domenica 5 luglio 2026

Il monopolio della cultura razionalista sull’immaginario e la fandonia della meritocrazia...

 


Monopolio

Il capo-famiglia illuminista della nostra cultura, è stato prolifico. I numerosi figli, nipoti e pronipoti naturali e acquisiti, quali il razionalismo, il meccanicismo, il materialismo, il positivismo, lo scientismo, il determinismo e il riduzionismo ne hanno mantenuto lo spirito irraggiando il pensiero e l’immaginario con l’idea che ogni aspetto della realtà potesse essere messo sotto calcolo, sotto controllo e quindi realizzando la prevedibilità. Un mito razionalista per il quale è stata impiegata l’energia avuta a disposizione da numerose generazioni di ricercatori. Visto il contesto in cui sono vissuti, nulla di strano. Come biasimarli. Immersi in un mondo composto da oggetti materiali, tutti soggetti al principio di causa-effetto, tutti con proprietà proprie ed oggettive, sostenuto dalla ripetitività di molti eventi come per esempio il rimbalzo di una palla spinta a terra come fanno i cestisti, al pari del giogo di qualunque altra ideologia non avevano alternative. 

L’idea di prevedere il comportamento di ogni aspetto del reale era una specie di missione alla quale nessun pazzo vi si sarebbe sottratto, sul cui successo si poteva scommettere e vincere. E a ragione. Infatti, tanto più si alza la capacità di calcolo e si riducono gli oggetti in campo, tanto più la prevedibilità tende a crescere e ad essere confermata e rispettata. Viceversa, in contesti metafisifi-umani, caratterizzati da interazioni esponenzializzate verso numeri che inseguono l'infinito si generano spontanee nuove relazioni imprevedibili che obbligano i sacerdoti del controllo ad aggiornare i dati immessi nei sistemi algoritmici e la relativa potenza di calcolo. 

 

Nella furia della salita al sapere – è questa la figurazione che diviene dall’idea positivista del mattoncino dopo l’altro, insistente rappresentazione dell’incedere umano nonostante il ripetersi brutale della storia, se non il suo peggioramento – sono stati travolti, cioè resi oggetti e dati, anche gli uomini e il loro pensare. Le ragioni di controllo, d’induzione di paura e di riduzione a consumatore non hanno più palizzate etiche, tutte scavalcate dai salti disumani del digitale. 

Siamo quindi travolti da un’orda cognitiva che, con languida coercizione, ci irreggimenta e deforma a propria immagine e somiglianza ogni genere di pensiero, scartando e denigrando quelli non ammansibili. Una crociata d’annientamento dell’indipendenza intellettuale, aulica o da bar sport non fa differenza. Tutti siamo sospinti a succhiare il medesimo nettare che sgorga da ogni dove: scuola, famiglia, master, chiesa, giornalacci pornografici, tv non da meno, radio offensive, pubblicità a battuta perpetua, amici e nemici.

Così, uno dei risultati è che bimbi e adulti, molti cosiddetti scienziati inclusi, si nutrono dalla sola mammella cognitiva disponibile, che li cresce sotto l’egida che verità fa rima baciata con scienzah, È lo scientismo, la più fallace delle filosofie, ora cavalcate a spron battuto da aziende, commercianti, e potere economico. 

 

Il lungo passaggio nel tubo culturale ci tritura l’immaginazione uniformando il pastone indistinto che ne risulta, trasformando pressoché chiunque in inconsapevoli scudieri di catafratti al comando del più grande partito razzista in quanto radicale nel suo criterio selettivo. Razzista come se le idee avessero tra loro natura e diritto differente, tanto da poterne stilare una gerarchia perfetta. Come se la loro proprietà fosse di chi le esprime. Un’ottusità preclara che svela l’incantesimo dell’ego in cui è intrappolato chi la stila e chi la rispetta.

 

La sostanza è facile da riassumere. È modalità comune macchiare tutti i contesti col grasso dei lumi, buono per far girare pistoni e bielle, ma inefficace e altamente dannosa come una motonave fuori controllo in porto quando applicata alle dimensioni sottili a mezzo delle quale ci relazioniamo al mondo. Talmente immateriali che nessuna rete, tantomeno a strascico, può catturare. 

 

Meritocrazia

Sembra banale, anzi lo è, ma in pratica è un grande segreto. Ne è campione il concetto e strumento detto meritocrazia. Un grezzo attrezzo, una clava con la quale si ritiene di eludere il nepotismo – e fin qua potremmo condividere – e dare il giusto merito alle competenze effettivamente acquisite dalle persone. Ma, se non positivisticamente parlando, è qui che viene meno la presunta superiorità del criterio meritocratico. Come essere meritocratici – ne possono essere il soggetto i docenti, i sistemi, le istituzioni, i club, ecc – senza aver arbitrariamente adottato griglie di valutazione e protocolli compiacenti al proprio intento? Criteri di selezione che per antonomasia non possono che tener conto del livello specifico dimostrato dai selezionandi. E che, contemporaneamente escludono coloro che non lo dimostrano – e, questo è il punto – indipendentemente dalle doti che mostrerebbero se il processo di educazione/apprendimento non fosse stato dozzinale, per lo più mai estetico, adatto alla maggioranza normale, ma inadatto a questi, minoranza razziata dal riguardo che meriterebbero.

L’apprendimento è un processo individuale fondato sulla relazione con le persone, gli argomenti e le discipline. Se per buona parte risulta soddisfacente la più diffusa modalità a mezzo della quale esso avviene, che potremmo chiamare a-personale, per alcuni tale modalità è totalmente sterile. 

In funzione di come la relazione viene vissuta – soddisfacente/insoddisfacente, piacevole/spiacevole – dalle parti (persone, concetti, oggetti), in campo pedagogico-formativo, terapeutico-evolutivo e psicomotorio il principio meritocratico passa da efficiente a inefficace, mentre resta per lo più eccellente, in ambito selettivo-addestrativo. 

Il principio della meritocrazia ha abbagliato le persone desiderose di stare dalla parte del giusto al pari di quanto sia accaduto con sostenibilità, impatto zero, economia circolare (manche inclusività sfrenata, cancellazione delle identità e delle culture). Palliativi buoni per allungare il brodo, che resta comunque esiziale.

Ancora figurativamente parlando, l’applicazione della modalità meccanicistica al territorio umanistico si palesa come una grave incompetenza della presunta intelligenza razionalista, una scatola dal carattere etico, come tutte vuota di empatia estetica. È un’immagine che esprime il tentativo di una cultura e dei suoi palafrenieri di rinchiudere l’infinito delle persone entro la scatoletta dei suoi saperi e ragionamenti.


Lorenzo Merlo





sabato 4 luglio 2026

Michele Boato è fuori dalla Municipalità di Mestre...

 

NESSUN SEGGIO A MICHELE BOATO

Ho partecipato alle recenti elezioni come candidato presidente della Municipalità di Mestre a nome di due liste, ABC-Ambiente Bene Comune e Tutta la Città Insieme. Il risultato è stato 1.335 voti, somma di 834 voti di ABC, 419 di TCI e altri 78 voti (in parte “disgiunti”) attribuiti direttamente a me.


    Molto meno di quanto ci aspettavamo, ma comunque un dignitoso 3,72%, superiore alla soglia di legge del 3% e ai risultati di sette liste: 

Mov.5 Stelle (3,41%), Venezia Riformista (1,83%), Forza Italia (1,20%), Rifondazione (1,18%), UDC (0,95%), Venezia è tua (0,88%) e Mestre in azione (0,60%).


Ciononostante, il metodo usato dalla Commissione elettorale del Tribunale di Venezia ha decretato che io non faccia parte degli 11 consiglieri riservati alle minoranze in Municipalità di Mestre-Carpenedo, facendovi rientrare, invece un consigliere del M5S che ha ottenuto una percentuale e un numero di voti inferiori ai miei (1.189 voti, corrispondenti al 3,41%).


Vorrà dire che, come ho sempre fatto, continuerò  anche da fuori, a sostenere le iniziative e le lotte per una città più bella e accogliente e contro ogni tipo di speculazione. 


Michele Boato, amico delle biciclette, degli alberi e di tutta Mestre




venerdì 3 luglio 2026

La società programmata e la fabbrica del consenso...


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Ogni potere sociale, di qualunque genere, sussiste solo in virtù di una quantità sufficiente di consenso, esplicito o tacito che sia. A volte questo fatto è difficile da comprendere perché ognuno di noi nasce e cresce all'interno di una società già ampiamente strutturata, con una serie di istituzioni già formate ed una cultura predominante che danno l'illusione di un dato di fatto quasi naturale.

In realtà l'intera struttura del potere sociale è retta da una adesione ai modelli proposti. E' facile convincersene se si prova a considerare qualche esempio.


Che potere ha il denaro? 
Nessun altro se non quello che tutti sono abituati ad accettarlo come mezzo di pagamento, e di solito sono abituati a considerarlo "naturalmente" un monopolio. Il potere del denaro dipende dalla nostra accettazione.
Che potere hanno i mass media? Hanno il potere che viene loro conferito dai loro fruitori. Un giornale che nessuno legga non veicolerebbe alcun potere.

Che potere hanno le armi?  
Hanno il potere del convincimento all'obbedienza di tutta la catena di comando di un esercito, formato da esseri umani pensanti e potenzialmente critici, se vogliono esserlo.
In realtà il potere è nostro, di ciascuno di noi.

Il popolo è sovrano, indipendentemente dal fatto che ciò sia riconosciuto da una Costituzione oppure no.
Ma la sovranità si esplica nella misura in cui la si usa, e la si usa in modo efficace solo se le scelte siano consapevoli invece che abitudinarie al modo di riflessi automatici.

Solo la critica può liberare dalle gabbie mentali dell'obbedienza cieca che sorregge lo status quo, in ogni ambito.


O critici propositivi o servi passivi, questa è l'antitesi. Il critico propositivo non è mai disfattista, perché è soggetto attivo dello svolgimento sociale.

Vincenzo Zamboni


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Commento di  Giuseppe Sorrentino: 
"Noam Chomsky la chiama la "fabbrica del Consenso", ma in questi ultimi anni il modo di fare informazione è cambiata.
È sempre più diretta e alternativa. Giacinto Auriti già faceva informazione con dirette tv, ora con gli smartphone in un attimo puoi informare l'intera popolazione...
Il problema è che chi lo ha capito sta già agendo per mantenere lo status quo, magari imbavagliando anche internet con una fasulla legge sul copyright che tratteranno a giorni a Bruxelles.
Serve sempre quella massa critica che spinga poi tutti gli altri...."

giovedì 2 luglio 2026

Il trenino extraurbano Roma Nord "soppresso"...?

 


martedì 30 giugno 2026

Dal 3 al 12 luglio 2026: Monte Compatri in festa!

 

Cinque appuntamenti tra improvvisazione, musica e Commedia dell'Arte


Dal 3 al 12 luglio 2026 le piazze del centro storico di Monte Compatri si trasformeranno in un grande palcoscenico all'aperto grazie a "Teatro sotto le stelle", la nuova rassegna dedicata al teatro e alla cultura dal vivo promossa dal Photo Club Controluce APS in collaborazione con il Comune di Monte Compatri.

Gli spettacoli si svolgeranno alle ore 21 in Piazza del Duomo e al Belvedere di Piazza della Repubblica, offrendo al pubblico cinque serate di emozioni, divertimento e riflessione nel suggestivo scenario del borgo tuscolano.

La manifestazione nasce con l'obiettivo di riportare il teatro tra le persone, valorizzando gli spazi urbani come luoghi di incontro, partecipazione e crescita culturale. Il programma propone spettacoli diversi per linguaggio e contenuti, capaci di coinvolgere pubblici di tutte le età.

Ad aprire la rassegna, venerdì 3 luglio in Piazza del Duomo, sarà One Shot della Compagnia Teatro del Libero Scambio, spettacolo di improvvisazione teatrale in cui il pubblico contribuisce direttamente allo sviluppo della scena.

Sabato 4 luglio sarà la volta de L'Elmo Misterioso, oratorio musicale per cantastorie scritto e interpretato da Daniele Mutino con I Musici della Storia Cantata, un racconto che affronta il tema universale del rapporto tra amore e guerra.

Gli appuntamenti proseguiranno al Belvedere il 10,11 e 12 luglio con Il Barone Rampante, adattamento teatrale dell'opera di Italo Calvino proposto da Botteghe Invisibili, con Ribelli di Indaco TeatroGiovani, dedicato ai grandi personaggi anticonformisti della storia e della letteratura, e con la serata conclusiva che vedrà in scena La Capitanesa de Romolan di ElisettaStilt e, a seguire, Pulcinella nella Luna del Teatro Origine, spettacoli ispirati alla tradizione della Commedia dell'Arte.

"Teatro sotto le stelle" rappresenta una nuova occasione per vivere il centro storico di Monte Compatri attraverso la cultura, trasformando per cinque serate le piazze cittadine in luoghi di spettacolo, condivisione e partecipazione.

Ingresso libero.


4 luglio 2026. Certosa di Pavia: "Festival dell’Intelligenza Naturale"...

 


Il 4 luglio 2026 nasce una rete.

Non una rete digitale, ma una rete di cittadini, comitati, associazioni ed esperti che da tutta la Lombardia si ritroveranno per confrontarsi su una domanda sempre più attuale: come costruire il futuro senza compromettere ambiente, territorio e salute?

Se ti sei chiesto perché tante comunità si stanno mobilitando sul tema dei data center, il 4 luglio è il giorno giusto per scoprirlo.

Una serata aperta a tutti, con testimonianze, confronto, musica, buon cibo e la presenza di associazioni, studiosi, giornalisti, professionisti ed esperti che si occupano di questi temi.  La Rete dei Comitati Lombardi nasce il 4 luglio.

Ti aspettiamo il 4 luglio 2026 al Festival dell’Intelligenza Naturale, a Certosa di Pavia, presso la Cooperativa di via Rinascimento, h. 19,30 - h.23,30.

Comitato per la Tutela del Territorio Certosino


TESS - Transizione Energetica Senza Speculazione è presente: coalizionetess@gmail.com

domenica 28 giugno 2026

Parliamo di caccia...



Fuori del tempo, incuranti dei rischi reali che l’umanità sta per affrontare a causa dei cambiamenti climatici e dell’inquinamento inarrestabile dei mari e dei suoli, c’è chi ancora parla di caccia. 

In Parlamento giorni fa è spuntata una proposta di legge a beneficio degli ultimi “signori della caccia”. Purtroppo è passata al Senato, poi passerà alla Camera. Da una nostra inchiesta dell’anno scorso avevamo appreso che, finalmente, il numero dei cacciatori incalliti in Italia era sceso sensibilmente sotto le 500mila unità, e tra questi quasi la metà, soprattutto per l’età avanzata, ha “appeso il fucile al chiodo”.

Quindi per qualche voto in più si cerca di rilanciare un’attività che appartiene ormai al passato. Si è cercato, nel presentare il disegno di legge, di elevare il cacciatore alla stregua di un nobile ecologista ritenendolo un “Bioregolatore della Natura”. Un’affermazione questa che non trova riscontro sia nella realtà giuridica che in quella scientifica. Il controllo della fauna selvatica è un’attività pubblica, distinta dall’attività venatoria, per cui il cacciatore è solo un individuo che aspira a raggiungere il proprio godimento personale aldilà di realtà ed esigenze più importanti sociali e ambientali. 

A questo punto ci auguriamo che tale proposta di legge venga bocciata alla Camera...



(Fonte: Energy and Life 12)