sabato 23 maggio 2026

La Centrale Naturale collabora con la Rete Bioregionale Italiana...



La Centrale Naturale offre gratuitamente uno spazio di condivisione per chi vuole portare valore agli altri. Benvenuti su “lacentralenaturale – consapevolezza senza pretese”! 

Lo scopo di questo canale YouTube è sensibilizzare le persone verso la natura, la spiritualità e la crescita interiore. Per farlo abbiamo iniziato a coinvolgere persone con competenze, esperienze e visioni interessanti da condividere gratuitamente con tutti. 

Questo progetto nasce senza pretese, senza fini di lucro e senza monetizzazione: lo facciamo per passione, per gioco e come stimolo a una crescita personale e collettiva. Siamo aperti a collaborazioni con chi desidera farsi conoscere e ha qualcosa di autentico da condividere: progetti, storie di vita, riflessioni, video interessanti o divertenti, esperienze legate alla natura, alla consapevolezza e al benessere. 

Crediamo che un mondo migliore possa nascere dal lavoro che ciascuno intraprende su sé stesso. La foresta parla su questa bella Terra e, nonostante le brutture e le nefandezze create dall’essere umano, la magia della natura, la sua sinfonia, unite al nostro coraggio e alla nostra energia, possono renderci partecipi del qui e ora. 

Un saluto a tutti, chiedo solo -se vi piace l'iniziativa- di iscrivervi per darci la possibilità di crescere ed arrivare a più persone.  Grazie!

Sergio Orlando  -  Curatore del  canale 




Commentino di Paolo D'Arpini:

Grazie alla sensibilità e gentilezza di Sergio Orlando anche noi della Rete Bioregionale Italiana abbiamo potuto avere una visibilità completamente gratuita  su youtube. Infatti Sergio con grande spirito di collaborazione e dedizione alla causa ha già divulgato diversi video e audio sui temi a noi cari: bioregionalismo, ecologia profonda e spiritualità laica. 
L'ultimo video/intervista, girato il 21 maggio 2026, è visibile qui: 

"Tutto è nell’eterno “presente”, nel qui ed ora":    https://www.youtube.com/watch?v=Rl1cq7JfVSA


P.S. - Errata Corrige: Nella mia confusione mentale nel video ho sbagliato a segnalare la data dell'Incontro Collettivo Bioregionale del solstizio estivo, che si tiene il 20 giugno 2026 a Moje di Treia (non il 21 come erroneamente annunciato nel video)  

venerdì 22 maggio 2026

Crescita della "coscienza"...

 


Sovente, dalla nascita alla morte, restiamo in una gabbia, spinti da tendenze innate ancestrali che ci riportano a battere percorsi ripetitivi. Come vien detto in vari ambienti spiritualisti: la società umana continua a ripetere gli stessi errori sperando che "stavolta" il risultato cambi...! Così continua a succedere per la guerra, la rapina, l'ingiustizia, ecc. ed uscire da questo meccanismo  sembra quasi impossibile. Ma pian piano l’uomo si sta riconoscendo sempre più abitante della Terra, insieme a tutti gli altri esseri viventi, e quindi  non separato dal contesto vitale in cui tutti siamo compartecipi, indipendentemente dall'appartenenza ad una specie, religione od ideologia. 

La tendenza a soddisfare i nostri bisogni o desideri di possesso, che vanno a scapito di altri esseri, si ritorce sempre contro l'insieme dei viventi, rapinatori compresi. Perciò questa condizione di “universalità” va compresa attraverso una crescita della coscienza, di una vera spiritualità naturale e laica, che conduca la libertà personale dell’uomo alla consapevolezza di appartenere ad un unico complesso vitale... 

Di per sé, le forze della natura non sono né buone né cattive: diventano buone o cattive a seconda dell’uso che se ne fa. E lo stesso vale per gli "spiriti" (o qualità) dei cinque elementi. Tutte le entità che compongono la terra, l’acqua, l’aria, il fuoco e lo spazio, non sono né buone né cattive; accettano di mettersi al servizio secondo le loro caratteristiche. Gli "spiriti" della natura eseguono il compito loro affidato, esprimono le loro capacità.

Ecco perché succede che tanti maghi o scienziati li utilizzano per imprese egoistiche, causando morte e distruzione. Non si può rimproverare a quegli "spiriti" una volontà negativa perché sono fatti così, seguono le loro leggi elementali. Sta dunque agli esseri viventi mostrarsi vigili e imparare a impiegarli unicamente in un lavoro "divino". Questo è il pensiero di tanti saggi che operano per il bene collettivo!

Paolo D'Arpini - Rete Bioregionale Italiana



Articolo collegato: https://www.senzafine.info/2024/05/levoluzione-e-senza-tempo-di-paolo.html

giovedì 21 maggio 2026

"Biocentrismo" di Robert Lanza (e vita oltre la vita...)

 

Ecco che cosa c’è dopo la morte. La teoria di un famosissimo scienziato prova a spiegare come la vita dopo la Morte va avanti per sempre. Tramite la nostra coscienza.

Risultati immagini per How Life and Consciousness Are the Keys to Understanding the Nature of the Universe”

Vi è un libro dal titolo abbastanza complesso: "Biocentrism: How Life and Consciousness Are the Keys to Understanding the Nature of the Universe" che sta avendo un notevole successo su Internet. Il concetto di fondo prova a spiegare come la vita non finisce quando il nostro corpo muore, ma invece può andare avanti per sempre. Tramite la nostra coscienza. L’autore di questa pubblicazione, il dottor Robert Lanza, è stato votato come il terzo miglior scienziato in vita dal New York Times, stando a quanto riportato su Spirit Science and Metaphysics. Lanza, esperto in medicina rigenerativa e direttore del Advanced Cell Technology Company negli Stati Uniti, è anche conosciuto per la sua approfondita ricerca sulle cellule staminali e per l’aver clonato diverse specie di animali in via d’estinzione. Ma da un po’ di tempo ha deciso di dedicarsi anche alla fisica, meccanica quantistica e astrofisica. Questa miscela esplosiva di conoscenze ha dato vita ad una sua nuova teoria, quella del biocentrismo.

Essa insegna che la vita e la coscienza sono fondamentali per l’universo e praticamente è la coscienza stessa che crea l’universo materiale in cui viviamo e non il contrario. Prendendo la struttura dell’universo, le sue leggi, forze e costanti, queste sembrano essere ottimizzate per la vita, il che implica che l’intelligenza esisteva prima alla materia. Lanza sostiene inoltre che spazio e tempo non siano oggetti o cose, ma piuttosto strumenti della nostra comprensione: “portiamo lo spazio e il tempo in giro con noi, come le tartarughe con i propri gusci”. Nel senso che quando il guscio si stacca (spazio e tempo), noi esistiamo ancora. La teoria implica che la morte della coscienza semplicemente non esista. Esiste solo sotto forma di pensiero, perché le persone si identificano con il loro corpo credendo che questo prima o poi morirà e che la coscienza a sua volta scomparirà.


Se il corpo genera coscienza, allora questa muore quando il corpo muore, ma se invece il corpo la riceve nello stesso modo in cui un decoder riceve dei segnali satellitari, allora questo vuol dire non finirà con la morte fisica. In realtà, la coscienza esiste al di fuori dei vincoli di tempo e spazio. È in grado di essere ovunque: nel corpo umano e fuori da esso. Lanza ritiene inoltre che universi multipli possano esistere simultaneamente. In un universo, il corpo può essere morto mentre in un altro può continuare ad esistere, assorbendo la coscienza che migra in questo universo. Ciò significa che una persona morta, durante il viaggio attraverso un tunnel non finisce all’inferno o in paradiso, ma in un mondo simile, a lui o a lei, una volta abitato, ma questa volta vivo. 


E così via, all’infinito. Senza ricorrere a ideologie religiose lo scienziato cerca quindi di spiegare la coscienza quantistica con esperienze precedenti alla morte, proiezione astrale, esperienze fuori del corpo e anche reincarnazione. Secondo la sua teoria, l’energia della coscienza a un certo punto viene riciclata in un corpo diverso e nel frattempo esiste al di fuori del corpo fisico ad un altro livello di realtà e forse, anche, in un altro universo.

(Segnalato da Gigliola Rosciani)




mercoledì 20 maggio 2026

"Sul fondo del barile" di Lorenzo Merlo

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Il libro, che offre spunti e a volte chiede attenzione, narra lo sfascio delle ideologie della destra e della sinistra, passa dalla genesi del populismo, scorre i limiti del materialismo e quelli di un'umanità ridotta a economia, non tralascia l'egemonia occulta dei poteri finanziari, critica la scienza meccanicistica, osserva l'avvento del sincretismo tra tradizioni sapienziali e nuova scienza, propone una modalità spirituale per sfruttare la crisi totalizzante: identifica la prospettiva attraverso la quale l'uomo del prossimo paradigma vivrà il mondo. Sul fondo del barile, tra le macerie che tengono in piedi pericolanti facciate del passato, c'è la nuce dell'uomo circolare. Sul fondo del barile ha tre lettori: chi trova conforto alle proprie posizioni. Chi è in cerca del significato di apertura. Chi cerca come svincolarsi dalle proprie chiusure. 

"Sul fondo del barile – Crisi sociale e recupero del sé"  É dedicato alla possibilità energetica che molti di noi non sentono neppure più, in quanto sepolta sotto le macerie di idee materialiste, mortificata dal credo nel denaro e nella tecnologia, stuprata da una concezione dell’uomo ridotto a economia, profanata da una politica mai capace di valorizzare ciò che il razionalismo non è in grado di riconoscere come realtà.

L’amore come espressione del muoversi attraverso il sentire e il sé quale centro, in sostituzione dell’io mondano, sono i fili che legano le pagine del libro di Lorenzo Merlo.


Commento di Caterina Regazzi:
“...ma il bene e il male sono sempre presenti contemporaneamente in una società.... ma in una società ideale come sarebbe? Esisterà mai una società ideale?”
Mia rispostina: “Il bene ed il male sono l'alternarsi di ciò che ci piace e ciò che non ci piace. Il bene ed il male assoluto non esistono. Anche il più cattivo degli uomini che compie azioni nefande lo fa per amore di sé... Infatti più l'amore di sé è ristretto alla propria persona, al proprio corpo, e più è male per gli altri. Se aumenta e cresce il senso dell'appartenenza e dell'identità, ampliandolo poco a poco alla propria famiglia, alla comunità, alla patria, alla terra, al mondo intero ed a tutto l'esistente allora infine prevale il bene comune. Ma questo è un processo personale altalenante che continua a manifestarsi, perché sempre nuove creature vengono in essere...“ (Paolo D'Arpini)




Come l’Uno diventa i “molti”…

 

Speculare sulla creazione del mondo, dall’Uno ai molti, è un argomento di poca importanza per i conoscitori della Verità…

I saggi  non dualisti, che non considerano separati o diversi l’osservatore l’osservato e l’osservazione,  o in altre parole l’Io individuale il mondo e Dio, assai difficilmente perdono tempo a descrivere il  dispiegamento della creazione nello spazio tempo. Per tali saggi tutto è nell’eterno  “presente”,   nel qui ed ora, e l’illusione di una evolversi dal passato verso il futuro è considerata una semplice allucinazione, una immagine mentale che non merita particolare spiegazione.  “Conoscenza aggiunta” è definita la conoscenza del processo manifestativo, una sorta di favola aneddotica che non ha alcun valore dal punto di vista della Verità ultima.

Eppure, per effetto di un parlato dialogativo, in cui vengono esaminati anche aspetti “banali” della conoscenza, talvolta è accaduto che persino saggi della mole di Ramana Maharshi o Nisargadatta Maharaj “perdessero tempo” a descrivere il processo formativo dell’esistenza e del mondo manifesto.  Nel tempo più vicino a noi, quando era  ancora in vita Nisargadatta, cioè sino al 1981, esistevano già i magnetofoni a nastro e perciò la trascrizione dei dialoghi informali o formali era di facile raccolta e riepilogo,  in essi il saggio, rispondendo  alle domande di alcuni ricercatori, spiegava i modi manifestativi della coscienza/energia  come suoi aspetti  dispiegatisi  nelle varie forme… Le sue parole venivano registrate in nastri e poi traslitterate, un lavoro paziente ma con una base solida di riferimento.

Al tempo di Ramana Maharshi, che lasciò il corpo nel 1950, invece non era possibile usare attrezzature tecniche, tutti i suoi detti erano trascritti da devoti che assistevano ai suoi discorsi, comunque tali trascrizioni sono affidabili poiché veniva sempre chiesta conferma al saggio  prima della stampa definitiva. In questo contesto dobbiamo essere particolarmente riconoscenti al devoto Telgu di nascita (originario dell’Andra Pradesh), Sri Munagala S. Venkataramiah, che nell’arco di 5 anni (1935-1939) raccolse parecchi detti  di Ramana Maharshi  pronunciati durante vari incontri tenuti nell’Ashram di Tiruvannamalai.

In particolare, ai fini di una comprensione empirica del processo manifestativo,  ho rilevato una spiegazione tenuta il 7 gennaio del 1937 (Talks) che è particolarmente significativa, essa è riferita alla strofa n. 6 dell’Arunachala Ashtaka. In questa strofa  si analizza il piccolo punto = ego; il piccolo punto composto da tenebre = l’ego che consiste di tendenze latenti; l’osservatore o soggetto o ego che sorge espande se stesso nella forma di ciò che è visto,  l’oggetto e  l’organo interno di percezione. La luce riflessa operante nella mente deve essere soffusa affinché tale ego possa sorgere. In pieno giorno una corda non può essere scambiata per un serpente. La corda stessa non può nemmeno essere vista se c’è tenebra fitta così ché  non c’è possibilità di scambiarla per un serpente. Solo in una luce  debole o soffusa può  accadere l’errore di scambiare una corda per un serpente.

La stessa cosa avviene per il Puro e Radiante Essere che emerge come “Io sono”, ciò è possibile solo in una luce circonfusa da tenebra. Questa tenebra è altrimenti conosciuta come  l’Ignoranza Primitiva (ovvero il Peccato Originale).  La luce che traspare attraverso questa ignoranza è chiamata “Luce Riflessa”. Tale  Luce Riflessa è conosciuta come Ishwara o Dio. Infatti è noto che la manifestazione di Ishwara avviene attraverso Maya (il suo potere di Illusione).  L’altro nome in cui tale Potere è chiamato è “Pura Mente”,  o qualità Satva, ciò implica che ci sia anche una “mente impura” e questa è rappresentata dall’ego, che  è  un passo successivo nella riflessione della Luce della Consapevolezza Suprema attraverso la qualità Rajas, od attiva,  della mente.

Infine sorge l’aspetto esteriore o materiale della manifestazione, attraverso la qualità Tamas, o inerzia, che  si manifesta in forma degli organi interni di percezione e dei loro oggetti esterni.

Dal punto di vista fisiologico può dirsi che questo processo di esternalizzazione procede attraverso il cervello. I diversi stati di veglia, sogno e sonno profondo hanno quindi origine da quella ignoranza “di Sé”, con la mente che si rivolge all’esterno (attraverso il processo proiettivo dell’apparato mentale) sperimentando la condizione di veglia e sogno e ritirandosi nel sonno profondo in  stato di latenza. Tutti questi ovviamente sono solo “fenomeni” che  appaiono attraverso la Luce Riflessa sul Substrato dell’Esistenza e Consapevolezza  Assoluta dell’auto-luminoso Sé.

Quindi il mondo non può essere “indipendente” dalla sua Sorgente, ed è così che l’Unico Essere diventa molti. Il Potere che manifesta questo Gioco dell’Esistenza è davvero grande! E la realizzazione della propria Natura è lo scopo gioioso della vita.

Paolo D’Arpini - Rete Bioregionale Italiana



lunedì 18 maggio 2026

Treia, 20 giugno 2026 - Celebrazione del Solstizio Estivo (San Giovanni) e Collettivo Bioregionale Ecologista...


Treia vista da  Contrada Moje 

Con l'intento di rilanciare la campagna per l'Agricoltura Contadina, il Circolo di Promozione Sociale Auser Treia, in collaborazione con la Rete Bioregionale Italiana, organizzano la Celebrazione del Solstizio Estivo ed il Collettivo Bioregionale Ecologista, che si svolge durante la giornata del 20 giugno 2026 in Contrada Moje di Treia.

Il tema della manifestazione  è quello  di incentivare l'agricoltura biologica per il mantenimento della biodiversità nell’habitat e la produzione di cibo idoneo per una dieta bioregionale.  

La manifestazione prevede la visita di un piccolo orto, la  presentazione di libri sulla cultura bioregionale, un giro di condivisione su esperienze contadine e degustazione di specialità  stagionali da ognuno portate e termina con danze sull'aia. Per informazioni sugli orari:  0733/216293 - 348.7255715

Durante l'evento sarà  presentata la brochure "Quaderni di vita bioregionale" con vari articoli sui temi trattati.  Chi volesse contribuire con uno scritto  invii il materiale entro il 7 giugno 2026 a: bioregionalismo.treia@gmail.com - auser.treia@gmail.com


Come arrivare a Contrada Moje:  Da Treia imboccare la Strada Provinciale 128, all'altezza dell'Isola Ecologica prendere per Contrada Santa Maria in Paterno, dopo 300 mt. circa girare a destra in Contrada Moje.

Rete Bioregionale Italiana



Video collegato: 

Tutto è nell’eterno “presente”, nel qui ed ora - Paolo D'Arpini: https://www.youtube.com/watch?v=Rl1cq7JfVSA

Errata Corrige: Nella mia confusione mentale nel video ho sbagliato a segnalare la data della celebrazione, che si tiene il 20 giugno 2026 a Schito di Treia (non il 21 come erroneamente annunciato nel video) 






domenica 17 maggio 2026

Il tempo può avere un centro...?

 


L’immacolata concezione riguarda tutti e tutto. È a causa sua che il mondo che esiste è del tutto confinato entro la descrizione di ognuno. Oltre che tutto e tutti, coinvolge anche organismi aggregati in gruppi piccoli e grandi, familiari, amicali, tribali, sociali, morali, etici, educativi, politici, culturali, geografici, storici. Ognuno di questi ha a che fare con la realtà che concepisce, ovvero con le idee che in essi avvengono.

 

Ogni narrazione di realtà corrisponde sostanzialmente ad ogni romanzo. Tutti composti con un solo alfabeto, con medesime parole e identica sintassi, secondo una sequenza di affermazioni che forniscono semantiche differenti.  Vale a dire che, con pochi segni convenzionali ed autoreferenziali, riteniamo di poter descrivere il mondo, per lo più con la determinazione tratta dalla certezza che esso sia effettivamente così come crediamo di vederlo.

 

È però un epilogo, non di rado tragico, che analiticamente parlando – ovvero scomponendo il tutto in tessere da ricombinare secondo il nostro interesse, discorso o romanzo – origina dall’egocentrismo. Uno stato dal carattere del sortilegio che come un involucro ci contiene. Il quale perciò, a sua volta, non è che un generatore immacolato di concezioni del mondo.

 

Secondo questa narrazione il romanzo configura la pari verità di ogni affermazione. A chi può riconoscere tale banale conclusione – in senso dualistico di segno opposto a quella consuetudinaria – è riservata la consapevolezza dell’inconsistenza delle narrazioni che pretendono di essere superiori ad altre. Consapevolezza che porta dritto ad apprezzare il romanzo narrato da Marshall McLuhan, da Paul Watzlawick, da Heinz von Foerster, da Gregory Bateson, da Ernst von Glasersfeld, da Ludwing Wittgenstein, da Franco Fortini, da Kurt Gödel e certamente da altri, nel quale osservato e osservatore non sono due parti ma un solo organismo.

 

Se organizzativamente e amministrativamente parlando prediligere l’equipollenza delle affermazione – oltre che essere una posizione in conflitto con sé stessa – corrisponde a togliere la tessera più in basso del castello di carta sul quale abbiamo impiantato e coltivato le nostre convinzioni gerarchiche, da un punto di vista non tecnico, ma umanistico, aprirebbe l’accesso a vallate culturali di prosperità esistenziale. 

 

La concezione della narrazione dell’osservato che, necessariamente, contiene quella dell’osservatore – sebbene sia implicitamente una radicale critica dello scientismo, quindi dell’evidenziazione della scienza come null’altro che una autoreferenziale idea di sé e del mondo – positivisticamente parlando, da sola basterebbe ad inseminare ragione e sentimento per dare il via ad una cultura non più inconsapevolmente antropocentrica ed egocentrica, quindi ad una armonica relazione con se stessi e con il mondo.

 

“Basterebbe”, ma non è – finora? – bastato. Contro la sua affermazione gioca un’altra inconsapevolezza. Quella imposta dalla concezione meccanicista ed oggettiva del mondo. Pezzi e non organismi, realtà fuori da noi e non dentro noi. 

 

Sulla via che ci allontana dalle maceriche lande bruciate dall’impero dell’egocentrismo – genitore di ogni avidità e conflitto – e che ci avvicina al valico oltre il quale si apre la fiorita vallata della bellezza si incontra la dissetante fonte filosofica della fisica quantistica. Una specie di profondo conforto e rivelazione della magia di tutte le narrazioni. Essa, infatti, ci mostra in che termini avviene la realtà. Come una sorta di setaccio, infatti, filtriamo dall’iperuranio – residenza di tutte le parole, gli alfabeti e idee – giusto il necessario all’alimentazione della nostra biografia. Un momento inavvertito dalla coscienza, nel quale avviene (Heidegger) la realtà. Un composto organico pregno di sentimento, emozione, esigenza. Pregno perciò di noi stessi e dello spirito del tempo indispensabile ossigeno del nostro mondo. 

Quando Ilya Prigogine, David Bohm, Kurt Heisemberg, Niels Bohr ci parlano di multi-universo, di teoria unificata, di teoria delle stringhe di mente e materia come un’unica entità ci stanno chiamando dal fondo della vallata. “Siamo qui. Siamo qui”, ci gridano sventolando fazzoletti per richiamare la nostra attenzione. Chi arriva in sella al valico li sente e li vede, scorgendo vicino a loro, silenti e pazienti i totem della conoscenza delle Tradizioni sapienziali di tutto il mondo, da sempre residenti tra quei pascoli, quei ruscelli e quelle foreste.


Lorenzo Merlo