sabato 28 febbraio 2026

La guerra e la pace sono nella mente...

 


Cuccioli e bimbi. 
Nell’età neonatale non c’è separazione tra noi e il mondo. Non siamo ancora identificati con il corpo, tantomeno con il pensiero, come avviene invece a partire dall’età infantile, durante la quale prende consistenza l’incrollabile struttura detta io, nella quale, inconsapevolmente, ci identifichiamo.

Uno dei distinguo tra le due età risiede nella psicologia dell’espressione del bisogno: per i più piccoli corrisponde ad un’esigenza che qualcuno (la madre) soddisferà, mentre per i bambini, ad una pretesa carica di rancore-sofferenza se insoddisfatta o, al contrario, di ovvio diritto rispettato.
 
Ragazzini
Nell’età successiva, detta adolescenza, insieme alla separazione psicologica dai genitori, si compie l’affermazione definitiva della personale identità. Come già era nell’infanzia, anche in questa fase, ciò che proviamo ha diritto assoluto di essere ascoltato, il nostro stato interiore assume i caratteri dell’universalità, ciò che proviamo è posto al centro della realtà in modo direttamente proporzionale all’incapacità di esprimerlo. È una condizione narcisistica, ignara del mondo che alberga nel prossimo e incapace di tenerne conto. Non riconoscerla, non considerarla, non accudirla è peccato grave di chi riteniamo sia tenuto a farlo. In questa età, il giudizio corrisponde al reale stato della realtà.
Il transito dall’adolescenza all’adultità ha un che di iniziatico, in quanto il guscio narciso, entro il quale esaurivamo il mondo, si schiude mostrandoci quanto non vedevamo e tenevamo in conto. Si diviene un nuovo essere capace di coscienza dell’altro, quale esistenza altrettanto nobile alla nostra, da rispettare. Il prossimo non è più, come accadeva da ragazzini, una figura strumentale a noi, senza sentimenti ed emozioni, sensibilità, attitudini. E non poteva essere diversamente, in quanto a nostra volta non avremmo saputo dire quali sentimenti provassimo e quali emozioni ci muovessero.  

Grandi
La condizione adulta vive la responsabilità della realtà che la circonda, in particolare dei doveri nei confronti del prossimo, della cura l’educazione della prole e dei relativi coetanei in cui vede il futuro e in quella dei vecchi, nell’ultima età della vita, nei confronti dei quali porta riconoscenza e attenzione.
Se per quanto riguarda le epoche neonatale, infantile e adolescenziale, quanto tratteggiato fin qui, fatto salvo problemi psicologici relazionali, ha la sua attendibilità, per quanto detto per l’età adulta non è che la configurazione teorica. In questo momento storico infatti, lo stato adulto e la corrispondente responsabilità, non ha più la solidità di una scultura nella pietra, ma l’impermanenza di una scritta sulla sabbia. L’adulto di questi anni, forgiato nelle comodità fisiche e psicologiche non ha calli sulle mani, non ha coscienza dei sentimenti e delle emozioni che lo attraversano, non ne sa parlare, ne è dominato. La sua attenzione non è sulla responsabilità ma sul diritto. È una figura incompiuta, ovvero vulnerabile, proprio come un adolescente. Non avendo, quindi, coscienza di sé, non ha più il necessario per essere un mattone dell’edificio sociale.  

Vecchi
Il solco della tradizione, prima segnavia della vita, ora, riempito di cianfrusaglie e non solo, non ha più alcun potere, ma è pure denigrato. I vecchi sono divenuti un peso sociale e famigliare di cui sbarazzarsi, gli adulti si dedicano al piacere, gli studenti sono spezzettati come le specializzazioni di cui hanno il culto, i giovani sono irregimentati al servizio del lavoro e della replica, estranei a tutti i valori comunitari tranne a quelli liquidi fomentati bailamme d’informazione-intrattenimento digitale, che bombarda a grappolo loro e chiunque, i piccoli sono educati all’egoismo come prioritario principio dell’esistenza ridotta a competizione.  

Cultura
E come si sarebbe potuto evitare l’abisso dall’aspetto umano nascendo nella cultura materialista, nido e cielo dei nostri pensieri? Come avremmo potuto concepire altro che non fosse riducibile all’ascissa e all’ordinata cartesiana? Come sfuggire al dogma della scienza che, come un potente magnete posto in fondo al punto di fuga, ci risucchia velocemente, impedendoci così di riconoscere le maglie storpie della sua narrazione in cui il mondo e il vero sono tali in quanto resi evidenti dalle unità di misura che lei stessa ha inventato?

Controcultura
No, salvo risibili eccezioni, non si poteva sfuggire. Ma, c’è un ma. E anche di un’ampiezza, che qualunque avveduto nei confronti di ciò che comporta, potrebbe – se non dovrebbe – ridimensionare radicalmente l’arroganza antropocentrica e la relativa esaltazione del razionalismo, ramo del materialismo.
Si tratta delle tradizioni sapienziali, a mezzo delle quali gli uomini di tutta la terra hanno precisato da millenni che la realtà è maschera, che indossarne una o l’altra e difenderla conduce al male, embrione di ogni conflitto intimo o relazionale. Si tratta anche di pensatori noti e ignoti che, emancipati dalla egregore culturali che li aveva nutriti, hanno saputo riconoscere quanto il potere che è in noi sia regolarmente, indefessamente, mortificato, costretto entro gabbie di idee che crediamo nostre, con cui ci rappresentiamo, per le quali ci sentiamo in dovere di difenderle e combattere. E siamo di nuovo ad una vita vissuta nella sofferenza o, a volte, nell’esaltazione – nient’altro che un contraltare ugualmente vacuo – sotto il quale ci attende il buio del nichilismo. Un territorio in forma di centro commerciale dove credere di condurre una vita rispettabile o di tiro a segno, dove credere sia legittimo sopraffare il prossimo, convinti che le buone maniere possano bastare a sentirsi nel giusto. Un territorio virtuale che, al primo corto circuito, le reti della depressione e della disperazione ci agguantano per lasciarci nel secchio ad agonizzare, certi che la morte che vorremmo darci è il solo modo per uscirne.

Osservare
Se le tradizioni del mondo, ognuna a proprio modo, hanno precisato come e quando il malessere, e perciò anche il benessere, si attesta in noi, tra i pensatori più recenti, Nietzsche, con la sua Umwertung aller Werte, trasmutazione di tutti i valori, ha delineato un ulteriore, possibile, fase evolutiva dell’uomo e l’ha chiamata übermensch, oltre uomo. Ovvero di una figura capace di riconoscere le egregore che lo mortificavano e di emanciparsene mettendole così a tacere. Un uomo in grado di svincolarsi dall’egocentrismo, idoneo ad annullare il giogo del narcisistico vittimismo e di recuperare, perciò, la forza creativa a mezzo del potere della volontà, da lui definita di potenza, per distinguerla da quella dell’autoindulgenza. Una all’altezza della disciplina, l’altra inficiata dalla lassità.
Si tratta banalmente di un uomo realmente adulto, realmente all’altezza di prendersi la responsabilità di tutto e della propria condizione. Di un uomo consapevole che solo a mezzo dell’assunzione della responsabilità di tutto si passa dalla cruna dell’ago, dalla “porta stretta della conoscenza” (1), accedendo così alla miglior forza creativa, la stessa che Bergson ha definito slancio vitale.  

Uomo compiuto
 
L’uomo compiuto è consapevole che non esiste ragione superiore, che ognuna ha la sua radice e diritto d’esistenza, che eleggerne una sopra le altre è all’origine della guerra, che ogni affermazione che distingue, classifica e gradua è assolutamente autoreferenziale, che ogni giudizio separa l’unità che siamo. Vede quanto l’”esportazione della democrazia” sia in seno una camicia di forza delle culture soggiogate e anche che, tale veste, dovrebbe indossarla proprio chi la vuole imporre al prossimo. Sa che la ragione, il causa-effetto e la logica hanno diritto a un grande potere purché entro i limiti di contesti chiusi, tecnici, materiali, nei quali il meccanicismo a pieno diritto di dominio, ma totalmente fallace in quelli aperti, relazionali, umanistici.
Sa che la deriva illuminista ha sottratto all’uomo la dote per conoscere attraverso il sentire, quella per traguardare oltre le forme, per constatare che le sue novità sono fasulle e che si ripetono da sempre identiche, perché sa che i pochi sentimenti e le poche emozioni sono identiche in tutti gli uomini, in tutti i tempi e che, quindi, la loro combinazione non può che ripetersi frequentemente. Vede che ognuna di queste viene vantata da chi la esprime come fosse sua e nuova, ignaro della verità dell’iperuranio. Vede che ritorniamo con la medesima arroganza a difendere una nuova, dopo aver visto che la propria vecchia ora è in mano ad altri, al nemico.
Vede le ragioni energetiche che ci spingono ad un ruolo, che chiudono entro una condizione, che ci permettono la bellezza e l’amore. 
Vede come vivere in pace con sé e il prossimo. Vede che siamo prede di suggestioni dovute all’interpretazione egocentrica, vittimistica o prepotente.
Dunque, sa che la verità reclamata dagli uomini è solo entro il loro piccolo discorso biografico, necessariamente autobiografico, obbligatoriamente autoreferenziale.
Sa distinguere tra storia duale e uno universale, sa che nella prima risiede il conflitto e nel secondo la serenità.
Sa che porgere l’altra guancia non è un’allegoria per esprimerlo, in quanto significa soltantoemanciparsi dalla propria importanza personale per vedere cambiare il mondo. Che non farlo significa mantenerlo così com’è nonostante le intenzioni intellettuali nella bocca di tutte le parti in causa. Sa che capire non conta nulla e ricreare è necessario. Sa perciò cosa implica la guerra e come realizzare la pace. Infatti, ogni consapevole della parzialità obbligata delle proprie affermazioni, emancipato dall’importanza personale, avendo valicato le frontiere egoiche, libero dalle parassite imposizioni duali dell’io e del voi, esprime una forza di pace.

“Come nelle braccia di una donna amata perdiamo ogni distinzione fra l'esterno e l'interno, così l'essere umano abbracciato dall'assoluto onnisciente è soddisfatto in ogni suo desiderio; solo il desiderio dell'assoluto persiste, ogni altro sparisce, così come sparisce ogni dolore”.   Brhad-aranyaka-upanisad IV.3.21

Lorenzo Merlo



Nota
1.     Raimon Panikkar, La porta stretta della conoscenza. Sensi, ragione e fede, Milano, Rizzoli, 2005.



giovedì 26 febbraio 2026

Italia: "Conservazione della Memoria"...

 

Foto Luigi Burroni


Nel 2026 ricorre l’Ottantesimo anniversario della nascita della Repubblica Italiana.  Per questa occasione così significativa, l’Archivio dei diari promuove, insieme all’Archivio Storico della Presidenza della Repubblica, il convegno "Le memorie della Repubblica, la Repubblica nelle memorie", che si terrà a Roma il 4 e il 5 marzo 2026 presso Palazzo Sant’Andrea, Via del Quirinale 30.


Un momento di studio e di confronto che mette in dialogo la documentazione raccolta in quarant’anni dal nostro Archivio con la ricerca sulla storia dell’Italia repubblicana. Responsabile scientifico del Convegno di studi è Patrizia Gabrielli, docente di Storia contemporanea e Storia di genere presso l’Università di Siena. L’incontro approfondisce i diversi aspetti della memoria individuale e delle memorie collettive del Paese, quali presupposti dell’appartenenza alla comunità repubblicana, attraverso il contributo di diciotto studiose e studiosi provenienti da sette delle maggiori università italiane e da due istituti di ricerca, con l’obiettivo di diffondere nuovi risultati storiografici e coinvolgere scuole, cittadine e cittadini.


Ciascuna sezione è dedicata a una data fondamentale del calendario civile, nazionale e internazionale per analizzare i contenuti e le forme del discorso politico, attraverso le affinità, le rotture, le increspature tra memoria collettiva e memoria individuale. Un filo rosso del convegno sarà suggerito da una importante selezione di brani dai diari dai nostri archivi, preziosi tasselli che ricompongono un racconto corale.


Il 2 giugno: Festa della Repubblica, presieduto dalla Sovrintendente dell’Archivio Storico della Presidenza della Repubblica Marina Giannetto, apre i lavori il 4 marzo alle 14 dopo l’introduzione della Sovrintendente Giannetto, della direttrice Cangi e della professoressa Gabrielli: la prima votazione a suffragio universale in Italia, parteciparono quasi il 90% degli aventi diritto, il referendum che segnò il passaggio alla Repubblica democratica. Le emozioni, le aspettative, i timori degli italiani nei giorni in cui il Paese abbandona la monarchia, nelle relazioni 2 giugno 1946: la Repubblica! di Maurizio Ridolfi, Università della Tuscia, Alle urne di Enzo Fimiani, Università “G. d’Annunzio” Chieti-Pescara, La colonna sonora della Repubblica di Stefano Pivato, Università di Urbino Carlo Bo, e gli anni in cui quella democrazia è stata in pericolo, nel resoconto di Camillo Brezzi Sentii un colpo violentissimo alla nuca. Terrorismo, memorie, generazioni.


L'8 marzo: Giornata internazionale delle donne, data simbolo dell’emancipazione femminile, richiama temi e questioni diverse, dal lavoro alla partecipazione politica, al tema della violenza di genere. La sessione prevede gli interventi: Una ricorrenza per le donne di Patrizia GabrielliLavoro e professioni di Liliosa Azara, Università Roma Tre, Femminismi nelle memorie di Serena Terziani, Università di Siena.


Il 25 aprile: Liberazione, presieduto da Patrizia Gabrielli, apre i lavori della seconda giornata alle 9. I sogni e la fiducia nel futuro di un Paese lacerato, distrutto dalla guerra e dai tradimenti ne il 25 aprile: la Liberazione e la memoria della Resistenza di Filippo Focardi, Università di Padova, Vivere la guerra, sperare nella pace di Agostino Giovagnoli, Università Cattolica, Milano, La strage di Monte Sole di Eloisa Betti, Università di Padova, I 25 aprile degli internati militari civili: diari e memorie di Luciano Zani, Sapienza Università di Roma – ANRP.


Il 1° maggio: Festa del lavoro, affronta il lavoro, la sua organizzazione, la sua complessa dialettica, fino alla massiccia presenza dell’immigrazione in ottant’anni di vita repubblicana, nei contributi Il 1° maggio. La storia e la memoria pubblica di Paolo Mattera, Università Roma Tre, Sindacato, lavoro tra Italia repubblicana e dimensione europea di Maria Paola Del Rossi, Università della Tuscia, Lavoro migrante di Michele Colucci, CNR – ISMed.


A commento degli interventi accademici, l’attrice Donatella Allegro restituirà la voce degli autori dei diari e delle memorie esaminate, attraverso la lettura di pagine dai testi.


Sarà possibile assistere al convegno presso Palazzo Sant’Andrea dalle ore 14.00 del 4 marzo e dalle 9.30 del 5 marzo. Per accreditarsi è necessario comunicare i propri dati (nome, cognome, luogo e data di nascita) entro il 2 marzo 2026 all’indirizzo archivio_storico@quirinale.it  


La ricerca sui testi autobiografici è stata sviluppata grazie alla consultazione del catalogo digitale e soprattutto alla competenza e disponibilità dei collaboratori del nostro archivio; si è avvalsa inoltre di sondaggi e rilievi condotti in molteplici occasioni, come nel caso dei progetti Elette ed eletti (eletteedeletti.it, cofinanziato dal Comitato per gli anniversari di interesse nazionale nel 2016) e Voci dall’Italia Repubblicana (cofinanziato da Regione Toscana), entrambi con il coordinamento scientifico della professoressa Gabrielli.



Archivio dei diari  - adn@archiviodiari.it



Il convegno è stato realizzato grazie al contributo della Direzione generale Biblioteche e Istituti Culturali.

mercoledì 25 febbraio 2026

Se la carne divide, la dieta frugivora bioregionale unisce...

 


Quando uno dei due coniugi decide di non mangiare più carne la relazione tra i due spesso diventa complicata. Le due propensioni divergono, specialmente se di mezzo c’è un bambino che la madre, ad esempio,  vuole allevare con un'alimentazione incruenta, ma anche perché consapevole dei danni che può arrecare alla salute ed all'ambiente il cibo carneo.

Una realtà di difficile soluzione e richiede grande pazienza e comprensione reciproca,  ad esempio il marito, onnivoro, non si apre alla nuova realtà alimentare che richiede moderazione, oppure che la moglie, vegetariana, per quieto vivere, accetti che in tavola si presentino cibi misti.

Ma questo per chi ha fatto una scelta naturalistica  significa scendere a compromessi con la propria coscienza, subendo -anche se in forma indiretta- gli effetti di un’alimentazione incompatibile con la propria natura, non curandosi dell’inquinamento e dei danni agli ecosistemi provenienti dagli allevamenti  industriali.

Quando il marito ritiene necessario per lui  nutrirsi anche di carne e accusa la moglie di imporre la sua visione delle cose, non impone forse egli stesso -indirettamente-  un tipo di alimentazione? Cercare un accordo tra le parti rispettando le scelte altrui e fare in modo che prevalga il bene comune sembra la via più ragionevole. Una forma mediata potrebbe essere quella di limitarsi in casa ad una alimentazione frugivora, senza carne  ma con prodotti di origine animale come formaggio, uova, miele, ecc.   da produttori biologici e da allevamenti etici.  Lasciando libertà di assunzione carnea in caso di pranzi e cene presso amici onnivori od al ristorante. Questo sarebbe già  un gesto di rispetto reciproco fra i due coniugi.   

E’ indubbio che la carne  non è  necessaria  come scientificamente dimostrato dai più accreditati istituti di ricerca in fatto di nutrizione, che tra l’altro hanno dichiarato ufficialmente che l’alimentazione bioregionale  frugivora  è compatibile in tutti gli stadi dell’esistenza, dalla nascita alla morte.

Una corretta scelta alimentare è caratteristica qualificante non una depauperazione: è indice di personalità, coerenza, forza e fiducia nelle proprie idee, ma è anche motivo di testimonianza di una attitudine che contribuisce al benessere della persona e a rendere migliore questo mondo.

Paolo D'Arpini - Rete Bioregionale Italiana




P.S. Di questi temi se ne parlerà il 26 aprile 2026 a Treia nel contesto della Festa dei Precursori del Circolo Vegetariano VV.TT.: https://bioregionalismo-treia.blogspot.com/2026/02/treia-25-e-26-aprile-2026-festa-dei.html




martedì 24 febbraio 2026

La terra di nullo...

 


...nella terra di nullo: come fa kanzon ad usare tutte quelle mani e tutti quegli occhi? come un uomo che nel mezzo della notte si sistema il cuscino dietro la testa.. mi sono appena svegliato e sto allungato sul divano davanti al fuoco del grande camino, ripensando al folletto fiorin fiorello amore bello che si è intrufolato in casa ieri sera impossessandosi della mia chitarra cantando: la casa si stufa ad averti per casa deputata presenza chiede un po di assenza mentre non ci siamo chiusa la porta una vita misteriosa la vive. eppure quando andiamo e veniamo lei ci tenta attrae trattiene per sentire lo spazio attraverso gli oggetti toccati, una presenza che tesse tutto assieme, la lasciamo a mettere in ordine le nostre cose. il viaggio è iniziato nel momento in cui peter brown nella sua cantina ha aperto i rubinetti delle botti per farmi assaggiare diversi tipi di vino e riempiendo infine il fiasco che avevo con me. 

Mi sono ritrovato essere vivente nella notte delle idee con l’obiettivo di ampliare la visione sul mondo e lo sguardo sul pianeta. con me artisti musicisti scienziati scrittori attorno a un grande tavolo rotondo, al centro funghetti aiuauasca vino birra te caffè kefir combutcia immaginando tutti di abbracciare un albero. il silenzio della linfa che scorre, la cortecciarugosa ossidata dalla luce e dall’ossigeno, odore di muschio anche se avrei voluto nascondermi nella sezione panorama nel magico mondo di nullo come il Cosmopolitano scalzo nell’impossibile labirinto di una sfera che ha il centro dappertutto e la circonferenza da nessuna parte che sostiene la necessità di pensare danzando in modo di non separare l’uno dall’altro il tempo e lo spazio. mancano solo i tamburi e le trombe; il dolce far niente. attraversando il paese delle colline di terra ho visto il sole che brilla alla fine della notte nelle quattro direzioni c’è chi scende c’è chi sale e c’è chi lava i piatti come me in questo momento nella circostanza la stanza circolare dove sentire l’essenza della circonferenza in trascendenza. se non io chi? se non ora quando? se non qui dove? ho sempre vissuto nei luoghi sognando di essere in altri luoghi… mi sono seduto e ho ascoltato le parole della terra e la luce del paese al vento che passa come frutti di un contadino sulla strada. 

La luna infeltrita nella quantità spaziale si è persa la chiusura del cerchio nella quotidianità fatta dell’arrangiarsi. finalmente il mare… il mare immenso strumento musicale, la parola vi giace insonne nel luogo dove più facilmente si raccolgono le emozioni: il tempo! col suono del mare ho aperto i chakra equilibrato il karma e purificato l’aura… di già di quò di là sotto sopra avanti e indietro in alto e in basso a destra e a sinistra in tutte le direzioni un mare di pietra e di pietre… dolmen menhir cromlech. i cerchi in pietra evocano l’antico culto del dio solare e rappresentano una mappa astronomica che identifica una datazione specifica che voleva essere lasciata incisa nella pietra. 

Il mito più ancestrale tramandato da generazioni nella popolazione che il cromlech era impiegato come luogo di guarigione. stando alle credenze basterebbe appoggiarsi alla pietra centrale del cerchio per sentire alleviati dolore e stanchezza e soprattutto per sentire tonificato il proprio corpo. sarebbe dovuto al fatto che queste monumenti di pietre erano costruiti sopra corsi d’acqua sotterranei e che il centro di tali cerchi si trovava in corrispondenza con il movimento dell’acqua unito a quello della terra creando una energia cosmo tellurica, un collegamento con le vibrazioni del piano psicofisico umano. gli anziani raccontano di una danza che veniva ripetuta nel cerchio chiamato luogo nascosto nel giorno del solstizio d’estate e d’inverno, al fine di guarire dalle malattie e di auspicare la fertilità della terra. 

Questo in parte è anche attestato scientificamente: la coscienza è come una musica definita “Shabda Brahman” che significa suono trascendentale o vibrazione sonora. Il Shabda Brahman (suono-coscienza) identifica l'universo come vibrazione primordiale, dove la coscienza suprema si manifesta attraverso il suono, come una musica sacra eterna. Questa vibrazione crea e sostiene la realtà, agendo come una risonanza sottile che riequilibra l'essere. le magiche vibrazioni nel mondo di nullo…

Ferdinando Renzetti



 

lunedì 23 febbraio 2026

Israele avvelena il Sud del Libano con il glifosato...

 


l caso sollevato dall’Unifil, la forza di pace dell’Onu presente nel Libano meridionale: "oltre ai danni ambientali, l’uso dell’erbicida espone la popolazione locale a un pesticida dagli effetti potenzialmente cancerogeni".

L’Idf, l’esercito israeliano, con gli aerei ha irrorato glifosato su campi coltivati e terreni destinati alla semina nel Sud del Libano. La notizia è stata diffusa da un comunicato stampa dell’Unifil, l’United nations interim force in Lebanon, la forza di pace dell’Onu, a cui partecipano anche un migliaio di militari italiani, da tempo ormai esposta al fuoco dell’Idf, l’esercito di Israele, durante le azioni contro le milizie di Hezbollah.

L’uso massiccio di glifosato, oltre alla funzione erbicida, provoca una rapida essiccazione della pianta e quindi non è escluso che l’esercito israeliano abbia impiegato il potente diserbante per “bruciare” le coltivazioni nel Sud del Libano.

Prima dei lanci di glifosato l’Idf, precisa Unifil, ha invitato le forze di peacekeeping di “tenersi a distanza e rimanere al riparo, costringendole ad annullare oltre una dozzina di attività”.

I militari Onu, aggiunge poi l’Unifil, “hanno supportato le forze armate libanesi nella raccolta di campioni da sottoporre a test di tossicità“.

Dalle analisi è risultato l’impiego di erbicidi a base di glifosato una sostanza, probabile cangerogena per la Iarc dell’Oms e capace di provocare diversi tipi di cancro nelle cavie da laboratorio, inquinante per l’ambiente e che espone la popolazione locale a conseguenze sulla loro salute.

“L’operazione – riporta l’Ansa – si è svolta in aree già in larga parte evacuate a causa delle ostilità tra Israele e Hezbollah, ma ancora attraversate da civili, allevatori e personale delle Nazioni Unite. Unifil ha riferito di esser stata informata da Israele delle operazioni per consentire al personale Onu di allontanarsi temporaneamente dalla zona interessata per alcune ore, senza che fossero forniti dettagli sulla natura dell’operazione”.

Molto dura la posizione espressa dalla forza di pace dell’Onu: “Questa attività (irrorazione con sostanze chimiche, ndr) è inaccettabile e contraria alla risoluzione 1701. Le azioni deliberate e pianificate dell’Idf non solo hanno limitato la capacità delle forze di peacekeeping di svolgere le attività previste dal loro mandato, ma hanno anche potenzialmente messo a rischio la loro salute e quella dei civili. Hanno inoltre sollevato preoccupazioni circa gli effetti di questa sostanza chimica sconosciuta sui terreni agricoli locali e su come ciò potrebbe influire sul ritorno dei civili alle loro case e ai loro mezzi di sussistenza a lungo termine. Non è la prima volta che le Idf lanciano sostanze chimiche sconosciute da aerei sul Libano. Continuiamo a ricordare alle Idf che i voli dei loro aerei verso il Libano violano la risoluzione 1701 e che qualsiasi attività che metta a rischio le forze di peacekeeping e i civili è motivo di seria preoccupazione. Invitiamo nuovamente le Idf – si conclude il comunicato – a cessare tutte queste attività e a collaborare con le forze di peacekeeping per sostenere la stabilità per cui tutti ci stiamo impegnando”

 Ettore Cera



Fonte: https://ilsalvagente.it/2026/02/12/israele-sparge-glifosato-nel-sud-del-libano-per-bruciare-le-coltivazioni/


domenica 22 febbraio 2026

Politicamente corretto... ma irresponsabile!?

 


Dall’epoca del senso della responsabilità per la comunità a quella dell’individualismo che l’ha rinnegata, seguendo l’arco punteggiato dai capisaldi musicali popolari principali.

[Articolo politicamente libero, contro la violenza censorio-impositiva del politicamente corretto. Astenersi genuflessi ideologicizzati. 

Rivendico il diritto d’essere come sono e di non avere alcun dovere di uccidere la mia biografia per legge o per maggioranza, o qualcuno si sente in diritto di pena di morte spirituale del politicamente non conforme? 

Dirò sempre nano, non diversamente alto, pompiere, spazzino handicappato, cieco, mai non sentente, almeno finché non la smetterete di chiamarmi fascista se non lo sono, progressista se non lo sono, putiniano e no vax anche se lo sono e con pieno diritto e nessun bisogno di etichette politicamente vergognose. Almeno finché non la smetterete di far sentire in colpa chi progressista non è, chi del progressismo ha paura come me].

 

 

Tra le grinfie del gattino, dalla malconcia matassa della storia spuntano molti capi di fili che al suo interno si aggrovigliano tra loro e a quelli in profondità. 

Ognuno rappresenta il percorso delle vicende umane, ognuno ne racconta una vena. Secondo il principio che tutto si tiene, ognuno si presta ad accompagnare chi lo vuole seguire, all’origine dello stato delle cose che spunta dal gomitolo scarmigliato.

 

Tutti i percorsi hanno riflessi reciproci. Non tutti sono penosi, incomprensibili, inaccettabili. Quelli che riguardano le arti sono piacevoli, ma non meno profondi ed eloquenti. 

In uno di questi, quello relativo alla vicenda musicale popolare, si può riconoscere il tramonto del valore sul quale erano state erette città, politiche, educazioni, con il quale si osservava il mattino e l’orizzonte. 

Era il valore del senso della comunità, della condivisione, della solidarietà, dell’onestà e del dono. Un valore sacro, grande come un mare, non puro né perfetto, ma che non temeva le blasfemie di senso contrario, certamente latenti e presenti al suo interno: bizze individualistiche che, come granelli di sabbia, erano assorbite ed esorcizzate dalla sua superiorità e, quindi, dalla sua tolleranza.

 

Gospel 

“Contrattura di God Spell, letteralmente Sillaba di Dio), in inglese, significa Vangelo, buona novella, "parola di Dio"”. (1)

 

Per quanto riguardasse soltanto le comunità dei negri, all’inizio era il Gospel. Suoni, voci e balli sempre di gruppo, sempre comunitari, di speranza, solidarietà e forze comune. Con i suoi tratti atavici che sanno d’Africa e di fede che realizzano resilienza, nel nostro excursus pop rappresenta il punto più elevato, lo zenit oltre il quale la luce del sentimento sociale ha iniziato il suo ridanciano declino verso il tramonto e il buio.

 

Blues

“Blues nasce dall'espressione "to have the blue devils" (letteralmente: avere i diavoli blu) col significato di "essere triste, agitato, depresso". L'espressione, attestata nella lingua inglese a partire dal XVII secolo, si riferiva in origine allo stato allucinatorio che segue alle crisi di astinenza da alcool”. (2)

 

Anche se l’epoca di nascita del Blues precede quella del Gospel, la sua dimensione popolare si afferma a partire dagli stessi anni di quest’ultimo, ma si estende enormemente di più nella cultura divenendo un radiante fulcro musicale per tutti i generi successivi fino al rock incluso.

Nelle sue note languide e rassegnate, il Blues esprime quel lato umano, noto a tutti gli uomini, nel quale perfino la solitudine trova un po’ di conforto. Solipsismo inconsapevole, quindi necessariamente orientato all’individualismo, in quanto vuoto delle istanze filosofiche che fanno di questa corrente di pensiero una voce occidentale utile all’educazione per formare uomini compiuti, ovvero consapevoli della propria responsabilità del mondo.

In questa espressione del Blues si po' vedere l’avvio di un’attenzione verso la propria intima condizione e in questo senso un germe di abbandono del senso comune, nonostante il Blues sia originariamente stato la sola voce della comune penosa condizione di vita dell’intera comunità degli schiavi negri.

 

Jazz

“La parola jazz, originata da un vocabolo appartenente alla cultura tradizionale francese dal significato legato all'animazione, alla gioia di vivere. Altre fonti vorrebbero che la parola sia stata originata da un termine di origine africana con riferimenti alla sessualità”. (3)

 

Anche l’origine del Jazz precede quella del Gospel ma, come per il Blues è qui posta cronologicamente dopo e successiva al Blues stesso per la medesima ragione di successo popolare e di semantica culturale. 

Se il Blues avviava un egocentrismo prima assente, il Jazz, il cui primo connotato sta nella spaccatura della trama melodica che aveva vestito tutte le musiche umane fino a quel momento, aveva consapevolmente deragliato dalla tradizione, vedendo in ciò un atto creativo di qualità superiore, il cui picco è stato affermato e celebrato con l’avvento del Free Jazz. Una scelta che, nella nostra narrazione è facilmente abbinabile all’ontologia dell’individualismo, quale espressione che prende le distanze dalla tradizione e se ne mette alla pari se non sopra. In quanto atto di indipendenza e valorizzazione di se stesso diviene simbolica espressione del medesimo spirito dell’individualismo.

 

Rhythm and Blues

“Il termine "Rhythm and Blues" ha subito numerosi cambiamenti di significato. All'inizio degli anni '50, veniva spesso applicato ai dischi blues”. (4)

 

Questa nuova stagione musicale trasuda ancora tutta l’anima nera: la sofferenza ignorata e la speranza di riscatto sociale, la denuncia della ghettizzazione culturale. Anche in questo passo musicalmente evolutivo trova sede la perorazione della piccola luce nera in un mondo abbagliato da quella bianca. Ma è proprio con il Rhythm and Blues che si può osservare il compimento della contaminazione musicale e artistica tra le due culture. 

Non solo, le performance da palcoscenico hanno in questo genere il suo primo atto istrionico. Un momento particolare in quanto espressioni e valorizzazioni dell’importanza personale. Un motto di spirito, che la neonata televisione non solo sfrutta e lo moltiplica di valore, ma lo sparge nei salotti di tutte le case, travolgendo i pensieri e nutrendo le fantasie dei più giovani e l’irritazione dei loro vecchi. Inseminando l’immaginazione di idee balzane, mai prima sorte all’orizzonte noto della tradizione, base di sostegno dell’identità comunitaria.

 

Rock’n Roll

“Rock and roll (letteralmente "dondola e rotola")”. (5)

 

Il momento dell’avvento del Rock’n Roll corrisponde al tempo della conclamazione di consapevolezze mai prima così popolari. La critica al sistema sociale, i diritti individuali e la competitività, quale valore numero uno a sostegno del sogno americano, per quanto siano di natura estranea, nel crogiolo della tv fanno un pastone unico, strumentale all’aumento della distanza dall’epoca precedente, in cui la radio non era stata abbastanza per incrinare il solido piano sul quale era appoggiato il mondo. 

È l’epoca del potere deflagrante dell’immagine, pozione magica per costituire realtà apparenti senza che nessuno se ne accorga. 

È ora che si avviano le parabole delle cosiddette rock star, che diversamente dei divi del cinema – ancora per lo più espressione alla tradizione – aggiungono all’individuo un plusvalore prima visto con sospetto, quando non indesiderato perché socialmente sconveniente.

 

Rock

“Il rock è un genere della popular music sviluppatosi negli Stati Uniti e nel Regno Unito nel corso degli anni cinquanta e sessanta del XX secolo. Negli anni il termine rock è diventato un termine generico usato per indicare una grande varietà di sottogeneri musicali che si sono sviluppati nel corso del tempo. È un'evoluzione del rock and roll, un genere che attingeva direttamente dai generi blues e rhythm and blues derivati dalla musica afroamericana e dalla musica country”. (6)

 

Il Rock proruppe schemi e dimensione dell’ordine in corso. Avrebbe potuto tanto, in misura ridotta, anche senza la rampa di lancio della televisione. Basta aleggio di note, basta orchestre e basta educato allineamento. 

Come più avanti, in modalità più radicale e perfino politica, fecero il Punk e il Post-punk, il Rock strizzava la melodia entro pochi strumenti per farla gocciolare in note spesso erosive o dirompenti. 

Non serviva più la coppia per ballarlo, ognuno ne seguiva l’andatura in solitaria e poteva farlo senza alcuno schema da rispettare che non fosse il ritmo di base. Era la libertà di espressione individuale.

 

Pop

“Il termine popular music è un termine generico che si riferisce alla musica di gradimento generale nell'epoca moderna”. (7)

 

È il momento della rivoluzione, una fiamma che avvolge il mondo occidentale e ne cambia i costumi. Cercando di stringere l’essenza in una riga, si può o si deve necessariamente fare ricorso all’individuo. Le nuove generazioni non solo avevano spezzato la continuità delle tradizioni comunitarie, ma si sentivano ora in diritto di esprimersi via via più liberamente. 

Una sorta di emancipazione galoppava nelle anime portando con sé la certezza che si sarebbe potuto cambiare il mondo facendo ciò che piaceva loro o, quantomeno, senza più rinunciare a sé stessi. 

La minigonna era un segno della nuova libertà, mentre il capitalismo dal cuore umano alla Olivetti, affondava nell’avvio della liquefazione sociale.

Sebbene la colonna vertebrale del fenomeno raduni attorno a sé un corpo internazionale di popoli, arrivando clandestinamente a stravolgere anche alcune vite oltre cortina, circolava e cresceva in esso il germe dell’individualismo. Un ormone nato dalla progressiva sparizione di quello sociale, se non dell’idea socialista le cui reliquiose molecole digitali non avrebbero più avuto l’energia per divenire un’entità.

 

Dop Pop

Dop Pop non è un flusso musicale, ma un presuntuoso giochetto di parole inventate che vuole essere sufficientemente grande da contenere tutto ciò che si è succeduto, anche accavallandosi, sul palcoscenico della musica e, più in generale su quello della Cultura Pop (8). Vorrebbe dire Dopo il Pop.

Non è necessario tentare un elenco dei generi succedutosi dopo l’avvento del Pop, sarebbe estremamente lungo e per lo più inutile. Oltre che, per annotarlo servirebbe un super competente capace di mettere ordine tra i suoi colleghi che, del medesimo elenco, enumerano i generi secondo ordini, contaminazioni e sottogeneri difformi. Insomma tempo perso.

Nel Dop Pop, salvo dovute eccezioni, ovunque ci si giri e anche nel suo variegato calderone complessivo, incluso l’Hip Hop della protesta degli afroamericani – al suo culmine nel Trap – e pure i cantautori socialmente impegnati, si balla e si sballa in libertà individuale. 

Un fatto che purtroppo, e nonostante l’apparenza, sussiste anche nei rave. Aggregazioni in cui lo spirito di solidarietà, travestito e ingombrato da quello della tacita contestazione individuale, non ha trovato posto. Quindi festival che radunano insoddisfatti senza alcuna volontà di costituire il necessario per interventi politici. Emblematico segno della definitiva radicazione della weltanschauung individualista, che troviamo in cima al podio della cultura, premiato con la medaglia vuota del nichilismo. 

Allora la domanda è: che ce ne facciamo di un pieno di valori cangianti, ridanciani, di breve durata, effimeri, superficiali, edonistici, opulenti se non per una guerra tra stentati? Noi niente, ma loro tutto, o per il controllo di tutti. Non è questa, insieme al nichilismo, all’infelicità come comune condizione permanente, insieme all’individualismo, la risultante?

Forse è per via di questo panorama tetro-tecnologico per nulla distopico e del tutto reale che in certe culture extra-occidentali sussiste l’idea di tenere a freno il divertimento gratuito? 

 

Canzonette

Trattandosi di musica si può concludere che “Sono solo canzonette” come diceva Edoardo Bennato? Sì, perché foglie nel torrente. No, perché da intrattenimento sono passate ad essere riflesso della corrente che ha travolto l’empatia e ne ha disgregato gli ultimi argini. Sì, perché spartiti dello spirito del tempo, qui opportunamente descritto: https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-italiani_frustrati_cattivi_e_patetici_cosa_ci_sta_succedendo/45289_65063/

 

Lorenzo Merlo






Commentino aggiunto: "La critica secondo cui il "politicamente corretto" sia una forma di responsabilità sociale malintesa, o addirittura    irresponsabile, è al centro di un dibattito culturale e politico. Il politicamente corretto si concentra eccessivamente sulla forma piuttosto che sulla sostanza dei problemi, risultando ipocrita o superficiale..." (P.D'A.)


 

Note

1.     https://it.wikipedia.org/wiki/Gospel

2.     https://it.wikipedia.org/wiki/Blues

3.     https://it.wikipedia.org/wiki/Jazz

4.     https://it.wikipedia.org/wiki/Rhythm_and_blues

5.     https://it.wikipedia.org/wiki/Rock_and_roll

6.     https://it.wikipedia.org/wiki/Rock

7.     https://it.wikipedia.org/wiki/Musica_pop

8.     https://www.conoscenzealconfine.it/leggere-e-sentirsi-piccoli-piccoli/