mercoledì 11 marzo 2026

Le religioni sono forme pensiero utili al controllo sociale… solo l’auto-consapevolezza ecologica è vera spiritualità!

 


“Non esiste cosa nascosta che non sia manifesta”. (Detto Popolare)

Scriveva Bernardino del Boca: “Il messaggio divino d’amore e di fratellanza di Gesù Cristo, la filosofia del Buddha, la saggezza di Socrate, l’umiltà di Leonardo da Vinci, l’esempio dei santi, dei saggi e dei pensatori di tutte le epoche, non rappresentano la cultura. Sono come le stelle in cielo, luminose e lontane, spesso dimenticate. L’uomo dimentica di contemplare il cielo come dimentica di ascoltare la voce della saggezza”.

Il cristianesimo è nato come filosofia pacifista e “porgi l’altra guancia” ed “ama il prossimo tuo come te stesso” sono i detti principali del Vangelo di Gesù. La nonviolenza di Gandhi nasce egualmente da una profonda fede verso la considerazione che tutti siamo parte della stessa esistenza, uomini piante ed animali.

Contemporaneamente, nel rispetto dei vari elementi del creato, permane la coscienza che la terra, l’acqua, l’aria, etc. sono beni comuni che non debbono essere alienati all’uomo ed agli altri animali. Forse come non mai oggi sento che la attuazione di una proposizione ecologista profonda, disgiunta dal credo religioso, sarebbe oltremodo necessaria per garantire la continuità della civiltà umana.. per non parlare della sua sopravvivenza “bruta” (anche in considerazione dell’alienazione sempre più forte con i cicli naturali e l’avvelenamento dell’habitat).

La specie umana è in continua evoluzione e così dovremmo poter prendere coscienza che il nostro vivere si svolge in un contesto inscindibile. Di fatto è così… solo che dobbiamo capirlo e viverlo, prima a livello personale e poi a livello di comunità. Ognuno può e deve “comprendere” la necessità di riequilibrare il suo stile di vita non sentendosi però obbligato da una ideologia o da una spinta etica, la maturazione deve avvenire per auto-consapevolezza ecologica e fisiologica.

Capisco che questa condizione esistenziale richiede una maturazione individuale ed un riavvicinamento alla propria natura originale che non può essere il risultato di una “scelta” o di un “credo” … La vita al momento opportuno e con i modi che gli sono consoni  condurrà l’uomo verso la sua natura originale..

Questo ritorno, questa coscienza di Sé  nell’Esistenza universale, non è una esperienza particolare, non ha bisogno di nomi o di attributi, è semplice Riconoscersi in Ciò che è…

Paolo D’Arpini

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I punti chiave del pensiero di  Paolo D'Arpini: 

La vera spiritualità non risiede nelle dottrine organizzate o nelle ideologie, che egli considera "forme pensiero" create per il condizionamento sociale e il controllo delle masse. Al contrario, egli promuove una visione basata sull'auto-consapevolezza ecologica e sul senso di appartenenza alla natura.

Critica alle religioni/ideologie: Le ritiene strutture intellettuali o dogmatiche che separano l'uomo dalla propria essenza e dalla natura, funzionali a mantenere un ordine sociale gerarchico.

Auto-consapevolezza ecologica: È definita come la comprensione profonda di essere parte integrante dell'esistente, superando l'ego individuale (spiritualità laica).

Bioregionalismo: Il ritorno a una dimensione locale, vivendo in armonia con la "bioregione" (il territorio in cui si vive), riconoscendone l'anima e il senso di identità.

"Vivere senza dire io": Un approccio interiore che mira a spogliare l'individuo dalle costruzioni mentali dell'ego, per favorire una connessione autentica con il tutto.

In sintesi, per Paolo D'Arpini, la vera spiritualità è naturale, laica e legata alla terra, opposta a qualsiasi imposizione dogmatica o ideologica.

martedì 10 marzo 2026

ilmondotuttoattaccato



Solo l’inchiostro cavalca il mio spirito, mi muovo lento e a fatica nel bosco di linguaggio con il falcetto raccolgo lettere e parole che ammucchio sui fogli bianchi di quaderno, in lontananza intravedo un gran cespuglio di traiettorie indissolubili che deviano il flusso di coscienza di alberi di canto immaginari, immersi nel paesaggio sonoro, sfondo dipinto del mondo circostante dove il vecchio fiume scorre ancora nel pesante baule di una lumaca almeno per questa sera, viaggio nel suono della notte aprendo la via al suono interiore dei sogni e dei colori nella continua ascesa verso la libertà dalla materia. consapevole attenzione guida la riscoperta della memoria dove i pensieri restano immobili in istanti senza tempo: natura e spirito, spirito e natura danzano insieme, gloria allo spirito gloria alla natura. la nave salpa e attracca in un’altra porto e un nuovo nome soppianta il precedente; nella valle del pensiero ho perso il bando della matassa e ora restiamo un po in silenzio per accedere all’incirca. l’ingresso è dopo il bar… lo stiamo ancora cercando passeggiando per erbe selvatiche nelle campagne di guastamerolaBocconottoAranceMostocotto
 
quando lascio la città percorro un paio di lunghe gallerie lungo la via nuova che lascio dopo un po per la via vecchia che scende giù tra le curve verso il fiume e il ponte antico. in alto vedo il viadotto della via moderna dove la vita scorre veloce, risalgo ancora tra curve sull’asfalto grigio e scuro terre colorate querce siepi rospi e faune selvatiche un tempo, in lontananza dopo il passo in uscita intercedo la grande sagoma bianca della maiella montagna madre e approdo al paesello che bello che bello quattro case di mattoni stanchiforati e intonaci sgualciti e la bella grande piazza dove spendo la maggior parte del mio tempo progettando ilmondotuttoattaccato
CasoComune: al mercato coperto di non si sa dove e non si sa bene quando Corso Pratico nel quale a partire da momenti laboratoriali ed uscite in natura non si farà assolutamente nulla.
 
La generosità come un fiore diffonde bellezza ovunque… il bianco prima pagina sulla quale iniziare a scrivere una storia che non finisce mai di finire nel vuoto… rigenerazione che accoglie e abbraccia…

Ferdinando Renzetti



domenica 8 marzo 2026

4 aprile 2026, 77° anniversario della fondazione della NATO!

 


Il 6 marzo u.s. si è riunita l’assemblea plenaria del Coordinamento Nazionale No Nato per discutere del lancio del 4 aprile 2026 come giornata di mobilitazione nazionale contro le basi USA e NATO in Italia. I partecipanti hanno condiviso riflessioni e proposte rispetto alla fase attuale, caratterizzata da un più marcato allargamento della Terza guerra mondiale in cui il nostro Paese è sempre più coinvolto. La guerra infatti parte anche da qui: droni e aerei a sostegno dell’aggressione criminale di USA e sionisti contro la Repubblica Islamica dell’Iran partono da Sigonella e sono orientati dal MUOS e dalle antenne NRTF di Niscemi, munizioni e mezzi militari vengono mobilitati da Camp Darby. 

In generale, c’è uno stato d’allerta su tutte le più importanti basi militari USA e NATO in Italia. Da Taranto è partito un contingente di marinai a bordo di una fregata militare “a difesa di Cipro”, quindi delle basi del Regno Unito e israeliane presenti sull’isola, e in generale il governo Meloni intende “difendere” le basi USA presenti in alcuni paesi dell’Asia Occidentale, basi che servono per l’aggressione alla Repubblica Islamica dell’Iran. Le basi USA e NATO in Italia sono l’emblema della sottomissione del nostro Paese agli imperialisti USA e allo stesso tempo lo strumento attraverso cui è possibile il coinvolgimento diretto del nostro Paese alla guerra mondiale in corso.

La mobilitazione nazionale del 4 aprile 2026, che sarà caratterizzata da iniziative locali (regionali dove possibile, oppure cittadine) di fronte alle installazioni militari USA e NATO o in luoghi simbolo del protettorato USA del nostro paese, vuole inserirsi nel percorso di mobilitazioni che dall’inizio dell’anno stanno attraversando e attraverseranno il paese: lo sciopero dei lavoratori portuali del Mediterraneo, promosso lo scorso 6 febbraio dall’USB in Italia e da un insieme di realtà sindacali di Grecia, Marocco, Paesi Baschi e Turchia; le assemblee nazionali promosse dal Coordinamento Nazionale No Nato il 31 gennaio a Milano e il 21 febbraio a Napoli; l’incontro Per realizzare un sogno comune promosso dall’area di Infoaut, che si è tenuto il 21-22 febbraio a Livorno; la giornata di mobilitazione studentesca del 5 marzo, contestualmente allo sciopero studentesco in Germania contro la coscrizione obbligatoria e le politiche di riarmo; la manifestazione nazionale a Roma del 14 marzo contro il governo Meloni e per il No sociale al referendum del 22-23 marzo; la mobilitazione a Trieste del prossimo 17 marzo, contro il progetto IMEC e il tentativo di rendere il porto di Trieste scalo militare per la NATO e i sionisti d’Israele; la mobilitazione nazionale del 28 marzo “Together” contro il governo Meloni promossa dall’area Stop Rearm Italia, appuntamento lanciato a seguito dell’assemblea “No Kings” del 24-25 gennaio scorso, per la quale il Coordinamento Nazionale No Nato costruirà uno spezzone in sinergia e combinazione con altre forze, reti, coordinamenti che vogliono condividere e portare in quella manifestazione la parola d’ordine della chiusura delle basi USA e NATO in Italia; i preparativi per la partenza della nuova Flotilla in primavera.

Ognuno di questi appuntamenti deve rafforzarsi l’un l’altro e favorire la convergenza, il coordinamento e il rafforzamento degli organismi che lottano per fermare la Terza guerra mondiale e i suoi promotori, gli imperialisti USA e NATO. La guerra mondiale coinvolge ogni giorno sempre più settori della società. Non è vero che non c’è sensibilità verso questo tema: quello che manca sono i riferimenti organizzativi che promuovono una politica unitaria di lotta e mobilitazione e raccolgano ogni persona di buona volontà e preoccupata per la situazione in cui versa il paese e il mondo. Mobilitiamoci quindi. Facciamo del 4 aprile una giornata di mobilitazione e lotta per la chiusura della basi USA e NATO in Italia. Ogni territorio con i suoi organismi definirà i propri obiettivi, alla luce delle proprie forze e necessità.

Le iniziative già fissate sono:

- Ghedi (BS), 4 aprile, mobilitazione ai cancelli dell’aeroporto militare (riunione organizzativa on line il 12.03, per info scrivere a coordinamentonazionalenonato@proton.me)

- Bologna, 4 aprile, presidio presso il giardino dei Pioppi, ore 16.00, nel quartiere di Borgo Panigale, zona residenziale in cui passa il NIPS, l’oleodotto della NATO che rifornisce i principali aeroporti militari del nord Italia;

- Roma, riunione martedì 10 aprile alle ore 21.00 in via Calpurnio Fiamma 136;

- Napoli, assemblea pubblica prevista per il 20 marzo (luogo e orario da definire) per costruire il corteo regionale del 4 aprile.

Altre iniziative e mobilitazioni sono in corso di definizione. Chiediamo ad ogni organismo che vuole aderire e partecipare alla giornata di mobilitazione, anche organizzando un semplice flash mob o banchetto informativo, di scrivere e segnalare l’iniziativa a coordinamentonazionalenonato@proton.me.



Nessuna base arma e soldato per le guerre di USA, sionisti e UE!

Fuori le basi USA e NATO dall’Italia, fuori l’Italia dalla NATO!

sabato 7 marzo 2026

C'è o non c'è? D'io potrebbe esserci...

 


 Ogni principio nel quale crediamo, ogni visione di verità che ci appare, ogni legame sentimentale che sentiamo, ogni tavolo per il falegname, ogni dio per qualcuno, ogni sfortuna per molti, esiste a causa della nostra coscienza che, non li osserva, ma li genera.

" Dire «esiste» significa reificare. Dire «non esiste» significa affermare il nulla. Perciò il sapiente rifugge allo stesso modo dal dire «esiste» e «non esiste»".
Nāgāejuna, Mūlamadhyamakakārikā, 15, 10. (1)

 In certe circostanze, il linguaggio logico-razionale può descrivere la verità e anche comunicarla ai relativi adepti e pure a disinteressati purché in grado di intellegere le affermazioni che si succedono. Si tratta di situazioni chiuse entro il movimento e l’ordinamento di pochi elementi, come per esempio per i concetti di ortodromia, di lossodromia, dell’accensione di un’auto, prima ruotando la chiave poi premendo un bottone, della tecnologia necessaria alla realizzazione di un raggio laser, delle regole entro le quali esiste il gioco degli scacchi. In questo genere di contesti delimitati l’attenzione degli interessati converge su una base nota e condivisa, (nella quale, tra l’altro, viene ad esistere il sentimento e il pensiero della libertà). È questa la condicio sine qua non affinché parta il razzo della comunicazione e della, attraverso questa, replicazione.  

Ma, in circostanze aperte, relazionali, morali, sentimentali, emozionali, intime, il linguaggio logico-razionale non può nulla. Non ha potere di comunicazione certa ma di permanente equivoco latente. (Oppure, in alcune occasioni, – ma questo aspetto esula dal presente articolo – di soggiogamento di una parte sull’altra).
Dunque, se nei campi chiusi il dialogo, tra pari competenti o pari interessati, ha la sua ragione d’essere e trova il suo regno, in quelli aperti, il dialogo non ha potere. Anche se gli interlocutori si trovano davanti a versioni opposte delle proprie verità, il nocciolo identitario, sensibile alle emozioni, resta indenne alla dialettica intellettuale. 
L’idea che col dialogo si possa trattare tutto porta a chiedersi come mai non siamo saggi da millenni. In essa è riposto un egocentrismo che travisa il prossimo e una supposizione o suggestione derivata dalla presunzione della superiorità della ragione, vulgata dell’illiminismo. A sua volta campo chiuso nel quale si vive credendo che in esso si trovi l’umanità intera, premessa che ci impedisce di osservare che spesso (sempre?) consideriamo comunicazione ciò che invece è ammaliamento, accondiscendenza acritica, discepolizzazione. È ordinario assistere in noi e nel prossimo la ignara ma prepotente certezza di credere di comunicare a mezzo dell’eloquenza, in qualunque circostanza aperta ci si trovi, cioè in qualunque scambio relazionale interpersonale.

 A tale weltanschauung di spirito materialista – ovvero estranea al mistero da cui tutto viene o, peggio, certa di poter indagare la vita, gli uomini e la realtà col microscopio per trovarvi la verità e crederla tutta – è pertinente la costante evidenza di inettitudine a riconoscere e distinguere le differenti identità del campo chiuso e di quello aperto.

 Il dialogo ha diritto di regno in circostanze condivise, come in un piano tra ladri per rapinare una banca e in qualunque altro campo chiuso o di complicità, di lobby e di pari interessi, dittatura del proletariato o tempo di terzaroli non fa differenza. 
Ma non ne ha alcuno, anzi è un elefante in cristalleria, se preponderante rispetto all’ascolto della concezione – non degli argomenti – dell’altro e quindi alla sua dignità e al suo e al rispetto che ne viene, all’annullamento di sé alla messa in discussione di tutto. Tutti aspetti di una modalità maieutica ed energetica, non egocentrica, non proselitica.  
Modalità energetica che comunica per vibrazioni capaci di penetrare entro la monade normalmente impermeabile dell’identità e del momento altrui. È così che l’uomo sul cornicione si getta se è la voce dell’autorità a volerlo trattenere in vita. È così che non si getta e rientra dalla finestra se a parlargli è qualcuno che lo fa vibrare, che gli fa sentire se stesso, la vita e la possibilità di luce che il buio esistenziali gli impediva di vedere. Ovvero di qualcuno che lo ha energeticamente ascoltato, non giudicato o costretto.
 
Autorità o cultura non fa differenza in quanto identicamente culmini di mortificazione della creatività, dovuti all’assoggettamento nei confronti del dogma della logica, del razionalismo quale presunto piano all’altezza di risolvere tutti i problemi e dell’idolatria della scienza, quale solo ambito entro il quale la verità svolazzerebbe per i cieli del mondo, rilasciando grappoli di sé nei pensieri degli uomini. Un ambito che sebbene aperto nel suo principio, ben bacchettato dal prof Popper, è vissuto e trattato come ferreamente chiuso dai suoi adepti in camice bianco e faccia in tv. 
Infatti, dire scienziato è dire meglio o superiore e dire “scientificamente provato” è annunciare la sola garanzia assoluta. Lo si fa anche per i dentifrici. Perfino l’annuncio del mezzobusto della ricerca scientifica di una certa università, che ha dimostrato – lemma la cui lama è più affilata di quella di un bisturi, con la quale gli scientisti, ignari e non, separano l’ignoranza dal sapere – la superiorità del fiuto canino rispetto a quello umano, mette sull’attenti il divanista e storpia fin dall’asilo i più piccoli.
 
Tutto ciò sarebbe anche un’ovvietà se partissimo dalla consapevolezza che siamo universi diversi, una miriade vorticosa del nostro tutto. Un traguardo esistenziale, bene che vada, costretto entro gli smilzi e stagni confini di qualche specializzazione professionale, ma che resta una vetta culturale impedita dall’insano dispotismo aulico di credere ci sia un solo universo per tutti. Di credere che la frusta logico-razionale possa ammansire qualunque circostanza. 
Certezze ferree, queste sì banali entro la concezione dell’uomo al pari di una macchina, la sua crescita entro la catena di montaggio del metodo, le sue relazioni limitate a dinamiche replicative, fitte di dati, vuote di creatività. 
Chiunque si occupi di comunicazione in contesto didattico e terapeutico, non può che trovare banali tali considerazioni.
 Il vissuto, il linguaggio e le sue accezioni, le esigenze, i timori e le pretese individuali tendono ad impedire la posa dell’attenzione su una base condivisa. Tutti hanno esperito equivoci sorprendenti nella loro imprevedibilità. Tutti seguitiamo al basimento nonostante la certezza d’essere stati chiari e inequivocabili. 
È il trucco del tombino, un escamotage della verità, con il quale vorrebbe farci presente che non riusciremo mai a uscirne finché affideremo al razionale la nostra comunicazione ovvero finché, in campo aperto, considereremo l’altro sullo stesso punto del cosmo in cui ci troviamo noi.  

L’inconsapevolezza dell’arroganza razionalista e la maleducazione relazionale che ne consegue è così piatta da stare a suo agio su un piano cartesiano, e così convinta che nella linea che va sempre più su corra il treno della conoscenza. Essa non è logico-razionalmente risolvibile. 
Diversamente, il lavoro di Paul Watzlawick, di Heinz von Foerster, Ernst von Glasersfeld, di Ludwig Wittgentein, Gregory Bateson, Humberto Maturana, Alfred North Whitehead, Kurt Gödel e certamente di altri a me ignoti o scordati, avrebbe inciso, se non demolito, il trampolino della cultura filo-illuminista che, nonostante sia aggettato su una piscinetta, ci fa credere di poterci tuffare nelle acque libere dell’oceano universale.
 
Se così stanno le cose non si può esimersi dal citare il Riduzionismo, il Determinismo e il Meccanicismo che impregnano e animano i pensieri, del loro spirito Materialista. Ovvero di un diavolo così abile che, senza lotta, ci ha persuasi che a mezzo della ragione possiamo spiegare il mondo. 
Un atteggiamento sprezzante, che non si avvede del proprio parossismo, a mezzo del quale, e senza dubbio alcuno, sostiene l’inesistenza di ciò che alcuni chiamano Dio. “Nulla può essere creato” ingiungono, nelle scuole, ai ciarlatani e agli anticristi, gli adorati parruccati della verità scientifica. 
Le loro toghe si scuotono nel sarcasmo quando qualcuno richiama l’alogicità della meccanica dei quanti e, ancor più, quando ne si utilizza la formalità per una corrispondenza con la dimensione metafisica degli uomini:  l’indeterminismo, che allude all’imprevedibilità coesistente in tutte le relazioni; la duplice dimensione (onda e materia) della natura, che può fare riferimento all’idea e all’azione concreta che ne segue e la contiene; la contiguità di tutte le cose, che permette la memoria e il collegamento dei puntini che compone il disegno dei saperi; l’inesistenza dello spazio e del tempo o entanglement, che spiegherebbe l’invisibile legame sentimentale e l’istantanea reazione indipendentemente dalla distanza d’origine della sollecitazione e la reversibilità del tempo come accade nelle emozioni e la sua variabilità come avviene nelle sensazioni (oltre a ridicolizzare i due pilastri siamesi della meccanica classica, in quanto sottrae loro il valore assoluto di sostegno della realtà e del cosmo, di cui sono arbitrariamente investiti); la realtà che avviene in chi la osserva, che si esprime nei cento alberi differenti sulle tavole di cento disegnatori davanti allo stesso albero; una sola energia che tutto conforma, come da una sola natura delle idee dalle quali tutto è realizzato. 
Un sarcasmo su base irascibile capace di devastazione mongolica del pensiero altrui quando fai loro presente che l’arroganza totalitaristica della logica, col trucco dell’eccezione che conferma la regola, non vuole recedere neppure davanti ai paradossi – meglio chiamarli collassi? – e, nel nostro caso, a quello del gatto di Schrödingher, secondo il quale, finché non si apre la scatola in cui è rinchiuso, è necessariamente sia vivo che morto.

 I luminari non sospettano che il rigido scranno dal quale emettono sentenze e distinguono il vero dal falso, il reale dal fantastico, non poggia sull’asettica ara della ragione pura, ma su un’emozione razionalista di supremazia della ragione sola timoniera perfetta per tutte le burrasche e per tutti i mari, della quale, come per l’iceberg o il monadnok, non vedono che quanto emerge alla loro sterile concezione: la parte più superficiale e instabile del sapere.  

Se ci si presenta all’adunata della vita reattivi al saluto per l’alzabandiera della ragione, il rischio di perdersi il vero nell’altro, non solo si alimenta con superottani il presunto valore assoluto delle specializzazioni, ma le si concepiscono materialisticamente e le si realizzano meccanicisticamente. Al sciogliete le righe ci si avvia dunque verso i saperi, ridotti a tecnica e metodo, dando così le spalle alla conoscenza che della ragione non sa che farsene.
Una conoscenza che non corrisponde per nulla alla discriminazione della verità: ogni campo di gioco regolamentato ha la sua, la verità è nel discorso (Foucault), ma il luminare non lo vede e così, si meraviglia del relativismo e, lancia in resta, a petto in fuori scolpisce ottusità quali “la legge è uguale per tutti”. 
Una conoscenza che non ruota come l’asino all’inseguimento della carota intorno alla macina chiedendosi se una certa affermazione è vera o meno bensì, con atteggiamento iperuranico, in che termini è vera o falsa.
Se il sapere, come il giudizio, è un bisturi separatore, la conoscenza, sinonimo dell’ammissione di tutte le parti, tende ad avvenire concependo il mondo non come un insieme di elementi ma come un solo organismo del quale siamo espressioni. Una conoscenza che ridicolizza il principio di una descrizione neutra della realtà, che allude alla sacralità della natura in quanto, come ogni cosa dell’identità fisica e psichica, non è sacrificabile alla stregua di un oggetto a noi estraneo e indipendente.  
Conoscenza è avvertire in noi lo spirito universale, per il quale siamo tutti degni di pari dignità, in cui l’altro non è che un noi in tempo e circostanza differente, mentre il sapere è esaurire il nostro infinito potere creativo nello spirito duale e perciò conflittuale, alla sola storicità.
E se la faccenda sembra ridicola oppure troppo seria, comunque non pertinente a noi, si può aggiungere che, per trovarla invece interessante e totalmente necessaria, è sufficiente spogliarsi dal pastrano dell’orgoglio, dai paludamenti dell’importanza personale, dalla fantomatica struttura dell’io e divenire invulnerabili, proprio come il cosmo o Dio.

 E sì, Dio c’è. Compare alla coscienza costretto dalla domanda, che non può restare inevasa, sull’origine dell’universo e dell’uomo.

E no, Dio non c’è. Escluso dalla coscienza in quanto inadatto a stare al gioco della scienza analitica, impiccata sul suo causa-effetto e costretta dalla camicia di forza delle sue altre quattro e piatte regolette che invece d’essere pazza, le fanno credere di poter ingabbiare l’infinito.
Ne sì ne no. Se la coscienza avviene nel mondo, il mondo non può che esserne la matrice. A questo punto sarebbe d’ordinanza constatare che Dio siamo noi.

 “La mente ossessionata dall'idea di causalità, si inventa la creazione e poi si chiede: «Chi è il Creatore?». La mente stessa è il creatore. E neppure questo è del tutto vero, perché il creatore e la sua creatura sono un tutt’uno. La mente e il mondo non sono separati. Cerca di capire: ciò che tu pensi sia il mondo, in realtà è la tua stessa mente. [...] Lo spazio e il tempo sono nella mente”. Nisargadatta Maharaj, Io sono quello, Roma, Ubaldini, 2001, p. 383.

Lorenzo Merlo 



   
Note 
1.     Carlo Rovelli, Sull’eguaglianza di tutte le cose, Milano, Adelphi, 2025, p. 125.

venerdì 6 marzo 2026

Gli ebrei iraniani contro l'aggressione d'Israele e USA...

 


Al di là delle martellanti e “distrazioniste” campagne mediatiche, funzionali all’obiettivo della distruzione e annichilimento dello stato iraniano, qui documento la posizione e situazione delle varie e numerose minoranze religiose, che sono garantite e protette nella Costituzione del paese. Dalla comunità ebraica, ai cristiani, ai sunniti, agli armeni, agli assiri. Tutti i rappresentanti delle varie comunità, si sono espressi in modo chiaro e netto contro l’aggressione e per soluzioni diplomatiche di tutte le problematiche.

La religione ufficiale dell’Iran è l’Islam sciita secondo la Costituzione, ma la Repubblica islamica riconosce e protegge le minoranze religiose: dall’ebraismo, ai cristiani con le varie denominazioni, ai zoroastriani, che hanno rappresentanti anche nel parlamento, gli armeni, assiri, i sunniti, oltre a comunità più piccole ma riconosciute, come il mandaeismo, il yarsanismo, il buddismo, l’induismo.

La condizione fondamentale posta, è l’essere prima cittadini iraniani con diritti e doveri, e poi ciascuno segue le proprie credenze. Come era nella Repubblica araba siriana, prima che arrivassero gli jihadisti a portare la democrazia.

I diritti costituzionali di cui godono le minoranze religiose nel paese, sono sanciti e rispettati, avendo centinaia di luoghi di culto, sinagoghe, chiese e templi, dove possono praticare liberamente i loro rituali religiosi. Secondo varie statistiche i credenti sono: gli sciiti circa il 90%, i sunniti il 6%, il resto suddiviso tra le altre fedi. Va ricordato che in Iran è sempre vissuta la comunità ebraica più numerosa di tutti i paesi arabi.

La Costituzione stabilisce che “lintromissione sulle singole credenze è proibita”, e che “nessuno può essere molestato o arrestato semplicemente per avere una certa credenza”, se rispettoso delle leggi.


La comunità ebraica iraniana condanna l'aggressione Usa-Israele e chiede una punizione 

  

Il leader religioso ebraico Younes Hamami Lalehzar, presidente della comunità ebraica iraniana ha emesso una forte condanna dei recenti attacchi statunitensi e israeliani sul suo Paese, definendo l’azione “… un tradimento della fiducia, chiediamo che i due regimi siano ritenuti responsabili del loro comportamento criminale. Ancora una volta, l'America criminale, in cooperazione con il regime sionista, si è ulteriormente precipitata nel fango della caduta attraverso un attacco infido e incauto. Questo atto sarà condannato da tutte le nazioni libere e riceverà certamente una risposta decisiva e di forza delle Forze armate della Repubblica islamica dell'Iran, che faranno tutto il possibile per vendicare il sangue dei martiri iraniani… Il leader della rivoluzione islamica, l’ayatollah Seyyed Ali Khamenei, è stato assassinato con un assalto militare congiunto americano e israeliano a Teheran, con i negoziati sul nucleare in corso. La scomparsa dell'ayatollah Khamanei è una grande e irreparabile perdita per la nazione iraniana, ma ho fiducia che il popolo iraniano saprà salvaguardare il suo sangue, la sua guida e il suo percorso…In questo frangente difficile sottolineiamo la necessità di preservare l'unità, l'empatia e la fermezza riunite di tutti i livelli della nazione iraniana. Certifichiamo anche la nostra costante convinzione che, secondo le tradizioni divine e gli insegnamenti delle nostre religioni, il diritto alla fine trionferà sulla falsità, e l'onore e la gloria apparterranno finalmente alle nazioni resilienti, fedeli e in cerca di verità…", ha dichiarato il rabbino.

 

A gennaio, Hakham Younes Hamami Lalehzarcome rappresentante della comunità ebraica iraniana, per ribadire la fratellanza e l’unità delle componenti la società iraniana, ha presenziato alla conferenza di Teheran in onore del comandante della Forza Quds Qasem Soleimani, assassinato dagli USA il 3 gennaio 2020. Tra i partecipanti alla conferenza, dove Soleimani è stato descritto come un “simbolo di resistenza, coraggio e difensore degli oppressi”, hanno partecipato rappresentanti di varie organizzazioni come Hezbollah, Hamas e Jihad islamica, insieme a delegati di paesi come l'Iraq e lo Yemen.

Parlando con i media locali, Hamami ha detto: “Dal modo in cui i nemici del martire Soleimani lo hanno assassinato, e dalle recenti azioni dei nemici contro persone, donne e bambini innocenti, si può comprendere la nobile condotta del martire Soleimani. Il coraggio di Soleimani è andato oltre i confini dell’Iran. È vero che i nemici sono riusciti ad assassinarlo, ma la nostra convinzione è che una persona non si limita a questo mondo transitorio, e il posto migliore è per coloro che cadono sulla strada di Dio. I nemici hanno ucciso Haj Qasem, ma non hanno ucciso il suo modo di pensare. Questo pensiero si è radicato in tutta la società iraniana, nella regione e tra le nazioni”.

Anche Siyamak More Sedgh politico e medico ebreo iraniano, titolare del seggio parlamentare riservato alla minoranza ebraica nel Parlamento iraniano dal 2008 al 2020, anche presidente dell'istituzione benefica ebraica Dr. Sapir Hospital and Charity Center, definito "l'ebreo numero uno" dell'Iran, spesso critico e polemico su alcune posizioni espresse dalle autorità iraniane, ha preso posizione contro l’aggressione al proprio paese invitando all’unità e alla difesa del paese prima di tutto. Sedgh è conosciuto e rispettato in Iran, per un fatto che andò anche in TV. Egli è talmente legato alle proprie radici iraniane che quando sua moglie decise di emigrare negli Stati Uniti alla fine degli anni '90, lui scelse di rimanere in Iran dichiarando che “…non poteva immaginarsi di poter vivere al di fuori della sua natia cultura iraniana”.

Nonostante l’aggressione al Paese, gli ebrei iraniani hanno comunque celebrato, con l’autorizzazione del Ministero degli Interni, la festa di Purim, che nella tradizione ebraica celebra la salvezza del popolo ebraico dalla cospirazione di sterminio del malvagio Aman. È una delle festività ebraiche più gioiose, un "carnevale ebraico", che si celebra con letture della Meghillah, costumi, feste e doni, e ricorda come il destino possa essere ribaltato. Stante la situazione è stato celebrato con costumi sobri e con discrezione, all’interno delle sinagoghe e delle case in famiglia, solo per mantenere le tradizioni e la propria cultura e radici, mentre gli altri anni veniva festeggiato per le strade.

A cura di Enrico Vigna, marzo 2026



* Questa è la prima parte di una serie di articoli che documentano la voce dei credenti delle varie minoranze religiose locali. (Parte I: Gli Ebrei)


Articolo collegato: 

Di seguito ampi stralci del fondamentale saggio di Gilad Atzmon, «Purim special - from Esther to AIPAC». Atzmon, israeliano di nascita dove ha combattuto militarmente per Israele, ha scelto oggi di vivere a Londra, da europeo e non da ebreo... - Continua: https://bioregionalismo.blogspot.com/2026/01/ebraicita-perduta-sheol-olocausto-e.html

giovedì 5 marzo 2026

Tracce di Comunicazione Empatica...



Tempo fa ho partecipato a un laboratorio seminario sul tema della comunicazione empatica durante il quale sono stati realizzati disegni appunti e mappe concettuali. dopo un po' di tempo ho pubblicato sul libro dei fessi due post che mi avevano colpito, il primo riportava il disegno di uno sciacallo in nero che rappresentava appunto il linguaggio sciacallo, sotto c'era scritto: entra nelle dinamiche, si sente attaccato, attacca. Un altro disegno in rosso di una giraffa metafora del linguaggio giraffa perché è empatica ha il cuore grande e vede dall’alto la situazione. dopo qualche giorno ho ricevuto la seguente critica con la mia successiva risposta

 
Tacciare QUALUNQUE animale di negatività intrinseca, esistenziale, è di per sé non comprendere la natura, ma manipolarla, stravolgerla. Gli sciacalli fanno opera di compostaggio, divorando animali morti o morenti. D'altra parte lo stesso fa il "nobile" leone, atterrando gli anziani e malati del branco. La natura è un insieme biologico, la soluzione è comprenderne la macro funzionalità organica. Superare l'ottica preda-predatore, e vedere come mantenere la salute ottimale dell'organismo planetario. E questo vale anche per la salute di qualunque gruppo, collettivo, cooperativa: chi entra a gamba tesa per predare è sciacallo solo se non ha la forza di spaventare il gruppo e a meno di esser moribondi, basta un calcio per atterrarlo. Sennò è un leone che si mangerà la persona più vulnerabile. E se attacca il capo? È ovviamente della stessa specie, che sfida il maschio/femmina alfa. Inventiamoci un nuovo modello di convivenza, che sia umano, ma non scimmiotti né degradi gli animali. Ben più sacri di noi.
 
… sono semplici figure metaforiche ideate dallo psicologo americano Marshall Rosemberg per spiegare la comunicazione non violenta, semplici disegni venuti fuori durante un laboratorio di comunicazione empatica, pure belli a livello creativo e nei colori, il nero per il linguaggio sciacallo il rosso per il linguaggio giraffa, li ho semplicemente riportati come documentazione iconografica, cmq nessun riferimento agli animali soprattutto valenze negative o positive, semplicemente figure descrittive rappresentative. d altra parte cè sempre nella storia dell’umanità un riferimento mitico simbolico ad alcuni animali, come per esempio il lupo o il serpente, ovvio quel che dici e riferisci in una dimensione di ecologia naturale animale e ambientale…
 
 
 
L’ALBERO DELLA VITA 
o dei bisogni universali
AUTONOMIA
libertà di fare le scelte 
CELEBRAZIONE
della vita dei sogni realizzati
delle perdite (persone amate, sogni)
INTEGRITA’
autenticità, auto realizzazione (imparare)
creatività, trovare o dare significato
INTERDIPENDENZA
accettazione, amore, appartenenza
comunità, apprezzamento, calore umano, comprensione
contribuire, arricchire, proteggere la vita
delicatezza, empatia, fiducia, giustizia, intimità
onestà, rispetto, sicurezza, stima
sostegno
BISOGNI FISIOLOGICI
aria acqua cibo contatto
espressione sessuale, movimento
protezione, riposo
GIOCO
divertimento, ridere, scherzare
COMUNIONE SPIRITUALE
armonia, bellezza
ispirazione
ordine, pace
 
La definizione che la comunicazione empatica fa di bisogni universale è un po' particolare. Bisogni universali sono le risorse e le qualità che rendono la vita soddisfacente e che gli danno un senso. Ci sono i bisogni fisiologici della vita - aria, nutrimento, una certa temperatura. Per esempio ad ogni respiro soddisfo il mio bisogno di ossigeno. Ci sono anche i bisogni emotivi, psicologici, intellettuali, spirituali. Per parlare in questo momento per esempio abbiamo bisogno di concentrazione. Quindi ogni 5 secondi abbiamo bisogno d’ispirare aria per mantenerci in vita e a seconda delle circostanze possiamo aver bisogno di comprensione, di pace, d’integrità, di autonomia o di rispetto, di riposo, di divertimento, di empatia… in questo senso diciamo che siamo universali. Quando i bisogni sono soddisfatti “stiamo bene”. Quando non sono soddisfatti “stiamo male”. Possiamo sapere lo stato dei nostri bisogni in un certo momento grazie alle nostre sensazioni, alle nostre emozioni e ai nostri sentimenti. Se abbiamo fame sappiamo che abbiamo bisogno di nutrimento. Se ci sentiamo irritati forse abbiamo bisogno “di essere presi in considerazione” (bisogno di rispetto).

Ferdinando Renzetti 



mercoledì 4 marzo 2026

Firenze. Un teatro InStabile da salvare...

 


InStabile è uno spazio culturale attivo dal 2020 in via della Funga, nell’area del Varlungo a Firenze Sud, che unisce rigenerazione urbana, programmazione artistica e attività sociali a titolo principalmente gratuito. Nei mesi estivi un’area all’aperto attiva tutti i giorni con proposte artistiche, bar e bistrot; nei mesi invernali uno Chapiteau all’interno del quale si svolgono concerti, spettacoli, matinée per le scuole e percorsi di formazione. All’interno dello spazio gestiamo anche un bistrot, fondamentale per il sostegno economico alla parte artistica e sociale.

In quasi sei anni di attività, abbiamo trasformato un’area precedentemente abbandonata e segnata da episodi di degrado in un luogo vivo, sicuro e frequentato; creato un circuito di lavoratrici e lavoratori che dipendono economicamente dalla sopravvivenza del progetto e dato vita ad una fitta rete di associazioni che operano all'interno dello spazio generando cultura e socialità.

In questo momento ci troviamo in una situazione di grave incertezza che mette a rischio la continuità delle nostre attività artistiche, culturali e sociali e la sopravvivenza stessa del progetto.

Ad ottobre 2025 è stato eseguito lo smontaggio del bistrot , come richiesto dall'Ufficio Urbanistica per adeguamenti tecnici ( per due volte abbiamo chiesto la deroga per rendere la struttura stabile ma non abbiamo ricevuta nessuna indicazione chiara). Nel mese di dicembre è arrivata una nuova comunicazione via PEC: il Comune ha richiesto la rimozione della tensostruttura del circo sia contestandone la temporaneità ( lo chapiteau viene regolarmente smontato per la stagione estiva!), sia sostenendo che per caratteristiche tecniche lo Chapiteau dovrebbe essere montato soltanto nei mesi estivi. Per evitare lo smontaggio immediato e la definitiva fine delle attività all’interno dello Chapiteau, con disastrose conseguenze economiche e di presidio, è stato avviato un procedimento di ricorso al Tar Toscana.

In una città dove gli spazi di aggregazione e i centri culturali stanno scomparendo, ci troviamo di fronte ad un'amministrazione oppositiva che invece di sostenere quello che potrebbe essere un modello di rigenerazione urbana funzionale e ben riuscito, ostacola spazi di socialità come InStabile.

Abbiamo bisogno del vostro aiuto!

Chiediamo una firma per difendere un’esperienza artistica, culturale e sociale accessibile a tutt*, per sostenere chi lavora ogni giorno per creare comunità attraverso l’arte, per chiedere trasparenza, dialogo e soluzioni concrete con l'amministrazione comunale e gli uffici tecnici.

Se volete supportarci ulteriormente abbiamo attivato anche una raccolta fondi. Le spese legali che stiamo sostenendo rappresentano un costo importante per un’associazione che già opera con risorse limitate. Ogni contributo economico ci aiuterà nel percorso che stiamo facendo per salvare lo spazio. Tutte le info per le donazioni sul sito  www.instabilefirenze.it

“Il teatro è un rituale collettivo. Nasce dall’esigenza di partecipazione e comprensione. In una società che tende a rendere la cultura sempre più distante e percepita come elitaria, InStabile rappresenta un teatro popolare, accessibile, aperto."

Corrispondenze Informazioni Rurali