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giovedì 12 settembre 2019

Basta carne o entro il 2050 sarà emergenza alimentare ed aumenterà l'effetto serra

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Per salvare il Pianeta è fondamentale agire anche sulle nostre abitudini alimentari. Il consumo di alimenti provenienti dagli allevamenti intensivi, infatti, ha un impatto devastate sugli ecosistemi. Per questo, se entro i prossimi 12 anni non diminuiremo sostanzialmente i gas serra rilasciati nell’atmosfera, il riscaldamento globale è destinato a causare una crisi alimentare entro il 2050. Ridurre la carne per ridurre le emissioni L’allarme arriva dal report recentemente pubblicato dall’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), il comitato scientifico dell’ONU per il clima. 

Lo studio mostra come l’intero settore alimentare globale contribuisca al 25-30% delle emissioni di gas serra del Pianeta. In particolare, il metano prodotto dagli allevamenti  intensivi di bovini  e di altri animali da carne costituisce, insieme a quello prodotto dalle risaie, la metà di tutto quello rilasciato nell’atmosfera. Agire prima che sia tardi Se il consumo di carne non dovesse calare, dunque, il Pianeta rischia di dover fronteggiare una crisi senza precedenti. A questo si aggiunge anche la crescita – ormai costante – della popolazione mondiale. 

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«Nutrire una popolazione mondiale di 10 miliardi sarà possibile, ma solo se cambieremo il modo in cui mangiamo e il modo in cui produciamo cibo – spiega Hans-Otto Pörtner, uno dei membri del gruppo di lavoro dell’IPCC –. Non vogliamo dire alle persone cosa devono mangiare ma, se la popolazione dei Paesi ricchi consumasse meno carne e se i politici creassero incentivi appropriati per raggiungere questo scopo, sarebbe senza dubbio un beneficio, sia per il clima, sia per la salute umana». 

Qual è l’impronta ecologica di ognuno Intanto, per avere un’idea di quanto impattino sul Pianeta le nostre scelte alimentari, l’associazione Essere Animali ha messo a disposizione un calcolatore (info@essereanimali.org): compilando il modulo con le proprie abitudini alimentari è possibile calcolare la propria impronta ecologica.  

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Fonte: RIVISTANATURA.COM  - Fonte secondaria A.K. Informa n. 37 

sabato 2 marzo 2019

Africa. La popolazione cresce mentre le risorse diminuiscono


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...una realtà che non possiamo ignorare: insieme alle profonde mutazioni climatiche, alla continua aggressione degli ultimi ambienti naturali del continente africano, c’è la sovrappopolazione. 

E’ giunto il momento di entrare seriamente nella questione cercando di trovare, se possibile, qualche soluzione, tenendo però ben presente, che come abbiamo già detto, che di tempo davanti a noi non ne abbiamo molto. 

Ci conforta  il fatto che recentemente, parliamo del 30 gennaio 2019, il nostro Ministero dell’Ambiente si sta dotando di uno strumento operativo che, almeno nei buoni propositi, sembrerebbe essere una risposta a questa drammatica situazione, ma di questo ne parleremo più avanti. Continuiamo ad affrontare la questione demografica a livello globale: l’Africa in prima linea, e a seguire il Medio Oriente, India e parte del Sud America vantano un aumento di natalità impressionante, come si può vedere nella grafica che segue: ANNUAL WORKING POPULATION GROWTH RATE 2015_2020 – 

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Oggi sul pianeta siamo alla soglia degli 8 miliardi di persone, nel 2050 supereremo per i più ottimisti i 10 miliardi di abitanti, per i pessimisti i 13 miliardi. La FAO, ma anche l’ONU, a tal proposito ci mettono in guardia sul rischio che l’eccesso di popolazioni su territori già martoriati dal clima avverso, possa generare, come abbiamo già accennato precedentemente, situazioni decisamente drammatiche in particolare in Africa dove si potrebbero innescare nuove guerre ed esplodere epidemie mortali. 

Nel 2050, solo l’Africa raggiungerà il miliardo e settecento milioni di abitanti, mentre l’india il miliardo e trecentomila. La Cina invece, stando alle ultime stime, è in calo di natalità e quindi dovrebbe scendere a meno 53.000 persone. L’Europa, ma questo lo sappiamo, è in forte regressione demografica, ma la peggiore è l’Italia dove i decessi ormai da anni superano le nascite. L’Italia è diventato il secondo paese più vecchio del pianeta con un “indice di vecchiaia”, cioè il numero di persone con più di 65 anni di età, come proporzione rispetto a quelle con meno di 15 anni di età che ormai è a livelli impressionanti. 

A gennaio 2018, in Italia risultavano 168,7 anziani ogni 100 giovanissimi. Quindi non saranno più solo le guerre e la mancanza di risorse primarie a spingere centinaia di milioni di disperati a cercare di entrare in Europa, ma anche la speranza di trovare spazi sempre più liberi da noi in Europa a causa del crollo delle nascite.

Accademia Kronos  

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ak@accademiakronos.it