martedì 6 ottobre 2026

Pianura Padana. Inquinamento da CO2 come business...

 


Lo scorso gennaio, il governo italiano ha dato il via libera ambientale alla realizzazione del CCS Pianura Padana. Cento chilometri di gasdotti per trasportare CO2 che sono solo l’antipasto di un progetto più grande, promosso da Eni e Snam, che vedrà tra Ferrara e Ravenna lo snodo principale di un “hub mediterraneo” per la cattura, il trasporto e lo stoccaggio di CO2 denominato Callisto.

In queste infrastrutture saranno convogliate fino a 4 milioni di tonnellate di CO2 all’anno nella Fase 2 del progetto, e fino a 16 in quelle successive, prodotti dalle industrie inquinanti della Pianura Padana e addirittura dalla Francia, per poi immetterli nei giacimenti esausti nell’alto Adriatico, al largo di Ravenna.

Ma oltre agli interrogativi sull’opportunità o meno di sostenere l’opera con fondi pubblici e sulla sua reale efficacia, va tenuta in considerazione la storia di progetti simili, segnata da incidenti e rischi per la salute delle persone e degli ecosistemi. Come nel caso del “carbonodotto” di quasi 1500 chilometri che attraversa Louisiana, Texas e Mississippi controllato da ExxonMobil.
Snam, promotrice del CCS Pianura Padana, afferma che la probabilità di rottura di un gasdotto di questo tipo è minima, eppure nel caso di questo gasdotto negli Usa è già successo due volte: a Satartia a febbraio 2020 e a Sulphur nell’aprile 2024.

Cosa ha provocato queste rotture? Cosa è successo quando la CO2 si è dispersa nel territorio? Qual è stato l’impatto sulla salute delle persone e dell’ambiente? Quali erano i protocolli di intervento per le persone esposte al rilascio in seguito all’incidente e quali erano i protocolli per i soccorritori?

Martedì 13 ottobre 2026 alle h. 17.00 ne parliamo con:

  • James Hiatt, Movement for a Better Bayou (Louisiana)
  • Jerry Briggs, Emergency Services, Fire/EMS Coordinator, Warren County (Mississippi)
  • Elena Gerebizza, ReCommon

Modera: Alex Giuzio

In collaborazione con RealZeroEurope.


REGISTRATI AL WEBINAR QUI

(Fonte: La Bottega del Barbieri)


ANCORA CENTRALI NUCLEARI ?...


Dopo due nettissime sconfitte ai Referendum popolari del 1987 e 2011, dopo i disastri di Cernobyl e Fukushima,

la lobby del nucleare “civile” e militare ci riprova,

indicando addirittura P. Marghera come sito nucleare “sostenibile” (?!)  assieme a fabbriche di armi “sofisticate” come la Leonardo.


Propongono “piccoli reattori” che non esistono al mondo,

Le loro centrali sono costosissime, pericolose e arrivano dopo 15 anni.


In 40 anni, dal 1987, non sono ancora riusciti a trovare

dove smaltire le scorie delle prime 4 centrali chiuse

al mondo la capacità fotovoltaica è già 5 volte quella nucleare.

 

INFORMIAMOCI PER FERMARE I PAZZI

prima che sia troppo tardi.


PARTECIPIAMO

questo Sabato 10 ottobre, alle ore 17

al Centro CittAperta

Via Col Moschin 20 Mestre

(300 m. dalla stazione FS, tra via Sernaglia e via Felisati)

 


All’INCONTRO INFORMATIVO con il prof. GIANNI TAMINO

già docente di Biologia all’Università di Padova

esperto in problemi energetici.



 

Introduce Michele Boato

Presidente Ecoistituto del Veneto Alex Langer

 

 




ABC–Ambiente Bene Comune   e   Fondazione ICU–Istituto Consumatori e Utenti

Discorso introduttivo dell'Assessore alle Politiche Sociali, Camilla Palmieri, alla presentazione del libro "Dal Treja a Treia"...


Treia, 4 ottobre 2026. Festeggiamo San Francesco, ottavo centenario della sua morte o rinascita, per chi è credente, e siamo qui per un momento di condivisione e di presentazione di un libro scritto da un grande amico di Treia, ovvero Paolo D'Arpini.

(...)

Ma come spesso la vita mi ha insegnato, niente accade per caso, o forse è sempre possibile trasformare il caso in destino. E quale destino può esserci in un momento di accavallamento degli eventi? Beh, anzitutto quello dell'incontro. Caterina è passata stamattina nella struttura della Residenza Protetta a trovarci, mi ha detto "ma sai che avremmo potuto anche farla qua in giardino la presentazione del libro?" E io le ho risposto "ma sai che hai avuto un'ottima idea e sarebbe stato davvero bello?". E abbiamo iniziato a pensare che sarebbe davvero interessante provare a realizzare delle attività con e nella Residenza Protetta, cercando di mettere in circolo quel senso di comunità che immagino sia anche un piccolo filo conduttore dei racconti, o del racconto, di questo libro che sicuramente leggerò il prima possibile.

Fare del caso un destino, dicevamo. Ma quale caso? Quale destino? Io credo che siano punti di vista interessanti da cui interrogare un oggetto vivo come un libro, come questo libro "Dal Treja a Treia".

Penso poi al sottotitolo: Viaggio fra bioregionalismo, ecologia profonda e spiritualità laica. Già il termine "viaggio" esercita su di me, da sempre, un fascino incredibile. Credo fortemente che nella misura in cui ci pensiamo e ci sentiamo "viandanti", mendicanti d'amore e di condivisione, riusciamo ad interpretare il senso più alto e più profondo del nostro essere umani. E in quest'ottica San Francesco è indubbiamente un esempio incredibile.

Ecologia profonda, spiritualità laica… temi fondamentali, importantissimi. L'ecologia, ad esempio, penso davvero possa essere la leva su cui far forza per sollevare lo spirito dei nostri ragazzi, e risvegliare in loro un senso del sacro che attualmente sembra smarrito o, nella migliore delle ipotesi, confuso. Stiamo lavorando a un'idea di spazio di aggregazione per i giovani qui in Centro Storico, e il tema ecologico-ambientale potrebbe esserne il cuore. Per ora è solo un'idea, ma mi fa piacere accennarla qui, in questa giornata, sperando sia di buon augurio.

Io credo che ecologia e spiritualità laica siano fortemente connesse tra di loro, forse anche per sensibilità personale sono portata a pensare questo. Mi viene in mente il mondo dei kami giapponesi, ad esempio, e tutta la simbologia dello scintoismo: il divino è attorno a noi, in una foglia, in un albero, una piccola pozza d'acqua, in una lucciola che illumina la notte.

E a proposito di luce e di notte, stamattina ho letto queste parole di San Francesco: "Un raggio di sole è sufficiente per scacciare via molte ombre". Ecco, io credo che momenti come questo, come quello nella nostra Residenza Protetta, siano tanti raggi di sole che contribuiscono, nel loro piccolo, a dissipare un po' delle ombre lunghe che avvolgono questi tempi difficili.

Grazie dunque ad Andrea e all'Auser per l'invito e per l'impegno che profondono quotidianamente nel territorio con la loro associazione, e a Paolo per averci scelti nel lontano 2010, ci auguriamo, con spirito di ascolto e di servizio, di essere sempre all'altezza di questa scelta e di quella di chi, come lui, vorrà far parte della nostra comunità.

Camilla Palmieri





lunedì 5 ottobre 2026

L'Italia atomica e il buco della guerra nucleare limitata...

 


Vivere nell'ombra di un arsenale atomico silenzioso e negato non è una novità per il nostro Paese, ma la ripresa di un dibattito pubblico su questi temi interroga oggi le coscienze con un'urgenza inedita. A riportare brutalmente la questione al centro dell'attenzione mediatica ci ha pensato, nella puntata del 4 ottobre 2026, Presa Diretta con "Base Italia - Italia atomica". Condotta da Riccardo Iacona, la trasmissione ha squarciato il velo su una realtà rimossa: la corsa al riarmo globale brucia cifre spaventose.

 I 3.290 miliardi di spesa militare globale citati da PresaDiretta non sono SIPRI 2025, ma sono la somma di due cose che SIPRI stesso segnala come trend 2026: il budget USA approvato dal Congresso per il 2026 che ha già superato 1 trilione e che potrebbe arrivare a 1,5 trilioni nel 2027 più il resto del mondo in forte crescita.

119 miliardi sono destinati unicamente all'ammodernamento nucleare delle nove potenze mondiali, segnando un più 19% rispetto al 2025. 

Un'escalation spinta anche dall'obiettivo NATO del 5% del PIL entro il 2035, una prospettiva che per l'Italia significherebbe un salasso finanziario senza precedenti, già attestato ad esempio dalla cifra record di 34 miliardi allocati questo anno per la difesa italiana.

Il reportage ha avuto il grande merito di rompere il muro del silenzio di Stato, affrontando il nodo cruciale del nucleare condiviso. Richiamando le stime dell'esperto Hans Kristensen, è stato ribadito come l'Italia ospiti decine di bombe B61 americane tra le basi di Aviano e Ghedi, in un regime di opacità in cui le autorità locali restano all'oscuro. La giornalista Stefania Maurizi ha svelato i dettagli dell'accordo segreto Stone Ax, che sancisce l'esclusivo controllo di Washington sul lancio, ricordando peraltro come la Grecia abbia avuto il coraggio di rimuovere simili ordigni già nel 2001. Il tutto mentre il Doomsday Clock, l'orologio dell'apocalisse nucleare, segna appena ottantacinque secondi dalla mezzanotte. L'inchiesta si è poi spinta a mappare le basi strategiche del Sud — da Sigonella fino al MUOS di Niscemi — impiegate per delicate operazioni e voli di ricognizione verso l'Iran, oltre a denunciare i controlli fallaci nei porti di Gioia Tauro e Ravenna lungo le rotte di materiali dual use destinati ad Israele.

Tuttavia, da una prospettiva di disarmo rigoroso ed esigente, l'inchiesta di Rai Tre, pur lodevole, mostra limiti strutturali evidenti. Il limite principale risiede nella mancata connessione tra le infrastrutture materiali e le dottrine strategiche che le governano. L'esempio di Comiso è emblematico: l'ex base dei Cruse atomici non era un semplice punto di lancio isolato, bensì il fulcro avanzato di disseminazione in tutta la Sicilia degli euromissili, concepiti per una folle dottrina di guerra nucleare limitata, combattibile e vincibile in Europa. Quel concetto di teatro europeo come campo di battaglia sacrificabile è esattamente ciò che torna oggi d'attualità, ma che la trasmissione non ha esplicitamente nominato. 

La fine del trattato INF ha spinto sia Washington, con i vettori Dark Eagle previsti in Germania dal 2026, sia Mosca a reinstallare armi a medio raggio nel cuore del continente: senza questo retroterra fattuale, Aviano e Ghedi appaiono erroneamente come reliquie del passato e non come la prima linea di un nuovo fronte.

Sottolineiamolo: siamo alla replica della doppia decisione NATO del 1979. Allora Pershing II e Cruise per rispondere agli SS-20 sovietici. Oggi Dark Eagle/Tomahawk per rispondere a Iskander, Zircon e Oreshnik russo schierato in Bielorussia.

La continuità dottrinale è perfetta: gittata intermedia proibita dall'INF (500-5.500 km). Trattato morto nel 2019, ora la lacuna viene riempita. Ambiguità convenzionale/nucleare. Ufficialmente Dark Eagle è convenzionale, ma come gli euromissili anni '80 è dual-capable per dottrina, tempo di volo troppo breve per discriminare, e destabilizza il calcolo di Mosca. Teatro e limitatezza. È l'arma per la "guerra nucleare limitata di teatro": si può lanciare dalla Germania, colpire in profondità in Russia senza usare ICBM strategici, illudendosi di contenere lo scambio all'Europa. È esattamente la dottrina che PresaDiretta non ha nominato. Per un disarmista: è un first-strike convenzionale che apre al first-strike nucleare. Se si schiera a Wiesbaden un'arma che decapita Mosca in 8 minuti, si rende razionale per l'antagonista l'uso anticipato.

Allo stesso modo, la campagna ICAN è stata sfiorata marginalmente, mancando il cuore della battaglia politica dei disarmisti esigenti: l'impegno al non primo uso (No First Use). Mentre potenze come Cina e India lo adottano, USA, Russia, Francia, Regno Unito e la stessa NATO lo rifiutano categoricamente, trasformando le B61 non in (presunti) strumenti di deterrenza difensiva, ma in armi di primo attacco (first strike). A completare questo quadro inquietante vi è la rimozione della memoria storica: i quattro milioni di morti causati dai test nucleari in atmosfera rappresentano un monito che il Trattato sulla Proibizione delle Armi Nucleari (TPNW) non dimentica, e che smentisce la pericolosa retorica del nucleare pulito.

Questa deriva materiale e culturale trova una sponda inquietante nel circuito dell'informazione mainstream, perfettamente speculare all'analisi offerta da Angelo Panebianco nel suo editoriale sul Corriere della Sera dello scorso 2 ottobre. Da un lato, si etichettano come "bluff" da non tenere in conto le esplicite minacce nucleari russe (sempre "difensive", per carità!)*; dall'altro, si dipinge un Vladimir Putin pronto a scatenare un'offensiva totale contro la NATO. Questa narrazione contraddittoria e bellica gioca con il fuoco: minimizza ad arte il rischio atomico pur di rendere socialmente accettabile una riconversione totale della società dal welfare al warfare. In definitiva, sebbene Presa Diretta abbia offerto un servizio pubblico di altissimo profilo colmando lacune storiche, l'analisi complessiva resta orfana di quella cassetta degli attrezzi dottrinale indispensabile per comprendere davvero a cosa servano oggi quegli ordigni di morte.

Alfonso Navarra - Disarmisti Esigenti



*Il presidente russo Vladimir Putin ha dichiarato che la Russia è pronta a impiegare l'intero arsenale a sua disposizione, comprese le armi nucleari, nel caso in cui i paesi della NATO tentassero di isolare o attaccare l'enclave di Kaliningrad.  Per la precisione, la dichiarazione è arrivata durante l'intervento di Putin al Forum di Valdai ed anche tramite comunicazioni formali del Cremlino. La reazione di Mosca fa seguito alle esercitazioni Baltic Sentry e alle tensioni con la NATO e i paesi baltici riguardo al controllo e alla sicurezza attorno all'enclave. Putin ha ribadito che Mosca considererebbe l'uso di "tutti i tipi di armi" per difendere il territorio russo di Kaliningrad da eventuali manovre volte a tagliarne i collegamenti o a colpirlo come obiettivo militare. (Riunione del Club di Discussione Valdai • Presidente della Russia)



Integrazione: 

Quello che ha detto al Corriere della Sera Carmine Masiello, che è il capo di Stato Maggiore, è gravissimo:
«Sul fianco est ci è stato chiesto di schierare, in tempi molto rapidi, unità capaci di esprimere una deterrenza reale».
Vorremmo sapere chi lo ha chiesto? E soprattutto, chi ha deciso questo schieramento di truppe italiane? Solitamente queste cose dovrebbero passare dal Parlamento. Dovrebbero essere discusse anche con un dibattito pubblico. Invece no, le apprendiamo da un'intervista, che affrontano come se parlassero di asfaltare le strade. Incredibile!
Qualcuno ha chiesto agli italiani se sono disposti a morire per quei Paesi baltici guerrafondai e russofobi? Qualcuno ha chiesto agli italiani se sono disposti a crepare per Zelensky?
Mentre Putin dice in mondovisione, per l'ennesima volta, che non pensano minimamente di attaccare i Paesi dell'Unione Europea e che la Russia è sempre disponibile a riprendere le relazioni, questi continuano ad abbaiare alle porte di Mosca. Anziché tirare il piede dall'acceleratore delle provocazioni, lo premono sempre più forte.
No, il nemico di cui aver paura non è la Russia. I nemici di cui aver paura ce li abbiamo a casa nostra!

sabato 3 ottobre 2026

Inno alla famiglia nel bosco...


 


 

La quantità e qualità delle dinamiche relazionali risente delle quantità e della qualità degli elementi in causa. Tali dinamiche tendono ad essere quantitativamente più contenute in ambito tradizionale-analogico rispetto a quelle che si osservano in contesto liquido-digitale. Contesto nel quale il virtuale – come era accaduto con l’avvento della plastica – si è attestato con la soddisfazione dei più entro la sfera dell’immaginario quotidiano. 


Le dinamiche relazioni – sia interpersonali sia di insiemi organizzati sia di lobby occasionali – della società liquido-digitale sono state notevolmente moltiplicate con l’avvento della cosiddetta intelligenza artificiale. Tale intelligenza si compone di un data base, di dimensione inaccessibile e crescente, nel quale i dati immessi nutrono gli algoritmi e da questi sono organizzati con l’intento di fornire informazioni utili ai loro creatori. A mezzo di questi si rivelano potenzialità per il bene comune e/o per il controllo sociale (intelligence commerciale, politica, mediatica, militare), analogicamente talmente complesse da risultare inesistenti.


Intelligenza artificiale per il bene comune è un modo strategico per vestire da ancella la tecnologia. Un vestito sotto il quale non v’è cuore ma salvadanaio che l’ingordigia di potere gonfierà, come ha sempre fatto, fino all’inverosimile, ma che, in quanto gonfio anche di dati e relative interazioni, vive accompagnato anch’esso dalla miccia che una qualunque imprevista e imprevedibile combinazione del metamondo algoritmico-digitale potrà accendere, con pensabili danni collaterali che quelli dell’esplosione di una centrale nucleare potrebbero divenire perfino accettabili. Come per un cristallo che si frantuma, nessun algoritmo può anticipare in quante parti né quali forme queste avranno.


Infatti, con il crescere della complessità tende a crescere anche la capacità autogenerativa di situazioni non previste. Ciò avviene tanto in ambito analogico, quanto in quello digitale. Ma se il primo implicava relazioni entro un raggio e una quantità a misura d’uomo, che comportavano – Hiroshima e Nagasaki a parte – limitati eventi non previsti, come mode effimere, esaltazioni popolari per una vittoria sportiva, il secondo, travalicando tale unità umana di misura, è esposto alla Spada di Damocle di avventi, non solo non previsti e potenzialmente socialmente destabilizzanti, dovuti ad aggregazioni improvvise a causa della volatilità dell’impalpabile dimensione digitale, capace di scatenare emozioni come petardi nel silenzio, repentine come virate di stormo d’uccelli, mossi all’unisono da un’intelligenza improvvisa e collettiva. Un’eventualità temuta dai fuochisti del sistema che, almeno teoricamente, non potranno adoperarsi per tentarne la scongiura con un’ulteriore raccolta e accumulo di dati, con la creazione di nuovi algoritmi, con l’implementazione di quelli esistenti, con l’aumento della potenza di calcolo, delle memorie di stoccaggio e di consumo energetico. 


Dunque un costo economico e di libertà che, come è sempre stato, saranno gli automobilisti, i fumatori, i bevitori, le famiglie, gli studenti, i lavoratori, i malati, i poveri e tutti gli altri a pagarne il conto a mezzo di piccole crescenti vessazioni necessarie a mantenere a galla istituzioni fallite e svendute, ormai da considerare contro di noi. 

Un conto salato, svenante. Non a caso la diffusa agiografia dell’intelligenza artificiale, sparpagliata come prezzemolo da politici, potentati e loro giornalacci reiteratamente pornografici, comprati dal soldo mondialista, vende miliardi di clic. Pastura per radunare mangianza e distrarla al fine di ridurre il rischio di incontrollata insorgenza di fenomeni sociali e di possibile crollo sistemico. È questo il solo timore dei fuochisti, nonostante le numerose cartucce diversive che riempiono i loro caricatori mediatici.

 

L’analogia tra crollo sistemico e crash dei computer è lapalissiana, tanto nell’origine (elevata quantità di dati da gestire, loro relazioni, algoritmi gestionali e potenza di calcolo inadeguata), quanto nella livrea da maggiordomo per il miglioramento della vita e quanto nel dazio che ognuno di noi ha pagato e pagherà con perdita di dati, di prospettive, problemi esistenziali, professionali, psicologici, con implemento di minanti timori, sempre utili ai fuochisti. 

  

L’insorgenza di posizioni, associazioni e prospettive impreviste, tende ad affermarsi con il crescere dei numeri in gioco, come se la miriade di spermatozoi si trovasse al cospetto di una miriade di ovuli. Anche se tale figurazione non è analogicamente efficace, in quanto impossibile, proprio per questo permette di cogliere quanto digitalmente e algoritmicamente sta accadendo. La base terrena della dimensione umana, qualunque fatto avvenisse, rivoluzioni socio-politiche e cataclismi inclusi, offriva il lutto necessario a fare proprio l’accaduto, a razionalizzarlo e a rimettersi in piedi. Invece, l’acquoso e virtuale piano di appoggio sul quale viviamo ora e vivranno in futuro, non lascerà agli uomini anzi, ai post-uomini, neppure quell’intimità alla quale aggrapparsi. Piano che diviene mare senza le sponde della certezza valoriale, ma pullulante di affioramenti ondivaghi del relativismo. Mare che diviene mota dalla quale emergono le morte architetture scheletriche della dimensione analogica, un tempo animate di vita.

 

I post-uomini ora considerati numeri, saranno dismessi, eliminati o richiamati al dovere secondo necessità. E lo faranno con obbedienza. Non saranno, come già non siamo, uomini, ma consumatori e “serventi” opportunamente educati e immessi nel mondo affinché non abbiano ricordi e non possano attingerne, che concepiscano il lavoro come il solo dovere esistenziale. Perciò, un lavoro replicativo, ma non più alienante come in “Tempi moderni”. Una società multietnica ma monoculturale e monolinguistica, monogovernata secondo il principio dell’unanimità e non più classista come in “Metropolis”. Unanimità ottenuta senza coercizione. Lavoratori “in stretta osservanza del primo catechismo” (1).

–      Qual è il primo catechismo?

–      Onora il tuo consumatore.

–      Hai mai pensato al futuro? (1)

E chi non “vorrà mai essere soggetto di maltrattamenti criminosi” (1), sarà ovviamente eliminato.

 

Le regole, come la logica, riescono a trattenere tutto entro un numero limitato di combinazioni. Man mano che tale molteplicità si esponenzializza, ovvero man mano che tende a sfuggire dalla cognizione analogica, il loro potere regolamentativo decade aprendo al crollo e allo schianto.


Realtà virtuale e realtà concreta che, come per i mercati, prima concreti in quanto relativi alla dimensione analogica, poi baconianamente (Francis, pittore) deformati da quella digitale-finanziaria, non saranno a noi distinguibili e quindi, seppur nella loro dubbia identità unificata dovremo prenderla sul serio. È a questo punto, già alto nel cielo della storia, che i padroni della comunicazione faranno dei post-uomini, qualunque cosa possa tornare loro utile: consumatori e serventi.


Il fenomeno proto-pandemico, test globale di un avvento imprevisto, terrore diffuso, ubbidienza sociale, era necessario per lo studio degli eventi imprevisti generati dai grandi numeri ed estrema volatilità delle emozioni.

 

Come nel crash distruttivo di un computer per sovraccarico di calcolo/eccesso di dati, così un crash creativo causato da innumerevoli elementi che si combinano in modo non previsto è il potenziale implicato nella crescita dell’intelligenza artificiale. Creativo in quanto relativo a dinamiche prima inesistenti, ma ugualmente distruttivo per quanto riguarda il controllo e la gestione delle moltitudini di post-umani. 


Quindi il problema post umano dell’intelligenza artificiale non è solo che questa controlli tutto e all’uomo sottragga di conseguenza gli elementi della stabilità esistenziale, ma che, dai grandi numeri emergano situazioni nuove la cui natura, anche se si rivelasse a fin di bene sociale, avrà un carattere simile a uno sconquasso comunque, in qualche misura, tramortente. Al pari di un organismo la capacità o disponibilità ad assorbire l’urto è del tutto relativa alla forza del sistema immunitario, sistema che, nuovamente, non potrà che avere natura algoritmica. E se, invece, fosse maligno avremmo a che fare con eventi per i quali, il terrore della pandemia che abbiamo conosciuto non sarà che una degustazione.

 

Anche a livello interpersonale, la generazione di fenomeni imprevisti che non si integrano con il sistema ma lo contraddicono, ne provocano il crollo, come un tradimento che lascia tramortito chi lo subisce. 


Avviene così anche sul piano infrapersonale, quando un sentimento e un pensiero non sono coerenti e in armonia con quanto stiamo facendo. È il momento buono per aprire allo schianto, che si manifesta in malattia o contrattura, indicente, dimenticanza, errore ed altro del genere. Non avviene sempre, così come il crash digitale richiede la giusta prospettiva tra i dati, ugualmente in noi l’inconveniente avviene nel momento in cui tutto è pronto e le cose accadono. In contesto relazionale, un odio non genera sempre morte di esistenze, ma la morte di esistenze per conflitto lo richiede sempre.

 

L’analogia tra il microcosmo uomo e il macrocosmo artefatto dell’intelligenza artificiale allude al brocardo così in alto come in basso. Sembra forse blasfemo mettere alla pari la dimensione biologica con quella tecnica, ma non è questo il piano di partenza che è invece la dimensione dei numeri in ambo i casi estremamente alta. Se le combinazioni di relazioni fisiche e metafisiche disponibili alla creatività umana possono riuscire a emanciparsi dai lacci imposti dall’intelligenza artificiale, certo questa sarà gestita affinché l’infinito che è in noi sia ridotto a pochi pensieri e desideri, uno dei quali sarà quello della libertà, prontamente soddisfatto dalla BMW come benefit e il farlocco salto sul carro dei giusti, con tanto di encomio per i neo kapò del grande lager sociale dei poveracci.

 

Forse parte del problema, cioè della capacità generativa dei grandi numeri ha a che vedere con la weltanshauung razionalista, quindi con la formazione esclusivamente matematico-informatica degli operatori e dei progettisti. Formazione che impedirebbe di inserire nei loro lavori ciò che genericamente potremmo chiamare alogico, cioè pienamente umano. Un tema del quale forse, anche se ci avessero pensato per integrarne gli algoritmi predittivi, non avrebbero potuto fare molto di più che aggiungere un fattore k latente, quantistico. Ma si tratta di un’illazione senza fondamento in quanto, progettisti e operatori non possono che restare nella mappatura logica del territorio umanistico. In caso di ripensamento rivolgersi ad Alfred Korzybski.


Lorenzo Merlo



 

Note

.1 Cloud Atlas, di Lana e Larry Wachowski, 2012.




venerdì 2 ottobre 2026

Italia Nostra difende il territorio...

 


ITALIA NOSTRA CASTELLI ROMANI vi invita a due eventi a cui aderisce e partecipa  attivamente:


1) ROMA, SABATO 3 ottobre, piazza della Repubblica, ore 10:00 : "IL FUTURO NON SI BRUCIA". Manifestazione con corteo contro l'inceneritore di SANTA PALOMBA (proprio al confine tra Roma, Albano ed Ardea). I termovalorizzatori in realtà bruciano risorse anziché valorizzarle come invece la narrazione dominante vorrebbe farci credere. Tutto ciò accade a beneficio del profitto solo di talune grandi imprese. Quindi: né qui, né altrove.


2) GENZANO, DOMENICA 4 ottobre, ore 10:00, Parco Segantini, Via Segantini (località monte Cagnoletto) Italia Nostra Castelli Romani partecipa alle giornate dell'APPIA DAY 2026: inaugurazione della mostra: "Antonio Cederna e la Via Appia Antica", poi alle ore 11:00 si terrà la presentazione del libro: "Cento Casali Sconosciuti intorno a Roma", di Lugi Cherubini, un itinerario dalla via Appia attraverso la campagna romana. 

La via Appia Antica racchiude storia, territori, cultura e umanità.

Vi esorto ad intervenire numerosi.

Grazie per l'attenzione. 

Enrico Del Vescovo, 3331135131.


 IL FUTURO NON SI BRUCIA        

Nucleare... ci risiamo!

 


La Federazione Nazionale Pro Natura esprime il proprio dissenso rispetto alla Legge Delega che permetterebbe l’avvio della costruzione di centrali nucleari in Italia. “Iniziativa legislativa in spregio di due referendum e del principio di precauzione”.

Il 23 settembre 2026 il Senato ha approvato definitivamente il progetto di Legge Delega che permetterebbe l’avvio della costruzione di centrali nucleari in Italia.  La Federazione Nazionale Pro Natura esprime il proprio dissenso verso questa iniziativa legislativa che in spregio di due referendum e del principio di precauzione rilancia un settore che era stato giustamente escluso dal sistema nazionale di produzione dell’energia.

Infatti il nucleare è:

pericoloso, lo dimostrano i numerosi incidenti che si sono susseguiti con risultati assolutamente catastrofici, le cui conseguenze sono ancora oggi pagate in termini di vite umane, di territori inabitabili, di persistenti inquinamenti radioattivi in Ucraina e Bielorussia (Chernobil) ed in Giappone (Fukushima); il pericolo principale deriva dalla enorme densità energetica che determina una enorme concentrazione di pericolosità, costringendo a dover tentare di ridurre ogni rischio a zero (errori, sabotaggi, imprevisti, eventi naturali estremi, atti di terrorismo o di guerra, ecc.);

incompatibile con le condizioni create dal cambiamento climatico, lo dimostra la chiusura di centrali nucleari europee, a seguito dell’ondata di caldo estivo, che è dichiarata essere l’incipiente normalità climatica;

inutile, a causa dello sviluppo prorompente delle rinnovabili e per la possibilità di ricorrere ad altre fonti, in Italia neglette, in particolare il geotermico, che non ha visto ulteriori sviluppi, nonostante lo straordinario successo della centrale di Larderello;

costoso, più delle altre fonti di energia, in particolare ha un costo assai maggiore dell’energia prodotta con fonti rinnovabili;

funzionale soltanto allo sviluppo parallelo del nucleare militare: infatti Spagna e Germania stanno dismettendo i loro impianti nucleari e, tra le grandi nazioni europee, solo Francia e Regno Unito non dichiarano, pur tra crescenti opposizioni, la fuoriuscita da questo sistema, perché indispensabile al mantenimento del loro mortifero (e in effetti inutilizzabile) arsenale di bombe nucleari;

non dà nessun apporto positivo alla transizione energetica, richiedendo enormi quantità d’energia, particolarmente a monte e a valle della produzione, ma è una droga di energia che incentiva consumi sempre più elevati, in effetti mantenendo la dipendenza dalle fonti fossili.

Si sostiene da più parti che il nucleare è indispensabile alla tecnologia dell’intelligenza artificiale, ma questo sistema di gestione dell’informazione viene criticato da più parti per l’insostenibile costo energetico e ambientale. L’IA deve essere considerata un Bene Comune e deve essere posta al servizio della pace e dell’eguaglianza tra le persone e commisurata all’effettiva sostenibilità, che è incompatibile con il nucleare energetico e militare.

Federazione Nazionale Pro Natura