venerdì 3 aprile 2026

Ta - Pù. Gesù mio, misericordia...!

 


Ta-Pù 

Il trombone di accompagnamento. 

Oh Ma, se qualche volta mi viene in mente, 

ti voglio fare una bella improvvisata, 

ti vengo a portare una serenata, 

con questo trombone d’accompagnamento. 

Non ridere, ma! Lo strumento è rozzo, 

e chi lo suona non tiene fiato, 

anche se pian piano, se colgo il momento, 

capace che riesco a fare una suonata. 

Quando il vicinato si risveglia, 

sentendomi suonare forse può dire:

beato lui come sta contento!  

Tu che mi conosci non ti sbagli:

lo sai che ogni soffiata è un sospiro, 

lo sai che ogni motivo è un lamento! 

Questa è la sorte di chi fa Ta-Pù…

 Ta-pù… Ta-Pù… Ta-Pù…

 

Peppino stupito mi ha risposto che con me è quasi impossibile stabilire dei confini, tra conoscenza (memoria della tradizione) e immaginazione, tra ruoli e personaggi… fra realtà e finzione… sei un alchimista prestigiatore della narrazione…. Ho risposto che amo la trasmissione orale della cultura e da grande vorrei fare il cantastorie… 


Una donna che stava ascoltando il nostro dialogo interessata è intervenuta dicendo: amo “la Cocce di San Dunate” me la raccontava una signora che ora non c’è più. Ero una bambina e chiedevo sempre di raccontarmela, lei la sapeva a memoria. Ho scoperto qualche anno dopo che faceva parte di una raccolta di Modesto Della Porta. Comunque alla fine si sono fatti un sacco di risate, seguendo il racconto, concludendo il nostro incontro con un buon caffè. Spesso alcune storie mi sono ispirate proprio dai vari personaggi che incontro nei bar e nella piazza del paese… 


Infatti nell’avvicinarsi della Pasqua, la sera dello stesso giorno in un altro bar pieno di chiacchiericcio alcolico, ho raccontato alcuni brevi fatterelli tratti da vangeli inventati che mischiano il mistero buffo di Dario Do con il teatro di strada e la letteratura giullaresca... 


Gesù andava per la via quando incontra un vecchio falegname in cerca del figlio e gli dice: "Papà!"  E quello gli risponde: "Pinocchio!" 


Stralcio di un racconto fantastico  di Ferdinando Renzetti 




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