E’ inevitabile che il pensiero ogni tanto si focalizzi sulle spaventose discriminazioni e sperequazioni che sono visibili e rilevabili nel nostro Paese. Soprattutto se si è tra coloro che ne sono penalizzati e non beneficiati. Mi riferisco ad esempio a come si sia abusato dei cosiddetti “diritti acquisiti”, che sarebbe più corretto definire “privilegi”. Privilegi arbitrari che sono mantenuti ancora oggi, nonostante le condizioni socioeconomiche gravissime in cui versa il Paese e che giustificherebbe un loro drastico ridimensionamento, ma che vengono invece disintegrati con cinismo e nonchalance quando fa comodo alla classe politica asservita all’élite finanziaria speculativa globalista. I privilegi di cui continuano a godere centinaia di migliaia di persone nel nostro Paese sono il frutto della degenerazione in corso nei decenni scorsi, un combinato disposto che derivava dall’eccessivo clientelismo e partitocrazia corruttiva, durante il quale assumevano negli enti pubblici e in quelli misto pubblico privato un esercito di "raccomandati", di solito incapaci e parassiti (privi di qualifiche e competenze), con retribuzioni elevate, molto al di sopra dei propri meriti e funzioni, consentendo pure loro di andare in pensione dopo pochi anni di lavoro (si fa per dire), con le cosiddette “pensioni baby” (ci sono casi di persone andate in pensione attorno ai 30 anni). Questi privilegi non sono stati neppure sfiorati dalla famigerata riforma Fornero, che invece si è permessa di devastare le prospettive e i progetti di vita di milioni di pensionati che si troveranno penalizzati decine di volte proporzionalmente rispetto ai privilegiati degli anni ’80 e ’90, creando una situazione di ingiustizia sociale senza precedenti. A queste ingiustizie, che causano inevitabilmente gravi dissonanze cognitive e relazionali, si devono aggiungere quelle derivanti dal dominio, ormai irreversibile, del capitalismo neofeudale, prettamente finanziario, che ha favorito la disoccupazione, perché funzionale all’obiettivo di ridurre in schiavitù i neo-lavoratori. Quelli assunti negli ultimi anni, costretti a lavorare con retribuzioni da fame e con orari di lavoro eccessivi e senza alcuna gratificazione e benefits, siano essi dipendenti a tempo determinato che lavoratori pseudo-autonomi, mentre in passato al contrario eccedevano in privilegi. Un paradosso tragico che comporta una sperequazione senza precedenti. Ho approssimativamente calcolato che coloro che lavorano oggi, nelle condizioni sopradescritte, mediamente hanno un potere di acquisito ridotto a un terzo rispetto a coloro che hanno lavorato negli anni ’80 e ’90 e prenderanno addirittura meno di un terzo di pensione quando ci andranno da vecchi, molto vecchi. Ecco perché i nostri padri riuscivano a comprare casa mentre i figli e i nipoti dovranno attendere di riceverla in eredità per possederne una, non potendo mai acquistarla con il loro reddito. Ma a questo non c’è rimedio individuale, nel senso che il singolo individuo non può farci nulla, se non cercare di sopravvivere attingendo alle risorse famigliari, finché non si esauriranno. Occorrerebbe che la politica tornasse a essere esercizio nobile al servizio del popolo e non subordinata alla finanza speculativa e al capitalismo neofeudale, riprendesse la sua autonomia e sovranità. Lo stesso discorso andrebbe applicato anche alle pensioni erogate. Infatti non ha alcun senso continuare a pagare pensioni elevate, privilegiate, a persone che non hanno realmente diritto a tali privilegi e continuare a penalizzare milioni di pensionati al minimo, con erogazioni che non consentono neppure una vita dignitosa. Se si vuole che l’economia riprenda occorre ridistribuire la ricchezza prodotta in base a criteri di equità e non discriminazione politico clientelare come è stato in passato e in parte tutt’ora. Pertanto non vi sono altre soluzioni per il nostro Paese che affrontare definitivamente il nodo dei cosiddetti “diritti acquisiti” con criteri di maggiore equità e giustizia sociale, per porre rimedio alle sperequazioni del passato. Contare sulla solidarietà sarebbe un’ingenuità, chi ha parassitato a lungo non avrà mai alcuna manifestazione di solidarietà se non vi sarà obbligato. E tergiversare su questi argomenti condurrà solo a un aggravamento della conflittualità sociale e della ricerca di capri espiatori. Siccome abbiamo un governo che si definisce "sovranista", nel senso popolare del termine, speriamo metta finalmente mano a questi problemi e li risolva con determinazione. Claudio Martinotti Doria ![]() |

