domenica 29 marzo 2026

Ambiente fisico e metafisico...

 


“Una perturbazione dell’ambiente non contiene in sé la specificazione dei suoi effetti sull’essere vivente, ma è questo con la propria struttura che determina il suo stesso cambiamento in rapporto alla perturbazione”. (1)

 

I mondi abitati dai nostri pensieri, dai valori intorno ai quali roteano, dalle aspirazioni che ne divengono, dalle azioni che si realizzano, avvengono in circuiti confinati dall’ambiente fisico e metafisico in cui ci riconosciamo, come si muovessero in una valle chiusa tra alte montagne. Un confine identitario, entro il quale, come in una ideologia, ci sentiamo esistere, al quale inconsapevolmente teniamo e che difendiamo, lasciandolo attraversare solo da ciò che non ci disturba, che non ne altera l’equilibrio. 

Se qualcosa lo scavalca con la forza si tratta di trauma, un evento che, più o meno lungamente, spezza la linea rossa della biografia. Se altro lo valica subdolamente, nuovamente perdiamo la stabilità identitaria scivolando verso un altro stato senza la volontà creatrice. È la condizione del soggiogato. Una condizione indolore ma che diviene insopportabile quando se ne prende coscienza.

 

Tale premessa – ampiamente argomentata da Humberto Maturana e Francisco Varela (2) – fa da sfondo a ogni evoluzione, biologica, psicofisica, relazionale. Traumi e raggiri a parte, alcun cambiamento accade in noi senza la nostra volontà, cioè senza una preventiva accettazione, apertura. Sembra una banalità, ma l’osservazione delle dinamiche personale e di quelle sociali, conferma sia necessaria. Infatti, tanto dall’ambito individuale quanto da quello culturale si può costantemente evincere quanto il concetto “selezione naturale”, di anima illuminista-positivista-competitoria, persista nella concezione comune dell’evoluzione. 

 

L’inconveniente epocale detto darwinismo va, di pari passo, con quello della prevaricazione dell’epistemologia analitica della realtà. E ciò, indipendentemente dal frammento di essa che si voglia porre sul vetrino del microscopio. L’analisi di una parte estrapolata dal tutto in cui essa è nata, si è sviluppata ed è vissuta, è ancora creduta efficace e, soprattutto, esaustiva. È ancora il plinto sul quale erigiamo il faro dei nostri piccoli pensieri e ricerche dedicate all’indagine della conoscenza e della verità.

 

Sulla medesima onda concezionale della realtà frammentabile, plana virtuoso il surf della comunicazione relazionale. Le pinne fendono l’acqua e tengono la direzione senza avvedersi delle ferite, delle mortificazioni e delle morti che provocano. Un’eventualità ad alta frequenza e, secondo i portatori della bandiera positivista, un necessario, che colpirebbe chi non sa adeguarsi. Ma anche, un effetto collaterale del presunto primato logico-razionale, sotto la cui egida riteniamo che l’affermazione contenga comunicazione inequivoca. 

Una modalità che non recede dal suo dominio al napalm neppure in ambito didattico, sia quello cognitivo-intellettuale, sia quello motorio, che sarebbe, infatti, nel rispetto della concezione organica dell’essere vivente, più opportuno chiamare psicomotorio. Modalità che per sua propria natura ha esaltato il metodo e il protocollo. Due perle che al di là di ogni ragionevole dubbio nascono dalle valve della cozza meccanicista. Mollusco in cui l’uomo è concepito al pari di una macchina, con parti sostituibili e uniformità di spirito.

Non è un caso che i discepoli del dogma dell’infallibilità del linguaggio logico-razionalista inorridiscano quando fai loro presente che l’esperienza non è trasmissibile. Come ogni dogma, impedisce l’osservazione.

L’altro, nel nostro caso il discente, infatti, è l’altro e basta, chiunque sia, qualunque universo gli rotei nel cuore, qualunque firmamento componga le sue costellazioni. 

È qui la mortificazione che, come una lava di verità rovente, gerarchicamente scende dal sapere del docente verso l’uniforme e informe moltitudine di grado inferiore. Eppure, basterebbe la dimensione fisica, corporea, anatomica, formale delle persone. Variegate, sottili ed enormi differenze per urlare anche alle orecchie dei tecnici dei saperi che siamo universi diversi, biografie che non stanno in un solo romanzo.

 

“Ogni esperienza conoscitiva coinvolge colui che conosce in un modo personale, radicato nella sua struttura biologica, per cui ogni esperienza di certezza è un fenomeno individuale, sordo all’atto conoscitivo di un altro”. (3)

 

La ghigliottina competitoria, malamente detta meritocratica, non tarderà a scendere sul collo di coloro che non hanno appreso, ma mai risalirà la corrente culturale per andare a decapitare i docenti frontali. Ruoli in cui possiamo cadere tutti, in preda al delirio dialettico-eloquente-razionalista. Un’emozione irresistibile in cui facciamo roteare il nostro cosmo a mo’ di fionda, buona per rilasciare il sasso nei confronti di chiunque ci capiti a tiro.

Non a caso infatti, la pena capitale della derisione, dell’emarginazione, dell’indifferenza e dell’offesa personale è spesso, anzi sempre, comminata a coloro che criticano la tirannia scientista. Un verdetto emesso senza senso del dubbio, tantomeno di colpa, dai giudici e dai probiviri seduti sugli scranni della nostra cultura, ovvero da quella categoria maggioritaria ignara dell’autoreferenzialità della scienza.

 

“Per esempio la magia (per chi la accetta) è esplicativa tanto quanto lo è la scienza (per chi la accetta). La differenza specifica tra la spiegazione magica e quella scientifica sta nel modo in cui si genera il sistema esplicativo scientifico, il quale costituisce di fatto il suo criterio di validità”. (4)

 

Se così non fosse non si crederebbe, senza averne contezza, nel progresso, nell’accumulo come indiscutibile valore, nel sapere come somma di nozioni sempre in crescita e da far crescere, come inseguendo la chimera di un’inevitabile ottimizzazione.

Se così fosse gli uomini si capirebbero, si rispetterebbero, cesserebbero di rinnovare la propria incompetenza relazionale. Impiegherebbero repetita iuvant in modo appropriato, cioè nei confronti di chi sa già, ma sta scordando, per far memorizzare o consapevolmente sottomettere, e non in modo universalistico, come un mantra sempre valido per evolvere e fare evolvere.

 

“Rendersi conto che il fenomeno della conoscenza non può essere concepito come se esistessero ‘fatti’ o ‘oggetti’ esterni a noi che uno prende e si mette in testa. L’esperienza di qualcosa là fuori è convalidata in modo particolare dalla struttura umana che rende possibile ‘la cosa’ che emerge dalla descrizione”. 

[...]

“La conoscenza è dunque l’azione di colui che conosce, e trova le sue radici nell’organizzazione di colui che conosce in quanto essere vivente. Da questo punto di vista, studiare le basi biologiche della conoscenza significa individuare il problema della conoscenza nel meccanismo di identità dell’essere vivente preso nella sua totalità, respingendo in particolare l’idea che tali basi possano essere comprese solo tramite lo studio del sistema nervoso Lo stesso funzionamento del sistema nervoso non può essere compreso facendo astrazione dalle radici organiche e del suo operare all’interno dell’essere vivente.

Se dunque il problema della conoscenza si trova nel cuore stesso del problema della vita, il punto di partenza di ogni indagine epistemologica e di ogni biologia della conoscenza consiste nell’affrontare il problema delle modalità di riconoscimento di un essere vivente”. (5)


Lorenzo Merlo




 

 

Note

.1 Humberto Maturana, Francisco Varela, L’albero della conoscenza. Le radici biologiche della conoscenza umana, Sesto San Giovanni (Mi), Mimesis, 2024, p. 90.

 

.2 Humberto Maturana, Ximena Dàvila, Emozioni e linguaggio in educazione e politica, Milano, Elèuthera, 2006.

. Humberto Maturana, Francisco Varela, Autopoiesi e cognizione, Venezia, Marsilio, 2012.

. Humberto Maturana, Francisco Varela, L’albero della conoscenza. Le radici biologiche della conoscenza umana, Sesto San Giovanni (Mi), Mimesis, 2024.

. Humberto Maturana, Francisco Varela, Macchine ed esseri viventi, Roma, Astrolabio Ubaldini, 1992.

Francisco Varela, Evan Thompson, Eleonor Rosch, La mente nel corpo. Scienze cognitive ed esperienza umana, Roma, Astrolabio, 2024.

 

.3 Humberto Maturana, Francisco Varela, L’albero della conoscenza. Le radici biologiche della conoscenza umana, Sesto San Giovanni (Mi), Mimesis, 2024, p. 37.

 

.4 Humberto Maturana, Francisco Varela, L’albero della conoscenza. Le radici biologiche della conoscenza umana, Sesto San Giovanni (Mi), Mimesis, 2024, p. 45.

 

.5 Humberto Maturana, Francisco Varela, L’albero della conoscenza. Le radici biologiche della conoscenza umana, Sesto San Giovanni (Mi), Mimesis, 2024, p. 11, 12, 13. Dall’introduzione di Mauro Ceruti.

sabato 28 marzo 2026

Luci ed ombre dell’ “obsolescenza programmata”...

 

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Se alle varie forme di obsolescenza più o meno programmata o indotta aggiungiamo i difetti di fabbrica, ci ritroveremo una notevole mole di prodotti acquistati che dureranno molto meno delle aspettative e che si trasformeranno in rifiuti pericolosi da smaltire, e questo fenomeno consumistico coinvolge anche i migliori sentimenti ed intenzioni, come in ambito ecologico.

Cito il classico esempio delle lampadine a basso consumo e più di recente quelle a LED.  Se quelle ad incandescenza avevano una durata limitata per un sorta di truffa industriale diffusa a livello planetario, non meno truffaldino è stato il modo in cui, spingendo sulle nobili motivazioni ecologiche, sono state sostituite da quelle a basso consumo.

Nessuno per i primi anni ha mai rivelato che esse sono altamente tossiche se si dovessero rompere o smaltire, a causa del loro contenuto di mercurio ed altre sostanze pericolose impiegate nella produzione.

Certo il vantaggio dei bassi consumi ha convinto tutti a comprarle, ancor prima che la legge lo imponesse vietando quelle ad incandescenza, ma una maggiore informazione sarebbe stata necessaria e doverosa, non fosse altro che per motivi prudenziali.

Poi negli ultimi anni ci hanno martellato con quelle a LED, ancora più energeticamente vantaggiose di quelle a basso consumo, ma costosissime inizialmente, adesso i prezzi stanno scendendo, grazie ad alcune aziende che per prime li hanno abbassati a livelli popolari, ma la maggioranza costano ancora care e sono pure soggette a difetti di fabbricazione per cui a volte non arrivano neppure ad un decimo della durata prevista e dichiarata nella confezione.

La garanzia non serve a nulla per il semplice motivo che nessuna conserva lo scontrino per l’acquisto di una lampadina LED al supermercato e quindi se dopo soli due mesi si guasta la si butta, obsolescenza programmata o meno.

La verità quindi è che siamo ancora lontani da standard minimi di qualità garantita al consumatore e da un concepimento del prodotto che tenga conto di tutte le sue ripercussioni in tutto il suo ciclo di vita e fine vita. Per cui ogni onere attribuibile alla deficienza progettuale ricadono sul consumatore finale, sia in termini economici che ecologici.

Claudio Martinotti Doria - Rete Bioregionale Italiana



Confucio aveva ragione...? - Della serie: "Rubacchiando s'impara!"

 


Se volessi definirmi direi che mi sento un no-tutt… no global, no tav, no vax… terzomondista, terrapiattista, terricolo, terrabondo… Al paese si dice attacca l’asino dove vuole il padrone che sta a significare che se vuoi fare qualcosa per qualcuno falla come vuole lui e non come vuoi farla tu. Una parola è poca due sono troppe, nel senso che bisogna stare attenti a quel che si dice, come lo si dice e dove lo si dice… Il detto che forse riassume appieno la mentalità dei paesi: il cane del macellaio non odora e non fa odorare! Metafora dell’idea del non fare e non far fare. 

Anche Confucio diceva che se fai una cosa, qualcuno si arrabbia perchè avrebbe voluto farla come l’hai fatta tu, altri non l’avrebbero fatta proprio, altri ancora l’avrebbero fatta in modo diverso e alcuni si arrabbiano a prescindere, quindi alla fine si arrabbiano tutti. Ancora Confucio diceva che se pensi a un anno, coltiva un orto, se pensi a dieci anni, pianta alberi e se pensi a cento anni, educa i bambini… 

Ecco, nel frattempo sto coltivando un orto e ho piantato un piccolo frutteto, per il resto mi sto organizzando. La maggior parte del tempo, visto che la mia casa si affaccia sulla piazza, la trascorro nei due bar del paese dove mi intrattengo con nuovi amici e conoscenti vari tra bevute racconti e canti. C’è un ragazzo molto simpatico magro alto pelato con occhiali da intellettuale, mi chiede sempre di cantare Bella Ciao. Ieri gli stavo spiegando che la genesi di questo canto è incerta, alcuni pensano sia di origine partigiana, altri un canto delle mondine, altri ancora un canto di lavoro diffuso anche nel meridione. 

Infatti Alan Lomax famoso etnomusicologo americano, ne ha registrato una versione a Martano nel Salento nell’estate del 1954, tra i cozzatori, spaccatori, di pietre che portavano il ritmo con i martelli eseguendo la melodia del canto nella forma della domanda e risposta, come negli spiritual americani, una voce solista che esegue il canto e il coro degli altri spaccatori che con voce nasale ripetono il ritornello, sia per star sulla stessa onda di frequenza e canalizzare la fatica in questo modo, sia come forma di protezione dello spazio circostante del luogo per tenere lontano  gli spiriti maligni. 

Nella cultura tradizionale erano animisti ed erano convinti che gli spiriti si annidassero dappertutto, persino dentro la materia e nella pietra che stavano spaccando. Comunque le voci nasali amplificavano in modo naturale il canto diffondendo in lontananza determinando  il paesaggio sonoro, a quel tempo silenzioso e privo di rumori. 

Il testo del canto recita: questa mattina mi sono svegliato una mezzoretta davanti al sole, mi sono affacciato alla finestra e ho trovato il primo amore, andiamo al padre per confessare e confermare il primo amore, la penitenza che lui mi ha dato è abbandonare il primo amore, preferisco di morire piuttosto che abbandonare il primo amore. Sembra si stia parlando di una storia d’amore anche se il discorso potrebbe essere più complesso nel senso che attraverso questo canto si è trasmesso di generazione in generazione l’antico culto del sole. Il canto dice che la mattina ci si sveglia e ci si trova davanti al primo amore, appunto il sole. 

Allora si va dal padre, dal parroco a confessar questo antico culto, che dice di abbandonarlo e si preferisce morire piuttosto che abbandonarlo. Infatti anche se sembra una cosa banale difficile per un essere umano abbandonare il culto del sole, il calore della vita, della natura e della luce. Nasreddin, tra le varie storie, racconta che un uomo stava cercando qualcosa sotto una lampada, gli si avvicina un amico e gli chiede: cosa stai cercando? lui risponde: la chiave di casa! L’hai persa qui? No! Allora perché la cerchi qui? Perchè è l’unico posto dove ci si vede! Qui si potrebbe fare un lungo discorso sul fatto che le nostre cellule sono attratte naturalmente dalla luce e dal calore, senza non potrebbero sopravvivere. 

Infatti stiamo sempre vicino alla luce e al calore e basta pensare allo zero assoluto meno 273 gradi per capire il freddo che c’è nel cosmo e di quanto siano delicate e fragili le nostre piccole cellule protette dalla perfezione dell’atmosfera terrestre. 

A proposito di silenzio rumore e calore John Cage filosofo musicista ha scritto un brano che si intitola Silence 4 e 33; è un opera assolutamente non silenziosa composta dai rumori che si sentono durante il silenzio dei musicisti. Cage ha raccontato che una volta si è ritrovato in una stanza totalmente isolata e insonorizzata in cui si sarebbe potuto udire il silenzio invece ha dichiarato di aver sentito due rumori, uno più acuto rispetto all’altro. Aveva sentito i suoni prodotti dal suo apparato cardio circolatorio e dal proprio sistema nervoso, anche se non ne sarei cosi certo. Secondo Cage 4 minuti e 33 secondi corrispondono a 273 secondi e a meno 273 gradi, lo zero assoluto, la temperatura più bassa possibile per la natura, concretamente irraggiungibile, come il silenzio assoluto. 

Un ultima storiella ancora di Nasreddin, una sera stava passando vicino a un pozzo e guardando vide che la luna ci era caduta dentro, allora si procurò una fune e un gancio che buttò nel pozzo per ripescare la luna. Il gancio si impigliò a uno spuntone e Nasreddin a forza di tirare riuscì a disincagliarlo e nello sforzo cadde indietro e fu felice nel veder che la luna era tornata al suo posto chiara limpida rotonda e luminosa…

Storia rubacchiata da Ferdinando Renzetti da Pescara




venerdì 27 marzo 2026

Mobilitazione contro la guerra in occasione del 77° anniversario della Nato del 4 aprile...



Chiamata a tutte le realtà impegnate nella lotta contro la Terza guerra mondiale in corso, la partecipazione attiva del nostro Paese alla guerra, la militarizzazione dei territori. È ormai evidente la responsabilità dei gruppi imperialisti USA-NATO e UE nella promozione della guerra mondiale, con il sostegno al regime di Kiev, ai sionisti d’Israele e con l’aggressione al Venezuela, Cuba e Iran in aperta violazione del diritto internazionale. 

Queste operazioni si traducono, sul piano interno, in tagli alle risorse pubbliche, aumento della repressione verso le avanguardie di lotta e occupazione militare delle scuole, università e spazi pubblici, impoverendo i territori e privando le comunità locali della loro sovranità.
La presenza di basi, caserme, antenne, poligoni di tiro, radar e depositi di munizioni, direttamente gestiti e collegati alla NATO e agli USA, rappresenta una vera e propria occupazione militare, politica e sociale, che prosciuga risorse, inquina e rende intere porzioni del Paese appannaggio degli interessi guerrafondai e imperialisti.
 
L'assemblea ha l'obiettivo di costruire la mobilitazione per il 77° anniversario della Nato e rafforzare il coordinamento tra comitati, associazioni, movimenti e singoli cittadini che a diverso titolo si battono contro le logiche di guerra e l’occupazione militare del nostro Paese.

In un contesto internazionale sempre più teso, crediamo sia essenziale rilanciare la voce di chi chiede pace, autodeterminazione dei popoli e investimenti in diritti sociali invece che in armamenti!

Per organizzare mobilitazioni nella tua città puoi contattare il 
Coordinamento Nazionale No NATO



Link al file del volantino per il 4 aprile: 

https://drive.proton.me/urls/S33DJKJ8T4#V9n7uQpq6gx3

mercoledì 25 marzo 2026

AMBIENTE E PAESAGGIO IN PIER PAOLO PASOLINI E ALDO ONORATI...

 

C'è un tratto comune che cotraddistingue l'opera di Pier Paolo Pasolini e quella di Aldo Onorati: l'attenzione e la sensibilità per l'ambiente ed il paesaggio. Seppure i due autori abbiano seguito un approccio con sfumature diverse tra loro, infatti, il tema dell'ambiente e del paesaggio ricorre spesso nella loro opera. Tra l'altro Aldo Onorati, celebre scrittore, poeta e dantista, originario dei Castelli Romani, ebbe il piacere di conoscere personalmente Pier Paolo Pasolini, con cui intrattenne un rapporto di fraterna amicizia, ed al quale fece anche una memorabile intervista nel 1960. Martedi 31 marzo avremo il piacere di ascoltare, oltre al pensiero ed alla testimonianza di Aldo Onorati, anche lo studio di Gabriele Marcattili, già professore di filosofia, sull'opera di Pier Paolo Pasolini.

MARTEDI 31 MARZO 2026, ore 18:00

Casa di Pia o.d.v., Via Rapini 1, FRASCATI.

AMBIENTE E PAESAGGIO IN PIER PAOLO PASOLINI E ALDO ONORATI

Ne parliamo con:

ALDO ONORATInoto scrittore, poeta e dantista.

GABRIELE MARCATTILIprofessore di filosofia.

A cura di:

Enrico Del Vescovo, presidente di Italia Nostra Castelli Romani.


Ingresso libero.

Info: enricodelvesc@gmail.com, 3331135131.


martedì 24 marzo 2026

Treia. OH! Una scuola rurale per la rigenerazione territoriale...

 

OH! Outdoor Hostel nasce dal recupero dell’edificio di una ex scuola rurale. L’obiettivo è quello di tradurre in azione quotidiana i valori della rigenerazione territoriale, dell’educazione ecologica e dello sviluppo di comunità, ridando vita alla scuola rurale. Una Scuola non più secondaria a quella urbana ma custode delle scoperte derivanti dalla ricerca scientifica, che vuole divulgare tramite esperienze immersive come workshop, momenti aggregativi ed escursioni!

Per la I° edizione le attività teorico-pratiche saranno articolate in tre sezioni:

Abitare: autocostruzione e bioedilizia
Nutrire: agroecologia e cucina comunitaria
Incontrare: attivazione culturale e narrazione dei luoghi

Tramite i nostri laboratori vogliamo:

Favorire il ripopolamento delle aree rurali attraverso attività formative esperienziali
Offrire nuove opportunità formative, educative e culturali in contesto extraurbano
Stimolare la nascita di microeconomie territoriali connesse a cibo, ospitalità e cultura
Rafforzare il capitale sociale e intergenerazionale del territorio.



In  Contrada San Lorenzo 13, Treia (MC):

29 marzo 2026 -  Laboratorio gratuito con Francesca Pietroni in collaborazione con l’associazione Poliedra

Questo corso di apicoltura gratuito è un’intera giornata per entrare nel mondo delle api, scoprire come funziona il loro superorganismo e imparare a trasformare miele, propoli e cera in alimenti e rimedi naturali.

Tramite questo laboratorio, scopriremo come trasformare i loro prodotti in alimenti e cure naturali per il nostro organismo.

Francesca Pietroni è un’apicoltrice professionista. Formatasi attraverso il Corso di Apicoltura biologica presso ALPA Lazio, ha maturato oltre 10 anni di esperienza nel settore. Ha competenze nella gestione degli apiari, nel nomadismo apistico e nella conduzione del laboratorio di smielatura. Svolge attività di didattica nelle scuole, promuovendo la conoscenza delle api e della biodiversità.


Programma: 

Mattina (h 9-13)

Introduzione al mondo delle api: l’alveare e i suoi abitanti
I prodotti dell’alveare: miele, propoli, polline e cera

Coffee break

Laboratori pratici:– com’è fatta un’arnia– gli strumenti dell’apicoltore

Pomeriggio (h 15-18)

Laboratori pratici:– il processo di smielatura– tintura madre di propoli: come si prepara– unguento alla cera d’api: come si prepara
Analisi sensoriale del miele – con degustazione di miele e polline


Per info e prenotazioni: 351 357 8561 – ohscuolarurale@gmail.com


lunedì 23 marzo 2026

Il libro infinito, la favola nascosta...



Certe storie sono cosi rocambolesche e poetiche da sembrare una favola, come la storia di un asino che ha attraversato le campagne isolate per portare una scatola magica in una scuola. 

Nella scatola erano stati caricati e compattati 500 libri nella lingua locale, il dialetto. Siamo nell’Abruzzo centrale in un paese che fatichiamo a individuare su una mappa, Guastamerola, tutte campagne su quella che un tempo era la via della lana. 

Questa scatola sta servendo a far studiare i ragazzi della scuola locale dove non c’è neanche l’elettricità. La scatola magica è già stata sperimentata con successo in centinaia di scuole nei posti più remoti del mondo, dove funziona quando la si collega al cervello. 

Un viaggio etnico su terre battute nella leggerezza della trasformazione dello spazio ci liberiamo dei pensieri notturni, ci risvegliamo nell’abisso dei sogni e affondiamo i piedi su terre battute sollevando polvere e solitudine per mare per amore, l’universo di colore di danze e di suoni, lungo la strada, di quella cultura di tradizione antica. 

Una etnia immaginaria, quella mediterranea di adesso, storie di fughe, di ritorni e di divagazioni tra paesi disabitati del sud Italia. 

Accendo la luce dell’anima percorrendo rotte immaginarie come un pastore errante. Infatti capita spesso di camminare tra i rumori, i colori e gli odori di un bosco, di quelli fitti e selvaggi dove la presenza umana da tempo non lascia le sue tracce. Camminare e a un tratto accorgersi che i rumori sono cessati, l’aria è immobile e il tempo sembra sospeso in un silenzio quasi irreale, anche i passi leggeri e attenti sono fuori posto, superflui. Capita di sederci con la schiena appoggiata ad un albero, ficcare le mani nel tappeto di foglie fino alla terra umida e scura, anche la mente si svuota, il respiro rallenta, ci si sente come una parte del luogo per un tempo indefinito e indefinibile con il dubbio che talvolta aiuta… è un buon esercizio e ci consente di giungere al limite estremo, punto magico, in bilico fra mente e non-mente. 

Anche la logica a volte aiuta e ci fa comprendere che non ci è possibile sfuggire alla coscienza che siamo. 

Il confine ultimo della scienza: la distruzione del pianeta per produrre “energia pulita”. scoperchiamo il Vaso di Pandora relativo alla produzione energetica definita pulita e piena di conseguenze contro producenti. 

Il drago torna a sputare fiamme. La Cina getta acqua sul fuoco. 

Maestro ti prego insegnami la vera essenza dello zen. Hai finito di mangiare? Si, maestro, ho finito! Allora và a lavare i piatti! Si maestro, li ho già lavati…!
 
Ferdinando Renzetti