domenica 18 novembre 2018

Il futuro umano è africano... comunque vada


Immagine correlata

Nel 2100 è previsto che il 40% degli abitanti della terra sia africano, nel 2040 l’Africa sarà la più grande forza lavoro giovanile, in Africa vive il 17% della popolazione del nostro Pianeta con solo il 3% del PIL totale, nella parte subsahariana del continente 89 milioni di bambini non completano le scuole primarie, il 60 % della popolazione non dispone di acqua potabile. 

Basterebbero questi dati per fare comprendere quanto complesso sia il sistema Africa, quali le potenzialità ed al tempo stesso quali i limiti attuali di un intero continente. 

A Roma attualmente è visibile e godibile una mostra su questo tema allestita da ENI presso il MAXXI.E’ significativo che sia ENI ad organizzarla ricordando che oltre 60 anni fa il suo presidente di allora Enrico Mattei lanciò di fatto il progetto Africa coinvolgendo il paese produttore, l’Egitto, attraverso un contratto, negli utili delle risorse petrolifere estratte da suolo egiziano: una vera rivoluzione del tempo. Quella sensibilità di Mattei ,da qualcuno etichettata Africa per l’Africa non ha avuto il successo che meritava, se la situazione è quella di oggi. Ma la mostra, realizzata con tecniche assolutamente innovative-no foto, no video, solo design data visualization- attraverso la storia apre alla 10 speranza per questo continente con i dati e le prospettive di una crescente disponibilità di energia in tutte le sue forme, anche quelle basate su fonti rinnovabili. 

L’accesso ai servizi energetici moderni è fondamentale per promuovere diritti, per l’inclusione sociale, come garanzia di una vita dignitosa. Gli investimenti in questa direzione avranno due effetti benefici primari: portare qualità della vita dove non c’è e mettere le basi per sviluppi economici futuri capaci di premiare chi ha investito.

Luigi Campanella

Immagine correlata
(Fonte: A.K. Informa N. 45)



................................................



Mio commentino: 
“Il futuro umano è africano anche per altri motivi... ad esempio se l'antagonismo fra oriente ed occidente arrivasse ad un climax irreversibile, ovvero scoppiasse una guerra nucleare, tutte le nazioni “civilizzate” sarebbero distrutte. Dallo sfacelo si salverebbe molto probabilmente l'Africa, perché non coinvolta direttamente nella guerra, ed a quel punto la civiltà umana (se così ancora potrà chiamarsi) ricomincerà un'altra volta da lì...” (Paolo D'Arpini)



venerdì 16 novembre 2018

Zodiaco matristico bioregionale. Quando gli archetipi, come le lune, erano 13...


Risultati immagini per Zodiaco matristico bioregionale. Quando gli archetipi, come le lune, erano 13...
Archetipi. Come far entrare il 13 nel 12? E’ chiaro… ed allo stesso tempo è anche oscuro.
Cerchiamo di vedere in che modo percepire gli originali 13 archetipi lunari negli attuali 12 solari. Di primo acchito sembra un’operazione impossibile, dal punto di vista matematico non c’entrano. Eppure questo processo è avvenuto, attraverso uno scioglimento lento e persino doloroso sino ad ottenere, stiracchiando ed oscurando, una quadra. Per migliaia e migliaia di anni l’uomo ha contato in lune, compiendo un percorso circolare segnato da tappe stagionali in progressivo mutamento, ed ogni luna rappresentava un archetipo, e questi archetipi erano 13 come le 13 lune che sono contenute in un calendario lunare (com’è quello cinese, ad esempio). E’ andata bene così per tutto il periodo matristico poi con il subentrare del periodo patriarcale, con l’accumulo delle risorse, con la necessità di un computo del tempo agevole e logico, è subentrata la suddivisione dell’anno in dodici mesi, in cui l’anno è calcolato per avere un inizio ed una fine, linearmente.
Si è assestato tutto in suddivisioni precise: 4 stagioni di tre mesi ciascuna. Dalle 4 stagioni sorgono le 8 direzioni mediane, segnalate nell’I Ching come i Trigrammi di base, e poi altre 4 ulteriori posizione intermedie aggiunte per arrivare alle dodici desiderate. Però, come dice Chuang Tzu, c’è differenza fra la spontaneità del Tao e l’attenersi alla via di mezzo. Stare a metà strada fra il valore e la mancanza di valore (qui inteso come ragionevole saggezza) sembra una buona posizione, in realtà non lo è, non ci si potrà mai districare dai guai del ragionamento e dello stare in bilico. Egli disse: “Nel caso del corpo, è meglio lasciarlo andare insieme con le cose. Nel caso delle emozioni, è meglio lasciarle seguire i propri desideri. Andando assieme con le cose eviti di diventare qualcosa separata da esse. Lasciando che le emozioni seguano i loro desideri, eviti la stanchezza”.
Nell’anno del calendario lunare delle 13 lune si potrebbero osservare dei passaggi interconnessi, addirittura un po’ confusi, come avviene nella vita di ognuno in cui il passaggio del tempo è una sorta di continuum in cui le mutazioni sono gradienti impercettibili, in un movimento di variabilità cicliche.
Dovremmo considerare e valutare il tempo, considerandolo momento per momento, come nell’antica visione taoista che lo compara ad un fiume, che sorge e sfocia, sempre uguale e sempre diverso. All’inverso il riconoscimento dei 12 archetipi all’interno dell’anno solare risponde all’esigenza di un computo matematico del tempo in forma lineare ed utilitaristica. Ed ora non riusciamo più con la nostra mente logica a percepire, tantomeno comprendere, lo svolgersi dei 13 archetipi originari antecedenti. 13 soste o punti di osservazione di uno stesso cammino, in cui il primo passo comprende anche l’ultimo. 13 momenti emozionali in un exursus analogico, denso di immagini e profumi e colori e meraviglia.
Come possiamo osare attingere alla memoria ancestrale, al cerchio della luna, senza sentire che ci viene a mancare la ragione, che le sicurezze alle quali ci siamo avvezzati (per pigrizia e comodità) vengono meno….?
Eppure i 13 archetipi lunari stanno lì, dentro la nostra storia, un po’ come la tredicesima tribù scomparsa di Israele. Scomparsa o dimenticata, scomparsa od integrata per convenienza di ragionamento? Così anche il tredicesimo archetipo mancante non è andato “perduto” è lì presente negli altri dodici “costituiti”.
Ma qualcosa resta anche in superficie. Ad esempio la ricorrenza della Pasqua, sia cristiana che ebraica, che viene celebrata considerando le lune. E la stessa cosa avviene nel calendario cinese per quel che riguarda l’inizio della Primavera (che più avanti esamineremo meglio). Questo significa che la memoria di una individuazione deve rispecchiare la pariteticità dell’evento ricordato che non può essere estraniato dalla condizione in cui l’evento stesso si è manifestato. Altrimenti la commemorazione è fallace, manca di sentimento, poiché cerca di integrare quel che è dispari con quel che è pari.
Non si può conservare ciò che è intuibile facendolo diventare riproducibile. E nel Libro dei Mutamenti si fa un chiaro riferimento all’imperfezione della “copia”. La copia non è mai l’originale. La copia è una riproduzione speculativa, una semplice proiezione. L’originale è.  La copia diviene.
Tornando al posizionamento dei 13 archetipi lunari ed al loro possibile riconoscimento all’interno dei 12 solari, possiamo solo tentare la via dell’evanescenza: “tra e tra”. Tanto per cominciare vediamo come è avvenuto il passaggio dai 13 ai 12. La mutazione può farsi risalire a tempi antichissimi, quasi mitici, forse avvenne nell’anno 2637 a.C., per la volontà dell’imperatore Huang Ti, il quale stabilì il calendario perpetuo tutt’ora in vigore che, pur mantenendo una composizione di 13 lune, fu integrato nei dodici mesi solari. Altro momento cruciale della trasposizione potrebbe essere quello di un editto imperiale del 140 a.C in cui fu sancito che l’inizio dell’anno agricolo era comunque fissato per il 5 febbraio. Per completare un anno lunare debbono trascorrere 13 noviluni, e l’editto definì il nuovo inizio con la tredicesima luna nuova posta nel mese della Tigre (il nostro Acquario), che va dal 21 gennaio al 20 febbraio, e il giorno 5 febbraio è intermedio. Sorse così l’usanza di calcolare se la tredicesima luna si manifesta prima o dopo quella data, il che dà una diversa valenza alla qualità dell’anno. Se il 13° novilunio avviene prima del 5 febbraio l’anno si definisce “cieco” poiché non vede la primavera. Ad ogni modo ognuna di queste considerazione e spiegazioni è solo una forma di aggiustamento, una concessione al tentativo di coniugare l’imponderabile con il ponderabile, il logico con l’illogico, il mistero con l’utile.
Può avere il paradosso una spiegazione?
Per questo nel tentativo di evocare ciò che è inesprimibile occorre andare a fiuto. Né avanti né indietro, né a destra né a sinistra, la cosa è lì, nell’aria: “fluttua”. Si sa che c’è ma appena si pensa di averla individuata, oggettivata, diviene immediatamente una “copia”. Una descrizione.
Infatti anche se affermassimo che il Tao è “puro essere e consapevolezza” l’abbiamo immediatamente ridotto in un sistema differenziale. Perciò al massimo può dirsi che esso è aldilà dell’essere e del non essere, del consapevole e dell’inconsapevole. O quel che avremmo descritto, come diceva Lao Tzu, non sarebbe il vero Tao.
Ma nel tentativo di “avvicinarci” e di sostare alla sua sponda dobbiamo ricorrere allo specchio della descrizione mentale in successione. Perciò se -come affermavo prima- il Tao è puro essere e consapevolezza, il suo svolgimento così si manifesta:
dalla coscienza sorge l’esistenza, dall’identità viene il riconoscimento, con il distinguere nasce il separare, qualificare comporta emozioni e pensieri, e la scelta conduce all’uso. Insomma l’essere consente l’esistere e l’esistere consente le forme ed i nomi nello svolgimento dello spazio tempo. Ma il Tao è in ogni fase, in quanto consapevole presenza, è nel qui ed ora e non cercandolo nel passato o nel futuro. 
Paolo D'Arpini


Il bioregionalismo ed il ritorno alla terra


Risultati immagini per Il ritorno alla terra

Riguardo al ritorno alla terra  in poche parole direi che il giusto sta nel mezzo e che bisogna considerare vari fattori: economici (purtroppo sono quelli che condizionano di più il tutto), ma anche sociali, politici, pratici e anche spirituali?

Perché i prodotti dell'agricoltura, nei paesi in cui vige il benessere materiale, hanno perso sempre più valore a scapito di altri beni, sempre materiali, che ne hanno acquistato uno sempre maggiore e penso prima di tutto, a quelli tecnologici, beni che richiedono un consumo di altri beni (territorio, energia) sempre maggiori. 

Da qui la diminuzione dei campi lasciati incolti, tenuti come pascoli, coltivati a cereali od orticole e frutta.
Del resto, la frutta e i pomodori, tanto per fare esempi eclatanti, ogni anno vengono distrutti o lasciati marcire sulle piante perché, per questo benedetto (maledetto) mercato il gioco non vale la candela, la raccolta e il trasporto non vengono ripagati dal ricavato. Vengono invece impiegati terreni ex agricoli, per impiantare pannelli fotovoltaici o coltivare colza. Lasciamo perdere il discorso degli allevamenti intensivi.
Quando è iniziata la meccanizzazione del lavoro ed ora l'informatizzazione sarebbe diminuita la necessità di lavorare fisicamente (ed anche temporalmente) invece più o meno si lavora come prima e quindi è necessario produrre beni per far lavorare persone e quindi altre persone devono essere incentivate ad acquistare questi beni, poi c'è la globalizzazione, scarpe prodotte nel terzo mondo che costano meno di quelle prodotte in Italia e quindi altra sottrazione di lavoro per noi... insomma è un casino.
Comunque ritorniamo al discorso iniziale: i prodotti agricoli, tranne qualche prodotto particolare costano sempre meno in proporzione, da cui l'abbandono del mestiere del contadino tradizionale.

Risultati immagini per Il ritorno alla terra

Di contro si sta sviluppando una nuova figura di "contadino alternativo" che ha con la terra un rapporto di amicizia, di amore e complice il fatto di un desiderio di ritornare ad una vita in sintonia con la natura, vorrebbero vivere in semplicità, dei frutti del loro lavoro, svolto con cura, ma in quantità modeste, senza dover affrontare la moltitudine di balzelli burocratici e pseudo sanitari, quando questi produttori produrrebbero come si faceva in casa una volta o poco più e con la stessa cura che utilizzerebbero per produrre per sé.
Secondo me c'è lo spazio per l'uno e per l'altro e ce ne sarà sempre più, in questo momento di crisi e nella eventuale ulteriore crisi futura dovuta all'impoverimento delle riserve di combustibili fossili e di altre fonti energetiche non rinnovabili. 
Il cibo diventerà un bene, ritornerà anzi, un bene IMPORTANTE, al quale dare il giusto valore, anche in funzione di un recupero di uno stato di benessere inteso proprio come salute del genere umano che per troppo tempo si è "accontentato" di cibarsi di prodotti ottenuti da terreni impoveriti e contaminati da prodotti tossici, da liquami, con un'aria e piogge piene di gas di scarico, di fumi di fabbriche e di riscaldamenti domestici, da animali allevati in condizioni stressanti, al limite della sopravvivenza, che non sopravvivono se non riempiti di antibiotici.
Se torniamo ad un'alimentazione naturale, basata principalmente sui prodotti della terra, avremmo tutti da mangiare e senza bisogno di ricorrere a tante sostanze di sintesi.
In questo mondo il mestiere del contadino potrebbe diventare quello più importante e ben pagato o comunque tale da dare a tanti piccoli operatori da che vivere più che dignitosamente, senza bisogno da parte delle Asl di fare tanti controlli.
Caterina Regazzi 
Risultati immagini per caterina nell'orto di treia
Referente per agricoltura e zootecnia della Rete Bioregionale Italiana

giovedì 15 novembre 2018

Scuola evolutiva bioregionale della Comunità Nuovo Mondo di Arcevia - Incontro con Giorgio Degasperi del 18 novembre 2018


Risultati immagini per Piticchio di arcevia comunità nuovo mondo

La visione di un altro modello sociale - Laboratorio creativo di scuola evolutiva sociale - Domenica 18 Novembre 2018, dalle 10.00 alle 18.00 presso Coop. La Terra e il Cielo - Piticchio di Arcevia

Mentre i gruppi tematici della Comunità stanno lavorando su temi pratici, come l'avvio di una fattoria modello, e si stanno formando e incontrando i gruppi locali, riprendiamo anche gli incontri della Scuola evolutiva comunitaria, con l'aiuto di Giorgio Degasperi, che ci condurrà a far emergere le diverse visioni individuali che sono presenti fra i partecipanti, per farle convivere e convergere in una visione sociale partecipata e condivisa, che contenga i sogni e bisogni espressi dai partecipanti e mostri come realizzarli, all'interno della visione generale e delle pratiche della CNM e nella vita pratica di ognuno.
L'incontro è aperto ad amici, simpatizzanti e persone che vogliono entrare in contatto con la Comunità. 

PROGRAMMA 18 novembre 2018
10.30 - 13.00 Sessione di Eucrazia, cerchio di consapevolezza sul modello comunitario e sui sistemi sociali
13.00 - 14.30 Pranzo condiviso con l'apporto di tutti i partecipanti e convivialità
14.30 - 16.00 World Cafè, una metodologia di creazione collettiva di contenuti progettuali
16.00 - 17.00 Restituzione e linee programmatiche di realizzazione contenuti progettuali
17.00 - 18.00 Le attualità di periodo della Comunità nuovo mondo e chiusura insieme dell'incontro
La giornata con Giorgio è divisa in due momenti tra loro necessariamente collegati e un finale:
Prima parte
Eucrazia è un incontro a cerchio che, in maniera interattiva, intende riflettere sui modelli sottostanti ogni forma di organizzazione comunitaria intesa come sistema sociale complesso.
Il dialogo che scaturisce dalla forma interattiva permette ai partecipanti di misurarsi sul grado di consapevolezza che comporta l'essere parte di un movimento di transizione, inoltre, il particolare effetto di rispecchiamento, comporta che questo tipo di incontro susciti la focalizzazione di quelli che sono i temi più urgenti per ognuno dei partecipanti, in modo da poter prendere una posizione creativa nel processo di creazione del gruppo.
Il cerchio di Eucrazia lungi dal voler solo indagare il piano ideale e utopico della transizione è anche un modo per far emergere ciò che occorre mettere sul tavolo ogni volta che si tratta di passare da un livello istituente a un livello istituito, dalla teoria alla pratica.
Il tutto in un atmosfera di convivialità e di giocoso stupore
Seconda parte
Il World Café è un metodo semplice ed efficace nel dar vita a conversazioni informali, vivaci e costruttive, su questioni e temi che riguardano la vita di un'organizzazione o di una comunità. Particolarmente utile per stimolare la creatività e la partecipazione ed l'empowerment sociale.
Per questo momento, per la divisione in gruppi dei presenti, occorrono 4-5 tavoli con relative sedie, delle tovaglie di carta bianca su cui sia possibile scrivere, pennarelli medi di vari colori, nastro adesivo di carta, termos con caffè e/o tè, bevande varie, biscotti o altri stuzzichini, si consiglia di portarsi da casa il proprio bicchiere/tazza. (è vietato fumare). Nel nostro specifico caso il world cafè avrà come tematiche quelle emerse durante l'incontro di Eucrazia del mattino.
Finale
Restituzione dei contributi del world cafè e dell'esperienza di Eucrazia
Chiusura
Attualità di periodo della CNM e prossimi passi. Chiusura insieme della giornata
Giorgio Degasperi (1963), mi presento... per quasi 20 anni mi sono occupato di teatro comunitario, facendo parte di progetti che avevano come obiettivo la creazione di momenti in cui le persone potessero riattivare il senso di appartenenza e di identità, tenendo sempre lo sguardo verso un principio di profondo umanesimo. In questo modo ho potuto incontrare realtà sia italiane che nel resto del mondo (dall'Africa al sud America, e in particolar modo nell'ex-Jugoslavia).
A partire da questa profonda esperienza umana e artistica ho poi frequentato la Scuola di Sviluppo di Comunità "Metodi" di Milano e ho partecipato a diversi seminari di Psicodramma.
Buona parte della mia visione è confluita nel progetto Eucrazia che dal 2012 ho praticato in una ottantina di incontri in tutta Italia. Ad oggi seguo progetti di mediazione e di sviluppo di comunità con una nuova proposta che ho scelto di intitolare "Il Riflettente".
Per finire, sento di essere parte di questo momento di grande trasformazione sociale e culturale in cui va approfondito e favorito un cambio di paradigma che rimetta al centro un principio di umanità che ha radici antiche ma che oggi va rimodellato in relazione ai grandi cambiamenti sociali occorsi negli ultimi decenni.
A chi partecipa per la prima volta è consigliato di leggere il documento base della Comunità nuovo mondo, la sua Carta costituzionale:
https://socialbusinessworld.org/…/carta-costituzionale-comu…
ASPETTI ORGANIZZATIVI
PRANZO. Condiviso: ognuno porta qualcosa. Preferibilmente alimenti biologici o naturali, certificati o non certificati.
REGISTRAZIONE. Per una buona riuscita di questa scuola è necessario contenere le presenze ad un massimo di 25. Per cui occorre registrarsi.
COSTI. L'evento è gratuito, ma si creerà un fondo cassa per le spese del relatore e facilitatore e dei materiali necessari, con un contributo liberale minimo di 10 euro a testa
BAMBINI. In autogestione da parte dei genitori. Se avete altre esigenze, per poter partecipare meglio all'incontro, vi preghiamo di esprimerle.
Loris Asoli 

Risultati immagini per Loris Asoli

INDICAZIONI PER RAGGIUNGERE IL LUOGO
Uscendo dall'autostrada a Senigallia, andare a sinistra verso Arcevia. Proseguire per circa 30 chilometri fino all'insegna stradale di Borgo Emilio. Girare a destra dopo 50 metri, in corrispondenza di due piccole querce, entrando in una piccola zona artigianale. Ancora 100 metri e sulla destra c'è la sede della cooperativa La Terra e il Cielo, presso cui si tiene l'evento, mentre a sinistra c'è un ampio parcheggio. Chi viene dall'altra direzione, da Arcevia, va in direzione Senigallia, dopo circa 7 km. da Arcevia, supera l'indicazione di girare a sinistra per Piticchio e dopo poco trova l'insegna Borgo Emilio. Gira subito nella strada sulla sinistra. Al termine della discesina, sulla sinistra c'è la sede dell'incontro e sulla destra il parcheggio.

Luogo: Sede Cooperativa agricola biologica "La terra e il cielo" - Arcevia fraz. Piticchio Zona PIP 229
INFO. Per ogni informazione e per comunicare le vostre esigenze: comunitanuovomondo@gmail.com



martedì 13 novembre 2018

L'alimentazione bioregionale aiuta l'olfatto, l'estetica e la sessualità...

Risultati immagini per olfatto, l'estetica e la sessualità...
L’olfatto, si sa, è il primo senso che si è sviluppato negli esseri viventi. Attraverso l’olfatto, più che per mezzo degli altri sensi, gli animali sono in grado di riconoscere il mondo che li circonda, la loro vita è tutta una mappa di odori. Ovviamente è stato così anche per l’uomo, soprattutto fino all’avvento della società industriale che con i suoi forti olezzi ha tarpato ed ottenebrato la capacità olfattive dell’uomo.
L’olfatto si è insomma "addormentato" nella nostra specie, allo stesso modo in cui quando siamo sottoposti ad un rumore assordante e continuo tendiamo a cancellarlo dall’attenzione consapevole corrente.
Evidentemente la situazione olfattiva cominciava ad essere già alquanto drammatica se consideriamo la scoperta fatta a Creta, dove furono trovati residui attestanti la lavorazione in serie di varie erbe e fiori, cocci di calderoni, pollini, tracce di olio e di essenze già pronte. Ma perché proprio a Creta in mezzo al mare Egeo fu installato questo laboratorio? Probabilmente i commerci delle essenze profumate erano diretti a tutte le aree costiere del Mediterraneo, un po’ come avvenne per le famose ceramiche di Samo rinvenute in tutto il mondo allora conosciuto. La risposta del perché fosse così importante la fornitura di profumi in un’area marinara può venire oggi dalla moderna ricerca sull’interazione fra cibo e odori corporali.
L’ebbrezza che si prova annusando una folata d’aria impregnata di resina o di sandalo, l’odore forte del muschio, della mirra o dell’incenso che brucia è un’emozione antica che ha eccitato la fantasia di milioni di persone. Anche deodorare il corpo dalle esalazioni indesiderate è un’usanza antichissima, che veniva praticata non solo per i cadaveri, imbalsamati e resi più "gradevoli" all’olfatto con oli essenziali prima di essere inumati o cremati, ma anche per i "viventi" di questo mondo e soprattutto per coloro che svolgevano attività di carattere sociale: i sacerdoti, i governanti, le cortigiane, etc.
Risultati immagini per olfatto, l'estetica e la sessualità...
Recentemente alcuni esteti e psicologi stanno cercando di rivalutare l’odore naturale dell’uomo ("naturale" intendi bene..), definendolo un termometro della psiche in grado di rivelare parecchi messaggi interiori. Difatti l’effusione è il primo messaggio, come abbiamo già detto, che ci comunica sia lo stato di salute fisica sia la condizione mentale in cui ci si trova. Ciò è vero anche per i cosiddetti "richiami sessuali" che vengono coscientemente od inconsciamente percepiti e che condizionano le nostre scelte amorose…. E questo anche nella produzione del testosterone e del  mestruo, odori che purtroppo oggi vengono considerati "puzza" e si tenta di debellarli in ogni modo.
Nell’antichità uno dei "deodoranti" naturali (utilizzato ancora oggi dagli aborigeni e dai naturisti) è l’argilla, di cui tutto il corpo viene cosparso per l’assorbimento delle esalazioni fisiologiche, l’argilla ha anche un’alta funzione detergente, difatti cospargendo il corpo di terra argillosa, ed aspettando qualche tempo prima di risciacquarsi, aiuta il corpo a liberarsi dalle scorie accumulate responsabili della cattiva traspirazione epidermica. Ma usare la creta od altri impiastri di erbe e fiori per cancellare l’inaccettabile "fetore" serve a poco quando ci si mette di mezzo la genetica...
Ma - dico io - l’uomo è soprattutto ciò di cui si nutre, ecco la verità! E le sue feci, le sue urine, il suo sudore testimoniano ciò. Questa è stata anche la mia esperienza personale, ad esempio le feci di animali erbivori non sono mai fetide, la cacca di cavallo, mucca, capra, pecora, etc. sia fresca che disseccata non emana mai cattivo odore mentre le deiezioni di cani, gatti ed altri carnivori è risaputo che puzzano tremendamente. Ciò vale anche per l’homo sapiens, a seconda del suo metodo alimentare le "emanazioni" assumono il corrispondente odore. La chiave alimentare, secondo me, è l’unica a poter risolvere anche l’accumulo di "malformazioni genetiche che - affermano i genetisti inglesi - sono la causa del malfunzionamento traspirativi, dovuto alla non espulsione di certe tossine per vie ordinarie che poi il corpo in qualche modo elimina come può attraverso la traspirazione".

I risultati li conosciamo bene!

"Il deodorante non basta più – affermano i genetisti - quando ci si mettono di mezzo i geni…" - Lo rivela un gruppo di scienziati inglesi del St. Mary Hospital - "La sostanza incriminata è la trimetilamina un sottoprodotto della digestione che odora di pesce marcio o di carne putrida…".
È quindi la trimetilamina la responsabile dei tremendi complessi d’inferiorità che affliggono parecchi esseri umani? C’è però da considerare che, nelle analisi di laboratorio effettuate nel centro d’igiene inglese, il prof. Robert Smith che guida le ricerche sul gene della "puzza" ha riscontrato che la maggior parte degli esaminati, 176 persone, odoravano per semplice mancanza d’igiene mentre solo 11 erano affetti dalla sindrome da trimetilamina.
"A questo punto – ha concluso lo stesso Smith – in attesa di poter compiere un intervento genetico risolutore, al momento troppo aldilà della nostra scienza, basterà eliminare quei cibi che nella digestione produco più trimetilamina, cioè: pesci, carni molli, frattaglie, interiora, etc". Ecco quindi che anche la genetica viene in aiuto alla dietetica bioregionale e vegetariana e ci spiega (forse) come mai a Creta, un’isola impegnata in commerci marittimi, fosse sorto quel primo laboratorio di profumeria… Con tutto il pesce che si mangiavano i nostri padri mediterranei (basta ricordare il garum, la famosa salsa tuttofare di Greci e Romani, ottenuta dalla macerazione sotto sale del pesce) figuriamoci come sentissero la necessità di depurarsi dalla puzza…
Indirettamente il consiglio del prof. Smith va incontro alla mia tesi. Perciò i mangiatori di carne son avvisati. A loro servirà poco gonfiare le saccocce dei vari profumieri, mentre sarebbe sufficiente cambiar dieta alimentare, consumando esclusivamente alimenti consoni all'ecologia umana, ovvero tutto ciò che cresce nella propria bioregione di appartenenza e che giunge a maturazione nella dovuta stagione. Infatti allorché si rispetta la propria natura (noi umani siamo frugivori) ogni problema di salute è risolto.

Paolo D'Arpini


lunedì 12 novembre 2018

Firma anche tu per fermare la crescita dei consumi e dell'economia finanziariaria

"L'economia può crescere all'infinito? 238 scienziati hanno un'idea migliore e ci stiamo unendo a loro. Ecco 4 cose che l'Ue può fare per il benessere di molti, smettendo di inseguire ciecamente una crescita folle, che alimenta i ricchi e distrugge il pianeta!"

Risultati immagini per fermare la crescita economica e finanziaria

“Crescita, crescita, crescita”: probabilmente riconosci in queste parole il mantra di politici ed economisti di tutto il mondo. In realtà, una crescita eccessiva non crea benessere né migliori condizioni per coloro che ne hanno più bisogno, anzi! Rende i ricchi ancora più ricchi e distrugge il pianeta. Negli ultimi quarant'anni, l'1% delle persone più ricche ha intercettato oltre il 25% della crescita economica mondiale, mentre il cittadino europeo medio non ha praticamente registrato alcun aumento del proprio reddito reale. [1]

La scienza dice: la prosperità senza crescita eccessiva è possibile! Alcuni scienziati vogliono far sapere ai leader europei che è possibile scegliere il benessere per tutti invece di una crescita per chi è già straricco. Unisciti ai 238 economisti e chiedi ai politici dell'Ue di migliorare significativamente la distribuzione della ricchezza, invece che perseguire una crescita eccessiva su un pianeta a risorse limitate. [2]
Molto presto avrà luogo a Vienna una grande conferenza europea sulla "crescita in transizione". È un evento di grande rilievo per la Presidenza austriaca del Consiglio dell'Unione europea. Alla conferenza, gli scienziati consegneranno la loro lettera in cui chiedono di porre fine alla dipendenza europea dalla crescita a Frans Timmermans, la seconda persona più importante della Commissione europea. Timmermans spera, l'anno prossimo, di diventare Presidente della Commissione Ue. Deve sapere che gli europei non lo sosterranno se non riuscirà a difendere la nostra prosperità e non si impegnerà a sbarazzarsi del feticcio della "crescita".

Una crescita eccessiva non offre alle persone gli impieghi che vorrebbero. La crescita, vista in questa prospettiva, egoista e avida, sta portando le persone e il pianeta all'esaurimento. Dobbiamo smettere di sacrificare l'ambiente e le persone sull'altare della crescita del PIL: smettere di distruggere foreste, inquinare la nostra terra e l'acqua, allungare i tempi di lavoro e smantellare le tutele sociali.

La soluzione dei problemi sociali non richiede più crescita: anche una semplice e più equa redistribuzione della ricchezza che abbiamo già può raddoppiare il reddito del 50% più povero della popolazione entro il 2050. [3] Un'equità più radicale potrebbe sradicare del tutto la povertà.

Gli scienziati hanno elaborato 4 misure immediate e concrete in grado di allontanare l'Europa dalla crescita eccessiva e garantire benessere, occupazione e stabilità per tutti noi. EEB, la più antica e più grande rete ambientale non governativa dell'Ue e un importante sindacato hanno già aderito alla loro petizione. Abbandonare il feticcio della crescita a tutti i costi è nell'interesse di tutti: dai lavoratori agli ambientalisti. Fa' sì che Timmermans sappia che anche i cittadini europei vogliono lasciarsi alle spalle la crescita eccessiva.

La lettera di 238 economisti e scienziati in ambito naturale e sociale, è stata pubblicata su decine di testate in tutta Europa, un giorno prima di uno storico incontro al Parlamento europeo. [4] Il mese scorso, non meno di cinque diversi gruppi politici hanno organizzato una grande conferenza su come si possa ottenere un futuro positivo post-crescita. In quell'occasione la lettera ha ricevuto il sostegno ufficiale dell'ACV, il più grande sindacato del Belgio, che conta 1,7 milioni di iscritti, oltre a quello di parlamentari, ambientalisti e organizzazioni giovanili.
A Vienna vogliamo che Frans Timmermans si impegni sulle richieste avanzate nella lettera. Con le nostre firme, scienziati, ambientalisti e sindacalisti avranno un argomento in più per convincerlo!

La nostra comunità si è impegnata in dozzine di efficaci mobilitazioni contro aziende e governi per proteggere il nostro ambiente e migliorare le condizioni di lavoro, ma lottare da soli non basta! Dobbiamo obbligare i politici a cambiare totalmente forma mentale rispetto all'economia e all'ambiente. In fondo, non c'è lavoro su un pianeta che muore.

Grazie!
Virginia, Marta e tutta la squadra di WeMove.EU

Risultati immagini per fermare la crescita economica e finanziaria

domenica 11 novembre 2018

La sopravvivenza necessaria, ultima ratio

Risultati immagini per sopravvivenza

L’esistenza è fatta di cose semplici e tutto sommato accessibili a tutti i viventi: cibo, aria, acqua, soddisfazione dei bisogni fisiologici, riparo, socializzazione, procreazione… Ma in questo momento storico la virtualizzazione ha raggiunto livelli altissimi di astrazione dal vissuto quotidiano e dalle reali necessità. La vita è diventata quasi un grande ”game” alla Nirvana. Quando arriverà la Grande Crisi? Quella finale?
La dura realtà fatta di cose concrete spazzerà le nebbie dell’immaginario e del sogno ad occhi aperti.
Politica, finanza, potere, ricchezza… tutta immondizia più sporca di quella che si accumula nelle strade di Napoli, di Calcutta, del Cairo, di Buenos Aires, di New York e persino del paesello sui monti, Treia compresa.
Vengo al dunque, in questo momento si parla molto dell’imminente crollo economico/ambientale mondiale e di come poter risolvere i problemi della produzione energetica, funzionale al mantenimento della struttura tecnologica in cui la nostra civiltà sguazza e sprofonda.
Si continua a spingere il dibattito verso la crisi energetica mentre il vero problema è la crisi del petrolio visto non solo come carburante ma soprattutto come materia prima per la produzione di presidi chimici e beni di consumo. Diceva l’amico Benito Castorina: “Una visione più ampia suggerisce un cambiamento di rotta: la realizzazione di tutti i composti e i derivati del petrolio con le materie prime vegetali, scelta che rappresenta il piano strategico per un mondo senza rifiuti…”
Sabbie mobili. Viviamo con la paura di sprofondare e siamo già con l’acqua alla gola, quindi tutto ciò che facciamo peggiora soltanto la situazione. Ed allora lasciamo che le cose vadano come debbono andare… proviamo a “galleggiare nella mota” se ci riesce…
Insomma.. La nostra civiltà è agli sgoccioli e possiamo aspettarci solo il crollo ignominioso e generale. Un tracollo annunciato e temuto e auspicato… ed infatti da più parti si preconizza la fine del sistema come evento liberatorio.
Non voglio far la parte del catastrofista ma vi consiglio di cominciare attivamente a trovare soluzioni alternative, basate sulla personale conoscenza ed esperienza “pratica” di ognuno per affrontare i rischi a venire. E buon divertimento nella “sopravvivenza quotidiana”.
Paolo D’Arpini
Rete Bioregionale Italiana

sabato 10 novembre 2018

Stop al glifosato - Istanza pubblica


Risultati immagini per Stop al glifosato


Alla fine del 2017, nonostante 1.300.000 firme raccolte contro, la Commissione europea ha prorogato l'utilizzo del glifosato per altri 5 anni.

Questo pesticida è uno dei più diffusi nel mondo, è fondamentale nelle produzioni di soia OGM ed è anche  tra i più venduti in Italia, dove viene largamente impiegato sia in agricoltura che in altri ambiti.

Per lo Iarc (Agenzia internazionale ricerca sul cancro) si tratta di un probabile cancerogeno ed esistono forti evidenze di effetti come “interferente endocrino”.
Il Pan (Piano d’Azione Nazionale sull’uso sostenibile degli agrofarmaci), in vigore dal 2014, regola l’impiego dei prodotti fitosanitari e  fornisce indicazioni per ridurne l’impatto  nelle aree agricole, nelle aree extra agricole (aree verdi urbane, strade, ferrovie, ecc..) e nelle aree naturali protette.

Il Decreto Interministeriale del 10/3/15 raccomanda a sua volta di individuare misure per la riduzione dei rischi derivanti dall'uso dei prodotti fitosanitari, ai fini della tutela dell'ambiente acquatico, dell'acqua potabile e della biodiversità, attraverso la loro limitazione-sostituzione-eliminazione.

In Lombardia vengono monitorati da alcuni anni il glifosato e il suo metabolita AMPA nelle acque superficiali e profonde dall’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente, che li ha rinvenuti con elevata frequenza.

Tra i provvedimenti adottati in Regione:
-divieto d’uso nei parchi aperti al pubblico e negli ambiti sanitari
-riduzione progressiva negli anni dell’impiego in agricoltura, escludendo da questa riduzione le aziende che aderiscono ai programmi di agricoltura conservativa (cosiddetta agricoltura blu)
NESSUNO di questi provvedimenti è risolutivo.

RECENTEMENTE hanno richiamato l'ATTENZIONE due fatti:
- il rapporto dell’Istituto Superiore per la Ricerca e la Protezione Ambientale (ISPRA) del 2018 sullo stato delle acque
- la sentenza della Corte della California l'estate scorsa
Nel Rapporto ISPRA si documenta che nelle acque il glifosato e il suo metabolita sono i composti che presentano il maggior numero di casi di superamento dei limiti, con una concentrazione di criticità lungo l’intera pianura Padana.

La sentenza della Corte della California ha condannato Monsanto (ora Bayer), produttrice del glifosato, a risarcire un giardiniere malato terminale di tumore che usava erbicidi a base di glifosato, sancendo ufficialmente il nesso di causa-effetto tra impiego di glifosato e lo sviluppo di tumori.

In Italia è attiva da anni la campagna Stop Glifosato portata avanti da molte associazioni ambientaliste e di difesa della salute umana: ora riteniamo che sulla base dei nuovi eventi sopra riportati, sia il momento per un rilancio delle iniziative.

Basandoci sul presupposto che per il rispetto dell'ambiente e della vita in tutte le sue forme, debbano sempre prevalere i principi di PREVENZIONE E PRECAUZIONE su ogni altro interesse, chiediamo alla Regione Lombardia, alla Città metropolitana e al Comune di Milano di estendere nell'immediato il DIVIETO di utilizzo del glifosato in ogni ambito, promuovendo economicamente nel contempo l’adozione di metodi di produzione più attenti all’ambiente, come l’agricoltura biologica  la cui crescita è condizionata sia dalla spinta del mercato sia dai sostegni economici previsti dalla legislazione.

COMITATO MILANESE COORDINAMENTO REGIONALE LOMBARDIA
PER L’ACQUA BENE COMUNE                    
        
Si accettano adesioni all’istanza “STOP glifosato”.  Scrivere a Erica Rodari  - ericarodari@tiscali.it

Risultati immagini per Stop al glifosato

Adesioni finora pervenute:
LIPU Milano
MEDICINA DEMOCRATICA
LEGAMBIENTE
SALVIAMO IL PAESAGGIO Casorezzo
ITALIA NOSTRA Lombardia e sezione Milano
ISDE Medici per l’ambiente Lombardia
WWF Lombardia
PARALLELO PALESTINA
ASSOCIAZIONE ‘5 agosto 1991’ Buscate
Circolo Vegetariano VV.TT.
Rete Bioregionale Italiana

venerdì 9 novembre 2018

Bioregionalismo e salute pubblica - "Pensare globalmente, agire localmente" in memoria di Giulio Alfredo Maccacaro

Risultati immagini per Pensare globalmente, agire localmente


A 40 anni dalla sua scomparsa, l’eredità del pensiero di Giulio Alfredo Maccacaro, partigiano e scienziato, è sempre attuale. Solo uno sciocco quanto presuntuoso potrebbe millantare di detenerne titolarità e denominazione. Infatti, tra le organizzazioni che fanno riferimento ai suoi princìpi, numerose sono state addirittura quelle intitolate al suo nome. 

Citiamo a memoria. “Coop Epidemiologia e Prevenzione Giulio A. Maccacaro”. "Società per l’epidemiologia e la prevenzione Giulio A. Maccacaro Impresa sociale srl” che edita “Epidemiologia&Prevenzione”. “Dipartimento di Salute Mentale Giulio Maccacaro” di Torino. “Premio Maccacaro” istituito dall’ Associazione Italiana di Epidemiologia. “Centro per la Salute Giulio A. Maccacaro Onlus” a Castellanza. “Statistica medica, Biometria ed Epidemiologia G.A. Maccacaro” a Milano. “Collettivo Giulio Maccacaro Public Group”. 

Infine “Medicina democratica”. Nella quale è avvenuta una clamorosa e sofferta scissione: a livello territoriale si stanno costituendo collettivi di “Movimento di lotta per la salute Giulio A. Maccacaro” in continuità storica, culturale, scientifica e ideale con i princìpi originari di Maccacaro, dunque con una precisa “carta di identità” e con primi precisi riferimenti organizzativi. Come caratteristica peculiare di ciascuno di questi nuclei locali è intesa la piena autonomia di ciascun Movimento  bioregionale, cioè l’autogoverno dei militanti, il volontariato senza alcun finanziamento né diretto né indiretto. In altre parole: è esclusa qualsiasi forma di struttura nazionale che, come da esperienza, degeneri in gestione personale e accentrata, centro di potere e di interesse economico estraneo ai Movimenti di lotta, insomma in una mutazione genetica che tradisca Maccacaro.

Risultati immagini per Giulio A. Maccacaro”.

Dal 21 gennaio 2009 il “Collettivo Giulio Maccacaro” è stato creato per “mettere in rete, formando un collettivo virtuale, tutti coloro, operatori della salute e non, che condividono la critica della medicina fatta da Giulio Maccacaro e in particolare dell'asservimento della scienza medica alle logiche del profitto. Tutti coloro che sono per il Servizio sanitario pubblico affinché il diritto alla salute sia sempre più esteso nello spirito dell'art. 32 della Costituzione, nella consapevolezza che c'è un rapporto stretto tra salute individuale e collettiva, situazione economico sociale ed ambiente di vita e di lavoro in tutto il mondo. Per queste ragioni, la salute si difende soprattutto con la prevenzione, la quale, oggi come ieri, confligge con interessi economici e di potere. Gli operatori sanitari, uscendo dalle logiche corporative e dalla corsa ai profitti in medicina, non possono limitarsi a difendere il Servizio sanitario pubblico, ma devono ricominciare a discutere criticamente del proprio ruolo e del proprio lavoro partecipando attivamente alla vita politica e sociale, schierandosi dalla parte degli ultimi“. Edoardo Turi è l’amministratore del Collettivo, che in 10 anni annovera tra le sue file ben 386 membri.

RETE Ambientalista  - movimentodilottaperlasalute@reteambientalista.it 

Risultati immagini per RETE Ambientalista