mercoledì 28 ottobre 2026

"Pianeta Terra. L'ultima arma di guerra" di Rosalie Bertell - Recensione



Secondo Rosalie Bertell  è il militarismo ad essere diventato un peso cruciale e devastante per il pianeta e per la società. Inquinamento, disastri ambientali e contributi stanziati per la ricerca militare sono frutto di una visione di valori distorta, in nome della 'sicurezza' . La Bertell conia un nuovo concetto di sicurezza, che definisce con il termine di “sicurezza ecologica” che porta in primo piano la cura del pianeta e dei suoi abitanti. Propone che il ruolo dell’esercito sia di protezione e difesa in forma nonviolenta, assistenza in caso di crisi ecologiche ed impegnando in missioni di pace attraverso la diplomazia e il dialogo. Occorrono forti investimenti di risorse finanziarie e umane in tale direzione. Per poter invertire la rotta è necessario disensibilizzare tutti, a tutti i livelli, a questa nuova visione.

"Quando si manifesta una crisi ambientale, di solito solo l’economia civile è coinvolta per modificare i bilanci, mentre raramente sono chiamati in causa i programmi militari". Rosalie Bertell

"Il libro di Rosalie Bertell, che a prima vista può apparire fantascientifico, ci presenta un drammatico scenario, scientificamente fondato, che induce una riflessione generale sul rapporto uomo- ambiente"
. Manlio Dinucci

I libri importanti sono rari, molto rari. Il libro di Rosalie Bertell "Pianeta Terra ultima arma di guerra" è una di queste rarità, come lo è stato "Primavera silenziosa" di Rachel Carson del 1962. La Bertell, eminente scienziata, esperta di radiazioni e vincitrice di premi scientifici internazionali importanti, è forse una delle poche persone al mondo che poteva scrivere questo libro. Come leader delle commissioni mediche sia per Bhopal che per Chernobyl, ha mostrato di saper portare alla luce i fatti nascosti sotto montagne di disinformazione. 

La Bertell traccia il quadro terribile degli esperimenti militari condotti da decenni che hanno danneggiato gli strati vitali dell'atmosfera e la biosfera nel suo insieme. Questi esperimenti il più delle volte sono eseguiti senza nemmeno discutere i rischi che comportano con gli esperti non militari e senza informare le popolazioni di volta in volta direttamente coinvolte.  Rosalie Bertell ha tolto molti veli e le sue rivelazioni lasciano sconcertati. Le armi 'testate' mettono in grave pericolo la Terra e la vita su di essa. Il libro parla di una realtà ignorata e/o nascosta. 

La Bertell spiega anche le motivazioni di questi atti vandalici verso il pianeta:
„Appare oggi chiaro che si puo ‘pilotare’ la corrente a getto, definendo la linea di demarcazione fra aria calda e aria fredda nelle regioni geografiche; o manipolare le grandi correnti di vapore che spostano la pioggia dai tropici alle zone temperate, causando siccità o inondazioni. Gli episodi naturali di instabilità come monsoni, uragani, tornado, ecc. nell’atmosfera possono essere accentuati aggiungendo energia. L’iniezione di petrolio nelle placche tettoniche, o la creazione di vibrazioni artificiali con impulsi elettromagnetici può causare terremoti.“
Esiste la convenzione internazionale ENMOD del 1977 sul divieto di utilizzo di tecniche di modificazione ambientale per militari e altri fini ostili. La Convenzione si occupa di induzione artificiale di terremoti e tsunami, di modifica artificiale del tempo, del clima, di correnti oceaniche, dello strato di ozono e l'ionosfera. Da allora, basta cambiare nome per continuare la devastazione. L'ambito militare se vuole fare cose le fa e non chiede il permesso a nessuno. Parola del Gen. Fabio Mini, testimone qualificato.  Pensate davvero che l'Artico si stia sciogliendo a causa della CO2? Oppure si tratta di una operazione di geoingegneria e per di più concordata tra URSS e USA nel lontano 1974? Il libro apre pagine estremamente inquietanti e ci fa capire, se non lo abbiamo ancora capito, che siamo ad un bivio e la presa di coscienza è una questione di sopravivenza per tutta l'Umanità. Viviamo in un nuovo tipo di guerra planetaria, scatenando quelle che all'apparenza sembrano calamità naturali. Gli elementi terra, acqua e aria, sono sotto attacco e di conseguenza lo sono anche le basi della nostra vita.   

I nostri figli possono ancora sognare un futuro? Rischiamo di perdere la nostra unica casa, la Terra, l'unica che abbiamo. La versione italiana del libro di Rosalie Bertell riporta la parte essenziale del libro originale, oltre alle sue ultime interviste ed all'ultimo articolo dal titolo DISTRUGGERE LENTAMENTE IL NOSTRO PIANETA.
 Rosalie Bertell (1929-2012)
Scienziata di origine statunitense-canadese, laureata in matematica, studiosa di biometria ed attivista ambientale, si addentra nell’analisi di recenti conflitti e disastri ambientali, messi in relazione tra loro: una relazione che è molto più stretta di quanto l’opinione pubblica immagini. Rosalie Bertell ha ricevuto nove lauree ad honorem e numerosi riconoscimenti, tra cui il Nobel Alternativo (Right Livelihood Award) che viene assegnato ogni anno a Stoccolma qualche giorno prima del Nobel.

martedì 27 ottobre 2026

Reggio Emilia. Bosco Ospizio è morto...

 


Il Consiglio di Stato sospende il taglio degli alberi, ma Conad li ha già abbattuti.

Nella giornata di venerdì 9 ottobre 2026 è arrivata l’attesa sentenza del Consiglio di Stato, in merito alla richiesta urgente di pronunciarsi sul taglio degli alberi a Bosco Ospizio a Reggio Emilia e al blocco di futuri abbattimenti.

Il Consiglio di Stato ha accolto il nostro appello cautelare, ribadendo un concetto semplice: bisogna procedere con buon senso.
E quando ci sono dubbi su illeciti amministrativi di un progetto che prevede di tagliare alberi adulti e distruggere un sottobosco ricco di fauna e biodiversità, il buon senso dice che gli alberi non vanno tagliati, e che conservare le fattezze di un bosco urbano fino alla fine di un iter giudiziario è l’unica scelta possibile.

Conad Centro Nord e la sua appaltata Benassi srl non hanno agito secondo buon senso. La foga e la rapidità con cui hanno distrutto alberi e trinciato arbusti ha mostrato la volontà precisa di procedere al completo abbattimento del bosco, così da neutralizzare sul nascere il confronto e qualsiasi possibilità di appello.

Bosco Ospizio prima degli abbattimenti

Pur sapendo dell’udienza pendente, le ruspe sono entrate all’alba esattamente una settimana prima della data della sentenza. Pur di tenere nascosto l’avvio dei lavori, non sono stati neppure avvisati personale e famiglie della scuola dell’infanzia La Villetta, non sono stati apposti i regolari cartelli di comunicazione di inizio cantiere, non è stata transennata l’area sulla strada adiacente i lavori.

Il totale abbattimento degli alberi già al primo giorno, e l’installazione di nuove pannellature a impedire il controllo visivo di ciò che realmente avviene all’interno dell’area, ci indicano quanto timore ci fosse di questa sentenza e quanta poca trasparenza ci sia su ciò che Conad Centro Nord sta portando avanti dietro quei pannelli.

L’Amministrazione Comunale è complice di questo scempio: mai, nonostante le nostre numerose richieste, ha esercitato vera pressione sul soggetto attuatore, neppure per chiedere di attendere il parere del Consiglio di Stato prima dell’inizio lavori. Il suo ruolo è purtroppo stato chiaro fin dall’inizio di questa vertenza: dalla firma sui permessi apposta tre giorni prima della discussione della mozione popolare nel 2025, al silenzio sull’uso spropositato di forze dell’ordine e delle misure repressive messe in atto dalla Questura in queste ultime settimane di protesta pacifica e nonviolenta.

Silenzio che è stato interrotto solamente dalla voce di alcuni esponenti della giunta, che lamentano sui giornali di essere vittime di offese e calunnie, sentendosi additati come “capri espiatori” della distruzione del Bosco Ospizio. L’Assemblea del Bosco parla solo dai suoi canali ufficiali e nelle occasioni pubbliche, dove ha sempre rifuggito metodi e toni impropri e attacchi personali: non accetta quindi di essere responsabilizzata per opinioni di singoli sui social media da chi tenta di sviare l’attenzione dalle proprie responsabilità politiche.

Gli attivisti hanno cercato di difendere fino all’ultimo il bosco

Per noi però questa sentenza significa anche altro: che quegli alberi avevano una dignità, avevano un valore e meritavano di essere risparmiati. Questo documento ci conferma quello che già sapevamo: quanto iniziato il 30 settembre scorso non è stato solo mancato buon senso, è stato un ecocidio, per di più svolto in area urbana che sarà, quindi, sempre più esposta a temperature estive micidiali.

Adesso il Consiglio di Stato invita il TAR a esprimersi rapidamente nel merito del progetto, con un pronunciamento previsto per febbraio 2027. Fino a quel momento, chiediamo con forza che non un granello di sabbia, non una goccia di cemento sia versata su questo suolo.
Aver tagliato il bosco, aver scelto la strada della repressione – prima coi fogli di via a quattro attivisti e ora con la rimozione forzata del presidio – non ci fermerà.

Continua il boicottaggio di Conad su scala nazionale – continuano le mobilitazioni    nei futuri luoghi a rischio cementificazione della città: per dire che c’eravamo, ci siamo, ci saremo dove la coscienza ambientale impone di essere.

Assemblea Bosco Ospizio

Salviamo il Paesaggio

lunedì 26 ottobre 2026

"Tangram Tao"... dal diario di Ferdinando Renzetti



L’estate scorsa ho realizzato diverse opere in terra e paglia con l’aggiunta di un po' di sabbia, tra queste due tavolette composte da vari pezzi ispirati alla cultura orientale e in particolare a quella cinese: un Tangram e un Tao…

Tangram. Mentre in occidente si pensava che l’infinito fosse una sfera con il centro dappertutto e la circonferenza da nessuna parte, in Cina si riteneva che l’infinito fosse un quadrato senza lati e dal quadrato nasce il nome dato al gioco “quadrato  delle sette astuzie” e anche le “sette pietre della saggezza” perché si riteneva che la padronanza di questo gioco fosse la chiave per ottenere la saggezza e il talento. Sette tavolette “tan”: due triangoli rettangoli isosceli grandi, un triangolo rettangolo medio, due piccoli, un quadrato e un parallelogramma. in Cina lo strano nome tchao lo si fa risalire al 740 a.C. La leggenda dell’origine di questo gioco narra che un monaco donò a un suo discepolo un quadrato di porcellana e un pennello. Portandolo in giro per il mondo l’allievo poteva rappresentare su di esso attraverso i colori le bellezze del mondo. accadde che il quadrato cadde e si ruppe e il discepolo si ritrovò con sette pezzi separati, capì che anche con quelli poteva rappresentare il mondo, l’importante era saperli accostare tra di loro nel modo giusto. nacque così il gioco che si è tramandato fino a oggi. il gioco offre diversi vantaggi, è in grado soprattutto di stimolare l’immaginazione e la creatività grazie al fatto che i vari pezzi che lo compongono possono essere sapientemente assemblati in diverse forme realizzando così figure di ogni genere, utilizzando sempre tutti i sette pezzi e con essi è possibile formare oltre cento figure. Ancora oggi si ritiene saggio chi ha piena padronanza di questo gioco, anche ricomporre semplicemente il quadrato originario ha la sua difficolta.

Tao, la via o anche il principio, è l’universo stesso eterno e inesauribile divenire in costante movimento composto da yin e yang. Yin principio negativo freddo luna femminile nero. Yang principio positivo caldo sole maschile bianco. Wu Wei, agire senza azione o meglio non azione, azione senza azione. Lo scopo del Wu Wei è il mantenimento di un perfetto equilibrio e armonia con il Tao e quindi con la natura delle cose. 

Ferdinando Renzetti




"Un giorno Confucio andò a trovare Lao Tze e gli chiese: "Cos’è lo yin e cos’è lo yang?" Rispose Lao Tze: "Lo yin è lo yin e lo yang è lo yang".  "Allora cos'è il Tao?" domandò ancora Confucio,  e Lao Tze: "Il Tao entrambi li comprende ed entrambi li supera. Altro non si può dire!",  e rimasero in silenzio..." (Paolo D'Arpini)


domenica 25 ottobre 2026

La fine della fine...



Più che una discesa è un precipitare. Alcuni se la ridono pensando d’essere in giostra, ma chi sente lo stomaco in gola vive emozioni opposte e spera che tutto finisca presto in nome di un futuro ora inimmaginabile. 

Quanto sta avvenendo in questi giorni, in termini di manifestazioni giovanili e popolari e scioperi in Europa ha a che vedere con una sorta di pustola socio-politico-valoriale scoppiata spandendo pus potenzialmente virulento, nei confronti del quale i macchinisti dei governi pertinenti, attuali e precedenti, essendosi venduti all’economia e avendo tradito il legame con le proprie genti e sperperando nella corsa il patrimonio valoriale della cultura europea filo cristiano-socialista, non possono che reagire con bieca condanna e facile repressione. Guarda a caso, proprio ciò che le proteste proclamano (condanna) e vorrebbero compiere (repressione) nei confronti della classe dirigente, al di là della facciata, uniformata. 


Una classe assolutamente assoggettata al progressismo, all’atlantismo, al globalismo, costi anche lo spirito di una nazione, di un’identità, di una vocazione. Nel guardare soprattutto a sé stessa, è assurta all’incredibile risultato d’aver perso ogni credibilità, non solo da parte del popolino ignorante e populista (così pensano), ma anche da quella di intellettuali di rilievo di sedicente destra e di sedicente sinistra, fatto salvo l’intera categoria dei passacarte delle testate pornografiche e del pornhub delle tv di regime in mano a direzioni extraterritoriali. È l’informazione del coro “aggressore-aggredito”, della neo-corsa agli armamenti “sennò quello arriva a Lisbona”, del genocidio dichiarato ma meglio raccontare la storia del cattivone Mladić, del “siamo buoni facciamoli entrare tutti”, del prezzemolico “sei un fascista”, del disarmante “sei un complottista”, de ”l’ha detto la scienza”. Alcune tra le veline in formato letter che arrivano puntuali sulle scrivanie dei “veri giornalisti”, come amano definirsi per cercare di arginare la perdita di clic e di ascolti, per screditare tutti gli altri loro colleghi e i reporter per caso, dai quali ora non esitano a comprare clip che, per una visita in più, vendono presentandole come “immagini forti” anche se non contengono niente di che, facendo finta di curarsi della sensibilità del prossimo, mentre incassano denari verdi per dire quanto gli viene detto di dire. Video per i quali anche il più genuino si chiede il perché di quell’avviso libidinante.

 

Il nascituro culmine biforcuto della repressione popolare e del desiderio di governi forti, che sta venendo al mondo, è un regalo inseminato dalle spermatiche promesse e svendute politiche pluridecennali della sinistra che hanno perlopiù governato i paesi europei, che hanno perlopiù taciuto sul progetto mondialista a mezzo immigrazionismo devastatorio programmato. Come i “veri giornalisti” facevano finta di occuparsi dei loro elettori mentre li tradivano. Il passo dalla separazione al divorzio, breve o non breve comunque lo si voglia misurare, si è compiuto. All’amore si è sostituito l’odio, al rispetto la violenza.

 

Sedotta e imbambolata dalla ciarlatanesca equazione progresso-uguale-benessere, irrorata da steregonesche pozioni di democrazia, l’abbraccio esiziale della politica intera con l’ordine delle cose globalista-capitalista-finanziario – con il quale, evidentemente, ha dalungo tempo seguitato a copulare – non ha avuto scelta davanti al lento e invasivo tsunami della cultura usa e getta, del consumo come esclusivo pilastro portante della società e quindi dell’opulenza quale ineluttabile destino. 


Più che una copula un mercimonio sguaiato che ha dato alla luce uno stato di fatto in cui tutto è replicato, tutto viene desiderato, tutto è da sostituire, tutto dura poco, tutto è possibile, tutto è mio, in cui si è dimenticato il significato e il valore dell’autentico, dell’astinenza, della frugalità, della cura, del riguardo, del limite, della comunità, della propria biografia storica.

 

Zygmunt Bauman (1925-2017) aveva previsto tutta questa liquefazione del tessuto culturale tradizionale dell’Europa, poi moltiplicato dalla diffusione popolare del web, surfato dai social, divorato dall’intelligenza demenziale detta artificiale, trangugiato e digerito dai macchinisti sovra-continentali del momento. Tutto moltiplicato dall’accoglienza extraorganica delle nazioni spudoratamente a coste e gambe aperte.

 

Se per l’attualità e le prime pagine, in merito alle sommosse che stanno avvenendo in questi giorni europei, si possono additare i diretti, scellerati responsabili del palazzo, antropologicamente e cristianamente parlando si tratta soltanto di una deriva colposa della politica avvallata dagli intellettuali. Categorie che, sotto la pressione materialista e razionalista, giunta a bar rivoluzionari a partire dai moti del ’68 e del ’77, hanno concesso libera espressione, affermazione e assoluzione a dimensioni umane che, per tutte le tradizioni sapienziali della storia e della terra, corrispondono a ciò che ci mantiene in uno stato d’inconsapevolezza, che ci rende disponibili al degrado individuale e sociale. 


Se per il cristianesimo tale osservazione ha un suo picco con i cosiddetti vizi capitali, per una certa psicologia si tratta del dominio dell’ego, per la tradizione di stirpe mesoamericana dell’importanza personale e dell’autoindulgenza, per la narrazione buddhista il punto è nella presunta pretesa dell’uomo di essere separato  dal cosmo, per quella taoista del Qi, quale energia fonte di tutte le espressioni mondane, per la quale credersi altro da essa e da tutto è permanere lontano dalla conoscenza. 

 

Così, formando uomini intenti al successo, l’altro, da fratello e simile, diviene ostacolo e nemico. Anche se la moltitudine seguace della linea individualista, soddisfatta dalla droga cognitiva dell’io voglio dice: “non male”, il destino implicito al quale non sospetta di andare incontro, sta in una vulnerabilità e relativa caduta pressoché ingestibile degli individui che la compongono. Appartenenza, identità e radice non sono tre parti ma una triade costitutiva del senso di sé stessi, antidoto preventivo della perdizione, del fallimento esistenziale, della rovina personale e sociale. 


Pare coerente iscrivere a tale oscura direzione i cosiddetti atti scellerati, lesivi del prossimo e di sé stessi, compiuti da individui e gruppi cresciuti a valori effimeri, cangianti, di breve durata, rinchiusi nella camicia di forza di fameliche aspirazioni di corto raggio, consumistiche, edonistiche, imitative, opulente. E da dove altro può provenire il culto dell’utero come merce, della cultura woke, della cancellazione delle culture, dei genitori extranatura.

 

Siamo perciò al centro di un panorama-Panopticon nel quale gli ignari della situazione, inetti a prendere in considerazione quanto qui accennato quale inconsistente base d’appoggio elusiva della vita piena, procedono sereni con la Champions, la Bmw, il centro commerciale, la seconda casa e il fine settimana sportivo in tasca. 

 

La discesa incontrollata e incontrollabile è ormai conclamata e incontrovertibile. Non ci sono medicine per organismi affetti da malattie degenerative allo stadio terminale. Solo palliativi buoni ad aggiungere agonia la cui durata non è prevedibile, ma certo dolorosa. I colpi di coda, le impennate, i canti dei cigni (neri), gli ultimi respiri possono protrarre a lungo il tormento. 

Anche coloro che ignari non si considerano, purtroppo sempre con risorse necessariamente risibili al cospetto di quelle a disposizione dei macchinisti e relativi potentati privati e lobby kippahike, tentacolari, militari, oscure, oltre a non disporre di ricette pertinenti alla dimensione del problema, col criterio del cane sciolto, convergono tacitamente l’un l’altro a temere e a sperare in una fine quanto più possibile imminente e repentina. Mortale consolazione esistenziale – e anch’essa individualista – auspicata in nome di una nuova vita, di una nuova nascita neo-socialista che, almeno per un po’, per qualche generazione a venire, sappia fare tesoro del tempo in corso, che era stato commedia, quindi dramma ora tragedia. A sopravvivere saranno proprio i macchinisti e i loro accoliti, sollevati dalla preoccupazione degli otto miliardi di uomini e relative scorie, che toglieva loro il sonno.

 

Il vicolo cieco imboccato non ha vie di uscita. L’ultimo atto dell’epopea babelica della quale siamo stati protagonisti, ci vedrà tutti ulteriormente ammassati là in fondo in una orgia boschanamente (Hieronymus) immonda di salse per cibo velenoso, indaffarati a sgomitare per merci scadenti e dosi di tecnologia rese necessarie dal progresso, tra merci firmate, rese necessarie dall’apparire. E, come non bastasse, disponibili a trasformare in arma quanto alla mano pur di sopravvivere nella lotta tra poveri contro diversi all’ultimo sangue, in difesa di qualche risibilità, non certo di qualche valore tramontato da decenni. Sebbene controvoglia, anche i meno sprovveduti vengono trascinati dalla corrente, che lungamente hanno cercato, con insuccesso, di frenare, limitare, eludere.

 

Ciò che sta accadendo in Italia e in Europa è il frutto anche di quanto finora accennato. Se i consapevoli ne sono culturalmente e politicamente preoccupati mentre gli individualisti computano vantaggi e svantaggi, i macchinisti sono in libidinosa baldoria per il successo ottenuto dal loro progetto pluridecennale di sfacelo sociale, realizzato a colpi di demolizione culturale, di solitudine, assenza di appartenenza e di radicamento, a dosi equine di desideri nichilistici iniettate nelle vene dei pensieri dalla pubblicità regresso come vivessimo dentro una spugna senza uscita, gonfia di ridenti dj.

 

Va da sé, che ognuno a modo proprio si trova a ipotizzare quale uomo e quale società nascerà dopo l’esiziale orgia sanguinaria. Una congettura percepisce l’avvento di una figura che corrisponde alla radice quadrata dell’ultimo uomo di Nietzsche, il più sideralmente lontano da quello compiuto, ovvero consapevole della propria creatività e del proprio potere rigenerativo, capace di agguati spietati alla propria autoindulgenza. Un uomo compiuto che la cultura europea e il suo fondamento cristiano-socialista-assistenzialista non ha mai potuto sognare neppure sotto psicotropi né tortura dell’immaginario.


Con un simile piccolo spirito, pare legittimo supporre una società facilmente organizzata in modalità razional-gerarchica dai kapò e dai loro occulti tecno-generali. Replica civile dell’architettura militare, in cui ognuno avrà mansioni, responsabilità, premi e punizione definite dal regolamento unico o a discrezione del superiore, il cui giudizio di condanna dipenderà dal suo gradiente di vanità. Se questo genere di ufficiali senza baffi né stellette dovesse come presumibile spopolare, i loro contraltari, cioè i comandanti amati, ricchi della cura e dedizione nei confronti dei subalterni, non saranno che un retaggio mnemonico, disponibile ormai solo alla generazione ora in estinzione. L’ultima a scendere in piazza senza pensare a cosa mettersi.


Lorenzo Merlo



venerdì 23 ottobre 2026

Vade retro nucleare!

 


Il governo di Meloni e compagni ha appena convertito in legge il quadro normativo per la reintroduzione del nucleare in Italia, mascherando con il nome “nucleare sostenibile” una vera e propria truffa ecologica ed economica: una promessa senza basi scientifiche solide e serve più a rimandare la transizione energetica che ad accelerarla.

Presentano il nucleare come panacea di tutti i mali, dalla crisi climatica, alla dipendenza energetica, al costo delle bollette – anche in barba ai due referendum in cui la popolazione italiana si è già espressa contro la fissione.

Per scavalcare questo esito e per confondere l’opinione pubblica, si introducono riferimenti fumosi agli SMR (Small Modular Reactors) e alla fusione nucleare: un vero e proprio cavallo di troia per riproporre le attuali tecnologie che le compagnie hanno disponibili chiavi in mano.

Quello che abbiamo davanti è invece una fonte energetica completamente vulnerabile ai cambiamenti climatici[1][2], ancora una volta fortemente dipendente dal gravoso e competitivo ciclo di estrazione mineraria, in grado di aggravare corruzione e dinamiche monopolistiche foriere di ulteriori forme di disequilibrio e colonialismo.

Secondo la stessa analisi di Bankitalia[3] andrà a gravare ancora di più sulle tasche della popolazione in termini di costi per la realizzazione degli impianti, tradotti direttamente in un prezzo al MWh non più competitivo con le rinnovabili[4]. Il nucleare non rappresenta in alcun modo un’exit strategy credibile dalla crisi climatica e a quella energetica, non avendo tra l’altro tempi di implementazione compatibili con l’urgenza che il presente ci impone: il primo impianto potrà essere operativo non prima del 2035, con un contributo rilevante al mix energetico nazionale non prima del 2040[5].

Siamo invece di fronte ad un utile paravento dietro al quale si cela l’obiettivo di continuare a portare avanti la necessità di alimentare la competizione industriale e militare europea. Infatti non possiamo ignorare che, in un clima di riarmo generalizzato e con scenari di guerra sempre più estesi, stiamo assistendo ad una nuova proliferazione atomica, aumentando esponenzialmente il pericolo di escalation nucleare.

Di questo ritorno beneficeranno solo i principali attori privati coinvolti – le big tech, che richiedono sempre maggiore energia per i loro data center; le aziende coinvolte nella “cordata per il nucleare italiano” (dai colossi dell’energia come ENI a quelli militari come Leonardo); le compagnie estrattive che già si preparano a cercare l’uranio anche in Italia (es.: Novazza e Val Vedello, in Lombardia), come la Reveille Resources PLC; le startup che parassitano sulla frenesia nucleare per vedere i propri titoli in borsa salire, come la Newcleo.

A noi resta invece un collasso ambientale a cui finora hanno proposto solo finte soluzioni, ma che in realtà è in costante aggravamento, caratterizzato da ulteriore devastazione dei nostri territori, dalla fallimentare gestione delle scorie nucleari già esistenti, nonché da un’economia di guerra da sostenere con altissimi costi sociali ed ambientali.

Abbiamo appena superato quella che sarà forse l’estate meno calda dei prossimi anni, nonostante le temperature più alte del torrido 2003. Verifichiamo da anni l’aumentare in frequenza ed intensità degli eventi climatici estremi – contando le loro conseguenze in morti e devastazione; ma quest’anno registriamo un dato ulteriore: le ripercussioni della crisi climatica rendono la città invivibile al livello quasi quotidiano, partendo dagli almeno 35.000 morti in più rispetto alla media registrati in Europa quest’anno nel corso delle ondate di calore[6], fino all’impatto enorme sulla produzione agricola, con oltre 2 miliardi di euro, con una contrazione media dei raccolti del 15% rispetto alla media quinquennale[7], ed energetica.

È partendo dalla consapevolezza degli effetti che viviamo già oggi che è urgente mobilitarsi per rifiutare le finte soluzioni e la propaganda del Governo sulla pelle di chi paga davvero i cambiamenti climatici e la crisi energetica. Siamo davanti ad una truffa ecologica che avrà il solo effetto di continuare a portare avanti il modello di sviluppo che ha causato questa crisi: dobbiamo quindi aprire un ragionamento serio che prima di tutto metta in discussione proprio questo modello che è ormai ad un binario morto, che si è dimostrato fallimentare e fallito nelle proprie promesse.

IL NUCLEARE È INSOSTENIBILE: FERMIAMO IL GOVERNO DELLA TRUFFA ECOLOGICA!

Invitiamo tutte le realtà ambientaliste, territoriali e sociali a fare proprie queste parole d’ordine, organizzando momenti di sensibilizzazione, o includendo questo tema all’interno di eventi e momenti di mobilitazione.

Tutti i soggetti che ritengono giusto e necessario condividere un percorso organizzativo contro il ritorno del ricatto nucleare, sono invitati a contattarci al seguente indirizzo:   nonucleareorganizziamoci@gmail.com





[1] https://www.politico.eu/article/climate-change-threatens-europe-nuclear-renaissance/#1

[2] ISDE 01/07/2026. Audizione presso l’VIII Commissione del Senato della Repubblica nell’ambito del disegno di legge 1924 e cong. (Delega al Governo in materia di energia nucleare sostenibile)

[3] https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/qef/2025-0947/QEF_947_25.pdf?language_id=1

[4] https://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2026/07/07/parisi-nucleare-e-costoso-abisso-economico-con-il-solare_f545dd0a-1a3b-4973-b0ed-b6fb0d04fa81.html

[5]  Nuclear Energy Innovation Outlook 2025, Energy&Strategy della School of Management del Politecnico di Milano

[6] https://euromomo.eu/

[7] https://www.italiafruit.net/pdf/caldo-record-agricoltura-in-affanno-danni-oltre-i-2-miliardi

Tratto da Contropiano.

giovedì 22 ottobre 2026

Memoria storica sulla ricerca di erbe selvatiche al Circolo vegetariano VV.TT.


Calcata. Vecchia sede del Circolo vegetariano VV.TT.


Per campi e boschi cercando un po' d'erba

I poco conosciuti ma importanti benefici di uno «sport» che non costa nulla e neppure nuoce all'ambiente. Una grande quantità di erbe e piante selvatiche sono utilizzabili per l'alimentazione e per altri scopi utili - come si è fatto per secoli e come si ricomincia a fare in molte località.

Paolo D'Arpini nella valle del Treja

E' facile, nei climi clementi, praticare il lavoro più antico del mondo: la raccolta di vegetali selvatici, venuti su da soli, senza cure né padroni. Ecologico e pacifico. Basta inoltrarsi in un bosco o anche solo imboccare una strada di campagna, posare l'attenzione sui suoi bordi verdi e staccare delicatamente foglie e bacche. Un centinaio di metri e il cesto si riempirà; almeno una quindicina di specie. In piena estate, se gli alberi danno refrigerio al terreno in certe ore della giornata, si possono trovare ortica, finocchiella, menta, melissa, malva, piantaggine, diversi tipi di cicoria, lattuga e carota selvatiche, gramigna, vitalba, tarassaco, e more e sambuco. C'è anche il gigantesco tasso barbasso (verbascum thapsus) ma serve a poco, perché è giusto un sostituto del tabacco. In primavera è un rigoglio di germogli da cura disintossicante, mangiando.

Res nullius, bene di tutti.
Nei boschi che resistono, nei campi non avvelenati e intorno alle stradine sterrate, le piante spontanee che gli anglosassoni chiamano «volontarie» sono res nullius, cosa di nessuno e di tutti, bene comune gratuito e abbondante da quando le donne della preistoria portavano a «casa» molto più cibo dei maschi cacciatori, raccogliendo erbe, semi, frutti spontanei.
Si dice fitoalimurgia l'alimentazione con piante selvatiche; diversa dalla fitoterapia perché per prevenire o alleviare piccoli disturbi, disintossicarsi e fare il pieno di sali minerali e vitamine ricorre non a tisane o infusi ma a risotti, minestre arricchite di erbe, insalate e macedonie (crudo è meglio). L'antica pratica è stata ampiamente messa in pratica in Europa durante le guerre del Novecento ed è in uso tuttora in molte parti del pianeta, là dove sopravvivono foreste e aree verdi; integra l'alimentazione dei poveri sia in condizioni di normale miseria sia nelle emergenze; quante volte si è letto distrattamente dei coreani del Nord o dei sudanesi o degli afgani ridotti a «mangiare erbe selvatiche»? Da noi non è in gioco la sopravvivenza, ma avvicinarsi alle pratiche del Sud del mondo imparando a riconoscere, raccogliere e conservare le erbe e i frutti spontanei, ricollega alle radici (diremmo anzi alle foglie), fa bene alla salute e alle tasche e diventa in fretta una passione leggera, più rinfrescante che bruciante. Fra le informazioni che si scambiano i Bilanci di giustizia, seicento famiglie italiane impegnate a riformare il budget domestico secondo criteri eco-sociali, ci sono le modalità di raccolta e trasformazione delle erbe e dei frutti selvatici.

Preparazione di insalata selvatica al Circolo

L'unico ferro del mestiere è un buon manuale con le foto e indicazione delle parti commestibili. Ma le prime uscite sul campo vanno fatte con un insegnante: per imparare a conoscere e raccogliere senza danni - alla salute e alla vegetazione - almeno alcune decine di «erbe base nostrane» fra le 20.000 commestibili che spuntano sul pianeta, anzi che fioriscono... molti non sanno che si possono mangiare in insalata la primula, il fiore della malva, il nasturzio, la speronella, l'acacia.

In un pomeriggio di agosto, Paolo D'Arpini di Calcata (Viterbo), impedisce agli «allievi» di raccogliere le infiorescenze bianche al sapore di carota, perché gli sembra che ce ne siano poche; e raccomanda di prendere poche foglie per ogni piantina. Pastori, contadini e capre sono stati i maestri di botanica di Paolo, che dal 1984 anima il Circolo vegetariano Vv.Tt in quel particolarissimo villaggio laziale su uno sperone altissimo di tufo. Nessuno ha mai saputo bene cosa significhino quelle quattro lettere nel nome del Circolo ma la sua storia è densa: sensibilizzazione vegetariana ed ecologica; difesa dei luoghi e delle tradizioni locali; petizioni sugli olocausti preventivi di vacche presunte pazze; pensionato di galline montoni conigli e capre sottratti al destino di finire inforchettati e colà invece mantenuti a mais ed erba con alcune «adozioni a distanza», insufficienti a inserire fra gli ospiti anche maiali e buoi.

Si mettono a memoria molte erbe in un minicorso pomeridiano con Paolo, anche se di molte non conosce i nomi latini: lezioni gratuite per chi ha faccia tosta, di una decina di euro cena compresa per chi pensa che la trasmissione della conoscenza vada ricompensata, anche quando l'insegnante è troppo timido. L'imbrunire conclude il corso; si sale un sentierino fra gli alberi (da uno pende da anni un bambolotto nudo e scolorito) per andare cucinare l'acquacotta nel «tempio della spiritualità laica», un boschetto con grotte un tempo rifugio di animali e forse uomini, ora gestito dal VvTt.

Paolo spiega: «Tornando dai campi, uomini e donne si attardavano ancora un po' strada facendo, per raccogliere le diverse erbe che non di rado, insieme a un po' di pane e a un filo d'olio, erano il pasto serale. Finché c'era un po' di luce c'era da fare anche intorno a casa; intanto le erbe cuocevano. Bisogna aver pazienza...

Marinella Correggia







Post Scriptum:

“In questo articolo pubblicato su Il Manifesto nel 2004, si raccontavano alcune attività del Circolo, fra cui la ricerca di erbe selvatiche, iniziata già da parecchi anni, prima sotto la guida del capraio Irmo ed in seguito proseguita con i due erboristi membri dell'associazione: Giuseppe Roveri ed Alessandra Forti. L'ultima operatrice acquisita è stata la marchigiana Sonia Baldoni, con la quale siamo ancora in contatto, da quando il Circolo si è trasferito a Treia.
Per saperne di più potete leggere le nostre avventure sul libro "Dal Treja a Treia" (Viaggio fra bioregionalismo, ecologia profonda e spiritualità laica. Da Calcata alle Marche) (Edizioni Ephemeria).
(P.D'A.)