mercoledì 31 maggio 2023

Stegocrati e alimentazione "controllata" - Articolo "controcorrente"



Uno dei tanti modi che gli stegocrati utilizzano per dominare le popolazioni è attraverso il controllo della produzione del cibo.

La produzione dei beni più importanti per l'alimentazione umana è oggi quasi completamente controllata dagli stegocrati. Acquisendo il controllo dell'agricoltura possono destabilizzare le economie e ridurre in miseria molte persone. Ad esempio, gli stegocrati Lyn Forester de Rothschild e il marito Evelyn de Rothschild stanno investendo nella produzione di frutta e verdura in India. Anziché destinare i prodotti alla popolazione indiana, per produrre maggiori profitti, la frutta e la verdura sono esportate in Europa e in Giappone.

Intanto milioni di indiani risultano malnutriti per carenze di frutta e verdura, costretti a nutrirsi soltanto con una ciotola di riso, aumentando il rischio di malattie e morte. Inoltre, l'uso massiccio di pesticidi potrebbe rendere sterili i terreni e avvelenare le risorse idriche, proprio come è avvenuto in altre zone del mondo. Dunque i Rothschild, oltre ai profitti, ottengono anche l'effetto di far morire di fame (o per malnutrizione) sempre più persone, realizzando il loro obiettivo di spopolare il Terzo Mondo.

I lavoratori indiani vengono pagati con circa due dollari al giorno, e dunque ciò permetterà loro di offrire i prodotti a prezzi vantaggiosi, mettendo in difficoltà i produttori locali. Nonostante le severe regole del Wto essi possono farlo perché si ergono al di sopra delle leggi, che sono da loro imposte agli altri ma non a se stessi. Per tacitare le proteste, hanno persino inventato il meccanismo dei "sussidi all'agricoltura", facendo credere di aiutare i comuni agricoltori. Invece ad incassare milioni sono soprattutto gli stessi stegocrati. Ad esempio la famiglia Windsor, che fa parte della stegocrazia, controllando molte società petrolifere, farmaceutiche, di produzione bellica e agro-alimentari, alcune delle banche più potenti, e moltissimi canali mediatici, nonostante le immense ricchezze possedute, riceve dall'Unione Europea ogni anno milioni di euro, per "sussidi all'agricoltura". (2)

Una legge inglese proibisce al parlamento di indagare sulle ricchezze della Corona. Ciò permette alla famiglia reale di divulgare false notizie sul loro patrimonio e sul loro potere sul pianeta.

La produzione del cibo permette agli stegocrati di far morire di fame le persone in alcune aree geografiche e di attentare alla salute umana in altre.

Oggi nei supermercati almeno l'80% dei prodotti è stato alterato con sostanze potenzialmente nocive, definite come coloranti, conservanti, aromi, ecc. Ci viene detto che c'è sempre un motivo per l'uso di queste sostanze - per mantenere inalterata la qualità, oppure per rendere i prodotti più colorati e appetibili -, ma in realtà non è così. Ad esempio, i coloranti vengono messi anche nei prodotti sigillati all'interno delle confezioni, e persino negli integratori alimentari. Se andate in farmacia vi accorgerete che quasi tutti gli integratori alimentari contengono coloranti o altre sostanze chimiche potenzialmente nocive, anche se il prodotto è posto all'interno delle confezioni.
Le sofisticazioni alimentari hanno lo scopo di creare disturbi alla salute, dal leggero mal di testa alle diverse forme di cancro. Le persone in salute sono in genere quelle più disposte ad essere mentalmente attive e dunque, secondo gli stegocrati, possono diventare "pericolose", mentre quelle con piccoli o grandi disturbi possono essere più portate a pensare alla loro salute piuttosto che ad altro. Inoltre, il cancro uccide ogni anno parecchie persone, e dunque serve a diminuire la popolazione.

Gli stegocrati utilizzano conoscenze scientifiche e sociologiche. Grazie a queste conoscenze, conoscono di noi molte cose che noi stessi non conosciamo, e possono controllarci, mentre noi ignoriamo la loro esistenza e il loro potere, credendo di essere noi stessi a determinare gli eventi o a decidere il gruppo politico che va al potere.
Le conoscenze sociologiche e psicologiche servono a condizionare pesantemente gli esseri umani, al fine di produrre una "massa" di persone prive di individualità e pensiero autonomo.

Gli stegocrati si valgono dell'ingenuità delle persone comuni, della loro credulità e predisposizione a dare fiducia alle autorità, che le induce a delegare all'esterno il potere decisionale su cose importantissime per la loro esistenza.

I popoli potrebbero liberarsi da questa tirannia, ma la situazione attuale è che le persone maggiormente consapevoli vivono nel Terzo Mondo, costrette a pensare soprattutto ai gravi problemi di sopravvivenza, mentre quelle che vivono nel Primo Mondo, per la maggior parte non ne sono pienamente consapevoli. L'attenzione di queste ultime viene distolta dalla realtà attraverso i mass media, che diffondono disinformazione, e attraverso programmi spazzatura, che sviliscono l'esistenza umana, rendendo sempre più superficiali, egoisti e insensibili alla sofferenza altrui.

Per meglio dominare, gli stegocrati diffondono teorie false sull'uomo e sulla natura, per convincerci a credere di essere soltanto i nostri aspetti inferiori. Ci fanno credere che l'essere umano per natura sia portato ad uccidere i suoi simili, mentre in realtà ciò accade in casi rari e patologici. Nei secoli, soltanto un gruppo ristretto di persone ha organizzato i maggiori crimini, come la deportazione degli schiavi, lo sterminio dei popoli delle tribù indiane d’America, e lo sfruttamento fino alla morte nei lager.

Le guerre non sono decise dai popoli, ma questi ultimi vengono convinti dalla propaganda a ritenere che esse siano inevitabili, oppure vengono costretti ad uccidere sotto minaccia di essere uccisi.
L'uso della bomba atomica, l'aggressione all'Iraq per portare "democrazia", oppure le torture praticate nelle carceri statunitensi non sono state scelte prese dal popolo, ma sono piani di dominio stilati dagli stegocrati, che poi, successivamente, hanno attuato un'efficace propaganda, volta a far apparire giuste le loro guerre e a insabbiare o giustificare le loro atrocità.

Molti mammiferi sono pacifici, non uccidono i loro simili e non praticano alcuna violenza, se non contro le loro prede.

Diversi studi scientifici hanno dimostrato che i mammiferi rivolgono aggressività o violenza contro i loro simili soltanto per difendersi da qualche pericolo percepito, e in casi rari ciò può avvenire a causa di una patologia.

I primati non umani non sanno cosa vuol dire guerra e non attuano violenze contro soggetti della loro stessa specie, se non assai raramente. Questo significa che soltanto gli esseri umani sono costretti ad andare in guerra. La domanda è: quanti esseri umani scelgono la guerra?

C'è nell'uomo la peculiarità di avere aspetti eccelsi e aspetti primitivi, legati alle pulsioni e all'istinto di sopravvivenza. Le società umane che non possono esprimere se stesse perché prive di risorse materiali e perché ingannate sotto molti aspetti dagli stegocrati, sono indotte ad esprimere ciò che di peggiore c'è in loro stesse, a causa delle paure legate alla sopravvivenza, oppure perché indotte a non avere più fiducia nei loro simili.

Chi organizza le guerre fa leva su aspetti relativi alla sopravvivenza, dicendo che occorre per forza andare in guerra perché il nemico è così malvagio che altrimenti distruggerà l'intera popolazione. Ogni autorità del paese che vuole entrare in guerra dice alla popolazione le stesse cose. Hitler e Mussolini dicevano che era la Gran Bretagna a volere la guerra, mentre quest'ultima diceva che erano gli altri. I tedeschi erano stati convinti dai discorsi dei gerarchi nazisti che la guerra era necessaria per la pace e la "sicurezza", e le autorità inglesi dicevano lo stesso ai loro cittadini. 

Questo significa che gli stegocrati si stavano organizzando fra loro per trascinare le popolazioni in guerra, sapendo di poter ricavare da ciò non pochi vantaggi: le banche avrebbero concesso prestiti ingenti ad ogni paese, le corporation avrebbero alzato le produzioni belliche ricavando profitti altissimi (anche grazie al lavoro forzato dei prigionieri), che in tempi di pace non avrebbero mai potuto avere. I popoli si sarebbero indeboliti materialmente e moralmente, attraverso le morti, le distruzioni, e le devastazioni morali e spirituali proprie di ogni guerra. Dopo la guerra ci sarebbe il debito pubblico da pagare (alle banche che avevano dato prestiti per fare la guerra), la disoccupazione, i prezzi alti dei beni di prima necessità, ecc. Dunque, le guerre accrescono il potere di questo gruppo che non appare, ma dietro le quinte organizza e dirige.

Le guerre sono possibili per l'ingenuità e l'ignoranza della maggior parte degli esseri umani. Occorre anche osservare che almeno il 20/30% dei soldati disertano, e che risulta che molti ufficiali di ogni nazionalità, prima delle due guerre mondiali, hanno fatto di tutto affinché la guerra venisse evitata, ma non ci sono riusciti perché i vertici di potere spesso non facevano giungere a destinazione le loro missive, oppure li costringevano a dimettersi e li sostituivano con persone favorevoli alla guerra.

Esistono due tipi di dittatura: una evidente, e l'altra nascosta, basata sull'illusione di essere in una democrazia. Gli stegocrati sanno che la più efficace è la seconda perché i popoli prima o poi si liberano dalle dittature che riconoscono come tali, mentre risulta impossibile voler lottare contro una dittatura se si crede di essere liberi. La dittatura mascherata da "democrazia" non offre alcun bersaglio preciso contro cui lottare. In essa i problemi, come la disoccupazione, la miseria o la difficoltà a sopravvivere, vengono attribuiti alla stessa società, oppure si fa credere che gli eventi siano casuali o non prevedibili.

Potendo esercitare il potere mediatico, gli stegocrati scelgono di creare una cultura in cui le persone si sentano divise per etnia, colore della pelle, religione, sesso, area geografica, ecc., in modo tale che non possano unirsi per abbattere il loro iniquo potere. In molte parti del mondo, i lavoratori immigrati sono stati messi contro i lavoratori locali, i cristiani contro i musulmani, gli ebrei contro i palestinesi, gli induisti contro i musulmani, ecc.

Per centralizzare il potere era necessario globalizzare il settore finanziario ed economico, ma fra le popolazioni sono state create, in seguito alla globalizzazione, molte più divisioni di quante ce ne fossero prima. 
Molte persone percepiscono le autorità attuali come giuste, e sono ben lontane dal comprendere la natura stegocratica del sistema. Come spiegò Stanley Milgram nel suo libro "Obedience to Authority": "Un numero consistente di persone fa quello che viene detto loro di fare, noncuranti del contenuto dell'atto e senza vincoli di coscienza, purché siano convinti che il commando provenga da una autorità legittima... Persone comuni, intente semplicemente a compiere il proprio lavoro e senza alcuna ostilità da parte loro, possono diventare agenti in un terribile processo di distruzione. Inoltre, anche quando gli effetti distruttivi del loro agire diventano perfettamente visibili, e ad essi è richiesto di continuare a compiere azioni incompatibili con i criteri fondamentali della morale, pochissime persone hanno le qualità per resistere all'autorità..."

 Stelvio Dal Piaz 









martedì 30 maggio 2023

Il sistema sta fondendo...

 


Così come ce l’hanno raccontata, come l’abbiamo creduta, la democrazia non è mai stata. L’equilibrio al quale anelava, che pensavamo in fieri non s’è verificato. Nei campi aridi dell’avidità, lo spargimento di giustizia è seme che non ha mai attecchito. Pare non solo che il tempo di rodaggio sia scaduto: chilometri sono stati fatti e ormai si sente odore d’olio bruciato. E chi, con crescente affanno, insisteva a rabboccarlo si è stancato.

Il sistema sta fondendo. Così come tutti hanno constatato il fallimento del socialismo e come molti quello del capitalismo, ora diviene via via più popolare la consapevolezza che la democrazia non ha il Dna perfetto e puro di cui le nostre speranze l’avevano investita. La svestizione della maschera ha richiesto il suo tempo. Ora che il re è nudo, vediamo che di altra merce si tratta rispetto a quella che volevamo acquistare.

Sotto il sasso della democrazia hanno potuto radunarsi le grandi, e poche, lobby finanziarie. Hanno potuto organizzarsi e dirigerla. Sono stati bravi. Ben prima della data delle bolle finanziarie, hanno saputo come farci credere a quelle più suggestive e popolari della comunicazione, prendendoci senza difficoltà, come trote alla pesca sportiva, infilando l’amo ogni volta con nuovi bisogni, appositamente creati per chi non abboccava più a quelli pianificatamente obsoleti.

Con argomenti schiaccianti, sono riusciti a farci identificare con l’avere, a farci dimenticare di noi stessi, del nostro essere. Sono riusciti a farci credere che l’orizzonte delle nostre azioni dovesse avere una portata immediata e specializzata, e non più olistica né di lungo corso, come le Tradizioni – ben prima della scienza – avevano indicato. Se però la portata del nostro fare ha la natura dell’interesse personale, nulla del potere benefico che hanno i nostri pensieri, i nostri sentimenti, le nostre azioni si realizza. Al contrario, essi hanno quello di mantenere lo stato di sofferenza, di tenerci separati dalla realtà. Nel legame con l’infinito, con l’origine e nell’emancipazione dal proprio io, si rivelerebbe il significato dell’amore incondizionato come ponte evolutivo, che conduce al bene e al benessere.

Tuttavia, oggi ci muoviamo entro le mura del nuovo, più geniale e coercitivo carcere virtuale. Non più evidenti sbarre di ferro, dichiarazioni di una libertà sottratta, ma aria condizionata e comfort, benefit e carriera. In cambio di che? Ma dell’anima, diamine! Tanto che vale? Chi l’ha mai vista? Concentrati su falsi valori, lasciamo perdere senza rimpianti la natura profonda che portiamo.

Attraverso lo spicchio di realtà che la grande comunicazione, nonostante l’impegno profuso che ci mette, non riesce ad occultarci, non è difficile riconoscere un presente dove le oligarchie non hanno più bisogno di un nascondiglio per condurre i loro progetti che nulla hanno a che vedere con noi. Il loro potere, oggi più evidente che mai, governa gli Stati. Non sono più questi ultimi, e i loro popoli, al centro del palco da protagonisti, perché sono divenuti maschere e pupazzi. Le linee di controllo sono lunghe e i burattinai sono in anticipo su ciò che si muove sul palco. Essi sono all’opera per l’egemonia sul mondo.

Come sempre, si potrebbe obiettare. Certo. Ma ora, con l’esponenzializzazione digitale e l’implicato potere di controllo, quel “come sempre” non vale più. L’accelerazione aveva nel tempo analogico una intellegibilità che in quello digitale viene meno. Siamo in loro balia, anche se crediamo che la scialuppa della democrazia possa sempre portarci in porto.

Considerazioni che devono essere rinforzate dalla recente guerra della Nato per il mantenimento dell’egemonia mondiale. Se questa dovesse venire meno, se dovesse realizzarsi il multipolarismo, sussiste al momento l’eventualità che il corso quasi senza ostacoli delle oligarchie finanziarie venga meno, si interrompa, si complichi. Diversamente, annunceranno la loro proprietà sul mondo.

Quanto già siano cartello, lasciamolo stimare a chi sa far di conto e vede meglio cosa succede tra le quinte, prima di andare in scena. Limitiamoci a osservazioni disponibili a tutti. Dispongono di eserciti e intelligence: l’egemonia e le guerre li richiedono. Alla bisogna, li affittano agli Stati travestiti da aiuti. Questi, pur di non calare la maschera democratica, quella delle incorruttibili e affidabili istituzioni, quella della politica parlamentare e costituzionale, alzano di una tacca ancora l’asticella del proprio debito, e così il gradiente di subalternità pressoché incondizionata. Gli Stati, nonostante siano quindi ricattati, si mostrano contenti e grati per il sostegno ricevuto, per la mantenuta democrazia – così si ostinano a chiamare la neo-tirannia del controllo – e il privilegio di far parte, sebbene da mozzo, della grande famiglia che comanda.

Coperti da una propaganda sempre più fondamentalistica, sotto l’intoccabile egida dell’ordine pubblico, i soldati senza patria, guardando al portafogli, spareranno contro i propri simili. Gli individui saranno indotti a scegliere tra le organizzazioni ultra-statali finanziarie o criminali, che prima o poi usciranno allo scoperto come alternativa a tutti gli effetti dei decrepiti Stati fondati sull’utopia democratica – utopia in quanto non può sussistere in territorio ordoliberale –, fondati sulla competizione e il profitto sopra ogni cosa, definitivamente avvoltolati nella rete della burocrazia e in quella partitica della mala-politica, inette premesse a qualsivoglia miglioramento sociale. Stati non più in grado di offrire e garantire la Bmw a tutti, come nel fulgido periodo dell’edonismo da bere erano riusciti a fare.

Chi resisterà, chi vorrà starne fuori avrà vita dura. Sarà facilmente estromesso dalla società civile, eventualmente gli si organizzerà anche lo spazio per la lotta armata, se utile a mantenerlo nel ghetto. Lo si smorzerà per sfinimento. Lo sproporzionato rapporto di forze non ha neppure bisogno d’essere precisato per sapere che andrà proprio così.

Quello che mi chiedo è come possa funzionare l’alternativa che abbiamo in mente. Quella umana, etica, libera dalla suicida politica della crescita infinita. Me lo chiedo perché se ognuno, nel suo privato, avesse certamente molti argomenti per fornire risposte apprezzabili, una volta riunitosi insieme a tutti noi altri, una volta cioè di nuovo grandi numeri, non più singoli individui o piccoli circoli sodali, non ricreerebbe le dinamiche che ora non tolleriamo? Ovvero, non è proprio dei grandi numeri esprimere tutte le nature, tutte le fette di torta percentuale dove, oltre a chi pensa puro, necessariamente c’è chi pensa per sé?

L’anatomia dei grandi numeri ha sistemi e organi, ovvero dinamiche e ruoli, che individualmente e nei piccoli numeri, come ne fossero embrioni, non si trovano. È un sospetto di peso e sostanza. I piccoli numeri, definitivamente divorati dalle fauci della globalizzazione, non hanno più il solco nel quale sviluppare le loro vite. Un’ondata di liquame li ha riempiti di cultura spazzatura, quella che i jingle ci cantano senza sosta. Quella di cui Bauman ci ha avvertito. Le identità si sono perdute e gli individui hanno conosciuto la disperazione. A questo ci sarebbero forse non facili ma evidenti conclusioni, eppure...

Forse sono considerazione nichiliste, più semplicemente diffidenti, più prudentemente allarmistiche, ma come può la vicenda umana svincolarsi dal dualismo, liberarsi anche solo da uno dei propri sentimenti e divenire definitivamente diavolo o dio? Forse la storia è la sola verità, e quello che abbiamo è davvero il meglio che possiamo. La storia siamo noi significa anche che a rotazione – perché il tempo è circolare, come detto prima – tutti saremo demoni e dei. Tutti i sentimenti che animano noi animano tutti. Le istantanee differenze che possiamo cogliere di noi, siano anche etiche, restano quantitative, perché sotto la circostanza giusta, come ebbe a farci presente Max Stirner, gli interessi personali saranno sempre superiori a quelli ideali, ovvero saremo noi a utilizzare quel potere verso il prossimo, quello che ora non accettiamo di subire.


[...] nell’uomo adulto si consolida l’opinione che nel mondo bisogna seguire il proprio interesse, non i propri ideali” (1).


Forse, alla faccia di quelli che credevano fossero soltanto bombaroli e individualisti, è opportuno recuperare le idee anarchiche. Riconoscere quanto fossero avanti e quanto lo siano ancora. Per primi si sono liberati dell’armatura materialistica e hanno integrato nella lotta a tutto tondo non più solo l’uomo, ma anche dove esso vive, l’ambiente. L’anarchico tende ad essere un individuo utopico in modo direttamente proporzionale a quanto noi pretendiamo ci venga gratuitamente offerto dalla politica, dalla società, dalle istituzioni. Ovvero, a quanto deleghiamo, a quanto non siamo disposti ad assumerci la responsabilità del prossimo, del cosmo. Diversamente, avremmo una chance.

Lorenzo Merlo



Ieri ero intelligente e volevo cambiare il mondo. Oggi sono saggio e sto cambiando me stesso” (2).

Note

  1. Max Stirner, L’unico e la sua proprietà, Milano, Adelphi, 1979, p. 23.

  2. Espressione attribuita a più autori.

domenica 28 maggio 2023

Pfas o non pfas? Il governo tentenna...

 I PFAS sono un gruppo di migliaia di sostanze chimiche di sintesi prodotte dalle industrie, ancora oggi ampiamente usate perché in Italia non esiste una legge che ne vieti la produzione e l'utilizzo. Introdotti sul mercato globale nel secolo scorso, hanno trovato ampia applicazione perché idrorepellenti, stabili e resistenti alle alte temperature. Una volta dispersi in natura, possono rimanere nell’ambiente per tantissimo tempo.

L’Italia si è ancor più accomodata sul rallentatore (supermotion) europeo, tira e molla. Infatti, il Disegno di Legge “Crucioli” non è stato ripresentato mentre il piano, del decreto legislativo del 23 febbraio scorso sulle acque destinate al consumo umano, prevederebbe l’insediamento a giugno del Censia (centro nazionale per la sicurezza delle acque) che recepirebbe e renderebbe disponibili sul territorio le linee guida tecniche sui metodi analitici per quanto riguarda il monitoraggio dei parametri  (Pfas – totale e somma di Pfas) compresi i limiti di rilevazione, i valori di parametro e la frequenza di campionamento, che la Commissione europea prevede  di stabilire entro il 12 gennaio 2024. Infine, entro il 31 dicembre 2024 il disegno di legge in discussione in parlamento dovrebbe divenire effettivo.

L’influenza della Confindustria (cioè Solvay) in parlamento è stata decisiva sul decreto scorso e intende ancor più esserlo per il disegno di legge. Solvay a Spinetta Marengo è determinata a non fermare nell’immediato le lucrosissime produzioni di PFAS (C6O4) e a non migrare verso sostanze alternative se non in tempi lunghi e fissati da lei. Nel contempo sa, al di là della propaganda, che i metodi di osmosi inversa e carboni attivi per bonificare i Pfas sono inefficaci e addirittura pericolosi (Co2) e comunque hanno costi troppo elevati per le proprie casse.

Dunque prende tempo e fa proselitismo istituzionale e mediatico“Potenziare, con il coinvolgimento del sistema universitario ed industriale, la ricerca scientifica su tutti gli aspetti del fenomeno (diffusione di utilizzo, effetti sulla salute, sostanze alternative, etc.); promuovere, stanziando risorse pubbliche adeguate, la ricerca di molecole in grado di sostituire i Pfas;  incentivare, stanziando risorse pubbliche adeguate, la sperimentazione delle tecnologie che consentiranno di abbattere efficacemente e a costi sostenibili i Pfas; promuovere, sulla base dei risultati delle sperimentazioni, l’approvazione delle Bat (migliori tecnologie disponibili) per l’abbattimento dei Pfas e dei limiti di scarico; introdurre limiti allo scarico dei Pfas esclusivamente a seguito dell’individuazione, nell’ambito della sperimentazione, delle tecnologie e delle metodologie adottabili ed approvate a livello europeo dalle opportune Bat”.

Come si vede, Solvay a Spinetta Marengo è determinata a non fermare nell’immediato le lucrosissime produzioni di PFAS (C6O4): “Per i Pfas andiamo verso lo zero tecnico. Il percorso è per la dismissione dei fluoropolimeri entro ottobre 2026”. “La bonifica è a buon punto”. “Il sistema di tutela ambientale dentro e fuori lo stabilimento è ok”. “Altre vasche a carboni attivi e osmosi inversa grandi come campi di calcio” ecc.   Per il resto, la strategia futura è altrettanto volutamente confusa: “Impianto prototipi Aquivion con innovativa tecnologia di produzione di materiali per membrane polimeriche, che si integra in una filiera dell’idrogeno verde sostenibile, rinnovabile e carbon free, che punta anche allo sviluppo per l’automotive”. “A Bollate nuovo laboratorio ‘Dry Room’ per batterie al litio, nell’ambito di ricerca, sviluppo e commercializzazione di polimeri speciali utilizzati nella fabbricazione di batterie al litio, in stretta sinergia operativa con lo stabilimento produttivo Solvay di Spinetta Marengo”. L’unica cosa concreta sono i finanziamenti pubblici.

La riprova del peso della Solvay sulla politica si è visto nella conferenza alla Camera dei deputati (clicca qui) delle Associazioni e dei Comitati che hanno presentato il Manifesto europeo per l’urgente  messa al bando dei Pfas (clicca qui) e chiesto al Parlamento una ancor più urgente legge per la messa al bando dei Pfas in Italia (alla stregua del Disegno di Legge “Crucioli”). Infatti alla conferenza era completamente assente la maggioranza del Parlamento, cioè il governo.


Rete Ambientalista




Petizione di Greenpeace:   https://attivati.greenpeace.it/petizioni/zero-pfas/?utm_source=greenpeace.org&utm_medium=news&utm_campaign=pfas&utm_content=blog-pfas-lancio

TAV terzo valico all'amianto



Smaltire le rocce piene di amianto direttamente lungo la galleria appenninica per risparmiare e velocizzare i tempi del cantiere: è l’ipotesi che è allo studio per risolvere uno dei principali ostacoli alla costruzione del Terzo valico dei Giovi, la presenza della fibra killer. 

Quando i cantieri stavano per partire, nel 2012, il progetto esecutivo non prevedeva come affrontare lo scavo di rocce amiantifere. Solo dopo le insistenze di comitati, associazioni e sindaci venne predisposto il protocollo amianto ma sempre in quell’anno il governo Monti, rispondendo a un’interrogazione del senatore Mario Lovelli (Pd), sostenne che “la quantità di minerali di amianto è risultata modesta“ in base ai sondaggi fatti eseguire durante la progettazione preliminare dal Cociv, consorzio incaricato della costruzione del Terzo valico. Una tesi smentita in svariate occasioni, l’ultima tre anni fa, quando il cantiere di Radimero, ad Arquata Scrivia, venne attrezzato per scavare rocce contenenti amianto. La Regione impose provvedimenti cautelativi nello scavo del tunnel verso Genova, e l’applicazione del limite massimo di amianto nell’aria di 2 fibre per litro rispetto alle 100 previste dalla legge.

A creare problemi di costi e tempi al Cociv sono le rocce che contengono amianto oltre i 1000 milligrammi al kg, che vanno smaltite in discariche dedicate. Finora i pericolosi carichi vengono trasportati in Germania con costi notevoli che sarebbero cresciuti insieme alle quantità di materiale scavato, per questo c’è stato anche un tentativo di smaltimento via nave in Sardegna, trovando però una dura opposizione all’ipotesi di far diventare l’isola “una discarica di amianto”. Da qui la proposta di tombare le rocce amiantifere a fianco del tunnel appenninico, scavando nicchie che verrebbero poi chiuse con la costruzione della linea ad alta capacità. Questo anche per ridurre i rischi legati alla movimentazione e smaltimento all’esterno. Una proposta già valutata positivamente per il Tav in Val Susa ma finora non ancora messa in pratica mentre per il Terzo valico, fa sapere l’Arpa, non è ancora stata presentata alcuna richiesta ufficiale. Rfi, committente dell’opera, spiega che si sta verificando la fattibilità della proposta. Ma quanto è costato finora lo smaltimento dell’amianto del Terzo valico alle casse pubbliche? Nessuna risposta dal Cociv.

Fonte: Giornale 7






sabato 27 maggio 2023

La neutralità porta alla pace...



È probabile che né la Russia né l’Ucraina ottengano una vittoria militare decisiva nella guerra in corso: entrambe le parti hanno un ampio spazio per un’escalation mortale. L’Ucraina e i suoi alleati occidentali hanno poche possibilità di cacciare la Russia dalla Crimea e dalla regione del Donbass, mentre la Russia ha poche possibilità di costringere l’Ucraina alla resa. 

La spirale dell’escalation segna la prima minaccia diretta di “Armageddon nucleare”, come avvenne  nella crisi dei missili cubani 60 anni fa.

 L’Europa è in recessione. Le economie in via di sviluppo lottano con l’aumento della fame e della povertà. I produttori di armi americani e le grandi compagnie petrolifere raccolgono guadagni inaspettati, anche se l’economia americana nel suo complesso peggiora. Il mondo deve sopportare una maggiore incertezza, catene di approvvigionamento interrotte e terribili rischi di escalation nucleare. Ciascuna parte potrebbe optare per una guerra continua nella convinzione di ottenere un vantaggio militare decisivo sul nemico. Almeno una delle parti si sbaglierebbe in una tale visione, e probabilmente entrambe. Una guerra di logoramento devasterà entrambe le parti.

Eppure il conflitto potrebbe continuare per un altro motivo: che nessuna delle due parti vede la possibilità di un accordo di pace applicabile. I leader ucraini ritengono che la Russia userebbe qualsiasi pausa nella lotta per riarmarsi. I leader russi ritengono che la NATO userebbe qualsiasi pausa nei combattimenti per espandere l’arsenale dell’Ucraina.    

Scelgono di combattere ora, piuttosto che affrontare un nemico più forte in seguito. La sfida è trovare un modo per rendere un accordo di pace accettabile, credibile e applicabile. Credo che la causa di una pace negoziata debba essere ascoltata più ampiamente, in primo luogo per evitare che l’Ucraina diventi un campo di battaglia perpetuo e, più in generale, perché vantaggiosa per entrambe le parti e per il resto del mondo. Sono molti gli argomenti forti a favore del coinvolgimento di Paesi neutrali per aiutare a far rispettare un accordo di pace che gioverebbe a molti.

Un accordo credibile dovrebbe innanzitutto soddisfare gli interessi di sicurezza fondamentali di entrambe le parti. Come disse saggiamente John F. Kennedy sulla via del successo del Trattato per la messa al bando parziale degli esperimenti nucleari con l’Unione Sovietica nel 1963, “si può fare affidamento anche sulle nazioni più ostili per accettare e mantenere quegli obblighi del Trattato, e solo quegli obblighi del Trattato, che sono nel loro stesso interesse”.

In un accordo di pace, l’Ucraina dovrebbe essere rassicurata sulla sua sovranità e sicurezza, mentre la NATO dovrebbe promettere di non allargarsi verso Est (sebbene la NATO si descriva come un’alleanza difensiva, la Russia certamente la pensa diversamente e si oppone fermamente all’allargamento della NATO). Bisognerebbe trovare alcuni compromessi per quanto riguarda la Crimea e la regione del Donbass, forse congelando e smilitarizzando quei conflitti per un periodo di tempo. Un accordo sarà anche più sostenibile se includerà la graduale eliminazione delle sanzioni contro la Russia e un accordo tra la Russia e l’Occidente per contribuire alla ricostruzione delle aree dilaniate dalla guerra.

Il successo potrebbe dipendere da chi è coinvolto nel tentativo di trovare e imporre la pace. Dal momento che gli stessi belligeranti non possono forgiare una tale pace da soli, una soluzione strutturale chiave consiste nel portare altre parti all’accordo. Nazioni neutrali tra cui Argentina, Brasile, Cina, India, Indonesia e Sud Africa hanno ripetutamente chiesto una fine negoziata del conflitto. Potrebbero aiutare a far rispettare qualsiasi accordo raggiunto.

Questi Paesi non odiano né la Russia né l’Ucraina. Non vogliono né che la Russia conquisti l’Ucraina, né che l’Occidente espanda la NATO verso Est, cosa che molti vedono come una pericolosa provocazione non solo per la Russia ma forse anche per altri Paesi. La loro opposizione all’allargamento della NATO si è acuita quando i sostenitori della linea dura americana hanno esortato l’alleanza ad affrontare la Cina. I Paesi neutrali sono stati colti di sorpresa dalla partecipazione dei leader dell’Asia-Pacifico di Giappone, Corea del Sud, Australia e Nuova Zelanda a un vertice lo scorso anno di presunti Paesi del “Nord Atlantico”.

Il ruolo pacificatore dei principali Paesi neutrali potrebbe essere decisivo. L’economia e la capacità bellica della Russia dipendono dal mantenimento di solide relazioni diplomatiche e dal commercio internazionale con questi Paesi neutrali. Quando l’Occidente ha imposto sanzioni economiche alla Russia, le principali economie emergenti, come l’India, non hanno seguito l’esempio. Non hanno voluto schierarsi e hanno mantenuto forti relazioni con la Russia.

Questi Paesi neutrali sono i principali attori dell’economia globale. Secondo le stime del FMI sul PIL a parità di potere d’acquisto, la produzione combinata di Argentina, Brasile, Cina, India, Indonesia e Sudafrica (51,7 trilioni di dollari, ovvero quasi il 32% della produzione mondiale) nel 2022 è stata superiore a quella delle nazioni del G7, America, Gran Bretagna, Canada, Francia, Germania, Italia e Giappone. Le economie emergenti sono anche cruciali per la governance economica globale e manterranno la presidenza del G20 per quattro anni consecutivi, oltre a posizioni di leadership nei principali organi regionali. Né la Russia né l’Ucraina vogliono sperperare le relazioni con questi Paesi, cosa che li rende importanti garanti potenziali della pace.

Inoltre, molti di questi Paesi cercherebbero di rafforzare le proprie credenziali diplomatiche aiutando a negoziare la pace. Molti, tra cui ovviamente Brasile e India, aspirano da tempo a seggi permanenti nel Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. La possibile architettura di un accordo di pace potrebbe essere un accordo co-garantito dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite con alcune delle principali economie emergenti. Oltre ai Paesi sopra citati, altri co-garanti credibili sono la Turchia (che ha abilmente mediato i colloqui Russia-Ucraina); l’Austria, orgogliosa della sua duratura neutralità; e l’Ungheria, che quest’anno detiene la presidenza dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite e ha ripetutamente chiesto negoziati per porre fine alla guerra.

Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e i co-garanti imporrebbero misure commerciali e finanziarie concordate dalle Nazioni Unite contro qualsiasi parte che violi l’accordo di pace. L’attuazione di tali misure non sarebbe soggetta al veto della parte inadempiente. La Russia e l’Ucraina dovrebbero confidare nel fair play dei Paesi neutrali per garantire la pace e i rispettivi obiettivi di sicurezza.

Non ha senso che i combattimenti continuino in Ucraina. È improbabile che nessuna delle due parti vinca una guerra che sta attualmente devastando l’Ucraina, imponendo enormi costi in vite umane e finanze alla Russia e causando danni globali. I principali Paesi neutrali, in collaborazione con le Nazioni Unite, possono essere i co-garanti per iniziare una nuova era di pace e ricostruzione. Il mondo non dovrebbe permettere alle due parti di continuare una sconsiderata spirale di escalation.

Jeffrey Sachs (direttore del Centro per lo Sviluppo Sostenibile della Columbia University).


(Fonte: The Economist del 18 gennaio 2023) 

venerdì 26 maggio 2023

L'esperienza di vita al 'naturale' di Caterina Regazzi



Non sapendo come intitolare questo scritto, e apprestandomi a fare una breve descrizione del mio sistema di vita, mi è venuto di attribuirgli questo aggettivo, "naturale", anche se lo ritengo un po' pretenzioso. In realtà, tanti sistemi di vita possono essere definiti "naturali" e una definizione calzante potrebbe essere:" in sintonia con la natura" oppure "seguendo i ritmi della Natura", ma quello che mi pare più appropriato è "cercando di fare meno danno possibile alla Natura".

E' ovvio che, vivendo in una situazione di civilizzazione (ma anche qui ci sarebbe da fare delle precisazioni sulla definizione di questo termine che, per la mia scarsa cultura, evito accuratamente), il vivere naturale è sempre molto parziale e relativo. 

Bastasse andare a fare delle passeggiate e/o escursioni in Natura per ritenere di fare una vita naturale, sarebbe molto facile. Tornati a casa dalla passeggiata, se diamo un'occhiata dentro al nostro frigorifero o dispensa, oppure dentro ai nostri armadi e le scarpiere, c'è da rabbrividire e mettersi le mani nei capelli. E' vero che, come dicono in tanti, bisogna far girare l'economia, ma se il sistema economico è stato creato e sviluppato per far sì che fasce sempre più piccole della popolazione possano facilmente arricchirsi, mentre fasce sempre più ampie debbano tirare a campare o farsi un "mazzo così", con una fascia di mezzo sempre più ristretta, in cui ci possiamo mettere i dipendenti pubblici, ecco io preferisco cercare di fare meno danno alla Natura, con meno consumo di risorse, e sperare in un cambio di paradigma rispetto all'organizzazione dell'economia. 

Ovvio che la mia è una goccia nel mare e in certi settori questo discorso faccio fatica ad applicarlo: ho un computer fisso, un portatile, uno smartphone con internet ed i vari social caricati, un'automobile, frigorifero, lavatrice, un televisore ed altri attrezzi elettrici o elettronici e, se qualcosa di questi non funziona "devo" provvedere subito alla loro sostituzione o aggiustamento. Se ripenso a 30 anni fa, prima che nascesse mia figlia, quando non mi servivano tutti quegli strumenti di informazione e comunicazione, mi sembra sia passata più di una vita (ed in effetti 30 anni sono una vita!). In compenso, non ho una radio che riesca ad usare come si deve (!).

Non ho particolari esigenze di abbigliamento, qualcosa da mettermi addosso lo trovo sempre, magari sempre le stesse cose. Se mi confronto con certe amiche mi posso trovare un po' "sciatta", ma sono un po' come quella della canzone di Vasco Rossi, "non metti mai niente che possa attirare attenzione"    e molto raramente faccio acquisti in questo settore. Certo, in alcune occasioni sento il richiamo, anch'io, a presentarmi in maniera decorosa. A volte rischio di sentirmi "inadeguata".

L'alimentazione è un ambito in cui riservo più attenzione, ma soprattutto per la qualità delle materie prime che possibilmente cerco biologiche ma soprattutto mi piace preparare cose semplici, con pochi ingredienti, pochi aromi e spezie, perchè preferisco percepire il sapore naturale del cibo che sto assumendo. Nel mio frigo (ma aspirerei a non doverlo usare proprio, assumendo solo cose fresche), le uniche cose un po' saporite che conservo sempre o quasi, sono il miso, il tahin, del buon parmigiano, una salsa di olive, un altro tipo di formaggio, oltre alle care verdure. 

Nella dispensa non mancano mai riso, di vari tipi, miglio, orzo, pasta integrale e non ma biologica, legumi (ceci, fagioli, lenticchie, fave, cicerchia), farina di ceci, farine di cereali, passata di pomodoro fatta in casa (non da me) e qualche scatoletta. 

Uno de miei passatempi preferiti, che non sono solo passatempi, ma nutrimento per l'anima, è stare in giardino o nell'orto a trafficare, seminare, trapiantare, tagliare, sfoltire, sempre con un occhio credo attento a salvaguardare le amate erbe spontanee che sono numerose ovunque e che a volte, ho piantato io stessa (iperico, saponaria, sonchus, ortica, fumaria.....), a volte sono nate spontaneamente (lontano è il tempo del pratino all'inglese). 

La lettura è un'altra delle mie attività preferite, infatti sono stata molto felice dell'apertura della Piccola Biblioteca Auser a Treia, dove si trova sempre qualcosa di interessante. Sono comunque un'accumulatrice seriale di libri, non riesco ad andare ad un mercatino senza acquistarne diversi, mentre tengo un carrello sempre con qualcosa dentro, per fare acquisti online. Mi spiace per le piccole librerie, che comunque amo (ma ormai sono così rare!), ma la scelta di libri, più o meno rari su internet e la facilità di procurarseli, è davvero straordinaria e troppo allettante.

I rapporti umani sono molto importanti per me. Ho una piccolissima famiglia e sento il bisogno di essere "nutrita", "coccolata", "amata" dagli altri esseri viventi, cercando, per quanto è nelle mie possibilità, di ricambiare ed essere presente nelle vite degli altri, se lo desiderano, come io desidero loro nella mia. Credo che anche questa mia tendenza faccia parte del mio sistema di vita e credo che rientri in una vita "naturale", essendo l'Uomo (inteso come Essere umano), un animale sociale. 

Purtroppo, il sistema competitivo, basato sul consumismo e sull' "usa e getta", sull'egoismo, ha messo in secondo piano la vita sociale e ci siamo molto ritirati in noi stessi. Il periodo del Covid ha contribuito non poco all'allontanamento. Ora quando ci si incontra si ha sempre un po' di imbarazzo, soprattutto con certe persone ad abbracciarsi. 

Concludo questo mio scritto-confessione con l'augurio, non che le cose, genericamente, si aggiustino, ma che tutti capiamo veramente cosa ci fa star bene e questo "star bene" non può prescindere da un ambiente naturale sano, pulito, ricco nella sua biodiversità.

Caterina Regazzi 









Alluvioni ed estrazioni sono collegate?



Dopo quanto è avvenuto e sta continuando, qualcuno finalmente documenterà all'intera opinione pubblica quanta subsidenza è stata provocata in tutto il litorale romagnolo e nel rispettivo retroterra dall'estrazione del metano dagli strati profondi negli ultimi 50 anni da ENI e altre compagnie ? 

Non dall'estrazione delle acque metanifere superficiali dei decenni precedenti,altrettanto grave per effetti di subsidenza, ma che fu fermata all'inizio degli anni '60 dopo che fu documentato (ma senza farlo sapere troppo all'opinione pubblica) che quell'estrazione era stato il fattore causale principale del livello di sommersione, e quindi della estensione, della gravità e della durata nel tempo del grande alluvione del Polesine del '51, ma proprio dalle estrazioni -profonde- più recenti e talune ancora in corso sia nel mare antistante vicino sia nel litorale della Romagna e nel Polesine.

Questa subsidenza da estrazioni, quindi di causa tutta 'antropica', procede per decenni anche dopo la interruzione dell'estrazione, e si espande per chilometri attorno ai pozzi, attenuandosi come effetto di singolo pozzo. ma cumulandosi tra diversi pozzi e per depressione dell'intero acquifero in contatto con il giacimento, quindi con perdite di altimetria dell'intero territorio poi non più recuperabili. E perdite di quota significano sconvolgimento della sicurezza idraulica dei territori (in queste zone già largamente faticosa, tramite idrovore), generandone e aggravandone il rischio di allagamento e di 'cuneo salino'  in falda (con inevitabili minori produttività e maggiori costi di bonifica); sul litorale innescano o aggravano l'ingressione marina e l'erosione costiera, e in mare depressioni che sono trappola di sedimenti che vengono a mancare sui litorali, ..

Qualcuno dirà che il recente PITESAI (Piano per la transizione energetica sostenibile delle aree idonee [all'estrazione], approvato il 13 febbraio 2022) vergognosamente non ha vietato l'estrazione nemmeno in questi territori romagnoli altimetricamente già collassati e in ulteriore dinamica sudsidente? e nemmeno in quelli costieri veneti e veneziani, altrettanto in subsidenza ? (e il PITESAI doveva perseguire una transizione 'sostenibile'!)

E qualcuno riferirà all'opinione pubblica che tuttora sono presentati in procedura di VIA nazionale progetti di nuovi pozzi di estrazione di metano in questi territori ?

Carlo Giacomini, urbanista ed esperto di Valutazione di Impatto Ambientale



Aneddoto personale:

Nel 2000, durante un sopralluogo nel Porto-Canale di Ravenna, notai che lungo tutto il suo sviluppo chilometrico sia le sponde-banchine del canale sia le rive delle zone senza funzione portuale erano protette da un continuo muretto alto circa 1m (non in semplice parapetto per la sicurezza delle persone, ma muro in cemento armato senza aperture). 

Condizione affatto strana, dato che nei tratti sistemati per attività portuali, per natura tali fasce a banchina (riva a piattaforma pavimentata fino a filo d'acqua) in tutti i porti sono senza parapetti proprio per facilitare al massimo connessione e scambi tra riva e nave. 
Ma strana altrettanto nelle zone non banchinate, che dietro al muretto sono ancora a suolo con erba o vegetazione spontanea, segno di una precedente sistemazione a ripa naturale, quindi senza particolari pericoli per le persone.

Alla mia domanda risposero i funzionari del porto -presenti- che questa sistemazione era dovuta al fatto che così si proteggeva rive e retrostanti aree dalle onde della navi in transito, lentissimo transito data la strettezza del canale, ma che comunque provocavano l'esondazione, questo perché le banchine, da quando erano state costruite (a normale elevazione portuale) avevano poi perso l'usuale 'franco' idraulico sul livello dl mare, (cioè avevano perso 1-2 m di quota] a causa della subsidenza [che nei più recenti decenni è prevalentemente, se non pressoché del tutto, per causa antropica].




giovedì 25 maggio 2023

Greta, i Gretini e le Sardine... simboli dell'ambientalismo d'accatto

 


Ho letto l'articolo feltriano dedicato a Greta su "Libero" di mercoledì 24 maggio 2023: "ci restano i gretini". Nell'articolo di Feltri si attribuiscono a Greta doti di autonomia, che la povera ragazza palesemente non ha. Infatti, questa giovinetta, come altre prima di lei, è stata  scelta dal Mercato industriale dell'Ambientalismo da strapazzo, come "testimonial" e, possibilmente, anche come "influencer".

Evidentemente gli esperti del "Marketing" allarmista hanno ritenuto di "esporre ed esportare" questa icona nordica per far capire che anche gli "ingenui" sono preoccupati per l'avvenire di questo povero Pianeta.

Tuttavia, ho l'impressione che l'operazione non sia andata in porto, tant'è che la fanciulla è scomparsa dai teleschermi (ed anche dai telescherni!).

Ripeto che la ragazza, ad esclusione di qualche ipotetico cachet, in tutta l'operazione compare solo come immagine, essendo solo un'icona del malessere e delle sventure planetarie.

Diversamente dall'opinione corrente, va affermato il ruolo stupidamente provocatorio  delle "Sardine", animaletti palesemente creati nei recessi delle sagrestie della guelfa Bologna, sempre a maggior gloria del Papa e soprattutto del Vescovo attuale, erede di quel Card. Lercaro  già vescovo di Ravenna... recentemente salvata dalle acque per intervento della Madonna di Trevignano (nome derivato da "tre vigne" da cui era estratto il vin Santo)  e creatore di figure di enorme spessore, come Mortadella, Casini e l'ineffabile Gualtieri (cognome tipicamente romagnolo).

Pertanto, ripeto,  liberiamo la giovane Greta, portatrice di molteplici disabilità, dalla grave accusa di falsificazione spettrale  ad uso vulgo-minchionatura, accusa che spetta soltanto agli "esperti di marketing", gli stessi che hanno inventato il covid, i vaxiny, ed i conventi per tutti coloro che hanno ceduto alle "lusinghe delle meringhe".

Giorgio Vitali



mercoledì 24 maggio 2023

"Non siamo cavie umane" - Diciamo no al golpe elettromagnetico del 5G...

 


Per denunciare i gravi pericoli dell’inquinamento elettromagnetico nell’implementazione dell’inesplorata tecnologia wireless del 5G, priva di studi preliminari e parere sanitario preventivo previsto invero dalla Legge di Riforma Sanitaria n. 833 del 1978, Alleanza Italiana Stop 5G il 1° Ottobre 2019 ha partecipato ad un workshop nel Parlamento europeo (relatore anche il Prof. Martin Pall della Washington University – USA) e il 5 Novembre 2019 presso l’Aula dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati ha poi tenuto il convegno internazionale dal titolo “Moratoria nazionale, 5G tra rischi per la salute e principio di precauzione”, con la partecipazione di alcuni tra i massimi esperti al mondo sul tema.

Anche per questo sul 5G è acceso il dibattito all’interno della Commissione europea, dove il Panel per il futuro della scienza e della tecnologia (STOA) il 7 Dicembre 2020 ha seriamente messo in discussione l’affidabilità delle politiche dettate dalla Commissione Internazionale sulla Protezione dalla Radiazioni non Ionizzanti (ICNIRP). Nella sessione presso l’Unità di previsione scientifica del Parlamento europeo, organo ufficiale composto da membri parlamentari attraverso il quale si definiscono – a livello comunitario – le valutazioni su scienza e nuove tecnologie per identificare strategie a lungo termine utili alle commissioni dell’UE nel loro ruolo decisionale, Arno Thielens del Ghent University – imec, Ghent (Belgio) ha infatti affermato come l’ICNIRP produca una documentazione parziale e non complessiva della letteratura biomedica disponibile, assente anche la parte sull’impatto nell’ecosistema (flora, fauna), mentre per il francese Gerard Ledoigt della Clermont Université, Clermont-Ferrand, le radiofrequenze onde non ionizzanti rappresentano “una tossicità e ICNIRP non è adeguata alla studio, serve una moratoria sul 5G per uno studio indipendente che chiarisca gli affetti“, così come Elisabeth Cardis dello spagnolo Global Radiation Programme al Barcellona Institute for Global Health, ha dichiarato di trovarci “a corto di ricerca sui protocolli di misurazione, sull’esposizione, nonché esperienze in vivo e in vitro per valutare l’impatto della rete 5G sulla salute ′′.
Per scongiurare il golpe elettromagnetico, nel 2021 gli attivisti dell’Alleanza Italiana Stop5G hanno dato vita anche ad uno sciopero della fame (135 aderenti a staffetta per 18 giorni), manifestazioni e sit-in nelle città, presidio per due settimane sotto Palazzo Montecitorio, oltre le 64.000 firme raccolte nella petizione. In decine di migliaia.
Prosegue il progetto Processo al 5G, per la tutela dei cittadini, promosso dall’Alleanza Italiana Stop5G con l’obiettivo strategico di intentare una serie di azioni legali finalizzate al riconoscimento della elettro-iper-sensibilità; ad impedire l’innalzamento dei limiti soglia d’irradiazione elettromagnetica. Per fermare l’avanzata delle antenne 5G. è prevista una manifestazione a Roma il 21 giugno 2023.


Info: Alleanza italiana Stop 5G: www.alleanzaitalianastop5g.it