sabato 2 maggio 2026

In opposta direzione...



La realtà è nella relazione del soggetto con il mondo. Un mondo che nell’immaginazione crediamo sia il solo, oggettivo e condiviso dagli altri. Il nostro io è una specie di vomere che avanza convinto di realizzare il solco giusto. Pensiamo infatti sia condiviso anche quando, con magnanimità intellettual-moralistica, sosteniamo di rispettare i portatori di idee opposte alle nostre. Invece quel mondo varia e dipende dallo stato intimo dell’osservatore, dall’imposizione delle sue emozioni, dallo zodiaco delle sue galassie, sistemi e pianeti, a mezzo del quale viene osservato. È una verità, per lo più ignota alla cultura del misurabile, che da sola basterebbe alla comprensione, al rispetto, alla conoscenza. La cui assenza nelle carni di tutti è forse una delle cause prime della storia, in qualunque ordine e grado la si voglia prendere in considerazione, come conflitto permanente.


Adottando binomi semplici, la realtà descritta vincitore non è la stessa di quando la vive nella demoralizzazione della sconfitta; il mondo in controluce non è quello descrivibile a favore; alcuni trovano offensive le pubblicità e il loro bombardamento, altri ne sono indifferenti e altri ancora entusiasti; per alcuni non è possibile mangiare polli industriali, si sentono complici della terribile condizione di vita inflitta agli animali, ma sono un minoranza; c’è chi sventola bandiere rosse e ritiene giusto censurare chi agita le nere; Se tale esempio riferisce di possibili estremi manichei, ognuno nella propria biografia ha a disposizione infinite modulazioni grigie, via via più bianche e più nere.


La banalità che il mondo è dentro noi e che fluttua secondo le burrasche e le bonacce sentimentali ed emozionali risulta assente nella cultura del progresso, la cui ansia di miglioramento è fisiologica e travestita da belle promesse e speranze che i demagoghi, con i loro commenti nei blog, i loro giornali, le loro politiche, spargono a destra e a manca. Bene che vada ciurlano nel manico, costringendo i mondi dei più semplici entro il comodo e tranquillizzante grafico cartesiano e le verità della scienza analitica, dell’eloquenza dialettica, della logica stringente. “La legge” – artefatta da alcuni di questi – “è uguale per tutti”, ne rappresenta un culmine eloquente. Ordinariamente che vada, appena ne hanno il potere, il congenito proselitismo insito nel loro pensare soggioga e sopraffà chiunque non disponga della consapevolezza che la realtà è nella relazione e che, quindi, le ideologie non sono che palloni gonfiati col perenne punto debole dello spillo.

 

La malattia

Se le ragioni socio-organizzative possono rendere accettabile l’obbligo alla sottomissione dell’uniformizzazione ad un modello centralizzato, senza il quale verrebbe meno molto della cosiddetta civiltà, è necessario fare presente che tale legittimazione fluttua e scema man mano che le società rimpiccioliscono verso i clan, le tribù, le piccole comunità. In queste l’organizzazione artefatta viene meno. Al suo posto emerge un’organizzazione naturale, basata sul talento individuale. Non a caso la cultura razionale e industriale è espressione delle società a grandi numeri e la spontaneo-artigianale di quella a piccoli numeri.

Se nella prima il male di vivere è fisiologico – cancro metafisico generato della perdita di identità o rotta da seguire secondo il senso di sé – nella seconda il rischio di realizzazione individuale-sociale tende a crescere e con esso la salute comunitaria. La prima avanza a petto in fuori verso la conquista violenta di un orizzonte oltre il quale la attende il vuoto sordido e disperante del nichilismo. La seconda, disponendo di un’umiltà spontanea, rispettosa dei ritmi, delle cadenze e dei cicli naturali, di qualunque raggio d’azione li si voglia considerare, realizza pensieri, azioni e opere fondate sull’armonia, ontologicamente sane.

 

La bit.malattia

Un’infelicità ampiamente riconosciuta, argomentata e descritta nella sua genesi fin dai primi decenni del secolo scorso, ora esponenzializzata dalla digitalizzazione dell’esistenza, naturalmente venduta e concepita come progresso. Cioè dalla radicalizzazione della spersonalizzazione delle relazioni umane, dell’irrequietezza dell’attenzione, della sostituzione della morale comunitaria con quella mercificata e usa-e-getta. 

Siamo precipitati dalla fune d’equilibrio dal lato dell’avere. L’essere non è più presente nel fare degli uomini. Stimolati dalla carota fasulla della legge del più forte, abbiamo sempre meno remore a dimenticare comportamenti indulgenti e ad adottarne di cinici. Riconoscerlo è forse il solo pertugio per uscire dal guscio duale, razionalista, positivista e scientista che ci ha costretti entro il centro commerciale della miserabilità sempre più a buon prezzo, impregnato di nientezze alla dj, di offensivi e ossessivi richiami al consumo e cambiare il mondo. Un pianeta di bottegai contenti, al quale sì è diligentemente arrivati su un’auto elettrica, nel quale nessuno getta cartacce a terra, convinto così della propria partecipazione alla creazione di un mondo migliore.

 

Fino a che punto?

La concezione dell’uomo come essere nella relazione, che con difficoltà si manteneva a galla avvinghiandosi ai fasciami del vascello spirituale affondato dal siluro dell’individualismo lanciato dai sottomarini dell’opulenza, ora nell’epoca faustiana dei Saperi specialistici scambiati per Conoscenza, è spinta giù dall’occulto peso dei chip cibernetici e si può conclamare perduta, affogata nell’oceanico liquame baumiano. 

 

La presenza della consapevolezza che gli esseri viventi, il loro ambiente e le loro strutture sociali siano organismi e come tali si comportino, è infatti assente nella cultura del vale solo il misurabile. Ma animali, piante ed entità da loro generate non sono costituiti da assembramenti di cellule o idee specializzate e neppure l’ambiente in cui vivono può essere ridotto ad un elenco di parti. Essi organizzano la loro sopravvivenza a mezzo non di forza superiore al vicino o al nemico ma attraverso aggiornamenti interni che non compromettono la loro stessa esistenza come potrebbe, invece, un trauma di qualunque tipo.


Con criterio autopoietico (Humberto Maturana, Francisco Varela) la struttura di un’entità vivente può mutare quando è provocata dalle sollecitazioni dell’ambiente in cui vive. 

In ogni momento l’identità è comunque sempre difesa e ciò avviene in modo bivalente. Chiudendosi se la sollecitazione è stimata inadeguata alla propria sopravvivenza, aprendosi in caso contrario. Così avviene l’evoluzione individuale, sociale, anatomica, spirituale, comportamentale, emozionale, sentimentale.

Non è quindi il contesto, l’ambiente, a spingere il cambiamento e a provocare l’evoluzione ma la relazione tra le parti e dalla consapevolezza di sé, senza la quale tendiamo alla dipendenza e all’involuzione. 


Socialmente certe abitudini culturali, tendenzialmente definibili di natura opulente, edonistica e individualistica, possono assuefare gli spiriti delle persone fino all’accondiscendenza e all’indifferenza al cospetto delle uniformanti sollecitazioni esterne. Come in una fiera a ingresso gratuito si assiste, infatti, all’inermità generale nei confronti della mefistofelica politica europea, occidentale, nazionale e nella geopolitica di questi tempi. 


Dunque, una perturbazione che genera timore in un organismo e interesse in un altro, sarà fuggita dal primo e cercata per il secondo. Entrambi, rifiutando o accettando, evolveranno secondo la propria struttura interna. In questi termini, ai quali siamo costantemente soggetti dalla nascita alla morte, si può rilevare in che termini la realtà è nella relazione.

 

L’equilibrio del bonsai

In conseguenza a quanto appena detto, tanto l’organismo individuale quanto quello sociale, adagiati entro il guscio fragile di spiccioli interessi, mantengono la loro sussistenza restando estranei alle perturbazioni provenienti dall’esterno e a quelle morali e razionali provenienti dal loro io. Affabulati dai mezzibusti, vorticano ignari dentro il guscio di piccole faccende dal valore volatile e di efemerica durata. Nessun argomento, nessuna dialettica e nessuna coercizione che non sia la menzogna, che non provenga dalle fonti che ascolta dal divano possono attraversare il diaframma intessuto da semplificazioni e luoghi comuni. 


Uno stato delle cose che, nei consapevoli della corrente che ci sta trascinando in mare sempre più aperto genera uno stato d’impotenza, la cui simbiotica frustrazione ormai esasperante, è in piccola parte curata dalle loro invettive intellettuali. Ma, anche questi, pur avvertendo l’esizialità del momento, non riescono a produrre in se stessi quel cambiamento privato per realizzarlo nel politico. Anche la loro psicologia è un organismo che avverte l’insostenibile tanto che, come un faggio nato sulla cresta ventosa, invece di crescere imponente supportato dalle sue ragioni rivoluzionarie, sente che è più opportuno alla propria esistenza restare contenuto come un bonsai spontaneo. 

 

Ma come biasimarli. Il loro come il nostro libero arbitrio non è che un portatore d’acqua al sistema sempre assetato che ci sostiene. La lotta per l’equilibrio dell’organismo o universo che siamo, anticipa e informa ogni concezione, valore, verità e comportamento. Riconoscerlo e darsi da fare per incarnarlo affinché non sia solo un vessillo intellettuale da sguainare alla bisogna, ma lo si possa invece esprimere nel piccolo fare quotidiano e domestico è forse il solo pertugio per uscire dal guscio e cambiare il mondo. O almeno di credere di poterlo fare, visto che buttare le cartacce nel cestino non basterà. E non basteranno neppure i Cole Tomas Allen (ammesso non sia un attore), i Luigi Mangione, i Theodore Kaczyinski.


Lorenzo Merlo




venerdì 1 maggio 2026

Il pianeta sta morendo. Grazie all'uomo...

 


L'agricoltura è avvelenata: la natura sta scomparendo sotto i nostri occhi. 
La situazione è davvero preoccupante. I prodotti chimici, usati come pesticidi e fertilizzanti stanno uccidendo le api e le farfalle, e inquinando i nostri fiumi: non possiamo più fidarci di quello che mangiamo.

Il 60% degli uccelli tipici dei paesaggi agricoli è scomparso negli ultimi 30 anni e altre specie selvatiche che abitano le nostre campagne rischiano l'estinzione. 

Tutto questo è dovuto principalmente all'agricoltura intensiva che cancella i prati, elimina le siepi, prosciuga gli stagni provocando la distruzione degli habitat che sono la casa di molte specie selvatiche.
E viene fatto 
con i soldi dei cittadini europei.

Lipu 

Risultati immagini per agricoltura avvelenata

Chiediamo all'Unione Europea di cambiare la sua Politica Agricola:   vogliamo un'agricoltura che protegga la salute di tutti, il cibo che mangiamo e l'ambiente che ci circonda...

giovedì 30 aprile 2026

L'anthropic global warming... che piace al sistema

 

Climate Change: Natural or Anthropic?


Un articolo controcorrente... "A cosa serve la favola  dell'anthropic global warming?"


1) Anzitutto a spaventare la gente. Il terrore indotto verso un nemico immaginario è un magnifico strumento di controllo della classe dominante sul popolo.

2) A generare sensi di colpa: il mondo va male per colpa tua. Ottimo strumento, come sopra.

3) A difendere la tesi del "nucleare pulito" che non emette anidride.

4) A diffondere normative restrittive contro l'emancipazione concorrenziale del Terzo Mondo.

5) A distrarre l'attenzione popolare dai problemi veri.

6) A difendere i progetti di geoingegneria (vedasi il documento USAF "Owning the weather as a force multipler").

7) A inventare nuove tasse.

Nell'insieme, una banale operazione di dominio padronale delle masse. Bugie, colpevolizzazione e paura sono eccellenti strumenti sostitutivi della forza.

Tramite le analisi spettrografiche siamo in grado di conoscere le temperature di tutti i pianeti del sistema solare e di seguirne le variazioni temporali (si vedano ad esempio i lavori di Neil De Grasse Tyson), perché ad ogni temperatura corrisponde una specifica distribuzione di intensità delle frequenze elettromagnetiche emesse, con i loro precisi picchi. Così sappiamo che anche le temperature degli altri pianeti cambiano nel corso del tempo. Eppure non ci sono esseri umani né attività industriali umane, mettendo le osservazioni al riparo dalle speculazioni delle manie ossessive degli pseudoecologisti. Non c'è scampo, le variazioni termiche dei pianeti sono fenomeni naturali, non artificiali...

Vincenzo Zamboni




Commento aggiunto: "Sono d'accordo sul fatto che si usi il problema del cambiamento climatico per dar la colpa alle persone quando sarebbe meglio concentrarsi sulle responsabilità delle multinazionali ma temo che il problema esista davvero e che dobbiamo attribuirne la causa al mito del progresso indefinito e alla tremenda avidità di alcuni, pochi, esseri umani. Ma non sarebbe male se tutti prendessimo coscienza ed agissimo di conseguenza, in primis a denunciare chi inquina davvero e in secundis a fare la nostra anche piccola parte..." 

Olivier Turquet



mercoledì 29 aprile 2026

La natura rivive nei terreni incolti...

 

Un terreno qualsiasi, lasciato incolto, o messo a nudo per qualche
ragione, uno sbancamento, una frana, un incendio è una lesione
all’epidermide di Gaia, viene ricolonizzato dalla Natura e riportato
al selvatico. Come sulla nostra pelle si cicatrizza una ferita
superficiale.

Quello agrario si riveste immediatamente di un manto erboso di
cosiddette “infestanti”, secondo la vulgata agrochimica, ossia specie
che nessun agricoltore vorrebbe tra le sue coltivazioni, dalla
gramigna allo stoppione spinoso, e quindi chenopodio, amaranto,
persicaria e tante altre erbe i cui semi giacciono latenti nel suolo
indisturbato e trovano le condizioni adatte per germinare. O semi
portati dal vento, dagli uccelli e da altri animali, indigeriti e
rilasciati tra le loro feci che ne fanno da corredo di primo concime
nutritizio; o semi aggrappatisi nel passaggio attraverso altri luoghi
incolti alle loro piume e pellicce e da queste caduti su quel terreno.
Non solo semi di erbe, ma anche di cespugli e piante, dai rovi, alle
vitalbe e quindi pioppi, acacie, aceri, biancospini, querce, di tutto
e di più che ci possa essere disponibile viene impiegato dalla Natura
alla rigenerazione biologica di quel terreno. Ci sono piante
azoto-fissatrici, tutte concorrono con il loro decadimento alla
formazione di humus forestale. Alcune affondano le loro radici in
profondità per riportare in superficie minerali che verranno quindi
resi disponibili al nutrimento vegetale di altre piante.

In primavera ed estate un terreno incolto, rivestito, esplode della
bellezza di fioriture e profumi, attira api ed insetti, inizia a
popolarsi di vita biologica.

Quel terreno è irradiato di luce e calore solare nell’ordine
misurabile di centinaia di watt a metro quadro, variabili a seconda
delle stagioni, in cui diverso è l’angolo di inclinazione dei raggi
provenienti dalla nostra fonte primaria della vita. Non dimentichiamo
mai neppure il fatto che tutti gli elementi terrestri solidi, gassosi
o liquidi derivano dalla scissione nucleare dell’Idrogeno in Elio, un
atomo e un elettrone diventano un altro atomo con due elettroni, e
quindi, tre nel Litio , poi quattro, sei come nel Carbonio, sette
nell’Azoto o otto come nell’Ossigeno e così via. Elementi che sono
nell’Universo delle Galassie oltre che componenti della materia
inorganica ed organica del nostro pianeta. Nel cosmo esistono già,
inoltre, anche forme di vita organica, molecole e batteri che
resistono nel vuoto e a enormi sbalzi termici, dallo zero assoluto di
scala Kelvin alle ustionanti radiazioni solari le quali, oltre la
nostra pellicola protettiva dell’atmosfera terrestre e delle fasce
elettromagnetiche, sono mortali al pari del gelo estremo.

Qui, sulla Terra, in quel terreno incolto e spoglio che si rigenera
alla vita selvatica, gli elementi minerali si compongono su modelli
predefiniti a creare la struttura delle cellule vegetali, delle
radici, fusti, foglie, fiori e semi. L’energia solare fa da
catalizzatore al processo di fotosintesi, in cui dalla linfa radicale
e dall’atmosfera nelle piante si sintetizza la molecola fondamentale
di tutta la catena alimentare, quella dell’idrogeno e del carbonio,
alla quale si aggregano gli altri elementi a formare gli zuccheri, la
cellulosa ed altri composti dei tessuti ed organismi vegetali.

Questo è il grande miracolo della Vita che accade ogni momento, da
milioni di anni, che passa inosservato e dimenticato, come banale è
anche il sorgere e tramontare degli astri e dei pianeti, che avviene
nell’indifferenza più inconsapevole degli esseri umani moderni. Gli
animali sono invece molto più sensibili, celebrano a modo loro, ogni
giorno, la Vita: pensiamo al canto degli uccelli all’alba, alle grandi
sinfonie che in primavera, alla mattina presto, ancora col buio, si
alzano ovunque, dalle siepi e dagli alberi, dalle erbe dei prati.
L’arrivo e l’esplosione del nuovo ciclo vitale dell’anno è marcato dal
canto degli uccelli sino all’estate, le cui notti sono intrise dei
canti di grilli, rane e cicale, degli assoli degli usignoli.

Tornando al tema, l’energia solare, catalizzatrice della fotosintesi,
si fissa nelle molecole vegetali come energia chimica di legame, la
quale, ad ogni passaggio nei metabolismi animali viene rilasciata
sotto forma di calore, secondo la legge della termodinamica, sino
all’humus fine e principio di ogni processo vitale. I corpi animali
erbivori si nutrono di materia vegetale, traggono dalla frantumazione
ruminale e gastrica delle molecole gli elementi minerali materiali
necessari alla costituzione e mantenimento dei loro tessuti ed al
funzionamento dei loro organi ma ne traggono anche l’energia vitale
che si libera come caloria, che noi misuriamo in unità di joule, dai
corpi caldi degli animali al calore dei compost vegetali e dei cumuli
di letame. Ci nutriamo anche di energia, di quella degli alimenti come
del “prana”, dell’ossigeno ed azoto, gas rari dell’atmosfera,
scientificamente definiti.

In quel terreno incolto, spoglio agli inizi, in cui la natura riprende
la sua opera di colonizzazione del selvatico, la massa vegetale che si
crea altro non è che un accumulo di energia solare immagazzinata nei
legami molecolari delle piante, migliaia e milioni di calorie si
fissano sulle strutture fondamentali del Carbonio e Idrogeno. Il
Carbonio, in particolare, viene sequestrato, si dice, dall’atmosfera
in cui si trova come gas e fissato al suolo, nelle piante e nel
terreno. Quel terreno prima incolto diventa ricco di energia solare
immagazzinata nella massa vegetale, la quale richiama come ospite e
nutrimento le specie animali, si popola di vita, dalle forme più
minuscole di batteri funghi e protozoi, all’edafon sino agli erbivori,
agli onnivori ed ai carnivori.

Si ricrea un ecosistema naturale, una nicchia di ecosistema che
provvede autonomamente dall’ingerenza umana all’organizzazione
spontanea della propria sopravvivenza attraverso cicli vitali perenni
e rinnovabili. La natura non ha bisogno dell’uomo per esistere, ne
precede l’avvento di milioni di anni e la nostra comparsa accadde
quando la natura stessa creò le condizioni adatte e favorevoli ad
accoglierci nei propri ecosistemi naturali, fornendoci di ogni
nutrimento e materia prima necessaria alla nostra sopravvivenza,
sviluppo ed evoluzione. Nella catena, alimentare, non produciamo
nulla, siamo commensali, ospiti alla mensa di Madre Terra.

Alberto Grosoli 


martedì 28 aprile 2026

La gioia del fare: "Tra Terra e Cielo"

 


"La gioia sta nel fare, non nel possedere" (Gandhi)

Il Primo Maggio è, da sempre, il giorno del lavoro. Ma forse, prima ancora, è il giorno del fare. Fare con le mani, con il corpo, con il tempo. Fare insieme.

Oggi la parola "lavoro" si allontana spesso dall'esperienza concreta. Diventa qualcosa di separato, da cui si esce appena possibile, per "andare in vacanza". Come se il fare e il vivere fossero due territori distinti.

Noi, da sempre, proviamo a stare in mezzo.

Nei viaggi di Vie dei Canti e nelle esperienze di Tra Terra e Cielo non si viene per consumare qualcosa di già pronto. Si viene per partecipare.

Per essere parte.

Si cucina insieme.

Si cammina insieme.

Si condivide il tempo, lo spazio, a volte anche la fatica.

Non è lavoro nel senso abituale. Ma è un fare che ha valore. Un fare che mette in relazione, che rende presenti. In un mondo che tende a trasformare tutto in prodotto, a partire dal tempo libero, scegliere di partecipare e di dare un contributo è già una piccola rivoluzione.

Significa non delegare ad altri la propria esperienza.

Forse è anche questo, oggi, il senso più profondo del Primo Maggio: ricordarci che ciò che facciamo, quando è condiviso e consapevole, ha un valore che va oltre la funzione.

Diventa esperienza. Diventa relazione. Diventa cammino.

Buona festa dei lavoratori e delle lavoratrici.




lunedì 27 aprile 2026

Produzione energetica accettabile...

 “L'unico introito legittimo di energia del nostro pianeta è costituito dall’irraggiamento solare, e ogni crescita economica che consumi più energia di quella che riceviamo dal sole, irretisce l’economia mondiale in una spirale debitoria, che ci consegnerà a un creditore spietato…” (Konrad Lorenz).



Sunto:   La posizione di Paolo D'Arpini sulla "produzione energetica accettabile" si concentra sulla ricerca di un'ecologia profonda e reale, distinguendola nettamente dalle false soluzioni industriali.

Ecco i punti chiave del suo pensiero:

Critica alle "Finte Rinnovabili": D'Arpini si oppone ai processi energetici che, pur definendosi "puliti", incentivano il consumismo, l'industrializzazione e il consumo di suolo, definendoli spesso come "falsa energia pulita".

Energia Solare Decentrata: Sostiene l'utilizzo dell'energia solare, ma a condizione che sia il più possibile decentrata e non realizzata a discapito di terreni agricoli, boschi o parchi.

Critica all'Incenerimento: Si oppone all'incenerimento dei rifiuti (spesso mascherato come valorizzazione delle biomasse) e a processi che consumano risorse naturali in nome della crescita tecnologica.

Approccio Bioregionale: La visione di D'Arpini mira a una produzione energetica locale e a basso impatto, che rispetti l'equilibrio del territorio e dell'ambiente, lontano dalle logiche del grande sistema industriale.

In sintesi, per D'Arpini, la produzione energetica è "accettabile" solo se è veramente pulita, non distruttiva del suolo e non finalizzata al profitto industriale consumistico.



Integrazione: 

"L'energia eolica è una follia: le pale sono orribili e uccidono gli uccelli, esseri altamente senzienti. L'unico modo di "produrre" o meglio "utilizzare", energia in modo accettabile è quello solare diretto, cioè i pannelli solari termici per riscaldamento e acqua calda (posizionati sui tetti). Qualcosa può venire dal geotermico, ma si tratta di quantità molto piccole. Naturalmente bisogna consumare molto, ma molto di meno. (Guido Dalla Casa)


 




domenica 26 aprile 2026

Roma. Corso di cesteria all'Hortus Urbis...

 


Sabato 9 maggio 2026, dalle 10 alle 17, all’Hortus Urbis Workshop di cesteria e di intreccio creativo
XIX edizione

Siamo lieti di invitarvi al corso di cesteria all’Hortus Urbis.
 
Imparare a intrecciare i vimini e realizzare un cesto con le proprie mani in una sola giornata ti pare impossibile? Non lo è! Ogni partecipante porterà a casa il proprio cestino realizzato con le proprie mani.
 
Hortus Urbis, nel Parco dell’Appia Antica, propone un percorso in cui si apprenderanno le tecniche di base più utilizzate nella cesteria classica dei vecchi artigiani dell'intreccio. Sarà realizzato un cesto molto antico, lo “Zarzo”, con una forma peculiare ottenuta attraverso una tecnica particolare.

Sede: Hortus Urbis, via Appia Antica 42/50, Roma

Costo: donazione suggerita di 50,00 euro a persona

Durata: dalle 10,00 alle 17

Iscrizioni: entro le 12.00 di venerdì 8 maggio: hortus.zappataromana@gmail.com

Informazioni supplementari:

Portare abiti da lavoro (o un grembiule) e il pranzo a sacco

I materiali per l’intreccio e gli strumenti da lavoro (cesoie da giardinaggio, un coltellino a lama liscia ben affilato) saranno forniti dagli organizzatori

Necessaria buona manualità

Il corso verrà attivato con un numero di 6 partecipanti. Poiché il corso si svolge all’aperto le attività potranno subire variazioni in relazione alle condizioni climatiche.
Locandina e i dettagli del programma completo: www.hortusurbis.it