sabato 25 aprile 2026

2 giugno 2026 - Democrazia e crisi ecoclimatica...

 


Una settimana di ribellione per il 2 giugno: al centro democrazia e crisi ecoclimatica

Sarà il 2 giugno 2026, Festa della Repubblica, il momento culminante della nuova mobilitazione lanciata da Extinction Rebellion. Dal 29 maggio, il movimento porterà a Roma una settimana di presidi, parate e azioni nonviolente per denunciare la crisi democratica e climatica, all’interno di un percorso più ampio ribattezzato “Prima-vera Democrazia”. La scelta delle date è fortemente simbolica: nel 2026 ricorre l’80° anniversario del Referendum istituzionale che sancì la nascita della Repubblica. “Ottant’anni dopo, ci troviamo in un Paese che finanzia la guerra, distrugge la Terra e restringe i diritti”, dichiara Extinction Rebelllion “Torniamo nella capitale e invitiamo tutte e tutti a mobilitarsi: non c’è nulla da celebrare, ma tutto da riconquistare”.

Negli ultimi anni si stanno registrando a livello globale una riduzione della quantità e della qualità delle democrazie, un trend considerato preoccupante da numerosi osservatori internazionali. Anche in Italia, come in altri Paesi occidentali, emergono segnali di restrizione dei diritti democratici. Il monitoraggio di Civicus ha evidenziato un peggioramento dello spazio civico, con limitazioni crescenti al diritto di protesta e un rafforzamento degli strumenti di controllo e sorveglianza. In questo contesto si collocano anche recenti interventi legislativi, come i Decreti Sicurezza e il DDL Antisemitismo, contestati da associazioni, sindacati e organizzazioni per i diritti umani per il loro impatto sulla libertà di manifestazione. Politiche securitarie che hanno contribuito a posizionare l’Italia sotto Stati Uniti e Israele per stato di salute della democrazia nel Global Democracy Index di The Economist, rilasciato proprio qualche giorno fa.

Difendere la democrazia significa esigere e riconquistare spazi reali di partecipazione, soprattutto sulle decisioni che riguardano la crisi ecoclimatica”, afferma il movimentoUna crisi che, secondo il rapporto dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale dello scorso marzo, sta già producendo effetti su ecosistemi, economie e società, con rischi crescenti per la sicurezza alimentare e la vivibilità di intere aree del pianeta. Il rapporto infatti certifica che gli ultimi 11 anni sono stati i più caldi mai registrati e sottolinea come gli oceani abbiano assorbito il 90 per cento di questo calore, causando sempre più fenomeni meteorologici estremi. Tra questi, i molteplici uragani Atlantici e Mediterranei che in gennaio e febbraio hanno devastato Portogallo, Spagna, FranciaMarocco e l’Italia insulare e meridionale, provocando decine di morti e miliardi di danni a abitazione e infrastrutture. “Ci troviamo di fronte a un governo sostenuto da una minoranza della popolazione, che porta avanti politiche climatiche, economiche e sociali con impatti devastanti senza un reale coinvolgimento dei cittadini”, prosegue Extinction Rebellion. “Decisioni che rispondono agli interessi di pochi miliardari e che annullano ogni spazio di dialogo con la cittadinanza, proprio mentre sarebbe urgente allargarli per affrontare una crisi che riguarda tutte e tutti”. Le politiche italiane restano infatti fortemente orientate verso il gas, nuove infrastrutture energetiche e grandi opere, una direzione incompatibile con la necessità di ridurre rapidamente le emissioni.

È proprio in risposta a questa urgenza che nasce il nuovo percorso di mobilitazione lanciato da Extinction Rebellion. Dopo la “Primavera Rumorosa” dello scorso anno – che aveva visto una settimana di occupazioni di diversi ministeri e di una sede della Leonardo dal 25 aprile al 1° maggio – il movimento rilancia con “Primavera Democrazia”. “Rompiamo l’indifferenza e trasformiamo l’indignazione diffusa in partecipazione concreta. Questa è una chiamata collettiva a difendere libertà e democrazia, in un mondo già sull’orlo del collasso ecologico” conclude Extinction Rebellion.



Fonti:

venerdì 24 aprile 2026

No al raddoppio della SS 274 e alla cementificazione del Salento...

 


La Provincia di Lecce ripropone il progetto relativo alla Statale che collega Gallipoli a Leuca, con un consumo di suolo per circa 400mila metri quadrati. 

L’ipotesi di raddoppio della Strada Statale 274, l’arteria che collega Gallipoli al Capo di Leuca, sta generando un acceso dibattito. Dopo la richiesta avanzata dalla Provincia di Lecce alla Regione Puglia per inserire l’opera tra le priorità del Piano regionale dei Trasporti emerge la posizione critica di Italia Nostra Sud Salento, che solleva forti dubbi sull’impatto ambientale e territoriale dell’intervento.

Marcello Seclì interviene denunciando i rischi connessi al rilevante consumo di suolo previsto e alla sostenibilità complessiva dell’opera. «In merito al progetto di raddoppio della Statale 274 esprimiamo la nostra più ferma condanna rispetto all’eventuale realizzazione dell’opera, per una pluralità di motivazioni. In primo luogo, si rileva come abbiano espresso parere favorevole anche Comuni non direttamente interessati, quali Gallipoli, Alezio, Taurisano e Gagliano del Capo, circostanza che solleva più di una perplessità sotto il profilo della rappresentatività territoriale. In secondo luogo, e con ancor maggiore preoccupazione, evidenziamo il rilevante consumo di suolo che l’infrastruttura comporterebbe: circa 400mila metri quadrati, in una provincia come quella di Lecce già da tempo esposta e vulnerabile a tali dinamiche. Si tratta di un impatto ambientale significativo e difficilmente reversibile, che impone una riflessione approfondita in termini di sostenibilità”.

A cura di Italia Nostra