotte, boschi e deserti in stretta comunione con gli elementi naturali e con il mondo animale. In questo modo viene riconosciuta la bellezza del creato e la grandezza del Creatore.

Aspetti pagani erano presenti persino nella religione ebraica, sia pur talvolta condannati come ad esempio l’adorazione della vacca sacra durante la traversata del Sinai, oppure riconosciuti e facenti parte della tradizione come avvenne presso la setta degli Esseni che vivevano in strettissima simbiosi con la natura e con i suoi aspetti magici, avendo sviluppato anche la capacità di trarre il loro nutrimento dal deserto, un grande miracolo questo considerando che erano persino vegetariani.

Il rispetto e l’adorazione della natura, definito dalla chiesa cattolica (un po' dispregiativamente) “panteismo” è uno degli stimoli da sempre presenti nell’uomo, tra l’altro questo sentimento panteista è alla base dell’excursus evolutivo della specie.


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Ciò mi fa ricordare di una storiella, che amo spesso raccontare, sull’origine della specie umana. Ormai è certo che ci fu una “prima donna”, un’Eva primordiale. L’analisi del patrimonio genetico femminile presente nelle ossa lo dimostra inequivocabilmente. Mi sono così immaginato una donna, la prima donna, che avendo raggiunto l’auto-consapevolezza (la caratteristica più evidente dell’intelligenza) ed avendo a disposizione solo “scimmie” (tali erano i maschi a quel tempo) dovette compiere una opera di selezione certosina per decidere con chi accoppiarsi in modo da poter avere le migliori chance di trasmissione genetica di quell’aspetto evolutivo. E così avvenne conseguentemente nelle generazioni successive ed è in questo modo che pian piano dalla cernita nell’accoppiamento sono divenute rilevanti qualità come: la sensibilità verso l’habitat, l’empatia, la pazienza, la capacità di adattamento e di gentilezza del maschio verso la prole e la comunità, etc. etc. Pregi che hanno portato la specie verso la condizione “intelligente” che conosciamo (o conosceremmo se nel frattempo non fosse subentrata una spinta involutiva).

Purtroppo in questo momento storico, in seguito all’astrazione dal contesto vitale e alla manifestazione della spiritualità in senso religioso metafisico (proiettata ad un aldilà ed ad uno spirito separato dalla materia) molto di quel rispetto (e considerazione) verso la natura e l’ambiente e la comunità è andato scemando, sino al punto che si predilige la virtualizzazione invece della sacralità vissuta nel quotidiano. Ed in questo buona parte della responsabilità è da addebitarsi ai credo monoteisti ed alla nuova fede del consumismo materialista. Ma quello che era stato scacciato dalla porta ora rientra dalla finestra, infatti la scienza sta riscoprendo i miti, le leggende e le divinità della natura descrivendole in forma di “archetipi”.

All’inizio della civilizzazione umana, nel periodo paleolitico e neolitico matristico, la sacralità era incarnata massimamente in chiave femminea, poi con il riconoscimento della funzione maschile nella procreazione tale sacralità assunse forme miste maschili e femminili, successivamente con i monoteismi patriarcali fu il maschile che divenne preponderante. Ora è tempo di riportare queste energie al loro giusto posto e su un totale piano paritario. Anche se già in una antica civiltà, quella Vedica, questa parità era stata indicata, come nel caso della denominazione(maschile) “Surya” che sta ad indicare l’identità del sole in quanto ente, che viene completato dall’aspetto femminile “Savitri” che è la capacità irradiativa dell’energia solare. E noi sappiamo che fra il fuoco e la capacità di ardere sua propria non vi è alcuna differenza.

Ma il filone biospirituale sta riacquistando forza anche nella moderna teologia cattolica, soprattutto attraverso la spinta di Thomas Berry, che si è spinto ad affermare che la "passione del Cristo" in questa era è rappresentata da Madre Terra violentata ed offesa da uno sfruttamento senza limiti.

"The objective universe has structure, is orderly and beautiful. Nobody can deny it. But structure and pattern, imply constraint and compulsion. My world is absolutely free; everything in it is self-determined. Therefore I keep on saying that all happens by itself. There is order in my world too, but it is not imposed from outside. It comes spontaneously and immediately, because of its timelessness. Perfection is not in the future. It is *now*" (Nisargadatta Maharaj)


Paolo D'Arpini
Rete Bioregionale Italiana - bioregionalismo.treia@gmail.com


Estratto dal libro: "Riciclaggio della memoria. Appunti, tracce e storie di ecologia profondabioregionalismo e spiritualità laica" di Paolo D'Arpini

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martedì 27 novembre 2018

La Terra è una astronave biologica che viaggia nell'infinito...


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Come riconoscere Oriente e Occidente su questa Terra che gira?  Come si fa a capire dove sono la destra e la sinistra su questa astronave biologica che viaggia a forte velocità nello spazio, attorno a un sole, e contemporaneamente si sposta verso un ulteriore vuoto, allontanandosi dal big bang primordiale? Eppure su questo piccolo pianeta l’uomo ragiona come se la Terra fosse divisibile in settori, come se veramente avesse senso la separazione (sic) in stati e nazioni, in aree e sub aree…

Ecco, mentre la NATO, che si è allargata all'Europa dell'Est, costruisce le rampe di lancio di nuovi missili (verso chi?), in Siria la guerra va avanti a singhiozzo e anche in Irak, in Yemen e in Afganistan si muore in silenzio; in Africa le notizie non arrivano e non partono più, ormai è terra di nessuno; in America settentrionale e meridionale ci si prepara al grande salto; in Cina, in Tibet, al polo nord… al polo sud…

Chi fa queste differenze, chi decide le ubicazioni e gli interessi strategici, di chi è questa Terra che tutti abitiamo?

La Terra gira, gira…  e non cambia la sua natura di pianeta che non conosce frontiere e difformità interne alla sua struttura unificata: anche se fosse una palla da football con le pezze di diverso colore, ciò non impedirebbe alla palla di essere un omogeneo tondo di caucciù.

Sulla Terra l’acqua è acqua e si trova ovunque. L’aria è aria e spira in tutti i venti. Il suolo in cui gli alberi crescono, e che gli animali e gli uomini calpestano, è lo stesso suolo. L’umanità è la stessa ovunque e comunque. se una donna esquimese si accoppia con un aborigeno australiano e i due prolificano, non generano certo muli ma esseri umani perfetti. L’unica cosa che cambia è la bandierina degli interessi, delle religioni, delle ideologie, insomma cose finte, cose di cui si può fare benissimo a meno e che invece determinano i comportamenti sino al punto di spingere l’uomo a uccidere, distruggere, dissociare…

Poveri umani…  mettono i missili e gli antimissili, prevaricano le popolazioni più povere ma ricche di materie prime, sparano giaculatorie e stupidaggini nei templi e nelle assemblee, nelle camere e nei senati, e ingabbiano i recalcitranti… bravi! Ma ditemi come può essere motivo di disuguaglianza abitare in un luogo piuttosto che in un altro, credere in un'illusione piuttosto che in un’altra; non vi siete accorti, umani, che il pianeta è uno solo? E tra l’altro pure malandato, in seguito ai bistrattamenti subiti negli ultimi decenni? I mali che impediscono di prendere consapevolezza di abitare lo stesso luogo e di essere membri della stessa famiglia hanno un solo nome: ignoranza!

Ignoranza che poi diventa rapacità ed egoismo, conflitto fra individui e nazioni, disparità economica e razziale, divisione in classi, violenza verso gli “altri”, stupida arroganza di ritenersi nel bene. Da una parte una bisteccona sanguinolenta e dall’altra un minuto chicco di riso, da una parte la furbizia e dall’altra l’ingenuità, da una parte il valore aggiunto e dall’altra la carenza.

Osservando bene le cose, scopriamo però che… la Terra è rotonda... ci stiamo tutti dentro!


Paolo D'Arpini 

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bioregionalismo.treia@gmail.com


lunedì 26 novembre 2018

Stop TTIP Stop CETA - Lettera Aperta a Luigi Di Maio, Matteo Salvini, Michele Geraci


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All'attenzione degli on. Luigi Di Maio, Matteo Salvini, Michele Geraci

Il sottoscritto/a, cittadino/a italiana e sostenitore/ice della Campagna StopTTIP/StopCETA Italia, è venuto a conoscenza della prima riunione sui Trattati internazionali (dedicata al CETA Trattato UE - Canada) dellaTask Force con il sottosegretario Geraci, rappresentante del Governo presso il Mise (Ministero dello sviluppo economico).

La discussione incentrata sul tema delle Indicazioni Geografiche, la cui trattazione è stata affidata a soli tecnici della struttura del Ministero (gli stessi del precedente Governo notoriamente favorevole al CETA), ci fa pensare che altre 'manine' a proprio agio nei corridoi dello Sviluppo Economico stiano spingendo lontano dall'impegno assunto con gli elettori di bocciare il CETA per riaprire con la Commissione europea un confronto serio su struttura e priorità dei negoziati commerciali. La riunione si è conclusa con un sondaggio per alzata di mano fra i presenti su chi fosse favorevole o contrario al CETA.

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Con questa lettera voglio #Alzare anch'io la mano,
per ribadire la mia contrarietà a CETA, al TTIP e a tutti i trattati tossici.

Cosa chiedo a Voi che vi siete spesi tanto nel periodo pre-elettorale per #No Ceta #Non tratto?

Vi chiedo innanzitutto di intervenire decisamente su ogni trattativa segreta della Commissione Europea che miri a resuscitare il TTIP (Trattato UE-USA) con Trump, di fronte al tentativo degli USA di utilizzare il nuovo accordo commerciale stretto con Canada e Messico (USMCA, il nuovo NAFTA) come base per definire standard comuni per produzioni e consumo e per accelerare gli scambi con l'Europa, costi quel che costi per il nostro lavoro, il nostro ambiente e i nostri diritti. 

    Vi domando di esprimere il vostro NO alla ratifica del Ceta nel Parlamento italiano, ricordandovi la gravità dei Tribunali arbitrali ICS/ISDS,uno strumento che subordina ai profitti delle multinazionali la capacità dello Stato di emettere norme a protezione dei diritti dei cittadini, tenendo ben presente che lo stesso Canada li ha eliminati dal suo Trattato con gli USA.
    Vi chiedo impegno a rifiutare qualsiasi direttiva simile alla Bolkenstein che pregiudichi la capacità di Comuni e Regioni di regolare i servizi pubblici locali e i territori. Si vuole, infatti, imporre agli Enti locali, per quanto riguarda le proprie iniziative legislative, l'obbligo di notificarle preventivamente e di concertarle con la stessa Commissione.
    Vi invito a prendere un posizione a favore della tanto sbandierata sovranità nazionale sulle due prossime scadenze.
    La prima sarà in occasione del voto del 12 e 13 dicembre al Parlamento europeo sul Trattato di liberalizzazione commerciale tra Europa e Giappone senza che il Parlamento italiano abbia potuto dire nulla su quanto prevede.
    La seconda occasione avverrà successivamente, sempre in Parlamento europeo, sul trattato con Singapore e quello con il Vietnam, cui l'Italia ha purtroppo dato un primo via libera tecnico. Nessuna consultazione è stata predisposta né in Parlamento, né con la Task Force.
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On. Di Maio, on. Salvini, on. Geraci, è urgente che diate seguito il prima possibile alle vostre promesse elettorali ed esercitiate la responsabilità che richiede la vostra carica.

Vi chiedo di portare il CETA in Aula con ampio anticipo rispetto alle prossime consultazioni europee, in vista delle quali ulteriori promesse suonerebbero strumentali e di respingere l'ipotesi di procedere alla firma di altri Trattati che non garantiscono i diritti umani, il lavoro e l'ambiente, la stessa vita di noi cittadini.

Paolo D'Arpini - Coordinatore Rete Bioregionale Italiana 
Treia, 26 novembre 2018

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Comitato StopTTIP/Stop CETA 

L'importanza delle erbe selvatiche bioregionali per la salute ed il nutrimento psicofisico


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…sto riflettendo sul valore del riconoscimento delle piante selvatiche bioregionali e sull’apprendimento delle loro proprietà ed uso. Mi è tornato alla mente il lungo percorso di conoscenza compiuto da innumerevoli generazioni di ricercatori botanici ed esperti in medicine tradizionali, un percorso che a volte è durato millenni e si è svolto nel più semplice dei modi, attraverso un “dialogo” con le piante ed i continui esperimenti ed osservazioni sulle loro proprietà. Talvolta queste scoperte erboristiche hanno assunto anche la forma di analisi comparate tra gli influssi psichici e fisici che tali proprietà possono avere sui vari organi. 
Magari partendo dai collegamenti e somiglianze fra le cinque capacità percettive (i sensi) ed i cinque elementi che contribuiscono alla formazione degli organismi, corpo umano compreso. Ricordo molto bene, allorché mi avvicinai per la prima volta alla conoscenza delle piante, quelle descrizioni popolari che sancivano direttamente o indirettamente come l’aspetto delle piante e le loro qualità elementali, (percepite per mezzo dei sensi e della psiche) influissero specularmente sulle funzioni del corpo umano.
In natura tutto segue uno schema di corrispondenze. Potremmo affermare che ogni forma vivente assume aspetti psicosomatici che corrispondono alle qualità incarnate.
Questo fatto era noto sin dalla più remota antichità, all’uomo ed agli animali. Infatti confidando nella innata comprensione essi si curavano sentendo attrazione o repulsione per certe specifiche piante o alimenti.
Questa naturale pre-conoscenza è stata alquanto offuscata dal momento che l’uomo ha preferito seguire un metodo limitatamente scientifico che, essendo imperfetto data la natura stessa dei mezzi utilizzati, nel corso del tempo ha impedito la continuità di questa innata pre-conoscenza.
Pian piano l’uomo scientifico, per mezzo della sperimentazione in laboratorio, ha tentato di ricostruire un sistema di conoscenza che però –tutto ritorna infine- oggi si scopre sempre più affine alla conoscenza connaturata degli antichi. Con la differenza che la scienza farmacologica industriale utilizza quella ricerca popolare, selezionando alcune specifiche piante per poi ricavarne medicinali che vengono brevettati e posti in vendita a prezzi altissimi, con la sola aggiunta di uno o due eccipienti a tutela del proprio brevetto. Compiendo così un vero e proprio atto di “bio-pirateria” sia intellettuale che materiale.
Ma il viaggio a ritroso verso la riscoperta di ciò che era ovvio empiricamente può almeno essere confermato dalla analisi scientifico-medica. Una pietra miliare di questa riscoperta è la individuazione degli oligo-elementi le cui tracce sono presenti ovunque nel regno vegetale ed animale. Un’importante parte in questo processo di identificazione fu compiuto dal bolognese Meneghini che nel 1745, in pieno secolo dei Lumi, scoprì la presenza di ferro nel sangue umano. Poi nel 1775 Schelle individuò il manganese nelle ceneri vegetali e da allora la lista degli oligo-elementi non ha fatto altro che crescere. Nell’uomo ne sono stati individuati una ventina, essi risultano indispensabili all’equilibrio fisiologico ed ogni carenza in uno di questi comporta manifestazioni patologiche più o meno gravi.
“L’organismo appare come un tipo di oligarchia in cui un’enorme massa di elementi passivi è dominata da un piccolo numero di elementi catalizzatori” (Gabriel Bertrand)  Gli oligo-elementi infatti presiedono agli indispensabili processi catalitici degli scambi di cui il nostro organismo è la sede permanente.  Da ciò si può intuire l’importanza degli oligo-elementi  nei fenomeni biologici avvalorata dalle funzioni vitaminiche ad essi collegati.
Ma torniamo alla conoscenza che ha consentito agli esseri viventi il mantenimento della struttura psicofisica in euritmia.
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E qui dobbiamo iniziare un discorso che avrebbe dell’eretico se volessimo ragionare solo in termini di analisi scientifica. Nell’antichità –sotto forma di proverbi e detti popolari- sono stati tramandati alcuni “segreti” sulle qualità delle piante, Purtroppo in Europa in seguito alla grande persecuzione legata all’oscurantismo religioso molti di questi segreti e parecchi liberi pensatori finirono in cenere… Perciò molti “saperi” scomparvero o vennero travisati e contorti. Ciononostante in varie parti del mondo restò la preveggenza, sia a livello istintuale sciamanico (come nel caso delle tribù primitive dell’Amazzonia che conoscono tutte le qualità delle loro piante) sia a livello di tradizioni popolari più o meno  valide. In questo contesto si inserisce la  classificazione delle piante e delle loro qualità sulla base del colore, del sapore e della forma…
Questa descrizione psicosomatica –ad esempio- è tutt’ora eseguita nel sistema integrato cinese in cui psiche e natura sono considerate strettamente interconnesse. Questi stessi aspetti sono per altro utilissimi nell’individuazione delle carenze di oligo-elementi.
Altrettanto valida è anche la macrobiotica ma tali conoscenze non scarseggiano nemmeno nella tradizione erboristica nostrana. Secondo la tradizione popolare la forma il colore ed anche il sapore delle piante che spontaneamente crescono nella propria bioregione di appartenenza sono correlati ed interagiscono con gli organi cui esse corrispondono. Ad esempio la noce, che assomiglia al cervello umano, è correlata ed influisce positivamente con questo organo. Oppure la coda cavallina (che ricorda la coda dell’equino) è raccomandata per le carenze di minerali. Poi scopriamo che le foglie della polmonaria (somiglianti visivamente a questi organi) vengono raccomandate dai contadini come anti-asmatico, oppure lo stramonio (una pianta psicotropa detta anche erba del diavolo) con i suoi fiori osceni e cavernosi è abbinato ai mali della psiche… Insomma tutto corrisponde al tutto e per essere in buona salute gli organi del corpo umano debbono mantenere un equilibrio funzionale interno e rapportarsi armonicamente gli uni con gli altri e perciò si dice che la forma, il colore ed il sapore delle piante rimandano all’organo sul quale agiscono.
Nella tradizione cinese si fa un preciso  riferimento ai colori ed agli organi. I cibi di colore verde sono collegati al fegato (legno), quelli di colore rosso agiscono sul cuore e sulla vista (fuoco), i gialli (terra) su stomaco, milza e pancreas, i bianchi (metallo) sui polmoni ed infine quelli blu scuro o nero (acqua) espletano un’azione sui reni. Ed anche i sapori hanno  una forte influenza sulle funzioni fisiologiche. Il sapore acido è astringente quindi in grado di sciogliere i blocchi che ostruiscono la circolazione dei liquidi interni. Il dolce rilassa, armonizza e porta energia. Il piccante mobilizza l’energia, esteriorizza i liquidi ed è considerato ottimo contro le malattie da raffreddamento. Il salato è emolliente, scioglie noduli e masse.
Questo è solo un piccolo input per approfondire la memoria spontanea di ciò che è sempre stato e sempre sarà. Quella conoscenza –o pre-conoscenza- che consente spontaneamente alla vita di procedere per il suo giusto verso.
Termino con una definizione sul significato di “catalizzatore”. Secondo Polonovsky “i catalizzatori sono sostanze che con la loro semplice presenza, senza alcuna partecipazione attiva, causano reazione che senza di loro non si sarebbero prodotte..”
Paolo D’Arpini
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