sabato 14 marzo 2026

Possibili richieste dell'Iran per la cessazione del conflitto...



L'Iran fissa il perimetro negoziale dopo il fallimento dell'”Epic Rage”. Teheran rifiuta il modello stop-and-go israeliano e punta a una soluzione strutturale del conflitto.

Teheran ha emesso, di fatto, una fattura politica agli Stati Uniti e a Israele. Riconoscimento dei diritti legittimi della Repubblica islamica, pagamento di indennizzi per i danni subiti, e un impegno internazionale vincolante contro future aggressioni. Tre condizioni. Nessun margine apparente di negoziazione sul perimetro.


Le possibili richieste dell'Iran:

Primo: Deferimento di Benjamin Netanyahu alla Corte Penale Internazionale.

Secondo: Ritiro dell'entità sionista dalla Striscia di Gaza e dalla Cisgiordania nonché dal Libano meridionale  e cancellazione del progetto Board of Peace di Donald Trump.

Terzo: Rimozione del blocco, rimozione delle sanzioni all'Iran e sblocco dei fondi congelati.

Quarto:  Riconoscimento del programma nucleare pacifico dell'Iran.

Quinto: Cessazione delle violazioni della sovranità libanese via terra, mare e aria da parte dell'entità sionista occupante e ritiro dai territori occupati in Siria.

Sesto: Risarcimento all'Iran per i danni subiti a causa di sanzioni, blocco e aggressioni ingiustificate e in violazione delle leggi del cielo e della terra.

Settimo: La revoca del blocco sullo Yemen, il pagamento dei necessari risarcimenti e il ritiro dalle aree occupate dall'Arabia Saudita e dagli Emirati Arabi Uniti.

Ottavo: La rimozione delle basi americane dai territori arabi.

Nono: Pubblica ammenda di Donald Trump e dell'amministrazione statunitense e del governo israeliano per aver preso di mira:
Ali Khamenei
Hassan Nasrallah
Hashem Safieddine
Ismail Haniyeh... ed altri.



Bressanone (BZ). L’ultimo bosco della Valle Isarco è stato abbattuto...



La  mattina del 6 marzo 2026, prima che la città si svegliasse, prima che qualcuno potesse vedere, documentare, protestare, le macchine erano già al lavoro. Un’efficienza degna di miglior causa. L’ultimo grande bosco golenale dell’intera Valle Isarco, con alberi alti fino a 40 metri, tronchi fino a 4,5 metri di circonferenza e un’età che raggiunge i 100 anni, stava già cadendo sotto le lame.

Il bosco ripariale di Bressanone – quanto resta degli ambienti originari lungo il fiume Isarco – era rimasto lì, quasi per miracolo, circondato su tre lati dalla zona industriale, custode di un mondo che altrove è già scomparso da decenni. Non era un posto qualsiasi: sulla sommità degli abeti ogni anno nidificavano dalle 9 alle 13 coppie di airone cenerino64 le specie di uccelli osservate in quest’area, di cui 29 nidificanti e 7 inserite nella Lista Rossa degli animali in pericolo. Sette specie di chirotteri. Tre specie di rettili che richiedono tutte una protezione rigorosa secondo la normativa comunitaria a causa della loro rarità e rischio di scomparsa.

Nel corso degli anni il bosco si era insomma rivelato un ecosistema complesso, con alberi caduti che offrivano microhabitat favorevoli alla vita di funghi, licheni e particolari insetti che vivono e si nutrono di legno morto – nutrimento degli uccelli insettivori, tra i quali il rarissimo picchio rosso minore.

E poi c’era il ruolo idrogeologico: la zona industriale a sud di Bressanone è già stata allagata nel 1966, e i tre ettari del bosco ripariale con prato garantivano uno sfogo per l’inondazione, raccogliendo le acque delle alluvioni e fungendo da naturalissimo sfogo per un fiume oggi pesantemente artificializzato. Un bosco simile, entro un contesto pesantemente antropizzato, non solo è un unicum prezioso, ma non è nemmeno facilmente sostituibile.

La storia di come si è arrivati a questa distruzione inizia nel 2019. Quest’area, composta da due ettari di foresta e 7000 metri quadri di prato, di proprietà della Vinzentinum e classificata come area di protezione delle acque e bosco ripariale, è stata ceduta alla Progress Holding AG. Tutte le parti coinvolte nella compravendita sapevano che l’area era destinata a uno scopo specifico e che doveva essere riclassificata per essere resa edificabile. Prezzo: 9 milioni di euro. Destinazione: capannoni industriali e parcheggi per produrre stampanti per calcestruzzo 3D. La Diocesi di Bolzano-Bressanone aveva venduto un habitat protetto a chi voleva distruggerlo.

Dal 2019 al 2026, una comunità intera ha provato a fermare questo scempio con ogni mezzo lecito. Petizioni firmate da oltre 4.000 persone. Catene umane lungo la pista ciclabile. Mozioni consiliari. Perizie naturalistiche. Ricorsi. Il Comune di Bressanone si è rifiutato di pubblicare e trasmettere la perizia sul bosco ripariale in riferimento a un’interpretazione molto discutibile delle disposizioni di legge. Lo studio – commissionato dal Comune stesso e costato quasi 10.000 euro di denaro pubblico – è rimasto secretato per oltre un anno, mentre le decisioni venivano già prese. La stessa Commissione provinciale per il territorio e il paesaggio, nella deliberazione approvata il 27 febbraio 2026 dalla Giunta provinciale, ha riconosciuto che il progetto non poteva essere valutato positivamente dal punto di vista paesaggistico, poiché il bosco ripariale costituisce un habitat protetto ai sensi della LP n. 6/2010 e della Nature Restoration Law europea. Poi, tuttavia, ha comunque approvato. La prevista parziale deforestazione è stata “venduta” come un buon compromesso tra tutela della natura e interessi economici: purtroppo, proprio la parte più preziosa dal punto di vista naturalistico, costituita da bosco golenale con imponenti pioppi neri, è risultata interessata. Le perizie naturalistiche che confermano il valore ecologico del bosco non sono state prese in considerazione durante il processo decisionale.

C’è un fatto che merita tuttavia di essere riconosciuto: la compensazione prevista – di circa 17.000 m² di terreno confinante con il biotopo Millander Au che andranno ad allargare sostanzialmente quest’ultimo – riguarderà superfici attualmente coltivate a frutteto e arativi riguarderà superfici attualmente coltivate a frutteto e arativi, utilizzate in passato come discarica di materiali edili. Sottrarre ettari di meleto alla monocoltura intensiva che ha già trasformato i fondovalle altoatesini in distese ordinate di piante spallierate sotto reti antigrandine, e restituirli alla natura, è qualcosa di inedito: forse la prima volta nella storia della Provincia Autonoma di Bolzano che una compensazione ambientale avviene a spese di un frutteto. Per questo, e solo per questo, diciamo “bene”. Ma sia chiaro: si compensano i metri quadri, non gli ecosistemiI 17.000 m² di nuova natura futura non valgono i 9000 m² di bosco centenario e i 7000 m² di prato che da questa mattina non esistono più. Non si compensa un albero di cent’anni con un appezzamento da rinaturalizzare. Non si compensano le colonie di aironi, i chirotteri nelle cavità, il picchio rosso minore. Ragionare sul lungo periodo è giusto – ma bisogna avere la lucidità di riconoscere che ciò che è andato oggi non tornerà in nessun orizzonte temporale che ci riguardi.

In tutto questo, Progress Holding AG aveva alternative? La risposta è, ovviamente, sì. Avrebbe potuto scegliere un’altra localizzazione. Avrebbe potuto comunque compensare l’inevitabile consumo di suolo. Avrebbe potuto scegliere di non abbattere in periodo di nidificazione (la normativa provinciale fissa l’inizio del periodo di tutela già dalla fine di febbraio: l’abbattimento è iniziato nei primi giorni di marzo). Avrebbe potuto, in una parola, fare le cose diversamente. Non lo ha fatto. E gli enti locali – Comune e Provincia – si sono rivelati succubi di sé stessi, delle proprie legislazioni evidentemente imperfette o comunque facilmente scavalcabili.

Pretendere collettivamente una responsabilità imprenditoriale vera è un compito che come sempre rimane nelle mani di cittadine e cittadine: una responsabilità che non è quella proclamata nelle relazioni di sostenibilità aziendale, ma quella che si misura nelle scelte concrete, nella capacità di rinunciare a qualcosa quando quel qualcosa appartiene a tuttiTocca a noi chiederla – alle associazioni, ai cittadini, all’opinione pubblica – dato che chi avrebbe dovuto farlo per mandato istituzionale ha preferito diversamente.

Sia a livello comunale che provinciale si sottolinea costantemente come la sostenibilità ecologica sia una priorità fondamentale. Le istituzioni altoatesine si presentano al mondo come custodi delle Alpi, dell’ambiente, della biodiversità. Bressanone nel 2012 ha persino ricevuto il premio Euregio per l’ambiente.

Quelle parole sono cadute insieme agli alberi. Una parte preziosa di Bressanone è scomparsa per sempre. Le associazioni ambientaliste invece, rimangono: e non si fermeranno ai soli comunicati.

WWF Trentino Alto Adige/ Südtirol



venerdì 13 marzo 2026

Siamo nati a nostra insaputa...

 



 
La solitudine è un passaggio inevitabile per incontrare se stessi, in genere succede e non è cercata. In inglese ci sono due termini diversi lonely e alone per indicare il primo una solitudine di separazione il secondo lo stare con se stessi.
 
I pregiudizi sono i più grandi nemici con le chiusure mentali e i pensieri limitanti. Einstein diceva che è più facile scindere l’atomo che estirpare un pregiudizio. Infatti mentre il saggio combatte con il proprio ego l’ignorante combatte con quello degli altri.
 
La cultura, si sa, costa anche fatica, mentre l’ignoranza è gratuita,  ecco perchè è cosi diffusa.
 
Le invasioni dei barbari, essendo oggi improbabili, la Natura vi supplisce con le invasioni interne e legali: i Vandali sono all’Edilizia, Attila dirige la riforma agraria, i Goti aspettano di andare al potere. Tutti mirano a distruggere qualcosa perchè il barbaro, sempre stupido e impaziente, vuole muoversi e fare, altrimenti si annoia...
 
Messaggio divulgato da Ferdinando Renzetti 



giovedì 12 marzo 2026

Gerusalemme, 20 aprile 2026 - Cerimonia Commemorativa Congiunta Israeliano-Palestinese...

 

Nonostante il clima di forte tensione e incertezza in Asia occidentale, le organizzazioni Combatants for Peace e Parents Circle – Families Forum confermano lo svolgimento della 21ª Joint Memorial Ceremony, in programma il 20 aprile 2026 alle 20:30 (ora di Gerusalemme), 19:30 in Italia.

“La Joint Memorial Ceremony – organizzata da Combatants for Peace e dal Parents Circle Families Forum – è il più grande evento per la pace organizzato congiuntamente da israelianə e palestinesi nella storia. Offre un’opportunità unica a israelianə e palestinesi di piangere insieme e di restare unitə nel chiedere con forza la fine dell’occupazione e della violenza.

La cerimonia si svolge ogni anno alla vigilia di Yom Hazikaron (Giorno della Memoria israeliano). Nella cultura dominante israeliana, le cerimonie che più spesso vengono organizzate per onorare questa giornata tendono a rafforzare narrazioni culturali di dolore, vittimismo e mancanza di speranza. La Cerimonia commemorativa congiunta trasforma questa narrazione portando palestinesi alla commemorazione insieme a israelianə, per piangere fianco a fianco e mostrare un’altra possibile strada per il futuro.” (dal sito di Combatants for Peace).

La prima edizione della cerimonia, 21 anni fa, coinvolse circa 70 partecipanti; negli anni l’evento è cresciuto fino a riunire centinaia di persone in presenza e, grazie alla trasmissione online, centinaia di migliaia di persone in tutto il mondo.

Anche in Italia sarà possibile organizzare proiezioni pubbliche della cerimonia nelle proprie comunità. I gruppi interessati possono registrare l’iniziativa compilando il modulo online:  https://form.jotform.com/260682937554064



Fonte: https://www.pressenza.com/it/2026/03/il-20-aprile-la-21a-joint-memorial-ceremony-di-combatants-for-peace-e-parents-circle/

mercoledì 11 marzo 2026

Le religioni sono forme pensiero utili al controllo sociale… solo l’auto-consapevolezza ecologica è vera spiritualità!

 


“Non esiste cosa nascosta che non sia manifesta”. (Detto Popolare)

Scriveva Bernardino del Boca: “Il messaggio divino d’amore e di fratellanza di Gesù Cristo, la filosofia del Buddha, la saggezza di Socrate, l’umiltà di Leonardo da Vinci, l’esempio dei santi, dei saggi e dei pensatori di tutte le epoche, non rappresentano la cultura. Sono come le stelle in cielo, luminose e lontane, spesso dimenticate. L’uomo dimentica di contemplare il cielo come dimentica di ascoltare la voce della saggezza”.

Il cristianesimo è nato come filosofia pacifista e “porgi l’altra guancia” ed “ama il prossimo tuo come te stesso” sono i detti principali del Vangelo di Gesù. La nonviolenza di Gandhi nasce egualmente da una profonda fede verso la considerazione che tutti siamo parte della stessa esistenza, uomini piante ed animali.

Contemporaneamente, nel rispetto dei vari elementi del creato, permane la coscienza che la terra, l’acqua, l’aria, etc. sono beni comuni che non debbono essere alienati all’uomo ed agli altri animali. Forse come non mai oggi sento che la attuazione di una proposizione ecologista profonda, disgiunta dal credo religioso, sarebbe oltremodo necessaria per garantire la continuità della civiltà umana.. per non parlare della sua sopravvivenza “bruta” (anche in considerazione dell’alienazione sempre più forte con i cicli naturali e l’avvelenamento dell’habitat).

La specie umana è in continua evoluzione e così dovremmo poter prendere coscienza che il nostro vivere si svolge in un contesto inscindibile. Di fatto è così… solo che dobbiamo capirlo e viverlo, prima a livello personale e poi a livello di comunità. Ognuno può e deve “comprendere” la necessità di riequilibrare il suo stile di vita non sentendosi però obbligato da una ideologia o da una spinta etica, la maturazione deve avvenire per auto-consapevolezza ecologica e fisiologica.

Capisco che questa condizione esistenziale richiede una maturazione individuale ed un riavvicinamento alla propria natura originale che non può essere il risultato di una “scelta” o di un “credo” … La vita al momento opportuno e con i modi che gli sono consoni  condurrà l’uomo verso la sua natura originale..

Questo ritorno, questa coscienza di Sé  nell’Esistenza universale, non è una esperienza particolare, non ha bisogno di nomi o di attributi, è semplice Riconoscersi in Ciò che è…

Paolo D’Arpini

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I punti chiave del pensiero di  Paolo D'Arpini: 

La vera spiritualità non risiede nelle dottrine organizzate o nelle ideologie, che egli considera "forme pensiero" create per il condizionamento sociale e il controllo delle masse. Al contrario, egli promuove una visione basata sull'auto-consapevolezza ecologica e sul senso di appartenenza alla natura.

Critica alle religioni/ideologie: Le ritiene strutture intellettuali o dogmatiche che separano l'uomo dalla propria essenza e dalla natura, funzionali a mantenere un ordine sociale gerarchico.

Auto-consapevolezza ecologica: È definita come la comprensione profonda di essere parte integrante dell'esistente, superando l'ego individuale (spiritualità laica).

Bioregionalismo: Il ritorno a una dimensione locale, vivendo in armonia con la "bioregione" (il territorio in cui si vive), riconoscendone l'anima e il senso di identità.

"Vivere senza dire io": Un approccio interiore che mira a spogliare l'individuo dalle costruzioni mentali dell'ego, per favorire una connessione autentica con il tutto.

In sintesi, per Paolo D'Arpini, la vera spiritualità è naturale, laica e legata alla terra, opposta a qualsiasi imposizione dogmatica o ideologica.

martedì 10 marzo 2026

ilmondotuttoattaccato



Solo l’inchiostro cavalca il mio spirito, mi muovo lento e a fatica nel bosco di linguaggio con il falcetto raccolgo lettere e parole che ammucchio sui fogli bianchi di quaderno, in lontananza intravedo un gran cespuglio di traiettorie indissolubili che deviano il flusso di coscienza di alberi di canto immaginari, immersi nel paesaggio sonoro, sfondo dipinto del mondo circostante dove il vecchio fiume scorre ancora nel pesante baule di una lumaca almeno per questa sera, viaggio nel suono della notte aprendo la via al suono interiore dei sogni e dei colori nella continua ascesa verso la libertà dalla materia. consapevole attenzione guida la riscoperta della memoria dove i pensieri restano immobili in istanti senza tempo: natura e spirito, spirito e natura danzano insieme, gloria allo spirito gloria alla natura. la nave salpa e attracca in un’altra porto e un nuovo nome soppianta il precedente; nella valle del pensiero ho perso il bando della matassa e ora restiamo un po in silenzio per accedere all’incirca. l’ingresso è dopo il bar… lo stiamo ancora cercando passeggiando per erbe selvatiche nelle campagne di guastamerolaBocconottoAranceMostocotto
 
quando lascio la città percorro un paio di lunghe gallerie lungo la via nuova che lascio dopo un po per la via vecchia che scende giù tra le curve verso il fiume e il ponte antico. in alto vedo il viadotto della via moderna dove la vita scorre veloce, risalgo ancora tra curve sull’asfalto grigio e scuro terre colorate querce siepi rospi e faune selvatiche un tempo, in lontananza dopo il passo in uscita intercedo la grande sagoma bianca della maiella montagna madre e approdo al paesello che bello che bello quattro case di mattoni stanchiforati e intonaci sgualciti e la bella grande piazza dove spendo la maggior parte del mio tempo progettando ilmondotuttoattaccato
CasoComune: al mercato coperto di non si sa dove e non si sa bene quando Corso Pratico nel quale a partire da momenti laboratoriali ed uscite in natura non si farà assolutamente nulla.
 
La generosità come un fiore diffonde bellezza ovunque… il bianco prima pagina sulla quale iniziare a scrivere una storia che non finisce mai di finire nel vuoto… rigenerazione che accoglie e abbraccia…

Ferdinando Renzetti



domenica 8 marzo 2026

4 aprile 2026, 77° anniversario della fondazione della NATO!

 


Il 6 marzo u.s. si è riunita l’assemblea plenaria del Coordinamento Nazionale No Nato per discutere del lancio del 4 aprile 2026 come giornata di mobilitazione nazionale contro le basi USA e NATO in Italia. I partecipanti hanno condiviso riflessioni e proposte rispetto alla fase attuale, caratterizzata da un più marcato allargamento della Terza guerra mondiale in cui il nostro Paese è sempre più coinvolto. La guerra infatti parte anche da qui: droni e aerei a sostegno dell’aggressione criminale di USA e sionisti contro la Repubblica Islamica dell’Iran partono da Sigonella e sono orientati dal MUOS e dalle antenne NRTF di Niscemi, munizioni e mezzi militari vengono mobilitati da Camp Darby. 

In generale, c’è uno stato d’allerta su tutte le più importanti basi militari USA e NATO in Italia. Da Taranto è partito un contingente di marinai a bordo di una fregata militare “a difesa di Cipro”, quindi delle basi del Regno Unito e israeliane presenti sull’isola, e in generale il governo Meloni intende “difendere” le basi USA presenti in alcuni paesi dell’Asia Occidentale, basi che servono per l’aggressione alla Repubblica Islamica dell’Iran. Le basi USA e NATO in Italia sono l’emblema della sottomissione del nostro Paese agli imperialisti USA e allo stesso tempo lo strumento attraverso cui è possibile il coinvolgimento diretto del nostro Paese alla guerra mondiale in corso.

La mobilitazione nazionale del 4 aprile 2026, che sarà caratterizzata da iniziative locali (regionali dove possibile, oppure cittadine) di fronte alle installazioni militari USA e NATO o in luoghi simbolo del protettorato USA del nostro paese, vuole inserirsi nel percorso di mobilitazioni che dall’inizio dell’anno stanno attraversando e attraverseranno il paese: lo sciopero dei lavoratori portuali del Mediterraneo, promosso lo scorso 6 febbraio dall’USB in Italia e da un insieme di realtà sindacali di Grecia, Marocco, Paesi Baschi e Turchia; le assemblee nazionali promosse dal Coordinamento Nazionale No Nato il 31 gennaio a Milano e il 21 febbraio a Napoli; l’incontro Per realizzare un sogno comune promosso dall’area di Infoaut, che si è tenuto il 21-22 febbraio a Livorno; la giornata di mobilitazione studentesca del 5 marzo, contestualmente allo sciopero studentesco in Germania contro la coscrizione obbligatoria e le politiche di riarmo; la manifestazione nazionale a Roma del 14 marzo contro il governo Meloni e per il No sociale al referendum del 22-23 marzo; la mobilitazione a Trieste del prossimo 17 marzo, contro il progetto IMEC e il tentativo di rendere il porto di Trieste scalo militare per la NATO e i sionisti d’Israele; la mobilitazione nazionale del 28 marzo “Together” contro il governo Meloni promossa dall’area Stop Rearm Italia, appuntamento lanciato a seguito dell’assemblea “No Kings” del 24-25 gennaio scorso, per la quale il Coordinamento Nazionale No Nato costruirà uno spezzone in sinergia e combinazione con altre forze, reti, coordinamenti che vogliono condividere e portare in quella manifestazione la parola d’ordine della chiusura delle basi USA e NATO in Italia; i preparativi per la partenza della nuova Flotilla in primavera.

Ognuno di questi appuntamenti deve rafforzarsi l’un l’altro e favorire la convergenza, il coordinamento e il rafforzamento degli organismi che lottano per fermare la Terza guerra mondiale e i suoi promotori, gli imperialisti USA e NATO. La guerra mondiale coinvolge ogni giorno sempre più settori della società. Non è vero che non c’è sensibilità verso questo tema: quello che manca sono i riferimenti organizzativi che promuovono una politica unitaria di lotta e mobilitazione e raccolgano ogni persona di buona volontà e preoccupata per la situazione in cui versa il paese e il mondo. Mobilitiamoci quindi. Facciamo del 4 aprile una giornata di mobilitazione e lotta per la chiusura della basi USA e NATO in Italia. Ogni territorio con i suoi organismi definirà i propri obiettivi, alla luce delle proprie forze e necessità.

Le iniziative già fissate sono:

- Ghedi (BS), 4 aprile, mobilitazione ai cancelli dell’aeroporto militare (riunione organizzativa on line il 12.03, per info scrivere a coordinamentonazionalenonato@proton.me)

- Bologna, 4 aprile, presidio presso il giardino dei Pioppi, ore 16.00, nel quartiere di Borgo Panigale, zona residenziale in cui passa il NIPS, l’oleodotto della NATO che rifornisce i principali aeroporti militari del nord Italia;

- Roma, riunione martedì 10 aprile alle ore 21.00 in via Calpurnio Fiamma 136;

- Napoli, assemblea pubblica prevista per il 20 marzo (luogo e orario da definire) per costruire il corteo regionale del 4 aprile.

Altre iniziative e mobilitazioni sono in corso di definizione. Chiediamo ad ogni organismo che vuole aderire e partecipare alla giornata di mobilitazione, anche organizzando un semplice flash mob o banchetto informativo, di scrivere e segnalare l’iniziativa a coordinamentonazionalenonato@proton.me.



Nessuna base arma e soldato per le guerre di USA, sionisti e UE!

Fuori le basi USA e NATO dall’Italia, fuori l’Italia dalla NATO!