mercoledì 4 marzo 2026

Firenze. Un teatro InStabile da salvare...

 


InStabile è uno spazio culturale attivo dal 2020 in via della Funga, nell’area del Varlungo a Firenze Sud, che unisce rigenerazione urbana, programmazione artistica e attività sociali a titolo principalmente gratuito. Nei mesi estivi un’area all’aperto attiva tutti i giorni con proposte artistiche, bar e bistrot; nei mesi invernali uno Chapiteau all’interno del quale si svolgono concerti, spettacoli, matinée per le scuole e percorsi di formazione. All’interno dello spazio gestiamo anche un bistrot, fondamentale per il sostegno economico alla parte artistica e sociale.

In quasi sei anni di attività, abbiamo trasformato un’area precedentemente abbandonata e segnata da episodi di degrado in un luogo vivo, sicuro e frequentato; creato un circuito di lavoratrici e lavoratori che dipendono economicamente dalla sopravvivenza del progetto e dato vita ad una fitta rete di associazioni che operano all'interno dello spazio generando cultura e socialità.

In questo momento ci troviamo in una situazione di grave incertezza che mette a rischio la continuità delle nostre attività artistiche, culturali e sociali e la sopravvivenza stessa del progetto.

Ad ottobre 2025 è stato eseguito lo smontaggio del bistrot , come richiesto dall'Ufficio Urbanistica per adeguamenti tecnici ( per due volte abbiamo chiesto la deroga per rendere la struttura stabile ma non abbiamo ricevuta nessuna indicazione chiara). Nel mese di dicembre è arrivata una nuova comunicazione via PEC: il Comune ha richiesto la rimozione della tensostruttura del circo sia contestandone la temporaneità ( lo chapiteau viene regolarmente smontato per la stagione estiva!), sia sostenendo che per caratteristiche tecniche lo Chapiteau dovrebbe essere montato soltanto nei mesi estivi. Per evitare lo smontaggio immediato e la definitiva fine delle attività all’interno dello Chapiteau, con disastrose conseguenze economiche e di presidio, è stato avviato un procedimento di ricorso al Tar Toscana.

In una città dove gli spazi di aggregazione e i centri culturali stanno scomparendo, ci troviamo di fronte ad un'amministrazione oppositiva che invece di sostenere quello che potrebbe essere un modello di rigenerazione urbana funzionale e ben riuscito, ostacola spazi di socialità come InStabile.

Abbiamo bisogno del vostro aiuto!

Chiediamo una firma per difendere un’esperienza artistica, culturale e sociale accessibile a tutt*, per sostenere chi lavora ogni giorno per creare comunità attraverso l’arte, per chiedere trasparenza, dialogo e soluzioni concrete con l'amministrazione comunale e gli uffici tecnici.

Se volete supportarci ulteriormente abbiamo attivato anche una raccolta fondi. Le spese legali che stiamo sostenendo rappresentano un costo importante per un’associazione che già opera con risorse limitate. Ogni contributo economico ci aiuterà nel percorso che stiamo facendo per salvare lo spazio. Tutte le info per le donazioni sul sito  www.instabilefirenze.it

“Il teatro è un rituale collettivo. Nasce dall’esigenza di partecipazione e comprensione. In una società che tende a rendere la cultura sempre più distante e percepita come elitaria, InStabile rappresenta un teatro popolare, accessibile, aperto."

Corrispondenze Informazioni Rurali



La Sicilia “in prima linea”... nell'attacco contro l'Iran!



Nel contesto del Medio Oriente in fiamme in seguito all’aggressione Usa-Israele contro l’Iran  la Sicilia è in prima linea con le attività della base militare Usa e Nato di Sigonella e con il Muos di Niscemi.

“Sigonella -denuncia il professore e attivista antimilitarista Antonio Mazzeo (Antonio lo scorso anno ha partecipato alla missione umanitaria della Freedom Flotilla per tentare di rompere l’embargo sionista contro i palestinesi di Gaza, venendo catturato dai militari israeliani e poi rilasciato)- è ancora una volta protagonista delle guerre di Usa e Israele. Un pattugliatore P-8A “Poseidon” di US Navy è decollato dalla base militare siciliana di Sigonella verso il Mediterraneo orientale per partecipare alle operazioni di guerra scatenate dalle forze armate di USA e Israele contro l’Iran“.

A sostegno della denuncia di Mazzeo le foto dei tracciati che accertano lo spostamento del “Poseidon” da Sigonella verso il Medio Oriente: questa tipologia di aereo opera per attività di disturbo e ricognizione.

Non è la prima volta che la base di Sigonella ha un ruolo nelle operazioni statunitensi di intelligence: dalla base decollano regolarmente velivoli spia e droni, come i Global Hawk e i Reaper. E anche un ruolo di supporto logistico: dalla base decollano regolarmente velivoli spia e droni, come i Global Hawk e i Reaper, e recentemente è stato segnalato un aumento dell’attività di sorveglianza in corrispondenza del sito nucleare iraniano di Isfahan.
Attività che non riguardano solo il Mediterraneo ma anche il sostegno all’Ucraina contro la Russia. Inoltre, nella base di Sigonella avviene il rifornimento di aerei cargo statunitensi che trasportano sistemi d’arma destinati nell’area mediorientale.


C’è anche il Muos che “contribuisce” a porre tutto il territorio dell’arcipelago siciliano “in prima linea”, il Mobile User Objective System, installato all’interno della riserva naturale “Sughereta di Niscemi” – un’area protetta praticamente violata e occupata militarmente dagli USA con il consenso dello Stato italico – un sistema di telecomunicazioni satellitare ad alta frequenza (UHF) della Marina degli Stati Uniti e costituisce uno dei quattro nodi terrestri di una rete globale progettata per gestire le comunicazioni militari Usa in tutto il mondo operando come una sorta di “rete cellulare satellitare” fornisce comunicazioni vocali e dati criptati ai militari sul campo e attraverso una costellazione di satelliti in orbita geostazionaria collega navi, aerei, veicoli e truppe sul campo.

L’attacco Usa-Israele all’Iran, e tutto quello che puo’ determinare a livello mondiale, quindi, coinvolge direttamente la Sicilia con la base di Sigonella e il Muos, ma non sono le uniche basi Usa-Nato presenti nel territorio colonizzato dell’arcipelago siciliano:
– a Trapani, nella base Nato di Trapani-Birgi, l’aeroporto militare e’ utilizzato dalla Nato come base di supporto logistico e operativo, in particolare per i velivoli radar AWACS che monitorano lo spazio aereo del Mediterraneo. Ultimamente anche come base di addestramento per gli F35;
– nel Porto di Augusta (Siracusa), che non e’ un porto militare, e’ attivo un punto di approdo e rifornimento per le navi della Sesta Flotta degli Stati Uniti e per le unità navali della Nato impegnate in operazioni regionali;
– nelle isole di Pantelleria e di Lampedusa la Nato e’ presente con centri di telecomunicazione e installazioni radar per la sorveglianza del traffico marittimo e aereo nel Canale di Sicilia.
Intanto, subito dopo l’attacco all’Iran, un comunicato affisso all’ interno alla base di Sigonella e reso pubblico recita cosi’:
“Sigonella attenta. Si ricorda a tutto il personale e alle famiglie di rimanere vigili. Anche se non ci sono minacce specifiche e credibili al momento“.

Nella Sicilia, colonia USA d’oltremare, la guerra è in casa…

Orazio Vasta -  Fonti:  Contropiano e La Bottega del Barbieri.



martedì 3 marzo 2026

Un giorno cosi ordinario… Parole sante!

 


Notizie dal castello di carte: chiudiamo gli occhi e vediamo con chiarezza in questo caleidoscopio delle forme combinate dalla natura, è ora di diffondere la verità, buongiorno da varie fonti: è ora di svegliarsi! Sedendo quietamente viene la primavera, nuvola bianca che si muove nel cielo: spinto dal mio nume volteggio e semplicemente formulo risposte, spesso camminando per strada… raccolgo cartacce abbandonate e pacchetti vuoti di sigarette, bottigliette e altri residui del “benessere”. Come niente fosse.  Ci ritroviamo soli con il kit di sopravvivenza in mano. 

Un bagaglietto dentro il quale c’è scritto… Basta la Natura! Un semplice quaderno si trasforma in un mondo da esplorare, un mondo dove riporre fiducia cura attenzione affetto; un mondo fatto dei mille gesti del giorno che esterniamo attraverso le parole. quando le scriviamo esse prendono vita e stanno la davanti sul foglio bianco… nel qui e nell’ora sto sempre bene con me stesso e sono contento di incontrare gli amici e sentire le tante parole dette e ridette. sto seduto nel sole e nel vento del cielo azzurro, sono felice di essere con loro semplicemente a sentirli e a valorizzare lo spazio il luogo e il tempo vissuti assieme. La primavera mi porta ogni anno la coscienza che nella vita avventurosa che conduco semino in aria per far fiorire il cielo, solo che il raccolto è sempre magro, i frutti pochi e sparsi… mi resta la soddisfazione di aver fatto sorridere il cielo azzurro pieno di nuvole bianche… 

Mille poemi mille avventure mille di mille.. sulla spiaggia di Palinuro ho conosciuto Julian tedesco napoletano e parlando con lui di Zenone di Elea, ho scoperto che ha studiato filosofia a Barkley in California e insegna filosofia a Tubinga e dopo il racconto di alcune visioni dispotiche dell’america e della Germania di oggi, ci siamo soffermati a discutere sulla teoria della divisione dello spazio infinitesimale teorizzato da Zenone. 

Esistono due scuole, quella dei gunkiani da gunk materia sporca che sono convinti della divisibilità della materia all’infinito e dei fondamentalisti che sostengono che a un certo punto la materia non sia più divisibile. Ho scoperto di essere un "gankiano"! Interessante notare che mentre Zenone divide la materia sempre per due, Pitatgora la divide per due per tre e per quattro mentre Protagora la organizza e mette l’uomo al centro come misura di tutte le cose. 

C’è da dire che la vita è totalmente varia. questa varietà è la caratteristica dominante che allo steso tempo evoca l’unitarietà di fondo. 

Come avviene nelle osservazioni delle figure formatesi in un caleidoscopio, gli specchietti e i cristalli sono gli stessi anche se le immagini appaiono sempre diverse. non ci sono due cristalli di neve uguali, non ci sono due foglie dello stesso albero uguali; in una distesa di sabbia ogni granello è diverso; nell’umanità ogni uomo unico ed è irripetibile, insomma… la vita è totalmente varia! 

Quando ci siamo sfiniti in tentativi di fare qualcosa per noi stessi, di fuggire ed essere sicuri abbandoniamo tutte le direzioni e lasciamoci andare alla corrente che ci porta, e sentiamo che non ci sono limiti, che siamo tranquilli per sempre e liberi e felici... (parole sante)

Ferdinando Renzetti



domenica 1 marzo 2026

Rimozione della cultura...

 


 “Azzerate le scienze umane, cresce l’analfabetismo, l’insegnamento è a senso unico. Risultato? La formazione omologata degli individui, anzi dei “cittadini del mondo”. Dall’inizio degli anni Novanta del secolo scorso le scienze umane sono state fatte sparire dall’orizzonte dell’informazione di massa, semplicemente con il silenzio, non parlandone più. Contemporaneamente sono state eliminate dalle scuole, per ordine dell’Ue, antiche, nobilissime e essenziali discipline come la geografia. Si tratta, dunque, di preparare i giovani a non appartenere a nulla, a non identificarsi in nulla, a non sapere orientarsi sessualmente ma anche geograficamente, come è stato affermato con semplicità eliminando la geografia dagli insegnamenti scolastici. L’Italia è perduta, l’Europa, con tutta la sua storia, la sua cultura, il suo pensiero, i suoi poeti, i suoi scrittori, la sua arte, la sua musica, i suoi figli, è perduta. Sono perdute perché questa era la meta che si erano prefissi coloro che hanno progettato l’Unione europea... (Ida Magli)

 "...Di sicuro chi nasce oggi se sopravviverà ai miasmi tossici dell'inquinamento, ai veleni nel cibo e nell'acqua, allo stress di lavori accelerati e sottopagati, alle guerre per l'acqua, non avrà né la voglia né la forza di fare figli. Vogliamo veramente distruggere la specie umana inseguendo il PIL lo spread e la crescita infinita? E questo il mondo che vogliamo? Un mondo dove per risparmiare 15 minuti sacrifica sorgenti, boschi, devasta le valli e stupra le montagne?" (I.Z.)

“La distruzione della cultura precede la coltura dei campi di battaglia. La distruzione della cultura e la coltura della guerra, una corollario dell'altra, raggiungono la piena efficacia quando marciano assieme. Il triste fenomeno sociale in questi giorni è osservabile in Italia. La droga festivalizia, creata per addormentare le facoltà cognitive, marcia allo stesso monotono ritmo delle bombe che esplodono...” (Giorgio Stern)

“Viviamo in un mondo dove il falso e l'artificio hanno preso il posto del vero e del semplice. Questo è il meccanismo dell’apparenza - che prende il posto del “naturale” - dell’intrinseca verità. E ciò avviene attraverso una caleidoscopica mascherata che sterilmente si avvicenda nel riflesso degli specchietti. Gira e rigira il caleidoscopio e gli specchietti mostrano fugaci composizioni. Nel gioco sterile dell’esteriorità...” (Saul Arpino)

 "La cultura della cancellazione è un fenomeno moderno di ostracismo online e fisico volto a rimuovere o boicottare persone, opere o simboli ritenuti offensivi o non conformi al politicamente corretto.  Questo approccio è visto da alcuni come giustizia sociale, ma da altri come censura e bullismo culturale..." (Wikipedia)



sabato 28 febbraio 2026

La guerra e la pace sono nella mente...

 


Cuccioli e bimbi. 
Nell’età neonatale non c’è separazione tra noi e il mondo. Non siamo ancora identificati con il corpo, tantomeno con il pensiero, come avviene invece a partire dall’età infantile, durante la quale prende consistenza l’incrollabile struttura detta io, nella quale, inconsapevolmente, ci identifichiamo.

Uno dei distinguo tra le due età risiede nella psicologia dell’espressione del bisogno: per i più piccoli corrisponde ad un’esigenza che qualcuno (la madre) soddisferà, mentre per i bambini, ad una pretesa carica di rancore-sofferenza se insoddisfatta o, al contrario, di ovvio diritto rispettato.
 
Ragazzini
Nell’età successiva, detta adolescenza, insieme alla separazione psicologica dai genitori, si compie l’affermazione definitiva della personale identità. Come già era nell’infanzia, anche in questa fase, ciò che proviamo ha diritto assoluto di essere ascoltato, il nostro stato interiore assume i caratteri dell’universalità, ciò che proviamo è posto al centro della realtà in modo direttamente proporzionale all’incapacità di esprimerlo. È una condizione narcisistica, ignara del mondo che alberga nel prossimo e incapace di tenerne conto. Non riconoscerla, non considerarla, non accudirla è peccato grave di chi riteniamo sia tenuto a farlo. In questa età, il giudizio corrisponde al reale stato della realtà.
Il transito dall’adolescenza all’adultità ha un che di iniziatico, in quanto il guscio narciso, entro il quale esaurivamo il mondo, si schiude mostrandoci quanto non vedevamo e tenevamo in conto. Si diviene un nuovo essere capace di coscienza dell’altro, quale esistenza altrettanto nobile alla nostra, da rispettare. Il prossimo non è più, come accadeva da ragazzini, una figura strumentale a noi, senza sentimenti ed emozioni, sensibilità, attitudini. E non poteva essere diversamente, in quanto a nostra volta non avremmo saputo dire quali sentimenti provassimo e quali emozioni ci muovessero.  

Grandi
La condizione adulta vive la responsabilità della realtà che la circonda, in particolare dei doveri nei confronti del prossimo, della cura l’educazione della prole e dei relativi coetanei in cui vede il futuro e in quella dei vecchi, nell’ultima età della vita, nei confronti dei quali porta riconoscenza e attenzione.
Se per quanto riguarda le epoche neonatale, infantile e adolescenziale, quanto tratteggiato fin qui, fatto salvo problemi psicologici relazionali, ha la sua attendibilità, per quanto detto per l’età adulta non è che la configurazione teorica. In questo momento storico infatti, lo stato adulto e la corrispondente responsabilità, non ha più la solidità di una scultura nella pietra, ma l’impermanenza di una scritta sulla sabbia. L’adulto di questi anni, forgiato nelle comodità fisiche e psicologiche non ha calli sulle mani, non ha coscienza dei sentimenti e delle emozioni che lo attraversano, non ne sa parlare, ne è dominato. La sua attenzione non è sulla responsabilità ma sul diritto. È una figura incompiuta, ovvero vulnerabile, proprio come un adolescente. Non avendo, quindi, coscienza di sé, non ha più il necessario per essere un mattone dell’edificio sociale.  

Vecchi
Il solco della tradizione, prima segnavia della vita, ora, riempito di cianfrusaglie e non solo, non ha più alcun potere, ma è pure denigrato. I vecchi sono divenuti un peso sociale e famigliare di cui sbarazzarsi, gli adulti si dedicano al piacere, gli studenti sono spezzettati come le specializzazioni di cui hanno il culto, i giovani sono irregimentati al servizio del lavoro e della replica, estranei a tutti i valori comunitari tranne a quelli liquidi fomentati bailamme d’informazione-intrattenimento digitale, che bombarda a grappolo loro e chiunque, i piccoli sono educati all’egoismo come prioritario principio dell’esistenza ridotta a competizione.  

Cultura
E come si sarebbe potuto evitare l’abisso dall’aspetto umano nascendo nella cultura materialista, nido e cielo dei nostri pensieri? Come avremmo potuto concepire altro che non fosse riducibile all’ascissa e all’ordinata cartesiana? Come sfuggire al dogma della scienza che, come un potente magnete posto in fondo al punto di fuga, ci risucchia velocemente, impedendoci così di riconoscere le maglie storpie della sua narrazione in cui il mondo e il vero sono tali in quanto resi evidenti dalle unità di misura che lei stessa ha inventato?

Controcultura
No, salvo risibili eccezioni, non si poteva sfuggire. Ma, c’è un ma. E anche di un’ampiezza, che qualunque avveduto nei confronti di ciò che comporta, potrebbe – se non dovrebbe – ridimensionare radicalmente l’arroganza antropocentrica e la relativa esaltazione del razionalismo, ramo del materialismo.
Si tratta delle tradizioni sapienziali, a mezzo delle quali gli uomini di tutta la terra hanno precisato da millenni che la realtà è maschera, che indossarne una o l’altra e difenderla conduce al male, embrione di ogni conflitto intimo o relazionale. Si tratta anche di pensatori noti e ignoti che, emancipati dalla egregore culturali che li aveva nutriti, hanno saputo riconoscere quanto il potere che è in noi sia regolarmente, indefessamente, mortificato, costretto entro gabbie di idee che crediamo nostre, con cui ci rappresentiamo, per le quali ci sentiamo in dovere di difenderle e combattere. E siamo di nuovo ad una vita vissuta nella sofferenza o, a volte, nell’esaltazione – nient’altro che un contraltare ugualmente vacuo – sotto il quale ci attende il buio del nichilismo. Un territorio in forma di centro commerciale dove credere di condurre una vita rispettabile o di tiro a segno, dove credere sia legittimo sopraffare il prossimo, convinti che le buone maniere possano bastare a sentirsi nel giusto. Un territorio virtuale che, al primo corto circuito, le reti della depressione e della disperazione ci agguantano per lasciarci nel secchio ad agonizzare, certi che la morte che vorremmo darci è il solo modo per uscirne.

Osservare
Se le tradizioni del mondo, ognuna a proprio modo, hanno precisato come e quando il malessere, e perciò anche il benessere, si attesta in noi, tra i pensatori più recenti, Nietzsche, con la sua Umwertung aller Werte, trasmutazione di tutti i valori, ha delineato un ulteriore, possibile, fase evolutiva dell’uomo e l’ha chiamata übermensch, oltre uomo. Ovvero di una figura capace di riconoscere le egregore che lo mortificavano e di emanciparsene mettendole così a tacere. Un uomo in grado di svincolarsi dall’egocentrismo, idoneo ad annullare il giogo del narcisistico vittimismo e di recuperare, perciò, la forza creativa a mezzo del potere della volontà, da lui definita di potenza, per distinguerla da quella dell’autoindulgenza. Una all’altezza della disciplina, l’altra inficiata dalla lassità.
Si tratta banalmente di un uomo realmente adulto, realmente all’altezza di prendersi la responsabilità di tutto e della propria condizione. Di un uomo consapevole che solo a mezzo dell’assunzione della responsabilità di tutto si passa dalla cruna dell’ago, dalla “porta stretta della conoscenza” (1), accedendo così alla miglior forza creativa, la stessa che Bergson ha definito slancio vitale.  

Uomo compiuto
 
L’uomo compiuto è consapevole che non esiste ragione superiore, che ognuna ha la sua radice e diritto d’esistenza, che eleggerne una sopra le altre è all’origine della guerra, che ogni affermazione che distingue, classifica e gradua è assolutamente autoreferenziale, che ogni giudizio separa l’unità che siamo. Vede quanto l’”esportazione della democrazia” sia in seno una camicia di forza delle culture soggiogate e anche che, tale veste, dovrebbe indossarla proprio chi la vuole imporre al prossimo. Sa che la ragione, il causa-effetto e la logica hanno diritto a un grande potere purché entro i limiti di contesti chiusi, tecnici, materiali, nei quali il meccanicismo a pieno diritto di dominio, ma totalmente fallace in quelli aperti, relazionali, umanistici.
Sa che la deriva illuminista ha sottratto all’uomo la dote per conoscere attraverso il sentire, quella per traguardare oltre le forme, per constatare che le sue novità sono fasulle e che si ripetono da sempre identiche, perché sa che i pochi sentimenti e le poche emozioni sono identiche in tutti gli uomini, in tutti i tempi e che, quindi, la loro combinazione non può che ripetersi frequentemente. Vede che ognuna di queste viene vantata da chi la esprime come fosse sua e nuova, ignaro della verità dell’iperuranio. Vede che ritorniamo con la medesima arroganza a difendere una nuova, dopo aver visto che la propria vecchia ora è in mano ad altri, al nemico.
Vede le ragioni energetiche che ci spingono ad un ruolo, che chiudono entro una condizione, che ci permettono la bellezza e l’amore. 
Vede come vivere in pace con sé e il prossimo. Vede che siamo prede di suggestioni dovute all’interpretazione egocentrica, vittimistica o prepotente.
Dunque, sa che la verità reclamata dagli uomini è solo entro il loro piccolo discorso biografico, necessariamente autobiografico, obbligatoriamente autoreferenziale.
Sa distinguere tra storia duale e uno universale, sa che nella prima risiede il conflitto e nel secondo la serenità.
Sa che porgere l’altra guancia non è un’allegoria per esprimerlo, in quanto significa soltantoemanciparsi dalla propria importanza personale per vedere cambiare il mondo. Che non farlo significa mantenerlo così com’è nonostante le intenzioni intellettuali nella bocca di tutte le parti in causa. Sa che capire non conta nulla e ricreare è necessario. Sa perciò cosa implica la guerra e come realizzare la pace. Infatti, ogni consapevole della parzialità obbligata delle proprie affermazioni, emancipato dall’importanza personale, avendo valicato le frontiere egoiche, libero dalle parassite imposizioni duali dell’io e del voi, esprime una forza di pace.

“Come nelle braccia di una donna amata perdiamo ogni distinzione fra l'esterno e l'interno, così l'essere umano abbracciato dall'assoluto onnisciente è soddisfatto in ogni suo desiderio; solo il desiderio dell'assoluto persiste, ogni altro sparisce, così come sparisce ogni dolore”.   Brhad-aranyaka-upanisad IV.3.21

Lorenzo Merlo



Nota
1.     Raimon Panikkar, La porta stretta della conoscenza. Sensi, ragione e fede, Milano, Rizzoli, 2005.



giovedì 26 febbraio 2026

Italia: "Conservazione della Memoria"...

 

Foto Luigi Burroni


Nel 2026 ricorre l’Ottantesimo anniversario della nascita della Repubblica Italiana.  Per questa occasione così significativa, l’Archivio dei diari promuove, insieme all’Archivio Storico della Presidenza della Repubblica, il convegno "Le memorie della Repubblica, la Repubblica nelle memorie", che si terrà a Roma il 4 e il 5 marzo 2026 presso Palazzo Sant’Andrea, Via del Quirinale 30.


Un momento di studio e di confronto che mette in dialogo la documentazione raccolta in quarant’anni dal nostro Archivio con la ricerca sulla storia dell’Italia repubblicana. Responsabile scientifico del Convegno di studi è Patrizia Gabrielli, docente di Storia contemporanea e Storia di genere presso l’Università di Siena. L’incontro approfondisce i diversi aspetti della memoria individuale e delle memorie collettive del Paese, quali presupposti dell’appartenenza alla comunità repubblicana, attraverso il contributo di diciotto studiose e studiosi provenienti da sette delle maggiori università italiane e da due istituti di ricerca, con l’obiettivo di diffondere nuovi risultati storiografici e coinvolgere scuole, cittadine e cittadini.


Ciascuna sezione è dedicata a una data fondamentale del calendario civile, nazionale e internazionale per analizzare i contenuti e le forme del discorso politico, attraverso le affinità, le rotture, le increspature tra memoria collettiva e memoria individuale. Un filo rosso del convegno sarà suggerito da una importante selezione di brani dai diari dai nostri archivi, preziosi tasselli che ricompongono un racconto corale.


Il 2 giugno: Festa della Repubblica, presieduto dalla Sovrintendente dell’Archivio Storico della Presidenza della Repubblica Marina Giannetto, apre i lavori il 4 marzo alle 14 dopo l’introduzione della Sovrintendente Giannetto, della direttrice Cangi e della professoressa Gabrielli: la prima votazione a suffragio universale in Italia, parteciparono quasi il 90% degli aventi diritto, il referendum che segnò il passaggio alla Repubblica democratica. Le emozioni, le aspettative, i timori degli italiani nei giorni in cui il Paese abbandona la monarchia, nelle relazioni 2 giugno 1946: la Repubblica! di Maurizio Ridolfi, Università della Tuscia, Alle urne di Enzo Fimiani, Università “G. d’Annunzio” Chieti-Pescara, La colonna sonora della Repubblica di Stefano Pivato, Università di Urbino Carlo Bo, e gli anni in cui quella democrazia è stata in pericolo, nel resoconto di Camillo Brezzi Sentii un colpo violentissimo alla nuca. Terrorismo, memorie, generazioni.


L'8 marzo: Giornata internazionale delle donne, data simbolo dell’emancipazione femminile, richiama temi e questioni diverse, dal lavoro alla partecipazione politica, al tema della violenza di genere. La sessione prevede gli interventi: Una ricorrenza per le donne di Patrizia GabrielliLavoro e professioni di Liliosa Azara, Università Roma Tre, Femminismi nelle memorie di Serena Terziani, Università di Siena.


Il 25 aprile: Liberazione, presieduto da Patrizia Gabrielli, apre i lavori della seconda giornata alle 9. I sogni e la fiducia nel futuro di un Paese lacerato, distrutto dalla guerra e dai tradimenti ne il 25 aprile: la Liberazione e la memoria della Resistenza di Filippo Focardi, Università di Padova, Vivere la guerra, sperare nella pace di Agostino Giovagnoli, Università Cattolica, Milano, La strage di Monte Sole di Eloisa Betti, Università di Padova, I 25 aprile degli internati militari civili: diari e memorie di Luciano Zani, Sapienza Università di Roma – ANRP.


Il 1° maggio: Festa del lavoro, affronta il lavoro, la sua organizzazione, la sua complessa dialettica, fino alla massiccia presenza dell’immigrazione in ottant’anni di vita repubblicana, nei contributi Il 1° maggio. La storia e la memoria pubblica di Paolo Mattera, Università Roma Tre, Sindacato, lavoro tra Italia repubblicana e dimensione europea di Maria Paola Del Rossi, Università della Tuscia, Lavoro migrante di Michele Colucci, CNR – ISMed.


A commento degli interventi accademici, l’attrice Donatella Allegro restituirà la voce degli autori dei diari e delle memorie esaminate, attraverso la lettura di pagine dai testi.


Sarà possibile assistere al convegno presso Palazzo Sant’Andrea dalle ore 14.00 del 4 marzo e dalle 9.30 del 5 marzo. Per accreditarsi è necessario comunicare i propri dati (nome, cognome, luogo e data di nascita) entro il 2 marzo 2026 all’indirizzo archivio_storico@quirinale.it  


La ricerca sui testi autobiografici è stata sviluppata grazie alla consultazione del catalogo digitale e soprattutto alla competenza e disponibilità dei collaboratori del nostro archivio; si è avvalsa inoltre di sondaggi e rilievi condotti in molteplici occasioni, come nel caso dei progetti Elette ed eletti (eletteedeletti.it, cofinanziato dal Comitato per gli anniversari di interesse nazionale nel 2016) e Voci dall’Italia Repubblicana (cofinanziato da Regione Toscana), entrambi con il coordinamento scientifico della professoressa Gabrielli.



Archivio dei diari  - adn@archiviodiari.it



Il convegno è stato realizzato grazie al contributo della Direzione generale Biblioteche e Istituti Culturali.

mercoledì 25 febbraio 2026

Se la carne divide, la dieta frugivora bioregionale unisce...

 


Quando uno dei due coniugi decide di non mangiare più carne la relazione tra i due spesso diventa complicata. Le due propensioni divergono, specialmente se di mezzo c’è un bambino che la madre, ad esempio,  vuole allevare con un'alimentazione incruenta, ma anche perché consapevole dei danni che può arrecare alla salute ed all'ambiente il cibo carneo.

Una realtà di difficile soluzione e richiede grande pazienza e comprensione reciproca,  ad esempio il marito, onnivoro, non si apre alla nuova realtà alimentare che richiede moderazione, oppure che la moglie, vegetariana, per quieto vivere, accetti che in tavola si presentino cibi misti.

Ma questo per chi ha fatto una scelta naturalistica  significa scendere a compromessi con la propria coscienza, subendo -anche se in forma indiretta- gli effetti di un’alimentazione incompatibile con la propria natura, non curandosi dell’inquinamento e dei danni agli ecosistemi provenienti dagli allevamenti  industriali.

Quando il marito ritiene necessario per lui  nutrirsi anche di carne e accusa la moglie di imporre la sua visione delle cose, non impone forse egli stesso -indirettamente-  un tipo di alimentazione? Cercare un accordo tra le parti rispettando le scelte altrui e fare in modo che prevalga il bene comune sembra la via più ragionevole. Una forma mediata potrebbe essere quella di limitarsi in casa ad una alimentazione frugivora, senza carne  ma con prodotti di origine animale come formaggio, uova, miele, ecc.   da produttori biologici e da allevamenti etici.  Lasciando libertà di assunzione carnea in caso di pranzi e cene presso amici onnivori od al ristorante. Questo sarebbe già  un gesto di rispetto reciproco fra i due coniugi.   

E’ indubbio che la carne  non è  necessaria  come scientificamente dimostrato dai più accreditati istituti di ricerca in fatto di nutrizione, che tra l’altro hanno dichiarato ufficialmente che l’alimentazione bioregionale  frugivora  è compatibile in tutti gli stadi dell’esistenza, dalla nascita alla morte.

Una corretta scelta alimentare è caratteristica qualificante non una depauperazione: è indice di personalità, coerenza, forza e fiducia nelle proprie idee, ma è anche motivo di testimonianza di una attitudine che contribuisce al benessere della persona e a rendere migliore questo mondo.

Paolo D'Arpini - Rete Bioregionale Italiana




P.S. Di questi temi se ne parlerà il 26 aprile 2026 a Treia nel contesto della Festa dei Precursori del Circolo Vegetariano VV.TT.: https://bioregionalismo-treia.blogspot.com/2026/02/treia-25-e-26-aprile-2026-festa-dei.html