sabato 8 agosto 2026

"Dal Treja a Treia"... - Il nuovo libro di Paolo D'Arpini è in arrivo...

 

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edizioni@ephemeria.it - Cell. 338.9889440 Antonello Andreani


Il 7 agosto 2026 mi ha scritto Antonello Andreani, l'editore di Ephemeria (casa editrice di Macerata), per informarmi che il mio nuovo libro "Dal Treja a Treia  - Viaggio fra bioregionalismo, ecologia profonda e spiritualità laica. Da Calcata alle Marche" è in uscita.  Fra qualche giorno potremo averne le prime copie. In questo libro racconto gli eventi che hanno caratterizzato la mia permanenza a Calcata, nella Valle del Treja, nel lasso di 33 anni, fino all'impulso   che nel 2010 mi ha spinto a trasferirmi nella città di Treia, nelle Marche. 

"Dal Treja a Treia" la differenza ortografica sta solo in una linguetta, la pronuncia è la stessa e sicuramente lo è anche l'origine del nome ma  l'orografia è diversa ed anche le due comunità che ci vivono lo sono. 

Non voglio ancora entrare nella descrizione della storia raccontata nel libro,  per ora mi fermo ad un articolo premonitore, pubblicato nella primavera del 2020 nel periodico "La Rucola" di Macerata (che segue...), una sorta di proscenio narrativo!

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Calcata, il borgo sospeso nella Valle del Treja...


Non vi sono dubbi che sin dalla più remota antichità i nomi dei luoghi traevano la loro origine da persone, o divinità, che avevano  qualificato con la loro presenza il luogo stesso. Ciò, a esempio, è evidente per il picco della Maiella, che prese il nome dalla ninfa Maya, e ciò vale anche per il fiume Treja, collegato alla dea Trea, con la differenza che per quanto riguarda la Maiella si fa riferimento a un mito, mentre nel caso del fiume Treja c’è l’evidenza storica. 

Fiume Treja


Fescennium – Tale evidenza è derivata da una ricerca fatta dall’archeologo inglese Potter, che negli anni 60 dello scorso secolo, diresse una campagna di scavi nel cuore della valle del Treja. I ritrovamenti da lui effettuati sconvolsero l’intero panorama del periodo storico antecedente la fondazione di Roma e mandarono all’aria le conclusioni di parecchi studiosi da biblioteca che basavano la loro conoscenza sulle tradizioni scritte. Nel luogo ove oggi esiste un parco regionale, chiamato per l’appunto “Valle del Treia”, ubicato tra gli abitati di Calcata e Mazzano, attorno a 1.500 anni a.C. e forse anche prima, insistette una civiltà fiorente, la mitica Fescennium, il cui fulcro originario era posto su tre colline, oggi denominate Narce, Pizzopiede e Montelisanti. 


Preziosi reperti – Attualmente, come spesso succede, questi luoghi sono disabitati ma per secoli nel sottosuolo  i contadini vi rinvennero importanti reperti e oggetti di pregio. Proprio questa dovizia richiamò l’interesse del Potter, il quale, da buon inglese che non si lascia influenzare dai libri ma conta sulla ricerca nel campo, scoprì vestigia che mai si sarebbero immaginate, basti pensare che metà dei sotterranei e delle sale di Villa Giulia, a Roma, e il museo di Forte Sangallo di Civita Castellana, traboccano di materiali preziosi, sculture, monili, armi e altri oggetti che dimostravano l’opulenza di quella primitiva città policentrica. 

Tempio Falisco a Monte Li Santi


Il tempio – Una ricchezza che non poteva essere giustificata dall’agricoltura e dalla pastorizia e nemmeno dai commerci, in quanto il Treja non è navigabile, e quell’antichissimo sito era  situato all’interno di un territorio impervio. Cosa c’era dunque di tanto importante in quel preciso punto della Valle del Treja? Il Potter risolvette l’arcano allorché scoprì, in una spianata lungo il fiume, sotto i tre abitati suddetti, i resti di un vetusto tempio che si fa risalire alla Dea, in forma di Alma Mater (Giunone, la Grande Dea), signora dell’abbondanza e della grazia, e della quale il fiume era il sacro luogo delle abluzioni, da qui il suo nome Treja. 

Luogo di pellegrinaggio – Insomma quello era un luogo di pellegrinaggio e pertanto la sua ricchezza, confermata da tutti quei meravigliosi reperti storici rinvenuti dal Potter, era legata alla frequentazione di migliaia e migliaia di “fedeli”. La stessa cosa, in tempi più a noi vicini, è accaduta a Roma, in quanto capitale del cattolicesimo e sede del papato. Appresi notizie certe sulla civiltà di Fescennium, nella valle del Treja, attraverso  Gilda Bocconi, una archeologa che  operò nei siti predetti. 


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Treia nelle Marche 

Pertanto verso l’inizio di questo millennio rimasi meravigliato nello scoprire che esisteva, anche nelle Marche, un altro toponimo dedicato alla Dea, un borgo medioevale che porta il suo nome, Treia appunto, per primo me ne parlò un suo abitante, trasferitosi a Calcata, il prof. Giancarlo Croce. Una decina d’anni dopo conobbi un’altra persona originaria di questo borgo, ed è la mia attuale compagna Caterina Regazzi, la quale nel 2010 dalla valle del Treja mi condusse a Treia, per dimostrami la sua esistenza ed io qui rimasi, affascinato dal luogo.

La Madonna Nera – La presenza della Dea anche qui è molto forte, infatti nel sito archeologico ove insisteva la città antica furono rinvenuti parecchi oggetti di culto dedicati alla Madre, tant’è vero che a tutt’oggi esiste il culto  della Madonna Nera, che altri non è che la trasposizione cristiana della Dea. 

Atreya – Il toponimo originario di “Treia” è basato anche su alcune “presenze” che suggeriscono un legame fra Treia e le culture ariane (una curiosità: esiste una Treia anche in Germania). Il nome stesso  denota  l’appartenenza a una società matristica indoeruropea: Atreya, in sanscrito, è il nome della divina madre di Datta, il maestro primordiale. 

La Dea Freya – Anche secondo lo storico marchigiano Samuele Sabatini la città di Treia trae origine dalla divinità ariana Trea-Jana (che rappresenta la Dea delle selve, Diana, simbolo della Luna). Inoltre è motivo d’interesse storico la raffigurazione di un cinghiale sul frontespizio della chiesa del SS. Crocifisso (ove insisteva l’antica città di Treia), un animale che è collegato alla Dea Freya che viene spesso raffigurata in groppa al facocero. Il cinghiale (o maiale) è da sempre un simbolo della Dea Madre, in tutte le culture matristiche dal  neolitico sino ai nostri giorni.

Paolo D’Arpini - Rete Bioregionale Italiana


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