martedì 4 agosto 2026

I deliri estivi di Nabir, Buzzur ed Euclidea continuano ... fino alla nausea!

 



...alla festa sulla spiaggia Nabir e Buzzur hanno subito intavolato discussioni profonde sulla qualità delle birre, alcuni si sentivano iknusiani altri eikeniani altri ancora dregheriani e molti peroniani. 


Euclidea stanca dei discorsi senza senso fa: "oh ragazzi prendiamo il pattino e andiamo a farci un giro di notte?!" 


Nabir e Buzzur accettano subito l’idea e mettono in acqua un pattino. l’idea di euclidea è piaciuta anche agli altri partecipanti  e in poco tempo tutta la flotta dei pattini, una decina circa, si ritrova in acqua in un pattino scontro notturno senza precedenti tra urla scherzi schiamazzi e risate. 


L’azione dura un oretta circa quando dalla spiaggia si sentono le urla minacciose del proprietario dello stabilimento Ulisse con il suo fide cane argo che cercava di illuminare la scena con la luce di una pila. come per magia alle sue parole in pochi attimi tutti i pattini sono rimasti vuoti, senza guida alla deriva, un po' qua e un po' la. Solo una ragazza incauta, che non si era accorta dell’accaduto, usciva dalle acque tutta sorridente dicendo: "bellissimo ragazzi adesso che facciamo?".


Ricomposta la scena, riportati i pattini a riva, la festa è continuata con gli ultimi balli sotto le stelle del bagnasciuga con le canzoni di Mina "tintarella di luna, una zebra a pois e mille bolle blu". 


Finita la musica quando le primi luci dell’aurora hanno iniziato a tingere e rischiarare il cielo Nabir, Buzzur ed Euclidea hanno ripreso il loro lungo dialogo immaginario, intrapreso nel pomeriggio, fino al sorgere del sole.


Nabir: "infiniti mondi paralleli nell’intelligenza della materia in un labirinto popolato di mostri…". 

Buzzur, quasi continuando la frase: "Dedalo costruisce ali sui campi di grano a perdita d’occhio nella valle del pensare…".

Euclidea: "quello che desideriamo sta in un solo piacere, la soluzione che si trova nell’ascolto, per trasformare una vibrazione in sentimento ed energia…".


Tutti e tre insieme: "come foglie trasportare dal vento… cosi è tutta la nostra vita acqua che viene acqua che va e ndringhete e dringhete ndrà..."


Basta per carità!


Ferdinando Renzetti


  


domenica 2 agosto 2026

Tra monti e valli...

 


“«È un trucchetto, lo so, ma non bisogna essere prigionieri dell’idea del rispetto a ogni costo. Prima di tutto, io cerco di salvare i Citak. Dopo che li avremo salvati, potremo pensare a rispettarli».

Perché solo allora, sottolineava il tono, ne sarebbe valsa la pena”. Lawrence Osborne (1)

 

 

I mondi che abitiamo sono come valli chiuse confinate da alte montagne. Un territorio generato dai pensieri al quale diamo inconsapevolmente il nome di verità e che difendiamo, permettendo l’accesso soltanto a ciò che non disturba, che non altera l’equilibrio. Se qualcosa ne scavalca il limes con la forza ci troviamo nel trauma, uno stato che, più o meno lungamente, spezza la continuità immaginaria e autoreferenziale del filo rosso della nostra biografia, ovvero la stabilità identitaria. Quando, invece, l’invasione avviene subdolamente ci troviamo nella condizione del soggiogato. Uno stato indolore, che diviene però intollerabile quando se ne prende coscienza.

 

Tale principio – ampiamente argomentato da Humberto Maturana e Francisco Varela (2) – fa da sfondo a ogni evoluzione esistenziale individuale e sociale, psicofisica e relazionale. 

 

Perciò, traumi e raggiri a parte, alcun cambiamento accade in noi senza la nostra volontà-necessità, in quanto conditio sine qua non dell’apertura dei confini cognitivi al fine di permettere l’accesso a quanto siamo disposti ad accettare accettazione: ovvero a ciò che ben si integra, coniuga e allinea al nostro filo rosso.

 

Una valenza evincibile dalle considerazioni finora esposte è terremotante. Non è difficile infatti riconoscere quanto in esse risieda l’arbitrarietà di tutte le affermazioni e la relativa prevaricazione che questa comporta nelle relazioni inter e infra-personali e sociali. 

Un’arbitrarietà misconosciuta e legittimata dalla struttura positivista-competitoria che getta la sua ombra vischiosa su tutte le relazioni umane, fatto salvo, almeno sulla carta, per quelle in cui si realizza l’amore incondizionato e il rispetto. 


Le attuali ed epocali dinamiche di pensiero soggiogate dall’egregora razionalista – ovvero dall’idea della superiorità della ragione quale unica via alla verità – ci impediscono di riconoscere che ogni discorso contiene la sua verità, che ogni affermazione è una prevaricazione, che la verità avviene entro campi chiusi, sempre e tutti sostanzialmente uguali a quello della nostra valle.


Un impedimento che ha il suo epilogo nella separazione e nel conflitto, ma anche in una provocazione o sollecitazione all’emancipazione dalla ruota cricetica e dualistica del vero e del falso.

 

Un’emancipazione che, cessando di inseguire le verità elaborate dal filo rosso della nostra ragione, si trova ad avere a che fare con i sentimenti e il loro variare in funzione di ciò che escludevamo o ammettevamo. Un salto quantico in cui possiamo prendere le distanze dalle dinamiche di difesa delle nostre verità e di attacco nei confronti di quelle altrui. Un salto nel senso dell’amore, spiccato dal trampolino del dolore.

 

“[…] nessun sistema rigorosamente definito di assiomi corretti può comprendere tutta la matematica oggettiva, dal momento che la proposizione che afferma la coerenza del sistema è vera ma non dimostrabile nel sistema stesso”. Kurt Gödel (2)

 

Lorenzo Merlo




 

Note

1.     Lowrence Osborne, L’angelo in fiamme, (Ossa di Maiale), Milano, Adelphi, 2026.

2.     Humberto Maturana e Francisco Varela, L’albero della conoscenza, Sesto San Giovanni, Mimesis, 2024.

3.     Kurt Gödel, Scritti scelti, Torino, Bollati Boringhieri, 2011.

 

Sperequazioni sociali e compensi esagerati ai servitori del sistema...

 


venerdì 31 luglio 2026

Nabir e Buzzur in dialogo immaginario al bar...

 


Nabir: da un po' di tempo penso la meta parlo il doppio rido il triplo… del raggio del cerchio uguale al lato dell’esagono!

Buzzur: oggi l’ordinario era talmente affollato che ho preferito traslocare nell’assurdo…!

Nabir: ciò che pensiamo diventiamo, ciò che immaginiamo creiamo e ciò che sentiamo attraiamo, ci sono persone con cui stiamo e altre con cui siamo. In quanto a me vorrei saper stare e saper essere…

Buzzur: se non c’è tempo per godersi il non tempo, stiamo solo perdendo tempo, mentre la mente pensa il pensiero mente… il tempo cii toglie occasioni quando non abbiamo abbastanza tempo… per stare al tempo con il tempo, anche se il pensiero mente mentre la mente pensa… sto riflettendo su questo paradosso che ho in mente e ci penso da tempo. oggi a un certo punto ho avuto la risposta e mi sono sentito sospeso tra tempo e non tempo, ho scoperto pure che il pensiero mi stava mentendo, infatti nulla è casuale, era solo una questione di tempo…

Nabir: la cultura, i trasporti pubblici, le sigarette, i grattaevinci, il caffè, i costi esorbitanti delle case, lo sport, la vita social… i turisti, il degrado urbano, la violenza, gli appartamenti fatiscenti, le notti brave, arte a go go, quartieri pullulanti, dehors improvvisati, il crimine in salita, i servizi pubblici allo stremo, stazioni, binari, segnali stradali, il traffico, lo smog, il caldo… Uff…!

Buzzur: la notte è troppo lunga per i pensieri e troppo corta per i piaceri, l’insuccesso mi ha dato alla testa, sulla scena una falsità è più autentica della realtà. la stupidita degli altri mi affascina anche se preferisco la mia! I momenti migliori ci arrivano per sbaglio… l’infanzia è l’unico luogo che non mi riesce di abbandonare e non c’è che una stagione: l’estate, le altre non fanno altro che girarle intorno… il peggio che puo capitare a un genio è di essere compreso…

Nabir: la macchina del tempo eleva lo spirito della mente, scatola magica della materia, prospettiva invertita di paesaggi illusionistici dove sempre diversa e sempre uguale è la storia: terra vento nuova vita piacere casa qualità aria fritta…

Buzzur: scintille di anime vagabonde che mangiano fango, l’inverno il vento freddo consuma la terra e tutto il nostro intento ritorna in equilibrio e il lavoro in corso sul corso del tempo… consultiamo il libro  delle soluzioni!

Euclidea, una loro amica, si aggira nei paraggi canticchiando: eresia vanesia poesia e tutto ciò che si trova lungo la via… ehi ciao che fate? volete venire a farci nabiralmar, c’è una grande festa in riva al mar…?

certo che si…! rispondono i due amici che arrivati sulla spiaggia si tuffano ben presto e volentieri nel flusso del chiacchiericcio alcolico...

Paolinaaa… Paolinaaa… Firenze lo sai non è servita a cambiarla, la cosa che amava di più è stata l’aria… tan taran tan taran tan… pigro tan taran tan taran tan.. pigro… suona cosi la chitarra di Ivan Graziani dalle casse dell’impianto sulla spiaggia, di seguito la canzone di  Rino Gaetano, una delle composizioni più celebri  “E cantava le canzoni“.

Si racconta che Rino in vacanza a Pescara, alla fine degli anni Settanta, aveva conosciuto un emigrante allo stabilimento balneare “La Sirenetta” proprio vicino all’attuale Nave di Cascella, dove prima c’era il famoso Orologio dei Fiori. Là si soffermava spesso a parlare con questo signore che metteva al juke box sempre le stesse canzoni e raccontava a Rino della sua vita da emigrante e delle canzoni che imparava al mare per poi raccontarle agli amici al ritorno nel luogo di lavoro, un bisogno di aggrapparsi ai ricordi attraverso la musica. Il ritornello della canzone in dialetto pescarese: “E cantava le canzoni/che sentiva sempre a lu mare” e nel testo del brano è citata anche una Bice, nome della moglie del frequentatore dello stabilimento balneare che era solito colloquiare con lui. Nel 1978 Rino partecipò al Cantagiro con “E Cantava le Canzoni”, una tammurriata dal sapore meridionale.    

Il testo racconta di un emigrante, un mercenario e un produttore che partono, ognuno  verso la sua destinazione (il paese, una crociata, qualche “bella attrice”…), tutti accomunati dall’amore per “Bice”. Anche qui, da una prima lettura si potrebbe pensare al racconto di un viaggio, al tema dell’immigrazione dal meridione,  proviamo a sostituire “Bice” con “Denaro”…e a noi le conclusioni. Un episodio particolare: l’esibizione di Rino Gaetano in un locale della costa, a Francavilla, pare, dove il cantautore si arrabbiò moltissimo perché gli avventori del locale continuavano a parlare tra loro non prestando ascolto alla sua esibizione che sbottò: “Aho, so’ venuto quà per cantà e raccontà le mie storie anche se vedo che siete più interessati a parlà delle vostre!”. A quel punto smise di cantare, prese e abbandonò il locale…

Le canzoni sono credute vere dal popolo, false dai filosofi e utili da chi gestisce il potere. La nostra scuola è l’ignoranza!

Solo dopo aver conosciuto la superficie delle cose, concluse il signor Palomar, ci si può spingere a cercare quel che c’è sotto, anche se la superficie delle cose è inesauribile....
(forse continua...)

Ferdinando Renzetti, cantastorie bioregionale



giovedì 30 luglio 2026

Il Salento brucia... in silenzio!

 


Il Salento è sotto assedio degli incendi, che travolgono terra, alberi, vegetazione, habitat, residenze, economie, fauna, ecosistemi, paesaggio. Si tratta di un’Emergenza inaccettabile e sottovalutata. 

Questa emergenza riguarda tutti.

Per questo il Comitato Prevenzione Incendi Salento promuove un presidio pubblico ed invita cittadine e cittadini, il mondo agricolo, custodi, associazioni, professioniste e professionisti, realtà impegnate nella cura e nella tutela della terra, dell’ambiente e del paesaggio a partecipare al presidio e farsi portatori di un gesto simbolico.

La nostra presenza in piazza sarà il primo passo per rompere il silenzio e affermare che il destino della nostra terra non può essere fatto di ceneri.

alexik

mercoledì 29 luglio 2026

Ostuni. Un mega resort minaccia 8 km di costa...

 

La costa di Ostuni è un paradiso naturale e paesaggistico di inestimabile valore, incastonato nella nostra Puglia, che rappresenta non solo un patrimonio condiviso inestimabile, ma anche un ecosistema fragile e uno spazio vitale che definisce l’identità della nostra comunità. Oggi questo gioiello del Mediterraneo è minacciato dalla costruzione di un mega-resort di lusso nell’area incontaminata di Mogale, a firma della multinazionale Four Seasons, di cui Bill Gates è uno dei principali azionisti: quasi 9 ettari di costa vergine, destinati a essere cementificati per ospitare decine di fabbricati e piscine private che distruggeranno la macchia mediterranea e altereranno il delicato sistema delle “lame” (canali naturali di deflusso delle acque), aumentando il rischio idrogeologico. Tutto questo aggravato dal tentativo di aggirare la Valutazione di Impatto Ambientale (V.I.A.) sfruttando le procedure accelerate governative. 

Il progetto di Mogale (un investimento da circa 100 milioni di euro) rappresenta una grave forzatura istituzionale, andata avanti scavalcando i pareri contrari degli Enti Locali, della Regione Puglia e della Soprintendenza. Per aggirare la tutela paesaggistica e urbanistica, si è fatto ricorso in maniera distorta all’Autorizzazione Unica ZES (Zona Economica Speciale), strumento governativo nato per rilanciare le aree depresse (e non per autorizzare speculazioni immobiliari a danno delle coste).

I promotori del progetto parlano di ricadute economiche positive, ma dobbiamo assolutamente cancellare tale falsa illusione, smascherando quello che è, a tutti gli effetti, un modello di “turismo estrattivo”. L’obiettivo di una simile operazione internazionale (guidata in questo caso da holding estere) consiste nel prelevare il valore unico del nostro paesaggio incontaminato per generare profitti destinati a finire altrove. Alla comunità locale, in cambio di una devastazione ambientale e di consumo di suolo irreversibili, rimarranno solo i costi sociali: aumento del traffico, pressione sulle infrastrutture e offerta di un’occupazione prevalentemente stagionale e precaria, non sufficiente a giustificare in alcun modo il sacrificio del territorio.     

L’intervento a Mogale rappresenta un preoccupante fenomeno di privatizzazione dello spazio. Stiamo assistendo alla creazione di una vera e propria “gated community”, un’enclave esclusiva per i super-ricchi. Una costa che fino a oggi ha rappresentato un “bene comune”, godibile da tutti, rischia di essere recintata, producendo segregazione spaziale. Il vero sviluppo sostenibile di questa zona si basa sull’inclusione, sull’agricoltura di qualità e su una fruizione lenta e diffusa del paesaggio, non sulla creazione di recinti per pochi privilegiati che stravolgono irrimediabilmente la Piana degli ulivi secolari e il litorale.

Il destino della nostra costa non può essere deciso nelle stanze dei bottoni con procedure d’urgenza. Esistono alternative sostenibili che possono favorire lo sviluppo economico della zona senza distruggere il nostro patrimonio naturale. Piani di sviluppo che rispettino l’ambiente possono creare posti di lavoro e generare reddito senza compromettere la bellezza naturale che rende Ostuni un luogo unico al mondo.

L’ultimo capitolo è il ricorso presentato al Tar di Lecce da Legambiente, dal Libero Comitato per la salvaguardia dell’habitat naturale della fascia costiera di Ostuni (Lesc) e dal Gruppo escursionistico speleologico ostunese (Geos), che chiedono la sospensione degli atti autorizzativi. I ricorrenti chiedono al Governo centrale, al Commissario ZES e agli investitori di fare marcia indietro, e agli Enti locali (Comune e Regione) di non cedere a questa forzatura, difendendo fino all’ultimo grado di giudizio (come già stanno facendo molte associazioni tramite il TAR) il nostro patrimonio ambientale.

Aiutaci a fermare questo modello distruttivo, firma la petizione!     

Fai sentire la tua voce per garantire che la costa di Ostuni rimanga di tutti!

Salento Europe Hub APS

Nota: il 25 luglio 2026 la Regione Puglia ha comunicato l’intenzione di costituirsi al fianco delle associazioni ambientaliste, nell’ambito del ricorso al TAR; la presidenza della Regione Puglia ha dato mandato all’Avvocatura regionale di avviare l’iter per la costituzione dell’Ente ‘ad adiuvandum’ nel giudizio.



lunedì 27 luglio 2026

Le religioni e l'alimentazione adatta all'uomo...