venerdì 17 aprile 2026

La Natura aiuta se stessa...

 

Risultati immagini per il messaggio e le qualità psichiche delle piante bioregionalismo treia
Basterebbero circa 7 miliardi all’anno per sostenere la riconversione biologica di tutta l’agricoltura e la zootecnia italiana.
Mentre spendiamo oltre 100 miliardi all’anno di terapie per malattie degenerative collegabili in “Concausa aggravante a sinergia negativa moltiplicativa” ai numerosi residui chimici agricoli presenti negli alimenti e nelle acque potabili…
E almeno altri 10 miliardi all’anno a causa dei danni idrogeologici per alluvioni e dissesti, causati anche dall’uso di disseccanti “Agenti arancio”, concimi e pesticidi chimici che hanno distrutto l’humus dei terreni, i quali pertanto non trattengono più l’acqua a monte.
L’uso dei prodotti chimici di sintesi in agricoltura resta sempre e comunque pericoloso e i rischi derivanti dall’esposizione sussistono in ogni circostanza, per cui sempre e comunque prevale il diritto alla salute (Art 32 Cost.), all’ambiente salubre (Art. 9 Cost.) ed allo sfruttamento razionale dei suoli (Art. 44) e mai è possibile anteporre qualsiasi interesse economico, quando vi sia un danno arrecato all’interesse sociale (Art. 41, 42, 44 Cost.).
E dal momento che i più deboli rappresentano le principali vittime di patologie cronico degenerative, i Pesticidi che si accumulano nell’ambiente e nella catena alimentare violano anche l’Art. 3 della Costituzione, sul principio di uguaglianza e pari dignità.
Purtroppo, nonostante un referendum tenutosi nel 1992 sui residui di pesticidi, le norme di legge non prevedono il limite massimo ammesso della sommatoria dei diversi residui chimici di sintesi che si possono trovare negli alimenti, ma solo un limite per ogni singolo prodotto chimico.
Ciò espone i cittadini ad assorbire Cocktayls di residui chimici, la cui somma spesso supera di gran lunga quella dei limiti ammessi per ogni singola sostanza chimica pericolosa, i cui danni risultano molto più gravi per la “sinergia negativa di tipo moltiplicativo” scientificamente dimostrata, cui si somma l’interferenza endocrina anche a bassissime presenze.
Ciò ha indotto la comunità europea a definire, in leggi e Regolamenti i Pesticidi chimici impiegati in agricoltura “pericolosi per la salute”, chiedendone la sostituzione attraverso la coltivazione biologica a pagamento pubblico… per non continuare ad essere “avvelenati a norma di Legge”.
I dati statistici ARPA confermano che in un piatto misto mediamente ingeriamo da 8 a 13 residui chimici, ma talvolta si è arrivati a rilevarne oltre 30 …fino a 91!! (Lorenzin et al.)
Infine è assolutamente antiscientifica l’affermazione che le piante producono Pesticidi pericolosi come quelli chimici sintetici, a meno che non si tratti di OGM, organismi transgenici in cui sono stati inseriti pezzi del dna di batteri produttori di tossine, per fortuna in Italia vietati dalla coltivazione.
In realtà, la co-evoluzione di miliardi di anni dei vegetali con gli animali che se ne nutrono e con l’Uomo, molto ben selezionato ed adattato, ha fatto si che proprio le sostanze che le piante producono per difendersi dai parassiti siano preziosi antiossidanti e complessi enzimatici molto utili per la salute umana ed animale.

Prof. Giuseppe Altieri, Agroecologo
Risultati immagini per Giuseppe Altieri

P.S. Agroecologia, Unica via
Aempre la stessa storia… sono 50 anni che diciamo le stesse cose… e il sottoscritto è stato promotore del referendum contro i Pesticidi che ottenne un successo clamoroso 93,7% di voti contro i residui negli alimenti… ma poi arrivarono gli  ambientalisti … tutti belli seduti nei tavoli dove si vota a maggioranza e si decide il destino agricolo europeo , nazionale e regionale (Comitati di sorveglianza)… I pesticidi in Italia non dovrebbero essere più usati dal 2014, in quanto vige per tutti gli agricoltori l'obbligo di produzione integrata, basata sul principio "in primis non nuocere" … ovvero tutti gli agricoltori devono usare in forma obbligatoria e prioritaria le tecniche biologiche… e il pesticida deve essere autorizzato solo in casi eccezionali, una volta che le tecniche biologiche fossero risultate insufficienti, e mai a scopo preventivo ma solo in caso di superamento delle soglie economiche di danno da parte di malattie o insetti. (Vedi norme nazionali sulla produzione integrata).

Giuseppe Altieri

giovedì 16 aprile 2026

“Fuori l’Italia dalla NATO, fuori la NATO dall’Italia”!

 


Cinque questioni e una linea di sviluppo immediata:

1. Il Governo Meloni è servo e complice di USA, sionisti e NATO nella Terza guerra mondiale. La concessione delle basi sul territorio nazionale è il pilastro logistico della complicità del Governo Meloni per le operazioni militari USA-NATO. Tratto comune delle piazze è stata la denuncia di quanto l’Italia complice della guerra in atto in tutto il Medio Oriente attraverso la messa a disposizione di basi, armamenti e truppe. Ad esempio, la base USA di Sigonella, è uno dei principali hub mondiali per l’impiego di droni USA e della Nato, che ospita diverse tipologie di velivoli a pilotaggio remoto utilizzati per le operazioni di guerra USA. Tra il 19 e il 20 marzo la stampa di regime è stata costretta a riportare notizie diffuse nei giorni precedenti da giornalisti e siti indipendenti, come Antonio Mazzeo e Itamilradar, che confermano l’operatività e la centralità di questa base area per il supporto operativo ai bombardamenti contro la Repubblica Islamica dell’Iran. Così come per la Palestina e per l’Ucraina, l’Italia è pienamente coinvolta anche nell’attacco USA-NATO alla Repubblica Islamica dell’Iran.

2. Bisogna mettere “nel mirino” della mobilitazione popolare contro la terza Guerra mondiale le basi e installazioni Usa e Nato in Italia. La presenza di basi, caserme, radar, poligoni, antenne e depositi di munizioni disseminati nel nostro paese non è un fatto neutro né una semplice “collaborazione internazionale”: è una vera occupazione del territorio, che prosciuga risorse, devasta l’ambiente, militarizza interi territori e rende l’Italia una piattaforma di guerra al servizio degli interessi imperialisti. Per questo mobilitarsi contro le basi USA e NATO significa oggi lottare concretamente contro la guerra, contro il carovita, contro la repressione del dissenso e contro la trasformazione del nostro paese in bersaglio e complice delle scorribande militari di Washington e dei suoi alleati.

È in questo quadro che si colloca il dossier sulle installazioni USA-NATO in Italia, uno strumento che fornisce i numeri dell’occupazione del nostro paese e che si pone in continuità e in dialogo con il lavoro dei tanti organismi e singoli che lottano e mettono a disposizione della collettività quanto apprendono.

3. Nelle piazze del 4 aprile hanno preso parola anche lavoratori/trici. Sono stati diversi gli interventi di lavoratori/trici per denunciare il coinvolgimento dell’azienda in cui lavorano con gli affari sporchi dei guerrafondai. Siamo orgogliosi che le nostre mobilitazioni sono partecipate da lavoratori/trici e dovrà essere sempre di più così. Non bisogna lasciare la classe lavoratrice nelle mani dei guerrafondai, degli speculatori e delle istituzioni e autorità che ne eseguono le direttive. Sosteniamo gli operai in ogni posto di lavoro per costituire organismi capaci di rivendicare diritti e salari, difendere il posto di lavoro e lottare contro la Terza guerra mondiale. Gli operai che per primi si metteranno a farlo saranno di esempio come lo è stato il CALP di Genova per le mobilitazioni dello scorso autunno.

4. L’uscita dell’Italia dalla Nato e la conquista della sovranità nazionale sono obiettivi che possono essere raggiunti solo con la mobilitazione popolare. Solo la mobilitazione popolare può liberare l’Italia dalla Nato e dal protettorato Usa. La liberazione dalla Nato è un processo che va condotto con la mobilitazione popolare, con la lotta per l’attuazione dell’articolo 11 della Costituzione...Questa è la prospettiva che conferisce concretezza a ogni ragionamento, a ogni speranza e a ogni ambizione di uscire dalla Nato. La lotta per l’attuazione dell’articolo 11 della Costituzione è stato il punto di incontro delle centinaia di persone che sono scese in piazza il 4 aprile: dai comitati e organismi che lottano contro la guerra ai sindacati di base, dalle associazioni cattoliche a quelle palestinesi, da partiti e organizzazioni che si dicono comuniste a organismi territoriali e cittadini. L’applicazione sostanziale dell’articolo 11 della Costituzione implica e coincide con l’uscita dell’Italia dalla Nato. Fin dalla sua nascita (dicembre 2024), il Coordinamento Nazionale No Nato si richiama alla lotta per attuare l’articolo 11 della Costituzione. Un orizzonte di questo tipo richiede di mettere in campo dei passi e delle tappe (iniziative, campagne, ecc.) che puntano a indebolire la morsa con cui la NATO sottomette il nostro paese: ritiro dei contingenti italiani all’estero, tagli dei finanziamenti dell’industria bellica, applicazione della legislazione italiana ai militari stranieri in servizio in Italia, chiusura dei poligono militari, bonifica dei territori inquinati dalla basi militari, riconversione dell’industria bellica, desecretazione di tutti gli accordi militari segreti tra Italia e USA, riconoscimento come vittime di guerra di tutti i civili e militari morti a causa delle attività svolte nelle basi USA-NATO, smilitarizzazione di scuole e università, abolizione dei “decreti sicurezza” contro le libertà democratiche.

5. Continuare a essere  unitari per sviluppare la mobilitazione popolare contro la terza Guerra. La giornata di mobilitazione del 4 aprile ci conferma che dobbiamo continuare a favorire le operazioni comuni tra le tante diverse organizzazioni popolari, dobbiamo continuare a mettere in connessione le diverse realtà di lotta, mettere ogni organizzazione nella condizione di imparare a insegnare alle altre, sostenersi a vicenda. Nulla di nuovo: il nostro spirito unitario contrasta la concorrenza e il settarismo ancora persistenti tra le forze popolari che animano il più generale movimento contro la guerra. Ma dopo il 4 aprile 2026 lo diciamo più forti di prima: esistono molte differenze tra chi si è mobilitato durante questa giornata, ma possiamo lottare uniti contro il nemico comune: gli occupanti targati USA-UE-SIONISTI-NATO.

Da queste cinque questioni, una linea di sviluppo immediata.

Le piazze e le mobilitazioni del 25 aprile devono servire a liberarci davvero dalle forze occupanti di oggi!

Il 25 aprile 2026 scendiamo in piazza, mobilitiamoci, coordiniamo tutte le nostre forze. Facciamoci forti della necessità e della consapevolezza che oggi come 81 anni fa dobbiamo liberarci dall’occupante e che oggi gli occupanti sono gli USA, l’UE, i Sionisti, la NATO!

Nelle piazze del 25 aprile gridiamo tutti insieme: FUORI L’ITALIA DALLA NATO, FUORI LA NATO DALL’ITALIA!


Coordinamento Nazionale No Nato 





Per info e per aderire, attivarsi e costruire un nodo territoriale, scrivi: 𝒄𝒐𝒐𝒓𝒅𝒊𝒏𝒂𝒎𝒆𝒏𝒕𝒐𝒏𝒂𝒛𝒊𝒐𝒏𝒂𝒍𝒆𝒏𝒐𝒏𝒂𝒕𝒐@𝒑𝒓𝒐𝒕𝒐𝒏.𝒎𝒆

mercoledì 15 aprile 2026

Stop ai veleni nel piatto...

 


Mentre selezioni con cura i prodotti per la tua tavola, le attuali normative permettono che nel tuo piatto finisca un "cocktail invisibile" di sostanze chimiche.

Oggi la legge valuta ogni pesticida come se fosse isolato. Ma la realtà è diversa: su una singola mela possono trovarsi residui di 5, 8, fino a 10 o più molecole diverse.

È il cosiddetto multiresiduo, un rischio concreto: non sappiamo cosa accade al nostro organismo quando queste sostanze interagiscono tra loro ogni giorno.

Eppure i pericoli di queste sostanze li conosciamo bene. Un esempio su tutti? Il glifosato. Uno degli erbicidi più utilizzati al mondo.

Nonostante sia classificato come “probabilmente cancerogeno per gli esseri umani” dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro, nel 2023 l’UE ha rinnovato l’autorizzazione all’uso del glifosato per altri 10 anni.

Il problema non si ferma al nostro piatto. Quello che mangiamo viene da un ambiente che stiamo avvelenando.

I pesticidi stanno contribuendo al declino degli impollinatori: api, bombi e farfalle. Anche in piccole dosi compromettono il loro orientamento e il sistema immunitario. Senza impollinatori, un terzo del cibo che conosciamo non esisterebbe più.

Le api sono un indicatore. Se l'ambiente non è più sicuro per loro, non lo è nemmeno per noi.  E nonostante questo si vogliono rendere i controlli ancora più deboli. Significa una cosa sola: più profitti per le multinazionali, meno protezione per noi.

La pressione pubblica funziona. Negli ultimi anni ha già bloccato alcune sostanze pericolose in Europa. Può succedere ancora, ma solo se siamo in tanti.

Chiedi leggi che proteggano davvero la nostra salute e quella del pianeta.







martedì 14 aprile 2026

Tintura con le erbe - Laboratorio...



 TINTURA  con le ERBE

della flora mediterranea
e su varianti tintorie in altre culture


Maestro tintore   Emilio Ortu Lieto*

a Morrona di Terricciola (Pisa) sulle dolci colline pisane 

sabato 23 maggio 2026    ore 15,00-18,30
Passeggiata di RICONOSCIMENTO e raccolta delle ERBE TINTORIE
condotta da Silvia Zublena
Agronoma, con due lauree sulle piante da tintura, lavora presso l'Orto botanico di Pisa
 

domenica 24 maggio 2026   ore 9,00-18,00 con pausa pranzo vegetariano
Laboratorio di TINTURA naturale vegetale
condotto da Emilio Ortu Lieto

Si può frequentare anche la singola giornata ma si consiglia la partecipazione integrale

Ad ogni partecipante verrà regalato un foulard in seta tinto durante il laboratorio


Conosceremo le erbe tintorie della flora mediterranea.

Si potrà imparare a tingere con alcune delle piante tradizionalmente utilizzate per la tintura del cotone, della lana, della seta e del lino.

Il laboratorio è una vera iniziazione all'arte tintoria, sarete in grado successivamente di ripetere in autonomia i bagni di tintura naturale.

Si realizzerà, da portare a casa, una piccola cartella con schede dei campioni di filati tinti con le erbe utilizzate durante il laboratorio.

Utilizzeremo timbri e sistemi di tintura antica, tecnica rinascimentale indiana di tintura e stampa insieme. Prove di Shibori giapponese con l'indaco.
Si parlerà di varianti e curiosità transculturali in Asia e Africa.

 

 Programma del sabato
- Presentazione del gruppo
- Introduzione alle erbe tintorie

- Passeggiata di riconoscimento e raccolta delle piante

Programma della domenica
- Presentazione del laboratorio

- Riconoscimento delle piante tintorie
- Introduzione teorica alla tintura con le erbe
- Preparazione delle piante ed erbe per il decotto
- Tintura
- Pranzo vegetariano
- Tintura e compilazione schede riassuntive

- Varianti e tecniche indiane, asiatiche ed africane

 

emilio Ortu Lieto maestro tintoreEmilio Ortu Lieto
Laureato in Psicologia di comunità ed in Scenografia e Costume all'Accademia di Belle Arti di Venezia. Oltre ad un lavoro ventennale di scenografo e costumista teatrale, con registi, costumisti, coreografi, scenografi di fama nazionale ed internazionale, ha offerto il suo contributo come coordinatore di laboratori di tinture e di elaborazione e sperimentatore nel costume teatrale in sartorie private e teatri lirici e di produzione cinematografiche. Ha insegnato in varie scuole di teatro, in corsi di formazione professionale, fra cui quelli dell'ASC (associazione scenografi e costumisti italiani), all'Università, etc. Ha ideato e allestito varie mostre di costume teatrale e cinematografico, per le quali ha vinto alcuni premi. Ha studiato tinture naturali e tecniche di stampa in Gujarat, India, Marocco e Sardegna. Per maggiori info visitare www.perunteatroteatrale.com

 

Informazioni ed iscrizioni
Gianna 349.4248355
info@1virgola618.it
www.1virgola618.it




lunedì 13 aprile 2026

No alle mine antiuomo...



"Potremmo piazzare mine lungo qualsiasi confine in meno di 48 ore." [1]

I leader polacchi hanno affermato che bastano 48 ore per far tornare un’arma vietata in gran parte del mondo da decenni. Un’arma che causa morte e distruzione, e continua a colpire migliaia di persone. [2]

Vogliono riportare le mine antiuomo in Europa.

La Polonia si prepara a una produzione su larga scala, la Finlandia sta già progettando di formare le truppe a usarle, e in Germania, alcune voci della politica stanno iniziando a suggerire di togliere totalmente il divieto. [3]

Le mine restano nascoste nel terreno e continuano a uccidere anche molti anni dopo la fine di un conflitto. Le persone che invece sopravvivono subiscono amputazioni, disabilità permanenti e traumi. Le vittime possono essere bambini che camminano per andare a scuola, famiglie che viaggiano in auto, agricoltori che guidano il trattore. [4]

Ma il divieto è ancora in vigore. Germania e Svezia stanno ancora decidendo. L’Unione Europea può ancora mantenerlo valido.

È così che si evitano i disastri: facendo sentire subito le nostre voci, le voci delle persone come me e te, che parlano prima delle decisioni più difficili e prima che venga avviata una produzione su larga scala. Aggiungi la tua voce prima che questo cambiamento diventi permanente.

Ma c’è un’altra questione urgente: questa tragedia potrebbe essere finanziata anche con i nostri soldi?

L’Unione europea ha già approvato importanti fondi per la sicurezza a paesi come la Polonia. Ma non è ancora chiaro se questi fondi verranno usati per produrre mine antiuomo. [5]

Le nostre tasse non dovrebbero servire a finanziare armi che sono state vietate in gran parte del mondo.

E sappiamo che tutto questo può essere fermato. Negli anni '90, le persone in Europa hanno unito le loro voci per spingere i governi ad agire, e ci sono riuscite. E grazie alla loro mobilitazione, hanno ottenuto la Convenzione sul divieto di impiego delle mine, salvando tantissime vite umane. [6]

E la pressione pubblica può funzionare ancora oggi. In Danimarca, una proposta per revocare il divieto è stata fermata grazie al dibattito pubblico e alla pressione politica. [7]

Se saremo in tanti a farci sentire, possiamo ancora fermare questa situazione prima che ci sfugga di mano:

Pieni di speranza e pronti ad agire,

Aleksandra (Varsavia), Taïme (Barcellona), Giulio (Roma) e tutto il team di WeMove Europe


Petizione:  Estonia, Lettonia, Lituania, Finlandia, Polonia e Ucraina hanno annunciato l'intenzione di ritirarsi dal trattato di Ottawa del 1997, che vieta l'uso e la produzione di mine antiuomo, per motivi di difesa. Questa decisione, che fa seguito all'uso di tali ordigni nel conflitto russo-ucraino, minaccia gli sforzi umanitari globali per la messa al bando di queste armi che colpiscono prevalentemente civili:  https://action.wemove.eu/sign/2026-04-ban-landmines-europe-petition-IT/?t=8&utm_medium=email&utm_source=akmail-21348&utm_campaign=20260413_IT&akid=21348%2E50442%2E5uHSyP




Fonti:

[1]  https://tvpworld.com/91077168/poland-border-with-russia-could-be-mined-in-48-hours

[2] https://www.hi-us.org/en/civilian-casualties-remain-alarmingly-high-as-use-of-landmines-spreads

[3]  https://www.reuters.com/business/aerospace-defense/poland-start-producing-anti-personnel-mines-lay-along-eastern-border-2025-12-17/

  https://www.forbes.com/sites/petersuciu/2025/12/29/baltic-states-have-withdrawn-from-anti-personnel-mine-ban-convention/

[4] https://the-monitor.org/reports/landmine-monitor-2024  

[5]  https://www.consilium.europa.eu/en/press/press-releases/2026/02/11/safe-council-clears-path-for-financial-assistance-to-eight-member-states-and-concluding-the-canada-agreement/

[6] https://maginternational.org/mine-ban-convention/  

[7]  https://blogs.icrc.org/law-and-policy/2026/04/02/why-nordic-governments-must-uphold-the-global-ban-on-anti-personnel-mines/
 

domenica 12 aprile 2026

La donna come punto d’incontro di tutta l’umanità...

 

Risultati immagini per La donna nelle religioni e come punto d’incontro di tutta l’umanità

Oggi osserviamo che il cambiamento nelle relazioni fra il maschile ed il femminile può essere considerato un termometro per misurare il decorso della malattia nella specie umana. Tale malattia prese origine con l’avvento dell’era oscura, definita in India Kali Yuga. L’inizio di quest’era, che corrisponde al termine della guerra descritta nel Mahabarata, diede avvio ad un lento processo di degrado che portò la società egualitaria e sacrale, fino allora vigente in quasi tutto il mondo conosciuto, a deteriorarsi sotto l’influsso sempre più pressante del patriarcato e dell’affermazione del senso del possesso.
In Europa quello stesso periodo, definito tardo neolitico, descritto con dovizia di particolari dalla studiosa ed archeologa Marija Gimbutas si concluse con l’affermarsi del potere maschile esercitato con la violenza e con la perdita della libertà femminile (tramite l’acquisto della donna a scopo riproduttivo, guerre di razzia, perpetuazione della patrilinearità etc).
Malgrado l’avvento del patriarcato, e sino all’affermazione delle tre religioni moneteiste (giudaismo, cristianesimo ed islamismo), tutte le divinità si mostravano in aspetto femminile od in forme che evocavano tale qualità, a cominciare dalla Grande Madre, la natura stessa, sino a Madre Acqua, Madre Luna ed anche Madre Sole etc (la formula sacra più antica, il Gayatri Mantra, è dedicato a Savitri, la dea dell’energia solare).
Le donne in quanto incarnazione primigenia del potere procreativo erano pertanto degne di amore e di devozione. La paternità era “sconosciuta” (ovvero ignorata), la madre esisteva di certo e questo era un dato incontrovertibile… Come poi l’operazione procreativa accadesse era lasciato agli umori materni che venivano influenzati o sollecitati dall’amore rivolto dai maschi verso tutte le madri. Insomma il padre era un semplice elemento ispirante per promuovere la maternità, non un fattore primo ma un incidentale aiuto…
Questo sino ad un certo punto, finché non cambiarono pian piano le cose e le responsabilità nelle funzioni creatrici si rovesciarono. Ma non avvenne tutto assieme, questo andamento evolutivo dal matrismo al patriarcato prese secoli e secoli per consolidarsi. Gli studi dell’archeologa lituana Gimbutas tendevano proprio a dimostrare l’esistenza di un lunghissimo periodo di transizione fra matrismo e patriarcato. Sicuramente gli “autori” del patriarcato nacquero sulle sponde dell’Indo e del Saraswati, la civilizzazione più antica sulla faccia della terra (antecedente ai Sumeri ed agli Egiziani di migliaia di anni), in quel “paradiso terrestre” avvenne il riconoscimento del valore della paternità come fattore “portante” e di conseguenza come elemento stimolativo per una nuova religione e mitologia. Ma il processo anche qui fu lento, dovendo giustificarsi con fatti sostanziali che ne garantissero l’accettazione per mezzo di consequenzialità storica e di significati allegorici.
Avveniva così ad esempio nella mitologia induista in cui Parvati, la Dea primordiale crea da se stessa un figlio che la protegga dall’arroganza dei maschi che servivano Shiva, il suo sposo. Questo suo figlio, Ganesh, è talmente potente che è in grado di impedire l’accesso alla camera della madre a Shiva stesso (perché non aveva chiesto il permesso di avvicinarsi, notate bene questo particolare importante in cui si garantisce alla madre il diritto di scelta nel rapporto). A questo punto Shiva invia le sue truppe maschili all’attacco di Ganesh ma tutti i suoi “gana” vengono sconfitti e Shiva medesimo vien lasciato con un palmo di naso ed infine è solo con l’inganno e chiedendo aiuto all’altro dio maschile, Vishnu, definito il conservatore, che riesce a sconfiggere Ganesh… ma non fu una totale debacle…. poiché poi, per amore di Parvati, Shiva accetta di essere padre, ovvero riconosce che Ganesh è suo figlio e lo ristora alla vita, cambiandogli però testa… (ed anche qui notate le simbologie connesse…).
Questa descrizione fantastica la dice lunga sul significato della trasformazione epocale in corso 15.000 anni prima di Cristo…. Molto più tardi, ma sempre in un ambito di civiltà indoeuropea, vediamo addirittura che è il dio maschile a creare da se stesso. Ed è quanto avviene a Giove che, non aiutato dalla consorte, produce dal proprio cervello Minerva. I tempi a questo punto son già mutati, il patriarcato ormai impera sovrano, le donne sono fattrici (od etere buone solo a passare il tempo), persino l’amore, quello vero e nobile, si manifesta fra maschi (vedasi la consuetudine di tutti i maestri greci di avere ragazzini per amanti). In quel tempo la condizione femminile era alquanto scaduta ed in Europa od in Medio Oriente restavano sacche di resistenza solo qui e lì.
Ad esempio nella tradizione giudaica la trasmissione della appartenenza al “popolo eletto” avveniva (ed è ancora oggi così) per via materna, ultimo rimasuglio matristico in mezzo ad una serie di regole molto patriarcali e misogine. Tale misoginia fu assunta –in modi differenti- anche dalle altre due religioni monoteiste: il cristianesimo e l’islamismo. Nell’islamismo però, malgrado la visione della donna in chiave di sudditanza, si salvò il criterio di bellezza e nobiltà dell’amore sensuale, infatti il profeta Maometto ebbe diverse mogli e persino il suo paradiso era riempito di belle donne accoglienti. Questo almeno consentiva un naturale intercourse di rapporti fra i due sessi. Purtroppo non avvenne la stessa cosa nel cristianesimo ove prevalse, anzi peggiorò, la misoginia originaria ebraica e persino la pedofilia.
Se nell’ebraismo la divinità, sia pur vista in chiave di “dio padre”, manteneva un distacco verso le cose del mondo, essendo un dio non rappresentabile e puro spirito, nel cristianesimo per poter giustificare la divinità del “figlio” si cancellò completamente il ruolo creativo della madre. Maria concepì vergine dallo spirito santo, la sua è una prestazione completamente passiva e deriva da una scelta del dio padre di impalmarla e renderla madre. Insomma la povera Maria è equiparabile ad una “prostituta” spirituale. Da questa visione deriva anche la ragione cartesiana pseudo scientifica che indica la natura come passiva, inerte e pure stupida… Insomma lo spirito maschio “infonde” la vita e la “buona” madre porta in grembo quanto le viene concesso di portare….
Capite da voi stessi che tale proiezione è ormai improponibile ed obsoleta, sia pur che la maggioranza degli uomini ancora vi si crogiola, illudendosi con favole religiose ed ideologiche della “superiorità” maschile, della “superiorità” dell’intelligenza speculativa scientifica, della “superiorità” del potere e della forza. Così non si fanno passi avanti nell’evoluzione della specie. E’ ovvio che entrambi questi aspetti, matrismo e patriarcato, hanno avuto una loro funzione storica per lo sviluppo delle “qualità” della specie umana. Ora è giunto il tempo di comprenderne la totale complementarietà e comune appartenenza, ma non per andare verso una specie unisex, bensì per riconoscere pari valore e significato ad entrambi gli aspetti e funzioni…. in una fusione simbiotica.
Paolo D’Arpini - Rete Bioregionale Italiana 
Risultati immagini per La donna nelle religioni paolo d'arpini

"L'ecologia profonda. Lineamenti per una nuova visione del mondo" Un libro di Guido Dalla Casa...



Sinossi:


Vengono distinti due tipi di ecologia: - una “ecologia di superficie” che recepisce le idee correnti in materia, cioè la necessità di evitare gli inquinamenti e salvare le specie animali e vegetali, in quanto utili all’uomo; - una “ecologia profonda” che intacca il concetto di progresso e le idee-guida della civiltà industriale, che hanno portato all’attuale modo di vivere e quindi al dramma ecologico. Solo con il passaggio a una filosofia compatibile con il secondo tipo di ecologia, spesso presente nelle culture tradizionali, si possono ottenere risultati a lunga scadenza. 


Nel quadro di pensiero dell’ecologia profonda, vengono accennate alcune questioni filosofiche di fondo, come il libero arbitrio, l’evoluzione, la posizione della nostra specie in Natura, la fine delle certezze. Come azione concreta, viene proposta la diffusione dell’ecologia profonda, nella speranza che il mutamento di pensiero sia così rapido da evitare fenomeni gravi e traumatici per tutta la Terra.


Sull'autore:
 
Guido Dalla Casa (Bologna, 1936), Ingegnere Elettrotecnico, è docente presso la Scuola Superiore di Filosofia Orientale e Comparativa di Rimini, corso di Ecologia Interculturale. Tra le sue pubblicazioni: L’ultima scimmia, Torino 1975; Ecologia Profonda, Torino 1996; Inversione di rotta, Roma 2008; Guida alla sopravvivenza, Bologna 2010; Ambiente: Codice Rosso, Roma 2011.