martedì 14 agosto 2018

Sostenibilità ambientale - Senza pesticidi si può...


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Primo Comune in Italia ad aderire alla rete di Città libere da pesticidi, Occhiobello siederà al Parlamento europeo il 27 settembre 2018. L’occasione sarà una tavola rotonda organizzata da PAN Europe* in collaborazione con gli eurodeputati Nicola Caputo (commissione Ambiente), Eric Andrieu e Pavel Poc (commissione Pesticidi) per discutere di politiche europee, strategie locali e prospettive future.
Il Comune di Occhiobello, unica municipalità italiana invitata a parlare, aprirà la sessione sulle strategie locali e le buone pratiche dai Comuni europei.
La sostenibilità ambientale è un concetto ampio che Occhiobello ha cercato di rendere pratica quotidiana da diverso tempo. Il Comune, infatti, da tre anni ha concretizzato una progressiva riduzione nell’uso dei pesticidi nelle aree pubbliche introducendo anche un regolamento che disciplina l’uso di fitosanitari nelle aree private ed extra agricole.
pirodiserboIl diserbo del verde pubblico è oggi del tutto ecologico: diserbo a vapore, pirodiserbo e diserbo meccanico sono le tecniche che hanno sostituito l’utilizzo della chimica consentendo di eliminare completamente prodotti diserbanti e fitosanitari. Non solo, ispirandosi ai principi di Agenda Onu 2030 sullo sviluppo sostenibile, Occhiobello guarda all’ambiente ma anche all’inclusione sociale e alla crescita economica inserendo persone disoccupate e disagiate nelle attività di diserbo meccanico.
diserbo a vapore
Sempre in sintonia con gli obiettivi della sostenibilità, gli atti e le scelte amministrative sono andati di pari passo con l’impegno nel diffondere una coscienza ambientale fra i cittadini, coinvolti direttamente nella prevenzione domestica contro le zanzare. Una ‘lotta biologica’ ex ante in linea con la pluridecennale lotta integrata già avviata a cui si accompagna una pratica affidata al cittadino: a ciascun nucleo familiare è stato consegnato un prodotto polidimetilsiloxano, che consiste in un preparato liquido a base di silicone ecocompatibile da inserire nei tombini e nei sottovasi per impedire la proliferazione delle zanzare.
Una rivoluzione verde che ha dato i suoi frutti soprattutto in termini di partecipazione della cittadinanza, resa maggiormente responsabile e cosciente che la sostenibilità è un valore che si sviluppa a qualsiasi livello. I cittadini si sono fatti attenti osservatori dell’ambiente circostante contribuendo a segnalare focolai di infestazione su cui i tecnici comunali hanno potuto agire tempestivamente.
diserbo manualeLa strategia preventiva contro la proliferazione delle zanzare, ha compreso una mappatura e una classificazione del territorio per considerare il reale rischio di proliferazione (presenza di orti, vegetazione, tombini, ecc). Da maggio a settembre, inoltre, viene effettuato un monitoraggio sulla presenza della zanzare tramite 23 ovitrappole e tre trappole per la cattura tramite CO2 che hanno un valore predittivo sullo sviluppo di possibili infestazioni.
Il 27 settembre a Bruxelles, dunque, per voce del vicesindaco Davide Diegoli, Occhiobello presenterà un ampio percorso di politiche ambientali che stanno contribuendo a modificare l’approccio e le abitudini degli abitanti verso una pratica quotidiana di rispetto per un bene comune come l’ambiente.

(Fonte: Arpat)

lunedì 13 agosto 2018

Biodiversità vegetale e qualità "psichiche" delle piante bioregionali…

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In natura tutto segue uno schema di corrispondenze. Potremmo affermare che ogni forma vivente assume aspetti psicosomatici che corrispondono alle qualità incarnate. Questo fatto era noto sin dalla più remota antichità, all’uomo ed agli animali. Infatti confidando nella innata comprensione essi si curavano sentendo attrazione o repulsione per certe specifiche piante o alimenti. Questa naturale pre-conoscenza è stata alquanto offuscata dal momento che l’uomo ha preferito seguire un metodo limitatamente scientifico che, essendo imperfetto data la natura stessa dei mezzi utilizzati, nel corso del tempo ha impedito la continuità di questa innata pre-conoscenza.
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Pian piano l’uomo scientifico, per mezzo della sperimentazione empirica, ha tentato di ricostruire un sistema di conoscenza che però –tutto ritorna infine- oggi si scopre sempre più affine alla pre-conoscenza connaturata degli antichi. Il viaggio a ritroso verso la riscoperta di ciò che era ovvio inizia proprio contemporaneamente alla ricerca scientifico-medica. Una pietra miliare di questa riscoperta è la individuazione degli oligo-elementi le cui tracce sono presenti ovunque nel regno vegetale ed animale.
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Un’importante parte in questo processo di identificazione fu compiuto dal bolognese Meneghini che nel 1745, in pieno secolo dei Lumi, scoprì la presenza di ferro nel sangue umano. Poi nel 1775 Schelle individuò il manganese nelle ceneri vegetali e da allora la lista degli oligo-elementi non ha fatto altro che crescere. Nell’uomo ne sono stati individuati una ventina, essi risultano indispensabili all’equilibrio fisiologico ed ogni carenza in uno di questi comporta
manifestazioni patologiche più o meno gravi.
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“L’organismo appare come un tipo di oligarchia in cui un’enorme massa di elementi passivi è dominata da un piccolo numero di elementi catalizzatori” (Gabriel Bertrand). Gli oligo-elementi infatti presiedono agli indispensabili processi catalitici degli scambi di cui il nostro organismo è la sede permanente. Da ciò si può intuire l’importanza degli oligo-elementi nei fenomeni biologici avvalorata dalle funzioni vitaminiche ad essi collegati. Ma torniamo alla pre-conoscenza che ha consentito agli esseri viventi il mantenimento della struttura psicofisica in euritmia.
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E qui dobbiamo iniziare un discorso che avrebbe dell’eretico se volessimo ragionare solo in termini di analisi scientifica.
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Nell’antichità –sotto forma di proverbi e detti popolari- sono stati tramandati alcuni “segreti” sulle qualità delle piante, Purtroppo in Europa in seguito alla grande persecuzione legata all’oscurantismo molti di questi segreti e parecchi liberi pensatori finirono in cenere… Perciò molti “saperi” scomparvero o vennero travisati e contorti. Ciononostante in modi sotterranei restò la preveggenza, sia a livello istintuale sciamanico (come nel caso delle tribù primitive dell’Amazzonia che conoscono tutte le qualità delle loro piante) sia a livello di tradizioni popolari più o meno valide. In questo contesto si inserisce la classificazione delle piante e delle loro qualità sulla base del colore, del sapore e della forma…
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Questa descrizione psicosomatica –ad esempio- è tutt’ora eseguita nel sistema integrato cinese in cui psiche e natura sono considerate strettamente interconnesse. Questi stessi aspetti sono per altro utilissimi nell’individuazione delle carenze di oligo-elementi. Altrettanto valida è anche la macrobiotica giapponese ma tali conoscenze non scarseggiano nemmeno nella tradizione erboristica nostrana. Secondo la tradizione popolare la forma il colore ed anche
il sapore delle piante che spontaneamente crescono nella propria bioregione di appartenenza sono correlati ed interagiscono con gli organi cui esse corrispondono. Ad esempio la noce, che assomiglia al cervello umano, è correlata ed influisce positivamente con questo organo. Oppure la coda cavallina (che ricorda la coda dell’equino) è raccomandata per le carenze di minerali. Poi scopriamo che le foglie della polmonaria (somiglianti visivamente a questi organi) vengono raccomandate dai contadini come antiasmatico, oppure lo stramonio (una pianta psicotropa detta anche erba del diavolo) con i suoi fiori osceni e cavernosi è abbinato ai mali della psiche… Insomma tutto corrisponde al tutto e per essere in buona salute gli organi del corpo umano debbono mantenere un equilibrio funzionale interno e rapportarsi armonicamente gli uni con gli altri e perciò si dice che la forma, il colore ed il sapore delle piante rimandano all’organo sul quale agiscono.
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Nella tradizione cinese si fa un preciso riferimento ai colori ed agli organi. I cibi di colore verde sono collegati al fegato (legno), quelli di colore rosso agiscono sul cuore e sulla vista (fuoco), i gialli (terra) su stomaco, milza e pancreas, i bianchi (metallo) sui polmoni ed infine quelli blu scuro o nero (acqua) espletano un’azione sui reni. Ed anche i sapori hanno una forte influenza sulle funzioni fisiologiche. Il sapore acido è astringente quindi in grado di sciogliere i blocchi che ostruiscono la circolazione dei liquidi interni. Il dolce rilassa, armonizza e porta energia. Il piccante mobilizza l’energia, esteriorizza i liquidi ed è considerato ottimo contro le malattie da raffreddamento. Il salato è emolliente, scioglie noduli e masse.
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Questo è solo un piccolo input per approfondire la memoria spontanea di ciò che è sempre stato e sempre sarà. Quella conoscenza –o pre-conoscenza- che consente spontaneamente alla vita di procedere per il suo giusto verso. Termino con una definizione linguistica sul significato di “catalizzatore”. Secondo Polonovsky “i catalizzatori sono sostanze che con la loro semplice presenza, senza alcuna partecipazione attiva, causano reazione che senza di loro non si sarebbero prodotte..”


Paolo D’Arpini

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domenica 12 agosto 2018

Roma. Dibattito sulle spiagge fluviali urbane...

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Ferve, in questi giorni, il dibattito sulla così detta (nella cartellonistica su Ponte Marconi apposta da Roma Capitale).  Viene più volte evocato l’Ufficio Speciale Tevere di Roma Capitale, che però, stando a https://www.comune.roma.it/web/it/articolazioneuffici.page, non esiste (non ha Direttore, non ha struttura, non ha recapiti). Prima dell’apertura (non vi è stata inaugurazione), in tempi per così dire “non sospetti”, così si esprimeva il comune presidente di Consorzio Tiberina e Associazione Amici del Tevere (Consorziato): http://www.europeanaffairs.it/roma/2018/07/29/roma-il-fiume-tevere-una-risorsada-tutelare-e-proteggere-questa-la-missione-di-amici-del-tevere/. Esagerate le ironie di cui a https://roma.corriere.it/foto-gallery/cronaca/18_agosto_07/spiaggiatiberis-versione-estiva-spelacchio-web-l-ironia-romani-6769e2a0-9a27-11e8-b29efbb2c6c2bbaf.shtml? Non sta a noi dirlo. 

Due opinioni autorevoli, su facebook, da rappresentanti di importanti Soggetti che hanno firmato il Contratto di Fiume del Tevere a Roma di cui a https://www.comune.roma.it/web/it/municipio-iprogetti.page?contentId=PRG134159. Anna Vincenzoni, Assessora del Municipio I° Centro Storico di Roma Capitale con deleghe – fra le altre – ad Ambiente e Decoro Urbano: Mi ero ripromessa di non scrivere nulla su Tiberis, ma è più forte di me. 

Dalle immagini che vedo è veramente brutta, ma la cosa peggiore è che si propone gratuitamente lo squallore a chi non ha alternative rispetto a una caldissima estate a casa. E’ facile dire “io non ci andrei mai” mentre ci avviamo verso lo stabilimento balneare vicino alla nostra casa al mare. Un mio professore universitario diceva che potevi essere un genio ma che determinati percorsi erano possibili solo se “sei in grado di conciliare il pranzo con la cena”. Così la spiaggia sul Tevere: vengono mostrate le foto del cibo, ma vengono proposti piatti sbeccati, vecchi e vuoti a chi, non sapendo come conciliare il pranzo con la cena, si ritiene, con arroganza e presunzione, non sia neanche in grado di apprezzare la bellezza. Comunque vada, pienone o flop totale, sarà comunque un fallimento. Antonino Saggio, Professore Ordinario del DiAP – Dipartimento di Architettura e Progetto dell’Università degli Studi “La Sapienza” di Roma (Consorziato): 

Si chiama “Tiberis la Spiaggia di Roma”, un titolo risibile per il progetto della attuale giunta romana a Ponte Marconi. È stata nominata del tutto fuori luogo l’operazione dei lungo Senna. Ma è come paragonare una squadra efficiente e coordinata in grado di trasformare l’immagine e la sostanza di una estesa porzione di spazio pubblico con chi opera maldestramente senza uomini e soprattutto senza idee e senza neanche un progetto minimamente ragionevole. Leggete [……] sull’esperienza parigina e capirete non solo gli esiti abissalmente diversi, ma anche il processo che viene messo in moto: un processo in cui intellettuali artisti architetti associazioni cittadini e amministrazione si muovono sinergicamente e creano il campo di scelte per la trasformazione. Dallo stesso Professor Saggio, promotore del progetto “Tevere Cavo” (https://abouteverecavo.blogspot.com/), due interessanti segnalazioni: - il lavoro di Livia Cavallo, Giusy Rubino e Silvia Di Marco, che da una parte analizzano in dettaglio proprio la situazione dei lungo Senna, poi fanno una puntuale ricognizione nella zona del lungotevere della Vittoria e infine propongono tre micro progetti (http://www.arc1.uniroma1.it/saggio/Didattica/Tesidilaurea/CavalloDiCristinaRubino/index. htm), - il lavoro di Michela Carla Falcone su una strategia di riappropriazione ludica di micro spazi sul Tevere (http://www.arc1.uniroma1.it/saggio/DIDATTICA/Tesidilaurea/Falcone/index.htm). A Firenze, per esempio, qualcosa che ricorda gli antichi “polverini” romani, pensando alla tradizione piuttosto che all’innovazione: http://www.easylivingfirenze.it/spiaggia-sull-arno/ 

Anticipiamo fin d’ora che in Autunno avvieremo un processo di raccolta di idee e proposte su un’area sul Tevere a Roma chiesta in Concessione dall’Associazione Amici del Tevere, attraverso l’abituale “progettazione partecipativa” già sperimentata. 

La redazione del Consorzio Tiberina - redazione@unpontesultevere.com

sabato 11 agosto 2018

L'uomo naturale... secondo Osho


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Le conseguenze della vita moderna e la possibilità di recuperare la naturale espressione dell’uomo.

Nell’età contemporanea, l’uomo ha perso la connessione con la natura e le qualità innate dell’energia maschile e femminile attraverso cui arricchire ed espandere gli orizzonti esistenziali.
L’uomo moderno ha perso i benefici derivanti dalla naturale fratellanza tra gli uomini.
Un incontro tra gli uomini può essere l’occasione per portare consapevolezza sui vecchi pregiudizi e permettere la transizione dalla competizione alla collaborazione, dall’isolamento all’amicizia, dal ripiegamento su se stessi alla condivisione, dalla chiusura al fluire e alla creatività, dalla solitudine alla pienezza e, infine, alla meditazione.


La nostra esperienza nei gruppi sull’espressione dell’energia.  
Negli anni, lavorando nei nostri workshop con centinaia di persone in paesi diversi e perseguendo il nostro personale processo di trasformazione interiore per diventare… uomini, ci siamo resi conto che l’espressione e la concezione di cosa realmente significhi intraprendere un percorso di crescita in questa direzione, sono spesso distorte e profondamente condizionate.
Ciò che abbiamo osservato negli uomini che hanno preso parte ai nostri workshop, è la mancanza di radicamento; si trattava, spesso, di uomini completamente disconnessi dalle proprie emozioni, persi nelle dinamiche di relazione con le donne o in una competizione infinita con gli altri uomini. Solitamente isolati, depressi, stressati e totalmente immersi nella loro mente e nelle aspettative create dalla società. 
In alcuni casi ci siamo imbattuti in un altro tipo di uomo, troppo legato alla madre e caratterizzato dal fatto di avere con lei un “legame fusionale negativo”.
In questo caso, l’uomo manifesta la propria energia in maniera più pacata, a volte in modo molto immaturo: l’eterno Peter Pan. Si tratta di un uomo più emotivo, sognatore. È delicato, romantico, ha paura dell’intensità dell’energia maschile, è sensibile e introverso. Di fatto, o non è in contatto con la sua mascolinità o è in conflitto inconscio con essa.
Tanto per cominciare, è importante riconoscere e accettare che siamo chi siamo, in questo momento. E che ci troviamo in un processo di scoperta del potenziale nascosto di cui siamo tutti portatori.
Possiamo essere grati del fatto che, adesso, abbiamo l’opportunità di osservare la nostra vita e affrontare un processo di trasformazione basato su auto-esplorazione e alchimia interiore.
Abbiamo anche osservato che nella terapia di gruppo dove, secondo la visione di Osho, l’obiettivo è eliminare gli ostacoli alla meditazione, la qualità straordinaria che un gruppo di uomini è in grado di manifestare diventa molto chiara, così come le opportunità di agevolare l’auto-esplorazione e scendere in profondità nel rilassamento.
Il sostegno primordiale che gli uomini sono in grado di offrirsi a vicenda, nel tentativo di riconnettersi alla loro energia e alla spontanea espressione di sé, è una forza della natura di impareggiabile bellezza.

Un nuovo approccio
Seguendo la visione di Osho dell’Uomo Nuovo e integrando anche concetti di Gustav Jung, Wilhelm Reich, Peter Levine e di scuole come lo Sciamanesimo, il Developmental Trauma, lo Psicodramma, il Dialogo Transomatico, il Respiro e altre terapie orientate al corpo, abbiamo creato un sistema in cui, nell’ambiente protetto di un workshop residenziale, gli uomini hanno l’opportunità di riscoprire l’espressione naturale dell’energia maschile...

Fonte: Osho Times n. 249

venerdì 10 agosto 2018

Camminare, l'arte del vivere bioregionale...



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"Non so mai molto bene dove una strada mi porterà né se mi porterà da qualche parte. In compenso, so con certezza da cosa mi distoglierà: da un assopimento che non è una forma di saggezza, dalla rassegnazione, dal ripiegamento su di me.”


Camminare è la prima attività praticata dall’uomo da quando è sulla terra. Camminare per cercare cibo, camminare per cercare riparo, un ambiente o un clima migliore. Camminava in gruppo familiare o di tribù o da solo. Camminare è una pratica innata nell’uomo, una pratica potente e flessibile che permette di raggiungere, oggi come 100.000 anni fa, luoghi inaccessibili usando uno qualunque degli strumenti di locomozione che la tecnologia mette a disposizione. Con nessuna moto, bici o altro veicolo puoi volta per volta salire ripidi pendii, percorrere creste affilate, scendere stretti canaloni, percorrere greti di torrenti o salire un albero.

Solo a piedi puoi scendere in grotte, attraversare una fitta boscaglia, guadare fiumi o saltare un crepaccio. Puoi percorrere lunghe distanze con poca spesa e basso consumo di energia. In questa epoca delle macchine camminare è divenuta un’arte del vivere. Camminare è tornare alle nostre origini e riscoprire una salute primordiale.

Camminare è salute
Pensate ai vostri piedi, toccateli. La struttura ossea occupa la parte superiore del piede. Sotto c’è la polpa. Un’ampia massa densamente vascolarizzata.
Cosa succede quando si cammina?
Questa massa vascolarizzata viene, alternativamente nei due piedi, compressa e rilassata. Il sangue venoso viene spinto in alto, quello arterioso aspirato in basso. I piedi in cammino sono due potenti pompe che affiancano e aiutano il lavoro della pompa principale, il cuore. Camminare aiuta la circolazione sanguigna, previene vene varicose ed arteriosclerosi. E’ consigliato a chi ha problemi di cuore, compreso chi ha subito operazioni e porta by-pass.

Riflessoterapia
Secondo la riflessoterapia alle varie zone sulla pianta del piede (calcagno, pianta, dita…) corrispondono gli organi del corpo: cuore, fegato, polmoni, ecc. Ogni passo è un massaggio tonificante e benefico a tutto il corpo.
Camminare è una attività fisica regolare che stimola e favorisce la respirazione, quindi l’attività dei polmoni ed il lento e regolare movimento della cassa toracica che a sua volta è un massaggio per tutti gli organi ivi contenuti. Oltre ai polmoni e al cuore il fegato, i reni, lo stomaco, l’intestino.
Respirare a pieni polmoni l’aria buona della montagna, del mare o della campagna significa pulizia del sangue attraverso l’assunzione del nostro cibo più sottile: l’ossigeno.

Ed infine camminare è meditare. Il ripetersi di un passo dopo l’altro è come recitare un mantra. Camminare aiuta a rilassare la mente, a lasciar scivolare i pensieri senza trattenerli, a far entrare nuovi pensieri e nuove idee, ad essere creativi.

Ma c’è di più
Camminare per un viaggio di più giorni significa cambiare ambiente familiare, casa, letto. I lettori di questo giornale sanno che alcune malattie gravi solo legate proprio alla casa, alla posizione del letto. Cambiare casa e letto ogni giorno significa non essere influenzati da particolari siti negativi. Cambiare cibo significa, anche in questo caso, abituare il corpo al cambiamento ed alla scoperta. Cambiare ambiente familiare e sociale significa sentirsi liberi da condizionamenti di carattere psicologico ed essere padroni di scelte consapevoli. Significa conoscere nuovi popoli e nuove culture.
Umanità diversa che solo incontrandola per strada, da vicino, si apprezza e si comprende che non è poi così diversa.

Maurizio Baldini - www.traterraecielo.it

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"Chi va a piedi non può essere fermato."
(Erri De Luca)


mercoledì 8 agosto 2018

Risorgi Marche...? Dubbi sull'invasione massiccia delle aree protette...



Si stanno moltiplicando la manifestazioni di massa - concerti e gare sportive - nelle Aree Protette, i siti meno adatti per farle. Chiedo il vostro apoggio su quanto scrivo per far pervenire il vostro dissenso alla Regione Marche. Questa, con l'ultima iniziativa ha fatto venire 70.000 persone (così mi si dice, se non di più) all'Abbazia di Roti nella Riserva Naturale Regionale del Monte San Vicino e del Canfaito. 
                                       
Risorgi Marche ha moltissimi pregi e due difetti strutturali.

A. Il Turismo. Si dice che è fato per una promozione turistica. Ma punta sui numeri, mentre non c’è bisogno di tanti turisti (e sempre di più) ma di Turisti Consapevoli (TC), possibilmente “residenti” a lungo (TCR). Il TCR soggiorna per più tempo, comprende le esigenze del territorio, le sposa in qualche modo, conosce la gente, si rende anche utile in diversi modi. Non vanno bene tantissimi Turisti Mordi e Fuggi (TMF). Non abbiamo bisogno di quantità ma di qualità. La Regione inoltre poteva stanziare pochi soldi (meno di 10.000 €) per far fare alle università marchigiane una diagnosi sulle conseguenze e sul grado di consapevolezza raggiunto dai frequentatori di questa bella iniziativa.


B. Le Aree Protette (AAPP). Sono fragili per definizione, con ridotti organici e poca o nulla sorveglianza (quelle regionali p.e.). Le AAPP sono state istituite prioritariamente per conservare le qualità ambientali. Le manifestazioni di massa sono per loro natura incompatibili con le finalità di un’AP. E ci sono molte aree di pregio, in Regione, adatte ad ospitare migliaia di appassionati, tra l’altro con costi (regionali) e fatiche (loro) inferiori.

Conclusione: nessuna manifestazione di massa in un’Area Protetta.

Mi auguro che i prossimi Risorgi Marche, ai quali auguro un lungo e felice futuro, tengano conto di queste problematiche.

Vorrei sentire la Vostra opinione su questo tema

Franco Perco 

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(Via Facebook)



Articolo collegato: 

"Comunità intenzionali, ecovillaggi e cohousing" di Manuel Olivares - Recensione della nuova edizione

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Comunità intenzionali, ecovillaggi e cohousing

di Manuel Olivares

Quindici anni di studi — in biblioteca e sul campo — sul vivere insieme. Il quarto di una fortunata serie di testi sull’universo comunitario, ogni giorno più multiforme. Un excursus che, dalle prime comunità essene, giunge alle contemporanee esperienze di cohousing tentando di non trascurare nessuno: esponenti radicali della riforma protestante, socialisti utopisti, anarchici, hippies, kibbutzniks, ecologisti più o meno profondi, bioregionalisti,  new-agers, cristiani eterodossi, musulmani pacifisti e altro ancora...

Una mappatura ragionata — su scala italiana, europea e mondiale — di gruppi di persone che abbiano deciso di condividere, in vario modo, princìpi, ambienti, beni di vario genere e denaro, di comunità sperimentali — spesso ecologiste — dove si sondino le suggestive sfide di uno spazio vitale comune.

 
Sull'autore: 
Manuel Olivares, sociologo di formazione, vive e lavora tra Londra e l’Asia.
Esordisce nel mondo editoriale, nel 2002, con il saggio Vegetariani come, dove, perché (Malatempora Ed). Negli anni successivi pubblicherà: Comuni, comunità ed ecovillaggi in Italia (2003) e Comuni, comunità, ecovillaggi in Italia, in Europa, nel mondo (2007).
Nel 2010 fonda l’editrice Viverealtrimenti, per esordire con Un giardino dell’Eden, il suo primo testo di fiction e Comuni, comunità, ecovillaggi.
Seguiranno altre pubblicazioni, in italiano e in inglese, l’ultima e di successo è: Gesù in India?, sui possibili anni indiani di Gesù.


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La presenza bioregionale in antitesi all'hybris della virtualizzazione


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Assuefatti come siamo alla società dei consumi e della tecnologia avanzata  stiamo trasferendo la nostra soggettività in  forme di intelligenza virtuale, che non hanno aspetti spazio-temporali ben definiti.
Risultato = cerchiamo l’onnipotenza, l’onniscienza e l’onnipresenza… vogliamo diventare come gli Dei  ma  poi nel delirio dell'hybris cosa succederà? …
Si slatentizza la parte egocentrica di noi e si cade nella confusione e nell'incomprensione, come avvenne nella storia della Torre di Babele, resistere a quelle tendenze è  una lotta  durissima,  che inizia rallentando il processo di virtualizzazione. 
Solo con decisione e perseveranza possiamo evitare  di venire assimilati nel melting pot dell'omogeneizzazione, perché i  processi di assimilazione che agiscono  sull'inconscio sono  potentissimi e avvengono lentamente (ricordate la teoria della rana bollita?) e  spesso non ce ne rendiamo conto nella vita di tutti i giorni, perché assorbiti nell'espletamento delle contingenze. 
Ma se, in un momento di attenzione,  ci si concentra sul senso di presenza bioregionale e si osservano le dinamiche della società virtuale nel suo complesso ce ne possiamo render conto, eccome.
Attraverso la disattenzione, invece, le forme pensiero   alle quali ci siamo assuefatti  vengono proiettate all’esterno e incontrano quelli degli altri e si amplificano… diventano meta-comunicazione sociale e creano tendenze sempre più strutturate e distruttive, che creano caos e aumentano l’entropia nel pianeta. L’organizzazione, l’ordine, diventano sempre più pallidi e incerti e il grado di disordine aumenta sempre di più. Questo grado di disordine non è solo fisico, ma soprattutto psichico… ed è destinato ad aumentare finché  noi non lo riconosciamo…. 
Perciò l'attenzione e la considerazione delle reali condizioni in cui ci troviamo sono essenziali per affrancare la nostra psiche dall'illusione della virtualizzazione.
(M.M. e P.D'A.) Rete Bioregionale Italiana

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lunedì 6 agosto 2018

"L'ecologia profonda" di Guido Dalla Casa - Recensione


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Parlare di “ecologia di superficie” e di “ecologia profonda” non è la stessa cosa. Le due espressioni indicano immediatamente due modi assai diversi di leggere la natura, di rapportarsi con essa. Due modi opposti di pensare e di vivere.

Guido Dalla Casa, ingegnere elettronico, docente presso la Scuola Superiore di Filosofia Orientale e Comparativa di Rimini, precisa con chiarezza espositiva le due prospettive, ne traccia i differenti assiomi, le rispettive divergenze.
“L’ecologia profonda” (Mimesis Editore) è un saggio che senza pregiudizi, libero da condizionamenti, intende proporre una serie di “lineamenti per una nuova visione del mondo”, come recita il sottotitolo e riannoda i temi di un dibattito reso sempre più attuale dagli evidenti limiti connessi al concetto stesso di sviluppo. Prima che tutto collassi. Prima che gli ecosistemi conoscano il fatidico punto del non ritorno.
Non è voluto allarmismo quello di Guido Dalla Casa. Le sue righe non sono animate dalla categoria del catastrofismo pregiudiziale e fine a se stesso. L’analisi è fredda, argomentata soprattutto, sostenuta dalla necessità di ridefinire il concetto stesso di “progresso”, ancora inteso come sinonimo di un “incremento indefinito di beni materiali e diminuzione del lavoro fisico”, inevitabilmente legato alla manipolazione del mondo.
L’ecologia profonda parla di ecosistema, di “totalità terrestre”, piuttosto che di ambiente. Vuol convincerci che “la Terra non è la nostra casa, ma è l’Organismo di cui facciamo parte”, che “la nostra vita dipende dalla capacità della Terra di autocorreggersi mantenendosi in condizioni stazionarie”.
“L’Occidente è una nave che sta colando a picco”.
E’ una proposta lucida per andar oltre l’ecologia “di superficie” tutta basata su una concezione antropocentrica della natura costretta ad adeguarsi a regole giustificate da motivazioni culturali proprie del pensiero occidentale - Cartesio e Bacone ne sono l’emblema - secondo le quali “sapere è potere”, la natura va dominata e obbligata ad obbedire alla volontà dell’uomo, a soddisfarne i desideri.
Un appello appassionato, quello di Guido Dalla Casa, non soltanto per smitizzare l’assurda pretesa dell’uomo baconiano di un “regno dell’uomo” attraverso lo sfruttamento delle forze della natura, ma anche per smentire la possibilità di uno sviluppo illimitato e cominciare a credere, piuttosto, in uno sostenibile.
E’ tempo ormai di comprendere pienamente e adottare la riflessione di Emanuele Severino secondo la quale “l’Occidente è una nave che sta colando a picco, la cui falla è ignorata da tutti. Ma tutti si danno molto da fare per rendere il viaggio più confortevole”. Riparare la falla e puntare su altre rotte non è più rimandabile...
L’ecologia “profonda” non è antropocentrica, ma ecocentrica, non considera la natura a servizio dell’uomo, non contrappone due sistemi: uno destinato al dominio, l’altro ad adattarsi nell’immotivata e assurda convinzione di essere disposto soltanto ad ubbidire. Qualche volta si ribella...
Agli stereotipi propri della cultura occidentale l’ecologia “profonda”, con il coraggio di chi va oltre contro corrente, oppone i capisaldi culturali di popoli ancora incontaminati, assolutamente convinti della sacralità dell’ordine che ci circonda e del quale anche l’uomo è parte integrante. Persuasi che tutto è vita. Che tutto ha un’anima. Che, come recita un proverbio asiatico, “Dio dorme nella pietra, sogna nel fiore, si desta nell’animale, sa di essere nell’uomo”.
Nelle prime battute del suo lavoro Guido Dalla Casa riporta una breve riflessione di David Brower che dà il senso dell’errato comportamento umano e della presunzione di dettar legge al nostro pianeta.
“Condensiamo la storia della Terra di quattro miliardi di anni in sei giorni. Il nostro pianeta è nato lunedì alle ore zero. La vita comincia a mezzanotte di mercoledì e si evolve in tutta la sua bellezza nei tre giorni seguenti. Sabato alle ore 16 compaiono i grandi rettili che si estinguono cinque ore più tardi, alle nove della sera. L’uomo appare soltanto sabato sera a mezzanotte meno tre minuti. La nascita di Cristo avviene un quarto di secondo prima di mezzanotte. Manca un quarantesimo di secondo quando inizia la rivoluzione industriale. Ora è sabato sera, mezzanotte, e siamo circondati da persone convinte che ciò che fanno da un quarantesimo di secondo possa durare per sempre”.
Davvero una ridicola presunzione. 
Mario Cutuli 

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Pianeta Terra - Esiste ancora un posto in cui rifugiarsi?


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In Alaska nell’area di Anchorage il tempo estivo è subtropicale da settimane. Sui social si rilevano numerosi messaggi di gente che esce di casa con solo un paio di pantaloncini senza maglietta. Ci si tuffa nei fiumi per avere refrigerio e ci rimangono anche mezza giornata. Le temperature diurne oscillano attorno ai 27°C con punte fino a 30ºC, cioè una quindicina di gradi sopra la media stagionale. Si verificano spesso temporali ed acquazzoni torrenziali tipicamente estivi e mediterranei. La vegetazione e soprattutto le piante selvatiche stanno crescendo a dismisura.

Nel nord della Norvegia, sul Mar Glaciale Artico, pochi giorni fa a Tromsø, settima città della Norvegia e principale centro urbano della Lapponia, 300 km dentro il Circolo Polare Artico, si poteva fare il bagno come ai Tropici, con temperature che si aggiravano sui 30°C anziché i 10°C che solitamente caratterizzano questa stagione. Soli 21°C invece nelle isole Svalbard, seicento km più a nord della Norvegia e altrettanti dal Polo Nord, le terre abitate più a nord dell’intero pianeta, peccato che le temperature normalmente dovrebbero essere non più di 5 o 6°C in questa stagione e per gli abitanti equivale a caldo opprimente che crea disagi, non dispongono neppure del vestiario adatto, possono solo spogliarsi … 

Di esempi come questi se ne potrebbero fare a bizzeffe, e con questo mio breve intervento mi limito soltanto a segnalare che ormai è assolutamente inutile guardare le statistiche e cercar di fare le medie ponderate con i dati e la documentazione del passato, perché quello che avverrà in futuro nessuno è in grado di prevederlo, nessun programma di simulazione al computer, nessuno scienziato, nessun profeta, veggente o paragnosta potrebbe prevedere quale sarà il clima nelle varie aree geografiche, se non per grandi linee, assai approssimative.
Se siete in procinto di scegliere una meta dove trasferirvi per godervi la pensione (se avrete la fortuna di riceverla e se ve la faranno pervenire a destinazione), e se per voi è importante il clima che vi accoglierà, per la vostra salute e il vostro benessere, allora le scelte convenzionali, tradizionali, quelle entrate nell’immaginario collettivo per esperienza e divulgazione popolare, non sono più valide. Sono informazioni ormai obsolete, inattendibili, non aggiornate, invalidate, rischiereste di prendere una colossale cantonata. Le mete del turismo di massa, dove fino a qualche tempo fa il clima era garantito come mite e stabile, con modeste escursioni termiche dal giorno alla notte e dall’estate all’inverno, paradossalmente è come se non esistessero più, NON FATECI PIU’ ALCUN CONTO. 

Probabilmente le condizioni climatiche sono cambiate, meglio informarsi da chi ci vive attualmente, non da chi si è recato in passato e trasmette solo i suoi ricordi.
Se desiderate climi temperati e luoghi fuori dal turismo di massa, se avete sempre temuto le aree geografiche proverbialmente fredde, meglio cambiare paradigma. 

Ormai per cercare climi miti e temperati è preferibile recarsi nei paesi nordici: Islanda, Scozia, Groenlandia, Arcipelago delle Svalbard, Scandinavia Settentrionale, ecc., ovviamente riferendosi sempre alle coste più esposte alle correnti oceaniche calde (la Corrente del Golfo o quella Nord Atlantica). Vi troverete inoltre una densità abitativa spesso inferiore a 1 abitante per kmq e un clima cui ci si potrebbe abituare con minori difficoltà di quanto si tema inizialmente, essendo perlopiù un freddo secco e non umido, cui ci si può adattare, e i costi per riscaldarsi sono decisamente inferiori che da noi, per motivi tecnici e culturali (civiltà più evolute). In Islanda ad esempio per la geotermia che produce energia a costi irrisori, oppure per la presenza in zona di materie prime abbondanti e quindi accessibili come costi (legname, carbone, ecc., in tutta la Scandinavia) o per la costante presenza di venti che alimentano le turbine eoliche (come in molte isole del Mare del Nord e del Mar Glaciale Artico).

Senza contare inoltre che a causa di latitudini così estreme e densità abitative così scarne, contrariamente a quanto si potrebbe essere indotti a pensare, la vita di società è favorita, e resterete sorpresi di come piccole località remote, sperdute tra i ghiacci perenni (o quasi), siano molto ben organizzate per la qualità dei locali pubblici, dei servizi ricreativi e sociali, delle iniziative culturali, ecc.. L’unico problema serio è rappresentato dalla lingua, ma sono ormai imminenti soluzioni tecnologiche che consentiranno di portare al collo un traduttore vocale istantaneo di ottimo livello qualitativo nell’interpretare e pronunciare intere frasi, concetti e argomenti, un settore dove effettivamente la tecnologia avanzata potrebbe rivelarsi di straordinaria utilità, consentendoci di recarci in qualsiasi parte del globo comunicando e interagendo con i residenti e gli eventuali turisti, senza più barriere linguistiche.


Claudio Martinotti Doria - claudio@gc-colibri.com


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“Overtourism”, ovvero: se il troppo stroppia... - Il turismo sostenibile è possibile?


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Il turismo determina anche un impatto sull'ambiente che può essere in parte minimizzato da buone pratiche sostenibili realizzate anche da ciascuno di noi. 

In alcune città d'Italia giunge  un flusso enorme di turisti, che porta ricchezza e prestigio ma crea un “sovraccarico urbano” tanto che si comincia a parlare anche per Firenze, oltre che per Venezia, di “overtourism”, ovvero "il fenomeno secondo cui una destinazione popolare o una particolare vista viene invasa dai turisti in modo insostenibile".

"Overtourism" è l’opposto di turismo sostenibile, ovvero del turismo che riesce a creare luoghi migliori da vivere e da visitare. L’Overtourism è solo un esempio di ciò che accade quando sempre più persone cercano di consumare una risorsa comune, come città, ma anche spiagge e aree naturali, determinando anche una forte pressione sull’ambiente, esasperando la produzione di rifiuti urbani, aumentando il traffico, le emissioni acustiche e atmosferiche, gli sprechi di acqua ed energia, comportando un sovraccarico di reflui urbani da depurare ed un depauperamento delle risorse naturali.

L’Organizzazione Mondiale del Turismo nel definire i principi fondamentali del turismo sostenibile ha individuato tre filoni:
  • azioni eco-sostenibili, come minimizzare l’uso della plastica e sfruttare energie rinnovabili
  • azioni volte a proteggere il patrimonio culturale e naturale
  • azioni a supporto delle comunità locali attraverso l’acquisto di prodotti locali, assunzioni di autoctoni e l’impegno in opere di beneficenza a favore delle persone del luogo più svantaggiate.
Il turismo sostenibile è anche un vettore per raggiungere alcuni degli obiettivi di Agenda 2030 voluti dalle Nazioni Unite, come illustrato dall'Organizzazione Mondiale del Turismo in due volumi di recente  pubblicazione: Tourism for Development - Volume I: Key Areas for Action e Tourism for Development - Volume II: Good Practices
Molte amministrazioni locali, Regioni e Comuni, stanno prendendo coscienza dell'importanza di questo tema e stanno lavorando per realizzare buone pratiche nel settore turistico; alcune di queste esperienze sono raccolte nella banca dati GELSO di ISPRA.

In ogni caso, come suggerisce l'Organizzazione Mondiale del Turismo, importanza rilevante assumono anche le azioni eco-sostenibili che ognuno di noi, durante il viaggio, dovrebbe cercare di seguire. 

Aitr propone un vademecum del turista responsabile, un insieme di buone pratiche che tengono anche conto del rispetto dell'ambiente, suggerendo di:
  • acquistare prodotti a Km zero
  • consumare cibi locali
  • chiedere la doggy-bag per evitare lo spreco di cibo e la sovraproduzione di rifiuti alimentari
  • rispettare il sistema di raccolta differenziata dei rifiuti del luogo, se possibile riusa e ricicla
  • evitare sprechi di energia e acqua, quindi non lasciare il climatizzazione inutilmente in funzione, le lampadine accese, i rubinetti aperti
  • muoversi preferibilmente a piedi o in bicicletta, o in alternativa utilizzare i mezzi pubblici.
Alle buone pratiche suggerite da Aitr, si possono aggiungere altri eco-consigli:
  • riduci quanto più possibile il consumo di acqua, chiudi il rubinetto del lavandino quando ti lavi i denti, quando ti insaponi o metti lo shampoo sotto la doccia
  • non cambiare troppo spesso gli asciugamani, evitando così l'enorme consumo di acqua, energia e detersivi
  • non stampare, se possibile, i biglietti aerei o di musei, mostre ecc ... in sostanza non sprecare carta
  • scegliere, se possibile, un hotel o un alloggio non lontano dalla città o dal luogo che si intende visitare, in modo da limitare gli spostamenti e, di conseguenza, le emissioni di CO2 in atmosfera
  • preferire, quando possibile, strutture ricettive eco-friendly, spiagge “bandiera blu” o comuni “bandiera arancione”
  • rispetta le specie in via d’estinzione.
Ricorda sempre che ogni tua piccola azione fa la differenza.

Stralcio di un testo di Stefania Calleri  


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Fonte: Arpat

domenica 5 agosto 2018

Hiroshima e Nagasaki… e la lezione dimenticata

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Col passare dei decenni si fa sempre più pallido e formale il ricordo dell’esplosione, il 6 agosto del 1945, della prima bomba atomica americana sulla città giapponese di Hiroshima, seguita, tre giorni dopo, da quella di una simile bomba atomica sull’altra città giapponese di Nagasaki: con duecentomila morti finiva la seconda guerra mondiale (1939-1945), e cominciava una nuova era, quella atomica, di terrore e di sospetti, eventi che hanno cambiato il mondo e che occorre non dimenticare.
L’ ”atomica” era il risultato dell’applicazione militare di una rivoluzionaria scoperta scientifica sperimentale: i nuclei dell’uranio e di alcuni altri atomi, urtati dai neutroni, particelle nucleari prive di carica elettrica, subiscono “fissione”, si frantumano in altri nuclei più piccoli con liberazione di altri neutroni che assicurano la continuazione, a catena, della fissione di altri nuclei. In ciascuna fissione, come aveva previsto teoricamente Albert Einstein (1879-1955) nel 1905, si liberano grandissime quantità di energia sotto forma di calore. Energia che avrebbe potuto muovere turbine elettriche, navi e fabbriche, ma che avrebbe potuto essere impiegata a fini bellici.
La fissione anche solo di alcuni chili dello speciale isotopo 235 dell’uranio, o dell’elemento artificiale plutonio, libera energia con un effetto distruttivo confrontabile con quello di alcuni milioni di chili di tritolo, uno dei più potenti esplosivi disponibili. I danni sono ancora più grandi perché molti frammenti della fissione dell’uranio o del plutonio sono radioattivi per decenni o secoli. Dal 1945 Stati Uniti, Unione Sovietica (l’attuale Russia), Francia, Regno Unito, Cina, India, Pakistan, Israele, hanno costruito bombe atomiche sempre più potenti a fissione, o bombe a idrogeno, termonucleari, nelle quali la liberazione del calore si ha dalla fusione, ad altissima temperatura e pressione, degli isotopi dell’idrogeno, il deuterio e il trizio.
Circa duemila esplosioni sperimentali di bombe nucleari nei deserti, negli oceani, nel sottosuolo, hanno mostrato che cosa una moderna bomba atomica potrebbe fare, se sganciata su una città. Ciascuna potenza nucleare si è dotata di bombe nucleari per avvertire qualsiasi potenziale nemico che, se usasse una bomba atomica, verrebbe a sua volta immediatamente distrutto: la chiamano deterrenza e questa teoria finora ha fatto vivere il mondo con un continuo stato di tensione. L’esistenza delle bombe nucleari ha sollevato proteste finora inascoltate; anzi si può dire che la contestazione ecologica sia cominciata proprio con la protesta contro tali armi.
Con la graduale distensione internazionale, a poco a poco le potenze nucleari hanno cominciato a smantellare una parte delle bombe esistenti. Nel 1986, l’anno della massima tensione, nel mondo esistevano 65.000 bombe atomiche e termonucleari; oggi tale numero è diminuito a circa 17.000 bombe, delle quali alcune migliaia sono montate su missili pronti a partire entro un quarto d’ora dall’ordine. La potenza distruttiva delle bombe nucleari ancora esistenti nel mondo equivale a quella di duemila milioni di tonnellate di tritolo, settecento volte la potenza distruttiva di tutte le bombe impiegate durante la seconda guerra mondiale.
Basterebbe l’esplosione, anche accidentale, di una nelle bombe nucleari esistenti, un atto di terrorismo con esplosivi nucleari, per devastare vasti territori, per uccidere migliaia di persone, per contaminare l’ambiente naturale, le acque, gli esseri viventi con sostanze che restano radioattive per secoli. Un famoso libro di Nevil Shute, “L’ultima spiaggia”, del 1956 (da cui fu tratto un drammatico film), descriveva la scomparsa della vita dalla Terra in seguito ad uno scambio di bombe nucleari iniziato per errore; il film finiva con il tardivo avvertimento: “Fratelli, siamo ancora in tempo”.
Purtroppo, fino a quando alcune potenze possiedono bombe nucleari, sarà difficile convincere altre a rinunciare alla costruzione di un loro arsenale nucleare, nell’illusione di scoraggiare l’aggressione da parte di “qualcun altro”. L’unica soluzione consiste nel disarmo nucleare totale, peraltro imposto dall’articolo VI del Trattato di non proliferazione nucleare, firmato da quasi tutti i paesi, ma che nessuno finora si è sognato di rispettare.
Eppure sarebbe anche questione di soldi; le enormi somme, oltre mille miliardi di euro all’anno, che oggi le potenze nucleari spendono per tenere in efficienza, per aggiornare e perfezionare i propri arsenali, anche detratti i costi per lo smantellamento e la messa in sicurezza delle bombe nucleari esistenti e dei relativi “esplosivi”, sarebbero sufficienti per assicurare scuole e ospedali, opere di irrigazione e cibo a chi ne è privo, per estirpare cioè le radici della violenza che è la vera causa delle tensioni politiche e militari internazionali.
Fratelli, non crediate che siano utopie: davvero “siamo ancora in tempo” a fermare il pericolo di un olocausto nucleare molte volte più grande di quello di Hiroshima e Nagasaki, a condizione di chiedere ai governanti di ciascuno e di tutti i paesi della Terra di inserire il disarmo nucleare totale fra le loro priorità di azione politica. Nel nome dei soldi risparmiati, se non gli importa niente della sopravvivenza degli abitanti del pianeta e del suo ambiente naturale.
Giorgio Nebbia – nebbia@quipo.it

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