giovedì 23 novembre 2017

Dove rifugiarsi in caso di III Guerra Mondale? Risponderei citando Totò: “ma mi faccia il piacere!”

E’ proprio vero che in Internet spesso ci si improvvisa esperti in qualche settore senza alcuna competenza, il problema è che nonostante l’enorme frammentazione e dispersione di contenuti, qualcuno ha successo, proprio come in tv, pressappoco con gli stessi meriti.
E non mi riferisco ai video o siti di gossip, porno, giochi, ecc., che si sa essere le direzioni primarie e prioritarie cui si rivolge la maggioranza degli italiani che navigano in rete, i quali a loro volta non costituiscono la maggioranza della popolazione, perché nonostante le statistiche istituzionali affermino che ormai oltre il 70% navighi in rete, oltre la metà degli italiani non naviga in internet (così come un avventore che si reca in un ristorante una volta all’anno non è un cliente abituale), ed oltre un terzo non si accosta neppure per curiosità, anzi ne ha avversione.
Quindi di quali percentuali stiamo parlando? Non si sa! Studi accurati in proposito non ce ne sono, almeno a me non risultano, oppure sono datati, non aggiornati.
Per non disperdermi anch’io nelle mie argomentazioni torno a capofitto nella premessa di partenza, sperando di avervi fatto capire che comunque mi riferisco a esigue minoranze di italiani che navigano alla ricerca di informazioni e non per cazzeggiare. Ecco, questa esigua minoranza, forse meno del 5% per cento della popolazione (a voler essere ottimisti), che ricorre alla rete per informarsi e documentarsi e non solo per cercare una meta e prenotare una vacanza o ascoltare musica e vedere film, si trova con il gravoso problema di selezionare qualche contributo qualitativamente accettabile in una miriade di proposte più o meno raffazzonate, scopiazzate e prive di qualsiasi criterio produttivo razionale e serio, rispettoso di un minimo di approccio metodologico, analitico, articolato e dotato di senso. Per cui diventa inevitabile incappare ogni tanto in video o testi che lasciano basiti per la loro superficialità ed approssimazione. Fin qui è tutto ovvio, fa parte del gioco, tutti possono intervenire, produrre, esporre, ecc., disponendo di questo strumento abbastanza semplice che è la rete ed i social network per condividere, quello che lascia perplessi ed a volte basiti è il successo che a volte ottengono, almeno in apparenza, certi “prodotti” individuali, e non mi riferisco ai video con contenuti provocatoriamente erotici o di gossip o con performance di rutti e flatulenze, che si sa che a volte superano anche il milione di visitatori e visualizzazioni, il che è tutto dire e non richiede alcun commento, ma a video (i testi sono più rari, perché sono più impegnativi, occorre saper scrivere …) apparentemente di argomento molto serio ma trattati con una “leggerezza” da rimanere basiti.
Per fare un esempio pertinente, giorni fa mi sono imbattuto in un video che affrontava l’argomento di quali sarebbero i 10 paesi al mondo dove ci si potrebbe rifugiare nel caso scoppiasse la III guerra mondiale.
Il Video durava circa 5 minuti, quindi ogni paese veniva presentato in meno di 30 secondi. Indubbiamente l’autore era una persona intelligente, perché i 10 paesi erano scelti con un criterio assennato, ma non certamente analitico e comparativo, temo la scelta fosse esclusivamente geografico deduttiva. Probabilmente l’autore era fresco di studi, appassionato di geografia, ha raccolto pochi dati da qualche atlante e/o enciclopedia ed ha prodotto il video. Scommetterei che si tratta di un adolescente intraprendente, che pur nella sua superficialità informativa (nonostante la delicatezza ed estrema importanza dell’argomento affrontato) in pochi giorni aveva avuto quasi 40 mila visualizzazioni. Evidentemente ha saputo sfruttare un tema che “tira”, e lo ha fatto con gli strumenti culturali di cui disponeva, cioè pochi, insufficienti, inadeguati alla responsabilità assunta.
La mia intenzione non è giudicare e condannare, anzi, l’adolescente ha fatto bene a destreggiarsi, col tempo forse migliorerà e fornirà prodotti più impegnativi. Quello che voglio rilevare è che ci sono fior di blogger che producono anche video, con tutti i crismi della competenza, mettendoci anche settimane per comporne uno, e che 40 mila visualizzazioni per loro sono un sogno. Quindi se è vero che internet è un ottimo mezzo di informazione cui attingere in alternativa ai mass media mistificatori e disinformativi, è anche vero che in esso non vige certo la meritocrazia, esattamente come nella realtà di tutti i giorni, conta molto anche la cosiddetta fortuna e l’opportunismo, saper cogliere il momento propizio per proporre un argomento che tira, anche se sull’argomento si ha ben poco da dire.
Del resto temo che non ci si soffermi abbastanza su un aspetto essenziale che è una condicio sine qua non per produrre video o testi dotati di “valore aggiunto”: l’esperienza e la conoscenza. Cioè quel minimo di consapevolezza che si acquisisce solo dopo parecchi anni di dedizione, cioè di letture, studio, analisi, valutazioni, presa di coscienza, autocritica, correzioni, ecc., che occorrono per pervenire ad essere in grado, con un’adeguata dotazione di strumenti culturali acquisiti nel tempo, di produrre contenuti degni di questo nome. Altrimenti il rischio è di cazzeggiare, e non ci sarebbe nulla di male nel farlo, per intrattenimento ed a volte per sbaglio, lo facciamo tutti, l’importante è non farlo abitualmente convinti invece di proporre contenuti validi.
In quanto all’argomento pretestuoso di dove rifugiarsi nel caso scoppiasse un terzo conflitto mondiale, che tira parecchio come interesse, è già compromesso nelle sue stesse premesse, per ovvi motivi, anche statistico demografici, nel senso che se anche si pervenisse ad individuare dei luoghi dove le ripercussioni potrebbero essere inferiori, in ogni caso chi già si trova in quei luoghi si troverebbe di fronte al problema di concedere o meno ospitalità e a quanti? Dopo di ché sarebbe costretto a difendere i propri spazi vitali … Quindi l’ipotesi rimarrebbe inevitabilmente solo teorica, virtuale, astratta, tanto per far sfoggio di qualche sommaria conoscenza geografica, come indicare la Groenlandia come macroregione nella quale rifugiarsi (uno dei 10 paesi citati superficialmente nel video nei quali rifugiarsi). Peccato che il clima non sia ancora l’ideale e che ci sarebbero problemi per gli approvvigionamenti, e non oso pensare quanto verrebbero a costare (mai sentito parlare di mercato nero in tempo di guerra?). Inoltre per insediarsi in un numero consistente, come si dovrebbe presumere, dove rimediare i prefabbricati necessari, ed ad alta coibentazione? Per intenderci, a meno che di riuscire miracolosamente ad insediarsi tutti quanti nella costa ovest e sud ovest (dal clima più mite), nel resto della massa continentale occorrerebbero prefabbricati come quelli utilizzati nelle stazioni scientifiche in Antartide o in Artide, leggermente costosi e non facilmente reperibili. Senza contare i problemi connessi alla logistica ed all’amministrazione delle comunità insediate. Con le inevitabili conflittualità che insorgerebbero …
Quindi sarebbe meglio evitare di affrontare argomenti così importanti con tanta leggerezza, come fosse un compitino assegnato a scuola.
Chi opera in rete non dovrebbe porsi tanto il problema dell’audience (imitando culturalmente la tv da cui tutti proveniamo e si spera essersi allontanati definitivamente), quanto della qualità del messaggio che si intende trasmettere, ed intervenire quindi se si ritiene di avere veramente qualcosa da aggiungere (purché sia pertinente) a quanto già reperibile, oppure qualcosa che differisca dall’esistente e che nessun altro ha ancora riferito. Altrimenti si riproduce esattamente (ed è quanto in effetti avviene) lo stesso fenomeno Ego-maniacale tipicamente italico del settore editoriale, in cui in troppi si improvvisano scrittori ed autori, intervenendo su argomenti sui quali già moltissimi si sono esercitati in precedenza, senza aver fatto neppure la fatica di averli prima letti o anche soltanto considerati. Anziché volersi distinguere a tutti i costi, prima occorrerebbe saper discernere …
Claudio Martinotti Doria – claudio@gc-colibri.com

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