martedì 1 settembre 2026

Corteo luminoso al lago di Nemi... con le lucciole!

 

ITALIA NOSTRA CASTELLI ROMANI vi invita a partecipare ed aderire alla seconda edizione della "Lucciolata" prevista per SABATO 5 settembre 2026 con appuntamento presso il Museo delle Navi Romane, ore 20:00 (partenza ore 21:00) vicino al Lago di NEMI. 



Corteo a difesa di laghi e boschi, contro
 
lo sfruttamento del territorio dei Castelli Romani
 
 
Ritrovo alle ore 20.00 presso il Museo delle Navi Romani
Partenza ore 21.00, con percorso fino alla Ex-Fiocina e ritorno
 
Torna la "Lucciolata", la camminata notturna lungo le sponde del Lago di Nemi.
 
Un momento suggestivo in cui la luce delle lucciole romperà l'oscurità per far sentire, forte e chiara, la voce di chi ama i Castelli Romani e non si piega alle logiche di sfruttamento che li stanno devastando...
 

 
I laghi dei Castelli stanno letteralmente scomparendo sotto i nostri occhi e l'ecosistema boschivo è sotto il continuo attacco dell'industria del taglio ceduo (-20% di alberi in 8 anni) coaudiavata dall'operato di comuni ed Ente Parco, mentre il turismo d'assalto e la cementificazione vengono presentati come opportunità di sviluppo.
 
Proseguono inoltre i lavori per l'ecomostro dell'inceneritore a S. Palomba che avvelenerà l'aria che respiriamo e prosciugherà ancor più velocemente le falde idriche, provocando l'aumento di malattie gravi che poi saremo costretti a curarci sempre di più a pagamento visto lo stato di "salute" della sanità pubblica.
 
Non possiamo restare a guardare.
 
In sintesi, chiediamo:
 
- la Dichiarazione immediata dello Stato di Emergenza Ambientale per i laghi di Nemi e Albano.
 
- lo Stop ai prelievi idrici intensivi in falda da parte di ACEA e il blocco dei potenziamenti dei pozzi.
 
- una Moratoria sui tagli boschivi in tutto il Parco dei Castelli Romani e studi in merito ai danni già provocati
 
- lo Stop alla turistificazione dei laghi per tutelare la fauna da immondizia, rumori, traffico: vogliamo lasciare
 
Nemi incontaminato e far tornare Castel Gandolfo più naturale possibile. I laghi sono ecosistemi, non location turistiche.
 
- lo Stop alla cementificazione speculativa che minaccia il territorio sfruttandone oltremodo le risorse idriche
 
- il Passaggio da Parco Regionale a Parco Nazionale, per garantire la massima tutela legale e ambientale.
 
Anche ad agosto abbiamo continuato a lottare contro la trasformazione di un vivaio in un distributore di carburanti in via dei Laghi a Nemi, per il ripristino dei luoghi trasformati da "verdi" a inutili e costosissimi aree di palestra basate su piattaforme di cemento vicino la spiaggia del Museo delle Navi di Nemi, contro i tagli boschivi sull'Artemisio di Velletri che lo stanno rendendo un deserto e per fermare il progetto del "potenziamento" della condotta ACEA del "Pozzo Sforza Cesarini" che preleva ogni anno ingenti quantità di acqua dal lago Albano
 
Nonostante le reticenze di tutti gli enti pubblici interpellati, ci sono numerosi importanti aggiornamenti
 
  • Il progetto di "Sport Lineare" sul lago di Nemi non ha ricevuto il parere dell'Ente Parco, nonostante fosse stato elencato tra quelli necessari in apertura della Conferenza dei Servizi: da qui tutte le difficoltà dell'Ente, chiamiamole così, ad intervenire per bloccare le colate di cemento.
    Per questo abbiamo continuato a chiedere anche di persona, diverse volte, un incontro con la dirigenza e i funzionari del Parco, insieme a dati e atti amministrativi. Siamo ancora in attesa ma non demordiamo.
  • Il vivaio in area boscata, che ha subìto una variante urbanistica per trasformarlo in benzinaio lungo la via dei Laghi, ha avuto il parere positivo della Conferenza dei Servizi ma adesso dovrà essere tutto rimesso in discussione perché i cittadini ci hanno fatto sapere che in zona c'è un pozzo idrico di ACEA che rende incompatibile la presenza un impianto di distribuzione di idrocarburi.
    Il Comune di Nemi lo sapeva, anche perché per lo stesso motivo fu bloccata pochi anni fa la costruzione dell'isola ecologica: c'è il forte rischio di inquinamento e non si possono fare in zona simili progetti.
     
  • L'Ente Parco continua a dare nulla osta di qualsiasi tipo, con numerose prescrizioni stringenti ma che nessuno controlla: è stato il caso del potenziamento del "Pozzo Sforza Cesarini" di ACEA sul lago Albano, nonostante lo stesso Parco abbia evidenziato che la multinazionale dell'acqua e dell'energia non dispone di nessuna concessione per l'uso delle acque da quel pozzo....eppure sono decenni che è in funzione.
     
  • A Rocca di Papa come a Velletri ed in altri comuni riprenderà a ottobre il disboscamento, che viene denominato "taglio ceduo" dagli interessati alle questioni economiche che ci sono dietro la filiera del legname. La devastazione degli habitat comporta un maggiore dissesto idrogeologico, un'alterazione del microclima locale dei Castelli Romani, una diminuzione della quantità di ossigeno prodotta ed un aumento della CO2, oltre che ad una maggiore probabilità che il rischio idrogeologico aumenti.
    Inoltre la rete sentieristica è quasi tutta interrotta da cantieri forestali, che ne hanno anche fatto scempio, come lungo la via Sacra, la via Francigena, le Grotticelle, l'Artemisio più volte decantati tra le bellezze storico-paesaggistiche del territorio.
Per evitare il sovraffollamento delle auto al lago, vi chiediamo di organizzarvi venendo a macchine piene.
 
Servizio Navetta: sarà garantito il trasporto A/R da Piazza Dante (Genzano) al Museo delle Navi Romane per chiunque ne avesse bisogno.
 
Si prega di portare con se una torcia (elettrica)
 
La lotta non si ferma, invitiamo tutti/e a dare massima pubblicizzazione a questa importante iniziativa che prelude al corteo che vogliamo organizzare insieme ad altri comitati ed associazioni a Rocca di Papa sabato 17 ottobre (non più il 3 ottobre), passando prima per quello che ci sarà ad Albano contro l'inceneritore il prossimo 26 settembre che dovrà essere partecipato in massa da tutta la popolazione dei Castelli Romani.
 
Comitato per la Protezione dei Boschi dei Colli Albani



lunedì 31 agosto 2026

Sincronicità... onda?




"Chiudi gli occhi e vedrai con chiarezza
Smetti di ascoltare e sentirai la verità.
Resta in silenzio e il tuo cuore potrà cantare.
Non cercare il contatto e troverai l'unione.
Sii quieto e troverai l'onda dello spirito.
Sii delicato e non avrai bisogno di forza.
Sii paziente e compirai ogni cosa.
Sii umile e manterrai la tua integrità."
(Meditazione Taoista)

Le qualità, le sensazioni, le attrazioni e repulsioni che appaiono nel campo della coscienza, sono proiezioni come lo sono i sogni che appaiono al sognatore. Tutto si risolve nella stessa realtà, unica ed indivisibile, inspiegabile perché non vi è nessuno a cui poterla spiegare…

La nostra mente è il risultato di una combinazione psichica e energetica delle forze combinate dalla natura in questo caleidoscopio che è la coscienza individuale. In effetti nulla ci appartiene (se inteso specificatamente) oppure tutto ci appartiene (se inteso come la totalità del conosciuto)... 

Cosa volete che sia una bella parola proferita in silenzio od una brutta parola urlata al vento? Andiamo avanti perché tornare indietro è impossibile... nel senso che non si può correggere nulla degli eventi vissuti (nel passato), possiamo solo osservare con maggiore attenzione gli eventi che si presentano davanti ai nostri occhi nel presente...

Qualcuno allora potrebbe chiedersi come sia possibile modificare ciò che è già descritto nel destino. Eppure nel pensiero c'è  una leva di movimento, se un chiaro intento si manifesta nel pensiero possiamo scoprire che le ispirazioni che abbiamo avuto su qualsiasi argomento innovativo vengono poi seguite a ruota da una messe di interventi nello stesso filone...

Sincronicità? Onda? Nel bioregionalismo si chiama "il grande flusso", e la funzione dei precursori è appunto quella di avviare un processo evolutivo dell'intelligenza umana... per questo è importante che i precursori non assumano su di sé una specifica "laurea" o "copyright", il loro lavoro è solo quello di preparare il terreno, seminare e procedere... 

Ognuno comincia a qualche punto e poi prosegue e lascia il suo percorso come esempio.

Paolo D'Arpini - Rete Bioregionale Italiana 

Percezione empirica e visione nondualistica...

 


sabato 29 agosto 2026

La visione o la vita...



 Proprio sotto il naso e non vederlo. Escursione su sentieri poco battuti che portano a riconoscerne il perché. 


Senza una visione da descrivere, la tela resta bianca e anche il foglio. E così il discorso resta muto, la scelta, l’atto, l’azione non avvengono. Al loro posto, l’assenza di iniziativa, l’inconcludenza, la noia, la depressione. 

Il cosiddetto senso delle cose è il latte materno di un’esistenza percepita come nostra; è l’antidoto all’alienazione. Malfattori o santi non fa differenza, ne cercano la mammella e lo succhiano. 

Cercare, con avidità occulta, il senso delle cose è il corpo della condizione esistenziale duale e positiva. Una dimensione che ci sospinge, senza incertezza alcuna, verso una descrizione del mondo concepita come oggettiva, coerente con il nostro senso delle cose e quindi accettata, o incoerente, e quindi scartata. Accettazione e rifiuto che corrispondono al nostro insindacabile giudizio, predilezione o condanna; che, rispettosi della morale che ci affardella, corrispondono perciò al bene e al male de noantri, fatto in casa, autoreferenziale fino al midollo anche se mimetizzato nella consuetudine del così fan tutti. Significa che ci si muove nell’esistenza, come se la realtà fosse un museo che stiamo visitando con assoluto diritto di giudizio. carico di diritto di vita e di morte, delle opere esposte. Allontanarsi, emanciparsi dall’idea dell’oggettività, cioè che il mondo è fuori da noi, non riguarda tutti e spaventa molti.

 

Il semino

Come dal balcone di Palazzo Venezia a Roma, senza incertezza alcuna, avanziamo petto in fuori pronunciando affermazioni varie sempre sensate per noi, sempre – “incomprensibilmente”, diciamo a noi stessi – insensate per altri. Una conclusione nota a tutti, alla quale, secondo circostanza, si resta stupiti, allibiti, basiti, adirati, eccetera, quale conseguenza dell’inconsapevolezza del potere magico di cui disponiamo, che conforma a noi la realtà e le sue verità, che impone una descrizione a noi coerente, sempre opposta a quella di altri visitatori del museo, che girovaga tra le sale con la mappa di altra coerenza.

Come seme pronto a schiudersi in ogni persona, la consapevolezza di tale magia e relativo potere giace sotto strati di morali, di dati, di saperi, di superstizioni scientifiche. Bagaglio appresso che impedisce la conoscenza del sentire, energetica, sottile. Che impedisce la visione energetica delle dinamiche che popolano e animano la realtà.

 

Il visitatore del museo

Si tratta di una stratificazione consistente, non demolibile a suon di argomentazioni logico-razionali, nient’altro che inadeguati colpi con un piccone di gomma contro la più resistente delle materie, l’identità risiedente nelle nostre affermazioni. Tuttavia, quando – apparentemente – avviene che dette argomentazioni sbriciolino il plinto sul quale appoggiamo la nostra esistenza, si avvia dipendenza da quale dottrina, ideologia, religione e guru, e non evoluzione e autonomia, scoperta della propria magia e di come impiegarla. 

Concentrati sull’accumulo di dati e sulla celebrazione di competenze tecniche, quest’ultimo aspetto, corrisponde a una ciarlatanata, della quale è opportuno non solo non occuparsi, ma bandirla, censurarla. Così ci dice veementemente il visitatore ordinario del museo.

 

Nessuna una per tutti

Più che sfaldabile, il pesante spessore della falsa conoscenza e del falso progresso è saltabile... a piedi pari, sempre a mezzo di una magia. Falsa conoscenza in quanto soltanto tecnica e soltanto valida entro il campo che l’ha generata, falso progresso in quanto non comporta alcuna consapevolezza della propria magia – o potere creativo o assunzione id responsabilità di tutto – e trattiene nel malessere del proprio giudizio. 

La natura pesante e solida della massa opprimente perdura solo e soltanto entro la dimensione oggettiva e materiale della realtà-museo, regno della quantità, del positivo, della misurazione e della pedestre dimostrazione, quest’ultima concepita quale suprema garanzia di verità assoluta. Se la dimostrazione è funzionale in campo chiuso o tecnico, è riduttiva e fuorviante in campo aperto/umanistico.

È a mezzo di consapevolezze varie che riconosciamo nel museo le proiezioni di noi stessi, che prendiamo coscienza della osservato-osservatore. Consapevolezze dall’innesco imprevedibile, serendipidico, per ognuno diverso, non massificabili in una formula né in una dialettica razionale. Non è per questo che possiamo leggere tra le parole del nostro bambino o del nostro amico la storpiatura, a loro coerente, dei fatti presenti nella loro narrazione?

 

Ah ah

Come fare per saltare a piedi pari il cavolo o il macigno culturale sotto il quale siamo nati? La domanda pare legittima e volenterosa, ma non lo è. Il come fare non esiste neppure nel giardino del re delle latenti consapevolezze. Le dinamiche che conducono ad una presa di coscienza non hanno natura meccanica, quindi massiva, addestrativa. Anche se i figli di questa cultura si comportano come se credessero il contrario, le persone non sono uniformi nelle loro reazioni, narrazioni, sentimenti. Ad ognuna serve una precisa emozione che non può essere pianificabile, identificabile, provocabile, confezionabile. 

Un’emozione, come e più di un fulmine, percorre linee che ridono dell’eloquenza razionale a cavallo della quale avevamo scoccato i nostri migliori e lineari argomenti, convinti che avrebbero cambiato le persone. Anche, soprattutto e nonostante le formule meccanicistiche – devi, bisogna, ti dimostro, è chiaro che..., eccetera – che di frequente si trovano nei discorsi e nei libri, che vorrebbero spiegarci (ah ah) cosa fare per evolvere verso la saggezza, verso il benessere, verso il sé. 

Nonostante lo spadroneggiamento di razionalisti e scientisti, che sanno dire tutto della materia, della materia e della superficie e niente della poesia, il tappeto volante del razionale può trasportare un potere il cui valore è simile a un fiato nella burrasca dell’infinito. Affidarcisi è sfacciataggine babelesca.

 

Foglia nella corrente

In merito all’emozione o colpo di fulmine, quale brillamento di consapevolezza e levitazione, conseguente alla demolizione del macigno culturale, che pensavamo contenesse tutta la realtà e tutta la verità, va fatto cenno all’accredito, quale condicio sine qua non dell’uscita dal cerchio autarchico nel quale ci eravamo rinchiusi ricchi e vanitosi per i nostri sussidiari di medicina, di filosofia, di economia.

Quando famelici si seguono le dottrine di guru e santoni d’ogni schiatta, la demolizione tarda o non avviene. Ciò, a causa del contesto comando-dipendenza in cui si sviluppa la relazione tenuta unita da un guinzaglio: dove va il padrone, va l’animale. Il primo carattere che ci convince della bontà del nostro fare è l’accredito nei confronti di chi promuove quel fare. Anelare a possedere una borsa di Gucci richiede un inconsapevole accredito del presunto valore di ritorno che investirebbe chi la possiede. Ciò che avviene entro il circolo magico dell’accredito è identico a quello del bimbo che, con “l’ha detto la mia mamma” prende posizione nel momento in cui pronuncia la formula, di fatto, magica. 

 

“Uscita”

Senza cambiare una virgola, quanto detto finora, è anche ciò che avviene quando ci si libera da una dipendenza, siano le sigarette, sia una relazione penosa, eccetera, financo nei confronti di una malattia. Se questa corrisponde spesso alla somatizzazione fisica e psicologica, cioè generata dall’inconsapevolezza di essere semplici terminali della vita e corpo unico con la natura, appesantita dalla presunzione di credersi individui con diritto di autonomia e verità e arricchita da una immancabile spruzzata di prezzemolo vittimistico, possiamo rompere il cerchio o uscire dal museo entro cui ci eravamo rinchiusi. 

Oltre il cerchio si assiste alla reificazione della realtà imposta da ogni nostro sguardo, osservazione, emozione. Come se da un iperuranio nel quale tutto è già presente, ognuno cogliesse senza avvedersene quanto serve per, un istante dopo, poterne affermare la realtà. 

 

Dottorino

È un processo che avviene costantemente e che da un secolo, con l’avvento della fisica quantistica e, in particolare, con la filosofia che ne consegue, ha anche una forma accettabile o accreditabile, da una piccola parte della cultura razionale.

E qui che il cambio di emozione non è più distinguibile dal salto da un campo quantico ad un altro. Campi o emozioni entro i quali esiste una ed una sola realtà, quella che descriviamo. Ce lo avevano detto Jung, Watzlawick, Wittgenstein, Von Foerster, Von Glasersfeld, Maturana, Varela, Feyeraeand, Bateson, Foucault, Watts e certamente altri, nonché tutte le tradizioni sapienziali della terra, ma non è bastato se non a chi, per qualche motivo, è stato colpito dal fulmine che, invece di annientarlo, gli ha bruciato il recinto dove brucava la solita cultura.

Se la magia era malamente e inappropriatamente maltrattata dai razionalisti, dai materialisti, dai meccanicisti, dagli scientisti, ora, forse ma forse, emozione permettendo essa da perseguibile superstizione potrebbe passare a consapevolezza e potere in mano a tutti noi, ignari maghi sotto copertura, utile a gestire le relazioni, indispensabile alla guarigione e al benessere, ben più di quanto possa un dottorino da sotto il suo macigno.


Lorenzo Merlo






venerdì 28 agosto 2026

Pedala pedala e fiscieta...

 

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Alcuni di voi sanno che uso come mezzi di locomozione solo la bicicletta ed, occasionalmente, per percorrenze lunghissime o strade pericolose pulman e/o treno. Non è la fatica che, come pensa la maggior parte delle persone, può sconsigliare l'uso del velocipede. Non devono essere neanche le intemperie, se ci si attrezza bene. Quello che a volte mi fa pentire di essere così determinato a dare il mio piccolo contributo alla salute della Terra è il rischio che quotidianamente corro in mezzo ad una folla di sconclusionati che non mi considerano niente più che un birillo messo sulla strada a dispetto della fretta e furia che ormai muove questo mondo di disperati.

Non è che io rispetti sempre il codice della strada (mea culpa!!!) ma le infrazioni che faccio, per carità, me la canto e me le la suono, non sembrano mai aver causato problemi a chicchessia. Sempre più spesso invece c'è chi mi sorpassa in prossimità di un incrocio e mi taglia la strada per svoltare, magari col telefonino in mano; chi mi passa a due dita dal fianco sinistro mentre cerco di evitare qualcun'altro che si sta immettendo da destra sulla mia strada quando la precedenza è mia; chi con la testa piegata quasi alle ginocchia e braccio sollevato sulla testa medesima a tenere inutilmente il volante, per leggere e scrivere al cellulare, che ha perso totalmente la bussola e mi viene a "cercare" sul ciglio più remoto della strada, là dove io faccio già difficoltà a procedere perchè l'asfalto è martoriato da agenti vari oppure è di nuovo imbrecciata o gariga; chi va in giro, scordandosi che guida un mezzo "speciale", col suv o il camperone o il fatale camioncino dei muratori a sponda larga, e quando mi sorpassa mi strappa i pochi peli che ho nelle gambe.

I camionisti con i loro mastodonti non mi causano in fondo tanti problemi, hanno un occhio per le misure collaudato da tanta strada mangiata. Una lode speciale poi la riservo a coloro che il venerdì, sabato e domenica notte (chi non fadiga mai!) esce dai locali già gonfio di alcol e siccome non gli basta ancora continua a scolar bottiglie via andando, riducendo la strada ad un percorso di guerra ( e quante povere bestiole, domestiche e selvatiche rimangono nottetempo vittime di questi gonzi).

Avrei altre situazioni da esemplificare, ma, sempre che io sopravviva, ve le riferirò a giorni con altre fantasiose trovate che mi riserva l'homo automobiliensis.

Riccardo Mencarelli

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giovedì 27 agosto 2026

Avanti con la distruzione del pianeta...



“Una delle forme più dannose di inquinamento di questi nostri tempi è certamente quella prodotta dalle materie plastiche non riciclabili. Resistono alle intemperie, agli acidi, agli alcali, ai solventi. Se pur di origine organica non rientrano nel ciclo biologico e perciò né batteri, né enzimi riescono ad intaccarle, degradarle e distruggerle.  Se bruciate emettono veleni di tale tossicità (es. Diossina) che il rimedio risulta molto peggiore del male.  Quando  la nostra civiltà sarà scomparsa eventuali archeologi di altre future civiltà troveranno ancora intatte le taniche, i barattoli, le strutture di televisori, di computer, di telefoni, di macchine per ufficio e le stoviglie, le sedie, i tavoli, ecc. ecc...”  (A.M.)

Per un pugno di dollari...  Ognuno di noi è responsabile del suo spazio, delle persone che lo circondano, delle proprie piccole azioni, dei propri pensieri. Ognuno di noi deve agire pulito e non scacciare i pensieri che lo infastidiscono. Ognuno di noi deve come prima cosa smettere di pensare di essere impotente, perché questo è un buon trucchetto per mantenere la paralisi e continuare su binari prestabiliti. Ognuno di noi deve smettere di obbedire a sistemi di pensiero preordinati credendo che sia impossibile pensare diversamente. Smettere di avere paura, paura di non avere abbastanza soldi, paura che qualcosa gli venga tolto, paura di non trovare lavoro, paura di non essere qualcosa o qualcuno. Smettere di anestetizzarsi con droghe naturali o sintetiche per depotenziarsi, per avere una scusa in più per non agire! Smettere di ubriacarsi per ovattare il dolore, ma imparare a far sbocciare dal dolore la comprensione. Le cose stanno cambiando velocemente, molto velocemente e ogni giorno che passa fa aumentare la velocità di un tracollo che sembra non poter essere evitato, ma noi stiamo aspettando i saldi per poter fare shopping! Non esiste DOPO non esiste FARO', non esiste un futuro migliore, esiste solo ADESSO e agire SUBITO facendo della propria vita un piccolo capolavoro, una piccola opera d'arte, senza bramare denaro, senza avere paura di perdere, senza desiderio, senza vizio e per vizio intendo crogiolarsi nel calore di ciò che ci rovina. La bellezza appare quando si fa pulizia, quando si crea dello spazio dentro e fuori, non c'è bisogno di niente, non abbiamo bisogno di niente. Smettere di fare ciò che ci rovina, personalmente e globalmente. Rinunciare, osservarsi e osservare, lasciare andare, avere compassione, essere parte di. Solo questo, io credo, può cambiare il mondo. (Simona Costanzo)

"Può il mondo uniformarsi ad un solo modello politico, culturale, antropologico? Può l’omologazione turbofinanziaria esprimere controllo e dominio su tutti gli spazi geopolitici? Possono gli Stati Uniti attribuirsi una funzione egemonica che domina il senso comune delle masse, penetra nella loro anima, la imprigiona nella falsa coscienza del politicamente corretto?...” (Aleksandr Dugin)




mercoledì 26 agosto 2026

“Bioregolatori” o assassini...?

 


Quando non puoi difendere una scelta con i fatti, puoi sempre provare a cambiarle nome.  È quello che sta accadendo con la nuova riforma sulla caccia. Nel testo approvato dal Senato compare una parola che sembra uscita da un piano di tutela ambientale:  “Bioregolatori”.

Un termine rassicurante, quasi scientifico.  Peccato che dietro questa nuova etichetta ci siano i cacciatori, che sarebbero chiamati a svolgere attività di abbattimento della fauna selvatica.  Un vero capolavoro di greenwashing.

Perché una cosa è certa: cambiare il nome a un'attività non cambia la sua natura.  Un animale ucciso resta un animale ucciso.  E un fucile non diventa uno strumento di conservazione solo perché viene presentato con un linguaggio più accettabile.

La natura non ha bisogno di operazioni di immagine.  Ha bisogno di informazioni scientificamente corrette, protezione degli habitat e delle specie a rischio e soluzioni che funzionano davvero.

Eppure il Governo italiano sta scegliendo una strada opposta.  Mentre da oltre 25 anni gli studi scientifici dimostrano che la convivenza con la fauna selvatica richiede prevenzione, monitoraggio e gestione intelligente del territorio, questa riforma apre a una maggiore pressione venatoria e riduce il peso delle valutazioni scientifiche.

A rischio c'è un principio fondamentale: le decisioni sulla fauna selvatica devono essere guidate dalla conoscenza, non dagli interessi di chi vuole aumentare la possibilità di sparare.

Il parere di ISPRA, l'istituto scientifico pubblico di riferimento per la gestione della fauna selvatica, rischia infatti di perdere il suo ruolo centrale.  Come se decenni di ricerca potessero essere messi da parte.  Come se la scienza fosse un ostacolo da superare invece che lo strumento per prendere decisioni responsabili.

E tutto questo viene giustificato con una promessa: proteggere agricoltori e allevatori dai conflitti con la fauna selvatica.

Greenpeace Italia