domenica 5 febbraio 2023

Il consumo delle risorse e l'inquinamento è insostenibile... Fermiamoci!

 



Fermiamoci, se continua l'attuale ritmo di consumo di acqua, suolo, risorse nel 2050 la Terra non sarà più abitabile...



...C’è davvero di che preoccuparsi. Ma ormai sappiamo bene che nel bailamme mediatico fa più notizia un’epidemia inesistente   piuttosto che i due milioni di persone che ogni anno muoiono a causa dell’inquinamento dell’aria, come denunciato dall’Organizzazione mondiale della sanità. 

E poi, come è noto, l'inquinamento globale «minaccia di condurre verso il collasso un numero sempre maggiore di Stati» anche  in riferimento  ai conflitti per le risorse naturali destinati a crescere a causa dei mutamenti  che distruggono le risorse essenziali, terreno fertile e falde acquifere.

Andando avanti così nel 2050 saranno necessari due pianeti per sostentare le popolazioni. Infatti, già negli anni presi in considerazione dal Living Planet Report del 2006, le specie terrestri si erano ridotte del 31%, quelle di acqua dolce del 2 per cento e quelle marine del 27 per cento. E non bisogna dimenticare che stiamo parlando di risorse rinnovabili, quelle risorse cioè che potrebbero tranquillamente ricrearsi se solo dessimo loro il tempo di farlo. 

Secondo l’indice per misurare “l’impronta ecologica”, ovvero la domanda in termini di consumo di risorse naturali da parte dell’umanità, il «peso dell’impatto umano» sulla Terra è più che triplicato nel periodo tra il 1961 e il 2003 quando la nostra “impronta” ha superato del 25 per cento la capacità bioproduttiva dei sistemi naturali che utilizziamo per il nostro sostentamento.

Se poi prendiamo in considerazione l’impronta ecologica relativa alle emissioni di C02 derivate dall’impiego dei combustibili fossili, la situazione è ancora peggiore: il nostro «contributo di C02 in atmosfera è cresciuto di nove volte dal 1961 al 2003» e l’Italia che fornisce il proprio “contributo” con «un’impronta ecologica di 4.2 ettari globali pro capite e una biocapacità di 1 ettaro pro capite, mostrando quindi un deficit ecologico di 3.1 ettari globali». 

Del resto non è che altrove le cose vadano molto meglio: i paesi di oltre un milione di abitanti con l’impronta ecologica più pesante sono gli Emirati Arabi, gli Stati Uniti e la Finlandia, seguiti da Canada, Kuwait, Australia, Estonia, Svezia, Nuova Zelanda e Norvegia. 


«Consumiamo le risorse più velocemente di quanto la Terra sia capace di rigenerarle e produciamo scarti che la Terra non fa in tempo a metabolizzare» ha dichiarato Gianfranco Bologna, direttore scientifico di Wwf Italia, che invita a fare scelte radicali per quanto riguarda il mutamento dei nostri modelli di produzione e consumo. Resta il fatto che, quando i governanti mettono mano al budget o si recano in processione dai grandi guru delle agenzie internazionali - leggi Fondo monetario, Banca mondiale o Wto - non si discostano mai dal dogma: la politica economica deve inseguire la crescita e l’incremento dell’offerta, e ogni invito a ridurre la domanda e contenere i consumi è di per sé un’eresia. 

Al di là dei contentini agli ambientalisti, il mandato è di inseguire a ogni costo l’incremento del Pil anche se è ben noto che il prodotto interno lordo ingrassa proprio sulle catastrofi più o meno naturali che sono destinate ad aumentare con le crisi ecologiche in corso...


Stralcio di un articolo di Sabina Morandi


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