sabato 10 ottobre 2026

"C'era una volta... un ragio namento..." - Ovvero il ritorno dalle vacanze di Ferdinando Renzetti!

 



Cioè capito, come si diceva un tempo, non si riesce ad capire perché i giorni della settimana hanno quest’ordine differente da quelli dei chakra della scala indiana che in... Un certo senso hanno un ordine logico con i pianeti interno e i pianeti esterni del sistema a solare anche se in mezzo al ciel il sole, invece ci dovrebbe stare la terra, mentre anche Campanella nella città del sole segue i giorni della settimana e mette il sole al centro dei sette cerchi concentrici n...


Non lo fossi spiegato bene ? Eppure mi sembrasse abbastanza chiaro il Ragio nanento...


Ferdinando Renzetti dixit il 10.10.2026




venerdì 9 ottobre 2026

Lo Spirito Universale che tutto abbraccia...

 

Risultati immagini per Lo Spirito universale che tutto abbraccia...

... ho ripensato a quello che mi hai detto ieri sera.... bello! Mi fa piacere pensare a questo Spirito universale che tutto abbraccia, ed alla possibilità per l'essere umano di vivere una vita solo materiale, oppure di prestare attenzione a questo "profumo" sottile. Sentire che tutti i cari che non ci sono più sono ancora qui e che ci sono in giro già anime che fra un po' saranno qui anche fisicamente. 

Sento anch'io la forza di quest'anno, mi sembra di vivere tutto più intensamente, anche il sonno, oltre che la veglia. Amo tutto, anche i miei dolori, e quelli altrui, e sento la sofferenza.... ma aspetto di sentire anche la gioia. Certo questo è un periodaccio, tante disgrazie, tanta crudeltà, inutile (ma quando la crudeltà è utile?). 

Spero che le donne siano sempre più forti, ma non nel senso maschile del termine, ma nel diffondere nel mondo la loro propensione alla cura e all'accudimento, a lenire i dolori. Devono però mettere da parte l'invidia e l'arroganza e lavorare unite come un corpo unico. 

Vorrei anch'io poter far qualcosa. Cerco di farlo nel mio piccolo, nel mio ambito, sul lavoro, nell'amicizia, nell'amore, nel mio esser madre. 

Altra cosa: andando in giro per il paese e per la campagna, mi imbatto in opere o in "dis"opere, discariche, cose rappezzate, fabbriche mezze diroccate, sporcizia, insomma "bruttezza". invito tutte le donne (ma anche gli uomini), ad accorgersi di questo, si sa che quando fai l'abitudine non noti più le cose e a lavorare per trasformare, anche con poco e a rendere questo mondo, bello come merita (anche nel rispetto) e come noi ci meritiamo, se solo ce ne rendiamo conto.... 

Caterina Regazzi - Rete Bioregionale Italiana


giovedì 8 ottobre 2026

Castelli Romani. Manifestazioni per la difesa del territorio - 10 e 24 ottobre 2026

 


Il Comitato per la Protezione dei Boschi dei Colli Albani convoca una manifestazione aperta a tutti/e coloro vogliano far sentire la propria voce a difesa del territorio dei Castelli Romani, messo in svendita sotto tutti i punti di vista: disboscamento, prosciugamento delle falde idriche, crisi dei laghi, cementificazione, progetti di turistificazione impattanti e inceneritore.

L'Ente Parco Regionale dei Castelli Romani in questi anni ha, a nostro avviso, timbrato l'intimbrabile, vidimato qualsiasi scelleratezza, prescritto ai beneficiari delle richieste ad esso inoltrate attenuazioni degli interventi mai verificate. Gli esiti di questi atti li vediamo ogni giorno.

Inoltre, continua a negarci atti e dati che dovrebbero essere di pubblico dominio, come quelli che riguardano gli studi sugli impatti ambientali del "taglio ceduo", perseverando nel concedere nulla osta: il 95% dei boschi viene considerato tagliabile, ma si tratta di un patrimonio ambientale, faunistico, paesaggistico, storico, culturale e a basso impatto turistico che andrebbe conservato.

Al lago di Nemi, dove c'è stata una colata di cemento quasi in riva per un progetto di "Sport Lineare" finanziato dalla Città Metropolitana tramite fondi PNRR, ci era stato detto dal massimo responsabile dei Guardiaparco che c'era un'indagine in corso e che avremmo saputo gli esiti.

Ma è stata l'ennesima presa in giro, nulla si è più saputo e ad oggi non risulta nessun nulla osta del Parco in Conferenza dei Servizi per lo "scempio" avvenuto vicino al Museo delle Navi, con costi astronomici pagati dalla collettività.

Sulla questione delle acque dei due laghi e delle falde idriche in generale, il Direttore ha deciso di non perseguire la via nel sostenere la dichiarazione di "disastro ambientale" (o un altro simile provvedimento): decine di migliaia di appartamenti per la speculazione edilizia e ingenti prelievi di ACEA direttamente dai bacini lacustri , le reti-colabrodo sono le cause principali di tutto ciò.

Anzi, si viene a sapere senza che lo stesso Parco ha dato un nulla osta per il progetto di potenziamento della condotta del pozzo Sforza-Cesarini che preleva direttamente dal lago Albano a patto però che ACEA, ottenga la concessione.

Tradotto: per decenni ACEA ha prelevato milioni di metri cubi di acqua (circa 20 cm di livello ogni anno) ma non aveva e non ha pagato nessuna concessione. Roba da non credere.

Il Parco avrebbe dovuto negare alla luce di tutto ciò qualsiasi parere favorevole, senza dare l'ennesima prescrizione che probabilmente finirà nel nulla, coi lavori già iniziati.

Il Parco dovrebbe fissare un limite ambientale al livello idrometrico delle acque dei due laghi, già sotto di quasi 8 metri rispetti agli anni '80. Così come fece l'Ente Parco di Bracciano.

Il Parco dovrebbe eseguire studi e pubblicarli , in riferimento al catastrofico taglio ceduo effettuato anche in aree ultraprotette e che noi chiamiamo disboscamento.

Invece continua ad approvare le richieste di taglio di fine turno, tipo quella che ha distrutto la via Francigena in più punti, l'Ippovia costata oltre 200.000 euro di soldi pubblici, la zona di via Rocca Priora lo scorso anno e tutto il versante velletrano dell'Artemisio.

I sentieri questa estate si sono trasformati in vie desertificate a causa della mancata copertura degli alberi e sembrava di camminare su delle dune arse dal sole in cerca di qualche oasi.

Invitiamo veramente tutte e tutti a partecipare, anche per chiedere all'Ente Parco di esprimesri fermamente contro il progetto di inceneritore che vede la stessa ACEA tra i protagonisti negativi.

Se le alte sfere dell'Ente non vogliono tutelare il Parco, come previsto dallo Statuto fondativo, possono trovare altre poltrone su cui sedersi comodamente, meglio per tutti se quelle di casa loro.

Non possiamo fermarci, non vogliamo mollare di un centimetro, specie ora che sta per ricominciare l'ennesima stagione silvana che porterà tra i boschi decine e decine di ruspe, trattori, benne, TIR e cingolati a completare il lavoro delle motoseghe su centinaia di migliaia di alberi: ogni anno ne spariscono circa 200.000 solo qui ai Castelli!

Fino a quando tutto ciò non avrà fine, saremo nelle piazze, nelle assemblee e nelle lotte che da sempre caratterizzano questo "nostro" territorio, contro chi per le proprie speculazioni economiche è disposto a devastarlo senza farsi troppi problemi.

  • Per una moratoria dei tagli boschivi

  • Per l'aumento dei vincoli e delle tutele con il passaggio a Parco Nazionale

  • Per impedire che il Parco continui a dare nulla osta a progetti impattanti

  • Per la dichiarazione di "disastro ambientale" inerente la questione idrica dei due laghi

  • Per avere risposte e dati finora negati.

Per farci sentire, per cambiare lo stato di cose presenti prima che sia davvero troppo tardi, ci vediamo sabato 10 ottobre alle 10.00 ai Campi d'Annibale a Rocca di Papa, piazza G. Di Vittorio, da cui ci muoveremo una mezz'ora dopo verso l'Ente Parco, determinati e forti delle nostre ragioni contro chi proviene da una storia politica di negazionismo della crisi climatica.

Come siamo stati in piazza ad Albano nel partecipato corteo contro l'inceneritore di sabato scorso, domani (martedì 29 settembre) contesteremo ACEA e le altre multinazionali riunite nel Forum che si svolgerà all'EUR (manifestazione ore 16.00 dalla Metro B – EUR Fermi) mentre sabato 3 ottobre ancora nelle strade di Roma, dalle 10.00 a piazza della Repubblica, nuovo corteo contro l'ecomostro di S.Palomba.

Andiamo "a domicilio" a far presente che le scelte politiche e aziendali sullo sfruttamento dei Castelli Romani non sono per nulla gradite.

Comitato per la Protezione dei Boschi dei Colli Albani.



ITALIA NOSTRA CASTELLI ROMANI aderisce e sostiene la MANIFESTAZIONE e CORTEO previsto per SABATO 10 ottobre prossimo, ore 10:00, a Rocca di Papa, con partenza dai Campi di Annibale. La manifestazione è promossa dal Comitato Protezione Boschi dei Colli Albani a cui partecipiamo attivamente.  

Vi aspettiamo numerosi.

Enrico Del Vescovo, info 3331135131.







martedì 6 ottobre 2026

Pianura Padana. Inquinamento da CO2 come business...

 


Lo scorso gennaio, il governo italiano ha dato il via libera ambientale alla realizzazione del CCS Pianura Padana. Cento chilometri di gasdotti per trasportare CO2 che sono solo l’antipasto di un progetto più grande, promosso da Eni e Snam, che vedrà tra Ferrara e Ravenna lo snodo principale di un “hub mediterraneo” per la cattura, il trasporto e lo stoccaggio di CO2 denominato Callisto.

In queste infrastrutture saranno convogliate fino a 4 milioni di tonnellate di CO2 all’anno nella Fase 2 del progetto, e fino a 16 in quelle successive, prodotti dalle industrie inquinanti della Pianura Padana e addirittura dalla Francia, per poi immetterli nei giacimenti esausti nell’alto Adriatico, al largo di Ravenna.

Ma oltre agli interrogativi sull’opportunità o meno di sostenere l’opera con fondi pubblici e sulla sua reale efficacia, va tenuta in considerazione la storia di progetti simili, segnata da incidenti e rischi per la salute delle persone e degli ecosistemi. Come nel caso del “carbonodotto” di quasi 1500 chilometri che attraversa Louisiana, Texas e Mississippi controllato da ExxonMobil.
Snam, promotrice del CCS Pianura Padana, afferma che la probabilità di rottura di un gasdotto di questo tipo è minima, eppure nel caso di questo gasdotto negli Usa è già successo due volte: a Satartia a febbraio 2020 e a Sulphur nell’aprile 2024.

Cosa ha provocato queste rotture? Cosa è successo quando la CO2 si è dispersa nel territorio? Qual è stato l’impatto sulla salute delle persone e dell’ambiente? Quali erano i protocolli di intervento per le persone esposte al rilascio in seguito all’incidente e quali erano i protocolli per i soccorritori?

Martedì 13 ottobre 2026 alle h. 17.00 ne parliamo con:

  • James Hiatt, Movement for a Better Bayou (Louisiana)
  • Jerry Briggs, Emergency Services, Fire/EMS Coordinator, Warren County (Mississippi)
  • Elena Gerebizza, ReCommon

Modera: Alex Giuzio

In collaborazione con RealZeroEurope.


REGISTRATI AL WEBINAR QUI

(Fonte: La Bottega del Barbieri)


ANCORA CENTRALI NUCLEARI ?...


Dopo due nettissime sconfitte ai Referendum popolari del 1987 e 2011, dopo i disastri di Cernobyl e Fukushima,

la lobby del nucleare “civile” e militare ci riprova,

indicando addirittura P. Marghera come sito nucleare “sostenibile” (?!)  assieme a fabbriche di armi “sofisticate” come la Leonardo.


Propongono “piccoli reattori” che non esistono al mondo,

Le loro centrali sono costosissime, pericolose e arrivano dopo 15 anni.


In 40 anni, dal 1987, non sono ancora riusciti a trovare

dove smaltire le scorie delle prime 4 centrali chiuse

al mondo la capacità fotovoltaica è già 5 volte quella nucleare.

 

INFORMIAMOCI PER FERMARE I PAZZI

prima che sia troppo tardi.


PARTECIPIAMO

questo Sabato 10 ottobre, alle ore 17

al Centro CittAperta

Via Col Moschin 20 Mestre

(300 m. dalla stazione FS, tra via Sernaglia e via Felisati)

 


All’INCONTRO INFORMATIVO con il prof. GIANNI TAMINO

già docente di Biologia all’Università di Padova

esperto in problemi energetici.



 

Introduce Michele Boato

Presidente Ecoistituto del Veneto Alex Langer

 

 




ABC–Ambiente Bene Comune   e   Fondazione ICU–Istituto Consumatori e Utenti

Discorso introduttivo dell'Assessore alle Politiche Sociali, Camilla Palmieri, alla presentazione del libro "Dal Treja a Treia"...


Treia, 4 ottobre 2026. Festeggiamo San Francesco, ottavo centenario della sua morte o rinascita, per chi è credente, e siamo qui per un momento di condivisione e di presentazione di un libro scritto da un grande amico di Treia, ovvero Paolo D'Arpini.

(...)

Ma come spesso la vita mi ha insegnato, niente accade per caso, o forse è sempre possibile trasformare il caso in destino. E quale destino può esserci in un momento di accavallamento degli eventi? Beh, anzitutto quello dell'incontro. Caterina è passata stamattina nella struttura della Residenza Protetta a trovarci, mi ha detto "ma sai che avremmo potuto anche farla qua in giardino la presentazione del libro?" E io le ho risposto "ma sai che hai avuto un'ottima idea e sarebbe stato davvero bello?". E abbiamo iniziato a pensare che sarebbe davvero interessante provare a realizzare delle attività con e nella Residenza Protetta, cercando di mettere in circolo quel senso di comunità che immagino sia anche un piccolo filo conduttore dei racconti, o del racconto, di questo libro che sicuramente leggerò il prima possibile.

Fare del caso un destino, dicevamo. Ma quale caso? Quale destino? Io credo che siano punti di vista interessanti da cui interrogare un oggetto vivo come un libro, come questo libro "Dal Treja a Treia".

Penso poi al sottotitolo: Viaggio fra bioregionalismo, ecologia profonda e spiritualità laica. Già il termine "viaggio" esercita su di me, da sempre, un fascino incredibile. Credo fortemente che nella misura in cui ci pensiamo e ci sentiamo "viandanti", mendicanti d'amore e di condivisione, riusciamo ad interpretare il senso più alto e più profondo del nostro essere umani. E in quest'ottica San Francesco è indubbiamente un esempio incredibile.

Ecologia profonda, spiritualità laica… temi fondamentali, importantissimi. L'ecologia, ad esempio, penso davvero possa essere la leva su cui far forza per sollevare lo spirito dei nostri ragazzi, e risvegliare in loro un senso del sacro che attualmente sembra smarrito o, nella migliore delle ipotesi, confuso. Stiamo lavorando a un'idea di spazio di aggregazione per i giovani qui in Centro Storico, e il tema ecologico-ambientale potrebbe esserne il cuore. Per ora è solo un'idea, ma mi fa piacere accennarla qui, in questa giornata, sperando sia di buon augurio.

Io credo che ecologia e spiritualità laica siano fortemente connesse tra di loro, forse anche per sensibilità personale sono portata a pensare questo. Mi viene in mente il mondo dei kami giapponesi, ad esempio, e tutta la simbologia dello scintoismo: il divino è attorno a noi, in una foglia, in un albero, una piccola pozza d'acqua, in una lucciola che illumina la notte.

E a proposito di luce e di notte, stamattina ho letto queste parole di San Francesco: "Un raggio di sole è sufficiente per scacciare via molte ombre". Ecco, io credo che momenti come questo, come quello nella nostra Residenza Protetta, siano tanti raggi di sole che contribuiscono, nel loro piccolo, a dissipare un po' delle ombre lunghe che avvolgono questi tempi difficili.

Grazie dunque ad Andrea e all'Auser per l'invito e per l'impegno che profondono quotidianamente nel territorio con la loro associazione, e a Paolo per averci scelti nel lontano 2010, ci auguriamo, con spirito di ascolto e di servizio, di essere sempre all'altezza di questa scelta e di quella di chi, come lui, vorrà far parte della nostra comunità.

Camilla Palmieri





lunedì 5 ottobre 2026

L'Italia atomica e il buco della guerra nucleare limitata...

 


Vivere nell'ombra di un arsenale atomico silenzioso e negato non è una novità per il nostro Paese, ma la ripresa di un dibattito pubblico su questi temi interroga oggi le coscienze con un'urgenza inedita. A riportare brutalmente la questione al centro dell'attenzione mediatica ci ha pensato, nella puntata del 4 ottobre 2026, Presa Diretta con "Base Italia - Italia atomica". Condotta da Riccardo Iacona, la trasmissione ha squarciato il velo su una realtà rimossa: la corsa al riarmo globale brucia cifre spaventose.

 I 3.290 miliardi di spesa militare globale citati da PresaDiretta non sono SIPRI 2025, ma sono la somma di due cose che SIPRI stesso segnala come trend 2026: il budget USA approvato dal Congresso per il 2026 che ha già superato 1 trilione e che potrebbe arrivare a 1,5 trilioni nel 2027 più il resto del mondo in forte crescita.

119 miliardi sono destinati unicamente all'ammodernamento nucleare delle nove potenze mondiali, segnando un più 19% rispetto al 2025. 

Un'escalation spinta anche dall'obiettivo NATO del 5% del PIL entro il 2035, una prospettiva che per l'Italia significherebbe un salasso finanziario senza precedenti, già attestato ad esempio dalla cifra record di 34 miliardi allocati questo anno per la difesa italiana.

Il reportage ha avuto il grande merito di rompere il muro del silenzio di Stato, affrontando il nodo cruciale del nucleare condiviso. Richiamando le stime dell'esperto Hans Kristensen, è stato ribadito come l'Italia ospiti decine di bombe B61 americane tra le basi di Aviano e Ghedi, in un regime di opacità in cui le autorità locali restano all'oscuro. La giornalista Stefania Maurizi ha svelato i dettagli dell'accordo segreto Stone Ax, che sancisce l'esclusivo controllo di Washington sul lancio, ricordando peraltro come la Grecia abbia avuto il coraggio di rimuovere simili ordigni già nel 2001. Il tutto mentre il Doomsday Clock, l'orologio dell'apocalisse nucleare, segna appena ottantacinque secondi dalla mezzanotte. L'inchiesta si è poi spinta a mappare le basi strategiche del Sud — da Sigonella fino al MUOS di Niscemi — impiegate per delicate operazioni e voli di ricognizione verso l'Iran, oltre a denunciare i controlli fallaci nei porti di Gioia Tauro e Ravenna lungo le rotte di materiali dual use destinati ad Israele.

Tuttavia, da una prospettiva di disarmo rigoroso ed esigente, l'inchiesta di Rai Tre, pur lodevole, mostra limiti strutturali evidenti. Il limite principale risiede nella mancata connessione tra le infrastrutture materiali e le dottrine strategiche che le governano. L'esempio di Comiso è emblematico: l'ex base dei Cruse atomici non era un semplice punto di lancio isolato, bensì il fulcro avanzato di disseminazione in tutta la Sicilia degli euromissili, concepiti per una folle dottrina di guerra nucleare limitata, combattibile e vincibile in Europa. Quel concetto di teatro europeo come campo di battaglia sacrificabile è esattamente ciò che torna oggi d'attualità, ma che la trasmissione non ha esplicitamente nominato. 

La fine del trattato INF ha spinto sia Washington, con i vettori Dark Eagle previsti in Germania dal 2026, sia Mosca a reinstallare armi a medio raggio nel cuore del continente: senza questo retroterra fattuale, Aviano e Ghedi appaiono erroneamente come reliquie del passato e non come la prima linea di un nuovo fronte.

Sottolineiamolo: siamo alla replica della doppia decisione NATO del 1979. Allora Pershing II e Cruise per rispondere agli SS-20 sovietici. Oggi Dark Eagle/Tomahawk per rispondere a Iskander, Zircon e Oreshnik russo schierato in Bielorussia.

La continuità dottrinale è perfetta: gittata intermedia proibita dall'INF (500-5.500 km). Trattato morto nel 2019, ora la lacuna viene riempita. Ambiguità convenzionale/nucleare. Ufficialmente Dark Eagle è convenzionale, ma come gli euromissili anni '80 è dual-capable per dottrina, tempo di volo troppo breve per discriminare, e destabilizza il calcolo di Mosca. Teatro e limitatezza. È l'arma per la "guerra nucleare limitata di teatro": si può lanciare dalla Germania, colpire in profondità in Russia senza usare ICBM strategici, illudendosi di contenere lo scambio all'Europa. È esattamente la dottrina che PresaDiretta non ha nominato. Per un disarmista: è un first-strike convenzionale che apre al first-strike nucleare. Se si schiera a Wiesbaden un'arma che decapita Mosca in 8 minuti, si rende razionale per l'antagonista l'uso anticipato.

Allo stesso modo, la campagna ICAN è stata sfiorata marginalmente, mancando il cuore della battaglia politica dei disarmisti esigenti: l'impegno al non primo uso (No First Use). Mentre potenze come Cina e India lo adottano, USA, Russia, Francia, Regno Unito e la stessa NATO lo rifiutano categoricamente, trasformando le B61 non in (presunti) strumenti di deterrenza difensiva, ma in armi di primo attacco (first strike). A completare questo quadro inquietante vi è la rimozione della memoria storica: i quattro milioni di morti causati dai test nucleari in atmosfera rappresentano un monito che il Trattato sulla Proibizione delle Armi Nucleari (TPNW) non dimentica, e che smentisce la pericolosa retorica del nucleare pulito.

Questa deriva materiale e culturale trova una sponda inquietante nel circuito dell'informazione mainstream, perfettamente speculare all'analisi offerta da Angelo Panebianco nel suo editoriale sul Corriere della Sera dello scorso 2 ottobre. Da un lato, si etichettano come "bluff" da non tenere in conto le esplicite minacce nucleari russe (sempre "difensive", per carità!)*; dall'altro, si dipinge un Vladimir Putin pronto a scatenare un'offensiva totale contro la NATO. Questa narrazione contraddittoria e bellica gioca con il fuoco: minimizza ad arte il rischio atomico pur di rendere socialmente accettabile una riconversione totale della società dal welfare al warfare. In definitiva, sebbene Presa Diretta abbia offerto un servizio pubblico di altissimo profilo colmando lacune storiche, l'analisi complessiva resta orfana di quella cassetta degli attrezzi dottrinale indispensabile per comprendere davvero a cosa servano oggi quegli ordigni di morte.

Alfonso Navarra - Disarmisti Esigenti



*Il presidente russo Vladimir Putin ha dichiarato che la Russia è pronta a impiegare l'intero arsenale a sua disposizione, comprese le armi nucleari, nel caso in cui i paesi della NATO tentassero di isolare o attaccare l'enclave di Kaliningrad.  Per la precisione, la dichiarazione è arrivata durante l'intervento di Putin al Forum di Valdai ed anche tramite comunicazioni formali del Cremlino. La reazione di Mosca fa seguito alle esercitazioni Baltic Sentry e alle tensioni con la NATO e i paesi baltici riguardo al controllo e alla sicurezza attorno all'enclave. Putin ha ribadito che Mosca considererebbe l'uso di "tutti i tipi di armi" per difendere il territorio russo di Kaliningrad da eventuali manovre volte a tagliarne i collegamenti o a colpirlo come obiettivo militare. (Riunione del Club di Discussione Valdai • Presidente della Russia)



Integrazione: 

Quello che ha detto al Corriere della Sera Carmine Masiello, che è il capo di Stato Maggiore, è gravissimo:
«Sul fianco est ci è stato chiesto di schierare, in tempi molto rapidi, unità capaci di esprimere una deterrenza reale».
Vorremmo sapere chi lo ha chiesto? E soprattutto, chi ha deciso questo schieramento di truppe italiane? Solitamente queste cose dovrebbero passare dal Parlamento. Dovrebbero essere discusse anche con un dibattito pubblico. Invece no, le apprendiamo da un'intervista, che affrontano come se parlassero di asfaltare le strade. Incredibile!
Qualcuno ha chiesto agli italiani se sono disposti a morire per quei Paesi baltici guerrafondai e russofobi? Qualcuno ha chiesto agli italiani se sono disposti a crepare per Zelensky?
Mentre Putin dice in mondovisione, per l'ennesima volta, che non pensano minimamente di attaccare i Paesi dell'Unione Europea e che la Russia è sempre disponibile a riprendere le relazioni, questi continuano ad abbaiare alle porte di Mosca. Anziché tirare il piede dall'acceleratore delle provocazioni, lo premono sempre più forte.
No, il nemico di cui aver paura non è la Russia. I nemici di cui aver paura ce li abbiamo a casa nostra!