Tempo fa ho partecipato a un laboratorio seminario sul tema della comunicazione empatica durante il quale sono stati realizzati disegni appunti e mappe concettuali. dopo un po' di tempo ho pubblicato sul libro dei fessi due post che mi avevano colpito, il primo riportava il disegno di uno sciacallo in nero che rappresentava appunto il linguaggio sciacallo, sotto c'era scritto: entra nelle dinamiche, si sente attaccato, attacca. Un altro disegno in rosso di una giraffa metafora del linguaggio giraffa perché è empatica ha il cuore grande e vede dall’alto la situazione. dopo qualche giorno ho ricevuto la seguente critica con la mia successiva risposta
giovedì 5 marzo 2026
Tracce di Comunicazione Empatica...
mercoledì 4 marzo 2026
Firenze. Un teatro InStabile da salvare...
InStabile è uno spazio culturale attivo dal 2020 in via della Funga, nell’area del Varlungo a Firenze Sud, che unisce rigenerazione urbana, programmazione artistica e attività sociali a titolo principalmente gratuito. Nei mesi estivi un’area all’aperto attiva tutti i giorni con proposte artistiche, bar e bistrot; nei mesi invernali uno Chapiteau all’interno del quale si svolgono concerti, spettacoli, matinée per le scuole e percorsi di formazione. All’interno dello spazio gestiamo anche un bistrot, fondamentale per il sostegno economico alla parte artistica e sociale.
La Sicilia “in prima linea”... nell'attacco contro l'Iran!
Nel contesto del Medio Oriente in fiamme in seguito all’aggressione Usa-Israele contro l’Iran la Sicilia è in prima linea con le attività della base militare Usa e Nato di Sigonella e con il Muos di Niscemi.
“Sigonella -denuncia il professore e attivista antimilitarista Antonio Mazzeo (Antonio lo scorso anno ha partecipato alla missione umanitaria della Freedom Flotilla per tentare di rompere l’embargo sionista contro i palestinesi di Gaza, venendo catturato dai militari israeliani e poi rilasciato)- è ancora una volta protagonista delle guerre di Usa e Israele. Un pattugliatore P-8A “Poseidon” di US Navy è decollato dalla base militare siciliana di Sigonella verso il Mediterraneo orientale per partecipare alle operazioni di guerra scatenate dalle forze armate di USA e Israele contro l’Iran“.
A sostegno della denuncia di Mazzeo le foto dei tracciati che accertano lo spostamento del “Poseidon” da Sigonella verso il Medio Oriente: questa tipologia di aereo opera per attività di disturbo e ricognizione.
Non è la prima volta che la base di Sigonella ha un ruolo nelle operazioni statunitensi di intelligence: dalla base decollano regolarmente velivoli spia e droni, come i Global Hawk e i Reaper. E anche un ruolo di supporto logistico: dalla base decollano regolarmente velivoli spia e droni, come i Global Hawk e i Reaper, e recentemente è stato segnalato un aumento dell’attività di sorveglianza in corrispondenza del sito nucleare iraniano di Isfahan.
Attività che non riguardano solo il Mediterraneo ma anche il sostegno all’Ucraina contro la Russia. Inoltre, nella base di Sigonella avviene il rifornimento di aerei cargo statunitensi che trasportano sistemi d’arma destinati nell’area mediorientale.
C’è anche il Muos che “contribuisce” a porre tutto il territorio dell’arcipelago siciliano “in prima linea”, il Mobile User Objective System, installato all’interno della riserva naturale “Sughereta di Niscemi” – un’area protetta praticamente violata e occupata militarmente dagli USA con il consenso dello Stato italico – un sistema di telecomunicazioni satellitare ad alta frequenza (UHF) della Marina degli Stati Uniti e costituisce uno dei quattro nodi terrestri di una rete globale progettata per gestire le comunicazioni militari Usa in tutto il mondo operando come una sorta di “rete cellulare satellitare” fornisce comunicazioni vocali e dati criptati ai militari sul campo e attraverso una costellazione di satelliti in orbita geostazionaria collega navi, aerei, veicoli e truppe sul campo.
L’attacco Usa-Israele all’Iran, e tutto quello che puo’ determinare a livello mondiale, quindi, coinvolge direttamente la Sicilia con la base di Sigonella e il Muos, ma non sono le uniche basi Usa-Nato presenti nel territorio colonizzato dell’arcipelago siciliano:
– a Trapani, nella base Nato di Trapani-Birgi, l’aeroporto militare e’ utilizzato dalla Nato come base di supporto logistico e operativo, in particolare per i velivoli radar AWACS che monitorano lo spazio aereo del Mediterraneo. Ultimamente anche come base di addestramento per gli F35;
– nel Porto di Augusta (Siracusa), che non e’ un porto militare, e’ attivo un punto di approdo e rifornimento per le navi della Sesta Flotta degli Stati Uniti e per le unità navali della Nato impegnate in operazioni regionali;
– nelle isole di Pantelleria e di Lampedusa la Nato e’ presente con centri di telecomunicazione e installazioni radar per la sorveglianza del traffico marittimo e aereo nel Canale di Sicilia.
Intanto, subito dopo l’attacco all’Iran, un comunicato affisso all’ interno alla base di Sigonella e reso pubblico recita cosi’:
“Sigonella attenta. Si ricorda a tutto il personale e alle famiglie di rimanere vigili. Anche se non ci sono minacce specifiche e credibili al momento“.
Nella Sicilia, colonia USA d’oltremare, la guerra è in casa…
Orazio Vasta - Fonti: Contropiano e La Bottega del Barbieri.
martedì 3 marzo 2026
Un giorno cosi ordinario… Parole sante!
Notizie dal castello di carte: chiudiamo gli occhi e vediamo con chiarezza in questo caleidoscopio delle forme combinate dalla natura, è ora di diffondere la verità, buongiorno da varie fonti: è ora di svegliarsi! Sedendo quietamente viene la primavera, nuvola bianca che si muove nel cielo: spinto dal mio nume volteggio e semplicemente formulo risposte, spesso camminando per strada… raccolgo cartacce abbandonate e pacchetti vuoti di sigarette, bottigliette e altri residui del “benessere”. Come niente fosse. Ci ritroviamo soli con il kit di sopravvivenza in mano.
Un bagaglietto dentro il quale c’è scritto… Basta la Natura! Un semplice quaderno si trasforma in un mondo da esplorare, un mondo dove riporre fiducia cura attenzione affetto; un mondo fatto dei mille gesti del giorno che esterniamo attraverso le parole. quando le scriviamo esse prendono vita e stanno la davanti sul foglio bianco… nel qui e nell’ora sto sempre bene con me stesso e sono contento di incontrare gli amici e sentire le tante parole dette e ridette. sto seduto nel sole e nel vento del cielo azzurro, sono felice di essere con loro semplicemente a sentirli e a valorizzare lo spazio il luogo e il tempo vissuti assieme. La primavera mi porta ogni anno la coscienza che nella vita avventurosa che conduco semino in aria per far fiorire il cielo, solo che il raccolto è sempre magro, i frutti pochi e sparsi… mi resta la soddisfazione di aver fatto sorridere il cielo azzurro pieno di nuvole bianche…
Mille poemi mille avventure mille di mille.. sulla spiaggia di Palinuro ho conosciuto Julian tedesco napoletano e parlando con lui di Zenone di Elea, ho scoperto che ha studiato filosofia a Barkley in California e insegna filosofia a Tubinga e dopo il racconto di alcune visioni dispotiche dell’america e della Germania di oggi, ci siamo soffermati a discutere sulla teoria della divisione dello spazio infinitesimale teorizzato da Zenone.
Esistono due scuole, quella dei gunkiani da gunk materia sporca che sono convinti della divisibilità della materia all’infinito e dei fondamentalisti che sostengono che a un certo punto la materia non sia più divisibile. Ho scoperto di essere un "gankiano"! Interessante notare che mentre Zenone divide la materia sempre per due, Pitatgora la divide per due per tre e per quattro mentre Protagora la organizza e mette l’uomo al centro come misura di tutte le cose.
C’è da dire che la vita è totalmente varia. questa varietà è la caratteristica dominante che allo steso tempo evoca l’unitarietà di fondo.
Come avviene nelle osservazioni delle figure formatesi in un caleidoscopio, gli specchietti e i cristalli sono gli stessi anche se le immagini appaiono sempre diverse. non ci sono due cristalli di neve uguali, non ci sono due foglie dello stesso albero uguali; in una distesa di sabbia ogni granello è diverso; nell’umanità ogni uomo unico ed è irripetibile, insomma… la vita è totalmente varia!
Quando ci siamo sfiniti in tentativi di fare qualcosa per noi stessi, di fuggire ed essere sicuri abbandoniamo tutte le direzioni e lasciamoci andare alla corrente che ci porta, e sentiamo che non ci sono limiti, che siamo tranquilli per sempre e liberi e felici... (parole sante)
Ferdinando Renzetti
domenica 1 marzo 2026
Rimozione della cultura...
"...Di sicuro chi nasce oggi se sopravviverà ai miasmi tossici dell'inquinamento, ai veleni nel cibo e nell'acqua, allo stress di lavori accelerati e sottopagati, alle guerre per l'acqua, non avrà né la voglia né la forza di fare figli. Vogliamo veramente distruggere la specie umana inseguendo il PIL lo spread e la crescita infinita? E questo il mondo che vogliamo? Un mondo dove per risparmiare 15 minuti sacrifica sorgenti, boschi, devasta le valli e stupra le montagne?" (I.Z.)
"La cultura della cancellazione è un fenomeno moderno di ostracismo online e fisico volto a rimuovere o boicottare persone, opere o simboli ritenuti offensivi o non conformi al politicamente corretto. Questo approccio è visto da alcuni come giustizia sociale, ma da altri come censura e bullismo culturale..." (Wikipedia)
sabato 28 febbraio 2026
La guerra e la pace sono nella mente...
Uno dei distinguo tra le due età risiede nella psicologia dell’espressione del bisogno: per i più piccoli corrisponde ad un’esigenza che qualcuno (la madre) soddisferà, mentre per i bambini, ad una pretesa carica di rancore-sofferenza se insoddisfatta o, al contrario, di ovvio diritto rispettato.
Nell’età successiva, detta adolescenza, insieme alla separazione psicologica dai genitori, si compie l’affermazione definitiva della personale identità. Come già era nell’infanzia, anche in questa fase, ciò che proviamo ha diritto assoluto di essere ascoltato, il nostro stato interiore assume i caratteri dell’universalità, ciò che proviamo è posto al centro della realtà in modo direttamente proporzionale all’incapacità di esprimerlo. È una condizione narcisistica, ignara del mondo che alberga nel prossimo e incapace di tenerne conto. Non riconoscerla, non considerarla, non accudirla è peccato grave di chi riteniamo sia tenuto a farlo. In questa età, il giudizio corrisponde al reale stato della realtà.
Il transito dall’adolescenza all’adultità ha un che di iniziatico, in quanto il guscio narciso, entro il quale esaurivamo il mondo, si schiude mostrandoci quanto non vedevamo e tenevamo in conto. Si diviene un nuovo essere capace di coscienza dell’altro, quale esistenza altrettanto nobile alla nostra, da rispettare. Il prossimo non è più, come accadeva da ragazzini, una figura strumentale a noi, senza sentimenti ed emozioni, sensibilità, attitudini. E non poteva essere diversamente, in quanto a nostra volta non avremmo saputo dire quali sentimenti provassimo e quali emozioni ci muovessero.
La condizione adulta vive la responsabilità della realtà che la circonda, in particolare dei doveri nei confronti del prossimo, della cura l’educazione della prole e dei relativi coetanei in cui vede il futuro e in quella dei vecchi, nell’ultima età della vita, nei confronti dei quali porta riconoscenza e attenzione.
Se per quanto riguarda le epoche neonatale, infantile e adolescenziale, quanto tratteggiato fin qui, fatto salvo problemi psicologici relazionali, ha la sua attendibilità, per quanto detto per l’età adulta non è che la configurazione teorica. In questo momento storico infatti, lo stato adulto e la corrispondente responsabilità, non ha più la solidità di una scultura nella pietra, ma l’impermanenza di una scritta sulla sabbia. L’adulto di questi anni, forgiato nelle comodità fisiche e psicologiche non ha calli sulle mani, non ha coscienza dei sentimenti e delle emozioni che lo attraversano, non ne sa parlare, ne è dominato. La sua attenzione non è sulla responsabilità ma sul diritto. È una figura incompiuta, ovvero vulnerabile, proprio come un adolescente. Non avendo, quindi, coscienza di sé, non ha più il necessario per essere un mattone dell’edificio sociale.
Il solco della tradizione, prima segnavia della vita, ora, riempito di cianfrusaglie e non solo, non ha più alcun potere, ma è pure denigrato. I vecchi sono divenuti un peso sociale e famigliare di cui sbarazzarsi, gli adulti si dedicano al piacere, gli studenti sono spezzettati come le specializzazioni di cui hanno il culto, i giovani sono irregimentati al servizio del lavoro e della replica, estranei a tutti i valori comunitari tranne a quelli liquidi fomentati bailamme d’informazione-intrattenimento digitale, che bombarda a grappolo loro e chiunque, i piccoli sono educati all’egoismo come prioritario principio dell’esistenza ridotta a competizione.
E come si sarebbe potuto evitare l’abisso dall’aspetto umano nascendo nella cultura materialista, nido e cielo dei nostri pensieri? Come avremmo potuto concepire altro che non fosse riducibile all’ascissa e all’ordinata cartesiana? Come sfuggire al dogma della scienza che, come un potente magnete posto in fondo al punto di fuga, ci risucchia velocemente, impedendoci così di riconoscere le maglie storpie della sua narrazione in cui il mondo e il vero sono tali in quanto resi evidenti dalle unità di misura che lei stessa ha inventato?
No, salvo risibili eccezioni, non si poteva sfuggire. Ma, c’è un ma. E anche di un’ampiezza, che qualunque avveduto nei confronti di ciò che comporta, potrebbe – se non dovrebbe – ridimensionare radicalmente l’arroganza antropocentrica e la relativa esaltazione del razionalismo, ramo del materialismo.
Si tratta delle tradizioni sapienziali, a mezzo delle quali gli uomini di tutta la terra hanno precisato da millenni che la realtà è maschera, che indossarne una o l’altra e difenderla conduce al male, embrione di ogni conflitto intimo o relazionale. Si tratta anche di pensatori noti e ignoti che, emancipati dalla egregore culturali che li aveva nutriti, hanno saputo riconoscere quanto il potere che è in noi sia regolarmente, indefessamente, mortificato, costretto entro gabbie di idee che crediamo nostre, con cui ci rappresentiamo, per le quali ci sentiamo in dovere di difenderle e combattere. E siamo di nuovo ad una vita vissuta nella sofferenza o, a volte, nell’esaltazione – nient’altro che un contraltare ugualmente vacuo – sotto il quale ci attende il buio del nichilismo. Un territorio in forma di centro commerciale dove credere di condurre una vita rispettabile o di tiro a segno, dove credere sia legittimo sopraffare il prossimo, convinti che le buone maniere possano bastare a sentirsi nel giusto. Un territorio virtuale che, al primo corto circuito, le reti della depressione e della disperazione ci agguantano per lasciarci nel secchio ad agonizzare, certi che la morte che vorremmo darci è il solo modo per uscirne.
Se le tradizioni del mondo, ognuna a proprio modo, hanno precisato come e quando il malessere, e perciò anche il benessere, si attesta in noi, tra i pensatori più recenti, Nietzsche, con la sua Umwertung aller Werte, trasmutazione di tutti i valori, ha delineato un ulteriore, possibile, fase evolutiva dell’uomo e l’ha chiamata übermensch, oltre uomo. Ovvero di una figura capace di riconoscere le egregore che lo mortificavano e di emanciparsene mettendole così a tacere. Un uomo in grado di svincolarsi dall’egocentrismo, idoneo ad annullare il giogo del narcisistico vittimismo e di recuperare, perciò, la forza creativa a mezzo del potere della volontà, da lui definita di potenza, per distinguerla da quella dell’autoindulgenza. Una all’altezza della disciplina, l’altra inficiata dalla lassità.
Si tratta banalmente di un uomo realmente adulto, realmente all’altezza di prendersi la responsabilità di tutto e della propria condizione. Di un uomo consapevole che solo a mezzo dell’assunzione della responsabilità di tutto si passa dalla cruna dell’ago, dalla “porta stretta della conoscenza” (1), accedendo così alla miglior forza creativa, la stessa che Bergson ha definito slancio vitale.
L’uomo compiuto è consapevole che non esiste ragione superiore, che ognuna ha la sua radice e diritto d’esistenza, che eleggerne una sopra le altre è all’origine della guerra, che ogni affermazione che distingue, classifica e gradua è assolutamente autoreferenziale, che ogni giudizio separa l’unità che siamo. Vede quanto l’”esportazione della democrazia” sia in seno una camicia di forza delle culture soggiogate e anche che, tale veste, dovrebbe indossarla proprio chi la vuole imporre al prossimo. Sa che la ragione, il causa-effetto e la logica hanno diritto a un grande potere purché entro i limiti di contesti chiusi, tecnici, materiali, nei quali il meccanicismo a pieno diritto di dominio, ma totalmente fallace in quelli aperti, relazionali, umanistici.
Vede le ragioni energetiche che ci spingono ad un ruolo, che chiudono entro una condizione, che ci permettono la bellezza e l’amore. Vede come vivere in pace con sé e il prossimo. Vede che siamo prede di suggestioni dovute all’interpretazione egocentrica, vittimistica o prepotente.
Sa distinguere tra storia duale e uno universale, sa che nella prima risiede il conflitto e nel secondo la serenità.
Sa che porgere l’altra guancia non è un’allegoria per esprimerlo, in quanto significa soltantoemanciparsi dalla propria importanza personale per vedere cambiare il mondo. Che non farlo significa mantenerlo così com’è nonostante le intenzioni intellettuali nella bocca di tutte le parti in causa. Sa che capire non conta nulla e ricreare è necessario. Sa perciò cosa implica la guerra e come realizzare la pace. Infatti, ogni consapevole della parzialità obbligata delle proprie affermazioni, emancipato dall’importanza personale, avendo valicato le frontiere egoiche, libero dalle parassite imposizioni duali dell’io e del voi, esprime una forza di pace.
“Come nelle braccia di una donna amata perdiamo ogni distinzione fra l'esterno e l'interno, così l'essere umano abbracciato dall'assoluto onnisciente è soddisfatto in ogni suo desiderio; solo il desiderio dell'assoluto persiste, ogni altro sparisce, così come sparisce ogni dolore”. Brhad-aranyaka-upanisad IV.3.21
1. Raimon Panikkar, La porta stretta della conoscenza. Sensi, ragione e fede, Milano, Rizzoli, 2005.
giovedì 26 febbraio 2026
Italia: "Conservazione della Memoria"...
Nel 2026 ricorre l’Ottantesimo anniversario della nascita della Repubblica Italiana. Per questa occasione così significativa, l’Archivio dei diari promuove, insieme all’Archivio Storico della Presidenza della Repubblica, il convegno "Le memorie della Repubblica, la Repubblica nelle memorie", che si terrà a Roma il 4 e il 5 marzo 2026 presso Palazzo Sant’Andrea, Via del Quirinale 30. Un momento di studio e di confronto che mette in dialogo la documentazione raccolta in quarant’anni dal nostro Archivio con la ricerca sulla storia dell’Italia repubblicana. Responsabile scientifico del Convegno di studi è Patrizia Gabrielli, docente di Storia contemporanea e Storia di genere presso l’Università di Siena. L’incontro approfondisce i diversi aspetti della memoria individuale e delle memorie collettive del Paese, quali presupposti dell’appartenenza alla comunità repubblicana, attraverso il contributo di diciotto studiose e studiosi provenienti da sette delle maggiori università italiane e da due istituti di ricerca, con l’obiettivo di diffondere nuovi risultati storiografici e coinvolgere scuole, cittadine e cittadini. Ciascuna sezione è dedicata a una data fondamentale del calendario civile, nazionale e internazionale per analizzare i contenuti e le forme del discorso politico, attraverso le affinità, le rotture, le increspature tra memoria collettiva e memoria individuale. Un filo rosso del convegno sarà suggerito da una importante selezione di brani dai diari dai nostri archivi, preziosi tasselli che ricompongono un racconto corale. Il 2 giugno: Festa della Repubblica, presieduto dalla Sovrintendente dell’Archivio Storico della Presidenza della Repubblica Marina Giannetto, apre i lavori il 4 marzo alle 14 dopo l’introduzione della Sovrintendente Giannetto, della direttrice Cangi e della professoressa Gabrielli: la prima votazione a suffragio universale in Italia, parteciparono quasi il 90% degli aventi diritto, il referendum che segnò il passaggio alla Repubblica democratica. Le emozioni, le aspettative, i timori degli italiani nei giorni in cui il Paese abbandona la monarchia, nelle relazioni 2 giugno 1946: la Repubblica! di Maurizio Ridolfi, Università della Tuscia, Alle urne di Enzo Fimiani, Università “G. d’Annunzio” Chieti-Pescara, La colonna sonora della Repubblica di Stefano Pivato, Università di Urbino Carlo Bo, e gli anni in cui quella democrazia è stata in pericolo, nel resoconto di Camillo Brezzi Sentii un colpo violentissimo alla nuca. Terrorismo, memorie, generazioni. L'8 marzo: Giornata internazionale delle donne, data simbolo dell’emancipazione femminile, richiama temi e questioni diverse, dal lavoro alla partecipazione politica, al tema della violenza di genere. La sessione prevede gli interventi: Una ricorrenza per le donne di Patrizia Gabrielli, Lavoro e professioni di Liliosa Azara, Università Roma Tre, Femminismi nelle memorie di Serena Terziani, Università di Siena. Il 25 aprile: Liberazione, presieduto da Patrizia Gabrielli, apre i lavori della seconda giornata alle 9. I sogni e la fiducia nel futuro di un Paese lacerato, distrutto dalla guerra e dai tradimenti ne il 25 aprile: la Liberazione e la memoria della Resistenza di Filippo Focardi, Università di Padova, Vivere la guerra, sperare nella pace di Agostino Giovagnoli, Università Cattolica, Milano, La strage di Monte Sole di Eloisa Betti, Università di Padova, I 25 aprile degli internati militari civili: diari e memorie di Luciano Zani, Sapienza Università di Roma – ANRP. Il 1° maggio: Festa del lavoro, affronta il lavoro, la sua organizzazione, la sua complessa dialettica, fino alla massiccia presenza dell’immigrazione in ottant’anni di vita repubblicana, nei contributi Il 1° maggio. La storia e la memoria pubblica di Paolo Mattera, Università Roma Tre, Sindacato, lavoro tra Italia repubblicana e dimensione europea di Maria Paola Del Rossi, Università della Tuscia, Lavoro migrante di Michele Colucci, CNR – ISMed. A commento degli interventi accademici, l’attrice Donatella Allegro restituirà la voce degli autori dei diari e delle memorie esaminate, attraverso la lettura di pagine dai testi. Sarà possibile assistere al convegno presso Palazzo Sant’Andrea dalle ore 14.00 del 4 marzo e dalle 9.30 del 5 marzo. Per accreditarsi è necessario comunicare i propri dati (nome, cognome, luogo e data di nascita) entro il 2 marzo 2026 all’indirizzo archivio_storico@quirinale.it La ricerca sui testi autobiografici è stata sviluppata grazie alla consultazione del catalogo digitale e soprattutto alla competenza e disponibilità dei collaboratori del nostro archivio; si è avvalsa inoltre di sondaggi e rilievi condotti in molteplici occasioni, come nel caso dei progetti Elette ed eletti (eletteedeletti.it, cofinanziato dal Comitato per gli anniversari di interesse nazionale nel 2016) e Voci dall’Italia Repubblicana (cofinanziato da Regione Toscana), entrambi con il coordinamento scientifico della professoressa Gabrielli. Archivio dei diari - adn@archiviodiari.it Il convegno è stato realizzato grazie al contributo della Direzione generale Biblioteche e Istituti Culturali. |