mercoledì 24 giugno 2026

Per sopravvivere ci vuole molta pazienza...

 


Esiste un noi ed esiste un loro. Inutile girarci intorno e inutile cadere dal pero. Il “loro” è costituito da quell’1% che possiede oltre  la metà della Terra. E badate bene che non parlo di ricchezza. Quella, oltre a un certo livello, diventa ininfluente. Come “avere il bagno in casa” per noi, oggi, non è il valore che fa la differenza. Parlo di potere. Il potere di influire pervasivamente sui governi  e influenzare i comportamenti sociali. Questo “loro” coincide con le grandi famiglie che hanno accumulato interessi stratosferici, con tutte le grandi attività commerciali che nel tempo hanno costruito e con il patrimonio di relazioni reciproche che hanno consolidato e che amministrano. Per avere un’idea di chi siano, si può partire dal famoso studio di alcuni scienziati svizzeri che  hanno mostrato il vero volto del Dio Quattrino: le  banche che governano tutto, dal settore bellico, a quello energetico, passando per quello farmaceutico, alimentare, per quello delle telecomunicazioni e così via. Attraverso un gioco di partecipazioni e scatole cinesi, poche dinastie orientano, sviluppano o distruggono tutti, a seconda delle loro convenienze.

Dove si incontrano il vero Parlamento globale.

Queste persone (loro) hanno usato le loro immense risorse per costruire organi di controllo e amministrazione del potere, totalmente estranei alle istituzioni, blindati, ai quali “noi” non possiamo accedere. Questi organi sono le varie Commissioni Trilaterali, i vari Think-Tank, i Consigli per le relazioni reciproche, gli istituti come Aspen, i forum come Ambrosetti, i raduni come il Bilderberg e tutti quei posti dove i relatori parlano senza che ciò che dicono abbia l’obbligo di essere divulgato. In alcuni casi vige la regola della Chatham House Rule, che io ho ribattezzato “si dice il peccato ma non il peccatore“. Alcuni di questi incontri prevedono la presenza di selezionatissimi giornalisti, i quali più che per scrivere e riportare notizie (infatti non possono, e dunque non si capirebbe cosa ci vanno a fare), sembra che siano presenti per farsi consegnare veline...

Come viene amministrato il vero potere.

L’unico problema che hanno questi illuminatissimi signori (loro) è come continuare ad amministrare il potere e come difendere il privilegio di possedere metà delle ricchezze di questo pianeta, dovendo gestire la restante parte della popolazione in maniera che da un lato continui a lavorare per loro, dall’altro non rappresenti una minaccia al loro status. Se avete visto Z la Formica, capite al volo cosa intendo. Certo, nel farlo, hanno la benevolenza – o l’ipocrisia – di sostenere che sono mossi dalla filantropia, dall’ambientalismo, dalla necessità di assicurare un futuro possibile a 8 miliardi di persone. Tutto questo a patto che i loro asset, le loro immense fortune, il loro dominio (guardatevi: “Si dice’governance’, si legge autoritarismo“) e i loro affari non vengano intaccati. Se no son dolori. 

Come fanno?

Hanno una consapevolezza profonda, espressa a chiare lettere nel primo rapporto della Commissione Trilaterale voluta da Rockefeller, “Crisis of Democracy

“le uniche democrazie che funzionano sono quelle in cui la maggior parte della popolazione sta in apnea, ovvero ai margini del dibattito pubblico. Se lo leggete al contrario, significa che le uniche democrazie che funzionano sono quelle dove sono in pochi a prendere le decisioni. Questo perché sanno perfettamente che la maggior parte dei cittadini di ogni Paese ha una scolarità molto bassa o un’istruzione inadeguata. Da una recente indagine dell’Istat, è emerso che il 70% degli italiani sa leggere ma non comprende il significato di un testo scritto.  Se aggiungiamo l’opera di distruzione della scuola pubblica e delle università, il quadro è tremendo: le masse sono ignoranti (pur non essendo tecnicamente analfabete) e quindi facilmente governabili. Dunque quale metodo migliore di controllo del popolo che permettergli di prendere decisioni in totale autonomia, per poi tuttavia influenzarlo fino a fargli credere di desiderare ciò che in realtà è nell’interesse dei suoi sfruttatori? Lo diceva già Aristotele migliaia di anni fa: ogni forma di governo ha il suo lato ombra, e il lato ombra della democrazia è la demagogia, ovvero la capacità di alcuni leader di convincere le masse, attraverso l’uso di una comunicazione spregiudicata, di slogan e dell’antica tecnica del divide et impera, a desiderare ciò che non è nei loro interessi. La grande conquista storica del suffragio universale, ovvero il diritto di voto esteso a tutti, diventa così all’improvviso il migliore alleato delle élite di potere: il principio per cui la massa vale più dei migliori assicura, attraverso l’esercizio della propaganda (che trova un suo micidiale alleato nella televisione e nei media di massa), che qualunque decisione venga presa dalle cosiddette democrazie potrà essere incanalata nella giusta direzione  Non importa quante voci contrarie tra il popolo escano dal coro: restano comunque minoritarie rispetto all’insieme dell’elettorato (e da qui nasce la reale preoccupazione dei cali nelle affluenze). 

Di cosa hanno veramente paura

L’unico meccanismo che può rompere le uova nel paniere sono le rivoluzioni e le guerre, perché – almeno temporaneamente, finché non si assiste a una riorganizzazione del potere -, sono in grado di rompere gli equilibri, tagliare teste e confiscare ricchezze e proprietà. L’idea di realizzare una Unione Europea è nata proprio per questo. Quando dicono che “così abbiamo realizzato finalmente la pace a discapito dei nazionalismi” dicono il vero, ma omettono di far risaltare come questo tipo di pace non sia quel valore assoluto positivo che comunemente si intende, ma che non sia altro che la cristallizzazione dei rapporti di forza (anzi, di debolezza) tra il potere e la larga parte della popolazione, che in questo modo viene imbrigliata in una ragnatela istituzionale opaca, la quale sottraendo le sovranità nazionali e individuali impedisce anche l’ascensione di nuove forze che possano prendere decisioni sfavorevoli alla vera “casta”, che non si trova nei parlamenti (i quali sono solo miseri teatrini, caverne platoniche nelle quali danzano ombre che recitano spettacolini, perlopiù inconsapevolmente, a beneficio di schiavi involontari), ma nei luoghi che ho menzionato sopra, ovvero nel Vero Parlamento Globale.

La popolazione ha facoltà di autogoverno solo a livello locale, come avveniva nelle colonie romane, oppure a livello di stato, quando vengono formulate leggi che hanno poca rilevanza a livello macroeconomico (dalla riparazione delle buche nelle strade, a livello comunale, alla legge sulle unioni civili, che non incidono sul sistema di potere nel suo complesso ma sulla auto-amministrazione della società). Quando si levano voci ribelli, fuori dal coro, che si rendono realmente pericolose per il mantenimento dello status quo (un certo grado di dissenso è tollerato e perfino stimolato, al fine di rendere più realistica l’illusione dell’autodeterminazione dei popoli – da qui la libertà illusoria nel grande circo delle pulci dei social networks, amministrati dalle grandi multinazionali americane), si mettono in atto tre strategie diverse.

  1. Possono essere comprate, infiltrate o eterodirette (quando non nascono direttamente con la funzione di contenitori del dissenso o di gestione delle dinamiche di forza geopolitiche, come le varie rivoluzioni colorate finanziate dai grandi capitali o come i gate-keeper),
  2. oppure possono essere minacciate affinché desistano (è il caso di Tsipras e Varoufakis, nella notte che seguì il referendum sulle misure di austerity, il cui esito definitivo – il popolo votò no – venne completamente ignorato e anzi ribaltato con una faccia tosta priva di qualunque pudore, e senza che la popolazione si sollevasse),
  3. oppure vengono fatte fuori (è il caso di Enrico Mattei che ostinatamente cercava di riportare l’Italia alla ribalta dello scenario energetico internazionale, e che precipitò nei pressi di Pavia. Ma è anche il caso di John F. Kennedy, che rappresentava un problema per l’establishment finanziario, per non parlare di Aldo Moro, che stava tessendo ponti che avrebbero minato la regola aurea del divide et impera).

Il ruolo della televisione è quello di lente deformante della percezione individuale e collettiva, un micidiale organo di propaganda tale per cui nessuna rivoluzione (che come insegnano nelle Facoltà di Scienze Politiche sono sempre legittime, perché secondo le Costituzioni sono i popoli ad esercitare la sovranità, e non a caso Jp Morgan ha emanato una direttiva per rottamare le vecchie costituzioni socialiste e antifasciste in Europa) può essere possibile. Sarebbe come chiedere a un drogato, sotto l’effetto di psicofarmaci, di credere che quei palloncini colorati che lo stanno portando di qua e di là nel cielo azzurro non sono reali e deve farli scoppiare di sua volontà (Matrix docet).

Come cambiare le cose

La prima cosa da fare è sostituire il mezzo televisivo con uno libero e decentralizzato per costruire una programmazione non manipolabile con un palinsesto deciso democraticamente (avere un canale sul digitale terrestre sul canale trecento-e-qualcosa non serve a niente). Questo è necessario per consentire alle coscienze di non essere più inquinate dalle allucinazioni quotidiane somministrate a dosi letali, che falsificano la percezione della realtà.

La seconda cosa da fare è costruire un’alleanza con i cittadini di altri stati che sentono la stessa esigenza di recuperare la propria dignità di individui e un ordine sociale più giusto. Le élite di potere agiscono trasversalmente, in maniera integrata, con un unico obiettivo, adattandolo ad ogni cultura ed ogni lingua diversa, in maniera che nessuno abbia la comprensione del disegno globale, ma possa vederne solo il frammento che ha in mano. Così i tedeschi se la prendono con gli italiani perché “li devono mantenere”, che se la prendono con i tedeschi perché “vogliono imporsi economicamente”. I britannici se la prendono con gli europei, tutti se la prendono con i rifugiati e così via. Se mettiamo insieme tutti i pezzi del puzzle sarà più facile vedere il disegno e contrastarlo, ognuno secondo quanto gli compete.

La terza cosa è costruire una rete di collegamenti che usi le infrastrutture esistenti (reti cablate) ma ci costruisca sopra un protocollo di comunicazione sul quale corrano applicazioni realmente decentralizzate, distribuite e non manipolabili, dove le informazioni possano correre senza censure (qualunque social network, attualmente tutti nelle mani dei grandi colossi americani non soltanto attua una politica di controllo, ma anche una politica di emersione o di oscuramento non percepibile dei contenuti, sulla base di algoritmi proprietari e delle interferenze governative) e dove si possano realizzare sistemi di decisione collettiva, o di votazione, davvero democratici e inattaccabili.

La quarta cosa è costruire un sistema economico finanziario parallelo grazie al quale svincolare la produzione di beni e servizi, e la loro commercializzazione, dai grandi capitali e dalle grandi organizzazioni multinazionali, un sistema che renda gli individui indipendenti dalle borse, dallo spread, dalle banche.

La quinta cosa è costruirsi una rete di appoggio, in maniera da non restare soli di fronte all’eventuale reazione aggressiva del sistema, e costruire un modello di società alternativa ma complementare a quella esistente, in maniera che i vantaggi possano essere distribuiti e che lo shock per i grandi capitali possa essere assorbito gradatamente, senza grandi e repentine trasformazioni sociali, in maniera diluita, accompagnata e costituendosi come un’opportunità da sfruttare, piuttosto che come un nemico da abbattere. Diversamente, laddove si dovessero verificare perdite eccessive, distribuite in un lasso di tempo troppo breve, la reazione sarebbe violenta e catastrofica. Il principio della rana bollita, invece, è un’ottima metafora per illuminare il cammino che porta al vero cambiamento, verso un mondo che lentamente riduca le sperequazioni sociali e che normalizzi la curva “psicotica” della distribuzione della ricchezza, che attualmente vede persone che guadagnano miliardi di dollari al mese e persone che vivono con meno di un dollaro.

La sesta cosa è incrociare le dita e mettere in circolo un po’ di energie positive. Non possiamo salvare il mondo da soli e forse il mondo non vuole farsi salvare da noi. Però possiamo arricchirlo di un nuovo sogno e dare qualcosa da fare a tutti: il lavoro per costruirlo.

Stralcio di un vecchio articolo di Claudio Messora (per certi versi ancora buono)  




martedì 23 giugno 2026

Trionda la Luna Gioconda...


Oggi voglio raccontarvi una “Storia”, anzi una “Psicostoria” come direbbe Saul Arpino. Quando i Romani invasero la Britannia impiegarono diversi secoli per assoggettare parte del territorio, infatti le tribù celtiche opponevano una forte resistenza. 

I Romani li avevano denominati come Picti, per il fatto che soprattutto in battaglia, si dipingevano le facce di blu, urlavano come pazzi ed erano cosi forti e  selvaggi che i romani stessi se ne spaventavano e a un certo punto stabilirono un limite estremo per proteggersi dai loro attacchi, costruendo il vallo di Adriano, una muraglia fortificata di 120 chilometri, dal mare d’Irlanda al mare del Nord. Una leggenda racconta che il gioco del calcio sia nato proprio presso i villaggi di queste tribù celtiche, talmente feroci che, dopo le battaglie, si divertivano a prendere a calci le teste tagliate dei nemici, soprattutto dei Romani.

Infatti, a livello inconscio, secondo alcuni studiosi, l’interesse per la palla che rotola deriva dal ricordo ancestrale di questa antica pratica usata per esorcizzare il timore dei nemici e della morte stessa durante le battaglie e anche schernire i nemici sconfitti. 

A proposito di calcio ho notato che il pallone dei mondiali che si stanno svolgendo in America del nord, denominato “Trionda” disegnato dai creativi di una famosa ditta di articoli sportivi, somiglia molto al “Triscele”, “Triskell” o “Triplice Dea”, che sarebbe proprio la Luna, anche se non so se volutamente ispirato a questo antico simbolo di origine celtica, oppure opera casuale della fantasia degli autori. Alla Luna crescente simbolo di nuova vita, corrisponde la dea greca Artemide, la Diana dei romani, sorella di Apollo e fiera cacciatrice, custode delle partorienti, delle giovani fino al matrimonio e della verginità. Collegata alla Luna piena è Selene protettrice delle donne sposate. Infine la Luna nuova, ovvero Ecate, è dea degli inferi e degli incantesimi. 

Come si vede la Triplice Dea tutela ogni aspetto della realtà, unendo metafore di vita, di morte e di rinascita. Anche nei precedenti mondiali del Qatar venne usato come simbolo, in quel caso più legato al Sole, di un “Analemma”, un otto irregolare, altro antico simbolo, studiato nell’antichità da astronomi Caldei Egiziani e probabilmente anche dai Celti. Sarebbe il disegno che si ottiene segnando l’ombra dei punti del sole durante l’anno, sempre alla stessa ora. L’Analemma veniva studiato per comprendere i movimenti più lenti del sole, soprattutto la precessione degli equinozi. Gli scriba predisposti facevano questo lavoro tutta la vita e i risultati delle osservazioni venivano trasmessi di generazione in generazione. 

Segnavano tutto il giorno e ogni giorno, la proiezione dell’ombra del Sole, soprattutto gli Egizi, degli enormi obelischi. Il disegno ottenuto veniva sovrapposto alla ruota dell’anno con i diversi incontri delle curve delle posizioni del Sole, che stabilivano le feste e le cerimonie pagane, poi diventate anche cristiane. Per sei mesi il tempo scrive con la luce tracciando nel cielo la calligrafia del Sole. Ogni alba lascia un segno lieve, ogni tramonto una memoria d’oro. Dal silenzio del solstizio d’inverno fino al respiro luminoso dell’estate, la Terra custodisce il passaggio delle stagioni. 

Quindici milioni di secondi raccolti in un solo sguardo, dove la pazienza diventa immagine e la luce racconta ciò che il tempo non sa dire. Tornando al calcio i tifosi inglesi cantano da tempo, durante questi eventi sportivi calcistici in coro: it’s coming on, the football is coming on… il gioco del calcio sta tornando a casa; anche se nonostante il desiderio, questa cosa non è ancora accaduta. Pare che il gioco del calcio moderno sia nato nelle periferie urbane delle città inglesi, tra le classi più popolari, giocando appunto la palla con i piedi, mentre le classi borghesi e aristocratiche si distinguevano praticando sport più nobili con le mani, il tennis, il rugby, la pallavolo. 

Per concludere voglio citare un brano di Italo Calvino tratto da  “Collezione di Sabbia”: Una sera, la Luna cammina per la strada portando se stessa nel taschino. Sul pendio le si è sciolto il laccio d’una scarpa. La Luna si china ad allacciare la scarpa e le cade di tasca la Luna, che si mette a rotolare veloce per la via asfaltata bagnata dalla pioggia improvvisa. La Luna corre dietro alla Luna, la distanza cresce, cresce per l’accelerazione di gravità della Luna che rotola. E la Luna perde se stessa nella nebbia azzurra giù in fondo al pendio. 

Questo fascino della duplicazione, proprio della immagine lunare, è probabilmente all’origine di una poesia di un poeta della prima avanguardia del novecento giapponese, Tafuro Inagachi. Anche in una traduzione parola per parola, questo poesia sembra lasciarci intuire, come in un riflesso appunto, qualcosa del suo scatto fantastico, si intitola “la Luna in tasca”. Mi piace usare questa immagine anche come metafora per descrivere più che la duplicazione dell’immagine, la triplicazione reale e non solo della dea, delle nazioni che ospitano i ventiseiesimi mondiali di calcio: Messico, Stati Uniti e Canada; la Luna Pallone Trionda che perde se stessa rotolando sui prati verdi dei campi di calcio, inseguendo un sogno ideale di pace e concordia tra popoli civiltà e nazioni...

A cura di Ferdinando Renzetti...



lunedì 22 giugno 2026

La posizione umana nel contesto della vita sul Pianeta...

 


L’uomo in questo ultimo secolo è divenuto il peso più grande per il pianeta Terra, siamo troppi ed inquiniamo tremendamente e rubiamo spazio al selvatico. Tutto ciò è innegabilmente vero, non posso però proporre soluzioni finali e sperare nell’armageddon, come molti illusi fanno, per risolvere il problema del mantenimento di una civiltà umana degna di questo nome.

Nell’ecologia profonda si indica sempre la condizione presente come base di partenza per il successivo cambiamento o riparazione… considero però che questa società non potrà durare a lungo ed è bene che vi siano delle “nicchie” di sopravvivenza, dalle quali ripartire con nuovi paradigmi di civiltà in cui mantenere un equilibrio fra uomo-natura-animali (dice una poesia: o si salvano o si perdono insieme).

Anche se non è attualmente il mio compito specifico quello “di salvare il mondo” (”sed ab initium”) sento che è giusto evocare questa necessità. Siamo sul filo del rasoio e solo la vita potrà indicarci la direzione, al momento opportuno. L’idealismo non serve a nulla! Non vorrei esprimermi come il papa di una nuova religione, non ho assunto delle regole e dei comandamenti, i miei scritti son solo proiezioni di pensiero, aggiustamenti mentali per individuare nuove vie di uscita.

Infatti a che servono i “principi” nella vita quotidiana, nella sopravvivenza quotidiana del giorno per giorno, salvando il salvabile senza rinunciare alla propria natura?…

Paolo D'Arpini - Rete Bioregionale Italiana



Gli antibiotici ed i veleni contenuti nella carne degli animali passano agli umani...


Immagine correlata


...il 70% della produzione mondiale di antibiotici è usato nell’industria degli allevamenti, quindi poi sono assunti dai consumatori umani.
La OMS dice: “Gli antibiotici sono un grave pericolo per tutti e, se non si fa nulla, il mondo si avvierà verso un’era post-antibiotici, in cui le infezioni comuni cominceranno ad uccidere più del cancro".
Già oggi oltre 1 milione di persone muore ogni anno a causa degli antibiotici che non fanno più effetto su di loro. Entro il 2050 (ma sarà molto prima-ndr) si passerà a 10 milioni l’anno.


Dio Padre-Madre disse: “… si susseguiranno a intervalli sempre più brevi le catastrofi e le epidemie scatenate dall’umanità col suo comportamento senza etica e senza morale…”

Quanto sopra vale anche in generale per tutti i prodotti di origine animale, che comunque contengono quantità elevate di antibiotici.” (M.B.)

Risultati immagini per Gli antibiotici ed i veleni  contenuti nella carne

“In ogni corrente di pensiero (religioso, politico, filosofico ecc.) si manifestano tre principali posizioni ideologiche: i moderati, gli eccessivamente moderati e gli intransigenti. E in questo c’è chi considera estremista chiunque cerca di essere coerente con le cose in cui crede. Anche essere troppo onesti, chiedere giustizia per tutti, preoccuparsi troppo del bene del prossimo è per alcuni estremismo. Ma se estremismo è chiedere amore per tutti gli esseri viventi i primi estremisti sono stati, e sono, gli uomini più illuminati della terra che hanno superato la visione soggettiva nell’ottica dell’Uno: Non si può cogliere un fiore senza turbare le stelle” (F.L.M.)

Rete Bioregionale Italiana




 

sabato 20 giugno 2026

Viva la muerte... tua!

 


“Le implicazioni filosofiche della rivoluzione scientifica in corso”. (1)

E anche quelle esistenziali.

“Non ci rendiamo facilmente conto che cose che ci sembrano ovvie sono solo aspetti dell’«aiuola che ci fa tanto feroci», come Dante chiama la Terra quando la vede, alla fine del Paradiso, giù, piccolina, dall’alto del cielo delle stesse fisse”. (2)

 

 

Si legge e si sente così di frequente – tanto da evincerne facilmente che si tratti sempre di espressioni di matrice cultural-scientista – che il mondo quantistico o dell’infinitamente piccolo, non ha alcuna relazione né corrispondenza e sovrapponibilità con quello macroscopico in cui avvengono le relazioni umane. L’affermazione di tale distinguo scientista è sempre guarnita da due contorni: il sarcasmo – per non dire l’odio – anti-eretico con il quale viene pronunciata e la radicale inconsapevolezza nella fede della logica, divinità superiore a qualunque altra. Entità intoccabile nei confronti della quale chiunque deve inchinarsi, pena la scomunica, entro la quale – a parer loro – esiste e può esistere la conoscenza e la sua narrazione. Antinomie e paradossi non sono sufficienti a scientisti, razionalisti e meccanicisti per constatarne i miseri limiti della logica e, quindi, per porsi qualche domanda sul tributo di acume e presunta perspicacia che le devolvono come invasati d’illuministica pazzia.

Entrambe le guarniture – sarcasmo e inconsapevolezza – nel loro piccolo o grande, sono un seme dormiente pronto a risvegliarsi dando origine a conflitti, sofferenze e illusioni. Sono entrambe la manifestazione dello spirito materialista, inetto a cogliere l’organismo relazionale che tutto tiene, da cui tutto fiorisce, destinato ad alimentare l’incantesimo del mondo universalmente oggettivo per tutti.

 

“Non esiste un «al di fuori del mondo», non esiste un luogo privilegiato da cui guardare il mondo dall’esterno”. (3)

 

Chi ha avuto occasione di abbandonare lo stadio della dimensione materiale quale sola di cui occuparsi e andarne oltre, può constatare con somma evidenza quanto quella realtà, composta da oggetti tra loro separati e governati dal principio di causa-effetto, sia tanto necessaria e utile in contesto organizzativo, quanto sconveniente in ambito relazionale-umanistico. Con la logica prepari l’orario scolastico, ma non puoi creare nulla. Con logica distingui il bene dal male, senza constatare si tratti di un artificioso e indebito arbitrio individuale, sociale, politico e morale che sia.

 

Non si tratta perciò di negare legittimità all’idea materialista, ma semplicemente di sottrarle lo scettro a forma d’infinito col quale l’abbiamo inconsapevolmente investita. Un supremo encomio, ma anche un’autorete nei confronti della conoscenza. Quell’idea, infatti, coatta i pensieri degli uomini non ancora schiusi dalla capsula meccanicista, logica e razionalista. Uomini che misurano il mondo con il metro egocentrico e antropocentrico, in quanto il solo a loro disposizione. Ovvero uomini che non hanno ancora osservato la natura arimanica di quell’investitura, con la quale hanno ottenuto saperi e poteri ma perduto conoscenza e bellezza.

 

Finché resteremo rapiti dall’incantesimo della realtà unica e oggettiva, dal razionalismo totalitaristico, dall’idea del cosmo esauribile in un meccanismo, uomo incluso, se, in sostanza, non si avvia in noi una lettura critica di quanto, dagli abecedari in su, fino agli anfiteatri universitari, ci è stato fatto studiare sotto l’egida della verità e sentiamo replicare da ogni parte, l’energia creativa necessaria a sciogliere la stregoneria di cui siamo docili succubi, non potrà raggiungerci e non potremo così riacciuffare noi stessi o smettere di confonderci, senza avvedercene, con le maschere dell’io.

 

Secondo l’iconografia biblica, l’arcana serpe ha obnubilato gli uomini dalla conoscenza, lasciandoli convinti che questa consti di saperi tecnici e speculativi. Ha fatto sì che la concezione del mondo, qualunque essa fosse, fosse altro da colui che la formula, esprime, vede. Sta in questo il ripetersi della storia e con essa il riciclo della sofferenza umana. Come sta nella conoscenza, cioè di quello stato in grado di distinguere il recitato dall’autentico, il sé dall’io, in grado di perseguire il benessere privato e politico, che permette alla cultura di unirsi a quanto già detto da tutte le culture sapienziali della storia umana.

 

Dunque, una volta liberi dal vettore di lancio nell’atmosfera culturale meccanicista e positivista lo sguardo sul mondo cambia. È quanto hanno potuto le Tradizioni sapienziali di tutta la terra e di tutte le epoche ed è quanto anche la Scienza, svincolatasi dalla dimensione analitica, è giunta a cambiare, tanto che l’opportunità di riconoscere nel binomio mente-materia una diade inscindibile, una delle affermazioni più derise e denigrate dagli scientisti, è da tempo all’attenzione di alcuni ricercatori.

Il concetto è semplice. Senza d noi non c’è descrizione della realtà, quindi la realtà descritta, in quanto ci richiede, non può che essere arbitraria. Anche in questa prospettiva va intelletto il principio che unifica la mente e la materia, che le reifica di una sola sostanza energetica. 

 

Carlo Rovelli parla da tempo della realtà in questi termini, ovvero della realtà nella relazione. In merito alle sue ricerche, che insieme a quelle di altri portano la scienza – non più analitica ma magica – a riconoscere la conoscenza secondo concezioni che appartengono da millenni alle Tradizioni. Ricordo il commento di qualcuno ancora ben incapsulato nello stadio vettore scientista, che davanti a “Sull’uguaglianza di tutte le cose” – Adelphi, 2025 – del fisico veronese, invece di fermarsi a considerare in che termini ci si poteva permettere quell’affermazione tanto blasfema, in che termini era vera, quanto rappresentasse la realtà e quanto con essa avrebbe potuto ampliare la propria visione, autorizzato dalla sacra e crociata saccenza di cui si sentiva investito, librava la sciabola scientista sul collo dell’idea, della prospettiva, della concezione, della realtà e della verità che gli veniva offerta, in quanto a furor logico-scientista era un’affermazione platealmente senza diritto di legittimazione. 

 

Schiuso l’incantesimo della realtà oggettiva ci si ritrova a mettere in discussione ciò che prima non era presente alla coscienza invasa da dati, sterile di vibrazioni. È l’avvento della rivoluzione. Per cercare di radunare tutte le strade della rivoluzione in una sola riga si può fare riferimento alla consapevolezza. È a mezzo di questa che si può continuare a frequentare il bar sport della vita e seguitare a litigare per Mazzola e Rivera, ma ora senza più odio né sofferenza, ma con ironia e bellezza. È in questa schiusa che vive il principe Myškin, “L’idiota” di Dostoevsky.

 

L’aggiornamento della consapevolezza è rivoluzionario in quanto permette di oggettivare e osservare nella loro organicità, identità e relazioni, elementi quali l’io, le dinamiche interpersonali, gli insiemi (di ogni tipo) come organismi dotati di mente (Bateson), la razionalità come illusoria via alla pace e alla conoscenza, le emozioni come ordini capitali, in forma di vibrazione, ai quali ottemperiamo e riduciamo il mondo a nostra immagine e somiglianza, i sentimenti come immateriali legami impermeabili al tempo e allo spazio, lo stato di benessere e malessere come riflesso esistenziale di emancipazione avvenuta o mancata nei confronti di quanto imparato dai sussidiari e negli anfiteatri aulici.

 

In merito alle consapevolezze che anche la scienza ha raggiunto, così si legge a pagina 12 di Sull’eguaglianza di tutte le cose: “Questo è il mondo che vedo emergere dalla rivoluzione scientifica del XX secolo e che cerco di illustrare nelle pagine che seguono. È un mondo che non è fatto di oggetti, non occupa uno spazio, non si svolge in un tempo e non è governato da cause ed effetti. È tessuto da relazioni, composto dall’intrecciarsi di prospettive, può essere descritto solo dal suo interno. Ci invita a modificare i concetti con cui siamo abituati a organizzare la realtà, ad abbandonare certezze e rinunciare a fondamenti ultimi.

Inoltrarmici, prima come studente. poi come ricercatore, rifletterci e discutendo a lungo è stato per me, ed è tuttora, fonte di stupore e vertigine. È un mondo alieno. Ma mi sembra più leggero e più accogliente per noi esseri mortali, composti principalmente di pensieri ed emozioni”. (4)

 

Si tratta di consapevolezze rivoluzionarie non limitate nella specializzazione della scienza classica e a quella dell’infinitamente piccolo. Esse coinvolgono la dimensione morale, letica, umana, sociale, politicala in quanto in essa è implicito il rispetto delle verità e della dignità dell’altro. 

 

“La fisica quantistica si è rivelata di grandissima efficacia nel rendere conto dei fatti del mondo, piccoli e grandi.

[...]

La novità dei fenomeni quantistici è stata compresa dal grande scienziato che riflettuto più a fondo su cosa questi ci dicano del mondo. Il danese Niels Bohr. Bohr riassume il cuore dei fenomeni quantistici nella 

 

«impossibilità di separare nettamente il comportamento dei sistemi atomici dall’interazione con lo strumento di misura che serve per definire le condizioni nelle quali appare il fenomeno». (A)

 

Quello che è importante in queste parole non è che il sistema si «atomico» o che interagisca con uno «strumento di misura». A distanza di cent’anni, capiamo che l’idea che Bohr ha catturato si applica a qualunque porzione del mondo, «atomica» o no, e alla sua interazione con qualunque altra porzione del mondo, «strumento di misura» o no.

[...]

Questo è il cuore concettuale della meccanica quantistica”. (5)

 

Consapevolezze la cui diffusione è castrata dalla cultura scientista. Una specie di sceriffo che, sebbene sia tenuto in piedi da autopoietiche verità dogmatiche, mantiene il diritto di vita e di morte, impedendone così la diffusione e con questa la realizzazione verso un mondo non più antropocentrico ed egocentrico, con meno rischio di conflitti e sofferenza, con più rischio di bellezza.

 

“L’interpretazione relazionale che ho illustrato interpreta i fenomeni quantistici come un invito a un aggiornamento del quadro concettuale che utilizziamo per pensare la realtà. Il modo migliore di cercare di comprendere il nuovo sapere sul mondo mi sembra non sia distorcere questo sapere e aggiungerci pezzi per forzarlo in schemi concettuali esistenti, ma utilizzarlo invece come guida per modificare i nostri pregiudizi e le nostre assunzioni concettuali, prendendolo per buono così com’è”. (6)


Lorenzo Merlo




 

 

Note

.1 Carlo Rovelli, Sull’eguaglianza di tutte le cose – Lezioni americane, Milano, Adelphi, 2025, p. 11.

.2 ivi, p.18-19.

.3 ivi, p. 25.

.4 ivi, p. 12.

.A N. Bohr, The Philosophical Writings of Niels Bohr, Ox. Bow Press, Woodbridge, vol IV, 1998, p. 111.

.5 ivi, p. 26-27.

.6 ivi, p. 31.

venerdì 19 giugno 2026

Alcuni retroscena sulla fondazione del Circolo Vegetariano di Calcata...

 

Calcata. La sede storica del Circolo Vegetariano VV.TT.

In varie parti del  blog del Circolo vegetariano VV.TT. si menziona la data di fondazione ma non ho mai spiegato come e perché in verità il Circolo nacque. Ufficialmente la nostra associazione fu “inaugurata” il 26 aprile del 1984, avvenne nella prima sede storica di Piazza Roma a Calcata. 
Il 26 aprile era la data di nascita di mia madre Giustina e fatalità anche quella dell’allora vicepresidente Sandra Forti. Quella stessa notte, anzi l’indomani mattina del 27, nacque il mio ultimo figlio, Felix. Subito dopo la festa inaugurale tornai a casa, a quel tempo abitavo in Via di Porta Segreta, dove c’erano due ostetriche ed anche un ginecologo che assistevano Gemma, la partoriente.
 Assistetti quindi alla nascita di mio figlio e quella fu un'emozione grande, compresi meglio il funzionamento della vita. Infatti molto spesso si capisce la vita solo se la si osserva dal suo “nascere”. Quella nascita in effetti fu la causa principale per cui la mia stessa esistenza cambiò.
Precedentemente per ispirazione ricevuta durante una delle mie lunghe permanenze a Jillellamudi in compagnia della mia madre spirituale Anasuya Devi, Amma per tutti i suoi figli, avevo fondato la prima azienda italiana di prodotti integrali. Avvenne nel 1976 e si chiamava “Annapurna”, il nome della Dea dell’alimentazione (che sta a significare la “perfezione nel cibo”). 
Fino al 1984 portai avanti il mio discorso vegetariano e spirituale attraverso quel lavoro, che comportava però un impegno esterno molto forte. Insomma svolgere un’attività commerciale con produzione, vendita, rappresentanza, distribuzione... portava via parecchio tempo. Con la nascita di Felix e l’apertura del Circolo decisi perciò di chiudere l’azienda e di occuparmi a tempo pieno delle mie cose familiari. Il circolo mi consentiva di svolgere un’attività in loco, senza più dovermi spostare (se non nel vicinato per reperire i prodotti locali necessari). 
Posso affermare che l’apertura del Circolo Vegetariano fu anch’essa la conseguenza di una ispirazione ricevuta da Amma. Per questa ragione, approfittando di una situazione ancora fluida, decisi di trascorrere buona parte del 1985 a Jilellamudi. E fu proprio al termine di quella permanenza che il 12 giugno la mia Amma lasciò il corpo.
Prima di questo evento ci fu una grande celebrazione, quasi in anticipo/premonizione del suo Maha Samadhi, che durò un intero mese, con continui canti, recite sacre, bandhara ed altri importanti eventi. Quelli furono momenti veramente pieni di Grazia. 
Ricordo che mi trovavo a galleggiare senza nemmeno avere più la cognizione del giorno o della notte.. Forse sognavo, non so… 
Tutte le sere con Upahar, James, Terry ed altri compagni cantavamo per ore, loro suonavano l’harmonium o la chitarra, io i tamburelli ed i cembali. Certe notti stavamo a cantare senza accorgercene per ore… 
Poi improvvisamente tutto finì. Mi resi conto che qualcosa stava per succedere ma non ebbi il coraggio di assistere all’atto finale. Mi congedai da Amma e tornai in Italia. 
Dopo pochi giorni ricevetti un telegramma di James, un inglese residente stabilmente a Jillellamudi, in cui mi diceva che…. (…) Beh, voglio ricordare Amma da “viva”, anzi voglio ricordarla come non l’ho mai conosciuta…
Paolo D'Arpini



giovedì 18 giugno 2026

27° Raduno Nazionale di RIVE - Alpe Pianello (Dumenza, VA)

 



Dal 22 al 26 luglio 2026 ci ritroveremo all'Ecovillaggio Alpe Pianello Ritiri e Ricerca Interiore, tra magnifici boschi con vista sul Lago Maggiore, per vivere cinque giorni di incontro, formazione, comunità e trasformazione.
Quest'anno il raduno ha un significato ancora più speciale: celebriamo i 30 anni della Rete Italiana Villaggi Ecologici!

 

"Tra Terra e Cielo, passando dal Cuore" è il tema che abbiamo scelto: sarà un viaggio
attraverso le diverse anime degli ecovillaggi e delle comunità intenzionali.
🌱Terra – dimensione ecologica
❤️Cuore – dimensione sociale
☁️Cielo – visione e futuro

 

COSA TROVERAI:
- workshop e laboratori esperienziali
- presentazioni di ecovillaggi e progetti di comunità
- incontri e scambi autentici
- cucina vegetale biologica e locale
- musica, festa e convivialità
- nuovi modi di vivere e abitare il mondo

 

PER TUTTA LA FAMIGLIA!
Sono previste attività dedicate a bambini/e e adolescenti, oltre a momenti intergenerazionali pensati per tutta la comunità.


👉 ISCRIVITI  qui
🌳 Tutte le info qui


Non è un festival.
Non è una vacanza.
È un luogo dove le idee diventano esperienze e le relazioni diventano possibilità.
Ti aspettiamo nel cerchio!