lunedì 8 giugno 2026

Lo spirito percepito come sintesi fra intelligenza e coscienza...




Seguendo un filone di "spiritualità laica", possiamo definire lo  Spirito come una  sintesi fra coscienza ed intelligenza, non è un pensiero, anche se, in termini descrittivi  analitici, non possiamo fare a meno di utilizzare i pensieri nel tentativo -per altro futile- di evocarne la natura. Questo perché  il processo descrittivo  rende lo "spirito" un oggetto della mente. Anche chiamandolo  “spirito” resta un concetto, una immagine. E sappiamo che l'immagine mai può sostituire o realmente rappresentare e convenire quel che è la "sostanza".  Tutto ciò che è all’interno della coscienza è un oggetto della Coscienza. Forse è meglio precisare che il termine Coscienza, pur che rappresenta quanto voglio significare, venga qui sostituito da “Consapevolezza” poiché noi occidentali e soprattutto “cristiani” tendiamo a considerare la coscienza come una qualità morale. Si dice “fare l’analisi di coscienza” come se questa coscienza fosse un aspetto dell’anima. 
Lasciamo anche da parte la considerazione materialista per cui la coscienza è il risultato di processi cerebrali, che è una spiegazione “scientifica” assunta in quanto si ritiene che la nostra capacità di analisi (intelligenza) sia susseguente al processo chimico delle cellule che si comunicano dati. Tutto ciò è la conseguenza del nostro ritenerci il corpo quindi questa considerazione non ci consente di andare “oltre” per percepire lo spirito, in quanto substrato e matrice. Anche qui il termine "percepire" non è propriamente corretto, poiché chi è che percepisce e cosa viene percepito? E’ evidente che tutto si svolge all’interno della Coscienza, la coscienza osserva se stessa e comprende se stessa. 
Intelligenza e coscienza sono la stessa cosa e in verità sono la nostra vera natura.  In qualsiasi modo  consideriamo  noi stessi, una anima un corpo, una mente… non siamo quello poiché  l'Io non puoi essere un oggetto della conoscenza.  L'Io  è la conoscenza stessa che  nel processo conoscitivo assume  la forma di soggetto oggetto e conoscenza. 
Fermiamoci comunque al “sentire” interno, quel sentire definito “io”  e che è in verità pura coscienza. Prima di pensare “io sono questo o quello” se ci si ferma al nudo Io..  ci si rende conto che  questa identità assoluta  è priva di qualsiasi attributo.. E’ semplicemente consapevolezza.
Qualsiasi opinione o descrizione di tale "entità", appartiene all’ego, inizialmente può essere accettata come base  di confronto sulle idee, ma se osserviamo con gli occhi dello “spirito”, che tutti ci accomuna, scopriamo che l’opinione è solo un attaccamento, un riflesso condizionato,  di cui potremmo anche liberarci se vogliamo avanzare in consapevolezza. L’opinione  è una proiezione mentale,  un meccanismo  proiettivo del proprio identificarsi in un set di pensieri e credenze. Dal punto di vista dello "spiritualità laica" non ha importanza sforzarsi per sancire la supremazia della propria opinione. Si esprime l’opinione come un gesto, come una naturale e spontanea affermazione della persona che noi “incarniamo”. Quella persona è un personaggio nella commedia della vita, è giusto che si esprima ma non è necessario che prevalga. Quando si comprende la complementarietà di ogni aspetto e forma dell’esistente ci si limita a svolgere la propria funzione, nel modo più accurato, senza sentirsi né responsabili né portatori di un messaggio superiore.  
Si porta avanti “l’opinione” come se fosse un lavoro da svolgere ma senza sentire che i risultati di tale lavoro ci appartengono. Insomma si compie un “dovere” con distacco…. Secondo i grandi saggi l’opinione è  un  automatismo della percezione individuale. Insomma l’opinione è sempre e comunque parziale ed incapace di riferire un’interezza. Ma se almeno fossimo in grado di interpretare ogni opinione come un tassello del pensiero universale, cercando di integrarla nell’insieme del conosciuto, forse così stiamo mettendo in pratica quel “sincretismo spirituale” auspicabile per il superamento delle ideologie e delle religioni precostituite.  Unica discriminante dovrebbe essere la qualità della sincerità e del distacco egoico in cui l’opinione viene espressa.
Ed in fondo perché attaccarsi o  farsi condizionare da qualsiasi opinione? Una volta capito che tutte le opinioni sono solo aspetti esteriori del nostro sentire, della nostra educazione, del nostro bagaglio genetico, etc. etc. Come si può ritenere che una qualsiasi opinione, pur ben espressa o motivata, possa influire sui nostri comportamenti o convincimenti, in antitesi con noi stessi? Se noi ci riconosciamo nell’opinione espressa da qualcun altro vuol dire semplicemente che quella cosa stava già dentro di noi, l’abbiamo riscoperta. Se invece non ci tocca.. lasciamola andare come l’abbiamo incontrata. 
Una piccola similitudine: quando  ero un adolescente, forse all’età di 13 anni, confessai al prete della mia parrocchia che non riuscivo ad accettare il fatto che esistessero inferno, paradiso, limbo.. che vengono considerati “eterni” contemporaneamente alla realtà eterna del dio stesso. Se dio è eterno ed infinito come possono coesistere più eternità separate e contrapposte? Il prete mi disse che dovevo credere a quanto affermavano le scritture perché quella è la parola di dio ed è un “mistero della fede”. Ovvio che non gli diedi retta e continuai a meditare e riflettere sulle cose secondo il mio criterio di ricerca e non basandomi sull’opinione del prete o sui dettami delle scritture. Infatti se un dogma religioso è solo “strumentale” allora non vale nemmeno la pena di considerarlo, esso non è nemmeno etichettabile come “opinione” (che già di per se stesso è un termine “riduttivo”) ma possiamo definirlo “imbroglio speculativo” teso alla  propagazione e giustificazione di un "credo". Ciò avviene quando si mente sapendo di mentire e quando si ragiona in termini di affermazione del proprio pensiero, come spesso avviene nelle "prediche" religiose (di qualsiasi religione)!
Ed anche  l'insegnamento morale ed etico  non ha senso  finché non si è centrati nello Spirito, ovvero in se stessi. Allorché si riconosce la "spiritualità" (ovvero Coscienza ed Intelligenza), come la propria natura, non c’è pericolo di compiere il male, poiché se stessi e il tutto che ci circonda e ci compenetra coincidono. Gli altri non sono realmente "altro" da noi, sono solo forme diverse della stessa sostanza,  e  quindi come potremmo nuocer loro? Nella Coscienza ed Intelligenza ogni nostra azione è compiuta al fine del beneficio comune. Ciò avviene anche se all’osservatore esterno può apparire che ci sia una intenzionalità personale nell’azione del saggio laico.
Ma tale  "pensiero" (positivo o negativo)  non influisce sull'onestà, sincerità e perseveranza nel praticare il bene comune, che è la caratteristica della “spiritualità  laica”, che   deve comprendere anche il lasciare agli altri la libertà di pensare a modo loro. Infatti   non possiamo usare la laicità per continuamente controbattere su punti che a noi sembrano ledere tale principio… Insomma dovremmo essere laici persino nei confronti della laicità. Ed in sintonia con questo predicato ognuno di noi dovrebbe occuparsi della propria  auto-conoscenza e lasciare agli altri esseri (umani o non umani) di fare la parte che ad ognuno compete!
Tutti tendiamo alla perfezione,  seguendo le nostre  propensioni e tendenze innate, in un apparentemente lunghissimo  iter, che sembra non avere inizio né fine. Nell'osservazione empirica questo processo si manifesta come singoli fotogrammi che noi dichiariamo separati, perché osservati nel contesto dello spazio tempo lineare e con il senso di alterità e consequenzialità. Ma il film è lo stesso, contemporaneo, e ci siamo tutti dentro…  Come dicono alcuni filosofi possiamo chiamarlo sogno o gioco (lila) che si svolge tutto nella Coscienza. Il sognatore diventa tutti i personaggi e gli eventi del sogno. Avviene così, senza scopo e nella gioia. Allo stesso tempo questo sogno è irreale perché è solo un processo nel divenire. Diventa però reale appena siamo “consapevoli” che noi siamo "quello" in ogni suo aspetto immanente e che siamo anche aldilà di "quello" in quanto pura Consapevolezza trascendente.
Paolo D'Arpini  - Comitato per la Spiritualità Laica


domenica 7 giugno 2026

Utopia e realtà...

 


L’assenza di riscontri-commenti ad un articolo, che denuncia il buco nero valoriale in cui stiamo precipitando, il loro significato e la relativa matrice.

 

 

È un cilicio indesiderato quello con il quale i progressisti frustano chi “non si occupa di cose concrete”, come ebbi a sentire da un noto economista italiano in clarks e cravatta di lana in risposta a osservazioni sul potere di cambiamento a mezzo delle consapevolezze. “Utopie”, le definiva.

C’era poco da scherzare, poco da ribattere che le utopie sono tali soltanto in chi non ha la visione che le descrive. 

Poco da scherzare perché corrisponde al vero che non si può dare colpa a chi non vede – l’esperienza non è trasmissibile – e soprattutto perché l’esercito dei ciechi è di gran lunga superiore ad ogni altro schieramento contrario. Oggi più che mai vista la sostanziale convergenza tra destra e sinistra, al punto che non dismettere quella distinzione corrisponde a perdere il filo del discorso liberista-progressista. Un insieme di ruscelli, torrenti e fiumi in discesa verso un unico indifferenziato mare spopolato, nel senso di senza di noi, definitivamente inutili votatori, nonché fastidi sociali in attesa di estinzione, ma brulicante di piccole persone morbide, pronte alla facile conformazione sotto il maglio dei liquidi valori progressisti.

 

Pessimismo? Parole di un esasperato? Di un sofferente? Di un frustrato e insoddisfatto? Tutto può essere. Estrarre dalla realtà i puntini utili al nostro discorso è un’ineludibile impertinenza egocentrico-esistenziale, almeno finché si da retta al mondo delle idee. Tuttavia, digressione evolutiva a parte, non è pessimismo, non sono parole di un esasperato, né di un sofferente e di un frustrato insoddisfatto, bensì scontate per tutti coloro che vedono il significato simbolico e sentono la grevità individuale e sociale dell’andazzo della politica ed educazione occidentale, europea e italiana.

Ne è un puntuale e cristallino indicatore un fatto semplice. In uno dei blog di mio interesse, il 4 giugno 2026 è stato pubblicato un articolo (1) intitolato “Epstein files... scienza e transumanesimo”. Una sintesi pulita del vuoto valoriale e identitario in cui l’umanesimo è stato gettato. Su altre testate e blog, perlopiù senza possibilità di commento o senza commenti, ne avevo letti diversi altri sulla medesima falsariga. Tuttavia, questa volta, non solo condividevo e apprezzavo l’autrice, ma estendevo l’emozione al responsabile del blog che ne aveva deciso la pubblicazione.  

Una specie di felicità mi era saltata addosso sorprendendomi per la sua forza terapeutica di riduzione della solitudine che, leggendolo, gocciolava addosso a me e a chi vede e sente quel vuoto valoriale voluto dai pochi che sono riusciti prima a imbambolare buona parte di noi e poi a privatizzare il mondo.

Nell’euforia della lettura ero già in attesa dei commenti all’articolo che come tutti gli altri e come sempre era venuto disponibile prima dell’alba. Il primo di questi, apparso poche ore dopo l’articolo, suggellava il senso di comunità che il testo mi aveva provocato. “Non sentirsi soli”, è una frase inflazionata e quindi trascurabile, ma niente affatto quando un’emozione la ricrea in noi come una gemma che sboccia in fiore. 

Nel seguito della giornata tornavo e ritornavo su quella pagina con la scontata certezza che vi avrei letto altri commenti capaci di sostenere l’idea che c’era di che fare corpo. La loro frequente presenza in calce ai pezzi pubblicati dal blog, spesso copiosa, legittimava la mia attesa di cogliere quanto la critica mossa dall’autrice, fosse condivisa o meno.

Passavano le ore ma il primo commento restava l’unico. Solo verso sera ne apparve un secondo a sua volta molto confortante. Ma ormai la mia euforia era crepata. Ne attendevo a manciate, ma in una giornata ne erano stati scritti soltanto due. Nei giorni seguenti non se ne aggiunsero altri.

L’assenza di partecipazione a quell’articolo bandiera spingeva per sentirsi pessimisti, frustrati e insoddisfatti. Quella bonaccia dell’indifferenza era la conclamazione dell’accondiscendenza dei più, se non della loro soddisfazione, di come e dove va il mondo senza più il timone analogico dell’umanesimo, fatto a pezzi da quello tecnocratico digitale.

 

Quell’articolo raccoglieva il presente in cui siamo costretti anche se non si dedicava a tutti gli aspetti politici-economico-valoriali sparsi ovunque nella grigia atmosfera che respiriamo. È un presente disastroso, il cui merito va all’ordalia del progressismo, principale ingrediente e summa del nuovo ordine mondiale.

 

Lorenzo Merlo



 

Note

.1 https://gognablog.sherpa-gate.com/epstein-files-scienza-e-transumanesimo/comment-page-1/#comment-162674

sabato 6 giugno 2026

Tutto è sempre presente nel Tutto...

 


venerdì 5 giugno 2026

Ecologia della mente. I cinque elementi e le forme pensiero...

 

giovedì 4 giugno 2026

Ricorso di Michele Boato per l'ammissione nel consiglio della Municipalità Mestre Carpenedo...

 

Alla Commissione elettorale presso il Tribunale di Venezia e alla Segreteria Generale del Comune di Venezia

Mestre-Venezia, 4 giugno 2026

RICORSO CONTRO LA MIA ESCLUSIONE DAL CONSIGLIO DI MUNICIPALITA’ MESTRE CARPENEDO

Il sottoscritto Michele Boato, candidato presidente della Municipalità di Mestre-Carpenedo per le liste ABC-Ambiente Bene Comune e Tutta la città insieme,

ricorre contro la propria esclusione dal Consiglio di Municipalità di Mestre-Carpenedo 2026, per i seguenti motivi:


1.       Il sottoscritto non risulta eletto pur avendo ottenuto, come candidato presidente, 1335 voti, pari al 3,72% dei voti espressi, di molto superiori  ai 1.189 voti ottenuti dalla lista Movimento 5 Stelle (3,41%) il cui candidato Pellizzaro (105 preferenze personali) risulta invece eletto.

2.    La mia situazione è la stessa della candidata presidente Anna Forte, sostenuta da più liste. Ma nel suo caso si valuta la somma dei voti da lei ottenuti come candidata di sei liste, invece nel mio caso, probabilmente, si farebbe riferimento ai soli voti ottenuti da una sola delle due liste da cui sono stato candidato.  Si applicano cioè due metodi diversi per situazioni identiche.

3.    La mia situazione è ugualmente analoga a quella del candidato presidente alla Municipalità del Lido (18 consiglieri)  Michele Ghezzo che risulta eletto con la mia stessa percentuale del 3,72% (e 332 voti).

 

Ritengo quindi evidente che la mia esclusione non possa essere in alcun modo sostenuta da qualsivoglia interpretazione del metodo D’hont.

Chiedo perciò l’immediata rettifica del verbale prima che sia reso pubblico, con gravissimo danno per la mia immagine.


Michele Boato, candidato presidente della Municipalità di Mestre-Carpenedo per le liste ABC-Ambiente Bene Comune e Tutta la città insieme.






Ricorso spedito  da micheleboato@pec.it   il   4 giugno 2026

 

mercoledì 3 giugno 2026

Specie umana: principale causa dell'inquinamento globale...


Alcuni dicono che è colpa dell'industria automobilistica, di quella delle armi, delle centrali atomiche, della produzione elettrica non sostenibile, etc.... Ma non solo queste sono le ragioni dell'avvelenamento del pianeta Terra.  In verità la maggiore fonte di inquinamento globale è causato dall'allevamento industriale... Per produrre l'enorme massa di "carne" che entra nei nostri intestini viziati....

Si stima che oltre due miliardi di bovini siano allevati nei cinque continenti, a cui vanno aggiunti gli allevamenti intensivi di numerosi  miliardi di suini, ovini, caprini, pennuti, etc.  Ed i costi del surriscaldamento globale  pesano sempre più sull’ambiente.  Per invertire la rotta verso l’autodistruzione occorre  impostare politiche capaci di abbattere da subito gli agenti inquinanti immessi nell’atmosfera, nelle acque e sui terreni. 

A questo punto è importante che si ragioni su quel che stiamo facendo e questo include anche una seria riflessione sulla nostra alimentazione.

Secondo i dati delle Nazioni Unite la produzione di carne è una delle fonti principali di inquinamento. Di conseguenza bisogna modificare la dieta quotidiana  e bisogna che i governi si accordino per interrompere la produzione di cibi «inquinanti», ivi comprese le grandi piantagioni di foraggio e di cereali per uso animale ed umano, il tutto impestato da diserbanti, concimi chimici, antiparassitari, per non parlare delle coltivazioni OGM… queste ultime un vero pericolo per la vita vegetale (e di conseguenza animale) sul pianeta.

Secondo  stime recenti l’allevamento degli animali in batteria  produce addirittura oltre  la metà di tutti i gas serra che l’umanità immette ogni anno nell’atmosfera… Questo considerando le emissioni di CO2 legate alla filiera alimentare dell’allevamento (refrigerazione con perdite di CFC, trattamento, cottura), e tenendo in conto  non solo della deforestazione annua, per fare posto ai pascoli e alle colture da mangime, ma anche la deforestazione complessiva e le monoculture 

A  questi dati va aggiunto l'inquinamento massiccio dei mari e dei laghi  dovuto alle "coltivazioni" di pesce in riserve costiere e conseguente avvelenamento da farmaci e antibiotici immessi continuamente nelle acque, nonché dalla continua immissione di sostanze venefiche proveniente da fiumi e piogge acide. Per non parlare di plastiche, residuati bellici e ceneri atomiche...

Paolo D'Arpini  - Rete Bioregionale Italiana




Positivo e negativo... Nulla è nascosto!



…sì, è così, e sempre più chiaro diventa. Vedo come quell’azione “subdola”, quel deturpamento dello spirito nobile, quel sinistro yin, tende a travolgere l’intelligenza e l’azione positiva, a volte autoreferenziale e non disponibile al dialogo  con lo yang,  la forza creatrice. 

Ecco, la  forza oscura, l’altra parte della luce, si muove con estrema sottigliezza e subdolamente, ha un andamento mellifluo, si maschera da giustizia e da progresso.

E’ la finanza amorfa che si oppone all’economia imprenditoriale, è l’astrazione e l’ideologia speculativa che trascina la concretezza e la capacità di risposta diretta in una diatriba di parole.

E’ il femminismo osceno che porta in evidenza il corpo, cancellando allo stesso tempo la natura divina e prolifica del corpo, rendendo il corpo un campo del vizio e della trasgressione.

E’ l’esuberanza religiosa di un pontefice che esibisce la compassione, si inchina davanti all’ignobile,  giustificandolo.

E’ la politica delle promesse mai mantenute tanto per conquistare un posto di comando, senza considerazione per il bene comune. 

Quante cose ho visto ma non posso raccontarle tutte assieme, né voglio, per non cadere nella trappola della “ragione”, nel meccanismo del “bene e del male”, nella direzione e separazione del “destra e sinistra”.

Lascio le cose così appena accennate…

Paolo D’Arpini - Rete Bioregionale Italiana

Risultati immagini per paolo d'arpini

La complementarietà porta all'equilibrio, alla visione chiara dei due aspetti, allo spirito e alla materia, al buio e alla luce, al moto e all’inerzia, nella comprensione che siamo tutti uniti, e “dolore e piacere sono le creste e gli avvallamenti nell’oceano della beatitudine. In profondità c’è la pienezza assoluta” (Nisargadatta Maharaj)