giovedì 12 aprile 2018

Bioregionalismo e biologia - Dalle molecole all'uomo e dall'uomo a...

Alcuni potentati economici, ben indirizzati e determinati, hanno -dagli ultimi sessanta anni in poi- obbligato il sistema agricolo a dipendere dai fertilizzanti chimici e dai veleni erbicidi ed antiparassitari.
Ecologia profonda, bioregionalismo e biologia facile facile...
Pian piano tutti i terreni e  tutte le falde acquifere saranno inquinate. L’acqua diventerà un bene preziosissimo e l’agricoltura, che sino a pochi anni fa era fonte di nutrimento per l’uomo, diventerà la causa della sua rovina. Inoltre la detenzione di sementi brevettate e la trasformazione dell’ambiente porterà a carestie indicibili ed allo sterminio di intere popolazioni.
A chi interessa tutto ciò? Non è solo un meccanismo di sfruttamento economico, dietro c’è una sorta di piano strategico per il dominio del mondo. Ma vediamo come è cominciato questo strazio. Tutto ha inizio con la vittoria del sistema americano che ha esportato in tutto il mondo il criterio alimentare basato sulla separazione del modello agricolo tradizionale. La scissione è basata sull’aumento del consumo di carne.
Allontanati gli animali dalla campagna e rinchiusili negli allevamenti intensivi, avendo cioè creato una frattura fra il mondo contadino tradizionale che viveva in simbiosi con la presenza di animali nei campi, ed avendo trasformato sia la produzione agricola che l’allevamento in scomparto produttivo industriale, si è creata la prima separazione in quel delicato organismo vitale che aveva sino alla metà del secolo scorso consentito il mantenimento di un delicato equilibrio: uomo, natura, animali.
Scisse le due metà di un’unica cellula, ovvero quella della compresenza e simbiosi fra vita animale e vegetale. Si è potuto procedere al successivo passo alienante: l’incremento nell’allevamento di animali da carne con sistemi industriali e il contemporaneo sviluppo agricolo essenzialmente basato sul sistema delle monoculture. Per nutrire gli animali non più compartecipi del sistema naturale si è passati alla creazione di apposite coltivazioni preposte al loro ingrasso, con alimenti che gli animali non avrebbero mai trovato in natura, essendo precedentemente abituati e predisposti al consumo di erbe sul campo.
Non solo gli animali si nutrivano di erbe spontanee ma contribuivano alla concimazione diretta dei fondi ed al riposo di terreni che subivano così un ciclo di diverse utilizzazioni e riposo. Il problema delle cosiddette erbe infestanti non esisteva, tutto rientrava in un normale procedere della vita naturale.
Ma allontanati gli animali dai campi e dovendo approfittare al massimo della capacità produttiva degli stessi terreni ecco che giocoforza è stato necessario ricorrere all’utilizzo di concimi artificiali e di diserbanti. Inoltre questo processo si è ingigantito mano a mano che le necessità di carne aumentavano, dovendo inoltre soddisfare le esigenze di una numero crescente di persone che entravano nel meccanismo consumistico.
E l’accesso a quantità di cibo mai prima ottenuto con i sistemi tradizionali ha contemporaneamente fatto incrementare la presenza umana sul pianeta. Più gli umani aumentano, più carne si consuma, più servono terreni agricoli, più si tagliano le foreste, più si utilizzano concimi chimici e veleni.
La piaga umana sta impestando il pianeta sino alle midolla. E come se non bastasse la produzione del cibo sta passando sempre più in mani private, sta diventando un affare economico controllato accuratamente da multinazionali, le stesse che compartecipano alla finanza mondiale, e queste multinazionali hanno in mano la produzione e possono quindi creare crisi alimentari pilotate per mantenere un controllo reale sulla popolazione del globo. Le carestie sono ormai un’arma in mano ai potentati economici. Tra l’altro l’inquinamento fa si che l’acqua potabile sia diventata una rarità ed una fonte di ulteriore speculazione. Su un pianeta composto da tre quarti di acqua ecco che ora si dice che  "l’acqua manca"….
In verità l'acqua non manca   ma è stata avvelenata dal sistema agricolo chimico, dall’allevamento industriale e dal sistema fognario umano e vediamo finalmente che noi stessi ci stiamo scavando la fossa, che noi stessi stiamo strozzandoci con le nostre mani.
E chi chi spinge a farlo?  Il sistema consumista e le famose multinazionali che controllano il ciclo alimentare e tutto ciò che si muove sulla faccia della terra.
Paolo D'Arpini

Rete Bioregionale Italiana: http://bioregionalismo-treia.blogspot.it

Di questi temi se ne parlerà durante la Festa dei Precursori che si tiene a Treia dal 27 al 29 aprile 2018 - Info:bioregionalismo.treia@gmail.com

mercoledì 11 aprile 2018

Bioregionalismo, ecologia profonda ed i quattro stadi della vita


Bioregionalismo ed economia sostenibile

Strettamente parlando, da un punto di vista delle finalità, la spiritualità laica e l’ecologia profonda affondano il loro esistere nella coscienza. L’uomo si è interrogato sulle forze della natura e sulla vita e questo interrogarsi ha prodotto la spiritualità, l’ecologia profonda è un approfondimento in senso materiale di questa ricerca. Entrambi gli approcci partono dall’esistente, dal modo di percepire noi stessi e la realtà che ci circonda, il primo è un approccio in senso metafisico mentre il secondo prende in esame il fisico ma non v’è differenza fra i due aspetti se non nel modo descrittivo.

Nell’ecologia profonda come nella spiritualità naturale si sottintende un ’quid’ che impregna le trame della vita. Tale ’quid’ è stato descritto come sorgente di tutte le cose, indipendentemente dal chiamarlo ’spirito’ o ’forza vitale’. Dall’interrogarsi iniziale siamo giunti a tutte le filosofie gnostiche, alle religioni d’oriente come pure alle grandi religioni monoteiste in cui, sia pur con angolazioni differenti, si inneggia al grande mistero della vita, questa è anche l’esigenza dell’ecologia che sempre tiene in conto il delicato equilibrio dell’insieme delle manifestazioni vitali. Spesso mi son trovato a descrivere l’esigenza di estrinsecazione spirituale dell’uomo come la nascita della prima virtualizzazione. Attraverso il pensiero e la speculazione intellettuale è infatti sorta la virtualità, l’immaginare, il presupporre vero sulla base di un pensiero (di un credere) e questa proiezione, una ’vis’ umana specifica, è forse presente anche nel resto dei viventi, chissà? 


Ad esempio nelle teorie del karma si descrive la vita individuale degli esseri come un percorso evolutivo che parte da una scintilla dell’intelligenza che poi si differenzia in miriadi di forme, a volte contrapposte, che son però strettamente collegate l’una a l’altra ed in continua ascesa verso la stessa finalità. Una unità questa che non è mai venuta meno anche durante il cosiddetto "percorso karmico" ma per via dell’illusione, ovvero la virtualità del pensiero, appare disgiunta ed imperfetta (e quindi perfettibile?). L’ecologia profonda, dal punto di vista materiale, è un aiuto a capire che non c’è nel contesto generale della vita un dietro od un avanti che non sia strettamente consequenziale, che non compartecipi della stess a sostanza di base e che perciò è impossibile scindere, pena l’estinzione stessa della vita.

Ed ora una domanda: come faremmo a vivere su questa Terra se tutti decidessimo di ritirarci in eremitaggio, di ritornare alla terra come si dice in gergo, senza immediatamente sconvolgere, distruggere definitivamente, il già precario equilibrio di questo pianeta? La Terra ospita ormai diversi miliardi di persone, perlopiù riunite in aree urbane, è pur vero che parecchie specie animali sono in netta diminuzione ma per contro molte di quelle addomesticate dall’uomo (essenzialmente per scopi voluttuari o di carenza affettiva) superano in numero gli umani stessi e come gli umani che vivono nelle città anch’essi son concentrati in grandi allevamenti. Se ognuno di noi dovesse andare a vivere in campagna, immaginando una società egualitaria, avremmo forse a disposizione non più di duecento metri di terreno a testa senza contare le zone desertiche, i ghiacciai, le alte montagne, se in più volessimo portare con noi anche i nostri "pets" dovremmo dividere quel piccolo spazio con cani e gatti, se poi volessimo mangiar carne dovremmo dividere ulteriormente la nostra casa con pecore, mucche, conigli, maiali, etc. 


Si fa presto ad immaginare la calca che si verrebbe a creare nei nostri duecento metri quadrati di terra, non solo ma come potremmo produrre in quel piccolo orticello abbastanza cibo per tutti i membri della nostra personale comunità rurale? Va da sé che questa tipo di scelta è impensabile per la massa come pure, per altre ragioni persino più serie, è impensabile che la vita possa continuare a lungo sul pianeta se continuiamo a sfruttare le risorse per soddisfare le esigenze di consumo parossistico dei grandi agglomerati urbani.

I lemming, quel popolo di roditori che in caso di sovraffollamento periodicamente emigrano in massa, avrebbero già intrapreso il loro viaggio finale (che come tutti sappiamo finisce nelle gelide acque del mare del nord) per riequilibrare la natura. In parte un tale comportamento autodistruttivo sta avvenendo anche nella nostra società, con l’aumento delle guerre, dei suicidi, delle perversioni, della stupidità. Ma non è ancora sufficiente a trovare quell’equilibrio naturale di sopravvivenza e questo perché l’uomo ha l’arroganza di ritenersi un essere "superiore" alle altre specie e perciò ogni soluzione deve comprendere la continuazione del gioco attualmente in programma e cioè la fissità della nostra specie come dominante.

Ma a questo punto re-inserisco il concetto di "spiritualità naturale o laica". A dire il vero questa spiritualità non può assomigliare punto alla precedente spiritualità religiosa ma deve necessariamente tener conto del contesto vitale in se stesso, ovvero dell’ecologia. Una spiritualità ecologica in cui non si perseguano scopi immaginari (paradisi, inferni, etc.) ma in cui ci si occupi esclusivamente del presente stato dell’esistenza. Una presa di coscienza ’individuale’ di come è possibile il riequilibrio al contesto della vita senza ritenere che la nostra sia una funzione di controllo, di dominio (o di sudditanza ad una ipotetica divinità altra). 


Ognuno di noi dovrebbe già da ora affrontare il suo personale corso di sopravvivenza sapendo che tutto quello che noi rubiamo oggi dovrà sicuramente essere pagato domani, questo nel caso del sovrappiù, mentre se il nostro respirare, mangiare, vivere rientra nell’insieme del vivere, respirare, mangiare di ogni altro essere vivente potremmo finalmente goderci la vita, senza aver colpe da espiare, senza dover abbandonare il nostro modo di vita urbanizzato e fortemente sociale che -evidentemente- salvo il famoso riequilibrio di cui abbiamo detto, ha contribuito alla fioritura di questa bellissima nostra specie.

In questa fase della storia millenaria dell’uomo abbiamo privilegiato il secondario, il superfluo, a scapito del primario, ovvero il cibo, l’acqua, l’aria. E’ importante per noi esseri umani integrati analizzare le ragioni di questo sviamento. Uno sviamento che senz’altro è stato necessario per scoprire il valore di tesi astratte come l’arte, la scrittura, l’estetica, l’etica, ma che non può continuare ad occupare tutto lo spazio possibile del nostro esistere. Ad esempio dobbiamo essere consapevoli dello sforzo e del significato profondo insito nella ricerca e produzione del nostro cibo quotidiano.

Descrivo ora l’excursus storico sulla nostra evoluzione. La storia dell’uomo è molto semplice e rispecchia i quattro mutamenti fondamentali della vita. L’uomo nella sua corsa evolutiva compie quattro salti stagionali. All’inizio egli succhia il latte, alla base del latte c’è la verdura e la carne e ciò diviene il suo cibo, poi ancora oltre c’è la terra ed ecco l’uomo che la divora ma oltre la terra c’è lo spirito e l’uomo nutrendosi di "spirito" completa un altro ciclo di spirale nella scala dell’evoluzione. 


Questa simbologia può essere tradotta così: il latte rappresenta il momento in cui l’umanità si pone reverente verso la nutrice, la natura, che lo accudisce e lo sostiene nel suo grembo (potremmo dire che corrisponde al momento del "paradiso terrestre"); subentra poi la capacità di auto-sostenersi e di ricorrere a tecnologie appropriate per ricavare da se stessi il nutrimento (corrisponde al momento della fondazione patriarcale); ecco quindi il momento del massimo sviluppo tecnologico e sociale in cui l’uomo tende a divorare, a consumare, persino la terra che lo sostiene (il momento della decadenza consumistica e dell’idolatria scientifico religiosa); infine viene il momento della coscienza indifferenziata, l’uomo vien toccato dallo "spirito" si compenetra in esso e ritrova la sua unità primigenia (corrisponde al quid originario, alla consapevolezza di Sé), il ciclo si ripete passo dopo passo. 


E’ evidente che questo momento storico è segnato da un grande sbalzo fra il massimo del materialismo ideologico o religioso a quello di un ritorno alla consapevolezza non duale.

Come possiamo affrontare condizioni o contingenze apparentemente diametralmente opposte? Innanzi tutto c’è da considerare una cosa: la spinta evolutiva nell’uomo non è indotta da ideologie di massa, il pensiero di massa serve solo al mantenimento della compattezza psicofisica della specie, l’indice del cambiamento è sempre e solo rappresentato da forme pensiero, pseudopodi, che si irradiano verso possibili sbocchi evolutivi, questi pseudopodi non rappresentano che una piccolissima percentuale della massa, si tratta di minoranze….. 


Le due minoranze attualmente in antitesi, nel "programma" di sviluppo dell’intelligenza umana, son rappresentate da una parte dall’accentramento individuale del potere (lobby ideologiche ed economiche auto-foraggianti) e dall’altra da una rete smagliata di piccole persone che emanano forme pensiero collegate al tutto (una sorta di sincretismo universale).

Questi cicli o percorsi storici si manifestano allo stesso tempo sia nell’arco di una sola vita individuale che in stagioni o onde storiche, ere cosmiche. Mi sembra che questo momento di transizione, fra una condizione e l’altra dell’umano, sia dedicato all’aspetto distruttivo di ogni sovrastruttura di pensiero, un azzeramento dei canoni precostituiti. Infatti oggi come non mai la pulsione verso l’uscita dagli schemi fissati provoca uno stato sismico mentale (scossoni psichici) al corpo-massa dell’umanità. Basterebbe sapere che, come avviene nel processo realizzativo del sé, ogni singola cellula del corpo sociale umano deve essere toccata e deve essere in grado di percepire individualmente la reale possibilità evolutiva in corso. E mentre la tendenza egocentrica agisce sulla massa con meccanismi di aggregazione forzata (vedi la massificazione informativa) al contrario "l’aumento" della coscienza avviene sui piani emotivi individuali. 


Dobbiamo essere consapevoli di ciò quando, come precursori, proponiamo un indirizzo bioregionale che non potrà certamente usare i mezzi della controparte ma deve comunque comprenderli organicamente e da lì evolversi. Solo così può sciogliersi il senso di differenza e la coscienza può ri-trovare il suo spazio. L’interno dell’uomo è ancora tutto un mondo da esplorare ma anche l’esterno è altrettanto infinito ed inconoscibile. Per questo si ripropone sempre la via di mezzo, la moderazione, come unica strada possibile per la continuità della specie. La consapevolezza non-duale integra non divide. E’ per questo che nell’ecologia del profondo e nella spiritualità laica si narra del ritorno alla Terra, ascoltandone il suo messaggio, pervenendo così a quell’integrazione con essa. Godendo della silenziosa gioia di vita, qui e d ora. Una gioia che non ha costrutto, nessuna causa, nessun meccanismo da soddisfare, nessun possesso, solo è…. Si chiama esistenza.

Ma attenzione… tale visione non ipotizza il ritorno al primitivismo bensì individua nelle attuali condizioni della società avanzata l’occasione di un riequilibrio. La continuità della nostra società, in quanto specie umana, richiede una chiave evolutiva, una comprensione globale, per mezzo della quale aprire la nostra mente alla consapevolezza di condividere con l’intero pianeta (forse sarebbe meglio dire con l’universo) l’esperienza vita. Questa è la scienza dell’inscindibilità della vita. 


Ne consegue che anche l’economia umana può e deve tener conto di questa visione per avviare un progresso tecnologico che non si contrapponga ma che sia in sintonia con i processi vitali. La scienza e la tecnologia in ogni campo di applicazione dovranno rispondere alla domanda: "E’ ciò ecologicamente e spiritualmente compatibile?" I macchinari, le fonti energetiche, lo smaltimento dei sottoprodotti, come pure la socialità e la cultura, dovranno essere realizzati in termini di sostenibilità. Se questo stimolo si manifesta nella mente umana allora sarà necessario un rapido processo di riconversione e riqualificazione industriale ed agricola che già di per se stesso sarà in grado di sostenere l’economia. Infatti la sola "riconversione ecologica" favorirà il superamento dell’attuale stato di "enpasse" impartendo grande spinta allo sviluppo economico e sociale. 


Una grande rivoluzione comprendente il nostro far pace con il pianeta e con gli esseri viventi che lo abitano.


Paolo D'Arpini


martedì 10 aprile 2018

Marche, Abruzzo ed Umbria inquiete - Mentre il sisma imperversa il gasdotto SNAM avanza nelle aree terremotate


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Treia. La mattina del 10 aprile 2018  sono stato svegliato da una scossa di terremoto di magnitudo 4.7,  la casa ballava  "allegramente"  come sta succedendo da ormai due anni, a scadenze quasi regolari. Ho subito ripensato all'incontro svoltosi a Passo Treia, l'8 aprile scorso, dal titolo "Amara, dolce terra mia: sindaci a confronto sul dopo sisma" a cui hanno partecipato alcuni sindaci del "cratere" maceratese assieme all'on. Tullio Patassini di Treia (da poco eletto per la Lega). I sindaci ed il Patassini hanno parlato di un  "dopo sisma" che in realtà è di  là da venire...  anzi, la terra trema ancora, a Muccia ed a Pieve Torina ci sono stati nuovi crolli.  

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Questa persistenza sismica mi fa molto temere per i rischi al nostro territorio  dell'avanzata del  gasdotto Snam Rete Adriatica Brindisi-Minerbio, del diametro di ben 120 cm,  un’infrastruttura di quasi 700 km di lunghezza (collegata  a sua volta al TAP dell'Azerbaigian), che sta attraversando   tutte le aree a più elevato rischio terremoti dell’Italia centrale, compresi ben tre crateri sismici tra Umbria, Marche ed Abruzzo, nonché le zone di alto pregio naturalistico dell’Appennino (considerando -inoltre- che a  lato, come non bastasse,  insiste il fracking delle trivelle nell'Adriatico). 

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Queste opere servono esclusivamente al progetto di trasformare il nostro paese in un HUB DEL GAS, per l'import/export di metano, riservato al profitto del proponente. Sono scelte imposte dall’alto, non giustificate da finalità di pubblica utilità, perché il gas che attraverserà il metanodotto non serve al fabbisogno del Paese ma alle operazioni commerciali private della Snam sul mercato internazionale degli idrocarburi.

Con una vera e propria beffa, si scaricano i costi di un’infrastruttura inutile e dannosa sulle bollette di tutti gli italiani e tutti i rischi sulle comunità locali, che dovranno pagarne i pesanti effetti sul turismo, sull’agricoltura, su un’economia locale già messa gravemente in ginocchio.

La decisione di trasformare l'Italia in un HUB DEL GAS è stata presa senza alcun dibattito pubblico  e senza Valutazione Ambientale Strategica, in un paese che è tra i più vulnerabili in Europa per il rischio sismico e quello idrogeologico.


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Intanto la popolazione si sta attivando: a Sulmona, in Abruzzo, per il 21 aprile 2018 è prevista una manifestazione di protesta contro il  pericoloso gasdotto (per adesioni: Sulmona21aprile@gmail.com). Speriamo che anche nelle Marche qualcosa in tal senso si muova (ditelo all'on. Patassini)...

Paolo D'Arpini


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Rete Bioregionale Italiana
Via Mazzini, 27 - Treia (Mc) 
Tel. 0733/216293 - bioregionalismo.treia@gmail.com


Articolo in sintonia:
http://www.larucola.org/2018/04/07/la-transadriatic-pipeline-si-avvicina-mobilitazione-in-abruzzo/

lunedì 9 aprile 2018

Ecologia sociale, libertà ed anarchia - "Lo stato è semplicemente la fazione militare che domina un dato territorio"


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Allora, partiamo dall’inizio: lo stato è semplicemente   la fazione militare che domina un dato territorio. Tale definizione è sufficiente perché se sei il potere dominante puoi far rispettare le tue leggi applicando con la forza delle sanzioni, ed è necessaria perché se per assurdo ipotizziamo un altro potere militare più  forte, esso potrebbe far valere le proprie leggi a scapito di quelle dello stato.

Stabilito che lo stato sia la fazione militarmente dominante su un dato territorio, è chiaro cosa sia la legge: la legge non e’ altro che il modo con cui la fazione dominante intende mantenere il dominio, renderlo stabile e preferibilmente proficuo.
Detto questo, se esaminiamo il singolo individuo, viene da chiedersi quali siano i limiti e i poteri dello stato rispetto a quel singolo individuo. La forza dello stato e’ ovviamente il fatto di poter fare del male alla persona, sino ad ucciderla. Sfortunatamente, questo e’ contemporaneamente il LIMITE del potere statale, dal momento che una persona disposta a morire per qualche ragione che considera superiore alla propria vita tendera’ ad infischiarsene della volonta’ dello stato, e tendera’ a combatterlo.
Sicuramente se la persona e’ un singolo, lo stato probabilmente non avra’ problemi a sopprimerlo. Se invece il numero di persone cresce, lo stato si trovera’ ad affrontare un numero di conflitti che potrebbe rivelarsi eccessivo. Cosi’, la forza dello stato coincide col suo limite: il cittadino che consideri alcuni “diritti” un motivo valido per morire o essere ucciso , ignorera’ la minaccia di morte. Il cittadino che abbia un onore e lo consideri piu’ importante della vita, non si lasciera’ intimorire, piegare, vessare.

E’ assolutamente chiaro che lo stato considera chi ha un onore ed ha coraggio come totopotenti. Sebbene non abbiano gli stessi mezzi, questi cittadini sono AL DI SOPRA DELLA LEGGE, dal momento che lo stato ha esaurito le minacce. Eliminandoli fisicamente potra’ forse attenuare il pericolo fisico, ma sia chiaro che l’eliminazione di questi individui e’ ipso facto una sconfitta per l’ordine voluto, dal momento che questi cittadini sono irriducibili all’ordine.
Allora, adesso andiamo al punto: la democrazia puo’ esistere SE e SOLO SE esiste una certa quantita’ di persone disposte a morire pur di non subire oltraggi alla propria dignita’. Se queste persone esistono in numero abbastanza alto, il paese diviene democratico e mantiene la democrazia. Lo fa perche’ lo stato sa che, diventando vessatorio, si troverebbe sempre piu’ persone  con cui scontrarsi, e sa bene che oltre ad un certo limite, lo scontro sarebbe troppo dispendioso.
La democrazia e’ la riduzione dello stato ad un ente che e’ costretto al compromesso coi cittadini. E ripeto: e’ costretto. Lo stato accetta la democrazia SOLO e SOLTANTO quando e’ “obtorto collo”. E la accetta, obtorto collo, solo di fronte alla prospettiva di un numero di scontri troppo alto. La democrazia, cioe’, e’ la misura del coraggio dei cittadini. La dittatura e’ semplicemente uno stato che si accorga di avere cittadini mediamente codardi.

Se prendiamo per esempio il regime che vige in Italia, possiamo per esempio chiederci come mai ci siano milioni di persone allo stremo, imprenditori che si suicidano, ma nessuno che attacchi lo stato. Eppure, soltanto negli anni 70 , lo stato veniva attaccato per molto meno. Ma attenzione: in quel periodo l’Italia fece i piu’ grandi passi avanti verso diritti e democrazia: divorzio, aborto, abolizione del reato di onore, messa fuorilegge del matrimonio riparatore dello stupro, sono tutte cose che vennero insieme alla violenza di piazza e all’eversione.
E non fu un caso: si trattava di un periodo nel quale era chiaro allo stato che se non avesse fatto alcuni passi indietro, sarebbe stato costretto ad una serie infinita di scontri , che anche venendo vinti, erano comunque troppo dispendiosi. Ma specialmente, lo stato dovette rendersi conto che esisteva piu’ coraggio tra le fila degli oppositori che tra le fila dei suoi sbirri, i quali dopo aver contato i morti iniziavano ad essere un pelino piu’ amichevoli con la popolazione.
Non esiste un male della democrazia che non sia da attribuirsi dalla codardia dei cittadini.
E lo stato lo sa: non per nulla onore e coraggio sono valori che vengono passati alle forze armate – che non devono temere la forza militare di un altro stato – ma non ai cittadini, per i quali vengono esaltate sempre e comunque la codardia e la sopportazione.

Lo stato sa benissimo che quando qualcuno pone un limite all’umiliazione sopportabile, e decide che NEMMENO A COSTO DELLA VITA quell’umiliazione sia sopportabile, il suo potere ha incontrato il limite: potra’ forse uccidere quella persona, ma non ridurla all’ordine.
Questa e’ la ragione per la quale sentite questa strana sensazione, questa sensazione inebriante, quando scrivo di onore e coraggio: e’ la sensazione della liberta’. Quando avete posto un limite oltre il quale la morte e’ accettabile, avete posto un limite al potere dello stato, che piu’ che uccidervi non potra’ fare. Quando avete posto quel limite e siete DAVVERO decisi a dare la vita nel caso sia violato, SIETE LIBERI.

La strana, inebriante sensazione che provate  leggendo queste parole di onore e coraggio non e’ altro che la sensazione di LIBERTA’. Perche’ soltanto quando avete posto un limite a quello che gli altri possono farvi, e solo quando per voi esso e’ piu’ importante della VITA, allora siete LIBERI. 

Nessuno che non sia disposto anche a  morire per la propria liberta’ e’ davvero libero. E senza un numero adeguato di persone libere, nessuno stato sara’ mai una democrazia compiuta. Non c’entra niente il ceto medio, non c’entrano le persone che hanno cultura o scuola: la democrazia non e’ altro che il bilanciamento del potere dello stato da parte del bellicoso coraggio dei cittadini.
Fosse per me, inserirei il diritto ad essere ribelli tra i diritti umani, ed esso riassumerebbe OGNI altro diritto umano, dal momento che privati di questo diritto, NON SIETE ALTRO CHE SCHIAVI.

Che cosa manca, dunque, per la liberta’? Occorre che qualcuno decida che esiste un limite, oltre il quale morire per la propria dignita’ e per il proprio onore e’ BELLO.

Ma nemmeno lo stato puo’ affrontare il numero enorme di scontri che lo aspetta se ha una popolazione CORAGGIOSA che e’ disposta a morire con ONORE piuttosto che farsi vessare.  E’ cosi’ che nasce la liberta’, non sono i patetici girotondi di carampane sempre indignate e vecchi sessantottini calvi col codino a portare liberta’. Non e’ la bandiera della pace che vi dara’ la liberta’. Non e’ la manifestazione pacifica che porta lo stato a non calpestare i cittadini.

La democrazia, i diritti e la liberta’ sono solo nomi alternativi che diamo alla presenza di cittadini coraggiosi e bellicosi alla bisogna, disposti a morire con onore piuttosto che vivere da codardi. Solo quegli uomini sono LIBERI, e solo con molti uomini liberi lo stato inizia a diventare democratico.

Del resto, e’ del tutto ovvio che se lo stato non e’ altro che la fazione militare dominante, e da esso trae autorita’ il corpo di leggi che esso emana, il limite del suo potere e’ il limite delle sue sanzioni, ed il limite delle sue sanzioni e’ la presenza di una cittadinanza ribelle e coraggiosa. Esiste UN SOLO “diritto umano” ed e’ il diritto di ribellarsi fino, se necessario, alla morte. Da questo diritto discendono tutti gli altri, perche’ solo laddove molti si battono, molti sono liberi. Priva di questa introduzione, la “dichiarazione dei diritti dell’uomo” e’ solo una varieta’ scadente di carta igienica.

Nella costituzione tedesca, articolo 20, comma IV, c’e’ un interessante articolo: (IV)Gegen jeden, der es unternimmt, diese Ordnung zu beseitigen, haben alle Deutschen das Recht zum Widerstand, wenn andere Abhilfe nicht möglich ist. - (IV) Tutti i tedeschi hanno diritto alla resistenza contro chiunque intenda rimuovere l’ordinamento vigente, se non sia possibile alcun altro rimedio.

Significa che qualora non abbiate alcuno strumento per garantire i diritti enunciati dalla costituzione, ed essi stiano venendo aboliti, la lotta e’ consentita dalla costituzione.
Ovviamente, direte voi che essendo sempre possibile formare partiti, “non sia possibile altro rimedio” sia una limitazione forte. Ma voi avete in mente la lotta “politica”, e non quella per l’onore. 

Con questo voglio dire che se il vostro paese sta decadendo e ormai non e’ piu’ annoverabile tra le democrazie occidentali – se non in apparenza – il punto non e’ nella fine del ceto medio o nel tradimento della sinistra o dei sindacalisti. La fine della democrazia non e’ altro che la dominazione della codardia. Non esiste alcuna dittatura che sia possibile quando i cittadini sono coraggiosi. Non esiste alcuna tirannia che sia possibile se un numero sufficiente di cittadini gridano “viva la libertà”.

E la cosa che sentite quando leggete queste parole e’ una sensazione inebriante, nuova, mai provata? Non e’ esaltazione. Non e’ voglia di menare le mani (anche se ce ne sarebbe bisogno). No, questa cosa che provate, questo respiro di aria fresca, ha un nome diverso. Si chiama “libertà”. 

Uriel

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domenica 8 aprile 2018

Maternità e natura - Corso di formazione per mamme e bambini in Ungheria con Erasmus+


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Corso di formazione internazionale per mamme di bambini da zero a tre anni. Dal 26 Giugno al  1 Luglio 2018, Terény, Ungheria

L’obiettivo del corso è supportare le donne nel rivoluzionario momento di trasformazione personale che è la maternità, entrando in connessione con la natura dentro e fuori di sé e riallineando il proprio percorso di vita.

La maternità, specialmente nei primi anni, è un momento eccezionale: viviamo e superiamo sfide continue, sperimentiamo cambiamenti inaspettati. Ci trasformiamo profondamente. Sviluppiamo e consolidiamo nuove competenze, le famose “soft-skills”: capacità di risolvere problemi, empatia, organizzazione e gestione, capacità di definire le priorità, solo per citarne qualcuna. Insomma, diventare madri è una formidabile esperienza di formazione informale (che avviene cioè fuori dalle scuole).

Durante questo corso impareremo e ci supporteremo a vicenda nel guardare al viaggio della maternità con nuovi occhi. Scopriremo i doni guadagnati durante il viaggio e impareremo ad accettarli e usarli con consapevolezza.

Il corso dura cinque giorni, si svolge a Terény, in Ungheria, presso un agriturismo immerso nel verde. Useremo strumenti di educazione non-formale, basati sul contatto con la natura, sull’arte, sulla condivisione profonda. Approfondiremo il “Viaggio della madre”, una struttura narrativa basata sul “Viaggio dell’eroe” di Joseph Campbell. Ci porteremo a casa strumenti pratici per animare gruppi di supporto tra madri a casa nostra. Nei mesi successivi al corso resteremo in contatto on-line e le formatrici saranno a disposizione per supportarti nel tuo percorso e nell’animare gruppi di supporto locali tra madri.

Condizioni di partecipazione:

È necessario iscriversi entro il 30 aprile 2018

Il corso sarà in lingua inglese.

Il corso è aperto a partecipanti da Italia, Slovenia, Ungheria, Germania e Regno Unito. 

I costi di viaggio, vitto e alloggio saranno rimborsati dal programma Erasmus+ dell’Unione Europea. Ti verrà chiesto di anticipare il costo del viaggio, che ti verrà in seguito rimborsato.

È necessario partecipare a tutti e cinque le giornate.

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Per qualsiasi informazione: cifarelli.valentina@gmail.com

sabato 7 aprile 2018

Rumori molesti "condominiali" - Schiamazzi, urla, televisioni, strumenti musicali... e la casa diventa l'anticamera dell'inferno


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Secondo la Corte di Cassazione, per l'accertamento del disturbo della quiete pubblica (art.659 c.p.), non sempre è necessario che la verifica del superamento della soglia della normale tollerabilità sia effettuata con verifica strumentale e conseguente perizia o consulenza tecnica

Aumenta sempre più il numero dei  cittadini disturbati da rumori prodotti in ambito condominiale; accade talvolta che questi rumori derivino da comportamenti di singoli condomini o famiglie, che hanno "stili di vita" nella quotidianità particolarmente rumorosi ed in grado di determinare un forte disturbo della quiete dei vicini di casa e talvolta persino di persone che si trovano all'esterno.

A questo proposito, alla fine di febbraio 2018, la Corte di Cassazione, terza sezione penale, ha avuto modo di pronunciarsi (sentenza n. 9361/2018) valutando un caso di rumore notturno in ambito condominiale; in particolare si trattava di urla e schiamazzi con rottura di vetri prodotti da un condomino e percepiti sia all’interno che all’esterno del condominio.

In quest'occasione, la Corte di Cassazione ha affermato che, per determinare l’esistenza di rumori prodotti in ambito condominialenon sempre è necessaria una verifica strumentale con perizia o consulenza tecnica che attesti il superamento della normale tollerabilità.

Quest'ultima, con la conseguente configurabilità del reato di disturbo della quiete pubblica ex art 659 cp, può essere determinata dai giudici anche basandosi sulle dichiarazioni dei presenti in grado di riferire le caratteristiche e gli effetti dei rumori percepiti.

La sentenza della Corte di Cassazione, n. 9361/2018, ci fornisce l'occasione per rinnovare le informazioni contenute nel nostro opuscolo informativo “Chi fa cosa in Toscana – rumori condominiali” dove indichiamo cosa fare in caso di
  • schiamazzi e urla determinati dai vicini di casa o condomini
  • rumori provenienti da televisioni, radio, strumenti musicali, presenti in abitazioni
  • rumori prodotti da macchinari/strumentazione a servizio del condominio o di civili abitazioni (es pompe di sollevamento dell’acqua, condizionatori d’aria, ascensori e simili).
Stefania Calleri - Arpat

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venerdì 6 aprile 2018

"Dead Zone" Come l'allevamento industriale distrugge il pianeta - Recensione

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Il 70% della biodiversità terrestre globale minacciata è a rischio di estinzione a causa della produzione intensiva di cibo. A lanciare l’allarme è Philip Lymbery, direttore internazionale di Ciwf, che ha pubblicato anche in Italia il libro ‘Dead Zone’. 
Ogni capitolo di Dead Zone è dedicato ad una specie iconica: dal giaguaro in Brasile, all’elefante di Sumatra, dal pinguino africano all’allodola in Italia, al bisonte nelle pianure centrali degli Usa. La storia di ogni specie si interseca inevitabilmente con gli impatti di un’allevamento intensivo che le sue preoccupanti implicazioni: per nutrire le decine di miliardi di animali allevati ogni anno nel mondo (sono quasi 800 milioni in Italia), è necessario coltivare intensivamente i cereali. 
Per fare questo e per fare posto a nuovi allevamenti, secondo l’autore disboschiamo ogni anno una superficie equivalente a quasi la metà dell’Italia. La perdita di habitat che ne consegue è una delle cause principali di estinzione di alcune specie iconiche, come il giaguaro in Brasile. Lo stesso destino tocca all’Elefante di Sumatra, che oggi si contende il territorio con gli abitanti dell’isola per lasciare spazio alle piantagioni delle palme da olio, il cui nocciolo viene utilizzato come mangime per le vacche e i suini, e di cui l’Ue è fra i primi importatori”.

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