venerdì 14 agosto 2026

"Solve et coagula!" - Resoconto di un incontro di Compagni di Viaggio - Spilamberto, 9 agosto 2026...

 




Metti un tema difficile come la "Spiritualità laica”, il pomeriggio di una domenica d’agosto immersa nei 38° della Pianura Padana e un libro presentato nella sala del Circolo Paradosso e trenta persone che hanno sfidato l’afa per ascoltare il viaggio di una vita. Al centro dell’Incontro Paolo D’Arpini, 82 anni, una giovinezza tra Roma e Verona, e poi un viaggio in Africa tra mille difficoltà che lo ha spinto verso l’India, in cui ha scoperto un universo di dei e di idee a cui è rimasto vicino per tutta la vita.

“Sapete che volevo andare da quelle parti per smontare i miti sui guru e i loro miracoli? – ha esordito con ironia davanti a una platea incuriosita – Poi è successo che ho capito a cosa si riferivano quando parlavano di illuminazione". 

Da lì è cominciata una ricerca che non ho mai lasciato, alternando i lavori che mi servivano per vivere e raccogliere i soldi per andare in quel continente, ai mesi di soggiorno in un ashram o in un altro, incontrando persone sagge. In maniera diretta o indiretta sono diventati i miei maestri e le mie maestre. Ciascuno di loro mi ha insegnato qualcosa nella misura in cui sono stato capace di imparare qualcosa, senza fermarmi e senza lasciarmi chiudere in una sola religione perché altrimenti sarei rimasto ingabbiato in quei dogmi”, E infatti delle venticinque persone citate Paolo ha raccontato modalità di incontro e dialoghi intessuti di poche parole e molti silenzi.

Ogni scala di valori, in qualsiasi religione pare di capire, finisce per bastare in sé stessa e diventare a sua volta autoreferenziale, offrendo risposte per questo mondo o per quello ultraterreno.

Ed è proprio questo il nodo che Paolo ha cercato di sciogliere nel suo libro, “Compagni di viaggio”, dove racconta delle sue peregrinazioni e dei pellegrinaggi, degli sbagli e delle loro conseguenze. Senza atteggiarsi a guru lui stesso, etichetta che gli darebbe non poco fastidio, in poco più di 140 pagine questo ex giovane che non si è mai ingrigito ha condiviso con tutti la storia di un’esistenza basata sulla ricerca interiore.

L’accumulazione fine a sé stessa, di denaro o potere, gli è estranea e questa direttrice lo ha accompagnato anche nell’intensa vita associativa che ha sempre costruito in Italia, prima a Calcata, dove faceva sedere allo stesso tavolo buddisti e cattolici, sia a Treia nelle Marche dove vive ora.

“Sciogliere, dissolversi e aggregare” è il suo motto, che ha declinato a beneficio degli ascoltatori più volte, per descrivere il filo rosso di una vita fatta di curiosità intellettuale e meditazione, che unisce i poli opposti
di ogni vita.

Le domande finali sono state la misura di un’attenzione costruttiva, che ha messo insieme persone delle più varie provenienze culturali nel nome di una spiritualità senza dogmi. Un paradosso felice nel Circolo Paradosso, ovviamente...

Saverio Cioce



giovedì 13 agosto 2026

Fino all’ultimo respiro…


Foto di Gustavo Piccinini – Calcata, recita in piazza

Ricordo tanti anni fa, quando ancora Calcata era Calcata ed io ero un giovane attore di belle speranze, una delle prime commedie recitate in piazza dal sapore premonitore.  Il titolo l’ho dimenticato ma il tema era quello della burocrazia e delle tasse che strozzano ogni iniziativa e sottopongono l’uomo ad elemosinare il suo pane. Un villico che voleva farsi un pollaio per sé e la famiglia, in un ipotetico medioevo,  si recava dal ciambellano tributario per la necessaria autorizzazione ma la domanda veniva respinta per mancanza dei bolli. Ed il villico: “ma no, ma no i polli ci sono e anca le galline…”. Al che visto che il pollaio era già  stato posto in atto il buon ciambellano comminava l’inevitabile multa “per non aver ottemperato alle norme tassatorie del reame”

Quelli erano anni in cui il comunismo ancora resisteva a Cuba, in Russia ed in tutti i paesi dell’est Europa ma la propaganda democristiana  spiegava al volgo che  “che i comunisti non sono democratici,  fanno votare solo per liste prescritte, e inoltre non consentono la proprietà privata, un povero cristo non può possedere nemmeno la casa in cui abita…”. Per non parlare poi delle storie truci di bambini cucinati a fuoco lento…

Poi il comunismo cadde. Finalmente tutti liberi e padroni della propria esistenza? Macché, macché… dopo qualche anno di sesso droga e rock and roll ecco che la democrazia occidentale mostra la sua vera faccia.

Le elezioni libere con le preferenze sono abolite, si vota solo per i partiti con liste bloccate, anzi per il senato non si voterà nemmeno e manco alle province.  Viene eliminato il proporzionale, con la scusa della “governabilità” e si concede il premio di maggioranza che consente ad una minoranza, anch’essa prestabilita,  di governare senza opposizione alcuna. Per non parlare poi della proprietà. Questa parola resta solo nel vocabolario ma di fatto  è abolita (almeno per i singoli, continua ad esistere solo per le banche e le multinazionali).  I risparmi custoditi in banca possono essere sequestrati in qualsiasi momento senza avviso alcuno,  tutti i servizi sono a pagamento, le pensioni per i lavoratori scompaiono, il lavoro è “liberalizzato” (ovvero reso precario e sottopagato)… ecc.

E la casa? La casa dolce casa che faceva cantare a Jannacci, sempre in quegli anni beati di cui sopra,  “sia ben chiaro che non penso alla casetta… due locali più servizi, molte rate, pochi vizi, che verrà quando verrà..”.

La casetta di proprietà  per gli italiani moderni non è più un sogno, è diventata un incubo: una tassa in più  da pagare, anzi varie tasse…. (con diversi nomi fantasiosi).

Ma in questo momento di “crisi” il governo per mantenersi al potere  ha bisogno di ulteriori tassazioni  necessarie  a soddisfare altri interessi, partitici o di altro genere sotto-governativo…  Da qui l’idea di aprire le porte ad una nuova categoria di burocrati:  gli inventori/estensori di nuove tasse.

Ed i risultati già si vedono. E’ stato scoperto un nuovo filone lasciato sinora vuoto dai burocrati.  Considerando che tutti i beni tassabili: acqua, cibo, carburanti,  etc. sono già abbondantemente gravati da imposte dirette ed indirette,  l’unico  bene tassabile “libero” resta l’aria. Si prevede quindi che il buon governo, qualsiasi esso sia, troverà la soluzione finale per definitivamente ottemperare a questa carenza strutturale.

Allo studio un “ariometro” per calcolare il costo di ogni respiro da imporre ai cittadini italiani. Ovviamente sono già pronte misure coercitive di pagamento e per i morosi  è prevista l’ammenda finale eufemisticamente chiamata “ultimo respiro”. Gli evasori sono quindi avvisati!

Paolo D’Arpini – Rete Bioregionale Italiana



mercoledì 12 agosto 2026

"La contaminazione del pensiero nella Coscienza" - Brani di folle saggezza di U.G.



Di seguito una cernita di alcuni brani tratti dal volumetto "L’inganno della illuminazione", conversazioni di Uppaluri Gopala Krishnamurti.

“Tutto quello che fate rende impossibile l’esprimersi di quanto è già qui. Per questo io lo chiamo lo «stato naturale». Voi siete sempre in quello stato. Quello che impedisce a ciò che è già qui di esprimersi è proprio la ricerca. La ricerca va sempre nella direzione opposta, perciò tutto quello che considerate veramente profondo, tutto quello che considerate sacro, è una contaminazione di quella coscienza. Può non piacervi la parola «contaminazione», ma tutto quello che considerate sacro, santo e profondo è davvero una contaminazione. Così, non c’è niente da fare. Non dipende da voi. Non mi piace usare la parola «grazia», perché allora viene da chiedersi, «la grazia di chi?». Non si tratta di essere prescelti; capita, non so perché. Se mi fosse possibile, cercherei di aiutarvi. Ma questa è una cosa che non posso darvi, perché voi già l’avete. È ridicolo chiedere una cosa che già si possiede.

[...]

Non passo più il tempo a ricordare, preoccuparmi, concettualizzare e compiere tutte quelle cose mentali che la gente compie quando è da sola. La mia mente è soltanto occupata quando è necessario, ad esempio quando fare domande, o quando io devo sistemare il registratore o cose simili. Per il resto del tempo la mia mente si trova nello stato «disinnestato». Naturalmente adesso ho di nuovo la memoria – inizialmente era abolita, ora però è nuovamente presente – ma è come qualcosa che sta dietro, che viene in superficie solo quando è necessario, automaticamente. Quando non serve, non c’è nessuna mente, nessun pensiero, ma solo vita.

[...]

La coscienza è talmente pura che qualunque cosa facciate per purificarvi non fa altro che rendervi impuri. La coscienza deve sgorgare, per così dire: deve purgarsi da ogni traccia di santità e non-santità, da tutto quanto. Anche ciò che voi considerate «sacrosanto» è una contaminazione in quella coscienza. Non avviene attraverso una volontà da parte vostra; quando le barriere vengono distrutte, non attraverso uno sforzo da parte vostra, né per mezzo della vostra volontà, allora le chiuse si aprono e tutto scaturisce. [...] Lo stato di coscienza separativo non funziona più; c’è sempre lo stato di coscienza unitario, e niente può toccarlo. Qualunque cosa può arrivare – un pensiero buono, cattivo, il numero di telefono di una prostituta di Londra… [...] Quello che viene non ha nessuna importanza – buono, cattivo, sacro, profano. Chi può dire: «Questo è bene; questo è male»? – è tutto finito. Si è come ricondotti alla sorgente. Ci si ritrova in quello stato di coscienza puro, primordiale, che potete chiamare consapevolezza o come vi pare. In quello stato le cose accadono, ma non c’è nessuno che ne sia interessato, che presti loro attenzione. Vanno e vengono così, come lo scorrere delle acque del Gange: acqua di fogna si riversa in essa, corpi mezzi cremati, cose buone e cattive, tuttavia quell’acqua resta sempre pura” (pp. 10; 35-36; 46-48).

Ricordiamo solo che qui, quando U.G. Krishnamurti parla di “nessuna importanza”, vuole intendere quello che si voleva significare per esempio con il termine “indifferenza” nei testi stoici antichi. Ovvero non come – così è usata oggi questa parola – sinonimo di menefreghismo, di secco e freddo distacco dal mondo, ma come benevolente e accogliente apertura a tutto, egualmente a ciò che, ancora in una prospettiva dualistica, si ritiene bene o male, buono o cattivo, da accettare e da rifiutare. Indifferenza: cioè non fare differenza. Nessuna importanza: cioè a ogni cosa, evento, situazione la stessa somma importanza.
Tutto è sempre molto importante.

(Selezione dei brani di Gianfranco Bertagni)

martedì 11 agosto 2026

"Dal Treja a Treia" di Paolo D'Arpini - In distribuzione in tutta Italia...



"Dal Treja a Treia" - Un viaggio fra bioregionalismo, ecologia profonda e spiritualità laica. Da Calcata alle Marche. (Edizioni Ephemeria) -  Il libro è reperibile nelle librerie e nei siti di distribuzione libraria.

Un libro che è un racconto di vita dell'autore Paolo D'Arpini, scrittore e viaggiatore, fra Africa, India e altri Paesi d'Europa, sempre alla ricerca del Sé più profondo in relazione alle tante esperienze vissute e alle comunità/culture che ha incontrato durante i suoi viaggi e alle sue ricerche spirituali. 

Nel libro si tratta di quegli argomenti riportati anche nel sottotitolo del volume: bioregionalismo, ecologia profonda e spiritualità laica, termini che, in parte, lo stesso autore ha contribuito a coniare. 

Le località punti focali dei racconti sono principalmente due, Calcata nella Valle del fiume Treja dove D'arpini ha vissuto, in anni più giovanili, ed è stato uno dei protagonisti di quella comunità di artisti e pensatori che ha reso Calcata famosa in Italia e nel mondo, per poi arrivare a Treia, in provincia di Macerata nelle Marche, dove l'autore vive stabilmente ormai da diversi anni proseguendo la sua ricerca personale intorno ai temi sopra citati e in contatto con le comunità locali...


Quarta di copertina



Paolo D'Arpini - Collage di Sergio Orlando



L'ecologia profonda secondo l'intelligenza artificiale...

 


L'ecologia profonda è una corrente filosofica e culturale nata negli anni settanta grazie al filosofo norvegese Arne Næss. Essa sostiene che ogni essere vivente ha un valore intrinseco, slegato dalla sua utilità per l'essere umano, e promuove una visione del mondo ecocentrica e non antropocentrica.
Principi chiave
  • Valore intrinseco: La vita sulla Terra ha un valore che non dipende da quanto è utile all'uomo.
  • Uguaglianza biosferica: Tutti gli organismi fanno parte di una stessa rete e hanno lo stesso diritto a vivere e fiorire.
  • Il Sé ecologico: L'essere umano non è separato dalla natura, ma la sua identità si realizza in armonia con l'ambiente.
  • Critica al consumo: L'attuale società industriale e consumista sfrutta le risorse in modo distruttivo e va ripensata. 
Differenze principali
  • Ecologia di superficie: Si limita a cercare rimedi tecnici o leggi per ridurre l'inquinamento, salvaguardando il comodo stile di vita umano e l'economia industriale.
  • Ecologia profonda: Mette in discussione le radici culturali, i valori e il concetto di progresso della civiltà moderna. 

domenica 9 agosto 2026

Messaggio ecologista in Circolo…

 

Cielo
*
Usando un termine un po’ inflazionato potremmo dire che la nostra è un’azione sulla memoria degli elementi: acqua, aria, terra, fuoco ed etere aggiungendovi l’essere umano in quanto componente della natura. Se si perde il senso di appartenenza all’intera comunità dei viventi, infatti, si va verso l’annichilimento della nostra gloriosa specie umana.

Come dice l’amica Aurora Bussi: “Tutte le civiltà nascono e muoiono raggiungendo il limite di ciò che sfruttano”. In questo contesto occorre fare un parallelo fra elementi naturali e la presenza umana, nonché il rapporto fra i vari esseri.
 
Finché si continua a vedere l’uomo e la donna come separati dal resto del mondo non avviene quel processo alchemico trasmutativo della coscienza in termini di condivisione globale dell’uomo nella natura. Il nostro è un viaggio verso ciò in cui siamo sempre stati: la casa Terra. Ed una volta realizzato che siamo già a casa possiamo cominciare a prendere in considerazione un ritmo diverso, uno stile di vita diverso della nostra presenza sul pianeta. Possiamo definirlo Armonia?
 
“La flessibilità dell’ambiente ecologico e della civiltà umana, che risulta dalla combinazione di entrambi, è così un sistema ecologico che si definisce per ‘variabili interconnesse’ con soglie di tolleranza superiori ed inferiori. L’adattamento si consegue con la modificazione delle variabili”.
 
Paolo D’Arpini – Circolo Vegetariano VV.TT.

Treia - passeggiata a Santa Sperandia
Lettere inviate e ricevute Paolo D'Arpini - politicamentecorretto.com

Lorenzo Merlo dixit: "..."

  


Bigino provocato dalla frequente storpiatura di identità di alcuni concetti, deformati dal giogo del luogo comune, del misconosciuto e, sostanzialmente, da una lettura-interpretazione diretta, letteraria, materialista e meccanicista.

 

Qui ed ora

Qui ed ora esprime la relazione con la realtà vicina e lontana, non priva di interpretazione personale, ma priva del nostro accredito a tale interpretazione. Marca quindi la consapevolezza dell’esistenza della realtà come interpretazione e proiezione di noi e delle nostre paure ed esigenze. Uno stato mentale e inconsapevolmente immaginifico che ci prende l’intero orizzonte, nei confronti del quale reagiamo. 

Nel qui ed ora sussiste invece l’accettazione, l’osservazione del nostro comportamento e pensiero e, soprattutto, l’origine di questi, più o meno egocentrica ed interessata.

 

Illuminazione

Illuminazione è banalmente accendere la luce su un buio che era con noi. Anche se il termine è comunemente impiegato in ambito evolutivo esistenziale, esso è disponibile anche per definire la ricreazione di qualunque concetto e la relativa osservazione della sua presenza nella realtà. Può prestarsi dunque quando comprendiamo le ragioni del galleggiamento di un natante, così come quando arriviamo ad impiegare opportunamente il concetto di sistema o di Uno. 

Dal momento dell’illuminazione nulla della realtà risulta formalmente differente da prima, sebbene tutta non sia più la stessa. Relazione, interpretazione, significato, simbologia e potere mutano. Illuminazione è anche quindi dominio. In ambito evolutivo allude alla libertà dal conosciuto (1), ovvero dalla fede nei dogmi culturali e, più precisamente, dall’idea che l’esistenza sia esaurita in essi.

Secondo la tradizione buddhista, il bodhisattva è colui che si è definitivamente emancipato dalle imposizioni dell’io, che ha interrotto il ciclo del karma.

 

Amore incondizionato

Benevolenza è sinonimo di amore incondizionato. È un amore che implica uno stato d’animo verso la realtà e il prossimo scevro da tornaconti e aspettative. In esso è presente il rispetto e l’accettazione, come nell’amore interessato è latente il possesso e la pretesa. Il valore esistenziale implicito nella realizzazione dell’amore incondizionato è la contemporanea reificazione del rispetto e dell’emancipazione dal proprio io, il quale, non viene a svanire, ma semplicemente a non prevaricarci più o, meglio ancora, a permetterci di assistere a quando ciò avviene e a quando ne siamo effettivamente liberi.

 

Monastero o ashram

Monastero, ashram, ritiro, eremo eccetera rappresentano formalmente un ambito territoriale e relazionale dove meglio coltivare la propria ricerca. Sono perciò una specie di ovulo o di campo di allenamento. Il loro potenziale di conforto è energeticamente identico a quello che cerchiamo tra amici, conoscenti, famiglia, luoghi, letture, interessi. Essenzialmente campi mentali riservati, ove inseguire le nostre aspirazioni.

 

Risveglio o epifania

L’eureka che si vive in occasione di un’illuminazione anche piccola, come, per esempio, la divisione in aritmetica, ha la medesima qualità di ogni altra che può accaderci. Ogni presa di coscienza, ogni astrazione di insiemi, ogni osservazione dell’azione dei poteri che agiscono su noi e il prossimo, ogni consapevolezza sull’arbitrarietà e autoreferenzialità di ciò che scambiamo per verità universale da diffondere con crociate d’ordine vario.

 

Io

L’io è una struttura storica nella quale ci identifichiamo. Osservando le differenze formali di altri io, crediamo di essere assolutamente individui distinti e separati dal resto del mondo, del cosmo, della realtà. Credendoci il nostro io, per questo lottiamo e lo difendiamo. A lui devolviamo l’intera capacità energetica di cui disponiamo. L’io può, anche e meglio, essere rappresentato come un parassita despota che si nutre di noi e ci impone il suo volere. Avvedersi di tutto ciò può essere detto risveglio o illuminazione. 

Da precisare che non si tratta di non avere un io ma di arrivarne all’emancipazione, affinché si possa prendere coscienza che dietro alle sue maschere si nasconde il nostro sé.

 

Il sé è la nostra reale identità, spesso celata dalle mode e dallo spirito del tempo, della famiglia, delle morali eccetera. Se nell’io risentiamo dell’oscillazione di forze esterne, nel sé abbiamo a disposizione un timone in grado di tenere la rotta in ogni circostanza. Riconoscere il proprio sé, quello che Jung chiama individuazione, è forse l’avvio di una capacità e precisione di discernimento ignota a chi crede di essere il proprio io. Un esempio ci viene dalla fotografia. Tutti i fotografi iniziano mossi da un fascino occulto che li porta a scattare. Tutti rimangono più o meno insoddisfatti dalle proprie immagini fino al momento in cui non riconoscono la propriafotografia. Da quel momento tralasciano certe riprese per dedicarsi a quelle corrispondenti al proprio talento, al proprio sé.

 

Uno

Riconoscere l’Uno in ogni frammento di realtà che la coscienza ci offre è sentire e essere il Sé universale. Un’esperienza che rende le sue sorelline storiche tanto tralasciabili quanto da intendere necessarie all’evoluzione e all’illuminazione.

 

Egregore

Un’egregora è una matrice di realtà, a sua volta dai noi inconsapevolmente creata. Il film The Truman Show torna utile per figurarne l’architettura. Il giovane Truman Burbank – come tutti noi – cresce in un ambiente che considera la vera realtà. Morale, convinzioni, consuetudini, paure, doveri, ossessioni, educazioni, sono tutte egregore acquisite e/o create che, come una gabbia, contengono l’immaginario di Truman il quale, giocoforza, è occultamente costretto a replicare e, così, a perpetuare l’esistente. Tuttavia, ad un certo momento, per vicende, riflessione e arguzia, si trova ad unire i puntini in un modo estraneo e nuovo rispetto a quello acquisito, dato per scontato, vero, certo, mai discusso. Ne emergono nuove prospettive e interpretazioni che lo conducono a verifiche fino alla scoperta dell’egregora che era stata costruita intorno a lui per farne un intrattenimento. È il momento in cui il bompresso della barca buca il cielo, fittizio orizzonte della sua realtà. C’è silenzio assoluto. Nel momento in cui Truman, mimetizzata nel cielo disegnato, trova la porta per uscire dall’impalcatura scenografica, sente una voce venire dall’alto: 

      Truman. Parla. Ti ascolto. 

Si volta e guarda in su.

      Chi sei tu?

      Sono il creatore di uno show televisivo che esalta milioni di persone.

      E io chi sono? 

      Tu sei la star.

      Non c’era niente di vero?

      Tu eri vero, per questo era così bello guardarti [...] nel mio mondo tu non hai niente da temere. Tu hai paura per questo non puoi andare via. Ho seguito ogni istante della tua vita. Ho seguito quando sei nato. Ho seguito i tuoi primi passi, il tuo primo giorno di scuola, quando hai perso il tuo primo dentino. Come fai ad andartene? Il tuo posto è qui con me [...]. Truman, dì qualcosa.

Il risveglio di Truman esalta il pubblico, ignaro di vivere dentro un congenito pastone di egregore identico a quello che sta vedendo in tv.

      Caso mai non vi rivedessi, buon pomeriggio, buona sera e buona notte. [È la formula ritornello che si ripete lungo tutto il film, più di altro, identificativa di Truman. NdA].

 

Forma-pensiero

Se la realizzazione di un’egregora può essere una moda, la weltanshauung di un momento storico e quindi corrispondere a un dominio sociale, comunque più ampio dell’individuale, la forma-pensiero potrebbe avere come sinonimo il concetto di ossessione. Pulire tutto in casa o in macchina, impedire che un solo granello di sabbia passi dalla spiaggia al pavimento o al tappetino è un dovere dettato da una forma pensiero. Dedicarsi anima e corpo alla carriera, patendo eventuali insuccessi, è dimenarsi entro una forma-pensiero. Pensare che qualcuno sia responsabile dello stato in cui ci troviamo è una forma-pensiero che, tra l’altro, nega l’accesso alla creatività – che richiede libertà – alla soluzione del problema che, guarda a caso, corrisponde sempre ad una evoluzione esistenziale. A sua volta implicante l’accettazione della propria condizione, la forza per cambiarla, la dismissione dell’accusa.

 

Magia

La definizione del concetto comunemente impiegata è piuttosto raccapricciante rispetto al suo significato profondo che altro non è che potere. Per praticare il potere è necessario vedere le forze sottili o energetiche che agiscono nelle relazioni. Per esempio chi vede le ragioni di un fascino, quelle di un’offesa, di un’umiliazione, di un gesto d’amore può riconoscere diversi aspetti importanti della persona o persone che ne risentono o che li provocano e realizzano. Allora si constata la magia che tutto pervade, non a caso chiamata scienza suprema dai ricercatori dello stato esistenziale. 

L’accredito che diamo a un simbolo, a una persona, a un telegiornale, a un libro, a una visione comporta un seguito, le cui ragione sono energetiche, sottili, magiche.

La realizzazione di un miracolo ha carattere magico, che comporta la fuoriuscita dal cerchio di gesso – egregora e forma-pensiero – che subivamo e avevamo tracciato intorno a noi. Quella di un oracolo, di orientare la nostra attenzione-energia, affinché il rischio di realizzazione della predizione sia massimo.

 

Karma 

Ciò che ci colpisce negativamente e ciò che, al contrario, ci riempie di vanagloria lasciandoci pensare d’essere stati superiori, più furbi e forti, rappresenta ciò che viene detto karma in quanto, a causa della verità che tutto si muove, eventi di pari valori torneranno a essere notati e a colpire l’autore dell’atto e del pensiero che ci aveva offesi o esaltati. Un ciclo che andrà a ripetersi finché non avviene il pentimento per quanto fatto e l’assunzione di responsabilità per quanto ci è toccato subire. Senza tale evoluzione esistenziale il karma, cioè il male, permarrà nell’esistenza e seguiteremo a chiamarlo sfortuna.

 

Coscienza

Anche se la coscienza sembra essere e contenere tutto, essa non è che la superficie secolare di noi. Come il mare si increspa, monta e diviene burrascoso soltanto in superficie, così la coscienza. Dunque scambiandola per la verità da seguire e rispettare, si commette l’errore evolutivo che impedisce di constatare quanto quelle variazioni siano tanto arbitrarie quanto identiche a quelle di chiunque altro.

La realtà storica, presente soltanto nella coscienza, svanisce in caso di meditazione e l’importanza che le tributiamo scompare nel riconoscimento che si tratta di un nostro vezzo al quale tributiamo verità assoluta.

 

Accettazione

Accettazione non ha nulla a che vedere con la rinuncia alla lotta. Ha, invece, tutto a che vedere con la realizzazione del mantenimento del nostro migliore stato esistenziale. 

Nell’accettazione di quanto avviene nella vita, oltre alla benevolenza, ha spazio la gratitudine e perciò ciò che i cattolici chiamano provvidenza. All’opposto, privi delle consapevolezze necessarie all’accettazione la realtà è spesso arcigna, la montagna assassina e il pensiero pesante.

 

Resilienza

Resilienza allude al mantenimento dell’imperturbabilità del nostro migliore stato e quindi alla disponibilità della nostra migliore forza. Nella resilienza l’autoindulgenza, tipica volontà dell’io che ci spinge a desistere, non ha spazio. Per la realizzazione della resilienza tornano utili la meditazione e la contemplazione, due dimensioni che travalicano l’io.

 

 Lorenzo Merlo