La costa di Ostuni è un paradiso naturale e paesaggistico di inestimabile valore, incastonato nella nostra Puglia, che rappresenta non solo un patrimonio condiviso inestimabile, ma anche un ecosistema fragile e uno spazio vitale che definisce l’identità della nostra comunità. Oggi questo gioiello del Mediterraneo è minacciato dalla costruzione di un mega-resort di lusso nell’area incontaminata di Mogale, a firma della multinazionale Four Seasons, di cui Bill Gates è uno dei principali azionisti: quasi 9 ettari di costa vergine, destinati a essere cementificati per ospitare decine di fabbricati e piscine private che distruggeranno la macchia mediterranea e altereranno il delicato sistema delle “lame” (canali naturali di deflusso delle acque), aumentando il rischio idrogeologico. Tutto questo aggravato dal tentativo di aggirare la Valutazione di Impatto Ambientale (V.I.A.) sfruttando le procedure accelerate governative.
Il progetto di Mogale (un investimento da circa 100 milioni di euro) rappresenta una grave forzatura istituzionale, andata avanti scavalcando i pareri contrari degli Enti Locali, della Regione Puglia e della Soprintendenza. Per aggirare la tutela paesaggistica e urbanistica, si è fatto ricorso in maniera distorta all’Autorizzazione Unica ZES (Zona Economica Speciale), strumento governativo nato per rilanciare le aree depresse (e non per autorizzare speculazioni immobiliari a danno delle coste).
I promotori del progetto parlano di ricadute economiche positive, ma dobbiamo assolutamente cancellare tale falsa illusione, smascherando quello che è, a tutti gli effetti, un modello di “turismo estrattivo”. L’obiettivo di una simile operazione internazionale (guidata in questo caso da holding estere) consiste nel prelevare il valore unico del nostro paesaggio incontaminato per generare profitti destinati a finire altrove. Alla comunità locale, in cambio di una devastazione ambientale e di consumo di suolo irreversibili, rimarranno solo i costi sociali: aumento del traffico, pressione sulle infrastrutture e offerta di un’occupazione prevalentemente stagionale e precaria, non sufficiente a giustificare in alcun modo il sacrificio del territorio.
L’intervento a Mogale rappresenta un preoccupante fenomeno di privatizzazione dello spazio. Stiamo assistendo alla creazione di una vera e propria “gated community”, un’enclave esclusiva per i super-ricchi. Una costa che fino a oggi ha rappresentato un “bene comune”, godibile da tutti, rischia di essere recintata, producendo segregazione spaziale. Il vero sviluppo sostenibile di questa zona si basa sull’inclusione, sull’agricoltura di qualità e su una fruizione lenta e diffusa del paesaggio, non sulla creazione di recinti per pochi privilegiati che stravolgono irrimediabilmente la Piana degli ulivi secolari e il litorale.
Il destino della nostra costa non può essere deciso nelle stanze dei bottoni con procedure d’urgenza. Esistono alternative sostenibili che possono favorire lo sviluppo economico della zona senza distruggere il nostro patrimonio naturale. Piani di sviluppo che rispettino l’ambiente possono creare posti di lavoro e generare reddito senza compromettere la bellezza naturale che rende Ostuni un luogo unico al mondo.
L’ultimo capitolo è il ricorso presentato al Tar di Lecce da Legambiente, dal Libero Comitato per la salvaguardia dell’habitat naturale della fascia costiera di Ostuni (Lesc) e dal Gruppo escursionistico speleologico ostunese (Geos), che chiedono la sospensione degli atti autorizzativi. I ricorrenti chiedono al Governo centrale, al Commissario ZES e agli investitori di fare marcia indietro, e agli Enti locali (Comune e Regione) di non cedere a questa forzatura, difendendo fino all’ultimo grado di giudizio (come già stanno facendo molte associazioni tramite il TAR) il nostro patrimonio ambientale.
Aiutaci a fermare questo modello distruttivo, firma la petizione!
Fai sentire la tua voce per garantire che la costa di Ostuni rimanga di tutti!
Salento Europe Hub APS
Nota: il 25 luglio 2026 la Regione Puglia ha comunicato l’intenzione di costituirsi al fianco delle associazioni ambientaliste, nell’ambito del ricorso al TAR; la presidenza della Regione Puglia ha dato mandato all’Avvocatura regionale di avviare l’iter per la costituzione dell’Ente ‘ad adiuvandum’ nel giudizio.
