martedì 17 febbraio 2026

Barbalbero e l'otto volante verso l’infinito...

 


Ante Scriptum:  Ebbene, lo confesso, tanti anni fa,  mi sono unito ad un gioco di ruolo organizzato da un amico fantasioso per far vivere l'avventura magica  del Signore degli Anelli ai ragazzetti di Calcata. La Valle del Treja sembrava il luogo più adatto per ricreare quell'atmosfera, un fiume rigoglioso, boschi e  forre, silenzio e nascondigli. Tra i partecipanti c'era anche mio figlio Felix, a cui toccò una bella parte,  mentre a me essendo il più "vecchio" del gruppo toccò la parte di Barbalbero. Conoscevo meglio di tutti gli altri giocatori quell'ambiente selvaggio e non mi fu difficile nascondermi ed all'improvviso fare un'imboscata nel campo degli  stregoni nemici. Sapevo di non poter "vincere" perché il  potere magico che era concesso al mio personaggio  non era sufficiente a sconfiggere "l'Oscuro Signore",  ma abbastanza da creare scompiglio nel campo "nemico". In fondo io ero l'unico adulto del gruppo e  così caddi prigioniero, non sarebbe stato giusto prevaricare quella combriccola di giovinetti solo perché ero il più "astuto"...

Ecco, vi ho raccontato questa storiella per introdurre il racconto di Fiordifango...

 

Barbalbero e l'otto volante verso l’infinito:
 
ora è sera e la pioggia rinfresca leggera i nostri pensieri annebbiati dal vino e da ore trascorse tra case e cortili a botte di spallata. sul camion la carica energetica è ancora forte. mi chiedo quale il senso e quale il limite da stabilire per abitare la cultura della sobrietà nella finitezza di queste terre lente a disciogliersi nel doppio messaggio della maschera pulcinella uomo albero nella spinta alla illimitatezza e alla dismisura la riscoperta della lentezza, la riscoperta del luogo e della dimensione dello spazio da un portellone aperto di un camion carico di entusiasmo e soprattutto la riscoperta della sobrietà per abitare il limite nel nuovo colore degli alberi, delle ginestre, dell’erba, delle nostre vite modulari bipartite nel tempo di 6/8 - 2/4. il camion è fermo! la vita scorre di nuovo lenta sulle nostre facce umide mentre l’organetto intona i primi colpi del groove lento e ieratico, siamo nella piccola cucina, il fuoco acceso, alle nostre teste la scenografica graticciata di canne piena di ventricine appese a stagionare, forse è questo il senso: la sobrietà la lentezza la conquista del luogo basata sulla più primordiale delle scritture quella del corpo umano nello spazio sul terreno attraverso la spallata otto volante verso l’infinito.
 
Sotto quella quercia, quella bella violoncella  è bella violetta,
beato  chi la odora.

 


Hoi che fresca Mariannina... 
 
Schiavi d’Abruzzo stazione climatica a 1168 metri s.l.m recita il cartello all’ingresso del paese. finalmente sono arrivato a Schiavi a contatto con il paese gli abitanti la sua cultura e le sue tradizioni: oggi è carnevale e giro per le vie del paese alla ricerca di non so bene cosa. la neve caduta nei giorni scorsi copre ancora i tetti e le strette strade, mentre cammino mi accompagnano lo scricchiolio dello strato di neve leggermente ghiacciato che calpesto con i miei passi e il suono continuo dello sgocciolio della neve che si sta sciogliendo, dalle grondaie dei tetti.

 

Ho come la sensazione di percorrere sentieri del cielo, sullo sfondo un primo strato dii nuvole copre le valli dove montagne e paesi escono come isole sospese nel mare di nebbia. un altro strato di nuvole sta più in alto nel cielo. ecco uno squarcio improvviso di luce e il sole illumina e accende l’atmosfera in un rimando continuo di luci e chiaroscuri tra la neve che mi circonda e lo strato delle nuvole. mi sento straniato tra questi scorci di luce e per cercare sicurezza e conforto mi imbuco nella piccola macelleria del paese.

 

Il senso di straniamento diventa ancora più forte anche se in un attimo vengo richiamato alla realtà dagli schiamazzi e dai suoni che provengono dall’esterno. sul selciato della piazza è fermo un camion, dal portellone di dietro iniziano a scendere al suono di campanacci organetti e trombette un gruppo di ragazzi mascherati. avevo dimenticato il motivo della mia visita: oggi è carnevale! chiedo subito se posso aggregarmi alla compagnia. mi viene da pensare a un film di Antonioni dove nella swinging london un gruppo di colorati mimi gira per la città su un camion introducendoci alla trama del film; ora siamo fermi in un bar…! sabato si è svolta la mascherata per le vie del paese mentre oggi il camion ci porta nelle nove contrade, anche casa per casa nella forma della questa rituale cerimoniale.

 

Mi spiegano che la figura centrale del carnevale schiavese e lu mazzaron un pulcinella con un grosso copricapo lu cimirr a forma di cono ricoperto di colorati fiori di carta, infatti li stanno indossando. stiamo percorrendo le scoscese e strette vie delle contrade sul camion tra suoni lazzi e schiamazzi la situazione è carica di ebrezza ed entusiasmo: il portellone sul retro è aperto e si ha una dimensione spaziale unica con il paesaggio che scorre continuo tra un mare di ginestre e imponenti querce; siamo nella prima contrada, sulla piccole aje piazzette e cortili si susseguono musiche canti e balli soprattutto la spallata che viene eseguita e riproposta in ogni situazione. molte case sono vuote, i proprietari vivono nelle città e tornano l’estate.

 

In genere ci accolgono anziani e i pochi che hanno scelto di rimanere a vivere in paese. tutti sanno del nostro arrivo e troviamo già pronto il complimento di ottimi vini locali salumi fatti in casa, olive verdi conciate con peperoncino bucce d’arancia e finocchietto, olio pane rurale e dolci tipici. i vini i dolci e i formaggi hanno sapori e profumi diversi di casa in casa.

 

Mi sorprende il saper fare di questa gente per la socievolezza la disponibilità la mitezza dei modi e nei rapporti sociali sempre cordiale e gentile. si susseguono le contrade fino alla festa finale in un locale con cena di carnevale, naturalmente si suona e si balla, ancora saltarelli spallate e polche fiorate...
      

Ferdinando Renzetti 





lunedì 16 febbraio 2026

Roma. All'Hortus Urbis per imparare a curare un orto giardino...

 


Come prendersi cura di un orto-giardino
XVI Edizione

 
Corso per apprendere saperi teorici e pratici per realizzare un orto o un giardino e diffondere le tecniche di coltivazione orticole e ornamentali.
 
Argomenti

  • terreno questo sconosciuto

  • preparazione aiuole

  • La pianta

  • Consociazioni

  • Semine in vasetto e in pieno campo

  • Trapianti

  • Gestione delle piante, malattie e difesa dai parassiti

  • Raccolta

 
Calendario del corso:
- venerdì 27.2.2026 < 18 - 20 > TEORIA ON LINE 1
- sabato 28.2.2025 < 15 - 17 > PRATICA SUL CAMPO
 
- venerdì 20.3.2026 < 18 - 20 > TEORIA ON LINE 2
- sabato 21.3.2026 < 15 - 17 > PRATICA SUL CAMPO
 
- venerdì 10.4.2026 < 18 - 20 > TEORIA ON LINE 3
- sabato 11.4.2026 < 15 - 17 > PRATICA SUL CAMPO
 
- sabato 9.5.2026 < 15 - 17 > TEORIA SUL CAMPO 4 + PRATICA
 
- sabato 6.6.2026 < 15 - 17 > TEORIA SUL CAMPO 5 + PRATICA
 
- sabato 27.6.2026 < 15 - 17 > TEORIA SUL CAMPO 5 + PRATICA
 
Per le attività pratiche sul campo vi è inoltre la possibilità di partecipare ai lavori di giardinaggio all’orto per volontari.
 
Il corso è tenuto da Enrico Lazzari, agronomo amico dell'Hortus Urbis esperto di orticoltura naturale e verde ornamentale.

  • Sede: Hortus Urbis, via Appia Antica 42/50, Roma

  • Costo: donazione consigliata

  • Riservati 3 posti gratuiti per gli insegnanti, maestri degli asili, materne e della scuola primaria e secondaria.

  • Iscrizioni aperte fino ad esaurimento posti.


Informazioni supplementari:

  • L'area è dotata di parcheggio esterno

  • Le lezioni teoriche si terranno on line, i laboratori pratici nell'orto

  • Le attività potranno subire variazioni in relazione alle condizioni climatiche

Info e iscrizioni: hortus.zappataromana@gmail.com
















domenica 15 febbraio 2026

Verità o realtà provvisorie...?

 


Escursione tra le bolle leggendarie in cui poniamo le nostre verità.

 

 

Nella silenziosa ma permanente e determinata ricerca della verità, costruiamo architetture d’ogni tipo che la sostenga. Ma forse è meglio chiamarle ragnatele con le quali catturare il nostro insetto, cibo per il sostentamento della propria biografia. In ogni caso, si tratta sempre di congetture autoreferenziali, scienza inclusa. Le servo-strutture più convincenti sono quelle razionalmente strutturate, logicamente stringenti, eloquentemente descritte e autorevolmente comunicate.


Più o meno tutti, quantomeno a rotazione, cerchiamo di rispettare tale modello che, in senso lato, si potrebbe definire scientifico. Infatti, appena cogliamo la contraddizione nell’altro, non esitiamo a screditarlo, nullificando il valore e la ragione del suo discorso verso la verità.

 

Tra gli elementi prima elencati – razionalità, logica, eloquenza, autorevolezza – strano a dirsi – il più necessario all’affermazione della verità è l’ultimo, l’autorevolezza.

A questo proposito è sostanzialmente esaustivo, tanto da fare scuola, il noto “l’ha detto il telegiornale”. Storico e innocente – ma psicologicamente universale – sostegno a sé stessi attraverso l’accredito conferito alla fonte. In esso, chi può permetterselo, ravvisa la vera natura della magia. Null’altro che correnti energetiche, la cui condensazione in nodi, gorghi, contrasti e flussi genera la realtà della storia. 


L’aveva sostanzialmente già detto Marshall Mcluhan, ma pare non abbia fatto breccia nella cultura. Il suo “il medium è il messaggio” alludeva al potere magico della fonte, nei confronti di coloro che ne dipendono. Con l’accredito, infatti, l’oracolo è efficace e il miracolo è possibile. Per riconoscere in che termini lo siano, non è qui opportuno portare l’attenzione agli storpi che si alzano e camminano e neppure su Mino Damato – o altri come lui – che passeggia sulle braci. Lo è invece osservare come ogni nostro cambiamento avviene nel momento in cui ciò che avevamo respinto o mai incontrato entra in noi offrendoci prospettive prima sconosciute, modificando la struttura dell’io e generando bolle dedicate alle nuove verità vantate.


Ogni nuova consapevolezza ha la natura del miracolo. Viceversa, senza il tributo dell’accredito, le parole di un’affermazione, per erudita e scientificamente inappuntabile, passano via come il vento sulle orecchie. 

 

Ma tutto ciò, oltre che la verità, riguarda la comunicazione. “La verità sta nel discorso” (Foucault) è una formula che contiene l’universo psicologico della costituzione delle idee – delle quali ci riteniamo i detentori dei diritti – la cui forza è di tipo mongolico, rispetto alle aste e ai cerchietti della prima elementare a disposizione della razionalità, sfacciato strumento che con la sua boriosa bolla ci ha incantati, tanto d’averci convinti che ci avrebbe condotti alla conoscenza.


Non è dunque un caso che, nonostante la supremazia che siamo soliti attribuire alla razionalità, questa vacilli e crolli sotto il peso di un potere ben più forte, sempre intelligentemente (sic) disprezzato. Mi riferisco alla devastante portata della nostra biografia. Un’entità per lo più tralasciata, quasi non avesse diritto di parola, né carico di pretese. Anch’essa è una struttura autoreferenziale sostenuta e picchettata con tutto quello che troviamo per il mondo, arbitrariamente raccolto se torna utile al suo sostentamento. Per alcuni di noi fino alla sua ipertrofia.

 

Ed eccoci al punto. Se la propria biografia, quella psico-cosmogonia magicamente contenuta nella parola io, regolarmente impiegata per costruire, a nostro e altrui servizio, l’immagine di noi stessi con cui presenziare nel mondo e riempirlo di realtà, ha natura autoreferenziale, come è possibile che tutte le sue espressioni non lo siano?


In sostanza, da qualunque punto dell’architettura o della ragnatela traguardiamo il mondo, è come se ci muovessimo entro bolle di sapone – bolle, cioè sfere, cioè perfezione – certi che tutto il loro contenuto abbia a che vedere con la verità. Ma cosa ancor più interessante, non vediamo le bolle di sapone dentro le quali alloggiano gli altri e, comunque, quando questo accade non siamo disponibili alla pari dignità, ma del tutto inclini a, se necessario, sguainare la spada, lo spillo con cui far scoppiare le bolle altrui, “certamente” – ci diciamo – “inferiori alla nostra”. E anche la bugia, pompa per gonfiare la bolla, torna utile al proprio sostegno, alla propria vanità. E tutto ciò senza lo spunto per osservare quelle in cui siamo entrati e usciti, per poi improvvisamente ricordarcene, lasciandoci attoniti a chiederci come avevamo potuto pensare e fare in quel modo ora rinnegato; senza il necessario per mutuare l’indulgenza che abbiamo applicato a noi stessi, nei confronti delle bolle per noi inaccettabili in cui soggiorna il prossimo.

 

Siamo fatti della stessa mescolanza in percentuali variabili di sentimenti, emozioni, bisogni, esigenze, morali, gradienti di doti, difetti e sensibilità varie. 


Una macedonia che ci fa diversi e identici – ma vale anche per culture ed epoche – secondo il frullatore delle circostanze di breve e lunga durata. Ciò dovrebbe indurci ad una politica di reciprocità, nella quale cessare di credersi padroni di noi stessi, di impiegare il giudizio, che separa dal prossimo e impone reazioni meccaniche, obbligandoci a restare prigionieri della nostra ragnatela, di constatare che siamo tutti assassini e santi, anarchici e magistrati, vittime e carnefici, solo in funzione della mescolanza accaduta in noi.


Ogni giudizio, ovvero ogni descrizione del mondo che abbiamo in osservazione, richiede la bolla che ne permetta/imponga l’esistenza.

Ogni bolla rappresenta la necessità dell’osservatore e la descrizione dell’osservato, e quindi, anche la verità che osservato e osservatore sono la diade di un solo corpo. Verità peraltro invisa dalle pretese della scienza analitico-materialista – quella dell’osservazione oggettiva del mondo – tutta esistente e contenuta a sua volta, solo e soltanto, nella sua propria bolla parziale e autoreferenziale.


Al di fuori di essa si può incontrare quella della fisica quantistica, una specie di allegoria delle relazioni umane o dei campi aperti, nei quali, ogni bolla, affermazione, scelta, eccetera, è rappresentabile dal collasso della funzione d’onda, in cui l’energia (onda) decanta in realtà materiale, concreta, sensibile.


In pratica, ogni struttura di idee, convinzioni, abitudini, criteri, governi, politiche, filosofie e saperi poggia su una base totalmente autoreferenziale, che diviene verità condivisibile ogni qualvolta si cade nel potere magico del discorso che le esprime.


Prendi l’origine della vita o dell’evoluzione darwiniana delle specie per esempio o anche quella della dimensione dell’universo o del suo incomincio. Tutte fandonie autoreferenziali, pretese a carico dell’idea illuminista che si possa conoscere la verità a mezzo della dimensione logico-razionale. 


Pretese soddisfate, a dire il vero, in due occasioni: la prima, se l’unità di tempo con le quali le prendiamo in considerazione è quanto più ristretta, ma del tutto fasulle quando la dilatiamo oltre il momento, oltre la vita individuale, oltre l’epoca storica, oltre l’antropocentrismo; la seconda quando la verità riguarda un campo chiuso, un contesto limitato e condiviso da chi lo osserva.


Se ad ogni bolla corrisponde una verità, che può vivere al suo interno, si deve giungere ad una bolla entro cui la domanda centrale non è vera o no, ma in che termini lo è, in che termini quella bolla, affermazione, scelta, posizione, idea, convinzione, fede, eccetera ha potuto assurgere all’esistenza? Così facendo la conoscenza degli uomini si amplierebbe e, con essa, il rischio di pacifiche relazioni. Per quanto frequente, c’è soltanto una categoria di contesti in cui il criterio della bolla giusta e/o sbagliata può sussistere. Si tratta di situazioni cosiddette chiuse, ovvero delimitate da regole, linguaggio e sue accezioni note e condivise da coloro che si trovano al suo interno. Chi è alla guida di un mezzo, necessariamente ha conoscenza e ha sottoscritto le regole del codice della strada. 


Per qualsivoglia (bolla sbagliata in cui ci troviamo), compiamo un’infrazione, sappiamo che la bolla giusta del regolamento ci comporterà un provvedimento. L’aritmetica, qualunque gioco, dagli scacchi, al ping pong, al lancio di un missile sono esempi di contesti chiusi in cui la bolla del criterio del vero del falso hanno ragione d’essere.

 

Abusi razionalisti di potere in pericoloso equilibrio, in quanto obbligati a vivere sul filo della necessità di meccanizzazione dell’uomo, del mondo, della realtà, del sapere, di tutto. Un fatto eclatante, che normalmente passa sotto silenzio, al positivistico fine di mantenere in vita l’autobiografica convinzione del perseguimento della conoscenza. Nient’altro che una leggenda nella quale ci accomodiamo e prendiamo posto accondiscendendo – sebbene inconsapevolmente – al rispetto del regolamento vigente al suo interno, che crediamo essere il solo, l’unico, il tutto. “È un attimo farsi abbagliare dall’ultima invenzione, scambiando una subdola prigione dell’essere per un orizzonte di eternità”. (Rita Remagnino)

 

Qualunque sapere cognitivo ha tali caratteristiche. Per acquisirlo e vederne la verità che afferma, basta imparare l’alfabeto con cui è stato scritto e raccontato. Una serie di segni la cui semantica diviene esplicita solo dopo averne acquisito e condiviso il significato. Più autoreferenziale di così!

 

E allora? Ci buttiamo dalla finestra? Ci tuffiamo nel nichilismo prima che questo ci divori da dentro? No! L’antidoto alla destabilizzazione dovuta alla presa di coscienza di tali arroganze di conoscenza umana – origine di tutti i conflitti, abusi e soprusi – è duplice. Da un lato consiste nella consapevolezza delle fragili, cangianti, replicanti e volatili bolle di sapone entro cui creiamo e custodiamo il nostro avido e pidocchioso sapere, dall’altro che soltanto a mezzo di successive consapevolezze possiamo spogliarci dall’architettura che ci siamo costruiti intorno e constatare che la conoscenza è già in noi, che l’io e un parassita idrovoro delle energie, che viviamo sotto la cappa logico-razionale nella quale comprimiamo l’infinito che siamo, mortificando così la nostra creatività fino a ridurla ad aste e cerchietti.


È così che avviene l’impensato. La lucidità che distingue l’artefatto, lo storico, l’imbroglio, dal perenne, dall’universale, dalla Verità. È così che possiamo trovare la strada del benessere, dell’armonia, della salute, del sé e lasciare quella sulla quale ci ha spinti la scuola dei saperi specializzati, della scienza analitica, la cultura razionalista, la logica della competizione, lo strapotere della mercificazione di tutto, anche di noi stessi. 

Una via con un cuore lungo la quale, tutti saperi divengono semplici strumenti di vita al pari di un rastrello, necessario per radunare il fieno in covoni, che ha il suo diritto d’essere verità, solo dopo lo sfalcio del pascolo, per poi essere posato e divenire inutile. Su quella via si ridimensionano le bolle e i saperi e si trova tutta la conoscenza, che sta in una sola parola. Che non è scienza, che non è cognitiva né etica, ma estetica. Amore.


Lorenzo Merlo




sabato 14 febbraio 2026

Verso la fine della sperimentazione animale...

 


La raccomandazione delle 3 R (reduction, replacement refinement) ha spinto e stimolato la ricerca verso nuovi metodi per sostituire progressivamente la sperimentazione animale. 

All'avanguardia di questa innovazione sono i progressi nelle tecnologie in vitro che rappresentano uno dei pilastri più solidi del principio di sostituzione. 

Per decenni, la ricerca si è basata su colture cellulari monostrato (2D), un sistema che non imita accuratamente la complessa architettura tridimensionale o le intricate interazioni cellula-cellula e cellula-matrice presenti nei tessuti umani . Tuttavia, negli ultimi anni, la scienza ha compiuto un salto di qualità verso modelli cellulari complessi che offrono una fedeltà biologica senza precedenti.

Tra queste spicca la tecnologia chiave delle colture 3D, come sferoidi e organoidi, che consentono alle cellule di crescere in tre dimensioni, auto-organizzandosi in strutture che imitano la micro-anatomia di un organo. Ad esempio, gli organoidi intestinali sviluppano cripte e villi simili a quelli dell’intestino umano, il che li rende un’eccellente piattaforma per studiare l’assorbimento dei nutraceutici, il loro impatto sulla barriera intestinale o la loro interazione con il microbiota.

Prof. Luigi Campanella - Notiziario Acqua




venerdì 13 febbraio 2026

RIVE. Eventi per la Pace...

 


Un percorso di 4 giorni

Il simposio sul conflitto si articola in un programma intensivo che combina conferenze teoriche, workshop esperienziali e momenti di condivisione comunitaria. Ogni giornata è strutturata per offrire molteplici livelli di approfondimento, dalla dimensione interiore del conflitto alle sue manifestazioni nelle relazioni interpersonali e nei sistemi sociali.


Il conflitto, spesso percepito come minaccia all’armonia, può essere letto in chiave pedagogica come spazio di incontro e apprendimento e come occasione generativa. Il contributo propone una riflessione sul potenziale utopico del conflitto, inteso come forza trasformativa che apre nuove possibilità di convivenza, e sulla sua dimensione pratica nei contesti educativi e sociali. Abitare il conflitto significa trasformare la tensione in energia creativa, promuovendo dialogo, ascolto e costruzione condivisa di significati. Alcuni esempi provenienti dalle pratiche educative consentiranno di riflettere su come il conflitto possa diventare una terra di incontro, un laboratorio di democrazia, un luogo dove esercitare la convivenza e la convivialità delle differenze. Educare al conflitto è, in ultima analisi, educare alla speranza e alla possibilità di contrastare svantaggi e diseguaglianze e di percorrere vie di liberazione per futuri più giusti e solidali.


comunicazione@progettogaiaterra.com



Evento in sintonia: 

La Fondazione Perugia-Assisi lancia l’iniziativa che invita cittadini, associazioni ed enti locali a organizzare una tappa di quello che ha chiamato “Giro d’Italia per la Pace”.



giovedì 12 febbraio 2026

Secondo Ciclo Pluriverso: una cosmovisione per la Decrescita...

  



Ciclo di incontri conviviali promossi da:
  Associazione Ecofilosofica, Decrescita Felice Social Network,  Pressenza International  Agency, Associazione Tutto è Uno: la via di Terzani
  
Gli incontri si focalizzano  su alcuni aspetti scomodi della Decrescita,  soffermandosi su argomenti poco dibattuti  tra cui:  critica del Pensiero Unico, critica alla Dogmatica della Scienza, critica all’Antropocentrismo, critica dell’Economia.
  
-  Mercoledi  18 febbraio - ore 21:  Decrescita e guerra
con  Gloria Germani, Guido Dalla Casa  e Lorenzo Poli
Partendo dall’importante  lavoro di Latouche  L’invenzione dell’economia, avvenuta  tra il 1700 e il 1800, andremo a scandagliare il ruolo dell’economia moderna nell'origine di guerre oggi sempre più pericolose per l’umanità. Con il fine della crescita illimitata e dell'estrazione del profitto  a qualunque   costo, l’economia  moderna è fonte permanente di conflitti su scala locale e globale. Gli appelli astratti alla pace, se non fanno i conti con tale sottostante, sono destinati a restare privi di effetti pratici.

-  Mercoledi 25 febbraio - ore 21 : Fare comunità per uscire dall'economia?
       con  Paolo Scroccaro e Paolo Ladetto  
In un contesto di dissoluzione caotica del legame sociale, riuscire a fare comunità diventa imprescindibile. Questa esigenza può coniugarsi con l'uscita dall'economia teorizzata da Latouche, per ricomporre una diversa sintesi sociale alternativa all'esistente?

-  Mercoledi 4 marzo - ore 21:  Il Pluralismo di  Feyerabend contro il dogma della scienza   
               con Mario Cenedese  e Matteo Collodel  
Restando in tema di pluralismo, l’anarchismo epistemologico di Feyerabend ha fornito contributi formidabili che vanno nella direzione di una società libera e aperta (ben oltre gli orizzonti previsti da Karl Popper e dal pensiero liberale). Egli prende le distanze dalle pretese del metodo scientifico, che vorrebbe imbrigliare la ricerca entro rigidi principi universalmente validi; nello stesso tempo, egli ridimensiona di molto il ruolo degli esperti e degli specialisti che si pretendono depositari di un sapere superiore
  
Gli incontri sono visibili in diretta e in streaming sul canale youtube di Pressenza Italia https://www.youtube.com/@PressenzaItalia.
Successivamente saranno visibili anche  nella pagina video del blog DFSN (www.decrescita.com)
il logo di Decrescita felice social network       

mercoledì 11 febbraio 2026

Degradare l'ambiente con la scusa delle "rinnovabili"...


Il Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG) ha inoltrato un atto di intervento (5 febbraio 2026) nell’ambito del procedimento di valutazione d’impatto ambientale (V.I.A.) relativo al progetto per la realizzazione della centrale eolica Ferriere proposto dalla società milanese Ferriere Wind s.r.l. sull’Appennino Ligure-Emiliano, nei territori comunali di Ferriere (PC) e S. Stefano d’Aveto (GE).

Sette “torri” eoliche alte circa 200 metri, per 31,7 MW di potenza installata nei boschi presso il Passo del Crociglia, in un territorio con ampie zone boscate, dove  “la fondazione di ogni aerogeneratore … sarà costituita da un plinto in calcestruzzo gettato in opera a pianta circolare di diametro massimo di 25 m, composto da un anello esterno a sezione troncoconico con altezza variabile da 4.0 metri (esterno gonna aerogeneratore) a 1,4 metri (esterno plinto). Al di sotto del plinto di fondazione verrà posto uno strato di calcestruzzo magro di spessore pari a 10 cm.”, come riconosce la stessa società energetica nell’avviso al pubblico del progetto.

Migliaia di metri cubi di cemento non più eliminabili.


Presenza di vincolo paesaggistico, la centrale eolica sorgerebbe ben dentro la fascia di rispetto estesa tre chilometri dal limite di siti tutelati con vincolo culturale (es. il Ponte sul Rio Remorano) e con vincolo paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.), posta dall’art. 6 del decreto-legge n. 50/2022, convertito con modificazioni e integrazioni nella legge n. 91/2022, in attesa della prevista individuazione delle aree non idonee all’installazione degli impianti di produzione energetica da fonte rinnovabile, come previsto dal  D.M. Ambiente 21 giugno 2024 (Disciplina per l’individuazione di superfici e aree idonee per l’installazione di impianti a fonti rinnovabili).

Presenza, inoltre, nell’area vasta di numerose aree naturali rientranti nella Rete Natura 2000, tutelate dalle direttive n. 92/43/CEE sulla salvaguardia degli habitat naturali e semi-naturali, la fauna e la flora e n. 09/147/CE sulla salvaguardia dell’avifauna selvatica: “IT4010003 – Monte Nero, Monte Maggiorasca, La Ciapa Liscia”, “IT1331104 – Parco dell’Aveto”,  “IT4010013 – Monte Dego, Monte Veri, Monte delle Tane”, “IT1331012 – Lago Marcotto, Roccabruna, Gifarco, Lago della Nave” “IT4020008 – Monte Ragola, Lago Moò, Lago Bino”.

Nessuna previsione di alcuna prestazione di fideiussione (art. 1936 cod. civ..) per eventuali danni all’ambiente e agli interessi pubblici nelle fasi di cantiere, di gestione dell’impianto e del ripristino ambientale (decommissioning).

Ma non finisce qui.

Buona parte delle aree interessate dal progetto ricadono sembrerebbero ricadere nelle terre collettive delle locali popolazioni.

Come noto, i terreni a uso civico e i demani civici (legge n. 1766/1927 e s.m.i.legge n. 168/2017regio decreto n. 332/1928 e s.m.i.) costituiscono un patrimonio di grandissimo rilievo per le Collettività locali, sia sotto il profilo economico-sociale che per gli aspetti di salvaguardia ambientale (valore riconosciuto sistematicamente in giurisprudenza).

I diritti di uso civico sono inalienabili, indivisibili, inusucapibili e imprescrittibili (artt. 3, comma 3°, della legge n. 168/2017 e 2, 9, 12 della legge n. 1766/1927 e s.m.i.). I demani civici sono tutelati ex lege con il vincolo paesaggistico (art. 142, comma 1°, lettera h, del decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.).  Ogni atto di disposizione che comporti ablazione o che comunque incida su diritti di uso civico può essere adottato dalla pubblica amministrazione competente soltanto a particolari condizioni, previa autorizzazione regionale e verso corrispettivo di un indennizzo da corrispondere alla collettività titolare del diritto medesimo e destinato a opere permanenti di interesse pubblico generale (artt. 12 della legge n. 1766/1927 e s.m.i.).

  

Nel caso di specie, sono i cittadini residenti nel territorio interessato gli unici titolari dei diritti di uso civico nei rispettivi demani civici (artt. 2, commi 3° e 4°, e 3, commi 1° e 2°, della legge n. 168/2017 e s.m.i.): la presenza di ampie aree ricadenti nel demanio civico nel sito di progetto della centrale eolica rende impossibile la realizzazione del medesimo per carenza della titolarità giuridica delle aree stesse e per l’illegittimità della relativa radicale modifica territoriale che renderebbe non fruibili i relativi diritti di uso civico: infatti, il regime giuridico dei demani civici prevede la “perpetua destinazione agro-silvo-pastorale” (art. 3, comma 3°, della legge n. 168/2017), nonché “l’utilizzazione del demanio civico … in conformità alla sua destinazione e secondo le regole d’uso stabilite dal dominio collettivo” (art. 3, comma 5°, della legge n. 168/2017).

In poche parole, non possono esser snaturati destinandoli a centrale eolica.

Il GrIG ha chiesto all Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica di esprimere formale diniego alla compatibilità ambientale dell’impianto industriale in progetto e ha informato, per opportuna conoscenza, il Ministero della Cultura, le Regioni Emilia-Romagna e Liguria, le Soprintendenze per Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Parma e di Genova, i Comuni di Ferriere e di S. Stefano d’Aveto, il Commissario per gli Usi Civici di Bologna.

 

I motivi del “no” al Far West energetico.

Essere a favore dell’energia prodotta da fonti rinnovabili non vuol dire avere ottusi paraocchi, non vuol dire aver versato il cervello all’ammasso della vulgata dell’ambientalismo politicamente corretto.

Ma non sono solo le associazioni e i comitati realmente ambientalisti a sostenerlo.

Qualche sintetica considerazione sulla speculazione energetica in corso in Italia è stata svolta autorevolmente dalla Soprintendenza speciale per il PNRR, che, dopo approfondite valutazioni, ha evidenziato in modo chiaro e netto: “… è in atto una complessiva azione per la realizzazione di nuovi impianti da fonte rinnovabile (fotovoltaica/agrivoltaica, eolico onshore ed offshore) … tanto da prefigurarsi la sostanziale sostituzione del patrimonio culturale e del paesaggio con impianti di taglia industriale per la produzione di energia elettrica oltre il fabbisogno … previsto … a livello nazionale, ove le richieste di connessione alla RTN per nuovi impianti da fonte rinnovabile ha raggiunto il complessivo valore di circa 328 GW rispetto all’obiettivo FF55 al 2030 di 70 GW” (nota Sopr. PNRR prot. n. 51551 del 18 marzo 2024)”.

Qui siamo alla reale sostituzione paesaggistica e culturale, alla sostituzione economico-sociale, alla sostituzione identitaria.

Il fenomeno della speculazione energetica, oltre che in Sardegna, è pesantemente presente in modo particolare nella Tuscia, in Puglia, nella Maremma, in Sicilia, sui crinali appennnici.

 

 

 

 

 

 

 

 





In tutto il territorio nazionale le istanze di connessione di nuovi impianti presentate a Terna s.p.a. (gestore della rete elettrica nazionale) al 31 luglio 2025 risultano complessivamente ben 6.133, pari a 336,11 GW di potenza, suddivisi in 3.912 richieste di impianti di produzione energetica da fonte solare per 155,40 GW (44,90%), 2.063 richieste di impianti di produzione energetica da fonte eolica a terra per 110,18 GW (31,83%), 117 richieste di impianti di produzione energetica da fonte eolica a mare per 77,72 GW (22,46%), 24 richieste di impianti di produzione energetica da fonte idroelettrica per 2,49 GW (0,72%), 11 richieste di impianti di produzione energetica da biomasse per 0,24 GW (0,07%) e 6 richieste di impianti di produzione energetica da fonte geotermica per 0,08 GW (0,02%).

Un’overdose di energia potenziale che non potrebbe esser nemmeno esser consumata. Significa energia che dovrà esser pagata dal gestore unico della Rete (cioè soldi che usciranno dalle tasse dei contribuenti).

Gli unici che guadagneranno in ogni caso saranno le società energetiche, che – oltre ai certificati verdi e alla relativa commerciabilità, nonchè agli altri incentivi – beneficiano degli effetti economici diretti e indiretti del dispacciamento, il processo strategico fondamentale svolto da Terna s.p.a. per mantenere in equilibrio costante la quantità di energia prodotta e quella consumata in Italia: In particolare, riguardo gli impianti produttivi di energia da fonti rinnovabili, “se necessario, Terna invia specifici ordini per ridurre o aumentare l’energia immessa in rete alle unità di produzione”, ma l’energia viene pagata pur non utilizzata.  I costi del dispacciamento sono scaricati sulle bollette degli Italiani.

Inoltre, la Commissione europea – su richiesta del Governo Italiano – ha recentemente approvato (4 giugno 2024) un regime di aiuti di Stato “volto a sostenere la produzione di un totale di 4 590 MW di nuova capacità di energia elettrica a partire da fonti rinnovabili”.   In particolare, “il regime sosterrà la costruzione di nuove centrali utilizzando tecnologie innovative e non ancora mature, quali l’energia geotermica, l’energia eolica offshore (galleggiante o fissa), l’energia solare termodinamica, l’energia solare galleggiante, le maree, il moto ondoso e altre energie marine oltre al biogas e alla biomassa. Si prevede che le centrali immetteranno nel sistema elettrico italiano un totale di 4 590 MW di capacità di energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili. A seconda della tecnologia, il termine per l’entrata in funzione delle centrali varia da 31 a 60 mesi”.

Il costo del regime di aiuti in favore delle imprese energetiche sarà pari a 35,3 miliardi di euro e, tanto per cambiare, sarà finanziato “mediante un prelievo dalle bollette elettriche dei consumatori finali”..

Insomma, siamo all’overdose di energia producibile da impianti che servono soltanto agli speculatori energetici.

  pannelli fotovoltaici sulla copertura di parcheggi per autoveicoli


Che cosa si potrebbe fare.

Dopo aver quantificato il quantitativo di energia elettrica realmente necessario a livello nazionale, sarebbe cosa ben diversa se fosse lo Stato a pianificare in base ai reali fabbisogni energetici le aree a mare e a terra dove installare gli impianti eolici e fotovoltaici e, dopo coinvolgimento di Regioni ed Enti locali e svolgimento delle procedure di valutazione ambientale strategica (V.A.S.), mettesse a bando di gara i siti al migliore offerente per realizzazione, gestione e rimozione al termine del ciclo vitale degli impianti di produzione energetica.

Inoltre, come afferma e certifica l’I.S.P.R.A.(vds. Report Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici. Edizione 2023, Report n. 37/2023), è molto ampia la superficie potenzialmente disponibile per installare impianti fotovoltaici sui tetti, considerando una serie di fattori che possono incidere sulla effettiva disponibilità di spazio (presenza di comignoli e impianti di condizionamento, ombreggiamento da elementi costruttivi o edifici vicini, distanza necessaria tra i pannelli, esclusione dei centri storici).

Dai risultati emerge che la superficie netta disponibile può variare da 757 a 989 km quadrati.

In sostanza, si spiega, “ipotizzando tetti piani e la necessità di disporre di 10,3 m2 per ogni kW installato, si stima una potenza installabile sui fabbricati esistenti variabile dai 73 ai 96 GW”. A questa potenza, evidenziano i ricercatori dell’Ispra, si potrebbe aggiungere quella installabile in aree di parcheggio, in corrispondenza di alcune infrastrutture, in aree dismesse o in altre aree impermeabilizzate; “ipotizzando che sul 4% dei tetti sia già installato un impianto, si può concludere che, sfruttando gli edifici disponibili, ci sarebbe posto per una potenza fotovoltaica compresa fra 70 e 92 GW”.

 

L’I.S.P.R.A. ha stimato l’energia producile dai tetti fotovoltaici Comune per Comune: qui la stima ISPRA 2023, suddivisa per superfici utili per ogni Comune italiano.

Analoghe considerazioni sono state argomentate (vds. Fotovoltaico, all’Italia basterebbero i capannoni industriali., su Nuova Energia 3/2023) dal Prof.Angelo Spena, professore emerito di Fisica Tecnica Ambientale e Gestione ed Economia dell’Energia presso l’Università degli Studi di Roma – Tor Vergata, in precedenza presso le Università di Roma La Sapienza e di Perugia, attualmente Presidente del Gestore Mercati Energetici (GME), società pubblica che agisce nel rispetto degli indirizzi del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) e delle previsioni regolatorie definite dall’Autorità di Regolazione per Energia Rete e Ambiente (ARERA). Il GME organizza e gestisce i mercati dell’energia elettrica, del gas naturale e quelli ambientali, nel rispetto dei principi di neutralità, trasparenza, obiettività e concorrenza,

Ulteriore elemento produttivo – finora non adeguatamente preso in considerazione – è individuabile nella realizzazione di pannelli fotovoltaici lungo le principali arterie stradali (autostrade, superstrade)

Energia producibile senza particolari impatti ambientali e conflitti sociali.

Energia producibile in modo diffuso, democratico, più facilmente controllabile dalle popolazioni interessate.

Forse, la risposta alla domanda è proprio qui: tale produzione energetica danneggerebbe i grandi produttori, compresi quelli di proprietà pubblica.

Qui un approfondimento del complesso rapporto fra energia e territorio e sulle proposte del GrIG: Quali soluzioni per una transizione energetica che realmente rispetti l’ambiente e il territorio?

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Nessun cittadino che voglia difendere il proprio ambiente e il proprio territorio, salvaguardando contemporaneamente il proprio portafoglio, può lavarsene le mani.

Quanto sta accadendo oggi in Italia nell’ambito della transizione energetica sta dando corpo ai peggiori incubi sulla sorte di boschi, campi, prati, paesaggi storici del nostro Bel Paese.

Il sacrosanto passaggio all’utilizzo delle fonti di energia rinnovabile (sole, vento, acqua) dalle fonti fossili tradizionali (carbone, petrolio, gas naturale) in assenza di pianificazione e anche di semplice buon senso sta favorendo le peggiori iniziative di speculazione energetica.

 

 

 

 

 

 

 





E’ ora che ciascuno di noi faccia sentire la sua voce: firma, diffondi e fai firmare la petizione popolare Si all’energia rinnovabile, no alla speculazione energetica!

La petizione popolare, promossa dall’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG), si firma qui https://chng.it/MNPNNM9Q62. Ormai siamo più di 22 mila ad averlo già fatto.

Fra le migliaia di sottoscrizioni, quelle di personalità della cultura impegnate nella tutela del Bel Paese (fra queste Caterina Bon Valsassina, dirigente del Ministero della Cultura e Direttrice dell’Istituto Centrale del Restauro, Margherita Eichberg, Soprintendente per Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Provincia di Viterbo e l’Etruria Meridionale, Gino Famiglietti, dirigente del Ministero della Cultura), archeologi (fra loro Carlo TronchettiAngela AntonaMargherita Corrado), uomini di scienza (come l’antropologa Maria Gabriella Da Re, lo psicoterapeuta Alberto Schön, il biologo ed etologo Sandro Lovari), personalità impegnate nella società, in politica e nell’economia, come Renato SoruVannozza Della SetaCesare Baj, anche personaggi dello spettacolo, come l’attrice Caterina Murino e la notissima cantante Nada, impegnata da tempo per contrastare la speculazione energetica nella sua Maremma.

Soprattutto migliaia e migliaia di cittadini che vogliono esser ascoltati.

Siamo ancora in tempo per cambiare registro.

In meglio, naturalmente.

Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG)














Fonte: Daniele Barbieri