venerdì 31 maggio 2019

Cengio. Allarme ACNA a vent’anni dalla sua chiusura


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Imposta dopo dodici anni di lotta incessante delle popolazioni di Valle Bormida, che raggiunse notorietà nazionale.  Il  colossale ammasso di sostanze tossiche confinate e non rimosse alla ex Acna di Cengio (oggi Syndial/ENI)  incomberà in eterno sulla Valle Bormida piemontese: per il trattamento della ineliminabile produzione di reflui causati dal dilavamento delle acque meteoriche e di falda.

Sul Sito della Rete Ambientalista   Pier Giorgio Giacchino   ripercorre le ferite rimaste aperte alla chiusura: i danni alla salute passati e presenti nascosti e negati, la pessima messa in sicurezza spacciata per bonifica, e le stesse migliorate condizioni superficiali del  Bormida  che non dicono nulla, anzi possono nascondere l'amplissima varietà delle molecole generate dall'inconfondibile DNA ACNA.  Il  più antico e noto disastro ambientale di questo Paese è altresì una costosissima occasione perduta di rinascita: spesi oltre 350/400 milioni di euro e con risarcimento ancora a zero. Si direbbe un fallimento senza precedenti.  “E' d’obbligo per tutti una exit strategy da questa storia infinita” conclude Giacchino. “Ci stiamo riorganizzando” sul Sito commenta Roberto Meneghini

Sul Sito della Rete Ambientalista trovi anche:
“I contadini, con un secolo di lotte, per salvare la Val Bormida dall’Acna”,  di Lino Balza, tratto dal libro “Quelli delle cause vinte” di Michele Boato.
Il libro “Bormida” di Patricia Dao.
Il libro “Il fiume rubato” di Alessandro Hellman.
Il libro “Veleno di Stato” di Gianluca Di Feo.
Un ricordo di Renzo Fontana, il mitico direttore di “Valle Bormida Pulita”:   dai libri   “L’avventurosa storia del giornalismo di Lino Balza” e  “Luigi Mara & Medicina democratica”, editi dal “Movimento di lotta per la salute Maccacaro” a beneficio delle Ricerca per la cura del mesotelioma.  
RETE Ambientalista - movimentodilottaperlasalute@reteambientalista.it
 www.rete-ambientalista.it

giovedì 30 maggio 2019

Lettera Nucleare Aperta - Scorie venefiche fuoriescono ovunque, la catastrofe incombe sul mondo


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Ho appena scoperto un articolo di Luigi Bignami in cui ci  informa  che "La cupola di cemento sui test atomici Usa nel Pacifico si sta sgretolando, e la ‘bara nucleare’ perde scorie radioattive nell’oceano".  Questo è solo l'inizio  tra non molto tutte le bare nucleari ed i siti in cui sono stati stipati ceneri e residui venefici vari cominceranno a "puzzare" e non ci sarà nulla da fare, praticamente sarà la morte del pianeta per come noi lo conosciamo. Ma il problema non è solo collegato al nucleare militare, c'è da mettere in conto anche l'inquinamento da nucleare civile, forse addirittura più deleterio di quello militare (almeno finché non inizino a far scoppiare le bombe).

A  questo proposito scrivevo non molto  tempo fa, come riportato da  Sergio Zabot,  che l'elettricità ricavata dal nucleare serve a corroborare – pacificamente - gli scopi dei produttori di bombe: “Il nucleare civile francese è nato in simbiosi con il nucleare militare, per ripartire gli enormi costi per produrre l´uranio e soprattutto per arricchirlo al cosiddetto “weapon grade”. Lo sforzo civile e militare francese è stato imponente e la maggior parte dei costi, dalla Ricerca e Sviluppo fino al trattamento del combustibile esausto non sono mai entrati nel costo dei kWh che i cittadini pagano in tariffa, ma sono nascosti nelle tasse che pure i francesi pagano. Non dimentichiamo che EdF, la società elettrica che gestisce le centrali nucleari è statale e che anche gli arsenali militari e gli impianti di arricchimento e di ritrattamento dell'uranio sono statali”.
Infatti per fabbricare bombe atomiche serve uranio arricchito (o sporco secondo i casi), plutonio, ed altre cosette, e come meglio mascherare questa produzione se non giustificandola con la scusa della produzione energetica? E la cosa si evidenzia da sé quando osserviamo l'attenzione fissata sugli impianti nucleari dell'Iran o Nord Corea, così osteggiati da USA e Israele....
Ma l'energia atomica è cattiva sia in pace che in guerra... anzi forse è più cattiva in pace visto che in guerra sono state solo due le bombe utilizzate, quelle di Hiroshima e Nagasaki, nel 1945, e da allora sono trascorsi 66 anni. Mentre di incidenti nucleari ne sono avvenuti a iosa da quando l'uranio è diventato un “combustibile” energetico. Centinaia di incidenti, piccoli e grandi, che hanno lasciato una scia di morte e malattie non indicizzate... perché non conviene. Infatti i danni del nucleare è meglio tacerli, anche perché la maggior parte d'essi debbono ancora venire...

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E verranno nel momento in cui le scorie stipate in varie parti del mondo cominceranno a rilasciare il loro contenuto venefico... è inevitabile che ciò accada perché i siti in cui dette scorie “riposano” saranno prima o poi distrutti da “incidenti” imprevisti. Poi ci sono tutti i residui radioattivi conservati in celle di contenimento, sarcofagi che non dureranno più a lungo... Polveri radioattive conservate in magazzini militari, in vasconi di contenimento o in casseforti a tenuta stagna (provvisoria), od in casseforti gettate nel mare, nei deserti, stipate in grotte, nelle paludi, e che aspettano solo di lasciar fuoriuscire i loro liquami radioattivi mortali.
L'uomo è stato bravissimo ad avvelenare il pianeta... eppure c'è ancora qualcuno  in Italia che assicura la bontà del nucleare definendolo l'unica scelta per salvare l'economia (ivi compresa quella mortuaria s'intende...), asserendo addirittura che l'energia atomica non inquina perché “Le centrali nucleari non emettono CO2″. Altra leggenda metropolitana alla quale sembrano crederci anche alcuni ambientalisti.
La produzione dell'uranio, è una attività mineraria e industriale piuttosto lunga e complessa che comporta tutta una serie di lavorazioni che richiedono l´utilizzo di combustibili fossili, di elettricità, di enormi quantità di acqua, di acido solforico e infine di fluoro, gas altamente velenoso e che provoca un  inquinamento ed uno spreco di risorse  migliaia di volte più potente della CO2 (che tutto sommato è un elemento naturale).
Tornando agli incidenti nucleari in tempo di pace ascoltiamo quanto riferisce Giorgio Nebbia: “...quello ai reattori di Fukushima è il terzo importante nella storia dell'energia nucleare commerciale, lunga circa 14.000 anni-reattore (il numero dei reattori in funzione moltiplicato per gli anni di funzionamento di ciascuno): un incidente ogni circa 4.500 anni-reattore, un incidente in media ogni dieci anni quando sono in funzione, come oggi nel mondo, circa 450 reattori; una probabilità di incidenti molto maggiore di quella assicurata dai solerti venditori di centrali nucleari”
E poi ancora vi sono i costi e i pericoli e gli incidenti del ciclo del ritrattamento del combustibile irraggiato per recuperare un po' di plutonio da aggiungere all'uranio nelle centrali per trarne un po' più di elettricità e di soldi; e poi i costi del ciclo di smaltimento delle centrali esaurite e della sistemazione del combustibile irraggiato e degli inevitabili rifiuti, la coda avvelenata delle centrali; si tratta, anche solo in Italia, di migliaia di tonnellate di prodotti radioattivi, tutti, sia pure in diverso grado, pericolosi, che continuano ad accumularsi anche quando è svanito e sarà svanito il sogno dell'elettricità abbondante a basso prezzo. Tutte operazioni che richiedono una vigilanza per secoli e decenni per evitare perdite di radioattività nell'ambiente”.

Inoltre c'è da dire che la scarsità di uranio è altrettanto sentita come quella del petrolio e di altri combustibili fossili. La caccia all'uranio è ormai uno degli sport preferiti dei Capi di Stato che girano l'Africa ed in altri paesi del terzo mondo alla ricerca di  uranio ed altri minerali utili alla fissione nucleare.

Paolo D'Arpini

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Portavoce della Rete Bioregionale Italiana

Appuntamento bioregionale nella Valle degli Elfi - Festa di Socializzazione del 2, 3 e 4 Agosto 2019

Udite Udite Umanità Splendente! Anche quest'anno ritorna la Festa di Socializzazione  nella  Valle degli Elfi, il 2, 3 e 4 Agosto 2019.



Una occasione speciale per stare insieme, creare Rete, che sorpassa le rate e crea sinapsi relazionali, scambi di saperi e sapori, conoscenze rurali, artistiche, olistiche.  Un incontro aperto a proposte ed a pratiche di Autosufficienza in sinergia e complicità con la nostra Madre Natura.

Volto a tutti coloro che ancora resistono, vivono e credono e in una Realtà interconnessa, dove al centro ci sono i Beni Comuni, e la riappropriazione di ciò che ci appartiene di diritto di nascita: la Terra!

Venite numerosi, colorati con strumenti musicali e creatività 
PORTARE:  tenda, sacco a pelo, piatto, posate e bicchiere... proposte creative e costruttive!

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Cani al guinzaglio (meglio se potete lasciarli a casa), ci sono  animali al pascolo

☆Mercatino delle Autoproduzioni (contattateci )
☆ Cucina Genuina e Autoprodotta
☆Condivisione di esperienza e creatività
☆Dibattiti
☆Musica e Jam session
☆Spettacoli
☆e tanto altro...


Info
EMILIANA lupiecervi@gmail.com  3711917603
RAMBOVIC kalapamir@yahoo.it. 3391396601


Evviva la tribù e chi ci ferma più!

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martedì 28 maggio 2019

"Sul Fondo del Barile. Crisi sociale e recupero del Sé" di Lorenzo Merlo - Recensione


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La consapevolezza che l’attuale mondo “moderno” si trovi in una profondissima crisi va aumentando di anno in anno, pur con aspetti molto diversi. Anche le persone che ne acquistano coscienza hanno le origini culturali più varie. Alcuni autori parlano di una situazione in peggioramento inesorabile, altri pensano che la nostra civiltà, ormai diffusa in tutto il mondo, si trova vicina al “fondo del barile”: quindi è possibile una prossima risalita. In quest’ultima categoria possiamo mettere questo libro, come si può intuire anche dal titolo.
  La maggior parte delle critiche al mondo attuale parla quasi soltanto il linguaggio dell’economia, il “solito” linguaggio. In questo libro, come in alcuni altri, si estende la critica a tanti  campi, che in realtà stanno alla radice del profondo disagio della  società: filosofia, fisica, sociologia, psicoanalisi, crisi ecologica. Scienza e tecnologia, la nuova Fede della modernità, mostrano l’inadeguatezza delle loro pretese.
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  Nel testo di Lorenzo Merlo si incontrano numerosissime citazioni, tutte azzeccate e ben inserite, provenienti da Autori di formazione molto diversa, che comunque contribuiscono all’analisi della gravissima crisi attuale, dei valori, delle coscienze, ma soprattutto dell’intera Terra, non soltanto dell’umanità, che in fondo ne costituisce una componente, sia pure estremamente invadente. Sul lato umano, la malattia è spirituale, è la ricerca ossessiva del piacere e della crescita materiale, è la caduta del senso del limite causata dall’illusione di onnipotenza di un “ego” mostruoso, anche collettivo. Vi è anche la critica degli intellettuali cosiddetti di sinistra che ritengono possibile abbattere il capitalismo in nome del progresso e la stupida illusione di quelli cosiddetti di destra che ritengono possibile difendere i valori tradizionali ma anche la competizione economica globalizzata, che ne è il contrario. Ma destra e sinistra  sono  categorie del secolo scorso, buone per i libri di storia.
 La prima parte del testo è dedicato alla gravità della situazione attuale, successivamente viene  la consapevolezza, la terza parte parla della risalita. Se siamo sul fondo del barile, significa che possiamo soltanto risalire. 
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All’inizio della terza parte sta scritto:
  Ma nella contrazione generale che tutto ha coinvolto, c’è uno spazio che si espande e respira sotto le macerie della post-modernità. E’ una vena sottotraccia che non ha ancora il linguaggio idoneo per uscire e pubblicarsi, ma lo troverà. Si tratta delle voci di coloro che in tutto questo discorso, che alcuni non esitano a chiamare catastrofico, riconoscono la presenza satanica di un comune genitore, il materialismo tout court. Con i suoi figli, il positivismo, il capitalismo, lo scientismo, l’imperialismo; con i suoi nipoti, l’opulenza, il culto della personalità e quello del denaro; con i suoi dogmi, per il progresso ad infinitum, per la tecnologia, per il tempo lineare, per l’apparire, forma una famiglia piuttosto invadente e pesante, che oscura e mortifica l’intelligenza del cuore, la bellezza, il senso del bene comune, l’equilibrio individuale e sociale.
  Anche dopo un collasso si può vedere il lato positivo perché tutto è da ricostruire, in modo nuovo. Il materialismo è giunto al suo limite. Cresce la consapevolezza spirituale, Ecologia Profonda e Bioregionalismo rappresentano lo spirito nuovo, le iniziative “spiritualiste” sono in aumento e possono far rivivere l’essenziale, la sobrietà, la convivialità, magari in piccole comunità del tutto nuove.
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  Per la prima volta nella storia l’uomo ha i mezzi tecnici per distruggere la Vita, di cui comunque fa parte. Oggi viviamo la tragedia dell’eccesso di popolazione. All’inizio del secolo scorso il Pianeta era abitato da un miliardo e mezzo di persone, e da un numero ancora abbastanza equilibrato di esseri senzienti. Ora siamo 7.6 miliardi e la biovarietà è in rapido declino. Si estinguono 50 specie al giorno, più o meno. Questo è veramente il punto grave da cui è difficile uscire, ma possiamo sperare in meraviglioso imprevisto.
  L’Autore non critica la scienza, ma lo scientismo, cioè l’atteggiamento monopolistico e dogmatico della scienza ufficiale meccanicista, che viene creduta l’unica solo perché è quella che viene divulgata. Fra le citazioni figurano spesso scienziati come Werner Heisenberg e Fritjof Capra, che sono portatori di una fisica del tutto nuova, cioè una scienza in cui compaiono anche i fenomeni mentali, anzi, ne sono una parte inscindibile. Fra le citazioni c’è anche Gregory Bateson, il filosofo-antropologo inglese che tanto ha contribuito al nuovo paradigma, a una visione sistemica-olistica, a un completo rovesciamento del modo di vedere le cose proprio della modernità. Si tratta di una scienza che confina con la filosofia, senza un confine preciso, non della scienza che confina con la tecnologia, quella che pensa solo alle applicazioni e destinata a diventare schiava dell’industria.
  Il libro "Sul fondo del barile" di Lorenzo Merlo è una validissima sintesi. Da leggere.
       Guido Dalla Casa       
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Mipaaf - Ecologia "alla frutta" (con plastica)



Il Ministero delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo (Mipaaf) ha lanciato una campagna di sensibilizzazione all’uso della frutta a scuola, che bello, finalmente merende sane… ma c’è un problema!
Verranno distribuite un milione di bustine di plastica contenenti una mela tagliata a spicchi (e anche pere, e carote). 

Un milione di sacchetti di plastica in discarica. 

Mele confezionate, mele non biologiche, piene di pesticidi. Questa è la politica intelligente di un ministero? È così che ci si prende cura dei nostri figli, delle generazioni future? Cari genitori, vi invitiamo a una forma di boicottaggio per protesta. Mettete negli zainetti dei vostri figli mele intere, possibilmente biologiche, e dite ai vostri figli di rifiutare i sacchetti del ministero: “no, grazie”. Contro le assurde regole e norme igieniche che ci vogliono far credere che è più sana una mela piena di pesticidi imbustata in plastica. Perché sono norme fatte per far guadagnare qualche industria, quella che ha preso l’appalto di questo enorme business.
Disobbedienza civile, si chiama. Vediamo se qualcuno ci denuncia per “somministrazione illegale di una mela” o “porto abusivo di mela”.

Che il ministero abbia la coda di paglia è dimostrato dal fatto che il sito web che hanno costruito mostra solo frutta libera e bella, non si mostrano mai i tristi sacchetti di plastica, li nascondono, quindi un po’ di coscienza sporca ce l’hanno… Vergogna!

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il cammino
  - luca@camminoprofondo.it

Identità etologica - Chiedersi "chi siamo", partendo dall'animale che è in noi...


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Ritengo personalmente che per andare verso una consapevolezza della comune appartenenza e della pari dignità e complementarietà delle varie forme di  vita, insomma delle reciproche relazioni fra specie, sia importante che vengano riconosciute le differenze per poter allo stesso tempo riconoscere l'eticità naturale senza forzare la natura.

L'astrazione del pensiero trasformato in "morale" non aiuta la manifestazione di una spontanea "compassione" che si manifesta in un interspecismo maturo.

Tutti gli esseri viventi attingono e si originano dalla comune matrice che differenziandosi ha assunto le innumerevoli forme, ognuna complementare e relata alle altre, ognuna con alcuni aspetti evolutivi utili al mantenimento della vita ed alla ulteriore propagazione e fioritura di nuove specie.

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L'uomo non è l'ultima parola in natura e questo deve essere sempre presente nella considerazione di chi si pone il "problema" del bene collettivo.

La vita si nutre della vita, su questo non ci sono dubbi, d'altra parte vediamo che esiste un  certo equilibrio   anche nel modo in cui questo costante e collettivo alimentarsi avviene. I microorganismi svolgono funzioni essenziali come  base alimentare degli organismi più complessi e contribuiscono al riciclaggio della materia morta.

Le piante procurano ossigeno e forniscono cibo agli animali ed allo stesso tempo ricevono humus e sostanze organiche utili in cambio. Gli animali  aiutano la propagazione delle piante, e qui non mi riferisco semplicemente agli insetti che facilitano l'impollinazione, bensì a tutte le specie di erbivori che sfogliando le piante senza ucciderle fan sì che esse affondino vieppiù le radici nella terra.

Le piante producono frutti appetibili  ed i semi  vengono diffusi in altri spazi dagli animali. L'eccesso di erbivori viene calmierato con la presenza di predatori e fra erbivori e predatori c'è una armonia di co-presenza. Essi aumentano e decrescono sulla base delle necessità finali delle piante nell'ambiente.   

Tutti sanno che i leoni quando aggrediscono un branco di antilopi, ricevono dalle antilopi stesse un "tributo" in forma dell'animale più malandato del gruppo, una specie di "offerta/sacrificio" che tra l'altro ha la funzione di mantenere sano il branco. Insomma la natura pur nella sua apparente crudeltà è saggia e materna. Si occupa di tutti gli aspetti e nulla trascura per i suoi figli. Al contrario ove manca l'interscambio, come ad esempio nelle nostre periferie urbane in cui sono aumentati indiscriminatamente alcune specie avicole e terricole per la mancanza di idonei "calmieratori".

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Anche l'uomo per migliaia di anni ha rispettato questa "etica naturale" contribuendo a mantenere la vita sul pianeta in equilibrio. Solitamente l'uomo, come tutti gli animali frugivori, non ha bisogno di alimentarsi direttamente delle carni di altri animali. Vedasi le scimmie antropomorfe nostre cugine che fanno un uso insignificante di carne, assumendo solo piccole quantità di insetti o piccoli animaletti della foresta a mo' di integrazione alimentare, quando necessario. Altrettanto fanno i cinghiali e gli orsi. Però, ad esempio, gli orsi che si sono spostati al polo nord ovviamente hanno modificato la loro dieta sino a renderla totalmente carnivora e così è avvenuto per l'uomo che nella sua lenta occupazione del pianeta  e spostandosi sempre più dall'habitat tropicale originario ha dovuto pian piano modificare in parte o totalmente le sue abitudini alimentari, per necessità di sopravvivenza.

La scoperta dell'agricoltura molto ha comunque contribuito per riportare l'uomo alla sua dieta originaria.  Fermo restando che a seconda della latitudine la dieta varia in base al reperimento di risorse alimentari, vediamo che oggigiorno le capacità produttive, senza voler ricorrere alla chimica od agli OGM,  garantirebbero all'uomo nutrimento sufficiente non solo  i 6 miliardi di individui che siamo ma per almeno 10 volte tanti.... E qui veniamo al punto dolente... L'uomo avendo perso un contatto diretto con la natura ha utilizzato le sue capacità  tecniche e la sua capacità di sottomettere (e sottomettersi) per assoggettare la sua stessa specie ed anche le altre ad un dominio utilizzativo e speculativo che non tiene conto della pari dignità di tutti gli esseri viventi.

L'uomo ha diviso la società umana in "schiavi" produttori di ricchezza (per l'uso di pochi "padroni") e le specie animali in  "oggetti di mercato" da sfruttare ignominiosamente come merce.  I grandi  finanzieri ed i produttori del denaro, staccati dal contesto umano, galleggiano razzisticamente  sul resto dell'umanità e fingono di fornire ai loro sottoposti un benessere privo di valore, in forma di cibo sanguinolento e crudele  e malsano proveniente dagli allevamenti intensivi e dai macelli.

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Questo meccanismo è non solo la causa della distruzione del pianeta, per il consumo di tutte le risorse e per l'avvelenamento degli elementi naturali, ma è anche causa della perdita totale dell'anima originaria, della naturale e rispettosa correlazione fra esseri viventi e habitat....

Mi rendo conto di aver toccato un argomento che a questo punto con l'etica propugnata dai cosiddetti animalisti viaggia in una sorta di parallelismo antagonista....

E' vero che le abitudini alimentari vanno modificate in funzione di un ritornò alla naturalità.. ed è anche vero che non si può separare l'uomo dagli altri animali. Il mutuo aiuto è necessario per la reciproca sopravvivenza e per la comune crescita karmica. Gli spazi naturali vanno recuperati senza forzature e la specie umana non deve necessariamente saltare da "dominante" a "in estinzione". Riscoprire il significato della fatica, del reciproco aiuto, della simbiosi mutualistica senza prevaricazioni... insomma  vivere  una Pace Interspecista è la chiave della nostra e "loro" sopravvivenza. 

Bisogna stancarsi del "vizio" in cui siamo costretti a vivere ed iniziare a recuperare la capacità di procurarci il nostro cibo senza dover ricorrere al mercato e senza doversi vendere  ai "padroni del mondo". La rivolta è necessaria, lo sforzo è necessario....

Capisco di non poter esaurire l'argomento con un singolo scritto... intanto ho buttato lì alcune riflessioni.

Paolo D'Arpini - Rete Bioregionale Italiana

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bioregionalismo.treia@gmail.com

sabato 25 maggio 2019

Territorio bioregionale e Made in Italy

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Una buona legge sul consumo di suolo è necessaria per fare i conti con serietà e responsabilità con il dissesto idrogeologico e l’alto rischio sismico che caratterizzano buona parte di questo Paese. Dobbiamo anche rendere più equa la filiera alimentare ed è per questo che rilanciamo con forza due strumenti che vorremmo fossero supportati anche dalle norme di questo Stato. I prodotti Dop e Igp hanno assunto un ruolo nuovo all’interno dei territori bioregionali diventando il baricentro di una crescita che non è solo economica.  

Attraverso le analisi del Big Data, Mauro Rosati, il direttore generale della Fondazione Qualivita sintetizza così i risultati della prima ricerca sperimentale che associa i dati economici e sociali del comparto con le conversazioni digitali sul web e offre il primo report delle informazioni digitali sul food made in Italy. Dall’analisi della “nuvola” emergono significative ricadute sulla crescita culturale, turistica e sociale del Paese. Ad oggi infatti sugli 882 prodotti Food e Wine IG sono 501 quelli con un sito ufficiale (nel 2016 erano 412, per una crescita del +22%), mentre 420 hanno almeno un profilo social (contro i 268 del 2016, per un +60%). Quel che conta è “il lavoro in rete che stanno facendo consorzi e singoli produttori che permettono di fare una promozione di sistema del cibo made in Italy”.

“Non si parla solo più di tradizione” ma anche di “arti, architettura, storia e ambiente ma anche di saper fare e della conoscenza generale di una comunità”. Non è un caso, allora, che le aziende Ig siano in prima linea “con azioni che spaziano dalle ricerche scientifiche che migliorano l’impatto dei metodi di produzione agli studi per l’educazione alimentare e la salute dell’uomo, passando per il sostegno alle più significative attività ricreative delle comunità territoriali bioregionali”.  

Luigi Campanella - A.K. Informa N. 21

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Calcata. Circolo Vegetariano VV.TT. -  Foto La Città.EU

mercoledì 22 maggio 2019

"Ghironda" - Raccolta di poesie erotiche ed agresti di Andrea Biondi




Dalla prefazione di Alessandro Ramberti alla "Ghironda", silloge poetica di Andrea Biondi, poeta treiese:

"La poetica di Andrea Biondi può essere definita elegantemente, pregnantemente erotica, sia per l'uso di metafore sensuali, che per l'uso di una lingua pastosa, saporosa e ritmata che trasmette il gusto della parola, né evidenzia le capacità allusive, e mette in stretta connessione pensieri, emozioni, correlative oggettivi, pulsioni e corporeità. Questo senza mai scadere nello scontato e nel triviale, anzi facendo trasparire una attenzione allo spirituale più alto, al mistico che avvicina questa raccolta al Cantico dei Cantici..." 

L’ombra del pesco

L’ombra del pesco
t’ha chiusa nel guscio
mentre dormivi
come un uccello.

La sera hai l’odore
del ginepro nella casa.

La notte degli amanti
è come un viaggio nella valle:
ci sono l’acqua e le stelle,
un corpo da abitare.

Al mattino
ti bacia il ventre
una pesca rosa:
l’aurora un verso disegna
sui tuoi seni caldi.



Autunno

Se l’autunno batte la campagna
io penso alla vita
e non riesco a prenderla:
vorrei morderla
come si fa con una mela.

Le mie mani, sempre più grandi,
afferrano la valle, la nebbia, il cielo,
gli ubriachi in bilico sui fiumi.


La bruma

È risalita dal fiume la bruma
e la valle gremita
ha fermato i lavori
dei piccoli vendemmiatori.

Li ha resi ciechi e pazzi,
ma felici,
e io che sedevo mezzo ubriaco
ho preso l’organetto
per cantare la stagione.

I nostri stomaci
sognano coppe di vino:
il dodicesimo mese
arriva la lettera del re.

Il ginepro brucia nell’angolo,
appoggiato al muro
vedo senza fine i versi
scriversi sul tuo corpo.


La raccolta poetica  "Ghironda"  verrà presentata ed alcuni brani recitati dall'autore in occasione del Collettivo Bioregionale Ecologista che si tiene a Treia dal 22 al 23 giugno 2019 - Programma: https://auser-treia.blogspot.com/2019/05/treia-passo-treia-e-moje-di-treia.html

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domenica 19 maggio 2019

Treia, 22 settembre 2019 - Equinozio di autunno - Escursione erboristica alla Roccaccia - Presentazione del libro "Il Fondo del barile" di Lorenzo Merlo - 60° compleanno di Caterina Regazzi


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Treia. Equinozio d'Autunno alla Roccaccia


Scrivo che è  ancora primavera e  stiamo lavorando alla redazione del  numero dei Quaderni di Vita Bioregionale che viene presentato in occasione  del Solstizio Estivo 2019. Di solito il fascicolo  termina con l'annuncio del prossimo evento che sarà la celebrazione dell'Equinozio d'Autunno e che cade quasi in concomitanza al mio  compleanno. 

Eh, si, perché gli astri hanno fatto si che io vedessi la luce proprio subito dopo il verificarsi di questo evento astronomico, di modo che così abbiamo un motivo doppio per festeggiare.


Non sono stata mai abituata a festeggiare la mia nascita, ma da qualche anno, complice Paolo, ho preso questa buona abitudine: la vita è bella e degna di essere vissuta, quindi perché non approfittare di tutte le occasioni possibili per celebrarla? 

Ogni giorno, al nostro risveglio, dovremmo ringraziare per essere ancora vivi, su questa Terra, ma troppo spesso diamo per scontate tante cose: la salute, la vista (poter vedere nuovi luoghi e panorami), poter respirare, poter camminare, poter incontrare persone amiche e non, vedere, sentire e odorare... e quando qualcosa di questo ci viene a mancare rimpiangiamo quello che non abbiamo detto, fatto, scritto, visitato, ecc. Insomma, la vita è sempre degna di essere vissuta e per vissuta intendo che ci siamo messi in gioco, abbiamo manifestato la nostra natura, senza tanti blocchi, dovuti a paura e pigrizia. 

Proprio quest'anno, in occasione della Notte senza Tempo, la notte fra il 31 dicembre 2018 e il 1 gennaio 2019 ho fatto a me stessa una promessa, ho fatto un proposito: quello di eliminare paura e pigrizia, o almeno di provarci, in modo da vivere la vita che mi resta sempre più pienamente. Certo, questo è un proposito... per una persona come me che ha sempre avuto paura anche della sua ombra, applicarlo non è così facile, le paure più invalidanti per me sono quelle del giudizio altrui, o di perdere l'amore altrui ma se siamo sicuri di agire in coscienza onestamente, di che paura dobbiamo soffrire?

Ma ritorniamo ai festeggiamenti, che si terranno domenica 22 settembre 2019. Per l'occasione al mattino abbiamo già da tempo programmato, a cura dell'Auser Treia,  un'escursione erboristica alla Roccaccia con la cara amica Maria Sonia Baldoni, denominata "Sibilla delle Erbe". Se il tempo ce lo consentirà termineremo con un picnic con il cibo (possibilmente vegetariano) da ognuno portato alla vista del meraviglioso panorama sottostante. Partenza da Treia, alle 10, dalla fontanella delle due cannelle  all'inizio di Via Montegrappa (Porta Mentana o Montana).


Nel pomeriggio, presso il Circolo Vegetariano di Treia, in Vicolo Sacchette 15/a incontro per la presentazione del libro dell'amico Lorenzo Merlo, dal titolo "Sul fondo del Barile", con presentazione di Paolo D'Arpini. Appuntamento al Circolo VV.TT. ore 17.
Al termine della presentazione e delle domande ed interventi a giro dei presenti, brindisi finale.

Per chi ha ancora voglia di stare in compagnia e di festeggiare il mio compleanno abbiamo previsto per la sera  una pizzata sociale.   Vi aspettiamo numerosi!

Dimenticavo! Quest'anno gli anni sono 60, rinasco a nuova vita! (secondo l'oroscopo cinese) Speriamo bene!

Caterina Regazzi


Info:  auser.treia@gmail.com - Tel. 0733/216293


Breve recensione de "Sul fondo del barile" di Lorenzo Merlo
Il libro, che offre spunti e a volte chiede attenzione, narra lo sfascio delle ideologie della destra e della sinistra, passa dalla genesi del populismo, scorre i limiti del materialismo e quelli di un'umanità ridotta a economia, non tralascia l'egemonia occulta dei poteri finanziari, critica la scienza meccanicistica, osserva l'avvento del sincretismo tra tradizioni sapienziali e nuova scienza, propone una modalità spirituale per sfruttare la crisi totalizzante: identifica la prospettiva attraverso la quale l'uomo del prossimo paradigma vivrà il mondo. Sul fondo del barile, tra le macerie che tengono in piedi pericolanti facciate del passato, c'è la nuce dell'uomo circolare. Sul fondo del barile ha tre lettori: chi trova conforto alle proprie posizioni. Chi è in cerca del significato di apertura. Chi cerca come svincolarsi dalle proprie chiusure. 

sabato 18 maggio 2019

La Natura ha coscienza di se stessa...


Risultati immagini per Alla natura nulla importa dell'esistenza di un "Dio"
Le istituzioni che rappresentano Cristianesimo, Ebraismo, Islam sono  sempre state in lotta, con fasi alterne e qualche pausa.
  Queste istituzioni hanno come caratteristiche:
-         Credono fermamente in un Dio personale ed esterno al mondo, creando un dualismo fortissimo nel pensiero umano (Creatore–creatura o Dio-mondo);
-         Considerano semplicemente come “ambiente dell’uomo” un complesso di venti-trenta milioni di specie di esseri senzienti, con tutte le relazioni che li legano. Non hanno alcuna considerazione per il mondo naturale, visto come al servizio dell’uomo, essere del tutto privilegiato e “metafisicamente” diverso;
-         Non si sono ancora accorte che ci troviamo sul terzo pianeta di una stella di media grandezza, lanciata nel braccio esterno di una galassia qualunque, fra miliardi di altre galassie;
-         Non danno importanza a questa vita, rimandano tutto all’altra vita, che sarebbe eterna, dove si viene premiati o puniti;
-         Considerano “verità” qualcosa accaduto negli ultimi tremila anni (o meno), senza accorgersi che si tratta di un milionesimo dell’esistenza della Vita e di un millesimo della storia dell’umanità. Si basano su pochi libri considerati “sacri e intoccabili” (o quasi) e su alcuni uomini storicamente vissuti;
-         Sono sostanzialmente misogine, anche se il mondo islamico lo è di più: non hanno alcuna considerazione per la donna, anche se la parte laica della civiltà occidentale attuale si sta allontanando da queste assurdità;
-         Non accettano assolutamente il sesso senza figli, ribadendo ancora una volta che bisogna negare ogni piacere in questa vita, per essere compensati “nell’altra”. Anche le autorità laiche industrialiste-sviluppiste approvano di fatto l’idea di fare figli, perché vogliono sempre più consumatori;
-         Mente estesa, Anima del Mondo, Inconscio Ecologico, Animismo, esseri senzienti, Madre Terra: non sanno neanche di cosa si sta parlando, o fanno finta di non saperlo. Forse perché se ci sono queste idee di fondo, o comunque  si trova la Divinità immanente nella Natura, non c’è più bisogno di intermediari: quelle tre visioni del mondo (che in realtà sono una sola) possono andare a casa, e con esse i loro sedicenti rappresentanti.
  Dal punto di vista filosofico, le tre religioni abramitiche sono praticamente uguali: forse è proprio per questo che, di fatto, sono sempre state in forte contrasto fra loro, con fasi alterne.
  La parte laica dell’Occidente si scosta da qualcuno dei punti citati, ma ha fatto un’alleanza con la parte “religiosa”, ha sostituito il merito selettivo dell’evoluzione al diritto divino conservando alla nostra specie tutti i suoi privilegi e il suo distacco dal mondo naturale, anche in netto disaccordo con le sue stesse conoscenze.
Situazione attuale

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  Ora veniamo a quanto sta accadendo in questo periodo.
  Le estrapolazioni in avanti di moltissimi fenomeni in corso (fra cui soprattutto l’aumento della popolazione umana sul Pianeta, 80-90 milioni all’anno, e la crescita dei consumi) danno risultati palesemente paradossali già attorno all’anno 2030: non vi si potrà arrivare così, tranquillamente, continuando come ora. L’innesco di “qualcosa” che faccia arrestare molte tendenze attuali (come la crescita economica, fenomeno palesemente impossibile), è da attendersi entro la fine di questo decennio.
  Un modo con cui la Terra inizia a difendersi dalle distruzioni provocate dalla nostra civiltà può essere il sorgere di esaltazioni fanatiche (e contro-fanatiche), in una gran parte dell’umanità. Ne scoppierebbe una violenza diffusa a macchie di leopardo, senza fronti di guerra, ma che potrebbe essere l’innesco della fine di questa civiltà, che crede di poter arrivare a una Terra con 12 miliardi di individui di un Primate di 80 Kg che pretende anche di mangiare carne.
  Non importa ipotizzare che la Terra sia un essere senziente (non necessariamente cosciente) come nella teoria di Gaia: possiamo anche considerarlo un sistema complesso in evoluzione, in procinto di recuperare le sue capacità omeostatiche e riportarsi in una situazione consona con i suoi tempi di variazione, che sono diecimila volte più lunghi di quelli che caratterizzano i processi della civiltà industriale.
  Se non volete accettare la presenza del “Grande Inconscio” o della mente di Gaia,  possiamo dire che il sistema complesso “Terra” si sta preparando a riprendere un andamento accettabile con un punto di quasi-discontinuità: agli effetti pratici immediati non cambia molto. Nessuno ci pensa semplicemente perché ogni modello culturale umano è incapace di concepire la propria fine.
   Forse la nostra specie ha la possibilità di influire sui grandi eventi più o meno quanto un gabbiano ha il potere di modificare l’andamento delle tempeste. Il gabbiano può volare con il vento a favore o contro, può rifugiarsi sulla scogliera in attesa che finisca il turbine. La tempesta sono le Forze Sistemiche del Complesso “Terra” o “Ecosistema”, il gabbiano è una sua piccola componente, come gli altri esseri senzienti. Le possibilità della nostra specie sono dello stesso tipo.
Esempi del secolo scorso
  Per 40 anni siamo stati sull’orlo di un “grosso guaio”: vi siete mai chiesti perché non è successo? Il carico di missili e testate nucleari di un solo sommergibile era in grado di far fuori quasi un intero continente, il Dottor Stranamore non era soltanto un film, la crisi di Cuba aveva portato a poche ore dalla catastrofe … In Italia erano installati missili Jupiter armati e pronti a partire in tempo brevissimo. Anche un uomo solo poteva far scattare tutto in pochi minuti, e 40 anni sono un tempo lungo per questo genere di eventi. Bastava ben poco, in tante occasioni, ma non è successo.   
  Saggezza umana? Credo di no. Non poteva succedere, perché la Terra si sarebbe ridotta in pochi giorni a quella che era stata chiamata (nel libro di Jonathan Schell Il destino della Terra, uscito in quegli anni) ”una repubblica di insetti e di erbe”: avrebbe impiegato decine di milioni di anni per riprendersi. Ma la Terra è molto più importante di noi umani, che ne siamo solo componenti, come le cellule di un Organismo: il Pianeta non poteva ridursi così. Ora invece, una forma di collasso è non soltanto possibile, ma quasi-utile, per salvare il Complesso dei Viventi, in gravissimo pericolo: questa civiltà ha ormai invaso il pianeta e il numero di umani ha largamente superato ogni valore tollerabile. Una guerra a macchie di leopardo, alimentata da fanatici e contro-fanatici, o la mente estesa che difende il Pianeta….
Conclusioni
  Spero di sbagliarmi, perché possiamo sempre sperare in un “meraviglioso imprevisto”. Ma se fosse questo il problema del fanatismo islamico, dei kamikaze, della follia omicida?
  Terminerò in modo “ottimistico” (si fa per dire): L’attuale civiltà industriale sempre-crescente è il modello culturale umano più distruttivo per la Vita che sia mai comparso sulla Terra. Quindi la sua prossima fine dovrebbe rallegrarci. Bisognerà comunque gestire la transizione, e non sarà facile.
… E il bonobo trasmise alla mente dell’ateo, con una simpatica risata: “Ma perché ti preoccupi tanto di dimostrare che Dio non esiste? Allora sei anche tu un fanatico religioso. Vieni con me a saltare fra gli alberi della foresta!                                                                                              
Guido Dalla Casa  http://www.ecologiaprofonda.it/
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