

Cinque questioni e una linea di sviluppo immediata:
1. Il Governo Meloni è servo e complice di USA, sionisti e NATO nella Terza guerra mondiale. La concessione delle basi sul territorio nazionale è il pilastro logistico della complicità del Governo Meloni per le operazioni militari USA-NATO. Tratto comune delle piazze è stata la denuncia di quanto l’Italia complice della guerra in atto in tutto il Medio Oriente attraverso la messa a disposizione di basi, armamenti e truppe. Ad esempio, la base USA di Sigonella, è uno dei principali hub mondiali per l’impiego di droni USA e della Nato, che ospita diverse tipologie di velivoli a pilotaggio remoto utilizzati per le operazioni di guerra USA. Tra il 19 e il 20 marzo la stampa di regime è stata costretta a riportare notizie diffuse nei giorni precedenti da giornalisti e siti indipendenti, come Antonio Mazzeo e Itamilradar, che confermano l’operatività e la centralità di questa base area per il supporto operativo ai bombardamenti contro la Repubblica Islamica dell’Iran. Così come per la Palestina e per l’Ucraina, l’Italia è pienamente coinvolta anche nell’attacco USA-NATO alla Repubblica Islamica dell’Iran.
2. Bisogna mettere “nel mirino” della mobilitazione popolare contro la terza Guerra mondiale le basi e installazioni Usa e Nato in Italia. La presenza di basi, caserme, radar, poligoni, antenne e depositi di munizioni disseminati nel nostro paese non è un fatto neutro né una semplice “collaborazione internazionale”: è una vera occupazione del territorio, che prosciuga risorse, devasta l’ambiente, militarizza interi territori e rende l’Italia una piattaforma di guerra al servizio degli interessi imperialisti. Per questo mobilitarsi contro le basi USA e NATO significa oggi lottare concretamente contro la guerra, contro il carovita, contro la repressione del dissenso e contro la trasformazione del nostro paese in bersaglio e complice delle scorribande militari di Washington e dei suoi alleati.
È in questo quadro che si colloca il dossier sulle installazioni USA-NATO in Italia, uno strumento che fornisce i numeri dell’occupazione del nostro paese e che si pone in continuità e in dialogo con il lavoro dei tanti organismi e singoli che lottano e mettono a disposizione della collettività quanto apprendono.
3. Nelle piazze del 4 aprile hanno preso parola anche lavoratori/trici. Sono stati diversi gli interventi di lavoratori/trici per denunciare il coinvolgimento dell’azienda in cui lavorano con gli affari sporchi dei guerrafondai. Siamo orgogliosi che le nostre mobilitazioni sono partecipate da lavoratori/trici e dovrà essere sempre di più così. Non bisogna lasciare la classe lavoratrice nelle mani dei guerrafondai, degli speculatori e delle istituzioni e autorità che ne eseguono le direttive. Sosteniamo gli operai in ogni posto di lavoro per costituire organismi capaci di rivendicare diritti e salari, difendere il posto di lavoro e lottare contro la Terza guerra mondiale. Gli operai che per primi si metteranno a farlo saranno di esempio come lo è stato il CALP di Genova per le mobilitazioni dello scorso autunno.
4. L’uscita dell’Italia dalla Nato e la conquista della sovranità nazionale sono obiettivi che possono essere raggiunti solo con la mobilitazione popolare. Solo la mobilitazione popolare può liberare l’Italia dalla Nato e dal protettorato Usa. La liberazione dalla Nato è un processo che va condotto con la mobilitazione popolare, con la lotta per l’attuazione dell’articolo 11 della Costituzione...Questa è la prospettiva che conferisce concretezza a ogni ragionamento, a ogni speranza e a ogni ambizione di uscire dalla Nato. La lotta per l’attuazione dell’articolo 11 della Costituzione è stato il punto di incontro delle centinaia di persone che sono scese in piazza il 4 aprile: dai comitati e organismi che lottano contro la guerra ai sindacati di base, dalle associazioni cattoliche a quelle palestinesi, da partiti e organizzazioni che si dicono comuniste a organismi territoriali e cittadini. L’applicazione sostanziale dell’articolo 11 della Costituzione implica e coincide con l’uscita dell’Italia dalla Nato. Fin dalla sua nascita (dicembre 2024), il Coordinamento Nazionale No Nato si richiama alla lotta per attuare l’articolo 11 della Costituzione. Un orizzonte di questo tipo richiede di mettere in campo dei passi e delle tappe (iniziative, campagne, ecc.) che puntano a indebolire la morsa con cui la NATO sottomette il nostro paese: ritiro dei contingenti italiani all’estero, tagli dei finanziamenti dell’industria bellica, applicazione della legislazione italiana ai militari stranieri in servizio in Italia, chiusura dei poligono militari, bonifica dei territori inquinati dalla basi militari, riconversione dell’industria bellica, desecretazione di tutti gli accordi militari segreti tra Italia e USA, riconoscimento come vittime di guerra di tutti i civili e militari morti a causa delle attività svolte nelle basi USA-NATO, smilitarizzazione di scuole e università, abolizione dei “decreti sicurezza” contro le libertà democratiche.
5. Continuare a essere unitari per sviluppare la mobilitazione popolare contro la terza Guerra. La giornata di mobilitazione del 4 aprile ci conferma che dobbiamo continuare a favorire le operazioni comuni tra le tante diverse organizzazioni popolari, dobbiamo continuare a mettere in connessione le diverse realtà di lotta, mettere ogni organizzazione nella condizione di imparare a insegnare alle altre, sostenersi a vicenda. Nulla di nuovo: il nostro spirito unitario contrasta la concorrenza e il settarismo ancora persistenti tra le forze popolari che animano il più generale movimento contro la guerra. Ma dopo il 4 aprile 2026 lo diciamo più forti di prima: esistono molte differenze tra chi si è mobilitato durante questa giornata, ma possiamo lottare uniti contro il nemico comune: gli occupanti targati USA-UE-SIONISTI-NATO.
Da queste cinque questioni, una linea di sviluppo immediata.
Le piazze e le mobilitazioni del 25 aprile devono servire a liberarci davvero dalle forze occupanti di oggi!
Il 25 aprile 2026 scendiamo in piazza, mobilitiamoci, coordiniamo tutte le nostre forze. Facciamoci forti della necessità e della consapevolezza che oggi come 81 anni fa dobbiamo liberarci dall’occupante e che oggi gli occupanti sono gli USA, l’UE, i Sionisti, la NATO!
Nelle piazze del 25 aprile gridiamo tutti insieme: FUORI L’ITALIA DALLA NATO, FUORI LA NATO DALL’ITALIA!
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Per info e per aderire, attivarsi e costruire un nodo territoriale, scrivi: 𝒄𝒐𝒐𝒓𝒅𝒊𝒏𝒂𝒎𝒆𝒏𝒕𝒐𝒏𝒂𝒛𝒊𝒐𝒏𝒂𝒍𝒆𝒏𝒐𝒏𝒂𝒕𝒐@
Mentre selezioni con cura i prodotti per la tua tavola, le attuali normative permettono che nel tuo piatto finisca un "cocktail invisibile" di sostanze chimiche.
Oggi la legge valuta ogni pesticida come se fosse isolato. Ma la realtà è diversa: su una singola mela possono trovarsi residui di 5, 8, fino a 10 o più molecole diverse.
È il cosiddetto multiresiduo, un rischio concreto: non sappiamo cosa accade al nostro organismo quando queste sostanze interagiscono tra loro ogni giorno.
Eppure i pericoli di queste sostanze li conosciamo bene. Un esempio su tutti? Il glifosato. Uno degli erbicidi più utilizzati al mondo.
Nonostante sia classificato come “probabilmente cancerogeno per gli esseri umani” dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro, nel 2023 l’UE ha rinnovato l’autorizzazione all’uso del glifosato per altri 10 anni.
Il problema non si ferma al nostro piatto. Quello che mangiamo viene da un ambiente che stiamo avvelenando.
I pesticidi stanno contribuendo al declino degli impollinatori: api, bombi e farfalle. Anche in piccole dosi compromettono il loro orientamento e il sistema immunitario. Senza impollinatori, un terzo del cibo che conosciamo non esisterebbe più.
Le api sono un indicatore. Se l'ambiente non è più sicuro per loro, non lo è nemmeno per noi. E nonostante questo si vogliono rendere i controlli ancora più deboli. Significa una cosa sola: più profitti per le multinazionali, meno protezione per noi.
La pressione pubblica funziona. Negli ultimi anni ha già bloccato alcune sostanze pericolose in Europa. Può succedere ancora, ma solo se siamo in tanti.
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