sabato 27 giugno 2026

La storia del cavallo e del micetto...

 


L’opinione più diffusa sul “Dio è morto” di Nietzsche è costretta da una interpretazione lineare, pari a quella che ognuno di noi può formulare, per esempio, quando vogliamo invocare le ragioni della decadenza valoriale o spiegare quelle di un comportamento efferato. Essa è pari al concetto cattolico di “fuori dalla Grazia di Dio”. Ma il Dio è morto del filosofo tedesco è di altra caratura ed allude alla perdita del proprio sé e del relativo potere creativo (“Volontà di potenza”), ridotto all’io, essenza del “Ultimo uomo”. Un uomo in cui è morta la consapevolezza della natura divina di cui è espressione, uccisa dalla fede o concezione del Dio esterno, che maldestramente maledice e invoca in funzione del proprio spropositato egocentrismo, fulcro della misconoscenza di tutto, tranne che dei piccoli saperi tecnico-specialistici, per inseguire i quali ha abiurato all’anima.

 

 

[L’articolo utilizza più volte il termine “consapevolezza” secondo la seguente accezione. 

Consapevolezza, la cui natura non ha carattere cognitivo-massificabile, il cui processo di reificazione non sta né consiste nella comprensione intellettuale. Si tratta invece dell’avvento di un evento ri-creativo-individuale, non metafisico, ma carnale, non acquisibile, non codificabile né protocollabile e né trasmissibile. Chi vuole provare a trasmettere consapevolezze può rivolgersi alla maieutica non certo al metodo, alla metafora, non alla frammentazione dell’analisi, al tutto non alle parti.]

 

La triplice unità

La più frequente interpretazione relativa al concetto nietzschiano di "Morte di Dio", alla quale attribuisce l’origine del nichilismo, non è a mio parere coerente con la linea di pensiero del filosofo tedesco. 

Linea di pensiero, il cui culmine si sviluppa in una triplice unità che potrebbe stare nella sua formula “Trasvalutazione di tutti i valori”. Oltre alla Morte di Dio, ne fanno parte, la “Volontà di potenza” e l'”Oltreuomo”. Tre dimensioni umane disponibili a incarnarsi soltanto contemporaneamente.

 

L’Oltreuomo consiste in una consapevolezza che libera l’uomo dai vincoli di dipendenza nei confronti del Dio esterno, quello creduto e descritto dall’Ultimo uomo, antropomorfo e altro da sé. Liberazione che a sua volta avviene a mezzo della Volontà di potenza sinonimo di consapevolezza dell’umano potere creativo che, tra l’altro, ha generato anche quel Dio di cui è timorato o al quale si rivolge alla bisogna, sempre là, in alto tra le nubi, che vede tutto quello che facciamo. Una specie di ideologia cui attenersi per realizzare il giusto comportamento, a cui rivolgersi credendo di risposta a domande e dilemmi irrisolti. Un’entità psicologicamente più simile al servitore Aladino, sempre pronto a correre in soccorso, almeno nella speranza di una preghiera che, invece d’essere unione con il divino che è in tutto e accesso alla sublimazione delle proprie preoccupazioni in energia ricreatrice, si riduce a supplica svergognata, a pretesa di soccorso, che, se solo la cercassero, troverebbero in sé stessi. Un gesto in esatta opposta energia, in quanto egocentrico, rispetto a quella meditativa, capace di raccogliere forze e creatività per superare le difficoltà, per annullarle nell’accettazione.

Un’entità creata e creduta creante, incomprensibile all’Ultimo uomo ottuso tra orizzonti egoici, pregno di pretese positivistiche e metodi logico-razionali con cui si arrovella costantemente sul perché Dio permetta tanto male. Un’entità duale, ovvero costretta all’esistenza solo e soltanto in presenza del suo rovescio. Sta in questa farsa esistenziale l’inettitudine dell’Utimo uomo a riconoscere il Dio del Cristo, ovvero l’Uno o l’unità di tutte le cose o la divinità che è in noi.

Oltreuomo, a sua volta corrispondente all'”uomo compiuto”, ovvero disinteressato all'autoindulgenza, che vede in sé stesso l'assoluta responsabilità della propria condizione, nei confronti della quale dispone di resilienza a oltranza. Diversamente di quanto è dell’ultimo uomo, costretto a disperdere la propria energia tanto nell’autoindulgenza e nel vittimismo, quanto nel difendere il proprio ego e nell’orgoglio, all’Oltreuomo corrisponde indipendenza ed emancipazione da tutti i sistemi regolamentativi, irreggimentativi e ideologici ovvero la miglior forza a sua disposizione.

 

Nichilismi

Nel discorso non può mancare il nichilismo anzi, i nichilismi. Uno negativo, distruttivo, esiziale o assoluto e l’altro affermativo, ricreativo, evolutivo o relativo. 

 

Assoluto in quanto conseguenza implicita nel fideismo dell’uomo nelle opere del proprio io. Una prefazione al dramma che si conclama rivelando l’esatto contrario di ciò in cui aveva creduto, ovvero nella presa di coscienza della vacuità e nell’inconsapevolezza nella quale si era crogiolato fino all’esiziale epilogo del crollo del castello di carta in cui si era identificato nella sua corsa verso i saperi tecnici e morali, a suo dire, residente del giusto e del vero. 

Le zanne del nichilismo esiziale mordono e le sue fauci possono divorare solo e soltanto l’Ultimo uomo. Il più diffuso genere di individuo occidentale e non solo. È costui che cerca fuori da sé i rimedi per ciò di cui è carente, per ciò che gli dà malessere. È costui che crea e poi attribuisce al nemico la responsabilità della propria condizione. In sostanza che sperpera tutte le energie vitali in attenzioni inopportune alla migliore condizione di vita. È solo questo genere d'uomo che può precipitare nella perdita di senso, nel brutale disorientamento del nichilismo esiziale.

 

Nichilismo relativo allude invece alla consapevolezza che eleggere qualunque affermazione umana sopra le altre, qualunque gerarchia di idee che reificano gesti, scelte e opere corrisponde ad una concezione dell’esistenza prettamente egoica, onde per cui, diviene necessario rinunciare ad identificarsi in conquistatori o sacerdoti di valori superiori, in quanto foriera di conflitti e mantenimento dello status quo e replicazione della storia. Relativo significa, perciò, osservare il mondo dal proprio sé e vedere il burattino dell’io che pensavamo di essere. 

 

Se il nichilismo assoluto riguarda l’ego e nel momento in cui ci agguanta ne demolisce l’incastellatura lasciandoci nella tenebra, quello relativo – che può scaturire in noi a mezzo di un trauma, di un eureka o gradualmente per una ricerca di risposte non effimere e interessate quali quelle che ci fornisce l’io – sfrutta l’emancipazione dal proprio io. A causa di ciò, esso non ci spegne la luce ma illumina il reale mostrandone le ombre che pensavamo essere la conoscenza e fa brillare come il bianco in discoteca le dinamiche energetiche relazionali tra tutte le cose, lasciandoci liberi di osservare quali governano il comportamento degli uomini e quanto la loro ignavia li spinga alla deriva. Lasciandoci perciò operare senza i doveri e la vanità dell’ego. Senza il retropensiero di credersi un’identità indipendente dal tutto. 

 

Il fiore

Il nichilismo attivo non è il culmine disperante pari a quello assoluto, ma un passaggio del discorso evolutivo ricreato dal soggetto che prende coscienza della propria identificazione con l’io-centrico. Infatti, è tramite la visione della vacuità e della vanità di ogni atto e pensiero egoico che se ne libera, sospingendosi così nella conoscenza autentica, universale, oltresecolare. Una conoscenza, che comporta la “Trasvalutazione di tutti i valori”, caratterizzata da uno stato di forza morale, che si irraggia e coinvolge il prossimo, che, per utilizzare forme cattoliche, permette di sostituire l’inferno esistenziale con il paradiso terrestre. Una terra simbolica, che allude ad uno stato intimo sublimante, impedita all’ultimo uomo. Una condizione esistenziale in cui la Volontà di potenza avviene spontaneamente, senza più gli impedimenti egocentrici che la impedivano, permettendo e/o imponendo contemporaneamente il ricorso a meschinità, sotterfugi, bugie, a ciò che il corpus dei Vizi capitali, racchiude ed esprime.

 

Il nichilismo della filosofia di Nietzsche è dunque evolutivo in quanto l'Oltreuomo è totalmente consapevole della vacuità fondata sulla vanità e sull'apparenza delle opere fisiche e metafisiche umane. Agire come se queste avessero potere e valore universale – come è essenza dell’egocentrismo – non è che la premessa alla perdita di senso della vita, al salto nel vuoto spirituale. Con tale consapevolezza l'Oltreuomo alza l'asticella della sua invulnerabilità, ovvero diviene capace di non disperdere più energia in autocommiserazioni. cioè di rendersela disponibile per riprendersi dopo ogni caduta, in ogni difficoltà. Per divenire sé stesso e smettere di identificarsi con le maschere dei ruoli che via via impersona.

 

Almeno un accenno

Al discorso, però, manca un tassello, un’ulteriore consapevolezza, quello dell'”Eterno ritorno dell’identico,” al quale, almeno un accenno è dovuto. Riguarda il ripetersi della storia. Non è nell’Ultimo uomo l'origine del perpetuarsi della storia di conflitto e sofferenza in cui versiamo? Un ciclo travestito da forme differenti e perciò inestinguibile nella sua orbita sempre scambiata da una retta che porta verso il futuro. Come non osservarne la siderale distanza da parte dell’Ultimo uomo? Ovvero, come non poter trovare anche in tale consapevolezza ciò che, invece, caratterizza l'Oltreuomo? Non è legittimo riconoscere nella natura dell'Oltreuomo il necessario per evolvere in un altro tipo di storia in cui Dio, cristicamente risorge in ognuno di noi?

 

Verso l’abbraccio

L'isolamento personale vissuto dal filosofo tedesco, provocato dall'incomprensione generale nei confronti del suo pensiero, del suo Oltreuomo, della sua Volontà di potenza e della sua Morte di Dio, da un lato ne esprime l’alto talento visionario – forse così imprigionato in un intelletto così cristallino da risultare sconveniente all’incarnazione della trasmutazione di tutti i valori – e, dall'altro perciò, narra le ragioni – quantomeno indiziarie – della sua scaduta psicologica. Il principio dell’ashram, cioè di un circolo sodale, forse l’avrebbe sottratto dall’abbraccio al cavallo.

 

Se così fosse stato, si potrebbe osservare che il processo della filosofia di Nietzsche, di natura cristica, cioè non egoica, dal potenziale terapeutico e sedante, evidentemente non era divenuto atto, realtà, in quanto rimasto impigliato nella dimensione intellettuale del filosofo e, in fondo nell’egoica pretesa di riconoscimento. Un conflitto spiritualmente mortifero, nel quale aveva avuto la peggio, dando così adito ai suoi detrattori che avesse coltivato una stupida utopia. 

Si tratta di una critica radicale e feroce ma destinata ad afflosciarsi nella sola dimensione intellettuale. Ne sono referenti i buddha e i bodhisattwa, ovvero quelle persone che hanno compiuto anche il passo mancato a Nietzsche, al quale – e questo è il punto – erano arrivate non a mezzo del pensiero ma della meditazione e della contemplazione.

Conflitto mortifero – dicevamo – fino alla pazzia, che altro non è se non la caduta nel buco nero dei propri pensieri, egregore, ossessioni, terrori ed esaltazioni. Un abisso dallo stretto orizzonte, cieco di slancio vitale (Bergson), dal fondo del quale, qualunque sia il rituale seguito, si può solo urlare la propria accusa al mondo. 

 

L’Uno

Non è comprensibile che Nietzsche abbia abbracciato il cavallo, non in quanto folle, ma in quanto, in un momento di alta empatia, avesse sentito il dolore che la frusta del cocchiere aveva provocato all’animale e, in quella scudisciata e in quella sofferenza, un’unità con esso, nonché, contemporaneamente, la distanza di sé stesso dal resto dell’umanità? 

Quel gesto, tanto incompreso quanto spontaneo, dalla semantica chiara, provocato dalla morsa della solitudine, scaturisce dall’identico afflato che sgorga in un bimbo maltrattato nei confronti del suo gattino. 

 

Il rischio del micetto

Quando Carlo Rovelli, fisico italiano internazionalmente noto, dedito anche a ricerche in merito alla natura quantistica della realtà tutta, cioè non solo quella detta infinitamente piccola, intitola una sua pubblicazione “Sull’eguaglianza di tutte le cose”, oltre ad essere un invito a rivisitare il sistema di credenze ego-antropocentriche che concepisce l’esatto contrario, coniuga la visione di Nietzsche con ciò che, dall’avvento della fisica quantistica, è assurto a presenza e discussione nel mondo della scienza.

Sempre senza dimenticare che la filosofia e la scienza occidentale non sono che le ultime arrivate alla conoscenza millenaria offerta agli uomini da tutte le Tradizioni sapienziali della terra. 

Anche qualche fisico dovrà abbracciare il suo micetto.


Lorenzo Merlo




venerdì 26 giugno 2026

Roma. Coordinamento NO NATO del 4 luglio 2026

 


L’assemblea dal titolo “Articolo 11 della Costituzione, violazione da parte del governo Meloni e delle sue autorità... applichiamolo dal basso con la mobilitazione!” che si terrà il 4 luglio 2026 a Roma, presso gli spazi dello Spin Time, è di particolare importanza alla luce degli ultimi avvenimenti. In particolare a seguito della notizia che oltre 500 sono i voli partiti dalle basi USA e NATO in Italia a sostegno degli attacchi (che possiamo definire terroristici) degli USA e dello Stato sionista d’Israele contro la Repubblica Islamica dell’Iran, iniziati lo scorso 28 febbraio. 500 voli in nome degli “accordi USA-Italia” del 1954 e il cui contenuto è ancora secretato dopo 72 anni: nonostante il Ministro della Difesa Crosetto si affretti a dire che “nessun governo italiano li ha mai messi in discussione”, resta il fatto che nessun cittadino italiano ha mai saputo realmente cosa i governi DC hanno sottoscritto, bypassando il Parlamento italiano e ogni tipo di discussione pubblica, con gli imperialisti USA nel 1954.

E’ ora di farla finita con questo teatrino. I 500 voli dichiarati dal segretario della NATO Mark Rutte partiti dall’Italia a sostegno dei bombardamenti contro la Repubblica Islamica dell’Iran violano apertamente l’articolo 11 della Costituzione del 1948. Se questi voli sono partiti per ossequio agli accordi segreti USA-Italia del 1954, allora significa che anche questi accordi violano apertamente l’articolo 11 della Costituzione. È ora di desecretarli e poi di farne carta straccia, così come bisogna fare carta straccia di ogni accordo che offre copertura e legittima il traffico di armi e ogni tentativo di istituzionalizzare il progetto della nuova leva obbligatoria, in tutte le forme in cui cercano di farne propaganda!


Interverranno all’assemblea:

- Stefania Ascari, parlamentare del M5S;

- Gianni Lannes, giornalista d’inchiesta;

- Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università;

- Confederazione Unitaria di Base;

- Sindacato Sociale di Base;

- Coordinamento per l’Unità dei Comunisti;

- CRED – Centro di Ricerca ed Elaborazione per la Democrazia;

- Partito Comunista di Unità Popolare;

- Partito dei CARC;

- La Città Futura;

- Tavolo “uniti contro la guerra” Napoli;

- Antudo Palermo.

Altri in attesa di conferma.


Invitiamo quindi a partecipare all'assemblea del 4 luglio a Roma, dando conferma di partecipazione ed eventuale richiesta di intervento scrivendo a coordinamentonazionalenonato@proton.me





giovedì 25 giugno 2026

Na Bir ed Eldorada sulla spiaggia di Pescara...



...volessi dire che stanchi dell’infinitamente grande e dell’infinitamente piccolo Na Bir ed Eldorada si sono dedicati all’infinitamente medio e quasi infastiditi ormai da tutte queste proposte e inviti ormai tutti uguali di fuochi, meditazioni,  riti pagani e cerimonie wicca e new age allora per il solstizio hanno pensato di celebrare l’evento nella piu assoluta semplicità e banalità con un ritorno al consumismo spicciolo e convenzionale invitando tutti gli amici una ventina circa sulla spiaggia a festeggiare il sole all'apogeo  con fiumi di birra ghiacciata bottiglie di prosecco numerose bottiglie di vino ribolla gialla cerasuolo  e tanto gin tonic, cibi minimalisti anni 70 come pizzette rosse crocchette di patate supplì fiadoni e pizza bianca. 

Eldorada distribuiva dal grande tubo catodico pop di cartone patatine fritte croccanti come petali di sole e quando la festa ha raggiunto il climax ideale cioè il tasso alcolico era abbastanza alto ci siamo scatenati tutti a ballare e cantare canzoni di Rino Gaetano Renato Zero Umberto Tozzi... naturalmente bagno notturno all’appello è mancata solo la luna tra le stelle che sarà piena il 30 giugno, si intende 2026.  

Riflessioni tra reale e immaginario… oggi mentre andavo in spiaggia sono passando sulla riviera mi sono ritrovato coinvolto una situazione da girone infernale, stavano rifacendo il manto di asfalto una nuvola di vapore bituminoso odore acre e gli operai tutti neri bruciati dal sole con l’asfalto che li sommergeva, le scarpe che si appiccicavano al manto ancora caldo e guardandoli ho pensato che questa è una forma di schiavitù. 

Certamente si potrebbe pensare ad altre modalità operative, la lentezza, lavorare la mattina presto oppure nelle stagioni meno calde comunque il lavoro sarebbe duro lo stesso soprattutto per l’odore forte e il bitume che si attacca su abiti e sulla pelle, condizione di vita assurda, vero che c’è il libero arbitrio e ci si può pure licenziare anche se non è facile trovare un altro lavoro e quanto se ne deve fare per campare pure male.

 Certamente difficile pensare che questi operai terminato il loro turno vadano a casa si lavano e poi vanno a meditare al mare oppure a celebrare il solstizio fare l’acqua di San Giovanni raccogliere erbe spontanee andare a Natura Sì a fare la spesa e comprare prodotti bio sani e naturali antiche farine integrali legumi ritrovati seitan e tofu poi tornare casa e prepararsi una cenetta vegana appendere la bandiera della pace alla finestra e fare il compostaggio dei rifiuti nel modo giusto. 

E quindi certe volte vedo che terminato il turno, gli infelici operai si siedono al bar completamente disidratati si bevono numerose bottiglie di birra infatti ripassando piu tardi ho visto che il tavolo era pieno di bottiglie vuote, e quindi per essere solidale con loro, io ed Eldorada abbiamo pensato di festeggiare a modo nostro in modo piu equo. 

Voglio dire che queste cose, le buone pratiche che ho enumerato certe vote noi le facciamo quasi come per gioco senza renderci conto del privilegio che abbiamo  e spesso non ne siamo consapevoli imitandoci a vicenda in questa recita anche se bella e di valore senza senso perche non coinvolge le classi piu popolari soprattutto quelle del proletariato urbano che ormai vive quasi ai margini del sociale. 

Penso che sarebbe piu importante visto che lo stato ha smesso di fare alfabetizzazione da almeno 50 anni, se lo ha mai fatto, di andare nelle periferie urbane a praticare una vera ecologia urbana e sociale tipo insegnare alle classi popolari che fare un corretto compostaggio dei rifiuti conviene a tutti, parlare di orti comuni di tetti verdi recupero della acqua piovana auto produzione dell’energia, assistenza agli anziani e altre buone pratiche invece ci siamo fossilizzati nella bellezza della celebrazione della bellezza di riti che riempiono la bocca vanno di moda e fanno figo e mi ci metto pure io in questo discorso e facciamo tutti le stesse cose imitandoci a vicenda. 

Vabbè comunque questo e tutto almeno per ora anche perchè non so come uscirne da questo discorso senza senso… pensando  agli operai canto: bevo… bevo… mi ubriaco e son felice anche se poi piango un po'! Bevo… bevo… mi ubriaco e son felice anche se poi canto un po…! 

Scrive Calvino anche se forse non c'entra niente: Eppure so bene che l’arte della spada è in Giappone un’antica disciplina spirituale; ho letto i libri sul buddismo zen del Dr. Suzuki; ricordo che il perfetto Samurai non deve mai fermare la sua attenzione sulla spada dell’avversario, né sulla propria, né sul colpire, né sul difendersi, può solo annullare il proprio io; che è con la non-spada che si vince e non con la spada; che i maestri forgiatori di spade raggiungono l’eccellenza della loro arte attraverso l’ascesi. 

So bene tutto: anche se altro è leggere una cosa nei libri, altro è capirla nella vita. Guardando le foglie gialle che cadono nell’acqua mi ricordo d’un apologo zen che solo ora forse mi sembra di capire. L’allievo d’un grande fabbro di spade pretendeva d’aver superato il maestro. Per provare quanto le sue lame erano affilate, immerse una spada in un ruscello. Le foglie morte portate dalla corrente passando sul filo della spada venivano tagliate in due di netto. Il maestro immerse nel ruscello una spada forgiata da lui. Le foglie correvano via evitando la lama...

Ferdinando Renzetti (anche detto Fiordifango)

 


mercoledì 24 giugno 2026

Per sopravvivere ci vuole molta pazienza...

 


Esiste un noi ed esiste un loro. Inutile girarci intorno e inutile cadere dal pero. Il “loro” è costituito da quell’1% che possiede oltre  la metà della Terra. E badate bene che non parlo di ricchezza. Quella, oltre a un certo livello, diventa ininfluente. Come “avere il bagno in casa” per noi, oggi, non è il valore che fa la differenza. Parlo di potere. Il potere di influire pervasivamente sui governi  e influenzare i comportamenti sociali. Questo “loro” coincide con le grandi famiglie che hanno accumulato interessi stratosferici, con tutte le grandi attività commerciali che nel tempo hanno costruito e con il patrimonio di relazioni reciproche che hanno consolidato e che amministrano. Per avere un’idea di chi siano, si può partire dal famoso studio di alcuni scienziati svizzeri che  hanno mostrato il vero volto del Dio Quattrino: le  banche che governano tutto, dal settore bellico, a quello energetico, passando per quello farmaceutico, alimentare, per quello delle telecomunicazioni e così via. Attraverso un gioco di partecipazioni e scatole cinesi, poche dinastie orientano, sviluppano o distruggono tutti, a seconda delle loro convenienze.

Dove si incontrano il vero Parlamento globale.

Queste persone (loro) hanno usato le loro immense risorse per costruire organi di controllo e amministrazione del potere, totalmente estranei alle istituzioni, blindati, ai quali “noi” non possiamo accedere. Questi organi sono le varie Commissioni Trilaterali, i vari Think-Tank, i Consigli per le relazioni reciproche, gli istituti come Aspen, i forum come Ambrosetti, i raduni come il Bilderberg e tutti quei posti dove i relatori parlano senza che ciò che dicono abbia l’obbligo di essere divulgato. In alcuni casi vige la regola della Chatham House Rule, che io ho ribattezzato “si dice il peccato ma non il peccatore“. Alcuni di questi incontri prevedono la presenza di selezionatissimi giornalisti, i quali più che per scrivere e riportare notizie (infatti non possono, e dunque non si capirebbe cosa ci vanno a fare), sembra che siano presenti per farsi consegnare veline...

Come viene amministrato il vero potere.

L’unico problema che hanno questi illuminatissimi signori (loro) è come continuare ad amministrare il potere e come difendere il privilegio di possedere metà delle ricchezze di questo pianeta, dovendo gestire la restante parte della popolazione in maniera che da un lato continui a lavorare per loro, dall’altro non rappresenti una minaccia al loro status. Se avete visto Z la Formica, capite al volo cosa intendo. Certo, nel farlo, hanno la benevolenza – o l’ipocrisia – di sostenere che sono mossi dalla filantropia, dall’ambientalismo, dalla necessità di assicurare un futuro possibile a 8 miliardi di persone. Tutto questo a patto che i loro asset, le loro immense fortune, il loro dominio (guardatevi: “Si dice’governance’, si legge autoritarismo“) e i loro affari non vengano intaccati. Se no son dolori. 

Come fanno?

Hanno una consapevolezza profonda, espressa a chiare lettere nel primo rapporto della Commissione Trilaterale voluta da Rockefeller, “Crisis of Democracy

“le uniche democrazie che funzionano sono quelle in cui la maggior parte della popolazione sta in apnea, ovvero ai margini del dibattito pubblico. Se lo leggete al contrario, significa che le uniche democrazie che funzionano sono quelle dove sono in pochi a prendere le decisioni. Questo perché sanno perfettamente che la maggior parte dei cittadini di ogni Paese ha una scolarità molto bassa o un’istruzione inadeguata. Da una recente indagine dell’Istat, è emerso che il 70% degli italiani sa leggere ma non comprende il significato di un testo scritto.  Se aggiungiamo l’opera di distruzione della scuola pubblica e delle università, il quadro è tremendo: le masse sono ignoranti (pur non essendo tecnicamente analfabete) e quindi facilmente governabili. Dunque quale metodo migliore di controllo del popolo che permettergli di prendere decisioni in totale autonomia, per poi tuttavia influenzarlo fino a fargli credere di desiderare ciò che in realtà è nell’interesse dei suoi sfruttatori? Lo diceva già Aristotele migliaia di anni fa: ogni forma di governo ha il suo lato ombra, e il lato ombra della democrazia è la demagogia, ovvero la capacità di alcuni leader di convincere le masse, attraverso l’uso di una comunicazione spregiudicata, di slogan e dell’antica tecnica del divide et impera, a desiderare ciò che non è nei loro interessi. La grande conquista storica del suffragio universale, ovvero il diritto di voto esteso a tutti, diventa così all’improvviso il migliore alleato delle élite di potere: il principio per cui la massa vale più dei migliori assicura, attraverso l’esercizio della propaganda (che trova un suo micidiale alleato nella televisione e nei media di massa), che qualunque decisione venga presa dalle cosiddette democrazie potrà essere incanalata nella giusta direzione  Non importa quante voci contrarie tra il popolo escano dal coro: restano comunque minoritarie rispetto all’insieme dell’elettorato (e da qui nasce la reale preoccupazione dei cali nelle affluenze). 

Di cosa hanno veramente paura

L’unico meccanismo che può rompere le uova nel paniere sono le rivoluzioni e le guerre, perché – almeno temporaneamente, finché non si assiste a una riorganizzazione del potere -, sono in grado di rompere gli equilibri, tagliare teste e confiscare ricchezze e proprietà. L’idea di realizzare una Unione Europea è nata proprio per questo. Quando dicono che “così abbiamo realizzato finalmente la pace a discapito dei nazionalismi” dicono il vero, ma omettono di far risaltare come questo tipo di pace non sia quel valore assoluto positivo che comunemente si intende, ma che non sia altro che la cristallizzazione dei rapporti di forza (anzi, di debolezza) tra il potere e la larga parte della popolazione, che in questo modo viene imbrigliata in una ragnatela istituzionale opaca, la quale sottraendo le sovranità nazionali e individuali impedisce anche l’ascensione di nuove forze che possano prendere decisioni sfavorevoli alla vera “casta”, che non si trova nei parlamenti (i quali sono solo miseri teatrini, caverne platoniche nelle quali danzano ombre che recitano spettacolini, perlopiù inconsapevolmente, a beneficio di schiavi involontari), ma nei luoghi che ho menzionato sopra, ovvero nel Vero Parlamento Globale.

La popolazione ha facoltà di autogoverno solo a livello locale, come avveniva nelle colonie romane, oppure a livello di stato, quando vengono formulate leggi che hanno poca rilevanza a livello macroeconomico (dalla riparazione delle buche nelle strade, a livello comunale, alla legge sulle unioni civili, che non incidono sul sistema di potere nel suo complesso ma sulla auto-amministrazione della società). Quando si levano voci ribelli, fuori dal coro, che si rendono realmente pericolose per il mantenimento dello status quo (un certo grado di dissenso è tollerato e perfino stimolato, al fine di rendere più realistica l’illusione dell’autodeterminazione dei popoli – da qui la libertà illusoria nel grande circo delle pulci dei social networks, amministrati dalle grandi multinazionali americane), si mettono in atto tre strategie diverse.

  1. Possono essere comprate, infiltrate o eterodirette (quando non nascono direttamente con la funzione di contenitori del dissenso o di gestione delle dinamiche di forza geopolitiche, come le varie rivoluzioni colorate finanziate dai grandi capitali o come i gate-keeper),
  2. oppure possono essere minacciate affinché desistano (è il caso di Tsipras e Varoufakis, nella notte che seguì il referendum sulle misure di austerity, il cui esito definitivo – il popolo votò no – venne completamente ignorato e anzi ribaltato con una faccia tosta priva di qualunque pudore, e senza che la popolazione si sollevasse),
  3. oppure vengono fatte fuori (è il caso di Enrico Mattei che ostinatamente cercava di riportare l’Italia alla ribalta dello scenario energetico internazionale, e che precipitò nei pressi di Pavia. Ma è anche il caso di John F. Kennedy, che rappresentava un problema per l’establishment finanziario, per non parlare di Aldo Moro, che stava tessendo ponti che avrebbero minato la regola aurea del divide et impera).

Il ruolo della televisione è quello di lente deformante della percezione individuale e collettiva, un micidiale organo di propaganda tale per cui nessuna rivoluzione (che come insegnano nelle Facoltà di Scienze Politiche sono sempre legittime, perché secondo le Costituzioni sono i popoli ad esercitare la sovranità, e non a caso Jp Morgan ha emanato una direttiva per rottamare le vecchie costituzioni socialiste e antifasciste in Europa) può essere possibile. Sarebbe come chiedere a un drogato, sotto l’effetto di psicofarmaci, di credere che quei palloncini colorati che lo stanno portando di qua e di là nel cielo azzurro non sono reali e deve farli scoppiare di sua volontà (Matrix docet).

Come cambiare le cose

La prima cosa da fare è sostituire il mezzo televisivo con uno libero e decentralizzato per costruire una programmazione non manipolabile con un palinsesto deciso democraticamente (avere un canale sul digitale terrestre sul canale trecento-e-qualcosa non serve a niente). Questo è necessario per consentire alle coscienze di non essere più inquinate dalle allucinazioni quotidiane somministrate a dosi letali, che falsificano la percezione della realtà.

La seconda cosa da fare è costruire un’alleanza con i cittadini di altri stati che sentono la stessa esigenza di recuperare la propria dignità di individui e un ordine sociale più giusto. Le élite di potere agiscono trasversalmente, in maniera integrata, con un unico obiettivo, adattandolo ad ogni cultura ed ogni lingua diversa, in maniera che nessuno abbia la comprensione del disegno globale, ma possa vederne solo il frammento che ha in mano. Così i tedeschi se la prendono con gli italiani perché “li devono mantenere”, che se la prendono con i tedeschi perché “vogliono imporsi economicamente”. I britannici se la prendono con gli europei, tutti se la prendono con i rifugiati e così via. Se mettiamo insieme tutti i pezzi del puzzle sarà più facile vedere il disegno e contrastarlo, ognuno secondo quanto gli compete.

La terza cosa è costruire una rete di collegamenti che usi le infrastrutture esistenti (reti cablate) ma ci costruisca sopra un protocollo di comunicazione sul quale corrano applicazioni realmente decentralizzate, distribuite e non manipolabili, dove le informazioni possano correre senza censure (qualunque social network, attualmente tutti nelle mani dei grandi colossi americani non soltanto attua una politica di controllo, ma anche una politica di emersione o di oscuramento non percepibile dei contenuti, sulla base di algoritmi proprietari e delle interferenze governative) e dove si possano realizzare sistemi di decisione collettiva, o di votazione, davvero democratici e inattaccabili.

La quarta cosa è costruire un sistema economico finanziario parallelo grazie al quale svincolare la produzione di beni e servizi, e la loro commercializzazione, dai grandi capitali e dalle grandi organizzazioni multinazionali, un sistema che renda gli individui indipendenti dalle borse, dallo spread, dalle banche.

La quinta cosa è costruirsi una rete di appoggio, in maniera da non restare soli di fronte all’eventuale reazione aggressiva del sistema, e costruire un modello di società alternativa ma complementare a quella esistente, in maniera che i vantaggi possano essere distribuiti e che lo shock per i grandi capitali possa essere assorbito gradatamente, senza grandi e repentine trasformazioni sociali, in maniera diluita, accompagnata e costituendosi come un’opportunità da sfruttare, piuttosto che come un nemico da abbattere. Diversamente, laddove si dovessero verificare perdite eccessive, distribuite in un lasso di tempo troppo breve, la reazione sarebbe violenta e catastrofica. Il principio della rana bollita, invece, è un’ottima metafora per illuminare il cammino che porta al vero cambiamento, verso un mondo che lentamente riduca le sperequazioni sociali e che normalizzi la curva “psicotica” della distribuzione della ricchezza, che attualmente vede persone che guadagnano miliardi di dollari al mese e persone che vivono con meno di un dollaro.

La sesta cosa è incrociare le dita e mettere in circolo un po’ di energie positive. Non possiamo salvare il mondo da soli e forse il mondo non vuole farsi salvare da noi. Però possiamo arricchirlo di un nuovo sogno e dare qualcosa da fare a tutti: il lavoro per costruirlo.

Stralcio di un vecchio articolo di Claudio Messora (per certi versi ancora buono)  




martedì 23 giugno 2026

Trionda la Luna Gioconda...


Oggi voglio raccontarvi una “Storia”, anzi una “Psicostoria” come direbbe Saul Arpino. Quando i Romani invasero la Britannia impiegarono diversi secoli per assoggettare parte del territorio, infatti le tribù celtiche opponevano una forte resistenza. 

I Romani li avevano denominati come Picti, per il fatto che soprattutto in battaglia, si dipingevano le facce di blu, urlavano come pazzi ed erano cosi forti e  selvaggi che i romani stessi se ne spaventavano e a un certo punto stabilirono un limite estremo per proteggersi dai loro attacchi, costruendo il vallo di Adriano, una muraglia fortificata di 120 chilometri, dal mare d’Irlanda al mare del Nord. Una leggenda racconta che il gioco del calcio sia nato proprio presso i villaggi di queste tribù celtiche, talmente feroci che, dopo le battaglie, si divertivano a prendere a calci le teste tagliate dei nemici, soprattutto dei Romani.

Infatti, a livello inconscio, secondo alcuni studiosi, l’interesse per la palla che rotola deriva dal ricordo ancestrale di questa antica pratica usata per esorcizzare il timore dei nemici e della morte stessa durante le battaglie e anche schernire i nemici sconfitti. 

A proposito di calcio ho notato che il pallone dei mondiali che si stanno svolgendo in America del nord, denominato “Trionda” disegnato dai creativi di una famosa ditta di articoli sportivi, somiglia molto al “Triscele”, “Triskell” o “Triplice Dea”, che sarebbe proprio la Luna, anche se non so se volutamente ispirato a questo antico simbolo di origine celtica, oppure opera casuale della fantasia degli autori. Alla Luna crescente simbolo di nuova vita, corrisponde la dea greca Artemide, la Diana dei romani, sorella di Apollo e fiera cacciatrice, custode delle partorienti, delle giovani fino al matrimonio e della verginità. Collegata alla Luna piena è Selene protettrice delle donne sposate. Infine la Luna nuova, ovvero Ecate, è dea degli inferi e degli incantesimi. 

Come si vede la Triplice Dea tutela ogni aspetto della realtà, unendo metafore di vita, di morte e di rinascita. Anche nei precedenti mondiali del Qatar venne usato come simbolo, in quel caso più legato al Sole, di un “Analemma”, un otto irregolare, altro antico simbolo, studiato nell’antichità da astronomi Caldei Egiziani e probabilmente anche dai Celti. Sarebbe il disegno che si ottiene segnando l’ombra dei punti del sole durante l’anno, sempre alla stessa ora. L’Analemma veniva studiato per comprendere i movimenti più lenti del sole, soprattutto la precessione degli equinozi. Gli scriba predisposti facevano questo lavoro tutta la vita e i risultati delle osservazioni venivano trasmessi di generazione in generazione. 

Segnavano tutto il giorno e ogni giorno, la proiezione dell’ombra del Sole, soprattutto gli Egizi, degli enormi obelischi. Il disegno ottenuto veniva sovrapposto alla ruota dell’anno con i diversi incontri delle curve delle posizioni del Sole, che stabilivano le feste e le cerimonie pagane, poi diventate anche cristiane. Per sei mesi il tempo scrive con la luce tracciando nel cielo la calligrafia del Sole. Ogni alba lascia un segno lieve, ogni tramonto una memoria d’oro. Dal silenzio del solstizio d’inverno fino al respiro luminoso dell’estate, la Terra custodisce il passaggio delle stagioni. 

Quindici milioni di secondi raccolti in un solo sguardo, dove la pazienza diventa immagine e la luce racconta ciò che il tempo non sa dire. Tornando al calcio i tifosi inglesi cantano da tempo, durante questi eventi sportivi calcistici in coro: it’s coming on, the football is coming on… il gioco del calcio sta tornando a casa; anche se nonostante il desiderio, questa cosa non è ancora accaduta. Pare che il gioco del calcio moderno sia nato nelle periferie urbane delle città inglesi, tra le classi più popolari, giocando appunto la palla con i piedi, mentre le classi borghesi e aristocratiche si distinguevano praticando sport più nobili con le mani, il tennis, il rugby, la pallavolo. 

Per concludere voglio citare un brano di Italo Calvino tratto da  “Collezione di Sabbia”: Una sera, la Luna cammina per la strada portando se stessa nel taschino. Sul pendio le si è sciolto il laccio d’una scarpa. La Luna si china ad allacciare la scarpa e le cade di tasca la Luna, che si mette a rotolare veloce per la via asfaltata bagnata dalla pioggia improvvisa. La Luna corre dietro alla Luna, la distanza cresce, cresce per l’accelerazione di gravità della Luna che rotola. E la Luna perde se stessa nella nebbia azzurra giù in fondo al pendio. 

Questo fascino della duplicazione, proprio della immagine lunare, è probabilmente all’origine di una poesia di un poeta della prima avanguardia del novecento giapponese, Tafuro Inagachi. Anche in una traduzione parola per parola, questo poesia sembra lasciarci intuire, come in un riflesso appunto, qualcosa del suo scatto fantastico, si intitola “la Luna in tasca”. Mi piace usare questa immagine anche come metafora per descrivere più che la duplicazione dell’immagine, la triplicazione reale e non solo della dea, delle nazioni che ospitano i ventiseiesimi mondiali di calcio: Messico, Stati Uniti e Canada; la Luna Pallone Trionda che perde se stessa rotolando sui prati verdi dei campi di calcio, inseguendo un sogno ideale di pace e concordia tra popoli civiltà e nazioni...

A cura di Ferdinando Renzetti...



lunedì 22 giugno 2026

La posizione umana nel contesto della vita sul Pianeta...

 


L’uomo in questo ultimo secolo è divenuto il peso più grande per il pianeta Terra, siamo troppi ed inquiniamo tremendamente e rubiamo spazio al selvatico. Tutto ciò è innegabilmente vero, non posso però proporre soluzioni finali e sperare nell’armageddon, come molti illusi fanno, per risolvere il problema del mantenimento di una civiltà umana degna di questo nome.

Nell’ecologia profonda si indica sempre la condizione presente come base di partenza per il successivo cambiamento o riparazione… considero però che questa società non potrà durare a lungo ed è bene che vi siano delle “nicchie” di sopravvivenza, dalle quali ripartire con nuovi paradigmi di civiltà in cui mantenere un equilibrio fra uomo-natura-animali (dice una poesia: o si salvano o si perdono insieme).

Anche se non è attualmente il mio compito specifico quello “di salvare il mondo” (”sed ab initium”) sento che è giusto evocare questa necessità. Siamo sul filo del rasoio e solo la vita potrà indicarci la direzione, al momento opportuno. L’idealismo non serve a nulla! Non vorrei esprimermi come il papa di una nuova religione, non ho assunto delle regole e dei comandamenti, i miei scritti son solo proiezioni di pensiero, aggiustamenti mentali per individuare nuove vie di uscita.

Infatti a che servono i “principi” nella vita quotidiana, nella sopravvivenza quotidiana del giorno per giorno, salvando il salvabile senza rinunciare alla propria natura?…

Paolo D'Arpini - Rete Bioregionale Italiana



Gli antibiotici ed i veleni contenuti nella carne degli animali passano agli umani...


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...il 70% della produzione mondiale di antibiotici è usato nell’industria degli allevamenti, quindi poi sono assunti dai consumatori umani.
La OMS dice: “Gli antibiotici sono un grave pericolo per tutti e, se non si fa nulla, il mondo si avvierà verso un’era post-antibiotici, in cui le infezioni comuni cominceranno ad uccidere più del cancro".
Già oggi oltre 1 milione di persone muore ogni anno a causa degli antibiotici che non fanno più effetto su di loro. Entro il 2050 (ma sarà molto prima-ndr) si passerà a 10 milioni l’anno.


Dio Padre-Madre disse: “… si susseguiranno a intervalli sempre più brevi le catastrofi e le epidemie scatenate dall’umanità col suo comportamento senza etica e senza morale…”

Quanto sopra vale anche in generale per tutti i prodotti di origine animale, che comunque contengono quantità elevate di antibiotici.” (M.B.)

Risultati immagini per Gli antibiotici ed i veleni  contenuti nella carne

“In ogni corrente di pensiero (religioso, politico, filosofico ecc.) si manifestano tre principali posizioni ideologiche: i moderati, gli eccessivamente moderati e gli intransigenti. E in questo c’è chi considera estremista chiunque cerca di essere coerente con le cose in cui crede. Anche essere troppo onesti, chiedere giustizia per tutti, preoccuparsi troppo del bene del prossimo è per alcuni estremismo. Ma se estremismo è chiedere amore per tutti gli esseri viventi i primi estremisti sono stati, e sono, gli uomini più illuminati della terra che hanno superato la visione soggettiva nell’ottica dell’Uno: Non si può cogliere un fiore senza turbare le stelle” (F.L.M.)

Rete Bioregionale Italiana