mercoledì 19 agosto 2026

Più sei pazzo e più sei saggio…

 


“Prova a pensare in modo leggermente diverso dalla gente e tutti cominceranno a sospettare di te: c’è qualcosa che non va, sei pazzo. Se fai parte della massa, sei considerato sano di mente…

Può darsi che la massa sia in preda alla follia, ma il punto non è quello. Tu devi semplicemente far parte della massa e comportarti come si comportano tutti gli altri. Non sono ammesse eccezioni. Non c’è spazio per l’individualità. Gli individui vengono rinchiusi in manicomio.

La gente ha definito pazzo Gautama il Buddha, ha dato del pazzo a Socrate. Le masse considerano pazzo chiunque non sia parte della follia collettiva, chiunque vada oltre questa follia. Ma quella pazzia è l’unico modo di purificarsi. L’uomo non è un essere, ma un processo, non un essere ma un divenire.

Il cane nasce e muore cane. La situazione non è necessariamente la stessa per quanto riguarda l’uomo. L’uomo può nascere uomo e morire come Gautama il Buddha. Nessun altro essere, eccetto l’uomo, si evolve tra la nascita e la morte. Ma per raggiungere questo stato devi essere il fulmine che brucia tutto ciò che è marcio in te; devi essere abbastanza pazzo da andare oltre tutte le ipocrisie, le religioni, tutti i manierismi, tutte le maschere che l’uomo ha creato per rimanere dov’è, per non crescere.

La massa, la gente, condannerà tutti i ribelli, tutti gli spiriti ribelli, dirà che sono dei distruttori. Ma per creare bisogna distruggere. Se non si distrugge ciò che è brutto e spregevole, non si può creare la bellezza. Se non si distruggono le menzogne, non si può far posto alla verità.

Ma è molto difficile non odiare questo tipo di persone, che disturbano il vostro sonno, le vostre menzogne, comode, convenienti, le vostre consolazioni. È naturale che la gente odi l’uomo di verità: egli è un disturbatore… con le tue menzogne ti senti al sicuro, e all’improvviso arriva lui ad istigare il dubbio in te, a disturbare la tua fede.

La verità è sempre in contrasto con i dogmi delle masse. La verità è individuale, e le masse non hanno alcun interesse per la verità. Alle masse importano le consolazioni, le comodità. Le masse non consistono di esploratori, di avventurieri, di individui che si inoltrano nell’ignoto, senza paura, e rischiano la vita per scoprire il significato della loro vita e dell’esistenza intera.

Le masse vogliono semplicemente sentir raccontare bugie dolci, comode e convenienti. Senza fare alcuno sforzo, possono rilassarsi in quelle menzogne che servono solo come consolazioni. La folla odia chi vuole essere un individuo, chi vuole seguire un suo cammino particolare, uno stile di vita. Le masse vogliono che tu sia semplicemente “uno di loro”.

La tua separazione li rende consapevoli della loro inferiorità. Vogliono che tu sia mite, remissivo, sottomesso. Se in qualche modo le oltrepassi, le superi, non sarai mai perdonato.”

Osho



Colleferro, 22 agosto 2026 - Riflessione pubblica dopo l'esplosione del 13 agosto...

 


Sabato 22 agosto 2026, dalle 17.45, saremo in Piazza Italia a Colleferro per un’assemblea pubblica. Questa volta vogliamo esserci tutti: cittadine e cittadini, istituzioni e amministrazioni. 

Siamo ovviamente sollevati che non ci siano state vittime nell’esplosione del 13 agosto u.s., ma l’assenza di vittime non cancella la gravità di quello che è successo, né i rischi che abbiamo corso. Ed è proprio per questo che, a incidente avvenuto, abbiamo il dovere di fermarci, capire cosa è successo e chiederci seriamente cosa sarebbe potuto accadere. 
Per fortuna non ci sono state vittime. Ma la fortuna non può essere l’unico piano di sicurezza proposto.

Quella che abbiamo fatto finora non è stata una campagna di allarmismo ma informazione. Ci siamo incontrat3 in diverse piazze della Valle del Sacco, alle manifestazioni, di fronte ai cancelli di KNDS a Colleferro e Anagni. Abbiamo raccontato i rischi, posto domande, presentato osservazioni e abbiamo provato a mettere tutt3 davanti a una realtà che spesso si preferisce non guardare. Ma oggi quelle domande sono ancora più urgenti.

Cosa sarebbe successo se fosse esplosa la nitrogelatina (nitroglicerina stabilizzata), materiale altamente esplosivo, con una produzione di circa 150kg ogni ora? Cosa sarebbe successo se l’esplosione avesse coinvolto quella produzione che potrebbe trovarsi a soli 300 metri dall’autostrada A1? Cosa sarebbe successo al bosco adiacente con un incendio che avrebbe potuto propagarsi rapidamente? Non è uno scenario apocalittico ma sono i rischi potenziali che esistono quando si produce materiale esplosivo, e proprio per questo i rischi devono essere prevenuti, controllati e affrontati prima che sia troppo tardi.

Non basta più sostenere che è andata bene. È andata bene questa volta.  Ma non è possibile costruire il futuro della Valle del Sacco aspettando ogni volta di scoprire quanto siamo stati fortunati. L’esplosione di Colleferro deve essere un campanello d’allarme. Deve obbligarci a guardare anche a quello che sta succedendo ad Anagni.

Di quanto rischio ancora deve farsi carico questo territorio? 

La Valle del Sacco ha già pagato un prezzo altissimo. Abbiamo un territorio che aspetta ancora bonifiche, una situazione ambientale che non può essere dimenticata, infrastrutture che non sono adeguate a gestire scenari di emergenza complessi e un rischio di incendio boschivo che non può essere trattato come un dettaglio. E invece di affrontare tutto questo con serietà, si continua a parlare di nuovi progetti industriali come se il punto principale fosse semplicemente trovare altro spazio.

Serve una vera riconversione industriale della Valle del Sacco, serve la bonifica del territorio, servono infrastrutture adeguate per gestire le emergenze. Ma soprattutto c’è bisogno di un’applicazione rigorosa della legge Seveso, senza scorciatoie, senza minimizzazioni e senza aspettare che sia un’esplosione a ricordarci perché esiste.  Le norme sulla sicurezza non servono quando l’incidente è già successo. Servono prima.

Sabato 22 agosto vogliamo parlarne ancora, pubblicamente. Non accettiamo che ogni incidente venga trasformato in una semplice storia di “fortuna”. La sicurezza non è fortuna. La sicurezza è prevenzione, controllo, responsabilità e scelte politiche.

Poteva succedere. Ed è successo.
Sabato 22 agosto, dalle 17.45, Piazza Italia, Colleferro. Venite a partecipare. Venite a discutere. Venite a chiedere risposte.  Il prossimo “per fortuna” potrebbe non bastare...

Marco Palombo  - palombo.marco57@gmail.com




lunedì 17 agosto 2026

Roma. Spin Time libero!



Il Coordinamento Nazionale No NATO esprime la massima solidarietà alla comunità di Spin Time e a tutte le compagne e i compagni che in queste ore stanno resistendo al tentativo di sgombero, mascherato dietro presunte ragioni di “sicurezza”.

Il 4 luglio 2026  Spin Time ha ospitato la nostra Assemblea nazionale “Per l’attuazione dal basso dell’Articolo 11 della Costituzione”. Ringraziamo ancora una volta la comunità per l’ospitalità e per aver messo a disposizione di un percorso di lotta contro la guerra uno spazio che da anni è casa per centinaia di persone e presidio di organizzazione, solidarietà e mobilitazione popolare.

Quanto sta avvenendo dimostra ancora una volta quale sia la “sicurezza” di cui parlano il governo Meloni e le autorità borghesi. La sicurezza viene invocata quando serve a mandare polizia e carabinieri contro un’occupazione abitativa, contro un centro sociale, contro chi si organizza e costruisce dal basso risposte ai problemi che le istituzioni non vogliono e non possono risolvere. Scompare invece quando gli abitanti di Spin Time vengono colpiti da un’alluvione, quando impianti e depositi dell’industria bellica, come a Colleferro, esplodono a pochi chilometri dai centri abitati, quando territori e popolazioni vengono esposti ai rischi prodotti dalla militarizzazione e dall’economia di guerra.

Questa è la stessa classe dirigente che parla continuamente di sicurezza mentre destina miliardi al riarmo, alle missioni militari e al sostegno delle guerre della NATO, sottraendo risorse alla casa, alla sanità, alla scuola, alla messa in sicurezza dei territori e ai servizi pubblici. La guerra che la borghesia imperialista conduce all’estero contro altri popoli ha il suo corrispettivo nella guerra che conduce all’interno contro le masse popolari: sfratti, sgomberi, repressione, carovita, precarietà e progressiva militarizzazione della società.

La vicenda di Spin Time si sta inoltre trasformando in uno scontro di potere tra il governo nazionale guidato da Meloni e la giunta comunale di Gualtieri. Due poli delle larghe intese che cercano di utilizzare Spin Time per i propri interessi e per la propria campagna elettorale, mentre a pagarne il prezzo sono gli abitanti e le masse popolari romane...

Per questo la difesa di Spin Time riguarda tutti noi. Difendere Spin Time significa difendere un presidio popolare, il diritto alla casa, gli spazi di organizzazione e la possibilità per le masse popolari di prendere direttamente in mano la soluzione dei propri problemi.

La lotta contro la guerra e per l’attuazione dal basso dell’Articolo 11 della Costituzione passa anche da qui: da Spin Time e da ogni presidio popolare messo nel mirino delle autorità borghesi e dei guerrafondai.

Coordinamento Nazionale No Nato



Mail: coordinamentonazionalenonato@proton.me

Messaggio nella bottiglia e sua possibilità di arenarsi sulla spiaggia in cui ci troviamo...

 


Si sente sempre approcciare il mistero e l’infinito non solo con l’intento di conoscerlo e farlo nostro cioè misurarlo, ma, e inconsapevolmente, come se l’indagine razionale cioè maledettamente e assolutamente umana avesse in sé le doti per farlo. A dire il vero le avrebbe se solo si rendesse conto di vivere nell’incantesimo della razionalità quale strumento superiore di conoscenza. Che guaio! Sì, perché in quel modo di procedere, di pensare o di dare per scontato non si può andare oltre ciò che il campo logico-razionale-meccanicistico possa permettere.

 

Al contrario, invece, emancipandosi dalla conoscenza come somma di dati estratti dall’intero a mezzo dell’analisi e considerati acquisiti, nonché esistenti come entità indipendenti, si alza il livello di magia o, per i più scientisti, di sensibilità, che comporta l’accesso ad un piano di lettura del reale non più intellettualmente esaurito, che permette di conoscere il mistero e sentire l’infinito a mezzo della natura ricettiva che siamo. 

 

Un livello di sensibilità che permette l’identificazione e il bilanciamento tra conoscenza analitica e conoscenza già presente in noi. Soprattutto che permette di constatare quanto e come si è creduta la conoscenza analitica e cognitiva, quale reale e sola autentica conoscenza. Che è quella che ci ha portato a realizzare una storia di sofferenza e di raccapriccianti politiche quali quelle in corso, entro le quali si è pure scambiato l’abbondanza come benessere, l’avanzamento tecnologico come progresso, il denaro come chiesa e il relativo diritto di sopraffazione dei suoi fedeli come crociata sterminatrice e convertitrice. Una vita d’inferno. Questo significa aver scambiato il sapere analitico-cognitivo per conoscenza.

 

Il livello di sensibilità a cui ci riferiamo permette di osservare la magia della realtà. Ovvero in che termini la realtà decanta in noi, così come la descriviamo. Questa, oltre che esserci stata offerta da qualsivoglia tradizione sapienziale emersa da migliaia di anni dalle culture della terra intera, ci è ora (dai primi decenni del secolo scorso) fatta presente anche dalla fisica quantistica o, meglio, dalla relativa filosofia. 

 


Il gatto di Schrödinger (vedi), che sarebbe contemporaneamente e, secondo le regole della logica, inaccettabilmente vivo e morto, almeno finché qualcuno non apre la scatola e constata in quale stato si trovi effettivamente il micetto, può essere utile al caso nostro, cioè a riconoscere in che termini la realtà è magica. 

 

 Anche dall’esperimento logico di Schrödinger si può astrarre la filosofia che permette di constatare come ogni realtà appaia al cospetto di colui che ne apre la scatola entro cui stava in tutte le sue infinite potenzialità. Essa infatti viene rispettosamente descritta secondo la condizione del momento in cui versiamo. Così un amico muta in nemico e un nemico in amico finché un legame sentimentale di attrazione o repulsione terrà unite le parti. Così ad un micetto si darà quel nome e non un altro. Basta fare una breve gita entro la nostra biografia per osservare come il mondo sia in nostra funzione. Come un amore corrisposto o non corrisposto ci cambiasse i pensieri e con questi il mondo.


Tutto ciò si verifica e si mostra anche secondo quantità. L’adesione consapevole o meno nei confronti di un’ideologia, permette a tutti gli adepti di trovare nella scatola la medesima realtà. Un evento che non avviene se ad aprirla è un seguace di altra od opposta ideologia. L’idea di realtà di noi occidentali non è condivisa da chiunque si trovi entro il campo in cui essa è descritta in altro modo. Ma ci si abitua a tutto. Produci, consuma, crepa, per esempio, non è solo uno slogan dei disadattati e una realtà fatta e finità, purché la si veda.

 

Per spiegare – non esageriamo! – come avviene un cambio di realtà trovato aprendo la medesima scatola si può fare riferimento al cosiddetto salto quantico. Questo è banalmente rappresentabile da un cambio di emozione. Ognuna di queste impone una realtà soltanto. Così l’entusiasta di un tempo trova le condizioni della depressione in un altro.

 

Ce n’è ancora. La razionalità stessa, o ciò che così definiamo, non è che un’emozione che la rende esistente. Così, cammin facendo, ognuno definisce il mondo secondo la bolla emozionale o campo entro cui si trova, passando da uno all’altro, anche opposto, senza avvertire alcuna contraddizione. Una magia dovuta all’emozione di sentirci sempre e comunque la medesima persona.


Lorenzo Merlo




venerdì 14 agosto 2026

"Solve et coagula!" - Resoconto di un incontro di Compagni di Viaggio - Spilamberto, 9 agosto 2026...

 




Metti un tema difficile come la "Spiritualità laica”, il pomeriggio di una domenica d’agosto immersa nei 38° della Pianura Padana e un libro presentato nella sala del Circolo Paradosso e trenta persone che hanno sfidato l’afa per ascoltare il viaggio di una vita. Al centro dell’Incontro Paolo D’Arpini, 82 anni, una giovinezza tra Roma e Verona, e poi un viaggio in Africa tra mille difficoltà che lo ha spinto verso l’India, in cui ha scoperto un universo di dei e di idee a cui è rimasto vicino per tutta la vita.

“Sapete che volevo andare da quelle parti per smontare i miti sui guru e i loro miracoli? – ha esordito con ironia davanti a una platea incuriosita – Poi è successo che ho capito a cosa si riferivano quando parlavano di illuminazione". 

Da lì è cominciata una ricerca che non ho mai lasciato, alternando i lavori che mi servivano per vivere e raccogliere i soldi per andare in quel continente, ai mesi di soggiorno in un ashram o in un altro, incontrando persone sagge. In maniera diretta o indiretta sono diventati i miei maestri e le mie maestre. Ciascuno di loro mi ha insegnato qualcosa nella misura in cui sono stato capace di imparare qualcosa, senza fermarmi e senza lasciarmi chiudere in una sola religione perché altrimenti sarei rimasto ingabbiato in quei dogmi”, E infatti delle venticinque persone citate Paolo ha raccontato modalità di incontro e dialoghi intessuti di poche parole e molti silenzi.

Ogni scala di valori, in qualsiasi religione pare di capire, finisce per bastare in sé stessa e diventare a sua volta autoreferenziale, offrendo risposte per questo mondo o per quello ultraterreno.

Ed è proprio questo il nodo che Paolo ha cercato di sciogliere nel suo libro, “Compagni di viaggio”, dove racconta delle sue peregrinazioni e dei pellegrinaggi, degli sbagli e delle loro conseguenze. Senza atteggiarsi a guru lui stesso, etichetta che gli darebbe non poco fastidio, in poco più di 140 pagine questo ex giovane che non si è mai ingrigito ha condiviso con tutti la storia di un’esistenza basata sulla ricerca interiore.

L’accumulazione fine a sé stessa, di denaro o potere, gli è estranea e questa direttrice lo ha accompagnato anche nell’intensa vita associativa che ha sempre costruito in Italia, prima a Calcata, dove faceva sedere allo stesso tavolo buddisti e cattolici, sia a Treia nelle Marche dove vive ora.

“Sciogliere, dissolversi e aggregare” è il suo motto, che ha declinato a beneficio degli ascoltatori più volte, per descrivere il filo rosso di una vita fatta di curiosità intellettuale e meditazione, che unisce i poli opposti
di ogni vita.

Le domande finali sono state la misura di un’attenzione costruttiva, che ha messo insieme persone delle più varie provenienze culturali nel nome di una spiritualità senza dogmi. Un paradosso felice nel Circolo Paradosso, ovviamente...

Saverio Cioce



giovedì 13 agosto 2026

Fino all’ultimo respiro…


Foto di Gustavo Piccinini – Calcata, recita in piazza

Ricordo tanti anni fa, quando ancora Calcata era Calcata ed io ero un giovane attore di belle speranze, una delle prime commedie recitate in piazza dal sapore premonitore.  Il titolo l’ho dimenticato ma il tema era quello della burocrazia e delle tasse che strozzano ogni iniziativa e sottopongono l’uomo ad elemosinare il suo pane. Un villico che voleva farsi un pollaio per sé e la famiglia, in un ipotetico medioevo,  si recava dal ciambellano tributario per la necessaria autorizzazione ma la domanda veniva respinta per mancanza dei bolli. Ed il villico: “ma no, ma no i polli ci sono e anca le galline…”. Al che visto che il pollaio era già  stato posto in atto il buon ciambellano comminava l’inevitabile multa “per non aver ottemperato alle norme tassatorie del reame”

Quelli erano anni in cui il comunismo ancora resisteva a Cuba, in Russia ed in tutti i paesi dell’est Europa ma la propaganda democristiana  spiegava al volgo che  “che i comunisti non sono democratici,  fanno votare solo per liste prescritte, e inoltre non consentono la proprietà privata, un povero cristo non può possedere nemmeno la casa in cui abita…”. Per non parlare poi delle storie truci di bambini cucinati a fuoco lento…

Poi il comunismo cadde. Finalmente tutti liberi e padroni della propria esistenza? Macché, macché… dopo qualche anno di sesso droga e rock and roll ecco che la democrazia occidentale mostra la sua vera faccia.

Le elezioni libere con le preferenze sono abolite, si vota solo per i partiti con liste bloccate, anzi per il senato non si voterà nemmeno e manco alle province.  Viene eliminato il proporzionale, con la scusa della “governabilità” e si concede il premio di maggioranza che consente ad una minoranza, anch’essa prestabilita,  di governare senza opposizione alcuna. Per non parlare poi della proprietà. Questa parola resta solo nel vocabolario ma di fatto  è abolita (almeno per i singoli, continua ad esistere solo per le banche e le multinazionali).  I risparmi custoditi in banca possono essere sequestrati in qualsiasi momento senza avviso alcuno,  tutti i servizi sono a pagamento, le pensioni per i lavoratori scompaiono, il lavoro è “liberalizzato” (ovvero reso precario e sottopagato)… ecc.

E la casa? La casa dolce casa che faceva cantare a Jannacci, sempre in quegli anni beati di cui sopra,  “sia ben chiaro che non penso alla casetta… due locali più servizi, molte rate, pochi vizi, che verrà quando verrà..”.

La casetta di proprietà  per gli italiani moderni non è più un sogno, è diventata un incubo: una tassa in più  da pagare, anzi varie tasse…. (con diversi nomi fantasiosi).

Ma in questo momento di “crisi” il governo per mantenersi al potere  ha bisogno di ulteriori tassazioni  necessarie  a soddisfare altri interessi, partitici o di altro genere sotto-governativo…  Da qui l’idea di aprire le porte ad una nuova categoria di burocrati:  gli inventori/estensori di nuove tasse.

Ed i risultati già si vedono. E’ stato scoperto un nuovo filone lasciato sinora vuoto dai burocrati.  Considerando che tutti i beni tassabili: acqua, cibo, carburanti,  etc. sono già abbondantemente gravati da imposte dirette ed indirette,  l’unico  bene tassabile “libero” resta l’aria. Si prevede quindi che il buon governo, qualsiasi esso sia, troverà la soluzione finale per definitivamente ottemperare a questa carenza strutturale.

Allo studio un “ariometro” per calcolare il costo di ogni respiro da imporre ai cittadini italiani. Ovviamente sono già pronte misure coercitive di pagamento e per i morosi  è prevista l’ammenda finale eufemisticamente chiamata “ultimo respiro”. Gli evasori sono quindi avvisati!

Paolo D’Arpini – Rete Bioregionale Italiana



mercoledì 12 agosto 2026

"La contaminazione del pensiero nella Coscienza" - Brani di folle saggezza di U.G.



Di seguito una cernita di alcuni brani tratti dal volumetto "L’inganno della illuminazione", conversazioni di Uppaluri Gopala Krishnamurti.

“Tutto quello che fate rende impossibile l’esprimersi di quanto è già qui. Per questo io lo chiamo lo «stato naturale». Voi siete sempre in quello stato. Quello che impedisce a ciò che è già qui di esprimersi è proprio la ricerca. La ricerca va sempre nella direzione opposta, perciò tutto quello che considerate veramente profondo, tutto quello che considerate sacro, è una contaminazione di quella coscienza. Può non piacervi la parola «contaminazione», ma tutto quello che considerate sacro, santo e profondo è davvero una contaminazione. Così, non c’è niente da fare. Non dipende da voi. Non mi piace usare la parola «grazia», perché allora viene da chiedersi, «la grazia di chi?». Non si tratta di essere prescelti; capita, non so perché. Se mi fosse possibile, cercherei di aiutarvi. Ma questa è una cosa che non posso darvi, perché voi già l’avete. È ridicolo chiedere una cosa che già si possiede.

[...]

Non passo più il tempo a ricordare, preoccuparmi, concettualizzare e compiere tutte quelle cose mentali che la gente compie quando è da sola. La mia mente è soltanto occupata quando è necessario, ad esempio quando fare domande, o quando io devo sistemare il registratore o cose simili. Per il resto del tempo la mia mente si trova nello stato «disinnestato». Naturalmente adesso ho di nuovo la memoria – inizialmente era abolita, ora però è nuovamente presente – ma è come qualcosa che sta dietro, che viene in superficie solo quando è necessario, automaticamente. Quando non serve, non c’è nessuna mente, nessun pensiero, ma solo vita.

[...]

La coscienza è talmente pura che qualunque cosa facciate per purificarvi non fa altro che rendervi impuri. La coscienza deve sgorgare, per così dire: deve purgarsi da ogni traccia di santità e non-santità, da tutto quanto. Anche ciò che voi considerate «sacrosanto» è una contaminazione in quella coscienza. Non avviene attraverso una volontà da parte vostra; quando le barriere vengono distrutte, non attraverso uno sforzo da parte vostra, né per mezzo della vostra volontà, allora le chiuse si aprono e tutto scaturisce. [...] Lo stato di coscienza separativo non funziona più; c’è sempre lo stato di coscienza unitario, e niente può toccarlo. Qualunque cosa può arrivare – un pensiero buono, cattivo, il numero di telefono di una prostituta di Londra… [...] Quello che viene non ha nessuna importanza – buono, cattivo, sacro, profano. Chi può dire: «Questo è bene; questo è male»? – è tutto finito. Si è come ricondotti alla sorgente. Ci si ritrova in quello stato di coscienza puro, primordiale, che potete chiamare consapevolezza o come vi pare. In quello stato le cose accadono, ma non c’è nessuno che ne sia interessato, che presti loro attenzione. Vanno e vengono così, come lo scorrere delle acque del Gange: acqua di fogna si riversa in essa, corpi mezzi cremati, cose buone e cattive, tuttavia quell’acqua resta sempre pura” (pp. 10; 35-36; 46-48).

Ricordiamo solo che qui, quando U.G. Krishnamurti parla di “nessuna importanza”, vuole intendere quello che si voleva significare per esempio con il termine “indifferenza” nei testi stoici antichi. Ovvero non come – così è usata oggi questa parola – sinonimo di menefreghismo, di secco e freddo distacco dal mondo, ma come benevolente e accogliente apertura a tutto, egualmente a ciò che, ancora in una prospettiva dualistica, si ritiene bene o male, buono o cattivo, da accettare e da rifiutare. Indifferenza: cioè non fare differenza. Nessuna importanza: cioè a ogni cosa, evento, situazione la stessa somma importanza.
Tutto è sempre molto importante.

(Selezione dei brani di Gianfranco Bertagni)