sabato 19 settembre 2026

Identificazioni fasulle...

 


Uomini terminali della natura, non detentori di vita.

 

Ci identifichiamo con ciò che crediamo di essere o, altrimenti detto, con la parte che rappresentiamo, qualunque sia. Non l’abbiamo scelta tra le molte presenti nei copioni dell’esistenza. È come se cultura, educazione, credenze e circostanze d’ordine vario ci avessero assegnato il ruolo che esprimiamo. 

Ce ne identifichiamo al punto che non possiamo dire si tratti di una rappresentazione, ma della vera realtà, quantomeno la nostra, quella che chiamiamo proprio così, “vera realtà”. Non vediamo né il palcoscenico sul cui ci muoviamo, ne la recita altrui.

L’accredito che attribuiamo inconsapevolmente al ruolo e alla vera realtà è assoluto, tanto che, senza bisogno di volontà, è spontaneamente difeso in tutte le occasioni in cui le vediamo criticare e negare. Una reazione certa, una difesa feroce come si fa per ogni aspetto dell’esistenza che consideriamo sacro, ovvero che è vissuto, ancora inconsapevolmente, come una parte, un’estensione di noi stessi. L’incantesimo dell’identificazione ci prende integralmente a partire a partire da bambini, dall’età della ragione o dell’abbandono di quella psicomotoria. Da quel momento, ogni comportamento, affermazione e pensiero sono vissuti come assolutamente nostri, il mondo diviene egocentrico e così rimane finché non si riconosce la stregoneria che ci aveva preso.

 

Condizioni patologiche e anzianità a parte, tutti sosteniamo noi stessi senza esclusione di stato e condizione fintantoché, per lo scatto di qualche serendipica molla interiore, solleviamo il coperchio della scatola in cui si svolgevano le recite mondane, e scopriamo orizzonti insospettabili. Crinali dai quali “si domina la valle” (1) cosparsa di teatrini, in ognuno dei quali avevamo calcato l’assito con la determinazione e l’efficacia del protagonista e l’incertezza e la marginalità della comparsa. Recitavamo ruoli abietti e nobili, eroici e meschini, di assassini e di filantropi, di professori e di ignoranti, di scienziati e di eretici, di preti e pedofili, di papi e di re, di primi e di ultimi, vanitosi e umili, superbi e gentili, adirati e quieti, suscettibili e tolleranti, maestri e discepoli, bugiardi e onesti, vittime e carnefici, bellicisti e pacifisti, saggi e pedestri.

E ci meravigliava e sorprendeva incontrando qualche attore che non voleva più uscire dal camerino, in cui lo trovavamo nudo, non a guardarsi allo specchio e a truccarsi, ma a contemplare Socrate, la sua bellezza, la sua altezza e a riflettere sulla profusa profanazione del suo messaggio che, invece di essere presente in noi, comporta l’esonero dalla congrega sociale di chi lo pratica. Dura lex dell’importanza personale, sed lex.

 

Dall’alto delle cime vediamo noi stessi e i nostri simili minuti come formiche intente nella loro incessante opera, che nulla riesce ad arrestare e che ogni evento sospinge. Vediamo la ripetitività del nostro fare, lo scambio delle parti, le gioie e i dolori che, inevitabilmente come fiocchi della sorte, cadevano su alcuni e non su altri, per poi, in quella valle “dove gorgoglia il tempo” (1), osservare come le casacche si invertano, le parabole delle fortune scemino e quelle della pena sorgano.

Nell’incessante frenesia i costumi di scena sbiadiscono e si lacerano, portando all’evidenza il sortilegio che tutti avviluppa e che, a tutti si nasconde, pure a chi declama le parole dell’apota.

 

Nell’incantesimo tutti si credono individui separati dal resto del mondo, con diritti, che in nome e sotto l’egida di ideologie autoreferenziali –considerati universali – chiamano inalienabili. E l’incantesimo dell’egocentrismo che tutto ha a che vedere con quello dell’antropocentrismo. Ovvero ad una concezione del mondo obbligata all’affermazione di sé e alla difesa della propria morale, cioè del proprio giudizio. Obbligata all’inconsapevolezza dell’eiaculazione di autoreferenzialità con la quale investe tutto e tutto insemina.

 

Tutto ciò non vuole culminare in un superamento della storia, ma di una modalità per spingerla in una direzione a misura d’uomo, non dei suoi vizi. Un uomo che incarna la vita ma non ne è il proprietario, che vivrebbe la gioia e la meraviglia dell’esistenza, senza più consumarla nella pena e alla famelica ricerca dei piaceri cosiddetti mondani. Un uomo con la cultura dell’ascolto a bilanciare quella dell’affermazione, capace di distinguere tra saperi tecnici, quelli che stanno nei libri e nelle scuole e conoscenza, che sta nel riconoscere cosa significa “non ingannarmi con false immagini
ma lascia che io veda la verità”.


Lorenzo Merlo


 


 

Note

.1 In Volo, Banco del mutuo soccorso (musica V. Nocenzi, testo F. Di Giacomo, V. Nocenzi).

Lascia lente le briglie del tuo ippogrifo, o Astolfo,
e sfrena il tuo volo dove più ferve l'opera dell'uomo.

Però non ingannarmi con false immagini
ma lascia che io veda la verità
e possa poi toccare il giusto.

Da qui, messere, si domina la valle
ciò che si vede, è.

Ma se l'imago è scarna al vostro occhio
scendiamo a rimirarla da più in basso
e planeremo in un galoppo alato
entro il cratere ove gorgoglia il tempo.



venerdì 18 settembre 2026

TUTTI I GASDOTTI PORTANO A RAVENNA ?...



Alla «magnanima donazione» di Co2 progettata dalla cementiera francese Vicat DICIAMO SENZA INDUGIO “NO GRAZIE” !

L’insano e pernicioso progetto prevede la modica spesa di 1.5 miliardi di euro…

Il quotidiano Liberation definisce il progetto «holliwoodiano». Esso parte dalla fervida fantasia di un’azienda cementiera francese che prevede di trasportare la Co2 dagli stabilimenti oltralpe nientemeno che a Ravenna. La musica è sempre la stessa: piuttosto che mettere in discussione il modo di produzione storico, energivoro,

fondato sullo sfruttamento intensivo delle risorse naturali e dell’ambiente, si va avanti per interventi con protesi che ormai si estendono per migliaia di kilometri continuando a seviziare e distruggere il territorio.

Purtroppo il mondo industriale (unanime), buona parte del ceto politico filo industrialista-sviluppista e, ancora peggio, una parte delle rappresentanze “confederali” dei lavoratori sostengono simili disastrosi progetti: persino ad onta dei fallimenti già sperimentati nel nord Europa.

SI TRATTA DI PROGETTI CHE EQUIVALGONO A “METTERE LA

POLVERE SOTTO IL TAPPETO”…

Peraltro: accumulare Co2, per farne? Non abbiamo molti particolari ma l’impressione è che succeda come quando c’è uno smaltimento abusivo di rifiuti. Un rifiuto buttato lì ne “attira” altri.

Sull’accumulo di Co2 abbiamo già espresso un parere nettamente negativo: come dicevamo è il tentativo di uscire dalla crisi climatica evitando di affrontare il problema e il rischio alla fonte cercando soluzioni “tecniche” le quali – oltre che essere devastanti e pericolose – hanno il senso dell’estremo e sadico “accanimento terapeutico” nei confronti di un modello di sviluppo superato che ha portato il pianeta sull’orlo del baratro.

Quale sia poi il “vecchio pozzo ravennate” a cui l’azienda cementiera francese VICAT fa riferimento non ci è chiaro. Sarà nostra cura, in sinergia con il movimento ecologista ravennate, indagare.

Non possiamo che rifiutare questa “magnanima donazione”

Vito Totire  -  Portavoce della «Rete nazionale Lavoro Sicuro»




giovedì 17 settembre 2026

Criteri per l’ubicazione degli impianti produttivi di energia da fonti rinnovabili...

 

Con due recenti pronunce la Consulta sancisce la legittimità del divieto (contenuto nel Decreto Legge n. 63/2024 e nel Decreto Legislativo n. 190/2024) di installare impianti fotovoltaici con moduli collocati a terra in zone classificate agricole dai piani urbanistici, ma dichiara illegittimo il blocco delle autorizzazioni degli impianti nelle aree non idonee previsto dalla Legge della Regione Sardegna n. 31/2025.

La Corte costituzionale è recentemente ritornata autorevolmente sui criteri per l’ubicazione dei nuovi impianti produttivi di energia da fonti rinnovabili.

Con la sentenza Corte cost. n. 127 del 15 luglio 2026 ha riconosciuto la legittimità delle disposizioni (art. 5, commi 1 e 2, del decreto-legge n. 63/2024, convertito nella legge n. 101/2024, e art. 2, comma 2, primo periodo, del decreto legislativo n. 190/2024 e s.m.i.) che prevede il divieto di installare impianti fotovoltaici con moduli posti a terra in zone classificate agricole dagli strumenti urbanistici comunali.

E’ stata, quindi, riconosciuta legittima la norma finalizzata alla limitazione del consumo di suolo agricolo e alla salvaguardia del mantenimento delle attività colturali e pastorali. Tale impostazione trova conferma nel decreto-legge n. 175/2025, convertito nella legge n. 4/2026, che definisce gli impianti agrivoltaici come quelli che sono realizzati con moduli adeguatamente elevati dal suolo, compatibili con la prosecuzione delle attività agricole.

Stefano Deliperi Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG)


Fonte: https://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2026/09/la-corte-costituzionale-ritorna-sui-criteri-per-lubicazione-degli-impianti-produttivi-di-energia-da-fonti-rinnovabili/

mercoledì 16 settembre 2026

Ribellarsi al sistema consumista...


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“Guarda un filo d’erba al vento e sentiti come lui. Ti passerà anche la rabbia.” (Tiziano Terzani)
L’Eternità è un attributo del Divino ma non per questo in essa è contenuta anche l’immutabilità. Ed è una fortuna! 
Questo è un mondo transeunte... la terra trema e fa tremare i cuori della gente…. ma è sveglia… lei…. è viva…. lei…. e ribelle… già ribelle!
La ribellione, in senso umano, deve tramutarsi in cambio di abitudini e allontanamento dalla sudditanza al sistema. Si chiama “sopravvivenza bruta”, cioè bisogna essere pronti a rinunciare in toto  a questa società consumista e totalitaria.
All’inizio sarà una ribellione  “parziale”  ovvero basata solo sul non incremento della nostra adesione al sistema.. poi pian piano sarà necessario uno scollamento definitivo e non so se questo potrà avvenire a livello globale ma sicuramente deve avvenire a livello personale e di piccoli gruppi.
Intanto si può partire da cose fattibili: interrompere gli acquisti di qualsiasi bene innecessario, abiti, oggetti, macchine, vizi, etc. e limitarsi ai generi  di sopravvivenza. Nel frattempo tentando di incrementare l’indipendenza alimentare attraverso piccoli orti, anche sui terrazzini di casa, raccolta erbe selvatiche, etc.
Giornalmente faccio una passeggiata attorno alle mura di Treia e sono sempre meravigliato della dovizia che la natura ci offre. Dappertutto ci sono erbe commestibili ed anche alberi selvatici da frutta. Di legna secca  per il camino se ne trova in giro ed anche pigne e pignette.
Noi, come molti treiesi,  abbiamo anche un orticello sotto casa, certo non ci sono coltivazioni sofisticate (dovuto alla forte presenza di lumache) solo cicorie selvatiche, un po’ di bieta, qualche fiore, finocchiella, rosmarino, topinambur e quattro ulivi e recentemente -Caterina ed io- vi abbiamo piantato un melo  che ha già iniziato a dar frutti…  
Si dice: "Finché dura c’è verdura". Comunque anche questo è un segnale dei tempi che viviamo, ed è già tanto che possiamo “raccontarcela”…. Vi pare?
Paolo D’Arpini - Rete Bioregionale Italiana


Post Scriptum:

Consideriamo solo una cosa, da quando è diventato imperante il sistema consumista anche la qualità della vita si è abbassata, viviamo infatti in mezzo ai rifiuti ed all'inquinamento, e non solo anche dal punto di vista economico ci stiamo rimettendo, prendiamo ad esempio il costo dello smaltimento dei rifiuti che oggi incide molto più di un bene necessario, come ad esempio l'acqua, oppure l'incidenza che ha l'avvelenamento dell'aria sulle nuove “malattie” che affliggono l'uomo...


Io non parlo per me, ma per noi tutti.
Forse che questa è la Casa di Priamo?
No, questo è il mondo immenso in microcosmo,
una sola faccenda di Famiglia.
Da bimbi noi davamo ai genitori
il biasimo per ciò che ci spiaceva;
adulti riversiamo sugli Dei,
sulle leggi economiche e d’ambiente,
ogni nostra stoltezza.
Non esiste
se non dentro di noi ciò chiamiamo
Dei, Sorte o Fato.
Se Troia o se Sparta
cadono, che importa alle divinità?
Esse son già cadute e, insieme ad esse,
chi vive d’ingordigia, di paura,
e d’inganno.
Gli Dei non curano chi cade o come.
Gli Dei vivono solo nell’istante,
nell’acuta canzone meridiana
della cicala, nel sentore fresco
di pioggia fra gli abeti, nella sera,
nella gioia che dà la differenza
reciproca agli amanti estasiati,
o come quando qui stasera, allegri,
si ride insieme.
Atena, la saggezza occhi–lucente,
prende forme svariate, e più il silenzio.
Il Dio si mostra in ciò che non ci dice.
O creature umane che capite,
voi sensitive più d’ogni altro bruto,
agili come rane e costruttrici
come formiche, nulla vi minaccia
se da voi stesse non vi condannate.
Distruggetevi almeno nella gioia!
E che gli Dei vi vedano!

martedì 15 settembre 2026

La rappresentazione religiosa sulla scena orientale e su quella occidentale...

 


Tra le differenze d'impostazione e di espressione  che contraddistinguono le religioni orientali e quelle di matrice giudaico-cristiana,  va considerata l'aderenza alla vita e la non differenziazione tra spirito e materia, che prevale presso gli asiatici,  mentre  in Europa ed in medio Oriente prevale la condanna dei piaceri mondani e la separazione tra spirito e materia.

La causa di questo scollamento dal quotidiano nella cultura occidentale  è una conseguenza della conversione ai dettami biblici (e sue elaborazioni in termini cristiani e maomettani) che ha  provocato la progressiva corruzione  e cancellazione della originaria visione naturalistica indoeuropea.  Questa sostituzione di valori  si riflette anche in tutte le forme artistiche e culturali, in particolare nell'assoluta iconoclastia musulmana   ma anche nelle fissazioni moralistiche cristiane, sia protestanti che cattoliche od ortodosse, che tendono a descrivere il male della vita  e della sessualità, imputando alla mondanità la ragione della sofferenza  - a partire ovviamente  dal cosiddetto peccato originale-  e proponendo come soluzione la mortificazione della carne, l'ascetismo e la rinuncia  (al fine di potersi guadagnare  la gioia in un aldilà).

Nelle manifestazioni rappresentative di tale "mortificazione" vi sono anche le auto-fustigazioni in pubblico, la scalata di santuari a ginocchioni, l'automutilazione, le sceneggiate infernali,  le vie crucis, le torture e gli olocausti inflitti nelle piazze agli eretici, alle donne, etc.

Insomma lo spettacolo  religioso in occidente può essere definito un "teatro dell'orrore", a sfondo sadomaso.  Ma non è mia intenzione continuare a descrivere  l'alienazione che pervade l'Europa dopo l'adozione di  certe "religioni" aliene. Posso solo rimpiangere l'antico spirito bacchico e dionisiaco scacciato (per sempre?) dal nostro DNA.

Per fortuna  la  rappresentazione religiosa  in Oriente ha mantenuto -malgrado le perfide influenze esportate in India ed in Cina da missionari vittoriani e cattocristiani-   la sua caratteristica originaria di glorificazione e celebrazione dell'esistenza.  Il teatro, la danza, le processioni, l'arte in generale, tutto trabocca di sensualità e di gioia di vivere.

Sulle scene indiane vengono rappresentati gli amori di Krishna, le adivasi danzano lascivamente nei templi, i cortei sono un'orgia di colori, suoni e godimento. Persino i funerali vengono celebrati con grande ricchezza e dispendio di musiche e di lauti pranzi.

Tra l'altro parlare di teatro  "religioso" indiano in un certo senso è improprio. Poiché in esso  non si espongono norme, precetti od episodi metafisici astratti. Si mettono in scena episodi delle epiche classiche, il Ramayana ed il Mahabarata ad esempio, che potrebbero corrispondere alle storie mitologiche dell'Iliade e dell'Odissea. Storie di re, di amori, di guerre, insomma di vita vissuta. Certo queste rappresentazioni offrono anche una "morale" ma è sempre una morale mondana, non religiosa come noi intendiamo la religione. Tant'è che in India non esiste una traduzione esatta  per "religione", esiste solo il "sanatana dharma", la legge eterna del corretto agire nel mondo. Poiché la parola religione sta a significare "riunire ciò che è diviso" mentre per la filosofia indiana non c'è mai stata  alcuna divisione. Il tutto è sempre presente nel tutto. 

Questa è anche una vera espressione di laicità, una laicità pura, naturale, non macchiata da una rivalsa nei confronti del pensiero religioso o spirituale.  Per questa ragione durante gli spettacoli teatrali ai quali ho assistito in India, a volte della durata di parecchie ore, se non giorni, sembrava di rivivere nel presente quel  "pathos" delle vicende vissute dai grandi eroi ed eroine, incarnazioni divine, che veniva riportato sulle scene. Scene che spesso erano la strada, il tempio, un antico monumento, un bosco,  raramente un teatro (quest'ultimo una invenzione della cultura occidentale che tende a racchiudere ed ad astrarre il vissuto dal suo contesto naturale).  

In un certo senso lo stesso modello è espresso anche nelle funzioni "teatrali" dell'antica Cina, basate sulla musica e sulla cerimoniosità ma non indirizzate ad una ipotetica divinità, bensì agli antenati od alle forze della natura. Per contraltare assistiamo poi all'assoluta mancanza di etichetta o formalità in quelle "rappresentazioni", se così possiamo chiamarle, che avvenivano nei monasteri Chan, in cui tutto era recita assurda, con il fine di risvegliare i ricercatori alla presenza cosciente del qui ed ora. Quando leggiamo le storie di vita nei monasteri cinesi non possiamo fare a meno di riconoscere la "pazzia" spirituale  che diventa "spettacolo".

Ricordo, ad esempio, la storia di una bellissima  monaca, chiamata Ryonen, vissuta in un monastero zen. Un monaco che stavo nello stesso monastero si innamorò perdutamente di lei ed una notte si introdusse furtivamente nella sua stanza. Ryonen non si turbò affatto ed accettò volentieri di giacere con lui. Ma l’indomani quando l’innamorato si ripresentò ella disse che in quel momento non era possibile… Il giorno seguente si svolgeva nel tempio una grande cerimonia per commemorare l’illuminazione del Buddha alla presenza di una gran folla e di parecchi monaci venuti da lontano. Ryonen entrò senza indugi nella sala colma e con totale naturalezza si pose di fronte al monaco che diceva di amarla, si denudò completamente e gli disse: “Eccomi, sono pronta, se vuoi amarmi puoi farlo qui, ora…”.

Il monaco se ne fuggì per non far più ritorno mentre Ryonen con quel gesto aveva reciso le radici di ogni illusione. La storia di Ryonen e la sua totale adamantina aderenza alla verità può essere presa ad esempio lampante di cosa sia il "teatro religioso" nella tradizione zen.
Con il  metodo teatrale zen, infatti, in considerazione che tutto è una “commedia”, non vale celare le pecche e i difetti, le antipatie e le simpatie (spesso immotivate). Il render complici gli altri anche “forzosamente” serve a rompere quel muro di ghiaccio che solitamente si instaura fra persone che non si conoscono, o che stentano a manifestarsi liberamente. 

Insomma il teatro religioso in Oriente attinge ancora direttamente alla vita di ogni giorno, in un certo senso potremmo definirlo un "teatro di strada". In particolare penso a quella rappresentazione teatrale giapponese chiamata Kabuki, che ritengo collegato all'esperienza dello zen,  e il significato di questo termine è quello di “provocazione” cioè si intende provocare  mettendo in “scena” anche esplicite allusioni sessuali.  Ka che sta per canto, bu è ballo e ki conoscenza tecnica. Quindi si riassume in un  insieme inscenando una recita che oltre a rispettare le origini (cioè provocare o essere una rappresentazione realistica) prevede cambi d’abito repentini (che vengono agevolati dai “servi di scena” ed è una pratica chiamata bukkaeri) perché sotto quelli indossati, che si lasciano cadere, ce ne sono altri, a significare il “cambio” (non solo nell’azione ma nel ruolo dell’attore) e quindi delle diverse funzioni vitali.


Tempo fa lessi l’autobiografia di un attore giapponese (di cui purtroppo ho dimenticato il nome) in cui egli narrava le peripezie vissute per compiere  lo straziante destino dell’attore, le parti strane, le umiliazioni, la fame, la fatica, le scomodità, gli applausi, i fischi e tutte il resto.. mi sembrava di leggere la vita di un santo… Io stesso -che sono un attore e regista dilettante- misi in scena, per strada o in luoghi all'aperto od in grotte, diverse storie zen che avevano lo scopo di trasmettere la consapevolezza che la verità è presente in tutto quel che ci circonda. Certo, come fanno i maestri zen, anche attraverso bastonate psicologiche od anche reali.

Questo perché ho notato che parecchia  gente in Europa solitamente vive con una etichetta di rispettabilità e di santità artificiosa. Le persone sovente assumono dei comportamenti falsi, mettendo in risalto gli aspetti convenienti della propria personalità od oscurandone altri.

Mi auguro che la freschezza del teatro d'Oriente possa ancora una volta contagiare le menti libere d'Europa, mostrando loro lo squallore dello  spettacolo finto trasgressivo del cinema hollywoodiano  o peggio ancora delle sacre rappresentazioni bacchettone della pseudo cultura occidentale. Una cultura corrotta prima dalle perversioni religiose e poi da un laicismo materialista che tende a trasformare l'essere umano in un robot, cancellandone lo "spirito".

Paolo D'Arpini - Comitato per la Spiritualità Laica

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Erbe spontanee funghi e bacche autunnali...

 


Percorso di riconoscimento, raccolta e cucina di  ERBE spontanee, FUNGHI e bacche d'autunno...

 

sabato 3 e domenica 4 ottobre 2026

con Alberto Bucci de La Nuova Selvaiana

Capezzano Pianore    (tra Viareggio e Camaiore LU)
 

La Farmacia Selvatica il meraviglioso mondo delle piante selvatiche, alimentari e curative

ERBE alimurgia alimentariCorso aperto a tutti, adatto anche alle famiglie
Si può partecipare alla singola giornata ma si consiglia la frequenza integrale

Sabato e domenica a pranzo, verranno servite gustose pietanze a base di ERBE spontanee e FUNGHI
 

Il corso consiste in una passeggiata durante la quale si riconosceranno le erbe selvatiche ad uso alimentare, piante officinali spontanee, funghi e bacche d'autunno.

funghi commestibili autunnoVerranno fornite informazioni sull'uso culinario e sulle proprietà erboristiche delle erbe e nozioni di etnobotanica, tradizioni alimentari, miti e leggende di alcune piante.

Gusteremo alcune preparazioni gastronomiche con le erbe e i funghi raccolti.

Nel pomeriggio del sabato e della domenica realizzeremo un erbario personale con disamina degli usi attuali e tradizionali.
 

E' consigliato abbigliamento e scarpe comode, coltellino, borsa in tela per contenere le erbe o cestino.

Verrà rilasciato un attestato di partecipazione.

 

Informazioni ed iscrizioni
Gianna 349.4248355

info@1virgola618.it
www.1virgola618.it

domenica 13 settembre 2026

Raccontarsi vivendo in comunità...



Questa volta scriverò un semplice post. Ho avuto modo di accumulare visioni del mondo, impresse sulle mie guance dentro agli occhi, sono rimaste lì ad osservarmi per giorni. Come personaggi, mi chiedevano di essere visti da altri oltre che da me. Come spiriti incatenati nel mio mondo, silenti, rispettosi, erano giunti a me attraverso la mia naturale propensione al desiderio.  Attraverso loro io ho capito chi sono. Da me vengono vengono animali ed uomini e donne ed anime pacifiche tutte silenziose e rispettose ma tutte desiderose di operare prodigi. 

Mi chiedono di avere una vita. Mi chiedono di esistere. 
Ed io: +Amico tu esisti già non hai bisogno di me!
E loro -Anche tu amico mio, esisti, a prescindere dalla tua capacità di esserne consapevole… resisti alle forze del mondo esterno.
+Che cosa volete dire?
-Vogliamo dire che ognuno di noi ha un suo ruolo, il tuo è… Anche se compresso, anche se sarai messo in un luogo che non amerai, la tua natura sarà sempre quella di… (Non lo scrivo perché i miei fantasmi mi hanno detto che non c’è mai bisogno di spiegare agli altri ciò che si è! Se siamo costretti a farlo e perché non lo siamo compiutamente).
Perché non so se ve ne siete accorti ma tutt’intorno a noi c’è un’infinità di mondi e persone che premono perché il loro mondo sia il più forte, più vero del vostro. Siamo stati educati a sopraffare, ad indurre, a lottare con tenacia e determinazione per imporre … ma … per imporre cosa?

La cosa più sconvolgente è che siamo costretti a subire uno spettacolo indegno di essere visto e vissuto. Li vedi gli schieramenti di assatanati che sbraitano cose in contraddizione fra loro, che stanno in piedi solo per il loro sforzo continuo di farle stare su! Un lavoro macchinoso faticoso ed eroico di sostenere costruzioni. Quando quella costruzione è troppo assurda e chiaramente e palesemente dannosa “qualcuno o qualcosa" la fa crollare di colpo, colui o colei che la sosteneva cambia percezione e senza memoria si ritrova a sostenerne un’altra. 

Solitamente ognuno frequenta solo amici che abbiano le medesime costruzioni in mente. Insieme si aiutano ad edificare e a restaurare forme-pensiero. Si basa su questo la moda, l’economia, la politica, "financo" la religione. Puoi annusare gli schieramenti dall’odore…

Alcuni hanno un profumo delizioso di torta, altri odorano di incenso, altri ancora odorano di prodotti per la casa, alcuni odorano di chimico farmaceutico, potrei star qui un esistenza ad elencarli, ahahaha.

Tutti prima o poi si ammalano e muoiono.

Perché le convinzioni sono come un abito… descrivono una moda, magari un anima! MA NON L’ANIMA CHE LA CONTIENE.

Uhm, Bene! Ora si riparte. Non sono più invisibile, non è più il mio modo. 
Che nostalgia, giravo come il vento, mi palesavo a tratti ed ero leggero. 
Ma ne farò una ragione, sono più vecchio! Più pesante!

Inizia l’autunno maturano i frutti nascono le gemme…

Andrea Santini

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