venerdì 30 giugno 2023

Amazon ammazza il commercio



Amazon soffoca i venditori indipendenti europei costringendoli ad acquistare i suoi servizi a tariffe sempre più elevate e imponendo loro condizioni abusive (…). “Amazon ha conquistato l’Europa. Dopo un’espansione durata 20 anni, intensificata durante la pandemia da Covid-19, il gigante statunitense è ora di gran lunga l’azienda di ecommerce dominante in Germania, Regno Unito, Francia, Italia e Spagna -si legge nel rapporto–. In questi Paesi l’azienda è il principale approdo per gli acquirenti online. E questo l’ha resa quasi indispensabile per i venditori indipendenti che desiderano distribuire i propri prodotti in Rete”.


I ricercatori di Somo hanno analizzato la complessa struttura di Amazon in Europa, tracciando l’andamento dei prezzi dei prodotti venduti sulla piattaforma ed esaminando la “giurisprudenza” delle autorità europee chiamati a regolare la concorrenza. Dal lavoro di analisi è emerso che Amazon nel 2022 ha incassato 23,5 miliardi di euro solo in commissioni di servizio, cifra triplicata rispetto al 2017 (7,6 miliardi di euro). 

Un utilissimo e dettagliato approfondimento lo fornisce Punto Critico con “MappiAmazon (Ita). Logistica e strategia: la ‘campagna d’Italia’ di Amazon in una mappa


 

giovedì 29 giugno 2023

L'Emilia Romagna affonda...



I recenti e ripetuti eventi calamitosi in Emilia-Romagna hanno sollevato il velo sulla “sindrome della dimenticanza”, come Fausto Tinti (sindaco di Castel san Pietro) ha etichettato l’attivarsi a buoi fuggiti dalla stalla, con il brusco risveglio sulla imprescindibilità di un efficace governo del suolo e delle risorse idriche PRIMA che si verifichino disastri. 

Messo da parte il folklore sulle nutrie e sui feroci ambientalisti  che impedirebbero di pulire i fiumi, qui il tentativo è di fare un sintetico ragionamento a partire dai dati messi a disposizione dalla banche dati PUBBLICHE, come ISTAT, la Regione Emilia Romagna, ISPRA – cioè Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale – eccetera, aggiungendo qualche valutazione già letta e condivisa da parte di esperti studiosi delle nostre zone.

La Regione Emilia-Romagna, in un documento molto interessante, datato 2020, la «CARTA DEI SERVIZI ECOSISTEMICI DEI SUOLI DELLA PIANURA EMILIANO-ROMAGNOLA», spiega dettagliatamente come il suolo non è affatto un elemento inerte e irrilevante ma costituisce un capitale naturale, in quanto fondamentale nel rendere una serie di fondamentali servizi ecosistemici di cui generalmente non ci rendiamo conto quando funzionano…  ma che rimpiangeremmo subito e amaramente se venissero compromessi. 

Elencando brevemente i principali servizi resi dal suolo, troviamo la funzione di habitat BIO, per gli organismi del suolo, che riguarda il ciclo della sostanza organica (senza la quale il terreno è sterile come un deserto e non consentirebbe nemmeno di produrre cibo), la funzione protettiva – che consente di filtrare e depurare le acque da inquinanti vari – e la funzione di stoccaggio del carbonio, tra i principali alleati contro la presenza di CO2 in atmosfera; e ancora la funzione di infiltrazione dell’acqua e riserva idrica oltre a quella, che ovviamente tutti siamo in grado di percepire, di fornitura del nostro cibo. 

Ognuna di queste caratteristiche è soggetta a variazioni, in base alla qualità e quantità  del suolo, ad esempio – come prevedibile – il valore più basso dell’indicatore BIO si registra nelle aree urbane. 

IE proprio SPRA arriva  a quantificare il valore monetario per la perdita di questi basilari servizi in circa 100.000 euro all’anno per ettaro (ma a mio parere conviene considerare non solo il valore di scambio ma anche il valore d’uso, come per l’aria e per l’acqua, che è inestimabile).

Fra il 2020 e il 2021 l’Emilia-Romagna è stata la terza Regione italiana per consumo di suolo, più 658 ettari cementificati nel solo 2021, pari al 10,4% di tutto il consumo di suolo nazionale, corrispondenti alla perdita di risorse per quasi 66 milioni in un solo anno, che mancheranno per ognuno degli anni a venire. A questo proposito giova ricordare che la Regione Emilia-Romagna ha previsto di poter edificare fino al 2050 per una ulteriore superficie complessivamente pari al 3% del territorio urbanizzato 2017, corrispondente grosso modo a è stato urbanizzato nel solo 2021. Tuttavia, ad oggi la legge urbanistica regionale risulta sterilizzata dai tempi di approvazione dei nuovi strumenti urbanistici attuativi, per cui si continua a costruire sulla base dei vecchi piani. Mantenere lo stesso ritmo significa sottoporre il territorio a un depauperamento molto difficile da compensare e recuperare: potenzialmente significa arrivare a ricoprirlo completamente  in 30 anni, compresi i calanchi, prospettiva del tutto angosciante e distopica.

Se più o meno tutti concordano che edificare sui calanchi potrebbe non essere conveniente, allora in generale per il territorio regionale ai fini edificatori e di adeguata gestione dei fenomeni, per una pianificazione consapevole e adeguata prevenzione dell’emergenza, non dovrebbe essere possibile prescindere dalla approfondita analisi e conoscenza delle complesse dinamiche idrografiche, geoidrologiche e geologiche, sia in prospettiva storica che attuale. Sappiamo che la pianura padana è di origine alluvionale, in buona parte bonificata, che il corso dei fiumi si è più volte modificato, che la stratificazione del substrato può essere anche particolarmente articolata e queste caratteristiche non rendono tutti i terreni ugualmente idonei per l’urbanizzazione: la superficialità di alcune scelte è aggravata dal fatto che, parallelamente alla mancata valorizzazione delle competenze più tecnico/scientifiche, si è persa negli ultimi decenni la conoscenza collettiva, che potremmo definire esperienziale e pratica, sia a livello privato che pubblico, in materia di  gestione delle acque locali, della  manutenzione diffusa del reticolo idrografico. Una conoscenza diretta che comportava la consapevolezza di vivere in un territorio soggetto a continue e inevitabili trasformazioni, che possono solo essere in parte  irregimentate e regolate ma non totalmente controllate.

In conseguenza di questo atteggiamento, che si potrebbe definire con buona approssimazione disattento, consumistico quando non predatorio, risulta ancora frequente il  malvezzo di continuare a costruire in zone critiche e precedentemente soggette ad alluvioni o nell’immediata prossimità dei fiumi e in generale di acque classificate come pubbliche. Esempi evidenti per la cronaca: la Casa del Fiume a Faenza (un bel condominio recente con tunnel per una quarantina di garage),  praticamente costruita in quello che storicamente era già stato alveo di piena  e puntualmente finita sott’acqua oppure lo stesso Autodromo di Imola, che si vede lambire i fianchi dalle rive erose del Santerno. 

Ai costi collettivi stimati da ISPRA per il consumo di suolo possiamo quindi tranquillamente aggiungere gli ulteriori ingenti costi per il recupero dei danni provocati dal dissesto idrogeologico derivante da incuria e ignoranza, sia a livello di infrastrutture e servizi, che richiedono risorse pubbliche, sia  per gli abitanti che l’ambiente degradato.

  Ipazzia(*) Ipazzia – due z, sì – abita a Imola dove lavora, ascolta jazz e si impegna nella solidarietà sociale. Si firma Ipazzia per un evidente rimando a Ipazia (scienziata e filosofa assassinata dai fanatici cristiani) ma forse perché in napoletano “ipazzia” suona bene e lei – che è romagnola ma poliglotta – lo sa. E visto che proprio a Imola torna “la grande discarica”… presto leggerete un altro suo articolo. Per chi nulla sapesse la discarica vicino a Imola nasce, viene contestata, muore e poi rinasce. Per le istituzioni è un bene o un sacrificio “necessario”; per chi ha un po’ visto di cosa si tratta è un incrocio fra la Godzilla dei film e le reali “terre avvelenate” nell’Italia di oggi. 



Continua:  https://www.labottegadelbarbieri.org/consumo-di-suolo-nellemilia-romagna-che/



mercoledì 28 giugno 2023

Rimozione degli inquinanti...

"La variabilità degli effluenti di scarto industriali rispetto a quelli domestici obbliga alla ricerca di sistemi sempre più complessi ed efficienti di rimozione degli inquinanti contenuti, anche ai fini di un possibile recupero di questi in rispetto dei criteri alla base del nuovo modello di sviluppo dell'economia circolare rispetto al tradizionale lineare. Questi trattamenti vengono realizzati combinando insieme tecniche diverse a partire dall'ossidazione anodica avanzata e dalla fotodegradazione per arrivare alle separazioni mediante assorbimento su fasi solide o applicando le tecnologie a membrana fino alla ozonizzazione catalitica combinata con un bioreattore capace di abbattere fino al 98%il TOC dei reflui trattati, di oltre l'85% la tossicità ed al tempo stesso di aumentare il valore del BOD di circa 2,5 volte. A tali risultati, già molto soddisfacenti, se ne accoppiano altri di economia circolare con il recupero dai reflui trattati di elementi preziosi come P, N, C, Cu, Ag. Il risultato complessivo è quindi un recupero di risorse, ma anche indirettamente di energia ed un abbattimento del carico inquinante smaltito in ambiente."   

(Luigi Campanella)





GIOVEDI’ 6 LUGLIO 2023 ORE 20,30

CIRCOLO VALPIANA VIA LE CHIUSE 14 TORINO

PFAS, calamità mondiale, un rischio invisibile per la nostra salute.

Relazioni di

Vincenzo Cordiano, pres. ISDE Medici per l’ambiente Veneto:

“Emergenza sanitaria in Italia per questi killer indistruttibili” 

Vittorio Spallasso, avvocato:

La tutela legale delle Vittime del disastro ecosanitario di Spinetta Marengo”

Maurizio Pallante, presidente Sostenibilità Equità Solidarietà:

“L’assurdità di un’economia fondata sulla crescita della produzione di merci: che non crea sviluppo del benessere, anzi la distruzione dell’ecosistema” 

Coordina Lino Balza – Movimento di lotta per la salute Maccacaro

Segue dibattito.

Introduce e modera Andrea Bulgarelli, coordinatore del Gruppo di Lavoro su Ambiente, salute e sicurezza del lavoro del CIVG


Info: movimentodilottaperlasalute@reteambientalista.it




martedì 27 giugno 2023

Oscuramento mediatico contro i referendum per la pace... Ultimi avvisi ai naviganti



Nessuno (dicasi nessuno) spazio è stato offerto ai promotori  dei Referendum per la pace su Rai e Mediaset, praticamente nessuno su La7.  Unica rete nazionale in controtendenza; la tv dei cittadini Byoblu, il cui bacino tuttavia è a sua volta prigioniero della “camera dell’eco”. 


Circa i giornali, nessuno spazio su StampaCorriere della SeraRepubblicaDomanimanifestoSole 24 Ore,  ecc. Unica eccezione: Il Fatto Quotidiano. Appena qualche apertura da Avvenire La Verità. Come fanno i cittadini a sapere che è partita la raccolta referendaria? 


Il tempo stringe e le 500mila firme valide vanno consegnate fra 40 giorni, altrimenti lacrime da coccodrillo.


Si sta oscurando la possibilità per ogni elettore di firmare per  il referendum (clicca qui).





lunedì 26 giugno 2023

La dipendenza – di qualunque genere – è sempre una dichiarazione di debolezza..


 Ogni debolezza è una mortificazione della capacità creatrice. Non vederlo costringe ad accettare come giusto il mondo che c’è.


Serve un dio ?

La tecnologia è ontologicamente un dio, al cui potere vogliamo genufletterci; la cui gloria vogliamo celebrare; alle cui soluzioni aspiriamo; la cui verità superiore non discutiamo; la cui mortificazione umanistica non sospettiamo; la cui tossicità non immaginiamo.

Spesso, quando non sempre, è disposizione comune far corrispondere e vivere la tecnologia come progresso. Sarebbe anche vero, se non fosse considerato l’unico, l’autentico e soprattutto il solo.

Nella concezione della tecnologia sono insiti, impliciti, costituenti la quadratura, il giusto e il perfetto, ovvero ciò che manca. Abbracciandola, crediamo di poter indagare il mistero e, un giorno, darne risposta. Il pensiero e il sentimento che avvengono in noi a causa del fideismo scientista di cui siamo protagonisti ne risulta infettato. Una asintomatica ossessione per il modello tecnologico cui dobbiamo tendere ci gonfia l’ego individuale, sociale, politico. In nome del credito nei suoi confronti, non abbiamo incertezze se accodarci esultanti al bene degli algoritmi, dei vaccini, della digitalizzazione: più ce n’è, più tutto sarà facile, comodo ed economico. In sella all’emozione digitale, l’arroganza umana decuplica le atrocità che già in territorio analogico aveva dimostrato di saper commettere.

Il liberismo, l’individualismo, l’edonismo hanno liquefatto i valori comunitari. Il legame con le origini della vita, di cui siamo espressione, non è più affare che conti. Ciò che interessa corrisponde all’egoismo. Abbiamo abiurato a qualcosa di superiore e misterioso a favore di un Io steroidizzato fino alla misura divina. Inconsapevoli di correre al massimo su un binario morto, diamo tutto. Una corsa che ci offre la possibilità di stimare la perdizione in cui viviamo, l’abrogazione di noi stessi e tutto quanto crediamo superfluo al progresso materiale.


A Oxford, tra gli anni cinquanta e sessanta dell’Ottocento, Ruskin mise in pratica il precetto di entrare in contatto con il corpo, guidando squadre di esponenti della gioventù dorata a costruire una strada di campagna: le mani dolenti e callose il segno virtuoso dell’essere in contatto con la Vita Vera” (1).


Strategica mimesi

Il potere tecnologico è il più occulto. Ma non è segretato. È diffuso sotto il sole, è distribuito, accolto come manna dal cielo a tutti noi. È in tutte le vetrine, è accessibile a chiunque. Chi vorrebbe oggi rinunciare ai servizi tuttofare della tecnologia? Chi non vedrebbe in quella rinuncia nient’altro che uno stupido arretramento della qualità della vita?

Come ciliegie a maggio, ci sembra un diritto averla e un dovere venderla.


Ma quale progresso può esserci in una dipendenza? In ogni tipo di dipendenza vive l’assoluta mortificazione della libertà, della creatività, dell’autonomia, della forza, dell’invulnerabilità degli uomini. Ogni dipendenza vive nutrendosi dell’energia che le diamo e che ci succhia, sottraendola a quella forza e a quella creatività che ci permetterebbero il senso di una vita piena, la consapevolezza di realizzare la nostra natura.

Ogni dipendenza azzera la profondità spirituale. Questa viene prima denigrata, quindi dimenticata, considerata superflua, svuotata di significato. La ragnatela dell’universo dell’uomo, composta originariamente da infiniti filamenti, una volta dimenticata la consapevolezza del legame con l’origine, ha perduto la sua elasticità e potenzialità di farci percorrere l’infinito. Si è ridotta a pochi aridi cavi economici e scientisti, che guidati dalla visione di aver sbaragliato ogni nemico, stanno andando lentamente a chiudersi su se stessi, senza neppure il sospetto che soffocheranno il ragno.


Tecnici e utenti si preoccupano, giustamente, dei virus che possono intrufolarsi nei computer; mentre vi è una ben limitata coscienza di come lo stesso computer possa comportarsi da virus e intrufolarsi nella società degli umani” (2).


Che c’entro io con Mr Burbank Truman?

Ad ognuno il proprio ragionamento su come sottrarsi a un destino nel quale essere fuggevole e controllata comparsa della propria vita, ma solido protagonista al momento degli acquisti. L’assuefazione è tale che non ricordiamo più di fare riferimento a noi, al nostro gusto e alle nostre esigenze. Li abbiamo sostituiti con quelli offerti dai banchi dei commercianti, dalle sirene della pubblicità, dal vero giornalismo – quello disposto a farsi pagare per scrivere menzogne, a seguitare a dormire sereno, anche davanti a scenari Assange.

Ora crediamo di poter raggiungere i sogni acquistando merci, loro indegne, destabilizzanti succedanee. Ora possono far tramontare il sole e mandarci a nanna. Dire che la guerra è pace e sentirselo replicare in coro dalla moltitudine che crede che questa vita sia effettivamente la vita. Di come stiamo allo show non interessa, se non in funzione di quanto possiamo consumare, votare, costare. Siamo tutti uguali e, nonostante le nostre apparenti libere stravaganze, tutti buoni e protagonisti del nostro personalizzato Truman Show.


Pilota automatico

A chi preferisce – leggi sceglie – adeguarsi, adagiarsi protetto dall’effimero scudo dal solito ritornello che è difficile cambiare rotta, che non possiamo farci niente, va fatto presente che non è quello il punto. Che portare l’attenzione sulla difficoltà è la modalità sconveniente per il cambiamento, personale o sociale che sia. Il punto è che la rotta è sempre il risultato di una scelta. E che una scelta è sempre il risultato di una fede.

Tuttavia, c’è anche chi si avvede della trappola e pensa che, più che adeguarti, che vuoi fare? Smantellare il sistema è difficile, impossibile.

Legami, credenze e dipendenze sono le esche del Grande Pescatore. La logica di una misura di noi stessi limitata al modesto raggio d’azione dei nostri più immediati ed egoistici interessi rende possibile e vera quell’impossibilità, quel che vuoi fare?


Pilota manuale

Cambiare diviene invece assolutamente accessibile e vicino – indipendentemente dalla durata indicata dai calendari amministrativi del mondo – semplicemente mettendosi in cammino, dando l’esempio, lentamente auto-educandosi nel rispetto delle consapevolezze nuove, avendo fede ed esprimendo la propria concezione senza proselitismo positivistico. Quando si osserva che la meta è il percorso stesso, si vede cosa comporta il cambiare e che, condividendo questa formula, si può realizzare il cambiamento. E non servono consigli ed esempi. L’esperienza non è trasmissibile. Coloro a cui dovessero servire non replicherebbero che un modello. Serve invece ricreare, secondo il proprio talento e propria misura.

Se stiamo andando dove non ci piace, è nostra responsabilità cambiare, come lo è se manteniamo lo status quo. Così infatti sarà, quando dirigeremo verso mari non più di plastica, di falso progresso, di opulenza, di miseria spirituale. Mari in cui le reti del Grande Pescatore avranno maglie inadeguate.

Una grande opera comune, una piramide, per la quale forse, nella nostra vita, non potremo che spingere per qualche metro uno solo dei macigni che serviranno per erigerla.


Dov’è il problema?

Non sappiamo più cucinare il cibo, né coltivarlo o procurarlo; non rispettiamo più il ritmo delle stagioni, con tutto il loro significato per la vita terrena, e crediamo davvero se ne possa fare a meno; ci ammaliamo e diamo la colpa all’età, al virus, all’altro.

Il nostro impegno è avere, imitare e invidiare chi ha di più, sentire un fiotto di autostima davanti a chi ha di meno. Il nostro impegno è donare uno spicciolo al semaforo e proseguire verso i fatti nostri, lasciando che l’empatia con chi sta peggio vada a farsi benedire. Del luogo dove origina l’ingiustizia si occuperà semmai qualcun altro.

Sulla crescente distanza dall’indipendenza non ci affrettiamo a ragionare, a capire, a sentire, per permettere ai nostri figli di avere le doti per vederla ridursi e, alfine, emanciparsene. A noi basta il bonus, la furbata, lo sconto, la quieta infelicità. A tanto siamo arrivati.

ChatGpt, intelligenza artificiale, radio che si accende in automatico all’avvio del motore, guida assistita, uteri affittabili, sesso a gusto non sono che alcuni culmini della tecnologia mon amour, alcuni altari senza peccato, alcune discese verso l’auspicata comodità. Tentacoli dai quali difficilmente ci si potrà liberare.


Per un numero sempre maggiore di persone l’illuminazione non fornita da reti ad alto voltaggio e l’igiene senza carta velina significano povertà. Aumentano le aspettative, mentre declinano rapidamente la fiducia speranzosa nelle proprie capacità e l’interesse per gli altri” (3).


Ma è solo un assaggio. Insufficiente per cogliere e stimare quale esiziale distanza dalla terra e da noi stessi abbiamo raggiunto; a quale bordo dell’abisso siamo affacciati; quanto, ancora ridenti, i nostri occhi non lo trovino orrifico, le nostre anime non chiedano perdono e non si avviino a provvedere per riparare al danno compiuto.

Siamo sensori e abbiamo disimparato a raccogliere i segnali del corpo e del mondo. Imbrattati di falsi valori, non siamo più in grado di sfruttare noi stessi, come se la conoscenza fosse fuori, nei libri e in chi li ha scritti. Vibrisse incrostate di saperi, capaci ormai di vibrare solo al comando di idee infiltrate, ci rendono disponibili a crasse risate al cospetto di un rabdomante. Dovremmo invece evitare d’intossicarle, per tornare a captare la conoscenza presente in noi, nel mondo, per divenirla ed esprimerla. Questo è il problema.


Dovendo conviverci, l’uomo ha contratto l’abitudine alla tecnica, arrivando a identificarsi con essa e a vederla come l’espressione più significativa del proprio essere nel mondo. Ma ritenere la tecnica la forma più alta dell’espressività umana è una svista imperdonabile, che alla lunga l’uomo verrà chiamato a pagare. Educato secondo una mentalità subalterna alla tecnica, l’uomo ha imparato ad agire più che a essere, a cogliere le esteriorità più che l’interiorità delle cose, a esternare più che a riflettere. Il progressivo prevalere di una mentalità tecnica lo ha portato a considerare tutte le cose, compreso se stesso, come frutto della tecnica, vale a dire di una mente ingegneristica” (4).


Il dono

È che siamo polli da allevamento, spiriti obnubilati, merce. I giovani, e non solo, sono soddisfatti di fare la pubblicità per una multinazionale. Per pochi denari precari, svendono i loro migliori sorrisi.

I figli sono deboli. I padri anche. Le prospettive politiche, basate sul diritto e non sulla natura, pessime. Cosa significa essere forti? Non riguarda saper scaricare una motonave a spalle, riguarda avere la capacità di riconoscere se stessi, le proprie doti e le proprie debolezze, significa saper coltivare le une e affrontare le altre, significa valorizzare quanto sentiamo e ridurre il monopolio della razionalità e della sapienza di ciò che abbiamo anonimamente, replicatamente appreso; significa libertà dalle ideologie e dagli interessi personali; significa poter distinguere ciò che fa per noi da ciò che è opportuno scartare; saper rinunciare, senza senso di frustrazione e debolezza. Non invidiare, ma amare chi è meglio di noi per coltivare quanto ci manca.

Compiremo le scelte per donare un esempio di forza a chi verrà o daremo la colpa a qualcosa per non esserci riusciti?

Lorenzo Merlo




Note

  1. Richard Sennet, L’uomo artigiano, Milano, Feltrinelli, 2008, p. 110.

  2. Enrico Grassani, L’altra faccia della tecnica, Mimesis, Sesto San Giovanni (Mi), 2002, p. 19.

  3. Ivan Illich, Disoccupazione creativa. Un nuovo equilibrio tra le attività svincolate dalle leggi di mercato e il diritto all’impiego, red!, Cornaredo (Mi), 2013, p. 21.

  4. Enrico Grassani, L’assuefazione tecnologica, Delfino, Milano, 2014, p. 23 [Qui Grassani impiega il termine tecnica nella sua accezione di tecnologia].

domenica 25 giugno 2023

Sfruttamento e dominio nel capitalismo del XXI Secolo - Libraria

 

Pubblichiamo la recensione del libro “Sfruttamento e dominio nel capitalismo del XXI secolo” (Multimage, 2023), curato da Toni Casano e Antonio Minaldi. 

C’è l’immagine di un evento della contemporaneità che può sintetizzare al meglio la cifra del bel volume curato da Toni Casano e Antonio Minaldi, intitolato Sfruttamento e dominio nel capitalismo del XXI Secolo (Multimage Firenze 2023). 

È l’evocazione del tragico disastro della diga di Nova Kakhovka in Ucraina, con il suo portato di distruzione di massa nei confronti dell’umanità e della natura. La responsabilità della tragedia di Nova Kakhovka va attribuita interamente alla guerra in corso e al suo carattere imperialista che chiama in causa gli effetti devastanti del modo di produzione capitalistico. 

Solo una lettura complessa e sistemica dell’accaduto permette di oltrepassare l’angusta visuale di chi si ostina a crogiolarsi sul ributtante balletto delle responsabilità.

Giovanni Di Benedetto


https://www.sinistrainrete.info/articoli-brevi/25786-giovanni-di-benedetto-l-inaccettabile-presente.html



venerdì 23 giugno 2023

USA - Shale Gas or shame gas?




Come è noto, gli Stati Uniti hanno sorpassato ormai da tempo l’Arabia Saudita raggiungendo il primo posto nella graduatoria dei principali Paesi esportatori di petrolio. Si tratta di un risultato notevole ma allo stesso tempo prevedibile, dal momento che la scalata dei ranghi della classifica dei maggiori fornitori mondiali di greggio da parte degli Usa andava protraendosi ormai da parecchi anni.

In particolare, da quanto l’amministrazione Obama concesse il placet all’estrazione di petrolio non convenzionale, realizzabile grazie alla messa a punto di metodi di estrazione quali l’hydrofracking e l’horizontal drilling. 

Tecniche particolarmente innovative, ma gravide di effetti collaterali sull’ambiente circostante perché prevedono l’infiltrazione nel sottosuolo, e quindi nelle falde acquifere che lo attraversano, di notevoli quantità di sostanze (si parla di oltre 200 litri di una miscela contenente circa 600 agenti chimici per ciascun pozzo) che sono alla base di un pesantissimo inquinamento ambientale e dei numerosi fenomenici sismici registrati nelle aree interessate da fratturazioni idrauliche degli scisti.

Giacomo Gabellini









Fonte: https://www.sinistrainrete.info/articoli-brevi/25770-giacomo-gabellini-shale-gas-negli-usa-da-rivoluzione-a-bolla.html

mercoledì 21 giugno 2023

I costi nascosti del cibo e la soluzione agroecologica...

"Quattordicimila miliardi di dollari. Ammonta a questa stratosferica cifra il totale di quelli che possono essere definiti i “costi nascosti” del cibo. Uno studio pubblicato da un gruppo di ricercatori del King’s College di Londra e della Scuola politecnica federale di Zurigo ha per la prima volta calcolato i costi indiretti legati ai danni provocati dalla produzione alimentare in 101 nazioni. Ciò in termini di problemi alla salute umana e di distruzione di ecosistemi: dall’acidificazione delle terre al consumo di acqua dolce, dal consumo di suolo alle malattie. Costi che non sono compresi nei prezzi dei beni che compriamo. Secondo gli autori dello studio, nel 2018, per ciascun dollaro speso dai consumatori, avremmo dovuto aggiungerne in media altri 1,94 per ottenere il costo reale”.



STOP OGM E RICONVERSIONE AGROECOLOGICA IMMEDIATA

Dal 1992 abbiamo a disposizione i fondi europei Agro-climatico-Ambientali che compensano agli agricoltori biologici tutti i mancati ricavi  maggiori costi, più un 30% per le azioni collettive territoriali, cui si cumulano pagamenti per altre azioni utili e non obbligatorie in agricoltura biologica, come la copertura dei terreni in Inverno ed in estate per proteggere il terreno dall'erosione e dalla siccità, le colture di leguminose da sovescio per arricchirlo di azoto preso dall'aria e non dai fertilizzanti chimici, le consociazioni agroforestali e il recupero delle siepi, le fasce inerbite per attrarre insetti utili e l'impiego stesso degli insetti utili, oltre alle misure per l'incremento della Biodiversità naturale e coltivata (Antiche varietà dei territori, autoctone). A ciò si aggiungono 500 € per ogni capo bovino adulto (UBA) per il benessere degli animali al pascolo e la loro alimentazione biologica…
 
Insomma con 15 miliardi all'anno possiamo riconvertire tutta l'Italia all'agricoltura e zootecnia in metodo Biologico, mentre ancora oggi continuiamo a distruggere la foresta amazzonica coltivando ogm per alimentare le vacche del Grana Padano…

Assurdo e incredibile… soprattutto se consideriamo i costi indiretti di Salute Umana e distruzione ambientale, inquinamento delle acque e degli ecosistemi… che possiamo stimare in almeno il doppio di quelli necessari alla riconversione globale dell'agricoltura verso il metodo biologico.

La riconversione agroecologica consentirebbe anche la sistemazione del clima planetario, in quanto chiudendo gli allevamenti industriali e  alimentandosi un po' più di proteine vegetali, possiamo dimezzare il consumo dei suoli e di energie non rinnovabili… raddoppiando le produzioni agricole !

Insomma, il pianeta ha risorse per tutti… ma mai abbastanza per la Fame e la Sete dei capitalisti dei mangimi, dei pesticidi e medicinali per malattie cronico-degenerative… I quali oggi ci propongono gli OGM (ovvero la causa dei disastri planetari) come soluzione al problema…
 
Ad esempio della siccità, causata dalla perdita dell'humus e dall'erosione dovuta a fertilizzanti, disseccanti e semi OGM,  strettamente interconnessi e "brevettati". Come i risi Clearfields, coltivati illegalmente da decenni in Italia in quanto trattasi di OGM (dei quali è vietato il rilascio ambientale), e che per sostenere l'uso dei diserbanti collegati agli OGM stessi, resistenti alla specifica molecola chimica, comportano lo spreco delle acque della risaia (volano idrico del territorio del fiume Pò), per creare l'asciutta che possa consentire di usare la chimica… semplicemente pazzesco… talvolta due asciutte... per usare il diserbante !
Ovvero avvelenare il territorio (quando è l'acqua stessa delle risaie allagate a controllare le erbacce) . Con conseguenti sprechi idrici insostenibili se pensiamo alle centinaia di migliaia di ettari coltivati a riso nella Padania. Le chiamano TEA, tecniche di "evoluzione assistita"… dall'Uomo?

Ma lasciamo assistere l'evoluzione dalla Madre Natura e dal Padreterno utilizzando la biodiversità autoctona selezionata da millenni di "agricolture" locali…
 
Si perchè gli uomini, tagliando il dna o cambiadone un pezzettino, non sanno nemmeno quello che stanno facendo… con effetti "pleiotropici" (ovvero di influenza su tutto il resto del patrimonio genetico) imprevedibili, sconosciuti, pericolosissimi… e soprattutto irreversibili. In contrasto con il Diritto Precedente degli agricoltori Italiani, tutori della Sovranità Alimentare…

Eppure il Ministro Lollobrigida aveva cambiato addirittura il nome al Ministero agricoltura, aggiungendo la Sovranità alimentare.

STOP OGM!
Come sancito dalla sentenza della Corte Costituzionale del 2005 che ha dichiarato illegittime le norme di impossibile "coesistenza", nel momento che una volta introdotti nell'ambiente gli ogm contaminano tutto il resto.
Non lasciamo Umiliare la più grande Biodiversità agroalimentare al mondo, quella italiana, selezionata dai nostri antenati,  a tutela delle future Generazioni (Art. 9 Costituzione… anche questo recentemente "rafforzato"...).

Giuseppe Altieri, agroecologo




martedì 20 giugno 2023

Arzignano, 24 settembre 2023: "Convegno Ecologista"

 


Anche quest’anno si apriranno i cancelli della villa Brusarosco ad Arzignano per la Ecofesta 2023, che ospiterà, domenica 24 settembre 2023, il convegno ecologista di cui dobbiamo scegliere gli argomenti da proporre.

La tragedia irrisolta dell'amianto...

 


Il processo di Torino, con 3mila parti lese, finì prescritto in Cassazione, il suo bis era stato “spacchettato” fra quattro tribunali italiani. Per due, alle sentenze, i parenti hanno urlato “vergogna, vergogna”. 

Ora, Stephan Schmidheiny, il padrone svizzero dell’Eternit, nel processo bis per le morti di amianto di Casale Monferrato è stato condannato dalla Corte d’Assise di Novara a 12 anni di reclusione, piuttosto che all’ergastolo: il reato infatti è stato riqualificato da doloso in colposo e, per le 392 Vittime, è valso solo per 146 mentre 200 sono state prescritte e 46 assolte.    

Sentenza dunque sommamente ingiusta, pur in controtendenza alle sentenze assolutorie di decine di processi in Italia che, in sede penale, si risolvono senza risarcimenti per le Vittime. Comunque sentenza di primo grado, dunque lontana dal fare un minimo di giustizia. E la prescrizione è sempre alle porte.

In realtà la tragedia amianto non è risolvibile per via giudiziaria, perché si tratta di una emergenza sanitaria attuale: l’amianto, continua a uccidere in silenzio (mesotelioma, tumore al polmone, della laringe e dell’ovaio, asbestosi) dopo essere stato messo al bando 40 anni fa (231mila l’anno i morti nel mondo), provoca in Italia ancora almeno 4.400 decessi all’anno (7mila nei decenni scorsi). Non si sa se sia ancora raggiunto il picco della mortalità. Il mesotelioma è a tutt’oggi incurabile.  

Ci sono ancora mal censiti almeno 400 mila luoghi contaminati tra privati, pubblici e siti industriali, le scuole non bonificate sono mal contate più di 2.000. Quasi diecimila siti sono stati più o meno bonificati dallo Stato (e non dallo Schmidheiny, che si spaccia per filantropo green internazionale).

Solo un piano nazionale del governo per la bonifica potrebbe porre un argine alla strage in corso. Questa sì che sarebbe una grande opera!  

Rete Ambientalista 



Fonte: https://www.rete-ambientalista.it/2023/06/18/eternit-bis-condannato-il-magnate-schmidheiny-e-il-governo-2/