lunedì 18 maggio 2026

Treia, 21 giugno 2026 - Celebrazione del Solstizio Estivo (San Giovanni) e Collettivo Bioregionale Ecologista...

 

Treia vista da  Contrada Moje 

Con l'intento di rilanciare la Campagna per l'Agricoltura Contadina, il Circolo di Promozione Sociale Auser Treia, in collaborazione con la Rete Bioregionale Italiana, organizzano a Treia (in provincia di Macerata) la Celebrazione del Solstizio Estivo (San Giovanni) ed il Collettivo Bioregionale Ecologista del 21 giugno 2026.

Lo scopo della manifestazione  è quello  di incentivare la lavorazione biologica ed estensiva dei piccoli appezzamenti, con sistemi naturali, quella che è stata definita da sempre “economia spicciola della realtà contadina”.

L’agricoltura contadina è l’unica che può garantire il mantenimento della biodiversità nell’habitat e la produzione di cibo idoneo ad una  dieta integrata e salutare.  La manifestazione prevede la presentazione di libri in sintonia ed un giro di condivisione su esperienze contadine e degustazione di specialità  stagionali da ognuno portate e termina con danze sull'aia.

Durante l'evento sarà anche presentata la brochure "Quaderni di vita bioregionale" con vari articoli sui temi trattati.  Chi volesse contribuire con un articolo o con poesie è pregato di inviare il materiale a: bioregionalismo.treia@gmail.com - auser.treia@gmail.com

Grazie per l'attenzione ed a presto rivederci!

Rete Bioregionale Italiana






domenica 17 maggio 2026

Il tempo può avere un centro...?

 


L’immacolata concezione riguarda tutti e tutto. È a causa sua che il mondo che esiste è del tutto confinato entro la descrizione di ognuno. Oltre che tutto e tutti, coinvolge anche organismi aggregati in gruppi piccoli e grandi, familiari, amicali, tribali, sociali, morali, etici, educativi, politici, culturali, geografici, storici. Ognuno di questi ha a che fare con la realtà che concepisce, ovvero con le idee che in essi avvengono.

 

Ogni narrazione di realtà corrisponde sostanzialmente ad ogni romanzo. Tutti composti con un solo alfabeto, con medesime parole e identica sintassi, secondo una sequenza di affermazioni che forniscono semantiche differenti.  Vale a dire che, con pochi segni convenzionali ed autoreferenziali, riteniamo di poter descrivere il mondo, per lo più con la determinazione tratta dalla certezza che esso sia effettivamente così come crediamo di vederlo.

 

È però un epilogo, non di rado tragico, che analiticamente parlando – ovvero scomponendo il tutto in tessere da ricombinare secondo il nostro interesse, discorso o romanzo – origina dall’egocentrismo. Uno stato dal carattere del sortilegio che come un involucro ci contiene. Il quale perciò, a sua volta, non è che un generatore immacolato di concezioni del mondo.

 

Secondo questa narrazione il romanzo configura la pari verità di ogni affermazione. A chi può riconoscere tale banale conclusione – in senso dualistico di segno opposto a quella consuetudinaria – è riservata la consapevolezza dell’inconsistenza delle narrazioni che pretendono di essere superiori ad altre. Consapevolezza che porta dritto ad apprezzare il romanzo narrato da Marshall McLuhan, da Paul Watzlawick, da Heinz von Foerster, da Gregory Bateson, da Ernst von Glasersfeld, da Ludwing Wittgenstein, da Franco Fortini, da Kurt Gödel e certamente da altri, nel quale osservato e osservatore non sono due parti ma un solo organismo.

 

Se organizzativamente e amministrativamente parlando prediligere l’equipollenza delle affermazione – oltre che essere una posizione in conflitto con sé stessa – corrisponde a togliere la tessera più in basso del castello di carta sul quale abbiamo impiantato e coltivato le nostre convinzioni gerarchiche, da un punto di vista non tecnico, ma umanistico, aprirebbe l’accesso a vallate culturali di prosperità esistenziale. 

 

La concezione della narrazione dell’osservato che, necessariamente, contiene quella dell’osservatore – sebbene sia implicitamente una radicale critica dello scientismo, quindi dell’evidenziazione della scienza come null’altro che una autoreferenziale idea di sé e del mondo – positivisticamente parlando, da sola basterebbe ad inseminare ragione e sentimento per dare il via ad una cultura non più inconsapevolmente antropocentrica ed egocentrica, quindi ad una armonica relazione con se stessi e con il mondo.

 

“Basterebbe”, ma non è – finora? – bastato. Contro la sua affermazione gioca un’altra inconsapevolezza. Quella imposta dalla concezione meccanicista ed oggettiva del mondo. Pezzi e non organismi, realtà fuori da noi e non dentro noi. 

 

Sulla via che ci allontana dalle maceriche lande bruciate dall’impero dell’egocentrismo – genitore di ogni avidità e conflitto – e che ci avvicina al valico oltre il quale si apre la fiorita vallata della bellezza si incontra la dissetante fonte filosofica della fisica quantistica. Una specie di profondo conforto e rivelazione della magia di tutte le narrazioni. Essa, infatti, ci mostra in che termini avviene la realtà. Come una sorta di setaccio, infatti, filtriamo dall’iperuranio – residenza di tutte le parole, gli alfabeti e idee – giusto il necessario all’alimentazione della nostra biografia. Un momento inavvertito dalla coscienza, nel quale avviene (Heidegger) la realtà. Un composto organico pregno di sentimento, emozione, esigenza. Pregno perciò di noi stessi e dello spirito del tempo indispensabile ossigeno del nostro mondo. 

Quando Ilya Prigogine, David Bohm, Kurt Heisemberg, Niels Bohr ci parlano di multi-universo, di teoria unificata, di teoria delle stringhe di mente e materia come un’unica entità ci stanno chiamando dal fondo della vallata. “Siamo qui. Siamo qui”, ci gridano sventolando fazzoletti per richiamare la nostra attenzione. Chi arriva in sella al valico li sente e li vede, scorgendo vicino a loro, silenti e pazienti i totem della conoscenza delle Tradizioni sapienziali di tutto il mondo, da sempre residenti tra quei pascoli, quei ruscelli e quelle foreste.


Lorenzo Merlo




sabato 16 maggio 2026

"Dialoghi con l'infinito"...

 

Risultati immagini per fluire con la vita

Fluire con la vita non significa essere indifferenti a quello che ci accade, ma apprezzare in pieno la gioia che il momento ci offre e accettare anche il dolore, consapevoli che nessuno dei due durerà per sempre. Fluire con la vita implica vivere accettando i cambiamenti e quindi comporta totale accettazione del volere di una forza superiore al nostro personale e limitato libero arbitrio, che si dibatte tra mille preferenze. Fluire come l’acqua di un fiume in piena vuol dire lasciarsi andare, accettando senza resistenze il disegno divino, senza mai permettere alla mente di restare coinvolta nel passato o nelle proiezioni di speranze che vorremmo vedere concretizzate nel futuro.

Questo saggio atteggiamento verso la vita consente anche di non rendere l’amore un business, una transazione commerciale in cui si cerca solo di esaminare i nostri vantaggi o quanto una determinata relazione possa ridurre le nostre insicurezze o le paure della solitudine.

Imparando a fluire con la vita anche l’amore diviene un movimento spontaneo, senza la ricerca spasmodica di attrarre l’attenzione degli altri per sentirsi sicuri o per ricavarne dei profitti.

Attraverso una profonda analisi introspettiva sorge la totale accettazione che eventi e azioni sono la manifestazione dell’Energia Divina e che non è mai esistita un’entità individuale chiamata Paolo  e tanto meno un’azione individuale. Realizzando questo, si getta la maschera e si rimane nudi come un neonato, ma del neonato si acquisisce anche l’impersonale spontaneità e il relativo non coinvolgimento.

La causa di questo è data dalle relazioni basate sullo spiccato senso di libero arbitrio e individualità, quindi, analizzare a fondo il reale significato dell’immanenza dell’Energia Divina − e che non esiste altro che questa Energia Universale a permeare ogni atomo − è l’unico passo da compiere consapevolmente, ma anche il più laborioso, dato che i condizionamenti della società odierna si basano proprio sull’illusione di questo ‘io’ personale e individualista, ovvero l’ego o la personalità individuale.

La totale accettazione che ogni azione è un avvenimento divino, e non qualcosa compiuto da qualcuno, è alla base della rinascita della pace. Affinché la pace che permea l’universo possa essere riscoperta, ognuno di noi ha il dovere verso se stesso di dedicarsi del tempo, per approfondire cosa ci aspettiamo dalla vita che possa appagarci veramente, dopo aver soddisfatto i bisogni basilari di cibo, vestiti e riparo. Cosa mi rende diverso dal gatto di casa? Questa domanda e la ricerca delle risposte concatenate che scatena significano volersi veramente bene.

La mente oscilla come un’altalena tra le memorie passate e le aspettative future, escludendo il momento più importante, il presente.

La mente crea il tempo e vive di aspettative e memorie. La mente è un continuo flusso di pensieri e oscilla tra ricordi, proiezioni, rancori, competizioni, speranze e giudizi; la pace prevale invece solo quando la mente tace, ma soprattutto quando smette di cercare e valutare sia i difetti degli altri sia le nostre mancanze. Sono sempre più rare le persone che pensano che tutto sia perfetto ed evitano di emettere giudizi perché consci che ogni attimo è un avvenimento sognato dalla mente divina e che nessuno degli attori di questa grande e infinita soap opera ha la possibilità di commettere errori − se non quando il Regista lo suggerisce − con lo scopo di rendere la trama della commedia più interessante. La mente vuole essere in controllo, ma essendo impossibile, questo è unicamente causa di eterne frustrazioni.

Non saper fluire con la vita, cercando d’essere sempre in controllo degli eventi e delle conseguenze d’ogni decisione, significa andare contro la natura divina stessa dell’universo e quindi crea solo stress e depressioni. Un futuro incerto che va a sommarsi alle recriminazioni di un passato che non esiste più; i sensi di colpa e l’atavico timore di cadere nel ‘peccato’ rendono l’uomo teso e infelice, mentre ogni cosa accade solo se è la volontà di Dio.

Il vero fluire con la vita comporta una parola ostica alla maggioranza− abbandono − ovvero l’accettazione totale che a muovere ogni pedina e gli eventi della vita è solo un grande disegno a incastro, proiettato e sovrimposto su Se stessa dalla Mente Cosmica, che si manifesta attraverso ognuno di noi, come in un intricatissimo puzzle in cui non esiste niente di personale o individuale.

Il film è già stato girato. Il ‘ciak’ che ha dato inizio a questa lunghissima e intricatissima soap opera prodotta dalla Mente Cosmica è scattato milioni d’anni fa. Reagire al ruolo affidato a noi attori crea solo inutili tensioni. Sintonizzarci con il suggeritore delle battute è l’unica alternativa che abbiamo. Questo equivale ad agire senza reagire.

Si arriva a sorridere della nostra folle illusione e a vivere serenamente senza alcun bisogno di psicoanalisti solo quando si comprende a fondo il gioco del grande ipnotista: Dio, la Coscienza, o come volete chiamarlo.  A quel punto non vedremo più uscire fazzoletti multicolori, colombe e conigli dal cappello a cilindro perché avremo compreso ogni trucco e potremo finalmente essere il Supremo Ipnotista stesso.

La vita è un gioco che abbiamo sognato quando eravamo consapevoli d’essere Energia Primaria e, scartando i veli dell’ipnosi, possiamo continuare a giocare non come poveri esseri umani che devono ascendere all’infinito ma piuttosto come Dio mascherato da essere umano, che ha scelto di calarsi sul palcoscenico del pianeta terra.




venerdì 15 maggio 2026

Treia. Come vivere il luogo e nel luogo... nella Comunità Ideale!


"Un colpo di luce in mezzo alla luce fondamentale... La cosiddetta oscurità è solo un concetto della mente." (Saul Arpino)


Quando abbiamo fondato  il Comitato "Treia Comunità ideale" non  c'era l'intenzione di valorizzare un modello urbanistico ma un modo di percepire la presenza umana nel luogo. Una presenza inserita nel contesto della natura, nel consesso dei viventi, in condivisione olistica e simbiotica.

Un saggio disse che  noi non possiamo essere altro che una parte integrante della manifestazione totale e del totale funzionamento ed in nessuna maniera possiamo esserne separati.

L´uomo tende a dare maggiore importanza al contesto urbano in cui egli vive  ma è nella società, con le sue esigenze e movimenti, che si fa la storia e si sancisce la caratteristica di un posto,  purtroppo  spesso dimenticando l'appartenenza al tutto, ignorando l'inscindibile co-presenza della natura e degli animali. Ma per manifestare una vera "Comunità ideale" dovremmo riscoprire le nostre radici naturali, continuando a prendere ad esempio un certo modo naturale  di vivere il luogo e nel luogo.

Lo scopo del nostro Comitato è perciò quello di vivere nel presente e pienamente nel luogo che ci ospita attuando programmi, storie, partecipazioni  nell´ambiente (sia naturale che umano), poesie, riflessioni... stabilendo  un  punto di incontro e fusione delle anime.

Nell'antico libro di saggezza cinese, I Ching,   si afferma che la perfezione è sempre presente in ogni aspetto incarnato, ognuno di noi è  una manifestazione del Tao, non serve cambiare sembianze, queste ultime non sono importanti più di un abito che indossiamo.

 Anche solo parlare di questi argomenti è già una predisposizione utile per centrare l'attenzione sulla presenza consapevole nel luogo  Ed anche questo è una parte del "gioco della Coscienza bioregionale".

Oggi tira un forte vento qui a Treia, i panni stesi svolazzano. Ancora si fa desiderare la primavera...



Paolo D'Arpini - Rete Bioregionale Italiana

giovedì 14 maggio 2026

Nucleare... che fa tanto male!

 


Giorgia Meloni ha annunciato il 13 maggio 2026 la prossima proposta di legge per un ritorno al nucleare civile in Italia.

In sé non è una novità: è parecchio tempo che si assiste a una campagna di propaganda a favore del ritorno al nucleare civile: campagna basata sulla bellezza e efficienza delle nuove centrali (più piccole e più sicure), sulle rassicurazioni riguardo allo stoccaggio delle scorie, sulla necessità di aumentare la produzione di energia.

La verità è che un serio dibattito sul tema dell’energia è assente dalla pubblica piazza. Come direbbero in coro tutti i movimenti ecologisti: businness as usual, ciò che conta è fare soldi.

Il sistema di produzione e distribuzione dell’energia è basato sul concetto che l’energia sia un bene da vendere; l’energia in sé e i metodi per produrla; la sostanziale sopravvivenza delle fonti fossili, nonostante tutti i conclamati “effetti collaterali” (CO2, malattie, inquinamento di terreni e falde acquifere ecc.), è dovuta al tremendo businness che c’è intorno alla medesima: estrazione, trasporto, trasformazione, consumo e smaltimento: tutte attività altamente lucrative e, in gran parte, nelle mani delle lobbies finaziarie. Questo circuito malefico produce ricchezza per ogni attore del medesimo. Per questo il sistema si basa su centri di produzione e su un sistema di distribuzione: che il produttore sia fossile, nucleare o perfino centrali elettriche basate su fonti rinnovabili (grandi estensioni fotovoltaiche o parchi eolici giganteschi perfino off shore) non cambia la visione: l’obiettivo è vendere. E in questa visione vediamo cascare perfino amici che si definiscono “ecologisti”.

Le cose sarebbero diverse se cominciassimo a considerare l’energia come un bene comune collegato con il bene comune più grande che abbiamo a disposizione: il pianeta. E, conseguentemente, considerare che il pianeta ha risorse limitate e che, come attestano ogni anno gli studi dell’Overshoot Day, noi ne stiamo abusando.

Se consideriamo l’energia e la sua produzione come bene comune la prima cosa da fare sarebbe curarne l’efficienza: le reti elettriche hanno un livello di dispersione variabile che può superare il 10% e che è proporzionale alla distanza percorsa. Le reti elettriche sono state utili a portare, molti anni fa, la corrente elettrica in ogni casa; sono ancora utili per portare grandi quantità a una fabbrica energivora. Ma la tecnologia attuale consente perfettamente a tutti gli edifici pubblici di essere trasformati in una casa passiva, cioè in un edificio che produce l’energia che consuma; a Bolzano, per esempio,  l’hanno fatto molti anni fa, perché altrove no?

Perché nel fare una casa passiva non si compra più energia da nessuno, finisce l’affare Il famoso criticatissimo superbonus ma molto di più la Legge sulle Comunità Energetiche sono stati tentativi di andare nella direzione del bene comune. Ma della legge sulle Comunità Energetiche non si parla e già alcune holding di profitto stanno provando a vedere se si può lucrare anche lì e stravolgere l’idea che il risparmio, la localizzazione e la condivisione siano la soluzione al problema.

Alla politica bisognerebbe chiedere di pensare, finanziare ed implementare sistemi di liberazione dell’energia dal profitto, cominciando da tutto quello che si può fare direttamente con le proprietà dello Stato. Sarebbe un investimento che, tra l’altro, comporterebbe nel giro di poco tempo un guadagno da parte delle amministrazioni locali e nazionali, così come possono testimoniare coloro che l’hanno fatto, sia nel pubblico che nel privato. Una questione pratica di buon senso.

Ma, come al solito, il tema di fondo è che dovremmo cambiare paradigma e prospettiva e mettere al centro il Bene Comune, l’Essere Umano e la sua casetta blu, velata dalle nubi.

Olivier Turquet  - olivier.turquet@gmail.com



mercoledì 13 maggio 2026

Raduno Nazionale RIVE, dal 22 al 26 luglio 2026, all’ecovillaggio Alpe Pianello, Dumenza (Va)



Nel 2026  la Rive compie 30 anni e il raduno estivo sarà un’occasione per celebrare tuttə noi, per quello che siamo statə, siamo e saremo.

Si terrà presso la comunità di Alpe Pianello, un luogo di pace e grande bellezza naturale, nei pressi del Lago Maggiore.

Festeggiamo un traguardo storico: trent'anni di cammini, relazioni e vita comunitaria. La Rive dal 1996 rappresenta il cuore pulsante della sperimentazione sociale ed ecologica in Italia: non è solo un’associazione, ma anche una RETE, una comunità che vive e cresce, insieme, intrecciando percorsi di sognatori pratici.

Il raduno 2026, che si tiene dal 22 al 26 luglio, sarà incentrato sulla pluralità delle nostre esperienze, che si intreccia per nutrire un sogno comune. Un viaggio tra le diverse caratteristiche degli ecovillaggi e comunità intenzionali, per comprenderne la poliedricità e come contribuiscono, tutte in modo differente, a spargere i semi per affrontare questo particolare momento storico, tracciando nuove rotte.

L’intento primario è far conoscere i vari Stili di Comunità: rurali, socio-politiche e spirituali, per non farci incasellare in un unico stereotipo, collegare il pratico con l’ideale per riflettere le diversità presenti in RIVE, che ne fanno la sua plurale identità!

Faremo dialogare le mani (agricoltura, arti-gianato) con il cuore (spiritualità, comunicazione e servizio) e la testa (ingegno e intelletto).

Un'occasione unica per esplorare come le radici concrete della sostenibilità (la Terra) si intrecciano con le aspirazioni ideali e spirituali (il Cielo), passando attraverso il cambiamento sociale e politico (L’albero, il Ponte), mettendo a confronto le mille sfumature che rendono ogni comunità intenzionale unica, un laboratorio irripetibile. Luoghi dove coltivare Pace, collaborazione e comprensione, per una comunità Umana che si eleva.

Comunità come Cultura, non folla e uniformità; Consapevolezza condivisa, la Sacralità della connessione; Libertà di espressione; Cura, Rispetto e inno al non giudizio; Sostenibilità e Impatto consapevole, agire oggi pensando al domani; Pace in noi, tra noi e nel mondo.

Mondi che dialogano per creare armonia globale, tempo da vivere per riscaldare il cuore e riscoprirsi in talenti, passioni, desideri e possibilità!

Guidatə dall’amore, tra concretezza e visione, in un Grande Cerchio, tra formazione, workshop, incontri e scambi, musica e gioco, alla scoperta dell’esperienza che ci risuona maggiormente!

Gabriella Oliva - co-presidentessa Rive

newsletter@ecovillaggi.it


martedì 12 maggio 2026

Veneto bioregionale. Festa del 17 maggio 2026 al Parco Hayez Cipressina Po...

 


1 ecco i due video di sabato 9.5,26  del 9° incontro Da dove veniamo, dove stiamo andando?   organizzato da Ecoistituto del Veneto Alex Langer, ABC, Ambiente Bene Comune e Banca del Tempo-Danza delle Ore

 "Pittura mondiale dal 1950 ad oggi  con Franca Caltarossa, ricercatrice e divulgatrice nei temi dell'Arte pittorica (e non solo) al femminile.

 conduce Michele Boato      https://youtu.be/y6-SPJRkWqA

 "Cinema dalle origini ad oggi"  con Carlo Montanaro, uno tra i principali esperti di cinema, dirige l'Archivio e la Fabbrica del Vedere.


2. INVITO alla FESTA di ABC di DOMENICA 17maggio 2026 alla CIPRESSINA - Parco Hayez 

Dalle 11 del mattino, a stufo. 
Pic Nic sul prato - porta e condividi . . se vuoi, 
Si arriva con la Bici, anzi cò A Bi Ci ! 
Stare sul prato chiacchierare, etc, moooolto easy, poi:
h.15,  2 laboratori:
- Costruzione strumenti musicali col maestro Omero, 
- Costruzione aquiloni per la pace, Tutto con materiale ri-ciclato,
Poi talk di chi vuole, con Michele Boato per sostenere la sua candidatura di presidente alla municipalità di Mestre Carpenedo...
Spargi la voce!  Vi aspettiamo,   Christian Giuman


P.S. 

Ciaooooo, BIG DAY OUT
Domenica 17 Maggio 2026, Parchetto Hayez _ Cipressina, Cipre [!] 
Pic Nic - porta e condividi... se vuoi, 
Si arriva con la Bici, anzi cò ABC! 
A partire dalle 11.00 del mattino, a stufo. 
Teli, cibo, stare sul prato chiacchierare, etc etc, moooolto easy, poi:
2 laboratori,
H15.00 circa, Costruzione strumenti musicali col maestro Omero, 
Contemporaneamente o post, Costruzione aquiloni per la pace, 
Tutto con materiale ri-ciclato.
Poi talk di chi vuole, Michele Boato in primis, per sostenere la sua candidatura di presidente alla municipalità di Mestre Carpenedo... spargi la voce!
Vi aspettiamo!