venerdì 29 aprile 2016

Comunicazione in relazione ai conflitti ambientali


Torniamo ad affrontare la questione della comunicazione in relazione ai conflitti ambientali, lo facciamo con un'intervista  ad Alfonso Raus: esperto di progettazione partecipata, si occupa di promozione e gestione di processi di partecipazione pubblica svolgendo ruoli di facilitazione e di supporto all'azione trasformativa dei conflitti nell'ambito delle politiche ambientali, territoriali e di sviluppo locale; collabora con Arpa Umbria nella realizzazione del progetto Forum degli stakeholder economici e sociali.
Sempre di più si verificano contestazioni/conflitti ambientali in relazione alla realizzazione di nuovi impianti (gestione dei rifiuti, produzione energetica, ecc.) e/o infrastrutture di mobilità. Situazioni analoghe si hanno anche per situazioni già esistenti. Secondo lei come mai questi fenomeni sono sempre maggiormente diffusi nel nostro Paese?
Partiamo dalla constatazione che tali forme di mobilitazione vengono ancora liquidate frettolosamente e frequentemente come mera opposizione utilizzando quella stigmatizzante definizione di "sindrome Nimby", per cui nei fatti i proponenti di opere, infrastrutture, ma anche pianificazioni territoriali, instaurano relazioni con le comunità locali, gli oppositori locali, fondate proprio sul presupposto che essi siano ignoranti o egoisti, o comunque non in grado di capire e di fornire contributi.
Il sistema decisionale italiano che riguarda le scelte di rilevanza pubblica, pur essendo sostenuto da valutazioni e analisi anche preventive, è ancora, infatti, sostanzialmente caratterizzato dalla definizione a monte di indirizzi, preferenze e eventuali alternative che si formano intorno alla dimensione della democrazia rappresentativa (le autorità pubbliche elette) attraverso input di natura tecnico-scientifici.
  • Negli anni, per diversi ordini di motivi, si sono introdotte via via alcune modalità che portassero, ad esempio, il livello di decisione verso i territori, con la cosiddetta sussidiarietà istituzionale: le decisioni che possono essere assunte al livello istituzionale più vicino al cittadino devono essere riportate in quella sede.
  • Un'altra pratica che ha permesso, in parte, un coinvolgimento di altri attori, sono le concertazioni e l'apertura di tavoli di confronto tra amministrazioni e soggetti privati, in genere rappresentanti del mondo economico-sociale, professionale, sindacale, imprenditoriale anche di livello sovrannazionale come le multinazionali. Sono però attori portatori di preferenze “dense” (high demanders), che rischiano di spostare l'attenzione verso tematiche che toccano gli interessi di alcuni o di pochi soggetti.
Ecco, in Italia manca ancora, soprattutto a livello politico, istituzionale ma anche di scienza applicata, quella consapevolezza che fa prendere atto che è necessario favorire e valorizzare la possibilità di intervento dei cittadini comuni nella vita pubblica.
Le tematiche ambientali e di gestione del territorio, per l'appunto, assumono i tratti di “problemi comuni”, cioè, temi rispetto ai quali c'è un diffuso senso di coinvolgimento proprio per ciò che mettono in gioco: interessi, possibili impatti anche sulla propria salute, il come definiamo i problemi, le priorità, principi e valori, modi di intendere la realtà e lo sviluppo, ecc... e per questo è del tutto legittima la richiesta da parte delle varie comunità locali e del mondo dell'associazionismo di essere parte in causa nelle valutazioni e nelle scelte che vengono proposte o decise per i territori ai vari livelli.
Segnalo, inoltre, come soprattutto in Italia ancora ci sia una certa ritrosia ad attuare effettivamente e compiutamente indirizzi, norme, direttive, convenzioni che soprattutto a partire dagli anni '90 indicano di sviluppare pratiche partecipative e di trasparenza delle informazioni in campo ambientale e nella gestione del territorio. A titolo di esempio cito solo la Convenzione di Aarhus (1998) promossa dalla Commissione economica delle Nazioni Unite per l'Europa (UNECE), tesa a rafforzare la democrazia soprattutto nelle politiche ambientali. Tali orientamenti non manifestano tanto un auspicabile cambiamento, ma partono da presupposti di realismo sia perché può risultare rischioso adottare procedure dirigistiche su questioni molto spesso complesse e di rilevante interesse e impatto per le varie collettività coinvolte e sia perché si fondano sul riconoscimento di esperienze che hanno dimostrato che tutto questo è praticabile.
Lei quindi pone un problema più ampio di crisi della democrazia rappresentativa e quindi di necessità di attivare forme di democrazia partecipativa per assumere decisioni che hanno un importante impatto sui territori? Ma è una prospettiva praticabile?
Occorre, innanzitutto, trarre le conseguenze della ripetuta constatazione dell'insufficienza dei meccanismi della democrazia rappresentativa, anche alla luce dei molti fenomeni degenerativi nella gestione delle nostre istituzioni che fanno comprendere come il nostro sistema sia facilmente incline ad un uso improprio e anche a volte illegittimo. Detto questo, ripeto il fatto che non siamo pienamente coscienti dei processi di trasformazione in atto, che riguardano un percorso di diversi decenni in cui abbiamo e stiamo assistendo ad un significativo cambiamento sul come la partecipazione e la cittadinanza possono esprimersi anche al di là dei partiti e delle grandi associazioni.
Una partecipazione sociale e pratiche di intervento “dal basso” sollecitano e richiedono cambiamenti nei modi e nei criteri con cui si formano, si attuano e si valutano le politiche pubbliche e, parimenti, dimostrano come possa esserci un'effettiva assunzione di responsabilità da parte dei cittadini sui beni comuni, nel perseguire l'interesse generale e nell’attuazione dei diritti fondamentali nelle forme concrete in cui essi si presentano nella vita delle comunità locali.
Per tornare ai conflitti ambientali, l'approccio interpretativo standard che sottende la visione di mera opposizione ad una qualche opera caratterizzata dall'ignoranza e dall'irrazionalità utilizza tre tipologie di presupposti:
  • etico per il quale esiste un bene comune “superiore” che deve essere perseguito in ogni modo a scapito degli interessi particolaristici;
  • epistemologico: operando in maniera scientificamente corretta è possibile quantificare con esattezza e imparzialità i costi e i benefici derivanti dall'opera/infrastruttura;
  • tecnocratico che considera le popolazioni locali non sufficientemente in grado di maturare un'opinione razionale sull'opera da localizzare nel territorio in cui risiedono.
Questi presupposti sono molto poco solidi, in quanto è possibile dimostrare dubbi sul fatto che decisioni prese da esperti siano più utili all'interesse collettivo di quelle prese da persone tecnicamente meno esperte; non è scontato condurre un'analisi completamente “oggettiva” dei costi e dei benefici in quanto esperti e politici non sono sempre neutrali e sovente si muovono, al pari dei cittadini comuni, da valori, preferenze e punti di partenza parziali; anche gli esperti prendono decisioni ricorrendo sistematicamente a schemi e routine per selezionare opzioni tutt'altro che ottimali. Più in generale si può affermare che in ogni decisione politica non esiste un punto di vista "giusto" ed uno "sbagliato", ma una pluralità di valori ed interessi, che dovrebbero essere tutti analizzati.
Per esperienza anche diretta, frequentemente i partecipanti ai comitati nel corso del periodo di attività rappresentano una conoscenza dei luoghi e dei fenomeni difficilmente accessibile agli esperti e sviluppano quello che è stata chiamata “salita in generalità” (Boltanski, 1990), cioè un allargamento anche tematico e dei principi: rivendicazioni più orientate alla qualità della vita, un richiamo più esplicito alla tutela di diritti fondamentali, un diverso modo di concepire, ad esempio, la gestione del ciclo dei rifiuti, una diversa concezione dello sviluppo, la presentazione di possibili soluzioni alternative, un recupero e una riscoperta del significato e della rilevanza dei luoghi in cui si vive, ecc..
Ulteriori aspetti che vanno analizzati e gestiti dovrebbero essere, ad esempio:
  • l'influenza di altre situazioni di rischio,
  • il rapporto di fiducia con le autorità che sappiamo essere molto basso in Italia,
  • la credibilità anche di soggetti privati come le imprese, quando sono coinvolte in dinamiche di conflittualità.
Arpat

giovedì 28 aprile 2016

Glifosate e Pesticidi: dai campi di Sterminio ...allo Sterminio dei Campi



La rivista il "Salvagente" rivela residui dell'erbicida Glifosate, al centro di un dibattito scientifico sulla sua tossicità, in una cinquantina di alimenti a base di cereali, definiti "fortunatamente" nei limiti di legge. Secondo i produttori non ci sarebbe "nessun rischio neppure mangiando 200 kg di cibo al giorno"...

In realtà tali affermazioni sono molto pericolose per la salute pubblica e l'ambiente, diritti tutelati dalla Costituzione Italiana e dal Principio di Precauzione Europeo, per cui andrebbero perseguite.

Libertà di parola... ma non di falsificazione.

Grano Manitoba, il cosiddetto grano "di forza" (per la pizza e il pane) come le altre farine di importazione da agricolture che consentono la "pratica incivile e criminale" di disseccare le coltivazioni con agenti chimici che uccidono tutto "prima della raccolta". 
Ma non solo grano... cereali, legumi, patate, ecc. tutti sottoposti all'agente arancio "secca-tutto" che in tal modo avvelena la base della dieta umana e crea scorretta concorrenza contro le zone agricole a maggior vocazione per le colture cerealicole e i legumi, ovvero il Mediterraneo laddove le coltivazioni maturano e si asciugano al Sole. 
Grano per la pasta e il pane, orzo per la Birra o granella per il bestiame... tutto al glifosate, dannosissimo per la salute e distruttore dell'ambiente e dell'humus dei terreni.
CON RESIDUI IN CONTINUO AUMENTO NEGLI ALIMENTI E NELLE ACQUE (DATI ISPRA) e bio-accumulo nelle catene alimentari, carni e latticini, con "l'Uomo al vertice del rischio"

Tutto innaturalmente "avvelenato a norma di legge", visto che tali residui chimici sono consentiti negli alimenti, in quanto i Pesticidi non sono biodegradabili ed una volta usati persistono per lunghissimi periodi.

ASSISTIAMO DA DECENNI al CONTINUO AUMENTO DELL'USO DI PESTICIDI  e AL PARALLELO DRAMMATICO AUMENTO DI MALATTIE DEGENERATIVE (CELIACHIE, TUMORI, LINFOMI, STERILITA', SENSIBILITA' CHIMICA MULTIPLA, ECC.).

Come si può tranquillizzare gli Italiani dicendo che i residui di Glifosate trovati negli alimenti sono inferiori ai limiti di legge ?

GLI EFFETTI DI TALI SOSTANZE non dipendono dalla loro quantità bensì dalla diversa sensibilità delle persone, per cui i più deboli risultano le prime vittime, insieme agli agricoltori che ne fanno uso ed abuso.
In particolare i bambini rappresentano la categoria a massimo rischio, dal momento che i cosiddetti limiti, che definirei di vera e propria "in-tolleranza", sono stabiliti su un corpo di 60 kg di peso, ovvero un adulto, violando in tal modo sia il principio di precauzione che gli Art. 32 e 3 della Costituzione, sul diritto alla salute e sull'uguaglianza e pari dignità dei cittadini di fronte alla legge.
l glifosate altera l'equilibrio dei microrganismi intestinali, uccidendone diversi, ed è un probabile cancerogeno secondo lo IARC (Ist. di ricerca sul cancro di Lione, dell'OMS).
Tale probabilità non dipende dalla sostanza bensì dalle vittime della contaminazione, più o meno sensibili alla sostanza stessa, cancerogena.

L'Italia, dove si usa oltre il 35% di tutti i pesticidi europei con un livello circa dieci volte maggiore (per ettaro e per abitante) rispetto ai partners UE, ha raggiunto il record mondiale dei tumori dell'Infanzia (dati OMS), perdendo almeno 8 anni di aspettativa di vita sana nell'ultimo decennio (Eurostat). 

Ricerche svedesi di molti anni fa correlano il Glifosate all'incremento del Linfoma Non Hodgkin e per questo motivo la Svezia ha denunciato la commissione europea per non aver applicato il principio di precauzione, vietando immediatamente tale sostanza da ogni uso.
PRINCIPIO DI PRECAUZIONE O DI DISTRUZIONE ACCERTATA?
Si rammenta che il principio di Precauzione, base del diritto europeo e nazionale, prevede l'inversione dell'onere della prova, ovvero che prima di immettere sostanze nell'ambiente e in particolare nell'agricoltura, dev'essere dimostrata la loro innocuità. 
Mentre invece, per il Glifosate come per tutti i Pesticidi chimici si continua a violare il diritto alla salute consentendo 50 anni di impieghi agroalimentari, per poi scoprire la tossicità e imporre i divieti... quando i danni sono accertati e ormai irreversibili.
Chi paga questi danni?
In una situazione di Stato di Diritto, come quella europea, le ditte produttrici di pesticidi chimici che forniscono i dossier sulla "sicurezza" delle sostanze e le commissioni che li approvano... ovviamente.

L’attuale normativa inoltre, non tiene conto della “sinergia negativa” tra le diverse sostanze residue, perchè i limiti di tolleranza sono stabiliti per ogni singolo principio attivo chimico e non è previsto un limite massimo ammissibile della sommatoria di diversi residui che possano essere presenti negli alimenti, che "moltiplicano” la loro tossicità, decine o centinaia di volte, anche a livelli minimi. I dati delle analisi chimiche sui diversi prodotti alimentari segnalano molto spesso la presenza contemporanea di molti residui chimici in ogni singolo alimento, spesso con decine di residui assunti durante il pranzo, soprattutto in una dieta varia come quella mediterranea, composta di più alimenti.

Si ricordi che per abrogare le soglie di tolleranza dei pesticidi negli alimenti in Italia si è tenuto un referendum popolare nazionale nel 1992, con circa 20 milioni di voti espressi, di cui oltre il 95% favorevoli !

Referendum che ha preceduto l’avvio dei programmi agroambientali europei con il Regolamento CE 2078/92, nello stesso anno, dopo che la Comunità Europea aveva definito il primo regolamento sull’agricoltura biologica (Reg. 2092/91), ai fini della certificazione della stessa. Anche se sarebbe stato ancor più opportuno un Regolamento sulla certificazione della presenza di residui chimici negli alimenti, al fine di consentire al consumatore di difendere la propria salute, oggi “avvelenata a norma di legge” e senza avvisi in etichetta.

Si pensi al paradosso giuridico secondo cui una mela biologica con un residuo appena sopra i limiti di legge di un prodotto come il rame, facilmente lavabile essendo solubile e di copertura della vegetazione, risulterà illegale e non commerciabile, mentre un’altra mela (o una bottiglia di vino come qualsiasi prodotto alimentare), con presenza di 15-20 residui chimici differenti, ciascuno entro i limiti di legge, ma la cui sommatoria supera di gran lunga il residuo della mela “fuorilegge per eccesso di rame”, risulterà perfettamente legale e potrà essere presente sugli scaffali dei supermarket. Oltretutto con residui chimici sistemici e/o citotropici, ovvero che penetrano all’interno dei frutti e che pertanto non potranno essere lavati ne, tantomeno, asportati togliendo la buccia.
La differenza tra la mela di Eva e quella di Biancaneve…
Il Glifosate non ha tempo di carenza in quanto è un disseccante totale che uccide tutto, per cui viene venduto per distruggere l'erba prima di seminare i terreni o per disseccarla sotto le coltivazioni arboree.
Ma qualche pazzo lo ha autorizzato per disseccare i raccolti, ed anche in Italia... verifichiamo chi è stato e fermiamoli !! 
C'è una commissione interministeriale presieduta dal Ministero della "Sanità" (o della Malattia se preferite) che decide per tutti... SULLA PELLE DI TUTTI.
Tale uso e' illegittimo perchè non si può prevedere l'uso di prodotti chimici pre-raccolta, pena l'incremento dei residui chimici nei prodotti agricoli. E in mancanza di un tempo di carenza, visto che il prodotto lo si da proprio "sul raccolto".

BANDIRE IL GLIFOSATE, ARMA DI DISTRUZIONE DI MASSA CHE STA DEVASTANDO LA SALUTE PLANETARIA E L'AMBIENTE, MODIFICANDO IL CLIMA E DISTRUGGENDO L'HUMUS DEI TERRENI E LA FOTOSINTESI. 

Non basta che un’applicazione chimica o tecnologica sia giudicata economicamente utile a qualcuno per poterla applicare. La costituzione Italiana regola l'attività economica al fine di garantirne l'aspetto sociale (Art. 41 e 42 Costituzione) e lo sfruttamento razionale dei suoli (Art. 44), incompatibile con l'impiego dei disseccanti totali che lo sterilizzano. 

E un tale “modus operandi”, seppur divenuto normale e sempre più abusato, non per questo è considerabile legittimo. Anzi s’impone un rafforzamento dell’azione di controllo e repressione

E’ utile precisare che le soglie di tolleranza sono stabilite su criteri di tossicità acuta e mal si adattano ai criteri, molto più complessi, riguardanti la tossicità cronica di medio e lungo periodo. E ancor meno per gli organismi in via di sviluppo, come i nascituri e i bambini e per quelli ancor più sensibili di chi è già soggetto a patologie croniche, come nel caso degli anziani.

 In sostanza, non può esistere una “normale tollerabilità” nei confronti delle sostanze “normalmente tossiche” e pericolose per la salute (come è scritto a chiare lettere nell'etichetta dei Pesticidi chimici), ma solo la necessaria e “massima tutela possibile”, azzerando i residui chimici negli alimenti. 

E’ necessario e improcrastinabile, per le drammatiche conseguenze e costi sociali di tali comportamenti irrazionali, reiterati da decenni in violazione della Costituzione, mettere un freno immediato all’irrorazione di sostanze chimiche sintetiche in agricoltura imponendo “sic et simpliciter”, oggi e non domani, l’applicazione delle tecniche di coltivazione biologica, non essendo logico ne ammissibile alcuna attività economica, ne tanto meno un guadagno, che arrechi danno ad altri.

...LA FORCHETTATA LETALE
EVITIAMO LA ROULETTE RUSSA DEI PESTICIDI

Le analisi di tipo quantitativo, usate per determinare l’eventuale superamento dei limiti di legge dei residui chimici negli alimenti e nell'acqua, rappresentano solo dei dati medi, statisticamente condizionati dal campionamento delle diverse derrate alimentari provenienti da diverse zone di coltivazione, più o meno irrorate con sostanze chimiche. 

E l’irrorazione con mezzi manuali o meccanici, non è mai uniforme su tutta la coltivazione, dipendendo da numerosi fattori, mai controllabili con precisione, come il diverso sviluppo vegetativo delle singole piante, la ventosità, seppur di minima entità, l’avanzamento non omogeneo delle macchine per ostacoli, manovre, difformità del terreno e delle tipologie di macchine che spruzzano pesticidi, ecc.

Pertanto, vi sarà sempre una presenza di residui di entità variabile e casuale, nelle diverse frazioni dei raccolti e, pertanto negli ambienti e nelle derrate alimentari contaminati, rispetto al dato medio rilevato, il che comporta rischi maggiori per la salute, derivanti dalle frazioni più contaminate. 

E chi mangerà le frazioni più contaminate dei raccolti,  per il casuale effetto “d’un vento assassino”, subirà quindi un maggior danno per la propria salute, con ulteriore violazione del principio di uguaglianza e pari dignità (Art. 3 Cost.), 

 Costituzione che non può di certo riferirsi a condizioni determinate dalla sorte, in un Gioco d'azzardo che lascia vittime i cittadini più sfortunati, oltre che più deboli.

VIETIAMO LA CHIMICA IN AGRICOLTURA, OGGI PER LO PIU' INUTILE VISTI I PROGRESSI DELLE TECNICHE BIOLOGICHE, E UTILIZZIAMO CORRETTAMENTE I FONDI EUROPEI DESTINATI A COMPENSARE I MANCATI RACCOLTI E MAGGIORI COSTI DELLA PRODUZIONE BIOLOGICA. 

ABBIAMO 12 MILIARDI ALL'ANNO DI FONDI EUROPEI PER L'AGRICOLTURA DAL 2016 AL 2020

NE BASTANO 7 PER RICONVERTIRE TUTTA L'ITALIA ALLA COLTIVAZIONE BIOLOGICA, GARANTENDO AGLI AGRICOLTORI IL 30% DI REDDITO IN PIU', COSI' COME PREVISTO DALLE NORME EUROPEE, a fronte dei mancati raccolti e maggiori costi dell'agricoltura biologica.

MENTRE SPENDIAMO OLTRE CENTO MILIARDI ALL'ANNO PER MALATTIE DEGENERATIVE PROVOCATE DA OLTRE 300 PESTICIDI PRESENTI NEGLI ALIMENTI E NELLE ACQUE CHE BEVIAMO (1 miliardo di € è il fatturato di pesticidi in Italia)... 
E IL PIU' PRESENTE E' PROPRIO IL GLIFOSATE...

P.S.
Glifosate "di fatto" già vietato
Il principio di Precauzione europeo e il Diritto Costituzionale Nazionale impongono che nel dubbio, 
laddove il parere dello IARC (OMS, sicuramente più autorevole in quanto organismo sanitario internazionale di ricerca sul cancro) attestano la "probabile" cancerogenicità del prodotto, la cui probabilità di pende dalle vittime più o meno sensibili e non dal prodotto chimico stesso, cancerogeno, 
seppur di fronte al parere EFSA, in apparenza contrastante,
è necessario in ogni caso considerare bandita dalla produzione, commercio ed uso la sostanza chimica in questione, pericolosa per la salute.

Il Glifosate contrasta inoltre con gli obblighi di produzione integrata su tutto il territorio nazionale dal 1 gennaio 2014, ai sensi del D. lgs. 150/2012, essendo un mezzo chimico di distruzione totale che sostituisce, pertanto, un mezzo meccanico di taglio o di interramento delle erbe infestanti in agricoltura. Mezzo meccanico sostitutivo ed analogamente efficace e, pertanto, obbligatorio e prioritario nella difesa integrata delle coltivazioni agricole.

Di fatto, quindi, il Glifosate è vietato dalle leggi nazionali ed europee e non può essere usato ne in ambito agricolo che in quello extra-agricolo.

GIUSEPPE ALTIERI, AGROECOLOGO

mercoledì 27 aprile 2016

Agricoltura biologica bioregionale, la chiave per nutrire il mondo in modo sostenibile



Ci sono studi epidemiologici che hanno mostrato, ad esempio, una riduzione del rischio di eclampsia e di ipospadia se si era praticata una alimentazione biologica in gravidanza. In tal senso da non trascurare è la crescente ed imponente mole di letteratura scientifica che documenta la pericolosità dell’esposizione cronica a dosi piccole di pesticidi che – secondo l’ultimo Rapporto EFSA – sono ormai presenti in quasi la metà dei cibi che arrivano sulle nostre tavole e in più del 27% dei casi sotto forma di residui multipli.

Come documenta anche l’ultimo Rapporto ISPRA, queste sostanze sono ormai ampiamente presenti nelle acque superficiali e profonde ed il loro numero è purtroppo in costante aumento: ne sono state ritrovate 175 e 36 in un solo campione. Si è valutato che in un pasto completo si possono trovare mediamente 8-13 pesticidi, con punte massime di 91: ne risulta quindi un quadro di vasta contaminazione dell’ambiente e della catena alimentare.

Ulteriore fonte di preoccupazione è poi la consapevolezza di come vengono fatte le valutazioni tossicologiche di queste sostanze: si valuta il solo principio attivo e non il formulato commerciale o i metaboliti spesso molto più tossici, i limiti sono stabiliti sull’individuo adulto e non su feto o bambino, non si tiene conto della suscettibilità individuale, la valutazione è fatta sulla documentazione del proponente.

E’ ormai ampiamente documentato come l’esposizione cronica a pesticidi possa comportare alterazioni di svariati organi e sistemi dell’organismo umano quali quello nervoso, endocrino, immunitario, riproduttivo, renale, cardiovascolare e respiratorio; con l’esposizione a pesticidi aumenta il rischio per patologie quali cancro, diabete, patologie respiratorie, malattie neurodegenerative, cardiovascolari, disturbi della sfera riproduttiva, disfunzioni metaboliche ed ormonali (specie della tiroide) e che tali rischi inoltre sono ancor più elevati se l’esposizione avviene nelle fasi più precoci della vita, a cominciare dal periodo embrio-fetale. www.isde.it

E’ di questi giorni la notizia di un blitz del Corpo Forestale dello Stato che ha sequestrato, tra l’altro, ingenti quantità di pasta, pane e prodotti da forno destinati a bambini, che presentavano livelli di micotossine e di metalli pesanti (piombo e cadmio) molto superiore ai limiti previsti per legge per alimenti dedicati alla fascia di età 0-3 anni (in cui i limiti dei contaminanti devono essere per legge sensibilmente inferiori rispetto agli alimenti per gli adulti per la particolare vulnerabilità).

Vogliamo infine concludere ricordando le parole di Claire Kremen  che, commentando una metanalisi  di 115 lavori, che hanno confrontato agricoltura biologica e convenzionale, afferma che “Aumentare la percentuale di agricoltura che utilizza metodi biologici e sostenibili non è una scelta, è una necessità. Non possiamo semplicemente continuare a produrre cibo senza prenderci cura del nostro suolo, dell’acqua e della biodiversità”. Questo concetto è stato del resto ripreso da un ulteriore recentissimo lavoro che ha visto nell’agricoltura biologica “la chiave per nutrire il mondo in modo sostenibile”.

Stralcio di una lettera del gruppo di lavoro ISDE sui pesticidi




Sitografia:

1) http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4141693/

2) http://news.berkeley.edu/2014/12/09/organic-conventional-farming-yield-gap/

3) http://food.berkeley.edu/wp-content/uploads/2014/09/Ponisios-et-al.- PRSLDiversificationPracticespdf.pdf

martedì 26 aprile 2016

Treia - Il racconto di Lucia Nardi sugli eventi vissuti il 23, 24 e 25 aprile



Il 23 aprile 2016 si è tenuta dalle ore 16,30 una tavola rotonda sul Lavoro Bioregionale. Il Comitato Civico “Treia Comunità Ideale”, il Circolo Vegetariano VV.TT., la Talea Onlus, A Sud Onlus, e la CGIL di Macerata e tutti i partecipanti hanno collaborato in sinergia per la realizzazione di questo Forum sul Lavoro Bioregionale Sostenibile. Il gruppo Aria di Stelle ha fatto un canto di buon auspicio per noi tutti, che ha ben inaugurato il pomeriggio. La tavola rotonda, come giro di condivisione in senso classico, è stata preannunciata dall’organizzatore Paolo D’Arpini e da Lucia Nardi, che ha subito presentato Marica Di Pierri. 

Il sindaco Franco Capponi, presente il 23 aprile, è intervenuto con piacere all’iniziativa riconoscendo lo slancio di “Treia Comunità ideale”, che sta proponendo cambiamenti. Ha inoltre ricordato gli sforzi dell’Amministrazione in tante direzioni, tra cui la riapertura del Parco di Villa Spada e l’attenzione al verde. La Di Pierri si è presentata come referente dell’Ass. A Sud Onlus ed ha proposto diversi spunti di riflessione, che troveremo approfonditi nel libro “Riconversione: un’utopia concreta”. La Di Pierri è una dei curatori di questo testo. Il secondo intervento è stato quello di Simona De Introna, Segretaria FP della CGIL di Macerata e dietista. La De Introna ci ha spiegato come l’alimentazione sia cambiata nel tempo, in base al contesto storico-culturale e quanta poca informazione ci sia oggi su cosa voglia dire dieta equilibrata. Simona si sta ora occupando soprattutto di informazione e di prevenzione nelle scuole. Dopo quest’intervento ho invitato a recitare Maurizio Angeletti, che ci ha donato una poesia scritta per l’occasione sui temi del Forum. Dopo Maurizio, ho annunciato Stefano Panzarasa, responsabile dell’educazione ambientale del Parco dei Monti Lucretili. Stefano ha parlato della sua attività nel parco, ma non solo, infatti egli è anche co-fondatore della Rete Bioregionale Italiana e membro del Centro Studi Ecozoici negli U.S.A. ed autore di brani musicali, che riprendono i testi di Gianni Rodari. Dalla Di Pierri in poi comunque il problema del rispetto ambientale, la questione alimentare, il problema dei rifiuti sono stati dei minimi comun divisori, che ognuno ha trattato da un diverso punto di vista. Per fare una piccola pausa è seguita un’altra poesia, recitata da Maurizio Angeletti. 

A questo punto Caterina Regazzi è intervenuta con un discorso organico sui vari cambiamenti che sono avvenuti nella società ed ha affermato quanto sarebbe importante lavorare tutti, seppur di meno ed avendo del tempo per accudire chi ne ha bisogno. Anche Caterina è membro della Rete Bioregionale Italiana. Dopo un breve intermezzo musicale popolare, a cura di Luciano Carletti, ho presentato Adriano Spoletini. Adriano è impegnato nella valorizzazione dell’ambiente e si occupa di politiche sociali, ma in particolare di reinserimento lavorativo di ragazzi diversamente abili. Nella Talea Onlus Adriano e Lauretta cooperano per “far germogliare nuove piantine”, tramite le tante attività da loro svolte, compresa la legatoria. Terminato l’intervento di Adriano, è subentrata nella tavola rotonda Marinella Correggia, giornalista e scrittrice, che ci ha invitati a rivedere il nostro modo di interagire con la natura. La Correggia ci ha parlato di sganciamento individuale dall’economia di guerra, ossia ci ha mostrato una via ideale verso l’allontanamento dalla belligeranza ed ai mercati connessi ad essa. Ha inoltre scritto un manuale di pratiche per prevenire i rifiuti: “Zero rifiuti. Come cambiare l’economia?.”. Dopo una piccola pausa poetica, con Maurizio Angeletti, siamo passati al successivo ospite. Luigino Quarchioni sostiene la cultura del riuso dei beni, in quanto può essere importante prolungare il ciclo di vita degli elettrodomestici. Non buttare qualcosa di rotto, ma riaggiustarlo, trovargli un’altra funzione, riutilizzare i pezzi possono essere modi per non sprecare nell’economia domestica. Ad allietare la platea è seguito un intervento musicale di Luciano Carletti. 

A tal punto Claudio Cagnolato ci ha incuriositi, tramite il suo discorso sui microorganismi effettivi, che sarebbe poi continuato il giorno dopo, presso la Talea. Intanto ci dice Claudio che la terra e l’uomo hanno già tutto ciò che gli occorre. Ringraziando Claudio, ho ripreso la parola. Catani è intervenuto lasciando una provocazione ed un messaggio ai giovani, che dovrebbero raccogliere queste idee ed interessarsi a questo fine del bene comune e dell’attenzione all’ambiente circostante. Bene si è inserito quest’intervento ina giornata che ha condannato l’individualismo ed il disinteresse della società consumistica nei confronti del bene dell’essere umano e della società. La De Introna come voce della CGIL è intervenuta per lanciare la raccolta firme per La Carta dei Diritti del Lavoratore, che vuol essenzialmente cambiare dei punti critici del Job Act. Infine Pallocchini de La Rucola e qualche altra persona tra la platea si sono interessati all’iniziativa, con qualche commento e cercando il dialogo. Siamo giunti a conclusione e così ho invitato il pubblico a partecipare alla visita alla Pinacoteca che sarebbe seguita, insieme a Cristiano Lambertucci. Abbiamo dunque lasciato la Sala Consiliare, che era davvero ben allestita con le sedie disposte in maniera circolare ed un corollario di foto di Treia, del Foto-cine-club.

La spiegazione riguardante la Pinacoteca è stata interessante ed un rifresco a cura de Le Delizie del Forno ha decretato la fine del pomeriggio. Ho così invitato la platea a partecipare alle altre attività previste per la serata, per il 24 e 25 aprile.

Luciano Carletti ha suonato per noi, concludendo allegramente la serata.

Il 24 aprile, Festa dei Precursori, la giornata è iniziata verso le 10,00 impastando il pane alla Talea.

Dopo l’attività è intervenuto Claudio Cagnolato, per approfondire l’argomento dei microorganismi effettivi e si è poi pranzato insieme.

Nel pomeriggio c’è stata la rassegna di attività olistiche, da me presentata.

Dopo un’affascinante dimostrazione e spiegazione di Tai Chi, Daniela Saltari ci ha portati nel mondo liberatorio della danza-terapia. Intanto pause delicate sono state condotte dal gruppo Aria di Stelle, Stefano Panzarasa alla chitarra e Maurizio Angeletti con le sue poesie. Il counselor Sandro Capponi ci ha un po’ spiegato il suo percorso ed è intervento sul massaggio del piede, come avviene e quali effetti ha sulla persona. Il massaggio del piede è rilassante ed anti-stress. Tuttavia Sandro Capponi, avendo svariati interessi nel campo olistico, ha anche proposto un Festival proprio qui in zona, da ideare insieme, grazie al contributo di tutti. Paola Pela ci ha spiegato simbolo e suono delle rune ed il valore della meditazione runica. Abbiamo riconosciuto le rune insieme e le abbiamo cantate, sussurrando. Paolo D’Arpini, organizzatore dei tre giorni, ha sintetizzato un po’ i vari interventi, spiegandoci l’I Ching ed il Libro dei Mutamenti, per accompagnarci nell’ascolto utile alle varie decisioni che si compiono. D’Arpini ci ha riportati sul “qui ed ora”, riuscendo a farci godere pienamente del momento di condivisione che stava avvenendo.

Dopo una merenda con il pane sfornato e i dolci fatti in casa, siamo andati a Passo di Treia a visitare la Torre del Mulino, con la guida di Enzo Catani ed Adriano Spoletini. Sicuramente anche questo è stato un momento di arricchimento e di dialogo, come tutta la giornata. E’ seguita una cena presso la Valle del Vento.

Nel pomeriggio del 25 aprile 2016 ci siamo riuniti con Paolo D’Arpini e Caterina Regazzi, presso il Circolo Vegetariano di Treia, per proseguire i festeggiamenti e la condivisione iniziata il 23 al Comune.

I presenti erano numerosi e tutti interroganti, come Mara, Fernando, Simonetta, Luca ed altri. Tra di loro alcuni sono intervenuti, come ad esempio Paolo D’arpini e Caterina Regazzi, Milena Campanella, Renato Tittarelli, Umberto Rocchi, Stefano Panzarasa e  la sottoscritta.

Stefano Panzarasa ci ha invitati alla lentezza, accompagnandoci nel percorso con voce e chitarra e disponendoci ad un clima di gioia e scambio. Ha iniziato la condivisione  Umberto Rocchi, esperto di aromaterapia, il quale ci ha parlato del grande aiuto fornito dalle essenze per una guarigione psicofisica. Milena Campanella ci ha parlato di estetica spirituale, presentando il suo libro, che fondamentalmente appare un unione dello scibile. Il testo parte dall’immagine, dall’arte, dalla Bellezza, per poi indagarne i simboli, i numeri dall’uno al dieci, i guardiani, angeli ed arcangeli. Si parte dall’individuo per giungere al Divino. Renato Tittarelli, dopo averci un po’ illustrato la sua formazione ed esperienza di vita, ci ha parlato di guarigione olistica ed aroma-terapia, ma soprattutto di rapporto tra curatore (medico, naturopata o psicologo che sia) e curato (paziente). La fiducia, l’ammissione di perfettibilità e di limiti sono aspetti fondamentali in tale relazione e nell’approccio alla guarigione, non tanto medica quanto spirituale dell’uomo. Paolo ci ha in primis ben spiegato il senso dell’amore universale, sintetizzando alcuni interventi. Egli ha motivato alla platea il perché della Festa dei Precursori ed il senso di questo scambio, narrandoci inoltre della nascita del Circolo e di altre esperienze.

Io ho svolto un Laboratorio di Scrittura Creativa e devo dire che era la prima volta che svolgevo il laboratorio con adulti. L’intento era quello di condividere i nostri punti di vista su delle tematiche forti quali Natura, Comunità, Amore e Spirito. Ho notato un bel confronto e diversi punti di contatto tra di noi. A torto o a ragione, non ho potuto che mettere del mio nel Laboratorio ideato per questo contesto, giusto per mantenere l’individualità nel confronto con l’altro ed ho infatti sintetizzato le idee che ne sono uscite fuori, offrendo una mia interpretazione di Natura, Comunità, Amore e Spirito. Da questa esperienza è nata di certo un’energia positiva e forse qualche nuova amicizia in più.  

Di nuovo Stefano ha suonato per e con noi, allietandoci a ritmo di musica. La merenda con i dolci (di Gigliola) e la pizza è stata ottima.

Il messaggio che mi porto a casa da tale pomeriggio è racchiuso in una parola: “accettazione”. Questa parola magica abbiamo poi compreso che riguarda bene e male, bello e brutto, maschile e femminile, individuale e molteplice, Divino e umano, Tutto insomma. Accettare Tutto, nel momento presente, ci rende liberi e ci permette di essere noi stessi con gli altri. Grazie dunque a Paolo e Caterina ed a tutti i presenti per aver reso tale quest’esperienza!

Lucia Nardi



Registrazione del TG Marche, intervista al 12° minuto:






venerdì 22 aprile 2016

Mondo spaventato mondo vaccinato... Malattie inventate e bufale “mediche”




Tra le puttanate trascorse e presenti dell’AIDS, quelle del Papilloma Virus e quelle della Peste Suina, abbiamo finalmente il mondo intero ai nostri piedi, gongolano gli emissari del Cartello Farmaceutico Mondiale, inglobati nel solito Codex Alimentarius.

Nulla al mondo è causato dai virus, al di fuori di una loro eccessiva accumulazione

La realtà invece è che non solo l’Hiv è una bufala, come è lo stesso Aids, ma che nulla al mondo è causato dai virus, al di fuori di un loro eventuale accumulo eccessivo.

Non abbiamo nel corpo spazi inutilizzati o zone riservate da regalare ai detriti cellulari.

Se si blocca il regolare ritmo metabolico della nutrizione (anabolismo o rinnovo costruttivo cellulare) e della pulizia (catabolismo o disgregazione-espulsione cellule morte), la ovvia conseguenza è l’intasamento, l’indebolimento e lo stato di malattia del corpo intero.

Se il virus è innocente, quale è allora la vera causa di malattia?

Dove sta dunque la malattia? Nel virus? No.

Dove allora? Nell’accumulo irregolare e patologico del virus.

Di chi è la colpa di questo accumulo?

Della droga che abbassa il numero dei linfo-leucociti, delle ore di sonno perse, dell’alcol e del fumo che demoliscono irrimediabilmente, della carne e del pesce che causano continue leucocitosi nel corpo fruttariano dell’uomo, del latticino che intasa, acidifica e letargizza, del cibo cotto che non nutre ma deruba il corpo di preziosi nutrienti, dei farmaci che scassano il sistema immunitario, e così via.

Esiste al mondo un’industria che non va mai in crisi e si chiama industria della paura e del terrore.

Uomo spaventato, uomo domato, uovo vaccinato, uomo medicalizzato.

Lo sa molto bene il cartello farmaceutico mondiale, nelle salde mani del gruppo Rockefeller.

Quando un minuscolo organismo, sia esso battero o virus, è presente nel corpo umano a livelli eccessivi e patologici, e quando esso si decompone nel corpo stesso (battero) o si accumula in eccesso (virus), solo il completo esaurimento del materiale organico nel corpo o il completo ripristino della pulizia e dell’equilibrio, faranno terminare il processo autoguaritivo.

L’intervento medico-farmacologico può solo bloccare ed interrompere scioccamente il processo di recupero, mediante un abbassamento della vitalità e della reattività del paziente ed una scomparsa provvisoria ed illusoria dei sintomi, che lascia inalterato al suo posto il vero problema della sporcizia ineliminata.

Difficoltà persino nella definizione dei virus.

Virus come trasportatore e facchino del DNA secondo Stefan Lanka.

Virus dunque strumento di terrore.

In latino virus significa veleno.

Coi virus è diverso. Siamo tuttora nel mondo dell’imponderabile.

La virologia è nata sull’onda della forzatura ideologica che ha portato i virus sul banco degli imputati.

Alla morte della cellula (e ne abbiamo ben 300 miliardi che muoiono regolarmente ogni santo giorno, ovvero 9 miliardi di cellule/ora) la cellula stessa si autodistrugge coi suoi enzimi interni (i lisozomi), che la disintegrano in infiniti pezzi di detriti cellulari, definibili come virus endogeni interni.

Mangiar male, dormir male, muoversi poco: questi sono i virus

Tali particelle, tali virus, non possono ammalare nessuno, non possono causare malattia a nessuno.

Chiaro, a questo punto, che nessuna malattia può essere causata dai virus, dai batteri, o da agenti infettanti.

I virus interni sono una realtà ed una necessità fisiologica, non sono assolutamente dei nemici. Niente vita niente virus. Niente cellule che muoiono niente virus interni.

Niente vita niente virus. Niente cellule che muoiono niente virus.

Il contagio e la peste nella visuale trasparente e scientifica del salutismo naturale.

Siamo in mezzo al tam-tam del terrore.

Crolla l’industria turistica e il titolo della British Airways cala in un giorno del 10%.

Per non dire del maiale, massimo traguardo del porco-uomo nell’Era Spirituale dell’Acquario.

Tutti chiusi nelle proprie stanze di fronte al computer.

Tutti pronti ad addentare il cuore del vitellino o le trippe di sua madre, massacrati senza alcuna pietà nel macello del circondario.

Per non dire del maiale, massimo traguardo culinario del porco-uomo del Terzo Millennio, ovvero dell’Era Spirituale dell’Acquario, che la grande civiltà Maya ha datato col 22 dicembre 2012.

Sono le condizioni di suscettibilità del paziente a fare del batterio o del virus un agente infettivo.

La Bio-Chemical Society di Toronto (Canada) condusse una serie di esperimenti dove colture di germi della tifoide, difterite, polmonite, tubercolosi e meningite, vennero fatte consumare in abbondanza a un gruppo di volontari sani e ben pagati.

Non possiamo schivare i batteri e i virus.

I batteri non producono malattia: è la malattia che li produce.

Al massimo esiste una debilitazione del vaccinato e quindi una sua ridotta reattività.

Non fanno bene ai sani e soprattutto ai bambini, perché quelli hanno già il loro potentissimo sistema immunitario funzionante.

Ad esempio il cocco della polmonite diventa bacillo della tifoide alimentandosi del virus tifoide, e viceversa.

L’Inghilterra fu il primo stato al mondo a imporre vaccinazioni obbligatorie alla sua gente.

Le prossime pandemie saranno 10 volte più gravi.

I nuovi Hitler e i nuovi torturatori del vaccino stanno affilando le armi.

Siamo entrati finalmente nell’era del Codex Alimentarius, dove l’uomo vivrà non per vivere e divertirsi, ma soprattutto per vaccinarsi.

Se un corpo è in grado di difendersi da un vaccino (o malattia attenuata), è pure in grado di difendersi dalla malattia reale

I vaccini, secondo la medicina, sono una versione attenuata dei virus o dei germi accusati di causare malattia. Seguendo la ratio medica, il corpo usa il vaccino come un allenamento per prepararsi meglio al vero assalto della malattia reale. La malattia ci avvisa del pericolo.

Valdo Vaccaro 

giovedì 21 aprile 2016

Il ri-abitare bioregionale... nelle case cantoniere dismesse


Il recupero delle Case Cantoniere

Quelle che un tempo nacquero con la funzione di alloggi di servizio per coloro che si occupavano della manutenzione delle strade statali, sotto l’egida dell’Anas, oggi sono inutilizzate per cui se ne è previsto un riutilizzo in chiave turistica per promuovere il turismo in Italia in chiave ecosostenibile .
Gli usi che si potranno fare di questi singolari immobili saranno legati a varie attività che uniranno la promozione enogastronomica a quella dei servizi per la mobilità dolce, l’accoglienza turistica per i disabili alla divulgazione di attività legate all’arte .
Il protocollo stipulato tra gli enti promotori prevede innanzi tutto la stesura delle linee guida per mettere in pratica quello che sarà il progetto pilota. Verranno in principio stimate gli interventi e gli effetti del recupero di ben 1.244 case cantoniere per poi partire con una prima azione di valorizzazione di una trentina di esse. La via Francigena sarà il primo tratto ad essere preso in considerazione per via del proprio valore storico. In seguito si passerà all’analisi, rispettivamente, del Cammino di San Francesco (La Verna-Assisi), del Cammino di San Domenico, del Circuito del barocco in Sicilia, della Ciclovia del Sole (Verona-Firenze), della Ciclovia Ven.To (Venezia-Torino). La zona Lombarda sarà indirizzata verso il turismo sportivo.
Le case cantoniere del sud invece saranno indirizzate verso la promozione dell’enogastronomia.

I soggetti coinvolti e da coinvolgere

Mit (Ministero Infrastrutture e Trasporti), Mibact (Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo),  Anas (Azienda Nazionale Autonoma delle Strade), Demanio sono i promotori dell’iniziativa, rispettivamente coordinati da Graziano Delrio (ministro delle Infrastrutture), Dario Franceschini (ministro dei Beni e delle Attività culturali), Gianni Vittorio Armani (presidente di Anas) e Roberto Reggi (direttore dell'Agenzia del Demanio).
Gianni Vittorio Armani  dice che "Si tratta di un patrimonio che Anas non vuole dismettere ma valorizzare. L’accordo di condivisione mette a fattor comune le risorse, in parte del Demanio e in parte di Anas, per trovare un modello di business compatibile con le strutture immobiliari e per promuovere un turismo sostenibile, garantendo la migliore fruibilità delle infrastrutture".

Come partecipare al progetto di recupero delle Case Cantoniere

L’Anas ha ufficialmente comunicato che è online il sito web www.casecantoniere.it su cui potersi informare sull’evoluzione del progetto. Terminata la prima fase di analisi e implementazione del sistema organizzativo verrà pubblicato il bando per la gestione dei primi immobili. Si prevede la data del 30 giugno 2016 come termine per la stesura del progetto e a seguire l’avvio dei relativi bandi.
Per il momento gli enti promotori si stanno spendendo per trovare dei partner che riescano a fornire degli appetibili brand per gli interessati non solo a gestire le case cantoniere ma anche per i fruitori futuri; parliamo di obbiettivi che vedono come temi l’energia, il cibo, il ristoro fisico e spirituale, nonché la mobilità sostenibile. Un pubblico internazionale insomma, che possa restare soddisfatto e innescare il cosiddetto effetto a catena nella promozione del “sistema case cantoniere”.
Roberto Reggi, direttore del Demanio dichiara: "Come abbiamo fatto con il progetto dei Fari, lo Stato torna protagonista nella rifunzionalizzazione degli immobili, creando valore che potrà essere messo in rete con altri immobili pubblici. Per le Case Cantoniere il Demanio darà un supporto tecnico per la regolarizzazione catastale e urbanistica e per il rapporto con gli enti locali. Non solo, collaboreremo per mettere in rete altri immobili in stato di degrado contando sulla collaborazione con i privati per il recupero e la promozione".
Rispetto al progetto dei Fari però le Case Cantoniere saranno riqualificate dal pubblico e poi solo in seguito date in gestione a soggetti privati.

La tutela degli immobili messi a bando

Anas ha già messo a punto un progetto-tipo di una tipica casa cantoniera di due piani dove possano essere integrate funzioni terziarie e di accoglienza turistica di tipo popolare, sul modello degli ostelli della gioventù.
Ma niente paura, le case cantoniere manterranno la loro integrità e unicità estetica.
Il ministro Franceschini si è già dichiarato propenso a spendersi per la tutela di questo patrimonio nazionale: "Ho già dato indicazione alle Soprintendenze per mantenere il colore rosso, conservare le scritte, per tutelare il bene che solo così potrà diventare un segno nel territorio. Mi auguro - ha aggiunto - che qualche imprenditore colga l'opportunità per immaginare anche una catena, sempre mantenendo integro il patrimonio e garantendo la riconoscibilità di un progetto italiano".

Mariangela Martellotta

mercoledì 20 aprile 2016

Alimentazione etica od alimentazione bioregionale? - Due visioni a confronto


Avevo già affrontato il tema della ipotetica differenza fra veganesimo e vegetarismo, me ne sono occupato ripetutamente in vari articoli ed attraverso un intenso scambio epistolare con amici vegani e non.
Il fatto è che noi  bioregionalisti ed ecologisti, non possiamo trascurare la nostra matrice, la nostra appartenenza ad un contesto culturale, il nostro “discendere” da una famiglia frugivora e la nostra fisiologia umana. Parlavo tempo fa con l’amico Riccardo Oliva sulle sue preferenze alimentari e lui mi confidò che preferisce la dieta vegetariana poichè la considerava una giusta “via di mezzo” fra il carnivorismo ed il veganesimo. Ecco questa parola “via di mezzo” la trovo consona e corretta.
Anche perchè occorre considerare l’anatomia umana e la sua componente genetica ed osservare come l’uomo si ponga a mezza strada tra un animale carnivoro ed uno erbivoro.
L’uomo era stato definito dall’anatomista Armando D’Elia “un animale frugivoro” assimilabile al gruppo che comprende la maggior parte dei primati, dei suini e degli orsi. Questi animali possono adattarsi, per motivi di sopravvivenza o di integrazione alimentare, ad una dieta che pur essendo massimamente vegetariana prevede anche l’uso di prodotti di origine animale.
Certamente questa dieta varia anche in base all’ambiente ed alla latitudine ed è suscettibile di aggiustamenti in un senso o nell’altro.
Io personalmente mi sono avvicinato al vegetarismo dopo una prima permanenza in India è lì appresi attraverso la mia esperienza diretta che questa “dieta” è conduttiva a stati mentali più leggeri, essa si definisce infatti “satvica”, ovvero “spirituale” od “equilibrata”. Questa dieta è basata su cereali, frutta, vegetali e prevede anche l’uso moderato di derivati del latte, in forma di yougurt. Il miele è considerato quasi un medicinale e le uova compaiono molto raramente nelle pietanze solo in caso di necessarie integrazioni proteiche.
Ovviamente un sano rapporto uomo-animali non può essere basato sullo sfruttamento di questi ultimi. Infatti in India le vacche sono sacre e vengono trattate benissimo, i vitelli vengono lasciati alle madri sino al completo svezzamento e l’uomo si limita ad “appropriarsi” del sovrappiù del latte prodotto. Considerando che le mucche addomesticate da tempo immemorabile producono più latte di quanto necessario ai loro vitelli.
Se vogliamo restare esseri viventi in un contesto di altri esseri viventi non possiamo completamente escludere una complementarietà nei nostri rapporti con gli animali. La natura vive sulla vita, noi umani siamo frugivori ed i frugivori fanno un limitato uso di uova e di prodotti di origine animale, questo dice la loro “ecologia” fisiologica.
Certo oggigiorno vediamo che i consumi in tal senso sono aumentati enormemente soprattutto in seguito all’allevamento industriale. E per soddisfare il sistema consumista milioni di galline vengono tenute in batteria per le nostre uova… e milioni mucche soffrono legate ai loro stabulari…
Però non voglio negare all’uomo un rapporto simbiotico con gli animali. Anni fa ero solito tenerli liberi in un grande terreno lasciando che si sfogassero come volevano per la loro sopravvivenza e riproduzione, limitandomi io a prelevare una parte di uova “abbandonate” ovvero non utilizzate per la cova o qualche po’ di latte di capra. Poi sopraggiunsero le volpi ed i cani e fecero strage, e dovetti richiudere capre, pecore, galline e papere ed oche superstiti in piccoli recinti sempre però attaccabili da predatori di vario genere… Insomma senza la mia protezione nessuno sarebbe sopravvissuto…
Ricordo l’ultima gallina che ho avuto a Calcata, me la portò una ragazza vegetariana che l’aveva “pescata” da pulcino ad una fiera… Poi cresciuta non volendo ucciderla la consegnò al Circolo. Io l’ho tenuta quasi come un animale da compagnia, com’era d’altronde già abituata ad essere, ma questo non impediva che deponesse delle uova e che io le mangiassi, e pure con soddisfazione e riconoscenza…
Con i tempi che corrono le galline non potrebbero vivere in cattività, sarebbero totalmente sterminate dai tanti nemici naturali… … Comunque… la natura è sempre giusta, se siamo in grado di accondiscendere alle sue regole ed a non intrometterci con le nostre “regole etiche e morali”… E’ una dura lotta verso la consapevolezza… ecologica profonda…
A me personalmente non piace che nuove specie vengano allevate in cattività.. ma quegli animali in cattività, se sono tenuti con coscienza e amore almeno campano e si riproducono…
Dobbiamo imparare a convivere con gli animali in modo idoneo, senza trasformarli a nostra immagine e somiglianza (come spesso avviene con i pets), e senza sfruttarli per usi impropri ) come negli allevamenti industriali da carne e da latte e da uova)…
Ed allora avremo attuato un sano rapporto con essi, un rapporto che potremmo definire “ecologico” e “bioregionale”….
Con questo mio discorso vorrei essere chiaro circa il rapporto -secondo me- “ideale” (o se preferite “ecologico”) con gli animali e le piante.
La nostra schizofrenia e falso senso dell’etica ci porta a dividere gli animali in pets e animali da carne. Sono due categorie opposte, sono due modi scriteriati di rapportarci con gli animali. Noi stessi -tra l’altro- siamo animali, quindi abbiamo bisogno di avere un contatto con i nostri “fratelli e sorelle” di altra specie. Se è chiaro questo… allora comprenderete tutto il resto…
Non teniamo gli animali in gabbia (per sfruttarli fisicamente) e nemmeno nei divani (per sfruttarli psicologicamente).
Dobbiamo trovare una via di mezzo che non sia sfruttativa (in un senso o nell’altro), purtroppo la vita malsana in città ci porta a dover avere un rapporto con gli animali “liberi” molto falsato, portandoceli in casa… Oppure lasciandoli nel loro habitat (riserve naturali) dal quale noi stessi siamo esclusi (perché non più avvezzi a vivere nelle foreste od in natura).
Però se alcune specie di animali avvezzi alla cattività da tempo immemorabile venissero rilasciati sarebbero destinati alla scomparsa, per via della eliminazione dal pianeta di un habitat idoneo (l’uomo occupa sempre di più ogni spazio vitale). Insomma andremmo verso un ulteriore impoverimento della biodiversità. Inoltre c’è il fatto che -dal punto di vista evolutivo- alcune specie di animali in simbiosi con l’uomo hanno trovato vantaggi nella cattività (sia per la diffusione, sia per l’avanzamento intellettuale e coscienziale).
Siamo tutti in una grande bolgia chiamata vita e non sta bene scindere gli uni dagli altri… No quindi allo sfruttamento incondizionato ma sì al contatto empatico. L’uomo da animale istintuale e raccoglitore di cibo sparso, si è trasformato in un lavoratore che ricava attraverso il suo ingegno cibo e modi di crescita.
Il lavoro ha affrancato l’uomo dalla “bestialità” pur costringendolo a nuovi parametri di debolezza e alienazione.. Ma sia nei rapporti fra esseri umani che nel rapporto con gli animali dovremmo trovare un modo “equanime” di poter esprimere il contatto e la collaborazione senza dover ricorrere alle perversioni (vedi esempi soprastanti) di un rapporto utilitaristico.
Avrete compreso che -a questo punto- il problema delle uova, del miele e del latte in sovrappiù, ha perso quasi completamente il suo significato “etico” originario.. Non è più un fatto di sfruttare dei poveri uccelli rubando loro le uova.. etc. è un fatto di sopravvivenza generale della vita sul pianeta in un modo simbiotico, con opportuni aggiustamenti e con opportune riflessioni sui valori della vita stessa…
Siamo in una scala evolutiva che in parte noi umani abbiamo percorso, ci manca ancora molto per arrivare alla cima della comprensione, possiamo però aiutare coloro che sono ai primi gradini senza doversi vergognare… Sapendo che il loro bene è anche il nostro. Questo vale per le piante, per l’aria, per le risorse accumulate sulla terra nei milioni di anni, per il nostro passato nella melma e per il nostro futuro nelle stelle. Per aspera ad astra!

Secondo me non occorre decidere nulla sulla base di una ideologia (che sia essa vegana o religiosa).. limitiamoci a seguire la coscienza sapendo che dove c’è sincerità automaticamente la verità prevale.
Ritengo che la morale e l’etica siano essenzialmente “astrazioni” e pertanto mi limito a seguire la via del cuore (in cui ciò che è consono appare e si manifesta senza sforzo)… Sento che in questa via tutto sia compreso…
Paolo D’Arpini
Rete Bioregionale Italiana

lunedì 18 aprile 2016

Incontro Collettivo Ecologista - Ronciglione, 25 e 26 giugno 2016



L'incontro Collettivo Ecologista  si tiene quest'anno  il 25 ed il 26 giugno 2016,  nel Lazio, a Ronciglione,  in provincia di Viterbo, presso la struttura denominata  la “Casa del Pastore”, che  è una delle abitazioni storiche di Villa Lina (in Viale Della Resistenza, 65) ove un tempo  viveva il pastore in servizio all’allevamento estensivo interno alla Villa. Questa casa è molto caratteristica ed è dotata di servizi e camere comode ed accoglienti.

Ronciglione,  il bel paese della Tuscia,  si trova a 45 km da Roma, ed  è facilmente raggiungibile sia da Viterbo che da Roma con un servizio di corriere e di treno regionale, e non è nemmeno distante dall’A1.

Villa Lina è un resort storico  circondato dal verde, da frutteti ed orti e arricchito da diverse strutture architettoniche, tra l’altro il suo Parco naturalistico è riconosciuto come Riserva Botanica di grande pregio dall’Università della Tuscia, non manca nemmeno una piscina olimpionica (la prima privata costruita in Italia).

L'incontro collettivo ecologista  è una condivisione di saperi e di esperienze che si fa in un gruppo di amici, vecchi e nuovi, che condividono la pratica  di vita bioregionale. Si parla a rotazione, uno alla volta, durante le due sessioni di "sharing" del 25 e del 26 giugno. Non vengono riconosciuti rimborsi di alcun genere ai partecipanti che in qualsiasi forma contribuiscono all'arricchimento della manifestazione. Ognuno partecipa liberamente adattandosi alle forme di condivisione indicate. Contributi culturali ed artistici, soprattutto per la sera del 25 e del 26  giugno, sono benvenuti e ripartiti in tempi che consentono lo svolgimento di un programma armonico (canti, musica dal vivo, storie, danza attorno al fuoco, etc.). 


Il tema  dell’incontro  di quest’anno  verte massimamente sul senso di aggregazione e di solidarietà fra anime affini che contraddistingue l’esistenza stessa della Rete...

Il programma delle due giornate dell’Incontro è in linea di massima questo:

Sabato 25 giugno 2016. Si arriva alla spicciolata e durante il pomeriggio, verso le 16.00, potremmo fare un giro nel parco  per cercare erbe selvatiche e  visitare i monumenti e gli alberi centenari,  alle 18.00 facciamo un primo  giro di condivisione di pareri e proposte a cerchio,  al termine  si potrà fare un pic-nic con quel che ognuno avrà portato di vegetariano ed anche accendere un fuoco e festeggiare il solstizio con la preparazione dell’acqua benedetta, salto del fuoco, canti sacri, osservazione delle stelle, etc.

Domenica  26 giugno 2015,  alle ore 10.00 secondo giro di condivisione e distribuzione dell’acqua benedetta. Per il pranzo di domenica, previsto alle ore 13.00, abbiamo chiesto a Paola di farsene carico lei e ci farà preparare un buon pasto vegetariano biologico, con i prodotti dei suoi orti. Nel primo pomeriggio, verso le ore 15.00, ci potrebbe essere qualche gioco di ecopsicologia, e presentazione dei Quaderni di Vita Bioregionale ed altre pubblicazioni ed  alle ore 17.00 facciamo un ultimo sharing, conclusioni e saluti. Chi lo desidera può fermarsi ancora per una notte di permanenza, durante la quale ci potranno essere altre attività ludiche ed olistiche. 

Costi della permanenza a Villa Lina:  Per il pernottamento nella "Casa del Pastore" viene richiesta la modica cifra di 20 euro a persona, al giorno, l’alloggio è previsto in camere a due (o più) letti. Per il pranzo biologico della domenica 26 giugno il costo è di 15 euro.  Chi non volesse o potesse  sobbarcarsi questi costi potrà portarsi una tendina  e del cibo proprio ed arrangiarsi in autonomia, un contributo volontario sarà comunque richiesto per la pulizia ed i servizi.

Per coloro che abitano nei paraggi è possibile anche l'andirivieni, rispettando però gli orari previsti della manifestazione.

E' gradita la conferma di partecipazione, per organizzare l'accoglienza, entro il 15 giugno 2016, scrivendo a: 

bioregionalismo.treia@gmail.com, oppure chiamando al cell. 333.6023090

Paolo D'Arpini  

Referente P.R. Rete Bioregionale Italiana


L'equipaggio di Villa Lina ci aspetta!