sabato 31 ottobre 2020

Economia ecologia sovranità e libertà...

 


Ritorniamo su un tema molto importante per l’autonomia economica e per la sovranità dell’emissione monetaria. Il primo passo da compiere, se si vuole liberare la società dal cappio del ricatto bancario e finanziario che impedisce un normale fluire dell’esistenza, è la rivalutazione del denaro in quanto mezzo di scambio per beni e lavoro e non in quanto “bene in sé”.

Il denaro non è altro che un simbolo della capacità di un popolo, ma anche di un individuo, di poter operare e attraverso la propria opera di poter disporre e scambiare quanto gli è necessario per la sopravvivenza ed il benessere.

Una società libera emette liberamente questo mezzo di scambio, garantito dalla forza lavoro e dalle ricchezze accumulate al suo interno, che esse siano naturali, culturali o di altro genere. Questo diritto all’emissione monetaria viene assicurato dalla “signoria” popolare su quanto posseduto e sulla capacità della comunità stessa di esprimere forza lavoro e creatività. Questa signoria, in termini tecnici e monetari si definisce “signoraggio”.

Attualmente il denaro prodotto dalle banche centrali (private) non è che un “buono” cartaceo, sorto dal nulla e privo di controvalore, e dato in prestito agli stati. Questo denaro produce perciò un “debito”. E tutto ciò avviene in conseguenza del “signoraggio bancario”, ovvero l’alienazione di quel “signoraggio” originale della comunità ceduto alle banche centrali.


Ma cosa è il signoraggio bancario?

Rispondo in poche parole. E’ la più grande truffa mai inventata. E’ la rinuncia alla sovranità dello stato di emettere i propri valori di scambio delegando l’operazione ad una banca privata, (come è la Banca d’Italia o la BCE), e pagando a detta banca congrui interessi.

La carta moneta emessa dalla banca centrale – la BCE nella Comunità Europea- e messa in circolazione nei vari stati viene pagata dallo stato che la riceve attraverso l’emissione di buoni del tesoro ed altri titoli, posti in vendita presso le banche commerciali, e per cui lo stato paga un ulteriore interesse.

Questo processo perverso è alla radice della formazione del cosiddetto “debito pubblico” che non è altro che l’indebitarsi da parte dello stato, ovvero del popolo, nei confronti di un privato, che è la banca.

Allora potreste chiedermi: “Perché lo stato si assoggetta a questo salasso, perché non recupera la sua sovranità monetaria?” Ed io vi rispondo: Perché il processo di commistione e di sudditanza è andato troppo avanti in questo sistema, dominato dal controllo finanziario di enti privati internazionali.

Allorché la politica non sarà più dedita alla corruzione e potrà recuperare la sua funzione primaria, che è quella di servire gli interessi del popolo e non dei potentati finanziari, che sono la causa prima della corruzione, avrà riconquistato la sua indipendenza ed autonomia operativa.

Per quel che riguarda la falsità dell’informazione sulla realtà del signoraggio bancario e la volontà di mantenere il popolo in ignoranza totale su questa triste verità, vale la stessa risposta, ovvero chi detiene il potere finanziario, e di conseguenza quello economico ed amministrativo, è in grado di controllare l’informazione in tutte le sue forme ed è quindi capace di far credere al popolo qualsiasi menzogna, pur di mantenere il potere acquisito.

Spiace dirlo ma in Italia e nel mondo non esiste alcuna libertà e verità d’informazione, se non quella “falsata ed ipocrita” ammannitaci dal potere finanziario mondiale.

Però infine la legge karmica universale (causa effetto) prevarrà sulla menzogna e coloro che l’hanno sparsa saranno costretti a “raccogliere la propria immondizia”. E ciò avverrà quando nella società umana trionferà la consapevolezza di un mondo comune a tutti, concreto e collettivo, di cui tutti siamo compartecipi, in cui le forze e le cose manifeste corrispondono all’insieme del vivente e del non vivente, in cui lo star bene della mano non comporta un danneggiamento del piede, che è l’attuale meccanismo causato dall’ignoranza dell’inscindibilità della vita.

Il senso della comune appartenenza deve affermarsi nella società, coincidendo col bene personale, ed a qual punto sarà chiaro che non possono più risaltare (nelle scelte sociali e di governo) interessi rivolti a soddisfare una parte a scapito dell’altra. Questo mondo presente di attrazioni e repulsioni, di scale di valori, di motivi personalistici e di incentivi egoici, insomma il mondo della competizione, lascerà quindi il posto al mondo della collettività, sia dal punto di vista biologico che del pensiero.

Paolo D’Arpini



Articolo collegato:   https://www.terranuova.it/Blog/Riconoscersi-in-cio-che-e/Economia-ecologica-signoraggio-debito-pubblico-tasse

venerdì 30 ottobre 2020

"Zero Rifiuti" di Florence-Léa Siry - Recensione




"Zero Rifiuti"  di  Florence-Léa Siry. La guida pratica per avvicinarsi a uno stile di vita sostenibile (*)
 
Come fare e da cosa iniziare per vivere a Zero Rifiuti senza stress ma con grandi risultati. Ridurre i rifiuti e gli sprechi, eliminare i materiali non riciclabili, dare una nuova vita agli oggetti... non sono vezzi né una moda, sono un passo indispensabile per garantire la sopravvivenza del nostro pianeta, e quindi anche la nostra.

Dopo anni di usa-e-getta indiscriminato, è il momento di eliminare quanto più possibile le materie plastiche o monouso dalla nostra vita quotidiana, di trovare soluzioni antispreco e riciclare quando possibile.

Ricco di informazioni e idee, e con progetti tutti da copiare, questo manuale insegna in modo facile, informale e spiritoso come passare dalle parole ai fatti, suggerendo atteggiamenti e piccoli gesti da mettere in atto ciascuno per quanto e come può.

Per contribuire anche noi a fare la differenza. Ovvero, ricordarsi di FARE LA PROPRIA PARTE 


(*) - Il libro è reperibile a  €. 13.77 presso Fiorigialli.it : info@fiorigialli.it

giovedì 29 ottobre 2020

Biodiversità. La vita sul Pianeta è sempre più vulnerabile



Le popolazioni globali di mammiferi, uccelli, anfibi, rettili e pesci hanno subito un calo medio di due terzi in meno di mezzo secolo a causa in gran parte della stessa distruzione ambientale che sta contribuendo alla comparsa di malattie zoonotiche come COVID- 19, secondo il Living Planet Report 2020 del WWF recentemente pubblicato.

Il Living Planet Index (LPI), fornito dalla Zoological Society of London (ZSL), mostra che i fattori ritenuti in grado di aumentare la vulnerabilità del pianeta alle pandemie, inclusi i cambiamenti nell'uso del suolo e l'uso e il commercio di fauna selvatica, sono stati anche alcuni dei fattori trainanti del calo medio del 68% delle popolazioni di specie di vertebrati globali tra il 1970 e il 2016.

"Il Living Planet Report 2020 sottolinea come la crescente distruzione della natura da parte dell'umanità stia avendo impatti catastrofici non solo sulle popolazioni di fauna selvatica, ma anche sulla salute umana e su tutti gli aspetti della nostra vita", ha affermato Marco Lambertini, Direttore Generale WWF International, presentando il rapporto.

"Non possiamo ignorare le prove: questo grave calo delle popolazioni di specie selvatiche è un indicatore che la natura si sta svelando e che il nostro pianeta sta mostrando segnali di allarme rosso di "guasto dei sistemi". Dal pesce nei nostri oceani e nei nostri fiumi, alle api che svolgono un ruolo cruciale nella nostra produzione agricola, il declino della fauna selvatica influisce direttamente sulla nutrizione, sulla sicurezza alimentare e sui mezzi di sussistenza di miliardi di persone ".

Ha quindi aggiunto: "Nel mezzo di una pandemia globale, è ora più importante che mai intraprendere un'azione globale coordinata e senza precedenti per arrestare e iniziare a invertire la perdita di biodiversità e di popolazioni di fauna selvatica in tutto il mondo entro la fine del decennio, e proteggere la nostra salute e il nostro sostentamento futuri. La nostra stessa sopravvivenza dipende sempre più da questo ".


Fonte: Arpat

lunedì 26 ottobre 2020

Bioregionalismo. Riconoscere il luogo in cui si vive

 


Il termine “Bioregione” deriva dal greco bios (vita) e dal latino regere (governare). Si tratta, quindi, di un luogo/territorio geografico omogeneo in cui dovrebbero essere predominanti le regole dettate dalla natura e non le leggi che, troppo spesso, l'uomo ha definito artificialmente a proprio uso e consumo. Ognuno di noi vive all'interno di una Bioregione e ciò che dovremmo imparare a fare è di riconoscerla, ritrovarsi in essa come nella propria casa e conoscerne tutte le potenzialità e le risorse naturali, sociali e culturali, alla ricerca di un modo di vivere sostenibile e locale in armonia con le leggi della natura e con tutti gli esseri, viventi e non viventi.

Vi proponiamo un “test” per imparare a riconoscere il “vostro” territorio …

Si chiama “Bioregionalismo” ed è un orientamento esistenziale cresciuto in California alla metà degli anni '70 e trasmesso in ogni angolo del mondo da filosofi, ecologisti, scrittori e poeti che ha progressivamente raggiunto la sensibilità di quanti ricercano un diverso e più profondo rapporto con la natura. Il Bioregionalismo è legato al territorio (al luogo) in cui si vive, considerato come un insieme omogeneo tra le piante, gli animali (tra cui gli uomini), i monti, i suoli e le acque: l'uomo non è il centro di tutto ma solamente una parte.

Di Bioregionalismo si è parlato domenica 9 Marzo durante il "Viaggio al centro della Terra" che il Diavolo Rosso ha dedicato alla poesia ed alla lotta ecologica, ospite Matteo Meschiari. Giovedì 27 Marzo, al Centro Culturale San Secondo di Asti, l’appuntamento mensile dei “Giovedì della Parola” porterà alla lettura di alcuni efficaci brani “Bioregionalistici”.
AltritAsti vi offre un “assaggio” per verificare da voi stessi quanto l’uomo di oggi (ciascuno di noi …) sia effettivamente lontano dal ritmo assoluto della Natura.

Tratto da “ La Terra racconta” a cura della Rete Bioregionale Italiana (edizioni AAM Terra Nuova) e da uno scritto di Peter Berg.

Un modo efficace per cominciare ad acquisire il senso della tua Bioregione è quello di costruirti una semplice mappa che indichi alcune caratteristiche naturali del luogo dove vivi.
Il processo di realizzazione della mappa costituirà un’esplorazione avvincente, ma sarà anche un arricchimento personale, poiché esso descrive una zona vicina dove mettere in pratica il concetto del ri-abitare ed il divenire nativo nel tuo posto vita.
Questa mappa mostrerà un territorio mai disegnato prima con simili caratteristiche, dato che essa rappresenta il tuo punto di vista personale.

Hai solo bisogno di un foglio di carta bianco abbastanza grande e di penne o matite di almeno 6 colori diversi.
Fai una X in mezzo al foglio, per rappresentare la tua residenza attuale, che potrà essere: una città, una casa o un appartamento, a seconda della scala di grandezza che avrai scelto per la mappa.
In alto a destra, nell’angolo del foglio, scrivi la lettera “N” che simboleggia la direzione del nord. Se non sai quale sia la direzione del nord, prova a ricordare dove nasce il sole (est) e da quel punto visualizza ciò che si trova a 90 gradi, oppure gira la testa di un quarto, verso sinistra.
Puoi rintracciare il nord anche pensando a dove tramonta il sole (ovest) e da quella direzione sposta poi lo sguardo di 90 gradi verso destra.
Conoscere i punti cardinali è importante per la determinazione delle caratteristiche principali del posto in cui vivi. Per esempio, vorrai sapere quale direzione è più esposta al sole, perciò più calda, poiché le piante e gli animali reagiscono in modi diversi a questo fenomeno.
Essa sarà anche un’informazione essenziale per posizionare una nuova casa, affinché quest’ultima possa assorbire maggior calore durante i brevi giorni invernali, quando l’arco del sole si abbassa sempre più sull’orizzonte, a seconda della tua distanza rispetto all’equatore.
I punti cardinali sono necessari anche per costruirti un fedele archivio di informazioni sul tuo luogo di vita.
Usando la lettera “N” come orientamento, disegna qualche freccia sul foglio per indicare le direzioni da cui provengono, di solito, il vento e la pioggia.
Potrebbe trattarsi di più luoghi a seconda del periodo dell’anno o di un luogo determinato per ogni stagione. Suggerimento: se in precedenza non hai mai fatto caso a questi fenomeni e non conosci tali direzioni, prova a ricordare quale soglia di casa si bagna di più quando c’è un temporale, quale davanzale interno diventa umido o quali finestre sbattono quando soffia il vento.
Poi disegna il corpo idrico più vicino alla X che simboleggia il posto dove vivi. Può essere un torrente, un fiume, un lago, uno stagno o persino una palude o un acquitrino. In certi casi può essere il mare.
A questo punto diventerà evidente la scala della tua mappa: se hai una conoscenza discreta di un’area ampia attorno al posto che hai segnato con la X, avrai rappresentato un grosso corpo idrico, come un fiume principale, un grande lago o una baia marina; se invece non hai dimestichezza con una scala tanto grande, potrai cominciare con un torrente o uno stagno vicino che conosci. Se è possibile, mostra come si collega ad un fiume o ad una palude.
Nelle città, la maggior parte del terreno è stata coperta con strade e costruzioni così, se sei un cittadino, indica il fiume, il lago o il ruscello che si trova in un parco vicino.
Indizio: la direzione che segue la pioggia nei fossi può indicarti dove si trova un corpo idrico. Utilizza per questo un colore particolare come il blu, così che risalti chiaramente il sistema d’acqua ed usa altri colori perle parti della mappa ancora da disegnare.

Il corpo d’acqua che hai tracciato è circondato da territori più alti che, con la forza di gravità, vi fanno fluire l’acqua piovana o di sorgente. Queste terre più alte possono essere colline, se la tua mappa è fatta in piccola scala, oppure catene montuose se la scala è molto grande.
Da quelle alture l’acqua si riversa a valle, per questo si usa il termine di bacino idrografico” per descrivere tutto il territorio che circonda un particolare corpo idrico, disegna le colline o le montagne che creano il bacino idrografico in cui vivi.
Indizio: i bacini idrografici possono essere estesi come quello del fiume Mississippi con le Montagne Rocciose da una parte ed i Monti Appalachi/Allegheni dall’altra (in Italia si può citare il bacino del fiume Po, con le Alpi da una parte e gli Appennini dall’altra) o piccoli come un’altura che separa due torrenti o le collinette attorno ad uno stagno in un parco cittadino. Usa un colore diverso dal precedente che rappresentava l’acqua.

L’elemento successivo da inserire nella mappa è il suolo. Prova a pensare alle escursioni che hai fatto nelle diverse zone della tua Bioregione, così da riuscire a disegnare i tipi di suolo: sabbioso, argilloso, roccioso, ecc.; in genere i territori d’altitudine sono più rocciosi di quelli situati in basso, poiché il terreno più soffice viene dilavato dalle piogge o asportato dal vento. Se ricordi di aver notato affioramenti rocciosi in cima alle colline, disegnali.
Il terreno più soffice (dilavato o trasportato dal vento) si deposita nelle valli o in luoghi meno elevati, che si trovano solitamente vicino a corpi idrici. Prova a pensare a dove può essersi depositato questo tipo di terreno ed evidenzialo sulla mappa.
Indizio: potrai trovare questo suolo laddove hai osservato campi e fattorie, dato che gli agricoltori preferiscono un substrato ricco di sostanze nutritive.
C’è del terreno sabbioso, oppure argilloso dove vivi ? Per disegnare questi suoli usa uno o più colori diversi. Vedi poi di aggiungere ogni altra caratteristica geologica peculiare della tua Bioregione, come lave, pareti di granito, grotte, depositi salini.

Ora raffigura alcuni esempi di piante ed animali nativi del luogo in cui vivi. “Nativi” significa animali selvatici, anziché domestici come cani, gatti o cavalli e vacche.
Significa anche piante indigene, piuttosto che le piante coltivate per scopi alimentari o che sono state introdotte da altri luoghi per altri motivi. Ad esempio. le querce sono native del Nord America ma non lo sono gli alberi di mele (in Italia si possono sostituire gli alberi di mele, da noi nativi, con piante esotiche come il kiwi).
Suggerimento: gli esempi di animali vanno dagli insetti ai pesci, dagli uccelli ai mammiferi. Le piante comprendono le graminacee, le erbe officinali, gli arbusti, gli alberi.

Finora, in questa mappa non vi sono segni relativi all’uomo. Di solito, questi segni sono così numerosi nei luoghi abitati che quasi non sarebbero appropriati per la mappa.
Per intonare la mappa alla situazione attuale, traccia due aspetti opposti al rapporto che l’uomo ha con le caratteristiche che hai già descritto. Il primo sarà la rappresentazione delle cose peggiori che sta facendo la gente.
Suggerimento: per esempio la produzione di rifiuti che minacciano di inquinare l’acqua, oppure le pratiche agricole non corrette che erodono il terreno, le attività di estrazione mineraria che creano pericolose scariche o le dighe che impediscono la risalita dei pesci in un fiume.

Come secondo aspetto, cerca di raffigurare le cose migliori che sta facendo l’uomo per vivere in armonia con gli elementi naturali della mappa.
Suggerimento: fattorie a produzioni biologiche o che attuano la permacultura e perciò mantengono il terreno in salute, oppure progetti di riciclaggio che riducono i rifiuti. Altre attività che apportano benefici potrebbero essere: progetti di energia rinnovabile, il ripristino di fiumi o foreste ed altri tentativi per migliorare l’equilibrio fra le necessità umane e quelle dei sistemi naturali, gruppi di acquisto locale, mercatini biologici e artigianali, associazioni, incontri ecc. Naturalmente, questo dipenderà dalla tua opinione personale del momento, ma sarà un passo importante per conoscere come percepisci il posto in cui vivi.

La mappa che hai fatto è un prospetto della tua Bioregione ed anche una sorta di bandiera del posto. Essa mostra la tua dimora, per mezzo degli elementi naturali che localmente sostengono la vita. Questi elementi hanno bisogno di essere ripristinati laddove sono stati danneggiati e preservati dove sono ancora intatti. Alcuni di essi sono vere sorgenti per i basilari bisogni umani come cibo, acqua, energia e materiali, e questo sarà possibile finché vi saranno metodi sostenibili, sia per la gente, che per le altre forme di vita.

Un senso del posto Bioregionale può diventare la base per la tua idea di comunità. E’ facile intuire che molti problemi della tua comunità ne trarrebbero beneficio. Tra questi, l’uso della terra e le scelte di sviluppo, l’approvvigionamento idrico ed il trattamento delle acque di fogna, l’educazione e la sanità e persino la messa in scena di celebrazioni locali, per salutare eventi naturali unici: fioriture di stagione, la fruttificazione di piante native e la comparsa di animali selvatici.

Anche i problemi locali hanno un aspetto Bioregionale: dalla disoccupazione ed indigenza, ai trasporti e servizi pubblici. In parte, essi possono essere risolti con progetti di conversione energetica, affinché veicoli ed abitazioni usino fonti di energia rinnovabile, con progetti che promuovano una certa autoproduzione di cibo, che riciclino materiali ed acqua o ripristinino ecosistemi danneggiati.
Con una prospettiva Bioregionale avrai un quadro ecologico più completo del posto in cui vivi, ma essa può anche aiutare a giungere a mestieri utili e ad una professione futura.
Le località rurali e suburbane possono avviarsi verso un determinato ripristino ecologico, sia con i rimboschimenti, il recupero delle popolazioni faunistiche, la ricostituzione del suolo, il miglioramento dei corsi d’acqua danneggiati, che con altri progetti in grande e piccola scala. Attualmente, gli ambienti delle città non sono ecologicamente sostenibili e sarà necessario un arduo lavoro per arrivare a ciò.
Ci sono molte opportunità per giungere a tale traguardo: ricostruzione di edifici, sviluppo di alternative al trasporto automobilistico privato, orticoltura comunitaria, ricostituzione dell’habitat selvatico urbano, riciclaggio, rivitalizzazione dei quartieri e programmi sociali, come l’impiego dei giovani nei vari aspetti della sostenibilità. Chi pratica il vivere nel posto, possiede una qualità personale non raggiungibile altrimenti !

Diventare ri-abitatore ti renderà un membro autentico della tua comunità di vita. La tua mappa mostra un territorio che ha bisogno di sostegno e di difesa.
Eventualmente, puoi unirti ad altra gente che vive nella Bioregione, per scoprire altre cose su di essa ed esplorare modi di viverci che saranno appropriati per conservare una parte unica della terra.

Come consiglio, prima di iniziare a cimentarsi nella progettazione di una mappa Bioregionale, date una lettura di questo semplice questionario, libera interpretazione di quello scritto da Wendel Berry (contadino, ecologista, pioniere).

  1. Potete citare la specie dell’albero più vicino alla vostra abitazione?
  2.  E’ una specie indigena?
  3. A che distanza si trova l’antenna per cellulari più vicina?
  4. Quanti degli oggetti che avete potete fabbricare da voi?
  5. Dove si trova la fonte di energia elettrica più vicina?
  6. Sapete a che ora sorge il sole ?
  7. Tra quanti giorni c’è la luna piena?
  8. Quanti sono le verdure, i frutti nel vostro frigo che provengono da meno di 50 Km di distanza?
  9. Sapete dov’è il nord? 
  10. Potete citare cinque tipi di uccelli non migratori del vostro vicinato?
  11. E cinque tipi di uccelli migratori?
  12. Pensate all’oggetto di casa vostra che ha il maggior valore monetario. Sapete dove e come è stato fabbricato, in che condizioni lavorano quegli operai e se sono rispettati i loro diritti?
  13. Sapete quando è stata costruita la vostra casa, chi l’ha costruita e da dove provengono i materiali da costruzione?
  14. Che cosa si trovava prima in quell’area?
  15. Per quante generazioni conoscete l’origine dei vostri antenati?
  16. Sapete l’origine del nome della città/borgo/villaggio dove abitate?
  17. Dove vanno a finire i vostri escrementi?
  18. Conoscete la sorgente che alimenta il vostro rubinetto?
  19. Quanta acqua consumate in un anno?
  20. Quando avete prestato l’ultima volta un oggetto ad un vicino di casa? Che cos’era?
  21. Quanti sacchi di rifiuti gettate via ogni anno?
  22. Dove finiscono i vostri rifiuti?
  23. Conoscete il nome della persona che li raccoglie?
  24. Qual’è la percentuale di rifiuti che viene compostato?
  25. Conoscete la natura del suolo dove abitate?
  26. Potete citare cinque piante commestibili che crescono nella vostra regione?
  27. Sapete in quale stagione consumare queste piante?
  28. Da quale regione provengono abitualmente le vostre arance?
  29. Qual’è il livello di precipitazioni dove abitate?
  30. Sapete dove si trova la fermata dell’autobus più vicina?
  31. In primavera, quale è il fiore selvatico che fiorisce vicino a voi?
  32. Sapete più precisamente quando inizia la sua fioritura?
  33. Quale è la distanza massima che avete percorso a piedi partendo da casa vostra?
  34. A quando risale la vostra ultima conversazione con un agricoltore locale? Conoscete il suo nome?
  35. Dove si trova la centrale elettrica più vicina a voi?
  36. Se il livello del mare si innalza di un metro nei prossimi 50 anni, la vostra casa rischia di essere sommersa?
  37. A quale distanza si trova la zona selvatica più vicina voi?
  38. Quante delle persone che vivono a meno di 500 metri conoscete personalmente?
  39. Quando tirate lo sciacquone, sapete dove va a finire quell’acqua?
  40. Sapete come sono spese le imposte locali?
  41. Qual è stata l’attività principale del vostro settore lavorativo negli ultimi 100 anni? 500 anni? 1.000 anni?
  42. Sapete dove si trova il mercato biologico più vicino e quale è il giorno della settimana in cui ha luogo?
  43. Se all’improvviso il denaro perdesse tutto il suo valore, quanti giorni potreste sopravvivere nel luogo dove abitate?
  44. Quante costellazioni potete distinguere dalla vostra camera da letto? Quand’è l’ultima volta che avete guardato il cielo?
 http://www.altritasti.it/index.php/archivio/ambiente-e-territori/184-bioregionalismo-conoscete-il-luogo-dove-abitate



domenica 25 ottobre 2020

Ogni storia bioregionale... di Jaqueline Fassero

Ogni storia bioregionale che noi raccontiamo emette quella forza che la pervade nella volontà di rispettare tutto ciò che è ancora vivo. Le nostre esperienze personali vissute concordano sull'importanza di mantenere o salvare territori che hanno perso col tempo la loro identità perché nessuno li cura più.

Alcuni fra i bioregionalisti sono dei ri-abitatori che hanno cambiato stile di vita per ritornare ai ritmi naturali del lavoro della terra. Per loro è fondamentale descrivere un percorso lungo e laborioso che li ha portati, dopo anni e tante fatiche, a raccogliere i frutti, a far prosperare gli orti e pascolare gli animali che animano i prati.


È ritornato il linguaggio della selvaticità, il richiamo profondo delle radici che ci collegano attraverso i mondi sotterranei e cosmici.


Siamo nel bel mezzo, con i piedi per terra, visibili e invisibili, immobili e mobili, nella rete senza inizio e senza fine, immersi in una danza rivolta alla Terra.


Difenderla è il grido di tutti noi viventi, piante, rocce e animali.


JACQUELINE FASSERO



(Co-fondatrice della Rete Bioregionale Italiana, iscritta nel "Giardino della Natura Profonda" presso il Casale Anio Novus tra Tivoli e Castel Madama)

venerdì 23 ottobre 2020

Mangiare bioregionale fa bene all'ambiente ed alla salute

 


Su  una cosa siamo tutti d’accordo: i prodotti genuini e  bioregionali fanno bene sia alla nostra salute che al nostro pianeta. E chi coltiva la nostra terra deve ricevere un compenso degno e adeguato per il suo lavoro. Ora tutto questo è possibile. L’Unione Europea investe ogni anno milioni di euro nella produzione agricola.  Prossimamente i membri del Parlamento Europeo voteranno come questi soldi devono essere spesi.


Noi pensiamo che i fondi europei debbano finanziare le piccole realtà agricole locali perché possano restare sul mercato e sviluppare una produzione sostenibile, invece che continuare a sovvenzionare le grandi imprese che li strangolano.


I soldi pubblici devono essere un incentivo per chi lavora la terra rispettando la terra.
Per chi alleva gli animali rispettando gli animali. Investendo nell’agricoltura locale, possiamo evitare che sulle nostre tavole arrivino alimenti che fanno viaggi di migliaia di chilometri.

Purtroppo i tre maggiori gruppi politici del Parlamento europeo, insieme alla Direzione generale per l’agricoltura della Commissione Europea, hanno deciso di unirsi contro la natura e gli agricoltori, presentando proposte distruttive e antiquate. Possiamo ancora cambiare le cose. Per questo motivo vi chiedo di sostenere l’emendamento di bocciatura, che chiede alla Commissione di rivedere la sua proposta alla luce di queste questioni.

Vuoi anche tu mangiare prodotti locali, sostenibili, provenienti da agricoltori pagati il giusto? 

Guardate al link  e inviamo mail ai parlamentari:
https://www.greens-efa.eu/dossier/cibosano/



Articolo collegato:   
https://circolovegetarianotreia.wordpress.com/2017/08/27/il-giusto-valore-del-cibo-bioregionale/

giovedì 22 ottobre 2020

Attuare il bioregionalismo per salvare il pianeta

 

Affresco di Carlo Monopoli

"Diciamo carne e dimentichiamo l'essere vivente. Diciamo legno e dimentichiamo gli alberi. Diciamo acqua e dimentichiamo l'origine della vita" (Saul Arpino)


L'attuazione del bioregionalismo  potrebbe creare un grande cambiamento positivo. Aprire la nostra mente alla consapevolezza di convivenza con  tutto il pianeta, un progresso  che non si contrapponga più  alla vita, chiedendoci ogni volta se il nostro vivere ed agire sia  ecologicamente compatibile,  per il rapporto con le altre specie,   per il nostro abitare,  la tecnologia usata,   i macchinari, le fonti energetiche, lo smaltimento dei sottoprodotti e dei rifiuti... 

Le risorse del pianeta non sono inesauribili e noi le stiamo distruggendo nell'arco di una sola generazione. Ma la vita dei nostri successori e la biodiversità devono essere salvaguardate, se vogliamo continuare come specie.   Perciò occorre rivedere tutto il ciclo produttivo e riqualificare l'industria e l'agricoltura,  considerando la nostra posizione,  il nostro vero posto, all'interno dell'organismo naturale.

Purtroppo i cambiamenti richiesti sono completamente contrari al sistema consumista  e guerrafondaio attuale, e metterli in pratica  significherebbe  dover modificare tante cose soprattutto nelle economie più avanzate.  Ma non bisogna demordere dai nostri intendimenti  e percepire  con il nostro "lume"  quelle forme pensiero positive,  utili all'intera comunità dei viventi.

 I cambiamenti -come dice I Ching- si operano prima nel mondo delle idee e poi nel mondo delle forme. La creazione di "forme pensiero" idonee è necessaria come pure  -
di conseguenza- è necessario un retto comportamento.

La continuità della nostra società, in quanto specie umana, richiede una chiave evolutiva, una visione globale, per mezzo della quale aprire la nostra mente alla consapevolezza di condividere con l’intero pianeta l’esperienza vita. Questa è la visione dell’ecologia del profondo, la scienza dell’inscindibilità della vita.

Paolo D'Arpini - Rete Bioregionale Italiana

sabato 17 ottobre 2020

L'abitare bioregionale in un contesto urbano



Essendo vissuto per moltissimi anni in un contesto urbano (sono nato e vissuto a Roma ed ho anche abitato per diversi anni a Verona), ed avendo anche tentato un esperimento di ri-abitazione di un piccolo borgo abbandonato, Calcata, con conseguente tentativo di ricostituire o -perlomeno- avviare un processo di comunità ideale (non so con quale successo…), posso affermare che massimamente il mio procedere “bioregionale” si è svolto in un ambito sociale “cittadino”. Ma attenzione, essere un cittadino non significa abitare in città bensì vuol dire riconoscersi in un “organismo" comunitario  umano.


Dal 2010 mi sono trasferito in una cittadina delle Marche, Treia, e questo è un successivo passo avanti verso la mia ricerca di una sistemazione sociologica ideale…. Infatti Roma è abitata da 6 milioni di persone, è insomma una metropoli, Verona conta quasi mezzo milione di abitanti, Calcata meno di mille… Mentre Treia arriva quasi a diecimila. Insomma sto cercando una giusta via di mezzo, adatta al mantenimento di un sano rapporto con l’ambiente e gli animali senza dover rinunciare ai vantaggi della “civitas”, essendo noi umani esseri altamente socializzanti….


La parola “Bioregionalismo” come pure il termine “Ecologia profonda” sono neologismi coniati verso la fine degli anni ‘70 del secolo scorso, rispettivamente da Peter Berg ed Arne Naess, uno scrittore ed un ecologista, ma rappresentano un modo di vivere molto più antico, che anzi fa parte della storia della vita sul pianeta ed ha contraddistinto tutte le civiltà umane (sino all’avvento dell’industrializzazione selvaggia e del consumismo). Diciamo che il “bioregionalismo” (che equivale all’ecologia profonda) contraddistingue un modo di pensare che muove dall’esigenza profonda di riallacciare un rapporto sacrale con la terra. Questo rapporto si conquista partendo dalla volontà di capire -riabitandolo- il luogo in cui viviamo.


Una bioregione infatti non è un recinto di cui si stabiliscono definitivamente i confini ma una sorta di campo magnetico (aura – genius loci) distinguibile dai campi vicini solo per l’intensità delle caratteristiche che formano la sua identità, alla stessa stregua degli esseri umani, contemporaneamente diversi e simili l’uno all’altro.


In una ottica bioregionale – dovendo analizzare i requisiti antropologici di una città ideale – occorre prima vedere gli aspetti di cosa è una città. Noi usiamo il termine città che deriva da “civitas” ma dobbiamo considerare anche l’altra definizione “urbs”, questi due termini hanno pari valore nella fondazione ed urbanizzazione del luogo abitativo.


Dal punto di vista antropologico sappiamo che una piccola comunità di 1000 persone consente a tutti i suoi membri la conoscenza personale ed inter-relazione reciproca. Ogni cosa prodotta ha come fruitori i membri tutti ed altrettanto dicasi per quanto è scartato. Nelle comunità antiche, nelle tribù che furono la base della vita umana per migliaia di anni, la reciprocità o solidarietà era elemento di sopravvivenza e sviluppo. Quando lentamente si giungeva ad una summa di tribù dello stesso ceppo originario (diciamo cento entità di 1000 componenti) si diceva che era nato un popolo, una società, insomma una “civitas”. Dobbiamo quindi partire da un elemento precostituito e cioé che l’ambito di una “comunità ideale” non dovrebbe superare i centomila abitanti. Ciò vale anche per una metropoli che andrebbe suddivisa in quartieri di tale entità. Perché? Per un semplice motivo: se tutti i componenti di una comunità “originaria” hanno interrelazioni in allargamento (diaspora) sarà possibile connettersi indirettamente o direttamente con gli appartenenti ai vari gruppi che compartecipano allo stesso luogo. Tutti individui diversi dal gruppo originario ma tutti “elementi effettivi” della stessa collettività.


Ampliando così il ramo di interesse dalla parentela vicina o lontana alla compartecipazione, somiglianza e convivenza nello stesso luogo. A questo punto le varie entità (o gruppi di individui) son paritetiche l’un l’altra, intrecciate in un contesto di relazioni e formano la base della città ideale. Forse i membri della città apparterranno a ceti diversi ma assieme a noi vivono nella città, con essi manteniamo numerosi rapporti personali come fra membri di una tribù ideale. Questa si può definire società ed il processo descritto conduce a forte correlazione e socializzazione e vivifica l’intera comunità. Ma si può dire che centomila abitanti son un limite. Giacché questo è il livello d’interrelazione possibile e la città bioregionale -secondo me- deve comprendere criteri di suddivisione sociale che rispettino questi termini numerici.


Non ho nulla contro la vita umana negli agglomerati umani, ma occore portare elementi di riequilibio all’insieme degli elementi vitali, materiali od architettonici che siano.


Il primo passo verso la riarmonizzazione delle aree urbane è il riconoscimento che esse si trovano tutte in bioregioni, all’interno delle quali possono divenire protagoste ed ecosostenibili. La peculiarità dei suoli, bacini fluviali, piante e animali nativi, clima, variazione stagionale e altre caratteristiche che sono presenti in un luogo-vita bioregionale (ecosistema), costituiscono il contesto base per l’approvvigionamento delle risorse quali: cibo, energia e materiali vari. Affinché questo avvenga in modo sostenibile, le città devono identificarsi e porsi in reciproco equilibrio con i sistemi naturali.


Non solo devono reperire localmente le risorse per soddisfare i bisogni dei propri abitanti ma devono altresì adattare i propri bisogni alle condizioni locali. Questo significa mantenere le caratteristiche naturali che ancora rimangono intatte e/o ripristinarne quante più possibili. Per esempio risanando baie inquinate, laghi e fiumi affinché possano ridiventare habitat salubri per la vita acquatica, contribuendo in tal modo all’autosufficienza delle aree urbane. Le condizioni che contraddistinguono le aree geografiche dipendono dalle loro peculiari caratteristiche naturali: una ragione in più per adottare i principi base del bioregionalismo, appropriati e specifici per ogni luogo e -soprattutto- utilizzabili per orientare al meglio le politiche municipali.


Le linee guida di questo mutamento possono essere prese da alcuni principi base che governano gli ecosistemi:

1) Interdipendenza. Accrescere la consapevolezza dell’interscambio fra produzione e consumo, affinché l’approvvigionamento, il riuso, il riciclaggio e il ripristino possano diventare integrabili.

2) Diversità. Sostenere la diversità di opinione così da soddisfare i bisogni vitali oltreché una molteplicità di espressioni culturali, sociali e politiche. Resistere a soluzioni che privilegino i singoli interessi e la monocultura.

3) Autoregolamento. Incoraggiare le attività decentralizzate promosse da gruppi di quartiere-distretti. Rimpiazzare la burocrazia verticistica con assemblee di gruppi locali.

4) Sostenibilità economica. Scopo della politica è quello di operare con interessi lungimiranti, minimizzando rimedi fittizi ed incentivando un processo di riconversione ecologica a lungo termine.


Mi sembra che il materiale trattato per il momento possa bastare al fine di una riflessione sul tema.



Paolo D’Arpini, referente della Rete Bioregionale Italiana

bioregionalismo.treia@gmail.com – Tel. 0733/216293



A Roma

















A Calcata


A Treia  

Economia e cultura


Sono Rosanna, sono una storica dell’arte e voglio lavorare in Italia.  Sono cresciuta convincendomi dell’unica verità raccontata da chi ha gestito negli anni il patrimonio culturale: i soldi non ci sono.

È stata scelta la strada del risparmio, senza comprenderne le conseguenze.

Il settore culturale, infatti, in questi decenni è stato trasformato in una fucina di sfruttamento, generante ricatti ed infelicità, tra contratti scadenti, lavoro gratuito o sottopagato, licenziamenti e nessuna tutela, come è stato evidenziato dal lavoro portato avanti da me e dai miei colleghi di Mi Riconosci? Sono un professionista dei beni culturali.

I soldi adesso ci sono, ed è un’opportunità straordinaria per intervenire in modo strutturale sui problemi del settore culturale, problemi che il lockdown ha radicalizzato ed esposto sotto gli occhi di tutti, mostrando le profonde debolezze e le storture del sistema.

Possiamo procedere con nuove assunzioni, basate sul fabbisogno di ogni comune, ogni regione, e del Ministero centrale, che oggi conta carenze organiche per almeno 6 mila posti. Si possono creare uffici specializzati in tanti altri settori per i quali oggi il Ministero si affida ad aziende esterne senza sviluppare alcuna progettualità nel tempo.

Possiamo riformare il sistema delle esternalizzazioni, che ha generato negli anni una situazione caotica in cui i salari sono a ribasso così come i diritti dei lavoratori: i più grandi musei italiani, infatti, cedono ad aziende esterne una fetta importante di proventi, e queste aziende risparmiano il più possibile sui lavoratori, non avendo come priorità quella di pagare le nostre competenze e professionalità.

Presidente del Consiglio, Ministro, avete l’occasione per fare quell’investimento, per assumere, per cambiare tutto, e per fare in modo che il sistema culturale italiano torni a creare ricchezza per le casse pubbliche, per tutti i nostri concittadini, basandosi sul lavoro di migliaia e migliaia di professioniste e professionisti dei beni culturali come me.

Con pochi miliardi si può fare. Non ci basta ripartire: stavolta, con i giusti correttivi, vogliamo rilanciare il lavoro, il Paese e arrivare lontano.

Per firmare la petizione: https://www.change.org/p/presidente-del-consiglio-recoveryfund-riformiamo-il-sistema-culturale-nazionale-per-rilanciare-lavoro-e-paese



giovedì 15 ottobre 2020

Veneto. Dopo i tristi risultati elettorali ci vuole "tera e aqua"

 

Ante scriptum:  Dopo che in Veneto  le elezioni della sinistra vera, ambientalisti veri, gente senza partito, ma impegnata direttamente sui problemi socio-politici, ha/abbiamo  ottenuto NESSUN  RISULTATO, FORSE POTREBBE ESSERE  IL  MOMENTO  DI  UNIRE  LE  IDEE  e  FORZE per  Ri-Cominciare, già da oggi. COSA  FARE  QUINDI ?  Adesso abbiamo  tutto il  Tempo x trovarci con calma, magari nel Padovano, che è il centro del Veneto. (Gianluigi Padrin)  


Ed intanto leggiamo l'ultimo numero di: 

Tera e Aqua di ottobre-novembre

pg.1 Franco Rigosi, Si mette male per gli inceneritori. Sabato 31.10  h.16 Mestre-CittAperta
pg.2 Michele Boato, Vi racconto la ns.avventura elettorale in Veneto e a Venezia.
pg.3 Toio de Savorgnani/G.Carlo Gazzola, In difesa della foresta del Cansiglio. Domenica 8.11 h.9.30
pg.4 Stefano Boato/Bepi Tattara, Laguna.Oltre il Mose e grandi navi. Sabato 7.11 h.16 Mestre-CittAperta
pg.5 Franco Migliorini, TAV Veneto e aerop.Tessera, Fermiamo il cappio. Sabato 21.11 h.16 Mestre-CittAperta
pg.6 Mi.Boato, Cortina 2026:lo sfascio delle Dolomiti. Presentaz. libro"La bolla Olimpica" Sab.5.12 h.16 Mestre
pg.7 Marinella Correggia, La vita dopo il virus. Presentaz.libr" Caos Covid".Sabato 19.12 h.16 Mestre CittAperta
pg.8 Capo indiano Seattle, La terra non ci appartiene, Diamo una mano a Tera e Aqua, abboniamoci a Gaia!

Michele Boato  - micheleboato14@gmail.com

martedì 13 ottobre 2020

Strategia Europea di Bioeconomia... servirà a qualcosa?



La conferenza multidisciplinare del 25 settembre 2020  apre la riflessione all’interno del mondo scientifico e accademico e un dialogo con le istituzioni: la “Strategia Europea di Bioeconomia” risulta dipendente da risorse non sostenibili, non rinnovabili e dalle importazioni.

La conferenza multidisciplinare “La Strategia europea di Bioeconomia: scenari e impatti territoriali, opportunità e rischi” – patrocinata da società scientifiche e università [1] – ha raccolto i contributi di storici, geografi, economisti, urbanisti, costituzionalisti, biologi, biologi forestali e medici [2] le cui analisi hanno messo in evidenza una serie di criticità sulla base delle quali si può asserire che la Strategia di Bioeconomia della Commissione Europea (del 2012 aggiornata nel 2018) e la conseguente Strategia Italiana siano piuttosto distanti dall’idea originaria di Bioeconomia teorizzata da Georgescu Roegen, ovvero una bioeconomia compatibile con la vita e le leggi della natura.

Difatti, la Strategia di Bioeconomia – promossa come la nuova frontiera dell’economia “verde” e basata sulla sostituzione delle fonti fossili con la biomassa – presenta forti contraddizioni rispetto agli stessi obiettivi che si pone, ovvero la riduzione dell’uso di fonti non sostenibili e non rinnovabili e della dipendenza dalle importazioni. Infatti, la mera sostituzione delle fonti (che non prenda in considerazione anche la riduzione dei consumi di energia, materia e acqua) non solo non è sufficiente ma può essere dannosa.

Questa si basa sulla produzione di biomassa su larga scala – e, quindi, sulla necessità di suolo fertile (sottratto anche alle foreste), acqua e input chimici – prodotta secondo il modello (e le logiche) dell’agro-industria che, come ampiamente dimostrato in letteratura, ha un forte impatto su ambiente, biodiversità ed economia territoriale. La Strategia, fondandosi sulla produzione energetica prevalentemente via combustione di sostanza biologica, compromette il recupero di questa per la compensazione dei suoli incidendo, così, sul clima a causa de bilancio di CO2 sfavorevole.

Con riferimento all’Italia, è stata rilevata una stretta connessione fra la Strategia di Bioeconomia e il Testo Unico Forestale (TUF) del 2018, il cui impatto sul patrimonio forestale e la biodiversità appare piuttosto negativo. Con l’aggiornamento del 2018, la Strategia di bioeconomia si connette strettamente al processo di digitalizzazione (adeguamento alla Nuova Strategia di Politica Industriale 2017) aumentando esponenzialmente il fabbisogno di minerali essenziali alla produzione di alta tecnologia, come le terre rare che – oltre a non essere rinnovabili – sono fortemente impattanti per l’ambiente e la salute (ad esempio, la produzione di una tonnellata di terre rare genera fra 1 e 1,4 tonnellate di rifiuti radioattivi) e rendono, inevitabilmente, l’UE dipendente dalle importazioni (considerato che oltre il 90% delle terre rare sono prodotte in Cina). Pertanto, la Strategia di bioeconomia risulta dipendente da risorse non sostenibili, non rinnovabili e dalle importazioni, motivo per cui richiederebbe una rielaborazione sistematica partendo dall’imprescindibile adeguamento alla Strategia sulla biodiversità.

La conferenza ha riscontrato grande interesse non solo all’interno del mondo scientifico, accademico, della scuola e dell’associazionismo, ma anche delle istituzioni. Al riguardo, si segnala l’interesse dimostrato dal Gruppo di coordinamento Nazionale per la Bioeconomia della Presidenza del Consiglio dei Ministri che ha partecipato all’evento e da diversi Senatori e Deputati che hanno aderito all’iniziativa. In entrambi i casi è stato assicurata attenzione ai risultati emersi che ci auguriamo possa trovare concretizzazione.

Il Comitato scientifico, come preventivato, oltre alla pubblicazione degli atti e di un documento divulgativo, elaborerà un documento di valutazione della Strategia che esprima osservazioni e raccomandazioni da inviare alla Commissione europea e al governo italiano.

Comitato Organizzatore:
Dott. Massimo Blonda (CNR Bari), prof.ssa Margherita Ciervo (Università di Foggia), prof.ssa Daniela Poli (Università di Firenze).



NOTE:

[1] AGeI, Associazione dei Geografi Italiani; AIIG, Associazione Italiana Insegnanti di Geografia; Associazione “Dislivelli”; ISDE, International Society of Doctors for the Environment; SdT, Società dei territorialisti e delle territorialiste; SGI, Società Geografica Italiana; SIGeA, Società Italiana di Geologia Ambientale; SIRF, Società Italiana di Restauro Forestale; SIU, Società Italiana degli Urbanisti; SSG, Società di Studi Geografici; CEDEUAM, Centro di Ricerca Euro Americano sulle Politiche Costituzionali, Università del Salento; Corso di Laurea in Scienze della Montagna, Università della Tuscia; Dipartimento di Architettura, Università di Firenze; Dipartimento di Economia, Management e Territorio, Università di Foggia

[2] BLONDA Massimo, IRSA-CNR, già Direttore Scientifico ARPA Puglia, Fondazione di Partecipazione delle Buone Pratiche; CALABRESE Angelantonio, IRSA-CNR; CARDUCCI Michele, Università del Salento, Coordinatore CEDEUAM-RED CLACSO; CELI Giuseppe, Università di Foggia; CIERVO Margherita, Università di Foggia; CLEMENTE Alida, Università di Foggia; DAMIANI Giovanni, Presidente Gruppo Unitario perla Difesa delle Foreste Italiane, già Direttore Generale ANPA e Direttore Tecnico ARTA; GENTILINI Patrizia, ISDE; PARASCANDOLO Fabio, Università di Cagliari; POLI Daniela, Università di Firenze, Comitato Scientifico Società dei territorialisti e delle territorialiste; SCHIRONE Bartolomeo, Università della Tuscia, Società Italiana di Restauro Forestale; TAMINO Gianni, Comitato Scientifico di ISDE.