giovedì 3 settembre 2026

Perdita della matrice culturale indoeuropea e separazione tra spirito e materia...

 


Tra le differenze d'impostazione e di espressione  che contraddistinguono le religioni orientali e quelle di matrice giudaico-cristiana,  va considerata l'aderenza alla vita e la non differenziazione tra spirito e materia, che prevale presso gli asiatici,  mentre  in Europa ed in Medio Oriente prevale la condanna dei piaceri mondani e la separazione tra spirito e materia.

La causa di questo scollamento dal quotidiano nella cultura occidentale  è una conseguenza della conversione ai dettami biblici (e sue elaborazioni in termini cristiani e maomettani) che ha  provocato la progressiva corruzione  e cancellazione della originaria visione naturalistica indoeuropea.  Questa sostituzione di valori  si riflette anche in tutte le forme artistiche e culturali, in particolare nell'assoluta iconoclastia musulmana   ma anche nelle fissazioni moralistiche cristiane, sia protestanti che cattoliche od ortodosse, che tendono a descrivere il male della vita  e della sessualità, imputando alla "mondanità" la ragione della sofferenza  - a partire ovviamente  dal cosiddetto peccato originale-  e proponendo come soluzione la mortificazione della carne, l'ascetismo e la rinuncia  (al fine di potersi guadagnare  la gioia in un aldilà).

Nelle manifestazioni rappresentative di tale "mortificazione" vi sono anche le auto-fustigazioni in pubblico, la scalata di santuari a ginocchioni, l'automutilazione, le sceneggiate infernali,  le vie crucis, le torture e gli olocausti inflitti nelle piazze agli eretici, alle donne, etc.

Insomma lo spettacolo  religioso in occidente può essere definito un "teatro dell'orrore", a sfondo sadomaso.  Ma non è mia intenzione continuare a descrivere  l'alienazione che pervade l'Europa dopo l'adozione di  certe "religioni" aliene. Posso solo rimpiangere l'antico spirito bacchico e dionisiaco scacciato (per sempre?) dal nostro DNA.

Per fortuna  la  rappresentazione religiosa  in Oriente ha mantenuto -malgrado le perfide influenze esportate in India ed in Cina da missionari vittoriani e cattocristiani-   la sua caratteristica originaria di glorificazione e celebrazione dell'esistenza.  Il teatro, la danza, le processioni, l'arte in generale, tutto trabocca di sensualità e di gioia di vivere.

Sulle scene indiane vengono rappresentati gli amori di Krishna, le adivasi danzano lascivamente nei templi, i cortei sono un'orgia di colori, suoni e godimento. Persino i funerali vengono celebrati con grande ricchezza e dispendio di musiche e di lauti pranzi.

Tra l'altro parlare di teatro  "religioso" indiano in un certo senso è improprio. Poiché in esso  non si espongono norme, precetti od episodi metafisici astratti. Si mettono in scena episodi delle epiche classiche, il Ramayana ed il Mahabharata ad esempio, che potrebbero corrispondere alle storie mitologiche dell'Iliade e dell'Odissea. Storie di re, di amori, di guerre, insomma di vita vissuta. Certo queste rappresentazioni offrono anche una "morale" ma è sempre una morale mondana, non religiosa come noi intendiamo la religione. Tant'è che in India non esiste una traduzione esatta  per "religione", esiste solo il "sanatana dharma", la legge eterna del corretto agire nel mondo. Poiché la parola religione sta a significare "riunire ciò che è diviso" mentre per la filosofia indiana non c'è mai stata  alcuna divisione. Il tutto è sempre presente nel tutto. 

Questa è anche una vera espressione di laicità, una laicità pura, naturale, non macchiata da una rivalsa nei confronti del pensiero religioso o spirituale.  Per questa ragione durante gli spettacoli teatrali ai quali ho assistito in India, a volte della durata di parecchie ore, se non giorni, sembrava di rivivere nel presente quel  "pathos" delle vicende vissute dai grandi eroi ed eroine, incarnazioni divine, che veniva riportato sulle scene. Scene che spesso erano la strada, il tempio, un antico monumento, un bosco,  raramente un teatro (quest'ultimo una invenzione della cultura occidentale che tende a racchiudere ed ad astrarre il vissuto dal suo contesto naturale).

In un certo senso lo stesso modello è espresso anche nelle funzioni "teatrali" dell'antica Cina, basate sulla musica e sulla cerimoniosità ma non indirizzate ad una ipotetica divinità, bensì agli antenati od alle forze della natura. Per contraltare assistiamo poi all'assoluta mancanza di etichetta o formalità in quelle "rappresentazioni", se così possiamo chiamarle, che avvenivano nei monasteri Chan, in cui tutto era recita assurda, con il fine di risvegliare i ricercatori alla presenza cosciente del qui ed ora. Quando leggiamo le storie di vita nei monasteri cinesi non possiamo fare a meno di riconoscere la "pazzia" spirituale  che diventa "spettacolo".

Ricordo, ad esempio, la storia di una bellissima  monaca, chiamata Ryonen, vissuta in un monastero zen. Un monaco che stava nello stesso monastero si innamorò perdutamente di lei ed una notte si introdusse furtivamente nella sua stanza. Ryonen non si turbò affatto ed accettò volentieri di giacere con lui. Ma l’indomani quando l’innamorato si ripresenta ella disse che in quel momento non era possibile… Il giorno seguente si svolgeva nel tempio una grande cerimonia per commemorare l’illuminazione del Buddha alla presenza di una gran folla e di parecchi monaci venuti da lontano. Ryonen entrò senza indugi nella sala colma e con totale naturalezza si pose di fronte al monaco che diceva di amarla, si denudò completamente e gli disse: “Eccomi, sono pronta, se vuoi amarmi puoi farlo qui, ora…”.

Il monaco se ne fuggì per non far più ritorno mentre Ryonen con quel gesto aveva reciso le radici di ogni illusione. La storia di Ryonen e la sua totale aderenza alla verità può essere presa ad esempio lampante di cosa sia il "teatro religioso" nella tradizione zen.
Con il  metodo teatrale zen, infatti, in considerazione che tutto è una “commedia”, non vale celare le pecche e i difetti, le antipatie e le simpatie (spesso immotivate). Il render complici gli altri anche “forzosamente” serve a rompere quel muro di ghiaccio che solitamente si instaura fra persone che non si conoscono, o che stentano a manifestarsi liberamente.

Insomma il teatro religioso in Oriente attinge ancora direttamente alla vita di ogni giorno, in un certo senso potremmo definirlo un "teatro di strada". In particolare penso a quella rappresentazione teatrale giapponese chiamata Kabuki, che ritengo collegato all'esperienza dello zen,  e il significato di questo termine è quello di “provocazione” cioè si intende provocare  mettendo in “scena” anche esplicite allusioni sessuali.  Ka che sta per canto, bu è ballo e ki conoscenza tecnica. Quindi si riassume in un  insieme inscenando una recita che oltre a rispettare le origini (cioè provocare o essere una rappresentazione realistica) prevede cambi d’abito repentini (che vengono agevolati dai “servi di scena” ed è una pratica chiamata bukkaeri) perché sotto quelli indossati, che si lasciano cadere, ce ne sono altri, a significare il “cambio” (non solo nell’azione ma nel ruolo dell’attore) e quindi delle diverse funzioni vitali.

Tempo fa lessi l’autobiografia di un attore giapponese (di cui purtroppo ho dimenticato il nome) in cui egli narra le peripezie vissute per compiere  lo straziante destino dell’attore, le parti strane, le umiliazioni, la fame, la fatica, le scomodità, gli applausi, i fischi e tutte il resto.. mi sembrava di leggere la vita di un santo… Io stesso -che sono un attore e regista dilettante- misi in scena, per strada o in luoghi all'aperto od in grotte, diverse storie zen che avevano lo scopo di trasmettere la consapevolezza che la verità è presente in tutto quel che ci circonda. Certo, come fanno i maestri zen, anche attraverso bastonate psicologiche od anche reali.

Questo perché ho notato che parecchia  gente in Europa solitamente vive con una etichetta di rispettabilità e di santità artificiosa. Le persone sovente assumono dei comportamenti falsi, mettendo in risalto gli aspetti convenienti della propria personalità od oscurandone altri.

Mi auguro che la freschezza del teatro d'Oriente possa ancora una volta contagiare le menti libere d'Europa, mostrando loro lo squallore dello  spettacolo finto trasgressivo del cinema hollywoodiano  o peggio ancora delle sacre rappresentazioni bacchettone della pseudo cultura occidentale. Una cultura corrotta prima dalle perversioni religiose e poi da un laicismo materialista che tende a trasformare l'essere umano in un robot, cancellandone lo "spirito".

Paolo D'Arpini - Comitato per la Spiritualità Laica

Risultati immagini per teatro paolo d'arpini


Commento di Vittorio Marinelli: “Stupenda analisi. Mi Ricorda un libro che ho letto il primo anno di università a sociologia e che riguardava i grandi pensatori dell'India. In pratica c'era un confronto tra le religioni che esaltavano la vita e quelle che la mortificavano. Questa sostituzione di valori si riflette anche in tutte le forme artistiche e culturali, in particolare nell'assoluta iconoclastia musulmana ma anche nelle fissazioni moralistiche cristiane, sia protestanti che cattoliche od ortodosse, che tendono a descrivere il male della vita e della sessualità, imputando alla "mondanità" la ragione della sofferenza - a partire ovviamente dal cosiddetto peccato originale- e proponendo come soluzione la mortificazione della carne, l'ascetismo e la rinuncia (al fine di potersi guadagnare la gioia in un aldilà)...”

mercoledì 2 settembre 2026

Livorno, 5 settembre 2026. Corteo in difesa del verde urbano...



 A Livorno esiste un bosco urbano di 6 ettari in centro città. Da 14 anni questo rifugio climatico è minacciato dalla speculazione.

Da 14 anni l’area è occupata da un comitato di lavoratori, cittadini e residenti del quartiere che la presidiano notte e giorno per evitare che tutti gli alberi vengano abbattuti per far posto al cemento. Qui si è dato vita a iniziative sociali, incontri, momenti di dibattito. Il 30 luglio di quest’anno l’area è stata venduta all’asta per un milione e duecento mila euro ad un imprenditore. Entro 120 giorni il Tribunale deve consegnare il terreno “libero da persone e cose” quindi nelle prossime settimane è previsto lo sgombero.

In questi giorni si sono svolte assemblee molto partecipate e per il 5 settembre 2026 è previsto un grande corteo che partirà dalle ore 16 dal Polmone verde di Via Goito fino a Piazza del Municipio. La manifestazione sarà affiancata da 3 giorni di campeggio libero, dal 3 al 6 settembre. Nel mentre sono partiti 4 presidi permanenti, dislocati nei 4 ingressi del terreno, per prepararsi a resistere allo sgombero.

Qui, Arianna, del comitato degli orti urbani di Via Goito, ci spiega meglio la situazione, evidenziando come la manifestazione nazionale sarà importante non solo per prendere parola contro la speculazione edilizia a Livorno, ma in modo più ampio, difendere un modello di giustizia sociale e ambientale. Un modello dove spazi verdi come gli orti oltre ad essere polmoni verdi per le nostre città diventano luogo di auto-organizzazione.




martedì 1 settembre 2026

Corteo luminoso al lago di Nemi... con le lucciole!

 

ITALIA NOSTRA CASTELLI ROMANI vi invita a partecipare ed aderire alla seconda edizione della "Lucciolata" prevista per SABATO 5 settembre 2026 con appuntamento presso il Museo delle Navi Romane, ore 20:00 (partenza ore 21:00) vicino al Lago di NEMI. 



Corteo a difesa di laghi e boschi, contro
 
lo sfruttamento del territorio dei Castelli Romani
 
 
Ritrovo alle ore 20.00 presso il Museo delle Navi Romani
Partenza ore 21.00, con percorso fino alla Ex-Fiocina e ritorno
 
Torna la "Lucciolata", la camminata notturna lungo le sponde del Lago di Nemi.
 
Un momento suggestivo in cui la luce delle lucciole romperà l'oscurità per far sentire, forte e chiara, la voce di chi ama i Castelli Romani e non si piega alle logiche di sfruttamento che li stanno devastando...
 

 
I laghi dei Castelli stanno letteralmente scomparendo sotto i nostri occhi e l'ecosistema boschivo è sotto il continuo attacco dell'industria del taglio ceduo (-20% di alberi in 8 anni) coaudiavata dall'operato di comuni ed Ente Parco, mentre il turismo d'assalto e la cementificazione vengono presentati come opportunità di sviluppo.
 
Proseguono inoltre i lavori per l'ecomostro dell'inceneritore a S. Palomba che avvelenerà l'aria che respiriamo e prosciugherà ancor più velocemente le falde idriche, provocando l'aumento di malattie gravi che poi saremo costretti a curarci sempre di più a pagamento visto lo stato di "salute" della sanità pubblica.
 
Non possiamo restare a guardare.
 
In sintesi, chiediamo:
 
- la Dichiarazione immediata dello Stato di Emergenza Ambientale per i laghi di Nemi e Albano.
 
- lo Stop ai prelievi idrici intensivi in falda da parte di ACEA e il blocco dei potenziamenti dei pozzi.
 
- una Moratoria sui tagli boschivi in tutto il Parco dei Castelli Romani e studi in merito ai danni già provocati
 
- lo Stop alla turistificazione dei laghi per tutelare la fauna da immondizia, rumori, traffico: vogliamo lasciare
 
Nemi incontaminato e far tornare Castel Gandolfo più naturale possibile. I laghi sono ecosistemi, non location turistiche.
 
- lo Stop alla cementificazione speculativa che minaccia il territorio sfruttandone oltremodo le risorse idriche
 
- il Passaggio da Parco Regionale a Parco Nazionale, per garantire la massima tutela legale e ambientale.
 
Anche ad agosto abbiamo continuato a lottare contro la trasformazione di un vivaio in un distributore di carburanti in via dei Laghi a Nemi, per il ripristino dei luoghi trasformati da "verdi" a inutili e costosissimi aree di palestra basate su piattaforme di cemento vicino la spiaggia del Museo delle Navi di Nemi, contro i tagli boschivi sull'Artemisio di Velletri che lo stanno rendendo un deserto e per fermare il progetto del "potenziamento" della condotta ACEA del "Pozzo Sforza Cesarini" che preleva ogni anno ingenti quantità di acqua dal lago Albano
 
Nonostante le reticenze di tutti gli enti pubblici interpellati, ci sono numerosi importanti aggiornamenti
 
  • Il progetto di "Sport Lineare" sul lago di Nemi non ha ricevuto il parere dell'Ente Parco, nonostante fosse stato elencato tra quelli necessari in apertura della Conferenza dei Servizi: da qui tutte le difficoltà dell'Ente, chiamiamole così, ad intervenire per bloccare le colate di cemento.
    Per questo abbiamo continuato a chiedere anche di persona, diverse volte, un incontro con la dirigenza e i funzionari del Parco, insieme a dati e atti amministrativi. Siamo ancora in attesa ma non demordiamo.
  • Il vivaio in area boscata, che ha subìto una variante urbanistica per trasformarlo in benzinaio lungo la via dei Laghi, ha avuto il parere positivo della Conferenza dei Servizi ma adesso dovrà essere tutto rimesso in discussione perché i cittadini ci hanno fatto sapere che in zona c'è un pozzo idrico di ACEA che rende incompatibile la presenza un impianto di distribuzione di idrocarburi.
    Il Comune di Nemi lo sapeva, anche perché per lo stesso motivo fu bloccata pochi anni fa la costruzione dell'isola ecologica: c'è il forte rischio di inquinamento e non si possono fare in zona simili progetti.
     
  • L'Ente Parco continua a dare nulla osta di qualsiasi tipo, con numerose prescrizioni stringenti ma che nessuno controlla: è stato il caso del potenziamento del "Pozzo Sforza Cesarini" di ACEA sul lago Albano, nonostante lo stesso Parco abbia evidenziato che la multinazionale dell'acqua e dell'energia non dispone di nessuna concessione per l'uso delle acque da quel pozzo....eppure sono decenni che è in funzione.
     
  • A Rocca di Papa come a Velletri ed in altri comuni riprenderà a ottobre il disboscamento, che viene denominato "taglio ceduo" dagli interessati alle questioni economiche che ci sono dietro la filiera del legname. La devastazione degli habitat comporta un maggiore dissesto idrogeologico, un'alterazione del microclima locale dei Castelli Romani, una diminuzione della quantità di ossigeno prodotta ed un aumento della CO2, oltre che ad una maggiore probabilità che il rischio idrogeologico aumenti.
    Inoltre la rete sentieristica è quasi tutta interrotta da cantieri forestali, che ne hanno anche fatto scempio, come lungo la via Sacra, la via Francigena, le Grotticelle, l'Artemisio più volte decantati tra le bellezze storico-paesaggistiche del territorio.
Per evitare il sovraffollamento delle auto al lago, vi chiediamo di organizzarvi venendo a macchine piene.
 
Servizio Navetta: sarà garantito il trasporto A/R da Piazza Dante (Genzano) al Museo delle Navi Romane per chiunque ne avesse bisogno.
 
Si prega di portare con se una torcia (elettrica)
 
La lotta non si ferma, invitiamo tutti/e a dare massima pubblicizzazione a questa importante iniziativa che prelude al corteo che vogliamo organizzare insieme ad altri comitati ed associazioni a Rocca di Papa sabato 17 ottobre (non più il 3 ottobre), passando prima per quello che ci sarà ad Albano contro l'inceneritore il prossimo 26 settembre che dovrà essere partecipato in massa da tutta la popolazione dei Castelli Romani.
 
Comitato per la Protezione dei Boschi dei Colli Albani



lunedì 31 agosto 2026

Sincronicità... onda?




"Chiudi gli occhi e vedrai con chiarezza
Smetti di ascoltare e sentirai la verità.
Resta in silenzio e il tuo cuore potrà cantare.
Non cercare il contatto e troverai l'unione.
Sii quieto e troverai l'onda dello spirito.
Sii delicato e non avrai bisogno di forza.
Sii paziente e compirai ogni cosa.
Sii umile e manterrai la tua integrità."
(Meditazione Taoista)

Le qualità, le sensazioni, le attrazioni e repulsioni che appaiono nel campo della coscienza, sono proiezioni come lo sono i sogni che appaiono al sognatore. Tutto si risolve nella stessa realtà, unica ed indivisibile, inspiegabile perché non vi è nessuno a cui poterla spiegare…

La nostra mente è il risultato di una combinazione psichica e energetica delle forze combinate dalla natura in questo caleidoscopio che è la coscienza individuale. In effetti nulla ci appartiene (se inteso specificatamente) oppure tutto ci appartiene (se inteso come la totalità del conosciuto)... 

Cosa volete che sia una bella parola proferita in silenzio od una brutta parola urlata al vento? Andiamo avanti perché tornare indietro è impossibile... nel senso che non si può correggere nulla degli eventi vissuti (nel passato), possiamo solo osservare con maggiore attenzione gli eventi che si presentano davanti ai nostri occhi nel presente...

Qualcuno allora potrebbe chiedersi come sia possibile modificare ciò che è già descritto nel destino. Eppure nel pensiero c'è  una leva di movimento, se un chiaro intento si manifesta nel pensiero possiamo scoprire che le ispirazioni che abbiamo avuto su qualsiasi argomento innovativo vengono poi seguite a ruota da una messe di interventi nello stesso filone...

Sincronicità? Onda? Nel bioregionalismo si chiama "il grande flusso", e la funzione dei precursori è appunto quella di avviare un processo evolutivo dell'intelligenza umana... per questo è importante che i precursori non assumano su di sé una specifica "laurea" o "copyright", il loro lavoro è solo quello di preparare il terreno, seminare e procedere... 

Ognuno comincia a qualche punto e poi prosegue e lascia il suo percorso come esempio.

Paolo D'Arpini - Rete Bioregionale Italiana 

Percezione empirica e visione nondualistica...

 


sabato 29 agosto 2026

La visione o la vita...



 Proprio sotto il naso e non vederlo. Escursione su sentieri poco battuti che portano a riconoscerne il perché. 


Senza una visione da descrivere, la tela resta bianca e anche il foglio. E così il discorso resta muto, la scelta, l’atto, l’azione non avvengono. Al loro posto, l’assenza di iniziativa, l’inconcludenza, la noia, la depressione. 

Il cosiddetto senso delle cose è il latte materno di un’esistenza percepita come nostra; è l’antidoto all’alienazione. Malfattori o santi non fa differenza, ne cercano la mammella e lo succhiano. 

Cercare, con avidità occulta, il senso delle cose è il corpo della condizione esistenziale duale e positiva. Una dimensione che ci sospinge, senza incertezza alcuna, verso una descrizione del mondo concepita come oggettiva, coerente con il nostro senso delle cose e quindi accettata, o incoerente, e quindi scartata. Accettazione e rifiuto che corrispondono al nostro insindacabile giudizio, predilezione o condanna; che, rispettosi della morale che ci affardella, corrispondono perciò al bene e al male de noantri, fatto in casa, autoreferenziale fino al midollo anche se mimetizzato nella consuetudine del così fan tutti. Significa che ci si muove nell’esistenza, come se la realtà fosse un museo che stiamo visitando con assoluto diritto di giudizio. carico di diritto di vita e di morte, delle opere esposte. Allontanarsi, emanciparsi dall’idea dell’oggettività, cioè che il mondo è fuori da noi, non riguarda tutti e spaventa molti.

 

Il semino

Come dal balcone di Palazzo Venezia a Roma, senza incertezza alcuna, avanziamo petto in fuori pronunciando affermazioni varie sempre sensate per noi, sempre – “incomprensibilmente”, diciamo a noi stessi – insensate per altri. Una conclusione nota a tutti, alla quale, secondo circostanza, si resta stupiti, allibiti, basiti, adirati, eccetera, quale conseguenza dell’inconsapevolezza del potere magico di cui disponiamo, che conforma a noi la realtà e le sue verità, che impone una descrizione a noi coerente, sempre opposta a quella di altri visitatori del museo, che girovaga tra le sale con la mappa di altra coerenza.

Come seme pronto a schiudersi in ogni persona, la consapevolezza di tale magia e relativo potere giace sotto strati di morali, di dati, di saperi, di superstizioni scientifiche. Bagaglio appresso che impedisce la conoscenza del sentire, energetica, sottile. Che impedisce la visione energetica delle dinamiche che popolano e animano la realtà.

 

Il visitatore del museo

Si tratta di una stratificazione consistente, non demolibile a suon di argomentazioni logico-razionali, nient’altro che inadeguati colpi con un piccone di gomma contro la più resistente delle materie, l’identità risiedente nelle nostre affermazioni. Tuttavia, quando – apparentemente – avviene che dette argomentazioni sbriciolino il plinto sul quale appoggiamo la nostra esistenza, si avvia dipendenza da quale dottrina, ideologia, religione e guru, e non evoluzione e autonomia, scoperta della propria magia e di come impiegarla. 

Concentrati sull’accumulo di dati e sulla celebrazione di competenze tecniche, quest’ultimo aspetto, corrisponde a una ciarlatanata, della quale è opportuno non solo non occuparsi, ma bandirla, censurarla. Così ci dice veementemente il visitatore ordinario del museo.

 

Nessuna una per tutti

Più che sfaldabile, il pesante spessore della falsa conoscenza e del falso progresso è saltabile... a piedi pari, sempre a mezzo di una magia. Falsa conoscenza in quanto soltanto tecnica e soltanto valida entro il campo che l’ha generata, falso progresso in quanto non comporta alcuna consapevolezza della propria magia – o potere creativo o assunzione id responsabilità di tutto – e trattiene nel malessere del proprio giudizio. 

La natura pesante e solida della massa opprimente perdura solo e soltanto entro la dimensione oggettiva e materiale della realtà-museo, regno della quantità, del positivo, della misurazione e della pedestre dimostrazione, quest’ultima concepita quale suprema garanzia di verità assoluta. Se la dimostrazione è funzionale in campo chiuso o tecnico, è riduttiva e fuorviante in campo aperto/umanistico.

È a mezzo di consapevolezze varie che riconosciamo nel museo le proiezioni di noi stessi, che prendiamo coscienza della osservato-osservatore. Consapevolezze dall’innesco imprevedibile, serendipidico, per ognuno diverso, non massificabili in una formula né in una dialettica razionale. Non è per questo che possiamo leggere tra le parole del nostro bambino o del nostro amico la storpiatura, a loro coerente, dei fatti presenti nella loro narrazione?

 

Ah ah

Come fare per saltare a piedi pari il cavolo o il macigno culturale sotto il quale siamo nati? La domanda pare legittima e volenterosa, ma non lo è. Il come fare non esiste neppure nel giardino del re delle latenti consapevolezze. Le dinamiche che conducono ad una presa di coscienza non hanno natura meccanica, quindi massiva, addestrativa. Anche se i figli di questa cultura si comportano come se credessero il contrario, le persone non sono uniformi nelle loro reazioni, narrazioni, sentimenti. Ad ognuna serve una precisa emozione che non può essere pianificabile, identificabile, provocabile, confezionabile. 

Un’emozione, come e più di un fulmine, percorre linee che ridono dell’eloquenza razionale a cavallo della quale avevamo scoccato i nostri migliori e lineari argomenti, convinti che avrebbero cambiato le persone. Anche, soprattutto e nonostante le formule meccanicistiche – devi, bisogna, ti dimostro, è chiaro che..., eccetera – che di frequente si trovano nei discorsi e nei libri, che vorrebbero spiegarci (ah ah) cosa fare per evolvere verso la saggezza, verso il benessere, verso il sé. 

Nonostante lo spadroneggiamento di razionalisti e scientisti, che sanno dire tutto della materia, della materia e della superficie e niente della poesia, il tappeto volante del razionale può trasportare un potere il cui valore è simile a un fiato nella burrasca dell’infinito. Affidarcisi è sfacciataggine babelesca.

 

Foglia nella corrente

In merito all’emozione o colpo di fulmine, quale brillamento di consapevolezza e levitazione, conseguente alla demolizione del macigno culturale, che pensavamo contenesse tutta la realtà e tutta la verità, va fatto cenno all’accredito, quale condicio sine qua non dell’uscita dal cerchio autarchico nel quale ci eravamo rinchiusi ricchi e vanitosi per i nostri sussidiari di medicina, di filosofia, di economia.

Quando famelici si seguono le dottrine di guru e santoni d’ogni schiatta, la demolizione tarda o non avviene. Ciò, a causa del contesto comando-dipendenza in cui si sviluppa la relazione tenuta unita da un guinzaglio: dove va il padrone, va l’animale. Il primo carattere che ci convince della bontà del nostro fare è l’accredito nei confronti di chi promuove quel fare. Anelare a possedere una borsa di Gucci richiede un inconsapevole accredito del presunto valore di ritorno che investirebbe chi la possiede. Ciò che avviene entro il circolo magico dell’accredito è identico a quello del bimbo che, con “l’ha detto la mia mamma” prende posizione nel momento in cui pronuncia la formula, di fatto, magica. 

 

“Uscita”

Senza cambiare una virgola, quanto detto finora, è anche ciò che avviene quando ci si libera da una dipendenza, siano le sigarette, sia una relazione penosa, eccetera, financo nei confronti di una malattia. Se questa corrisponde spesso alla somatizzazione fisica e psicologica, cioè generata dall’inconsapevolezza di essere semplici terminali della vita e corpo unico con la natura, appesantita dalla presunzione di credersi individui con diritto di autonomia e verità e arricchita da una immancabile spruzzata di prezzemolo vittimistico, possiamo rompere il cerchio o uscire dal museo entro cui ci eravamo rinchiusi. 

Oltre il cerchio si assiste alla reificazione della realtà imposta da ogni nostro sguardo, osservazione, emozione. Come se da un iperuranio nel quale tutto è già presente, ognuno cogliesse senza avvedersene quanto serve per, un istante dopo, poterne affermare la realtà. 

 

Dottorino

È un processo che avviene costantemente e che da un secolo, con l’avvento della fisica quantistica e, in particolare, con la filosofia che ne consegue, ha anche una forma accettabile o accreditabile, da una piccola parte della cultura razionale.

E qui che il cambio di emozione non è più distinguibile dal salto da un campo quantico ad un altro. Campi o emozioni entro i quali esiste una ed una sola realtà, quella che descriviamo. Ce lo avevano detto Jung, Watzlawick, Wittgenstein, Von Foerster, Von Glasersfeld, Maturana, Varela, Feyeraeand, Bateson, Foucault, Watts e certamente altri, nonché tutte le tradizioni sapienziali della terra, ma non è bastato se non a chi, per qualche motivo, è stato colpito dal fulmine che, invece di annientarlo, gli ha bruciato il recinto dove brucava la solita cultura.

Se la magia era malamente e inappropriatamente maltrattata dai razionalisti, dai materialisti, dai meccanicisti, dagli scientisti, ora, forse ma forse, emozione permettendo essa da perseguibile superstizione potrebbe passare a consapevolezza e potere in mano a tutti noi, ignari maghi sotto copertura, utile a gestire le relazioni, indispensabile alla guarigione e al benessere, ben più di quanto possa un dottorino da sotto il suo macigno.


Lorenzo Merlo






venerdì 28 agosto 2026

Pedala pedala e fiscieta...

 

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Alcuni di voi sanno che uso come mezzi di locomozione solo la bicicletta ed, occasionalmente, per percorrenze lunghissime o strade pericolose pulman e/o treno. Non è la fatica che, come pensa la maggior parte delle persone, può sconsigliare l'uso del velocipede. Non devono essere neanche le intemperie, se ci si attrezza bene. Quello che a volte mi fa pentire di essere così determinato a dare il mio piccolo contributo alla salute della Terra è il rischio che quotidianamente corro in mezzo ad una folla di sconclusionati che non mi considerano niente più che un birillo messo sulla strada a dispetto della fretta e furia che ormai muove questo mondo di disperati.

Non è che io rispetti sempre il codice della strada (mea culpa!!!) ma le infrazioni che faccio, per carità, me la canto e me le la suono, non sembrano mai aver causato problemi a chicchessia. Sempre più spesso invece c'è chi mi sorpassa in prossimità di un incrocio e mi taglia la strada per svoltare, magari col telefonino in mano; chi mi passa a due dita dal fianco sinistro mentre cerco di evitare qualcun'altro che si sta immettendo da destra sulla mia strada quando la precedenza è mia; chi con la testa piegata quasi alle ginocchia e braccio sollevato sulla testa medesima a tenere inutilmente il volante, per leggere e scrivere al cellulare, che ha perso totalmente la bussola e mi viene a "cercare" sul ciglio più remoto della strada, là dove io faccio già difficoltà a procedere perchè l'asfalto è martoriato da agenti vari oppure è di nuovo imbrecciata o gariga; chi va in giro, scordandosi che guida un mezzo "speciale", col suv o il camperone o il fatale camioncino dei muratori a sponda larga, e quando mi sorpassa mi strappa i pochi peli che ho nelle gambe.

I camionisti con i loro mastodonti non mi causano in fondo tanti problemi, hanno un occhio per le misure collaudato da tanta strada mangiata. Una lode speciale poi la riservo a coloro che il venerdì, sabato e domenica notte (chi non fadiga mai!) esce dai locali già gonfio di alcol e siccome non gli basta ancora continua a scolar bottiglie via andando, riducendo la strada ad un percorso di guerra ( e quante povere bestiole, domestiche e selvatiche rimangono nottetempo vittime di questi gonzi).

Avrei altre situazioni da esemplificare, ma, sempre che io sopravviva, ve le riferirò a giorni con altre fantasiose trovate che mi riserva l'homo automobiliensis.

Riccardo Mencarelli

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