La quantità e qualità delle dinamiche relazionali risente delle quantità e della qualità degli elementi in causa. Tali dinamiche tendono ad essere quantitativamente più contenute in ambito tradizionale-analogico rispetto a quelle che si osservano in contesto liquido-digitale. Contesto nel quale il virtuale – come era accaduto con l’avvento della plastica – si è attestato con la soddisfazione dei più entro la sfera dell’immaginario quotidiano.
Le dinamiche relazioni – sia interpersonali sia di insiemi organizzati sia di lobby occasionali – della società liquido-digitale sono state notevolmente moltiplicate con l’avvento della cosiddetta intelligenza artificiale. Tale intelligenza si compone di un data base, di dimensione inaccessibile e crescente, nel quale i dati immessi nutrono gli algoritmi e da questi sono organizzati con l’intento di fornire informazioni utili ai loro creatori. A mezzo di questi si rivelano potenzialità per il bene comune e/o per il controllo sociale (intelligence commerciale, politica, mediatica, militare), analogicamente talmente complesse da risultare inesistenti.
Intelligenza artificiale per il bene comune è un modo strategico per vestire da ancella la tecnologia. Un vestito sotto il quale non v’è cuore ma salvadanaio che l’ingordigia di potere gonfierà, come ha sempre fatto, fino all’inverosimile, ma che, in quanto gonfio anche di dati e relative interazioni, vive accompagnato anch’esso dalla miccia che una qualunque imprevista e imprevedibile combinazione del metamondo algoritmico-digitale potrà accendere, con pensabili danni collaterali che quelli dell’esplosione di una centrale nucleare potrebbero divenire perfino accettabili. Come per un cristallo che si frantuma, nessun algoritmo può anticipare in quante parti né quali forme queste avranno.
Infatti, con il crescere della complessità tende a crescere anche la capacità autogenerativa di situazioni non previste. Ciò avviene tanto in ambito analogico, quanto in quello digitale. Ma se il primo implicava relazioni entro un raggio e una quantità a misura d’uomo, che comportavano – Hiroshima e Nagasaki a parte – limitati eventi non previsti, come mode effimere, esaltazioni popolari per una vittoria sportiva, il secondo, travalicando tale unità umana di misura, è esposto alla Spada di Damocle di avventi, non solo non previsti e potenzialmente socialmente destabilizzanti, dovuti ad aggregazioni improvvise a causa della volatilità dell’impalpabile dimensione digitale, capace di scatenare emozioni come petardi nel silenzio, repentine come virate di stormo d’uccelli, mossi all’unisono da un’intelligenza improvvisa e collettiva. Un’eventualità temuta dai fuochisti del sistema che, almeno teoricamente, non potranno adoperarsi per tentarne la scongiura con un’ulteriore raccolta e accumulo di dati, con la creazione di nuovi algoritmi, con l’implementazione di quelli esistenti, con l’aumento della potenza di calcolo, delle memorie di stoccaggio e di consumo energetico.
Dunque un costo economico e di libertà che, come è sempre stato, saranno gli automobilisti, i fumatori, i bevitori, le famiglie, gli studenti, i lavoratori, i malati, i poveri e tutti gli altri a pagarne il conto a mezzo di piccole crescenti vessazioni necessarie a mantenere a galla istituzioni fallite e svendute, ormai da considerare contro di noi.
Un conto salato, svenante. Non a caso la diffusa agiografia dell’intelligenza artificiale, sparpagliata come prezzemolo da politici, potentati e loro giornalacci reiteratamente pornografici, comprati dal soldo mondialista, vende miliardi di clic. Pastura per radunare mangianza e distrarla al fine di ridurre il rischio di incontrollata insorgenza di fenomeni sociali e di possibile crollo sistemico. È questo il solo timore dei fuochisti, nonostante le numerose cartucce diversive che riempiono i loro caricatori mediatici.
L’analogia tra crollo sistemico e crash dei computer è lapalissiana, tanto nell’origine (elevata quantità di dati da gestire, loro relazioni, algoritmi gestionali e potenza di calcolo inadeguata), quanto nella livrea da maggiordomo per il miglioramento della vita e quanto nel dazio che ognuno di noi ha pagato e pagherà con perdita di dati, di prospettive, problemi esistenziali, professionali, psicologici, con implemento di minanti timori, sempre utili ai fuochisti.
L’insorgenza di posizioni, associazioni e prospettive impreviste, tende ad affermarsi con il crescere dei numeri in gioco, come se la miriade di spermatozoi si trovasse al cospetto di una miriade di ovuli. Anche se tale figurazione non è analogicamente efficace, in quanto impossibile, proprio per questo permette di cogliere quanto digitalmente e algoritmicamente sta accadendo. La base terrena della dimensione umana, qualunque fatto avvenisse, rivoluzioni socio-politiche e cataclismi inclusi, offriva il lutto necessario a fare proprio l’accaduto, a razionalizzarlo e a rimettersi in piedi. Invece, l’acquoso e virtuale piano di appoggio sul quale viviamo ora e vivranno in futuro, non lascerà agli uomini anzi, ai post-uomini, neppure quell’intimità alla quale aggrapparsi. Piano che diviene mare senza le sponde della certezza valoriale, ma pullulante di affioramenti ondivaghi del relativismo. Mare che diviene mota dalla quale emergono le morte architetture scheletriche della dimensione analogica, un tempo animate di vita.
I post-uomini ora considerati numeri, saranno dismessi, eliminati o richiamati al dovere secondo necessità. E lo faranno con obbedienza. Non saranno, come già non siamo, uomini, ma consumatori e “serventi” opportunamente educati e immessi nel mondo affinché non abbiano ricordi e non possano attingerne, che concepiscano il lavoro come il solo dovere esistenziale. Perciò, un lavoro replicativo, ma non più alienante come in “Tempi moderni”. Una società multietnica ma monoculturale e monolinguistica, monogovernata secondo il principio dell’unanimità e non più classista come in “Metropolis”. Unanimità ottenuta senza coercizione. Lavoratori “in stretta osservanza del primo catechismo” (1).
– Qual è il primo catechismo?
– Onora il tuo consumatore.
– Hai mai pensato al futuro? (1)
E chi non “vorrà mai essere soggetto di maltrattamenti criminosi” (1), sarà ovviamente eliminato.
Le regole, come la logica, riescono a trattenere tutto entro un numero limitato di combinazioni. Man mano che tale molteplicità si esponenzializza, ovvero man mano che tende a sfuggire dalla cognizione analogica, il loro potere regolamentativo decade aprendo al crollo e allo schianto.
Realtà virtuale e realtà concreta che, come per i mercati, prima concreti in quanto relativi alla dimensione analogica, poi baconianamente (Francis, pittore) deformati da quella digitale-finanziaria, non saranno a noi distinguibili e quindi, seppur nella loro dubbia identità unificata dovremo prenderla sul serio. È a questo punto, già alto nel cielo della storia, che i padroni della comunicazione faranno dei post-uomini, qualunque cosa possa tornare loro utile: consumatori e serventi.
Il fenomeno proto-pandemico, test globale di un avvento imprevisto, terrore diffuso, ubbidienza sociale, era necessario per lo studio degli eventi imprevisti generati dai grandi numeri ed estrema volatilità delle emozioni.
Come nel crash distruttivo di un computer per sovraccarico di calcolo/eccesso di dati, così un crash creativo causato da innumerevoli elementi che si combinano in modo non previsto è il potenziale implicato nella crescita dell’intelligenza artificiale. Creativo in quanto relativo a dinamiche prima inesistenti, ma ugualmente distruttivo per quanto riguarda il controllo e la gestione delle moltitudini di post-umani.
Quindi il problema post umano dell’intelligenza artificiale non è solo che questa controlli tutto e all’uomo sottragga di conseguenza gli elementi della stabilità esistenziale, ma che, dai grandi numeri emergano situazioni nuove la cui natura, anche se si rivelasse a fin di bene sociale, avrà un carattere simile a uno sconquasso comunque, in qualche misura, tramortente. Al pari di un organismo la capacità o disponibilità ad assorbire l’urto è del tutto relativa alla forza del sistema immunitario, sistema che, nuovamente, non potrà che avere natura algoritmica. E se, invece, fosse maligno avremmo a che fare con eventi per i quali, il terrore della pandemia che abbiamo conosciuto non sarà che una degustazione.
Anche a livello interpersonale, la generazione di fenomeni imprevisti che non si integrano con il sistema ma lo contraddicono, ne provocano il crollo, come un tradimento che lascia tramortito chi lo subisce.
Avviene così anche sul piano infrapersonale, quando un sentimento e un pensiero non sono coerenti e in armonia con quanto stiamo facendo. È il momento buono per aprire allo schianto, che si manifesta in malattia o contrattura, indicente, dimenticanza, errore ed altro del genere. Non avviene sempre, così come il crash digitale richiede la giusta prospettiva tra i dati, ugualmente in noi l’inconveniente avviene nel momento in cui tutto è pronto e le cose accadono. In contesto relazionale, un odio non genera sempre morte di esistenze, ma la morte di esistenze per conflitto lo richiede sempre.
L’analogia tra il microcosmo uomo e il macrocosmo artefatto dell’intelligenza artificiale allude al brocardo così in alto come in basso. Sembra forse blasfemo mettere alla pari la dimensione biologica con quella tecnica, ma non è questo il piano di partenza che è invece la dimensione dei numeri in ambo i casi estremamente alta. Se le combinazioni di relazioni fisiche e metafisiche disponibili alla creatività umana possono riuscire a emanciparsi dai lacci imposti dall’intelligenza artificiale, certo questa sarà gestita affinché l’infinito che è in noi sia ridotto a pochi pensieri e desideri, uno dei quali sarà quello della libertà, prontamente soddisfatto dalla BMW come benefit e il farlocco salto sul carro dei giusti, con tanto di encomio per i neo kapò del grande lager sociale dei poveracci.
Forse parte del problema, cioè della capacità generativa dei grandi numeri ha a che vedere con la weltanshauung razionalista, quindi con la formazione esclusivamente matematico-informatica degli operatori e dei progettisti. Formazione che impedirebbe di inserire nei loro lavori ciò che genericamente potremmo chiamare alogico, cioè pienamente umano. Un tema del quale forse, anche se ci avessero pensato per integrarne gli algoritmi predittivi, non avrebbero potuto fare molto di più che aggiungere un fattore k latente, quantistico. Ma si tratta di un’illazione senza fondamento in quanto, progettisti e operatori non possono che restare nella mappatura logica del territorio umanistico. In caso di ripensamento rivolgersi ad Alfred Korzybski.
Lorenzo Merlo
Note
.1 Cloud Atlas, di Lana e Larry Wachowski, 2012.
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