sabato 31 ottobre 2026

Paolo D'Arpini presenta il suo libro "Dal Treja a Treia" a Pescara...



Sabato 7 Novembre 2026, alle ore 18:00, nella Sala Video del  Museo delle Genti d'Abruzzo di Pescara (Sezione Olis) -  Ingresso gratuito fino ad esaurimento posti.

Paolo D’Arpini  dialoga con Michele Meomartino sul contenuto del libro "Dal Treja a Treia". Viaggio tra bioregionalismo, ecologia profonda e spiritualità laica". (Edizioni Ephemeria)

Un libro che parla del viaggio di una vita vissuta alla ricerca del Sé in tanti luoghi diversi: dall’Europa all’India passando per l’Africa. L’autore racconta qui parte del suo vissuto in relazione alle esperienze e alle comunità che ha incontrato e che sono state maestre di vita, nel tentativo di comprendere il senso della propria esistenza in questo mondo terreno.

Stringata biografia di Paolo D'Arpini:
Nato a Roma, in Via Ariberto Da Intimiano, nella casa di famiglia, il 23 giugno del 1944. Visse i primi anni della sua vita tra Roma e successivamente Verona dove nel 1970 fondò il Circolo culturale e filosofico "Ex", in Piazzetta San Marco in Foro.
Dalla fine del 1972 al 1973, compì un avventuroso viaggio attraversando l’intera Africa equatoriale, infine approdò in India dove conobbe il suo Guru, Baba Muktananda. Dal 1976 è stato uno dei primi ri-abitanti della comunità di sperimentazione artistica, politica, sociale e spirituale di Calcata (nella Tuscia). Lì si dedicò al ritorno ad un sistema di vita naturale ed alla divulgazione di una alimentazione frugivora, dapprima attraverso Annapurna, un'azienda artigianale di prodotti integrali, e dal 1984  fondando il  Circolo Vegetariano VV.TT., un polo di attrazione nazionale per il bioregionalismo, la spiritualità laica e l'ecologia profonda. D'Arpini ha contribuito attivamente a fare del borgo di Calcata un luogo di dibattito filosofico e politico alternativo. Al centro della sua ricerca  ci sono la liberazione dell'essere umano dalle gabbie sociali, ovvero l'insieme di norme, aspettative, convenzioni e strutture  che limitano la libertà individuale e il comportamento delle persone, proponendo in alternativa il ritorno a ritmi di vita naturali e il potenziale dell'utopia vissuta.
Ha collaborato in qualità di freelance con numerose testate, televisioni e radio.  Dal 2010 si è trasferito dalle rive del Treja, il fiume che scorre attorno Calcata, all'omonimo borgo medievale di Treia, nelle Marche, dove sta concludendo il suo percorso di vita...

spiritolaico@gmail.com

giovedì 29 ottobre 2026

Fuggendo da Foggia...

 



...la bellezza è solo la corteccia e quanta corteccia scoprendo la verità del fuori luogo, fuori dal luogo, il tutto e l'Uno, l'Uno e il tutto. L'uno e l'altro oltretutto io so che tu sai che io so. I pesci li ho lasciati a dormire nel letto del fiume...

Fuggendo da Foggia: i pensieri fanno il rumore delle pietre che rotolano lungo il sentiero. 

Nessuno come noi negli anni dell’abbondanza danza nell’abbondanza tra mondi possibili e frammenti di infinito. scrivere è come ricomporre un mosaico di voci diverse, i pensieri di una intera anima giocosa clownesca e surrealista, con trama quasi jazzistica, ibridazione continua di linguaggi differenti montaggio di elementi. fiori senza nome per noi che amiamo l’incanto della città silente il rombo del traffico rompe l’atmosfera di pace e armonia. cosa porto a casa? un cuore di felicità, un onda del mare che si specchia nell’acqua e attraversa il cerchio mentre passa per il centro. requisito musicale, stato dell’essere condizione spirituale, il sapore della libertà stabiliscono numerose corrispondenze e tratteggiano un cosmo dissolto sempre in corso di rielaborazione, quel che resta sono momenti ai quali ci si attacca pur nella certezza della felicità… dolce acqua fresco sole è l’aurora, la parola giusta ideologia liquida piacevole illusione riscoprendo la verità del fuori luogo fuori dal luogo, il tutto e l’uno, l’uno e il tutto, l’uno e l’altro oltretutto… io so che tu sai che io so… i nostri pensi li ho lasciati a dormire tutti nel letto del fiume. la terra ci tiene canto del pane del caldo autunno mani nella terra cuore nella materia, cosmo rurale multipolare e radiocentrico . tomoli di terra lasciati incolti giardini del cemento e dell’asfalto, la corta zappa del laborioso trattore figlio del progresso. paesaggi celestiali riflessi nei specchi d’acqua delle fontane uomini e donne caratteri semplici e fieri di questa nostra umanità necessitano di relazionarsi con sentimenti di sincera amicizia e se la “particella di dio” è alla base della struttura dell’universo l’amore ne costituisce il segreto vivente. 

scrive Sophia:  ti ho appena sognato, ero in treno in viaggio e leggevo nomi di paesi strani che non conoscevo allora ho deciso di scendere dal treno. c’erano due ragazze che sembravano disponibili e allora mi sono unita a loro per mangiare insieme e quando ho chiesto loro dove fossimo mi hanno detto “in  Abruzzo” e allora mi sono alzata e ho detto felice “scusate devo andare! vado da Fiordi!” ed ero tutta felice di venirti a trovare, poi è suonata la sveglia… pure a me è suonata la sveglia ieri ero sul treno e oggi di nuovo nella campagna tra gli alberi il verde e la montagna madre che mi guarda con il suo pensiero costante. ieri mattina prima di arrivare a foggia ho pensato di andare in bagno, ho trovato la porta aperta e c’era un ragazzo che si stava lavando la testa con lo shampoo nel piccolo lavandino… vado in un altro bagno e lo trovo occupato aspetto un po' si apre la porta e ne esce un tipo sballato in una nuvola di fumo di mariuana… scrive Rosa: "cori accesi di corvi vivi starnazzar di mercati vuoti, incroci di paradossi circolari, torri che tremano senza baricentro. saluti da foggia una bella città non ci ero mai stato solo passato fugacemente sempre dall’esterno con la macchina e sempre dall’interno con il treno. fuggendo da Foggia. 

Na-bir dice che la birra ci fa sentire come vorremmo sentirci senza bere la birra. 

Ho letto che ridere è la migliore medicina anche se, se ridiamo senza motivo abbiamo bisogno della medicina. ho letto pure che un tempo le donne cucinavano come le nonne oggi bevono come i nonni… parco urbano 30 ottobre venti ventisei fuggendo da Foggia.


Ferdinando Renzetti



Bioregionalismo e relazione ecologica fra uomo, natura ed animali...

 



Noi  bioregionalisti ed ecologisti, non possiamo trascurare la nostra matrice animale, la nostra appartenenza ad un contesto culturale e la nostra fisiologia umana. Occorre considerare l’anatomia umana e la sua componente genetica ed osservare come l’uomo si ponga a mezza strada tra un animale carnivoro ed un erbivoro.


L’uomo era stato definito dall’anatomista Armando D’Elia “un animale frugivoro” assimilabile al gruppo che comprende la maggior parte dei primati, dei suini e degli orsi. Questi animali possono adattarsi, per motivi di sopravvivenza o di integrazione alimentare, ad una dieta che pur essendo massimamente vegetariana prevede anche l’uso di prodotti di origine animale. Certamente questa dieta varia anche in base all’ambiente ed alla latitudine ed è suscettibile di aggiustamenti in un senso o nell’altro.

Io personalmente mi sono avvicinato al vegetarismo dopo una prima permanenza in India è lì appresi attraverso la mia esperienza diretta che questa “dieta” è conduttiva a stati mentali più leggeri, essa si definisce infatti “satvica”, ovvero “spirituale” od “equilibrata”. Questa dieta è basata su cereali, frutta, vegetali e prevede anche l’uso moderato di derivati del latte, in forma di yougurt. Il miele è considerato quasi un medicinale e le uova compaiono molto raramente nelle pietanze solo in caso di necessarie integrazioni proteiche.

Ovviamente un sano rapporto uomo-animali non può essere basato sullo sfruttamento di questi ultimi. Infatti in India le vacche sono sacre e vengono trattate benissimo, i vitelli vengono lasciati alle madri sino al completo svezzamento e l’uomo si limita ad “appropriarsi” del sovrappiù del latte prodotto. Considerando che le mucche addomesticate da tempo immemorabile producono più latte di quanto necessario ai loro vitelli.

Se vogliamo restare esseri viventi in un contesto di altri esseri viventi non possiamo  escludere una complementarietà mutualistica nei nostri rapporti con gli animali. Certo oggigiorno vediamo che il consumo di carne e di prodotti di origine animale è  aumentato enormemente in seguito all’allevamento industriale. E per soddisfare il sistema consumista milioni di galline vengono tenute in batteria per le nostre uova e milioni mucche soffrono legate ai loro stabulari…

Però non voglio negare all’uomo un rapporto simbiotico con gli animali. Anni fa, quando ancora abitavo a Calcata,  ero solito tenerli liberi in un grande terreno lasciando che si sfogassero come volevano per la loro sopravvivenza e riproduzione, limitandomi io a prelevare una parte di uova “abbandonate” ovvero non utilizzate per la cova o qualche po’ di latte di capra. Poi sopraggiunsero le volpi ed i cani e fecero strage, e dovetti richiudere capre, pecore, galline e papere ed oche superstiti in piccoli recinti sempre però attaccabili da predatori di vario genere.  Insomma senza la mia protezione nessuno di essi sarebbe sopravvissuto…

Comunque la natura è sempre giusta, se siamo in grado di accondiscendere alle sue regole ed a non intrometterci con le nostre “regole etiche e morali”. Dobbiamo trovare un punto d'incontro che non sia sfruttativo (in un senso o nell’altro), purtroppo la vita malsana in città ci porta a dover avere un rapporto con gli animali “liberi” molto falsato, magari portandoceli in casa… Oppure lasciandoli nel loro habitat (riserve naturali) dal quale noi stessi siamo esclusi (perché non più avvezzi a vivere nelle foreste ed in natura).

Però se alcune specie di animali avvezzi alla cattività da tempo immemorabile venissero rilasciati sarebbero destinati alla scomparsa, per via della eliminazione dal pianeta di un habitat idoneo (l’uomo occupa sempre di più ogni spazio vitale). Insomma andremmo verso un ulteriore impoverimento della biodiversità. Inoltre c’è il fatto che -dal punto di vista evolutivo- alcune specie di animali in simbiosi con l’uomo hanno trovato vantaggi nella cattività (sia per la diffusione, sia per l’avanzamento coscienziale).

Siamo tutti in una grande bolgia chiamata vita e non fa bene scindere gli uni dagli altri. Quindi diciamo no allo sfruttamento incondizionato ma sì al contatto empatico. L’uomo da animale istintuale e raccoglitore di cibo sparso, si è trasformato in un lavoratore che ricava attraverso il suo ingegno cibo e modi di crescita. Siamo in una scala evolutiva che in parte noi umani abbiamo percorso, ci manca ancora molto per arrivare alla cima della comprensione ecologica e spirituale, possiamo però aiutare coloro che sono ai primi gradini senza doverci vergognare.  Sapendo che il loro bene è anche il nostro. Questo vale anche per le piante, per l’aria, per l'acqua, per le risorse accumulate sulla terra nei milioni di anni.

Secondo me non occorre decidere come rapportarci con gli altri esseri viventi e con gli elementi della natura sulla base di una ideologia (che sia essa vegana o religiosa), dovremmo invece sviluppare una coscienza ecologica sapendo che dove c’è sincerità, onestà e discriminazione automaticamente la verità ed il giusto comportamento prevale.

Paolo D'Arpini - Rete Bioregionale Italiana



Post Scriptum:

Nelle antiche società spirituali dell’India e della Cina un rapporto etico con gli animali era raccomandato. Abbiamo moltissime storie buddhiste, zen e induiste con bufali, capre, pecore, mucche, asini, cavalli, etc… L’importante è non sfruttare i fratelli animali come non sfrutteremmo indebitamente altri uomini. La collaborazione  è necessaria per la sopravvivenza e, se l’animale può ricevere vantaggi dalla convivenza con l’uomo, non vedo nulla di male in una condivisione del lavoro... (P.D'A.)

mercoledì 28 ottobre 2026

"Pianeta Terra. L'ultima arma di guerra" di Rosalie Bertell - Recensione



Secondo Rosalie Bertell  è il militarismo ad essere diventato un peso cruciale e devastante per il pianeta e per la società. Inquinamento, disastri ambientali e contributi stanziati per la ricerca militare sono frutto di una visione di valori distorta, in nome della 'sicurezza' . La Bertell conia un nuovo concetto di sicurezza, che definisce con il termine di “sicurezza ecologica” che porta in primo piano la cura del pianeta e dei suoi abitanti. Propone che il ruolo dell’esercito sia di protezione e difesa in forma nonviolenta, assistenza in caso di crisi ecologiche ed impegnando in missioni di pace attraverso la diplomazia e il dialogo. Occorrono forti investimenti di risorse finanziarie e umane in tale direzione. Per poter invertire la rotta è necessario disensibilizzare tutti, a tutti i livelli, a questa nuova visione.

"Quando si manifesta una crisi ambientale, di solito solo l’economia civile è coinvolta per modificare i bilanci, mentre raramente sono chiamati in causa i programmi militari". Rosalie Bertell

"Il libro di Rosalie Bertell, che a prima vista può apparire fantascientifico, ci presenta un drammatico scenario, scientificamente fondato, che induce una riflessione generale sul rapporto uomo- ambiente"
. Manlio Dinucci

I libri importanti sono rari, molto rari. Il libro di Rosalie Bertell "Pianeta Terra ultima arma di guerra" è una di queste rarità, come lo è stato "Primavera silenziosa" di Rachel Carson del 1962. La Bertell, eminente scienziata, esperta di radiazioni e vincitrice di premi scientifici internazionali importanti, è forse una delle poche persone al mondo che poteva scrivere questo libro. Come leader delle commissioni mediche sia per Bhopal che per Chernobyl, ha mostrato di saper portare alla luce i fatti nascosti sotto montagne di disinformazione. 

La Bertell traccia il quadro terribile degli esperimenti militari condotti da decenni che hanno danneggiato gli strati vitali dell'atmosfera e la biosfera nel suo insieme. Questi esperimenti il più delle volte sono eseguiti senza nemmeno discutere i rischi che comportano con gli esperti non militari e senza informare le popolazioni di volta in volta direttamente coinvolte.  Rosalie Bertell ha tolto molti veli e le sue rivelazioni lasciano sconcertati. Le armi 'testate' mettono in grave pericolo la Terra e la vita su di essa. Il libro parla di una realtà ignorata e/o nascosta. 

La Bertell spiega anche le motivazioni di questi atti vandalici verso il pianeta:
„Appare oggi chiaro che si puo ‘pilotare’ la corrente a getto, definendo la linea di demarcazione fra aria calda e aria fredda nelle regioni geografiche; o manipolare le grandi correnti di vapore che spostano la pioggia dai tropici alle zone temperate, causando siccità o inondazioni. Gli episodi naturali di instabilità come monsoni, uragani, tornado, ecc. nell’atmosfera possono essere accentuati aggiungendo energia. L’iniezione di petrolio nelle placche tettoniche, o la creazione di vibrazioni artificiali con impulsi elettromagnetici può causare terremoti.“
Esiste la convenzione internazionale ENMOD del 1977 sul divieto di utilizzo di tecniche di modificazione ambientale per militari e altri fini ostili. La Convenzione si occupa di induzione artificiale di terremoti e tsunami, di modifica artificiale del tempo, del clima, di correnti oceaniche, dello strato di ozono e l'ionosfera. Da allora, basta cambiare nome per continuare la devastazione. L'ambito militare se vuole fare cose le fa e non chiede il permesso a nessuno. Parola del Gen. Fabio Mini, testimone qualificato.  Pensate davvero che l'Artico si stia sciogliendo a causa della CO2? Oppure si tratta di una operazione di geoingegneria e per di più concordata tra URSS e USA nel lontano 1974? Il libro apre pagine estremamente inquietanti e ci fa capire, se non lo abbiamo ancora capito, che siamo ad un bivio e la presa di coscienza è una questione di sopravivenza per tutta l'Umanità. Viviamo in un nuovo tipo di guerra planetaria, scatenando quelle che all'apparenza sembrano calamità naturali. Gli elementi terra, acqua e aria, sono sotto attacco e di conseguenza lo sono anche le basi della nostra vita.   

I nostri figli possono ancora sognare un futuro? Rischiamo di perdere la nostra unica casa, la Terra, l'unica che abbiamo. La versione italiana del libro di Rosalie Bertell riporta la parte essenziale del libro originale, oltre alle sue ultime interviste ed all'ultimo articolo dal titolo DISTRUGGERE LENTAMENTE IL NOSTRO PIANETA.
 Rosalie Bertell (1929-2012)
Scienziata di origine statunitense-canadese, laureata in matematica, studiosa di biometria ed attivista ambientale, si addentra nell’analisi di recenti conflitti e disastri ambientali, messi in relazione tra loro: una relazione che è molto più stretta di quanto l’opinione pubblica immagini. Rosalie Bertell ha ricevuto nove lauree ad honorem e numerosi riconoscimenti, tra cui il Nobel Alternativo (Right Livelihood Award) che viene assegnato ogni anno a Stoccolma qualche giorno prima del Nobel.

martedì 27 ottobre 2026

Reggio Emilia. Bosco Ospizio è morto...

 


Il Consiglio di Stato sospende il taglio degli alberi, ma Conad li ha già abbattuti.

Nella giornata di venerdì 9 ottobre 2026 è arrivata l’attesa sentenza del Consiglio di Stato, in merito alla richiesta urgente di pronunciarsi sul taglio degli alberi a Bosco Ospizio a Reggio Emilia e al blocco di futuri abbattimenti.

Il Consiglio di Stato ha accolto il nostro appello cautelare, ribadendo un concetto semplice: bisogna procedere con buon senso.
E quando ci sono dubbi su illeciti amministrativi di un progetto che prevede di tagliare alberi adulti e distruggere un sottobosco ricco di fauna e biodiversità, il buon senso dice che gli alberi non vanno tagliati, e che conservare le fattezze di un bosco urbano fino alla fine di un iter giudiziario è l’unica scelta possibile.

Conad Centro Nord e la sua appaltata Benassi srl non hanno agito secondo buon senso. La foga e la rapidità con cui hanno distrutto alberi e trinciato arbusti ha mostrato la volontà precisa di procedere al completo abbattimento del bosco, così da neutralizzare sul nascere il confronto e qualsiasi possibilità di appello.

Bosco Ospizio prima degli abbattimenti

Pur sapendo dell’udienza pendente, le ruspe sono entrate all’alba esattamente una settimana prima della data della sentenza. Pur di tenere nascosto l’avvio dei lavori, non sono stati neppure avvisati personale e famiglie della scuola dell’infanzia La Villetta, non sono stati apposti i regolari cartelli di comunicazione di inizio cantiere, non è stata transennata l’area sulla strada adiacente i lavori.

Il totale abbattimento degli alberi già al primo giorno, e l’installazione di nuove pannellature a impedire il controllo visivo di ciò che realmente avviene all’interno dell’area, ci indicano quanto timore ci fosse di questa sentenza e quanta poca trasparenza ci sia su ciò che Conad Centro Nord sta portando avanti dietro quei pannelli.

L’Amministrazione Comunale è complice di questo scempio: mai, nonostante le nostre numerose richieste, ha esercitato vera pressione sul soggetto attuatore, neppure per chiedere di attendere il parere del Consiglio di Stato prima dell’inizio lavori. Il suo ruolo è purtroppo stato chiaro fin dall’inizio di questa vertenza: dalla firma sui permessi apposta tre giorni prima della discussione della mozione popolare nel 2025, al silenzio sull’uso spropositato di forze dell’ordine e delle misure repressive messe in atto dalla Questura in queste ultime settimane di protesta pacifica e nonviolenta.

Silenzio che è stato interrotto solamente dalla voce di alcuni esponenti della giunta, che lamentano sui giornali di essere vittime di offese e calunnie, sentendosi additati come “capri espiatori” della distruzione del Bosco Ospizio. L’Assemblea del Bosco parla solo dai suoi canali ufficiali e nelle occasioni pubbliche, dove ha sempre rifuggito metodi e toni impropri e attacchi personali: non accetta quindi di essere responsabilizzata per opinioni di singoli sui social media da chi tenta di sviare l’attenzione dalle proprie responsabilità politiche.

Gli attivisti hanno cercato di difendere fino all’ultimo il bosco

Per noi però questa sentenza significa anche altro: che quegli alberi avevano una dignità, avevano un valore e meritavano di essere risparmiati. Questo documento ci conferma quello che già sapevamo: quanto iniziato il 30 settembre scorso non è stato solo mancato buon senso, è stato un ecocidio, per di più svolto in area urbana che sarà, quindi, sempre più esposta a temperature estive micidiali.

Adesso il Consiglio di Stato invita il TAR a esprimersi rapidamente nel merito del progetto, con un pronunciamento previsto per febbraio 2027. Fino a quel momento, chiediamo con forza che non un granello di sabbia, non una goccia di cemento sia versata su questo suolo.
Aver tagliato il bosco, aver scelto la strada della repressione – prima coi fogli di via a quattro attivisti e ora con la rimozione forzata del presidio – non ci fermerà.

Continua il boicottaggio di Conad su scala nazionale – continuano le mobilitazioni    nei futuri luoghi a rischio cementificazione della città: per dire che c’eravamo, ci siamo, ci saremo dove la coscienza ambientale impone di essere.

Assemblea Bosco Ospizio

Salviamo il Paesaggio

lunedì 26 ottobre 2026

"Tangram Tao"... dal diario di Ferdinando Renzetti



L’estate scorsa ho realizzato diverse opere in terra e paglia con l’aggiunta di un po' di sabbia, tra queste due tavolette composte da vari pezzi ispirati alla cultura orientale e in particolare a quella cinese: un Tangram e un Tao…

Tangram. Mentre in occidente si pensava che l’infinito fosse una sfera con il centro dappertutto e la circonferenza da nessuna parte, in Cina si riteneva che l’infinito fosse un quadrato senza lati e dal quadrato nasce il nome dato al gioco “quadrato  delle sette astuzie” e anche le “sette pietre della saggezza” perché si riteneva che la padronanza di questo gioco fosse la chiave per ottenere la saggezza e il talento. Sette tavolette “tan”: due triangoli rettangoli isosceli grandi, un triangolo rettangolo medio, due piccoli, un quadrato e un parallelogramma. in Cina lo strano nome tchao lo si fa risalire al 740 a.C. La leggenda dell’origine di questo gioco narra che un monaco donò a un suo discepolo un quadrato di porcellana e un pennello. Portandolo in giro per il mondo l’allievo poteva rappresentare su di esso attraverso i colori le bellezze del mondo. accadde che il quadrato cadde e si ruppe e il discepolo si ritrovò con sette pezzi separati, capì che anche con quelli poteva rappresentare il mondo, l’importante era saperli accostare tra di loro nel modo giusto. nacque così il gioco che si è tramandato fino a oggi. il gioco offre diversi vantaggi, è in grado soprattutto di stimolare l’immaginazione e la creatività grazie al fatto che i vari pezzi che lo compongono possono essere sapientemente assemblati in diverse forme realizzando così figure di ogni genere, utilizzando sempre tutti i sette pezzi e con essi è possibile formare oltre cento figure. Ancora oggi si ritiene saggio chi ha piena padronanza di questo gioco, anche ricomporre semplicemente il quadrato originario ha la sua difficolta.

Tao, la via o anche il principio, è l’universo stesso eterno e inesauribile divenire in costante movimento composto da yin e yang. Yin principio negativo freddo luna femminile nero. Yang principio positivo caldo sole maschile bianco. Wu Wei, agire senza azione o meglio non azione, azione senza azione. Lo scopo del Wu Wei è il mantenimento di un perfetto equilibrio e armonia con il Tao e quindi con la natura delle cose. 

Ferdinando Renzetti




"Un giorno Confucio andò a trovare Lao Tze e gli chiese: "Cos’è lo yin e cos’è lo yang?" Rispose Lao Tze: "Lo yin è lo yin e lo yang è lo yang".  "Allora cos'è il Tao?" domandò ancora Confucio,  e Lao Tze: "Il Tao entrambi li comprende ed entrambi li supera. Altro non si può dire!",  e rimasero in silenzio..." (Paolo D'Arpini)


domenica 25 ottobre 2026

La fine della fine...



Più che una discesa è un precipitare. Alcuni se la ridono pensando d’essere in giostra, ma chi sente lo stomaco in gola vive emozioni opposte e spera che tutto finisca presto in nome di un futuro ora inimmaginabile. 

Quanto sta avvenendo in questi giorni, in termini di manifestazioni giovanili e popolari e scioperi in Europa ha a che vedere con una sorta di pustola socio-politico-valoriale scoppiata spandendo pus potenzialmente virulento, nei confronti del quale i macchinisti dei governi pertinenti, attuali e precedenti, essendosi venduti all’economia e avendo tradito il legame con le proprie genti e sperperando nella corsa il patrimonio valoriale della cultura europea filo cristiano-socialista, non possono che reagire con bieca condanna e facile repressione. Guarda a caso, proprio ciò che le proteste proclamano (condanna) e vorrebbero compiere (repressione) nei confronti della classe dirigente, al di là della facciata, uniformata. 


Una classe assolutamente assoggettata al progressismo, all’atlantismo, al globalismo, costi anche lo spirito di una nazione, di un’identità, di una vocazione. Nel guardare soprattutto a sé stessa, è assurta all’incredibile risultato d’aver perso ogni credibilità, non solo da parte del popolino ignorante e populista (così pensano), ma anche da quella di intellettuali di rilievo di sedicente destra e di sedicente sinistra, fatto salvo l’intera categoria dei passacarte delle testate pornografiche e del pornhub delle tv di regime in mano a direzioni extraterritoriali. È l’informazione del coro “aggressore-aggredito”, della neo-corsa agli armamenti “sennò quello arriva a Lisbona”, del genocidio dichiarato ma meglio raccontare la storia del cattivone Mladić, del “siamo buoni facciamoli entrare tutti”, del prezzemolico “sei un fascista”, del disarmante “sei un complottista”, de ”l’ha detto la scienza”. Alcune tra le veline in formato letter che arrivano puntuali sulle scrivanie dei “veri giornalisti”, come amano definirsi per cercare di arginare la perdita di clic e di ascolti, per screditare tutti gli altri loro colleghi e i reporter per caso, dai quali ora non esitano a comprare clip che, per una visita in più, vendono presentandole come “immagini forti” anche se non contengono niente di che, facendo finta di curarsi della sensibilità del prossimo, mentre incassano denari verdi per dire quanto gli viene detto di dire. Video per i quali anche il più genuino si chiede il perché di quell’avviso libidinante.

 

Il nascituro culmine biforcuto della repressione popolare e del desiderio di governi forti, che sta venendo al mondo, è un regalo inseminato dalle spermatiche promesse e svendute politiche pluridecennali della sinistra che hanno perlopiù governato i paesi europei, che hanno perlopiù taciuto sul progetto mondialista a mezzo immigrazionismo devastatorio programmato. Come i “veri giornalisti” facevano finta di occuparsi dei loro elettori mentre li tradivano. Il passo dalla separazione al divorzio, breve o non breve comunque lo si voglia misurare, si è compiuto. All’amore si è sostituito l’odio, al rispetto la violenza.

 

Sedotta e imbambolata dalla ciarlatanesca equazione progresso-uguale-benessere, irrorata da steregonesche pozioni di democrazia, l’abbraccio esiziale della politica intera con l’ordine delle cose globalista-capitalista-finanziario – con il quale, evidentemente, ha dalungo tempo seguitato a copulare – non ha avuto scelta davanti al lento e invasivo tsunami della cultura usa e getta, del consumo come esclusivo pilastro portante della società e quindi dell’opulenza quale ineluttabile destino. 


Più che una copula un mercimonio sguaiato che ha dato alla luce uno stato di fatto in cui tutto è replicato, tutto viene desiderato, tutto è da sostituire, tutto dura poco, tutto è possibile, tutto è mio, in cui si è dimenticato il significato e il valore dell’autentico, dell’astinenza, della frugalità, della cura, del riguardo, del limite, della comunità, della propria biografia storica.

 

Zygmunt Bauman (1925-2017) aveva previsto tutta questa liquefazione del tessuto culturale tradizionale dell’Europa, poi moltiplicato dalla diffusione popolare del web, surfato dai social, divorato dall’intelligenza demenziale detta artificiale, trangugiato e digerito dai macchinisti sovra-continentali del momento. Tutto moltiplicato dall’accoglienza extraorganica delle nazioni spudoratamente a coste e gambe aperte.

 

Se per l’attualità e le prime pagine, in merito alle sommosse che stanno avvenendo in questi giorni europei, si possono additare i diretti, scellerati responsabili del palazzo, antropologicamente e cristianamente parlando si tratta soltanto di una deriva colposa della politica avvallata dagli intellettuali. Categorie che, sotto la pressione materialista e razionalista, giunta a bar rivoluzionari a partire dai moti del ’68 e del ’77, hanno concesso libera espressione, affermazione e assoluzione a dimensioni umane che, per tutte le tradizioni sapienziali della storia e della terra, corrispondono a ciò che ci mantiene in uno stato d’inconsapevolezza, che ci rende disponibili al degrado individuale e sociale. 


Se per il cristianesimo tale osservazione ha un suo picco con i cosiddetti vizi capitali, per una certa psicologia si tratta del dominio dell’ego, per la tradizione di stirpe mesoamericana dell’importanza personale e dell’autoindulgenza, per la narrazione buddhista il punto è nella presunta pretesa dell’uomo di essere separato  dal cosmo, per quella taoista del Qi, quale energia fonte di tutte le espressioni mondane, per la quale credersi altro da essa e da tutto è permanere lontano dalla conoscenza. 

 

Così, formando uomini intenti al successo, l’altro, da fratello e simile, diviene ostacolo e nemico. Anche se la moltitudine seguace della linea individualista, soddisfatta dalla droga cognitiva dell’io voglio dice: “non male”, il destino implicito al quale non sospetta di andare incontro, sta in una vulnerabilità e relativa caduta pressoché ingestibile degli individui che la compongono. Appartenenza, identità e radice non sono tre parti ma una triade costitutiva del senso di sé stessi, antidoto preventivo della perdizione, del fallimento esistenziale, della rovina personale e sociale. 


Pare coerente iscrivere a tale oscura direzione i cosiddetti atti scellerati, lesivi del prossimo e di sé stessi, compiuti da individui e gruppi cresciuti a valori effimeri, cangianti, di breve durata, rinchiusi nella camicia di forza di fameliche aspirazioni di corto raggio, consumistiche, edonistiche, imitative, opulente. E da dove altro può provenire il culto dell’utero come merce, della cultura woke, della cancellazione delle culture, dei genitori extranatura.

 

Siamo perciò al centro di un panorama-Panopticon nel quale gli ignari della situazione, inetti a prendere in considerazione quanto qui accennato quale inconsistente base d’appoggio elusiva della vita piena, procedono sereni con la Champions, la Bmw, il centro commerciale, la seconda casa e il fine settimana sportivo in tasca. 

 

La discesa incontrollata e incontrollabile è ormai conclamata e incontrovertibile. Non ci sono medicine per organismi affetti da malattie degenerative allo stadio terminale. Solo palliativi buoni ad aggiungere agonia la cui durata non è prevedibile, ma certo dolorosa. I colpi di coda, le impennate, i canti dei cigni (neri), gli ultimi respiri possono protrarre a lungo il tormento. 

Anche coloro che ignari non si considerano, purtroppo sempre con risorse necessariamente risibili al cospetto di quelle a disposizione dei macchinisti e relativi potentati privati e lobby kippahike, tentacolari, militari, oscure, oltre a non disporre di ricette pertinenti alla dimensione del problema, col criterio del cane sciolto, convergono tacitamente l’un l’altro a temere e a sperare in una fine quanto più possibile imminente e repentina. Mortale consolazione esistenziale – e anch’essa individualista – auspicata in nome di una nuova vita, di una nuova nascita neo-socialista che, almeno per un po’, per qualche generazione a venire, sappia fare tesoro del tempo in corso, che era stato commedia, quindi dramma ora tragedia. A sopravvivere saranno proprio i macchinisti e i loro accoliti, sollevati dalla preoccupazione degli otto miliardi di uomini e relative scorie, che toglieva loro il sonno.

 

Il vicolo cieco imboccato non ha vie di uscita. L’ultimo atto dell’epopea babelica della quale siamo stati protagonisti, ci vedrà tutti ulteriormente ammassati là in fondo in una orgia boschanamente (Hieronymus) immonda di salse per cibo velenoso, indaffarati a sgomitare per merci scadenti e dosi di tecnologia rese necessarie dal progresso, tra merci firmate, rese necessarie dall’apparire. E, come non bastasse, disponibili a trasformare in arma quanto alla mano pur di sopravvivere nella lotta tra poveri contro diversi all’ultimo sangue, in difesa di qualche risibilità, non certo di qualche valore tramontato da decenni. Sebbene controvoglia, anche i meno sprovveduti vengono trascinati dalla corrente, che lungamente hanno cercato, con insuccesso, di frenare, limitare, eludere.

 

Ciò che sta accadendo in Italia e in Europa è il frutto anche di quanto finora accennato. Se i consapevoli ne sono culturalmente e politicamente preoccupati mentre gli individualisti computano vantaggi e svantaggi, i macchinisti sono in libidinosa baldoria per il successo ottenuto dal loro progetto pluridecennale di sfacelo sociale, realizzato a colpi di demolizione culturale, di solitudine, assenza di appartenenza e di radicamento, a dosi equine di desideri nichilistici iniettate nelle vene dei pensieri dalla pubblicità regresso come vivessimo dentro una spugna senza uscita, gonfia di ridenti dj.

 

Va da sé, che ognuno a modo proprio si trova a ipotizzare quale uomo e quale società nascerà dopo l’esiziale orgia sanguinaria. Una congettura percepisce l’avvento di una figura che corrisponde alla radice quadrata dell’ultimo uomo di Nietzsche, il più sideralmente lontano da quello compiuto, ovvero consapevole della propria creatività e del proprio potere rigenerativo, capace di agguati spietati alla propria autoindulgenza. Un uomo compiuto che la cultura europea e il suo fondamento cristiano-socialista-assistenzialista non ha mai potuto sognare neppure sotto psicotropi né tortura dell’immaginario.


Con un simile piccolo spirito, pare legittimo supporre una società facilmente organizzata in modalità razional-gerarchica dai kapò e dai loro occulti tecno-generali. Replica civile dell’architettura militare, in cui ognuno avrà mansioni, responsabilità, premi e punizione definite dal regolamento unico o a discrezione del superiore, il cui giudizio di condanna dipenderà dal suo gradiente di vanità. Se questo genere di ufficiali senza baffi né stellette dovesse come presumibile spopolare, i loro contraltari, cioè i comandanti amati, ricchi della cura e dedizione nei confronti dei subalterni, non saranno che un retaggio mnemonico, disponibile ormai solo alla generazione ora in estinzione. L’ultima a scendere in piazza senza pensare a cosa mettersi.


Lorenzo Merlo