venerdì 22 marzo 2013

Francesco, un papa ecologico? Forse egli rappresenta un passo avanti nella chiesa cattolica


Dipinto di Franco Farina


Ante Scriptum
Aveva cominciato ad occuparsene il passionista Thomas Berry, con alterne fortune, ma ora l'ecologia profonda ed il bioregionalismo potrebbero entrare più profondamente nella coscienza "religiosa" della chiesa cattolica. Il fatto nuovo è la scelta di Jorge Bergoglio di assumere il nome di Francesco, un santo che conobbe in profondità  l'amore per la natura. 

Leggete l'analisi in tal senso del prof. Giorgio Nebbia e dopo questo articolo prendete visione del Manifesto per l'Era Ecozoica di Thomas Berry  (Paolo D'Arpini)



Chi si occupa di ecologia ha motivo di rallegrarsi perché il nuovo Papa ha assunto il nome di Francesco, il santo che il Papa Giovanni Paolo II nel 1979 ha proclamato “patrono dell’ecologia”, perché ha onorato la natura come un dono meraviglioso dato da Dio al genere umano”. L’idea di considerare San Francesco come anticipatore dell’attenzione ambientale che sarebbe venuta sette secoli dopo, risale ad uno storico americano del Medioevo, Lynn White (1907-1987). In un articolo del 1967 sulle radici culturali dell’ecologia White ricordò che nella tradizione giudaico.cristiana “l’uomo”, secondo il primo racconto della Genesi, viene invitato a “dominare su tutti gli esseri viventi” e che il cammino delle società occidentali si è svolto in un continuo dominio del mondo della natura; dalla caccia, allo sfruttamento delle acque e delle piante e delle foreste, per motivi puramente economici, spesso giustificato basandosi proprio sull’invito divino della Genesi.

White concludeva che san Francesco è stato il primo cristiano a porre gli esseri umani sullo stesso piano delle altre creature:.il lupo e gli uccelli, ma anche delle cose inanimate come l’acqua o i corpi celesti, non esseri da soggiogare, ma sorelle e fratelli, e proponeva che fosse proclamato “patrono dell’ecologia”, cosa che sarebbe stata fatta appunto nel 1979. Anche nella liturgia cattolica per secoli la creazione è stata letta attraverso il primo capitolo del libro della Genesi. Ma nella Bibbia esiste un secondo racconto della creazione, che si considera redatto un paio di secoli prima dell’altro, secondo cui Dio pone l’uomo nel giardino dell’Eden, ricco di ogni pianta e animale, chiedendogli di coltivarlo e custodirlo (Genesi 2, 15).

In tempi recenti, soprattutto con il papa Benedetto XVI, la Genesi viene finalmente citata leggendo questo secondo racconto e ricordando l’invito a “custodire e coltivare la Terra”; del resto già nel 1971 il Papa Paolo VI aveva chiamato l’aria e l’acqua ”creature anch’esse”. E’ a mio parere un buon segno che, in uno dei suoi prima interventi, spiegando ai giornalisti perché ha scelto come nome quello di san Francesco, il nuovo Papa lo abbia citato come “l’uomo della povertà, l’uomo della pace, l’uomo che ama e custodisce il creato”, aggiungendo “in questo momento anche noi abbiamo con il creato una relazione non tanto buona, no ?”. E’ vero, il nostro rapporto con l’ambiente effettivamente non è tanto buono e proprio nei due inviti, alla pace e alla rispettosa custodia, all’amore, anche, del creato, sta la vera soluzione per migliorare le nostre relazioni con lui, per attenuare i guasti ambientali.

Quanto alla povertà non si tratta di spogliarsi di tutto e di mendicare per le strade; sono già fin troppi le donne e gli uomini, i vecchi e i bambini, oltre mille milioni nel mondo, che sono “poveri” in senso letterale; si tratta di ripensare i bisogni e i mezzi per soddisfarli in una prospettiva di giustizia e di pace, per ripetere il nome del Consiglio vaticano e delle molte iniziative, cristiane, ma non solo, ispirate alla frase di Isaia: “la pace è figlia della giustizia”. Gli esseri umani hanno dei bisogni che sono veri diritti: cibo e acqua per soddisfare la fame, abitazioni dignitose, istruzione e difesa della salute, e tutti questi possono essere soddisfatti con cose materiali ottenute trasformando le risorse naturali mediante un dignitoso lavoro umano.

Poi esistono bisogni e desideri artificiali da soddisfare con merci sempre più costose ed inutili, proposte con le raffinate arti della pubblicità, inventate da imprese il cui fine è produrre soldi che consentono a un ristretto numero di persone di possedere beni sempre più costosi, sempre più inutili; nello stesso tempo milioni di persone si affannano e si svenano, talvolta corrompono e rubano per ottenere denaro per conquistare anche loro una parte dei nuovi "esseri ostili". Si allarga così il divario fra ricchi e poveri all’interno degli stati, fra gli stati del mondo; da qui i continui conflitti per la conquista violenta di materie prime. Non si tratta di considerazioni etiche; la corsa al possesso di cose inutili, spesso dannose, comporta anche un impoverimento e una contaminazione delle risorse naturali. Un semplice bilancio, che l’ecologia consente di fare, fra le risorse agricole, forestali, minerarie, energetiche, di acqua, disponibili e quelle che continuamente vengono sottratte per soddisfare le richieste di merci e servizi dei paesi più ricchi, mostra che solo con un contenimento degli sprechi dei ricchi è possibile lasciare ai veri poveri della Terra una parte dei beni della natura, sollevarli dalla loro indigenza, realizzare una giustizia indispensabile per salvaguardare il pianeta e diffondere la pace.

Un’ultima osservazione: che il Papa Francesco si sia diplomato in chimica ha destato in tutto il mondo fra i chimici, credenti e non credenti, una notevole eccitazione; i chimici (sono un chimico anch’io) nei loro blogs hanno inserito commenti favorevoli, o almeno curiosi, convinti come sono che una educazione alla comprensione delle leggi della chimica e della loro armonia aiuti comunque. Anche questo un segno dei tempi.  

Giorgio Nebbia  - nebbia@quipo.it


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Ecco di seguito il Manifesto di Thomas Berry per l’Era Ecozoica

1. L’Universo è una comunione di soggetti e non una collezione di oggetti.
2. La Terra esiste e può continuare a esistere solo in un funzionamento integrale. Essa non può sopravvivere frammentata, proprio come qualunque altro organismo. Tuttavia la Terra non possiede un’uniformità globale. Essa è un complesso differenziato di cui va sostenuta l’integrità e l’interrelazione delle varie espressioni bioregionali.
3. La Terra è un bene che ci è stato offerto in godimento soggetto a scadenza. å destinata a danni irreversibili nei suoi maggiori sistemi di funzionamento.
4. Gli esseri umani rappresentano un elemento derivato rispetto alla Terra, che è primaria. Ogni istituzione umana, professione, programma e attività, devono porla al centro dei propri interessi. Nella teoria economica, per esempio, la prima legge deve essere quella della tutela dell’economia terrestre. Un Prodotto Nazionale Lordo in crescita a cui si affianca un Prodotto Terrestre Lordo in deficit rivela l’assurdità della nostra attuale situazione. Per la categoria medica deve essere chiaro che non si può avere gente sana su un pianeta malato.
5. L’intero sistema di funzionamento della Terra si è alterato nella transizione dall’Era Cenozoica a quella Ecozoica. I principali sviluppi del Cenozoico avvennero interamente al di fuori di ogni intervento umano. Nell’Ecozoico noi umani avremo invece un’influenza determinante in quasi tutti i processi evolutivi: anche se non sappiamo come produrre un filo d’erba, questo non potrà crescere se non è accettato, protetto e sostenuto da noi. Il potere costruttivo della nostra creatività nei sistemi naturali della vita è minimo, il nostro potere di negazione, immenso.
6. Per essere valido il “progresso” deve coinvolgere globalmente la Terra e tutti i suoi aspetti. Definire “progresso” lo sfruttamento umano del pianeta è una distorsione inaccettabile.
7. L’Ecozoico potrà diventare una realtà solo mediante il riconoscimento della dimensione femminile della Terra, mediante la la liberazione delle donne dall’oppressione e dalle costrizioni da loro sopportate in passato e mediante l’assunzione di una responsabilità comune, sia maschile che femminile, per stabilire una comunità terrestre integrata.
8. Nel periodo Ecozoico emerge un nuovo ruolo sia per la scienza che per la tecnologia. La scienza dovrebbe provvedere a una comprensione integrale del funzionamento della Terra e delle modalità in cui le attività umane e terrestri possono vicendevolmente potenziarsi. Le scienze biologiche dovrebbero sviluppare un “sentimento per tutto ciò che vive”, un rispetto più profondo della soggettività presente nei vari esseri viventi della Terra. Le tecnologie umane devono armonizzarsi con quelle del mondo naturale.
9. Nuovi principi etici devono emergere attraverso il riconoscimento del male assoluto del biocidio e del genocidio, come pure di tutti gli altri mali che riguardano più specificamente gli umani.
10. È necessaria una nuova sensibilità religiosa, una sensibilità che riconosca la dimensione sacra della Terra e accetti il mondo naturale come manifestazione primaria del mistero ultimo dell’esistenza.
11. È necessario un nuovo linguaggio ecozoico. Il nostro idioma cenozoico è radicalmente inadeguato. Si dovrebbe procedere alla compilazione di un nuovo dizionario che comprenda nuove definizioni dell’esistente e l’introduzione di neologismi per i nuovi modi di essere e per i comportamenti che stanno emergendo.
12. Psichicamente tutti gli archetipi dell’inconscio collettivo acquistano una nuova validità, come pure nuove vie di funzionamento; specialmente nella nostra comprensione simbolica del viaggio iniziatico, del mito della morte-rinascita, della Grande Madre e dell’albero della vita.
13. Si prevedono nuovi sviluppi nel rituale, in tutte le arti e nella letteratura. Specialmente il teatro può trovare straordinarie opportunità nelle tematiche grandiose che vengono elaborate in questi tempi. I conflitti, finora limitati alla semplice dimensione umana, acquisteranno risvolti impensati nella stupenda transizione tra la fine del Cenozoico e l’emergente Ecozoico: dimensioni epiche che superano ogni aspettativa.
14. La mitigazione dell’attuale rovinosa situazione (attraverso il riciclaggio di materiali, il contenimento dei consumi e la cura degli ecosistemi) sarà vana se il nostro intento è quello di limitarci a rendere accettabile il presente sistema. Queste attività indispensabili daranno i loro frutti solo se lo scopo è quello di costruire un nuovo ordine.

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Commento di Corrado Penna: "Stai scherzando? è un fautore della guerra un lupo travestito da agnello e poi è un gesuita, come Monti Draghi Van Rompuy ...
Qui sotto la traduzione di alcune righe salienti dell'articolo "Las Malvinas are ours": New Argentinian Pope Francis has hard line on Falkland Islands overo  "Le Malvinas sono nostre: il nuovo Papa argentino Francesco ha una linea dura sulle isole Falklands", scritto da Damien Fletcher e pubblicato sul sito del media britannico Mirror il 14 marzo 2013 (http://www.mirror.co.uk/news/world-news/pope-francis-hard-line-falkland-1762205).

Il Papa Francesco è stato un appassionato portavoce delle rivendicazioni della sua nazione sulle isole Falkland, note agli argentini come Las Malvinas.

Ad Aprile dell'anno scorso, in occasione di una messa di commemorazione a Buenos Aires per il 30° anniversario del conflitto delle Falklands, egli ha affermato: “Siamo venuti a pregare per tutti quelli che sono caduti, figli della patria che sono andati a difendere la propria madre patria, e reclamare quello che è loro, che è della patria, e che è stato usurpato.” Ed un anno prima egli ha esortato la gente a “non dimenticare quelli che sono caduti durante la guerra ” dal momento che essi hanno “sparso il loro sangue sul suolo argentino”.

Sono questi i discorsi di un uomo di pace? I discorsi di una persona che prende il nome di Francesco perchè afferma di volere essere un uomo di pace? E ricordiamolo, non si tratta di parole pronunciate 30 anni fa, ma appena pochi mesi prima della sua elezione al soglio pontificio. Chi ancora vuole credere alla favoletta del papa buono dovrebbe ricredersi dopo avere letto questa testimonianza.

Costui è un lupo travestito da agnello.

Per la prima volta nella storia della chiesa è stato eletto un gesuita; generalmente l'ordine dei gesuiti controlla il potere temporale ed anche il Vaticano manovrando nell'occulto (vedi http://www.crom.be/it/documenti/la-pista-gesuita), ma adesso escono allo scoperto ed occupano il soglio pontificio.

Per chi sa come i potenti della Terra sono in grandissima maggioranza controllati dai gesuiti (quanto meno sono ex allievi delle loro scuole elitarie, come Monti, Draghi, Van Rompuy ... lo testimonia persino un articolo del quotidiano L'unità: http://www.unita.it/italia/spadaro-draghi-monti-br-van-rompuy-gesuiti-al-comando-1.356157), l'elezione di un papa gesuita significa molto probabilmente che: 

i Gesuiti stanno per giungere al culmine di tutti i loro brogli e presentono ormai la fine di un piano elaborato sull’arco di quasi mezzo millennio. Confidando nel loro imminente successo, osano ora presentarsi alla luce del giorno; attualmente stiamo per passare dall’antica religione mondiale (il cattolicesimo) alla nuova religione mondiale. Per operare questo difficile passaggio, i Gesuiti hanno bisogno di un uomo assolutamente affidabile, che ubbidisca «come un cadavere» alle istruzioni dell’Ordine: Benedetto XVI non era sicuramente adatto a tal fine. Avevano quindi bisogno di uno dei loro, tenuto sotto osservazione fin dalla sua gioventù e addestrato come si deve durante molti anni di «esercizi spirituali»
(fonte di queste ultime considerazioni: http://crom.be/it/documenti/francesco-I-gesuiti-escono-allo-scoperto)"


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Commento di Nereo Villa:


Caro Paolo/Saul, a proposito di gesuitismo, vorrei presentarti la seguente pagina che ho immediatamente pubblicata il giorno dopo l'elezione del papa nero con la seguente presentazione: 
Basta chiesa! Basta sonniferi! Svegliati Francesco che è ora!
Scegliere il nome Francesco essendo gesuita è una palese contraddizione.
O la si coglie o si fa finta di niente.
Il gesuitismo infatti mira a trasformare l'impulso del Cristo in una signoria puramente terrena,
cioè in uno Stato terreno dei gesuiti governato come si conviene da chi si è fatto “soldato di Cristo”,
quindi nessuna novità rivoluzionaria rispetto alla solita menzogna cattolica...
Il gesuitismo conosce Goethe molto bene e lo combatte.
Tale combattere nega così l'unica idea risolutrice dell'attuale caos sociale:
la triarticolazione sociale promossa da Goethe e da Steiner.
Quanto segue è la seconda parte di una conferenza del 2/11/1918,
tenuta a Dornach da Rudolf Steiner, nella quale sono spiegate
le dinamiche del gesuitismo in contrapposizione al goetheanismo
(R. Steiner “Lo studio dei sintomi storici”, 8ª conf.:
Impulsi religiosi dell quinta epoca di civiltà postatlantica, Milano, 1961)."

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