Nabir: da un po' di tempo penso la meta parlo il doppio rido il triplo… del raggio del cerchio uguale al lato dell’esagono!
Buzzur: oggi l’ordinario era talmente affollato che ho preferito traslocare nell’assurdo…!
Nabir: ciò che pensiamo diventiamo, ciò che immaginiamo creiamo e ciò che sentiamo attraiamo, ci sono persone con cui stiamo e altre con cui siamo. In quanto a me vorrei saper stare e saper essere…
Buzzur: se non c’è tempo per godersi il non tempo, stiamo solo perdendo tempo, mentre la mente pensa il pensiero mente… il tempo cii toglie occasioni quando non abbiamo abbastanza tempo… per stare al tempo con il tempo, anche se il pensiero mente mentre la mente pensa… sto riflettendo su questo paradosso che ho in mente e ci penso da tempo. oggi a un certo punto ho avuto la risposta e mi sono sentito sospeso tra tempo e non tempo, ho scoperto pure che il pensiero mi stava mentendo, infatti nulla è casuale, era solo una questione di tempo…
Nabir: la cultura, i trasporti pubblici, le sigarette, i grattaevinci, il caffè, i costi esorbitanti delle case, lo sport, la vita social… i turisti, il degrado urbano, la violenza, gli appartamenti fatiscenti, le notti brave, arte a go go, quartieri pullulanti, dehors improvvisati, il crimine in salita, i servizi pubblici allo stremo, stazioni, binari, segnali stradali, il traffico, lo smog, il caldo… Uff…!
Buzzur: la notte è troppo lunga per i pensieri e troppo corta per i piaceri, l’insuccesso mi ha dato alla testa, sulla scena una falsità è più autentica della realtà. la stupidita degli altri mi affascina anche se preferisco la mia! I momenti migliori ci arrivano per sbaglio… l’infanzia è l’unico luogo che non mi riesce di abbandonare e non c’è che una stagione: l’estate, le altre non fanno altro che girarle intorno… il peggio che puo capitare a un genio è di essere compreso…
Nabir: la macchina del tempo eleva lo spirito della mente, scatola magica della materia, prospettiva invertita di paesaggi illusionistici dove sempre diversa e sempre uguale è la storia: terra vento nuova vita piacere casa qualità aria fritta…
Buzzur: scintille di anime vagabonde che mangiano fango, l’inverno il vento freddo consuma la terra e tutto il nostro intento ritorna in equilibrio e il lavoro in corso sul corso del tempo… consultiamo il libro delle soluzioni!
Euclidea, una loro amica, si aggira nei paraggi canticchiando: eresia vanesia poesia e tutto ciò che si trova lungo la via… ehi ciao che fate? volete venire a farci nabiralmar, c’è una grande festa in riva al mar…?
certo che si…! rispondono i due amici che arrivati sulla spiaggia si tuffano ben presto e volentieri nel flusso del chiacchiericcio alcolico...
Paolinaaa… Paolinaaa… Firenze lo sai non è servita a cambiarla, la cosa che amava di più è stata l’aria… tan taran tan taran tan… pigro tan taran tan taran tan.. pigro… suona cosi la chitarra di Ivan Graziani dalle casse dell’impianto sulla spiaggia, di seguito la canzone di Rino Gaetano, una delle composizioni più celebri “E cantava le canzoni“.
Si racconta che Rino in vacanza a Pescara, alla fine degli anni Settanta, aveva conosciuto un emigrante allo stabilimento balneare “La Sirenetta” proprio vicino all’attuale Nave di Cascella, dove prima c’era il famoso Orologio dei Fiori. Là si soffermava spesso a parlare con questo signore che metteva al juke box sempre le stesse canzoni e raccontava a Rino della sua vita da emigrante e delle canzoni che imparava al mare per poi raccontarle agli amici al ritorno nel luogo di lavoro, un bisogno di aggrapparsi ai ricordi attraverso la musica. Il ritornello della canzone in dialetto pescarese: “E cantava le canzoni/che sentiva sempre a lu mare” e nel testo del brano è citata anche una Bice, nome della moglie del frequentatore dello stabilimento balneare che era solito colloquiare con lui. Nel 1978 Rino partecipò al Cantagiro con “E Cantava le Canzoni”, una tammurriata dal sapore meridionale.
Le canzoni sono credute vere dal popolo, false dai filosofi e utili da chi gestisce il potere. La nostra scuola è l’ignoranza!
Solo dopo aver conosciuto la superficie delle cose, concluse il signor Palomar, ci si può spingere a cercare quel che c’è sotto, anche se la superficie delle cose è inesauribile....
