lunedì 5 ottobre 2026

L'Italia atomica e il buco della guerra nucleare limitata...

 


Vivere nell'ombra di un arsenale atomico silenzioso e negato non è una novità per il nostro Paese, ma la ripresa di un dibattito pubblico su questi temi interroga oggi le coscienze con un'urgenza inedita. A riportare brutalmente la questione al centro dell'attenzione mediatica ci ha pensato, nella puntata del 4 ottobre 2026, Presa Diretta con "Base Italia - Italia atomica". Condotta da Riccardo Iacona, la trasmissione ha squarciato il velo su una realtà rimossa: la corsa al riarmo globale brucia cifre spaventose.

 I 3.290 miliardi di spesa militare globale citati da PresaDiretta non sono SIPRI 2025, ma sono la somma di due cose che SIPRI stesso segnala come trend 2026: il budget USA approvato dal Congresso per il 2026 che ha già superato 1 trilione e che potrebbe arrivare a 1,5 trilioni nel 2027 più il resto del mondo in forte crescita.

119 miliardi sono destinati unicamente all'ammodernamento nucleare delle nove potenze mondiali, segnando un più 19% rispetto al 2025. 

Un'escalation spinta anche dall'obiettivo NATO del 5% del PIL entro il 2035, una prospettiva che per l'Italia significherebbe un salasso finanziario senza precedenti, già attestato ad esempio dalla cifra record di 34 miliardi allocati questo anno per la difesa italiana.

Il reportage ha avuto il grande merito di rompere il muro del silenzio di Stato, affrontando il nodo cruciale del nucleare condiviso. Richiamando le stime dell'esperto Hans Kristensen, è stato ribadito come l'Italia ospiti decine di bombe B61 americane tra le basi di Aviano e Ghedi, in un regime di opacità in cui le autorità locali restano all'oscuro. La giornalista Stefania Maurizi ha svelato i dettagli dell'accordo segreto Stone Ax, che sancisce l'esclusivo controllo di Washington sul lancio, ricordando peraltro come la Grecia abbia avuto il coraggio di rimuovere simili ordigni già nel 2001. Il tutto mentre il Doomsday Clock, l'orologio dell'apocalisse nucleare, segna appena ottantacinque secondi dalla mezzanotte. L'inchiesta si è poi spinta a mappare le basi strategiche del Sud — da Sigonella fino al MUOS di Niscemi — impiegate per delicate operazioni e voli di ricognizione verso l'Iran, oltre a denunciare i controlli fallaci nei porti di Gioia Tauro e Ravenna lungo le rotte di materiali dual use destinati ad Israele.

Tuttavia, da una prospettiva di disarmo rigoroso ed esigente, l'inchiesta di Rai Tre, pur lodevole, mostra limiti strutturali evidenti. Il limite principale risiede nella mancata connessione tra le infrastrutture materiali e le dottrine strategiche che le governano. L'esempio di Comiso è emblematico: l'ex base dei Cruse atomici non era un semplice punto di lancio isolato, bensì il fulcro avanzato di disseminazione in tutta la Sicilia degli euromissili, concepiti per una folle dottrina di guerra nucleare limitata, combattibile e vincibile in Europa. Quel concetto di teatro europeo come campo di battaglia sacrificabile è esattamente ciò che torna oggi d'attualità, ma che la trasmissione non ha esplicitamente nominato. 

La fine del trattato INF ha spinto sia Washington, con i vettori Dark Eagle previsti in Germania dal 2026, sia Mosca a reinstallare armi a medio raggio nel cuore del continente: senza questo retroterra fattuale, Aviano e Ghedi appaiono erroneamente come reliquie del passato e non come la prima linea di un nuovo fronte.

Sottolineiamolo: siamo alla replica della doppia decisione NATO del 1979. Allora Pershing II e Cruise per rispondere agli SS-20 sovietici. Oggi Dark Eagle/Tomahawk per rispondere a Iskander, Zircon e Oreshnik russo schierato in Bielorussia.

La continuità dottrinale è perfetta: gittata intermedia proibita dall'INF (500-5.500 km). Trattato morto nel 2019, ora la lacuna viene riempita. Ambiguità convenzionale/nucleare. Ufficialmente Dark Eagle è convenzionale, ma come gli euromissili anni '80 è dual-capable per dottrina, tempo di volo troppo breve per discriminare, e destabilizza il calcolo di Mosca. Teatro e limitatezza. È l'arma per la "guerra nucleare limitata di teatro": si può lanciare dalla Germania, colpire in profondità in Russia senza usare ICBM strategici, illudendosi di contenere lo scambio all'Europa. È esattamente la dottrina che PresaDiretta non ha nominato. Per un disarmista: è un first-strike convenzionale che apre al first-strike nucleare. Se si schiera a Wiesbaden un'arma che decapita Mosca in 8 minuti, si rende razionale per l'antagonista l'uso anticipato.

Allo stesso modo, la campagna ICAN è stata sfiorata marginalmente, mancando il cuore della battaglia politica dei disarmisti esigenti: l'impegno al non primo uso (No First Use). Mentre potenze come Cina e India lo adottano, USA, Russia, Francia, Regno Unito e la stessa NATO lo rifiutano categoricamente, trasformando le B61 non in (presunti) strumenti di deterrenza difensiva, ma in armi di primo attacco (first strike). A completare questo quadro inquietante vi è la rimozione della memoria storica: i quattro milioni di morti causati dai test nucleari in atmosfera rappresentano un monito che il Trattato sulla Proibizione delle Armi Nucleari (TPNW) non dimentica, e che smentisce la pericolosa retorica del nucleare pulito.

Questa deriva materiale e culturale trova una sponda inquietante nel circuito dell'informazione mainstream, perfettamente speculare all'analisi offerta da Angelo Panebianco nel suo editoriale sul Corriere della Sera dello scorso 2 ottobre. Da un lato, si etichettano come "bluff" da non tenere in conto le esplicite minacce nucleari russe (sempre "difensive", per carità!)*; dall'altro, si dipinge un Vladimir Putin pronto a scatenare un'offensiva totale contro la NATO. Questa narrazione contraddittoria e bellica gioca con il fuoco: minimizza ad arte il rischio atomico pur di rendere socialmente accettabile una riconversione totale della società dal welfare al warfare. In definitiva, sebbene Presa Diretta abbia offerto un servizio pubblico di altissimo profilo colmando lacune storiche, l'analisi complessiva resta orfana di quella cassetta degli attrezzi dottrinale indispensabile per comprendere davvero a cosa servano oggi quegli ordigni di morte.

Alfonso Navarra - Disarmisti Esigenti



*Il presidente russo Vladimir Putin ha dichiarato che la Russia è pronta a impiegare l'intero arsenale a sua disposizione, comprese le armi nucleari, nel caso in cui i paesi della NATO tentassero di isolare o attaccare l'enclave di Kaliningrad.  Per la precisione, la dichiarazione è arrivata durante l'intervento di Putin al Forum di Valdai ed anche tramite comunicazioni formali del Cremlino. La reazione di Mosca fa seguito alle esercitazioni Baltic Sentry e alle tensioni con la NATO e i paesi baltici riguardo al controllo e alla sicurezza attorno all'enclave. Putin ha ribadito che Mosca considererebbe l'uso di "tutti i tipi di armi" per difendere il territorio russo di Kaliningrad da eventuali manovre volte a tagliarne i collegamenti o a colpirlo come obiettivo militare. (Riunione del Club di Discussione Valdai • Presidente della Russia)



Integrazione: 

Quello che ha detto al Corriere della Sera Carmine Masiello, che è il capo di Stato Maggiore, è gravissimo:
«Sul fianco est ci è stato chiesto di schierare, in tempi molto rapidi, unità capaci di esprimere una deterrenza reale».
Vorremmo sapere chi lo ha chiesto? E soprattutto, chi ha deciso questo schieramento di truppe italiane? Solitamente queste cose dovrebbero passare dal Parlamento. Dovrebbero essere discusse anche con un dibattito pubblico. Invece no, le apprendiamo da un'intervista, che affrontano come se parlassero di asfaltare le strade. Incredibile!
Qualcuno ha chiesto agli italiani se sono disposti a morire per quei Paesi baltici guerrafondai e russofobi? Qualcuno ha chiesto agli italiani se sono disposti a crepare per Zelensky?
Mentre Putin dice in mondovisione, per l'ennesima volta, che non pensano minimamente di attaccare i Paesi dell'Unione Europea e che la Russia è sempre disponibile a riprendere le relazioni, questi continuano ad abbaiare alle porte di Mosca. Anziché tirare il piede dall'acceleratore delle provocazioni, lo premono sempre più forte.
No, il nemico di cui aver paura non è la Russia. I nemici di cui aver paura ce li abbiamo a casa nostra!

sabato 3 ottobre 2026

Inno alla famiglia nel bosco...


 


 

La quantità e qualità delle dinamiche relazionali risente delle quantità e della qualità degli elementi in causa. Tali dinamiche tendono ad essere quantitativamente più contenute in ambito tradizionale-analogico rispetto a quelle che si osservano in contesto liquido-digitale. Contesto nel quale il virtuale – come era accaduto con l’avvento della plastica – si è attestato con la soddisfazione dei più entro la sfera dell’immaginario quotidiano. 


Le dinamiche relazioni – sia interpersonali sia di insiemi organizzati sia di lobby occasionali – della società liquido-digitale sono state notevolmente moltiplicate con l’avvento della cosiddetta intelligenza artificiale. Tale intelligenza si compone di un data base, di dimensione inaccessibile e crescente, nel quale i dati immessi nutrono gli algoritmi e da questi sono organizzati con l’intento di fornire informazioni utili ai loro creatori. A mezzo di questi si rivelano potenzialità per il bene comune e/o per il controllo sociale (intelligence commerciale, politica, mediatica, militare), analogicamente talmente complesse da risultare inesistenti.


Intelligenza artificiale per il bene comune è un modo strategico per vestire da ancella la tecnologia. Un vestito sotto il quale non v’è cuore ma salvadanaio che l’ingordigia di potere gonfierà, come ha sempre fatto, fino all’inverosimile, ma che, in quanto gonfio anche di dati e relative interazioni, vive accompagnato anch’esso dalla miccia che una qualunque imprevista e imprevedibile combinazione del metamondo algoritmico-digitale potrà accendere, con pensabili danni collaterali che quelli dell’esplosione di una centrale nucleare potrebbero divenire perfino accettabili. Come per un cristallo che si frantuma, nessun algoritmo può anticipare in quante parti né quali forme queste avranno.


Infatti, con il crescere della complessità tende a crescere anche la capacità autogenerativa di situazioni non previste. Ciò avviene tanto in ambito analogico, quanto in quello digitale. Ma se il primo implicava relazioni entro un raggio e una quantità a misura d’uomo, che comportavano – Hiroshima e Nagasaki a parte – limitati eventi non previsti, come mode effimere, esaltazioni popolari per una vittoria sportiva, il secondo, travalicando tale unità umana di misura, è esposto alla Spada di Damocle di avventi, non solo non previsti e potenzialmente socialmente destabilizzanti, dovuti ad aggregazioni improvvise a causa della volatilità dell’impalpabile dimensione digitale, capace di scatenare emozioni come petardi nel silenzio, repentine come virate di stormo d’uccelli, mossi all’unisono da un’intelligenza improvvisa e collettiva. Un’eventualità temuta dai fuochisti del sistema che, almeno teoricamente, non potranno adoperarsi per tentarne la scongiura con un’ulteriore raccolta e accumulo di dati, con la creazione di nuovi algoritmi, con l’implementazione di quelli esistenti, con l’aumento della potenza di calcolo, delle memorie di stoccaggio e di consumo energetico. 


Dunque un costo economico e di libertà che, come è sempre stato, saranno gli automobilisti, i fumatori, i bevitori, le famiglie, gli studenti, i lavoratori, i malati, i poveri e tutti gli altri a pagarne il conto a mezzo di piccole crescenti vessazioni necessarie a mantenere a galla istituzioni fallite e svendute, ormai da considerare contro di noi. 

Un conto salato, svenante. Non a caso la diffusa agiografia dell’intelligenza artificiale, sparpagliata come prezzemolo da politici, potentati e loro giornalacci reiteratamente pornografici, comprati dal soldo mondialista, vende miliardi di clic. Pastura per radunare mangianza e distrarla al fine di ridurre il rischio di incontrollata insorgenza di fenomeni sociali e di possibile crollo sistemico. È questo il solo timore dei fuochisti, nonostante le numerose cartucce diversive che riempiono i loro caricatori mediatici.

 

L’analogia tra crollo sistemico e crash dei computer è lapalissiana, tanto nell’origine (elevata quantità di dati da gestire, loro relazioni, algoritmi gestionali e potenza di calcolo inadeguata), quanto nella livrea da maggiordomo per il miglioramento della vita e quanto nel dazio che ognuno di noi ha pagato e pagherà con perdita di dati, di prospettive, problemi esistenziali, professionali, psicologici, con implemento di minanti timori, sempre utili ai fuochisti. 

  

L’insorgenza di posizioni, associazioni e prospettive impreviste, tende ad affermarsi con il crescere dei numeri in gioco, come se la miriade di spermatozoi si trovasse al cospetto di una miriade di ovuli. Anche se tale figurazione non è analogicamente efficace, in quanto impossibile, proprio per questo permette di cogliere quanto digitalmente e algoritmicamente sta accadendo. La base terrena della dimensione umana, qualunque fatto avvenisse, rivoluzioni socio-politiche e cataclismi inclusi, offriva il lutto necessario a fare proprio l’accaduto, a razionalizzarlo e a rimettersi in piedi. Invece, l’acquoso e virtuale piano di appoggio sul quale viviamo ora e vivranno in futuro, non lascerà agli uomini anzi, ai post-uomini, neppure quell’intimità alla quale aggrapparsi. Piano che diviene mare senza le sponde della certezza valoriale, ma pullulante di affioramenti ondivaghi del relativismo. Mare che diviene mota dalla quale emergono le morte architetture scheletriche della dimensione analogica, un tempo animate di vita.

 

I post-uomini ora considerati numeri, saranno dismessi, eliminati o richiamati al dovere secondo necessità. E lo faranno con obbedienza. Non saranno, come già non siamo, uomini, ma consumatori e “serventi” opportunamente educati e immessi nel mondo affinché non abbiano ricordi e non possano attingerne, che concepiscano il lavoro come il solo dovere esistenziale. Perciò, un lavoro replicativo, ma non più alienante come in “Tempi moderni”. Una società multietnica ma monoculturale e monolinguistica, monogovernata secondo il principio dell’unanimità e non più classista come in “Metropolis”. Unanimità ottenuta senza coercizione. Lavoratori “in stretta osservanza del primo catechismo” (1).

–      Qual è il primo catechismo?

–      Onora il tuo consumatore.

–      Hai mai pensato al futuro? (1)

E chi non “vorrà mai essere soggetto di maltrattamenti criminosi” (1), sarà ovviamente eliminato.

 

Le regole, come la logica, riescono a trattenere tutto entro un numero limitato di combinazioni. Man mano che tale molteplicità si esponenzializza, ovvero man mano che tende a sfuggire dalla cognizione analogica, il loro potere regolamentativo decade aprendo al crollo e allo schianto.


Realtà virtuale e realtà concreta che, come per i mercati, prima concreti in quanto relativi alla dimensione analogica, poi baconianamente (Francis, pittore) deformati da quella digitale-finanziaria, non saranno a noi distinguibili e quindi, seppur nella loro dubbia identità unificata dovremo prenderla sul serio. È a questo punto, già alto nel cielo della storia, che i padroni della comunicazione faranno dei post-uomini, qualunque cosa possa tornare loro utile: consumatori e serventi.


Il fenomeno proto-pandemico, test globale di un avvento imprevisto, terrore diffuso, ubbidienza sociale, era necessario per lo studio degli eventi imprevisti generati dai grandi numeri ed estrema volatilità delle emozioni.

 

Come nel crash distruttivo di un computer per sovraccarico di calcolo/eccesso di dati, così un crash creativo causato da innumerevoli elementi che si combinano in modo non previsto è il potenziale implicato nella crescita dell’intelligenza artificiale. Creativo in quanto relativo a dinamiche prima inesistenti, ma ugualmente distruttivo per quanto riguarda il controllo e la gestione delle moltitudini di post-umani. 


Quindi il problema post umano dell’intelligenza artificiale non è solo che questa controlli tutto e all’uomo sottragga di conseguenza gli elementi della stabilità esistenziale, ma che, dai grandi numeri emergano situazioni nuove la cui natura, anche se si rivelasse a fin di bene sociale, avrà un carattere simile a uno sconquasso comunque, in qualche misura, tramortente. Al pari di un organismo la capacità o disponibilità ad assorbire l’urto è del tutto relativa alla forza del sistema immunitario, sistema che, nuovamente, non potrà che avere natura algoritmica. E se, invece, fosse maligno avremmo a che fare con eventi per i quali, il terrore della pandemia che abbiamo conosciuto non sarà che una degustazione.

 

Anche a livello interpersonale, la generazione di fenomeni imprevisti che non si integrano con il sistema ma lo contraddicono, ne provocano il crollo, come un tradimento che lascia tramortito chi lo subisce. 


Avviene così anche sul piano infrapersonale, quando un sentimento e un pensiero non sono coerenti e in armonia con quanto stiamo facendo. È il momento buono per aprire allo schianto, che si manifesta in malattia o contrattura, indicente, dimenticanza, errore ed altro del genere. Non avviene sempre, così come il crash digitale richiede la giusta prospettiva tra i dati, ugualmente in noi l’inconveniente avviene nel momento in cui tutto è pronto e le cose accadono. In contesto relazionale, un odio non genera sempre morte di esistenze, ma la morte di esistenze per conflitto lo richiede sempre.

 

L’analogia tra il microcosmo uomo e il macrocosmo artefatto dell’intelligenza artificiale allude al brocardo così in alto come in basso. Sembra forse blasfemo mettere alla pari la dimensione biologica con quella tecnica, ma non è questo il piano di partenza che è invece la dimensione dei numeri in ambo i casi estremamente alta. Se le combinazioni di relazioni fisiche e metafisiche disponibili alla creatività umana possono riuscire a emanciparsi dai lacci imposti dall’intelligenza artificiale, certo questa sarà gestita affinché l’infinito che è in noi sia ridotto a pochi pensieri e desideri, uno dei quali sarà quello della libertà, prontamente soddisfatto dalla BMW come benefit e il farlocco salto sul carro dei giusti, con tanto di encomio per i neo kapò del grande lager sociale dei poveracci.

 

Forse parte del problema, cioè della capacità generativa dei grandi numeri ha a che vedere con la weltanshauung razionalista, quindi con la formazione esclusivamente matematico-informatica degli operatori e dei progettisti. Formazione che impedirebbe di inserire nei loro lavori ciò che genericamente potremmo chiamare alogico, cioè pienamente umano. Un tema del quale forse, anche se ci avessero pensato per integrarne gli algoritmi predittivi, non avrebbero potuto fare molto di più che aggiungere un fattore k latente, quantistico. Ma si tratta di un’illazione senza fondamento in quanto, progettisti e operatori non possono che restare nella mappatura logica del territorio umanistico. In caso di ripensamento rivolgersi ad Alfred Korzybski.


Lorenzo Merlo



 

Note

.1 Cloud Atlas, di Lana e Larry Wachowski, 2012.




venerdì 2 ottobre 2026

Italia Nostra difende il territorio...

 


ITALIA NOSTRA CASTELLI ROMANI vi invita a due eventi a cui aderisce e partecipa  attivamente:


1) ROMA, SABATO 3 ottobre, piazza della Repubblica, ore 10:00 : "IL FUTURO NON SI BRUCIA". Manifestazione con corteo contro l'inceneritore di SANTA PALOMBA (proprio al confine tra Roma, Albano ed Ardea). I termovalorizzatori in realtà bruciano risorse anziché valorizzarle come invece la narrazione dominante vorrebbe farci credere. Tutto ciò accade a beneficio del profitto solo di talune grandi imprese. Quindi: né qui, né altrove.


2) GENZANO, DOMENICA 4 ottobre, ore 10:00, Parco Segantini, Via Segantini (località monte Cagnoletto) Italia Nostra Castelli Romani partecipa alle giornate dell'APPIA DAY 2026: inaugurazione della mostra: "Antonio Cederna e la Via Appia Antica", poi alle ore 11:00 si terrà la presentazione del libro: "Cento Casali Sconosciuti intorno a Roma", di Lugi Cherubini, un itinerario dalla via Appia attraverso la campagna romana. 

La via Appia Antica racchiude storia, territori, cultura e umanità.

Vi esorto ad intervenire numerosi.

Grazie per l'attenzione. 

Enrico Del Vescovo, 3331135131.


 IL FUTURO NON SI BRUCIA        

Nucleare... ci risiamo!

 


La Federazione Nazionale Pro Natura esprime il proprio dissenso rispetto alla Legge Delega che permetterebbe l’avvio della costruzione di centrali nucleari in Italia. “Iniziativa legislativa in spregio di due referendum e del principio di precauzione”.

Il 23 settembre 2026 il Senato ha approvato definitivamente il progetto di Legge Delega che permetterebbe l’avvio della costruzione di centrali nucleari in Italia.  La Federazione Nazionale Pro Natura esprime il proprio dissenso verso questa iniziativa legislativa che in spregio di due referendum e del principio di precauzione rilancia un settore che era stato giustamente escluso dal sistema nazionale di produzione dell’energia.

Infatti il nucleare è:

pericoloso, lo dimostrano i numerosi incidenti che si sono susseguiti con risultati assolutamente catastrofici, le cui conseguenze sono ancora oggi pagate in termini di vite umane, di territori inabitabili, di persistenti inquinamenti radioattivi in Ucraina e Bielorussia (Chernobil) ed in Giappone (Fukushima); il pericolo principale deriva dalla enorme densità energetica che determina una enorme concentrazione di pericolosità, costringendo a dover tentare di ridurre ogni rischio a zero (errori, sabotaggi, imprevisti, eventi naturali estremi, atti di terrorismo o di guerra, ecc.);

incompatibile con le condizioni create dal cambiamento climatico, lo dimostra la chiusura di centrali nucleari europee, a seguito dell’ondata di caldo estivo, che è dichiarata essere l’incipiente normalità climatica;

inutile, a causa dello sviluppo prorompente delle rinnovabili e per la possibilità di ricorrere ad altre fonti, in Italia neglette, in particolare il geotermico, che non ha visto ulteriori sviluppi, nonostante lo straordinario successo della centrale di Larderello;

costoso, più delle altre fonti di energia, in particolare ha un costo assai maggiore dell’energia prodotta con fonti rinnovabili;

funzionale soltanto allo sviluppo parallelo del nucleare militare: infatti Spagna e Germania stanno dismettendo i loro impianti nucleari e, tra le grandi nazioni europee, solo Francia e Regno Unito non dichiarano, pur tra crescenti opposizioni, la fuoriuscita da questo sistema, perché indispensabile al mantenimento del loro mortifero (e in effetti inutilizzabile) arsenale di bombe nucleari;

non dà nessun apporto positivo alla transizione energetica, richiedendo enormi quantità d’energia, particolarmente a monte e a valle della produzione, ma è una droga di energia che incentiva consumi sempre più elevati, in effetti mantenendo la dipendenza dalle fonti fossili.

Si sostiene da più parti che il nucleare è indispensabile alla tecnologia dell’intelligenza artificiale, ma questo sistema di gestione dell’informazione viene criticato da più parti per l’insostenibile costo energetico e ambientale. L’IA deve essere considerata un Bene Comune e deve essere posta al servizio della pace e dell’eguaglianza tra le persone e commisurata all’effettiva sostenibilità, che è incompatibile con il nucleare energetico e militare.

Federazione Nazionale Pro Natura



mercoledì 30 settembre 2026

Canapa mille risorse...

 



La canapa è considerata una delle piante più versatili ed ecosostenibili del pianeta. Definita spesso "l'oro verde" o la pianta dalle mille risorse, ogni sua parte (semi, fusto, foglie e fiori) trova applicazione in settori diversissimi tra loro. La canapa  rappresenta una risorsa fondamentale per il futuro sostenibile.

La canapa era molto diffusa in Italia, conosciuta ed utilizzata in tantissimi ambiti fino alla fine della II Guerra Mondiale. Poi sono subentrati i vincitori americani a dettare le loro condizioni al mondo intero per favorire le multinazionali, in  particolare la DuPont. E’ stata infatti quest’ultima che, negli anni ‘30, disponendo di brevetti di fibre sintetiche aveva interesse ad eliminare la canapa per sostituirla coi propri prodotti e lo fece tramite i media da essa controllati per avviare una massiccia campagna diffamatoria inventandosi il pericolo droga rappresentato dalla canapa, da allora identificata come marijuana...

Recenti studi scientifici realizzati da psicologi e sociologi statunitensi e britannici hanno chiarito che, al contrario di quanto tradizionalmente affermato dagli stereotipi diffusi dalla cultura di massa, le persone etichettate come 'teorici della cospirazione' siano più sane ed equilibrate rispetto a chi accetti supinamente le versioni ufficiali dei fatti contestati.

Paolo D'Arpini - Rete Bioregionale Italiana *




* - Paolo D'Arpini,  saggista, pensatore ecologista e coordinatore della Rete Bioregionale Italiana, sostiene da anni una ferrea visione sulla canapa vista come risorsa bioregionale e non come "droga". Nel suo modello di ecologia profonda e spiritualità laica, la pianta rappresenta uno strumento fondamentale per la sostenibilità economica e il risanamento ambientale. 
  • Liberalizzazione vs Legalizzazione: D'Arpini si dichiara contrario alla  "legalizzazione della cannabis". Ritiene che questo processo si limiti a trasferire il monopolio dello spaccio dalla criminalità allo Stato per mere ragioni fiscali (monopolio simile a tabacco e alcol). Propone invece una liberalizzazione totale della coltivazione della canapa, intesa come pianta agricola d'uso comune. 
  • La "Canapa Bioregionale": Nei suoi interventi, come l'articolo manifesto La canapa bioregionale non è "droga", sottolinea che la demonizzazione della pianta sia un costrutto storico e commerciale. Per millenni la canapa ha contribuito al benessere della popolazione rurale italiana attraverso i suoi mille usi (tessile, alimentare, edile, cartario e medicinale) prima di essere proibita. 
  • Utilizzo delle terre demaniali: Insieme alla Rete Bioregionale, ha più volte proposto l'assegnazione delle terre pubbliche e demaniali a cooperative di giovani per sviluppare filiere locali di canapa e vetiver. Questa strategia mira a creare occupazione giovanile e bonificare i terreni inquinati sfruttando le proprietà fitodepurative della pianta. 
  • Autonomia e decrescita: All'interno della sua filosofia di "semplicità volontaria", la canapa è considerata la pianta ideale poiché contraria ai grandi monopoli industriali. Essendo una risorsa rinnovabile e versatile, permette la ridistribuzione della ricchezza direttamente al settore primario (gli agricoltori), favorendo la transizione da un'economia basata sulle fonti fossili a una basata su fonti vive. 

martedì 29 settembre 2026

Piccole Cose Belle da Coltivare Insieme a San Severino Marche (Mc)

 

Coltivare relazioni, riscoprire il benessere immersi nella natura e sperimentare con l’arte e la narrazione. È questo lo spirito di Piccole Cose Belle, l’azione pilota di welfare territoriale che nasce nell’Alto Maceratese, ideata dalla Fondazione Design Terrae insieme a Look UP APS, ASBI Marche e Social Farm Accademy.
Tutti gli incontri e i laboratori si terranno tra ottobre e gennaio nella cornice di Jeppe - Social Country House (Strada Vicinale della Maestà 137, San Severino Marche), uno spazio aperto e pensato per far crescere connessioni umane, sperimentazione ed esperienze condivise.
Tutte le attività in programma sono completamente gratuite e aperte a tutti, ma per partecipare è richiesta la prenotazione.

🌱 𝗢𝗿𝘁𝗼 𝗗𝗶𝗱𝗮𝘁𝘁𝗶𝗰𝗼 𝗱𝗶 𝗖𝗼𝗺𝘂𝗻𝗶𝘁𝗮̀ Un percorso per imparare a prendersi cura del territorio, rigenerare il suolo ed esplorare l'agroforestazione e la floricoltura.

👉🏼 4 Ottobre 2026 (ore 10:00): Presentazione delle attività e pranzo condiviso
👉🏼 7-8 Novembre: Lettura del paesaggio e progettazione
👉🏼 21-22 Novembre: Orto, agroforestazione e rigenerazione del suolo
👉🏼 5-6 Dicembre: Floricoltura, giardini e api
👉🏼 10 Gennaio: Evento di chiusura con pranzo condiviso

🌳 𝗙𝗼𝗿𝗲𝘀𝘁 𝗧𝗵𝗲𝗿𝗮𝗽𝘆 𝗲 𝗦𝘂𝗼𝗻𝗼𝘁𝗲𝗿𝗮𝗽𝗶𝗮 Un vero e proprio percorso di rigenerazione psicofisica per rallentare, attivare i sensi e ritrovare l'equilibrio attraverso la natura, il suono dei gong e le campane tibetane.

👉🏼 6, 8, 13 e 15 Ottobre (ore 9:00 - 12:00): Esperienze di natura, suono e benessere presso la sede Social Farm Accademy a Pitino (Loc. Pitino, 46, San Severino Marche, MC
👉🏼 15 Ottobre (ore 21:00 - 23:00): Serata speciale di suonoterapia dedicata ad educatori e caregiver presso Jeppe - Social Country House (Strada Vicinale della Maestà 137, San Severino Marche)

🎭 𝗟𝗮𝗯𝗼𝗿𝗮𝘁𝗼𝗿𝗶 𝗱𝗶 𝗧𝗲𝗮𝘁𝗿𝗼 Due percorsi intensivi per riscoprire il corpo, la voce e l'ascolto come strumenti di incontro.

👉🏼 16-17-18 Ottobre: "L’io: il corpo, l’altro: lo specchio" tre giornate di esplorazione sensoriale con compagnia Teatro del Lemming
👉🏼 21-22 Novembre: "Umani - Stelle del firmamento" due giornate di improvvisazione e storytelling con Look UP APS

🎨 𝗣𝗶𝘁𝘁𝘂𝗿𝗮 𝗲 𝗡𝗮𝗿𝗿𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 Spazi dedicati alla co-creazione artistica e alla scrittura per raccontare il territorio e intrecciare legami generazionali.

👉🏼 7-8-9 Ottobre: "Pittura di comunità" con l'artista Paola Tassetti, per progettare una scenografia mobile ispirata ai cantastorie
👉🏼27-28-29-30 Gennaio: "Libera scuola di scrittura", quattro giornate di residenza di scrittura guidate dalla professionista Francesca Staasch

𝙄𝙉𝙁𝙊 𝙐𝙏𝙄𝙇𝙄 𝙀 𝘾𝙊𝙉𝙏𝘼𝙏𝙏𝙄:
servizi@designterrae.it
+39 340 3809212
 
📍 Jeppe Social Country House
Indirizzo: Strada Vicinale della Maestà, 137, 62027 San Severino Marche MC

Salviamo l’ “Atlantide Salentina”!

 


UN MEGA IMPIANTO FOTOVOLTAICO AUTORIZZATO DAL GOVERNO ITALIANO E DALLA REGIONE PUGLIA MINACCIA UN INSEDIAMENTO NEOLITICO DI ESTREMO INTERESSE ARCHEOLOGICO!

Il caso scandalo del progetto di mega-fotovoltaico che minaccia sia l'importante insediamento neolitico ricadente nel podere di Masseria Maramonti, nonché all'interno di una concomitante enigmatica vasta struttura territoriale ad anelli concentrici visibili dall'alto che ne verrebbe cancellata, sia la via messapica-romana Augusta Sallentina

SIA FERMATO IL MEGA IMPIANTO FOTOVOLTAICO AUTORIZZATO SULL'ECCEZIONALE INSEDIAMENTO NEOLITICO SCOPERTO A MASSERIA MARAMONTI A NARDO' (LECCE, PUGLIA, ITALIA), NONCHÉ SULLA STRADA ROMANA SALLENTINA!

Nel territorio di Nardò in provincia di Lecce nel sud della Puglia (Salento), nell’entroterra tra Torre Lapillo e Porto Cesareo, si trova uno dei siti più enigmatici e rilevanti del panorama archeologico italiano: quello dei cosiddetti “Anelli concentrici di Arneo”, oggi paradossalmente minacciato dalla realizzazione di un mega impianto fotovoltaico industriale!

Il sito: un unicum nel panorama italiano

Gli “Anelli di Arneo” sono una vasta formazione di strutture concentriche visibili esclusivamente dall’alto, estese per oltre due chilometri, con un anello centrale di circa 100 metri di diametro. Queste geometrie, non percepibili a livello del suolo, risultano già presenti in fotografie aeree storiche degli anni ‘40-‘50, escludendo quindi ipotesi di genesi artificiali recenti.

Il sito si colloca in una pianura costiera a breve distanza dal mare, in un contesto paesaggistico ancora integro. L’origine di quegli anelli enigmatici altamente iconici resta ad oggi non chiarita: potrebbe trattarsi di un fenomeno geologico, antropico o misto, ma è proprio questa indeterminatezza a renderlo di grande interesse scientifico.

A rafforzare il valore di questo luogo già così affascinante vi è la presenza documentata di materiali archeologici in superficie, (ceramiche neolitiche/protostoriche, ossidiana, resti ossei), e la possibile intersezione con il tracciato della Via Augusta Sallentina, antica infrastruttura viaria romana.

Questa antica arteria viaria messapica e poi romana passerebbe proprio nelle adiacenze di Masseria Maramonti (tra gli Anelli concentrici di Arneo osserviamo oggi) secondo il famoso archeologo topografico prof. Giovanni Uggeri (1983) – oggi via Feudo d’Arneo, ecc. Il progetto dell’impianto fotovoltaico in oggetto prevede per alcuni chilometri anche il passaggio del suo cavidotto proprio lungo questo tracciato sconquassandolo nella malaugurata idea di una sua effettiva realizzazione!

A tutto questo si sono aggiunti i risultati straordinari delle indagini archeologiche ufficiali più recenti (anno 2024) che hanno ulteriormente elevato l’importanza del sito: è stato infatti individuato un insediamento articolato risalente al Neolitico recente/finale (V-IV millennio a.C.), comprendente aree abitative (fondi di capanne, buche per pali, trincee, vasellame ceramico, ossa animali, ossidiana, ecc.), cultuali (circoli di pietre con possibili idoletti in ciottoli dalle fattezze di faccine antropomorfe e depositi di semi di origine da approfondire) e necropolari (tombe a grotticella scavate nel banco roccioso con resti umani), definito di “eccezionale interesse” dalla Soprintendenza.

Il caso degli Anelli di Arneo rappresenta oggi un nodo emblematico tra transizione energetica e tutela del patrimonio culturale. Uno scandalo di rilievo internazionale!

Qui non si tratta di opporsi alle energie rinnovabili, ma di evitare che uno sviluppo non adeguatamente pianificato comporti la perdita definitiva di un sito che, per estensione, complessità e potenzialità scientifica, già si è rivelato tra i più importanti del Sud Italia.

La questione è aperta e richiede attenzione nazionale ed internazionale.

Le proposte interessate di conciliazione tra valorizzazione archeologica e della masseria storica, tutela e sfruttamento industriale energetico del sito e addirittura conciliando agricoltura sono solo retorica funzionale.

È forse l’accesso ai fondi del PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) quanto prima uno dei leitmotiv di una politica poco virtuosa per procedere all’autorizzazione di cotanto previsto scempio fotovoltaico proprio lì in barba a tutto il quadro rilevante evidenziato e in barba ai pareri negativi virtuosamente dati da enti coinvolti nel corso dell’iter autorizzativo?!

Il rischio è che, in assenza di interventi tempestivi, un patrimonio unico venga compromesso prima ancora di essere pienamente conosciuto!

Comitato civico spontaneo “Salvar gli Anelli di Arneo”

Oreste Caroppo orestecaroppo@yahoo.it









Dati di approfondimento

La petizione online, che ha raggiunto ad oggi le 1090 firme, per chiedere la salvezza del sito ricca di spunti di approfondimento:  https://www.change.org/p/salviamo-l-atlantide-salentina-sito-archeologico-no-al-mega-impianto-fotovoltaico-l%C3%AC