domenica 19 aprile 2026

Visioni dall'altro mondo...

 


Carattere di una cultura ed eventuale messaggio nella bottiglia per un’altra.

 

Premessa

Scetticismo, incredulità, sarcasmo, offesa. È un po’questa la scaletta delle reazioni più frequenti da parte delle persone che si trovano a leggere o sentire alcune affermazioni e descrizioni della realtà ordinaria nelle quali si fa riferimento alla filosofia astraibile dalla fisica quantistica (Heisenberg, Fisica e filosofia) per narrarne le dinamiche.

Le repliche più puntuali di detto elenco sono offerte dagli scientisti, ovvero dalla moltitudine certa che soltanto quanto è scientificamente provato – la loro formula prediletta – non solo ha ragione d’essere considerata faccenda seria ma, ahimè, corrisponde alla sola, autentica, inequivocabile verità, faro luminoso in un oceano di risibilità, futile chiacchiericcio o colpevole pensiero degno di pena inquisitoria.

 

Tale schiatta di maggioranza, per sostenere la propria posizione, fa riferimento implicito o esplicito alla meccanica classica, che tratta e allude alla sola dimensione materiale del mondo e alla meccanica quantistica in senso stretto, cioè limitatamente alla dimensione atomica e sub atomica, cosiddetta infinitamente piccola. Escludendo perciò ogni sua mutuabilità nei confronti delle dinamiche umane sentimentali ed emozionali.

Con questa premessa si può configurare la sede simbolica della vulgata scientifica. Quella che di Popper (“Se lo scientismo è qualcosa, esso è la fede cieca e dogmatica nella scienza”. SimposioLogica della scoperta scientifica), di Feyerabend (Contro il metodo), di Gödel con i suoi Teoremi di incompletezza, ma anche di Heisenberg e di altri, se ne fa un baffo.

 

La sede

Si tratta di una sorta di geometrica cella, fornita di poca luce che vi accede da un elevato sguincio inferriato. Tutto ciò è un punto d’origine cognitivo che, è banale ma esplicativo assimilare alla sintesi platonica del Mito della caverna

Un loculo a pozzo, sul fondo del quale si forgia l’assolutismo della cultura razional-materialista-positivista, madre della genealogia scientista. Una stirpe che poggia se stessa sulla pedana della superiorità, dalla quale vive, pensa e guarda la realtà secondo i canoni imparati sul sussidiario e mai discussi, tanto da descriverla credendo innocentemente di essere nel solo giusto disponibile e di narrare un’ovvietà oggettiva. 

È da quel loculo che i reggimenti scientisti si organizzano e partono lancia in resta e petto in fuori ad esportare democrazia e a compiere gesta quotidiane di pari valore spirituale.

 

Interrogativi

Come reagiscono questi autopoietici detentori del vero quando sentono parlare di universi paralleli? Di magia? Di dinamiche quantistiche quali l’entanglement e il principio d’indeterminatezza (il duplice e contemporaneo stato di onda e materia) quando li impieghi in ambito macroscopico e relazionale umano riconoscendo, nel primo il legame sentimentale di natura energetico immateriale che mantiene l’unione delle parti e, nel secondo l’indeterminazione delle azioni e delle reazioni di un interlocutore? Della circolarità e della reversibilità del tempo rispettivamente riferibili alla ripetitività dei comportamenti umani e a ciò che avviene in certe emozioni e pensieri di pena e di trama, in il passato è stabile nel presente? O, come reagiscono quando si trovano al cospetto del, bene che vada, “impossibile” o “ciarlatanate”, nel caso più frequente, secondo il loro scientifico verdetto? 

E come, quando fai riferimento ai salti quantici per descrivere l’avvento di una nuova consapevolezza o – questo li fa imbufalire – gli fai presente che metafora e salto quantico, seppur con originaria semantica differente, in contesto umano, si prestano ad essere intercambiabili (in quanto entrambi comportano una nuova realtà)? 

E cosa dire quando, nel tentativo di esplicitare loro quanto c’è fuori dalla feritoia del loculo, fai presente che il mondo è una nostra creazione e che ogni descrizione della realtà è la descrizione di noi stessi, non esitano a concludere che sei un miserabile cialtrone? 

 

Solco mondo

Lo scientista può essere tanto scienziato quanto uomo comune. Il suo sguardo sul mondo è simile a quello del tiro di calessi e carrozze, per il quale i paraocchi sono un finimento necessario per escludere ogni distrazione. Ignari dell’accessorio che indossano, procedono ligi nel retto solco euclideo, nel quale incontrano e raccolgono solo i pensieri coerenti al dogma che, impropriamente, chiamano Scienza e che, propriamente, esclude loro la conoscenza di quanto gli scorre ai lati.

 

La cosmogonia cognitiva dello scientista impone un riduzionismo che sarebbe da definire crasso. Per lui la realtà e la verità emergono e corrispondono ad un grande meccanismo mosso in avanti da un tempo lineare e irreversibile. È un mondo popolato da oggetti materiali, separati tra loro dal vuoto. 

La loro incredulità, il loro sarcasmo, il loro scetticismo e i loro epiteti riversati agli infedeli è da loro stessi vissuto come obbligato, ovvio e comprensibile. Di quanto finora già detto – ben prima della filosofia astraibile dalla fisica quantistica, ultima arrivata sulla scena della conoscenza umana – da tutte le tradizioni sapienziali della terra, a loro non interessa. A loro interessa solo correre lungo il solco e tirare il calesse del buon senso scientista.

 

Per la ricerca del vero vantano una modalità infallibile. Almeno così dicono. Nei loro decorosi camici bianchi, guardano sempre fuori e mettono ciò che trovano e scompongono sul vetrino del microscopio. Di guardarsi dentro e trovare le identicità tra quanto vedevano formalmente differente e i simboli archetipici invece delle statistiche di dati, non se ne parla. Come automi programmati seguitano a spezzettare, a nominare e catalogare, certi sia quello il modo per accedere alla conoscenza.

 

Visioni dall’altro mondo

Purtroppo, buona parte delle occasioni in cui potrebbero fermarsi a prendere in considerazione altro da sé vengono sciupate. Questa volta non per loro responsabilità, ma proprio dai portatori di una concezione differente della realtà e delle sue dinamiche, nella quale, tra l’altro, il criterio meccanicista non è escluso ma semplicemente spodestato dal dominio assoluto e reso relativo, efficace e funzionale negli ambiti organizzativi e addestrativi. 

Infatti, non è insolito da parte di coloro che vorrebbero stimolarli a riconoscere una visione verso la conoscenza che non ha nulla a che vedere con il dominio dell’oggettività, l’impiego di un linguaggio deterministico e il tentativo di sfruttare il principio della dimostrazione. Quest’ultima è, infatti, un osso duro a morire anche in contesto esistenziale, anche in coloro che, a mio parere, dovrebbero prenderne le distanze. 

Sempre in costoro, spesso pare assente anche la consapevolezza del potere magico del linguaggio, quella sull’egocentricità che lo impregna e quella del dualismo che genera l’inganno del bene e del male.

A quello strutturato intorno al perno determinista, sarebbe da preferire quello capace di cavalcare il tappeto volante dall’evento (Heidegger, Contributi alla filosofia. [Dall’evento]) quantistico: la realtà avviene al cospetto dell’insorgenza del pensiero dell’osservatore, che sempre lo contiene.

 

Replicare e ricreare

Non solo. La nuova prospettiva non si raggiunge acquisendo dati, né comprendendo cognitivamente i concetti messi in campo. Elementi nominali e comprensione intellettuale fanno testo solo in contesti chiusi. Solo in questi è possibile la realizzazione di una stimolazione diretta e soddisfacente ottenuta a mezzo di un bel discorso razionale, eloquente e argomentato o anche solo con un gesto, come tra complici.

Per campi chiusi si intendono i consessi interpersonali governati da norme e semantica condivisa, tra persone di pari o simile grado di competenza specifica, nei quali sembra – ma è solo un’apparenza – di poter trasferire conoscenza sul cavallo della scuderia logico-razionale. Solo un’apparenza in quanto, di fatto, avviene soltanto un richiamo alla memoria del già noto o una ramificazione del discorso in essere o l’aggiunta di un tassello cognitivo, come è tipico per i saperi analitici, ma nessuna nuova consapevolezza esistenziale. Infatti, questa non richiede comprensione cognitiva ma ricreazione, affinché il nuovo stato possa incarnarsi e quindi esprimersi nel fare.

In contesti aperti, esistenziali, la semantica è individuale, quindi libera e, contemporaneamente, impotente per colmare la distanza siderale che non di rado si avverte tra interlocutori di concezioni estranee. Perciò, impiegando un linguaggio che si articola poggiando se stesso su un piano deterministico, dimostrativo, riduzionistico, ovvero quello eletto dallo scientista, ciò che più facilmente si realizza, non è la comunicazione ma l’equivoco, il conflitto, il reciproco arroccamento il cui culmine consiste nel consolidamento di se stessi al calduccio delle proprie idee. 

Se così non fosse, non solo saremmo saggi da millenni, ma potremmo insegnare a suonare il piano e a sciare con una spiegazione cognitiva o una dimostrazione pratica, far vivere il gusto della fragola in chi non lo conosce, far sentire il dolore che ci abita. Se così non fosse, il lume della ragione non ci avrebbe portati a vivere nel buio esistenziale in cui siamo immersi, sostanzialmente assuefatti alla bruttezza, compiacenti e di fatto complici ridenti per la meraviglia e le promesse dei cantori dell’intelligenza artificiale, per il drone domestico con cui mostrarsi, per esistere nel mondo virtuale e fare stragi in quello reale. 

Il lume è buono solo per questioni tecniche, organizzative, amministrative, non per l’evoluzione esistenziale, sentimentale, emozionale per il benessere e la salute individuale e sociale.

 

Cambiamento e apprendimento stanno in emozioni e interessi, non in manuali e decaloghi. Essi si incarnano in noi e ci fanno evolvere verso il nostro sé, a mezzo della ri-creazione, non della replicazione.

 

Che lingua parli?

Dunque, spesso, anche da parti di portatori di una cultura declinata diversamente da quella materialista in cui siamo nati e cresciuti, si assiste a proposte, formule e discorsi che, sebbene con intento di sublimazione dal conosciuto ordinario, si muovono anch’essi, nel pensiero e perciò nel linguaggio e nelle azioni, entro la gabbia dimostrativo-positivista, come bastasse capire e acquisire nozioni per compiere in sé il percorso verso la conoscenza, cioè il benessere la bellezza. 

Anche costoro, dunque, non dispongono della consapevolezza che l’esperienza non è trasmissibile, che la questione generale non è come discriminare definitivamente il vero dal falso, ma, invece, in quali contesti lo sono e in quali cessano di esserlo. Vedere le forze sottili che agiscono in noi, obbligando certe affermazioni e negandone altre è un aspetto della conoscenza che porta alla realizzazione della pazienza autentica, priva di tensione, cioè al rispetto, alla legittimazione alla presa di distanza dal proprio giudizio, ad osservare come chiunque reciti più parti sul palcoscenico dell’esistenza.

 

Il mancato aggiornamento del linguaggio è frequente e silente. Quello in corso comune, che può essere definito egoico, meccanicistico o gerarchico, in un certo senso è agli antipodi di quello lirico, estetico, rispettoso, relazionale, maièutico. Se al primo si possono connotare violenza, imposizione e giudizio, il secondo, si presta all’evocazione, alla vibrazione, all’emozione creativa. In sede del “se solo avessi fatto questo o quello”, del “bastava un po’ di buon senso”, del “devi”, predilige indicare un potenziale latente che, se raggiunto, sarà del tutto a carico dell’interessato, secondo i suoi, e non i nostri, tempi e le sue modalità. 

“Devi”, come se il rispetto dell’ordine, comportasse l’avvio di una catena di eventi pronti a mettersi in moto. Catena, per altro, vividamente presente nell’immaginario di chi pronuncia l’ordine. Ma questo è pensare meccanicisticamente, è vedere il mondo dal fondo del loculo, come detto, funzionale in contesto chiuso e addestrativo, ma mostruosamente inopportuno in ambito aperto, in cui sono infiniti gli elementi in gioco, sia entro noi stessi che nella relazione del momento.

E tralasciamo il “se solo avessi fatto questo o quello” e “bastava un po’ di buon senso”. Due campioni di buio cognitivo che, nonostante seguano evento accaduto a cui si riferiscono, vengono pronunciati come se l’errante avesse realmente avuto a disposizione la scelta in sede di quella che ha compiuto. La papera del portiere non è mai una papera, ma un evento spinto fuori nella realtà dalla stessa coniugazione di circostanze che avrebbe permesso la parata e a quella del tiro sbirolo dell’attaccante che finisce in rete. Lo sbaglio è solo secondo un canone e questo è autoreferenziale.

 

È un aggiornamento che comporta l’emancipazione dall’identificazione di sé stessi con le proprie idee, quindi da difendere e perciò, dal rullo compressore della determinazione e dell’acquisizione, essenza della concezione positivista-logico-razionale, adatto a ad addestrare invece che a far divenire uomini compiuti.

Se è vero che nella comunicazione l’equivoco è ordinario anche quando si crede d’essersi espressi nel migliore dei modi, tanto che si può quotidianamente rilevare l’impotenza della comunicazione logico-razionale, in ambito didattico, sia cognitivo sia psicomotorio, la questione assume un’importanza esistenziale per tutte le giovani persone nate già lirico-esteticamente orientate che, faticando nel cosiddetto apprendimento – ma meglio chiamarlo replicamento – sono destinate a raccogliere demeriti, ad essere escluse dalla cosiddetta logica meritocratica.

 

La divina blatta

Ma, tornando ai cavalli da tiro dello status quo in merito all’evoluzione esistenziale e necessariamente di tanto altro, fino all’educazione, alla politica e perciò alla cultura, va detto che il momento di un’evoluzione individuale avviene per sue dinamiche e aperture interne, magari per una provocazione esterna, tutt’altro che scientificamente degna, che scatena in noi un’emozione che ci impone visioni nuove.

 

Uno di questi messaggi nella bottiglia, gettati nell’oceano dell’esistenza da chissà chi e chissà quando, con scritto chissà che cosa, potrà far perdere all’integerrimo scientista il peso e la struttura dei dati che si porta addosso, con i quali si è identificato e, così, poter spiccare il salto per balzare fuori dalla cella, per fagli attraversare l’inferriata della feritoia sguincia.

Non su un manuale, non per merito di un guru, ma proprio in quella bottiglia incontrerà la formula adatta a lui, capace di fargli svelare l’infrastruttura in cui è nato e cresciuto senza mai vederla e constatare che tutto è magia. Un tutto in cui l’idea degli universi diversi non è più irritante e stupida, ma ovvia.

 

Allora, l’espressione universi paralleli non alluderà più ad una stratificazione a disposizione, ognuno dei quali in qualche modo simile e diverso da quello di casa, ognuno abitato, abbandonato e raggiunto da alcuni, ma a configurazioni del reale sempre, nel bene e nel male, funzionale a chi crede di osservarlo e di poterlo descrivere, mentre, in realtà, lo sta creando nel momento in cui lo pensa, e così facendo narrando se stesso, contraddizioni incluse. Sì, perché esse esistono soltanto entro l’artefatto mondo della logica, quella blatta, anch’essa dura a morire, che neppure uno spray al paradosso riesce a uccidere, che abitava con noi il buio loculo.


Lorenzo Merlo




sabato 18 aprile 2026

Crescita sociale e politica e crescita spirituale...



La crescita di una popolazione dotata di una forte spiritualità provocherebbe il collasso del sistema capitalistico, e il potere non avrebbe più armi per rendere schiavo il cittadino.

I maestri spirituali di ogni tempo spesso hanno avuto grandi ricchezze, ma in linea di massima erano e sono insensibili al concetto di ricchezza o povertà. Si fanno la galera piuttosto che aderire alle richieste del sistema. La persona priva di spiritualità aderirà sempre alle richieste del sistema con la scusa dei figli, del lavoro, della famiglia; una persona che vive in una dimensione spirituale piena sa che figli, famiglia, lavoro, e se stesso, sono solo mezzi per realizzare fini più elevati.
Mentre i potenti della terra sono spesso esperti di esoterismo, dotati quindi di un forte carisma. Una spiritualità negativa, nera, satanica direbbe qualcuno, ma comunque una spiritualità che li rende diversi dalla maggior parte delle persone. E’ noto che quasi tutti i presidenti degli USA sono stati e sono massoni.
La manipolazione spirituale rende impossibile alle masse la comprensione dei meccanismi dei principali avvenimenti della storia e della politica. La totale ignoranza o modificazione del significato del termine “spiritualità” rende impossibile capire perché avvengono certe guerre, perché si fanno determinate scelte economiche, e il motivo di alcuni accadimenti di natura politica.
Ad esempio non si può capire il conflitto con l’Islam senza prendere in considerazione la parte spirituale ed esoterica della questione. La manipolazione religiosa non può essere percepita facilmente perché occorre in primo luogo essere dotati di una visione spirituale della vita, e poi occorre analizzare molto bene il sistema dei mass media.
La maggior parte delle persone ha della religione un’immagine solo formale. Per rimanere in Italia, una parte dei cittadini si definisce cattolica o cristiana solo perché va a messa la domenica, e qualcuno vi si definisce solo perché ci va a Pasqua e Natale, e rispetta il principio del non uccidere e non rubare. Un’altra parte si vanta di essere atea e di non credere in nulla. Si può dire quindi che il 99 per cento delle persone non ha una vita spirituale e non sa neanche cosa essa sia. Ai propri figli quindi non insegna il significato della vita e della morte, perché non lo conosce lui stesso; non insegna a dare una lettura spirituale ai gesti quotidiani, perché non ne è capace e non sa neanche cosa significhi una cosa del genere.
La quasi totale assenza di valori spirituali nella vita quotidiana fa sì che non si percepisca il reale problema di fondo della politica, cioè che una società completamente priva di parametri spirituali nelle proprie scelte è destinata al fallimento.
In fondo, la crisi che è in atto e i disastri che stanno per arrivare sono unicamente il risultato della totale assenza di spiritualità nella cultura occidentale. Questo, secondo un disegno ben preciso da parte dell’élite dominante, il cui fine è trasformare le masse in una comunità di zombie.
Il risultato è altresì una schiera di intellettuali che hanno biblioteche di migliaia di volumi, che conoscono la letteratura, la storia, la filosofia, la psicologia, che conoscono complessi saggi di sociologia, che hanno letto Marx, Freud, Eco, ma che, se gli domandi “perché viviamo e moriamo?”, non sanno rispondere.
A cura di Paolo D’Arpini - (estrema sintesi da un saggio di Paolo Franceschetti)

venerdì 17 aprile 2026

La Natura aiuta se stessa...

 

Risultati immagini per il messaggio e le qualità psichiche delle piante bioregionalismo treia
Basterebbero circa 7 miliardi all’anno per sostenere la riconversione biologica di tutta l’agricoltura e la zootecnia italiana.
Mentre spendiamo oltre 100 miliardi all’anno di terapie per malattie degenerative collegabili in “Concausa aggravante a sinergia negativa moltiplicativa” ai numerosi residui chimici agricoli presenti negli alimenti e nelle acque potabili…
E almeno altri 10 miliardi all’anno a causa dei danni idrogeologici per alluvioni e dissesti, causati anche dall’uso di disseccanti “Agenti arancio”, concimi e pesticidi chimici che hanno distrutto l’humus dei terreni, i quali pertanto non trattengono più l’acqua a monte.
L’uso dei prodotti chimici di sintesi in agricoltura resta sempre e comunque pericoloso e i rischi derivanti dall’esposizione sussistono in ogni circostanza, per cui sempre e comunque prevale il diritto alla salute (Art 32 Cost.), all’ambiente salubre (Art. 9 Cost.) ed allo sfruttamento razionale dei suoli (Art. 44) e mai è possibile anteporre qualsiasi interesse economico, quando vi sia un danno arrecato all’interesse sociale (Art. 41, 42, 44 Cost.).
E dal momento che i più deboli rappresentano le principali vittime di patologie cronico degenerative, i Pesticidi che si accumulano nell’ambiente e nella catena alimentare violano anche l’Art. 3 della Costituzione, sul principio di uguaglianza e pari dignità.
Purtroppo, nonostante un referendum tenutosi nel 1992 sui residui di pesticidi, le norme di legge non prevedono il limite massimo ammesso della sommatoria dei diversi residui chimici di sintesi che si possono trovare negli alimenti, ma solo un limite per ogni singolo prodotto chimico.
Ciò espone i cittadini ad assorbire Cocktayls di residui chimici, la cui somma spesso supera di gran lunga quella dei limiti ammessi per ogni singola sostanza chimica pericolosa, i cui danni risultano molto più gravi per la “sinergia negativa di tipo moltiplicativo” scientificamente dimostrata, cui si somma l’interferenza endocrina anche a bassissime presenze.
Ciò ha indotto la comunità europea a definire, in leggi e Regolamenti i Pesticidi chimici impiegati in agricoltura “pericolosi per la salute”, chiedendone la sostituzione attraverso la coltivazione biologica a pagamento pubblico… per non continuare ad essere “avvelenati a norma di Legge”.
I dati statistici ARPA confermano che in un piatto misto mediamente ingeriamo da 8 a 13 residui chimici, ma talvolta si è arrivati a rilevarne oltre 30 …fino a 91!! (Lorenzin et al.)
Infine è assolutamente antiscientifica l’affermazione che le piante producono Pesticidi pericolosi come quelli chimici sintetici, a meno che non si tratti di OGM, organismi transgenici in cui sono stati inseriti pezzi del dna di batteri produttori di tossine, per fortuna in Italia vietati dalla coltivazione.
In realtà, la co-evoluzione di miliardi di anni dei vegetali con gli animali che se ne nutrono e con l’Uomo, molto ben selezionato ed adattato, ha fatto si che proprio le sostanze che le piante producono per difendersi dai parassiti siano preziosi antiossidanti e complessi enzimatici molto utili per la salute umana ed animale.

Prof. Giuseppe Altieri, Agroecologo
Risultati immagini per Giuseppe Altieri

P.S. Agroecologia, Unica via
Aempre la stessa storia… sono 50 anni che diciamo le stesse cose… e il sottoscritto è stato promotore del referendum contro i Pesticidi che ottenne un successo clamoroso 93,7% di voti contro i residui negli alimenti… ma poi arrivarono gli  ambientalisti … tutti belli seduti nei tavoli dove si vota a maggioranza e si decide il destino agricolo europeo , nazionale e regionale (Comitati di sorveglianza)… I pesticidi in Italia non dovrebbero essere più usati dal 2014, in quanto vige per tutti gli agricoltori l'obbligo di produzione integrata, basata sul principio "in primis non nuocere" … ovvero tutti gli agricoltori devono usare in forma obbligatoria e prioritaria le tecniche biologiche… e il pesticida deve essere autorizzato solo in casi eccezionali, una volta che le tecniche biologiche fossero risultate insufficienti, e mai a scopo preventivo ma solo in caso di superamento delle soglie economiche di danno da parte di malattie o insetti. (Vedi norme nazionali sulla produzione integrata).

Giuseppe Altieri

giovedì 16 aprile 2026

“Fuori l’Italia dalla NATO, fuori la NATO dall’Italia”!

 


Cinque questioni e una linea di sviluppo immediata:

1. Il Governo Meloni è servo e complice di USA, sionisti e NATO nella Terza guerra mondiale. La concessione delle basi sul territorio nazionale è il pilastro logistico della complicità del Governo Meloni per le operazioni militari USA-NATO. Tratto comune delle piazze è stata la denuncia di quanto l’Italia complice della guerra in atto in tutto il Medio Oriente attraverso la messa a disposizione di basi, armamenti e truppe. Ad esempio, la base USA di Sigonella, è uno dei principali hub mondiali per l’impiego di droni USA e della Nato, che ospita diverse tipologie di velivoli a pilotaggio remoto utilizzati per le operazioni di guerra USA. Tra il 19 e il 20 marzo la stampa di regime è stata costretta a riportare notizie diffuse nei giorni precedenti da giornalisti e siti indipendenti, come Antonio Mazzeo e Itamilradar, che confermano l’operatività e la centralità di questa base area per il supporto operativo ai bombardamenti contro la Repubblica Islamica dell’Iran. Così come per la Palestina e per l’Ucraina, l’Italia è pienamente coinvolta anche nell’attacco USA-NATO alla Repubblica Islamica dell’Iran.

2. Bisogna mettere “nel mirino” della mobilitazione popolare contro la terza Guerra mondiale le basi e installazioni Usa e Nato in Italia. La presenza di basi, caserme, radar, poligoni, antenne e depositi di munizioni disseminati nel nostro paese non è un fatto neutro né una semplice “collaborazione internazionale”: è una vera occupazione del territorio, che prosciuga risorse, devasta l’ambiente, militarizza interi territori e rende l’Italia una piattaforma di guerra al servizio degli interessi imperialisti. Per questo mobilitarsi contro le basi USA e NATO significa oggi lottare concretamente contro la guerra, contro il carovita, contro la repressione del dissenso e contro la trasformazione del nostro paese in bersaglio e complice delle scorribande militari di Washington e dei suoi alleati.

È in questo quadro che si colloca il dossier sulle installazioni USA-NATO in Italia, uno strumento che fornisce i numeri dell’occupazione del nostro paese e che si pone in continuità e in dialogo con il lavoro dei tanti organismi e singoli che lottano e mettono a disposizione della collettività quanto apprendono.

3. Nelle piazze del 4 aprile hanno preso parola anche lavoratori/trici. Sono stati diversi gli interventi di lavoratori/trici per denunciare il coinvolgimento dell’azienda in cui lavorano con gli affari sporchi dei guerrafondai. Siamo orgogliosi che le nostre mobilitazioni sono partecipate da lavoratori/trici e dovrà essere sempre di più così. Non bisogna lasciare la classe lavoratrice nelle mani dei guerrafondai, degli speculatori e delle istituzioni e autorità che ne eseguono le direttive. Sosteniamo gli operai in ogni posto di lavoro per costituire organismi capaci di rivendicare diritti e salari, difendere il posto di lavoro e lottare contro la Terza guerra mondiale. Gli operai che per primi si metteranno a farlo saranno di esempio come lo è stato il CALP di Genova per le mobilitazioni dello scorso autunno.

4. L’uscita dell’Italia dalla Nato e la conquista della sovranità nazionale sono obiettivi che possono essere raggiunti solo con la mobilitazione popolare. Solo la mobilitazione popolare può liberare l’Italia dalla Nato e dal protettorato Usa. La liberazione dalla Nato è un processo che va condotto con la mobilitazione popolare, con la lotta per l’attuazione dell’articolo 11 della Costituzione...Questa è la prospettiva che conferisce concretezza a ogni ragionamento, a ogni speranza e a ogni ambizione di uscire dalla Nato. La lotta per l’attuazione dell’articolo 11 della Costituzione è stato il punto di incontro delle centinaia di persone che sono scese in piazza il 4 aprile: dai comitati e organismi che lottano contro la guerra ai sindacati di base, dalle associazioni cattoliche a quelle palestinesi, da partiti e organizzazioni che si dicono comuniste a organismi territoriali e cittadini. L’applicazione sostanziale dell’articolo 11 della Costituzione implica e coincide con l’uscita dell’Italia dalla Nato. Fin dalla sua nascita (dicembre 2024), il Coordinamento Nazionale No Nato si richiama alla lotta per attuare l’articolo 11 della Costituzione. Un orizzonte di questo tipo richiede di mettere in campo dei passi e delle tappe (iniziative, campagne, ecc.) che puntano a indebolire la morsa con cui la NATO sottomette il nostro paese: ritiro dei contingenti italiani all’estero, tagli dei finanziamenti dell’industria bellica, applicazione della legislazione italiana ai militari stranieri in servizio in Italia, chiusura dei poligono militari, bonifica dei territori inquinati dalla basi militari, riconversione dell’industria bellica, desecretazione di tutti gli accordi militari segreti tra Italia e USA, riconoscimento come vittime di guerra di tutti i civili e militari morti a causa delle attività svolte nelle basi USA-NATO, smilitarizzazione di scuole e università, abolizione dei “decreti sicurezza” contro le libertà democratiche.

5. Continuare a essere  unitari per sviluppare la mobilitazione popolare contro la terza Guerra. La giornata di mobilitazione del 4 aprile ci conferma che dobbiamo continuare a favorire le operazioni comuni tra le tante diverse organizzazioni popolari, dobbiamo continuare a mettere in connessione le diverse realtà di lotta, mettere ogni organizzazione nella condizione di imparare a insegnare alle altre, sostenersi a vicenda. Nulla di nuovo: il nostro spirito unitario contrasta la concorrenza e il settarismo ancora persistenti tra le forze popolari che animano il più generale movimento contro la guerra. Ma dopo il 4 aprile 2026 lo diciamo più forti di prima: esistono molte differenze tra chi si è mobilitato durante questa giornata, ma possiamo lottare uniti contro il nemico comune: gli occupanti targati USA-UE-SIONISTI-NATO.

Da queste cinque questioni, una linea di sviluppo immediata.

Le piazze e le mobilitazioni del 25 aprile devono servire a liberarci davvero dalle forze occupanti di oggi!

Il 25 aprile 2026 scendiamo in piazza, mobilitiamoci, coordiniamo tutte le nostre forze. Facciamoci forti della necessità e della consapevolezza che oggi come 81 anni fa dobbiamo liberarci dall’occupante e che oggi gli occupanti sono gli USA, l’UE, i Sionisti, la NATO!

Nelle piazze del 25 aprile gridiamo tutti insieme: FUORI L’ITALIA DALLA NATO, FUORI LA NATO DALL’ITALIA!


Coordinamento Nazionale No Nato 





Per info e per aderire, attivarsi e costruire un nodo territoriale, scrivi: 𝒄𝒐𝒐𝒓𝒅𝒊𝒏𝒂𝒎𝒆𝒏𝒕𝒐𝒏𝒂𝒛𝒊𝒐𝒏𝒂𝒍𝒆𝒏𝒐𝒏𝒂𝒕𝒐@𝒑𝒓𝒐𝒕𝒐𝒏.𝒎𝒆

mercoledì 15 aprile 2026

Stop ai veleni nel piatto...

 


Mentre selezioni con cura i prodotti per la tua tavola, le attuali normative permettono che nel tuo piatto finisca un "cocktail invisibile" di sostanze chimiche.

Oggi la legge valuta ogni pesticida come se fosse isolato. Ma la realtà è diversa: su una singola mela possono trovarsi residui di 5, 8, fino a 10 o più molecole diverse.

È il cosiddetto multiresiduo, un rischio concreto: non sappiamo cosa accade al nostro organismo quando queste sostanze interagiscono tra loro ogni giorno.

Eppure i pericoli di queste sostanze li conosciamo bene. Un esempio su tutti? Il glifosato. Uno degli erbicidi più utilizzati al mondo.

Nonostante sia classificato come “probabilmente cancerogeno per gli esseri umani” dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro, nel 2023 l’UE ha rinnovato l’autorizzazione all’uso del glifosato per altri 10 anni.

Il problema non si ferma al nostro piatto. Quello che mangiamo viene da un ambiente che stiamo avvelenando.

I pesticidi stanno contribuendo al declino degli impollinatori: api, bombi e farfalle. Anche in piccole dosi compromettono il loro orientamento e il sistema immunitario. Senza impollinatori, un terzo del cibo che conosciamo non esisterebbe più.

Le api sono un indicatore. Se l'ambiente non è più sicuro per loro, non lo è nemmeno per noi.  E nonostante questo si vogliono rendere i controlli ancora più deboli. Significa una cosa sola: più profitti per le multinazionali, meno protezione per noi.

La pressione pubblica funziona. Negli ultimi anni ha già bloccato alcune sostanze pericolose in Europa. Può succedere ancora, ma solo se siamo in tanti.

Chiedi leggi che proteggano davvero la nostra salute e quella del pianeta.







martedì 14 aprile 2026

Tintura con le erbe - Laboratorio...



 TINTURA  con le ERBE

della flora mediterranea
e su varianti tintorie in altre culture


Maestro tintore   Emilio Ortu Lieto*

a Morrona di Terricciola (Pisa) sulle dolci colline pisane 

sabato 23 maggio 2026    ore 15,00-18,30
Passeggiata di RICONOSCIMENTO e raccolta delle ERBE TINTORIE
condotta da Silvia Zublena
Agronoma, con due lauree sulle piante da tintura, lavora presso l'Orto botanico di Pisa
 

domenica 24 maggio 2026   ore 9,00-18,00 con pausa pranzo vegetariano
Laboratorio di TINTURA naturale vegetale
condotto da Emilio Ortu Lieto

Si può frequentare anche la singola giornata ma si consiglia la partecipazione integrale

Ad ogni partecipante verrà regalato un foulard in seta tinto durante il laboratorio


Conosceremo le erbe tintorie della flora mediterranea.

Si potrà imparare a tingere con alcune delle piante tradizionalmente utilizzate per la tintura del cotone, della lana, della seta e del lino.

Il laboratorio è una vera iniziazione all'arte tintoria, sarete in grado successivamente di ripetere in autonomia i bagni di tintura naturale.

Si realizzerà, da portare a casa, una piccola cartella con schede dei campioni di filati tinti con le erbe utilizzate durante il laboratorio.

Utilizzeremo timbri e sistemi di tintura antica, tecnica rinascimentale indiana di tintura e stampa insieme. Prove di Shibori giapponese con l'indaco.
Si parlerà di varianti e curiosità transculturali in Asia e Africa.

 

 Programma del sabato
- Presentazione del gruppo
- Introduzione alle erbe tintorie

- Passeggiata di riconoscimento e raccolta delle piante

Programma della domenica
- Presentazione del laboratorio

- Riconoscimento delle piante tintorie
- Introduzione teorica alla tintura con le erbe
- Preparazione delle piante ed erbe per il decotto
- Tintura
- Pranzo vegetariano
- Tintura e compilazione schede riassuntive

- Varianti e tecniche indiane, asiatiche ed africane

 

emilio Ortu Lieto maestro tintoreEmilio Ortu Lieto
Laureato in Psicologia di comunità ed in Scenografia e Costume all'Accademia di Belle Arti di Venezia. Oltre ad un lavoro ventennale di scenografo e costumista teatrale, con registi, costumisti, coreografi, scenografi di fama nazionale ed internazionale, ha offerto il suo contributo come coordinatore di laboratori di tinture e di elaborazione e sperimentatore nel costume teatrale in sartorie private e teatri lirici e di produzione cinematografiche. Ha insegnato in varie scuole di teatro, in corsi di formazione professionale, fra cui quelli dell'ASC (associazione scenografi e costumisti italiani), all'Università, etc. Ha ideato e allestito varie mostre di costume teatrale e cinematografico, per le quali ha vinto alcuni premi. Ha studiato tinture naturali e tecniche di stampa in Gujarat, India, Marocco e Sardegna. Per maggiori info visitare www.perunteatroteatrale.com

 

Informazioni ed iscrizioni
Gianna 349.4248355
info@1virgola618.it
www.1virgola618.it