domenica 31 marzo 2019

Bioregionalismo e foreste - La Pianura Padana torni ad essere la foresta che un tempo fu


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La pianura padana era nell’antichità una sola immensa foresta, cresciuta dentro un reticolo di fiumi, torrenti, rogge, paludi, dal Piemonte fino a Ravenna.  Di questo immenso polmone verde resta ben poco, uno degli ultimi boschi residui che resistono  all'attacco dell'uomo è la Foresta del Cansiglio,  che fu protetta dalla Repubblica Veneziana,  ora  minacciata da speculazioni edilizie e tagli indiscriminati. (*) La scomparsa dei boschi nella pianura padana si deve soprattutto alla conversione di queste foreste in terre coltivabili; iniziato migliaia di anni fa, questo processo è divenuto sistematico durante il periodo romano e si è concluso in epoca moderna.

Al giorno d’oggi la pianura padana è quasi interamente coltivata o urbanizzata o industrializzata,  residui di boschi radi sono presenti solo lungo i fiumi; si tratta spesso di boschi di poco valore, la cui composizione è profondamente alterata dalle attività umane. 

In questi giorni  si parla molto dell'aumento del co2 nell'aria, la presenza di grandi estensioni arboree favorirebbe il suo assorbimento oltre a mitigare il clima. 

Una politica di esteso  rimboschimento della pianura padana (che tra l'altro risulta essere l'area più inquinata d'Europa) favorirebbe un processo di riconversione ambientale in senso ecologico. Le falde acquifere, i terreni, le città sono pesantemente inquinate dallo sviluppo sconsiderato della civiltà consumista. Le risorse naturali vengono distrutte ad un ritmo così accelerato che se  si continua così nel loro sfruttamento ben poco resterà ai nostri posteri per sopravvivere. Le uniche materie prime saranno disponibili in quelle che attualmente sono le nostre discariche. La situazione è melodrammatica  mentre i governi  del "cambiamento" continuano a favorire la "crescita" ovvero la distruzione ambientale. 

L'unica speranza che intravedo, per conservare  la vivibilità del nostro Paese, comincia  dalla riconversione della pianura padana in foresta perenne, questo tanto per cominciare... poi si potrà passare anche al rimboschimento di altre pianure e dei nostri monti.  La forte presenza di alberi farà anche aumentare le piogge il che riporterà l'Italia ad essere quel paradiso che fu un tempo. 

Piantare più alberi non è solo una scelta altruistica, per  lasciare un mondo ricco di  biodiversità, è anche una scelta  utilitaristica, poiché gli alberi producono  grandi quantità di ossigeno, oltre ad assorbire velocemente l'inquinamento  di superficie.  L'opera veloce di rimboschimento, inoltre, favorirebbe anche nuove forme di lavoro per  sostituire i capannoni e le costruzioni  abbandonate che infestano Veneto, Lombardia e Piemonte con nuove e rigogliose foreste, un’impresa  in sintonia  con l'ecologia profonda che i nostri posteri apprezzeranno. 


Paolo D'Arpini - Rete Bioregionale Italiana

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Per coloro che metterebbero in pericolo la foresta.
Gli spiriti degli alberi abbattuti,
gli spiriti delle piante, gli spiriti del muschio, gli spiriti della roccia
ti affidano un inferno
senza uccelli, un arido inferno di scorta dove
il tuo nome non sarà noto –
sarai conosciuto come desolazione,
distruttore di pianeti, anima solitaria che
vive senza l’amicizia della vita,
senza il conforto delle specie –
i fantasmi di coloro che hai
messo da parte ti seguiranno appena
ti muoverai verso aridità, polvere
e cieli vuoti –
di sicuro la bontà e la pietà
lasceranno intatta la tua vita miserabile,
come se tu abitassi per sempre in
una terra senza vita,
cercando di ricordare il suono
degli uccelli, il suono del vento,
il suono del tuo cuore.

(Gary Lawless - Poeta bioregionalista)

(*) - Articolo collegato: http://www.circolovegetarianocalcata.it/2011/10/28/bosco-del-cansiglio-i-dogi-di-venezia-lo-acquistarono-per-le-generazioni-future-e-la-regione-veneto-se-lo-vende-che-giustizia-e-questa/

giovedì 28 marzo 2019

Bioregionalismo. Il ritorno a casa... ed il caso di Paolo D'Arpini a Treia


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Treia e la sua comunità in piazza

"Vivere nel luogo in cui si vive sapendo che è la nostra casa, questo è il dettame bioregionale” (Saul Arpino) 

Questo dice la filosofia del bioregionalismo e corrisponde al sentire di chi non coglie alcuna differenza fra sé ed il luogo, di chi ritiene di esser figlio della terra in cui vive, facendo parte di tutta la comunità dei viventi.  E la terra non ha cantoni esterni, la terra è una ed indivisibile ovunque e comunque. La terra  -ed in questo caso vorrei specificare-  “questa terra treiese” è ora la mia casa,  assieme alla comunità di chi ci ha abitato prima di me e ci abiterà dopo di me. 

Ma il percorso del ritorno a casa –che è fisico e spirituale allo stesso tempo- richiede una fatica ed una grande pazienza. Richiede accettazione da parte di chi accoglie e da parte di chi si avvicina…  

“Ospite”  è sia chi riceve che colui che viene ricevuto, nella società umana, dei nobili esseri umani del mondo,  così si definisce l’accoglienza.   La mia famiglia paterna è anticamente originaria della Ciociaria (di Arpino appunto) e quando si è “viandanti e senza patria” occorre stare attenti a come ci si comporta… a come ci si esprime…    

Spesso mi sono interrogato su cosa significhi essere straniero, in effetti  mi son sempre sentito straniero, un ebreo errante senza più essere  ebreo. Anche quando abitavo a Roma (città in cui per altro son nato), e quando mi sono spostato in Veneto dove vissi per una quindicina d'anni, straniero  anche a Calcata dove addirittura restai per 33 anni. 

A Treia, la città  in cui risiedo dal 2011, sono ancora straniero, sia per i  treiesi  della campagna e  pure  per la  comunità  del centro storico, forse perché ho l'aspetto bizzarro di  uno che non si è  uniformato alle norme del “teatrino” convenzionale.     E’ per questo che in uno dei miei melodrammi  scrivevo “quanti sono gli stranieri in Italia? Almeno il doppio di quelli dichiarati dall’Istat”. Forse dovrei dire che sono molti di più, giacché  talvolta si può essere stranieri non solo se si è oriundi.  Talvolta a Treia uno è considerato "di fuori", perché originario di San Severino o  di Helvia Recina,  e lo è  pure chi abita in una contrada periferica, come ad esempio  Chiesanuova di Treia.  

Si è stranieri  allorché non si è della stessa squadra di calcio, dello stesso partito, della stessa parrocchia o si risiede in un rione diverso oppure  si familiarizza con un negro per strada  o ci si veste in modo strano...   Il destino crudele di noi “stranieri” lo conoscono in molti e non solo a Treia.   

Ma insistendo senza pretese,  pian piano il ghiaccio si scioglie -si spera- e dopo ripetute prove possiamo finalmente dire di essere tornati a casa, di aver riconosciuto e di essere stati riconosciuti. 

Paolo D’Arpini  

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Straniero a Treia


Post scriptum:
Diceva un’amica,  anche lei straniera  in casa: “Il fatto è che non è più nostra consuetudine cercare l’accordo con il luogo, considerandolo primario alla vita, solitamente riteniamo che sia la comunità a doverci accettare. Ma in verità il contenitore vero  è proprio il luogo, l’ambiente naturale, che ci ripara e nutre ed istruisce, se siamo pazienti e capaci di ascolto”.  

Personalmente ritengo però che non si debba evitare l’integrazione con la comunità, altrimenti c’è arroganza e separazione culturale nel voler mantenere  la distanza con gli altri abitanti del luogo.  E’ pur vero che spesso non ci sentiamo accettati dal resto della  comunità ma dobbiamo -come detto sopra- compiere un  tentativo congiunto di avvicinamento al luogo ed ai suoi abitanti…      (P.D'A.) 

mercoledì 27 marzo 2019

Dieta mediterranea e alimentazione naturale bioregionale

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Negli anni scorsi, in varie occasioni e anche in sedi istituzionali, a Treia si è parlato del valore della "dieta mediterranea". Non posso far a meno di apprezzare questi tentativi di avvicinamento verso una sostenibilità alimentare con una dieta vicina al  "sistema alimentare bioregionale".  

Inoltre sappiamo tutti che sino a cinquanta anni fa la carne compariva raramente sulle nostre mense e ciò nonostante la società era prospera e la salute di molto migliore che ai nostri giorni... 

Una dieta senza grassi animali è raccomandata dai medici ed anche dall'Istituto mondiale della sanità dell'ONU  che consiglia, sia per motivi salutistici che ambientali, di mangiar carne in piccole quantità, di rado e solo di certi animali allevati allo stato brado o semi-brado (solitamente galli, becchi, montoni) che è anche un modo per controllare le nascite in eccesso. Insomma la carne può essere un "integrativo" in condizioni particolari di vita ma non è necessaria alla sopravvivenza...

Cercheremo di rinverdire questo discorso e di approfondirlo durante i giorni di Aprile, a cominciare dalla Pasqua (vedi articolo 

e in  una prossima occasione di festa: quella dei Precursori, che si tiene a Treia  dal 25 al 28 aprile 2019 

Paolo D'Arpini

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Mia annotazione personale:  Dico la verità,  personalmente preferisco una alimentazione più vicina ai miei ideali, ovvero senza carne né pesce ma ammettendo formaggi e uova,  purché ottenuti in modo biologico e naturale.  In India, dove sono vissuto lungamente,  la dieta vegetariana è raccomandata particolarmente per  coloro che non svolgono attività rajasiche ma che  seguono una via religiosa o spirituale. (P.D'A.)

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Stralcio di un articolo sulla dieta mediterranea:

Secondo l’83% degli Chef e dei FoodBlogger gli italiani, anche in tempi di crisi, non rinunciano alla qualità dei prodotti nostrani. Influenze orientali, sapori africani e profumi americani non sono più così attraenti e gli italiani riscoprono i prodotti di casa. Per il 78% degli esperti, nulla conta come le tradizioni e la scelta del menù viene fortemente condizionata da tutti quegli alimenti  che caratterizzano la Dieta Mediterranea in quanto emblema di buona cucina e di benessere a tavola. I vantaggi per chi mangia in stile mediterraneo sono numerosissimi: riduzione della possibilità di contrarre malattie (66%), facilità nel mantenere il peso forma ideale (64%) e minori livelli di stress (61%).

E’ quanto emerge da uno studio promosso dal Polli Cooking Lab, l’Osservatorio sulle tendenze alimentari dell’omonima azienda toscana, condotto mediante metodologia WOA (Web Opinion Analysis) su circa 130 esperti tra nutrizionisti, chef stellati e food blogger attraverso un monitoraggio online sui principali social network, blog, forum e community per capire quale sarà la tendenza per il menù della prossima Pasqua.

“La Dieta Mediterranea è indiscutibilmente la più equilibrata e la più sana, la più genuina – afferma Enrico Cerea, executive chef del ristorante Da Vittorio. Come in tutte le cose, anche e soprattutto in cucina regna il detto‘la qualità è meglio della quantità e noi italiani abbiamo la fortuna di vivere in un Paese che annovera fra i migliori prodotti al mondo. Dall’Alto Adige alla Sicilia abbiamo una varietà di verdure e frutta incredibile, non parliamo poi degli oltre 400 tipi di formaggi.

Olio extra vergine di oliva invidiatoci in tutto il mondo. Vini che competono con i maggiori produttori, carni e pesci esportati in ogni dove”. E allora quale potrebbe essere una ricetta perfetta per esprimere al meglio questi valori?Il consiglio: “Polentina di Castagne della Garfagnana con pomodori e pecorino toscano. Semplici prodotti, che riescono ad emozionarti quasi commuovendoti” – conclude lo chef Enrico Cerea.

“La dieta mediterranea è uno dei modelli alimentari più diffusi. Materie prime genuine ed sopratutto territoriali come verdure e frutta riempiono sempre più le nostre tavole in un’ottica nutrizionale più equilibrata.È fondamentale evolversi, creare sempre più opportunità di gusto ed una varietà di abbinamenti diversi senza dimenticarsi della Dieta Mediterranea e dei nostri più meravigliosi prodotti.

Non esiste innovazione senza tradizione” –afferma Federico Comi premiato come Chef Emergente Lombardo e chef del ristorante Drogheria Parini 1915 – “I nostri alimenti sono tra i più invidiati in tutto il mondo, sia dal punto di vista gustativo sia da quello storico. Ogni regione possiede conoscenze tramandate di generazione in generazione ed essendo il nostro Paese molto attento alla qualità dei prodotti è quasi impossibile rinunciare a certe bontà e prelibatezze Made in Italy.

(Tratto da  "La Tua Voce")

martedì 26 marzo 2019

Vegetarismo, bioregionalismo e l’etica del possibile…


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Una idea morale utopica, come quella vegana ed antispecista, ha un grande appeal attrattivo su molti animalisti. Come tutte le idee aldilà della portata attuativa nella società corrente rischia però di diventare un’altra forma di “ismo”, una filosofia religiosa che cerca attraverso i suoi adepti di elevare la coscienza con il solo risultato di contribuire a ulteriormente dividere la società umana in “credenti” e “infedeli”. Insomma la filosofia vegana manca di capacità attuativa e come tutte le filosofie e religioni resta un ideale alla portata di pochi “eletti” disgiunti dal contesto.
Ritengo personalmente che per andare verso una consapevolezza della comune appartenenza e della pari dignità e complementarietà della vita, insomma delle reciproche relazioni fra specie, sia importante che vengano riconosciute le differenze per poter allo stesso tempo riconoscere l’eticità naturale senza forzare la natura.

L’astrazione del pensiero trasformato in “morale” non aiuta la manifestazione di una spontanea “compassione” che si manifesta in un interspecismo maturo.

Tutti gli esseri viventi attingono e si originano dalla comune matrice che differenziandosi ha assunto le innumerevoli forme, ognuna complementare e relata alle altre, ognuna con alcuni aspetti evolutivi utili al mantenimento della vita ed alla ulteriore propagazione e fioritura di nuove specie.

L’uomo non è l’ultima parola in natura e questo deve essere sempre presente nella considerazione di chi si pone il “problema” del bene collettivo.

La vita si nutre della vita, su questo non ci sono dubbi, d’altra parte vediamo che esiste un certo equilibrio anche nel modo in cui questo costante e collettivo alimentarsi avviene. I microorganismi svolgono funzioni essenziali come base alimentare degli organismi più complessi e contribuiscono al riciclaggio della materia morta.

Le piante procurano ossigeno e forniscono cibo agli animali ed allo stesso tempo ricevono humus e sostanze organiche utili in cambio. Gli animali aiutano la propagazione delle piante, e qui non mi riferisco semplicemente agli insetti che facilitano l’impollinazione, bensì a tutte le specie di erbivori che sfogliando le piante senza ucciderle fan sì che esse affondino vieppiù le radici nella terra.

Le piante producono frutti appetibili ed i semi vengono diffusi in altri spazi dagli animali. L’eccesso di erbivori viene calmierato con la presenza di predatori e fra erbivori e predatori c’è una armonia di co-presenza. Essi aumentano e decrescono sulla base delle necessità finali delle piante nell’ambiente.
Tutti sanno che i leoni quando aggrediscono un branco di antilopi, ricevono dalle antilopi stesse un “tributo” in forma dell’animale più malandato del gruppo, una specie di “offerta/sacrificio” che tra l’altro ha la funzione di mantenere sano il branco. 
Insomma la natura pur nella sua apparente crudeltà è saggia e materna. Si occupa di tutti gli aspetti e nulla trascura per i suoi figli. Al contrario ove manca l’interscambio, come ad esempio nelle nostre periferie urbane in cui sono aumentati indiscriminatamente alcune specie avicole e terricole per la mancanza di idonei “calmieratori”.

Anche l’uomo per migliaia di anni ha rispettato questa “etica naturale” contribuendo a mantenere la vita sul pianeta in equilibrio. Solitamente l’uomo, come tutti gli animali frugivori, non ha bisogno di alimentarsi direttamente delle carni di altri animali. Vedasi le scimmie antropomorfe nostre cugine che fanno un uso insignificante di carne, assumendo solo piccole quantità di insetti o piccoli animaletti della foresta a mo’ di integrazione alimentare, quando necessario. Altrettanto fanno i cinghiali e gli orsi. 
Però, ad esempio, gli orsi che si sono spostati al polo nord ovviamente hanno modificato la loro dieta sino a renderla totalmente carnivora e così è avvenuto per l’uomo che nella sua lenta occupazione del pianeta e spostandosi sempre più dall’habitat tropicale originario ha dovuto pian piano modificare in parte o totalmente le sue abitudini alimentari, per necessità di sopravvivenza.

La scoperta dell’agricoltura molto ha comunque contribuito per riportare l’uomo alla sua dieta originaria. Fermo restando che a seconda della latitudine la dieta varia in base al reperimento di risorse alimentari, vediamo che oggigiorno le capacità produttive, senza voler ricorrere alla chimica od agli OGM, garantirebbero all’uomo nutrimento sufficiente non solo i 6 miliardi di individui che siamo ma per almeno 10 volte tanti…. E qui veniamo al punto dolente… L’uomo avendo perso un contatto diretto con la natura ha utilizzato le sue capacità tecniche e la sua capacità di sottomettere (e sottomettersi) per assoggettare la sua stessa specie ed anche le altre ad un dominio utilizzativo e speculativo che non tiene conto della pari dignità di tutti gli esseri viventi.

L’uomo ha diviso la società umana in “schiavi” produttori di ricchezza (per l’uso di pochi “padroni”) e le specie animali in “oggetti di mercato” da sfruttare ignominiosamente come merce. I grandi finanzieri ed i produttori del denaro, staccati dal contesto umano, galleggiano razzisticamente sul resto dell’umanità e fingono di fornire ai loro sottoposti un benessere privo di valore, in forma di cibo sanguinolento e crudele e malsano proveniente dagli allevamenti intensivi e dai macelli.

Questo meccanismo è non solo la causa della distruzione del pianeta, per il consumo di tutte le risorse e per l’avvelenamento degli elementi naturali, ma è anche causa della perdita totale dell’anima originaria, della naturale e rispettosa correlazione fra esseri viventi e habitat….

Mi rendo conto di aver toccato un argomento che a questo punto con l’etica propugnata dai cosiddetti animalisti viaggia in una sorta di parallelismo antagonista….

E’ vero che le abitudini alimentari vanno modificate in funzione di un ritornò alla naturalità.. ed è anche vero che non si può separare l’uomo dagli altri animali. Il muto aiuto è necessario per la reciproca sopravvivenza e per la comune crescita karmica. Gli spazi naturali vanno recuperati senza forzature e la specie umana non deve necessariamente saltare da “dominante” a “in estinzione”. Riscoprire il significato della fatica, del reciproco aiuto, della simbiosi mutualistica senza prevaricazioni… insomma vivere in una Pace Interspecista è la chiave della nostra e “loro” sopravvivenza.

Bisogna stancarsi del “vizio” in cui siamo costretti a vivere ed iniziare a recuperare la capacità di procurarci il nostro cibo senza dover ricorrere al mercato e senza doversi vendere ai “padroni del mondo”. La rivolta è necessaria, lo sforzo è necessario….
Mi rendo conto di non poter esaurire l’argomento con un singolo scritto… intanto ho buttato lì alcune riflessioni.
Paolo D’Arpini

bioregionalismo.treia@gmail.com

lunedì 25 marzo 2019

Perseverare nell'attuazione del bioregionalismo, dell'ecologia profonda e della spiritualità laica - Riconoscendoci in ciò che è...


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Non posso esimermi dal fare alcune riflessioni dopo i cruenti fatti che sempre più costellano la cronaca quotidiana. La società umana sembra destinata alla disgregazione ed alla autodistruzione. Le forze del "bene", ovvero della consapevolezza dell'unitarietà della vita, rappresentate dal bioregionalismo, dall'ecologia profonda e dalla spiritualità laica,  sembrano non avere sufficiente forza per poter cambiare il corso rovinoso delle cose che precipitano attorno a noi, ed in noi…

Non dobbiamo arrenderci, la speranza di riuscita sta nella nostra perseveranza e coraggio nell'affrontare le contingenze. D'altronde l'umanità ha vissuto anche in passato momenti drammatici eppure la vita e l'evoluzione sono andate avanti.

Come un intagliatore cesella lentamente un pezzo di legno fino ad ottenerne una scultura, così noi perfezioniamo continuamente l'opera mentre viviamo. Quando una parte dell'opera è compiuta si prova un senso di appagamento ma subito dopo si continua a lavorare su un altro aspetto della nostra persona. Secondo la teoria evoluzionista procediamo attraverso una spirale ascendente ed infinita nel contesto di un processo universale. Nel I Ching è chiamata "costanza nella mutazione".  La nostra missione personale quindi si compie durante l'intera esistenza.…

Perciò, malgrado la durezza dei tempi,  non demordiamo nella nostra battaglia "per una coscienza comunitaria"... Il bello del sincretismo ecologista  è che  si deve (e si può) avere il coraggio di convivere con chi la pensa diversamente da noi, nella consapevolezza che le idee sono solo immagini che appaiono nella mente e quindi non possono divenire sufficiente ragione di divisione all'interno della comunità umana.
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E qui riporto alcuni pensieri da "Le cose che ho imparato nella vita" di Paulo Coelho:

- Che non importa quanto sia buona una persona, ogni tanto ti ferirà. E per questo, bisognerà che tu la perdoni.

- Che ci vogliono anni per costruire la fiducia e solo pochi secondi per distruggerla.

- Che non dobbiamo cambiare amici, se comprendiamo che gli amici cambiano.

- Che le circostanze e l´ambiente hanno influenza su di noi, ma noi siamo responsabili di noi stessi.

In questa frasi sono espressi alcuni concetti che inneggiano alla consapevolezza che nessuno di noi può essere scisso o estraniato dalla società in cui viviamo.  Il fatto è che ognuno di noi è soggetto a variazioni di giudizio e le cose necessariamente cambiano, per cui fossilizzarsi su una posizione non è saggio.

Allo stesso tempo è corretto e giusto che ognuno esprima la propria opinione, ma queste opinioni - secondo me - non dovrebbero essere sufficiente motivo di separazione e divisione nel contesto umano.

Paolo D'Arpini  


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Rete Bioregionale Italiana - bioregionalismo.treia@gmail.com

venerdì 22 marzo 2019

Ecologia acustica - Prevenire il malessere da rumori molesti

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Secondo un sondaggio dalla Commissione europea sulla percezione della qualità della vita da parte dei cittadini europei (Eurobarometro 2015) risulta che in 17 città più della metà degli intervistati è insoddisfatta per i livelli di rumore; tra queste realtà figurano anche tre città italiane (Palermo, Napoli e Roma).
L'esposizione al rumore e quindi i disturbi ad essa collegati risulta inoltre collegata a redditi familiari più bassi: secondo un recente rapporto dell’Agenzia europea per l’ambiente, le città con popolazioni più povere avrebbero infatti livelli di rumore più elevati.
Come si può dunque intervenire per rendere le città luoghi meno rumorosi e quindi più “tranquilli”?
In primo luogo i comuni devono effettuare una classificazione acustica del proprio territorio, assegnando cioè dei limiti al rumore per classi di destinazione d’uso. In questo modo le amministrazioni possono pianificare lo sviluppo della propria città e gli strumenti urbanistici devono adeguarsi a tale classificazione. Tramite Geoscopio è possibile sapere quali sono i limiti acustici stabiliti in Toscana tramite tutti i piani di classificazione comunali.
In secondo luogo è necessario garantire sul territorio un adeguato controllo di tutte le sorgenti rumorose: attività di servizio e/o commerciali, attività produttive, attività temporanee (cantieri, concerti, ecc..), infrastrutture stradali, ferroviarie, aeroportuali. Nel 2017, il 32,1% delle sorgenti di rumore (attività/infrastrutture), controllate da parte delle Agenzie ambientali, ha presentato almeno un superamento dei limiti normativi anche se si registra una diminuzione dei superamenti rispetto agli anni passati. A livello nazionale, per ogni 100.000 abitanti sono state controllate 5,1 sorgenti e in 1,6 sorgenti controllate sono stati riscontrati superamenti dei limiti normativi.
sorgenti di rumore controllate
Le regioni in cui l'incidenza di sorgenti controllate è di molto superiore (più del doppio) del dato nazionale sono: il Lazio con 19,6 sorgenti controllate su 100.000 ab., seguito dall’Emilia Romagna con 9,2 e dalla Valle d'Aosta con 8,7.
Nella nostra regione ARPAT, in materia di inquinamento acustico, è impegnata su due fronti:
  • fornisce supporto tecnico agli Enti Locali e alla Regione per le autorizzazioni ambientali (AIAAUA,), per i pareri a VIA, VAS, deroghe ai limiti, ecc. e per i pareri su piani e programmi (Piani di risanamento acustico, Piani di classificazione acustica ecc);
  • effettua controlli sulle autorizzazioni ambientali, sulle infrastrutture di trasporto, sugli impianti e attività produttive, commerciali e artigianali.
L’Agenzia non effettua dunque controlli e non esprime pareri sulle sorgenti non soggette ad autorizzazione, sul rispetto degli orari o altre prescrizioni non legate al rispetto di limiti acustici, sulle sorgenti non professionali, non produttive (rumore del vicinato), sugli schiamazzi e disturbo alla quiete pubblica determinati da comportamenti umani, sulle attività eccedenti numericamente a quanto stabilito nella Carta dei servizi (LR 39/2009), a meno di convenzione onerosa, ed infine in materia di acustica edilizia e verifica dei requisiti acustici passivi e di ogni altro controllo in capo alle ASL, a meno di una specifica richiesta da parte delle stesse.
Nel 2018 ARPAT ha eseguito le seguenti attività di controllo sul rumore in Toscana.
attività di controllo ARPAT
Per quanto riguarda le attività di supporto agli Enti in materia di rumore per autorizzazioni, questi sono i pareri e le verifiche effettuate.
attività di supporto tecnico di ARPAT
A fronte di una forte e sempre più crescente domanda di controllo ambientale da parte dei cittadini (ricordiamo che l’inquinamento acustico risulta tra i temi ambientali più "gettonati" tra le richieste dei cittadini all’ufficio relazioni con il pubblico di ARPAT) che chiedono quindi un miglioramento di qualità della vita, è necessario mettere in campo una serie di azioni che coinvolgono più enti e che passano da:
  • un’attenta pianificazione territoriale,
  • un ruolo attivo dei Comuni per la soluzione dei conflitti,
  • un supporto qualificato agli stessi da parte delle Agenzie ambientali,
  • un’azione di controllo efficace (credibile nella qualità e nella quantità),
  • una formazione di operatori pubblici e privati,
  • una consapevolezza da parte dei cittadini dei loro diritti e da parte delle aziende e dei gestori delle loro responsabilità.
Cosa c’è quindi da fare, nel concreto, per rendere le nostre città luoghi “tranquilli” in cui vivere?
In primo luogo occorre raccordare la classificazione acustica e le scelte urbanistiche, intervenire sulla mobilità, in quanto una delle sorgenti principali di rumore ed investire sul risanamento acustico. Basta ricordare che secondo i dati della Commissione Europea per ogni euro investito in risanamento acustico se ne risparmiano 29, riducendo malattie ed effetti negativi sulla qualità della vita, inclusi ritardo nell’apprendimento, inefficienza nel lavoro ecc.
Per quanto riguarda le attività di controllo, si rende necessario potenziare l’azione in primo luogo di ARPAT che negli ultimi 13 anni ha visto ridurre il proprio personale del 20%, perdendo ben 160 operatori. Senza attività di controllo non c’è concorrenza corretta, né attività di consulenza da parte dei professionisti, né ovviamente si può garantire una adeguata qualità della vita per i cittadini.
Sul fronte della professionalità di chi si occupa della materia, occorre migliorare la formazione degli addetti e rafforzare l’insegnamento dell’acustica nelle Università.
Infine, di fronte ad una domanda di riduzione del rumore tanto forte, occorre investire in ricerca ed innovazione al fine di trovare soluzioni idonee che ottimizzino i costi e massimizzino l’efficacia, tenendo presente la sostenibilità ambientale delle soluzioni prodotte.
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Fonte: Arpat

Treia, Passo Treia e Moje di Treia - Incontro Bioregionale Collettivo Ecologista del 22 e 23 giugno 2019 - Intenti e programma di massima


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 Treia vista da una distanza

"Omnia sunt communia",  per attuare questo detto, ovvero per compartecipare al bene di tutti, occorre iniziare da se stessi. Questo l'intento che ci siamo proposti per il prossimo Incontro Collettivo Bioregionale Ecologista che si tiene il 22 e 23 giugno 2019  a  Treia.   

Ancora ci ostiniamo a vedere la  Terra come fonte di risorse inesauribili, composta di sole materie prime, ma  "prime" per cosa? Per la vita o per il consumo ad esaurimento? La nostra Terra è  forse unica in tutto l'Universo, prendiamo l'esempio di una foglia che non è mai  uguale ad un altra dello stesso albero,  o di un cristallo di neve o di un granello di sabbia, ognuno con la sua peculiarità ed individualità. 

La nostra Terra è forse  il solo pianeta per noi abitabile ma la nostra  civiltà lo considera meno di un "valore aggiunto".  Quando i politici e gli economisti prenderanno coscienza di ciò? 

Per analizzare i diversi  aspetti, in chiave bioregionale ed ecologista, di una possibile integrazione tra l'habitat ed i suoi viventi, mostrando esempi di  cambiamento possibile  in tal senso, trascorreremo assieme i due giorni del Solstizio estivo in un contesto naturale intonso, suddividendo la nostra presenza tra un borgo antico bellissimo, Treia, e la casa di Andrea e Chiara a Moje  ed una azienda  biodinamica, Kikenda, che significa "una piccola luce".  Perché in effetti è dal piccolo bisogna partire se si vuole raggiungere il grande.  Lo faremo esprimendo modi personali e diversi d’economia, di produzione del nostro cibo, di cultura alternativa, di solidarietà intergenerazionale  con la trasmissione di conoscenze, etc.  rinominando l'ambiente, la nostra  vita, la nostra società, la Terra casa di tutti. 

La visione bioregionale e  dell'ecologia  profonda, che è reintegrativa dell'insieme, è un’intuizione, una pratica,  per sentirci parte  -e non a parte- della Terra che talvolta  con disprezzo calpestiamo. 

Partendo quindi  "da noi stessi"  durante l'incontro saranno condivise varie proposte ed esperienze  per un riequilibrio consapevole,  sia del grado d’avanzamento  della civiltà attuale che delle soddisfazioni di necessità  basilari: mangiare, bere, respirare e godere la  vita.

Paolo D'Arpini - Rete Bioregionale Italiana


Incontro bioregionale collettivo ecologista del 22 e 23 giugno 2019 e celebrazioni del San Giovanni e del Solstizio Estivo  -  Treia, Passo di Treia  e Contrada Moje di Treia.


Programma:

Sabato 22 giugno - Centro Storico di Treia e Passo di Treia
h. 17 - Appuntamento al Circolo Auser Treia, Via Lanzi 20, ed accoglienza degli ospiti venuti da fuori. Visita  al Centro Storico. 
h. 18 -  Presso Villa Shop di Passo Treia.  Dialogo con Giuseppe Moscatello su "L'anima individuale come descritta negli antichi testi indiani"  - Segue degustazione di prodotti biodinamici a cura di Francesca e Francesco Orazi.

Domenica 23 giugno - Contrada Moje di Treia
h. 9.30  - Partenza dal Circolo Auser Treia per raggiungere la casa di Andrea e Chiara in Contrada Moje.  Escursione al Rio Pisciarello per raccolta erbe aromatiche ed attingimento di acqua sorgiva al fontanile rurale.
h. 11 - Visita guidata all'azienda biodinamica "Kikenda" di Mattia Graziadei.
h. 12 - Primo giro di auto-presentazione dei convenuti. 
h. 13.00 -  Preparazione in comune del pasto. Ognuno porta qualcosa di cotto e di crudo (possibilmente vegetariano) con bevande (possibilmente naturali). Segue vaissaille e riordino.
h. 15 - Allestimento di banchetti per esibizione di prodotti bioregionali (verdure, erbe, legumi, miele, artigianato rurale, materiale culturale, etc.).
ore 16 - Secondo giro di condivisione con presentazione libri in sintonia, declamazioni poetiche, esibizioni musicali, proposte culturali e didattiche, etc. (interventi a rotazione).
h. 18.30 - Davanti ad uno scenario fantastico, con vista su Treia, recita zen con accompagnamento musicale. In collaborazione con Adesso Yoga.
h. 19.30 -   Spostamento nella limitrofa azienda biodinamica Kikenda e rinfresco con prodotti locali (ognuno porta qualcosa). 
h. 21 -  Accensione del fuoco rituale di San Giovanni. Danze attorno al fuoco al suono di strumenti antichi (tamburelli, didjiritou, pifferi, etc.)



La  manifestazione è gratuita ma occorre prenotare per poter partecipare. Chi venisse da lontano può pernottare in tenda o presso le abitazioni degli organizzatori.   Info e prenotazioni:   auser.treia@gmail.com  - bioregionalismo.treia@gmail.com  - Tel. 0733/216293 - 348.7255715 - 339.1178009


L'evento si svolge con il Patrocinio Morale del Comune di Treia 


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Come arrivare a Contrada Moje: 
Da Treia imboccare la Strada Provinciale 128, all'altezza dell'Isola Ecologica prendere per Contrada Santa Maria in Paterno, dopo 300 mt. circa girare a destra in Contrada Moje, lì seguire le indicazioni appese e siete arrivati. 


Recensione del libro "Discola" di Bianca Bonavita presentato durante l'incontro:  https://bioregionalismo-treia.blogspot.com/2019/02/discola-di-bianca-bonavita-per-un-nuovo.html 

Recensione del libro "All you seed is love" di Franco Sacchetti: http://www.lef.firenze.it/it/libro/all-you-seed-is-love

Segnalazione del libro di poesie  "Ghironda" di Andrea Biondi, che verrà presentato durante l'incontro del 23 giugno 2019

Segnalazione del libro "Il segreto della Sibilla Pastora" di Enrico Tassetti, che verrà presentato durante l'incontro del 23 giugno 2019 


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Il segreto della sibilla pastora di Enrico Tassetti


Ghironda di Andrea Biondi


Treia. Sede Auser in Via Lanzi 20


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Villa Shop di Passo Treia


Moje. Casa di Andrea e Chiara


Moje. Ingresso azienda biodinamica Kikenda


Moje. Campagna circostante



Alla scoperta delle erbe bioregionali - Programmi per la primavera molisana 2019: "Una Pianta per amica"



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Care/i Amiche/i, mi auguro di far cosa gradita di inviarvi il programma di incontri della Primavera 2019 a Capracotta e in Molise. Un cordiale saluto (A.D'A.)

MARZO  - Domenica 24 ore 15.30-18.30: Contrada Polese, 41 CB (cell. 333 9842898) La Castellana. Laboratorio Multidisciplinare - Alloro

APRILE -  Martedì 9 ore 19.30: Via Petrarca snc Isernia. (cell. 327 6814653) Radici nella Terra. Conferenza con degustazione - Tarassaco Giovedì 11 ore 18.30: Via IV Novembre, 74 Campobasso (tel. 0874 198856) Bootleg. Conferenza con degustazione - Tarassaco Sabato 13 ore 15.30-18.30: Contrada Polese, 41 CB (cell. 333 9842898) La Castellana. Laboratorio Multidisciplinare - Tarassaco Dal 19 Aprile al 1° Maggio: Ludoteca di Montagna e Camminate Capracotta - Castel del Giudice con i Meli in fiore - Programma da definire

MAGGIO - Martedì 7 ore 19.30: Via Petrarca snc Isernia. Radici nella Terra. Conferenza con degustazione - Ortica Giovedì 9 ore 18.30: Via IV Novembre, 74 Campobasso (tel. 0874 198856) Bootleg. Conferenza con degustazione - Ortica Domenica 12 ore 15.30-18.30: Contrada Polese, 41 CB (cell. 333 9842898) La Castellana. Laboratorio Multidisciplinare - Ortica Sabato 18 e Domenica 19: 18^ edizione Ortic-Aria (Festa Ortica a Capracotta)

GIUGNO - Giovedì 20 ore 18.30: Via IV Novembre, 74 Campobasso (tel. 0874 198856) Bootleg. Conferenza con degustazione - Iperico Domenica 23 ore 16.30-19.30: Contrada Polese, 41 CB (cell. 333 9842898) La Castellana. Laboratorio Multidisciplinare - Iperico – Nocino

Info sui dettagli, eventuali cambiamenti e altro: Antonio D'Andrea 333.1006671  - 
barchettaebbra@gmail.com


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giovedì 21 marzo 2019

Tornare all’origine. Nella salute e nella bellezza.



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L'impero della conoscenza
Attraverso l’ascolto possiamo conoscere il mondo che il sapere cognitivo nega. Non lo fa apposta. Secondo gli scienziati la corteccia cerebrale è la sede dei nostri elaborati, dei pensieri e della strutturazione delle idee. Sempre loro, dicono che la corteccia cerebrale non è in grado di prendere in considerazione più oggetti contemporaneamente. Non le resta perciò che fare le cose una alla volta nel rispetto della legge universale chiodo scaccia chiodo.

L’ascolto è invece una conoscenza attraverso il corpo tutto. Il suo stato – puro o impuro, sano o malato, pulito o intossicato da forme-pensiero, cibo, ambiente e ambiti – la agevola o la ostacola.

La conoscenza attraverso l’ascolto o il corpo – a questo punto sinonimi – tende a traguardare il mondo attraverso le nebbie delle convinzioni personali, le convenzioni culturali, i dogmi storici, le fedi ideologiche. Si costituiscono a densi banchi in modo direttamente proporzionale al nostro gradiente di identificazione con il nostro io storico. Viceversa, nebbie e foschie tendono a diradarsi tanto più ci emancipiamo da quell’io che credevamo di essere.

Conoscenza sottile
I due estremi dello spettro umano sono rappresentabili dal lei non sa chi sono io, ovvero dall’irrinunciabilità del proprio orgoglio, e dalle scelte del mistico, per esempio San Francesco, che senza pena rinuncia agli attaccamenti al prestigio e ai beni. Ovvero alle nebbie in quanto riconosciute come obnubilanti il percorso della via del guerriero come direbbe la tradizione tolteca. Il frate non a caso dialoga con gli altri esseri senzienti fuori dall’ambito della conoscenza scientifica e del linguaggio logico. È la condizione dello stato di grazia. Sebbene sia una formula ultimamente impiegata solo in ambito sportivo e artistico, la sua origine e il suo contenuto sono da riferire alle dimensioni sottili dell’uomo.

Conoscere attraverso l’ascolto è una prospettiva che, sebbene torturata a morte dalla concezione materialistica del mondo e perciò dalla conoscenza logico-cognitivo-analitica – quella per esempio che separa il mondo in parti (vedi mente e corpo; materia e spirito) – rimane viva e insopprimibile, per quanto soggetta al gradiente di talento individuale e allenabile secondo motivazione. La madre infatti non ha bisogno di parlare col bambino per conoscere la sua intima condizione. È solo un facile esempio di come tutti noi in tante occasioni conosciamo attraverso il corpo.

Maghi di noi stessi
Prendere coscienza di quelle occasioni, e parimenti di quelle che castriamo in nome di qualche sempre latente e inappellabile buon senso, è un passo utile per evolvere verso un noi stessi che non corrisponde più soltanto l’io storico. Ma contemporaneamente è anche un passo in svariate altre direzioni evolutive, verso la consapevolezza dell’esistenza di dinamiche e forze universali, ben superiori a quelle storiche, sebbene da queste ultime espresse.

Chi si avvia a seguire certe piste occultate agli uomini dall’incantesimo della forma e dell’apparenza, giunge a riconoscere il senso e il linguaggio esoterico e simbolico delle conoscenze sapienziali tradizionali. Arriva a ri-creare quanto queste affermano da millenni. Una di queste verità, riguarda il ciclo delle rinascite, il senso del dolore, il significato dell’accettazione e dell’amore. Quattro aspetti tra loro simbiotici.

Ma in realtà tutto è coniugato. Tutte le forme dei nostri oggetti d’attenzione sono soltanto nostre creazioni, realizzate nel necessario rispetto della nostra biografia. Un bue resterà bue finché non immaginerà di poter addentare una pecora. La sua biografia, come la nostra, crea e ricrea in modo ridondante la propria esistenza.
Nel tutto coniugato, chi si addentra verso se stesso, avrà a disposizione una realtà nuova. Avrà a disposizione la possibilità di riconoscere che siamo noi a crearla.

Comprimere l’infinito o spicchio di realtà
Rimanendo nel campo del dialogo logico e perciò costringendo il discorso cosmico – per sua natura non duale ma circolare, non assoggettabile a misure e titoli – alle regole del linguaggio verbale, si può limitare il discorso a un ambito circoscritto, per esempio prendendo in attenzione il dolore.

Esso rappresenta la condizione umana raccontata anche dalla leggenda del peccato originale. Da una condizione di perfezione, il morso della mela ci ha fatto precipitare in quella di imperfezione. Il dolore e la malattia ben rappresentano quindi un elemento insopprimibile della condizione umana.

La conoscenza analitica a questo proposito si è adoperata per sopprimerlo. Un gesto legittimo a causa della sua concezione dell’uomo, come già detto, esaurita nella sola dimensione storica.

Attraverso altre modalità di conoscenza, il dolore non è prioritariamente da sopprimere. Piuttosto è una informazione. Non solo di dove lo sentiamo, ma di dove possiamo cercare aspetti di noi stessi che non conosciamo e che l’hanno creato. Esso indica la via. Che resta segreta finché non ci si mette in discussione l’intera struttura entro la quale – senza neppure vederla – ci muoviamo.

Alambicchi di noi stessi
È solo per la scienza meccanicista che una malattia può colpire chiunque. Mentre è proprio della scienza alchemica riconoscere che ogni nostra condizione è dovuta a noi stessi. La prima pone rimedio attraverso azioni sopprimenti il sintomo ed esogene. La seconda non ha prioritaria ragione di sopprimere il dolore. e le sue indicazioni sono di carattere endogeno, affinché ognuno possa trasformare il suo sé, da galenico ad aureo.

Riconoscendo il dolore/malattia come forme, espressioni di personali zone oscure a noi stessi, avviamo un processo di rallentamento o riduzione della malattia stessa, a seconda dello stadio e della determinazione del nostro intervento.

Malattia e dolore tendono quindi ad essere eluse in funzione della nostra purezza o santità. È una osservazione che ognuno può compiere nel corso della sua personale ricerca.

È qui opportuno ricordare che le nostre esplorazioni speleo-umane non giovano solo a noi stessi. Tanto più queste sono ripulite dalla vanità, tanto più coinvolgono le persone dei nostri ambiti di vita privata e sociale e si riflettono nella dimensione cosmica. Che, a differenza di quanto ci dice l’astronomia, non è uno spazio parzialmente occupato da materia e disponibile a misurazioni, ma piuttosto un ambito a sua volta, una mente intesa come campo di forze. Sentirle e seguirle permette di avvicinarsi all’armonia con se stessi e il mondo. Tornare all’origine. Nella salute e nella bellezza. Per una percentuale crescente e sotto controllo. 


Lorenzo Merloforce@victoryproject.net

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