lunedì 9 febbraio 2026

Ripristinare la Natura? (Ovvero: il ladro restituisce il maltolto?)

 


Da oltre un anno e mezzo l’Unione Europea ha approvato la Nature Restoration Law (NRL), un regolamento che prevede di ripristinare gli ecosistemi degradati (non solo, dunque, di "tutelarli") introducendo come obiettivi vincolanti per tutti gli Stati membri:

- il ripristino del 30% delle aree terrestri e marine entro il 2030;

- il  ripristino del 60% delle aree terrestri e marine entro il 2040;

- il ripristino di tutti gli ecosistemi degradati entro il 2050.

Parliamo, dunque, di fiumi, campagne, città, boschi, coste, spazi verdi e territori già compromessi.

Entro il 1° settembre 2026, ciascun Paese deve presentare un Piano Nazionale di Ripristino, la cui bozza deve essere predisposta entro la fine del corrente mese, piano da realizzare anche con anche il coinvolgimento diretto delle comunità, di chi i territori li conosce e li abita.


Eppure, sino ad oggi, molti stati europei – Italia compresa - sono indietro nell’attuazione del regolamento e nel nostro paese la partecipazione non è ancora stata avviata.


Se restiamo fermi, c’è il rischio concreto che venga predisposto un Piano lontano dai luoghi e dalle reali urgenze ambientali che viviamo ogni giorno.

Per questo non possiamo aspettare.

Il Forum nazionale Salviamo il Paesaggio invita cittadine e cittadini, associazioni, comitati, amministratori locali a farsi parte attiva:

    • individuando e segnalando ecosistemi degradati da ripristinare;

    • chiedendo a Comuni, Province e Regioni di avviare percorsi di partecipazione reale;

   • contribuendo a costruire dal basso il Piano Nazionale di Ripristino.
    
La Nature Restoration Law riguarda anche il tuo territorio: un fiume tombinato o imbrigliato, un’area agricola impoverita, uno spazio verde urbano sacrificato, un ecosistema frammentato, una zona naturale, un bosco, una piana alluvionale degradata.
Ripristinare significa restituire vita, funzioni ecologiche, sicurezza e benessere alle comunità.

La natura non si ripristina da sola. Senza le comunità, non c’è ripristino. Il tempo è ora.


Forum dei Movimenti per la Terra e il Paesaggio


www.salviamoilpaesaggio.it

domenica 8 febbraio 2026

Cammina cammina, senza scantonare...

 


Puoi sentirlo... qualcosa nel mondo sta cambiando velocemente, e i sistemi che un tempo erano permanenti iniziano a vacillare. Quando il controllo inizia a perdere la presa , la risposta è raramente aggraziata. Diventa più forte, più caotica, più drammatica e più disperata. Ecco cosa succede quando qualcosa sa che il suo tempo sta finendo.

Come un animale che  messo in un angolo, si dibatte. Crea confusione. Amplifica la paura.. Spinge la divisione. Cerca di riportare le persone in vecchi schemi di obbedienza e reazione emotiva. Non perché è forte... ma perché sta perdendo la presa. Quello a cui stai assistendo non è l'ascesa del potere. È il potere che viene sfidato ed esposto.

Molti di noi hanno percepito per anni che le strutture intorno a noi non erano costruite sulla verità o sull'equilibrio. Ora le crepe sono visibili a tutti. Ciò che prima rimaneva nascosto viene rivelato in tempo reale. Ciò che una volta era stabile sta mostrando quanto fosse fragile. E quando succede un'esposizione del genere, c'è sempre un periodo di rumore... un periodo dove tutto si sente intensificato. Ma non scambiare il rumore per il  potere. La disperazione non è forza. Il caos non è controllo. Il volume non è verità.

Quando i vecchi sistemi iniziano ad agitarsi per tenersi uniti, cercheranno di attirare la tua attenzione, le tue emozioni e la tua energia nel loro collasso. Cercheranno di farvi reagire invece di restare centrati , di tenervi divisi invece che unificati, spaventati anziché con i piedi per terra. Perché un essere umano calmo, chiaro e centrato non può essere facilmente manipolato o guidato.

Ecco perché il tuo ruolo ora conta più che mai. Resta fermo mentre gli altri si fanno prendere dal panico. Sii compassionevole mentre gli altri si attaccano tra di loro. Stai alla larga mentre le narrazioni cambiano di ora in ora. Non devi combattere ogni battaglia che vedi o assorbire ogni paura trasmessa. La cosa più potente che puoi fare in un momento come questo è tenere il tuo centro e continuare a costruire la vita e il mondo che sai essere possibile.

Mentre un sistema lotta per sopravvivere... un altro sta nascendo silenziosamente attraverso le scelte che facciamo ogni singolo giorno. Attraverso il modo in cui ci trattiamo. Attraverso il modo in cui scegliamo l'amore alla divisione. Attraverso il modo in cui restiamo con i piedi per terra invece che reattivi su ogni cosa.

Lascia che la disperazione si riveli. Lasciate che il rumore riveli ciò che era nascosto. Lasciate che le vecchie strutture vi mostrino perché non possono continuare ad esistere. E poi andate avanti con calma forza e cuore aperto.

Questa non è la fine di qualcosa di bello. È la disfatta di ciò che non doveva durare... affinché qualcosa di più onesto e unificato possa prendere il suo posto.

Tieni duro. Più rimani limpido, più diventi una forza stabilizzante per gli altri che iniziano a vedere. Rimani centrato... e non farti trascinare nel rumore.

Zachary Fisher





sabato 7 febbraio 2026

Siamo presenti nel luogo in cui siamo...

 



...il film avrebbe voluto raccontare di un operaio che sta lavorando alla costruzione di un grattacielo e che un giorno si trova improvvisamente isolato all’ultimo piano insieme alla figlia dell’architetto; qualcuno ha staccato la corrente del montacarichi e i due restano prigionieri nel mezzo della grande città. E’ inverno, nessuno sa che si trovano lassù. Cade la notte, lanciano segnali disperati agli abitanti dei grattacieli vicini, che prendono i segnali come saluti. Avrebbe potuto costruire un rifugio per se e la ragazza fatto di fogli di lamiera viti e ganci trovati sul cantiere. Con una bacinella avrebbero potuto raccogliere l’acqua piovana e poi costruire una trappola di fortuna per catturare piccioni e altri uccelli con le briciole di pane trovate nella sua gavetta. La storia aveva un solo inconveniente: non si riusciva a trovare il modo di farli scendere dal grattacielo ed era impensabile che potessero sopravvivere alla caduta della prima neve… 
 
in un paesino a noi quasi sconosciuto un bel giorno ci capitò la piacevole avventura di imbatterci in Saul Arpino detto il Parmenide, un vero e proprio giramondo, un filosofo alla sua maniera che ripete spesso: la memoria la vita la cancella perché si accontenta del presente. Siamo sempre presenti nel luogo in cui siamo… per il riconoscimento della coscienza nella coscienza e in questa coscienza noi sempre siamo… 
 
in cerchio noi ci muoviamo isole viaggianti verso la notte il giallo è il colore della gioia e della follia tanto da sottolineare: si io mi fermo qui, qui dove vivi tu, metafora della libertà; i sentieri secondari sono quelli che ci portano fuori dalla strada maestra e anche se impervi ci consentono di scoprire nuove cose, bisogna rischiare per essere liberi di sentire come non mai il meridiano proprio caratteristico del mezzogiorno contrassegnato da luminosità e da calore di straordinaria intensità e diffusione: il sole, il mare… abituiamoci per gradi alle sfumature della luce spalanchiamo le finestre degli occhi sulle campiture giallo arancio profumo di rose arte e bellezza per guardare in modo intenso ascoltiamo sinteticamente al ritmo di musica modulando sensi suoni gusti colori profumi aromi sapori ed esperienze tattili. 
 
sto come gli asini sulle nuvole, cerco casa in via dei matti, e tu? La consistenza dell’inconsistenza del comune fuori dal comune fame fatica freddo benzina baci bacilli… chiaro che facciamo ipotesi sulla possibilità di fare ipotesi… separati dai titoli neri leggibili per più versi anche se intrinsecamente illeggibili. Dialogo con me medesimo per un chiaro infinitesimo remix allora sicuramente si parla di picappa, la due cavalli, la renault quattro. la ami otto… la macchina del tempo che eleva lo spirito scatola magica della materia, prospettive invertite di paesaggi illusionistici, preferisco traslocare nell’assurdo, scintille di anime vagabonde nel freddo che consuma la terra e tutto il nostro intento ritorna in equilibrio lavori in corso nel teatro dei colori, consultiamo il libro delle soluzioni…
 
se non c’è tempo per godersi il non tempo stiamo solo perdendo tempo mentre la mente pensa il pensiero mente… il tempo ci toglie occasioni quando non abbiamo abbastanza tempo… per stare al tempo con il tempo, anche se il pensiero mente mentre la mente pensa. ci sto riflettendo su questo paradosso che ho in mente e ci penso da tempo. oggi a un certo punto con un amico che non vedevo da tempo ho avuto la risposta e mi sono sentito sospeso tra tempo e non tempo, ho scoperto pure che il mio pensiero non mi stava mentendo, infatti nulla è casuale, era solo una questione di tempo…

Ferdinando Renzetti



 

venerdì 6 febbraio 2026

2026: Cavallo di Fuoco... Nulla resterà nascosto!

 

La libertà espressiva del Cavallo


Il Cavallo di Fuoco (che  inizia il  17 febbraio 2026  e termina il 5 febbraio 2027) è un archetipo dell'oroscopo cinese famoso per la sua energia impetuosa e lo spirito indipendente. Simbolo di libertà e passione, questo ciclo porta cambiamenti rapidi, creatività e necessità di azione, richiedendo coraggio e gestione dell'impulsività per trasformare le sfide in opportunità.  

L’archetipo del Cavallo (che si associa all’esagramma “Kien”), conferisce forza, ma soprattutto indica che per mantenere l’armonia e ottenere riuscita è necessario essere lucidi e chiari, in autonomia di pensiero ed in piena libertà.  
 
Ecco i punti chiave del segno del Cavallo di Fuoco:

Caratteristiche del Segno: I nati sotto il Cavallo di Fuoco (es. 1966) sono descritti come persone carismatiche, determinate, talvolta indomabili e testarde, ma dotate di grande vitalità.  Durante  quest'anno  tutti i segni zodiacali ne saranno influenzati con  la sensazione di essere circondati da un indomabile incendio. 
 Ne soffriranno soprattutto i nativi della Tigre, della Lepre e del Drago che hanno il Legno come elemento costituente.    "È il momento di ripulire il fegato, per ristabilire l’equilibrio dei liquidi e far fluire l’energia  che si avvicina".

L'Elemento Fuoco rappresenta la Luce, lo Yang (l'attività), ed è collegato alla vista. Le cose sono viste per quel che sono, senza infingimenti. I bugiardi e gli ipocriti  saranno smascherati, non ci sarà spazio per gli ignavi. La verità sarà talmente  evidente da non poter essere negata.

Il Cavallo di Fuoco era il più temuto dai cinesi per la sua tendenza ad uscire fuori dai canoni per affermare la propria personalità in tutta libertà. In Cina, nei tempi antichi, le femmine che nascevano nell'anno del Cavallo di Fuoco, con queste caratteristiche in evidenza, talvolta venivano uccise alla nascita dai loro stessi genitori, perché non sarebbero state figlie remissive e difficilmente avrebbero trovato marito. Per fortuna i tempi son cambiati ed ora nascere nell'anno del Cavallo di Fuoco è considerata una grande fortuna!

Energie del 2026. È un anno di forte accelerazione, definito da passione, movimento e svolte inaspettate. Richiede un equilibrio tra il desiderio di libertà e la necessità di cooperazione, poiché il fuoco può causare anche conflitti rapidi e intensi.


Questo è il momento del passaggio, dell’attraversamento della frontiera, dall’inconscio collettivo al pragmatismo personale,  si percepisce il tempo sulla base della  condizione spazio temporale vissuta. Questo significa che in questo momento spontaneamente il nostro organismo si predispone ad affrontare e rispondere alle condizioni che si manifestano intorno a noi. Certo, è sempre così in ogni periodo dell’anno, ma  soprattutto in prossimità del solstizio estivo (la stagione del Cavallo) subentra una speciale “apertura”, il caldo e la maturazione dei frutti ci aiutano, recuperiamo il gap dell’autodifesa dal freddo e ritroviamo lo spontaneo aggiustamento alle condizioni a noi congeniali, l’uomo è nato all’equatore…



I Ching, l'esagramma relativo al Cavallo: Chien (Kien)

Sotto vi è il trigramma Kien e sopra il trigramma Kien, tutte le linee sono intere.

Kien significa il Creativo, ed ha come simbolo il Cielo. Rappresenta l’energia Yang nel massimo della sua espressione. Corrisponde alla forza primordiale luminosa, spirituale, salda, attiva. Applicato al mondo umano l’esagramma designa l’azione creativa del santo e saggio, del sovrano degli uomini, il quale desta in essi, mediante la sua forza, la natura superiore intrinseca.

La Sentenza.
Il Creativo opera sublime riuscita, propizio per perseveranza.

Significato.
L’inizio di tutte le cose sta, per così dire, in forma di idee che debbono realizzarsi, ma nel Creativo è insito il potere di conferire una forma a questi archetipi delle idee, ciò è espresso con la parola “riuscita”. Questo processo è rappresentato con un’immagine presa dalla natura: “le nubi vanno, e la pioggia opera, ed ogni singolo essere fluisce verso la propria forma”.  (Genesi, 2 e 5 agg. dove il rigoglio dei singoli esseri è pure ricondotto al cadere della pioggia).


Nella Sentenza dopo aver espresso con i due termini “sublime” e “riuscita” l’atto di creazione, si ricorre alle due espressioni “propizio” (letteralmente creante ciò che corrisponde alla natura) e “perseverante” (ovvero giusto e solido).


L’Immagine.
Il moto del Cielo è vigoroso. Così il nobile rende se stesso forte ed instancabile.


Significato.
Nel raddoppiamento del trigramma Kien è insito il concetto del tempo e quindi il movimento che perdura con forza instancabile, come ad un giorno segue un altro giorno. Questa durata nel tempo è l’immagine della forza inerente al Creativo.

Il saggio ne trae modello da seguire per acquisire durevole efficacia nel suo operato. Il saggio si rende forte eliminando da sé tutto ciò che abbassa ed è volgare.

Commento di Confucio alla quinta linea: “Ciò che concorda nel tono vibra assieme. Ciò che è affine nella sua intima essenza si ricerca. L’acqua scorre verso l’umido, il fuoco si volge verso l’asciutto. Le nubi, che sono il respiro del cielo, seguono il drago, il vento, che è il respiro della terra, segue la tigre. Così il saggio si eleva, e tutti gli altri fissano lo sguardo su di lui. Quello che è generato dal cielo si sente affine a ciò che sta in alto. Quello che è generato dalla terra si sente affine a ciò che sta in basso. Ognuno segue ciò che gli è simile”.


Afferma il Cavallo: “… Non sono inceppato da vincoli mondani, né oppresso da mete vincolanti…”



Paolo D'Arpini - Comitato per la Spiritualità Laica



Per approfondimenti si consiglia la lettura del libro "Chi sei tu?"







giovedì 5 febbraio 2026

Morire bisogna ma in buona salute è meglio…


Secondo alcuni dietologi televisivi  “non bisogna criminalizzare l’attuale sistema alimentare perché tutto dipende dalle quantità che se assunte con moderazione non causano malattie mortali”. Ma uno studio recente su un quarto di 4500 anziani è stata riconosciuta la diagnosi di malnutrizione, dimostra che la popolazione sta tutt’altro che in buona salute.

Molto probabilmente (a parte l’aspetto etico) e a parte quanto affermato ultimamente dall’OMS in merito alla dannosità della carne (e della sua produzione) secondo alcuni dietisti mangiare la carne ed il pesce non determina gravi patologie; dimenticando di dire “a condizione che uno abbia una vita sana”; succede invece che chi vive e si alimenta in modo convenzionale consumi nella stessa giornata derivati della  carne ed alimenti industriali ed  è non solo il singolo componente, di per se stesso dannoso, ma la sommatoria delle stessi, l’effetto sinergico, l’interazione, l’accumulo a causare problemi di salute.

L’attuale popolazione occidentale, e non solo, è la più malaticcia di tutte le generazioni precedenti:  non c’è malattia che non sia in preoccupante aumento;  non solo emergono malattie finora sconosciute ma si manifestano in età sempre minore al punto che alcuni bambini ne sono colpiti fin dai primi anni di vita: è sufficiente entrare in un ospedale, una clinica, un laboratorio, una farmacia per rendersi conto dello stato di malessere generale della popolazione dove una enorme e dolorante massa si riversa ogni giorno in cerca di terapie. E tutto questo è attribuibile al fatto che si usa mangiare “un po' di tutto”, secondo quanto consigliato dai nutrizionisti televisivi.  Ma la salute è come la coscienza: tiene conto di tutto.

A mano a mano che nel corso del tempo la popolazione ha adottato l’alimentazione industrializzata sono aumentate le patologie di derivazione alimentare. Nel 1856 i malati di cancro erano 18/100.000, nel 1922 erano 1.200/100.000. Nel 1900 moriva di cancro una persona su 30, oggi ne muore una su 3 e le proiezioni dell’OMS dicono che le morti per cancro raddoppieranno entro il 2050.  Come è strumentale attribuire l’incremento del cancro all’aumento della vita media, non solo perché dovremmo morire di vecchiaia non di tumore, ma bisognerebbe avere le medesime condizioni di vita tra le popolazioni passate e le attuali che se avessero avuto il nostro stesso benessere, le medesime possibilità e l’immenso apparato sanitario sicuramente sarebbero vissute più a lungo delle attuali. Mentre oggi un individuo passa gli ultimi 20 anni della sua esistenza cercando di curarsi, e succede che all’inquinamento generale associ il danno collaterale dei farmaci.

Non vi è patologia che non sia in aumento, specialmente le cronico-degenerative:  le statistiche dicono che ogni 8 donne una si ammalerà di un tumore alla mammella, e una ogni 36 svilupperà un tumore al polmone, 1 uomo ogni 7 un tumore della prostata, un uomo su 10 e una donna su 17, un tumore del colon-retto.

I nuovi casi di tumore aumentano costantemente dagli ultimi  50 anni ad oggi a livelli da epidemia, basta confrontare i dati degli anni Ottanta con quelli più recenti: i linfomi e leucemie sono passati dal 15 al 20%; i mesoteliomi a  più 37% nelle donne e più 10% negli uomini; i tumori della mammella a più 27%; il cervello tra l’8 e il 10% in più; il fegato tra il 14-20%.  E se se si guarda ai bambini la situazione è drammatica. La percentuale è maggiore in quelle zone più inquinate dove si consumano più prodotti industriali e di derivazione animale. E questo non può essere attribuibile solo agli inquinanti che entrano nella nostra catena alimentare, ma soprattutto a causa dei prodotti animali che assommano e concentrano gli effetti nocivi in misura enormemente superiore rispetto ai vegetali.

Franco Libero Manco - Movimento Universalista



mercoledì 4 febbraio 2026

Bizzarrie trumpiane... e critiche divaniste...

 


Banale disvelazione delle bizzarrie trumpiane. Chi potrebbe non trovarle pertinenti ai comportamenti del fantoccio di turno della Casa Bianca? Forse quelli che ti invitano ad andare a votare? O quelli che “l’America è nostra amica”. La lista dei divanisti è lunga, a elencarla tutta non si fa a tempo prima che il cielo di cartone di Truman ci crolli addosso e riveli l’architettura democratica – naturalmente – che lo sosteneva? 

 

Una persona potrebbe sostenere il peso d’essere distrutta? Potrebbe reggere il crollo della sua ragnatela biografica, cioè di tutto ciò per cui può dire di essere vivo, di esistere, di disporre del senso che gli permette progetti e futuro? Potremmo noi, chiunque di noi, vedere rivelato al mondo ciò che nascondiamo a tutti? Potrebbe un santo sostenere d’essere riconosciuto nel suo essere diavolo? Tendenzialmente no. Tendenzialmente chiunque di noi sprofonderebbe nella perdizione, ovvero in quel luogo esistenziale, in cui sovviene il pensiero di togliersi la vita, in quanto solo nella morte si riconosce una via di uscita da quello stato insostenibile.

 

Potrebbe, allora, Trump sottrarsi ai ricatti della lobby ebraica che non vede vite ed esseri umani – tra la grande campionatura, vedi Gaza – ma carte da gioco da sacrificare per vincere la partita? 

Lo spauracchio del dossier Epstein, la profondità di cui è gravido, l’ampiezza dello spettro umano che contiene, chi potrebbe lasciare immune dal terrore? Chi non si prostrerebbe alla volontà di coloro che lo detengono? Chi potrebbe disporre del necessario per un contro-ricatto con cui salvare se stesso?

 

Quale uomo potrebbe attraversare indenne un pubblico ludibrio mondiale? Quale potrebbe accettare di divenire il responsabile dello sfacelo degli Stati Uniti e, soprattutto, della perdita della relativa egemonia mondiale statunitense o del mantenimento di quanto di questa ne resta? 

 

Chiunque, pur di sottrarsi all’insostenibile vergogna e all’assoluto dileggio, incluso quello strumentale, di cui sarebbe bersaglio, non farebbe di tutto? Non rapirebbe un Presidente? Non parlerebbe di una parte di terra appartenente ad altro stato, come fosse a sua disposizione? Non sosterrebbe le malefatte sioniste?

 

Il popolo eletto, con le sue lobby finanziarie e il suo Mossad, può, per autoreferenzialità, permettersi tutto, in senso stretto. Se può, sotto mentite spoglie presidenziali, andare oltre l’ordine internazionale e sapere di non patire conseguenze, quantomeno legali, non potrà fare di noi tutti ciò che sta facendo di Trump, ovvero considerarlo una carta della mano in corso, come e quanto gli sarà necessario?

 

Se, dunque, può essere banale osservazione riconoscere la longa manus sionista nei comportamenti di Trump dalla sua elezione ad oggi quali semplice rispetto degli ordini arrivati dall’alto e da dietro le quinte, nella cui penombra giacciono i detentori del dossier Epstein, chi più di Donald, prima protetto poi giocato, potrebbe dimostrare il potere sionista che perturba e ombreggia il mondo?

 

Banale sì, ma non per tutti. Non per i divanisti del voto, della democrazia, della libera immigrazione, della circolazione di presunti virus e garantite sostanze alteranti, della vita a punti e di quella sorvegliata, dell’ecologia a carico nostro, del rimediate (voi a quanto abbiamo fatto noi), della cancellazione delle culture, di Putin che sebbene avverta sulla pericolosità del 5 febbraio 2026, giorno in cui scade il trattato New Start sul contenimento degli armamenti, è ancora il responsabile del precipitare del mondo, di quelli dell’aggredito e dell’aggressore, dei cambi di regime autopoietici e non istigati e finanziati da Cia e Mossad, delle sarcastiche risate sulle scie chimiche, del sostenibile purché capitalista, che ci da il miglior mondo possibile, del che bello andiamo a sciare, del che meraviglia il bosco verticale, della censura come giusta e innocua, dell’incapacità di vedere in Hollywood, una delle briglie più importanti per guidare la carrozza del mondo, della sconfinata ammirazione per la falce (leggi intelligenza) artificiale, del deep state che non esiste, dell’esaltazione della cultura woke, del certo suicidio di Epstein, di Lee Harvey Oswald quale assassino di John Fitzgerald Kennedy, dell’11 settembre per opera degli islamisti, del daje al complottista satanico quando gli racconti il significato della piramide sulla banconota da un dollaro, della scienza über alles ed estranea a fare di sé merce da mercato del potere, dell’adesione all’ideologia del neofemminismo. 


Non banale perché ogni tentativo di sottrarli dal torpore in cui versano leggendo e rileggendo la Fiaba della sera, il solo libro che hanno sul comodino, è destinato al fallimento. E si capisce. Cosa ancora dire loro se la loro reiterata reazione, “allora vai a vivere in Russia”, non dimostrasse che il più stupido dei due sei tu.


Lorenzo Merlo




martedì 3 febbraio 2026

Olimpiadi Milano-Cortina insostenibili...

 


UTOPIADI e mobilitazioni contro le Olimpiadi invernali più insostenibili di sempre.

Ci siamo: convochiamo una grande mobilitazione popolare a Milano nei giorni dell’inaugurazione del grande evento olimpico di Milano-Cortina 2026.

Per adesioni al corteo nazionale di sabato 7 febbraio a Milano scrivere a olimpiadi@anche.no

Vogliamo riappropriarci di ogni metro sottratto alla collettività dalla speculazione e dalla privatizzazione della Città Pubblica, permessa dal diritto d’eccezione accordato dai governanti a costruttori e fondi speculativi, organizzando una nuova edizione delle Utopiadi con cui lo scorso anno liberammo dall’abbandono l’ex Stadio del Ghiaccio di via dei Ciclamini: da venerdì 6 a domenica 8 febbraio, tre giorni di lotta, convergenza, mobilitazione e sport popolare. La nostra azione diretta richiama esplicitamente le Olimpiadi dell’Utopia organizzate a Barcellona nel 1936: un’esperienza storica che immaginava lo sport come spazio di emancipazione, inclusione e cooperazione, in aperto contrasto con le Olimpiadi ufficiali del tempo che si svolgevano nella Germania nazista. Allo stesso modo, le Utopiadi milanesi vogliono essere una utopia quotidiana praticata, fatta di sport accessibile, autogestione e riappropriazione dei territori.

Giovedì 5 ci sarà il passaggio in diversi Comuni dell’hinterland milanese, prima di entrare a Milano lo stesso giorno in vista dell’accensione del braciere olimpico allo stadio Meazza nella sera di venerdì 6. Ci uniremo dunque a quel vasto movimento di solidarietà con il popolo e la Resistenza palestinese che, lungo tutto il percorso della fiaccola olimpica, da Sud a Nord, nell’ultimo mese ha contestato il simbolo delle Olimpiadi sponsorizzate da ENI e Leonardo e la presenza dello Stato genocida di Israele nelle competizioni sportive internazionali.

Il 6 febbraio ci saranno iniziative sindacali a partire dal mattino, legate a quei settori lavorativi che subiscono maggiormente il peggioramento delle condizioni di lavoro determinato dall’accelerazione di ritmi e turni che sempre i grandi eventi comportano – a fronte di contratti precari o assenti, crisi dell’organico, assenze di tutele: parliamo di alberghiero e ristorazione, ma anche trasporto pubblico locale. Nel tardo pomeriggio invece attraverseremo con comitati e sindacati di lotta per la casa il quartiere popolare di San Siro, a ridosso della zona rossa attorno allo Stadio: una risposta di comunità per contestare la cerimonia di inaugurazione e la militarizzazione del territorio che vediamo in queste settimane e per riportare l’attenzione sulla crisi abitativa e la violenza poliziesca che sta colpendo abitanti e famiglie dei caseggiati popolari.

Il 7 febbraio è prevista una manifestazione nazionale con partenza alle 15 da Piazza Medaglie d’Oro e che attraverserà le parti della città più coinvolte dalla devastazione olimpica. Chiamiamo un corteo nazionale, che sia piazza popolare e dell’opposizione sociale, delle realtà dello sport popolare e di base, dei movimenti civici e ambientalisti, di comitati territoriali e collettivi studenteschi, di chi abita, attraversa e difende le montagne, delle reti di lotta per il diritto all’abitare e del sindacalismo conflittuale, dell’internazionalismo – dai movimenti scesi al fianco del popolo palestinese e della Global Sumud Flotilla alle piazze a difesa della rivoluzione confederale del Rojava e della Siria del Nord-Est -, degli spazi sociali autogestiti, delle reti che si oppongono alla deriva securitaria del DL 1660 e al razzismo di Stato sui corpi di migranti e persone razzializzate, della rabbia transfemminista contro il patriarcato sociale e istituzionale.

L’’8 febbraio, infine, alleniamo corpi e cuori: una grande giornata di sport popolare e pratiche collettive. Un percorso che, accanto alla critica al modello olimpico, prova a costruire qui e ora un’alternativa concreta di sport e di città. Il tutto avverrà in uno spazio liberato temporaneamente per lottare, ballare e fare sport assieme.

Invitiamo tutti ad attraversare le Utopiadi e costruire con noi comunità resistenti: contro Daspo urbani e zone rosse, sicurezza “privatizzata” in mano all’ICE e alle polizie militari di mezzo mondo, scuole chiuse e divieto di sciopero per non disturbare il grande evento e il suo turismo tossico.

Riprendiamoci la città

Liberiamo le montagne


 «Comitato Insostenibili Olimpiadi» per la manifestazione del 7 febbraio e le azioni programmate dal 5 all’8 febbraio, in coincidenza con l’avvio dei Giochi olimpici invernali Milano-Cortina 2026.


(*) Fonte:  https://www.ideeinformazione.org