mercoledì 31 ottobre 2018

Fenomeni sismici ricorrenti - Le previsioni di Raffaele Bendandi ed il mito di Atlantide


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Nel 1908 ci fu il disastroso terremoto di Messina in seguito al quale il destino di molti paesi e città d’Italia subì un turbolento cambiamento. Avvenne proprio in seguito a quel tragico sisma che molti piccoli centri, che nel periodo medioevale erano stati edificati su rocche e strapiombi per autodifesa, furono dichiarati “inabitabili” e fu sancito il loro spostamento in pianura… 
In conseguenza  della forte apprensione sollevata dai frequenti terremoti in varie parti della penisola,  i più recenti avvenuti nell'Italia centrale (Marche, Umbria, Abruzzo),  è stato sollevato un interesse scientifico (o pseudo scientifico) sull’origine dei terremoti e sul come prevederli. Sino agli anni ’70 dell’ultimo secolo non essendosi ancora sviluppata la teoria della tettonica a zolle sembrava quasi operazione magica riuscire a  diagnosticare  dove sarebbe avvenuta e la magnitudine della potenza di un prossimo evento tellurico…
Il 17 ottobre del 1893 nacque a Faenza Raffaele Bendandi, un ricercatore autodidatta “sensitivo” (diremmo oggi) che sino alla sua dipartita, avvenuta il 3 novembre 1979 a Faenza, studiò e scoprì diversi misteri sull’attrazione degli astri e loro cause nelle manifestazioni telluriche. Bendandi partì dal concetto che se l’attrazione lunare causa maree e spostamenti sulla Terra ben più forte poteva essere l’influsso del Sole, congiunto alle posizioni particolari di alcuni pianeti, sulle masse semiliquide od infuocate delle viscere terrestri. Da qui l’idea che il terremoto potesse essere previsto in base all’analisi delle varie eruzioni solari ed al posizionamento dei diversi pianeti che esercitavano una particolare attrazione sul nostro globo terracqueo.
Gli studi di Bendandi non furono universalmente accettati e talvolta furono avversati anche dalla “politica” –soprattutto nel periodo fascista- che non vedeva di buon occhio l’allarmismo conseguente alle “previsioni” del sismologo. Egli ottenne però parecchi riconoscimenti anche in ambito scientifico, ecco cosa disse di lui il geofisico Marco Mattina: “Aldilà del successo e di brillanti carriere che il sapere elargisce, oggi come sempre, la scienza ha bisogno di uomini che credano, vivano, si sacrifichino per essa: uomini come Raffaele Bendandi”.
Ed ora vorrei qui inserire una “previsione” del faentino riguardo un terremoto ipotetico o reale che avvenne migliaia di anni fa e che causò lo sprofondamento del mitico continente atlantideo. Infatti Bendandi si occupò con curiosità e passione della scomparsa di Atlantide cercando di dare una risposta alla sua ubicazione e scomparsa. Chiaramente egli iniziò la sua ricerca partendo dai testi epici cosmogonici: il Timeo di Solone, i misteri del regno di Amasis, il dialogo sul Crizia di Platone ed i riferimenti nell’Odissea di Omero, nella Teogonia di Euripide, etc. Egli attinse anche agli studi del Filippoff, che fu direttore dell’osservatorio astronomico di Algeri, secondo il quale l’epoca dello sprofondamento avvenne in coincidenza del primo Toth, ovvero il passaggio dal punto vernale nello zodiaco del Cancro, ed egli stabilì la data del 7.256 a.C. Inoltre Filippoff riscontrò un certo parallelismo con le tradizioni del Popol Vuh ma prendendo in un certo senso le distanze dai miti pre-incaici che ponevano il cataclisma in un periodo molto più arcaico.
Ma a prescindere dalla data esatta della sua scomparsa molti reperti geologici e archeologici darebbero conferma dell’esistenza, nel lontano passato, di questo leggendario continente. L’ipotesi di un profondo sconvolgimento sismico come causa dello sprofondamento atlantideo resta la più attendibile ed su questo tema si espresse anche Raffaele Bendandi il quale, seguendo la sua metodologia, avrebbe stabilito data e località dell’immane catastrofe. Secondo lo studioso faentino Atlantide sarebbe scomparsa nel 10.431 a.C. (avvicinandosi in questo ai miti originari amerindi) in una zona della superficie terrestre compresa fra la costa del Portogallo e le isole Azzorre.
Il fatto che Raffaele Bendandi fosse affascinato dai fenomeni sismici sin dalla sua più tenera infanzia e che inoltre prediligesse il metodo analogico e lo studio del movimento dei pianeti nell’ottica copernicana (ovvero la stessa che era in auge molto prima che sopraggiungesse l’ordinamento tolemaico accettato dalla chiesa cattolica) in cui si considera la Terra un semplice pianeta che gira attorno al Sole (e soggetto alle leggi di un sistema molto più ampio di universi multipli come pensava Giordano Bruno) fa sospettare, ai fautori della teoria karmica, che il faentino avesse assistito allo sprofondamento atlandideo in prima persona, in un altro corpo… 
Paolo D’Arpini


(Bibliografia: Tiziano Cantalupi – Il terremoto si può prevedere – Ed. Atanor; Il mito di Atlantide – Ed. Ananke; Atlantide tra mito ed archeologia, Truppi Fabio, Ed. IBS, ed altri…)

lunedì 29 ottobre 2018

La teoria degli pseudopodi - Evoluzione, involuzione, psiche collettiva e processi vitali


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Nel libro Riciclaggio della Memoria, ho raccontato di come nella nostra società, nell’anima della specie chiamata anche “aura psichica”, si manifestino diverse forze cinetiche che spingono l’intelligenza in un continuo altalenante processo elaborativo. 

La psiche collettiva ha varie sfaccettature ognuna delle quali rappresenta un modo di pensare in ognuno dei campi d’interesse umano: economia, tecnica, arte, scienza, religione e spiritualità. Come avviene ad esempio nell’ameba, animale unicellulare, c’è un corpo massa che è perlopiù statico, rappresentato dalla grandissima parte degli umani che vivono in un tran-tran consuetudinario, nei credo, da questa massa vengono emessi pseudopodi mentali che spostano l’intelligenza in un processo vitale.

I processi vitali vengono sospinti attraverso il movimento di due tendenze di cui una attaccato ai modelli dell’ego, dell’interesse privato, della tradizione basata sul settarismo ed un’altra protesa verso la sinergia, il superamento delle divisioni ideologiche, verso l’accrescimento di coscienza, verso l’integrazione con il tutto e la liberazione dagli schemi. In un certo senso il legante che mantiene il corpo massa unificato deve necessariamente essere un misto di bene e di male, di verità e di finzione, di illusione e di conoscenza.


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Questi due pseudopodi psichici si attivano attraverso l’azione di una minima parte di umanità, mentre nel corpo massa si stabilisce la stragrande maggioranza degli uomini.

Per una legge di equilibrio dinamico universale se, ad esempio, nella psiche collettiva lo pseudopodo regressivo è animato da un numero ristretto di persone che governano politicamente ed economicamente il mondo con l’attuale sistema di sfruttamento e dominio, anche nello pseudopodo evolutivo il numero di persone che emanano amore e solidarietà mutualistica è limitato. Mentre nel corpo massa imperano i grandi numeri, le grandi religioni, le classi popolari, le folle tifose di questo o quello ed i seguaci di varie mode o culture…

Alla luce di questa consapevolezza non mi meraviglia che se, nella parte regressiva, i veri detentori dei poteri sociali, economici e religiosi nel mondo sono -ad esempio- una trentina di persone (operatori occulti, coscienze ipocrite e votate all’illusione), altrettanto pochi saranno nella parte evolutiva (santi e coscienze libere dai vincoli dell’illusione).

Di tanto in tanto c’è un apparente prevalere di un “indirizzo” sull’altro ma infine, com’è postulato nel Taoismo, si torna sempre ad una stabilità, tra alti e bassi, nel corso del tempo…

Paolo D’Arpini





Articolo consigliato:  https://www.vorrei.org/persone/11050-post-utopie-la-spiritualita-laica-il-bioregionalismo-e-l-ecologia-profonda.html

"...torniamo a casa, a piccoli passi..." di Christa Efkemann



‘Torniamo a casa’ è una frase talmente comune che a qualcuno viene a dire “…va bene – è con questo?” o magari un commento sarcastico, tipo “… felice chi ce l’ha.” – Tanto vero!Entrando però più profondamente nel pensiero, subito ci si scopre non solo il conflitto drammatico di quelli che vorrebbero tornare a casa, ma non possono, o quelli che non sono mai i benvenuti e sempre stranieri in un altro paese – l’aspetto più triste del tema – si scopre in oltre un’ampia varietà, del tutto soggettiva, al riguardo della domanda „cosa significa per te tornare a casa?”
Così è successo a me – e vorrei parlare delle mie esperienze – sicuramente meno drammatiche e meno dolorose – con il tentativo di avvicinarmi ad un tema che più che si pensa, va a toccare il fondo della nostra esistenza.
Ammetto che all’inizio delle mie indagini mi sono limitata a definire meglio cosa significa per me letteralmente la parola CASA insieme al suo senso figurato.
Ne so qualcosa, perché in vita mia ho cambiato tante volte casa – sebbene ho trascorso tutta la mia infanzia e fino a quasi venti anni in un piccolo paese, nel verde, ben protetta dai miei genitori.
Ma dopo mi piaceva questa vita un po’ da nomade – la diversità di case e luoghi mettevano le ali alla mia fantasia – la necessità di affrontarmi e integrarmi sempre di nuovo veniva incontro alla mia curiosità.
In questo senso ho vissuto questi anni come una esperienza positiva e senza grandi conflitti – se non siano quelli personali – ma non tutti questi posti mi sono rimasti nella mente e nel cuore come CASA – e in alcuni non ci vorrei più tornare proprio. Visto da ora li potrei definire passaggi – senza alcun rimpianto.
Solo due di questi posti nel mio passato (ed erano due città, non campagna) hanno creato dentro di me questa sensazione difficile da descrivere – un sentirsi bene, appagati e in un certo senso anche sereno e protetto – un’armonia fra le proprie ‘quattro mura’, l’ambiente, i contatti sociali ecc. nonostante le cose difficili di un quotidiano. In questi posto c’è stato qualcosa in più che mi attirava – un qualcosa come l’atmosfera o meglio l’Anima del luogo – la quale si percepisce spesso prima del rendersene conto. – Solo per questi posti sento ancora la nostalgia e delle volte la voglia di tornarci. E certamente per la casa della mia infanzia della quale sento ancora l’ intensità di profumi e calore, l’incanto dei posti segreti della bambina e tanto amore – emozioni che risvegliano ancora in me la parola Casa in tutta la sua dolcezza.
Sono convinta che è stato questo ricordo insieme all’ Anima del luogo che ad un punto della mia vita mi hanno chiamato e condotto qua – dove sette anni fa pensavo di aver trovato “L’isola che non c’è”. Un pezzo di terra quasi abbandonata in piena campagna nel verde della antica terra degli Etruschi. Una natura intatta, selvatica, con frutta di ogni tipo, florida e solare, e le notti di un silenzio profondo con un cielo avvolto sopra di me con un mare di stelle. Non conoscevo ancora nessuno, stavo solo con il mio cane e tre gatti, una immensità di lavoro, l’inverno freddo con un solo camino a legna, una vita abbastanza dura, ma io contenta e felice lo stesso, convinta di essere ritornata a casa.
(Oggi è cambiato – sono circondata da vicini che non hanno lo stesso rispetto e amore per la natura – l’incanto dell’isola di una volta non c’è più e con questo si è spaventata anche L’Anima del luogo)
Arrivata con le mie riflessioni a questo punto, l’eco di un diluvio di pensieri e emozioni sfiorò la mia mente.
Non avevo sentito un riverbero di questa sensazione, di questo ’sentirmi a casa’, anche in posti dove non ho mai vissuto? Posti conosciuti in un viaggio, certi posti o città dove sapevo con imperturbabile sicurezza le vie – o un dejà vu talmente forte da togliermi il fiato – lo spontaneo incontro con persone che mi sembravano subito famigliari – un effimero intrecciato che evocava in me gioia di vivere e energia -
O il grande deserto, il Sahara, con il suo maestoso silenzio che mi ha svegliato una mia identità fino ai più profondi sogni – un immensità trasformata in me come un riverbero di Antica memoria – un sorriso, un tocco leggero, il vento portatore di voci, di gioia e dolore – il tronco di un albero immenso nel suo splendore, un riflesso sull’acqua – il ritorno all’origine …
Il tocco dell’Antica memoria, conservatrice della storia della nostra terra e il suo posto nell’universo, che ci fa rammentare molto di più di quello che ci sembra così tanto apparente. Certo che Lei vive anche in noi come in ogni particella dell’esistenza.
Ed e Lei che ci fa percepire l’Anima del luogo (e anche l’Anima del prossimo) – e chi non crede in una rinascita potrebbe anche definirla come una memoria universale dove ogni particella, e certo anche quelle spirituali, riconoscono la loro origine e la loro ’stirpe’.
Il ritorno a casa come un percorso e una nostalgia che portiamo dentro di noi finché non abbiamo trovato gli ‘elementi’ che ci danno il segnale: Sei arrivato! Anche nel senso metaforico.
Pensare che L’Antica memoria si è nutrito da sempre di un oggi per un lontano futuro ci dovrebbe aprire la mente per la nostra esistenza. La parola “quello che hai fatto per il tuo prossimo hai fatto anche per te” non è un altruismo, anzi. Ci ricorda ai frutti del nostro fare nel bene e nel male – le tracce che lasciamo – ci ricorda la responsabilità dell’individuo verso la vita e quella Casa in comune che ci offre la nostra terra. La paura di perderla dovrebbe risvegliare l’amore per questa Madre Terra – maltrattata e sofferente.
Ma i suoi figli la sfruttano con arroganza e dispetto, calpestano e avvelenano i suoi frutti, odiano dove dovrebbero amare senza ricordarsi da dove vengono e dove vanno – ma La Madre ci offre ancora il suo abbraccio.
Ritorniamo allora a casa prima che faccia  buio come ci dicevano le nostre madri quando siamo stati bambini – e lasciamo che la brutta parola “… vattene a casa tua!”, tirata con odio come un sasso in testa, si trasformi in un senso positivo. Torniamo tutti quanti insieme, a piccoli passi, prendendoci per mano. Passi come quello di oggi dove L’anima del luogo ci sorride e ognuno di noi porta il suo dono: sia dolore, amore, affetto, speranza.
Il topo – simbolo del sempre trafficato Terrestre – vola sulle ali del drago – simbolo dell’ Antica memoria. Due simboli spesso mal capiti nella nostra cultura – cerchiamo di amarli di più e vediamo dove ci porterà il loro viaggio … E ricordiamoci: “Nell’ universo la fine è sempre ugualmente lontana o vicina dal principio”.
Christa Efkemann
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domenica 28 ottobre 2018

Chiamata a raccolto! Biodiversità in mostra a Seren del Grappa il 17 e 18 novembre 2018



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CHIAMATA A RACCOLTO 2018 

Il fine settimana dedicato alla biodiversità, alla mostra, scambio e donazione di sementi antiche, riproducibili e non manipolate (INGRESSO LIBERO e GRATUITO)

Vi aspettiamo a RASAI di Seren del Grappa (BL) 
presso gli impianti sportivi (spazio coperto e riscaldato)

SABATO 17 NOVEMBRE
ore 16.30 alle 18.30

Convegno;
COLTIVIAMO CIBO RACCOGLIAMO SALUTEconvegno dedicato agli aspetti nutrizionali. Riflessioni su un cibo ottenuto da semi non manipolati e coltivati in modo sano e sostenibile
In collaborazione con l’associazione NUPA (Nutrizionisti per l’Ambiente)
Ore 18.30 - 19 Presentazione dell associazione franco-libanese-siriana che ci racconterà del progetto che stanno realizzando in quell’area partendo dai semi antichi
ore 19.00 CENA a base di prodotti genuini e biologici locali
ore 21.00 Musica e ballo con “ALZAMANTES” Hard Folk Band

DOMENICA 18 NOVEMBRE
ore 10.00 alle 18.00 L’evento clou della manifestazione.. Mostra, Scambio e donazione di semi antichi, riproducibili e non manipolati Centinaia di varietà di fagioli, patate, mais, cereali, varietà orticole, fiori e molto altro
Decine di associazioni e realtà di scambio semi dall’Italia e dall’estero (anche da Siria e Libano) Chiunque potrà ricevere in dono dei semi da coltivare nel proprio campo, orto e balcone di casa

INGRESSO LIBERO E GRATUITO

Ore 10.00 alle 18.00
Mercato di prodotti biologici e artigianali
ore 12.00
pranzo con prodotti locali, genuini e biologici
dalle ore 15.00
Tavola rotonda
“come costruire le filiere dei semi antichi e riproducibili”
Presentazioni delle varie associazioni e realtà presenti allo scambio semi e loro proposte inerenti le varietà antiche alla presenza di alcuni componenti della Commissione agricoltura della Camera dei Deputati
Ore 16.30 Presentazione dell associazione franco-libanese-siriana che ci racconterà del progetto che stanno realizzando in quell’area partendo dai semi antichi
dalle ore 10.00 alle 18.00
Laboratori per bambini, intrattenimento musicale, arte di strada e tante sorprese…

CHIAMATA A RACCOLTO è una delle principali manifestazione di scambio sementi a livello italiano ed europeo, sia per il numero che per la qualità degli espositori, nonché per il numero di visitatori.

Info: coltivarcondividendo@libero.it

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Bioregionalismo della natura e "Architetture dell'anima nelle terre di Siena" di Mario Tassoni



Sovicille (Siena) 27/10/2018 presso la pieve di San Giovanni Battista, strada di ponte allo spino.
Ciao Paolo e ciao a tutti di ritorno da Sovicille  dove si è tenuta una conferenza con presentazione del libro  "Architetture dell'anima nelle terre di Siena" di Mario Tassoni, un architetto oltreché scrittore di libri su tematiche architettoniche molto particolari poiché le sue narrazioni, dettate dallo studio e molto probabilmente da una sua personale predisposizione all'indagine nel campo delle conoscenze interiori, spaziano dalla struttura geometrica esteriore delle forme, al suo funzionamento, ai suoi meccanismi fino a dimostrare quanto queste strutture vivano con il suo ideatore, con l'uomo e con il cosmo stesso di cui facciamo parte.
Tra le prime cose che Mario ha voluto trasmetterci c'è la differenza che esiste tra Architettura ed edilizia: l'edilizia è la realizzazione di una costruzione che può avere diversi scopi, case, uffici, magazzini ecc. nell'architettura è il pensiero dell'architetto che prende una forma e ciò avviene attraverso un processo che proverò a descrivere: L'architetto quando ha in cuor suo il desiderio di realizzare un'idea, si orienta in modo tale da ricevere l'ispirazione( consapevolmente o meno ), poi questa elaborandosi diventa pensiero, dopo ciò diviene progetto ed infine una struttura, cioè una chiesa, un monumento, una villa, un viale, un giardino... e tutto questo processo realizza un simbolo. I simboli come si sa, sono un linguaggio piuttosto misterioso, ma l'architettura (una certa architettura), come ci ha spiegato il nostro amico Mario, ha lo scopo di ricreare l'universo sulla Terra o se vogliamo il paradiso in Terra; prova ne è il fatto che molte delle costruzioni, dalle piramidi alle chiese occidentali, si basano su misure cosmiche, come la pieve di San Giovanni Battista di Sovicille che si basa sulle posizioni dettate dagli equinozi.

Mario Tassoni

Ma cosa significa tutto ciò? Personalmente ritengo che il nostro amico Mario abbia voluto indicarci una direzione, un suggerimento, un senso secondo il quale ognuno di noi può essere un architetto, cioè ha la possibilità di poter costruire e realizzare la sua vita in accordo alle leggi cosmiche e certamente per poterle utilizzare le dobbiamo conoscere... Come dire ci sarà pure qualcuno che non ha bisogno di certe rotte od orientamenti per navigare nel cosmo e per costruire la sua "Arca" ma nessuno ci toglierà il diritto e la soddisfazione di poterla realizzare da noi con il reciproco aiuto.
Il bioregionalismo è molto vicino a questo tipo di concezione poiché i bioregionalisti traggono ispirazione da ciò che vedono fuori e dentro di loro, elaborano pensieri costruttivi e spesso gli danno una forma più vicina possibile alla natura osservata. In questo modo il Sole che ci scalda è della stessa sostanza del raggio di luce che entra dal foro della chiesa e va ad indicare il punto dal quale avrà origine la larghezza della navata centrale e laterale della pieve e, come le geometrie della chiesa fanno si che orientino la costruzione in modo tale da attenuare il rumore di fondo della mente, favorendo così la meditazione, allo stesso modo il calore del sole ci da energia sufficiente per adempiere agli scopi sia personali che collettivi... Ci sono momenti per star soli e momenti per stare insieme.
Queste e molte altre cose sono contenute nel libro "Architetture dell'anima nelle terre di Siena" scritto da Mario Tassoni.
Rigrazio Mario per il prezioso regalo che mi ha fatto, Silvia per l'invito che mi ha inviato e Lucetta una meravigliosa creatura che spero di rivedere.
Giuseppe Finamore - pinobambino7@gmail.com



sabato 27 ottobre 2018

Bioregionalismo - Autodeterminazione ed autonomia amministrativa


“Una società è l’organismo; i suoi membri costituenti sono gli arti che svolgono le sue funzioni. Un membro prospera quando è leale nel servizio alla società come un organo ben coordinato funziona nell’organismo. Mentre sta fedelmente servendo la comunità, in pensieri, parole ed opere, un membro di essa dovrebbe promuoverne la causa presso gli altri membri della comunità, rendendoli coscienti ed inducendoli ad essere fedeli alla società, come forma di progresso per quest’ultima.” (Ramana Maharshi)
Il tentativo di frantumare gli stati in sub-entità territoriali etniche culturali, come pare stia avvenendo oggi in varie parti d’Europa (Italia compresa), è un modo malsano di affermare la propria autonomia. Infatti non è suddividendo in piccoli “regni” la comunità Europea che si può raggiungere un miglioramento nella gestione della cosa pubblica, poiché se la gestione nazionale e sovranazionale pecca di inefficienza e di immoralità gli stessi difetti saranno presenti in una amministrazione regionale. Anzi una amministrazione regionale corrotta può procurare ancora più danni alla comunità, con l’ampliamento dei ruoli di governo e la moltiplicazione delle clientele.
In verità nell’ottica bioregionale della gestione collettiva della Comunità Europea dovrebbe prevalere l’identità e l’autonomia ristretta ai comuni ed alle province (in qualità di ambiti bioregionali omogenei) e le attuali regioni dovrebbero scomparire (vedi: http://www.circolovegetarianocalcata.it/2010/10/08/paolo-darpini-%E2%80%9Cil-vero-federalismo-e-solo-bioregionale-no-alle-regioni-carrozzoni-si-alle-province-espressione-della-comunita-locale-%E2%80%9D/)
Prima di tutto nella UE molte cose dovrebbero cambiare, a partire dalla costituzione europea che oggi è centrata solo sul controllo finanziario economico esercitato dalla BCE, unitamente al potere gestionale delle Commissioni che decidono il bello ed il cattivo tempo, mentre il parlamento europeo è un semplice organo notarile di conferma delle norme decise dalle Commissioni e dalla BCE.
Ma cerchiamo di andare per gradi e analizziamo la situazione italiana…
L’Italia arranca. La crisi sociale ed economica è causa di incertezza sul futuro, le soluzioni governative sono “demenziali” e l’opposizione non ha migliori idee. Ad esempio con la riforma del lavoro “Jobs Act” è aumentata la precarietà, un giovane su cinque non ci prova nemmeno a cercare lavoro… e gli altri 4 comunque non lo trovano, se non sottopagati ad ore, in squallidi callcenter o come attendenti dei potenti.
Possibile che dobbiamo dichiarare forfait senza nemmeno tentare di salvare la società umana dalle bassezze e stupidità in cui è precipitata? Possibile dunque che dobbiamo rassegnarci a diventare topi o scarafaggi sperando che in quella forma l’intelligenza trovi maggiori possibilità di sviluppo?
Allora in difesa della specie umana compiamo uno sforzo, partendo dalla consapevolezza personale di ognuno ed è giusto che ognuno operi nel proprio ambito e nella propria comunità (dice bene il proverbio “ognuno per sé e Dio per tutti), infatti se ognuno risolve i problemi interni del proprio Paese non serviranno più banchieri e finanzieri internazionali né gendarmi del mondo che vengano a “salvarci” (a spese nostre).
Perciò vediamo quali potrebbero essere le soluzioni.
Mai, come in questo momento si può constatare, senza ombra di smentita, che l’Italia sta trasformandosi in una repubblica fondata sul “capitalismo selvaggio”. Poche famiglie e loro gestori, sono in possesso del 50% del patrimonio nazionale e costoro sono sostenuti dal consenso elettorale di servitorelli rappresentanti circa il 30% dell’elettorato (trattasi di tutti coloro che vivono nel e del sistema).
Questo capitalismo selvaggio sta cancellando la definizione costituzionale di repubblica democratica fondata sul lavoro. Ed è incontestabile che quasi tutti i politici ed i parlamentari nostrani, nominati ma non eletti, di destra e di sinistra, non intendono farsi rottamare e quindi rinunciare ad una poltrona di scandalosi privilegi finanziati dal 70% di contribuenti/consumatori/elettori/lavoratori che ne pagano le spese (e che oggi apprendiamo dovranno lavorare sino a 67 anni, perché -dicono all’Istat- la durata della vita si è allungata… ma evidentemente non vengono considerati i suicidi e le morti per cancro).
Dunque, ultima ratio, se quel 70% di cittadini, indipendentemente dalla posizione politica o ruolo rivestito nella società, intende risolvere i propri problemi, non si faccia più plagiare dal 30% di succhiatori di sangue e, attraverso la disubbidienza civile ed il rifiuto dell’oppressione burocratica, si auto-organizzi in una forza laica per la riconversione ecologica di tutta l’economia e tecnologia.
Il governo deve essere composto da rappresentanti del popolo tecnicamente qualificati che si impegnino a lavorare gratuitamente per il Paese.
Qualcuno potrebbe chiedersi: “Come potrà avviarsi questo progetto di riconversione sociale? Chi inizierà questo processo?”.
Una sola riposta è possibile: “Occorre sviluppare una capacità di determinazione, o intento, che possa influire sulla psiche collettiva fino al punto che spontaneamente il processo prende l’avvio da sé…”
Paolo D’Arpini

venerdì 26 ottobre 2018

Associazione Rurale Italiana - Dichiarazione dei diritti dei contadini all'ONU


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Giovedì 25 ottobre 2018 la "Dichiarazione delle Nazioni Unite sui diritti dei contadini e di altre persone che lavorano nelle aree rurali"  è stata  presentata all'Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York. Un terzo dell’umanità che vive e lavora nei campi – grazie all’ azione di La Vía Campesina* e dei suoi alleati - può esclamare "Finalmente!". Tutte queste persone, insieme a pastori, pescatori artigianali, lavoratori agricoli e organizzazioni delle popolazioni indigene e il sostegno di diverse ONG, perseguono un'azione continua da quasi due decenni per rendere i diritti delle popolazioni rurali meglio riconosciuti e protetti. 

In effetti, come riconosce il comitato consultivo sui diritti umani nel suo studio preliminare del 2012 i contadini soffrono fame e povertà in misura maggiore di ogni altro gruppo sociale. Si stima che su 821 milioni di persone che soffrono la fame nel mondo (cifra FAO/ONU 2018), l'80% vive nelle aree rurali. Queste persone sono particolarmente vulnerabili e discriminate, subiscono espulsioni forzate e mancanza di accesso alle risorse essenziali: terra, sementi, credito, istruzione, giustizia e servizi di base. Tuttavia, i piccoli produttori di alimenti producono almeno il 70% del cibo che nutre il mondo. Questa cifra sale oltre l'80% nei paesi in via di sviluppo. Inoltre, i piccoli produttori di alimenti sono quelli più efficacemente impegnati nella lotta contro il cambiamento climatico e la conservazione della biodiversità, fondamentale per fronteggiare tale cambiamento . 

L’Italia, un pilastro dell’agricoltura europea, ha almeno tre milioni e mezzo di persone che traggono il loro reddito lavorando nei campi. Con un milione di aziende contadine che restano il cuore del sistema agricolo e alimentare del paese, rappresenta un caso emblematico ed unico tra i paesi industrializzati. Dobbiamo però ricordare che nel lungo processo che ha portato alla presentazione in Assemblea Generale delle Nazioni Unite per approvazione questa nostra dichiarazione l’Italia, insieme alla maggior parte dei Paesi europei, si era “astenuta” in sede di Consiglio dei Diritti Umani, quasi che la cosa non la riguardasse. Cioè è ancor più incomprensibile poiché si tratta di una Dichiarazione e non di un trattato obbligatorio.  

I cittadini sostengono ampiamente la dichiarazione, sia a livello europeo che a livello internazionale. Il Comitato economico e sociale europeo ha dato il proprio sostegno e il Parlamento europeo ha votato una risoluzione che chiede agli Stati membri di sostenere tale dichiarazione. Signor Presidente, Signor Ministro, chiediamo che il nostro paese manifesti la determinazione necessaria e esprima un voto favorevole alla Dichiarazione, chiedendo ai paesi europei di fare altrettanto. Sarà per una volta un segno di rispetto di quanti, donne e uomini, pur avendo a disposizione aziende di piccole e medie dimensioni fanno della nostra agricoltura una risorsa fondamentale per l’economia, la cultura e la salvaguardia ambientale del nostro paese.  

Comunicato Stampa ARI: I diritti de* contadin* all'assemblea Generale delle Nazioni Unite

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Nota:  La "Dichiarazione delle Nazioni Unite sui diritti dei contadini e di altre persone che lavorano nelle aree rurali" sarà presentata all'Assemblea generale delle Nazioni Unite. Dopo un ultimo gruppo di lavoro intergovernativo nell'aprile 2018 e un voto ampiamente affermativo nel Consiglio dei diritti umani del 28 settembre, il presidente-relatore della Missione boliviana a Ginevra, Ruddy Jose Flores Monterrey, ha esposto  la risoluzione a favore di questo nuovo strumento volto a riunire - specificare - esporre i diritti dei contadini e di altri lavoratori agricoli, donne e uomini a partire dal 25 ottobre 2018.

 Per informazioni: Antonio Onorati – ARI - Comitato coordinamento ECVC: +39 3408219456 Fabrizio Garbarino – ARI: +39 331 90 92 823    

giovedì 25 ottobre 2018

Da un disastroso evento climatico e tellurico nacque l'uomo


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Fu un grande e gigantesco evento climatico e tellurico,  che colpì l’Africa orientale, a trasformare il piccolo Australopithecus in ominide e poi in uomo. Circa 8 milioni di anni fa iniziò la formazione della Rift Valley (spaccatura tettonica che va dal Mar Rosso fino allo Zambia per circa 3.500 Km) che condannò la grande foresta pluviale dell’Africa orientale alla morte. In quel vastissimo territorio l’evento tettonico modificò l’andamento dei venti, causando una irreversibile crisi climatica: cessò di piovere. 

Lentamente ma inesorabilmente la foresta lasciò il passo alla savana. I piccoli primati, gli australopitechi che vivevano quasi esclusivamente sugli alberi, lontani dai grandi predatori come le tigri dai denti a sciabola, gli orsi, i leoni e altri mammiferi carnivori, dovettero scendere a terra e ingegnarsi per sopravvivere. 

Ci riuscirono e avviarono quella che è definita “la fase dell’ominazione”. 

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Gaia, (il nostro pianeta visto come “un’entità suprema”) ebbe pietà di questo esserino e l’aiutò a superare i rischi della savana. Passarono milioni di anni e l’australopithecus si trasformò in ominide, prima in Homo Habilis, poi in Homo Erectus e infine 200/150 mila anni in Homo Sapiens – Naeanderthalensis. 

In quel periodo i nostri avi erano raccoglitori e cacciatori. Si muovevano in gruppi di 10, 20 individui alla ricerca del cibo, seguendo gli spostamenti di grandi branchi di animali da cacciare. Purtroppo l’ultima grande glaciazione era ancora attiva e ciò comportò nelle zone non coperte dai ghiacci scarsezza di precipitazioni meteoriche. Poca acqua, vegetazione in forte stress, difficoltà di reperimento di cibo. 

A causa di ciò 70 mila anni fa l’uomo corse il reale rischio d’estinzione, ridotto com’era a poco più di 2000 individui. Mentre un evento climatico iniziato più di 8 milioni di anni fa aveva sancito la nascita dell’uomo, ora un altro evento climatico ne minacciava la sopravvivenza. Una grande occasione persa per Gaia che avrebbe, con un sol colpo, eliminato il suo peggiore parassita. 

Ma ancora una volta “qualcuno” ebbe pietà per gli uomini e così gli si consentì di riprendersi e moltiplicarsi fino a raggiungere oggi l’impressionante numero di oltre 7 miliardi e mezzo di individui.

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(A.K. Informa N. 43)

mercoledì 24 ottobre 2018

Riassetto amministrativo bioregionale - Regioni o Province...?



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In tema di riassetto amministrativo in chiave bioregionale vorrei tornare sul discorso delle Regioni e delle Province. Riguardo a queste ultime il 21 ottobre u.s. ci sono state le elezioni a suffragio universale in quel di Trento e Bolzano mentre il 31 ottobre 2018 si terranno in diversi altri capoluoghi ma con il sistema di voto “indiretto”, ovvero quello voluto da Renzi, riservato ai Sindaci e ai Consiglieri comunali dei Comuni della provincia. 

Ma non voglio ora recriminare  per lo scippo democratico perpetrato dall'ex segretario PD bensì riaprire il discorso su quali istituzioni territoriali siano più congeniali e adatte all'attuazione dell'idea bioregionale.  Già in passato chiarii come gli enti regionali abbiano assunto la funzione di mini-stati all'interno dello Stato (vedi: https://www.google.com/search?client=gmail&rls=aso&authuser=0&q=bioregionalismo+no+alle+regioni+si+alle+province+paolo+d%27arpini&spell=1&sa=X&ved=0ahUKEwjMlvur457eAhVllosKHS-PBaIQBQgpKAA&biw=1366&bih=657).

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Le Regioni sono carrozzoni amministrativi che appesantiscono la spesa pubblica e non aiutano la politica territoriale ed i veri bisogni della popolazione. Un consigliere regionale dispone di stipendi e prebende e pensioni addirittura superiori a quelle di un parlamentare, non solo questo la gran parte delle spese per progetti regionali sono sovente in antitesi con le indicazioni dello Stato, vedasi ad esempio la mastodontica spesa per la sanità (in preponderanza assoluta sulle spese di bilancio) per ottenere risultati che soddisfano il funzionamento sanitario anzi lo peggiorano, tant'è che la gestione sanitaria dovrebbe tornare completamente nelle mani dello Stato, con regole uguali per tutti. E non è solo di sanità che occorre parlare. 

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In verità l'istituzione delle Regioni come enti autonomi ha portato ad uno scollamento sociale delle varie comunità, all'aumento della burocrazia, alla crescita delle tasse, alla corruzione amministrativa ed alla occupazione clientelare effettuata dai vari partiti. Il deficit in Italia potrebbe essere cancellato immediatamente con la sola eliminazione dei carrozzoni regionali. Ma qualcuno potrebbe obiettare che il territorio ha bisogno di istituzioni intermedie che fungano da cuscinetto tra lo Stato ed i Comuni e queste istituzioni possono essere le Province. 

Le province oggi penalizzate e divenute simulacri amministrativi privi di reali compiti e di quasi nessuna importanza politica. In verità sono proprio le Province, dal punto di vista bioregionale, che danno un senso ed una identità alle comunità. La Provincia rappresenta l'emanazione culturale di una città capoluogo nell'ambito territoriale e nei comuni in cui si estende. Le Province andrebbero riqualificate, cominciando dal ripristinare la rappresentanza democratica con il suffragio universale (con il voto di popolo e non con quello degli oligarchi già al potere), mentre dovranno essere aumentate ed elevate le competenze di governo del territorio.

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La cosa mi sembra logica anche nel contesto dell'appartenenza alla Comunità Europea che pian piano potrà assurgere ad una vera e propria Federazione, con una propria moneta sovrana (non emessa da banche private) e soprattutto come legante per il senso di comune appartenenza delle genti della nostra Europa, culla e faro di civiltà. Un'Europa in cui le differenze di tradizioni e di cultura potranno essere degnamente rappresentate e salvaguardate dalle Province che più strettamente rappresentano e garantiscono l'autonomia di pensiero delle comunità,  esse sono  il fulcro culturale bioregionale. 

Mi auguro pertanto che tali idee di riordino amministrativo trovino sostenitori anche in ambito politico e sui mezzi d'informazione.

Paolo D'Arpini

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Referente Rete Bioregionale Italiana - bioregionalismo.treia@gmail.com

martedì 23 ottobre 2018

TAP. Il devastante progetto SNAM procede malgrado le promesse elettorali del M5S - Lettera di un elettore grillino deluso


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Cari compagni, vi voglio sottoporre una questione che mi ha deluso e agitato. Venerdì 12 ottobre 2018 ho partecipato a una iniziativa organizzata dal M5S di Sesto San Giovanni per “fare il punto sull’operato del governo” con la presenza di Buffagni e Riccardi.

Ero ben predisposto per vari motivi, primo perché ho votato M5S e ritengo che davvero fosse l’unica forza in grado di cambiare le cose e, nonostante la coabitazione con la Lega e i problemi che porta, continuo ad avere fiducia; secondo perché proprio nel pomeriggio era arrivata la posizione di Di Maio rispetto al corteo degli studenti di Torino e mi ha davvero sollevato sapere che per la prima volta il governo di questo paese afferma “i ministeri sono aperti, venite e parlare” e che prende posizione così netta in favore di due ragazze denunciate per vilipendio (accusate di aver incendiato dei manichini raffiguranti Di Maio e Salvini) e che definisce quel reato un retaggio medievale; terzo perché seguo sui giornali le vicende politiche e mi rendo perfettamente conto della manipolazione, della disinformazione e degli attacchi che il sistema politico (e la stampa) porta contro il M5S e questo governo (e a cui Salvini si presta con grande talento), per cui la presenza di due esponenti del M5S (e Buffagni esponente di governo) mi incuriosiva per poter capire meglio, andare più a fondo.


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Invece a fondo ci sono andato io. È successa una cosa temuta nel contenuto e inaspettata nella forma: alla domanda di un attivista sulla posizione del governo sul TAP, Buffagni ha candidamente risposto che “c’è da mettersi l’anima in pace perché il TAP si farà; ci sono troppi e troppo grandi interessi per bloccarlo, è una questione di equilibri internazionali decisivi e quindi…” e ha anche aggiunto che “se i governi avessero dovuto bloccare tutte le grandi opere a cui sono contrari i cittadini saremmo ancora nel medioevo”. Infine ha affermato che il governo è consapevole di incontrare una forte opposizione e per questo il M5S sta facendo pressioni su Salvini per usare “una mano leggera” nella repressione di Polizia e Carabinieri. Mi sono sentito… tradito. E umiliato, anche, quando sempre Buffagni ha detto che “il M5S non ha fatto nessuna promessa al riguardo in campagna elettorale”, di fatto prendendo le distanze dalle promesse che invece sono state fatte eccome, anche da Di Battista, oltre che da tutto il M5S locale.

Stop. Sono uscito, me ne sono andato...

P. Di Castro 


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lunedì 22 ottobre 2018

Macerata. Identità contadine: "Avanti tutta con i prossimi appuntamenti"

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Macerata. Tieniti forte, prima che inizi la nuova annata agraria, con la bruma che accompagna le buone semine,  arrivano i contadini in città, per raccontare con orgoglio e fantasia un lavoro indispensabile a tutti!

Prosegue il racconto dedicato all’identità Contadina ed il nutrimento della memoria (prima, durante e dopo Raci)  

·       con l’inaugurazione ufficiale della Mostra fotografica diffusa in città, dal titolo S(N)naturalmente, dalla campagna alla città,
Venerdì 26 ottobre ore 17  presso la Presso la Sala Conferenze - Palazzo Conventati (Piaggia della Torre)  in compagnia dei protagonisti con interventi di Roberto Brioschi (ruralista e scrittore)  e  Fabio Taffetani (docente della Facoltà di Agraria all’Università di Ancona): Chi guarda apprenderà da queste immagini ed imparerà sugli altri e su di sé” (Alfred Doblin).
Grazie al lavoro di Daniele La Monaca, mio e di Luca Tombesi  (Collettivo Terraracconta, supporto tecnico di NEXMA e collaborazione del Comune di Macerata e APM), abbiamo realizzato una pacifica invasione di venti protagonisti dell'agricoltura e dell'artigianato gastronomico locale, ritratti in modo inconsueto, che animeranno gli spazi dedicati alle pubbliche affissioni, dal 29 ottobre al 12 novembre.
Non perdere l’occasione per godere dell’anteprima.

·       sabato 27 alle ore 17 presso il Museo della Tela con Fili della Memoria ed immagine dell’Identità con Maria Giovanna Varagona, Letizia Carducci e Giuseppina Pieragostini

·       martedì 30 ottobre alle 17 a Palazzo Conventati con la presentazione del libro La bellezza del poco – il cibo sparito dei contadini, in compagnia dell’autrice Giuseppina Pieragostini e di Piero Feliciotti

·       giovedì 1 Novembre, nell’ambito del Trekking Urbano agli Antichi Forni con Storie di pane e forno di comunità in compagnia di  Cesare Angeletti e Raffaele Pozzi.


Ti aspettiamo e...  passaparola.

Un caro saluto da
Letizia Carducci
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Nascita del Gruppo Unitario per le Foreste Italiane (GUFI) - Con l'adesione della Rete Bioregionale Italiana

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Si è dato vita nel nostro Paese al Gruppo Unitario per le Foreste Italiane (GUFI). Il gruppo è nato in modo spontaneo da semplici cittadini, professionisti, esperti di ambiti molto diversi (ecologi, biologi, agronomi, forestali, naturalisti, giuristi, medici, ingegneri, ecc.), gruppi e associazioni, tutti accomunati dalla volontà di mantenere e preservare il patrimonio forestale del nostro Paese nonché quello di difendere gli alberi ed il verde che anche nelle nostre città è troppo spesso aggredito con tagli sconsiderati o veri e propri abbattimenti. L’approvazione del Testo Unico Forestale - contro cui ricordiamo si erano espressi circa 45.000 cittadini con una petizione su Change.org, centinaia di accademici ed associazioni - è stata l’occasione che ha coagulato il nostro impegno, permettendoci di dare vita il 6 aprile 2018 a Rieti al Convegno ”Biomasse Forestali ad uso energetico: aspetti ambientali, forestali, giuridici e sanitari” di cui sono disponibili gli Atti. La costituzione del GUFI rappresenta la naturale evoluzione e continuità di quell’impegno perché riteniamo che non possa essere disperso il grande patrimonio di conoscenze ed esperienze sorto in quell’occasione. 

L’adesione è del tutto gratuita e senza formalità alcuna, previa accettazione dei Principi fondanti e degli Obiettivi del GUFI, che elenchiamo qui di seguito. 


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IL MANIFESTO

 I Principi fondanti 

1. Il bosco è un ecosistema ossia un sistema complesso dominato da alberi, la cui componente biotica è costituita da piante di varie specie, animali, funghi, batteri ed altri organismi. 
2. Il bosco è comparso sulla Terra molte decine di milioni di anni prima dell’uomo. Perciò il bosco non ha bisogno dell’uomo per perpetuarsi, ma è la vita dell’uomo che dipende dal bosco. Per questo semplice motivo il bosco è soggetto di diritti. 
3. Il bosco produce suolo e stabilizza i versanti. Il bosco garantisce la conservazione delle sorgenti e migliora la qualità degli ecosistemi acquatici. Il bosco assicura la qualità dell’aria. Il bosco costruisce il paesaggio. 
4. Il bosco assicura benessere fisico e psichico all’uomo: il contatto regolare col bosco, soprattutto se non alterato dall’uomo, aumenta la resistenza alle malattie, accelera i processi di guarigione, implementa il benessere psicofisico e favorisce la nascita di nuovi neuroni nei cervelli anziani che riacquistano comportamenti giovanili contrastando diverse patologie degenerative. 
5. Il bosco fornisce anche prodotti di interesse economico per l’uomo, ma il loro prelievo non deve alterare la struttura e la composizione naturale delle foreste.   

Gli Obiettivi 

1. Protezione e conservazione, con tutti mezzi possibili, dei boschi che, per le molteplici e fondamentali funzioni che svolgono, sono “beni strategici dello Stato”. 
2. Poiché la funzione produttiva dei boschi non è quella prevalente, tutte le competenze in materia forestale devono afferire al Ministero dell’Ambiente e non più a quello dell’Agricoltura. 
3. La selvicoltura e la gestione dei boschi devono avere carattere fondamentalmente conservativo con l’obiettivo di arrecare il minor danno possibile all’ecosistema forestale quando da esso si prelevano prodotti di interesse economico per l’uomo. Analogamente, il mantenimento delle radure deve essere dovuto a reali motivi paesaggistici, di allevamento tradizionale e conservazione della biodiversità e non di sfruttamento intensivo. 
4. Il restauro dei boschi degradati e la riforestazione delle terre marginali devono essere obiettivi prioritari della Nazione. 
5. Lo Stato deve progressivamente ricostituire il proprio Demanio Forestale. I Comuni devono obbligatoriamente destinare a bosco una porzione del proprio territorio. Vi devono essere ambiti forestali lasciati alla libera evoluzione verso gli equilibri naturali.  
  
Ugo Corrieri, Giovanni Damiani, Patrizia Gentilini, Stefano Gotti, Bartolomeo Schirone  

Ci auguriamo che qualora tali temi siano condivisi, venga dato riscontro a questa lettera in modo da rimanere aggiornato sulle future iniziative. 

Indirizzo pro tempore: c/o ITALIA NOSTRA, Viale Liegi, 33, 00198 Roma  - gufitalia@gmail.com  

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Con l'adesione  di Paolo D'Arpini, coordinatore della Rete Bioregionale Italiana