L’Italia è sempre più coinvolta nello sviluppo della Terza guerra mondiale. Non è solo l’avvocatura di Stato ad affermarlo “ingenuamente”: comitati, reti, associazioni e movimenti contro la guerra lo dicono oramai da anni e negli ultimi mesi sono cresciute mobilitazioni e inchieste contro le basi NATO, il traffico di armi nei porti e sulle ferrovie, gli accordi delle università con l’industria militare e con lo Stato sionista, l’aumento della spesa militare. Il lavoro di inchiesta dal basso promosso nel corso degli ultimi anni mostra che la partecipazione dell’Italia alla guerra mondiale attraversa settori molto diversi: è un processo sistemico e investe e devasta l’intera società. Non è più un problema (se mai lo fosse stato) di chi si occupa del contrasto alla guerra: è un problema di ogni lavoratrice/tore, giovane, anziano/a, partita Iva, riguarda direttamente lo sviluppo di una vita dignitosa da vivere, di una sanità pubblica, di qualità e garantita per tutti. Riguarda direttamente la tutela della salute pubblica e dell’ambiente, i posti di lavoro, l’istruzione.
Nel prossimo autunno diverse sono le mobilitazioni e iniziative già in programma:
- 2 ottobre, mobilitazione generale contro il “decreto antisemitismo”;
- 10 ottobre, giornata internazionale per la Palestina;
- 17 ottobre, manifestazione nazionale per pace, diritti, lavoro, democrazia a Roma indetta da CGIL/Via Maestra;
- 30 ottobre, giornata internazionale di lotta dei lavoratori portuali contro guerra e traffico di armi;
- 4 novembre, giornata di mobilitazione nazionale contro la militarizzazione di scuole e università, dei territori, la propaganda di guerra, i tentativi di reintroduzione della leva militare.
Ognuna di queste mobilitazioni nazionali (non sono le uniche) deve servire per alimentare la mobilitazione dal basso, l’organizzazione di ampi settori popolari, il coordinamento degli organismi nazionali e locali.
Allo stesso tempo bisogna fare decisi passi avanti nell’attivare e mobilitare lavoratori e lavoratrici: se la guerra attraversa sempre più l’economia, ogni azienda, pubblica o privata che sia, è in una certa misura connessa al sistema che promuove la guerra mondiale. La loro mobilitazione e protagonismo non è quindi soltanto una cosa buona: ma necessaria per fermare gli ingranaggi della Terza guerra mondiale a partire dall’Italia.
Alimentiamo organizzazione e coordinamento, rafforziamo ogni iniziativa in programma e quelle che verranno: dobbiamo renderle tappe di un percorso sempre più ampio e collettivo, che alimenta coordinamento e sinergie, che sviluppa il protagonismo della classe lavoratrice!
MERCOLEDÌ 30 SETTEMBRE, ORE 20.30
https://kmeet.infomaniak.com/
Fuori l’Italia dalla NATO, fuori la NATO dall’Italia!
Coordinamento Nazionale No Nato
Telegram: https://t.me/CoordNazNoNATO
Contatto mail: coordinamentonazionalenonato@
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