sabato 6 giugno 2026

Tutto è sempre presente nel Tutto...

 


venerdì 5 giugno 2026

Ecologia della mente. I cinque elementi e le forme pensiero...

 

giovedì 4 giugno 2026

Ricorso di Michele Boato per l'ammissione nel consiglio della Municipalità Mestre Carpenedo...

 

Alla Commissione elettorale presso il Tribunale di Venezia e alla Segreteria Generale del Comune di Venezia

Mestre-Venezia, 4 giugno 2026

RICORSO CONTRO LA MIA ESCLUSIONE DAL CONSIGLIO DI MUNICIPALITA’ MESTRE CARPENEDO

Il sottoscritto Michele Boato, candidato presidente della Municipalità di Mestre-Carpenedo per le liste ABC-Ambiente Bene Comune e Tutta la città insieme,

ricorre contro la propria esclusione dal Consiglio di Municipalità di Mestre-Carpenedo 2026, per i seguenti motivi:


1.       Il sottoscritto non risulta eletto pur avendo ottenuto, come candidato presidente, 1335 voti, pari al 3,72% dei voti espressi, di molto superiori  ai 1.189 voti ottenuti dalla lista Movimento 5 Stelle (3,41%) il cui candidato Pellizzaro (105 preferenze personali) risulta invece eletto.

2.    La mia situazione è la stessa della candidata presidente Anna Forte, sostenuta da più liste. Ma nel suo caso si valuta la somma dei voti da lei ottenuti come candidata di sei liste, invece nel mio caso, probabilmente, si farebbe riferimento ai soli voti ottenuti da una sola delle due liste da cui sono stato candidato.  Si applicano cioè due metodi diversi per situazioni identiche.

3.    La mia situazione è ugualmente analoga a quella del candidato presidente alla Municipalità del Lido (18 consiglieri)  Michele Ghezzo che risulta eletto con la mia stessa percentuale del 3,72% (e 332 voti).

 

Ritengo quindi evidente che la mia esclusione non possa essere in alcun modo sostenuta da qualsivoglia interpretazione del metodo D’hont.

Chiedo perciò l’immediata rettifica del verbale prima che sia reso pubblico, con gravissimo danno per la mia immagine.


Michele Boato, candidato presidente della Municipalità di Mestre-Carpenedo per le liste ABC-Ambiente Bene Comune e Tutta la città insieme.






Ricorso spedito  da micheleboato@pec.it   il   4 giugno 2026

 

mercoledì 3 giugno 2026

Specie umana: principale causa dell'inquinamento globale...


Alcuni dicono che è colpa dell'industria automobilistica, di quella delle armi, delle centrali atomiche, della produzione elettrica non sostenibile, etc.... Ma non solo queste sono le ragioni dell'avvelenamento del pianeta Terra.  In verità la maggiore fonte di inquinamento globale è causato dall'allevamento industriale... Per produrre l'enorme massa di "carne" che entra nei nostri intestini viziati....

Si stima che oltre due miliardi di bovini siano allevati nei cinque continenti, a cui vanno aggiunti gli allevamenti intensivi di numerosi  miliardi di suini, ovini, caprini, pennuti, etc.  Ed i costi del surriscaldamento globale  pesano sempre più sull’ambiente.  Per invertire la rotta verso l’autodistruzione occorre  impostare politiche capaci di abbattere da subito gli agenti inquinanti immessi nell’atmosfera, nelle acque e sui terreni. 

A questo punto è importante che si ragioni su quel che stiamo facendo e questo include anche una seria riflessione sulla nostra alimentazione.

Secondo i dati delle Nazioni Unite la produzione di carne è una delle fonti principali di inquinamento. Di conseguenza bisogna modificare la dieta quotidiana  e bisogna che i governi si accordino per interrompere la produzione di cibi «inquinanti», ivi comprese le grandi piantagioni di foraggio e di cereali per uso animale ed umano, il tutto impestato da diserbanti, concimi chimici, antiparassitari, per non parlare delle coltivazioni OGM… queste ultime un vero pericolo per la vita vegetale (e di conseguenza animale) sul pianeta.

Secondo  stime recenti l’allevamento degli animali in batteria  produce addirittura oltre  la metà di tutti i gas serra che l’umanità immette ogni anno nell’atmosfera… Questo considerando le emissioni di CO2 legate alla filiera alimentare dell’allevamento (refrigerazione con perdite di CFC, trattamento, cottura), e tenendo in conto  non solo della deforestazione annua, per fare posto ai pascoli e alle colture da mangime, ma anche la deforestazione complessiva e le monoculture 

A  questi dati va aggiunto l'inquinamento massiccio dei mari e dei laghi  dovuto alle "coltivazioni" di pesce in riserve costiere e conseguente avvelenamento da farmaci e antibiotici immessi continuamente nelle acque, nonché dalla continua immissione di sostanze venefiche proveniente da fiumi e piogge acide. Per non parlare di plastiche, residuati bellici e ceneri atomiche...

Paolo D'Arpini  - Rete Bioregionale Italiana




Positivo e negativo... Nulla è nascosto!



…sì, è così, e sempre più chiaro diventa. Vedo come quell’azione “subdola”, quel deturpamento dello spirito nobile, quel sinistro yin, tende a travolgere l’intelligenza e l’azione positiva, a volte autoreferenziale e non disponibile al dialogo  con lo yang,  la forza creatrice. 

Ecco, la  forza oscura, l’altra parte della luce, si muove con estrema sottigliezza e subdolamente, ha un andamento mellifluo, si maschera da giustizia e da progresso.

E’ la finanza amorfa che si oppone all’economia imprenditoriale, è l’astrazione e l’ideologia speculativa che trascina la concretezza e la capacità di risposta diretta in una diatriba di parole.

E’ il femminismo osceno che porta in evidenza il corpo, cancellando allo stesso tempo la natura divina e prolifica del corpo, rendendo il corpo un campo del vizio e della trasgressione.

E’ l’esuberanza religiosa di un pontefice che esibisce la compassione, si inchina davanti all’ignobile,  giustificandolo.

E’ la politica delle promesse mai mantenute tanto per conquistare un posto di comando, senza considerazione per il bene comune. 

Quante cose ho visto ma non posso raccontarle tutte assieme, né voglio, per non cadere nella trappola della “ragione”, nel meccanismo del “bene e del male”, nella direzione e separazione del “destra e sinistra”.

Lascio le cose così appena accennate…

Paolo D’Arpini - Rete Bioregionale Italiana

Risultati immagini per paolo d'arpini

La complementarietà porta all'equilibrio, alla visione chiara dei due aspetti, allo spirito e alla materia, al buio e alla luce, al moto e all’inerzia, nella comprensione che siamo tutti uniti, e “dolore e piacere sono le creste e gli avvallamenti nell’oceano della beatitudine. In profondità c’è la pienezza assoluta” (Nisargadatta Maharaj) 


lunedì 1 giugno 2026

A qualcuno piace "nucleare"...

 



Giorgia Meloni ha annunciato la prossima proposta di legge per un ritorno al nucleare civile in Italia.

In sé non è una novità: è parecchio tempo che si assiste a una campagna di propaganda a favore del ritorno al nucleare civile: campagna basata sulla bellezza e efficienza delle nuove centrali (più piccole e più sicure), sulle rassicurazioni riguardo allo stoccaggio delle scorie, sulla necessità di aumentare la produzione di energia.

La verità è che un serio dibattito sul tema dell’energia è assente dalla pubblica piazza. Come direbbero in coro tutti i movimenti ecologisti: businness as usual, ciò che conta è fare soldi.

Il sistema di produzione e distribuzione dell’energia è basato sul concetto che l’energia sia un bene da vendere; l’energia in sé e i metodi per produrla; la sostanziale sopravvivenza delle fonti fossili, nonostante tutti i conclamati “effetti collaterali” (CO2, malattie, inquinamento di terreni e falde acquifere ecc.), è dovuta al tremendo businness che c’è intorno alla medesima: estrazione, trasporto, trasformazione, consumo e smaltimento: tutte attività altamente lucrative e, in gran parte, nelle mani delle lobbies finaziarie. Questo circuito malefico produce ricchezza per ogni attore del medesimo. Per questo il sistema si basa su centri di produzione e su un sistema di distribuzione: che il produttore sia fossile, nucleare o perfino centrali elettriche basate su fonti rinnovabili (grandi estensioni fotovoltaiche o parchi eolici giganteschi perfino off shore) non cambia la visione: l’obiettivo è vendere. E in questa visione vediamo cascare perfino amici che si definiscono “ecologisti”.

Le cose sarebbero diverse se cominciassimo a considerare l’energia come un bene comune collegato con il bene comune più grande che abbiamo a disposizione: il pianeta. E, conseguentemente, considerare che il pianeta ha risorse limitate e che, come attestano ogni anno gli studi dell’Overshoot Day, noi ne stiamo abusando.

Se consideriamo l’energia e la sua produzione come bene comune la prima cosa da fare sarebbe curarne l’efficienza: le reti elettriche hanno un livello di dispersione variabile che può superare il 10% e che è proporzionale alla distanza percorsa. Le reti elettriche sono state utili a portare, molti anni fa, la corrente elettrica in ogni casa; sono ancora utili per portare grandi quantità a una fabbrica energivora. Ma la tecnologia attuale consente perfettamente a tutti gli edifici pubblici di essere trasformati in una casa passiva, cioè in un edificio che produce l’energia che consuma; a Bolzano, per esempio,  l’hanno fatto molti anni fa, perché altrove no?

Perché nel fare una casa passiva non si compra più energia da nessuno, finisce l’affare Il famoso criticatissimo superbonus ma molto di più la Legge sulle Comunità Energetiche sono stati tentativi di andare nella direzione del bene comune. Ma della legge sulle Comunità Energetiche non si parla e già alcune holding di profitto stanno provando a vedere se si può lucrare anche lì e stravolgere l’idea che il risparmio, la localizzazione e la condivisione siano la soluzione al problema.

Alla politica bisognerebbe chiedere di pensare, finanziare ed implementare sistemi di liberazione dell’energia dal profitto, cominciando da tutto quello che si può fare direttamente con le proprietà dello Stato. Sarebbe un investimento che, tra l’altro, comporterebbe nel giro di poco tempo un guadagno da parte delle amministrazioni locali e nazionali, così come possono testimoniare coloro che l’hanno fatto, sia nel pubblico che nel privato. Una questione pratica di buon senso.

Ma, come al solito, il tema di fondo è che dovremmo cambiare paradigma e prospettiva e mettere al centro il Bene Comune, l’Essere Umano e la sua casetta blu, velata dalle nubi.

Olivier Turquet


(*) ripreso da www.pressenza.com

domenica 31 maggio 2026

La cosidetta "intelligenza artificiale" incombe...


Un articolo del sociologo, ex vice-Presidente dell’ONU, ed ex-europarlamentare Pino Arlacchi apparso sul sito dell’Antidiplomatico il 29 maggio scorso (e ripreso dal Fatto Quotidiano del 27 maggio) ci permette di impostare una discussione su come l’introduzione e lo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale viene gestita in Occidente (in particolare negli USA) e in Cina.
 
La possibilità di produrre dei dispositivi che potessero sostituire attività tipiche dell’essere umano pensante era stata già prospettata nel secolo scorso da Turing, considerato l’inventore e il padre del computer. Ma solo agli inizi di questo secolo la IA ha cominciato ad avere una vasta diffusione a partire inizialmente dagli USA.
 
Le caratteristiche di questo sviluppo negli USA sono, in primo luogo, che la IA (o tutto quello che viene presentato come IA anche senza esserlo, o esserlo solo parzialmente) è sviluppata da alcune grandi imprese tecnologiche private che badano solo alle vendite (incrementate anche attraverso una pubblicità molto invasiva) e ovviamente al profitto.
 
Ne segue che i prodotti non sono sempre all’altezza di quanto sarebbe utile e secondo le promesse.
 
I metodi usati per creare grandi schemi di linguaggi artificiali dei dispositivi sono essenzialmente statistici, basati sull’introduzione nel dispositivo di miliardi di dati dalla cui elaborazione ottenuta con complicati algoritmi matematici dovrebbero scaturire risposte a domanda.
 
Ad esempio nel campo giornalistico, o legale, o dell’immagine audiovisiva, introducendo miliardi di articoli, commenti su leggi, o immagini create da persone reali, dovrebbero scaturire le risposte medie più probabili, che spesso sono prive di originalità e talvolta risultano anche fuori tema.
 
Questi metodi sono molto usati ad esempio in campo giornalistico dove ai giornalisti è imposto un alto ritmo di produzione di articoli, cui si po' sopperire con la IA realizzando un gran numero di articoli che differiscono poco tra loro. Lo stesso avviene in campo scientifico dove le carriere dei ricercatori universitari sono legate al numero di pubblicazioni realizzate. Si sopperisce quindi con la IA che può produrre molti articoli similari di scarsa originalità, e comprende anche la citazione di tutta la bibliografia, ma spesso senza distinguere tra fonti attendibili e inattendibili, con risultati a volte discutibili.
 
Un altro pericolo fondamentale che riguarda la IA è quello della possibiltà di creare vaste zone di disoccupazione sostituendo con metodi automatici attività ripetitive. Si è detto giustamente che questa situazione ricorda quella della rivoluzione industriale e tecnologica della fine del ‘700 e dell’inizio dell’800 quando furono introdotte le macchine mosse dalla forza del vapore. Gli operai che perdevano il posto di lavoro spesso aderirono al movimento “luddista” i cui membri andavano a distruggere le macchine nelle fabbriche. Ma in realtà i “luddisti” non erano dei trogloditi scervellati. Chiedevano solo che la rivoluzione industriale avvenisse a favore di tutti senza lasciare nessuno per strada, e non solo a favore del padronato.
 
Oggi negli USA il nuovo padronato è costituito dal mondo della finanza, ma anche dalle “big Tech” che agiscono nel campo informatico della comunicazione e nel settore della IA. Un’azienda come Anthropic vale da sola circa mille miliardi di dollari, quanto il bilancio di uno stato medio. Queste grandi aziende possono influire con la loro potenza in modo sostanziale nel campo della politica.
 
Un settore in grande sviluppo è quello della IA per usi militari e di sorveglianza sociale. Un’azienda come Palantir (che vale circa 500 miliardi) produce materiale bellico che arriva fino alle armi automatiche (che agiscono senza il controllo umano). La sua dirigenza pretende addirittura con arroganza di orientare in modo più aggressivo la politica degli USA e di dettare le linee guida persino al Pentagono.
 
In Cina, come spiega bene Arlacchi, la IA ha avuto ultimamente un grande sviluppo che tende a superare in qualità e quantità ciò che viene prodotto in Occidente. La caratteristica di questo sviluppo è però che vi è da parte dello stato un forte controllo ed una accurata pianificazione. Anzi la stessa IA è utilizzata per sostituire ai vecchi piani economici rigidi di stile sovietico (che hanno mostrato alla fine molti limiti) un piano complessivo agile e rinnovabile a secondo delle esigenze. Questo piano versatile tiene conto sia della complessità del sistema misto cinese, che comprende anche settori privati sotto il controllo statale, sia della potenziale disoccupazione della forza lavoro sostituita dalle macchine automatiche, che viene gestita indirizzando in modo pianificato la forza-lavoro a secondo delle esigenze dell’impetuosa crescita economica cinese.
 
In definitiva, come succede per tutte le nuove tecnologie, e come successe già nella rivoluzione industriale di due secoli fa, le innovazioni possono servire ad aumentare diseguaglianze e profitti, o - diversamente gestite – a essere messe al servizio dell’umanità. In un recente convegno organizzato dal gruppo GAMADI l’amico e compagno Andrea Martocchia diceva che con lo sviluppo della IA - che è in grado di sostituire molti lavori umani, specie ripetitivi – riacquisisce significato il vecchio detto “lavorare meno, lavorare tutti”. 

La IA, a seconda di come venga gestita, può essere una maledizione, ma potrebbe  anche essere una prospettiva per alleviare la "fatica" del genere umano.
 
Vincenzo Brandi