mercoledì 17 maggio 2017

Canapa bioregionale, pianta disinquinante, fonte alimentare e medicinale, etc... insomma un toccasana per la natura e per l'uomo!



Ufficialmente non risulta, ma negli accordi fra i "vincitori" e l'Italia, alla fine della seconda guerra mondiale, l'Italia fu obbligata ad interrompere la produzione di canapa (le sementi furono cedute alla Francia o distrutte), con la scusa  "dichiarata" di attuare il proibizionismo contro le droghe. Ma non risulta nel trattato di pace e non poteva essere espressa in quei termini… Avvenne “di fatto” -in seguito alla visita di Alcide De Gasperi negli Usa ed all’entrata dell’Italia nella Nato- che il governo italiano all’inizio degli anni ’50 proibisse la coltivazione. 
Altro particolare che fa riflettere è la contemporanea invenzione delle fibre sintetiche (ricavate dal petrolio) che avvenne in quel periodo e che poteva affermarsi solo con l’eliminazione della canapa. Oltre al fatto che i petrolieri USA erano totalmente contrari al possibile uso combustibile di questa pianta miracolosa. Ovviamente la cosa fu ordita in forma mascherata, alla base (ufficiosamente) c’era la pressione politica americana, in chiave proibizionista, contraria alla produzione di elementi vegetali che potessero avere usi narcotici.

In effetti c'è da considerare che la canapa in se stessa è una sola pianta, non vi sono differenze sostanziali fra le piante denominate: sativa, marijuana, ganja, cannabis, etc. La specie è unica e si feconda tranquillamente con qualsiasi consimile di qualsiasi provenienza… La sola differenza sta nella selezione che viene fatta: o in funzione della produzione di fibra tessile o alimentare o in funzione della produzione di cannabinolo.

Il luogo di coltivazione ovviamente a tali fini è importante, più si scende verso l’equatore e maggiore è la quantità di cannabinolo mentre molto minore è nelle zone temperate e fredde.  Faccio un esempio con gli zuccheri presenti nei grappoli della vite. In Sicilia, Grecia, etc. si produce vino a forte tasso alcolico mentre in Germania, Inghilterra, etc. a malapena si raggiungono i 6/7 gradi, tant’è che in passato la Guerra dei Cent’anni fra Inghilterra e Francia in realtà nascondeva la volontà di accaparrarsi le piane della Bretagna e del Midì in cui si produceva buon vino, che era molto ricercato in Inghilterra… soprattutto da nobili e dalla “corona”, mentre il volgo si accontentava della birra…. Questo, ritornando alla canapa, spiega anche come mai in Germania ci sono forti aiuti per la coltivazione della canapa invece in Italia sono quasi assenti.

Ad esempio nella Tuscia, ritornando al periodo pre-bellico, esistevano paesi che specificatamente vivevano di questa coltivazione (vedi Canepina..), Calcata era uno di questi, i contadini chiamavano la canapa il “tabacco dei poveri” (sino a vent’anni fa in Africa essa veniva chiamata “tabac africaine”). Ovviamente veniva usata anche per fumigagioni oltre che per farci lenzuola, braghe e corde, allo stesso modo in cui si faceva con il tasso barbasso o la vitalba…. anche per ragioni salutistiche e curative (il sistema medicinale europeo era basato sull'uso della canapa come additivo fisso). 
Oggi la canapa potrebbe sostituire non solo le fibre sintetiche ma addirittura essere una valente fonte alimentare, medicinale, energetica e di disinquinamento bioregionale, soprattutto per rivitalizzare i campi sfibrati e desertificati dalla coltivazione intensiva del tabacco (questa sì che è una vera droga e nociva al massimo) o da altre coltivazioni intensive, infatti non è un mistero che la canapa (come l’ortica) è capace di riequilibrare le qualità organolettiche dei terreni.


Paolo D’Arpini
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Referente P.R. Rete Bioregionale Italiana



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Lettere ricevute sullo stesso tema:

Nella provincia di Caserta, prima che la coltivazione della canapa venisse vietata, si producevano i migliori semi al mondo oltre che ad un’apprezzabile produzione. Ora che l’Unione Europea non finanzia più la coltivazione del tabacco e sostiene, invece, la reintroduzione della canapa, mi sembra interessante inquadrare, sul piano storico tutta la vicenda. Per cui sarei molto grato a Paolo D’Arpini se mi aiutasse in questa ricerca. Ringrazio per l’attenzione. 
Dr. agronomo Giuseppe Messina – Caserta

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La canapa è una risorsa naturale fondamentale per i quattro bisogni principali dell'umanità: cibo, carburante, fibra e medicine. E' una delle piante più produttive in massa vegetale di tutta la zona temperata: una coltivazione della durata di tre mesi e mezzo produce una biomassa quattro volte maggiore di quella prodotta dalla stessa superficie di bosco in un anno. La canapa è stata, tra le specie coltivate, una delle poche conosciute fin dall'antichità sia in Oriente che in Occidente...

Danilo Perolio
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La pianta della canapa  rappresenta una risorsa naturale preziosissima per i suoi numerosi impieghi che non impattano sull'ambiente. A partire dall'uso alimentare, quello forse più conosciuto con i suoi semi e l'olio altamente proteici e dai preziosi valori nutrizionali, la canapa viene impiegata anche per ottimi prodotti di cosmesi e di igiene personale, per tessili pregiati e naturali per la casa, accessori e abbigliamento, per la bioedilizia, nell'industria del mobile, ma anche per materie plastiche che impiegano la cellulosa al posto del petrolio, per la carta, come combustibile e addirittura, grazie al suo apparato radicale, per bonificare terreni contaminati da metalli pesanti. Una preziosa pianta.  
Vegan OK

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2 commenti:

  1. Durante il prossimo incontro collettivo ecologista annuale della Rete Bioregionale Italiana che si terrà a Ca' Lamari di Montecorone di Zocca (Modena), dal 24 al 25 giugno 2017, è prevista una discussione sull'alimentazione naturale.. Ovviamente non potremo tralasciare il discorso sulla canapa... Siete invitati a partecipare:
    (vedere programma su: http://bioregionalismo-treia.blogspot.it/2017/05/programma-del-collettivo-ecologista.html)

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  2. Commento di Marco Bruni:
    "Legge 242/2016... L'avete voluta? Eccola. La legalizzazione all'italiana. Della proposta di liberalizzazione delle droghe (cosiddette) leggere, non ne parlo. Se fosse liberalizzata la "indica" non si porrebbero problemi per la polizia, sarebbe un impegno in meno. Non a caso invece io parlo di liberalizzazione "all'italiana". Basta leggere la LEGGE 242/2016 per rendersi conto che la liberalizzazione, anche della indica non è stata fatta per legge, bensì di fatto.”

    Mia rispostina:
    “Tutta una discussione sul filo di lana caprina... per mancanza di volontà di approfondire la comprensione dell'argomento trattato. La coltivazione della canapa sativa è consentita con l'acquisto delle sementi nei consorzi, sementi "trattate". La suddivisione della canapa in "famiglie" separate è del tutto artificiale. Per quanto riguarda la canapa la famiglia è unica, le piante maschio e femmina possono incrociarsi né più né meno come un aborigeno australiano può incrociarsi con una donna esquimese. La canapa bioregionale italiana ha caratteristiche diverse dalla cannabis indica. E nell'articolo si parla di canapa bioregionale. La quantità di cannabinolo contenuta nella canapa originale coltivata in Italia è di molto inferiore alla quantità di cannabinolo contenuta nella canapa coltivata in India. Anche se le piante di canapa indiana crescessero liberamente in Italia dopo poche generazioni perderebbero la quantità di cannabinolo originale per uniformarsi alle quantità delle piante bioregionali italiane. E' un fatto che deriva da ambiente e temperatura. Come l'uva che cresce in alto Adige è molto più povera di zuccheri di quella che cresce in Sicilia...”

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