sabato 10 ottobre 2026

Honoris Causa...



 
Per la memoria, più che il cervello e i dati immagazzinati centrano il corpo, l’identità e le emozioni. Osservare per credere.
 
Traguardare il mondo dall’ottica materialista che, fin dal Piccolo chimico e dal Meccano trovati sotto l’albero di Natale di tanti anni fa, abbiamo deglutito come il dolce sciroppo della conoscenza, ci convince ad adorare la parola della Scienza. Una chiesa che come tutte arricchisce i suoi sacerdoti e lascia in beatitudine condizionata tutti gli altri, dai chierichetti in là, fossero anche eruditi e professori, legislatori e politici, popolino e laureati encomiati summa cum laude.
 
Con tali premesse, perlopiù occulte a troppi, chi può sfuggire al grande equivoco che scambia la parola della scienza per verità? Perfino i popperiani, consapevoli che le affermazioni della scienza non possono che essere storiche e per nulla universali, valide fintantoché una nuova scoperta non ne infici il valore, da prodi scientisti non esitano a difendere la loro chiesa e le di questa le relative promesse salvifiche.
 
Forti di tali certezze, gli emuli di Piero Angela, ma non di Federico Faggin, di Carlo Rovelli, di David Bohm e sodali, sono impediti nel constatare che tra mente e materia non c’è confine. Giacendo nell’incantesimo meccanicista, hanno pensieri liberi come carpe koi nell’acquario. 
 
A qualunque profondità loro concessa, sono costrette e ripetere infinite volte le medesime volute. Ma non si lamentano, a loro piacciono. Una particolarmente gradita riguarda la memoria che cum summa determinazione sostengono trovarsi nel cervello. 
 
Lasciamo stare che dire cervello è dire cadavere, nel senso che il cervello da solo, estrapolato dai sistemi e dagli organi ad essi connessi, non esiste. Il concetto di organismo sembra banale ma non quando hai di fronte un cavaliere lancia in resta con una esse di scienza sul petto più lunga di quella del supermercato. 
 
Eppure non dovrebbe essere così complicato osservare che la parola che fa rima con memoria non è dato, ma emozione. Se di banca si vuole parlare si potrebbe o dovrebbe?, rispolverare quella dell’iperuranio. Un caveau gonfio di tutte le idee pure, quelle che poi gli uomini investono di sé stessi e ci mettono il diritto di proprietà. In quel volume, residenza di tutte le idee, non possiamo che trovare anche tutte le parole per descriverle, tutte le narrazioni e i sentimenti che le sono organicamente congrue e, infine, tutte le emozioni. 
 
Quando queste ultime hanno modo di ricomporsi, di ritornare, di rinascere, avverrebbe la memoria. Quando si perde il filo del discorso, non è perché un dato o un grappolo di questi, se ne è uscito dal cervello, ma perché un’altra emozione ha scansato quella necessaria a non perdere il filo. Ugualmente per il ce l’ho sulla punta della lingua.
 
Secondo il principio alchemico così in alto come in basso l’aggregazione dell’eterea memoria ha la sua fisicità elettrochimica necessaria a combinare opportunamente le sinapsi tra neuroni, al fine dell’avvento della memoria. È un’aggregazione di tipo quantistico, ovvero del tutto relativo alla natura della persona in cui avviene.
 
Avviene perciò che riconosciamo la strada di casa a causa della relativa emozione. Sembra una fesseria, eppure è sufficiente l’esperienza di non sapere più dove ci si trovi per riconoscere quanto sia rispettabile, se non attendibile. Come l’emozione per una ragazza ci inchioda leggere reiteratamente le stesse righe senza poter dire cosa ci sia scritto. 
 
Va ricordato che emozione non è solo il contenitore di eventi forti nel bene e nel male. L’emozione è una specie di tubo che ci costringe alla poca libertà che permette. Per credersi qualcosa, un povero senzatetto o un rispettabile professore, serve la relativa autoreferenziale emozione, cessata la quale ci si trova smarriti anche sulla via di casa. 
 
Se l’appunto di un’idea preso di corsa è poi efficace, lo è in quanto, rileggendolo per sfruttarlo, rigenera l’emozione e dunque la memoria è il significato che poi svilupperemo. Diversamente, se troppo stringato o lontano nel tempo fisico ed emozionale, l’appunto resta sterile. Cosa volevamo ci ricordasse? Il più delle volte non è utile sforzarsi, cioè insistere a pretendere da sé stessi, ciò che un altro noi stessi aveva generato. Lo è spesso, invece, sospendere la cocciuta pretesa e liberare la mente dal chiodo fisso che la immobilizzava nell’emozione inopportuna allo scopo. 
 
Come è noto, è possibile riviere il momento della nascita, l’emozione che ci animava prima durante e dopo la venuta al mondo, nonché quella di altre vite o di esistenze precedenti. Il déja vu fa riferimento all’avvento di una memoria che non riconosciamo del tutto, in quanto l’emozione di allora, non ha avuto modo di riattraversarci?
 
Un colore rivisto riporta all’infanzia, a come ci eravamo sentiti, all’emozione che ci muoveva. 
Non è che gli smemorati siano semplicemente coloro la cui emozione di sé svaria come un navigatore dell’etere libero di seguire il vento che incontra? E, al contrario, il preciso che ricorda sempre tutto non sia che uno educato a girare intorno sempre al medesimo totem di sé stesso? 
E poi, è la perdita dell’identità subitanea o progressiva, cioè l’idea della permanenza di sé, che impedisce l’avvento della memoria di esperienze ormai riguardanti qualcun altro che siamo stati. 

In ogni caso, creativi e replicativi, artisti e metodici che perdono la memoria per un trauma encefalico, forse non perdono dati impigliati tra le circonvoluzioni contorte del cervello, bensì la materia organica necessaria all’emozione per la ricostituzione della memoria. Materia che può anche essere metafisica e non necessariamente proveniente dal cranio. 
 
Siamo corpo e il corpo è un recettore naturalmente connesso al cosmo, almeno fino all’epoca della defezione della memoria della conoscenza, celebrata da toghe e tocchi e summa cum laude.

Lorenzo Merlo




"C'era una volta... un ragio namento..." - Ovvero il ritorno dalle vacanze di Ferdinando Renzetti!

 



Cioè capito, come si diceva un tempo, non si riesce ad capire perché i giorni della settimana hanno quest’ordine differente da quelli dei chakra della scala indiana che in... Un certo senso hanno un ordine logico con i pianeti interno e i pianeti esterni del sistema a solare anche se in mezzo al ciel il sole, invece ci dovrebbe stare la terra, mentre anche Campanella nella città del sole segue i giorni della settimana e mette il sole al centro dei sette cerchi concentrici n...


Non lo fossi spiegato bene ? Eppure mi sembrasse abbastanza chiaro il Ragio nanento...


Ferdinando Renzetti dixit il 10.10.2026




venerdì 9 ottobre 2026

Lo Spirito Universale che tutto abbraccia...

 

Risultati immagini per Lo Spirito universale che tutto abbraccia...

... ho ripensato a quello che mi hai detto ieri sera.... bello! Mi fa piacere pensare a questo Spirito universale che tutto abbraccia, ed alla possibilità per l'essere umano di vivere una vita solo materiale, oppure di prestare attenzione a questo "profumo" sottile. Sentire che tutti i cari che non ci sono più sono ancora qui e che ci sono in giro già anime che fra un po' saranno qui anche fisicamente. 

Sento anch'io la forza di quest'anno, mi sembra di vivere tutto più intensamente, anche il sonno, oltre che la veglia. Amo tutto, anche i miei dolori, e quelli altrui, e sento la sofferenza.... ma aspetto di sentire anche la gioia. Certo questo è un periodaccio, tante disgrazie, tanta crudeltà, inutile (ma quando la crudeltà è utile?). 

Spero che le donne siano sempre più forti, ma non nel senso maschile del termine, ma nel diffondere nel mondo la loro propensione alla cura e all'accudimento, a lenire i dolori. Devono però mettere da parte l'invidia e l'arroganza e lavorare unite come un corpo unico. 

Vorrei anch'io poter far qualcosa. Cerco di farlo nel mio piccolo, nel mio ambito, sul lavoro, nell'amicizia, nell'amore, nel mio esser madre. 

Altra cosa: andando in giro per il paese e per la campagna, mi imbatto in opere o in "dis"opere, discariche, cose rappezzate, fabbriche mezze diroccate, sporcizia, insomma "bruttezza". invito tutte le donne (ma anche gli uomini), ad accorgersi di questo, si sa che quando fai l'abitudine non noti più le cose e a lavorare per trasformare, anche con poco e a rendere questo mondo, bello come merita (anche nel rispetto) e come noi ci meritiamo, se solo ce ne rendiamo conto.... 

Caterina Regazzi - Rete Bioregionale Italiana


giovedì 8 ottobre 2026

Castelli Romani. Manifestazioni per la difesa del territorio - 10 e 24 ottobre 2026

 


Il Comitato per la Protezione dei Boschi dei Colli Albani convoca una manifestazione aperta a tutti/e coloro vogliano far sentire la propria voce a difesa del territorio dei Castelli Romani, messo in svendita sotto tutti i punti di vista: disboscamento, prosciugamento delle falde idriche, crisi dei laghi, cementificazione, progetti di turistificazione impattanti e inceneritore.

L'Ente Parco Regionale dei Castelli Romani in questi anni ha, a nostro avviso, timbrato l'intimbrabile, vidimato qualsiasi scelleratezza, prescritto ai beneficiari delle richieste ad esso inoltrate attenuazioni degli interventi mai verificate. Gli esiti di questi atti li vediamo ogni giorno.

Inoltre, continua a negarci atti e dati che dovrebbero essere di pubblico dominio, come quelli che riguardano gli studi sugli impatti ambientali del "taglio ceduo", perseverando nel concedere nulla osta: il 95% dei boschi viene considerato tagliabile, ma si tratta di un patrimonio ambientale, faunistico, paesaggistico, storico, culturale e a basso impatto turistico che andrebbe conservato.

Al lago di Nemi, dove c'è stata una colata di cemento quasi in riva per un progetto di "Sport Lineare" finanziato dalla Città Metropolitana tramite fondi PNRR, ci era stato detto dal massimo responsabile dei Guardiaparco che c'era un'indagine in corso e che avremmo saputo gli esiti.

Ma è stata l'ennesima presa in giro, nulla si è più saputo e ad oggi non risulta nessun nulla osta del Parco in Conferenza dei Servizi per lo "scempio" avvenuto vicino al Museo delle Navi, con costi astronomici pagati dalla collettività.

Sulla questione delle acque dei due laghi e delle falde idriche in generale, il Direttore ha deciso di non perseguire la via nel sostenere la dichiarazione di "disastro ambientale" (o un altro simile provvedimento): decine di migliaia di appartamenti per la speculazione edilizia e ingenti prelievi di ACEA direttamente dai bacini lacustri , le reti-colabrodo sono le cause principali di tutto ciò.

Anzi, si viene a sapere senza che lo stesso Parco ha dato un nulla osta per il progetto di potenziamento della condotta del pozzo Sforza-Cesarini che preleva direttamente dal lago Albano a patto però che ACEA, ottenga la concessione.

Tradotto: per decenni ACEA ha prelevato milioni di metri cubi di acqua (circa 20 cm di livello ogni anno) ma non aveva e non ha pagato nessuna concessione. Roba da non credere.

Il Parco avrebbe dovuto negare alla luce di tutto ciò qualsiasi parere favorevole, senza dare l'ennesima prescrizione che probabilmente finirà nel nulla, coi lavori già iniziati.

Il Parco dovrebbe fissare un limite ambientale al livello idrometrico delle acque dei due laghi, già sotto di quasi 8 metri rispetti agli anni '80. Così come fece l'Ente Parco di Bracciano.

Il Parco dovrebbe eseguire studi e pubblicarli , in riferimento al catastrofico taglio ceduo effettuato anche in aree ultraprotette e che noi chiamiamo disboscamento.

Invece continua ad approvare le richieste di taglio di fine turno, tipo quella che ha distrutto la via Francigena in più punti, l'Ippovia costata oltre 200.000 euro di soldi pubblici, la zona di via Rocca Priora lo scorso anno e tutto il versante velletrano dell'Artemisio.

I sentieri questa estate si sono trasformati in vie desertificate a causa della mancata copertura degli alberi e sembrava di camminare su delle dune arse dal sole in cerca di qualche oasi.

Invitiamo veramente tutte e tutti a partecipare, anche per chiedere all'Ente Parco di esprimesri fermamente contro il progetto di inceneritore che vede la stessa ACEA tra i protagonisti negativi.

Se le alte sfere dell'Ente non vogliono tutelare il Parco, come previsto dallo Statuto fondativo, possono trovare altre poltrone su cui sedersi comodamente, meglio per tutti se quelle di casa loro.

Non possiamo fermarci, non vogliamo mollare di un centimetro, specie ora che sta per ricominciare l'ennesima stagione silvana che porterà tra i boschi decine e decine di ruspe, trattori, benne, TIR e cingolati a completare il lavoro delle motoseghe su centinaia di migliaia di alberi: ogni anno ne spariscono circa 200.000 solo qui ai Castelli!

Fino a quando tutto ciò non avrà fine, saremo nelle piazze, nelle assemblee e nelle lotte che da sempre caratterizzano questo "nostro" territorio, contro chi per le proprie speculazioni economiche è disposto a devastarlo senza farsi troppi problemi.

  • Per una moratoria dei tagli boschivi

  • Per l'aumento dei vincoli e delle tutele con il passaggio a Parco Nazionale

  • Per impedire che il Parco continui a dare nulla osta a progetti impattanti

  • Per la dichiarazione di "disastro ambientale" inerente la questione idrica dei due laghi

  • Per avere risposte e dati finora negati.

Per farci sentire, per cambiare lo stato di cose presenti prima che sia davvero troppo tardi, ci vediamo sabato 10 ottobre alle 10.00 ai Campi d'Annibale a Rocca di Papa, piazza G. Di Vittorio, da cui ci muoveremo una mezz'ora dopo verso l'Ente Parco, determinati e forti delle nostre ragioni contro chi proviene da una storia politica di negazionismo della crisi climatica.

Come siamo stati in piazza ad Albano nel partecipato corteo contro l'inceneritore di sabato scorso, domani (martedì 29 settembre) contesteremo ACEA e le altre multinazionali riunite nel Forum che si svolgerà all'EUR (manifestazione ore 16.00 dalla Metro B – EUR Fermi) mentre sabato 3 ottobre ancora nelle strade di Roma, dalle 10.00 a piazza della Repubblica, nuovo corteo contro l'ecomostro di S.Palomba.

Andiamo "a domicilio" a far presente che le scelte politiche e aziendali sullo sfruttamento dei Castelli Romani non sono per nulla gradite.

Comitato per la Protezione dei Boschi dei Colli Albani.



ITALIA NOSTRA CASTELLI ROMANI aderisce e sostiene la MANIFESTAZIONE e CORTEO previsto per SABATO 10 ottobre prossimo, ore 10:00, a Rocca di Papa, con partenza dai Campi di Annibale. La manifestazione è promossa dal Comitato Protezione Boschi dei Colli Albani a cui partecipiamo attivamente.  

Vi aspettiamo numerosi.

Enrico Del Vescovo, info 3331135131.







martedì 6 ottobre 2026

Pianura Padana. Inquinamento da CO2 come business...

 


Lo scorso gennaio, il governo italiano ha dato il via libera ambientale alla realizzazione del CCS Pianura Padana. Cento chilometri di gasdotti per trasportare CO2 che sono solo l’antipasto di un progetto più grande, promosso da Eni e Snam, che vedrà tra Ferrara e Ravenna lo snodo principale di un “hub mediterraneo” per la cattura, il trasporto e lo stoccaggio di CO2 denominato Callisto.

In queste infrastrutture saranno convogliate fino a 4 milioni di tonnellate di CO2 all’anno nella Fase 2 del progetto, e fino a 16 in quelle successive, prodotti dalle industrie inquinanti della Pianura Padana e addirittura dalla Francia, per poi immetterli nei giacimenti esausti nell’alto Adriatico, al largo di Ravenna.

Ma oltre agli interrogativi sull’opportunità o meno di sostenere l’opera con fondi pubblici e sulla sua reale efficacia, va tenuta in considerazione la storia di progetti simili, segnata da incidenti e rischi per la salute delle persone e degli ecosistemi. Come nel caso del “carbonodotto” di quasi 1500 chilometri che attraversa Louisiana, Texas e Mississippi controllato da ExxonMobil.
Snam, promotrice del CCS Pianura Padana, afferma che la probabilità di rottura di un gasdotto di questo tipo è minima, eppure nel caso di questo gasdotto negli Usa è già successo due volte: a Satartia a febbraio 2020 e a Sulphur nell’aprile 2024.

Cosa ha provocato queste rotture? Cosa è successo quando la CO2 si è dispersa nel territorio? Qual è stato l’impatto sulla salute delle persone e dell’ambiente? Quali erano i protocolli di intervento per le persone esposte al rilascio in seguito all’incidente e quali erano i protocolli per i soccorritori?

Martedì 13 ottobre 2026 alle h. 17.00 ne parliamo con:

  • James Hiatt, Movement for a Better Bayou (Louisiana)
  • Jerry Briggs, Emergency Services, Fire/EMS Coordinator, Warren County (Mississippi)
  • Elena Gerebizza, ReCommon

Modera: Alex Giuzio

In collaborazione con RealZeroEurope.


REGISTRATI AL WEBINAR QUI

(Fonte: La Bottega del Barbieri)


ANCORA CENTRALI NUCLEARI ?...


Dopo due nettissime sconfitte ai Referendum popolari del 1987 e 2011, dopo i disastri di Cernobyl e Fukushima,

la lobby del nucleare “civile” e militare ci riprova,

indicando addirittura P. Marghera come sito nucleare “sostenibile” (?!)  assieme a fabbriche di armi “sofisticate” come la Leonardo.


Propongono “piccoli reattori” che non esistono al mondo,

Le loro centrali sono costosissime, pericolose e arrivano dopo 15 anni.


In 40 anni, dal 1987, non sono ancora riusciti a trovare

dove smaltire le scorie delle prime 4 centrali chiuse

al mondo la capacità fotovoltaica è già 5 volte quella nucleare.

 

INFORMIAMOCI PER FERMARE I PAZZI

prima che sia troppo tardi.


PARTECIPIAMO

questo Sabato 10 ottobre, alle ore 17

al Centro CittAperta

Via Col Moschin 20 Mestre

(300 m. dalla stazione FS, tra via Sernaglia e via Felisati)

 


All’INCONTRO INFORMATIVO con il prof. GIANNI TAMINO

già docente di Biologia all’Università di Padova

esperto in problemi energetici.



 

Introduce Michele Boato

Presidente Ecoistituto del Veneto Alex Langer

 

 




ABC–Ambiente Bene Comune   e   Fondazione ICU–Istituto Consumatori e Utenti

Discorso introduttivo dell'Assessore alle Politiche Sociali, Camilla Palmieri, alla presentazione del libro "Dal Treja a Treia"...


Treia, 4 ottobre 2026. Festeggiamo San Francesco, ottavo centenario della sua morte o rinascita, per chi è credente, e siamo qui per un momento di condivisione e di presentazione di un libro scritto da un grande amico di Treia, ovvero Paolo D'Arpini.

(...)

Ma come spesso la vita mi ha insegnato, niente accade per caso, o forse è sempre possibile trasformare il caso in destino. E quale destino può esserci in un momento di accavallamento degli eventi? Beh, anzitutto quello dell'incontro. Caterina è passata stamattina nella struttura della Residenza Protetta a trovarci, mi ha detto "ma sai che avremmo potuto anche farla qua in giardino la presentazione del libro?" E io le ho risposto "ma sai che hai avuto un'ottima idea e sarebbe stato davvero bello?". E abbiamo iniziato a pensare che sarebbe davvero interessante provare a realizzare delle attività con e nella Residenza Protetta, cercando di mettere in circolo quel senso di comunità che immagino sia anche un piccolo filo conduttore dei racconti, o del racconto, di questo libro che sicuramente leggerò il prima possibile.

Fare del caso un destino, dicevamo. Ma quale caso? Quale destino? Io credo che siano punti di vista interessanti da cui interrogare un oggetto vivo come un libro, come questo libro "Dal Treja a Treia".

Penso poi al sottotitolo: Viaggio fra bioregionalismo, ecologia profonda e spiritualità laica. Già il termine "viaggio" esercita su di me, da sempre, un fascino incredibile. Credo fortemente che nella misura in cui ci pensiamo e ci sentiamo "viandanti", mendicanti d'amore e di condivisione, riusciamo ad interpretare il senso più alto e più profondo del nostro essere umani. E in quest'ottica San Francesco è indubbiamente un esempio incredibile.

Ecologia profonda, spiritualità laica… temi fondamentali, importantissimi. L'ecologia, ad esempio, penso davvero possa essere la leva su cui far forza per sollevare lo spirito dei nostri ragazzi, e risvegliare in loro un senso del sacro che attualmente sembra smarrito o, nella migliore delle ipotesi, confuso. Stiamo lavorando a un'idea di spazio di aggregazione per i giovani qui in Centro Storico, e il tema ecologico-ambientale potrebbe esserne il cuore. Per ora è solo un'idea, ma mi fa piacere accennarla qui, in questa giornata, sperando sia di buon augurio.

Io credo che ecologia e spiritualità laica siano fortemente connesse tra di loro, forse anche per sensibilità personale sono portata a pensare questo. Mi viene in mente il mondo dei kami giapponesi, ad esempio, e tutta la simbologia dello scintoismo: il divino è attorno a noi, in una foglia, in un albero, una piccola pozza d'acqua, in una lucciola che illumina la notte.

E a proposito di luce e di notte, stamattina ho letto queste parole di San Francesco: "Un raggio di sole è sufficiente per scacciare via molte ombre". Ecco, io credo che momenti come questo, come quello nella nostra Residenza Protetta, siano tanti raggi di sole che contribuiscono, nel loro piccolo, a dissipare un po' delle ombre lunghe che avvolgono questi tempi difficili.

Grazie dunque ad Andrea e all'Auser per l'invito e per l'impegno che profondono quotidianamente nel territorio con la loro associazione, e a Paolo per averci scelti nel lontano 2010, ci auguriamo, con spirito di ascolto e di servizio, di essere sempre all'altezza di questa scelta e di quella di chi, come lui, vorrà far parte della nostra comunità.

Camilla Palmieri