martedì 29 settembre 2026

Piccole Cose Belle da Coltivare Insieme a San Severino Marche (Mc)

 

Coltivare relazioni, riscoprire il benessere immersi nella natura e sperimentare con l’arte e la narrazione. È questo lo spirito di Piccole Cose Belle, l’azione pilota di welfare territoriale che nasce nell’Alto Maceratese, ideata dalla Fondazione Design Terrae insieme a Look UP APS, ASBI Marche e Social Farm Accademy.
Tutti gli incontri e i laboratori si terranno tra ottobre e gennaio nella cornice di Jeppe - Social Country House (Strada Vicinale della Maestà 137, San Severino Marche), uno spazio aperto e pensato per far crescere connessioni umane, sperimentazione ed esperienze condivise.
Tutte le attività in programma sono completamente gratuite e aperte a tutti, ma per partecipare è richiesta la prenotazione.

🌱 𝗢𝗿𝘁𝗼 𝗗𝗶𝗱𝗮𝘁𝘁𝗶𝗰𝗼 𝗱𝗶 𝗖𝗼𝗺𝘂𝗻𝗶𝘁𝗮̀ Un percorso per imparare a prendersi cura del territorio, rigenerare il suolo ed esplorare l'agroforestazione e la floricoltura.

👉🏼 4 Ottobre 2026 (ore 10:00): Presentazione delle attività e pranzo condiviso
👉🏼 7-8 Novembre: Lettura del paesaggio e progettazione
👉🏼 21-22 Novembre: Orto, agroforestazione e rigenerazione del suolo
👉🏼 5-6 Dicembre: Floricoltura, giardini e api
👉🏼 10 Gennaio: Evento di chiusura con pranzo condiviso

🌳 𝗙𝗼𝗿𝗲𝘀𝘁 𝗧𝗵𝗲𝗿𝗮𝗽𝘆 𝗲 𝗦𝘂𝗼𝗻𝗼𝘁𝗲𝗿𝗮𝗽𝗶𝗮 Un vero e proprio percorso di rigenerazione psicofisica per rallentare, attivare i sensi e ritrovare l'equilibrio attraverso la natura, il suono dei gong e le campane tibetane.

👉🏼 6, 8, 13 e 15 Ottobre (ore 9:00 - 12:00): Esperienze di natura, suono e benessere presso la sede Social Farm Accademy a Pitino (Loc. Pitino, 46, San Severino Marche, MC
👉🏼 15 Ottobre (ore 21:00 - 23:00): Serata speciale di suonoterapia dedicata ad educatori e caregiver presso Jeppe - Social Country House (Strada Vicinale della Maestà 137, San Severino Marche)

🎭 𝗟𝗮𝗯𝗼𝗿𝗮𝘁𝗼𝗿𝗶 𝗱𝗶 𝗧𝗲𝗮𝘁𝗿𝗼 Due percorsi intensivi per riscoprire il corpo, la voce e l'ascolto come strumenti di incontro.

👉🏼 16-17-18 Ottobre: "L’io: il corpo, l’altro: lo specchio" tre giornate di esplorazione sensoriale con compagnia Teatro del Lemming
👉🏼 21-22 Novembre: "Umani - Stelle del firmamento" due giornate di improvvisazione e storytelling con Look UP APS

🎨 𝗣𝗶𝘁𝘁𝘂𝗿𝗮 𝗲 𝗡𝗮𝗿𝗿𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 Spazi dedicati alla co-creazione artistica e alla scrittura per raccontare il territorio e intrecciare legami generazionali.

👉🏼 7-8-9 Ottobre: "Pittura di comunità" con l'artista Paola Tassetti, per progettare una scenografia mobile ispirata ai cantastorie
👉🏼27-28-29-30 Gennaio: "Libera scuola di scrittura", quattro giornate di residenza di scrittura guidate dalla professionista Francesca Staasch

𝙄𝙉𝙁𝙊 𝙐𝙏𝙄𝙇𝙄 𝙀 𝘾𝙊𝙉𝙏𝘼𝙏𝙏𝙄:
servizi@designterrae.it
+39 340 3809212
 
📍 Jeppe Social Country House
Indirizzo: Strada Vicinale della Maestà, 137, 62027 San Severino Marche MC

Salviamo l’ “Atlantide Salentina”!

 


UN MEGA IMPIANTO FOTOVOLTAICO AUTORIZZATO DAL GOVERNO ITALIANO E DALLA REGIONE PUGLIA MINACCIA UN INSEDIAMENTO NEOLITICO DI ESTREMO INTERESSE ARCHEOLOGICO!

Il caso scandalo del progetto di mega-fotovoltaico che minaccia sia l'importante insediamento neolitico ricadente nel podere di Masseria Maramonti, nonché all'interno di una concomitante enigmatica vasta struttura territoriale ad anelli concentrici visibili dall'alto che ne verrebbe cancellata, sia la via messapica-romana Augusta Sallentina

SIA FERMATO IL MEGA IMPIANTO FOTOVOLTAICO AUTORIZZATO SULL'ECCEZIONALE INSEDIAMENTO NEOLITICO SCOPERTO A MASSERIA MARAMONTI A NARDO' (LECCE, PUGLIA, ITALIA), NONCHÉ SULLA STRADA ROMANA SALLENTINA!

Nel territorio di Nardò in provincia di Lecce nel sud della Puglia (Salento), nell’entroterra tra Torre Lapillo e Porto Cesareo, si trova uno dei siti più enigmatici e rilevanti del panorama archeologico italiano: quello dei cosiddetti “Anelli concentrici di Arneo”, oggi paradossalmente minacciato dalla realizzazione di un mega impianto fotovoltaico industriale!

Il sito: un unicum nel panorama italiano

Gli “Anelli di Arneo” sono una vasta formazione di strutture concentriche visibili esclusivamente dall’alto, estese per oltre due chilometri, con un anello centrale di circa 100 metri di diametro. Queste geometrie, non percepibili a livello del suolo, risultano già presenti in fotografie aeree storiche degli anni ‘40-‘50, escludendo quindi ipotesi di genesi artificiali recenti.

Il sito si colloca in una pianura costiera a breve distanza dal mare, in un contesto paesaggistico ancora integro. L’origine di quegli anelli enigmatici altamente iconici resta ad oggi non chiarita: potrebbe trattarsi di un fenomeno geologico, antropico o misto, ma è proprio questa indeterminatezza a renderlo di grande interesse scientifico.

A rafforzare il valore di questo luogo già così affascinante vi è la presenza documentata di materiali archeologici in superficie, (ceramiche neolitiche/protostoriche, ossidiana, resti ossei), e la possibile intersezione con il tracciato della Via Augusta Sallentina, antica infrastruttura viaria romana.

Questa antica arteria viaria messapica e poi romana passerebbe proprio nelle adiacenze di Masseria Maramonti (tra gli Anelli concentrici di Arneo osserviamo oggi) secondo il famoso archeologo topografico prof. Giovanni Uggeri (1983) – oggi via Feudo d’Arneo, ecc. Il progetto dell’impianto fotovoltaico in oggetto prevede per alcuni chilometri anche il passaggio del suo cavidotto proprio lungo questo tracciato sconquassandolo nella malaugurata idea di una sua effettiva realizzazione!

A tutto questo si sono aggiunti i risultati straordinari delle indagini archeologiche ufficiali più recenti (anno 2024) che hanno ulteriormente elevato l’importanza del sito: è stato infatti individuato un insediamento articolato risalente al Neolitico recente/finale (V-IV millennio a.C.), comprendente aree abitative (fondi di capanne, buche per pali, trincee, vasellame ceramico, ossa animali, ossidiana, ecc.), cultuali (circoli di pietre con possibili idoletti in ciottoli dalle fattezze di faccine antropomorfe e depositi di semi di origine da approfondire) e necropolari (tombe a grotticella scavate nel banco roccioso con resti umani), definito di “eccezionale interesse” dalla Soprintendenza.

Il caso degli Anelli di Arneo rappresenta oggi un nodo emblematico tra transizione energetica e tutela del patrimonio culturale. Uno scandalo di rilievo internazionale!

Qui non si tratta di opporsi alle energie rinnovabili, ma di evitare che uno sviluppo non adeguatamente pianificato comporti la perdita definitiva di un sito che, per estensione, complessità e potenzialità scientifica, già si è rivelato tra i più importanti del Sud Italia.

La questione è aperta e richiede attenzione nazionale ed internazionale.

Le proposte interessate di conciliazione tra valorizzazione archeologica e della masseria storica, tutela e sfruttamento industriale energetico del sito e addirittura conciliando agricoltura sono solo retorica funzionale.

È forse l’accesso ai fondi del PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) quanto prima uno dei leitmotiv di una politica poco virtuosa per procedere all’autorizzazione di cotanto previsto scempio fotovoltaico proprio lì in barba a tutto il quadro rilevante evidenziato e in barba ai pareri negativi virtuosamente dati da enti coinvolti nel corso dell’iter autorizzativo?!

Il rischio è che, in assenza di interventi tempestivi, un patrimonio unico venga compromesso prima ancora di essere pienamente conosciuto!

Comitato civico spontaneo “Salvar gli Anelli di Arneo”

Oreste Caroppo orestecaroppo@yahoo.it









Dati di approfondimento

La petizione online, che ha raggiunto ad oggi le 1090 firme, per chiedere la salvezza del sito ricca di spunti di approfondimento:  https://www.change.org/p/salviamo-l-atlantide-salentina-sito-archeologico-no-al-mega-impianto-fotovoltaico-l%C3%AC

 

lunedì 28 settembre 2026

A Smerillo, il 24 ottobre 2026, alle ore 17 - "Chi sei tu?"

 



"Chi sei tu?"  narra l’evolversi di una ricerca sugli aspetti archetipali e sulla conoscenza di sé. Il libro è il risultato di uno studio dell’autore sulle correlazioni esistenti tra il metodo zodiacale cinese, basato sull’I Ching, e quello indiano inerente i diversi aspetti elementali e la scienza dello yoga. Il testo è inoltre corroborato da una analisi comparata su vari sistemi archetipali e su varie filosofie, come il taoismo, il buddismo, il non-dualismo, ecc.

Essenzialmente l’argomento trattato parte da un metodo analogico di ricerca, incentrato sull’individuazione delle caratteristiche relative alla persona. Ognuno, con l’aiuto delle indicazioni contenute nel testo, potrà comporre il proprio autoritratto archetipale ed elementale. Una volta preso possesso della chiave sarà possibile penetrare nella stanza segreta del proprio “io”, scoprendo allo stesso tempo la vera identità che vi si cela. Seguendo passo passo questa mappa il lettore attento e discriminante potrà riconoscere il luogo ed il momento in cui si trova, non in forma ipotetica ma in “presenza”… Lo scopo del libro Chi sei tu? è quello di mettere in chiaro alcuni concetti base su ciò che  chiamiamo “conoscenza di sé”...


La presentazione del libro si tiene a Smerillo (Fm)  presso Cannabilla in Contrada Val di Tenna, 26 - Alle ore 17 - Ingresso libero




Recensione del libro:

"Chi sei tu?"

Il libro dedica la prima parte alla presentazione esplicita ed esaustiva dell’I Ching, del significato simbolico dei segni che lo rappresentano, di quello degli animali dello zodiaco cinese e anche dell’Advaita indiano a cui è necessario riferirsi per una opportuna lettura dell’oracolo, pronunciato dagli esagrammi del libro dei mutamenti. C’è materia per infilarsi nei frattali che, sorprendentemente, sono propri di ogni lettura magica del mondo.

Esamina da prima le parole,
rifletti a quello che esse intendono,
si manifesteranno allor le fisse norme.
Ma se tu non sei quegli che esser qui conviene,
il senso allora a te non si rivelerà.
(11)

La seconda parte del libro è più discorsiva e letteraria.

Entrambe non hanno un capo né una coda. Neppure una logica consequenziale. Una modalità che non rappresenta soltanto l’autore e il suo spirito, ma anche e principalmente quell’impossibilità di dividere l’intero, di crederlo narrabile attraverso una successione progressiva di dati. Un giogo proprio dell’esposizione logico-analitica del linguaggio ordinario che Paolo D’Arpini, a suo modo, mette all’angolo.

Tutto ciò non crea problemi in colui che ha colto il centro di sé. Lo può porre invece a chi è ancora in alto mare rispetto al proprio approdo. Chi ancora cerca fuori ciò che è dentro. Chi ancora non ha che i mezzi cumulativo-materialistici per elaborare la realtà. Chi ancora non ha il necessario per conoscere attraverso il sentire.

La capacità evolutiva è la capacità di rialzarsi dopo ogni caduta; rappresenta anche ogni inversione di rotta, l’autocritica, la conoscenza di sé: si voltano le spalle alla confusione dell’esteriorità (l’apparire, la ricchezza, ecc.) e si scorge il divino nel profondo dell’anima, ovvero l’Uno. (12)

Dunque il libro non è utile? Nessun libro è utile a trovare se stessi per una miriade di ragioni, tra cui una elementare: siamo universi diversi. Ognuno ha le sue galassie, i suoi poli. Ha perciò il suo peculiare percorso per giungere in vetta a se stesso. Esattamente come l’Occidente moderno e contemporaneo, così vicino alla storia, così lontano dal centro delle cose – dopo gli errori della scienza quale sola detentrice di verità – è arrivato a riconoscere quanto da millenni era noto. In fondo, con legittimità, in quanto l’esperienza non è trasmissibile. Se lo fosse, saremmo saggi da sempre. Ognuno è costretto entro se stesso, entro il proprio universo. Se proprio dovesse essere utile indicare qualcosa, come dice D’Arpini, si può serenamente affermare che chiunque – motivazione permettendo – sarà all’altezza della situazione. Sarà cioè in grado di trovare il proprio sé, disinquinare il proprio pensiero e esprimere la propria natura. Un processo che non mancherà a nessuno in grado di immaginare la vita lunga un solo istante.


Il mondo è dentro

Diversamente dalla comune convinzione, l’oracolo non implica superstizione. A dire il vero, se di superstizione si volesse trattare, non si potrebbe lasciare fuori la realtà tutta. Non sono le nostre suggestioni a crearla? Non sono le suggestioni collettive a parlare di oggettività? Non è la suggestione del materialismo a limitare la realtà a ciò che si misura? E il metro di Sèvres come può essere altro da un’arbitraria e autoreferenziale unità di misura, prima imposta e poi condivisa?

Il potere dell’oracolo dell’I Ching non appoggia dunque sulla superstizione, in quanto le forze sottili che sottendono alle nostre scelte sono tanto più informative e utili quanto più siamo idonei a sentirle, quindi a leggerle. Non solo. Si può dire che il metodo razionalista di comprimere in colonne di pro e di contro, credendole pure e scevre da suggestioni, sia più soggetto a occulte ideologie e incantesimi.

Nuovamente ritorna la necessità della consapevolezza del sé. Lei e solo lei può dirci chiaramente quali pregiudizi, pressioni, timori, interessi personali, soggezioni stanno agendo su noi e in che misura o se, invece, ce ne siamo liberati e quanto.

La consapevolezza di sé è condizione necessaria anche all’assunzione piena di responsabilità di tutto ciò che viviamo.

Noi non possiamo essere altro che una parte integrante della manifestazione totale e del totale funzionamento ed in nessuna maniera possiamo esserne separati. (13)

Una specie di trucchetto per mantenere al massimo la nostra forza creativa, per alzare al massimo il rischio di consumare quell’istante se non nella beatitudine, quantomeno nella minima pena. Soltanto con quel trucchetto lutti, traumi e sofferenze vengono ridotte e superate.


La forza del cerchio

Di questo, con molti corollari affascinanti, parla Chi sei tu? Lo fa partendo dall’I Ching per concludere ricordandoci come il Tao, i Veda e il Buddhismo, a loro volta e con il loro stile, non facciano altro. Abbracciare qualcuna di quelle direzioni è legittimo e, volendo, può anche riferire la nostra natura, ma credere una via superiore alle altre è interrompere la ricerca e l’allenamento necessario per stare al centro. Un punto dal quale tutto è vero e tutto è maschera. Ma, nonostante le apparenze, non c’è dilemma, come la logica analitica imporrebbe. L’unione degli opposti è la visione che emerge in ognuno che ha scoperto chi è. Da quel centro non è più possibile identificarci con il nostro giudizio sul mondo, quantomeno non più inconsapevolmente. Da quel centro, tutti i binomi del mondo duale cessano di tirarci per il bavero.

Di questo ci parla Chi sei tu? che, sempre senza saccenza o dottrinalità – il maestro è meglio cessare di farlo esistere –, fornisce molte risposte a comuni e frequenti interrogativi che chiunque si stia mettendo in gioco cerca all’esterno di sé.

Chi sa non fa mostra della sua erudizione, chi fa mostra della sua erudizione non sa. (14)

Lo fa usando il lessico generato dall’esperienza. Ognuno, cercando la corrispondenza con il proprio sé, sta avviando la scoperta che il proprio lessico non era la verità, compiendo così un atto di personale ecologia evolutiva. Sotto le forme c’è una sola sostanza. Quando ciò sarà lapalissiano, potremo pensare di essere sulla via che porta in cima a noi stessi.

Lorenzo Merlo   (a destra nella foto con Paolo D'Arpini)








domenica 27 settembre 2026

"Non giudicare per non essere giudicato..."



Piccole note per mantenere, replicare e perpetuare lo status quo personale e sociale di sofferenza o per evolvere verso una condizione esistenziale creativa e vitale.

 

 

Legenda

In ambito relazionale ci sono due tipi di giudizi, la cui differenza, perlopiù occulta, è dà riconoscere attraverso il sentire prima che a mezzo del capire cognitivo.

Il primo giudizio emerge dall’inconsapevolezza del suo emettitore, il secondo avviene con consapevolezza. Al primo corrisponde l’idea che il prossimo si trovi di fronte al nostro stesso mondo. Una condicio che impone la successiva identificazione di noi stessi con il giudizio emesso. All’altro tipo di giudizio, estraneo all’identificazione, corrisponde il riconoscimento di noi stessi, di qualche nostro aspetto, fino a quel momento rimasto nell’ombra dell’importanza personale. A fare da sfondo a questa seconda modalità è il rispetto e la legittimazione di ciò che non rientra nei nostri canoni. 

Ma la distinzione di più evidente discriminazione tra i due tipi di giudizio sta nel ribadire io non sono così o sono anch’io così, per quanto riguarda il primo e, per il secondo, si può essere anche come non avevo mai neppure sospettato e vediamo come si fa ad arrivare a dire o fare in quel modo.

Il primo tende a dividere e spezzare la linea della conoscenza, il secondo a mantenere la relazione, a scoprire in esso le modalità biografiche che hanno portato a un certo pensiero e a una certa azione e affermazione estranea al nostro percorso. Perciò, il primo a seguitare a ignorare le strutture degli uomini e il secondo a vederle. Il primo è interessato al potere, il secondo alla conoscenza. Il primo non sa che la conoscenza avviene per mezzo di consapevolezze e che non appartiene a nessuno e che i saperi non sono che un accumulo di dati che tutti possono accatastare. Il primo ha carattere meccanico e crede si possa raggiungere la verità nel mondo duale-secolare, il secondo, che è magico o quantistico, sa che la verità appartiene all’Uno universale. Il primo si dedica a gonfiare l’io e a mantiene così lo status quo dell’identità e tende alle chiusure su sé stessi, il secondo cerca di non farsi rapire dalle pretese dell’io e tende all’evoluzione e all’apertura di sé stessi.

 

C’è un terzo tipo di giudizio, fa testo in ambito tecnico, ovvero delimitato da regole autoctone. Sebbene qui non sia trattato più di tanto, è a causa sua e dell’impropria inconsapevole estensione che se ne fa, che avviene il giudizio di primo genere, quello con il quale siamo identificati, quello che presuppone l’altro a traguardare il mondo dal nostro stesso pertugio, come se questi si muovesse secondo le nostre stesse autoreferenziali leggi, norme, abitudini, attenzioni e morali. Così, mutuando ciò che in contesto tecnico è legittimo in ambito relazionale aperto ci si inoltra come sprovveduti verso gli oceani dell’equivoco, dell’incomprensione, dell’identificazione del presunto errore con la persona che l’avrebbe commesso.

 

Se a causa del primo dei due tipi di giudizio si può dire: “Giudico, quindi sono”, contemplandoli insieme si potrebbe titolare “l’Io e l’Uno.

 

Giudico, quindi sono

Definire gli altri, subire la forza schiacciante di una definizione e attribuire un certo valore a quanto detto da altri sono atti magico, a mezzo dei quali, pur senza averne la volontà e la consapevolezza, si dà una pennellata alla definizione di sé stessi, di quello che crediamo di essere o tendiamo a essere. Con il giudizio del primo tipo, oltre a definire sé stessi si dichiara differenza o appartenenza alla fantomatica categoria alla quale, secondo noi e il nostro giudizio, stiamo autoreferenzialmente facendo riferimento. Come detto, è un giudizio che scocca di nascosto sempre il solito messaggio: io non sono così o sono anch’io così.

Categoria che, sempre in modo magico o quantistico, dissolviamo quando le parti si invertono, fino ad accusare chi, al momento della nostra osservazione e relativo giudizio, si sta comportando esattamente come noi avevamo fatto e faremo in altro tempo e modo. Si tratta di un’inconsapevole costituzione quantistica della realtà destinata a mantenere la sensazione della continuità di noi stessi. Oppure, della mobilità del punto di attenzione che, come una sagoma a centri concentrici presa di mira, esclude dallo sguardo del tiratore tutto il mondo che le sta intorno. 

 

Il sostegno di sé stessi comporta la riductio ad absurdum dell’essere umano a oggetto della propria autoreferenziale discriminazione. Tanto il maestro che colpevolizza il bimbo che non ha rispettato la sua richiesta, quanto il genocidio e relativa pulizia etnica di Gaza, ne sono equipollenti. Con pari modalità, ugualmente seguitiamo anche tutti noi vita natural durante, ogni volta che giudichiamo l’espressione altrui scagliandoci contro la persona emittente. 

Al contrario, ovvero emancipati dalla difesa reattiva e ad oltranza di noi stessi e del nostro pensiero, nonché realizzando la rinuncia a prevaricare la realtà e il prossimo in funzione di noi stessi, possiamo realizzare una modalità di relazione assertiva che non ha niente da spartire con quella giudicativa.

 

L’egocentrismo, il materialismo e il meccanicismo implicano le supremazie della morale e del pensiero. A cavallo di queste, si celebra l’elevazione dell’io all’inconsapevole lignaggio di creatore e governatore del mondo. Un mondo, una realtà, un ordine che origina dall’individuo, che ne è investito e che l’individuo stesso considera fuori da sé, oggettivo e per tutti uguale.

 

Il giudizio egocentrico riduce l’eternità a sé stesso, non riconosce la rotazione dei ruoli, l’identicità delle parti delle quali vede solo il costume, la ripetitività dei tempi, non vede oltre il proprio naso e impiega inconsapevolmente sé stesso come unità di misura di tutte le cose, per stimare le proprie e altrui scelte e azioni. È anche a questa narcisistica miopia che si deve lo stato miserevole delle esistenze, delle educazioni, delle politiche, delle culture.

 

A causa della sua autoreferenzialità, la cultura scientista ha eliminato dalla sua cartesiana struttura il vero significato di magia e le dinamiche che con essa da oscure divengono lapalissiane. Ha quindi radiato la scienza suprema dal processo della conoscenza, l’ha ridotta alla barzelletta che non è. Se così non fosse avvenuto, saremmo consapevoli di come essa tutto permei e ci permetta di osservare l’unità di tutte le cose. Non c’è nulla di separato e indipendente, il dualismo è strumentale alla storia, tutto Uno. È stata la scienza classica e il suo maldestro figlio scientista che hanno creduto di poter conoscere frammentando la realtà. Ed è sempre lui a credere e a far credere che i piccoli saperi tecnici che si autocelebra d’aver scoperto comportino conoscenza e progresso evolutivo.

Solo con la fisica quantistica l’osservatore della presunta unica realtà cessa di essere altro da quanto osserva e, ciò che osserva, mentre viene strumentalmente oggettivato, cessa di essere oggettivo.

 

Nella cosmogonia di pensiero generata dall’idea della realtà oggettiva esaurita dalla dimensione materiale e dalla separazione degli oggetti e nella distinzione tra mente e materia, anche la realtà relazionale, ovvero quella concorde o estranea al nostro pensiero-emozione-sentimento, viene ugualmente reificata, comportando così divisione, separazione, interruzione. È l’esatto opposto di quanto si può constatare in ambito contemplativo, energetico, in cui assistiamo personalmente all’unione con il tutto, nonché alla vicenda materialista-oggettivistica e al relativo picco di saperi analitici ma superficiali e alla loro scarsa penetrazione nella conoscenza profonda.

 

Da un recente articolo di Marcello Veneziani, prendo qualche riga a campione per significare cosa comporti identificarsi con il proprio giudizio:  

“Il direttore di un giornale è in fondo un piccolo dio che ogni giorno impagina il mondo e decide in un giudizio universale la scala degli eventi e dei personaggi, i sommersi e i salvati”. (1)

L’alternativa non sta nel non fare o nel morire, ma nell’avere o meno consapevolezza che quei sommersi e quei salvati corrispondono ad un criterio del tutto arbitrario che pensavamo il solo e giusto e sentirne l’orrifico brivido freddo. Consapevolezza alla luce della quale si può arrivare a vivere, parlare e pensare senza dire io. Si può arrivare a realizzare una cultura differente e se cultura è troppo, un’altra educazione, un’altra politica, un'altra società.

 

 

L’Io e l’Uno

La rinuncia di sé stessi avviene anch’essa per un salto magico o quantico. Tanto è inconcepibile in contesto egocentrico-oggettivistico-materialistico, quanto è ordinario in quello evolutivo, in cui l’io non cessa di esistere ma cessa di prevaricare il prossimo e anche sé stessi. Un contesto in cui sopravviene una concezione del mondo, della realtà e dell’altro non più come separati da noi, ma come nostra emanazione, riflesso, specchio, conoscenza e preveggenza, in cui avvertiamo di essere incarnazione temporanea dell’energia eterna. 

Una realtà detta anche olografica, cioè che compare e cangia al nostro cospetto, a noi confacente, non necessariamente confacente ad altri, ma corrispondente anche a insiemi di persone, per esempio seguaci della medesima chiesa, ideologia, squadra, partito, morale, eccetera.

In sostanza, realtà in cui avviene la coscienza di esistere. Una specie di volume che ci contiene, nel quale crediamo di muoverci, ma che si sposta con noi e cangia a nostra immagine e somiglianza. 

 

Sulla profondità del concetto di separazione e interruzione va ricordato il loro potere deleterio in merito alla salute, alla guarigione, all’energia che rimane incistata su qualche vanità dell’importanza personale, su qualche idea materialista, per esempio quella delle necessità irreversibile delle medicine, invece di scorrere attraverso noi e mantenerci legati all’universo, al suo equilibrio e all’autoguarigione che ne comporta, in quanto scoperta delle cause e responsabilità che abbiamo avuto nei confronti dell’insorgenza del malessere.

L’esperienza dell’unione con il tutto sia avverte vivendo il senso della gratitudine incondizionata, disinteressata, con il perdono, con la pazienza e con la tolleranza che ne viene, cioè con l’emancipazione dall’io. Un’esperienza il cui potere sociale si esprime nel valore circolare-educativo che comporta, senza alcuna legge-lineare che lo imponga.

 

Sarebbe interessante constatare a quali dinamiche si assisterebbe se fossimo avvezzi ad una cultura del giudizio previa legittimazione del prossimo. Ovvero disponendo del necessario per costruire un’architettura di eventi, emozioni, traumi, gioie, sentimenti, successi e frustrazioni che hanno portato qualcuno ad esprimere qualcosa che abbiamo mal giudicato. Vale anche per il buon giudizio, ma in questo caso la legittimazione e la giustificazione di qualunque precedente – vedi la disponibilità, non concessa ad altri, all’ammirazione per Maradona nonostante la sua tossicodipendenza – sono implicite.

Quella ricostruzione, compiuta o data per buona, è quanto si fa nei confronti di figli ed amici che hanno commesso azioni non ammesse dal nostro decalogo di comandamenti. Ma per nulla nei confronti di un estraneo o di un nemico, quest’ultimo una sorta di altro privato di tutto ciò che compone anche noi stessi, eventualmente fino alla sua morte, vista come giusta.

 

Il giudizio identificato a noi chiude la possibilità di cogliere in quale modo l’affermazione criticata diviene vera e informativa, impedisce l’alchimia quantistica di far accadere e poi decantare l’emozione che permette la conoscenza delle energie in campo, di cosa abbiano comportato, di chi le abbia subite e di chi le abbia emesse. La scelta di bere Coca Cola, alcol e assumere certe sostanze nonostante la corrispondente nota nocività, offre a molti lo spunto per riconoscere di quali dinamiche energetiche si parli.

 

Quando, per volontà consapevole o circostanza emozionale, la supremazia dell’io che pensiamo di essere viene meno, si accede alla realtà attraverso la contemplazione e si coglie quanto la realtà stia nella relazione e da questa dipenda e si muova. È uno stato che eleva il sentire e mette a tacere il pensare, la sua morale e l’io che li emanava. La dimensione intellettuale è messa a sedere e il corpo diviene organo di percezione alla pari del bastone del rabdomante. Serve pulizia da ogni tossicità, da ogni disturbo, sirena, chimera e vanità. 

Il sentire ha natura energetica, vibrazionale, sottile, per essere ascoltato nelle precise informazioni che offre richiede l’assenza di perturbazioni fisiche e psicologiche, è inequivocabile nell’informazione che ci dà, in quanto allude ad una relazione profonda con una persona, un luogo, una casa che, se moralmente, tecnicamente o razionalmente osservati non rendono le informazioni raccolte attraverso il sentire. Il feng shui rappresenta un esempio di cosa voglia dire osservare il mondo attraverso il terzo occhio.

Senza le resistenze dell’io, i suoi giudizi e categorie e cioè senza più la prevaricazione dell’importanza über alles che diamo a noi stessi, possiamo contemplare e sentire l’energia di persone, luoghi e momenti. Possiamo muoverci e scegliere secondo il nostro sé, non più secondo il giogo del nostro parassita detto io, energivoro di tutte le nostre potenzialità magiche.

 

In noi pulsano universi diversi che da soli basterebbero a rendere evidente quanto criticare prima di legittimare sia fuori luogo, quanto ciò sia dovuto al suprematismo egocentrico che, come sulla ruota del criceto ci fa girare sempre intorno ai medesimi schemi di pensiero, che ci impedisce di raccogliere conoscenza dagli aggregati di energia che tutto compongono e muovono. Che ci impone di credere ci sia una sola posizione nei confronti del mondo in quel momento e sempre corrispondente alla nostra.

 

Con la cultura della contemplazione otterremmo uomini compiuti, ovvero capaci di tolleranza e pazienza non forzata da dottrine d’ordine intellettuale vario, ma radicata nel corpo. Uomini capaci di esprimere sempre la loro miglior forza creatrice, la loro miglior resilienza. 

Al contrario, con la cultura materialista dell’oggettività o della supremazia dell’io, non possiamo evitare di vivere sempre in mezzo a conflitti d’ordine vario per qualità e quantità, a dare responsabilità, a difendere l’orticello costi quel che costi, a rimpinzare il mondo di vittimismo e a urlare alla sfortuna.

 

Se dire “Giudico, quindi sono”, comporta l’accredito alla supremazia della fasulla opera dell’io e della realtà esaurita nella razionalità e nella meccanica delle parti, riconoscere l’”Io e l’Uno” comporta accreditare il sentire e la conoscenza nella contemplazione, nella relazione e nel corpo.

 

“Spesso succede che quella che si credeva la vetta, era solo l'ennesimo gradino.” 

Seneca, Lettere morali a Lucilio, Lettera 118, 6.

 

Lorenzo Merlo













 

Note

.1 - https://www.ariannaeditrice.it/articoli/narciso-va-in-stampa-e-in-video

giovedì 24 settembre 2026

Coordinamento No NATO - Appuntamenti autunnali 2026


L’Italia è sempre più coinvolta nello sviluppo della Terza guerra mondiale. Non è solo l’avvocatura di Stato ad affermarlo “ingenuamente”: comitati, reti, associazioni e movimenti contro la guerra lo dicono oramai da anni e negli ultimi mesi sono cresciute mobilitazioni e inchieste contro le basi NATO, il traffico di armi nei porti e sulle ferrovie, gli accordi delle università con l’industria militare e con lo Stato sionista, l’aumento della spesa militare. Il lavoro di inchiesta dal basso promosso nel corso degli ultimi anni mostra che la partecipazione dell’Italia alla guerra mondiale attraversa settori molto diversi: è un processo sistemico e investe e devasta l’intera società. Non è più un problema (se mai lo fosse stato) di chi si occupa del contrasto alla guerra: è un problema di ogni lavoratrice/tore, giovane, anziano/a, partita Iva, riguarda direttamente lo sviluppo di una vita dignitosa da vivere, di una sanità pubblica, di qualità e garantita per tutti. Riguarda direttamente la tutela della salute pubblica e dell’ambiente, i posti di lavoro, l’istruzione.


Nel prossimo autunno diverse sono le mobilitazioni e iniziative già in programma:

- 2 ottobre, mobilitazione generale contro il “decreto antisemitismo”;

- 10 ottobre, giornata internazionale per la Palestina;

- 17 ottobre, manifestazione nazionale per pace, diritti, lavoro, democrazia a Roma indetta da CGIL/Via Maestra;

- 30 ottobre, giornata internazionale di lotta dei lavoratori portuali contro guerra e traffico di armi;

- 4 novembre, giornata di mobilitazione nazionale contro la militarizzazione di scuole e università, dei territori, la propaganda di guerra, i tentativi di reintroduzione della leva militare.


Ognuna di queste mobilitazioni nazionali (non sono le uniche) deve servire per alimentare la mobilitazione dal basso, l’organizzazione di ampi settori popolari, il coordinamento degli organismi nazionali e locali.

Allo stesso tempo bisogna fare decisi passi avanti nell’attivare e mobilitare lavoratori e lavoratrici: se la guerra attraversa sempre più l’economia, ogni azienda, pubblica o privata che sia, è in una certa misura connessa al sistema che promuove la guerra mondiale. La loro mobilitazione e protagonismo non è quindi soltanto una cosa buona: ma necessaria per fermare gli ingranaggi della Terza guerra mondiale a partire dall’Italia.


Alimentiamo organizzazione e coordinamento, rafforziamo ogni iniziativa in programma e quelle che verranno: dobbiamo renderle tappe di un percorso sempre più ampio e collettivo, che alimenta coordinamento e sinergie, che sviluppa il protagonismo della classe lavoratrice! 

MERCOLEDÌ 30 SETTEMBRE, ORE 20.30

https://kmeet.infomaniak.com/nffidfxorgymshle


Fuori l’Italia dalla NATO, fuori la NATO dall’Italia!

Coordinamento Nazionale No Nato


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