lunedì 17 giugno 2019

La storia della vita sul pianeta Terra


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"La nostra conoscenza della narrazione evolutiva è abbastanza frammentaria. ... Dopo tre miliardi e mezzo di anni si stima che un trilione di specie abbia accompagnato la Terra nel suo lungo peregrinare intorno al Sole. Più del 99% si sono estinte. Tra di esse, la frazione che ha lasciato testimonianze fossili è minima. I fossili determinano una visione distorta della vita scomparsa, e non offrono una selezione rappresentativa di esemplari. La natura ha scarsi imbalsamatori ma molti necrofagi e riciclatori. (...) I fossili fanno luce su momenti concreti della scena evolutiva, come il passato dei molluschi, dei vertebrati e degli echinodermi, esseri che hanno incorporato carbonio o fosfato di calcio nelle loro ossa, conchiglie, denti. Quelli a corpo molle, o con supporti deboli come la chitina, restano in penombra. Si tratta di una vastissima regione buia, se teniamo in considerazione che le specie a corpo molle sono state la norma nel corso di otto decimi di storia della vita. (...) Gli aspiranti a fossile devono morire nel mare, o vicino a un lago o a un fiume, dove un sudario di fango possa coprire i loro corpi. (....) Quando scarseggiano i fossili in un certo periodo, forse è dovuto al fatto che, in effetti, ci fossero pochi animali, oppure a fattori che hanno inibito la fossilizzazione, come un abbassamento della concentrazione di ossigeno.
Se volessimo sviscerare l'intera storia dei vermi, degli artropodi senza rinforzo dell'esoscheletro, o degli esseri unicellulari, vale a dire, la storia dei principali abitanti della Terra, ci imbarcheremmo in una impresa impossibile".
(David Blanco Laserna, L'evoluzione, RBA Italia, 2017)

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Quanto osservato è uno dei motivi principali per cui mi sento disinteressato riguardo la tesi dell' "anello mancante" come contestazione dell'evoluzionismo darwiniano.
La teoria di Wallace e Darwin è l'ipotesi più razionale, ragionevole e coerente riguardo lo sviluppo nel tempo della vita sul pianeta: le repliche di Dna realizzate dagli organismi biologici contengono errori, quindi modifiche (anche le repliche delle nostre cellule ne contengono, ed è per questo che il nostro corpo invecchia, attraverso cumuli di errori). Dato un organismo adatto all'ambiente contemporaneo, i suoi discendenti variamente modificati possono esserlo di più o di meno, nel mentre che le stesse condizioni ambientali si modificano.
Perciò, la teoria della selezione a posteriori del più adatto appare perfettamente logica.
Il suo limite è quello di essere difficilmente verificabile o falsificabile nei dettagli, a causa delle scarse tracce materiali disponibili riguardo il lungo passato biologico terrestre.
La storia della vita sul pianeta è conosciuta solo a spezzoni per testimonianze dirette (fossili e qualche raro caso di organismi mummificati), per cui la maggior parte del lavoro deve coprire per interpolazione intellettuale molte zone prive di dati materiali.
La scarsità o anche totale assenza di dati in molte zone di una storia frammentaria non costituisce prova di errore descrittivo, costituisce solo un limite.
Una prova di errore sarebbe, in ipotesi, una evento certificato che risulti incompatibile e contraddittorio con la teoria.
Cosa che non mi pare sia finora accaduta.
Quando ero ragazzo, al liceo, contestai la tesi antievoluzionista dell'insegnante di religione con un intervento che coniugava originalmente Darwin, Monod e il creazionismo: "Prof, se vogliamo ammettere la creazione divina, nulla vieta che dio abbia costruito un mondo destinato a funzionare secondo le regole della selezione naturale a posteriori", cioè secondo "il caso e la necessità", come sosteneva il biologo francese.
Don Benciolini ammise che non poteva contestare una simile ipotesi logica.
Nei quasi cinquant'anni successivi non sono riuscito a contestarla neanch'io.
Cosa che spero possa essere presa in considerazione dagli amici teisti, che non devono sentirsi obbligati ad essere "fissisti" (come venivano chiamati, nel XIX secolo, gli antievoluzionisti).

Vincenzo Zamboni


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Commento di Orazio Fergnani:  "Fra le due scuole principali certamente quella evoluzionista appare la più logica. Ma certo riuscire a capire attraverso quanti miliardi di successive mutanti evoluzioni sia necessario passare per derivare dalla forma di 'ameba unicellulare ad un essere complesso come l'uomo o anche gli animali superiori con oltre 100 miliardi di cellule che interagiscono coordinatamente e contemporaneamente... mi risulta un po' indigesto... Probabilmente sono possibili altre varianti teoriche che ancora non abbiamo individuato.  A mio parere non si può riuscire a spiegare tutte queste quasi infinite mutazioni con la teoria del migliore adattamento ambientale."

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