mercoledì 17 luglio 2019

Il pianeta ha bisogno di foreste... per combattere l'inquinamento e l'effetto serra


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Una buona notizia, finalmente. Possiamo abbattere con costi ridotti del 25% l’anidride carbonica di origine antropica che si è accumulata in atmosfera negli ultimi due secoli e contribuire a raggiungere l’obiettivo di contenere l’aumento della temperatura in atmosfera entro gli 1,5 °C, come suggerisce l’IPCC, il panel delle Nazioni Unite che studia i cambiamenti climatici.
Questa prospettiva è l’oggetto di un articolo di Pietro Greco su Micron, che cita uno studio pubblicato sulla rivista Science a inizio luglio.
L’IPCC ritiene che per raggiungere l’obiettivo massimo di contenere l’aumento della temperatura media del pianeta entro gli 1,5 °C occorre piantare alberi per un miliardo di ettari in aggiunta a quelli già esistenti. Il panel delle Nazioni Unite non ha specificato come raggiungere l’obiettivo e neppure se è possibile raggiungerlo.
I ricercatori che hanno pubblicato lo studio su Science hanno infatti realizzato una mappa globale delle foreste: di quelle esistenti e di quelle potenziali. Giungendo a queste conclusioni: nelle attuali condizioni climatiche, la Terra potrebbe ospitare foreste per un totale di 4,4 miliardi di ettari. Oggi ne ospita 2,8 miliardi. Quindi il potenziale di ulteriore riforestazione è di 1,6 miliardi di ettari: il 60% in più di quanto richiede l’IPCC. 0,7 miliardi di ettari insistono su aree urbane o intensamente coltivate.
Le aree libere ammontano a 0,9 miliardi di ettari: praticamente quanto richiesto dall’IPCC. La metà di questo potenziale si trova in soli sei paesi. Nell’ordine: Russia, Stati Uniti, Canada, Australia, Brasile e Cina. Sono tutti grandi paesi che hanno la possibilità di dimostrare il loro senso di responsabilità.

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domenica 14 luglio 2019

La storia di come scrissi "Treia: storie di vita bioregionale"


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Osho disse: "Se stai invecchiando, ricorda che la vecchiaia è il culmine della vita. Ricorda che la vecchiaia può essere l’esperienza più bella. Il vecchio si trova nello stesso stato di quiete dopo una tempesta, quando prevale il silenzio. Quel silenzio può avere una bellezza immensa, una profondità e una ricchezza incredibili. Se il vecchio è realmente maturo, allora diventa bello. Cresci, matura interiormente, diventa più attento e consapevole. La vecchiaia è l’ultima opportunità che ti viene concessa."

Ovviamente sono d'accordo con lui  e mi godo questa esperienza con grande calore e soddisfazione, anche perché ho avuto la fortuna di trovare, proprio in tarda età, una compagna adatta al mio percorso: Caterina Regazzi. E' stata lei, tra l'altro, a "rapirmi" da Calcata ed a condurmi  a Treia, dove ora abito nella sua bella casa nel centro storico (di cui leggerete nel libro). 

Ma non voglio dilungarmi sui preamboli, il fatto è che Michele Meomartino, il curatore editoriale, mi ha chiesto di scrivere una breve  auto-biografia  e perciò comincio col dire che son nato il 23 giugno 1944 a Roma, nella casa dei miei nonni paterni.  Son figlio della guerra e debbo ringraziare un ignoto contadino russo che salvò mio padre dall'abbandono nella steppe  e lo riportò entro le linee italiane dell'ARMIR in rotta, congelato alle gambe. Così fu rimandato a Roma come invalido  e lì conobbe mia madre.... 

Ma dopo dieci anni dalla mia nascita ella morì e io fui sballottolato fra collegi e una famiglia "matrigna",  ma fuggii presto, ancora adolescente,   alla ricerca di una nuova autonomia.  Nel frattempo mi ero trasferito a Verona dove rimasi sino all'età di ventotto anni. Lì iniziò la mia  "carriera" letteraria, scrivendo il primo libro "Ten poems and ten reflections", stampato con pressa manuale dal tipografo americano Gabriel Rummonds. 

Nel frattempo  mi cimentai anche  come artista concettuale, partecipando ad alcune mostre a Verona (ed anche a Padova). Nel 1970 fondai il Club EX, un centro culturale in cui si faceva teatro, musica, poesia,  mostre d'arte, etc. con sede  in Piazzetta San Marco in Foro,  ove prima c'era un'antica osteria. 

Verso la fine del 1972 scappai (per un viaggio di riflessione e di ricerca) in Africa che percorsi da una costa all'altra con mezzi di fortuna ed infine sbarcai in India il 23  giugno del 1973. La data era molto significativa.. ed infatti lì, a Ganeshpuri,   incontrai il mio Guru, Muktananda,  e la mia mente cambiò. 

Al ritorno in Italia lasciai definitivamente Verona e mi ristabilii a Roma, in una vecchia casa  di Via Emanuele Filiberto. Ove praticai la disciplina spirituale con fermezza e dedizione finché non trovai l'occasione di trasferirmi a Calcata (eravamo a metà degli anni '70) dove trovai una nuova dimensione per ricominciare un percorso  anche in senso sociale,  creativo ed ecologico. Nel 1984 fondai il Circolo vegetariano VV.TT., nel 1996 partecipai alla fondazione della Rete Bioregionale Italiana. La permanenza a Calcata, nella valle del Treja, fu molto intensa, combattendo per la causa ecologista e spiritualista laica con tutte le mie forze.  

Negli ultimi anni, a partire dal 2004,  dovetti però  ritirarmi in una specie di isolamento volontario, a causa della grande tensione e dell'opposizione morale e materiale a cui ero soggetto. Ormai ridotto nella ridotta di Via del Fontanile, in una casupola sopra la fogna comunale, infine incontrai la mia attuale compagna,  Caterina, con la quale avevo iniziato a corrispondere nel 2009,  che venne appositamente da Spilamberto per conoscermi. Dopo poco accettai, con riconoscenza, di essere sradicato da quella Calcata che ormai non potevo più considerare mia patria... e ritrovai serenità e nuova linfa vitale nella bella Treia.  

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Così, per riconoscenza verso Caterina Regazzi e verso Treia, ho pensato di scrivere il libro "Treia: storie di vita bioregionale"...  In esso racconto alcune storielle minute di eventi vissuti in questa città delle Marche, da quando mi sono qui trasferito nel 2010. Le osservazioni del mio vivere a Treia sono per me significative anche perché rappresentano la fase finale della mia esistenza. Avendo già raggiunto un'età in cui solitamente un uomo si definisce anziano, infatti ho già  compiuto i settantacinque anni... 

Il testo è corredato di  una presentazione di Michele Meomartino  e di una appendice con interventi di Antonella Pedicelli,  Alberto Meriggi, Caterina Regazzi, Simonetta Borgiani ed  Enzo Catani. Le immagini di copertina e contro-copertina sono state realizzate da Daniela Spurio.  

Paolo D'Arpini

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Presentazione del libro:   http://www.tracce.org/DArpiniTreia.htm

giovedì 11 luglio 2019

Bioregionalismo. L'arte di vivere in un luogo senza danneggiarlo


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La mia vita è una continua scoperta, un viaggio leggero, senza bagagli ingombranti. Tutto ciò che faccio, pur essendo estremamente significativo, è sempre nell’ambito dell’oggi, del carpe diem. Infatti  non ho accumulato alcunché e se qualcosa è stata accumulata nel corso degli anni ho anche provveduto ad abbandonarla. Perciò non ho nulla da difendere e quindi il “mio campo” è un campo in cui crolli e cambiamenti, scavi e riempimenti avvengono in continuazione come natura comanda, con poco o nulla di mio intervento intenzionale.

Questo è un bene ed un male allo stesso tempo, dal punto di vista personale è un bene perché in tal modo non persiste  attaccamento verso una specifica forma, ma  è un male, dal punto di vista sociale,  perché  poco o nulla di costruito è a me riferibile… 

Tanti anni fa, quando mi trasferii a Calcata, ebbi l'ispirazione  di denominare un pezzo di terra di cui ero  il custode “Tempio della Spiritualità della Natura”, un’idea buona anche per esaltare valori estetici naturali. Per il mio “tempio della natura” c'erano le premesse di una grande edificazione… ma –ahimé- c’ero anch’io e -come sapete- io amo “inneggiare ed evocare” ed anche "costruire" senza curarmi di conservare. Eppure  solo ora quel "tempio" è veramente della Natura, ora che è abbandonato a se stesso e le sue strutture stanno pian piano sfaldandosi e ritornando alla madre terra.

Il tempio, me assente,  è rimasto un terreno  “lasciato agli impulsi spontanei creativi della natura e delle sue creature”. 

Ma partendo da quel  luogo ho appreso una nuova visione. La visione del bioregionalismo, dell'ecologia profonda e della spiritualità della natura  applicati ad ogni luogo in cui mi trovo. Vivendo  un diretto contatto con la natura, con gli animali, con le piante e con gli umani. 

Non più uno specifico luogo fisico il Tempio della Spiritualità della Natura  è diventato un approccio olistico, un incontro riavvicinato con il luogo, in modo da trarne un senso di appartenenza e di presenza. Teoricamente questo è un discorso ancora molto sentito in alcune  comunità rurali originarie, come sicuramente fu anche la comunità contadina  di Treia, ove ora porto avanti l'esperimento.  

Paolo D'Arpini


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bioregionalismo.treia@gmail.com

Festa dell'Acqua cotta bioregionale e convivenza con gli animali - Vignola domenica 28 luglio 2019



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Non siamo più abituati alla convivenza con gli animali, quando un tempo era normale passare le ore a chiacchierare nella stalla che era il luogo più caldo della casa. Non è detto che la presenza di animali erbivori nel luogo in cui si vive sia controproducente, anzi essi sono d'aiuto, e sicuramente sono meno fastidiosi dei cani latranti che spesso vengono ospitati in diversi giardini o peggio ancora nelle case. La società umana si va rovesciando ed il rapporto uomo natura animali falsato... Inoltre le piante spontanee non sono "erbacce", ognuna ha un suo valore ed un suo scopo, esse sono necessarie al mantenimento della biodiversità, che significa humus e vita. Perciò non esageriamo con l'allontanamento dal mondo naturale e non creiamo barriere artificiali fra noi ed il resto degli esseri viventi che con noi condividono il pianeta. Però manteniamo una decenza ed una pulizia, queste cose sì sono necessarie.

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Questa premessa per anticipare lo scopo della ormai tradizionale “Festa dell'acqua cotta” che si svolge durante il periodo estivo. Succede a Vignola, in un frutteto che si trova tra il fiume Panaro e le ultime propaggini urbane, una sorta di terra di nessuno dedicata alla natura. In questo terreno convivono diversi animali che contribuiscono a tenere pulita l'azienda. Una pecora, un pony, diverse galline e qualche gatto selvatico. Sino all'anno scorso c'era anche un'asina che purtroppo è passata a miglior vita. La presenza di questi animali evita di ricorrere allo sfalcio ed inoltre è una fonte di concime naturale super biologico. Nel periodo estivo non sempre è reperibile erba in quantità sufficiente per cui una volta all'anno viene organizzata una degustazione di acqua cotta per gli umani ed una raccolta di granaglie e pan secco per gli animali.

L'acqua cotta è una antica specialità contadina, composta di erbe selvatiche, croste di pane, croste di cacio ed altro ancora, il tutto ribollito e servito caldo. La degustazione si svolge all'aperto, in mezzo agli alberi, e vi partecipano, oltre ai visitatori e benefattori, contadini e artigiani che presentano le loro produzioni ed anche qualche musicante per rallegrare il convivio. Si terrà anche un breve discorsetto sulla cultura bioregionale e sul vivere ecologico.

La manifestazione è prevista per Domenica 28 luglio 2019, a partire dalle ore 18, in Via dei Gelsi a Vignola, presso l'azienda agricola La Bifolca di Maria Miani. Info: 333.9639611

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mercoledì 10 luglio 2019

Emergenza ambientale nella Valle del Sacco - Poche risposte dalle Istituzioni

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Lettera ai decisori:
Ministro:       Sergio Costa
Ministro:      Giulia Grillo
Presidente della Regione Lazio:      Nicola Zingaretti
Presidente del Consiglio:      Giuseppe Conte
                                                                   
Con la presente vorrei sollecitare una vostra cortese risposta riguardo agli ultimi episodi accaduti in Ciociaria:
Incendio della Mecoris a Frosinone;
Incendio rifiuti Nocione a Cassino (FR)
Qui continuiamo a vivere uno stato di emergenza ambientale tutti i giorni, la criticità già presente da anni, si aggrava con questi episodi incontrollati e chissà quanti altri celati e silenti in passato hanno martoriato questo territorio.
Le richieste fatte in precedenza al Presidente Zingaretti sono rimaste inevase, gradirei da parte sua una risposta alla lettera inviata il 23-05-2019 dal Coordinamento Interprovinciale Valle del Sacco, e anche con una mia mail personale, e che prenda visione di questa petizione, con tutti gli aggiornamenti.
Concludo dicendo:
Come cittadina sono completamente sfiduciata, come me, tutti i cittadini della Valle del Sacco, perché il problema dell’inquinamento del nostro territorio è annoso, irrisolto, e vorremmo un attenzione costante e non a intermittenza o al verificarsi di episodi simili.
A mio avviso se non si prenderanno seri provvedimenti, questo territorio rimarrà spopolato sia perché la gente continua ad ammalarsi e morire, sia perché i giovani hanno capito che non c’è futuro in questa Valle dei Veleni e sono costretti ad andare via.
Cordialmente,
Aureli Giuseppina
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martedì 9 luglio 2019

Bioregionalismo o spiritualità laica che sia - Etimologia e significato originario delle parole


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Se ci si basa sull'accezione data  alle parole,  stabilita nelle enciclopedie e nei vocabolari o nell'uso corrente, sovente si perde il significato originario. La lingua italiana è una lingua viva che si è adattata ai cambiamenti, anche strumentali, apportati nei secoli dalle diverse culture e religioni. Per questo preciso che "per me spirito significa sintesi fra intelligenza e coscienza". E cosa sono l'intelligenza e la coscienza? Di un uomo dotato di queste virtù non si dice forse che ha "spirito"?  E lo "spiritus" non è forse la presenza cosciente? Che dire poi dell'altra parola "laico" che in seguito alla manipolazione cristiana addirittura ha completamente cambiato significato, stando ad indicare un credente non ordinato nel sacerdozio.  Strumentalizzazione dopo strumentalizzazione il significato delle parole cambia, assume la forma che gli si vuole dare per ottenere un risultato "politico" o "religioso" ma la radice originaria resta e quella vorrei recuperare. 

Perché non c'è bisogno di creare neologismi ove esistono già termini consoni, sia pur stravolti. Ciò vale per il neologismo "bioregionalismo", che è la rappresentazione corrente inventata da peter Berg della parola "naturismo" o "naturalismo" , in cui tutti gli elementi viventi e non viventi sono parte di un "unicum", pur separati nelle loro funzioni e forme geomorfoligiche. Lo stesso avviene per il termine "spiritualità laica", coniato da Antonello Palieri,  che è solo un modo per riconfermare l'assoluta libertà dello spirito da ogni sovrastruttura religiosa. Occorre recuperare i significati originari delle parole altrimenti poi dobbiamo soccombere alle spiegazioni deviate fornite dai dizionari o da wikipedia.

Ad esempio il grande saggio Ramana Maharshi restò “laico” per tutta la vita, gettò via il cordone da bramano  e non si fece mai monaco, Ramana era uno stretto vedantino-advaita, che rifiutò sino all’ultimo di entrare in un qualsiasi ordine religioso. L’advaita, lo zen ed il taoismo sono sentieri spirituali laici. Ma anche lo Shivaismo, nella forma più pura, può essere inteso come una via laica. Non vedo sostanziali differenze tra la via laica nonduale e lo Shivaismo, soprattutto nella sua forma kashmiri.

 Mi viene in mente ora anche  un altro caso concreto di come il significato di una parola possa assumere diverse valenze in seguito alla strumentalizzazione, vedi   la "swastika", simbolo solare e divino per eccellenza, trasformato in orrido emblema di morte. Abolire la swastika? No, correggere la sovra-imposizione... Ed anche i tedeschi hanno diritto alla conoscenza della spiritualità laica, non si dica che li trascuriamo:


Über die „Laizistische Spiritualität




Ich möchte die Bedeutung des Ausdrucks „laizistisch” wörtlich, etymologisch und konzeptionell klären. Er wird oft falsch ausgelegt, als eine Ausdrucksweise seitens der Laienmitglieder einer beliebigen Religion. Tatsächlich steht der Begriff, aus dem Griechischen „laikos” abgeleitet, für eine absolute Nicht-Zugehörigkeit zu einem religiösen, philosophischen bis hin zu einem politischen Modell. Laizistisch bedeutet „außerhalb jeglichen Kontexts eines sozialen Gefüges” ähnlich dem Begriff aus dem Sanskrit „pariah”. Folglich ist es undenkbar, dass ein Mitglied einer Religion die dieser Religion entsprechende Geisteshaltung laizistisch ausdrücken kann.

In Wahrheit entspricht die laizistische Spiritualität einer natürlichen Geisteshaltung, der spontanen Suche des Menschen nach seinem Ursprung, nach der geheimnisvollen Bedeutung des Lebens – ein Streben, das auf Selbsterkenntnis ausgerichtet ist. Am ehesten nähert sich das englische Wort „awe”, das heißt, das „Verwundern (oder die Achtung) vor sich selbst”, diesem Konzept an.

Dazu möchte ich gleich anfangs feststellen, dass „Geist – spirito” für mich eine „Synthese zwischen Intelligenz und Gewissen” bedeutet, und im übrigen klarstellen, dass ich in keiner Art und Weise „gläubig” bin. Das, was ich bejahe, ist die Basis meiner unmittelbaren Erfahrung zu existieren und mir dessen bewusst zu sein. Es ist nicht nötig, mir das von jemandem bestätigen zu lassen, und dieses gilt – natürlich – für jeden.

Man braucht nicht zu „glauben” um zu sagen „ich bin”, wir alle wissen es ohne den Schatten eines Zweifels von selbst. Wenn es hingegen darum geht, über das Vorhandensein oder das Fehlen eines Glaubens zu urteilen, können wir nicht umhin zu sagen „ich glaube” oder ich „glaube nicht”. Davon leitet sich ab, dass das „Sein” und das sich dessen gleichzeitig „bewusst sein” naturbedingt und unumstößlich wahr ist, während auf etwas zu bestehen, das seine Grundlage im Denken hat, das heißt in der gedanklichen Spekulation, nur ein Prozess, der Entwurf eines Konzepts ist.

Ich will es nicht komplizieren, aber es ist völlig klar, dass niemand je sagen wird „ich glaube zu existieren und ich glaube mir dessen bewusst zu sein” während man für jede andere Behauptung (oder auch abstrakte oder konkrete Gedankengänge) immer den Ausdruck gebrauchen wird „ich glaube an eine Religion” oder „ich glaube an den Atheismus”, oder an irgend etwas anderes dem man Glauben schenkt. 

„Ich bin” ist also die reine und einfache Wahrheit, und es ist hier überflüssig, alle möglichen Gründe für dieses „Sein” anzuführen, weil dieser Erklärungsprozess (oder seine Interpretation) nur zu Spekulationen führt und folglich diskutierbar ist.

Zu behaupten, dass das Bewusstsein ein göttlicher Funke ist oder der zufällige Entstehungsprozess der Materie, die sich in Leben verwandelt, überlassen wir den Sophisten.

„Ich bin” ist hingegen die einzige unbestreitbare Tatsache, die keinen Beweis und keinerlei Diskussion benötigt.

Das ist die Basis von der ich ausgehe. Es hat also keinen Sinn sich in Diskussionen über den „Modus …. oder Hypothesen” zu ergehen.

Ich sage das, um jede entgegen gesetzte Position zur Realität dieses von mir beschriebenen Zufallsfaktors zum Schweigen zu bringen oder sie zu vermeiden (und alle die einen klaren Kopf haben können sich dessen bewusst sein).

Das ist der Laizismus des Geistes.

Die „laizistische Spiritualität” ist einfach und banal, sie ist die „Anerkennung” des natürlichen Zustandes eines jeden von uns …

Paolo D’Arpini 



(Traduzione dal testo italiano originale a cura di: Christa Efkemann)

lunedì 8 luglio 2019

Patrimonio UNESCO: "Prosecco con l'uva più avvelenata del mondo?!" - Lettera di Giuseppe Altieri


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Dear UNESCO DELEGATED,  related with PROSECCO area, one of the more intensive synthetic pesticide using in the world, in this important book 
http://www.nuovedirezioni.it/dettagli_pubblicazione2.asp….  (*)
there is my agroecological-juridical article, very important to understand the illegality of the use of Pesticides, in violation of constitutional rights and of a whole series of laws in force.


We are in the far west of Pesticides and almost nothing is done... even if someone has moved (mayors, courts, victimized citizens, etc.)


A dramatic situation that we leave for ever to our children and that is killing us... 

Prof. Giuseppe Altieri - Agroecologist

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altieri@agernova.it

(*) - The new book of the scientific and artistic-landscaping magazine NUOVE DIREZIONI - FIRENZE (Vittoria Assicurazioni) is actually online and can be downloaded for free, 
The book is very sensitive to our environmental health issues.
"THROW A SEED"
Ideas, techniques, experiences and rights for urban and rural agro-ecology in order to cultivate and care for gardens,vegetable gardens and balconies in a sustainable way 
On page 24 my article in which I take stock of the illegitimacy and the general situation of Italian Agriculture poisoned by Pesticides, entitled:
"Rural and urban agroecology between citizens' rights and the duties of the institutions",
Seventy years of pesticides: a heavy legacy for our children ... the time has come to ban them

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https://bioregionalismo-treia.blogspot.com/search?q=Prosecco+gianluigi+salvador

Donne resilienti lanciano un progetto di riqualificazione e ripopolamento dei borghi abbandonati, in chiave bioregionale...

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13 Luglio 2019, a Montoggio (GE). Al via un progetto di riqualificazione e ripopolamento dei borghi abbandonati da una prospettiva ecocompatibile, di genere e in relazione con il territorio bioregionale.


Il progetto Borghi nasce come ampliamento  del lavoro svolto sulla resilienza delle persone, con un focus specifico sulla resilienza delle donne, allargato successivamente a quella degli animali assumendo così una dimensione interspecifica. 
Nell’osservazione della realtà si è notato come la resilienza possa coinvolgere anche i territori mettendo in discussione il tessuto economico, culturale, sociale, psicologico e intergenerazionale di un'area.

Con questo progetto l'Associazione Donna Resiliente Onlus e la start-up Nova Imaginaria (creata da Donna Resiliente) intendono ripopolare i borghi abbandonati da una prospettiva ecologica, inclusiva, di genere e di valorizzazione del territorio, tutelando il capitale naturale, creando servizi ecosistemici, innescando circoli virtuosi e progettando un futuro desiderabile.

Anna Cabianca -  anna.cabianca@yahoo.it

domenica 7 luglio 2019

"La spiritualità ecologica per un nuovo mondo", un saggio di Grazia Francescato


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A fine giugno-inizi luglio sono stata... in altri mondi...  Sarebbe a dire? Vi chiederete voi.  Sarebbe a dire che ho sperimentato come si vive nell'Ashram induista di Altare, tra i boschi di castagni sulle colline di Savona e come si vive nel Monastero di San Leonardo, presso la Comunità de I Ricostruttori, sui declivi cosparsi di uliveti  a ridosso di Prato.  
Premessa: da anni collaboro con le varie fedi per il dialogo tra le religioni, teso in particolare alla difesa di Madre Terra, ovvero del nostro futuro. Sono quindi in buoni rapporti con esponenti delle diverse fedi, unite nella ricerca di ciò che ci unisce e non di ciò che ci divide (a proposito, non sarà un caso se il termine 'diavolo' deriva dal greco 'diàbolos', colui che separa, che si mette di traverso).  
Ho perciò accettato con gioia l'invito di Hamsananda, vicepresidente dell'Unione Induista Italiana, a partecipare alla 'GIORNATA DELLA CURA', organizzata nell'ashram lo scorso 29 giugno alla presenza dell'Ambasciatrice dell'India, Reenat Shandu. All'arrivo, la sera del 28, dopo un 'bollente'viaggio in treno da Roma, mi ha subito accarezzato il cuore la gentile Spiritualità che lì si respira ad ogni passo, tra antichi roseti, fontane chiocciolanti e variopinte statue di divinità hindu. Mi ha conquistato l'operosità instancabile ma leggera, da api in volo tra campi e alveari, delle monache vestite di bianco e di arancione. 
Il seminario sulla Cura si è svolto in una sala generosa di fiori, profumi d'incensi e file di statue policrome, sotto il benevolo sguardo della statua dedicata al Mahatma Gandhi, di cui si celebra quest'anno il 150esimo anniversario dalla nascita. 
Il suo celeberrimo consiglio " SII IL CAMBIAMENTO CHE VUOI VEDERE NEL MONDO" è stato il fil rouge (anzi, vert) dell'incontro, che ha messo insieme ambiti apparentemente molto distanti tra loro, ma in verità compenetrati e complementari, come le  antiche discipline dello yoga, scienze mediche, la tutela dell'ambiente e l'attenzione al sociale.  
Impossibile dar conto della ricchezza degli interventi (vi rimando al sito dell'Unione Induista), ma tutti hanno messo in luce l'urgenza di ritrovare un approccio olistico all'esistenza, di riscoprire la sacralità della Natura e di lavorare per un salto di qualità della coscienza collettiva, a cominciare da NOI, malati di egoismo, individualismo e mancanza di empatia.  
NOI SIAMO LA TERRA, predicano le antiche culture indiane; curare la Terra vuol dire curare noi stessi, poiché tutto E' UNO, e tutto ciò che vive va rispettato.

E per vivere con coerenza pensiero ed azione, abbiamo passato il pomeriggio a piantare alberi insieme ai rappresentanti delle varie comunità indiane che vivono in Italia, al ritmo di canti e danze rituali  ( in prima fila i bambini con grandi occhi scuri ed eloquio napoletano/bresciano/romagnolo esempi di rapida e sorridente integrazione  tra cultura orientale ed occidentale, pur tra tutte le difficoltà che sappiamo).  
Dopo una domenica di lettura, meditazione e conversazioni all'ombra degli alberi con gli ospiti giunti da tutto il mondo, tra cui noti maestri di yoga e di discipline induiste, sono scesa a Prato, ospite di Padre Guidalberto Bormolini,  nel Monastero di San Leonardo, una splendida villa medicea rimessa in sesto da I Ricostruttori,la comunità che qui ha sede.

Occhi lucenti, lunga barba e cervello/cuore in vulcanica attività, Padre Bormolini, monaco ed antropologo, è il motore di un movimento/comunità che opera,non solo a parole, per ricostruire luoghi disabitati e renderli centri di spiritualità. Per dare ascolto/sostegno alle persone in difficoltà  a causa dir lutti o malattie, per accompagnare chi si avvia alla fine della vita, per promuovere il salto di qualità della coscienza collettiva con conferenze, eventi, corsi di yoga, fisioterapia, iconografia, letteratura, poesia, arte in cui sempre brilla una forte carica spirituale.. 
La SPIRITUALITA', dunque, come ingrediente cardine della Cura, sia degli esseri umani che del pianeta. Particolarmente interessante ed inedito il recupero di un vecchio borgo rurale sulle colline di Prato,  destinato a diventare un hospice per il fine vita.

Avremo occasione di riparlarne, perché  dal Monastero faremo partire un progetto che avrà al centro proprio il ruolo chiave delle COMUNITA' SPIRITUALI nel ritessere il tessuto lacerato degli ecosistemi ambientali e sociali.

Altri mondi, che ho/abbiamo appena iniziato ad 'assaggiare' e che potrebbero diventare una delle forme di convivenza più adatta per affrontare INSIEME le sfide tremende del Terzo Millennio, perché da soli non potremo farcela. 
Come scriveva Malraux, "Il XXI secolo o sarà spirituale, o non sarà affatto".

Grazia Francescato 

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sabato 6 luglio 2019

La stachys annua ed il lavoro delle api per la biodiversità...


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In vigna mi accoglie un forte ronzio… e non so come muovermi per paura di pestare il mare di api e bombi che volano da fiore in fiore. Così finalmente ho avuto l’onore di incontrare la Stachys Annua (e grazie Paola Ripesi per avermi aiutato a riconoscerla!). Confesso che desideravo incontrarla ma non l'avevo mai vista prima d’ora... e questa è già una cosa molto triste. Perché la Stachys con le sue straordinarie proprietà mellifere rappresentava in passato uno dei flussi nettariferi più importanti delle api e dei bombi. 

Infatti, gli apicoltori più anziani ci raccontano che una volta qui nelle Marche la Stachys era così abbondante che i campi vibravano di api e un apicoltore poteva a volte portare a casa 100kg di miele da una sola arnia! Oggi sembra una favola, un racconto di un altro pianeta. Perché oggi la Stachys è quasi del tutto scomparsa e il lavoro dell’apicoltore non è più raccogliere miele quanto tentare di tenere in vita le proprie api. Cos’è successo alla Stachys? Perché è quasi del tutto scomparsa dalle nostre terre? Siamo stati noi, ovviamente. Prima dell’avvento dell’agricolture industriale il grano si sfalciava a mano e poi la terra si lavorava con gli animali. Ci voleva molto tempo per compiere questi lavori e nel frattempo fioriva la Stachys. 

Le api si tuffavano sui piccoli fiori con ingordigia, riempendo i melari con il suo nettare. Poi sono arrivate le macchine… sempre più grosse… e lo sfalcio di enormi superfici di terra in poche ore. Poi subito dopo l’aratura, senza neanche dare il tempo alla Stachys di spuntare. E ovviamente abbiamo poi buttato milioni di kg di diserbanti e pesticidi sui nostri campi, tanto per completare l’opera di sterminio. Insieme alla Stachys sono scomparse migliaia di altre specie di piante che facevano parte della straordinaria ricchezza e biodiversità di questi luoghi. Con le continue trinciature e lavorazioni, piante innumerevoli semplicemente non sono più riuscite ad andare a seme. E nel contempo abbiamo ucciso l’humus con i nostri veleni, lo strato vivente della Terra che ospita oltre il 90% della biodiversità del pianeta, e abbiamo inquinato le nostre acque in modo che oggi nessuno può più bere un sorso di acqua fresca da un torrente, e i nostri mari stanno morendo. Anche la mia felicità nel vedere finalmente la Stachys è contaminata.  Avvelenata con la rabbia e la tristezza. 

Mi rimane la sensazione di vedere una scena del passato… un ricordo di un’abbondanza che oggi non c’è più. Sono piena di nostalgia per tutto quello che abbiamo perso e che stiamo perdendo ogni giorno. Quanta bellezza sparisce dalla Terra ogni giorno? Si stima 200 specie tra piante e animali ogni giorno… estinte… per sempre. Mi sento in obbligo di raccontare questa storia… perché ho la voce e la tastiera e la connessione internet per farlo. E perché loro muoiono in silenzio, innocenti e indifesi. Osservo Il lavoro delle api e mi sembra frenetico più che gioioso… stremate come sono da quest’annata e il suo clima impazzito. Ho paura di perderle. Ma resisteremo più che potremo, api e io, come naufraghe su questa piccola isola di Stachys.

Amy Wadman

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venerdì 5 luglio 2019

In memoria di Giorgio Nebbia, il seminatore...

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Giorgio Nebbia (23 aprile 1926 – 3 luglio 2019). Tra i fondatori dell’ambientalismo italiano, della scienza ecologica. Un riferimento umano e politico quale docente universitario, pioniere di ricerche, divulgatore di un numero incredibile di libri e articoli, poderoso archivista, militante infaticabile, sempre disponibile per ogni impegno sociale e politico volto  all’ambiente e alla pace, affabile e ironico e di una gentilezza innata. Un maestro capace di coniugare l’ecologismo scientifico con la necessità della giustizia sociale, il rigore tecnico con la spinta utopica, il marxismo e la religione con l’ecologia. Una eredità straordinaria. Un modello esemplare per i giovani.
L’ultimo video  è stato in aprile 2016 con collegamento Skype  dal liceo di Casale Monferrato sull’amianto: una lectio magistralis (clicca qui). L’ultimo abbraccio fisico è stato in Senato quando, il 10 maggio 2016, abbiamo festeggiato i suoi novant’anni. ( clicca qui). Gli interventi sono stati raccolti dalla Fondazione Micheletti nel libro “Per Giorgio Nebbia. Ecologia e giustizia sociale”. 
Ultimamente non rispondeva più al telefono, non ci ha ringraziato per la consueta confezione di biscotti Krumiri, ahimè abbiamo pensato a qualcosa di grave.  Ci mancherà la sua amicizia, che ci aveva degnato anche con la prefazione al nostro libro “Ambiente delitto perfetto”, prefazione che da sola vale più delle restanti 500 pagine del volume.
Barbara Tartaglione e Lino Balza “Movimento di lotta per la salute Maccacaro”
Sono esemplari le sue parole a conclusione del Convegno in suo onore in Senato:
L’unica cosa che ha permeato tutta la mia vita è stata l’amore per qualunque cosa e anche per le persone (Dio mi perdoni, per quasi tutte) che ho incontrato.  Qualcuno mi chiede che cosa penso di me e io dico che nella mia esistenza ho avuto due amori (come cantava Josephine Baker),  uno è la Gabriella e l’altro la merceologia.  Alla Gabriella, che mi ha lasciato alcuni anni fa, devo tutto perché mi ha sostenuto è sopportato per 54 anni di matrimonio felice, sempre vicino a me, sempre silenziosa è discreta, pronta a “fare” le bibliografie, a rileggere quello che scrivevo, conosceva l’italiano meglio di me, a correggere le bozze. Poi mi ha regalato un figlio, Mario, che ora ha 60 anni e che poi si è sposato con un’altra Gabriella e insieme mi hanno dato un altro regalo, mia nipote Silvia. Come vedete la mia vita è stata sempre piena di cose buone. Talvolta mi sono anche arrabbiato, e me ne scuso, ma nell’insieme credo che il filo conduttore sia stato la grande ricchezza di amore che ho ricevuto dai miei studenti universitari, dai miei colleghi e amici, dalla mia famiglia. A tutti dico grazie e auguro, con tutto il cuore, una vita bella come la mia. Poi faccio un augurio anche a me stesso, con le parole di Marcello Marchesi, “che la morte mi trovi vivo”. Giorgio Nebbia

Ecologia profonda e sopravvivenza non garantita

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Tutto molto divertente, se si considera che la crisi mondiale è nient’altro che un gioco di risiko o monopoli, basato sui pezzetti di carta, anche se le conseguenze possono essere disastrose per parecchi. A volte ci si identifica con il denaro sino al punto di credere che avere denaro o non averlo è ragione sufficiente per vivere o morire….

Per fortuna l’esistenza è fatta di cose semplici e tutto sommato accessibili a tutti i viventi: cibo, aria, acqua, soddisfazione dei bisogni fisiologici, riparo, socializzazione, procreazione…  Ma in questo momento storico la virtualizzazione ha raggiunto livelli altissimi di astrazione dal vissuto quotidiano e dalle reali necessità. La vita è diventata quasi un grande  ”game” alla Nirvana. Quando arriverà la Grande Crisi, quella finale? 

La dura realtà, fatta di cose concrete, spazzerà infine le nebbie dell’immaginario e del sogno ad occhi aperti.

Politica, finanza, potere, ricchezza… tutta immondizia più sporca di quella che si accumula nelle strade di Napoli, di Calcutta, del Cairo, di Buenos Aires,  di New York…. e persino del paesello sui monti.

Vengo al dunque, in questo momento si parla molto dell’imminente crollo sociale ed economico mondiale e di come poter risolvere i problemi della produzione alimentare ed energetica, funzionale al mantenimento della struttura tecnologica in cui la nostra civiltà sguazza e sprofonda. 

Sabbie mobili. Viviamo con la paura di sprofondare e siamo già con l’acqua alla gola, quindi tutto ciò che facciamo peggiora soltanto la situazione. Ed allora lasciamo che le cose vadano come debbono andare… proviamo a “galleggiare nella mota” se ci riesce…

Però mi voglio divertire a riepilogare, attraverso alcuni brevi stralci, gli elementi parossistici che contraddistinguono la situazione in cui viviamo: 

“L’etica pubblica è il più grande problema dell’Italia e dovrebbe comprendere anche la laicità, i diritti civili e le libertà individuali. Purtroppo non è così, perché la corruzione parte dall’alto, dai governanti alla chiesa cattolica che sperano di uscire impunemente dalle tante malefatte grazie a leggi confuse abilmente costruite. Il rimedio sta proprio  nell’etica pubblica  e nel superamento  della politica sporca non solo italiana ma  internazionale..” (Peter Boom)

“Si continua a spingere il dibattito verso la crisi economica mentre il vero problema è l'esaurimento delle risorse, in particolare   del petrolio visto non solo come carburante ma soprattutto come materia prima per la produzione di presidi chimici e beni di consumo. Una visione più ampia suggerisce un cambiamento di rotta: la realizzazione di tutti i composti e i derivati del petrolio con le materie prime vegetali, scelta che rappresenta il piano strategico per un mondo senza rifiuti…” (Benito Castorina)

“Per mantenere il livello di parassitismo burocratico-amministrativo in Italia la pressione fiscale ha ormai quasi raggiunto il 70%, la più alta in assoluto al mondo, così come siamo ai vertici mondiali della corruzione e dell’inefficienza della giustizia, e poi si pretenderebbe di attrarre investitori dall’estero e di disporre di credibilità nella collocazione dei titoli di stato, che sono carta straccia… (Claudio Martinotti)

“In un quadro come l’attuale le cose vanno molto a rilento. La nostra abilità dovrebbe consistere nel seguire con attenzione e col microscopio elettronico le mosse e le contromosse di tutti gli attori del quadro. Con le posizioni drastiche non si arriva a nulla. Vedi come si sono mossi i nostri “amici” ora che diventa sempre più impellente arrivare al dunque per il controllo energetico!” (Giorgio Vitali)

“Il contesto “Italia” mi offre questo…giustamente compare allora il parametro della “scelta”: se qui non va, si cambia….. Ma anche questo “è giusto”? E aggiungo: il termine “Giusto” merita ancora di far parte del vocabolario della lingua italiana? Sicuramente no!! E’ un termine che finirà nel dimenticatoio, in una cantina piena di ragnatele, dove forse potremo collocare tutta quella meravigliosa “storia” che ci rende gli abitanti di una “nazione” costruita, un tempo, su basi solide e “sacre” e ora “vittima” della “risatina” sarcastica di chi ha giocato con l’amicizia e la fiducia di “gente comune”, che sta serrando i pugni in una smorfia di dolore e rabbia!” (Antonella Pedicelli)

Insomma... La nostra civiltà è agli sgoccioli, dedita al solo sviluppo di armi sempre più distruttive,   e possiamo aspettarci solo il suo crollo ignominioso e generale. Un tracollo annunciato e temuto e persino auspicato…  ed infatti da più parti si preconizza la fine del sistema  come evento liberatorio, per la natura e per la vita in generale.

Non voglio far la parte del catastrofista ma vi consiglio di cominciare attivamente a trovare soluzioni alternative, basate sulla  personale conoscenza ed esperienza “pratica” di ognuno  per affrontare i rischi a venire. E buon divertimento nella “sopravvivenza”.


Paolo D’Arpini  

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