sabato 20 giugno 2026

Viva la muerte... tua!

 


“Le implicazioni filosofiche della rivoluzione scientifica in corso”. (1)

E anche quelle esistenziali.

“Non ci rendiamo facilmente conto che cose che ci sembrano ovvie sono solo aspetti dell’«aiuola che ci fa tanto feroci», come Dante chiama la Terra quando la vede, alla fine del Paradiso, giù, piccolina, dall’alto del cielo delle stesse fisse”. (2)

 

 

Si legge e si sente così di frequente – tanto da evincerne facilmente che si tratti sempre di espressioni di matrice cultural-scientista – che il mondo quantistico o dell’infinitamente piccolo, non ha alcuna relazione né corrispondenza e sovrapponibilità con quello macroscopico in cui avvengono le relazioni umane. L’affermazione di tale distinguo scientista è sempre guarnita da due contorni: il sarcasmo – per non dire l’odio – anti-eretico con il quale viene pronunciata e la radicale inconsapevolezza nella fede della logica, divinità superiore a qualunque altra. Entità intoccabile nei confronti della quale chiunque deve inchinarsi, pena la scomunica, entro la quale – a parer loro – esiste e può esistere la conoscenza e la sua narrazione. Antinomie e paradossi non sono sufficienti a scientisti, razionalisti e meccanicisti per constatarne i miseri limiti della logica e, quindi, per porsi qualche domanda sul tributo di acume e presunta perspicacia che le devolvono come invasati d’illuministica pazzia.

Entrambe le guarniture – sarcasmo e inconsapevolezza – nel loro piccolo o grande, sono un seme dormiente pronto a risvegliarsi dando origine a conflitti, sofferenze e illusioni. Sono entrambe la manifestazione dello spirito materialista, inetto a cogliere l’organismo relazionale che tutto tiene, da cui tutto fiorisce, destinato ad alimentare l’incantesimo del mondo universalmente oggettivo per tutti.

 

“Non esiste un «al di fuori del mondo», non esiste un luogo privilegiato da cui guardare il mondo dall’esterno”. (3)

 

Chi ha avuto occasione di abbandonare lo stadio della dimensione materiale quale sola di cui occuparsi e andarne oltre, può constatare con somma evidenza quanto quella realtà, composta da oggetti tra loro separati e governati dal principio di causa-effetto, sia tanto necessaria e utile in contesto organizzativo, quanto sconveniente in ambito relazionale-umanistico. Con la logica prepari l’orario scolastico, ma non puoi creare nulla. Con logica distingui il bene dal male, senza constatare si tratti di un artificioso e indebito arbitrio individuale, sociale, politico e morale che sia.

 

Non si tratta perciò di negare legittimità all’idea materialista, ma semplicemente di sottrarle lo scettro a forma d’infinito col quale l’abbiamo inconsapevolmente investita. Un supremo encomio, ma anche un’autorete nei confronti della conoscenza. Quell’idea, infatti, coatta i pensieri degli uomini non ancora schiusi dalla capsula meccanicista, logica e razionalista. Uomini che misurano il mondo con il metro egocentrico e antropocentrico, in quanto il solo a loro disposizione. Ovvero uomini che non hanno ancora osservato la natura arimanica di quell’investitura, con la quale hanno ottenuto saperi e poteri ma perduto conoscenza e bellezza.

 

Finché resteremo rapiti dall’incantesimo della realtà unica e oggettiva, dal razionalismo totalitaristico, dall’idea del cosmo esauribile in un meccanismo, uomo incluso, se, in sostanza, non si avvia in noi una lettura critica di quanto, dagli abecedari in su, fino agli anfiteatri universitari, ci è stato fatto studiare sotto l’egida della verità e sentiamo replicare da ogni parte, l’energia creativa necessaria a sciogliere la stregoneria di cui siamo docili succubi, non potrà raggiungerci e non potremo così riacciuffare noi stessi o smettere di confonderci, senza avvedercene, con le maschere dell’io.

 

Secondo l’iconografia biblica, l’arcana serpe ha obnubilato gli uomini dalla conoscenza, lasciandoli convinti che questa consti di saperi tecnici e speculativi. Ha fatto sì che la concezione del mondo, qualunque essa fosse, fosse altro da colui che la formula, esprime, vede. Sta in questo il ripetersi della storia e con essa il riciclo della sofferenza umana. Come sta nella conoscenza, cioè di quello stato in grado di distinguere il recitato dall’autentico, il sé dall’io, in grado di perseguire il benessere privato e politico, che permette alla cultura di unirsi a quanto già detto da tutte le culture sapienziali della storia umana.

 

Dunque, una volta liberi dal vettore di lancio nell’atmosfera culturale meccanicista e positivista lo sguardo sul mondo cambia. È quanto hanno potuto le Tradizioni sapienziali di tutta la terra e di tutte le epoche ed è quanto anche la Scienza, svincolatasi dalla dimensione analitica, è giunta a cambiare, tanto che l’opportunità di riconoscere nel binomio mente-materia una diade inscindibile, una delle affermazioni più derise e denigrate dagli scientisti, è da tempo all’attenzione di alcuni ricercatori.

Il concetto è semplice. Senza d noi non c’è descrizione della realtà, quindi la realtà descritta, in quanto ci richiede, non può che essere arbitraria. Anche in questa prospettiva va intelletto il principio che unifica la mente e la materia, che le reifica di una sola sostanza energetica. 

 

Carlo Rovelli parla da tempo della realtà in questi termini, ovvero della realtà nella relazione. In merito alle sue ricerche, che insieme a quelle di altri portano la scienza – non più analitica ma magica – a riconoscere la conoscenza secondo concezioni che appartengono da millenni alle Tradizioni. Ricordo il commento di qualcuno ancora ben incapsulato nello stadio vettore scientista, che davanti a “Sull’uguaglianza di tutte le cose” – Adelphi, 2025 – del fisico veronese, invece di fermarsi a considerare in che termini ci si poteva permettere quell’affermazione tanto blasfema, in che termini era vera, quanto rappresentasse la realtà e quanto con essa avrebbe potuto ampliare la propria visione, autorizzato dalla sacra e crociata saccenza di cui si sentiva investito, librava la sciabola scientista sul collo dell’idea, della prospettiva, della concezione, della realtà e della verità che gli veniva offerta, in quanto a furor logico-scientista era un’affermazione platealmente senza diritto di legittimazione. 

 

Schiuso l’incantesimo della realtà oggettiva ci si ritrova a mettere in discussione ciò che prima non era presente alla coscienza invasa da dati, sterile di vibrazioni. È l’avvento della rivoluzione. Per cercare di radunare tutte le strade della rivoluzione in una sola riga si può fare riferimento alla consapevolezza. È a mezzo di questa che si può continuare a frequentare il bar sport della vita e seguitare a litigare per Mazzola e Rivera, ma ora senza più odio né sofferenza, ma con ironia e bellezza. È in questa schiusa che vive il principe Myškin, “L’idiota” di Dostoevsky.

 

L’aggiornamento della consapevolezza è rivoluzionario in quanto permette di oggettivare e osservare nella loro organicità, identità e relazioni, elementi quali l’io, le dinamiche interpersonali, gli insiemi (di ogni tipo) come organismi dotati di mente (Bateson), la razionalità come illusoria via alla pace e alla conoscenza, le emozioni come ordini capitali, in forma di vibrazione, ai quali ottemperiamo e riduciamo il mondo a nostra immagine e somiglianza, i sentimenti come immateriali legami impermeabili al tempo e allo spazio, lo stato di benessere e malessere come riflesso esistenziale di emancipazione avvenuta o mancata nei confronti di quanto imparato dai sussidiari e negli anfiteatri aulici.

 

In merito alle consapevolezze che anche la scienza ha raggiunto, così si legge a pagina 12 di Sull’eguaglianza di tutte le cose: “Questo è il mondo che vedo emergere dalla rivoluzione scientifica del XX secolo e che cerco di illustrare nelle pagine che seguono. È un mondo che non è fatto di oggetti, non occupa uno spazio, non si svolge in un tempo e non è governato da cause ed effetti. È tessuto da relazioni, composto dall’intrecciarsi di prospettive, può essere descritto solo dal suo interno. Ci invita a modificare i concetti con cui siamo abituati a organizzare la realtà, ad abbandonare certezze e rinunciare a fondamenti ultimi.

Inoltrarmici, prima come studente. poi come ricercatore, rifletterci e discutendo a lungo è stato per me, ed è tuttora, fonte di stupore e vertigine. È un mondo alieno. Ma mi sembra più leggero e più accogliente per noi esseri mortali, composti principalmente di pensieri ed emozioni”. (4)

 

Si tratta di consapevolezze rivoluzionarie non limitate nella specializzazione della scienza classica e a quella dell’infinitamente piccolo. Esse coinvolgono la dimensione morale, letica, umana, sociale, politicala in quanto in essa è implicito il rispetto delle verità e della dignità dell’altro. 

 

“La fisica quantistica si è rivelata di grandissima efficacia nel rendere conto dei fatti del mondo, piccoli e grandi.

[...]

La novità dei fenomeni quantistici è stata compresa dal grande scienziato che riflettuto più a fondo su cosa questi ci dicano del mondo. Il danese Niels Bohr. Bohr riassume il cuore dei fenomeni quantistici nella 

 

«impossibilità di separare nettamente il comportamento dei sistemi atomici dall’interazione con lo strumento di misura che serve per definire le condizioni nelle quali appare il fenomeno». (A)

 

Quello che è importante in queste parole non è che il sistema si «atomico» o che interagisca con uno «strumento di misura». A distanza di cent’anni, capiamo che l’idea che Bohr ha catturato si applica a qualunque porzione del mondo, «atomica» o no, e alla sua interazione con qualunque altra porzione del mondo, «strumento di misura» o no.

[...]

Questo è il cuore concettuale della meccanica quantistica”. (5)

 

Consapevolezze la cui diffusione è castrata dalla cultura scientista. Una specie di sceriffo che, sebbene sia tenuto in piedi da autopoietiche verità dogmatiche, mantiene il diritto di vita e di morte, impedendone così la diffusione e con questa la realizzazione verso un mondo non più antropocentrico ed egocentrico, con meno rischio di conflitti e sofferenza, con più rischio di bellezza.

 

“L’interpretazione relazionale che ho illustrato interpreta i fenomeni quantistici come un invito a un aggiornamento del quadro concettuale che utilizziamo per pensare la realtà. Il modo migliore di cercare di comprendere il nuovo sapere sul mondo mi sembra non sia distorcere questo sapere e aggiungerci pezzi per forzarlo in schemi concettuali esistenti, ma utilizzarlo invece come guida per modificare i nostri pregiudizi e le nostre assunzioni concettuali, prendendolo per buono così com’è”. (6)


Lorenzo Merlo




 

 

Note

.1 Carlo Rovelli, Sull’eguaglianza di tutte le cose – Lezioni americane, Milano, Adelphi, 2025, p. 11.

.2 ivi, p.18-19.

.3 ivi, p. 25.

.4 ivi, p. 12.

.A N. Bohr, The Philosophical Writings of Niels Bohr, Ox. Bow Press, Woodbridge, vol IV, 1998, p. 111.

.5 ivi, p. 26-27.

.6 ivi, p. 31.

venerdì 19 giugno 2026

Alcuni retroscena sulla fondazione del Circolo Vegetariano di Calcata...

 

Calcata. La sede storica del Circolo Vegetariano VV.TT.

In varie parti del  blog del Circolo vegetariano VV.TT. si menziona la data di fondazione ma non ho mai spiegato come e perché in verità il Circolo nacque. Ufficialmente la nostra associazione fu “inaugurata” il 26 aprile del 1984, avvenne nella prima sede storica di Piazza Roma a Calcata. 
Il 26 aprile era la data di nascita di mia madre Giustina e fatalità anche quella dell’allora vicepresidente Sandra Forti. Quella stessa notte, anzi l’indomani mattina del 27, nacque il mio ultimo figlio, Felix. Subito dopo la festa inaugurale tornai a casa, a quel tempo abitavo in Via di Porta Segreta, dove c’erano due ostetriche ed anche un ginecologo che assistevano Gemma, la partoriente.
 Assistetti quindi alla nascita di mio figlio e quella fu un'emozione grande, compresi meglio il funzionamento della vita. Infatti molto spesso si capisce la vita solo se la si osserva dal suo “nascere”. Quella nascita in effetti fu la causa principale per cui la mia stessa esistenza cambiò.
Precedentemente per ispirazione ricevuta durante una delle mie lunghe permanenze a Jillellamudi in compagnia della mia madre spirituale Anasuya Devi, Amma per tutti i suoi figli, avevo fondato la prima azienda italiana di prodotti integrali. Avvenne nel 1976 e si chiamava “Annapurna”, il nome della Dea dell’alimentazione (che sta a significare la “perfezione nel cibo”). 
Fino al 1984 portai avanti il mio discorso vegetariano e spirituale attraverso quel lavoro, che comportava però un impegno esterno molto forte. Insomma svolgere un’attività commerciale con produzione, vendita, rappresentanza, distribuzione... portava via parecchio tempo. Con la nascita di Felix e l’apertura del Circolo decisi perciò di chiudere l’azienda e di occuparmi a tempo pieno delle mie cose familiari. Il circolo mi consentiva di svolgere un’attività in loco, senza più dovermi spostare (se non nel vicinato per reperire i prodotti locali necessari). 
Posso affermare che l’apertura del Circolo Vegetariano fu anch’essa la conseguenza di una ispirazione ricevuta da Amma. Per questa ragione, approfittando di una situazione ancora fluida, decisi di trascorrere buona parte del 1985 a Jilellamudi. E fu proprio al termine di quella permanenza che il 12 giugno la mia Amma lasciò il corpo.
Prima di questo evento ci fu una grande celebrazione, quasi in anticipo/premonizione del suo Maha Samadhi, che durò un intero mese, con continui canti, recite sacre, bandhara ed altri importanti eventi. Quelli furono momenti veramente pieni di Grazia. 
Ricordo che mi trovavo a galleggiare senza nemmeno avere più la cognizione del giorno o della notte.. Forse sognavo, non so… 
Tutte le sere con Upahar, James, Terry ed altri compagni cantavamo per ore, loro suonavano l’harmonium o la chitarra, io i tamburelli ed i cembali. Certe notti stavamo a cantare senza accorgercene per ore… 
Poi improvvisamente tutto finì. Mi resi conto che qualcosa stava per succedere ma non ebbi il coraggio di assistere all’atto finale. Mi congedai da Amma e tornai in Italia. 
Dopo pochi giorni ricevetti un telegramma di James, un inglese residente stabilmente a Jillellamudi, in cui mi diceva che…. (…) Beh, voglio ricordare Amma da “viva”, anzi voglio ricordarla come non l’ho mai conosciuta…
Paolo D'Arpini



giovedì 18 giugno 2026

27° Raduno Nazionale di RIVE - Alpe Pianello (Dumenza, VA)

 



Dal 22 al 26 luglio 2026 ci ritroveremo all'Ecovillaggio Alpe Pianello Ritiri e Ricerca Interiore, tra magnifici boschi con vista sul Lago Maggiore, per vivere cinque giorni di incontro, formazione, comunità e trasformazione.
Quest'anno il raduno ha un significato ancora più speciale: celebriamo i 30 anni della Rete Italiana Villaggi Ecologici!

 

"Tra Terra e Cielo, passando dal Cuore" è il tema che abbiamo scelto: sarà un viaggio
attraverso le diverse anime degli ecovillaggi e delle comunità intenzionali.
🌱Terra – dimensione ecologica
❤️Cuore – dimensione sociale
☁️Cielo – visione e futuro

 

COSA TROVERAI:
- workshop e laboratori esperienziali
- presentazioni di ecovillaggi e progetti di comunità
- incontri e scambi autentici
- cucina vegetale biologica e locale
- musica, festa e convivialità
- nuovi modi di vivere e abitare il mondo

 

PER TUTTA LA FAMIGLIA!
Sono previste attività dedicate a bambini/e e adolescenti, oltre a momenti intergenerazionali pensati per tutta la comunità.


👉 ISCRIVITI  qui
🌳 Tutte le info qui


Non è un festival.
Non è una vacanza.
È un luogo dove le idee diventano esperienze e le relazioni diventano possibilità.
Ti aspettiamo nel cerchio!




mercoledì 17 giugno 2026

Il mondo va a remengo…?


“Camminare senza che ci sia un cammino, rimboccarsi le maniche senza che ci siano braccia, sguainare la spada senza che ci sia una spada, menare le mani senza che ci sia un avversario”  -Tao Te Ching, LXIX

Gli avvenimenti sempre più frequenti e più tragici con cui ci confrontiamo oggigiorno vengono di volta in volta ascritti agli islamici, agli omofobi, ai cristiani fondamentalisti, ai sionisti, agli imperialisti e compagnia bella. Tutti costoro che si macchiano di tanto orribili delitti sono solo ottuse pedine su di una tenebrosa scacchiera retta da mani che non si vedono, gestita da menti molto lontane dal livello umano, la cui identità è smascherata da questo passo tratto da una delle scritture sacre dei popoli: “Poiché il nostro combattimento non è contro sangue e carne, ma contro i principati, contro le potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebre, contro le forze della malvagità che sono nei luoghi celesti”.

Gli gnostici di un tempo parlavano di “Arconti”; nel film Matrix lo stesso comportamento è a carico delle macchine che hanno conquistato il mondo, ma la tattica è sempre quella:”divide et impera”. Far scagliare i popoli gli uni contro gli altri, i bianchi contro i neri, gli ebrei contro gli arabi, la destra contro la sinistra, gli interisti contro i milanisti, e così via. Questi conflitti generano un’enorme quantità di energia emozionale che ,pur scaricandosi a livello fisico in un grado di violenza sempre crescente, a livello “sottile” (cioè ultraterreno) invece va ad alimentare queste dinamiche estremamente deleterie che cavalcano il dualismo insito nella natura umana portandolo però a livelli di esasperazione. Sono forze il cui fine ultimo è cavare ogni goccia di vitalità all’uomo, per caricarsene come con delle batterie, come ben esemplificato in Matrix, una parabola la cui aderenza simbolica alla realtà è stata molto sottovalutata.

Gli esseri umani, ingenui perché generalmente non dotati della vista che va oltre la vista, cadono continuamente in questa trappola, vedendo il diavolo nella parte contrapposta, e credendosi di possedere la verità.Stoltamente,la loro azione non cambia mai nulla nel mondo, che continua,praticamente da sempre, la sua marcia verso l’annichilimento, sostenuto da questi “martiri della fede”, come da tifosi sfegatati a un torneo di calcetto e da politicanti che si lanciano frecce da un comizio all’altro. Tutti animati dalla stessa energia,come marionette appese a dei fili invisibili.I miti che parlano di due personaggi contrapposti insegnano: Caino e Abele, Osiride e Seth, Quetzalcoatl e Tetcatlipocha. Il problema è che per l’uomo moderno mito è sinonimo di “favola”

Non vediamo l’enorme massa sommersa dell’iceberg: scorgendone solo la punta,la sua fondamentale realtà ci è ignota, e scambiamo fischi per fiaschi, lucciole per lanterne,prendendoci in giro costantemente chiamando in gioco una “causa” più “legittima”dell’altra. Uno sviato senso di giustizia si prende gioco di noi, ci possiede, ci deraglia.

L’Unità fondamentale del cosmo però in tutto questo rimane invariata per chi ha “occhi per vedere e orecchie per udire” ed elevarsi al di sopra della melma degli ideali, dei partiti, delle cause perse e vinte.

Simon Smeraldo

 

martedì 16 giugno 2026

La fine di un mondo... e letterina di Buon Compleanno...



Ciao Paolo come stai? Ho visto che fra qualche giorno compisci 82 anni e festeggiate a contrada Moje di Treia, in un bel posto anche un po' quasi magico assai. 

Io stessi quasi sempre al paese di Guastamerola dove curo il giardino e ho allestito in una sala una piccola mostra con tutte le terre che ho riportato dai miei viaggi che fanno bella figura in grandi barattoli di vetro penso ci fosse un po' pure di quella di Treia.

Ormai non scrivessi più da tempo non perché avessi perso ispirazione in realtà pigro e scordato mi dedico con lentezza a ciò che mi fa stare bene nell'immediato.
 
Buon solstizio, buon compleanno!  Allegassi questa bella foto trovata sui social che mi ricorda l'autunno degli anni 70 quando andavo a scuola e attraversavo il ponte passavano ancora le pecore in transumanza e ci si ritrovava trovati e immersi nella storia millenaria di un popolo e di una regione poi misteriosamente tutto scomparso all'improvviso come se tutti avessero dimenticato chi fossero.
 
Ultimamente sono andato a una festa della transumanza e si celebrava l'umile pastore solo che delle pecore e del pastore c'erano solo le foto e un lontano ricordo, durante la discussione è venuta fuori la storia che ormai l'Abruzzo è il paese degli arrosticini e si macellano 700.000 settecentomila pecore all'anno per alimentare questa folle moda estiva e non solo. 

Il paradosso è che il patrimonio ovino regionale ammonta a circa meno di trecentomila pecore,  la lana non si produce più, e l'unica economia è appunto quella della trasformazione delle carni provenienti dall'estero, anche i formaggi non essendoci le pecore e il relativo latte non si sa come lo producono perché poi appunto se ne vende tanto.

Vabbè giusto per scambiare due chiacchiere e pareri vari...

Ferdinando Renzetti 



lunedì 15 giugno 2026

Roma. Eternit per sempre...?

 


Da Roma città eterna a Roma città ETERNIT: dopo l’euforia militarista del 2 giugno 2026, gli effetti della tromba d’aria del 3 giugno su una città già inquinata il giorno prima dalle “frecce tricolori” (carburanti , fumi di combustione nocivi e coloranti).

Quello che è accaduto a Roma necessita di un commento. Da oltre trenta anni sosteniamo, coerentemente con la comunità scientifica internazionale (intendiamo quella che fa riferimento alla EBS cioè alla medicina basata sulle evidenze e non al neonato codice “para-medico” della squadra mobile e della procura di Ravenna contro i medici che non sono allineati alle direttive del governo) che il cemento amianto è una importante problema di sanità pubblica. Le istituzioni però non ne vogliono sapere e i sindaci italiani rifiutano di adottare, in attesa della catatonia dei decisori politici parlamentari, di avviare una adeguata politica di censimento-monitoraggio-bonifica del cemento amianto presente nel territorio.

Nei quarant’anni precedenti alla legge 257/1992 – NORME DPER LA CESSAZIONE DELL’USO DELL’AMIANTO – sono stati collocati nel territorio italiano 2,5 miliardi di metri quadrati di cemento amianto ancora in gran parte da bonificare. Qualche linea guida regionale sottolinea che il momento attuale, a causa dei mutamenti climatici in corso, rende il quadro più pericoloso di qualche decennio fa. E’ vero: tuttavia già sapevamo che una “buona grandinata” può spappolare una tettoia in cemento amianto e anzi lo sapevamo quanto meno dagli anni trenta del secolo scorso. Fra l’altro i metereologi hanno stimato che il diametro dei chicchi di grandine è cresciuto e crescerà ancora nei prossimi decenni (hanno anche fatto una stima della crescita volumetrica ipotizzabile).

Grandine , trombe d’aria, tornado ecc. oggi intervengono su tettoie ben più vetuste e degradate di quanto non fossero nel momento in cui l’amianto è stato messo (teoricamente) fuorilegge.

Per il recente evento romano la sanità pubblica è mobilitata assieme al valido centro regionale amianto di Viterbo ma si tratta sempre di “interventi del giorno dopo” con i quali, come si suol dire, si va a “raccogliere col cucchiaino” i pezzi e gli sfridi di cemento amianto spappolato dagli eventi climatici. Le fonti di informazione garantiscono che sarà prestata grande attenzione alla bonifica, anche dell’amianto, nel territorio del Municipio Tre di Roma e che saranno fatti campionamenti ambientali.

Certamente chiederemo i risultati (numero, frequenza, metodo analitico ecc) e pur non dubitando della nota professionalità del centro di Viterbo, si tratta di campionamenti che, per vari fattori, possono non essere esaustivi. Dunque, come per la tragica questione degli omicidi sul lavoro, dobbiamo tornare sul tema e sulla necessità di intervenire il giorno prima e non il giorno dopo.

Il territorio va bonificato prima delle trombe d’aria: come? Aono decenni che sollecitiamo la adozione delle misure necessarie:

Ordinanza del sindaco nella sua veste di autorità sanitaria locale

L’ordinanza deve essere finalizzata al censimento (con obbligo di autonotifica alla Usl e al Comune); censimento dunque territoriale capillare del cemento amianto e dell’amianto friabile (se ne è ancora rimasto in giro)

Al censimento vanno associati simultaneamente monitoraggio e bonifica; la valutazione dello stato del cemento amianto deve essere fatta dal titolare dell’ immobile ma validata dalla sanità pubblica per evitare autocertificazioni superficiali

Alla valutazione deve far seguito senza indugio la bonifica: infatti una lastra di cemento amianto cede fibre già da pochi mesi dopo la prima esposizione alle intemperie e non ha nessun senso, se la valutazione è di condizione “discreta”, temporeggiare ancora per anni, in quanto il passare dalla condizione discreta al degrado massimo significa semplicemente che, nel frattempo, si sono disperse nell’ambiente milioni di fibre con la con la conseguenza di provocare quei mesoteliomi classificati non professionali ma “ambientali” (la patologia è la stessa ma lo Stato “risarcisce” – per modo di dire – con una sorta di «assegno funerario»; le vittime di questa inaudita discriminazione sono quasi sempre le donne

alle associazioni ambientaliste, ai sindacati dei lavoratori (OGGI PERALTRO RIUNITI A ROMA IN INIZIATIVE DI LOTTA) , al sindaco di Roma e al Municipio III, ripetiamo un appello-invito: Intervenire “il giorno prima” e non il giorno dopo.

Come tutti ricordiamo l’immagine del “day after” fu uno dei messaggi più chiari e più forti del movimento antinucleare (che sta per rinascere). EVITARE LA LOGICA DEL DAY AFTER RIGUARDA ANCHE L’AMIANTO.

Vito Totire 


«Rete Nazionale Lavoro Sicuro» oltrechè storico animatore dell’ AEA, l’ASSOCIAZIONE ESPOSTI AMIANTO E RISCHI PER LA SALUTE di Bologna.

 

domenica 14 giugno 2026

“Verso la riforma della legge 394/1991. La visione di Italia Nostra”



Si terrà mercoledì 17 giugno 2026, alle ore 10.00, presso la Sala del Refettorio della Biblioteca della Camera dei Deputati “Nilde Iotti”, in via del Seminario 76 a Roma, il convegno dal titolo “Verso la riforma della legge 394/1991. La visione di Italia Nostra”, promosso da Italia Nostra nell’ambito delle attività del Gruppo di lavoro “Parchi e Aree Protette”.

L’iniziativa intende contribuire al dibattito sulla revisione della legge quadro sulle aree protette, proponendo valori, idee e proposte per una normativa capace di rilanciare una gestione sostenibile, condivisa ed efficiente del sistema dei parchi e dei paesaggi italiani.

Il convegno nasce da un percorso di riflessione avviato circa un anno fa dal Gruppo di lavoro di Italia Nostra, composto da studiosi, esperti e operatori del settore, con l’obiettivo di sviluppare una visione aggiornata del paesaggio, considerato nella sua dimensione culturale, naturalistica ed ecologica.

I lavori del convegno

Ad aprire l’incontro saranno i saluti istituzionali dell’On. Giorgio Mulè, Vicepresidente della Camera dei Deputati, e del Prof. Edoardo Croci, Presidente nazionale di Italia Nostra.

Seguirà l’introduzione affidata all’Arch. Riccardo Picciafuoco, coordinatore del Gruppo di lavoro sui Parchi di Italia Nostra, che presenterà il documento di posizionamento dell’Associazione sulla riforma della legge 394/1991. Sono previsti quindi gli interventi istituzionali di rappresentanti parlamentari impegnati sul tema della riforma, tra cui l’On. Sergio Costa, il Sen. Michele Fina e il Sen. Gianni Rosa, firmatari di proposte di legge in materia. Il confronto proseguirà con i contributi di qualificati esperti e studiosi del settore: il Dott. Luca Santini, Presidente di Federparchi, il Prof. Riccardo Santolini, docente all’Università di Urbino e componente del Comitato Scientifico di Italia Nostra, e il Prof. Rossano Pazzagli, docente all’università del Molise

Nel corso dell’incontro saranno inoltre presentati casi virtuosi di gestione agriecologica, a testimonianza delle potenzialità innovative dei parchi come laboratori di sostenibilità.

Le conclusioni saranno affidate al Prof. Arch. Cesare Crova e alla Dott.ssa Maria Gioia Sforza, Consiglieri nazionali delegati di Italia Nostra.

Consulta il documento: Documento GdL Parchi e Aree Protette

Un momento di confronto tra istituzioni e comunità scientifica

Il convegno si propone come uno spazio di dialogo tra istituzioni, comunità scientifica e portatori di interesse, con l’obiettivo di rilanciare il ruolo delle aree protette come strumenti fondamentali per la tutela del patrimonio ambientale e paesaggistico del Paese. Il confronto sarà articolato in interventi di carattere tecnico-scientifico e nella presentazione di buone pratiche, con particolare attenzione al ruolo dei parchi come laboratori di innovazione e sostenibilità.

Enrico Del Vescovo,  consigliere nazionale di ITALIA NOSTRA aps.