lunedì 16 marzo 2026

Mobilitazione contro la Nato e contro la guerra...

 


Chiamata a tutte le realtà impegnate nella lotta contro la Terza guerra mondiale in corso, la partecipazione attiva del nostro paese alla guerra, la militarizzazione dei territori. È ormai evidente la responsabilità dei gruppi imperialisti USA-NATO e UE nella promozione della guerra mondiale, con il sostegno al regime di Kiev, ai sionisti d’Israele e con l’aggressione al Venezuela, Cuba e Iran in aperta violazione del diritto internazionale. 

Queste operazioni si traducono, sul piano interno, in tagli alle risorse pubbliche, aumento della repressione verso le avanguardie di lotta e occupazione militare delle scuole, università e spazi pubblici, impoverendo i territori e privando le comunità locali della loro sovranità.

La presenza di basi, caserme, antenne, poligoni di tiro, radar e depositi di munizioni, direttamente gestiti e collegati alla NATO e agli USA, rappresenta una vera e propria occupazione militare, politica e sociale, che prosciuga risorse, inquina e rende intere porzioni del Paese appannaggio degli interessi guerrafondai e imperialisti. 

L'assemblea ha l'obiettivo di costruire la mobilitazione per il 77° anniversario della Nato e rafforzare il coordinamento tra comitati, associazioni, movimenti e singoli cittadini che a diverso titolo si battono contro le logiche di guerra e l’occupazione militare del nostro Paese.

In un contesto internazionale sempre più teso, crediamo sia essenziale rilanciare la voce di chi chiede pace, autodeterminazione dei popoli e investimenti in diritti sociali invece che in armamenti!

Iniziativa promossa da Uniti contro la guerra, Coordinamento Nazionale No Nato, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole, Docenti per Gaza, Centro culturale Handala Ali, Comitato Pace e disarmo, Generazioni future e altre adesioni in aggiornamento.

20 marzo 2026 - ore 18:00, presso l'ex Asilo Filangieri, vico Maffei 4 - Napoli




domenica 15 marzo 2026

Vota tu che voto io...

 


 I reggimenti delle mille schiene imbelli che sorreggono il mondo pauroso che aborriamo.

  I votatori
C’è qualcosa che non va.
Inorridisco davanti ai divanisti, che se solo avessero avuto il coraggio (ossimoro) avrebbero trucidato i – da loro inventati – novax e relative famiglie. E ugualmente davanti ai votatori, quelli del diritto-dovere delle urne, nelle cui penombre credono di porre il loro mattoncino sul muro della democrazia, quel concetto che uno dei tanti luoghi comuni ha elevato a totem, intorno al quale far girare i pensieri fino all’ignara sublimazione in dogma. “Sennò comandano gli altri”, taglia corto il votatore.

 La schiatta divanista-votatoria ascolta la tv e i suoi esperti litiganti per farsi un’idea, per informarsi. Nella sua “diarrea cogitativa liberatoria” (1), dal sofà urla al fascista e al comunistae quanto di peggiore riesce a concepire a chi non celebra la scienza, almeno quanto lui stesso, che poi è quella del televisore. Un esercito di manovali cognitivi che pensa ancora secondo l’ordine morto ancor prima di Berlinguer e di Almirante. (Avercene!)  

Davanti all’inesistente classe politica occidentale, europea ed italiana non ha di meglio da pensare che “in Russia o in Iran si sta peggio” e di dire “le tue critiche al sistema vai là a farle, se riesci”. L’ignara devozione ai luoghi comuni, compagni di giochi fin da quand’era piccolo, quasi quasi ne permette l’esonero dall’inferno e l’ammissione al limbo.

 I votatori non cadono dal canapè, non impazziscono d’impotenza, non si stracciano le vesti quando sentono nominare la Groenlandia alla stregua di un monopolico Vicolo Stretto o di un Vicolo Corto sacrificabili senza dolore. E neppure quando, con il Board of Peace, li mette davanti all’ennesima pietra angolare, girata la quale, del cuore morale del mondo – che un tempo aveva pulsato sangue anche nelle vene della politica – non resta che un simulacro, nei cui atri e ventricoli bui scorrono i fantasmi della privatizzazione del mondo.  

Con la pinza dei programmi in mano passa in rassegna le trasmissioni per trovare se stesso nero o rosso che sia. Non getta il telecomando neppure davanti a Gaza, davanti a quanto riescono a dire e a fare la Von der Leyen, la Kaja Kallas, il Mattarella, per l’Iran che – tu non lo sai, ma loro sì – è uno stato canaglia, la Russia il criminale aggressore e l’Ucraina la democratica aggredita. Non si disperano davanti alla generalizzata neocorsa al riarmo, costi quel che costi, fosse anche la sanità, la scuola, l’educazione, i servizi, cioè tutte quelle facezie così care alla popolazione.
 
Nel suo – almeno in apparenza – ligio comportamento, il votatore è corpo di una moltitudine che, per quanto in millesimale decrescita quantitativa, coltivando piegato ad angolo retto i fiorellini di plastica dello status quo, costituisce la solida piattaforma dalla quale gli atleti della politica si librano in voli mortiferi. 
Un sostegno alla vergogna cui stiamo assistendo, ora al suo picco storico, che non sanno di offrire, che la loro educata indignazione non solo non scalfisce, ma, come un boomerang, torna utile al macchinista, per condurre il treno dove vuole, alla velocità che vuole, col modo che vuole. 
Quanto sta accadendo nel mondo non basta al votatore per alzarsi dal divano e gettare il selettore. Preferisce stare in platea, privata o teatrale non fa differenza, a sentirlo raccontato dai comici e dalla satira – pastiglie di alka seltzer psico-cognitiva – e dai competenti o presunti tali. Alle prossime votazioni, via, in marcia tutti insieme alle urne del pluralismo.

 Gli assenteisti
Se i votatori sostengono lo status quo, gli astensionisti non sono poi così meglio. Anche se si stanno bradipalmente allargando di numero, come esercenti ad una vetrina nei confronti di un centro commerciale, di fatto non hanno potere. Cani sciolti che, a volte, si accorpano in branchi. Il meglio dei quali, purtroppo, è molto simile ad un leone da tastiera sebbene avveduto e illuminante, apprezzato dai gregari lettori e pari lignaggio. Cani desolati o adirati ma sempre impotenti, che vagolano guaendo o abbaiando dal disgusto tra le maglie lasciate appositamente lasse dalla democrazia: ignorare assorbe gli urti più di uno scudo. 
Cani poveretti. Che possono i loro condivisibili argomenti sotto i colpi della grande comunicazione dagli arsenali sconfinati? Praticamente, ormai ontologicamente inidonei a fare corpo, consapevoli d’essere relitti nel mare baumiano, combattono per ragioni istintivo-biografiche più che per la vittoria.
  
Assistendo allo spettacolo del mondo che sono costretti a guardare, le loro individuali invettive non sono che frecce spuntate, impotenti armi bianche nei confronti della diligenza d’acciaio lanciata a folle corsa verso la conquista non più solo del west, ma anche dell’est, del nord e del sud, in una crociata auto-santificata senza più alcun senso riconoscibile per tutti, salvo che per i votatori.  

Le vette
Per quanto insospettabile, il gradiente di accomodamento dei votatori ha le doti per raggiungere le vette più elevate dell’appiattimento. Secondo il gergo pugilistico, sono degli incassatori. Una dote apparentemente da perdente ma incredibilmente da vincente. L’incassatore infatti pur prendendone di più di chi incassatore non è, a differenza di quest’ultimo resta in piedi e vince lo scontro. 
Ne può fare dimostrazione la sequela di colpi che, per lui, infatti, non sono tali anzi, semmai, dolci carezze. Ecco di seguito, le parole, i pensieri dei votatori e alcune note pertinenti.

 . Ucraina nella Nato.
Dice il votatore al putiniano, novax, brigatista, complottista, terrapiattista (poi PNBCT): “Mi sa che presti ancora orecchio alle chiacchiere. Oltre a qualche esercitazione congiunta, nei fatti l’ingresso dell’Ucraina nella Nato era lontana anni luce. O eri al corrente di una data certa nella quale sarebbe stata invitata a farne parte? Infine, almeno stando alle statistiche ufficiali, il conflitto in Donbass andava già spegnendosi prima dell’invasione russa. 

 . Su Paola White Cain.
Secondo il votatore, la pastora Paola White Cain non ha fatto niente di male, ha pregato insieme ad altri per il suo presidente. E poi – aggiunge il votatore – la storia che gli statunitensi siano in missione per conto di Dio è solo uno slogan, esattamente come lo era il draghesco “Non ti vaccini, ti ammali, muori”. Tutte questioni a cui non dare retta, conclude il votatore.

 . Sulle lobby ebraiche.
Votatore: Lobby ebraiche? Ma fammi il piacere. Di lobby se ne formano e se ne disgregano in continuazione. Se ce n’è anche di ebraiche, è normale.
Inutile, anzi, sconveniente citarne il potere, non puoi essere che un cialtrone complottista antioccidentale. Almeno come Moni Ovadia che, in merito all’accoglienza riservata a Netanyahu da parte del Congresso americano, ricorda si tratti di congreghe in cui sono presenti anche donatori cristiani e una percentuale considerevole di evangelici, capaci di incidere sui media e sulle campagne elettorali e dunque sull’establishment.

 . Rassegna genuflessi.
–      PNBCT: Vedrai che quando Trump passerà a trovare i cagnolini italiani, saranno tutti in rassegna a stringergli la mano. 
–      Votatore: Certo. Giusto! Gli americani ci hanno tirato fuori dai tedeschi e ci hanno aiutato molto.

 . I buoni.
“Senza vaccino saremmo morti tutti o ci sarebbe ancora l’epidemia”, cantano in coro i votatori. “I novax, dovevano essere rinchiusi e vaccinati a forza”. 
Al votatore sfuggiva e sfugge che sarebbe stato sufficiente iniettarlo ai deboli di sistema immunitario, che il nuovo intruglio non prevedeva l’arresto né la riduzione dei contagi, né si sapeva niente sul rischio genotossico e su quello oncogenico, che il libero consenso da sottoscrivere, per molti, era un ricatto a base di sottrazione del loro sostentamento economico, perpetrato con la menzogna che la pozione arrestasse la diffusione della malattia, che la longevità dell’efficacia dell’iniezione era perfino divertente, trattandosi di uno pseudo-vaccino. E ancora sfugge, che nessuno, lui per primo, ha porto delle scuse ai banditi chi non hanno voluto sottostare all’esperimento sociale.
 . I giusti.
È giusto o irrilevante sanzionare con censure e divieti di partecipazioni ad atleti, artisti e professionisti russi e bielorussi. 
Meglio non interrogare il votatore sull’idea di fare altrettanto nei confronti degli statunitensi, perché – dice – l’Iran, come Putin, ci avrebbe distrutti.

 . Le doti.
Il votatore ha doti sorprendenti. In qualunque momento può saltar fuori a chiederti quali sarebbero le fuffe propagandistiche messe in circolazione dai giornalacci. Vuole proprio che gliele elenchi una ad una. Sarebbe facile soddisfare la sua curiosità, basterebbe passare in edicola e mettergli davanti le prime pagine dei giornalacci, ma non lo è affatto: non puoi chiedere alla rondine “com’è l’aria oggi”. “Aria? Quale aria?” risponderebbe. E giustamente.  

. La storia secondo il votatore.
Il votatore, che conosce alla perfezione le ragioni di Putin (non si sa se va di pari passo con quelle della cultura sciita-iraniana) chiede al PNBCT: “Le ritieni adeguate a giustificare quanto ha fatto in Ucraina?”. 
Mi correggo, forse non le sa tanto bene. Non ha capito che c’aveva provato con le buone e lungamente con pazienza e ripetutamente a evitare l’avanzata della Nato, ad attendere il mantenimento delle promesse di autonomia del Donbass. Non ha capito che l’avevano messo all’angolo, che era questione di vita o morte per lui e per la Russia.

 . Ignaro manipolatore della manipolazione.
Quando fai presente al votatore che “Putin è morente”, che “Ha finito i missili”, che “L’economia russa è al collasso”, che “Punta a Lisbona”, che “I russi usano i chip delle lavatrici per far funzionare le armi elettroniche” e molti eccetera della medesima risma, non fa una piega. Serafico replica che si è trattato di analisi errate, assolutamente non deliberate manipolazioni dei giornalacci contro Putin, per fomentare il sostegno all’Ucraina.

 . Impressionante.
Il votatore sul tema NATO-Ucraina non ha considerazioni critiche da esprimere. Trova giusto il supporto di intelligence, di armamenti e di personale e non trova inopportuno che volesse portare i suoi cannoni al confine russo. 
Pure sul progetto di balcanizzazione o indebolimento della Russia non ha niente da dire, tranne una cosa: “È un’assurdità” dice e prosegue, “Ma chi te lo ha detto?”. 
Il votatore non collega i puntini del disegno Nato-Usa-egemonico. Perciò non vede le spallate allo smembramento della Jugoslavia e lo stupro della Serbia con lo strappo dal suo seno del Kosovo i Metohija per estendere le sue basi sempre più a oriente. Non vede perciò la stessa miccia di fondo appiccata in Ucraina a partire dal Maidan del 2014. Non la vedeva allora e non la vede neppure oggi, con l’Iran. Il votatore, a pensarci bene, fa impressione.

 . “Arrivano i nostri”. Sì, dappertutto.
Il votatore non fa una piega, mai, neppure quando gli mostri il lato oscuro della luna statunitense: 
Cina 1945-46 | Siria 1949 | Corea 1959-53 | Cina 1959-53 | Iran 1953 | Guatemala 1953 | Tibet 1955-70 | Indonesia 1958 | Cuba 1959 | Repubblica democratica del Congo 1960-65 | Iraq 1960-63 | Repubblica Dominicana 1961 | Vietnam 1961-73 | Brasile 1964 | Congo Belga 1964 | Guatemala 1964 | Laos 1964-73 | Repubblica Dominicana 1965-66 | Perù 1965 |Grecia 1967 | Guatemala 1967-69 | Cambogia 1969-70 | Cile 1979-73 | Argentina 1976 | Turchia 1980 | Polonia 1989-81 | El Salvador 1981-92 | Nicaragua 1981-90 | Cambogia 1980-95 | Angola 1980 | Libano 1982-84 | Grenada 1983-84 | Filippine 1986 | Libia 1986 | Iran 1987-88 | Libia 1989 | Panama 1989-90 | Iraq 1991 | Kuwait 1991 | Somalia 1992-94 | Iraq 1992-96 | Bosnia 1995 | Iran 1998 | Sudan 1998 | Afghanistan 1998 | Jugoslavia/Serbia 1999 | Afghanistan 2001-2021 | Iraq 2002-03 | Somalia 2006-07 | Iran 2005 | Libia 2011 | Siria 2014 | Nigeria 2014 |  

. Preciso, scientificamente impeccabile.
Se per caso scrivi un dato impreciso o sbagliato, il votatore prima te lo fa notare e poi lo cavalca per inficiare l’essenza del punto di vista che stai esprimendo. A lui non interessa la costellazione di crimini statali per comporre il puzzle e trovare la foto di chi comanda il mondo e come, preferisce accanirsi sulla data o il nome impreciso che hai detto o scritto. 

 . Puro.
Non dire al votatore che le guerre hanno motivi economici, non vorrai mica infangargli la purezza della ragione umanitaria? Non ha senso per lui che qualcuno, pur di vendere carri armati e armi d’ogni genere e prosperare, vada in giro a fare guerre in tutto il mondo per di accaparrarsi le fonti energetiche necessarie a sostenere la propria industria bellica.

 . Lui lo sa e tu no.
Bisogna ammetterlo, il votatore non legge solo giornalacci. Sennò non avrebbe l’informazione che “gli accordi di Istanbul, non erano affatto a un passo dal porre termine alla guerra in Ucraina”. Resta “interessante” – come è solito dire con sarcasmo – come mai, nel merito, non faccia mai cenno a Boris Johnson.  

. Non fa parte di noi.
Il votatore ha una passione che non può tenere segreta, sennò lo farebbe. Gli piace ripetere che “Spesso si bollano con ‘propaganda’ le narrazioni che non confermano la nostra lettura degli eventi o l’esito che riteniamo auspicabile”. Per poi chiosare con: “Confirmation bias”. (Gli piace citare il concetto in inglese, come fosse una novità. Saprà che si tratta della consapevolezza del pregiudizio – consapevole o occulto – che esiste da sempre o pensa sia un prodotto del progresso?). 
Il dubbio che nel suo razionalismo analitico, da capello spaccato in quattro, il bias non trovi spazio, che lui possa esserne esente, non lo attraversa. Perché seguitare a ripetere in concetto altrimenti? Non riesce a concepire che il mondo senza la sua interpretazione non c’è.
“La nostra esperienza è indissolubilmente legata alla nostra struttura. [...] No possiamo separare la storia delle nostre azioni (biologiche e sociali) da come ci appare il mondo. [...] Lasciamo da parte l’abitudine di pensare che la nostra esperienza sia segnata da un marchio di indubitabilità, come se riflettesse un mondo assoluto. [...] Il fenomeno della conoscenza non può essere concepito come se esistessero ‘fatti’ od ‘oggetti’ esterni a noi che uno prende e si mette in testa”. (2)
Già, i fatti, quelli a cui la Gruber, replicando a Travaglio, diceva di attenersi mentre lo accusava di esprimere solo opinioni (3). Ma quali fatti? Quelle che la sua narrazione le faceva servizio ricordare? O anche gli accordi di Misk, con il cui rispetto da parte Nato-Occidente, il rischio di evitare la guerra si sarebbe alzato considerevolmente? E I fatti della Nuland? O le parole di questa: “Fuck the EU”, sono solo parole e non fatti? 

. Recettore.
Il votatore avverte il pericolo iraniano. La sua antenna capta i tg e la sua argillosa immaginazione prende forma tra le mani dei vasai che legge: Corriere delle Fiabe “Teheran semina il caos”, da La Resprivata “Iran, il Golfo si infiamma”, da Il Tempio “L’Iran minaccia l’Europa”, da La Stamperia “La strategia del caos arma degli Ayatollah” e “Teheran minaccia l’Europa”. Ma non avverte niente di anomalo per il poco spazio dato alle bambine, alle maestre e al personale di Miab. Delle bombe sulle scuole non avverte il pericolo. Del doppio standard non si avvede e se si avvede riesce a dire l’impossibile: https://www.youtube.com/watch?v=fJm1UVPjZtI

 . Data di nascita della storia: 24 febbraio 2022.
Secondo il votatore, “Ridurre la percezione del ‘pericolo russo’ a pura retorica mi sembra difficile da sostenere alla luce di ciò che è accaduto dopo il 24 febbraio 2022”.
Viene da domandarsi come si può non capire niente fino a questo punto. E viene da domandargli se non sarebbe stato meglio preoccuparsi della minaccia degli Stati Uniti da ben prima del 24 febbraio 2022. Tempo perso.

 . Più geniale dei geni.
Nonostante le politiche europee – così scellerate che neppure Samuel Beckett, Göethe, Chaplin e Shakespeare sono arrivati mettere in scena qualcosa le rappresentasse – per il votatore le decisioni strategiche prese da governi molto diversi tra loro sono il vero indice del pericolo russo: “Germania vara un aumento monstre della spesa per la difesa. La Polonia pure. Finlandia e Svezia chiedono di entrare nella Nato, cambiando una linea strategica durata decenni. I Paesi baltici hanno rafforzato ulteriormente la presenza Nato sul proprio territorio. L’Ue ha per la prima volta finanziato l’invio di armi a un Paese in guerra”.
Neppure un sospetto per il votatore che si tratti di decisioni drammatiche più che strategiche, e neppure si tratti di decisioni prese da altri, estranee al sentimento popolare, nei confronti di un nemico, non solo inesistente, ma col quale avremmo potuto continuare ad avere buone relazioni diplomatico-commerciali e ponte verso l’Asia. Inesistente finché non gli togli la terra sotto i piedi. Esattamente ciò che stanno facendo le scellerate politiche europee.
 . Progresso.
Se accenni ad Epstein, il votatore non lascia cadere l’occasione per esprimere il suo sdegno estetico e il suo giudizio morale, entrambi dal carattere capitale. Poi concatena la sua serie di parole per prendere le distanze da quel genere di persone, da quel tipo di situazioni. 
Ascoltandolo con attenzione si può constatare l’assenza di due elementi. Il primo, la distanza tra noi e le élite dei potentati privati e degli stati profondi, la conseguente evidenza delle loro trame che nulla hanno a che fare con i nostri interessi. Il secondo, distillazione del precedente, la certezza che qualunque strumento a loro disposizione – ora a partire dall’intelligenza artificiale e dagli algoritmi –, senza dubbio alcuno, sarà impiegato per spremere il resto del mondo. Ovvero che il destino del resto del mondo, sotto il loro controllo, dispone di un arbitrio in stile senso unico. Ma, se non vuoi finire rullato di cartoni (4) è meglio non sottoporgli tale concretezza.

 . Ci sono un inglese, un francese e un italiano.
“I governi decidono su prospettive, pericoli potenziali, alleanze, posizionamenti, su scala anche più ‘lunga’ della loro durata”. Se non fossero parole di un votatore dedicate al presente, penserei a qualche barzelletta della stirpe ci sono un inglese, un francese e un italiano...”.  

. Sempre l’inglese, il francese e l’italiano, anzi, il russo.
Per il votatore “avere a cuore i russofoni residenti all’estero, per i paesi che li ospitano è sinonimo di alto rischio d’invasione russa”. “Cuore russofono” dice, non cuore russofono vessato. Al votatore, a volte, sfuggono i particolari.

 . Nient’altro al di là della luce del giorno.
Diversamente dal votatore della vulgata quello di lignaggio superiore ammette l’influenza delle lobby, tuttavia conclude che “è piuttosto irrealistico che dettino l’agenda delle cancellerie di mezza Europa”. Ma povero! Non vede e non sente quanto in merito ai ricatti economici, militari, di spionaggio con cui le cancellerie devono fare i conti e non si è accorto che la politica è una merce e che i mercati non sono degli stati ma dei privati. “Quali ricatti? Quali privati?” chiede sereno. Cosa mostrare al cieco? Cosa dire al sordo?

 . Bmw über alles.
–      Qual è il sinonimo di votatore? –      Atlantista! –      Perché?
–      Perché crede alle ragioni umanitaristiche per le stragi continue di interi popoli”.
–      Ma dai!
–      Eh sì. Ha creduto all’antrace di Powell, ai talebani terroristi internazionali, alle bombe nucleari iraniane, agli intenti imperialisti della Russia. Il votatore ha la tessera della grande famiglia dell’esportazione della democrazia, della difesa dei diritti umani. È soddisfatto che qualcuno sfondi i confini di altre culture a favore della libertà delle donne. Per quelli non sfondati chiude un occhio per seguitare a fare il pieno alla sua Bmw.
–      Allora è anche sicuro che il popolo iraniano, come prima avevano fatto quelli della Libia, dell’Iraq, dell’Afghanistan e così via, è felice delle bombe israelo-statunitensi?
–      Senza dubbio alcuno. È sereno, perché gli esperti sapranno che fare. I giornalacci glielo hanno confermato più volte in più occasioni.

 . C’è qualcosa che non va.
Il votatore applaude Starmer, Merz e Macron, il corifero trio ora in cima al podio dei vigliacchi che annuncia al mondo: “Riaffermiamo il nostro impegno per la stabilità regionale e la protezione dei civili”, risparmiandosi di citare l’attacco Usa-israeliano, ma senza dimenticare di ricordare l’aggressione iraniana alle basi americane del golfo. C’è qualcosa che non va.

 . Dotta citazione.
Sul silenzio italiano in merito alle decine di basi americane e sulle loro bombe nucleari sul nostro territorio non ha nulla da dire, anzi, le considera una fortuna, per quando la Russia ci attaccherà. Per arrivare a tali sublimi pensieri, non basta la fortuna di nascere geniali, serve studiare e lui sa su quali testi impegnarsi. Per questo è certo che per il genocidio di Gaza si è trattato di legittima difesa del popolo eletto da Dio. Un precedente importante che ha subito riesumato nei confronti dell’Iran, del quale non sa nulla, tranne che si tratta di un “paese canaglia”.

 . Prendere e tralasciare.
Ma resta comunque geniale. Il votatore segue la vicenda della famiglia del bosco stracciata dalla legge italiana, senza naturalmente chiedersi se il diritto abbia un che d’umanamente indegno. Tralascia invece la questione Epstein tanto da non sospettare che l’amico Donald sia costretto a fare quanto sta facendo in cambio di un salvacondotto che lo sottragga alla gogna mondiale.

 . Il migliore dei mondi possibili.
Il votatore non ha mai nulla da dire contro l’Occidente, contro i mercificati valori, contro la natura mortifera umana e naturale del capitalismo, che oltre a denaro per qualcuno produce rifiuti e malattie per tutti e ora anche alienazione digitale. È la verità. Se gliene accenni, la risposta è certa. “Vai tu a vivere in Russia, in Cina, in Asia”. Oppure, “Sei un luddista”. 
Nessuna sorpresa. Il votatore, spesso, più che creativo è replicativo. Che colpa fargliene? Sarebbe come dire a un ciccione che è ciccione.

 . Secondo Andrea Zokh, e non solo.
“L'Occidente è uno stupratore seriale che accusa le vittime di averle provocate con i propri cattivi costumi, le violenta, e se poi non accolgono di buon grado lo stupro, le uccide. Pensare di essere nella posizione di fare le pulci agli Ayatollah o a chiunque altro è patetico. Qualunque tradizione spirituale, fosse pure il culto della dea Kalì, è meno spregevole di quella all'interno della quale ci è capitato di vivere”. 
A questo punto vorrei vedere la faccia del votatore.

 . Forse la vetta più alta.
Non c’è pace. Il votatore si batte per un voto allo status quo che gli viene da dentro. Come altrimenti spiegarsi il suo “inaudito” davanti all’attacco iraniano alle base americane nel Golfo?

 . Ma questa non è la più bassa.
“Ma dai, che fai? Non divagare”, dice il sobrio votatore allo stupido complottista, “restiamo con i piedi per terra, anzi in acqua, guarda il Mediterraneo in fiamme, per colpa dell’Iran”.
Morale: al votatore puoi togliere la terra sotto i piedi che al massimo arriccia il naso, ma non quelle sotto le urne, “sennò – ripete – poi comandano gli altri”.

 . Senza titolo, con molta tristezza.
Ecco, guarda il mondo, guarda dove ci hanno portato le sue urne, dove ci ha portato la sua democrazia. Sarebbe stato meglio avessero davvero vinto gli altri.

 . Sull’onta votatoria.
Per chi desidera prolungare la surfata dell’onda – o onta? – votatoria: –  https://luogocomune.net/geopolitica/10-domande-a-giorgia-meloni-da-parte-di-un-cittadino-qualunque.

 . Dalle vette gli orizzonti.
Questa la calda, accogliente catena di vette del votatore, che si estende ad occidente. Dalla cima di ognuna di esse se, invece di bearsi calcandole, si guardasse intorno e lontano, non scorgerebbe magnetiche e brumose vallate astensionistiche, ma profili di consapevolezza politica, per raggiungere i quali dovrà liberarsi dallo status quo del votatore, quel genere di sindrome che abitua al peggio. O stiamo andando sempre meglio?
–      ­­“Disfattista”, disse il votatore.
–      “Perché guardi me”, rispose il complottista. “E non il fuochista?” Chiese.
–      “Quale fuochista?” Domandò sorpreso il votatore.

Lorenzo Merlo






  













Note
.1 Giorgio Gaber, Anche per oggi non si vola, 1974-75.
.2 Humberto Maturana e Francisco Varela, L’albero della conoscenza. Le radici biologiche della conoscenza, Sesto San Giovanni (Mi), Mimesis, 2024, pp. 41, 42, 43.
. 3 https://www.youtube.com/watch?v=ByTh7Rnh9rU&t=1
. 4 Skiantos, 1979, Kinotto, Ti rullo di cartoni.

 

sabato 14 marzo 2026

Possibili richieste dell'Iran per la cessazione del conflitto...



L'Iran fissa il perimetro negoziale dopo il fallimento dell'”Epic Rage”. Teheran rifiuta il modello stop-and-go israeliano e punta a una soluzione strutturale del conflitto.

Teheran ha emesso, di fatto, una fattura politica agli Stati Uniti e a Israele. Riconoscimento dei diritti legittimi della Repubblica islamica, pagamento di indennizzi per i danni subiti, e un impegno internazionale vincolante contro future aggressioni. Tre condizioni. Nessun margine apparente di negoziazione sul perimetro.


Le possibili richieste dell'Iran:

Primo: Deferimento di Benjamin Netanyahu alla Corte Penale Internazionale.

Secondo: Ritiro dell'entità sionista dalla Striscia di Gaza e dalla Cisgiordania nonché dal Libano meridionale  e cancellazione del progetto Board of Peace di Donald Trump.

Terzo: Rimozione del blocco, rimozione delle sanzioni all'Iran e sblocco dei fondi congelati.

Quarto:  Riconoscimento del programma nucleare pacifico dell'Iran.

Quinto: Cessazione delle violazioni della sovranità libanese via terra, mare e aria da parte dell'entità sionista occupante e ritiro dai territori occupati in Siria.

Sesto: Risarcimento all'Iran per i danni subiti a causa di sanzioni, blocco e aggressioni ingiustificate e in violazione delle leggi del cielo e della terra.

Settimo: La revoca del blocco sullo Yemen, il pagamento dei necessari risarcimenti e il ritiro dalle aree occupate dall'Arabia Saudita e dagli Emirati Arabi Uniti.

Ottavo: La rimozione delle basi americane dai territori arabi.

Nono: Pubblica ammenda di Donald Trump e dell'amministrazione statunitense e del governo israeliano per aver preso di mira:
Ali Khamenei
Hassan Nasrallah
Hashem Safieddine
Ismail Haniyeh... ed altri.



Bressanone (BZ). L’ultimo bosco della Valle Isarco è stato abbattuto...



La  mattina del 6 marzo 2026, prima che la città si svegliasse, prima che qualcuno potesse vedere, documentare, protestare, le macchine erano già al lavoro. Un’efficienza degna di miglior causa. L’ultimo grande bosco golenale dell’intera Valle Isarco, con alberi alti fino a 40 metri, tronchi fino a 4,5 metri di circonferenza e un’età che raggiunge i 100 anni, stava già cadendo sotto le lame.

Il bosco ripariale di Bressanone – quanto resta degli ambienti originari lungo il fiume Isarco – era rimasto lì, quasi per miracolo, circondato su tre lati dalla zona industriale, custode di un mondo che altrove è già scomparso da decenni. Non era un posto qualsiasi: sulla sommità degli abeti ogni anno nidificavano dalle 9 alle 13 coppie di airone cenerino64 le specie di uccelli osservate in quest’area, di cui 29 nidificanti e 7 inserite nella Lista Rossa degli animali in pericolo. Sette specie di chirotteri. Tre specie di rettili che richiedono tutte una protezione rigorosa secondo la normativa comunitaria a causa della loro rarità e rischio di scomparsa.

Nel corso degli anni il bosco si era insomma rivelato un ecosistema complesso, con alberi caduti che offrivano microhabitat favorevoli alla vita di funghi, licheni e particolari insetti che vivono e si nutrono di legno morto – nutrimento degli uccelli insettivori, tra i quali il rarissimo picchio rosso minore.

E poi c’era il ruolo idrogeologico: la zona industriale a sud di Bressanone è già stata allagata nel 1966, e i tre ettari del bosco ripariale con prato garantivano uno sfogo per l’inondazione, raccogliendo le acque delle alluvioni e fungendo da naturalissimo sfogo per un fiume oggi pesantemente artificializzato. Un bosco simile, entro un contesto pesantemente antropizzato, non solo è un unicum prezioso, ma non è nemmeno facilmente sostituibile.

La storia di come si è arrivati a questa distruzione inizia nel 2019. Quest’area, composta da due ettari di foresta e 7000 metri quadri di prato, di proprietà della Vinzentinum e classificata come area di protezione delle acque e bosco ripariale, è stata ceduta alla Progress Holding AG. Tutte le parti coinvolte nella compravendita sapevano che l’area era destinata a uno scopo specifico e che doveva essere riclassificata per essere resa edificabile. Prezzo: 9 milioni di euro. Destinazione: capannoni industriali e parcheggi per produrre stampanti per calcestruzzo 3D. La Diocesi di Bolzano-Bressanone aveva venduto un habitat protetto a chi voleva distruggerlo.

Dal 2019 al 2026, una comunità intera ha provato a fermare questo scempio con ogni mezzo lecito. Petizioni firmate da oltre 4.000 persone. Catene umane lungo la pista ciclabile. Mozioni consiliari. Perizie naturalistiche. Ricorsi. Il Comune di Bressanone si è rifiutato di pubblicare e trasmettere la perizia sul bosco ripariale in riferimento a un’interpretazione molto discutibile delle disposizioni di legge. Lo studio – commissionato dal Comune stesso e costato quasi 10.000 euro di denaro pubblico – è rimasto secretato per oltre un anno, mentre le decisioni venivano già prese. La stessa Commissione provinciale per il territorio e il paesaggio, nella deliberazione approvata il 27 febbraio 2026 dalla Giunta provinciale, ha riconosciuto che il progetto non poteva essere valutato positivamente dal punto di vista paesaggistico, poiché il bosco ripariale costituisce un habitat protetto ai sensi della LP n. 6/2010 e della Nature Restoration Law europea. Poi, tuttavia, ha comunque approvato. La prevista parziale deforestazione è stata “venduta” come un buon compromesso tra tutela della natura e interessi economici: purtroppo, proprio la parte più preziosa dal punto di vista naturalistico, costituita da bosco golenale con imponenti pioppi neri, è risultata interessata. Le perizie naturalistiche che confermano il valore ecologico del bosco non sono state prese in considerazione durante il processo decisionale.

C’è un fatto che merita tuttavia di essere riconosciuto: la compensazione prevista – di circa 17.000 m² di terreno confinante con il biotopo Millander Au che andranno ad allargare sostanzialmente quest’ultimo – riguarderà superfici attualmente coltivate a frutteto e arativi riguarderà superfici attualmente coltivate a frutteto e arativi, utilizzate in passato come discarica di materiali edili. Sottrarre ettari di meleto alla monocoltura intensiva che ha già trasformato i fondovalle altoatesini in distese ordinate di piante spallierate sotto reti antigrandine, e restituirli alla natura, è qualcosa di inedito: forse la prima volta nella storia della Provincia Autonoma di Bolzano che una compensazione ambientale avviene a spese di un frutteto. Per questo, e solo per questo, diciamo “bene”. Ma sia chiaro: si compensano i metri quadri, non gli ecosistemiI 17.000 m² di nuova natura futura non valgono i 9000 m² di bosco centenario e i 7000 m² di prato che da questa mattina non esistono più. Non si compensa un albero di cent’anni con un appezzamento da rinaturalizzare. Non si compensano le colonie di aironi, i chirotteri nelle cavità, il picchio rosso minore. Ragionare sul lungo periodo è giusto – ma bisogna avere la lucidità di riconoscere che ciò che è andato oggi non tornerà in nessun orizzonte temporale che ci riguardi.

In tutto questo, Progress Holding AG aveva alternative? La risposta è, ovviamente, sì. Avrebbe potuto scegliere un’altra localizzazione. Avrebbe potuto comunque compensare l’inevitabile consumo di suolo. Avrebbe potuto scegliere di non abbattere in periodo di nidificazione (la normativa provinciale fissa l’inizio del periodo di tutela già dalla fine di febbraio: l’abbattimento è iniziato nei primi giorni di marzo). Avrebbe potuto, in una parola, fare le cose diversamente. Non lo ha fatto. E gli enti locali – Comune e Provincia – si sono rivelati succubi di sé stessi, delle proprie legislazioni evidentemente imperfette o comunque facilmente scavalcabili.

Pretendere collettivamente una responsabilità imprenditoriale vera è un compito che come sempre rimane nelle mani di cittadine e cittadine: una responsabilità che non è quella proclamata nelle relazioni di sostenibilità aziendale, ma quella che si misura nelle scelte concrete, nella capacità di rinunciare a qualcosa quando quel qualcosa appartiene a tuttiTocca a noi chiederla – alle associazioni, ai cittadini, all’opinione pubblica – dato che chi avrebbe dovuto farlo per mandato istituzionale ha preferito diversamente.

Sia a livello comunale che provinciale si sottolinea costantemente come la sostenibilità ecologica sia una priorità fondamentale. Le istituzioni altoatesine si presentano al mondo come custodi delle Alpi, dell’ambiente, della biodiversità. Bressanone nel 2012 ha persino ricevuto il premio Euregio per l’ambiente.

Quelle parole sono cadute insieme agli alberi. Una parte preziosa di Bressanone è scomparsa per sempre. Le associazioni ambientaliste invece, rimangono: e non si fermeranno ai soli comunicati.

WWF Trentino Alto Adige/ Südtirol



venerdì 13 marzo 2026

Siamo nati a nostra insaputa...

 



 
La solitudine è un passaggio inevitabile per incontrare se stessi, in genere succede e non è cercata. In inglese ci sono due termini diversi lonely e alone per indicare il primo una solitudine di separazione il secondo lo stare con se stessi.
 
I pregiudizi sono i più grandi nemici con le chiusure mentali e i pensieri limitanti. Einstein diceva che è più facile scindere l’atomo che estirpare un pregiudizio. Infatti mentre il saggio combatte con il proprio ego l’ignorante combatte con quello degli altri.
 
La cultura, si sa, costa anche fatica, mentre l’ignoranza è gratuita,  ecco perchè è cosi diffusa.
 
Le invasioni dei barbari, essendo oggi improbabili, la Natura vi supplisce con le invasioni interne e legali: i Vandali sono all’Edilizia, Attila dirige la riforma agraria, i Goti aspettano di andare al potere. Tutti mirano a distruggere qualcosa perchè il barbaro, sempre stupido e impaziente, vuole muoversi e fare, altrimenti si annoia...
 
Messaggio divulgato da Ferdinando Renzetti 



giovedì 12 marzo 2026

Gerusalemme, 20 aprile 2026 - Cerimonia Commemorativa Congiunta Israeliano-Palestinese...

 

Nonostante il clima di forte tensione e incertezza in Asia occidentale, le organizzazioni Combatants for Peace e Parents Circle – Families Forum confermano lo svolgimento della 21ª Joint Memorial Ceremony, in programma il 20 aprile 2026 alle 20:30 (ora di Gerusalemme), 19:30 in Italia.

“La Joint Memorial Ceremony – organizzata da Combatants for Peace e dal Parents Circle Families Forum – è il più grande evento per la pace organizzato congiuntamente da israelianə e palestinesi nella storia. Offre un’opportunità unica a israelianə e palestinesi di piangere insieme e di restare unitə nel chiedere con forza la fine dell’occupazione e della violenza.

La cerimonia si svolge ogni anno alla vigilia di Yom Hazikaron (Giorno della Memoria israeliano). Nella cultura dominante israeliana, le cerimonie che più spesso vengono organizzate per onorare questa giornata tendono a rafforzare narrazioni culturali di dolore, vittimismo e mancanza di speranza. La Cerimonia commemorativa congiunta trasforma questa narrazione portando palestinesi alla commemorazione insieme a israelianə, per piangere fianco a fianco e mostrare un’altra possibile strada per il futuro.” (dal sito di Combatants for Peace).

La prima edizione della cerimonia, 21 anni fa, coinvolse circa 70 partecipanti; negli anni l’evento è cresciuto fino a riunire centinaia di persone in presenza e, grazie alla trasmissione online, centinaia di migliaia di persone in tutto il mondo.

Anche in Italia sarà possibile organizzare proiezioni pubbliche della cerimonia nelle proprie comunità. I gruppi interessati possono registrare l’iniziativa compilando il modulo online:  https://form.jotform.com/260682937554064



Fonte: https://www.pressenza.com/it/2026/03/il-20-aprile-la-21a-joint-memorial-ceremony-di-combatants-for-peace-e-parents-circle/

mercoledì 11 marzo 2026

Le religioni sono forme pensiero utili al controllo sociale… solo l’auto-consapevolezza ecologica è vera spiritualità!

 


“Non esiste cosa nascosta che non sia manifesta”. (Detto Popolare)

Scriveva Bernardino del Boca: “Il messaggio divino d’amore e di fratellanza di Gesù Cristo, la filosofia del Buddha, la saggezza di Socrate, l’umiltà di Leonardo da Vinci, l’esempio dei santi, dei saggi e dei pensatori di tutte le epoche, non rappresentano la cultura. Sono come le stelle in cielo, luminose e lontane, spesso dimenticate. L’uomo dimentica di contemplare il cielo come dimentica di ascoltare la voce della saggezza”.

Il cristianesimo è nato come filosofia pacifista e “porgi l’altra guancia” ed “ama il prossimo tuo come te stesso” sono i detti principali del Vangelo di Gesù. La nonviolenza di Gandhi nasce egualmente da una profonda fede verso la considerazione che tutti siamo parte della stessa esistenza, uomini piante ed animali.

Contemporaneamente, nel rispetto dei vari elementi del creato, permane la coscienza che la terra, l’acqua, l’aria, etc. sono beni comuni che non debbono essere alienati all’uomo ed agli altri animali. Forse come non mai oggi sento che la attuazione di una proposizione ecologista profonda, disgiunta dal credo religioso, sarebbe oltremodo necessaria per garantire la continuità della civiltà umana.. per non parlare della sua sopravvivenza “bruta” (anche in considerazione dell’alienazione sempre più forte con i cicli naturali e l’avvelenamento dell’habitat).

La specie umana è in continua evoluzione e così dovremmo poter prendere coscienza che il nostro vivere si svolge in un contesto inscindibile. Di fatto è così… solo che dobbiamo capirlo e viverlo, prima a livello personale e poi a livello di comunità. Ognuno può e deve “comprendere” la necessità di riequilibrare il suo stile di vita non sentendosi però obbligato da una ideologia o da una spinta etica, la maturazione deve avvenire per auto-consapevolezza ecologica e fisiologica.

Capisco che questa condizione esistenziale richiede una maturazione individuale ed un riavvicinamento alla propria natura originale che non può essere il risultato di una “scelta” o di un “credo” … La vita al momento opportuno e con i modi che gli sono consoni  condurrà l’uomo verso la sua natura originale..

Questo ritorno, questa coscienza di Sé  nell’Esistenza universale, non è una esperienza particolare, non ha bisogno di nomi o di attributi, è semplice Riconoscersi in Ciò che è…

Paolo D’Arpini

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I punti chiave del pensiero di  Paolo D'Arpini: 

La vera spiritualità non risiede nelle dottrine organizzate o nelle ideologie, che egli considera "forme pensiero" create per il condizionamento sociale e il controllo delle masse. Al contrario, egli promuove una visione basata sull'auto-consapevolezza ecologica e sul senso di appartenenza alla natura.

Critica alle religioni/ideologie: Le ritiene strutture intellettuali o dogmatiche che separano l'uomo dalla propria essenza e dalla natura, funzionali a mantenere un ordine sociale gerarchico.

Auto-consapevolezza ecologica: È definita come la comprensione profonda di essere parte integrante dell'esistente, superando l'ego individuale (spiritualità laica).

Bioregionalismo: Il ritorno a una dimensione locale, vivendo in armonia con la "bioregione" (il territorio in cui si vive), riconoscendone l'anima e il senso di identità.

"Vivere senza dire io": Un approccio interiore che mira a spogliare l'individuo dalle costruzioni mentali dell'ego, per favorire una connessione autentica con il tutto.

In sintesi, per Paolo D'Arpini, la vera spiritualità è naturale, laica e legata alla terra, opposta a qualsiasi imposizione dogmatica o ideologica.