Il 4 luglio 2026 a Roma, presso i locali dello Spin Time, si è tenuta l’assemblea nazionale del Coordinamento Nazionale No Nato con al centro la parola d’ordine dell’attuazione dell’articolo 11 della Costituzione. L’assemblea si è tenuta in contemporanea alle iniziative con base in Turchia contro il vertice NATO ad Ankara, vertice che si è preannunciato come da aspettative un tassello ulteriore dell’allargamento della guerra mondiale in corso: nuovi accordi per gli armamenti, nuove intese sulla sottrazione di denaro pubblico al fine di potenziare la conversione bellica delle aziende, nuovi affari in particolare per gli USA al banchetto della guerra mondiale, il tutto mentre oltre 500 attivisti/e anti Nato sono stati arrestati in Turchia mentre tenevano assemblee, campeggi e altre iniziative di lotta per contrastare l’ulteriore sviluppo della guerra mondiale.
Ventidue sono stati gli interventi, dagli organismi locali a quelli nazionali fino a figure (giornalisti, attivisti) con una certa esperienza sul tema: Geraldina Colotti, Gianni Lannes, Alberto Fazolo, l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e università pubbliche, la Confederazione Unitaria di Base, il Sindacato Sociale di Base, Sanitari per Gaza, la WILPF Italia, il Coordinamento No Nato Emilia Romagna e il Tavolo Uniti contro la guerra di Napoli, il Coordinamento per l’Unità dei Comunisti e il Centro di Ricerca ed Elaborazione per la Democrazia, il Partito dei CARC, un esponente della campagna La conoscenza non marcia, fino a lavoratori e lavoratrici impegnati nella lotta contro lo smantellamento del tessuto produttivo a favore della logica di riarmo e conversione bellica, in sostegno alla Resistenza palestinese e attivi con iniziative contro la guerra.
Tre i filoni toccati dall’assemblea e che il Coordinamento Nazionale No Nato intende sviluppare nei prossimi mesi
- la lotta per la desecretazione di tutti gli accordi militari segreti USA-Italia, a partire da quelli del 1954: Meloni e Crosetto affermano di non osare cambiare quanto finora è stato rispettato da tutti, ossia l’uso delle basi militari su suolo italiano per i crimini di guerra USA, in ossequio agli accordi stipulati nel corso dei decenni. Omettono di dire che questi accordi sono segreti e che sulla base del segreto vige la completa impunità ed è tollerata ogni scorreria di guerra degli USA che parte dal nostro paese, dalla logistica, ai rifornimenti fino ai bombardamenti di paesi non formalmente in guerra con l’Italia. La lotta per desecretare questi accordi è una lotta politica, per il controllo popolare su quanto avviene nei nostri territori e sull’operato del governo. Desecretare questi accordi significa rompere con la prassi secondo la quale per ottant’anni nel nostro paese nessun governo ha mai messo in discussione l’azione degli USA su suolo italiano e anzi, grazie a segreti e sotterfugi sono state camuffate stragi di stato ed è stata garantita l’impunità ad iniziative criminali sul territorio italiano (dalla strage di Ustica al rapimento di Abu Omar, passando per la strage del Cermis, l’affondamento del Moby Prince e altro ancora). Abbiamo il diritto di conoscere il contenuto di questi accordi, di conoscere cosa implica per ogni base, poligono e parte di territorio nazionale sottoposto a occupazione militare;
- la lotta contro il tentativo di reintrodurre la leva obbligatoria da parte del governo Meloni, in linea con quanto sta avvenendo in Germania e in altri paesi NATO. Per il governo Meloni non è facile introdurre la leva obbligatoria per diversi motivi: dovrebbe spendere soldi per la “difesa” che non potrebbero ingrassare le tasche dei produttori di armamenti, dovrebbe chiamare alla leva anche decine, se non centinaia di migliaia di giovani che hanno animato le piazze per la Palestina da un anno a questa parte. Deve poi incontrare l’opposizione di un certo senso comune plasmato in circa 80 anni di menzogne, secondo le quali la guerra non sarebbe mai arrivata in casa nostra mentre in particolare dagli anni ‘90 in poi il nostro paese ha avuto parte attiva nel fomentare guerre e conflitti nel mondo, al punto che la stessa Meloni ad Ankara vanta che l’Italia è uno dei maggiori paesi NATO nel sostegno alle missioni del Patto Atlantico. Allo stesso tempo, militarizza scuole e università, mette in piedi cittadelle della difesa e propaganda di guerra in ogni luogo in cui può intercettare giovani e meno giovani per legittimare la propria politica di guerra, mentre Crosetto e i vertici militari più legati agli USA e alla NATO cercano il modo di introdurre la leva obbligatoria mascherata per volontaria, per esercito di riserva con benefit da un punto di vista economico e altre iniziative similari.
La lotta contro la leva obbligatoria riguarda i giovani così come i meno giovani, riguarda insegnanti, lavoratori/trici, studenti: non un soldato, né un arma né un soldo per la guerra degli imperialisti USA e NATO;
- la lotta per sostenere l’obiezione di coscienza di lavoratori e lavoratrici: l’obiezione di coscienza alla produzione, al trasporto e all’uso degli armamenti e di tutte quelle merci che sono destinate a produrre armamenti, nel contesto di guerra sempre più dispiegata in cui ci troviamo, è un sacrosanto diritto di ogni lavoratore/trice sebbene non sia riconosciuto da alcuna legge. Il CNNN sostiene ogni lavoratore/trice che si mette su questa strada e crede che la lotta per l’obiezione di coscienza debba sempre più diventare strumento politico per organizzarsi dentro i luoghi di lavoro. La lotta dei portuali di Genova, Livorno, Ravenna, Gioia Tauro è giusta, deve essere estesa e articolata in ogni luogo di lavoro inserito in quello che definiamo oramai sistema di guerra: dalla conoscenza alla produzione manifatturiera, fino al terziario (dove lavoratori/trici sono costretti a servire i macellai sionisti in vacanza premio), al trasporto, ecc.
Il CNNN svilupperà al meglio delle proprie capacità, nei prossimi mesi, un azione per combinare il più possibile questi fronti di lotta e rafforzarli.
Un cenno particolare all’interno dell’assemblea è stato dato alle problematiche che hanno fatto fallire le mobilitazioni e scioperi di maggio 2026. Nella costruzione degli scioperi hanno prevalso settarismo e spirito di concorrenza. Nei fatti, gli obiettivi politici sono stati subordinati alle dinamiche di bottega, alle logiche di scontro sindacale e la situazione non migliorerà finché verranno anteposte questo tipo di logiche e interessi a obiettivi politici unitari e, conforme a questi, mettere in campo una reale azione politica, di coordinamento e sinergia che sia unitaria. È quanto ha dimostrato essere possibile la mobilitazione geenerale sfociata nello sciopero del 22 settembre 2025 e nelle mobilitazioni e scioperi intermedi che hanno portato alla grande mobilitazione del 3 ottobre 2025 a Roma a sostegno della causa palestinese, che in una certa misura hanno dato vita su grande scala alle parole d’ordine che il Collettivo di Fabbrica ex GKN promuove da quando ha occupato la propria fabbrica: resistere, convergere e insorgere, tradotte nel “se bloccano la flotilla noi blocchiamo tutto” lanciato dal CALP di Genova. La resistenza in una certa misura è diffusa, serve convergere il più possibile e farlo su obiettivi politici comuni se vogliamo arrivare al punto da avere la capacità di insorgere e portare effettivamente un cambiamento al corso delle cose.
Un altro cenno particolare c’è stato riguardo l’inizio - di fatto - della campagna elettorale. Questa sarà caratterizzata dalla solita canea mediatica utile a distogliere l’attenzione dalle questioni principali che attanagliano il paese, quindi le politiche di guerra e repressione, la deindustrializzazione a favore della conversione bellica, l’attacco ai diritti di lavoratori/trici, lo smantellamento dei servizi pubblici. Il CNNN si impegnerà nell’approfittare di ogni appiglio che la campagna elettorale offre per smascherare il teatrino politico intorno alle elezioni, per promuovere e spingere in avanti i temi e gli obiettivi trattati nell’assemblea e alimentare attorno a questi temi un fronte di forze disposto a lottare unitariamente.
Desecretare gli accordi segreti USA-Italia: basta omertà e silenzi sull’uso dei nostri territori come base di guerra contro altri popoli!
No alla leva obbligatoria, in ogni forma in cui questa viene apparecchiata per farla digerire a giovani e lavoratori/trici!
Organizzarsi in ogni luogo di lavoro per praticare da subito l’obiezione di coscienza!
Coordinamento Nazionale No Nato
Contatto mail: coordinamentonazionalenonato@
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