martedì 21 luglio 2026
Il diritto a non essere avvelenati in città (a causa delle zanzare)...
Proposta di carcere auto-gestito dai detenuti...
Tempo fa parlavo con alcuni amici avvocati delle modifiche che sono state apportate al sistema giudiziario riguardo a vari articoli del codice penale che -in trasgressione- vengono tradotti in ammenda, da pagare allo stato, in sostituzione della pena detentiva. Le ragioni non son solo di cassa, in quanto lo stato ha un impellente bisogno di sempre nuove entrate per coprire le sue spese e debiti.
I conti dello stato sono in rosso cronico ed ormai il debito pubblico risulta insanabile, per cui c’è sempre più bisogno di tasse e gabelle per tamponare gli interessi passivi – visto che non sono previste diminuzioni sugli esosi appannaggi della casta o sull’acquisto di armi e spese NATO, ma solo un costante taglio delle spese sociali.
Altra ragione per cui lo stato preferisce incassare ammende invece di far scontare pene detentive ai trasgressori delle leggi è che ormai le carceri sono stracolme, rimpinguate ogni giorno da nuovi reclusi stranieri ed autoctoni, e non ci si può permettere di mantenere un esercito così numeroso di ospiti e loro custodi.
Ma su questo tema già diversi anni fa ero intervento con una proposta risolutiva: “il carcere auto-gestito” dai detenuti stessi, in forma comunitaria e solidale. Infatti il dramma dei suicidi, del superaffollamento, del malfunzionamento e costo del sistema penitenziario in Italia sta dimostrando che è necessario un cambiamento radicale nella gestione del delitto/pena…
Proposta di carcere auto-gestito:
Al Presidente del Consiglio – Al Ministro della Giustizia – Alle Commissioni Parlamentari Preposte
Il sottoscritto firmatario, in considerazione delle condizioni pessime in cui versano i detenuti e del costo altissimo sostenuto dalla comunità nel mantenimento degli attuali Istituti carcerari, invita gli Organi dello Stato, le Camere e le Commissioni Parlamentari preposte a intraprendere un esperimento di riorganizzazione carceraria che sia realmente educativo e induttivo al pieno reinserimento sociale dei sottoposti al carcere.
A tal fine il sottoscritto propone un modello di carcere basato sulla auto-conduzione da parte dei detenuti, affiancati da volontari laici non stipendiati e con gli stessi poteri dei carcerati e conviventi stabilmente negli Istituti rieducativi stessi.
Il modello suggerito è quello di un “carcere-comunità” in cui i membri volontariamente accettano di seguire questa metodologia e possono gestire la struttura e provvedere al suo mantenimento sia economicamente che regolamentariamente, scegliendo lo svolgimento di un lavoro autonomo od organizzato collegialmente all’interno della struttura stessa. Un sistema carcerario cooperativo che prevede la produzione in proprio di beni, cibo, opere d’arte, oggetti e suppellettili scambiabili o commercializzabili liberamente, sia all’interno che all’esterno, come pure la possibilità di eseguire prestazioni d’opera per conto terzi. I membri lavoratori di questo carcere modello rinunciano ad ogni rimessa in denaro (da parenti od amici) prevista dall’attuale regolamento carcerario e si impegnano quindi a vivere unicamente del proprio lavoro, gestendo inoltre anche la mensa ed i vari altri servizi interni.
Gli addetti al controllo (le attuali guardie carcerarie) saranno ubicati all’esterno dell’Istituto ed avranno la funzione di impedire l’uscita (o l’entrata) non consentita dal perimetro carcerario e di svolgere quegli interventi che si rendessero necessari in casi di emergenza. Si consiglia che un siffatto carcere modello possa sorgere in zone disabitate ove sia possibile occuparsi di agricoltura, pastorizia, artigianato o simili attività produttive. Si consiglia inoltre che tale esperimento si effettui inizialmente per quei condannati non recidivi, naturalmente sensibili a questo metodo edificante, lasciando però la possibilità anche nei penitenziari (riservati ai detenuti recidivi) di giungere all’autogestione, ove le condizioni generali lo consentano.
Il sottoscritto ritiene che questa proposta innovativa, oltre che portare vantaggi alla società ed alle casse dello Stato e garantire dignità umana ai detenuti, sia portatrice di Civiltà, Emendamento e Compassione.
Paolo D’Arpini – Rete Bioregionale Italiana
Articolo collegato: https://www.terranuova.it/
lunedì 20 luglio 2026
Antropocentrismo, egocentrismo e geocentrismo... chi tocca i fili muore...
Siamo forse, come da certe tradizioni sapienziali si sente dire, ad uno stadio infantile. Ovvero in quella fase dell’esistenza in cui un divieto non basta a reprimere un desiderio, ma, al contrario del suo intento, ne provoca l’esaltazione, anche a costo di pagare caro quell’esuberanza.
Nativi della Natura, non ne eravamo separati. Madre era l’identità che le riconoscevamo, colei che ci aveva generati, alla quale si devolveva rispetto, per la quale nasceva il sentimento, non il concetto, del sacro. Ovvero di ciò che è noi. Non una parte di noi, ma un’estensione organica come lo è una mano, un sentimento, una morale e un’etica.
Non avevamo l’idea di essere altro da lei, dalla Natura, dalla Terra, dal Cosmo. Vivevamo in uno stato animico, ovvero di condivisione di una sola anima o vita, che tutto pervadeva, capaci di osservare nella realtà i simboli che alludono alle caratteristiche degli uomini, il loro potere energetico che determina lo stato e le relazioni.
Non avevamo altra cultura se non quella legata al sostentamento inetta al culto dell’accumulo. Una cultura artigiana in quanto creativa, manuale, ricreativa, necessariamente destinata a coltivare e far fiorire i talenti portati da ognuno.
Una cultura inadatta all’alienazione, frutto della perdita di senso dell’esistenza, dello smarrimento e della somma vulnerabilità, del malessere esistenziale che porta sempre in grembo violenza verso sé e verso il prossimo, privata e pubblica, individuale e sociale.
Il successo del timore di Dio e della promessa di salvezza dell’idea giudaico-cristiana (che con il Cristo e il suo messaggio nulla ha a che fare) ha reciso ogni diritto e ogni verità dei paganesimi. Nella sua furia antropocentrica ha separato l’uomo da Dio, lasciandolo alla mercé del ricatto psicologico e in balia di un incontrollato egocentrismo, in quanto inconsapevole, anche perché autorizzato dal cielo.
Antropocentrismo, egocentrismo e geocentrismo sono stati i tre assi della pietra angolare imposta al mondo occidentale dal nuovo ordine monoteistico, girata la quale, come fosse stata un capo che separa mari, correnti, climi e atmosfere la realtà non è più stata la stessa e così l’uomo e il pensiero.
Il grande cambiamento ha avuto la natura dell’incantesimo. Ogni conoscenza e verità organica alla natura doveva essere negata. Roghi di eretici e crociate contro miscredenti si accesero e si avviarono sotto la rassicurante egida di Dio, che fa sempre stare dalla parte giusta della storia.
La corsa per allontanarsi dall’origine era appena cominciata. Aveva l’aspetto di una marcia serrata verso la conoscenza. E così accadde anche se nel procedere in avanti si stava dimenticando da dove si era partiti.
I primi colpi di sperone al cavallo della conoscenza oggettiva e della realtà composta da oggetti separati dal vuoto, cioè dalla negazione di un unicum in cui tutto è correlato e relativo, li sferrarono Copernico, Keplero, Galilei, Cartesio, Newton. Copernico, che togliendo la terra e ponendo il sole al centro dell’universo, di fatto spodestava la dimensione magica della realtà. Keplero, che con le sue leggi aggiungeva mattoni e muri all’edificio della concezione oggettiva del mondo. Galilei, che con la definizione del metodo scientifico, irrorava più di altri l’idea che il vero stesse nella scienza materiale e il falso in ciò che non si poteva dimostrare. Se di autoreferenzialità della scienza si può parlare, l’inconsapevole inseminatore è stato il pensatore pisano. Cartesio, che con res cogitans e res extensa ha definitivamente posto in essere l’incantesimo della separazione tra mente e universo e eretto il totem tutt’oggi adorato dell’oggettiva e imparzialità della scienza e del mondo altro da noi. Infine – ma solo entro questa piccola cerchia di caposaldi – Newton. È a lui che si tributa non solo l’affermazione della meccanica classica ma l’assoluto diritto di verità universale che le diamo per implicito, indiscusso e definitivo.
Ora il cavallo, che aveva galoppato incontrastato verso le frontiere delle specializzazioni, continua la sua corsa sfrenata sulle ali della tecnologia e della biotecnologia demoralizzata, verso un mondo senza più madre, al quale non dovere alcun rispetto.
Un mondo, una cultura, un pensiero e perfino un desiderio di positività che crede di poter fare a meno dell’inquantificabile, immisurabile, indimostrabile è il mondo in cui siamo entrati attraversando gioiosi il portale sul quale campeggiava in grande l’insegna “Chi tocca muore!”
Se i citati pensatori avevano sferzato il galoppo dei loro cavalli, fu Kant e l’Illuminismo che li raccolse entro il proprio paddok dove, finalmente a riposo, avrebbero potuto brucare nei pascoli di quasi tutto il mondo.
Se fino ad allora, sebbene con formule denigratorie e improprie, si poteva ancora fare cenno al mondo magico spazzato via dall’epoca dei Lumi, dopo di allora, a quel mondo non solo venne umiliata l’anima e violentato il corpo, ma fu ridotto a grottesco primitivismo senza alcun significato, vuoto di conoscenza e sempre più dimenticato, buono per dare contro gli eretici di oggi.
L’incantesimo razionalista e materialista aveva affabulato gli uomini portandoli a velocità crescente sempre più lontani dalla loro origine, facendo loro credere di essere individui indipendenti con diritto di replica permanente.
Quasi pleonastico elencare i successivi gradini allungati verso il cielo del progresso. Dopo quello analogico della rivoluzione industriale, vennero quelli digitali della robotica (lavoreremo meno/aumento disoccupazione), del web (libertà di espressione/censura di parola), del riconoscimento facciale (più sicurezza/più controllo), dell’intelligenza artificiale (utilità assoluta/frigidazione di tutte le creatività analogiche). Se agli uomini serve sempre e comunque un Dio, le ideologie prima e la tecnologia ora, ne fanno egregiamente le veci.
Il villaggio-mondo si era fatto e i prossimi anni ne perfezioneranno la struttura. Obbedienza in cambio di beni, subordinazione in cambio di carriera, nullatenenza in cambio di mostrine.
Il Nuovo Ordine Mondiale, il Grande Reset, Elon Musk, Piter Thiel, le lobby ebraiche stanno effettivamente occupandosi del bene dell’umanità ma secondo criteri aziendali e, comunque e sempre, capitalistici, il che ne fa un ossimoro. La riduzione della popolazione mondiale e dei rifiuti avverrà a mezzo di politiche orwelliane perfino comprensibili, peccato che saremo noi tutti a pagare il conto salato delle libagioni di pochi plutocratici. La democrazia asciugata dal popolo, lasciata in mano a potentati economici privati e internazionali. Un indigeribile pietanza cognitiva che ha asfissiato la fiducia nelle istituzioni e nel partitismo asservito, come altrimenti argomentare il fallimento prima di tutto valoriale, poi della politica e quindi della sovranità nazionale degli stati? L’immigrazione travestita da accoglienza che era un programma di demolizione delle culture e delle identità voluto e progettato, al pari dell’apertura incondizionata al woke, ai pride al femminismo ideologico.
Intanto, razionalizzazione del mondo e solitudine non potranno separarsi, e a chi vorrà uscirne di propria volontà verrà offerto un compenso “assai utile e importante per gli eredi”. Così dice il volantino del progresso, stampato su carta riciclata, con l’angolino dove sta scritto “Non buttarmi a terra buttami nel cestino”.
Bisognava ascoltare Pasolini, almeno tanto quanto hanno fatto i suoi assassini. E Ceronetti, con cui i benpensanti piccolo borghesi si erudivano pensando di fatto fosse un poeta e non una mannaia che sarebbe caduta sul loro stesso collo. E anche Gaber che apprezzavamo perché lo sapevamo seguire alle profondità in cui ci portava per poi, nell’androne del teatro, riemergere edonisticamente e individualisticamente soddisfatti come al Club Meditarranee.
Ma la discesa della comodità e del godimento si è esaurita. Il valore e la pratica della frugalità che ci avrebbe a suo tempo potuti salvare ora è imposta ma non abbiamo più neanche uno straccio di relitto comunitario per aggrapparci e unirci a lottare. Il totem dell’opulenza, la masnada di diritti civili, l’io posso delle pubblicità hanno sostenuto la liquefazione delle identità individuali, sociali, nazionali, umane.
Invece di Bella ciao, dei fascisti come il prezzemolo e del progressismo, patologia assai peggiore del populismo, dovrebbe essere Chi tocca muore! il titolo del manifesto del progresso ovvero del territorio ad alta tensione in cui non solo non contiamo più niente, ma nel quale non possiamo che piangere lacrime coccodrillesche nei confronti di quanto, per bieco interesse personale, abbiamo buttato a mare: bellezza e conoscenza. Ci sarà utile per evolvere e andare oltre l’arsura spirituale?
Lorenzo Merlo
domenica 19 luglio 2026
Stati generali delle infrastrutture dell'alto Lazio...
All’on Mauro Rotelli e a tutti gli organizzatori degli “Stati Generali delle Infrastrutture dell’Alto Lazio”
“Nella sede di Unindustria Viterbo il 20 luglio 2026 la presentazione di progetti che potrebbero ridisegnare il futuro dell’Alto Lazio, attraverso la realizzazione di infrastrutture stradali, aeroportuali e ferroviarie”.
Così il comunicato diffuso per annunciare la riunione degli “Stati Generali delle infrastrutture dell’Alto Lazio” e la formazione di un tavolo decisionale per finalmente far emergere la volontà politica di valorizzare la centralità geografica della provincia.
E’ innegabile che sia mancato alla provincia di Viterbo il peso politico dei rappresentanti per favorirla. Adesso l’on Mauro Rotelli presidente commissione ambiente, territorio e lavori pubblici della Camera dei deputati, che ha indetto la riunione, potrebbe svolgere con più potere il ruolo di catalizzatore di risorse e determinare la svolta necessaria. Fanno ben sperare la presenza della vice presidente del Parlamento europeo Antonella Sberna, l’assessore ai Trasporti della Regione Lazio Fabrizio Ghera e l’assessore ai Lavori pubblici Manuela Rinaldi, i consiglieri regionali Daniele Sabatini e Giulio Zelli.
Importante anche la lista dei partecipanti alla riunione a partire dal presidente di Unindustria Viterbo Andrea Belli, che ha ospitato l’iniziativa, al prefetto di Viterbo Sergio Pomponio, al presidente di Ita Airways, Sandro Pappalardo, Ilaria Coppa commissario Anas, Lorenzo Cardo presidente dell’Interporto di Orte, Christian Colaneri direttore strategie e pianificazione sviluppo infrastrutture di Rfi, Marco Trombetti amministratore unico di Enac Servizi, Manolo Cipolla presidente di Cotral, Tommaso Tanzilli presidente di Ferrovie dello Stato Italiane.
“Non è un convegno qualsiasi – afferma il comunicato diffuso - , né la classica passerella in cui ognuno ribadisce le proprie priorità senza ascoltare quelle altrui. Almeno nelle intenzioni dichiarate, l’obiettivo è un altro: fare il punto sullo stato delle opere, sugli investimenti già programmati e sui nodi ancora aperti che frenano la mobilità di persone e merci nell’Alto Lazio.”
Auguriamo che dalla riunione, con l’occhio attento allo sviluppo del Porto di Civitavecchia e dell’Interporto Centro Italia di Orte, emergano proposte concrete rispetto le modalità di trasporto che interessano la Provincia: Aeroporto di Viterbo, Trasversale o Superstrada, raddoppio della Cassia, Ferrovie regionali e statali.
Siamo anche certi che, in questa importante riunione, verranno indicate le soluzioni per l’apertura della Ferrovia trasversale Civitavecchia Orte, vista l’importanza strategica che riveste, per la realizzazione del “Corridoio del Mediterraneo Barcellona-Civitavecchia-Orte-
Riteniamo possibile anche perché molti esponenti politici presenti agli stati generali fra cui Mauro Rotelli e Daniele Sabatini li sappiamo favorevoli. La stessa Vice presidente del Parlamento europeo può svolgere un ruolo determinante visto l’impegno dell’Unione Europea per la riapertura.
Anche Unindustria al convegno del 14 novembre 2025 per voce dei suoi massimi dirigenti ha sottolineato la validità della riapertura di una linea ferroviaria che tocca da vicino stabilimenti industriali importanti che fanno partire con TIR i loro prodotti: la Ferrero a Ronciglione e Caprarola e a Gallese la SOCOFER che produce scambi ferroviari.
Alle FS per la riapertura di questa linea di km 87 sono stati concessi dallo Stato 220 miliardi di lire tutti spesi per la sistemazione del sedime tra Capranica e Civitavecchia, altri 123 miliardi di lire sono stati dati alle FS per la elettrificazione di tutta la linea da Civitavecchia ad Orte, l’Unione Europea, assieme alla Regione Lazio, Autorità portuale di Civitavecchia, Interporto Centro Italia di Orte ha cofinanziato il progetto di ripristino ed elettrificazione, redatto dalla Italferr, di tutta la linea con 2 milioni di Euro., Il Parlamento all’unanimità l’ha inserita nell’elenco nella legge 128/2017 per le Ferrovie turistiche. Recentemente RFI ha iniziato la sua pulizia da Capranica a Ronciglione finalizzata al recupero di tutta la linea.
E’ quindi evidente e anche riconosciuta dalla politica e da RFI che la riapertura di questa importante infrastruttura sia una vera priorità per il riequilibrio del territorio. Non è solo un progetto ferroviario. È un progetto di: - sviluppo economico - sostenibilità ambientale - valorizzazione identitaria dei territori.
Oggi è il momento di agire.
La linea ferroviaria Civitavecchia–Orte rappresenta un’infrastruttura strategica oggi inutilizzata, ma con un potenziale unico: collegare porto, interporti e tutto l’entroterra dei Comuni interessati alle reti nazionali e ai corridoi europei, generando valore economico, ambientale e sociale. Lasciarla inattiva significa rinunciare a sviluppo, competitività e sostenibilità. Recuperare e valorizzare la linea ferroviaria - trasformarla in un’infrastruttura multifunzionale - attivare progetti concreti di sviluppo territoriale dei Comuni attraversati dalla ferrovia.
Le due leve principali: marketing territoriale e logistica integrata:
1. Marketing territoriale e sviluppo turistico
La linea ferroviaria Civitavecchia-Orte ed il circuito dei comuni che essa attraversa può diventare un vero e proprio “corridoio turistico”: - collegamento tra i flussi turistici e crocieristici del porto di Civitavecchia e aree interne - valorizzazione di borghi, aree naturalistiche e patrimonio culturale - sviluppo di turismo lento (treni storici, cicloturismo, cammini). Risultato: aumento dei flussi turistici, nuove opportunità per imprese locali e rilancio delle economie dei territori attraversati
2. Logistica integrata e mobilità sostenibile
La ferrovia Civitavecchia–Orte può svolgere un ruolo chiave nella logistica integrata e a favore dell’intermodalità: connessione efficiente tra porto, interporti e rete ferroviaria nazionale e corridoi europei, riduzione del traffico pesante su gomma e incremento di attività logistiche integrazione porto, nodi interportuali e realtà produttiva e distributiva di tutto il centro Italia.
Altri benefici ambientali ed impatti concreti: meno camion sulle reti stradali, riduzione delle emissioni di CO₂ e quindi minore inquinamento atmosferico ed acustico, miglioramento dei flussi turistici e maggiore sicurezza stradale.
Risultato: territorio più vivibile, sistema logistico più competitivo e sostenibile. Sostenere istituzionalmente il progetto e proporre le attività attraverso cui esso si realizza partecipare, promuovere ed essere protagonisti delle iniziative di sviluppo territoriale.
Conclusione
La ferrovia Civitavecchia–Orte può tornare a essere un’infrastruttura viva, utile e produttiva. La differenza la fa una scelta oggi: restare spettatori o diventare protagonisti di un progetto di rilancio territoriale concreto e sostenibile. Cordiali saluti,
Raimondo Chiricozzi
FERROVIA DEI DUE MARI
comitato per la riapertura della Civitavecchia Capranica Fabrica di Roma Orte
Tel 3683065221 Email: comitato.civitavecchia.orte@
venerdì 17 luglio 2026
L'incredibile mesaggio di Ferdinando Renzetti... (rosa rosamaria e acqua di rosa)
Ho appena ricevuto questo messaggio dall’alto, nel senso che mi sono seduto su un muretto dove c’era scritto: Siamo a Destinazione!
E mi è venuto in mente di scrivere qualcosa che si intitoli proprio in questo modo, solo che non mi viene in mente niente e non so come iniziare… se l’arrivo è la fine e la fine sempre un nuovo inizio allora siamo nella giusta destinazione, ecco cosa voleva dirmi la frase appena letta… posso iniziare così… inizio e fine coincidono…
Rosa, Rosamaria e acqua di rosa: lu cuntu non la cunta e fa lu cuntu con la vita. Lu cuntu… C’era una volta una cantastorie siciliana, si chiamava Rosa Balistrieri, … Rosa cantava con rabbia… Rosa era una che difendeva i diritti del popolo e i diritti di quella povera gente che non aveva nemmeno i denti per mangiare il pane perchè il pane non lo aveva mai avuto.
Cantava come una leonessa della Sicilia, cantava e ancora canta con quella chitarra.
Cantastorie ce ne sono stati e sempre ce ne saranno, chi canta forte, chi canta piano, chi si arrabbia e chi invece cavalca le onde del mare non soggetto a nessuna marea.
La vita è questa pazzia, un gioco, una fantasia… una farfalla leggera che si poggia sul fiore più pesante che la sostiene.
Ma forse non esiste né fiore né farfalla, proprio nulla esiste se non l’eterna sospensione del nulla nel nulla…
Come ripeteva spesso Rosamaria regina di Calabria: o t’elevi, o te levi…!
Un oggi alla volta ti ricordavo più alta e noi qui ci fermiamo per dissetarci è bello avere sempre quello che ci serve un tuffo al cuore brivido di piacere se fosse amore goccia di follia con molta calma… aria, ci manca l’aria… degli anni belli, adesso ho capito cosa serve per fare la rivoluzione, iniziamo da qui: pomodori tofu carote cipolla…
Come la ruota del vasaio, una volta messa in moto, gira ancora a lungo, e solo lentamente il suo moto si ferma come l’umidità penetra nel tronco dell’albero secco, lo riempie a poco a poco e lo fa marcire, il mondo e la pigrizia penetrano l’animo umano e lo rendono pesante e stanco.
Camminiamo in rigoroso silenzio, non parliamo, non fumiamo, non facciamo foto. Ci purifichiamo dal mondo, lo lasciamo alle spalle, entriamo nella destinazione: inno all’amicizia, riflessione, nel silenzio, tra nascondimento e riconoscimento...
Ferdinando Renzetti da Pescara
giovedì 16 luglio 2026
L'avventura di Dina Alberizia continua... in Cammino!
Molti di noi, quando abbiamo ricevuto la notizia che Dina Alberizia era stata liberata dopo l’incubo della detenzione nelle carceri libiche, insieme agli altri volontari della missione umanitaria diretta a Gaza, abbiamo tirato un sospiro di sollievo e ci siamo detti “meno male”.
...Dina ci fa riflettere allargando l’orizzonte. Dina è tornata a camminare, il cammino cura le ferite, il cammino dà la forza di combattere per aiutare gli altri, noi camminiamo con lei...
mercoledì 15 luglio 2026
Israele e la "Terra Promessa"...
La piccola, geograficamente e demograficamente, Israele, è forse la nazione più influente al mondo, e qualche studioso lo motiva storicamente ed altri antropologicamente e psicologicamente, per la loro unità e coesione comunitaria. In realtà Israele, come entità statuale, non è solo confinata in quella piccola porzione del Medio Oriente, ma è estesa in molte altre influenti parti del mondo (in primis gli USA).
Dovremmo renderci conto che molti tra coloro che determinano le sorti del mondo, soprattutto a livello finanziario ed esercitando potenti influenze politico strategiche, sono discendenti di quel gruppo ristretto di persone che sono ancora convinte di avere un patto con l’elohim di nome YAHWEH, il quale aveva promesso loro la Grande Israele che doveva andare dal Nilo all’Eufrate, mentre ha solo compiuto stermini e crudeltà inutili (anche tra i suoi “protetti”), forte coi deboli e debole coi forti, e la prima volta che ha affrontato un altro elohim, ben più potente di lui, Marduk (Bēl,) a capo dei babilonesi, è stato sonoramente sconfitto e probabilmente ucciso o preso prigioniero, da allora gli ebrei (non solo gli israeliti) finirono nella famosa “cattività babilonese” e da allora di Yahweh non si è saputo più nulla, scomparso per 2600 anni.
E questo manipolo di individui che si reputano potenti ed intelligenti, sono ancora convinti di avere un patto con lui e lo stanno rispettando fomentando conflitti in tutto il mondo, sono convinti che gli farà dominare non solo quei luoghi mediorientali ma tutti i popoli della terra, perché loro sono il popolo eletto. Tenete conto che costoro controllano molteplici banche, fondi d’investimento, fondazioni, think tank, lobby, apparati industriali bellici, multinazionali, ecc..
In questo modo si spiega la ricchezza dello stato di Israele, che possiede in proporzione alle sue piccole dimensioni il più potente esercito del mondo ed i migliori servizi segreti. Siamo occultamente governati da fanatici, ignoranti e deliranti, mentre quelli che appaiono in pubblico come i leader dei Paesi succubi, i politici, sono solo servi e maggiordomi, attori che recitano maldestramente un copione. Hanno entrambi un elemento in comune, l’ignoranza. Ignorano ad esempio che il patto originario era tra Yahweh e la famiglia (clan o tribù) di Giacobbe poi divenuta Israele, ed i loro nemici originari erano soprattutto i parenti stretti di Giacobbe, che erano tutti ebrei.
Quindi il patto non è mai stato tra gli ebrei e Yahweh, ma tra il popolo di Israele (israeliti) e lui. Quindi anche nella pazzia, nel fanatismo e nel delirio di onnipotenza, non hanno le idee chiare. Oggi la stragrande maggioranza dell’opinione pubblica è convinta che il patto sia con tutti gli ebrei, essendo anche l’antisemitismo frutto di grave ignoranza…
Rendiamoci conto di quale epoca oscura, arida e penosa stiamo vivendo, nella quale anche solo ricercare, studiare e divulgare quanto si scopre diventa pericoloso. Ignorare la Storia significa ignorare anche il presente e compromettere il futuro..."
Claudio Martinotti Doria
Commento di Piotr:
"Alcuni anni fa lo storico istraeliano Ilan Pappé (rifugiato in GB) a fronte di una mia domanda negò con veemenza che Israele fosse uno "stato ebraico". In realtà, argomentò, è semplicemente uno stato sionista e il sionismo è una scelta politica seppur estremamente ideologizzata e fatta passare per "ebraismo".
Ricordo che negli anni Sessanta nei congressi dell'intellettualità ebraica mondiale, Israele era citato meno che pochissimo e quando era citato lo era solo in modo negativo. Poi è iniziata la deriva. Esattamente come da noi la nostra sinistra, tutto è stato fagocitato dalle diaboliche capacità politico-ideologico manipolatorie dell'Impero. Veramente stupefacenti, non c'è che dire.
Un Impero che difende i transgender e finanzia e arma chi li ammazza, che difende il clima e sostiene i peggiori inquinatori e avvelenatori, che difende la democrazia e organizza golpe nazisti, che difende la pace e bombarda come mai è successo in tutta la Storia moderna precedente, che difende i diritti umani e massacra donne e bambini a milioni. Fantastico! Una storia e un'analisi ancora tutta da scrivere.
Agli inizi degli anni Settanta avevo iniziato ad avere dei sospetti per come sarebbe andata. Vedevo troppi ex-leader sessantottini che torcevano le nostre idee e i nostri ideali per fare sviolinate al capitalismo, allo Stato e ai potenti di turno. "Marca male", pensai. Mi sbagliavo: marcava malissimo!"
Integrazione libraria:
“La potenza militare israeliana e i solidi agganci internazionali di cui gode Tel Aviv pongono lo Stato ebraico nelle condizioni di non aderire alla conferenza indetta dall’ONU per la creazione di una zona mediorientale libera da armi nucleari, cui invece l’Iran partecipa. Lo autorizzano a tenere “200 bombe atomiche pronte al lancio su Teheran”, come confidato dall’ex segretario di Stato Colin Powell al suo partner d’affari e grande finanziatore del Partito Democratico Jeffrey Leeds in una e-mail scovata e pubblicata dal sito DcLeaks; gli permettono di produrre plutonio in quantità sufficienti a sviluppare ogni anno dalle dieci alle quindici bombe dalla potenza analoga a quella sganciata dalle forze aeree statunitensi su Nagasaki; gli consentono di fabbricare trizio, un gas radioattivo utile per le armi nucleari di nuova generazione come le mini-nukes impiegabili negli scenari bellici più ristretti, come ad esempio Gaza, o come gli ordigni neutronici, adoperabili in conflitti alle porte di casa perché capaci, grazie all’emissione di neutroni veloci, di garantire un elevatissimo grado di letalità, pur provocando un contenuto livello di contaminazione radioattiva.
Le indiscusse competenze tecnologiche acquisite nel corso dei decenni pongono l’industria bellica israeliana – che annoverà società di grande prestigio come la Elbit Systems, la Israel Aerospace Industries, la Israel Military Industries e la Rafael – nelle condizioni di ritagliarsi un ruolo di primissimo piano nel mercato mondiale delle armi. Composta da un misto di società sia private che statali, l’industria bellica israeliana assorbe oltre 50.000 impiegati e beneficia del rapporto di osmosi con colossi del complesso militar-industriale USA come la Lockheed Martin, che gli permette di riprodursi in maniera allargata, inserendosi sempre più addentro al sistema militar-tecnologico mondiale.
Da: "Israele. Geopolitica di una piccola, grande potenza" di Giacomo Gabellini, Arianna Editrice, pp. 84-85
