venerdì 17 luglio 2026

L'incredibile mesaggio di Ferdinando Renzetti... (rosa rosamaria e acqua di rosa)



Ho appena ricevuto questo messaggio dall’alto, nel senso che mi sono seduto su un muretto dove c’era scritto:  Siamo a Destinazione!

E mi è venuto in mente di scrivere qualcosa che si intitoli proprio in questo modo, solo che non mi viene in mente niente e non so come iniziare… se l’arrivo è la fine e la fine sempre un nuovo inizio allora siamo nella giusta destinazione, ecco cosa voleva dirmi la frase appena letta… posso iniziare così… inizio e fine coincidono…

Rosa, Rosamaria e acqua di rosa: lu cuntu non la cunta e fa lu cuntu con la vita. Lu cuntu… C’era una volta una cantastorie siciliana, si chiamava Rosa Balistrieri, … Rosa cantava con rabbia… Rosa era una che difendeva i diritti del popolo e i diritti di quella povera gente che non aveva nemmeno i denti per mangiare il pane perchè il pane non lo aveva mai avuto.

Cantava come una leonessa della Sicilia, cantava e ancora canta con quella chitarra.

Cantastorie ce ne sono stati e sempre ce ne saranno, chi canta forte, chi canta piano, chi si arrabbia e chi invece cavalca le onde del mare non soggetto a nessuna marea.

La vita è questa pazzia, un gioco, una fantasia… una farfalla leggera che si poggia sul fiore più pesante che la sostiene.

Ma forse non esiste né fiore né farfalla, proprio nulla esiste se non l’eterna sospensione del nulla nel nulla…

Come ripeteva spesso Rosamaria regina di Calabria: o t’elevi, o te levi…!

Un oggi alla volta ti ricordavo più alta e noi qui ci fermiamo per dissetarci è bello avere sempre quello che ci serve un tuffo al cuore brivido di piacere se fosse amore goccia di follia con molta calma… aria, ci manca l’aria… degli anni belli, adesso ho capito cosa serve per fare la rivoluzione, iniziamo da qui: pomodori tofu carote cipolla…

Come la ruota del vasaio, una volta messa in moto, gira ancora a lungo, e solo lentamente il suo moto si ferma come l’umidità penetra nel tronco dell’albero secco, lo riempie a poco a poco e lo fa marcire, il mondo e la pigrizia penetrano l’animo umano e lo rendono pesante e stanco.

Camminiamo in rigoroso silenzio, non parliamo, non fumiamo, non facciamo foto. Ci purifichiamo dal mondo, lo lasciamo alle spalle, entriamo nella destinazione: inno all’amicizia, riflessione, nel silenzio, tra nascondimento e riconoscimento...

Ferdinando Renzetti da Pescara



giovedì 16 luglio 2026

L'avventura di Dina Alberizia continua... in Cammino!

 


Molti di noi, quando abbiamo ricevuto la notizia che Dina Alberizia era stata liberata dopo l’incubo della detenzione nelle carceri libiche, insieme agli altri volontari della missione umanitaria diretta a Gaza, abbiamo tirato un sospiro di sollievo e ci siamo detti “meno male”.

“Meno male” anche in senso letterale è la speranza nel buio di questi anni terribili. Che possa esserci meno male, questo ci auguriamo. Tanti di noi ammirano Dina, perché ha saputo fare un gesto coraggioso, passare dalle parole ai fatti. Io stesso tante volte ho pensato che vorrei imbarcarmi su una flotilla, ma poi non l’ho fatto. Chi mette la propria vita al servizio della pace e dell’umanità va rispettato, perché appartiene alla categoria dei giusti.

...Dina  ci fa riflettere allargando l’orizzonte. Dina è tornata a camminare, il cammino cura le ferite, il cammino dà la forza di combattere per aiutare gli altri, noi camminiamo con lei...

Stralcio di un articolo tratto da "Il Cammino/327"   - luca@camminoprofondo.it



mercoledì 15 luglio 2026

Israele e la "Terra Promessa"...

 

martedì 14 luglio 2026

“Di là dal fiume e tra gli alberi”... a volte succede!

 


Da un po' di tempo mi capita di vedere in tv nella programmazione dei canali Rai il titolo di un programma: “Di là dal fiume e tra gli alberi”. Incuriosito ho chiesto lumi a padre google che subito mi ha svelato l’arcano: “Across the River and Into the Trees” è un celebre romanzo del 1950 di Ernest Hemingway, un romanzo in cui spazio e tempo si fondono: il protagonista è trascinato in un lungo flashback attraverso l'espressione "ragazzo", che nella narrazione funge da ponte tra tempo presente e tempo passato. Il dialogo, dunque, è sempre al tempo presente nonostante ci si riferisca al passato ed il termine "adesso", si ripete appunto per rafforzare l'illusione. Il titolo è tratto dalle ultime parole del generale  confederato Stonewall Jackson. 


Ha lo stesso nome anche una serie di documentari tematici, legati al territorio, trasmessi in televisione da Raiscuola, Raistoria e Raicinque. Un racconto dell'Italia dal Sud al Nord, attraverso itinerari poco battuti che svelano i profondi cambiamenti avvenuti in quasi un secolo nel nostro Paese. Questo titolo mi ha fatto tornare alla mente la famosa frase di Confucio: siediti lungo la riva del fiume e prima o poi vedrai passare il cadavere del tuo nemico. Ho chiesto all’amica Rosa che ha studiato filosofia cosa ne pensa di questa frase e mi ha risposto…  che dire della frase di confucio? è strano anche se quella che è considerata come l’antica saggezza non fa presa su di me, perche in quella che è considerata una frase saggia viene presupposto che ci sia un fondo di significati che potrebbe reggerla e quindi chi è questo nemico? forse è dentro di noi e quello che pensiamo di essere, forse… quindi aspettando sulla riva del fiume che poi passera il cadavere del nostro nemico e quindi è come se questa frase presupponesse che la pazienza è una virtù, la capacita di attendere, anche se la vita non è lineare e ci riserva sempre tante sorprese e sarebbe rassicurante il fatto che possa esserci una certa linearità negli accadimenti, la  legge di causa ed effetto, se fai questo ti succede quello. Anche se non sempre è cosi  quindi possiamo dire, boh… la saggezza sicuramente aiuta a vivere meglio, non possiamo negarlo, anche se presuppone sempre il dover imparare, invece la vita è libera e nulla può essere presupposto. 

 

Mi sono divertito a scomporre a frase e a lavorarci per sottrazione per renderla più empatica. ho tolto il cadavere, ho tolto anche il nemico, la parte negativa del messaggio, infine ho tolto anche il concetto di tempo : l’attesa! la frase si è trasformata in sediamoci lungo la riva del fiume, se vogliamo continuare a sottrarre concetti alla fine avremmo solo: sediamoci…! anche se forse sarebbe meglio sederci davanti al bar con una birra in mano aspettando gli amici. Scrive ancora Rosa: l’intellettuale concettuale è parte del meccanismo umano, quindi è una struttura relativa, se la togliamo cosa rimane? Se la ragnatela è soffiata via dal vento, il ragno è destinato a morire, dunque? chi risponderà a questa domanda? la scienza!? 

 

Uno scienziato sta facendo un esperimento con un ragno strappandogli man mano una zampetta e ogni volta ordina al ragno di saltare e ogni volta al comando il ragno salta, fino a quando strappata l’ultima zampetta ordina al ragno di saltare e il ragno non salta e quindi lo scienziato scrive sul suo referto che il ragno senza zampe diventa… sordo! pure Einstein sosteneva che la scienza anche se primitiva e infantile è la cosa più preziosa che abbiamo, anche se io non ne sarei cosi sicuro. Direi che è un gioco come un altro, la cui pecca è quella di creare gerarchie sociali, e questo la rende antipatica, anche perchè pensa d’essere unica e l’unica! 

 

Tornando al fiume o a Filippi come diceva il mio professore di matematica al liceo, proprio in questi giorni dopo tanti anni mi è capitato di rileggere “Siddharta” di Hermann Hesse che scrive: il fiume si trova dovunque in ogni istante, alle sorgenti e alla foce, alla cascata, al traghetto, alle rapide, nel mare, in montagna, ovunque in ogni istante , che per lui non vi è che presente, neanche del passato o dell’avvenire. 


Nulla fu, nulla sarà: tutto è, tutto ha, realtà e presenza.  Il pensiero consapevole dell’unità di tutta la vita. Molte mete e tutte le mete vengono raggiunte e a ogni meta una nuova ne segue e dall’acqua si genera vapore e sale in cielo, diventa pioggia e precipita giù dal cielo, diventa fonte, ruscello, fiume e di nuovo riprende il suo cammino di nuovo continuando a fluire. Tutto insieme. E’ il fiume del divenire, la musica della vita, il canto delle mille voci, Siddharta tutte le udiva, percepiva il tutto, l’unità, il grande coro delle voci consisteva di una sola parola e questa parola era OM: la perfezione. Che hanno di più un saggio o un filosofo della gente comune se non una unica inezia, una unica piccola cosa: la coscienza!

 

A proposito di illuminazione concludo con una storiella: ho un amico che si chiama Dario, Dario Lampa e si è sposato con una certa Dina. Sull’annuncio di matrimonio hanno scritto: Oggi Sposi, Lampa Dario e Lampa Dina.


(C'era una volta) Ferdinando Renzetti




lunedì 13 luglio 2026

Città e verde urbano...

 

Aumentare la copertura arborea fino a raggiungere almeno il 30 per cento in tutta l’area urbana può contribuire a ridurre in modo significativo l’impatto delle ondate di calore nelle città italiane. È quanto emerge dallo studio su un campione di dieci città italiane di un team dell’Istituto di ricerca sugli ecosistemi terrestri del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Iret) e del College of Environmental Science and Forestry della State University of New York (SUNY-ESF), pubblicato sulla rivista Nature Partner Journal Urban Sustainability.










Il gruppo ha analizzato i dati di Bari, Bologna, Bolzano, Cagliari, Firenze, Genova, Palermo, Roma, Torino e Verona, città diverse per dimensione e condizioni geografiche. Cosa sarebbe accaduto se ogni quartiere avesse avuto almeno il 30 per cento di copertura arborea, durante la storica ondata di calore dell’estate del 2003? Stando alle stime si sarebbe potuto abbassarne di circa il 36% l’impatto, misurato come eccesso di mortalità da calore nella fascia di età dai 65 anni in su.

Gli autori – Theodore Endreny, Marco Ciolfi, Anna Endreny, Francesca Chiocchini e Carlo Calfapietra del Cnr-Iret e della State University of New York – hanno utilizzato il sofisticato modello climatico urbano “i-Tree Cool Air”, che combina dati su temperatura, umidità, copertura del suolo e vegetazione, stimando come gli alberi raffreddino l’ambiente attraverso ombreggiamento ed evapotraspirazione, cioè il processo con cui rilasciano acqua nell’atmosfera contribuendo a dissipare il calore.

“I benefici sarebbero particolarmente importanti nei quartieri più cementificati e densamente abitati, dove l’effetto dell’isola di calore urbana si manifesta più intenso”, spiegano Ciolfi e Chiocchini. “Il raffreddamento prodotto dipende anche dalla disponibilità d’acqua: nei climi mediterranei, sempre più soggetti a siccità, potrebbe essere necessario integrare infrastrutture verdi e sistemi efficienti di gestione delle acque per mantenere gli alberi in salute senza aumentare eccessivamente l’umidità”.

Il rischio di ondate di calore è distribuito in modo disomogeneo tra i quartieri delle città. I gradi-giorno di ondate di calore (°C/giorno) dello scenario di riferimento, relativi alle ondate di calore del 2003, sono distribuiti spazialmente tra i quartieri di ciascuna delle 10 città italiane; le tonalità di rosso più scure indicano una maggiore incidenza stimata di questo indicatore di rischio per ciascun quartiere.

Scarica qui il documento.

CNR - Consiglio Nazionale delle Ricerche

Per informazioni:
Marco Ciolfi
Cnr-Iret
marco.ciolfi@cnr.it

domenica 12 luglio 2026

La "Difesa" come forma di "Attacco"? ovvero: Difensivismo fase suprema del militarismo?



Introduzione: Il paradosso del difensivismo

Il linguaggio della politica internazionale odierna è dominato dal "difensivismo". Dai banchi dei parlamenti alle aule dell'ONU, la legittimazione dell'uso della forza armata poggia sull'antico pilastro della "Guerra Giusta". Dalla teologia di Sant'Agostino alla giurisprudenza della Scuola di Salamanca, fino all'Articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite, il diritto alla difesa è presentato come l'ultimo baluardo della civiltà contro la barbarie. Anche la nostra Costituzione, nata dalle ceneri del secondo conflitto mondiale, porta in sé il sigillo di un difensivismo che intendeva il ripudio della guerra come atto di liberazione dal totalitarismo.

Ma oggi, questa retorica sta subendo una mutazione inquietante. Come nella retorica energetica, dove il nucleare viene riproposto non più come alternativa, ma come "complemento" alle rinnovabili per indurre l'opinione pubblica all'accettazione, così il riarmo viene presentato come un necessario "recupero di capacità perdute". Ci troviamo di fronte a una narrazione che confonde la protezione dei diritti con l'espansione della capacità bellica.

  1. La "Deterrenza per Negazione" e il dilemma della percezione

La nuova strategia NATO e i programmi europei come SAFE, European Sky Shield o Military Mobility si ammantano del concetto di "deterrenza per negazione": rendere l'attacco così costoso da scoraggiarlo. È una logica che appare razionale sulla carta, ma che ignora il cuore pulsante del problema: il dilemma della Sicurezza.

La differenza tra difesa e minaccia non risiede solo nelle intenzioni dichiarate di chi si arma, ma nella percezione dell'altro. Quando la NATO avvia esercitazioni come Steadfast Defender, non sta solo "rafforzando la difesa": sta inviando un segnale che, nel sistema nervoso dell'avversario, viene interpretato come preparazione all'offensiva. Lo scarto tra intenzione e percezione è l'innesco di una spirale in cui ogni passo verso la sicurezza è, tecnicamente, un passo verso l'instabilità. Disonorare la guerra significa innanzitutto ammettere che il nostro "scudo" è, per il nostro vicino, una "lancia".

  1. Il "legno storto" di Kant e la sfida del “Transarmo”

L'umanità non è perfetta. Come notava Kant, "da un legno così storto come quello di cui è fatto l'uomo, non si può fabbricare nulla di interamente diritto". Il diritto, quindi, va difeso. Ma quale diritto? E con quale forza?

Qui si apre lo spazio per la nonviolenza poietica dei Disarmisti esigenti auspicata dalla tradizione di maestri come Gandhi e ML King  - o Aldo Capitini, Lanza del Vasto o Carlo Cassola in Italia (si pensi alla tensione tra Thanatos e Eros). Non si tratta di rifiutare la giustizia, ma di attuare quello che potremmo chiamare Transarmo, con aspetti di disarmo unilaterale: una transizione non solo materiale, ma di paradigma. La guerra, anche quando appare l'ultima risorsa di una difesa inevitabile, non è mai "giusta". È sempre un fallimento del politico. Il compromesso e il dialogo, anche con chi calpesta le regole, non sono segni di debolezza, ma l'esercizio estremo della “forza della verità”.

III. La Generazione Zeta e il nuovo immaginario

La cultura del "guerriero" — il modello virile patriarcale basato sul "potere su" (dominazione) — è il vero retaggio da disonorare. La fisicità della distruzione organizzata non è più la misura della forza. I fatti storici recenti ci offrono una narrazione alternativa: le lotte nonviolente della Generazione Zeta in Asia. Questi giovani non cercano il conflitto frontale basato sulla forza bruta, ma tessono reti di resistenza civile che rendono obsoleti i confini territoriali, valorizzando la qualità delle relazioni rispetto al controllo del suolo.

Questo è il "potere con": la forza che nasce dall'unione popolare, dalla capacità di negoziare la propria identità non in opposizione, ma in relazione con l'altro.

Conclusioni: La rottura dell'immaginario

L'Ucraina funge oggi da tragico banco di prova. Ma la via d'uscita non sta nel potenziamento dei sistemi d'arma, bensì nella ricostruzione di un'architettura di sicurezza comune che non si basi sul terrore. Dobbiamo avere il coraggio di affermare che la difesa è un concetto che deve evolvere: meno difesa dei confini, più difesa della qualità delle relazioni in accordo con il “rispetto della vita”.

Disonorare la guerra nell'immaginario significa rendere il guerriero un anacronismo e il costruttore di pace l'eroe della modernità. Solo invertendo questa leva, da Thanatos a Eros, possiamo sperare di vivere in un mondo dove la sicurezza non sia la promessa della reciproca distruzione, ma il frutto di una costante, coraggiosa, inesausta pratica di pace, fondata sul ruolo attivo di obiettori e disobbedienti nonviolenti.

Alfonso Navarra



Note e Link per l'approfondimento

  • Sulla “Guerra giusta” e il DIFENSIVISMO:
    • Approfondire il concetto di Just War Theory attraverso gli scritti di Michael Walzer, Just and Unjust Wars.
    • Riferimento all'Articolo 51 della Carta ONU: Testo della Carta delle Nazioni Unite.
  • Sul Dilemma della Sicurezza:
    • Robert Jervis, Cooperation Under the Security Dilemma. Concetto chiave per spiegare perché la difesa diventa minaccia.
  • Sul "Legno Storto" di Kant:
    • Immanuel Kant, Idea per una storia universale dal punto di vista cosmopolitico (1784).
  • Sulla Deterrenza NATO ed UE:
  • Sui movimenti della Generazione Z in Asia:
  • Sul Transarmo e la cultura della pace:
    • Riferimenti agli studi sull'economia di pace e la conversione industriale (es. analisi e proposte dell’IPRI fondato da Johan Galtung).

sabato 11 luglio 2026

Coordinamento Nazionale No Nato: "Resoconto dell'Assemblea del 4 luglio 2026 a Roma"


Il 4 luglio 2026 a Roma, presso i locali dello Spin Time, si è tenuta l’assemblea nazionale del Coordinamento Nazionale No Nato con al centro la parola d’ordine dell’attuazione dell’articolo 11 della Costituzione. L’assemblea si è tenuta in contemporanea alle iniziative con base in Turchia contro il vertice NATO ad Ankara, vertice che si è preannunciato come da aspettative un tassello ulteriore dell’allargamento della guerra mondiale in corso: nuovi accordi per gli armamenti, nuove intese sulla sottrazione di denaro pubblico al fine di potenziare la conversione bellica delle aziende, nuovi affari in particolare per gli USA al banchetto della guerra mondiale, il tutto mentre oltre 500 attivisti/e anti Nato sono stati arrestati in Turchia mentre tenevano assemblee, campeggi e altre iniziative di lotta per contrastare l’ulteriore sviluppo della guerra mondiale.

Ventidue sono stati gli interventi, dagli organismi locali a quelli nazionali fino a figure (giornalisti, attivisti) con una certa esperienza sul tema: Geraldina Colotti, Gianni Lannes, Alberto Fazolo, l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e università pubbliche, la Confederazione Unitaria di Base, il Sindacato Sociale di Base, Sanitari per Gaza, la WILPF Italia, il Coordinamento No Nato Emilia Romagna e il Tavolo Uniti contro la guerra di Napoli, il Coordinamento per l’Unità dei Comunisti e il Centro di Ricerca ed Elaborazione per la Democrazia, il Partito dei CARC, un esponente della campagna La conoscenza non marcia, fino a lavoratori e lavoratrici impegnati nella lotta contro lo smantellamento del tessuto produttivo a favore della logica di riarmo e conversione bellica, in sostegno alla Resistenza palestinese e attivi con iniziative contro la guerra.

Tre i filoni toccati dall’assemblea e che il Coordinamento Nazionale No Nato intende sviluppare nei prossimi mesi

- la lotta per la desecretazione di tutti gli accordi militari segreti USA-Italia, a partire da quelli del 1954: Meloni e Crosetto affermano di non osare cambiare quanto finora è stato rispettato da tutti, ossia l’uso delle basi militari su suolo italiano per i crimini di guerra USA, in ossequio agli accordi stipulati nel corso dei decenni. Omettono di dire che questi accordi sono segreti e che sulla base del segreto vige la completa impunità ed è tollerata ogni scorreria di guerra degli USA che parte dal nostro paese, dalla logistica, ai rifornimenti fino ai bombardamenti di paesi non formalmente in guerra con l’Italia. La lotta per desecretare questi accordi è una lotta politica, per il controllo popolare su quanto avviene nei nostri territori e sull’operato del governo. Desecretare questi accordi significa rompere con la prassi secondo la quale per ottant’anni nel nostro paese nessun governo ha mai messo in discussione l’azione degli USA su suolo italiano e anzi, grazie a segreti e sotterfugi sono state camuffate stragi di stato ed è stata garantita l’impunità ad iniziative criminali sul territorio italiano (dalla strage di Ustica al rapimento di Abu Omar, passando per la strage del Cermis, l’affondamento del Moby Prince e altro ancora). Abbiamo il diritto di conoscere il contenuto di questi accordi, di conoscere cosa implica per ogni base, poligono e parte di territorio nazionale sottoposto a occupazione militare;

- la lotta contro il tentativo di reintrodurre la leva obbligatoria da parte del governo Meloni, in linea con quanto sta avvenendo in Germania e in altri paesi NATO. Per il governo Meloni non è facile introdurre la leva obbligatoria per diversi motivi: dovrebbe spendere soldi per la “difesa” che non potrebbero ingrassare le tasche dei produttori di armamenti, dovrebbe chiamare alla leva anche decine, se non centinaia di migliaia di giovani che hanno animato le piazze per la Palestina da un anno a questa parte. Deve poi incontrare l’opposizione di un certo senso comune plasmato in circa 80 anni di menzogne, secondo le quali la guerra non sarebbe mai arrivata in casa nostra mentre in particolare dagli anni ‘90 in poi il nostro paese ha avuto parte attiva nel fomentare guerre e conflitti nel mondo, al punto che la stessa Meloni ad Ankara vanta che l’Italia è uno dei maggiori paesi NATO nel sostegno alle missioni del Patto Atlantico. Allo stesso tempo, militarizza scuole e università, mette in piedi cittadelle della difesa e propaganda di guerra in ogni luogo in cui può intercettare giovani e meno giovani per legittimare la propria politica di guerra, mentre Crosetto e i vertici militari più legati agli USA e alla NATO cercano il modo di introdurre la leva obbligatoria mascherata per volontaria, per esercito di riserva con benefit da un punto di vista economico e altre iniziative similari.

La lotta contro la leva obbligatoria riguarda i giovani così come i meno giovani, riguarda insegnanti, lavoratori/trici, studenti: non un soldato, né un arma né un soldo per la guerra degli imperialisti USA e NATO;

- la lotta per sostenere l’obiezione di coscienza di lavoratori e lavoratrici: l’obiezione di coscienza alla produzione, al trasporto e all’uso degli armamenti e di tutte quelle merci che sono destinate a produrre armamenti, nel contesto di guerra sempre più dispiegata in cui ci troviamo, è un sacrosanto diritto di ogni lavoratore/trice sebbene non sia riconosciuto da alcuna legge. Il CNNN sostiene ogni lavoratore/trice che si mette su questa strada e crede che la lotta per l’obiezione di coscienza debba sempre più diventare strumento politico per organizzarsi dentro i luoghi di lavoro. La lotta dei portuali di Genova, Livorno, Ravenna, Gioia Tauro è giusta, deve essere estesa e articolata in ogni luogo di lavoro inserito in quello che definiamo oramai sistema di guerra: dalla conoscenza alla produzione manifatturiera, fino al terziario (dove lavoratori/trici sono costretti a servire i macellai sionisti in vacanza premio), al trasporto, ecc.

Il CNNN svilupperà al meglio delle proprie capacità, nei prossimi mesi, un azione per combinare il più possibile questi fronti di lotta e rafforzarli.

Un cenno particolare all’interno dell’assemblea è stato dato alle problematiche che hanno fatto fallire le mobilitazioni e scioperi di maggio 2026. Nella costruzione degli scioperi hanno prevalso settarismo e spirito di concorrenza. Nei fatti, gli obiettivi politici sono stati subordinati alle dinamiche di bottega, alle logiche di scontro sindacale e la situazione non migliorerà finché verranno anteposte questo tipo di logiche e interessi a obiettivi politici unitari e, conforme a questi, mettere in campo una reale azione politica, di coordinamento e sinergia che sia unitaria. È quanto ha dimostrato essere possibile la mobilitazione geenerale sfociata nello sciopero del 22 settembre 2025 e nelle mobilitazioni e scioperi intermedi che hanno portato alla grande mobilitazione del 3 ottobre 2025 a Roma a sostegno della causa palestinese, che in una certa misura hanno dato vita su grande scala alle parole d’ordine che il Collettivo di Fabbrica ex GKN promuove da quando ha occupato la propria fabbrica: resistere, convergere e insorgere, tradotte nel “se bloccano la flotilla noi blocchiamo tutto” lanciato dal CALP di Genova. La resistenza in una certa misura è diffusa, serve convergere il più possibile e farlo su obiettivi politici comuni se vogliamo arrivare al punto da avere la capacità di insorgere e portare effettivamente un cambiamento al corso delle cose.

Un altro cenno particolare c’è stato riguardo l’inizio - di fatto - della campagna elettorale. Questa sarà caratterizzata dalla solita canea mediatica utile a distogliere l’attenzione dalle questioni principali che attanagliano il paese, quindi le politiche di guerra e repressione, la deindustrializzazione a favore della conversione bellica, l’attacco ai diritti di lavoratori/trici, lo smantellamento dei servizi pubblici. Il CNNN si impegnerà nell’approfittare di ogni appiglio che la campagna elettorale offre per smascherare il teatrino politico intorno alle elezioni, per promuovere e spingere in avanti i temi e gli obiettivi trattati nell’assemblea e alimentare attorno a questi temi un fronte di forze disposto a lottare unitariamente.


Desecretare gli accordi segreti USA-Italia: basta omertà e silenzi sull’uso dei nostri territori come base di guerra contro altri popoli!

No alla leva obbligatoria, in ogni forma in cui questa viene apparecchiata per farla digerire a giovani e lavoratori/trici!

Organizzarsi in ogni luogo di lavoro per praticare da subito l’obiezione di coscienza!

Coordinamento Nazionale No Nato

Contatto mail: coordinamentonazionalenonato@proton.me