venerdì 26 aprile 2013

Treia – Il primo giorno della Festa dei Precursori 2013 raccontata da Caterina Regazzi




Eccomi di nuovo qui a descrivere un incontro che c’è stato a Treia giovedì 25 aprile 2013. Era la prima giornata della nostra Festa dei Precursori e come al solito, ero un po’ in agitazione.
Il giorno prima, mercoledì, ero partita al mattino alle 9 con la cagnetta Magò, che in auto si è comportata benissimo, poi c’è stata la sosta a Riccione per caricare Upahar e Venu e quindi,condito da parole e scambi di opinioni, l’arrivo della brigata a Treia, da Paolo che ci aspettava per il pranzo, a base di pasta al pomodoro e insalata e formaggio.
Alla sera ci hanno raggiunto Michele Meomartino e la dolce Fabiola prima e poi due loro amici abruzzesi, Paolo e Silvana, con i quali, dopo cena, abbiamo avuto un momento di raccoglimento con i canti di Upahar, ai quali abbiamo partecipato con amore (e lo ringrazio)…
Al giovedì mattina, inizio della Festa, abbiamo atteso l’arrivo di altri ospiti e di Sonia Baldoni, la Sibilla delle Erbe, con il suo seguito di “fedeli” che sono arrivati alla spicciolata. Alle 10 e 30, chi c’era c’era e chi non c’era non c’era, siamo scesi giù all’orto. Sonia si è dilungata tanto nella descrizione delle erbe ivi trovate Sonchus, in primis, Eufrasia, Parietaria, Gallium (che io – orrore! avevo scambiato per Vitalba, beccandomi un’occhiataccia dalla maestra), Forsizia, Finocchio selvatico, Malva, ed altre di cui non ricordo il nome (mi viene una rabbia per non aver preso appunti!!!).
Sonia è stata come sempre una brava affabulatrice, raccontando di alcune proprietà medicinali e alimentari, intrattenendoci piacevolmente ed utilmente senza necessità di uscire dall’orto fino all’ora di pranzo, che si è svolto nella sede del circolo, per lo più all’esterno (fortunatamente il tempo era favorevole) con il cibo vegetariano da ognuno portato e soprattutto con quello preparato in mattinata dal bravo e generoso Michele.
Dopo il pranzo Upahar ci ha deliziato con una sessione dei suoi canti e purtroppo ci ha dovuto lasciare troppo presto, avendo trovato un passaggio per il ritorno a Riccione.
Abbiamo continuato il pomeriggio con la relazione del prof. Alberto Meriggi di Treia, sull’uso delle acque potabili e non nell’antichità in questo nostro bel borgo, con tutte le difficoltà che l’approvvigionamento di acqua potabile comportava. Ha concluso con due note dolenti: la presenza all’interno dell’abitato di un grosso serbatoio per l’acqua potabile, che deturpa il profilo del paese (ma per me – e non ho avuto il tempo di dirlo – quel particolare mi è caro perché mi permette di riconoscere l’abitato di Treia anche a distanza, in quanto lo rende unico), e (e su questo sono invece perfettamente d’accordo), la presenza diffusa di un inquinamento delle acque superficiali, che non sono più potabili come erano una volta, fino ad appena 30 anni fa, quando, facendo una passeggiata in campagna, ci si poteva dissetare alle acque di ruscelli o addirittura di fossi.
Abbiamo proseguito con la presentazione del nuovo libro di Paolo D’Arpini: “Riciclaggio della Memoria”. Michele Meomartino ne ha parlato cogliendo secondo me perfettamente lo spirito, sia del libro, che di tutto l’essere di Paolo stesso: una persona, un essere perfettamente coerente con sé stesso, che può essere secondo me, un esempio di libertà personale ed espressiva e che in questo libro ha raccolto tanti suoi scritti che nel loro insieme possono rappresentare, come ha detto Michele, una sorta di testamento spirituale.
Purtroppo delle tante persone giovedì all’incontro non abbiamo colto neanche il nome. Ho pensato che al prossimo metteremo a disposizione dei presenti un quaderno per lasciare un pensiero ed un recapito.
Grazie, arrivederci a tutti, ed intanto ai prossimi giorni!

Caterina Regazzi


precursori 2013 meriggi e michele.jpg

precursori 2013 io e Paolo.jpg



Treia, 27 aprile 2013 - Marche una bioregione da proteggere




Il circolo vegetariano VV.TT  e il Comitato Alta Fiastrella 

In collaborazione con Comitati in rete


Nell'ambito della Festa dei Precursori 2013:

Tavola Rotonda  "Marche una bioregione da proteggere" Focus su Elettrodotto, impianti fotovoltaici a terra, etc.
Sabato 27 Aprile ore 17,00 al Circolo Vegetariano  VV.TT.  di  TREIA (Vicolo Sacchette, 15/a - Vicino a Porta Montegrappa)

Interverranno: ADRIANO MEI – Presidente dei Comitati in Rete
BARBARA ARCHERI – Comitato Alta Fiastrella
Le Autorità locali e la cittadinanza sono invitate a partecipare

   
Per portare a conoscenza della popolazione il progetto elettrodotto che coinvolge anche il Comune di Treia.


Al termine della Tavola Rotonda: Performance  di Andrea Orazi 
 

La sede del Circolo Vegetariano VV.TT. è in Via Sacchette, 15/a, Treia (Macerata).  Parcheggiare sotto le mura in prossimità di Porta Montegrappa (o Montana), lì nei pressi c'è una fontana antica con due cannelle, salire sino alla Porta, subito a sinistra si vede un vecchio pozzo, salire ancora per 10 metri, sulla destra si vedrà un piccolo spiazzo con una porta leggermente sopraelevata su un terrazzino, qui! 

Info: circolo.vegetariano@libero.it - Tel. 0733/216293 - 333.6023090  

mercoledì 24 aprile 2013

Incontri Nomadi - 20 luglio 2013 a Bologna, nell'Orto dei Giusti, per festeggiare Guru Purnima


Il 20 luglio 2013 saremo a Bologna per festeggiare il Guru Purnima che combacia con la luna piena... 

L'incontro  prevede un assolo di violoncello, forse anche uno d'arpa. Alcuni canti di mantra accompagnati da strumenti indiani, e ovviamente due o tre interventi sui temi che ci stanno a cuore: ecologia profonda e spiritualità laica e  nomadismo (in senso spirituale prendendo lo spunto dei Sadhu che vagano in continuazione e raccontando la storia di Shiva il Sadhu primordiale).


La luna piena di luglio  ci aiuta a fuggire dai modi comuni di pensare e sentire, spontaneamente  sentiamo di uscir fuori dal corpo, di riconoscerci in qualcosa che  non è la consuetudinaria abitudine del ragionare, del decidere le cose “before hand” in anticipo, inoltre  la luna piena ci aiuta a dimenticare gli schemi dell’utile e dell’inutile.

Stavolta  per la celebrazione siamo stati invitati  da Syusy Blady nel suo "Orto dei Giusti", sulle colline bolognesi  e lì  saremo (se gli dei ce lo consentono) la sera del 20 luglio 2013, con inizio alle h. 21.00.

Cominciamo a dire che il tema trattato sarà ampio, si parlerà  di bioregionalismo  ed ecologia profonda ed  anche di nomadismo come espansione di un sentire bioregionale legato all'intera terra e non solo ad un luogo. Ma prenderemo in esame anche gli aspetti spirituali di questa celebrazione. 


Il programma è ancora in gestazione perciò non possiamo sin d’ora stabilire gli accadimenti precisi di questo incontro, che è un evento senza evento,  ma  in un modo o nell’altro qualcosa succede… E quel che succede è variegato e comprende anche  una meditazione sulla luna....

La luna piena di luglio  viene festeggiata da migliaia di anni in India, sotto il nome di “Gurupurnima”.  Questo momento  rappresenta la pienezza della coscienza, il Sé, anche definito guru cioè la luce interiore che disperde le tenebre dell’ignoranza.


Si dice che sotto i raggi della luna piena di luglio sia possibile avere reminescenze di vite antecedenti a questa, una specie di regressione spontanea pescando nel bagaglio dell'akasha.

Inoltre il mese di luglio è noto per la tendenza alla trasgressione e per il superamento degli schemi. La rivoluzione francese  inizia il 14 luglio. L'esagramma dell'I Ching relativo a questo periodo è "Il Farsi incontro" in cui si descrive il femminile che va verso il maschile, condizione indispensabile per la continuità della vita. Il 20 luglio la stagione del Leone è molto prossima (la Scimmia in Cina).  Nei Tarocchi questo archetipo è rappresentato dal  Mago (o Giocoliere). Ed infatti  l'intera esistenza è gioco... e questo lo sapevano bene i nostri antenati che continuamente vagavano sulla Terra in cerca di nuove avventure.


Il nomadismo originario è  sinonimo di libertà. Ovviamente qui non si parla solo di nomadismo fisico bensì anche di quello mentale, cioè la capacità di espandersi con la fantasia e di scoprire sempre nuovi angoli di visione. L'universo mentale è infinito tanto quello fisico.

Altre corrispondenze le scopriamo nel calendario romano in cui il 20 luglio era un considerato un giorno "comiziale" dedicato ai giochi, in piena libertà e "nudità", esponendosi al soffio rigenerante del vento Favonio.


Paolo D'Arpini

lunedì 22 aprile 2013

Un Kali Yuga nero nero e lungo lungo... - Il computo preciso e le caratteristiche generali nell'analisi di Joe Fallisi






La versione ristretta dei quattro Yuga di René Guénon(1) è ad usum Delphini. Le scritture puraniche (il "quinto Veda"(2)) affermano  che l'ultimo Yuga nero ebbe inizio alla mezzanotte del 18 febbraio (secondo il calendario giuliano), ovvero del 14 gennaio (secondo il calendario gregoriano) del 3102 a. C., il giorno stesso, sostengono molti hindu, della dipartita fisica di Krishna. E si estenderà per la durata di 432.000 anni, concludendosi dunque nel 428.899 (oggi, lo ricordo, siamo il 10 maggio del... 2013). Il bello (si fa per dire), a dar ascolto al Brahma-vaivarta Purana, è che all'inizio di questo intervallo temporale sarebbero incastonati 10.000 anni di "età dell'oro", i primi dell'"alba" del Kali Yuga - che dura in totale 36.000 anni -, a loro volta divisi in due periodi di 5.000 anni ciascuno, quello di "Ganga sulla Terra" e quello dei "devoti sulla Terra"(3). Noi ci troveremmo (poco più che) all'esordio del secondo. Si pensi a cosa potrà succedere ai nostri lontanissimi eredi (cosa si faranno l'un l'altro e come infieriranno sul mondo) - ammesso che a quel tempo esista ancora l'Homo sapiens sapiens - a partire dal 6.900, quando entreremo nel Kali Yuga vero e proprio, nerissimo.

Secondo le ipotesi scientifiche attuali ci vogliono ancora 5 miliardi di anni per la "fine dei tempi" della Terra. Allora il Sole collasserà e i pianeti del suo sistema, compreso il nostro, diverranno freddi sassolini vaganti nello spazio. Siamo quasi a metà strada tra la nascita di Gaia (4 miliardi 550 milioni di anni or sono) e il suo annientamento(4)Quattrocentotrentaduemila anni sono in fondo una bazzecola. 

Anche su questo genere di argomenti si sono sviluppate discussioni chimeriche. Ognuno degli interpreti (Guénon è uno dei tanti) propone una sua versione basata sul presupposto che gli scritti originali non dovrebbero essere presi alla lettera. Sulla questione il più famoso, e anche il più autorevole, dei revisionisti fu Sri Yukteswar, guru di Paramahansa Yogananda. Parlò di un fraintendimento ad opera degli stessi maestri antichi, sicché in realtà le quattro ere si estenderebbero secondo la seguente (enormemente ridotta) durata: Satya Yuga 4800 anni, Treta Yuga 3600 anni, Dwapara Yuga 2400 anni, Kali Yuga 1200 anni. Nella sua visione noi oggi non ci troveremmo affatto all'interno del Kali Yuga (che sarebbe iniziato nel settembre del 499, per poi concludersi nel settembre del 1699), bensì nella fase ascendente del Dwapara Yuga (egli concepisce l'avvicendarsi degli Yuga in modo opposto rispetto alla tradizione dell'induismo: la fine dell'età nera non porterebbe al riavvicendarsi degli Yuga a partire dal Satya - Krita - Yuga, bensì a un ritorno progressivo verso di esso), che si protrarrà fino al settembre del 4099 (inizio, a suo dire, del Treta Yuga)(5). Ma la letteratura sacra relativa alle quattro epoche terrestri, ovvero alla divisione di ogni Mahāyuga, è inequivocabile(6):


Totale Mahāyuga: 4.320.000 anni   

1) alba:  144.000 -   
2) Kṛtayuga: 1.440.000 -  
3) crepuscolo:144.000 -   
4) alba: 108.000 -   
5) Tretāyuga: 1.080.000 -   
6) crepuscolo:108.000 -   
7) alba: 72.000 -   
8) Dvāparayuga: 720.000 -   
9) crepuscolo: 72.000 -   
10) alba: 36.000 -  
11)  Kaliyuga:  360.000 - 
12) crepuscolo:  36.000



Il Kali Yuga dura 432.000 anni. Noi ci troviamo appena all'inizio di quest'era di pece.

E' soprattutto nel 2° capitolo(7) del 12° Canto(8) del S'rîmad Bhâgavatam o Bhâgavata Purâna(9) che la letteratura vedica parla dell'Età Nera relativamente all'argomento in questione(10). Gli anni di Kali, e ancor di più quelli che la tradizione attribuisce agli Yuga precedenti, sono sembrati anche ad alcuni studiosi moderni dell'India inverosimili solo perché viviamo tutti, Occidente e Oriente, dentro un'accelerazione del tempo (che in realtà conferma proprio la visione tradizionale) secondo cui epoche di questa portata, a maggior ragione se relative al futuro della storia umana, appaiono inaccettabili, improponibili. Non così per l'occhio e la mente aperti verso l'infinito dell'indiano dei Veda. Allo stesso modo ci risulta estranea la visione ciclica e radicalmente non-progressista di quegli antichi saggi, opposta alla concezione lineare giudaico-cristiana nella quale, volenti o nolenti, siamo immersi dall'alba al tramonto, dalla culla alla tomba. Sempre rimanda, la seconda, a un'evoluzione collettiva (non importa, tra l'altro, in mezzo a quali orrori, a quante Vandee e Hiroshima tale fantapercorso si snodi), da un piccolo a un grande, da un peggio a un meglio, dal "male" al "bene"... in tesi-antitesi-sintesi ascendenti... agita senza tregua la carota davanti alla bocca dell'umanità che vaneggia dentro l'illusorio ("'rete' divina, jāla, nella quale sono impigliati tutti gli esseri viventi, ciascuno legato dal proprio nodo"(11))... la prima, viceversa, contempla il tutto e sa che esso contiene sempre gli opposti, e che tutto eternamente ritorna... e che l'unica fuoriuscita dalla gabbia del determinato spetta come possibilità all'individuo durante il corso delle esistenze. Il male non è il bene, ma, come i due poli di una calamita, entrambi sono necessari. E questo per sempre. 

L'Età Nera si conclude, alla fine del suo crepuscolo di 36.000 anni, con la fine stessa del mondo unita allo svanire di qualunque ricordo(12), lavacro attraverso cui la rinascita fa tornare all'Età paradisiaca, allo Yuga della Verità(13). Ma nel tempo immenso dei cicli cosmici (i quattro Yuga, Mahāyuga, durano un battito di ciglia dell'eternità) la Notte succede al Giorno, così come il Giorno alla Notte. Un kalpa (mille Mahāyuga) è il Giorno di Brahma, seguito dal kalpa della Notte di Brahma, durante la quale avviene la distruzione parziale dell'universo (pralaya). Dopo cento Anni di Brahma (Mahākalpa) giunge la distruzione totale (mahapralaya) che dura per altri cento Anni di Brahma. Essi precedono il suo risveglio e ritorno glorioso alla vita(14). Eterna. La visione ciclica è la medesima dei Greci, nostri padri(15): all'età dell'oro (Kṛtayuga), quella di "un'aurea stirpe di uomini mortali" che "come dèi passavan la vita con l'animo sgombro da angosce, lontani, fuori dalle fatiche e dalla miseria" e "tutte le cose belle (...) avevano"(16), succede l'età dell'argento (Tretāyuga), l'età del bronzo (Dvāparayuga), l'età degli eroi e infine l'età del ferro (Kaliyuga). Così in Platone, così in Ovidio. Una volta aperto l'otre da Pandora, verso l'involuzione, non l'evoluzione corre l'uomo. Che tuttavia, alla fine del ciclo, rinasce come "puer" divino (Virgilio), rinnovato, rigenerato. Torna l'età dell'oro, donde si potrà solo decadere.


Joe Fallisi


NOTE




(4) Ricordo che la vita media dell’uranio impoverito è di 4.468 milioni 109 anni (cfr. http://www.uranioimpoverito.it/cosa_e.htm), poco meno dell’età stessa del nostro pianeta, le cui prime forme multicellulari hanno fatto la loro comparsa 2,1 miliardi di anni or sono.

(5) Cfr. http://www.minsobooks.com/Downloads/Yuga_Theory_Of_Sri_Yukteswar_in_The_Holy_Science.pdf. La concezione di una risalita progressiva dall'ultima alla prima età è viceversa presente nella tradizione giainista: "Le terre d'azione sono soggette a un ciclo temporale diviso in due fasi, discendente e ascendente, ciascuna a sua volta divisa in sei ere di durata variabile. La prima era della fase discendente dura 4×1014 eoni (sāgaropama); la durata delle ere successive diminuisce sino ai 21.000 anni dell'ultima fase. La durata massima della vita umana scema in proporzione, assieme con il livello di moralità e prosperità degli esseri; nella fase ascendente le ere si ripetono in ordine invertito. I tīrthaṃkara, i salvatori, appaiono sulle terre d'azione in numero di 24 per ogni fase." (http://www.treccani.it/enciclopedia/asia-india-americhe-la-scienza-indiana-la-cosmologia_(Storia_della_Scienza)/); "Il jainismo, come tutti gli altri sistemi religiosi indiani, concepisce il tempo come ciclico. Il suo movimento, paragonato a quello di una ruota, è diviso in kalpa, periodi di lunghissima durata che si ripetono indefinitamente. Ogni giro si divide in due fasi inversamente simmetriche, l'una discendente, l'altra ascendente, con una suddivisione in 6 stadi che scandiscono la discesa da ere di grandissima e poi grande prosperità fino allo stato di miseria e poi di grandissima miseria, e l'ascensione inversa dalla grandissima infelicità alla grandissima beatitudine. Nel corso di ciascuna delle due fasi vivono 24 Tīrthaṃkara, insieme a tutto un corteggio di grandi personaggi che ricordano il repertorio leggendario brahmanico. I più antichi sono colossali, i più recenti hanno dimensioni più umane: le rappresentazioni plastiche mostrano fino a qual punto essi abbiano tratti stereotipati. Ci troviamo attualmente nel quinto stadio - di miseria - di una fase discendente. Alla fine del terzo stadio è nato Ṛṣabha, 'il primo Signore' (Ādinātha), che è all'origine della civilizzazione dell'umanità. Nel quarto sono vissuti gli altri 23 profeti, tra cui Pārśva (che è rappresentato con la testa sormontata dal settuplo cappuccio di un cobra) e Vardhamāna Mahāvīra, il cui nirvāṇa avrebbe avuto luogo 75 anni e 8 mesi e mezzo prima dell'inizio del quinto stadio."(http://www.treccani.it/enciclopedia/jainismo_(Enciclopedia_delle_Scienze_Sociali)/); "Secondo il credo giainista, l'universo non venne mai creato, né cesserà mai di esistere. È eterno ma non immodificabile, poiché passa attraverso una serie infinita di alternanze o oscillazioni. Ognuna di queste oscillazioni verso il basso o verso l'alto viene divisa in sei epoche del mondo (yugas). L'epoca attuale è la quinta di una di queste 'oscillazioni', che è un movimento verso il basso. Queste epoche o 'oscillazioni' sono note come 'AARO' ovvero 'Pehelo Aaro' o Prima Epoca, 'Beejo Aaro' o Seconda Epoca, e così via. L'ultima è la 'Chhatho Aaro' o Sesta Epoca. Tutte queste epoche hanno una durata fissa di migliaia di anni. Quando questa raggiungerà il suo punto più basso, anche il giainismo stesso verrà perso nella sua interezza. Quindi, nel corso della prossima oscillazione verso l'alto, la religione giainista verrà riscoperta e reintrodotta da nuovi capi chiamati Tirthankaras (letteralmente 'creatori di passaggi' o 'cercatori di guadi'), solo per essere persa nuovamente alla fine della prossima oscillazione verso il basso, e così via. In ognuna di queste alternanze temporali incredibilmente lunghe, ci sono sempre ventiquattro Tirthankara. Nell'epoca attuale, il ventitreesimo Tirthankar fu Parshva, un asceta e insegnante, le cui date tradizionali di nascita e morte sono 877-777 a.C., ovvero 250 anni prima della morte dell'ultimo Tirthankar, Mahavira nel 527 a.C. I giainisti lo considerano, come tutti gli altri Tirthankar, come un riformatore che invocò un ritorno a credenze e pratiche in linea con la filosofia eterna e universale sulla quale si dice sia basata la fede. Il ventiquattresimo e ultimo Tirthankar di questa epoca è noto con il titolo di Mahāvīr, il Grande Eroe (599-527 a.C.). Anch'egli fu un insegnante asceta vagabondo che tentò di richiamare i giainiti alla pratica rigorosa della loro antica fede. (...) S. Vernon McCasland, Grace E. Cairns e David C. Yu descrivono la cosmologia giainista nel seguente modo: 'Nella tradizione giainista, il primo insegnante della religione, Rishabha, visse nel terzo periodo di Avasarpini, durante il quale metà delle cose del ciclo del mondo stanno peggiorando. Dal momento in cui si iniziò a trovare il male, si sentì la necessità di un insegnante chiamato un Tirthankara perché le persone potessero far fronte ai problemi della vita. Nel quarto periodo, i mali proliferarono così tanto che altri ventitré Tirthankara arrivarono al mondo per insegnare alle persone come combattere il male e raggiungere il mokṣa. L'età contemporanea, parte del quinto periodo, è 'interamente malvagia'. Ora, gli uomini non vivono più di 125 anni, ma la sesta epoca sarà persino peggiore. 'La durata della vita dell'uomo sarà solo tra i sedici e i venti anni e la sua altezza sarà ridotta a quella di un nano. . . . Ma poi il lento movimento verso l'alto della seconda metà del ciclo del mondo, Utsarpini, comincerà. Ci sarà un pronto miglioramento finché, nella sesta era, i bisogni dell'uomo saranno soddisfatti da alberi desiderosi, e l'altezza dell'uomo sarà di sei miglia, e il male sarà per sempre sconosciuto.' Comunque, alla fine le cose degenereranno nuovamente, con una ripetizione di Avasarpini; Usarpini ritornerà ancora una volta, in un ciclo eterno, secondo la cosmologia giainista.' (McCasland, Cairns, and Yu, Religions of the World, New York: Random House, 1969: pages 485-486)" (http://it.wikipedia.org/wiki/Giainismo).

(6) Cfr. http://veda.wikidot.com/vedic-time-system. Consiglio vivamente la lettura di questa pagina, molto interessante anche in relazione all'astronomia-astrologia, e dalla quale si comprende come tanto nell'infinitesimo respiro del giorno, quanto nell'arco smisurato delle ere per gli antichi Maestri indiani il principio da cui ogni pulsazione temporale scaturisce sia sempre il moto degli astri, risieda in cielo. Una stringata, ma pregnante sintesi delle medesime conoscenze e concezioni la si può ritrovare in http://www.hknet.org.nz/cycleOages.html. Cfr. anche, a proposito del Kâla, il tempo eterno, cosmico, http://www.srimadbhagavatam.org/glossary/k.html#K%20a%20l%20a.

(7) "Disperazione e speranza nell'età della disputa", http://www.srimadbhagavatam.org/canto12/chapter2.html.

(9) Importantissimo testo sacro indiano: http://www.srimadbhagavatam.org/.

(10) "I nomi delle ere cosmiche derivano dall'antico gioco dei dadi, portato probabilmente dagli arii in India ed estremamente popolare (tanto che gli è addirittura dedicato un inno profano all'interno del Ṛgveda). Kŗta era ovviamente il colpo migliore, Kali quello sempre perdente." (http://it.wikipedia.org/wiki/Yuga). Sulle caratteristiche dell'Età Nera v. http://www.hinduism.co.za/kaliyuga.htm. Qui di seguito un efficace riassunto: 

"Problemi che sorgono nel Kali Yuga
Durante quest’epoca si assiste ad uno sviluppo nella tecnologia materiale, contrapposto però ad un’enorme regressione spirituale. Kali Yuga è l’unico periodo in cui l’irreligione/ateismo è predominante e più potente della religione; solo un quarto di ognuna delle quattro virtù del Dharma (penitenza, veridicità, compassione e carità) sono presenti negli esseri umani. La nobiltà è determinata unicamente dalla ricchezza di una persona; il povero diviene schiavo del ricco e del potente; parole come “carità” e 'libertà' vengono pronunciate spesso dalle persone, ma mai messe in pratica. Non solo si assiste ad una generale corruzione morale, ma le possibilità di ottenere la liberazione dall'ignoranza, il Moksha, si fanno sempre più rare a causa del generico declino spirituale dell'umanità.

Guerre

La guerra 'civilizzata' (con precise norme di correttezza e di onore) è stata dimenticata, e gli umani combattono come gli Asura e i Rakshasa. A differenza degli altri Yuga, in cui era normalità cessare i combattimenti dal tramonto all’alba, cremare le vittime e riflettere sulla guerra, i combattimenti dell’età di Kali si protraggono costantemente, spinti soltanto dal desiderio di vittoria. Aumenta inoltre il sadismo.

Nobiltà / rispetto

Nel Kali Yuga, le persone non sono più rispettate per la loro intelligenza, conoscenza o saggezza spirituale. Al contrario, la ricchezza materiale e, ad un livello inferiore, la prestanza fisica sono ciò che rendono una persona ammirevole. Nonostante il rispetto sia superficialmente molto manifestato tra le persone, nessuno rispetta sinceramente gli altri. Ognuno crede che lo scopo ultimo della vita sia quello di ottenere rispetto, quindi diventando ricco o fisicamente forte.

Cambiamenti nelle persone

Nonostante l’età, gli esseri umani diventano inferiori in altezza e più deboli fisicamente, così come mentalmente e spiritualmente. C’è una diffusione di falsi dèi, idoli e maestri. Molte persone mentono, e si dichiarano profeti o esseri divini. Inoltre, ognuno modifica a propria discrezione i significati/concetti di digiuno, meditazione e austerità, così da indurre nelle persone la loro necessità; comunque, facendo questo, essi non seguono il rigoroso codice morale dei Veda, per cui difficilmente guadagneranno qualcosa.

Cambiamenti nelle donne

Le donne in questa epoca diventano lascive ed immorali per natura. Nonostante in un primo momento siano trattate come inferiori ai maschi ed abusate, più avanti nel tempo cominciano a rivestire ruoli importanti in politica ed in altri affari, e questo culmina in sempre maggiori scontri di ego con gli uomini. Le donne cominciano a tradire i propri mariti e ad avere relazioni extra-coniugali. I divorzi incrementano, con sempre più bambini cresciuti da un unico genitore. Molte donne intraprendono l'adulterio e la prostituzione.

Condizioni delle caste

Nella prima fase del Kali Yuga, si crea discriminazione tra le caste, in particolare contro gli shudra; gradualmente, però, la scala sociale, come il sistema della morale, si inverte, e i brahmini e gli kshatriya diventano i più discriminati, finché l'unica casta che rimane è quella degli shudra.

Condizioni dei Brahmana
La maggior parte dei brahmana cessa di ufficiare cerimonie religiose; come tutti gli altri, perdono la loro moralità, si cibano di carne (persino di quella di mucca), e assumono sostanze proibite; perdono rispetto e dignità, e quando i mleccha dovrebbero offrire sacrifici, non li offrono, o invece di offrire frutta, acqua, e altre sostanze pure offrono carne o ricchezze materiali. Solo pochi si isolano dal resto del mondo per seguire Dio, e il loro numero diminuirà a mano a mano che il Kali Yuga si avvia alla conclusione. L'ultima famiglia brahmana esistente vivrà a Shambhala, dove in seguito nascerà Kalki.

Condizioni degli Kshatriya

Gli kshatriya, la casta regale e guerriera, diviene corrotta e perde il suo potere politico; i loro capi diventano furfanti, criminali e terroristi, e cercano di usare il loro residuo potere per sfruttare il popolo: gli stessi re diventano dei ladri, che preferiscono rubare dai loro sudditi piuttosto che proteggerli e difenderli. Dalle classi inferiori emergono nuovi capi, che fondano dittature e perseguitano i religiosi, gli intellettuali e i filosofi.

Condizioni dei Vaishya

vaishya, che rappresentano la borghesia, composta di mercanti e uomini d'affari, diventano disonesti e inventano nuovi crimini come frodi e contraffazioni; i commercianti diventano egoisti e pensano a soddisfare i propri desideri invece di quelli del consumatore, e quelli che non lo diventano non riescono a sopravvivere e falliscono.

Condizioni degli Shudra

Gli shudra perdono ogni rispetto per le caste superiori, e diventano anzi loro la casta più rispettata nel Kali Yuga. Dopo i primi 10000 anni dello Yuga, diventeranno l'unico varna, o casta; anche se cambia il loro stato sociale non migliorano da un punto di vista spirituale." (http://it.wikipedia.org/wiki/Kali_Yuga)


(12) La fine del mondo comporta l'oblio di tutta la storia - è come se il ritorno al Paradiso terrestre esigesse una mente sgombra da ogni gravame, innocente e pura (cfr. http://it.wikipedia.org/wiki/Kali_Yuga). Un concetto analogo di "amnesia cosmica", riferito però all'origine sempre rinnovantesi dell'intero universo, si trova nella teoria cosmologica del "Gran rimbalzo" elaborata dal fisico Martin Bojowald (cfr. http://it.wikipedia.org/wiki/Big_Bounce).

(13) Il più recente Krita Yuga (o Satya Yuga) iniziò, secondo le scritture vediche, 3.888.000 anni a.C., per concludersi 2.160.000 anni a.C. Durante il suo arco temporale (1.728.000 anni) sappiamo che abitarono in Africa due nostri lontani progenitori: gli Australopitechi (ominidi vissuti all'incirca dai 4 ai 2 milioni di anni or sono) e l'Homo habilis (da 2.33 milioni a 1.4 milioni di anni fa circa). A loro spettò l'ultima Età aurea. La prossima comincerà nel 428.899. Se a quel tempo esista ancora la sottospecie Homo sapiens sapiens è una domanda cui non si può rispondere.

(14) "L'unione di sensibili, elementi, organi e mente costituisce l'Uovo dal quale ogni Universo si sviluppa. Quest'Uovo (il brahmāṇḍa) riposa sulle Acque ed è abitato da Brahmā, maschile, che è l'Embrione d'oro (Hiraṇyagarbha) menzionato per la prima volta nel decimo maṇḍala del Ṛgveda. Brahmā, in quanto creatore, foggia l'interno dell'Uovo, descritto sopra; Viṣṇu, in forma di Nārāyaṇa, steso sul Serpente cosmico (Śeṣa, il quale a sua volta galleggia sulle Acque) in quanto conservatore, sostiene l'Uovo; Śiva, in quanto distruttore, lo annienta al momento appropriato. Tutti e tre non sono altro che manifestazioni della divinità suprema in forme caratterizzate rispettivamente dalle qualità della passione, della bontà e della tenebra. Il ritmo delle creazioni, conservazioni e distruzioni di ciascun Universo ‒ poiché nell'infinità del brahman, che include l'infinità del Tempo, infiniti Universi vengono di continuo all'esistenza, sono conservati e sono distrutti ‒ è controllato dalla vita del Brahmā di ciascun Universo. Brahmā vive 100 'anni'; ogni 'anno' consiste di 360 'giorni' e 360 'notti' (in questo si riflette l'idea della ruota di 720 figli in coppie menzionati in Ṛgveda, I, 164); ciascun 'giorno' e ciascuna 'notte' corrispondono a un'era (kalpa) di 4.320.000.000 di anni umani. La vita di un Brahmā consiste, dunque, di 72.000 kalpa, o 311.040.000.000.000 di anni umani. All'inizio di ogni kalpa, o 'giorno' di Brahmā, dispari, Egli crea (nel primo) o ricostruisce (negli altri) l'interno dell'Uovo (brahmāṇḍa); alla fine di ogni 'giorno' di Brahmā, Śiva distrugge il contenuto del brahmāṇḍa al di sotto del Maharloka; durante ogni 'notte' di Brahmā, Egli dorme; alla fine dell'ultima 'notte', l'Uovo torna a dissolversi nelle Acque circostanti. All'interno del kalpa, il tempo è suddiviso in 1000 mahāyuga, ciascuno dei quali costituito da 4.320.000 anni umani; alla fine di un mahāyuga, gli esseri viventi sulla superficie della Terra sono tutti distrutti. Il kalpa è anche suddiviso in 14 manvantara, alla fine di ciascuno dei quali i sette ṛṣi e gli dèi, a cominciare da Indra, sono distrutti. Ciascun manvantara consiste di 71 mahāyuga o 306.720.000 anni umani. Poiché 14 manvantara contengono soltanto 4.294.080.000 anni umani, i restanti 25.920.000 anni necessari per completare i 4.320.000.000 di anni di un kalpa sono divisi in 15 parti uguali di 1.728.000 anni, chiamate Crepuscoli (sandhyā); una sandhyā è collocata prima del primomanvantara e un'altra è posta a seguito di ciascun manvantaraOgni mahāyuga è suddiviso in quattro parti disuguali, tra loro in rapporto di 4:3:2:1; le loro durate corrispondono dunque, rispettivamente, a 1.728.000 anni (il Kṛtayuga, di durata pari a quella di una sandhyā), 1.296.000 anni (il Tretāyuga), 864.000 anni (il Dvāparayuga) e 432.000 anni (il Kaliyuga). Un periodo di estensione identica si ritrova nei miti babilonesi. Secondo l'astronomo babilonese Beroso, 432.000 anni (in notazione sessagesimale, 2,0,0,0 anni) equivalgono alla durata del governo dei re antidiluviani. Tale periodo è alla base dell'intero sistema dei kalpa. Alla fine di ogni yuga, all'interno del mahāyuga, ha luogo la distruzione degli esseri umani, le cui caratteristiche, come quelle di altri elementi della creazione, degradano al susseguirsi degli yuga. Le distruzioni più importanti nel presente mahāyuga furono quelle compiute da Paraśurāma alla fine del Tretāyuga e da Kṛṣṇa alla fine del Dvāparayuga; la prossima distruzione, a opera di Kalkin, avrà luogo alla fine del Kaliyuga. I Purāṇa esprimono dunque una concezione grandiosa dell'Universo, il quale è soggetto a creazioni e ricreazioni periodiche, a declini graduali e a distruzioni parziali o catastrofiche, distribuite ciclicamente nel corso di lunghi periodi di tempo. Ogni Universo, poi, si riflette in un numero infinito di repliche esatte. In questa visione straordinaria confluiscono elementi derivati dai miti cosmogonici vedici, dalle speculazioni upaniṣadiche, dalla filosofia del Sāṃkhya, dai culti postvedici di Śiva e Viṣṇu, dalle credenze cosmologiche iraniche, dai concetti babilonesi di tempo e infine, dall'ordinamento greco dei pianeti." (http://www.treccani.it/enciclopedia/asia-india-americhe-la-scienza-indiana-la-cosmologia_(Storia_della_Scienza)/); "Nell'Induismo (...), un kalpa dura 4,32 miliardi di anni, cioè un 'giorno di Brahma' e misura la durata del mondo (...). Il kalpa è a sua volta diviso in altre ere che si susseguono e ripetono ciclicamente a loro volta (...). Un kalpa equivale a mille mahāyuga, l'insieme dei quattro yuga comprese le 'albe' e i 'crepuscoli' intermedi (sandhi). Ogni kalpa è poi diviso in 14 'periodi di Manu' (manvantara o manuvantara), ognuno dei quali dura 306.720.000 anni. Due kalpa costituiscono un giorno e una notte di Brahma. Un 'mese di Brahma'" contiene "30 di questi giorni e notti, 259,2 miliardi di anni. Secondo il Mahabharata, 12 mesi di Brahma (da 360 giorni e notti di Brahma) costituiscono un 'anno di Brahma' o 'anno divino' e 100 anni di Brahma costituiscono un ciclo di vita dell'universo o vita di Brahma, chiamato mahākalpa ('grande kalpa'). Ad oggi sarebbero passati cinquanta anni di Brahma e ci troviamo nel cosiddetto shvetavaraha-kalpa del cinquantunesimo anno di Brahma. Alla fine di ogni giorno di Brahma (kalpa) sovviene una notte di Brahma, della stessa durata del giorno (1 kalpa), durante la quale avviene una parziale distruzione del mondo (pralaya) per opera del fuoco, dell'acqua o del vento. Dopo ogni mahākalpa (100 anni di Brahma), Brahma muore e avviene una distruzione totale dell'universo (mahapralaya), che dura quanto è durata la vita di Brahma: 100 anni di Brahma. Dopo tale periodo, Brahmā rinasce e si ripete nuovamente il ciclo. Nella Bhagavad Gita, il Signore Krishna così spiega ad Arjuna la teoria dell'evoluzione e dell'involuzione durante i cicli cosmici: 'Quando sanno che la durata completa di un giorno di Brahmā è di mille eoni, e di mille eoni la sua notte, gli uomini conoscono veramente che cos'è un ciclo cosmico. Quando viene il giorno, tutti gli esseri distinti procedono dall'indistinto; quando viene la notte, è in esso altresì che si risolvono, in ciò che è detto l'indistinto. Questa stessa moltitudine di esseri, dopo esser venuta più e più volte all'esistenza, figlio di Pṛthā, si riassorbe suo malgrado, quando viene la notte; essa torna a sorgere quando torna il giorno. Ma al di là di questo non manifestato, esiste un altro non manifestato, eterno che, anche quando tutti gli esseri periscono, non perisce. È detto l'Imperituro, il Non Manifestato; è Lui che si proclama essere il fine supremo. Quando lo si è ottenuto, non si rinasce più. È la mia sede suprema.' (Bhagavad Gita, Canto VIII, versi 17-21) E ancora: 'O figlio di Kuntī, alla fine di un eone tutti gli esseri vanno a questa mia natura [cosmica], poi, all'inizio di un eone, io li emano di nuovo. Padroneggiando la mia natura cosmica, io emetto sempre di nuovo tutto questo insieme di esseri, loro malgrado e grazie al potere della mia natura.' (Bhagavad Gita, Canto IX, versi 7,8)" (http://it.wikipedia.org/wiki/Kalpa). Cfr. http://it.groups.yahoo.com/group/libertari/message/60136.

(15) Cfr. Le Opere e i Giorni di Esiodo, metà dell'VIII sec. a.C.

(16) Ibid., versi 109 e sgg.



Cerveteri (RM): "No al biogas" - Massima allerta bioregionale per il disastroso progetto comunale




In una gremita aula consigliare del comune di Cerveteri (RM) si è tenuta il 19 aprile 2013 un'assemblea pubblica avente lo scopo di informare i cittadini sull'imminente apertura di un impianto di biogas per la produzione di energia elettrica da un Megawatt di potenza. 

Presente anche l'ingegnere progettista dell'impianto. I rappresentanti delle associazioni locali hanno espresso con motivazioni più o meno valide il loro dissenso a tale apertura. Il prof. Montanari, noto medico ricercatore a livello nazionale, ha esposto in una sua relazione tutti i danni che potrebbero derivare alla salute umana dal funzionamento di questa centrale. Come associazioni ambientaliste nazionali ne erano presenti solo due, tra cui Accademia Kronos, le altre erano assenti e, soprattutto, per Lega Ambiente qualcuno dei relatori ha sospettato che ci fossero accordi tra i dirigenti dell'impianto a biogas e i vertici dell'associazione e, quindi, la loro assenza ne era la conseguenza. 

Accademia Kronos, attraverso il suo presidente Ennio La Malfa, ha illustrato il problema ambientale a livello planetario per poi calarsi in quello locale. Per Accademia Kronos è in atto una vasta e violenta aggressione del territorio italiano in nome delle energie rinnovabili, un nuovo business per alcuni avventurieri ed ex inquinatori. Si è fatto l'esempio delle torri eoliche cha hanno affollato monti e valli italiane anche e soprattutto dove il vento è costantemente carente. Morale: in molte regioni il bel paesaggio italiano è risultato compromesso da grandi rotori eolici fermi. 

Ora è la volta degli impianti a biogas che solo nella provincia di Roma ne sono previsti altri 100. - Un'operazione di cementificazione che ancora una volta sottrae terreno all'agricoltura e nel contempo inquina l'ambiente. - Per Accademia Kronos, che ovviamente non è contraria all'uso delle energie rinnovabili, ma solo al suo abuso e alle relative speculazioni, occorre dire basta a questa politica di aggressione del territorio e questo stop potrebbe partire proprio da Cerveteri. 

Il presidente La Malfa, rivolto al folto pubblico, ha poi chiesto se questa centrale servisse realmente ai cittadini di Cerveteri. La risposta è stata un tuonante: no! - E allora, ha concluso il presidente di Accademia Kronos rivolto al sindaco, - che cosa stiamo aspettando? Fermiamo tutto in nome della volontà della gente che si oppone non per capriccio ma per il bene della salute umana e dell'ambiente naturale. 


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Commento ricevuto:


Scrive Francesco: “ciao,  anche in Liguria si progettano impianti a biomasse vegetali per "valorizzare" i boschi di cui questa regione è abbastanza ricca. pur avendo anch'io dei dubbi sulla bontà di questi progetti penso che si dovrebbero argomentare le perplessità e l'opposizione a questi impianti con dati e considerazioni "reali" cioè attinenti agli oggetti in esame e non tanto/solo al proprio immaginario culturale. (in questo senso la dichiarazione di montanari sembra isolata e generica quindi insufficiente e motivare un 'no!') . Penso che sarebbe uno sforzo utile per diversi validi e molti motivi -evitare di essere bollati come nimby precludendo il confronto -maggiore forza dialettica e quindi miglior successo delle mobilitazioni -crescita culturale (scusa la pedanteria pedagogica) questo mi piacerebbe trovare su un blog visto che là fuori c'è già la tivù....”