domenica 27 settembre 2026

"Non giudicare per non essere giudicato..."



Piccole note per mantenere, replicare e perpetuare lo status quo personale e sociale di sofferenza o per evolvere verso una condizione esistenziale creativa e vitale.

 

 

Legenda

In ambito relazionale ci sono due tipi di giudizi, la cui differenza, perlopiù occulta, è dà riconoscere attraverso il sentire prima che a mezzo del capire cognitivo.

Il primo giudizio emerge dall’inconsapevolezza del suo emettitore, il secondo avviene con consapevolezza. Al primo corrisponde l’idea che il prossimo si trovi di fronte al nostro stesso mondo. Una condicio che impone la successiva identificazione di noi stessi con il giudizio emesso. All’altro tipo di giudizio, estraneo all’identificazione, corrisponde il riconoscimento di noi stessi, di qualche nostro aspetto, fino a quel momento rimasto nell’ombra dell’importanza personale. A fare da sfondo a questa seconda modalità è il rispetto e la legittimazione di ciò che non rientra nei nostri canoni. 

Ma la distinzione di più evidente discriminazione tra i due tipi di giudizio sta nel ribadire io non sono così o sono anch’io così, per quanto riguarda il primo e, per il secondo, si può essere anche come non avevo mai neppure sospettato e vediamo come si fa ad arrivare a dire o fare in quel modo.

Il primo tende a dividere e spezzare la linea della conoscenza, il secondo a mantenere la relazione, a scoprire in esso le modalità biografiche che hanno portato a un certo pensiero e a una certa azione e affermazione estranea al nostro percorso. Perciò, il primo a seguitare a ignorare le strutture degli uomini e il secondo a vederle. Il primo è interessato al potere, il secondo alla conoscenza. Il primo non sa che la conoscenza avviene per mezzo di consapevolezze e che non appartiene a nessuno e che i saperi non sono che un accumulo di dati che tutti possono accatastare. Il primo ha carattere meccanico e crede si possa raggiungere la verità nel mondo duale-secolare, il secondo, che è magico o quantistico, sa che la verità appartiene all’Uno universale. Il primo si dedica a gonfiare l’io e a mantiene così lo status quo dell’identità e tende alle chiusure su sé stessi, il secondo cerca di non farsi rapire dalle pretese dell’io e tende all’evoluzione e all’apertura di sé stessi.

 

C’è un terzo tipo di giudizio, fa testo in ambito tecnico, ovvero delimitato da regole autoctone. Sebbene qui non sia trattato più di tanto, è a causa sua e dell’impropria inconsapevole estensione che se ne fa, che avviene il giudizio di primo genere, quello con il quale siamo identificati, quello che presuppone l’altro a traguardare il mondo dal nostro stesso pertugio, come se questi si muovesse secondo le nostre stesse autoreferenziali leggi, norme, abitudini, attenzioni e morali. Così, mutuando ciò che in contesto tecnico è legittimo in ambito relazionale aperto ci si inoltra come sprovveduti verso gli oceani dell’equivoco, dell’incomprensione, dell’identificazione del presunto errore con la persona che l’avrebbe commesso.

 

Se a causa del primo dei due tipi di giudizio si può dire: “Giudico, quindi sono”, contemplandoli insieme si potrebbe titolare “l’Io e l’Uno.

 

Giudico, quindi sono

Definire gli altri, subire la forza schiacciante di una definizione e attribuire un certo valore a quanto detto da altri sono atti magico, a mezzo dei quali, pur senza averne la volontà e la consapevolezza, si dà una pennellata alla definizione di sé stessi, di quello che crediamo di essere o tendiamo a essere. Con il giudizio del primo tipo, oltre a definire sé stessi si dichiara differenza o appartenenza alla fantomatica categoria alla quale, secondo noi e il nostro giudizio, stiamo autoreferenzialmente facendo riferimento. Come detto, è un giudizio che scocca di nascosto sempre il solito messaggio: io non sono così o sono anch’io così.

Categoria che, sempre in modo magico o quantistico, dissolviamo quando le parti si invertono, fino ad accusare chi, al momento della nostra osservazione e relativo giudizio, si sta comportando esattamente come noi avevamo fatto e faremo in altro tempo e modo. Si tratta di un’inconsapevole costituzione quantistica della realtà destinata a mantenere la sensazione della continuità di noi stessi. Oppure, della mobilità del punto di attenzione che, come una sagoma a centri concentrici presa di mira, esclude dallo sguardo del tiratore tutto il mondo che le sta intorno. 

 

Il sostegno di sé stessi comporta la riductio ad absurdum dell’essere umano a oggetto della propria autoreferenziale discriminazione. Tanto il maestro che colpevolizza il bimbo che non ha rispettato la sua richiesta, quanto il genocidio e relativa pulizia etnica di Gaza, ne sono equipollenti. Con pari modalità, ugualmente seguitiamo anche tutti noi vita natural durante, ogni volta che giudichiamo l’espressione altrui scagliandoci contro la persona emittente. 

Al contrario, ovvero emancipati dalla difesa reattiva e ad oltranza di noi stessi e del nostro pensiero, nonché realizzando la rinuncia a prevaricare la realtà e il prossimo in funzione di noi stessi, possiamo realizzare una modalità di relazione assertiva che non ha niente da spartire con quella giudicativa.

 

L’egocentrismo, il materialismo e il meccanicismo implicano le supremazie della morale e del pensiero. A cavallo di queste, si celebra l’elevazione dell’io all’inconsapevole lignaggio di creatore e governatore del mondo. Un mondo, una realtà, un ordine che origina dall’individuo, che ne è investito e che l’individuo stesso considera fuori da sé, oggettivo e per tutti uguale.

 

Il giudizio egocentrico riduce l’eternità a sé stesso, non riconosce la rotazione dei ruoli, l’identicità delle parti delle quali vede solo il costume, la ripetitività dei tempi, non vede oltre il proprio naso e impiega inconsapevolmente sé stesso come unità di misura di tutte le cose, per stimare le proprie e altrui scelte e azioni. È anche a questa narcisistica miopia che si deve lo stato miserevole delle esistenze, delle educazioni, delle politiche, delle culture.

 

A causa della sua autoreferenzialità, la cultura scientista ha eliminato dalla sua cartesiana struttura il vero significato di magia e le dinamiche che con essa da oscure divengono lapalissiane. Ha quindi radiato la scienza suprema dal processo della conoscenza, l’ha ridotta alla barzelletta che non è. Se così non fosse avvenuto, saremmo consapevoli di come essa tutto permei e ci permetta di osservare l’unità di tutte le cose. Non c’è nulla di separato e indipendente, il dualismo è strumentale alla storia, tutto Uno. È stata la scienza classica e il suo maldestro figlio scientista che hanno creduto di poter conoscere frammentando la realtà. Ed è sempre lui a credere e a far credere che i piccoli saperi tecnici che si autocelebra d’aver scoperto comportino conoscenza e progresso evolutivo.

Solo con la fisica quantistica l’osservatore della presunta unica realtà cessa di essere altro da quanto osserva e, ciò che osserva, mentre viene strumentalmente oggettivato, cessa di essere oggettivo.

 

Nella cosmogonia di pensiero generata dall’idea della realtà oggettiva esaurita dalla dimensione materiale e dalla separazione degli oggetti e nella distinzione tra mente e materia, anche la realtà relazionale, ovvero quella concorde o estranea al nostro pensiero-emozione-sentimento, viene ugualmente reificata, comportando così divisione, separazione, interruzione. È l’esatto opposto di quanto si può constatare in ambito contemplativo, energetico, in cui assistiamo personalmente all’unione con il tutto, nonché alla vicenda materialista-oggettivistica e al relativo picco di saperi analitici ma superficiali e alla loro scarsa penetrazione nella conoscenza profonda.

 

Da un recente articolo di Marcello Veneziani, prendo qualche riga a campione per significare cosa comporti identificarsi con il proprio giudizio:  

“Il direttore di un giornale è in fondo un piccolo dio che ogni giorno impagina il mondo e decide in un giudizio universale la scala degli eventi e dei personaggi, i sommersi e i salvati”. (1)

L’alternativa non sta nel non fare o nel morire, ma nell’avere o meno consapevolezza che quei sommersi e quei salvati corrispondono ad un criterio del tutto arbitrario che pensavamo il solo e giusto e sentirne l’orrifico brivido freddo. Consapevolezza alla luce della quale si può arrivare a vivere, parlare e pensare senza dire io. Si può arrivare a realizzare una cultura differente e se cultura è troppo, un’altra educazione, un’altra politica, un'altra società.

 

 

L’Io e l’Uno

La rinuncia di sé stessi avviene anch’essa per un salto magico o quantico. Tanto è inconcepibile in contesto egocentrico-oggettivistico-materialistico, quanto è ordinario in quello evolutivo, in cui l’io non cessa di esistere ma cessa di prevaricare il prossimo e anche sé stessi. Un contesto in cui sopravviene una concezione del mondo, della realtà e dell’altro non più come separati da noi, ma come nostra emanazione, riflesso, specchio, conoscenza e preveggenza, in cui avvertiamo di essere incarnazione temporanea dell’energia eterna. 

Una realtà detta anche olografica, cioè che compare e cangia al nostro cospetto, a noi confacente, non necessariamente confacente ad altri, ma corrispondente anche a insiemi di persone, per esempio seguaci della medesima chiesa, ideologia, squadra, partito, morale, eccetera.

In sostanza, realtà in cui avviene la coscienza di esistere. Una specie di volume che ci contiene, nel quale crediamo di muoverci, ma che si sposta con noi e cangia a nostra immagine e somiglianza. 

 

Sulla profondità del concetto di separazione e interruzione va ricordato il loro potere deleterio in merito alla salute, alla guarigione, all’energia che rimane incistata su qualche vanità dell’importanza personale, su qualche idea materialista, per esempio quella delle necessità irreversibile delle medicine, invece di scorrere attraverso noi e mantenerci legati all’universo, al suo equilibrio e all’autoguarigione che ne comporta, in quanto scoperta delle cause e responsabilità che abbiamo avuto nei confronti dell’insorgenza del malessere.

L’esperienza dell’unione con il tutto sia avverte vivendo il senso della gratitudine incondizionata, disinteressata, con il perdono, con la pazienza e con la tolleranza che ne viene, cioè con l’emancipazione dall’io. Un’esperienza il cui potere sociale si esprime nel valore circolare-educativo che comporta, senza alcuna legge-lineare che lo imponga.

 

Sarebbe interessante constatare a quali dinamiche si assisterebbe se fossimo avvezzi ad una cultura del giudizio previa legittimazione del prossimo. Ovvero disponendo del necessario per costruire un’architettura di eventi, emozioni, traumi, gioie, sentimenti, successi e frustrazioni che hanno portato qualcuno ad esprimere qualcosa che abbiamo mal giudicato. Vale anche per il buon giudizio, ma in questo caso la legittimazione e la giustificazione di qualunque precedente – vedi la disponibilità, non concessa ad altri, all’ammirazione per Maradona nonostante la sua tossicodipendenza – sono implicite.

Quella ricostruzione, compiuta o data per buona, è quanto si fa nei confronti di figli ed amici che hanno commesso azioni non ammesse dal nostro decalogo di comandamenti. Ma per nulla nei confronti di un estraneo o di un nemico, quest’ultimo una sorta di altro privato di tutto ciò che compone anche noi stessi, eventualmente fino alla sua morte, vista come giusta.

 

Il giudizio identificato a noi chiude la possibilità di cogliere in quale modo l’affermazione criticata diviene vera e informativa, impedisce l’alchimia quantistica di far accadere e poi decantare l’emozione che permette la conoscenza delle energie in campo, di cosa abbiano comportato, di chi le abbia subite e di chi le abbia emesse. La scelta di bere Coca Cola, alcol e assumere certe sostanze nonostante la corrispondente nota nocività, offre a molti lo spunto per riconoscere di quali dinamiche energetiche si parli.

 

Quando, per volontà consapevole o circostanza emozionale, la supremazia dell’io che pensiamo di essere viene meno, si accede alla realtà attraverso la contemplazione e si coglie quanto la realtà stia nella relazione e da questa dipenda e si muova. È uno stato che eleva il sentire e mette a tacere il pensare, la sua morale e l’io che li emanava. La dimensione intellettuale è messa a sedere e il corpo diviene organo di percezione alla pari del bastone del rabdomante. Serve pulizia da ogni tossicità, da ogni disturbo, sirena, chimera e vanità. 

Il sentire ha natura energetica, vibrazionale, sottile, per essere ascoltato nelle precise informazioni che offre richiede l’assenza di perturbazioni fisiche e psicologiche, è inequivocabile nell’informazione che ci dà, in quanto allude ad una relazione profonda con una persona, un luogo, una casa che, se moralmente, tecnicamente o razionalmente osservati non rendono le informazioni raccolte attraverso il sentire. Il feng shui rappresenta un esempio di cosa voglia dire osservare il mondo attraverso il terzo occhio.

Senza le resistenze dell’io, i suoi giudizi e categorie e cioè senza più la prevaricazione dell’importanza über alles che diamo a noi stessi, possiamo contemplare e sentire l’energia di persone, luoghi e momenti. Possiamo muoverci e scegliere secondo il nostro sé, non più secondo il giogo del nostro parassita detto io, energivoro di tutte le nostre potenzialità magiche.

 

In noi pulsano universi diversi che da soli basterebbero a rendere evidente quanto criticare prima di legittimare sia fuori luogo, quanto ciò sia dovuto al suprematismo egocentrico che, come sulla ruota del criceto ci fa girare sempre intorno ai medesimi schemi di pensiero, che ci impedisce di raccogliere conoscenza dagli aggregati di energia che tutto compongono e muovono. Che ci impone di credere ci sia una sola posizione nei confronti del mondo in quel momento e sempre corrispondente alla nostra.

 

Con la cultura della contemplazione otterremmo uomini compiuti, ovvero capaci di tolleranza e pazienza non forzata da dottrine d’ordine intellettuale vario, ma radicata nel corpo. Uomini capaci di esprimere sempre la loro miglior forza creatrice, la loro miglior resilienza. 

Al contrario, con la cultura materialista dell’oggettività o della supremazia dell’io, non possiamo evitare di vivere sempre in mezzo a conflitti d’ordine vario per qualità e quantità, a dare responsabilità, a difendere l’orticello costi quel che costi, a rimpinzare il mondo di vittimismo e a urlare alla sfortuna.

 

Se dire “Giudico, quindi sono”, comporta l’accredito alla supremazia della fasulla opera dell’io e della realtà esaurita nella razionalità e nella meccanica delle parti, riconoscere l’”Io e l’Uno” comporta accreditare il sentire e la conoscenza nella contemplazione, nella relazione e nel corpo.

 

“Spesso succede che quella che si credeva la vetta, era solo l'ennesimo gradino.” 

Seneca, Lettere morali a Lucilio, Lettera 118, 6.

 

Lorenzo Merlo













 

Note

.1 - https://www.ariannaeditrice.it/articoli/narciso-va-in-stampa-e-in-video

giovedì 24 settembre 2026

Coordinamento No NATO - Appuntamenti autunnali 2026


L’Italia è sempre più coinvolta nello sviluppo della Terza guerra mondiale. Non è solo l’avvocatura di Stato ad affermarlo “ingenuamente”: comitati, reti, associazioni e movimenti contro la guerra lo dicono oramai da anni e negli ultimi mesi sono cresciute mobilitazioni e inchieste contro le basi NATO, il traffico di armi nei porti e sulle ferrovie, gli accordi delle università con l’industria militare e con lo Stato sionista, l’aumento della spesa militare. Il lavoro di inchiesta dal basso promosso nel corso degli ultimi anni mostra che la partecipazione dell’Italia alla guerra mondiale attraversa settori molto diversi: è un processo sistemico e investe e devasta l’intera società. Non è più un problema (se mai lo fosse stato) di chi si occupa del contrasto alla guerra: è un problema di ogni lavoratrice/tore, giovane, anziano/a, partita Iva, riguarda direttamente lo sviluppo di una vita dignitosa da vivere, di una sanità pubblica, di qualità e garantita per tutti. Riguarda direttamente la tutela della salute pubblica e dell’ambiente, i posti di lavoro, l’istruzione.


Nel prossimo autunno diverse sono le mobilitazioni e iniziative già in programma:

- 2 ottobre, mobilitazione generale contro il “decreto antisemitismo”;

- 10 ottobre, giornata internazionale per la Palestina;

- 17 ottobre, manifestazione nazionale per pace, diritti, lavoro, democrazia a Roma indetta da CGIL/Via Maestra;

- 30 ottobre, giornata internazionale di lotta dei lavoratori portuali contro guerra e traffico di armi;

- 4 novembre, giornata di mobilitazione nazionale contro la militarizzazione di scuole e università, dei territori, la propaganda di guerra, i tentativi di reintroduzione della leva militare.


Ognuna di queste mobilitazioni nazionali (non sono le uniche) deve servire per alimentare la mobilitazione dal basso, l’organizzazione di ampi settori popolari, il coordinamento degli organismi nazionali e locali.

Allo stesso tempo bisogna fare decisi passi avanti nell’attivare e mobilitare lavoratori e lavoratrici: se la guerra attraversa sempre più l’economia, ogni azienda, pubblica o privata che sia, è in una certa misura connessa al sistema che promuove la guerra mondiale. La loro mobilitazione e protagonismo non è quindi soltanto una cosa buona: ma necessaria per fermare gli ingranaggi della Terza guerra mondiale a partire dall’Italia.


Alimentiamo organizzazione e coordinamento, rafforziamo ogni iniziativa in programma e quelle che verranno: dobbiamo renderle tappe di un percorso sempre più ampio e collettivo, che alimenta coordinamento e sinergie, che sviluppa il protagonismo della classe lavoratrice! 

MERCOLEDÌ 30 SETTEMBRE, ORE 20.30

https://kmeet.infomaniak.com/nffidfxorgymshle


Fuori l’Italia dalla NATO, fuori la NATO dall’Italia!

Coordinamento Nazionale No Nato


Telegram: https://t.me/CoordNazNoNATO


Contatto mail: coordinamentonazionalenonato@proton.me





mercoledì 23 settembre 2026

Spiritualità laica, aldilà di ogni credo e di ogni etichetta...




Il significato stesso di "laicità" impedisce l'assunzione di un modello, di un pensiero  definito e specifico.  Ciò vale anche per la cosiddetta Spiritualità Naturale o Laica, che  è sincretica nell'accettazione delle varie forme di pensiero ma non riveste i panni di alcune d'esse, si tiene in sospensione, in uno condizione di trascendenza. 

Ovviamente la laicità per essere genuina deve essere distaccata persino dal concetto stesso di "laicità" ovvero non deve considerare questo atteggiamento di distacco come un prerequisito di verità. 

Ciò è comprensibile se osserviamo i vari aspetti della spiritualità nel dominio dell'esperienza diretta e quindi dell'indescrivibilità del suo processo conoscitivo. In un certo senso la "laicità"  è una forma di osservazione  che  denota assoluta libertà, una libertà che non può essere mai racchiusa in una descrizione. E d'altronde  come potremmo mai descrivere il  significato di "consapevolezza di Sé"? 

Ma dal punto di vista dell'intelletto una certa "immagine" è possibile evocarla, in quanto  il termine  "Spiritualità Laica" rappresenta di per se stesso un concetto, un contenitore, in cui inserire tutte quelle forme "libere" di spiritualità sperimentate dall’uomo: taoismo, zen, non-dualismo... 

Siamo coscienti di muoverci nell'ambito della concettualizzazione dobbiamo perciò far riferimento all’agente primo indicato con l’idea di spiritualità: l'Io.  

Se partiamo dalla comprensione di ciò che viene osservato -esterno od interno- non possiamo far a meno di riscontrare che ogni “percezione” avviene per tramite della mente. La mente non può esser definita fisica, anche se utilizza la struttura psicosomatica come base esperenziale, la natura della mente è sottile, è lo stesso pensiero, ed ogni pensiero ha la sua radice nell’io. Quindi l’unica realtà soggettiva ed oggettiva attraverso la quale possiamo dire di essere presenti è questo io. 

Chiamarlo “spirito” è un modo per distinguerlo dalla tendenza  identificativa con il corpo, ed è un modo per ricordarci che la “coscienza” è la nostra vera natura. Quell’io – o spirito- che è la sola certezza che abbiamo, è l’unica cosa che vale la pena di conoscere e realizzare. Malgrado la capacità proiettiva della mente, capace di dividersi in varie forme, mai può scindersi quell’io radice da noi stessi. L’io è assoluto in ognuno. 

Allora la spiritualità è il perseguire coscientemente la propria natura, il proprio io. Spiritualità laica è il riconoscere questo processo in qualsiasi forma si manifesti. 

C’è equanimità e distacco, non proselitismo sul metodo praticato  (appendice marginale della ricerca). Questa visione laica ha in sé una capacità sincretica ma anche la consapevolezza dell’insignificanza della specificità della forma in cui l’indagine si manifesta. Si comprende che ogni “modo” è solo un’espressione dello stesso processo in fasi diverse. Il percorso cambia con le necessità del momento e con le pulsioni individuali. 

E’ la sincerità, onestà, perseveranza, che importano. Non ci sono pensieri, gesti, riti, dottrine da privilegiare. I flussi passano la sorgente è perenne. Sii ciò che sei, diceva un saggio dell’India, ed uno dell’occidente rispose: Conosci te stesso.  In questo girotondo intorno al sé ogni strada è buona per stare in cerchio. Ma per andare al Centro..? 

Occorre una conferma al nostro esistere? No di certo, perché lo sappiamo senza ombra di dubbio. Perciò questa coscienza-esistenza non può appartenere ad alcun credo, non è massonica, ebraica, cristiana, musulmana, è la vera ed unica “realtà” condivisa da ognuno. A che pro quindi cercare un riscontro - in forma di riflesso- se ci separa nello spirito? Le etichette sono inutili.  E forse lo è anche questa della Spiritualità Laica, se non sottintendesse la futilità di ogni etichetta. 

Paolo D'Arpini - Comitato per la Spiritualità Laica



“Vita senza tempo”...




Ante Scriptum - Il 24 settembre 1959 nasce Caterina Regazzi, la mia adorata compagna. Il 24 settembre 2026 festeggiamo in intimità, noi due soli soli, con un pranzetto vegetariano a Palazzo Rainaldi di Treia. Per restare in sintonia con il "lieto evento" riporto qui di seguito la recensione che Lucia Guida scrisse per il nostro libro "Vita senza Tempo" in cui si narra la nostra storia e di come ci siamo messi assieme... (P.D'A.) 



image.png

"Vita senza tempo":  Un amore “settembrino”, quasi “senza tempo”, quello narrato da Paolo D’Arpini e da Caterina Regazzi nel loro bel libro “Vita senza tempo”, raccolta epistolare della selezione di un nutritissimo carteggio virtuale che inizia il 24 aprile 2009 a Calcata e si conclude il 7 luglio 2010 a Treia.

Il libro si dispiega in maniera graduale, partendo dall’iniziale fase amichevole della conoscenza reciproca di Paolo e Caterina, nutrendosi di un corposo segmento intermedio di approfondimento e approdando, infine, a una relazione stabile sentimentale. Un ruscello che convoglia le proprie acque in modo equilibrato prima di diventare fiume e sfociare in una conclusione ideale, quella di apertura verso il mare e verso la vita stessa, rivista da Caterina e Paolo in un’ottica di condivisione e comprensione l’una per i punti di forza e i punti di debolezza dell’altro e viceversa, come in un amore maturo e realmente fruibile dovrebbe sempre essere.
Un sentimento forte e corposo ma non scevro da dubbi, piccole incertezze, sussulti dovuti alla frenesia del vivere quotidiano sperimentati da Caterina, veterinaria, accolta in un abbraccio ideale dalla disponibilità “appassionata/spassionata” di Paolo, spirito libero e pensionato, spesso ago della bilancia della quotidianità di entrambi. Il dialogo procede secondo ritmi variabili, trattando moltissimi temi attuali e contemporanei: relazioni umane e loro spendibilità nel reale e nel web (quest’ultimo visto come modalità privilegiata e catalizzante di comunicazione, seguita tuttavia da un indispensabile conoscenza “de visu” ); accettazione amorevole e consapevole di se stessi come premessa indispensabile per l’instaurazione di rapporti affettivo-sentimentali-relazionali positivi e durevoli di amicizia e amore; scelte esistenziali sentite con particolare riferimento alla salvaguardia dell’ambiente, alla tutela del benessere degli animali anche in rapporto a stili alimentari vegetariani. Accomunate sempre e comunque dal profondo rispetto di tutto ciò che ci circonda. L’idea di vivere spensieratamente ma non superficialmente per arrivare gradualmente ma in modo maggiormente sentito e con naturalezza a determinate scelte di vita, senza forzare la mano a un processo che, una volta innescato, porta inevitabilmente alle giuste conclusioni.

L’attribuzione, infine, di un peso rilevante al momento presente, da gustare intensamente scevro da ombre passate (o forse, meglio, non appesantito ma arricchito dalla positività di ciò che è stato) e di moderata propedeuticità verso un futuro ancora tutto da costruire con i piedi ben piantati per terra in un hic et nunc concreto e costruttivo.

Lucia Guida
image.png

………………………..

Le citazioni

Ben amalgamate nella narrazione, le riflessioni di Caterina e Paolo abbondano senza, tuttavia, il minimo sentore di pretenziosità. Una sorta di corollario, fruibilissimo per tutti, di vita vissuta, agita.


Da Paolo D’Arpini:
“ Viviamo in una società che non tiene conto del valore della vita di altre specie ed è per questo che una dieta vegetariana sarebbe indicata sia per motivi etici, che tuttavia sono meno importanti, che ecologici.”

“Le sensazioni più negative sono solo oscuramenti che sorgono nella mente, tanto vale non tenerne conto e procedere risolutamente nel bene… “

“Occorre accettare la propria solitudine e volersi bene come siamo, senza aspettative né desideri, allora nel silenzio l’amore fiorisce e non è più compensazione ma una semplice espressione di sé”

“Quando sono in viaggio mi muovo come se fossi in sogno, non so mai quello che succede realmente e quali sono le cose da fare, anche se un sottofondo di conoscenza o di ricordo dei percorsi e dei modi mi resta nella memoria”

“Le cose accadono perché ce le cerchiamo ma anche a volte contro la nostra volontà. Io, sinceramente, non credo che il nostro destino sia segnato ma che “attiriamo” o “respingiamo” le persone, gli eventi, le
atmosfere a seconda di quello che siamo e che sentiamo e quindi di come noi ci poniamo”

“Non è meglio immergersi nel tutto e accettare, vivendo e basta? Dove per accettare voglio dire anche lottare, se necessario”

“La santità è una cosa diversa dalla saggezza”

“Ognuno di noi ha bisogno di essere addomesticato per poter risultare consono in un rapporto ma questo non significa perdere le proprie caratteristiche, anzi significa capire come accettarle e farle accettare con dolcezza”

“Ama e non preoccuparti … ama e basta”

“Ricordiamo sempre che possiamo solo compiere ciò che è a noi possibile, non ciò che riteniamo dovrebbe essere”

“L’amore è un gran livellatore dell’io”

“Sii te stessa senza remore e non avrai mai da pentirti”.

 

………….

Da Caterina Regazzi:
“E’ più difficile fare di ogni scelta che ha risvolti commerciali una scelta consapevole sui risvolti ecologici, etici, sociali che comporta (…) Tutti dovremmo guardare un po’ di più alle implicazioni che i nostri comportamenti sottendono … senza che il nostro ego ne abbia a gonfiarsi troppo.” “Ero felice anche prima, Paolo, finalmente dopo tanti anni passati a subire la vita, ora ho imparato ad amarla incondizionatamente come si ama un figlio e forse proprio per questo ho incontrato te” “L’amore non si può pretendere, ma non solo l’amore tra uomo e donna, tutti i tipi di amore (…) ti amo come sei senza chiedermi neanche più di tanto come sei”

“ (…) siamo tutti un po’ “sciroccati” e tutti, chi più, chi meno, ci attacchiamo a delle immagini, a delle esperienze fuori da noi, per poter dare “un valore aggiunto” alla nostra vita”

“Se rinasco vorrei rinascere gabbiano, tanto lo so che dovrei retrocedere nella scala evolutiva ma almeno forse, per una vita di gabbiano mi sentirei più libera”

“Meravigliosi i momenti in cui non capisco dove finisci tu e dove comincio io”

“La ricerca della felicità è un istinto naturale (…) Per me la felicità si raggiunge essendo in armonia con il creato, provando amore per se stessi e per gli altri”

“ (…) sognando, ad occhi chiusi o aperti, a volte si scoprono energie e scenari che ci fanno vedere al di là delle semplici consuetudini e ci mettono in contatto con il nostro Sé”.

image.png

martedì 22 settembre 2026

Barbara e Arduino, due ricercatori antropologi di Macerata, ci scrivono...

 


Gentilissimo Paolo D'Arpini, come va, come stai?  Siamo Arduino Catini e Barbara Carraro, ci siamo sentiti telefonicamente la scorsa settimana a seguito del contatto avuto da Antonello Andreani, il tuo editore di Macerata. 

In seguito alla bella chiacchierata telefonica,  tra noi intercorsa, ci siamo salutati con la tua indicazione di scriverti alcune notizie su di noi, eccoci qua dunque:

Siamo due ricercatori e compagni di vita almeno da una trentina di anni, abbiamo sempre sentito come la ricerca nel mondo (esteriore o esterna, si direbbe) non potesse prescindere e non potesse essere "diversa, divergente" da quella che comunemente viene chiamata ricerca interiore o spiritualità, che sia essa laica o "religiosa". Molti sono stati i percorsi di studi compiuti (scienze politiche, scienze economiche, antropologia culturale ed etnologia, culture simbolo immaginali, scuola di non terapia...), molti i viaggi e i campi fra Europa, America, Asia (India, Iran, Siberia, Uzbekistan, Mustang, Nepal...), tanti gli incontri che ci hanno donato la possibilità di ricevere insegnamenti preziosi (per noi) e di cui siamo infinitamente grati: la non dualità, l'ecologia profonda, le piccole pratiche del quotidiano vivere e dello stare insieme, il vegetarismo e la cucina integrale-locale, il valore della vita e di una presenza naturale, essere, lo yoga e la meditazione... si vorrebbe indirizzare in questa direzione il nostro cammino nel mondo seguendo le propensioni che man mano scopriamo o si svelano e cercando di superare gli ostacoli (insegnamenti) che incontriamo e che condiamo con i "relativi errori" che compiamo.

Da qui nasce la nostra ultima esperienza, un campo etnografico e di vita, in India prima durante e dopo il virus covid, una ricerca intima, spirituale, antropologica ed etnografica inerente all'incontro con "l'altro e con l'oltre" (che, in fondo altro non è...)  che ha portato alla laurea in antropologia culturale ed etnologia con lode e dignità di stampa e quindi alla pubblicazione del relativo libro (in 3 volumi) "Il respiro di Banaras", il tutto vissuto, elaborato e scritto a 4 mani (e a due cuori)... ma, date le particolari condizioni di eccezionalità di quegli anni, ci piace ogni tanto dire che "Il respiro di Banaras" si è scritto da sé mentre noi apportavamo entusiasmo e sofferenza, la forte necessità di restituire scrivendo, soddisfazione e stupore, turbamento, gratitudine e meraviglia.

Con "Il respiro di Banaras" siamo da più di un anno in giro per l'Italia per restituire un messaggio costruttivo, incoraggiante, positivo e reale, concreto...o almeno ci proviamo. Abbiamo, a tal proposito, concepito "Attraversamenti, l'inatteso tour" e siamo completamente autorganizzati, indipendenti, antistrutturali e autofinanziati dalle vendite del libro e dal supporto logistico, economico, motivazionale...forniti da chi incontriamo in questo nostro viaggio e che con noi condivida una "pratica di sacra umanità nello stare al mondo". Le Tappe e alcuni degli incontri sono riportati in facebook e Instagram

- facebook:  Attraversamenti Inconsueti:   https://www.facebook.com/profile.php?id=61578913329584&locale=it_IT

- Instagram: attraversamenti.inconsueti - https://www.instagram.com/attraversamenti.inconsueti/

- Abbiamo inoltre  creato il sito- blog che di tali ambiti e del libro si occupa:  https://attraversamenti.blog/

Saremo molto lieti di incontrarvi di persona a Treia, intanto grazie molte per l'attenzione dedicata.


Barbara Carraro e Arduino Catini 




lunedì 21 settembre 2026

Basta armi e denari per la guerra in Ucraina...


In Italia nessuno ha riportato le parole, importantissime, di Yulia Mendel, ex portavoce  di Volodymyr Zelensky. In un'intervista rilasciata al settimanale svizzero Die Weltwoche, ha detto qualcosa che dovrebbe stare a reti unificate: "Secondo le informazioni che ho da varie fonti, Zelensky ha respinto almeno cinque accordi di pace, almeno cinque proposte, e una delle prime risale a marzo 2022."

Queste parole sono gravissime ed è proprio per questo che la stampa di regime e i propagandisti della guerra a oltranza non le riportano. Fischiettano e si girano dall'altra parte.

Qui abbiamo l'ex portavoce di Zelensky, non la prima che passa, che ci dice che quel corrotto ha mandato al macero almeno 5 accordi di pace con la Russia. Zelensky dovrebbe essere preso per il colletto e messo spalle al muro, anziché mandargli ancora centinaia di miliardi e armi. Perché ha superato davvero ogni linea possibile e immaginabile!

Giuseppe Salamone




domenica 20 settembre 2026

Spiritualità della natura...


La spiritualità della natura è l'esperienza di sentirsi parte integrante di un ecosistema vivente, interconnesso e sacro. Non si tratta necessariamente di credere in una divinità ma di riconoscere il valore intrinseco e la profonda saggezza del mondo naturale, trovando in esso una fonte di guarigione, riflessione e maturazione interiore. 

Questo legame profondo si manifesta attraverso diverse correnti di pensiero, tradizioni storiche e pratiche quotidiane:

Naturalismo  ed Ecospiritualità. Un approccio spirituale "laico" che rifiuta la separazione tra materia e spirito per concentrarsi sul mistero e sulla meraviglia dell'universo e della Terra. 

Tradizioni Ancestrali. Culture che da sempre riconoscono la Terra come una grande Madre, leggendo i cicli delle stagioni, le stelle e gli animali come frammenti di una saggezza antica da ascoltare e rispettare. 

Praticare la Connessione con la Natura:

Meditazione ecologica. Sedersi in un bosco o in un prato, respirare lentamente e percepire i confini del proprio corpo sfumare nell'ambiente circostante. 

Onorare i cicli naturali. Celebrare i passaggi di stagione (solstizi ed equinozi) o le fasi lunari per ricollegarsi al ritmo del tempo biologico. 

Gratitudine ecologica. Sviluppare una profonda Biofilia, ringraziando mentalmente la Terra per l'acqua, il cibo e l'aria che ci sostengono ogni giorno.