venerdì 19 luglio 2019

SOS biodiversità planetaria - Un milione di specie animali e vegetali a rischio estinzione


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Sta avvenendo per la diversità biologica quanto già avvenuto per i cambiamenti climatici: malgrado l’evidenza da parte di alcuni si ritiene che non ci siano dati scientifici a dimostrare che essa è minacciata.

Oggi questi dubbi non possono che cadere dinnanzi al Rapporto della Piattaforma intergovernativa scientifico-politica sulla biodiversità e gli ecosistemi, l’organizzazione delle Nazioni Unite che ha presentato così la sintesi globale dello stato della natura, degli ecosistemi e dei contributi della natura al genere umano. 

Si tratta di quasi 2000 pagine scritte al termine di 3 anni di lavoro di 400 esperti provenienti da oltre 50 Paesi. Sono un milione le specie animali e vegetali che rischiano di sparire in ,pochi decenni e, se la natura è in pericolo, lo siamo anche noi: pochi infatti considerano che 3⁄4 delle nostre colture alimentari essenziali alla nostra nutrizione, richiedono l’impollinazione degli insetti e l’abuso di pesticidi minaccia questi impollinatori. Vertebrati, farfalle, api, insetti, scoiattoli, pipistrelli, ricci, sono alcune delle specie più esposte e più in pericolo di non sopravvivere.

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L’Italia in particolare potrebbe perdere magnifici predatori, come l’aquila ed il gipeto. Purtroppo ancora una volta è l’uomo a creare questa situazione: ha alterato il 75% delle terre emerse, e la vita del 60% degli oceani. Sono nate a causa delle attività antropiche 400 zone morte nel mondo, una superficie paragonabile a quella dell’Italia e destinata ad aumentare. 

Il tempo per intervenire si riduce progressivamente tanto che la National Geographic Society è giunta alla proposta – l’unica possibile a questo punto per lei –al fine di innescare un’inversione delle attuali tendenze: tutelare metà del pianeta entro il 2050 con un target intermedio a 30% al 2030. I riflessi di questa nuova auspicata politica saranno non solo ambientali- generalmente incentrati su una limitazione a 2°C dell’aumento della temperatura rispetto al periodo preindustriale, ma anche economici, entrando in un’ottica – come ha affermato il direttore scientifico di WWF Italia Gianfranco Bologna - che non considera più la natura come un blocco allo sviluppo del territorio.

Luigi Campanella - A.K. Informa N. 29

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giovedì 18 luglio 2019

Fine della corsa... La grande contraddizione nel nostro rapporto con gli animali...



Molti di noi inorridiscono al solo pensiero che a tavola ci possano servire carne di cane o di gatto. Il sistema di credenze alla base delle nostre abitudini alimentari si fonda infatti su un paradosso: reagiamo ai diversi tipi di carne perché percepiamo diversamente gli animali da cui essa deriva. In modo inconsapevole abbiamo aderito al carnismo, l'ideologia violenta che ci permette di mangiare la carne solo "perché le cose stanno così". 

Melanie Joy analizza le motivazioni psicologiche e culturali di questa "dittatura della consuetudine" e della sua pervasività; di come, attraverso la rimozione, la negazione e l'occultamento dell'eccidio di miliardi di animali, il sistema in cui siamo immersi mantiene obnubilate le coscienze, fino a persuaderci che mangiare carne più volte al giorno sia naturale, normale e quindi necessario. 

Intervistando i vari protagonisti dell'industria della carne, esaminando le cifre dei suoi profitti e dei suoi disastri ambientali, mette in luce gli effetti collaterali sulle "altre" vittime: chi lavora negli allevamenti intensivi e nell'inferno dei mattatoi industriali di ogni latitudine; i consumatori sempre più esposti ai rischi di contaminazioni e insalubrità; l'ambiente stesso, e il nostro futuro sul pianeta.

Francesco Pullia


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mercoledì 17 luglio 2019

Il pianeta ha bisogno di foreste... per combattere l'inquinamento e l'effetto serra


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Una buona notizia, finalmente. Possiamo abbattere con costi ridotti del 25% l’anidride carbonica di origine antropica che si è accumulata in atmosfera negli ultimi due secoli e contribuire a raggiungere l’obiettivo di contenere l’aumento della temperatura in atmosfera entro gli 1,5 °C, come suggerisce l’IPCC, il panel delle Nazioni Unite che studia i cambiamenti climatici.
Questa prospettiva è l’oggetto di un articolo di Pietro Greco su Micron, che cita uno studio pubblicato sulla rivista Science a inizio luglio.
L’IPCC ritiene che per raggiungere l’obiettivo massimo di contenere l’aumento della temperatura media del pianeta entro gli 1,5 °C occorre piantare alberi per un miliardo di ettari in aggiunta a quelli già esistenti. Il panel delle Nazioni Unite non ha specificato come raggiungere l’obiettivo e neppure se è possibile raggiungerlo.
I ricercatori che hanno pubblicato lo studio su Science hanno infatti realizzato una mappa globale delle foreste: di quelle esistenti e di quelle potenziali. Giungendo a queste conclusioni: nelle attuali condizioni climatiche, la Terra potrebbe ospitare foreste per un totale di 4,4 miliardi di ettari. Oggi ne ospita 2,8 miliardi. Quindi il potenziale di ulteriore riforestazione è di 1,6 miliardi di ettari: il 60% in più di quanto richiede l’IPCC. 0,7 miliardi di ettari insistono su aree urbane o intensamente coltivate.
Le aree libere ammontano a 0,9 miliardi di ettari: praticamente quanto richiesto dall’IPCC. La metà di questo potenziale si trova in soli sei paesi. Nell’ordine: Russia, Stati Uniti, Canada, Australia, Brasile e Cina. Sono tutti grandi paesi che hanno la possibilità di dimostrare il loro senso di responsabilità.

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domenica 14 luglio 2019

La storia di come scrissi "Treia: storie di vita bioregionale"


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Osho disse: "Se stai invecchiando, ricorda che la vecchiaia è il culmine della vita. Ricorda che la vecchiaia può essere l’esperienza più bella. Il vecchio si trova nello stesso stato di quiete dopo una tempesta, quando prevale il silenzio. Quel silenzio può avere una bellezza immensa, una profondità e una ricchezza incredibili. Se il vecchio è realmente maturo, allora diventa bello. Cresci, matura interiormente, diventa più attento e consapevole. La vecchiaia è l’ultima opportunità che ti viene concessa."

Ovviamente sono d'accordo con lui  e mi godo questa esperienza con grande calore e soddisfazione, anche perché ho avuto la fortuna di trovare, proprio in tarda età, una compagna adatta al mio percorso: Caterina Regazzi. E' stata lei, tra l'altro, a "rapirmi" da Calcata ed a condurmi  a Treia, dove ora abito nella sua bella casa nel centro storico (di cui leggerete nel libro). 

Ma non voglio dilungarmi sui preamboli, il fatto è che Michele Meomartino, il curatore editoriale, mi ha chiesto di scrivere una breve  auto-biografia  e perciò comincio col dire che son nato il 23 giugno 1944 a Roma, nella casa dei miei nonni paterni.  Son figlio della guerra e debbo ringraziare un ignoto contadino russo che salvò mio padre dall'abbandono nella steppe  e lo riportò entro le linee italiane dell'ARMIR in rotta, congelato alle gambe. Così fu rimandato a Roma come invalido  e lì conobbe mia madre.... 

Ma dopo dieci anni dalla mia nascita ella morì e io fui sballottolato fra collegi e una famiglia "matrigna",  ma fuggii presto, ancora adolescente,   alla ricerca di una nuova autonomia.  Nel frattempo mi ero trasferito a Verona dove rimasi sino all'età di ventotto anni. Lì iniziò la mia  "carriera" letteraria, scrivendo il primo libro "Ten poems and ten reflections", stampato con pressa manuale dal tipografo americano Gabriel Rummonds. 

Nel frattempo  mi cimentai anche  come artista concettuale, partecipando ad alcune mostre a Verona (ed anche a Padova). Nel 1970 fondai il Club EX, un centro culturale in cui si faceva teatro, musica, poesia,  mostre d'arte, etc. con sede  in Piazzetta San Marco in Foro,  ove prima c'era un'antica osteria. 

Verso la fine del 1972 scappai (per un viaggio di riflessione e di ricerca) in Africa che percorsi da una costa all'altra con mezzi di fortuna ed infine sbarcai in India il 23  giugno del 1973. La data era molto significativa.. ed infatti lì, a Ganeshpuri,   incontrai il mio Guru, Muktananda,  e la mia mente cambiò. 

Al ritorno in Italia lasciai definitivamente Verona e mi ristabilii a Roma, in una vecchia casa  di Via Emanuele Filiberto. Ove praticai la disciplina spirituale con fermezza e dedizione finché non trovai l'occasione di trasferirmi a Calcata (eravamo a metà degli anni '70) dove trovai una nuova dimensione per ricominciare un percorso  anche in senso sociale,  creativo ed ecologico. Nel 1984 fondai il Circolo vegetariano VV.TT., nel 1996 partecipai alla fondazione della Rete Bioregionale Italiana. La permanenza a Calcata, nella valle del Treja, fu molto intensa, combattendo per la causa ecologista e spiritualista laica con tutte le mie forze.  

Negli ultimi anni, a partire dal 2004,  dovetti però  ritirarmi in una specie di isolamento volontario, a causa della grande tensione e dell'opposizione morale e materiale a cui ero soggetto. Ormai ridotto nella ridotta di Via del Fontanile, in una casupola sopra la fogna comunale, infine incontrai la mia attuale compagna,  Caterina, con la quale avevo iniziato a corrispondere nel 2009,  che venne appositamente da Spilamberto per conoscermi. Dopo poco accettai, con riconoscenza, di essere sradicato da quella Calcata che ormai non potevo più considerare mia patria... e ritrovai serenità e nuova linfa vitale nella bella Treia.  

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Così, per riconoscenza verso Caterina Regazzi e verso Treia, ho pensato di scrivere il libro "Treia: storie di vita bioregionale"...  In esso racconto alcune storielle minute di eventi vissuti in questa città delle Marche, da quando mi sono qui trasferito nel 2010. Le osservazioni del mio vivere a Treia sono per me significative anche perché rappresentano la fase finale della mia esistenza. Avendo già raggiunto un'età in cui solitamente un uomo si definisce anziano, infatti ho già  compiuto i settantacinque anni... 

Il testo è corredato di  una presentazione di Michele Meomartino  e di una appendice con interventi di Antonella Pedicelli,  Alberto Meriggi, Caterina Regazzi, Simonetta Borgiani ed  Enzo Catani. Le immagini di copertina e contro-copertina sono state realizzate da Daniela Spurio.  

Paolo D'Arpini

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Presentazione del libro:   http://www.tracce.org/DArpiniTreia.htm

giovedì 11 luglio 2019

Bioregionalismo. L'arte di vivere in un luogo senza danneggiarlo


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La mia vita è una continua scoperta, un viaggio leggero, senza bagagli ingombranti. Tutto ciò che faccio, pur essendo estremamente significativo, è sempre nell’ambito dell’oggi, del carpe diem. Infatti  non ho accumulato alcunché e se qualcosa è stata accumulata nel corso degli anni ho anche provveduto ad abbandonarla. Perciò non ho nulla da difendere e quindi il “mio campo” è un campo in cui crolli e cambiamenti, scavi e riempimenti avvengono in continuazione come natura comanda, con poco o nulla di mio intervento intenzionale.

Questo è un bene ed un male allo stesso tempo, dal punto di vista personale è un bene perché in tal modo non persiste  attaccamento verso una specifica forma, ma  è un male, dal punto di vista sociale,  perché  poco o nulla di costruito è a me riferibile… 

Tanti anni fa, quando mi trasferii a Calcata, ebbi l'ispirazione  di denominare un pezzo di terra di cui ero  il custode “Tempio della Spiritualità della Natura”, un’idea buona anche per esaltare valori estetici naturali. Per il mio “tempio della natura” c'erano le premesse di una grande edificazione… ma –ahimé- c’ero anch’io e -come sapete- io amo “inneggiare ed evocare” ed anche "costruire" senza curarmi di conservare. Eppure  solo ora quel "tempio" è veramente della Natura, ora che è abbandonato a se stesso e le sue strutture stanno pian piano sfaldandosi e ritornando alla madre terra.

Il tempio, me assente,  è rimasto un terreno  “lasciato agli impulsi spontanei creativi della natura e delle sue creature”. 

Ma partendo da quel  luogo ho appreso una nuova visione. La visione del bioregionalismo, dell'ecologia profonda e della spiritualità della natura  applicati ad ogni luogo in cui mi trovo. Vivendo  un diretto contatto con la natura, con gli animali, con le piante e con gli umani. 

Non più uno specifico luogo fisico il Tempio della Spiritualità della Natura  è diventato un approccio olistico, un incontro riavvicinato con il luogo, in modo da trarne un senso di appartenenza e di presenza. Teoricamente questo è un discorso ancora molto sentito in alcune  comunità rurali originarie, come sicuramente fu anche la comunità contadina  di Treia, ove ora porto avanti l'esperimento.  

Paolo D'Arpini


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bioregionalismo.treia@gmail.com

Festa dell'Acqua cotta bioregionale e convivenza con gli animali - Vignola domenica 28 luglio 2019



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Non siamo più abituati alla convivenza con gli animali, quando un tempo era normale passare le ore a chiacchierare nella stalla che era il luogo più caldo della casa. Non è detto che la presenza di animali erbivori nel luogo in cui si vive sia controproducente, anzi essi sono d'aiuto, e sicuramente sono meno fastidiosi dei cani latranti che spesso vengono ospitati in diversi giardini o peggio ancora nelle case. La società umana si va rovesciando ed il rapporto uomo natura animali falsato... Inoltre le piante spontanee non sono "erbacce", ognuna ha un suo valore ed un suo scopo, esse sono necessarie al mantenimento della biodiversità, che significa humus e vita. Perciò non esageriamo con l'allontanamento dal mondo naturale e non creiamo barriere artificiali fra noi ed il resto degli esseri viventi che con noi condividono il pianeta. Però manteniamo una decenza ed una pulizia, queste cose sì sono necessarie.

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Questa premessa per anticipare lo scopo della ormai tradizionale “Festa dell'acqua cotta” che si svolge durante il periodo estivo. Succede a Vignola, in un frutteto che si trova tra il fiume Panaro e le ultime propaggini urbane, una sorta di terra di nessuno dedicata alla natura. In questo terreno convivono diversi animali che contribuiscono a tenere pulita l'azienda. Una pecora, un pony, diverse galline e qualche gatto selvatico. Sino all'anno scorso c'era anche un'asina che purtroppo è passata a miglior vita. La presenza di questi animali evita di ricorrere allo sfalcio ed inoltre è una fonte di concime naturale super biologico. Nel periodo estivo non sempre è reperibile erba in quantità sufficiente per cui una volta all'anno viene organizzata una degustazione di acqua cotta per gli umani ed una raccolta di granaglie e pan secco per gli animali.

L'acqua cotta è una antica specialità contadina, composta di erbe selvatiche, croste di pane, croste di cacio ed altro ancora, il tutto ribollito e servito caldo. La degustazione si svolge all'aperto, in mezzo agli alberi, e vi partecipano, oltre ai visitatori e benefattori, contadini e artigiani che presentano le loro produzioni ed anche qualche musicante per rallegrare il convivio. Si terrà anche un breve discorsetto sulla cultura bioregionale e sul vivere ecologico.

La manifestazione è prevista per Domenica 28 luglio 2019, a partire dalle ore 18, in Via dei Gelsi a Vignola, presso l'azienda agricola La Bifolca di Maria Miani. Info: 333.9639611

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mercoledì 10 luglio 2019

Emergenza ambientale nella Valle del Sacco - Poche risposte dalle Istituzioni

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Lettera ai decisori:
Ministro:       Sergio Costa
Ministro:      Giulia Grillo
Presidente della Regione Lazio:      Nicola Zingaretti
Presidente del Consiglio:      Giuseppe Conte
                                                                   
Con la presente vorrei sollecitare una vostra cortese risposta riguardo agli ultimi episodi accaduti in Ciociaria:
Incendio della Mecoris a Frosinone;
Incendio rifiuti Nocione a Cassino (FR)
Qui continuiamo a vivere uno stato di emergenza ambientale tutti i giorni, la criticità già presente da anni, si aggrava con questi episodi incontrollati e chissà quanti altri celati e silenti in passato hanno martoriato questo territorio.
Le richieste fatte in precedenza al Presidente Zingaretti sono rimaste inevase, gradirei da parte sua una risposta alla lettera inviata il 23-05-2019 dal Coordinamento Interprovinciale Valle del Sacco, e anche con una mia mail personale, e che prenda visione di questa petizione, con tutti gli aggiornamenti.
Concludo dicendo:
Come cittadina sono completamente sfiduciata, come me, tutti i cittadini della Valle del Sacco, perché il problema dell’inquinamento del nostro territorio è annoso, irrisolto, e vorremmo un attenzione costante e non a intermittenza o al verificarsi di episodi simili.
A mio avviso se non si prenderanno seri provvedimenti, questo territorio rimarrà spopolato sia perché la gente continua ad ammalarsi e morire, sia perché i giovani hanno capito che non c’è futuro in questa Valle dei Veleni e sono costretti ad andare via.
Cordialmente,
Aureli Giuseppina
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