giovedì 2 luglio 2026

Il trenino extraurbano Roma Nord "soppresso"...?

 


martedì 30 giugno 2026

Dal 3 al 12 luglio 2026: Monte Compatri in festa!

 

Cinque appuntamenti tra improvvisazione, musica e Commedia dell'Arte


Dal 3 al 12 luglio 2026 le piazze del centro storico di Monte Compatri si trasformeranno in un grande palcoscenico all'aperto grazie a "Teatro sotto le stelle", la nuova rassegna dedicata al teatro e alla cultura dal vivo promossa dal Photo Club Controluce APS in collaborazione con il Comune di Monte Compatri.

Gli spettacoli si svolgeranno alle ore 21 in Piazza del Duomo e al Belvedere di Piazza della Repubblica, offrendo al pubblico cinque serate di emozioni, divertimento e riflessione nel suggestivo scenario del borgo tuscolano.

La manifestazione nasce con l'obiettivo di riportare il teatro tra le persone, valorizzando gli spazi urbani come luoghi di incontro, partecipazione e crescita culturale. Il programma propone spettacoli diversi per linguaggio e contenuti, capaci di coinvolgere pubblici di tutte le età.

Ad aprire la rassegna, venerdì 3 luglio in Piazza del Duomo, sarà One Shot della Compagnia Teatro del Libero Scambio, spettacolo di improvvisazione teatrale in cui il pubblico contribuisce direttamente allo sviluppo della scena.

Sabato 4 luglio sarà la volta de L'Elmo Misterioso, oratorio musicale per cantastorie scritto e interpretato da Daniele Mutino con I Musici della Storia Cantata, un racconto che affronta il tema universale del rapporto tra amore e guerra.

Gli appuntamenti proseguiranno al Belvedere il 10,11 e 12 luglio con Il Barone Rampante, adattamento teatrale dell'opera di Italo Calvino proposto da Botteghe Invisibili, con Ribelli di Indaco TeatroGiovani, dedicato ai grandi personaggi anticonformisti della storia e della letteratura, e con la serata conclusiva che vedrà in scena La Capitanesa de Romolan di ElisettaStilt e, a seguire, Pulcinella nella Luna del Teatro Origine, spettacoli ispirati alla tradizione della Commedia dell'Arte.

"Teatro sotto le stelle" rappresenta una nuova occasione per vivere il centro storico di Monte Compatri attraverso la cultura, trasformando per cinque serate le piazze cittadine in luoghi di spettacolo, condivisione e partecipazione.

Ingresso libero.


4 luglio 2026. Certosa di Pavia: "Festival dell’Intelligenza Naturale"...

 


Il 4 luglio 2026 nasce una rete.

Non una rete digitale, ma una rete di cittadini, comitati, associazioni ed esperti che da tutta la Lombardia si ritroveranno per confrontarsi su una domanda sempre più attuale: come costruire il futuro senza compromettere ambiente, territorio e salute?

Se ti sei chiesto perché tante comunità si stanno mobilitando sul tema dei data center, il 4 luglio è il giorno giusto per scoprirlo.

Una serata aperta a tutti, con testimonianze, confronto, musica, buon cibo e la presenza di associazioni, studiosi, giornalisti, professionisti ed esperti che si occupano di questi temi.  La Rete dei Comitati Lombardi nasce il 4 luglio.

Ti aspettiamo il 4 luglio 2026 al Festival dell’Intelligenza Naturale, a Certosa di Pavia, presso la Cooperativa di via Rinascimento, h. 19,30 - h.23,30.

Comitato per la Tutela del Territorio Certosino


TESS - Transizione Energetica Senza Speculazione è presente: coalizionetess@gmail.com

domenica 28 giugno 2026

Parliamo di caccia...



Fuori del tempo, incuranti dei rischi reali che l’umanità sta per affrontare a causa dei cambiamenti climatici e dell’inquinamento inarrestabile dei mari e dei suoli, c’è chi ancora parla di caccia. 

In Parlamento giorni fa è spuntata una proposta di legge a beneficio degli ultimi “signori della caccia”. Purtroppo è passata al Senato, poi passerà alla Camera. Da una nostra inchiesta dell’anno scorso avevamo appreso che, finalmente, il numero dei cacciatori incalliti in Italia era sceso sensibilmente sotto le 500mila unità, e tra questi quasi la metà, soprattutto per l’età avanzata, ha “appeso il fucile al chiodo”.

Quindi per qualche voto in più si cerca di rilanciare un’attività che appartiene ormai al passato. Si è cercato, nel presentare il disegno di legge, di elevare il cacciatore alla stregua di un nobile ecologista ritenendolo un “Bioregolatore della Natura”. Un’affermazione questa che non trova riscontro sia nella realtà giuridica che in quella scientifica. Il controllo della fauna selvatica è un’attività pubblica, distinta dall’attività venatoria, per cui il cacciatore è solo un individuo che aspira a raggiungere il proprio godimento personale aldilà di realtà ed esigenze più importanti sociali e ambientali. 

A questo punto ci auguriamo che tale proposta di legge venga bocciata alla Camera...



(Fonte: Energy and Life 12)

sabato 27 giugno 2026

La storia del cavallo e del micetto...

 


L’opinione più diffusa sul “Dio è morto” di Nietzsche è costretta da una interpretazione lineare, pari a quella che ognuno di noi può formulare, per esempio, quando vogliamo invocare le ragioni della decadenza valoriale o spiegare quelle di un comportamento efferato. Essa è pari al concetto cattolico di “fuori dalla Grazia di Dio”. Ma il Dio è morto del filosofo tedesco è di altra caratura ed allude alla perdita del proprio sé e del relativo potere creativo (“Volontà di potenza”), ridotto all’io, essenza del “Ultimo uomo”. Un uomo in cui è morta la consapevolezza della natura divina di cui è espressione, uccisa dalla fede o concezione del Dio esterno, che maldestramente maledice e invoca in funzione del proprio spropositato egocentrismo, fulcro della misconoscenza di tutto, tranne che dei piccoli saperi tecnico-specialistici, per inseguire i quali ha abiurato all’anima.

 

 

[L’articolo utilizza più volte il termine “consapevolezza” secondo la seguente accezione. 

Consapevolezza, la cui natura non ha carattere cognitivo-massificabile, il cui processo di reificazione non sta né consiste nella comprensione intellettuale. Si tratta invece dell’avvento di un evento ri-creativo-individuale, non metafisico, ma carnale, non acquisibile, non codificabile né protocollabile e né trasmissibile. Chi vuole provare a trasmettere consapevolezze può rivolgersi alla maieutica non certo al metodo, alla metafora, non alla frammentazione dell’analisi, al tutto non alle parti.]

 

La triplice unità

La più frequente interpretazione relativa al concetto nietzschiano di "Morte di Dio", alla quale attribuisce l’origine del nichilismo, non è a mio parere coerente con la linea di pensiero del filosofo tedesco. 

Linea di pensiero, il cui culmine si sviluppa in una triplice unità che potrebbe stare nella sua formula “Trasvalutazione di tutti i valori”. Oltre alla Morte di Dio, ne fanno parte, la “Volontà di potenza” e l'”Oltreuomo”. Tre dimensioni umane disponibili a incarnarsi soltanto contemporaneamente.

 

L’Oltreuomo consiste in una consapevolezza che libera l’uomo dai vincoli di dipendenza nei confronti del Dio esterno, quello creduto e descritto dall’Ultimo uomo, antropomorfo e altro da sé. Liberazione che a sua volta avviene a mezzo della Volontà di potenza sinonimo di consapevolezza dell’umano potere creativo che, tra l’altro, ha generato anche quel Dio di cui è timorato o al quale si rivolge alla bisogna, sempre là, in alto tra le nubi, che vede tutto quello che facciamo. Una specie di ideologia cui attenersi per realizzare il giusto comportamento, a cui rivolgersi credendo di risposta a domande e dilemmi irrisolti. Un’entità psicologicamente più simile al servitore Aladino, sempre pronto a correre in soccorso, almeno nella speranza di una preghiera che, invece d’essere unione con il divino che è in tutto e accesso alla sublimazione delle proprie preoccupazioni in energia ricreatrice, si riduce a supplica svergognata, a pretesa di soccorso, che, se solo la cercassero, troverebbero in sé stessi. Un gesto in esatta opposta energia, in quanto egocentrico, rispetto a quella meditativa, capace di raccogliere forze e creatività per superare le difficoltà, per annullarle nell’accettazione.

Un’entità creata e creduta creante, incomprensibile all’Ultimo uomo ottuso tra orizzonti egoici, pregno di pretese positivistiche e metodi logico-razionali con cui si arrovella costantemente sul perché Dio permetta tanto male. Un’entità duale, ovvero costretta all’esistenza solo e soltanto in presenza del suo rovescio. Sta in questa farsa esistenziale l’inettitudine dell’Utimo uomo a riconoscere il Dio del Cristo, ovvero l’Uno o l’unità di tutte le cose o la divinità che è in noi.

Oltreuomo, a sua volta corrispondente all'”uomo compiuto”, ovvero disinteressato all'autoindulgenza, che vede in sé stesso l'assoluta responsabilità della propria condizione, nei confronti della quale dispone di resilienza a oltranza. Diversamente di quanto è dell’ultimo uomo, costretto a disperdere la propria energia tanto nell’autoindulgenza e nel vittimismo, quanto nel difendere il proprio ego e nell’orgoglio, all’Oltreuomo corrisponde indipendenza ed emancipazione da tutti i sistemi regolamentativi, irreggimentativi e ideologici ovvero la miglior forza a sua disposizione.

 

Nichilismi

Nel discorso non può mancare il nichilismo anzi, i nichilismi. Uno negativo, distruttivo, esiziale o assoluto e l’altro affermativo, ricreativo, evolutivo o relativo. 

 

Assoluto in quanto conseguenza implicita nel fideismo dell’uomo nelle opere del proprio io. Una prefazione al dramma che si conclama rivelando l’esatto contrario di ciò in cui aveva creduto, ovvero nella presa di coscienza della vacuità e nell’inconsapevolezza nella quale si era crogiolato fino all’esiziale epilogo del crollo del castello di carta in cui si era identificato nella sua corsa verso i saperi tecnici e morali, a suo dire, residente del giusto e del vero. 

Le zanne del nichilismo esiziale mordono e le sue fauci possono divorare solo e soltanto l’Ultimo uomo. Il più diffuso genere di individuo occidentale e non solo. È costui che cerca fuori da sé i rimedi per ciò di cui è carente, per ciò che gli dà malessere. È costui che crea e poi attribuisce al nemico la responsabilità della propria condizione. In sostanza che sperpera tutte le energie vitali in attenzioni inopportune alla migliore condizione di vita. È solo questo genere d'uomo che può precipitare nella perdita di senso, nel brutale disorientamento del nichilismo esiziale.

 

Nichilismo relativo allude invece alla consapevolezza che eleggere qualunque affermazione umana sopra le altre, qualunque gerarchia di idee che reificano gesti, scelte e opere corrisponde ad una concezione dell’esistenza prettamente egoica, onde per cui, diviene necessario rinunciare ad identificarsi in conquistatori o sacerdoti di valori superiori, in quanto foriera di conflitti e mantenimento dello status quo e replicazione della storia. Relativo significa, perciò, osservare il mondo dal proprio sé e vedere il burattino dell’io che pensavamo di essere. 

 

Se il nichilismo assoluto riguarda l’ego e nel momento in cui ci agguanta ne demolisce l’incastellatura lasciandoci nella tenebra, quello relativo – che può scaturire in noi a mezzo di un trauma, di un eureka o gradualmente per una ricerca di risposte non effimere e interessate quali quelle che ci fornisce l’io – sfrutta l’emancipazione dal proprio io. A causa di ciò, esso non ci spegne la luce ma illumina il reale mostrandone le ombre che pensavamo essere la conoscenza e fa brillare come il bianco in discoteca le dinamiche energetiche relazionali tra tutte le cose, lasciandoci liberi di osservare quali governano il comportamento degli uomini e quanto la loro ignavia li spinga alla deriva. Lasciandoci perciò operare senza i doveri e la vanità dell’ego. Senza il retropensiero di credersi un’identità indipendente dal tutto. 

 

Il fiore

Il nichilismo attivo non è il culmine disperante pari a quello assoluto, ma un passaggio del discorso evolutivo ricreato dal soggetto che prende coscienza della propria identificazione con l’io-centrico. Infatti, è tramite la visione della vacuità e della vanità di ogni atto e pensiero egoico che se ne libera, sospingendosi così nella conoscenza autentica, universale, oltresecolare. Una conoscenza, che comporta la “Trasvalutazione di tutti i valori”, caratterizzata da uno stato di forza morale, che si irraggia e coinvolge il prossimo, che, per utilizzare forme cattoliche, permette di sostituire l’inferno esistenziale con il paradiso terrestre. Una terra simbolica, che allude ad uno stato intimo sublimante, impedita all’ultimo uomo. Una condizione esistenziale in cui la Volontà di potenza avviene spontaneamente, senza più gli impedimenti egocentrici che la impedivano, permettendo e/o imponendo contemporaneamente il ricorso a meschinità, sotterfugi, bugie, a ciò che il corpus dei Vizi capitali, racchiude ed esprime.

 

Il nichilismo della filosofia di Nietzsche è dunque evolutivo in quanto l'Oltreuomo è totalmente consapevole della vacuità fondata sulla vanità e sull'apparenza delle opere fisiche e metafisiche umane. Agire come se queste avessero potere e valore universale – come è essenza dell’egocentrismo – non è che la premessa alla perdita di senso della vita, al salto nel vuoto spirituale. Con tale consapevolezza l'Oltreuomo alza l'asticella della sua invulnerabilità, ovvero diviene capace di non disperdere più energia in autocommiserazioni. cioè di rendersela disponibile per riprendersi dopo ogni caduta, in ogni difficoltà. Per divenire sé stesso e smettere di identificarsi con le maschere dei ruoli che via via impersona.

 

Almeno un accenno

Al discorso, però, manca un tassello, un’ulteriore consapevolezza, quello dell'”Eterno ritorno dell’identico,” al quale, almeno un accenno è dovuto. Riguarda il ripetersi della storia. Non è nell’Ultimo uomo l'origine del perpetuarsi della storia di conflitto e sofferenza in cui versiamo? Un ciclo travestito da forme differenti e perciò inestinguibile nella sua orbita sempre scambiata da una retta che porta verso il futuro. Come non osservarne la siderale distanza da parte dell’Ultimo uomo? Ovvero, come non poter trovare anche in tale consapevolezza ciò che, invece, caratterizza l'Oltreuomo? Non è legittimo riconoscere nella natura dell'Oltreuomo il necessario per evolvere in un altro tipo di storia in cui Dio, cristicamente risorge in ognuno di noi?

 

Verso l’abbraccio

L'isolamento personale vissuto dal filosofo tedesco, provocato dall'incomprensione generale nei confronti del suo pensiero, del suo Oltreuomo, della sua Volontà di potenza e della sua Morte di Dio, da un lato ne esprime l’alto talento visionario – forse così imprigionato in un intelletto così cristallino da risultare sconveniente all’incarnazione della trasmutazione di tutti i valori – e, dall'altro perciò, narra le ragioni – quantomeno indiziarie – della sua scaduta psicologica. Il principio dell’ashram, cioè di un circolo sodale, forse l’avrebbe sottratto dall’abbraccio al cavallo.

 

Se così fosse stato, si potrebbe osservare che il processo della filosofia di Nietzsche, di natura cristica, cioè non egoica, dal potenziale terapeutico e sedante, evidentemente non era divenuto atto, realtà, in quanto rimasto impigliato nella dimensione intellettuale del filosofo e, in fondo nell’egoica pretesa di riconoscimento. Un conflitto spiritualmente mortifero, nel quale aveva avuto la peggio, dando così adito ai suoi detrattori che avesse coltivato una stupida utopia. 

Si tratta di una critica radicale e feroce ma destinata ad afflosciarsi nella sola dimensione intellettuale. Ne sono referenti i buddha e i bodhisattwa, ovvero quelle persone che hanno compiuto anche il passo mancato a Nietzsche, al quale – e questo è il punto – erano arrivate non a mezzo del pensiero ma della meditazione e della contemplazione.

Conflitto mortifero – dicevamo – fino alla pazzia, che altro non è se non la caduta nel buco nero dei propri pensieri, egregore, ossessioni, terrori ed esaltazioni. Un abisso dallo stretto orizzonte, cieco di slancio vitale (Bergson), dal fondo del quale, qualunque sia il rituale seguito, si può solo urlare la propria accusa al mondo. 

 

L’Uno

Non è comprensibile che Nietzsche abbia abbracciato il cavallo, non in quanto folle, ma in quanto, in un momento di alta empatia, avesse sentito il dolore che la frusta del cocchiere aveva provocato all’animale e, in quella scudisciata e in quella sofferenza, un’unità con esso, nonché, contemporaneamente, la distanza di sé stesso dal resto dell’umanità? 

Quel gesto, tanto incompreso quanto spontaneo, dalla semantica chiara, provocato dalla morsa della solitudine, scaturisce dall’identico afflato che sgorga in un bimbo maltrattato nei confronti del suo gattino. 

 

Il rischio del micetto

Quando Carlo Rovelli, fisico italiano internazionalmente noto, dedito anche a ricerche in merito alla natura quantistica della realtà tutta, cioè non solo quella detta infinitamente piccola, intitola una sua pubblicazione “Sull’eguaglianza di tutte le cose”, oltre ad essere un invito a rivisitare il sistema di credenze ego-antropocentriche che concepisce l’esatto contrario, coniuga la visione di Nietzsche con ciò che, dall’avvento della fisica quantistica, è assurto a presenza e discussione nel mondo della scienza.

Sempre senza dimenticare che la filosofia e la scienza occidentale non sono che le ultime arrivate alla conoscenza millenaria offerta agli uomini da tutte le Tradizioni sapienziali della terra. 

Anche qualche fisico dovrà abbracciare il suo micetto.


Lorenzo Merlo




venerdì 26 giugno 2026

Roma. Coordinamento NO NATO del 4 luglio 2026

 


L’assemblea dal titolo “Articolo 11 della Costituzione, violazione da parte del governo Meloni e delle sue autorità... applichiamolo dal basso con la mobilitazione!” che si terrà il 4 luglio 2026 a Roma, presso gli spazi dello Spin Time, è di particolare importanza alla luce degli ultimi avvenimenti. In particolare a seguito della notizia che oltre 500 sono i voli partiti dalle basi USA e NATO in Italia a sostegno degli attacchi (che possiamo definire terroristici) degli USA e dello Stato sionista d’Israele contro la Repubblica Islamica dell’Iran, iniziati lo scorso 28 febbraio. 500 voli in nome degli “accordi USA-Italia” del 1954 e il cui contenuto è ancora secretato dopo 72 anni: nonostante il Ministro della Difesa Crosetto si affretti a dire che “nessun governo italiano li ha mai messi in discussione”, resta il fatto che nessun cittadino italiano ha mai saputo realmente cosa i governi DC hanno sottoscritto, bypassando il Parlamento italiano e ogni tipo di discussione pubblica, con gli imperialisti USA nel 1954.

E’ ora di farla finita con questo teatrino. I 500 voli dichiarati dal segretario della NATO Mark Rutte partiti dall’Italia a sostegno dei bombardamenti contro la Repubblica Islamica dell’Iran violano apertamente l’articolo 11 della Costituzione del 1948. Se questi voli sono partiti per ossequio agli accordi segreti USA-Italia del 1954, allora significa che anche questi accordi violano apertamente l’articolo 11 della Costituzione. È ora di desecretarli e poi di farne carta straccia, così come bisogna fare carta straccia di ogni accordo che offre copertura e legittima il traffico di armi e ogni tentativo di istituzionalizzare il progetto della nuova leva obbligatoria, in tutte le forme in cui cercano di farne propaganda!


Interverranno all’assemblea:

- Stefania Ascari, parlamentare del M5S;

- Gianni Lannes, giornalista d’inchiesta;

- Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università;

- Confederazione Unitaria di Base;

- Sindacato Sociale di Base;

- Coordinamento per l’Unità dei Comunisti;

- CRED – Centro di Ricerca ed Elaborazione per la Democrazia;

- Partito Comunista di Unità Popolare;

- Partito dei CARC;

- La Città Futura;

- Tavolo “uniti contro la guerra” Napoli;

- Antudo Palermo.

Altri in attesa di conferma.


Invitiamo quindi a partecipare all'assemblea del 4 luglio a Roma, dando conferma di partecipazione ed eventuale richiesta di intervento scrivendo a coordinamentonazionalenonato@proton.me





giovedì 25 giugno 2026

Na Bir ed Eldorada sulla spiaggia di Pescara...



...volessi dire che stanchi dell’infinitamente grande e dell’infinitamente piccolo Na Bir ed Eldorada si sono dedicati all’infinitamente medio e quasi infastiditi ormai da tutte queste proposte e inviti ormai tutti uguali di fuochi, meditazioni,  riti pagani e cerimonie wicca e new age allora per il solstizio hanno pensato di celebrare l’evento nella piu assoluta semplicità e banalità con un ritorno al consumismo spicciolo e convenzionale invitando tutti gli amici una ventina circa sulla spiaggia a festeggiare il sole all'apogeo  con fiumi di birra ghiacciata bottiglie di prosecco numerose bottiglie di vino ribolla gialla cerasuolo  e tanto gin tonic, cibi minimalisti anni 70 come pizzette rosse crocchette di patate supplì fiadoni e pizza bianca. 

Eldorada distribuiva dal grande tubo catodico pop di cartone patatine fritte croccanti come petali di sole e quando la festa ha raggiunto il climax ideale cioè il tasso alcolico era abbastanza alto ci siamo scatenati tutti a ballare e cantare canzoni di Rino Gaetano Renato Zero Umberto Tozzi... naturalmente bagno notturno all’appello è mancata solo la luna tra le stelle che sarà piena il 30 giugno, si intende 2026.  

Riflessioni tra reale e immaginario… oggi mentre andavo in spiaggia sono passando sulla riviera mi sono ritrovato coinvolto una situazione da girone infernale, stavano rifacendo il manto di asfalto una nuvola di vapore bituminoso odore acre e gli operai tutti neri bruciati dal sole con l’asfalto che li sommergeva, le scarpe che si appiccicavano al manto ancora caldo e guardandoli ho pensato che questa è una forma di schiavitù. 

Certamente si potrebbe pensare ad altre modalità operative, la lentezza, lavorare la mattina presto oppure nelle stagioni meno calde comunque il lavoro sarebbe duro lo stesso soprattutto per l’odore forte e il bitume che si attacca su abiti e sulla pelle, condizione di vita assurda, vero che c’è il libero arbitrio e ci si può pure licenziare anche se non è facile trovare un altro lavoro e quanto se ne deve fare per campare pure male.

 Certamente difficile pensare che questi operai terminato il loro turno vadano a casa si lavano e poi vanno a meditare al mare oppure a celebrare il solstizio fare l’acqua di San Giovanni raccogliere erbe spontanee andare a Natura Sì a fare la spesa e comprare prodotti bio sani e naturali antiche farine integrali legumi ritrovati seitan e tofu poi tornare casa e prepararsi una cenetta vegana appendere la bandiera della pace alla finestra e fare il compostaggio dei rifiuti nel modo giusto. 

E quindi certe volte vedo che terminato il turno, gli infelici operai si siedono al bar completamente disidratati si bevono numerose bottiglie di birra infatti ripassando piu tardi ho visto che il tavolo era pieno di bottiglie vuote, e quindi per essere solidale con loro, io ed Eldorada abbiamo pensato di festeggiare a modo nostro in modo piu equo. 

Voglio dire che queste cose, le buone pratiche che ho enumerato certe vote noi le facciamo quasi come per gioco senza renderci conto del privilegio che abbiamo  e spesso non ne siamo consapevoli imitandoci a vicenda in questa recita anche se bella e di valore senza senso perche non coinvolge le classi piu popolari soprattutto quelle del proletariato urbano che ormai vive quasi ai margini del sociale. 

Penso che sarebbe piu importante visto che lo stato ha smesso di fare alfabetizzazione da almeno 50 anni, se lo ha mai fatto, di andare nelle periferie urbane a praticare una vera ecologia urbana e sociale tipo insegnare alle classi popolari che fare un corretto compostaggio dei rifiuti conviene a tutti, parlare di orti comuni di tetti verdi recupero della acqua piovana auto produzione dell’energia, assistenza agli anziani e altre buone pratiche invece ci siamo fossilizzati nella bellezza della celebrazione della bellezza di riti che riempiono la bocca vanno di moda e fanno figo e mi ci metto pure io in questo discorso e facciamo tutti le stesse cose imitandoci a vicenda. 

Vabbè comunque questo e tutto almeno per ora anche perchè non so come uscirne da questo discorso senza senso… pensando  agli operai canto: bevo… bevo… mi ubriaco e son felice anche se poi piango un po'! Bevo… bevo… mi ubriaco e son felice anche se poi canto un po…! 

Scrive Calvino anche se forse non c'entra niente: Eppure so bene che l’arte della spada è in Giappone un’antica disciplina spirituale; ho letto i libri sul buddismo zen del Dr. Suzuki; ricordo che il perfetto Samurai non deve mai fermare la sua attenzione sulla spada dell’avversario, né sulla propria, né sul colpire, né sul difendersi, può solo annullare il proprio io; che è con la non-spada che si vince e non con la spada; che i maestri forgiatori di spade raggiungono l’eccellenza della loro arte attraverso l’ascesi. 

So bene tutto: anche se altro è leggere una cosa nei libri, altro è capirla nella vita. Guardando le foglie gialle che cadono nell’acqua mi ricordo d’un apologo zen che solo ora forse mi sembra di capire. L’allievo d’un grande fabbro di spade pretendeva d’aver superato il maestro. Per provare quanto le sue lame erano affilate, immerse una spada in un ruscello. Le foglie morte portate dalla corrente passando sul filo della spada venivano tagliate in due di netto. Il maestro immerse nel ruscello una spada forgiata da lui. Le foglie correvano via evitando la lama...

Ferdinando Renzetti (anche detto Fiordifango)