venerdì 20 ottobre 2017

Roma e Milano verso la "Mobilità Sostenibile"... (e forse anche Treia!)



Due grandi città come Roma e Milano stanno adottando il piano urbano della mobilità sostenibile con la partecipazione dei cittadini nel processo di elaborazione
Milano e Roma puntano alla mobilità sostenibile
Il Comune di Milano ha elaborato il proprio piano di mobilità sosteninibile (PUMS), chiedendo ai propri cittadini di partecipare alla definitiva stesura dello stesso; infatti, fino al 9 ottobre sono state accolte le osservazioni della cittadinanza prima dell’approvazione conclusiva del corposo documento che rappresenta l'idea di mobilità sostenibile nel capoluogo lombardo per i prossimi dieci anni.
In questo modo, cittadini, enti e associazioni hanno contribuito a migliorare il piano adottato dal Consiglio Comunale con Deliberazione n.13 dell’8 giugno 2017.
schema inquinanti da traffico _ comune di milanoAlla base del PUMS di Milano vi è la lotta alla congestione del traffico e l’attenzione alla qualità dell'aria.
Con riferimento a quest'ultimo aspetto, che come Agenzia per l'ambiente ci sta a cuore, con questo piano, l’amministrazione comunale meneghina punta alla riduzione dell’inquinamento atmosferico: “rispetto allo stato di fatto per tutti gli inquinanti considerati si ottiene al 2024 una significativa riduzione delle emissioni annue all’interno del territorio comunale e un miglioramento degli indici di inquinamento anche al di fuori dei confini comunali”.
inquinanti atmosferici interni al comune di Milano_variazioni rispetto allo stato di fattoNel piano le riduzioni sono stimate sopra il 76% per carbonio elementare (EC) e monossido di azoto (NO), di circa il 36% per il PM10 e di circa il 45% per il PM2.5 rispetto allo Stato di fatto.
Il contributo più rilevante si riscontra grazie al progresso tecnologico nella progettazione dei veicoli a motore nel rispetto delle direttive europee.
inquinanti atmosferici esterni_comune Milano_variazione sullo stato esistente
Con riferimento, invece, alleemissioni climalteranti, la prospettiva è quella di "ottenere, rispetto allo stato di fatto, al 2024 una significativa riduzione delle emissioni annue di anidride carbonica equivalente sia all’interno del territorio comunale sia al di fuori dei confini comunali". 
emissioni climalterantiIl piano mira anche al potenziamento dei trasporti pubblici, soprattutto nei quartieri di periferia; tra le novità la Circle Line, che recepisce il documento sulla riqualificazione degli scali ferroviarie prevede un potenziamento del passante ferroviario, maggiori frequenze e più fermate per favorire i collegamenti fra le diverse linee metropolitane.
Il Pums si  prefigge inoltre di favorire
  • la mobilità elettrica, consentendo la sosta gratuita a veicoli elettrici e ibridi ed aumentando le colonnine per la ricarica (1336 colonnine nei prossimi 3 anni,
  • la mobilità ciclabile, rendendo la rete ciclabile più efficiente e meno frammentaria attraverso la realizzazione di percorsi di collegamento fra le piste ciclabili esistenti,
  • la sharing mobility, mettendo a disposizione più auto elettriche e 10mila nuove biciclette, ed implementando l’interscambio con altri mezzi di trasporto, anche nelle ore notturne,
  • le zone 30, ovvero quelle zone della città dove è prevista una moderazione del traffico.
Roma mobilità sostenibileRoma, invece, l’Amministrazione comunale ha definito solo le opere invarianti, ovvero i “punti fermi” del PUMS rispetto ai quali intende procedere in modo veloce con la progettazione, in quanto già sottoposti a studi ed approfondimenti.
Per il resto, saranno i cittadini, con una forte interazioneattraverso il portale dedicato, a co-progettare la nuova mobilità sostenibile della Capitale.
Alla base della progettazione del PUMS di Roma vi sono concetti come integrazione, partecipazione, valutazione e monitoraggio, si parte dall’idea di porre al centro le persone e la soddisfazione delle loro esigenze di mobilità, seguendo un approccio trasparente e partecipativo che prevede il coinvolgimento attivo dei cittadini e degli altri portatori di interesse, fin dall’inizio del processo di definizione del piano.
Chiunque infatti potrà proporre interventi sulla rete di trasporto pubblico (busvie, tranvie, metropolitane, nodo ferroviario di Roma, nodi di scambio), sulla rete ciclabile e pedonale, sullo sviluppo di azioni di medio periodo utili e favorire lo sviluppo della mobilità sostenibile.
Le proposte con il maggior numero di preferenze saranno prese in considerazione dall'Amministrazione, approfondite da un gruppo di lavoro dedicato e potranno diventare parte integrante del Pums del Comune di Roma.
Una volta scelte le proposte migliori, verrà avviata la fase di presentazione alla cittadinanza con incontri sul territorio, organizzati in ambito municipale e con l'ulteriore possibilità di introdurre miglioramenti al piano.
(Fonte: Arpat)

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Mia integrazione: 

"Asini e cavalli tornino nelle vie cittadine! - Questa è una proposta bioregionale che mi sta molto a cuore e che avanzo da parecchi anni. Ritengo che se adeguatamente protetti, curati e foraggiati, i cavalli e gli asini a Roma ci potrebbero anche stare. Fanno parte della tradizione e inoltre con la crisi del petrolio, l’inquinamento automobilistico, etc. potrebbero fornire un’alternativa ecologica per il trasporto urbano (essendo l’altra alternativa la bicicletta ed il risciò a pedali o triciclo)..." - Continua:  http://bioregionalismo-treia.blogspot.it/2013/11/calcata-la-boccio-ma-lisola-somarabile.html




giovedì 19 ottobre 2017

Amandola: La Scuola di Hildegarda - Da comune terremotato a sede di una scuola sulla Natura


LA SCUOLA DI HILDEGARDA

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Buoni Consigli e Natura 
Comune di Amandola (FM)


Concezione della salute
Il modo con cui si intende la salute coincide sempre più con una visione del benessere legato alla possibilità di integrare le nostre parti che una cultura dualistica e separatista ha messo in campo nei secoli passati, a partire dalla rivoluzione industriale e dall’avvento della visione meccanicistica dualistica, che sia in campo scientifico che in campo filosofico e psicologico, ha costretto l’uomo a considerate separate delle parti di sé che tali non possono essere: il corpo, la mente, l’anima.

A partire dalla concezione della fisica di Newton e dalla concezione filosofica di Cartesio che sono stati i simboli e in qualche modo gli artefici di questa alienazione da se’ di cui l’uomo post moderno si fa carico, con la loro concezione dello spazio che separa la materia, perdendo quindi il senso dell’unita’ che le precedenti dottrine filosofiche avevano propugnato e con il famoso “cogito ergo sum” che da estrema visibiltà alla parte razionale dell’uomo, tralasciando la parte emotiva e la parte animica, abbiamo perso il profondo e reale contatto con noi stessi e con la natura, nostra madre e artefice del nostro benessere.

Se la fisica quantistica ci sta facendo ritrovare scientificamente il senso della profonda unita’ di tutte le cose, sappiamo anche la via ci era gia’ stata indicata da grandi illuminati che, come Hildegarda di Bingen, vissuta in una epoca precedente all’instaurarsi di una visione separatista della realta’,ha lasciato un grande patrimonio rispetto alla concezione della persona, della relazione tra gli esseri umani e soprattutto una visione della cura a cui possiamo attingere e a cui possiamo ispirare i nostri interventi.

La distinzione tra benessere psichico o fisico, dal momento che tutto è in una continuita’ e interdipendente, cade come schema di riferimento culturale e dobbiamo andare verso una nuova concezione del rapporto terapeutico.

Concezione dell’operatore
Se dunque , mente corpo e anima sono saldamente interconnessi, se la malattia del corpo o il disagio psicologico sono una spia di un conflitto che agisce in profondita’,compito dell’operatore è di accompagnare la persona ad acquisire la consapevolezza necessaria a riprendere il suo percorso evolutivo, aiutandolo a focalizzare le sue risorse e la sua energia profonda, aiutandolo a trovare dentro di se’ il modo di trovare l’armonia perduta.

La relazione empatica, entrare nel mondo dell’altro, per un momento, come se fosse il proprio e comprenderlo profondamente è il primo passo perché una persona possa attivare le sue risorse di guarigione, allontanando la paura e la solitudine.

Hildegarda ci diceva che nella natura ci sono tutti gli elementi per la guarigione. L’operatore deve quindi conoscere egli stesso quali risorse la natura può mettere a disposizione. Conoscere gli essere viventi come le piante, conoscerle e riconoscerle per potere poi consigliarle non come nomi impersonali, ma come creature viventi di cui si conosce l’energia e la forza.

Possiamo parlare solo delle cose che conosciamo e quindi il percorso della scuola prevederà una conoscenza dei rimedi naturali fitoterapici che la natura mette a disposizione, non solo come riconoscimento delle piante che, quando conosciute, dispiegano la loro forza in maniera prodigiosa, ma delle modalità pratiche di preparazione e somministrazione.

La relazione con la persona si dispiega poi nella comprensione delle psicodinamiche che si muovono nel suo profondo, disvelandole servendosi della parola, del linguaggio del corpo, della genealogia familiare ,delle costellazioni familiari.

Gli strumenti che si potranno utilizzare prevedono oltre la conoscenza delle dinamiche del counselling, una conoscenza dei rimedi fitoterapici che la natura mette a disposizione ascoltando e entrando in contatto con essa, una conoscenza dei nuovi paradigmi legati alla concezione che dispiega la fisica quantistica per una comprensione dell’ essere umano e del mondo in cui vive.

La scuola ha durata 3 anni e prevede 450 ore di formazione. Prevede alla fine del percorso attestato di qualità e di qualificazione professionale dei servizi ai sensi dell’art 4 della legge 13 gennaio 2013, n 4.  - Patrocinio del Comune di Amandola (FM)

Materie
  • Fondamenti di counseling
  • Comunicazione , scelte e cambiamento
  • Psicologia (Psicologia generale, Psicologia dello sviluppo, Psicologia di gruppo, Elementi di Psicopatologia)
  • Filosofia, Sociologia, Antropologia, Pedagogia
  • Etica e deontologia
  • Fitoterapia
  • Riconoscimento erbe selvatiche ed officinali
  • Fisica quantistica e cura
  • Costellazioni familiari
  • Consapevolezza del corpo: tecniche corporee e bioenergetica
  • Consapevolezza di se’: suono, musica, voce
  • Meditazione
  • Promozione della professione
  • Supervisione didattica

Date primo anno – Amandola (FM)
Venerdì pomeriggio ore 15.00 -18.00 – sabato e domenica ore 9.30 - 18.30 ( con 1h di pausa)
17/18/19 novembre 2017
15/16/17 dicembre
19/20/21 gennaio 2018
23/24/25 febbraio
23/24/25 marzo
27/28/29 aprile
25/26/27 maggio
22/23/24 giugno


Responsabile della scuola
Dott.ssa Rosa Brancatella
Medico, Psicoterapeuta, Fitoterapeuta

L'immagine può contenere: 2 persone, persone che sorridono, persone sedute e spazio al chiuso

Per info e prenotazioni:
Rosa Brancatella: 3316870963 – rosabrancatella@gmail.com
Sarah Leonardo: 3403769786
Sonia Baldoni: 3337843462

martedì 17 ottobre 2017

Cambiamenti climatici e carenza di cibo - Ronciglione, 19 ottobre 2017, Convegno: "Ambiente economia alimentazione salute agricoltura"


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Sino ad oggi parlando dei cambiamenti climatici si evidenziano i fenomeni meteo estremi, uragani, nubifragi, siccità e perdita della biodiversità planetaria, ma ancora non si parla dell’incidenza negativa che invece comincia ad interessare direttamente il nostro cibo.

Di ciò recentemente si sono interessati scienziati dell’Università di Oxford, nell’ambito dell’Oxford Martin Programme on thefuture of food, programma che interessa 155 Paesi fino al 2050. Questo studio rappresenta la prima indagine al mondo sul cibo e il clima e, ovviamente, passando dall’impatto negativo dei cambiamenti climatici sull’agricoltura causato dal riscaldamento globale del pianeta. Secondo questi scienziati il fenomeno dei cambiamenti climatici inciderà pesantemente sui regimi alimentari e sulla massa corporea delle persone, quantificando anche il probabile numero di morti collegate a questi fattori (studio pubblicato sulla prestigiosa rivista The Lancet ) .

Secondo gli autori entro il 2050 il ridotto consumo di frutta e verdura, conseguente ai problemi causati all’agricoltura dai cambiamenti climatici, potrebbe portare a un aumento della mortalità, a livello globale, di oltre 500mila casi annui. Si tratta di morti, mai previste finora, riconducibili esclusivamente agli effetti dei cambiamenti climatici sull’alimentazione. Sempre secondo le previsioni di questo studio, i Paesi più colpiti, dove si potrebbero concentrare i tre quarti dei decessi previsti, sarebbero Cina e India e in Europa Grecia e Italia.

Di questo ed altro si parlerà giovedì 19 ottobre 2017  a Ronciglione (VT) nella sala congressi del Collegio alle ore 17,30. Relatore principale il  climatologo dell’ENEA Vincenzo Ferrara e a seguire il fondatore di Accademia Kronos Ennio La Malfa.

 Filippo Mariani

Immagine

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Ente di Protezione Ambiente riconosciuto dal Ministero dell'Ambiente, Tutela del Territorio e del Mare
Accademia KRONOS via A. da Sangallo, 10/a - 01037 RONCIGLIONE (VT) - Tel. e fax 0761.625532

www.accademiakronos.it - ak@accademiakronos.it – accademiakronos@pec.it

domenica 15 ottobre 2017

Vivisezione - Direttive europee e storia della sperimentazione su animali


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Nel 2010 l’Unione Europea ha emanato una Direttiva per armonizzare le regole sulla sperimentazione animale (vivisezione). Lo scopo? Far sì che gli Stati membri si comportassero in modo uniforme nel condurre una pratica tuttora cruciale per il progresso della medicina. La legge italiana, però, non soltanto ha recepito con grande ritardo la direttiva, ma se ne discosta in molti punti (62). 

Due aspetti hanno scatenato la protesta dei ricercatori: sono proibiti gli xenotrapianti, cioè la possibilità di studiare trapianti fra specie animali diverse per ottenere organi trasferibili nell’uomo; e sono vietate le ricerche sulle droghe che inducono dipendenza. Dinanzi alle polemiche, il Parlamento aveva concesso delle proibizioni, con scadenza alla fine del 2016. Ma una serie di contestazioni l’ha ridotte a tre. 
 
Non tutti lo sanno ma la sperimentazione animale non è affatto una pratica recente. Risale agli arbori della medicina, nell’antica Grecia, quando, in seguito ad esperimenti dal risultato alquanto disastroso si optò per l’utilizzo di cavie animali al posto di quelle umane per testare medicamenti e unguenti vari. La vivisezione moderna è invece nata nel 1800 in Francia con il fisiologo Claude Bernard, che tra l’orrore di moglie e figlia sperimentava anche sul cane di casa. 

Negli Stati Uniti d’America, nel 1938, il Congresso obbligò le aziende produttrici di farmaci ad effettuare la sperimentazione animale prima di somministrare qualsiasi nuovo tipo di farmaco all’uomo. Scimmie, topi, conigli ma anche suini. Queste le specie maggiormente richieste dai laboratori dove sugli animali veniva testato di tutto. 

La Commissione Affari Costituzionali del Senato ha approvato a maggioranza l’emendamento De Biasi, Cattaneo (primi firmatari) e altri che prevede altre tre anni di proroga per l’utilizzo di animali per le ricerche su “sostanze d’abuso”. Nonostante il pressing delle campagne social delle associazioni animaliste, la Commissione ha tirato dritto ignorando le richieste provenienti dal mondo dell’associazionismo e non solo. Per altri tre anni sarà insomma legale sperimentare su animali sostanze che provocano danni irreversibili come quelle stupefacenti. 

Un emendamento contestato sin da subito e contro il quale continua a schierarsi la Lav (Lega Anti Vivisezione) che ha diffuso in rete il voto dei vari gruppi: a favore Pd-Ncd-Forza Italia-Gal-Autonomie, contrari invece Sel-Misto-M5sEsperimenti che, secondo la Lav, sono “particolarmente inutili per i malati e crudeli per gli animali. 

Non bastava un anno di proroga come già previsto dal Governo del Decreto Legge di fine anno che aveva già fatto saltare l’entrata in vigore, dal 1 gennaio scorso, del divieto dei test su animali di droghe, alcol, tabacco e xenotrapianti. Ora con lo scontato voto di fiducia del Governo sull’intero Decreto Legge Mille proroghe sarà possibile far presentare e votare emendamenti soppressivi in Aula, atto che sarà replicato alla Camera in seconda e definitiva lettura, sostiene la Lav.  

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(Fonte: AK Informa n. 40)

sabato 14 ottobre 2017

Appello a sostegno di Mondeggi Bene Comune - Fattoria Senza Padroni


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 Vi inviamo l'appello a sostegno di Mondeggi Bene Comune - Fattoria Senza Padroni, che è partito dal mondo accademico (già sottoscritto da più di 200 professori, ricercatori e studiosi) e che stiamo allargando atutte le realtà che vogliono aderire per supportarci (associazioni, collettivi, organizzazioni, reti territoriali e nazionali, ecc..). Vi invitiamo ad aderire e ad inviarlo a tutte quelle realtà che sostengono la nostra lotta e che possono aiutarci a diffonderlo... (Daniele e Comuità)

Appello per la Gestione Civica di Mondeggi 2017

Questo appello, lanciato da un gruppo di accademici e ampiamente sottoscritto da un crescente numero di professori, ricercatori e studiosi (a livello italiano e internazionale), è stato allargato anche a realtà sociali e soggetti della società civile. Vi invitiamo ad aderire e a di contribuire alla sua diffusione per aiutarci a raccogliere altre adesioni.

Lo scopo è quello di alzare l’attenzione intorno a questa vertenza, di supportare l’esperienza di Mondeggi Bene Comune e di far pressione sulla Città Metropolitana di Firenze (proprietaria del bene), che sta rilanciando la vendita della fattoria in modo sempre più determinato.

Chi non conosce Mondeggi, può approfondire la questione leggendo questo Dossier che ne ripercorre la storia e prendere visione in questo Dossier fotografico di ciò che a grandi linee è stato fatto in questi anni. Qui potete leggere l’appello di tre anni fa (a cui aderirono circa ottanta professori).

L’appello fa parte di un insieme di pressioni volte all’interruzione della scrittura del bando di vendita e al riconoscimento della Gestione Civica della Comunità di Mondeggi, definita nella ‘Dichiarazione di gestione civica di un bene comune‘ e già in atto, da parte della Città Metropolitana di Firenze (proprietaria del bene), che sta rilanciando la vendita della fattoria in modo sempre più determinato..

Una strada che ha avuto successo in diversi contesti accomunati dalla volontà delle istituzioni di dialogare con delle realta’ nate e sviluppate con una logica di reale democrazia dal basso e di valorizzarne la funzione sociale, senza trincerarsi dietro alla retorica della legalità. 

Per questo vi chiediamo di aderire e diffondere questa raccolta ad ogni contatto e canale utile. Il vostro supporto in questo momento pò essere monto importante per la sopravvivenza di un’esperienza unica di autogestione di un Bene Comune che coinvolge la partecipazione di centinaia di persone.

Per aderire scrivere a versomondeggibenecomune@inventati.org

      • con Nome e cognome; Materia di studio o di insegnamento; Università, scuola o ente di riferimento

      • Oppure Nome della realtà sociale (associazione, collettivo, organizzazione, rete etc)

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giovedì 12 ottobre 2017

La giusta misura... cogliendo il momento presente nel luogo in cui si è


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Ho conservato per anni un vecchio dipinto nel Tempio della Spiritualità della Natura, prima di abbandonare Calcata al suo destino e trasferirmi a Treia. Era  solo una banale copia, rappresentava un alchimista (od un semplicista) che mostra la giusta dose di sostanza da porre nell’intruglio medicinale ad un giovane apprendista. Il gesto  eloquente, la mano alzata con il palmo rivolto in avanti, significante “basta così”. Né troppo né poco!

Le cose cambiano e non serve portarsele appresso, la memoria  è utile se ci aiuta a non ripetere gli errori del passato, contemporaneamente è una zavorra se ci impedisce di compiere nuove esplorazioni e ricerche.

Anni ed anni di meditazione… per scoprire la giusta misura? 

Macché essa è nella semplicità della risposta immediata che siamo in grado di dare al momento opportuno, rispondendo del tutto spontaneamente e semplicemente all’esigenza contingente, nel presente….
  
Non sappiamo i motivi per cui le cose avvengono come avvengono e dal punto di vista etico ed umano possiamo anche non essere d’accordo con ciò che siamo costetti a vedere ed a compiere nella società.  Così dobbiamo sentirci liberi da ogni schema, non temendo di cadere in  contraddizioni e incongruenze.

Ricordo di quando Nisargadatta raccontava le conseguenze del suo lavoro di venditore di beedies, le sigarette indiane, che causano il cancro anche più delle altre, e pure lui  le ha fumate per anni e tra l’altro è morto per un cancro alla gola… ma tutto ciò non ha cambiato il suo “vero stato”.

Consideriamo sempre che possiamo solo compiere ciò che è per noi possibile… Non ciò che riteniamo dovrebbe essere… E poi come dovremmo porci di fronte ai dettami della legge di causa effetto? Come dovremmo considerare  la favola della reincarnazione…?  Libero arbitrio, predestinazione, scelte, miglioramenti voluti o causali?...  


A volte anch'io  racconto delle storie, che stanno nella mente duale, che rientrano nel funzionamento empirico nel mondo, esprimendo  un modo razionale di percepire la vita. Ma  nel mio intimo so che son tutte  favolette, so che la verità non ha bisogno di giustificazione alcuna, né di spiegazioni. Uso dei sotterfugi.. per poter guardare le persone negli occhi e scorgere la loro anima, toccare il loro cuore e sentirmi una parte di loro. Questo è ciò che è possibile per me…. e vorrei che così fosse anche per chiunque altro!

Assomiglia ad una commedia? C'è una nota di finzione in questo atteggiamento? Beh, occorre pur adattarsi al sogno... finché si sogna.. A che serve districarsi dalle considerazione sul bene e sul male con giustificazioni che infine rientrano nell'illusione duale? 

Tanto vale adattarsi e compiere quei gesti che sono in armonia con la nostra natura umana, che ci consentono di poter condividere al meglio le nostre emozioni ed i nostri pensieri con il prossimo... Sia pur che ciò non è necessario per “essere quello che realmente siamo”.

Ma perché limitarsi, perché non  amare il proprio sogno (come diceva saggiamente il Vate)? In verità l’armonia interno/esterno non è basata su ciò che entra dalla bocca (come diceva Gesù) ma da ciò che ne sorte, ovvero come riusciamo a centrarci al nostro interno, ritrasmettendo parole ed   amore all’esterno.

Ramana Maharshi a una signora che le chiedeva come potersi moderare nei comportamenti alimentari consigliò la via del "tendere verso",  finché la cosa non avvenisse da sola, senza intenzione…

Paolo D'Arpini


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Referente P.R. Rete Bioregionale Italiana

mercoledì 11 ottobre 2017

Ecologia cristiana e olismo sistemico delle teorie della complessità


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L’espressione poetica del messaggio cristiano, insito nei Racconti della creazione della Genesi e riconfermato dal Libro di Daniele, nonché da alcuni significativi Salmi, esprime, in una spiritualità profonda, l’appartenenza dell’uomo all’universo di cui siamo consapevoli attraverso l’olismo sistemico delle teorie della complessità.

La cultura contemporanea, di fronte all’emergenza ecologica, si interroga sul riduzionismo moderno che, attraverso la scienza, configura il mondo come un’entità meccanica. Tale visione epistemologica non è consona alla relazione tra ragione e fede proposta dal cristianesimo poiché quest’ultimo rappresenta il mondo come creato al quale l’uomo appartiene e che, peraltro, è immagine e traccia dell’opera di Dio. La rappresentazione cristiana del reale costituisce, pertanto, un veicolo interessante per il passaggio dall’ecologia all’ecoetica, nonché dall’ecologia di superficie all’ecologia profonda. Così, alla luce dei nuovi documenti conciliari e post conciliari, prodotti dal magistero della chiesa cattolica, si creano le occasioni per un dialogo ed una collaborazione di natura interreligiosa ed interculturale con le idee che circolano oggi nel nostro villaggio globale. 


Siamo quindi nelle condizioni di integrare il momento conoscitivo dell’ecologia scientifica e la posizione prudenziale dello sviluppo sostenibile, con una rivendicazione da parte dell’uomo della sua consapevolezza di appartenere alla dinamica biologica e spirituale della realtà che ci circonda, in tutte le sue forme ed espressioni. 

Perciò, l’ecologia cristiana assume nuovi significati, beneficiando della semantica di nuove denominazioni; parliamo, in tale prospettiva, ad esempio di una ecologia della pace e di una ecologia della vita, per sottolineare la crescita dinamica di un mondo che, nella duplice dimensione della vita e della spiritualità, instaura delle dinamiche di sviluppo nelle quali il conflitto non è guerra o distruzione, esprimendo piuttosto le condizioni di una crescita attraverso l’integrazione, la collaborazione e la comunione di tutte le energie di qualsiasi forma e di qualsivoglia natura.

Il cantico delle creature di San Francesco esprime la semantica di un progetto di trasformazione del nostro rapporto con il mondo della vita e viene ad essere, nella nostra cultura, un appello che ci chiama a nuove forme di sviluppo e di utilizzazione delle risorse e delle energie che ci sono state donate per poter divenire dei veri collaboratori della crescita dell’intero universo. Da ciò, l’ecoetica non si manifesta soltanto come una nuova via dell’indagine filosofica ma costituisce, piuttosto, una forma di profonda spiritualità biologica tra l’indagine scientifica, la ricerca filosofica e le visioni di fede promosse dalle diverse religioni.

Quanto detto dà concretezza ad un itinerario spirituale in cui il mondo, riconosciuto quale immagine del creato, realizza un segno vivente attraverso il quale si aprono le diverse vie religiose per l’apertura della nostra intelligenza al mistero della presenza del divino nascosto nelle diverse pieghe arcane del reale, in tutte le sue espressioni.

Con il Cantico delle creature, dunque, ancora una volta è la poesia che riesce, sul piano estetico, a completare un discorso avviato dall’etica e approfondito nella sua spiritualità dalle fedi religiose. In tal caso, le immagini spiritualizzate degli astri, dei fenomeni atmosferici, degli esseri viventi vegetali e animali prendono vita e collaborano con l’uomo in una sintonia corale nella quale tutto il creato vivente si apre nella direzione evocata e invocata dall’Apocalisse che trova il suo approdo più alto nell’aspirazione ai cieli nuovi e terre nuove.

Aurelio Rizzacasa

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martedì 10 ottobre 2017

"Non si vive di solo pane?" - Stop agli sprechi!


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200 quintali, la quantità di pane che finisce in spazzatura ogni giorno. Comune di Roma e Confartigianato Imprese Roma hanno siglato un protocollo contro lo spreco alimentare. Si chiama Food Sharing e sarà valido fino alla fine dell’anno. Sono circa duemila gli esercizi potenzialmente interessati, tra bar, ristoranti, pizzerie, di cui almeno il 20 per cento nel campo della distribuzione o produzione di beni alimentari. 6,6 milioni le tonnellate di cibo che ogni anno vengono sprecate. 

Il progetto di Confartigianato sarà integrato con quello che Roma Capitale ha avviato attraverso Ama Spa incentrato sulla raccolta differenziata porta a porta per le utenze non domestiche, nei due Municipi I e XI che riguarderà, appunto, circa duemila utenze commerciali. 17,5 milioni le persone che si possono nutrire col cibo sprecato in Italia. Sprecare cibo significa anche sprecare soldi e su questo una recente ricerca della Coldiretti ha parlato chiaro. 

Nel nostro Paese gli sprechi alimentari costano 12,5 miliardi che sono per il 54 per cento al consumo, per il 21 per cento nella ristorazione, per il 15 per cento nella distribuzione commerciale, per l’8 per cento nell’agricoltura e per il 2 per cento nella trasformazione. 

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(Fonte: AK Informa)

lunedì 9 ottobre 2017

Estinzioni di massa... a volte ritornano (la sesta è già qui...!)

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Estinzione, una costante nella storia della Terra Livelli massimi di concentrazione di anidride carbonica in atmosfera e nel mare sono già stati responsabili in passato di 5 estinzioni di massa sul Pianeta. La più catastrofica si è verificata nel Permiano (251 milioni di anni fa), quando il 96% delle specie terresti e il 70% di quelle marine furono spazzata via. La prossima sarà altrettanto disastrosa? 

Gli scienziati su questo non si sono sbilanciati. Di certo, in questa sesta estinzione di massa l’uomo giocherà un ruolo centrale. «La colpa è in parte delle emissioni prodotte dai combustibili fossili – ha spiegato Daniel Rotham, co-direttore del Lorenz Centre del MIT e uno degli autori dello studio –. Tutto dipenderà dagli oceani e dal ciclo del carbonio». 

Si calcola, infatti, che nel 2100 le concentrazioni di carbonio nel mare a causa di attività riconducibili all’uomo saranno quantificabili tra i 300 e 500 miliardi di tonnellate. 

La sesta estinzione è già qui.  Secondo il parere di altri scienziati, invece, non bisognerà attendere fino al 2100, poiché stiamo assistendo in diretta alla sesta estinzione di massa. I dati della Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN) a riguardo non sono affatto confortanti: circa un quarto delle specie di mammiferi e un ottavo di quelle di uccelli sono oggi a rischio di estinzione. Inoltre, il 20% degli anfibi e dei rettili rischia di scomparire, così come il 30% dei pesci. Infine, un quinto delle piante del nostro Pianeta risulta essere minacciato. 

(Fonte Notizie: A.K. Informa n. 39)

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Articolo collegato:  PERDITA DI BIODIVERSITÀ 

La sesta estinzione di massa è già in corso. Ad affermarlo, un team internazionale di ricercatori che ha compiuto uno studio sulla perdita di biodiversità del nostro Pianeta. La ricerca, pubblicata sulla rivista scientifica Proceeding of the National Academy of Science mostra un quadro a tinte fosche: il numero delle specie animali che sono entrate in contatto con l’uomo è già stato dimezzato. Estinzione in pochi decenni Lo studio ha preso in analisi 26mila specie di uccelli, anfibi, mammiferi e rettili. 

È già stato perduto il 30% delle specie di vertebrati e più del 40% di queste specie ha visto ridotto il proprio areale di distribuzione dell’80%. Il report spiega anche che il 41% degli anfibi e il 26% dei mammiferi sono a rischio estinzione. «Il declino delle specie procede a ritmo serrato – ha detto Rodolfo Dizo, ricercatore del Stanford Woods Institute for the Environment e autore dello studio -. Di questo passo tra pochi decenni la biodiversità potrebbe far registrare un pesante declino». 

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Le cause.  Gli studiosi non hanno dubbi: dietro alla sesta estinzione di massa c’è la mano dell’uomo. Tra i fattori che hanno causato la scomparsa delle specie, infatti, ci sono la perdita di habitat, l’introduzione di specie alloctone e invasive, gli eventi climatici estremi e l’inquinamento.  Per il futuro, i ricercatori hanno messo in conto anche gli effetti disastrosi che un’eventuale guerra nucleare potrebbe avere sul nostro Pianeta. 

I precedenti Sul nostro Pianeta si sono susseguite altre cinque grandi estinzioni: quelle del Ordoviciano-Siluriano (circa 450 milioni di anni fa), del Devoniano superiore (circa 375 milioni di anni fa), del PermianoTriassico (circa 250 milioni di anni fa), del Triassico-Giurassico (circa 200 milioni di anni fa) e, infine, quella del Cretaceo-Paleocene (circa 65 milioni di anni fa).

Marta  Frigerio  

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sabato 7 ottobre 2017

Riuscirà l'uomo ad ereditare la terra?


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I mondi dell’uomo sono molteplici ma tutti nel pensiero, uno solo è reale: questa Terra. Se non siamo in grado di conservare la nostra vita onorevolmente sulla Terra come potremo sperare la salvezza emigrando su altri pianeti? Come potremo sperare di essere accolti nel consesso della vita universale extraterrestre se non siamo stati in grado nemmeno di mantenere la vita sul nostro piccolo pianeta? Con ciò ritengo che l’esperimento della nostra sopravvivenza deve potersi avverare qui dove siamo… Inutile sperare in colonie sulla Luna, su Marte o su Venere.. inutile cercare l’acqua su quei mondi desolati se qui -dove ce ne è tanta- non siamo in grado di mantenerla pulita.

Eppure già ci furono diversi scienziati e spiritualisti illuminati che sin dagli albori della società dei consumi avvertivano l’uomo del rischio di uscir fuori dai binari dell’equilibrio scienza/vita. Oggi il treno umano sta deragliando con scintillio di schegge impazzite: OGM, avvelenamento chimico metodico della terra e dell’acqua, energia atomica sporca, deperimento sociale e morale, urbanizzazione selvaggia, distruzione delle risorse accumulate in millenni dalla natura,  guerre, etc.

L’uomo nel corso della sua breve storia ha enormemente trasformato la faccia della Terra, perché egli può deliberatamente modificare quasi tutto quel che costituisce il suo ambiente naturale e controllare quel che cresce e vive in esso.

La trama della vita è però tanto delicata e tanto legati sono tra loro il clima, il terreno, le piante e gli animali, che se una componente di questo complesso viene violentemente modificato, se alcuni fili vengono tagliati all’improvviso, l’intero complesso subisce una modificazione.

Per centinaia di anni -e soprattutto nell’ultimo secolo- l’uomo è stato la causa di deturpazioni, stermini ed alterazioni profonde… e questo malgrado la sua contemporanea capacità di creare abbellimento ed armonia. Il potere intellettivo che consente all’uomo di progettare e costruire è lo stesso che gli consente di distruggere. Con l’aumento smisurato della popolazione umana la capacità di procurare danni materiali come pure l’affinamento del pensiero e della riflessione sono cresciuti esponenzialmente.

Purtroppo questa nostra Terra non è un Paese di Bengodi od un corno dell’eterna abbondanza… le risorse del pianeta, pazientemente accumulate e risparmiate nel suo ventre, sono ora in fase di esaurimento. La biodiversità e la purezza del genoma vitale sono sempre più a rischio… molte specie animali resistono solo negli zoo o nei giardini botanici. In tutto il mondo moderno ogni nuova impresa economica e scientifica viene seguita da peste e malanni, lo sviluppo continuo equivale al consumo accelerato dei beni, nella incapacità di recupero ambientale e ripristino da parte della natura.

Occorre da subito e con la massima serietà e determinazione fermare la caduta, preservando le risorse residue e quel che rimane della vita selvatica, non solo per il mantenimento della bellezza naturalistica ma soprattutto perché l’armonia complessiva, cioè la reale sopravvivenza della comunità dei viventi (e dell’uomo stesso) dipende da quelle componenti.

Il futuro dell’umanità, infatti, non sta nella sua colonizzazione di altri pianeti del sistema solare bensì nella sua abilità di conservare la vita sul pianeta Terra.

Per questa ragione la biologia, l’ecologia profonda, la spiritualità della natura sono aspetti essenziali del nuovo paradigma coscienziale. Uno dei più grandi misteri vitali, che abbiamo il dovere di affrontare e risolvere, è quello relativo alla nostra vera natura. Ma le religioni e la scienza non saranno mai in grado di darci una risposta se non cominciamo a cercarla direttamente in noi ed attorno a noi. Altrimenti non saremo in grado di uscire dal meccanismo ripetitivo delle guerre, dello sfruttamento insensibile, dei conflitti razziali e intraspecisti.

Umanità non è solo simbolizzata da questi bipedi antropomorfi e non è solo un agglomerato organico definito “corpo”. Possiamo dire che Umanità è la capacità di riconoscersi con tutto ciò che vive e pulsa energeticamente dentro e fuori di noi.

La Terra è la nostra casa, l’abbiamo avuta in eredità da un lento e laborioso processo globale della vita, ma siamo sicuri di poterla lasciare a nostra volta alle generazioni future nella stessa integrità e opulenza nella quale noi l’abbiamo ricevuta? La dignità umana si gioca anche in questo, accettiamo dunque la sfida posta alla nostra intelligenza.

Paolo D’Arpini
Rete Bioregionale Italiana



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venerdì 6 ottobre 2017

Dalla PAC all'agricoltura bioregionale

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Da sempre l’Europa sostiene la propria agricoltura attraverso la PAC, Politica Agricola Comunitaria, destinandovi una quota preponderante del proprio bilancio. Nell'attuale programmazione gran parte di queste risorse è appostata sul ‘primo pilastro’, strumento di sostegno al reddito delle aziende basato sul criterio delle superfici coltivate. Un criterio che, nel sostenere le grandi imprese agricole, non fornisce però stimoli a perseguire risultati in termini ambientali e sociali che rispondano al principio ‘public money for public goods’. 

Negli anni, le riforme della PAC, soprattutto attraverso il pilastro dello ‘Sviluppo Rurale’, hanno in parte corretto questa distorsione, indirizzando molte imprese verso investimenti virtuosi, ma i risultati restano inferiori alle attese. 

Gli aiuti pubblici che premiano le aziende di maggiori superfici infatti assecondano la concentrazione fondiaria invece di favorire l’ingresso di nuove figure di agricoltori bioregionali, e non supportano in misura sufficiente il presidio degli spazi rurali in aree svantaggiate, che spesso dipendono da aziende attive su piccole superfici. 

I sostegni garantiti dal primo pilastro non premiano la crescita dei livelli occupazionali, né la sostenibilità ambientale e la salubrità dei prodotti immessi sul mercato, finendo col sostenere una agricoltura che, su ampie superfici, fa ricorso a fertilizzanti chimici e prodotti dannosi per l'uomo e per l'ambiente: è il caso di pesticidi come il glifosato. 

Tuttavia negli ultimi anni si è affermato concretamente un modello alternativo, che ha i suoi punti forti nella crescita a due cifre delle produzioni biologiche e biodinamiche, che mettono in campo un approccio circolare in grado di garantire maggiore fertilità dei suoli, valorizzare la biodiversità, mitigare il cambiamento climatico, dimostrando nei fatti anche la capacità di garantire il reddito per le aziende agricole a fronte di superiori livelli occupazionali. 

Si tratta di un segnale forte ed importante, incoraggiato dagli orientamenti e dalle aspettative dei consumatori.

La PAC ora affronta un percorso di riforma che riguarda tutti noi cittadini, contribuenti e consumatori, interpellando la nostra visione di un’agricoltura che produca cibo sicuro e sano, che innervi e presidi i territori, sostenga le comunità rurali generandovi opportunità di lavoro e prenda parte, insieme agli altri settori produttivi, alle grandi sfide di sostenibilità, dalla lotta all’inquinamento alla tutela della biodiversità e del paesaggio, al contrasto e mitigazione del cambiamento climatico. 

Per gli effetti che la PAC produce sui territori, la discussione non può essere lasciata nelle mani di pochi, e deve essere liberata dai condizionamenti delle lobby agroindustriali che invece chiedono il mantenimento dello status quo.

Per far emergere queste aspirazioni la coalizione "cambiamo agricoltura" si è già fatta promotrice di una massiccia partecipazione di cittadini alla consultazione sulla PAC svoltasi la scorsa primavera, e ora intende promuovere un momento di riflessione su come vorremmo che la PAC cambiasse, per essere più a misura di imprese agricole che compiono la scelta di presidiare attivamente il territorio rurale, a partire dalla conservazione delle risorse ambientali da cui la stessa agricoltura dipende: la biodiversità, l’acqua, il suolo.

Per una agricoltura capace di mantenere e riprodurre le risorse naturali e di assicurare la produzione di alimenti salubri, incoraggiare consumi alimentari equi e sostenibili, condividere le sfide di mitigazione e adattamento climatico, servono nuove regole nella destinazione dei contributi con cui la comunità europea assicura sostegno al lavoro degli agricoltori. 

Per questo occorre assumere l’innovazione in chiave agroecologica come pilastro su cui orientare i sostegni comunitari, puntando su misure che valorizzino il ruolo
dell’agricoltura sia nella sua funzione di produttrice di cibo che di gestione del territorio rurale.
 
L'iniziativa "CAMBIAMO AGRICOLTURA" è promossa da una rete aperta di associazioni di cui fanno già parte:

AIAB - Associazione per l'Agricoltura Biodinamica - FAI Fondo Ambiente Italiano - Federazione Pro Natura - Federbio - ISDE Italia Medici per l'Ambiente - Legambiente - LIPU Birdlife Italia - WWF Italia

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