mercoledì 13 novembre 2019

Natura e gestione dei nanomateriali...

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La strada da percorrere per una gestione sicura dei nanomateriali è ancora molto lunga: La commissione europea, tuttavia, grazie al regolamento REACH pone i primi paletti per poter raccogliere quanti più dati scientifici possibili intorno a questa nuova tipologia di sostanze. Le aziende europee sono chiamate, infatti, già dal 1 gennaio 2020, ad attivarsi per poter rispondere a questo nuovo obbligo di legge. 

E. Boscaro, L.Barbiero, G. Stocco (Normachem) su Ambiente & Sicurezza sul lavoro n. 3/2019 (https://www.insic.it/Salute-e-sicurezza/Notizie/Su AmbienteSicurezza-sul-Lavoro-n3-2019-si-parladi/196f8ca4-01a9-405b-92cc-c239f0cc48a2) affrontano l’inquadramento legale delle “nanoforme”, analizzano i riferimenti ai nanomateriali all’interno del  Testo Unico di Sicurezza e soprattutto le difficoltà, i limiti e le sfide per i valutatori del rischio e per i datori di lavoro, cercando di fornire alcune indicazioni pratiche su come gestire il rischio correlato all’uso di nanomateriali e di conseguenza come definire le misure di gestione del rischio più corrette per tutelare la salute e la sicurezza dei lavoratori. 

Negli ultimi decenni, grazie all’enorme progresso scientifico, si sono fatti sempre più largo prodotti contenenti “nanoforme” e “nanotecnologie”. Sul mercato europeo sono già presenti numerosi prodotti contenenti nanomateriali (ad esempio farmaci, batterie, rivestimenti, indumenti antibatterici, cosmetici e prodotti alimentari). La presenza di particelle nanostrutturate conferisce molto spesso al prodotto finito caratteristiche di alta prestazione con risultati a volte “strabilianti”. Però, come spesso succede in questi casi, l’aspetto commerciale ha di gran lunga preceduto la valutazione di quale potrebbe essere l’effetto di queste sostanze sull’uomo e sull’ambiente.  

Per capire di cosa stiamo trattando, bisogna andare a leggere la definizione di nanomateriale. L’unica definizione legalmente riconosciuta a livello nazionale ed europeo è quella prevista dalla raccomandazione europea la quale recita al punto 2. Con “nanomateriale” s’intende un materiale naturale, derivato o fabbricato contenente particelle allo stato libero, aggregato o agglomerato, e in cui, per almeno il 50% delle particelle nella distribuzione dimensionale numerica, una o più dimensioni esterne siano comprese fra 1 nm e 100 nm. I fullereni, i fiocchi di grafene e i nanotubi di carbonio a parete singola con una o più dimensioni esterne inferiori a 1nm dovrebbero essere considerati nanomateriali. 

Diversamente dai prodotti chimici a cui il mondo scientifico e produttivo è sempre stato abituato, i nanomateriali hanno rivoluzionato il modo di pensare in quanto le proprietà chimiche che dimostrano, a causa delle loro estreme dimensioni, sono spesso diverse o addirittura diametralmente opposte a quelle previste dai rispettivi materiali “in forma macro”. 

Luigi Campanella - (A.K.Informa n. 46)  

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martedì 12 novembre 2019

"Essere Terra" di Lorenzo Merlo - Recensione –


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Lorenzo Merlo è una guida alpina, giornalista e scrittore milanese, di cui il 24 settembre u.s. è stato presentato a Treia il suo libro "Sul fondo del barile". Egli partecipa da diversi anni ai lavori della Rete Bioregionale Italiana, di cui condivide le finalità, e collabora con diverse testate d'informazione culturale alternativa, come EreticaMente, Bioregionalismo Treia, ecc. Durante la sua recente visita a Treia abbiamo messo in cantere un progetto di "Dialogo-intervista", sui temi a noi più cari, ovvero la spiritualità laica, il bioregionallismo e l'ecologia profonda.

Nel frattempo mi piace segnalare un recente suo lavoro editoriale, frutto di un’esperienza di viaggio "assolutamente unica ed irripetibile". Mi riferisco al suo nuovo libro “ESSERE TERRA, viaggio verso l’Afghanistan”, pubblicato da Prospero Editore.


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Così ne parla Luca Valentini di EreticaMente: "Vincitrice del Premio Internazionale di Letteratura Città di Como nella sezione dedicata alle opere di viaggio, l’opera non rappresenta una mera narrazione di un viaggio, ma quasi sulle orme di Marco Polo, può essere considerata un’introspezione antropologica nell’ambito dell’animo profonda della cultura islamica ed orientale, priva – ed è un merito che a Lorenzo va sicuramente riconosciuto – di quei pregiudizi tutti europei nei riguardi di tale cultura ormai millenaria"

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Citazioni:

“Ero afgano? Forse si, ma non me ne accorsi. Qualcosa in me manteneva viva l’aleatorietà della partita che stavo giovando” (Essere Terra, pag. 269)

“Come fossimo scienziati della verità, analizziamo lo straniero, convinti che l’analisi possa dirci come stanno le cose realmente. Osserviamo e cataloghiamo credendo di aggiungere sapere a noi e al mondo. E’ per questo che qualcuno è venuto a farci presente che il regolamento del gioco ce lo siamo fatti da soli, che non tutti vogliono partecipare, che ci sono altri regolamenti e altri giochi” (Essere Terra, pag. 127)

Paolo D'Arpini
    Paolo D'Arpini e Lorenzo Merlo a Treia

lunedì 11 novembre 2019

Monos Polis - La rivoluzione bioregionale va fatta dentro di noi...

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...la tua zattera mi ha portato ad attraversare il fiume nel mare di Parakrama nei pressi di Jarmo, Mesopotania remota  ("una zattera per attraversare il fiume, va abbandonata appena si arriva sull'altra sponda").  Il viandante va per la sua via come il Buddha viaggia sulla strada ed è egli stesso la strada, la felicita è la via. 

Poeta dell’indistinto e dell’essere, il viandante cerca la via dove la via non c’è, anche quando l’unica via è una barca e non ci sono barche. Questo per dire: senza soldi in tasca allora verso casa tornò, aveva capito cosa conta di più e tutto come prima e non chiedeva di più delle celtiche casupole di ogni giorno, i sogni, la luce, la vita: accrocco di libri musica e quanto altro, teatro: nell’orto dell’infinito al sabato del villaggio. 

In dialetto calabrese Krishnamurti esclamava: "A rivoluzione sa ddà fà prima ‘nda nua!" .  Prima dentro di noi, va fatta la rivoluzione bioregionale! il punto acuto, l’ottava nota, sacro e profana il punto e virgola nei pressi di Jarmo, Mesopotania remota, alberi che raccontano il mare di Parakrama, neppure una goccia di pioggia, può arrivare fino al mare, senza prima aver dato beneficio; le giornate si accorciano, i venti cambiano e portano umidità, la siccità sta finendo e la polvere, antica come la terra, si prepara al temporale alle miniere di re Salomone di là dal fiume e tra gli alberi in un altro posto nel mondo vicino a Matera Matira Demeter divina mater damatira,  dea madre Demetra nell’unica città! Monos Polis

Ferdinando Renzetti,  bioregionalista  

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domenica 10 novembre 2019

UE. L'aria che tira è "malsana"... lo afferma l’Agenzia europea per l’ambiente

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l rapporto dell'Agenzia europea per l'ambiente sulla qualità dell'aria mostra come l'esposizione all'inquinamento atmosferico abbia causato nel 2016 circa 400.000 morti premature nell'Unione europea
Quanto è inquinata l'aria in Europa?
L'inquinamento atmosferico continua ad avere impatti significativi sulla salute della popolazione europea, in particolare nelle aree urbane. A provocare i maggiori danni alla salute degli europei sono il PM, il biossido di azoto e l'ozono.
Questo è quanto registrato dall’Agenzia europea per l’ambiente nel suo rapporto che prende in considerazione i dati ufficiali sulla qualità dell'aria provenienti da oltre 4.000 stazioni di monitoraggio in Europa nel 2017.
Alcune categorie di cittadini sono più colpite dall'inquinamento atmosferico rispetto ad altre, perché più esposte o vulnerabili ai rischi ambientali. I gruppi socioeconomici più bassi tendono ad essere più esposti, mentre gli anziani, i bambini e le persone con problemi di salute preesistenti risultano più vulnerabili.
Oltre a danneggiare la salute e ridurre l'aspettativa di vita, la scarsa qualità dell'aria causa anche perdite economiche, ad esempio per i costi sanitari più elevati, ridotti rendimenti da agricoltura e silvicoltura e minore produttività del lavoro.
Le stime degli impatti sulla salute attribuibili all'esposizione all'inquinamento atmosferico indicano il PM2,5 quale responsabile, nel 2016, di circa 412.000 decessi prematuri in 41 paesi, di cui circa 374.000 verificatisi in Unione europea. Gli impatti sulla popolazione in questi 41 paesi a causa dell'esposizione a concentrazioni di biossido di azoto e ozono sarebbero stati, nel 2016, rispettivamente, di circa 71.000 e 15.100 decessi prematuri all'anno e nell'UE-28 di circa 68.000 e 14.000, rispettivamente.
I maggiori impatti sulla salute in termini di decessi prematuri e anni di vita persi attribuibili al PM2.5 sono stimati in Germania, Italia (con 58.600 morti premature), Polonia, Francia e Regno Unito. Tuttavia, in termini relativi, considerando gli anni di vita persi per 100.000 abitanti, si osservano gli impatti maggiori nei paesi dell'Europa centrale e orientale dove si osservano anche le concentrazioni più elevate, vale a dire Kosovo, Serbia, Bulgaria, Albania e Macedonia settentrionale. Gli impatti relativi più piccoli si riscontrano in paesi situati nel nord e nel nord-ovest dell'Europa, vale a dire Islanda, Norvegia, Svezia, Irlanda e Finlandia.
Per il biossido di azoto, i maggiori impatti dell'esposizione si riscontrano in Italia (con 14.600 morti premature), Germania, Regno Unito, Spagna e Francia. Se si considerano gli anni di vita persi per 100.000 abitanti, le percentuali più elevate si riscontrano a Monaco, Grecia, Italia, Serbia, Cipro e Regno Unito.
Per quanto riguarda l'ozono, i paesi con i maggiori impatti sono Italia, con 3.000 morti premature, Germania, Spagna, Francia e Polonia e i paesi con i più alti tassi di anni di vita persi per 100.000 abitanti sono Grecia, Albania, Monaco, Kosovo, Italia e Montenegro. I paesi con il minore impatto sono Andorra, Islanda e Irlanda.
Nonostante il persistente inquinamento, i dati dell'Agenzia europea confermano che le normative e le misure locali vincolanti stanno migliorando la qualità dell'aria in Europa con effetti positivi anche sulla salute. Ad esempio, nel 2016 il particolato fine ha causato circa 17.000 decessi prematuri in meno nell'UE rispetto al 2015.
Questi i risultati più in dettaglio per i tre inquinanti
Le concentrazioni di PM hanno continuato a superare i valori limite dell'UE e le linee guida dell'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) in gran parte dell'Europa nel 2017.
Concentrazioni PM10
Per il PM10 sono state registrate concentrazioni superiori al valore limite giornaliero nel 22% delle stazioni dichiaranti (646 su 2.886) in 17 dei 28 Stati membri dell'UE e in altri sei paesi dichiaranti. Il valore definito dall'Organizzazione mondiale della sanità è stato superato nel 51% delle stazioni (1.497 su 2.927) e in tutti i paesi dichiaranti, ad eccezione di Estonia, Finlandia e Irlanda.
Per il PM 2.5, le concentrazioni al di sopra del valore limite annuale sono state registrate nel 7% delle stazioni dichiaranti (98 su 1.396) in sette Stati membri e altri tre paesi dichiaranti.
Il valore definito dall'Organizzazione mondiale della sanità è stato superato nel 69% delle stazioni (958) situate in tutti i paesi dichiaranti, ad eccezione di Estonia, Finlandia e Norvegia.
Un totale del 17% della popolazione urbana dell'Unione europea è stato esposto nel 2017 a livelli di PM10 superiori al valore limite giornaliero e il 44% è stato esposto a concentrazioni che superano il più severo valore OMS. Per quanto riguarda il PM2,5, circa l'8% della popolazione urbana nell'UE è stata esposta a livelli superiori al valore limite annuale e circa il 77% è stata esposta a concentrazioni superiori al valore OMS.
Nel 2017, il 20% delle stazioni (378 su 1.903) ha registrato concentrazioni al di sopra del valore obiettivo per la protezione della salute umana per l'ozono. Queste stazioni erano situate in 17 stati UE e in altri 6 paesi dichiaranti europei. Il valore raccomandato dall'OMS è stato superato nel 95% di tutte le stazioni segnalanti (1.806).
Concentrazioni ozono
Circa il 14% della popolazione urbana dell'Unione europea è stata esposta a concentrazioni di ozono al di sopra della soglia del valore obiettivo, percentuale che sale al 96% se si prende in considerazione il valore raccomandato dall’OMS.
Concentrazioni al di sopra del valore limite annuale per il biossido di azoto sono state ampiamente registrate in tutta Europa, nonostante un andamento decrescente nel tempo. Nel 2017, circa il 10% di tutte le stazioni segnalanti (329 su 3.260) ha registrato concentrazioni al di sopra di questo standard, che è uguale a quello raccomandato dall'OMS. Queste stazioni sono situate in 16 stati dell'UE-28 e in altri 4 paesi dichiaranti. In totale, l'86% delle concentrazioni al di sopra di questo valore limite è stato osservato nelle stazioni di traffico. Nel 2017 circa il 7% della popolazione urbana dell'UE-28 è stata esposta a concentrazioni superiori al valore limite annuale; questo rappresenta il valore più basso registrato dal 2000.
Per approfondimenti leggi Air quality in Europe — 2019 report
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(Fonte: Arpat)

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Mio commentino: "La Pianura Padana risulta essere l’area più inquinata d’Europa, per questa ragione abbiamo proposto il totale rimboschimento di quel territorio bioregionale (vedi: https://www.terranuova.it/Il-Mensile/Ripartiamo-dagli-alberi-della-Pianura-Padana) «Piantare più alberi non è solo una scelta altruistica, per lasciare un mondo ricco di biodiversità, è anche una scelta utilitaristica, poiché gli alberi producono grandi quantità di ossigeno e assorbono velocemente il co2» (P.D'A.)

venerdì 8 novembre 2019

Bioregionalismo e Rete Bioregionale Italiana - Alcuni chiarimenti


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Secondo definizioni "ufficiali" il bioregionalismo è un fenomeno culturale con risvolti politici, economici ed ambientali legato al territorio in cui si vive,  ma in realtà chi può definirsi "bioregionalista"?

Si è bioregionalisti il momento che si comprende e si vive sapendo che tutto ciò che ci circonda è noi stessi.    Il momento che  si vive in sintonia con il territorio e con gli elementi vitali che lo compongono, indipendentemente dalla propria origine etnica o nazionale. Infatti chiunque può essere bioregionalista nel luogo in cui vive. 


Si è bioregionalisti con  la messa in pratica  dell'ecologia profonda, cercando di restare in sintonia il più possibile col mondo che ci circonda, in un modo in cui, pur sentendosi liberi, non si ha bisogno di provocare danni all'ambiente, cercando quindi di portare l'equilibrio fra l'uomo, l'ambiente e gli altri esseri viventi e non. 

E' molto importante, secondo me, che, anche nei rapporti con gli altri, si tenga sempre presente questo "spirito" in cui  l'ecologia  diventa una costante della vita, come un sottofondo profumato, e non viene dimenticata mai, per ritornare alla superficialità, alla falsità, al consumismo, al...

Siccome il bioregionalsimo e l'ecologia profonda si praticano nel territorio in "cui si vive" ci si riconosce idealmente con qualsiasi altro movimento che si definisce bioregionale e che opera in qualsiasi altra parte del mondo. Ma non esistono  necessariamente veri e propri legami operativi. Certamente si condividono le informazioni e si  cerca di dialogare ed informare... ma questa operazione viene fatta ad ampio raggio, lasciando che ognuno agisca in sintonia con le necessità del territorio in cui dimora ed opera...

Anche la Rete Bioregionale Italiana, in tal senso, non può definirsi  un movimento compatto, dal 1996 (anno della sua fondazione) esistono varie realtà anche disgiunte che agiscono in diversi modi operativi e tematici.  La Rete Bioregionale Italiana sorge dall'incontro di  varie realtà che praticano  l'ecologia profonda, il   bioregionalsimo  ed una spiritualità naturale.  La rete consente libertà di azione locale e il perseguimento di fini comuni, collegati e coniugati ai diversi territori ed alle  tematiche bioregionali e sociali. L'adesione al Movimento/Rete avviene per semplice condivisione dello stile di vita, lasciando ad ognuno la propria libertà di occuparsi degli argomenti che di volta in volta emergono, per dare risposte necessarie contingenziali ai problemi e per proporre iniziative che possano aiutare le comunità.

Paolo D'Arpini


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bioregionalismo.treia@gmail.com

giovedì 7 novembre 2019

ECOLOGIA SOCIALE URBANA E DI MARGINE


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Dedichiamo particolare attenzione alla valorizzazione dell’effetto margine ecologico e sociale. I confini tra campo e bosco e anche i confini sociali, rapporti con gli anziani e con tutte le diversità, cerchiamo di sfruttare al massimo l'osservazione e la pluralità dell’ambiente circostante, creando un collegamento tra le persone che vivono ai margini e dar loro possibilità di esprimersi. Facciamo rete sul territorio bioregionale, comunichiamo le nostre esperienze, le relazioni sociali, le tradizioni e le appartenenze come esempi concreti. Mettiamo assieme queste urgenze, facciamo rete ecologica e facciamo nascere qualcosa che prima non cera, come quando su un campo incolto, il bosco si riappropria degli spazi e si sviluppano nuove piante nell’intreccio tra la comunità selvatica e quella coltivata. In questo modo iniziamo a pensare come traghettare la società industrializzata a un nuovo modello sostenibile non dipendente solo dal petrolio. 

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Con la BLU ECONOMY che si differenzia dalla green perché non chiede di investire di più per salvare l'ambiente, gli scarti e la natura costituiscono le risorse produttive. Gli scarti diventano le materie primarie, nulla viene sprecato. La green ci chiede di usare le batterie che inquinano meno, la blu ci dice che possiamo non usare le batterie. Invece di studiare il modo di smaltire i rifiuti inquinanti evitiamo di produrne. un grande lavoro di s-cultura sociale che coinvolge tutta la comunità.

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EMPATIA SOCIAL GARDENING
GIARDINAGGIO SOCIALE E DI MARGINE
COLTIVAZIONi DI PERSONE E RELAZIONI 
laboratorio incontro seminario di ecologia sociale urbana e di margine con l obiettivo fondamentale della pianificazione e la gestione delle risorse comuni:
recupero delle acque piovane,
autoproduzione dell energia,
i rifiuti come risorsa con recupero in autonomia di carta cartone vetro e alluminio,
compostaggio dell umido,
realizzazione di una serra con piante autoprodotte,
tetti verdi,
orti urbani ed extraurbani.
un laboratorio dove tutto il nou-au viene messo a disposizione di chi vuole sperimentare e una parte puo essere anche riservata alla trasformazione e vendita o scambio di piante, bancali e piccoli giardini già pronti per terrazzi e balconi.

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Obiettivo fondamentale del giardinaggio sociale e di margine, laboratorio di ecologia urbana, scultura sociale, il totale coinvolgimento di tutta la comunità nella pianificazione, nella progettazione e nella gestione delle risorse comuni.

GEEN HOUSE LABORATORIO APERTO
RICICLAGGIO MATERIALI
ORTI E GIARDINI VERTICALI
RACCOLTA ACQUE PIOVANE
CONDIVISIONE DEL NOU-AU
ECOLOGIA URBANA E SOCIALE
GESTIONE COMUNE DELLE RISORSE
COPERTURE VEGETALI
COPERTURE VEGETALI
TETTI VERDI
SERRE SOLARI
MATERIALI NATURALI

Ferdinando Renzetti

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mercoledì 6 novembre 2019

Panspermia cosmica - La ricerca dell’origine della vita sulla Terra

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Un viaggio profondo e documentato alla ricerca dell’origine della vita sulla Terra. 

E’ ormai scientificamente appurato che i “semi” della vita giungono dallo spazio veicolati da meteore e comete. Ci sono voluti decenni, ma più esattamente due millenni e 5 secoli, per accettare la teoria di Anassagora che già nel 496 a.C. asseriva che la vita venisse dalle stelle. Sua infatti la teoria della pluralità dei mondi, ossia l'universo è pervaso da forme caotiche di spore e semi che se ben allineate e indirizzate possono formare pianeti e stelle e la vita. Il tutto grazie al NOUS un qualcosa che presiede la costruzione dell'universo e il suo sviluppo. Pensate che questo si diceva 2500 anni fa. 

Poi, però, giunse la grande censura delle religioni monoteiste che asseriscono ancora che l’uomo fu creato sulla Terra da un Dio supremo che manipolò un conglomerato di fango. Questa “storia” ce la siamo portata avanti fino a qualche decennio fa, poi la scienza, in particolare l’astronomia e la genetica, con stretto rigore scientifico, ci ha dimostrato tutta un'altra cosa e così la teoria della Panspermia Cosmica è stata riconsiderata. L’evento che riaprì la teoria di Anassagora fu la tremenda pandemia della febbre spagnola che solo nell’emisfero nord del pianeta causò in pochi anni più di 20 milioni di morti. Tutto iniziò dopo la prima guerra mondiale, negli anni 2019/20, dove alcuni scienziati ipotizzarono che i virus che causarono la grande pandemia della febbre spagnola fossero giunti dallo spazio a seguito di due passaggi cometari avvenuti precedentemente (1910). 

Questo convincimento degli scienziati di allora fu possibile perché questa pandemia colpì persone che da tempo vivevano isolate sulle montagne dei Pirenei e della Alpi e, quindi, senza contatti con altri individui. Questa ipotesi, comunque, fu subito contestata da gran parte del mondo scientifico ancora fortemente dipendente del dogmatismo della chiesa cristiana. Tuttavia la ricerca scientifica sul rapporto atmosfera terrestre e spazio profondo andò comunque avanti e nel 1960 la scienza ufficiale dichiarò la possibilità di interazione tra lo spazio e il nostro pianeta perché nel cosiddetto vuoto spaziale erano presenti Polimeri organici complessi. Più tardi, verso la fine del 1970, la scienza affermava che la Glicina, l'aminoacido più semplice, è presente nelle nubi interstellari. 

E questa scoperta riaprì definitivamente la questione della Panspermia cosmica, infatti sappiamo che gli Aminoacidi sono i mattoni della vita perché unendosi formano le Proteine (vedi nota alla fine dell’articolo). 10 Nel 1974 lo scienziato Chandra Wickramasinghe, dell’Università gallese di Cardiff e allievo di Fred Hoyle, pubblicò uno studio in cui dimostrava scientificamente che la polvere dello spazio e in particolare quella delle comete sarebbe di origine organica. 

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Tale teoria rivoluzionaria alla fine è stata accettata dal mondo scientifico. Secondo lo scienziato molte forme d’influenza virale non nascono sul nostro pianeta, “ma piovono dal cielo sotto forma di polvere che contiene spore di virus…” A partire dagli anni’90 finalmente la scienza cominciò a rivedere con serietà metodologica quanto 2.500 anni fa asseriva il filosofo greco Anassagora. 

Furono così resi noti i pensieri e gli sperimenti del passato e in particolare fatti conoscere gli scritti del 1845 del medico, fisico e filosofo tedesco Hermann von Helmholtz che dicevano: « Una volta che tutti i nostri tentativi di ottenere materia vivente da materia inanimata risultino vani, a me pare rientri in una procedura scientifica pienamente corretta il domandarsi se la vita abbia in realtà mai avuto un'origine, se non sia vecchia quanto la materia stessa, e se le spore non possano essere state trasportate da un pianeta all'altro ed abbiano attecchito laddove abbiano trovato terreno fertile. » Le scoperte sia in laboratorio che fuori hanno continuato a fornire elementi di riflessione, come il ritrovamento di un meteorite trovato tra i ghiacci dell’Antartide, secondo il quale per gli scienziati proveniva da Marte e che al suo interno conteneva fossili unicellulari. 

Un altro punto a vantaggio della teoria che la vita viene dallo spazio arrivò grazie a due sonde spaziali che hanno raggiunto due corpi astrali vaganti all’interno del nostro sistema solare. La prima è stata la Sonda Rosetta dell’ESA che ha fatto atterrare nel 2014 il suo lander su 67/P Churyumov-Gerasimenko, nucleo di una cometa e l’ultima, ad agosto di quest’anno, una sonda giapponese sull’asteroide Ryugu. In tutti e due i casi dai primi esami dei dati inviati sulla Terra si sono rilevate forti presenze di molecole organiche. Un’altra importante dimostrazione che la vita viene dallo spazio fu vissuta direttamente da Accademia Kronos, perché nata in casa nostra ed esattamente all’Università della Tuscia di Viterbo. Alcuni anni fa, infatti, in collaborazione con la NASA furono spediti nello spazio muschi ed alghe in appositi alloggi per essere poi esposti all’esterno della stazione orbitante, per un periodo di 6 mesi. Lo scopo era di valutare se questi muschi e queste alghe microscopiche potessero resistere ai raggi gamma, al vento solare e ai forti sbalzi di temperature siderali dai – 190 ai + 100° C. 

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Al ritorno sulla Terra questi campioni, per grande meraviglia degli scienziati, avevano resistito e, dopo un po’, ripreso a svilupparsi. Lo scienziato italiano che aveva gestito tutto l’esperimento è l’attuale prof. Silvano Onofri, fisico e biochimico tra i più esperti al mondo nello studio dei batteri estremofili. I risultati di questo esperimento furono presentati 7 anni fa a Viterbo in un convegno organizzato  da Accademia Kronos. Bene a questo punto siamo ormai consapevoli che la vita non è sorta spontaneamente sul nostro pianeta, ma che è arrivata dallo spazio sotto forma di proteine o, forse, di batteri o, ancora, di esseri unicellulari più complessi. Elementi questi che trovando qui sulla Terra “terreno fertile” nei milioni e milioni di anni hanno creato la vita come oggi la conosciamo. 

Quindi lasciamo da parte le “favole” della creazione e guardiamo invece con occhi liberi da bende dogmatiche la realtà che ci circonda. Dobbiamo quindi dire all’astronomia, alla genetica e ad altre scienze, grazie perché finalmente ci hanno consentito di uscire fuori dall’oscurantismo di 2000 anni e, liberi da ogni preconcetto, poter finalmente incamminarci verso la strada che dovrebbe condurci verso la verità. Oggi questo lo possiamo fare e dire tranquillamente, forse al tempo di Giordano Bruno saremmo finiti al rogo. 
(ELM)

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NOTE DI APPROFONDIMENTO Le proteine sono macromolecole, grandi molecole, costituite da catene di molecole più semplici, gli amminoacidi, unite tra loro attraverso un legame chimico, il legame peptidico. Gli amminoacidi sono 20, tutti diversi tra loro, ed è possibile ottenere un infinito numero di proteine a seconda del tipo, del numero e dell'ordine di sequenza con cui vengono legati i diversi amminoacidi. Il nostro organismo riesce a sintetizzare alcuni degli amminoacidi necessari per costruire le proteine, ma non è capace di costruirne altri, che vengono perciò definiti essenziali e devono essere introdotti con gli alimenti. In chimica gli 11 amminoacidi sono molecole organiche che nella loro struttura recano sia il gruppo funzionale amminico (delle ammine) (-NH2) sia quello carbossilico (degli acidi carbossilici) (-COOH). Panspermia dal Greco: πανσπερμία da πᾶς, πᾶσα, πᾶν (pas, pasa, pan) "tutto" e σπέρμα (sperma) "seme" **  

(Fonte: A.K. Informa N. 44)