giovedì 3 dicembre 2015

Esperimento di agricoltura bioregionale di Alberto Grosoli


Un terreno qualsiasi, lasciato incolto, o messo a nudo per qualche
ragione, uno sbancamento, una frana, un incendio è una lesione
all’epidermide di Gaia, viene ricolonizzato dalla Natura e riportato
al selvatico. Come sulla nostra pelle si cicatrizza una ferita
superficiale.

Quello agrario si riveste immediatamente di un manto erboso di
cosiddette “infestanti”, secondo la vulgata agrochimica, ossia specie
che nessun agricoltore vorrebbe tra le sue coltivazioni, dalla
gramigna allo stoppione spinoso, e quindi chenopodio, amaranto,
persicaria e tante altre erbe i cui semi giacciono latenti nel suolo
indisturbato e trovano le condizioni adatte per germinare. O semi
portati dal vento, dagli uccelli e da altri animali, indigeriti e
rilasciati tra le loro feci che ne fanno da corredo di primo concime
nutritizio; o semi aggrappatisi nel passaggio attraverso altri luoghi
incolti alle loro piume e pellicce e da queste caduti su quel terreno.
Non solo semi di erbe, ma anche di cespugli e piante, dai rovi, alle
vitalbe e quindi pioppi, acacie, aceri, biancospini, querce, di tutto
e di più che ci possa essere disponibile viene impiegato dalla Natura
alla rigenerazione biologica di quel terreno. Ci sono piante
azoto-fissatrici, tutte concorrono con il loro decadimento alla
formazione di humus forestale. Alcune affondano le loro radici in
profondità per riportare in superficie minerali che verranno quindi
resi disponibili al nutrimento vegetale di altre piante.

In primavera ed estate un terreno incolto, rivestito, esplode della
bellezza di fioriture e profumi, attira api ed insetti, inizia a
popolarsi di vita biologica.

Quel terreno è irradiato di luce e calore solare nell’ordine
misurabile di centinaia di watt a metro quadro, variabili a seconda
delle stagioni, in cui diverso è l’angolo di inclinazione dei raggi
provenienti dalla nostra fonte primaria della vita. Non dimentichiamo
mai neppure il fatto che tutti gli elementi terrestri solidi, gassosi
o liquidi derivano dalla scissione nucleare dell’Idrogeno in Elio, un
atomo e un elettrone diventano un altro atomo con due elettroni, e
quindi, tre nel Litio , poi quattro, sei come nel Carbonio, sette
nell’Azoto o otto come nell’Ossigeno e così via. Elementi che sono
nell’Universo delle Galassie oltre che componenti della materia
inorganica ed organica del nostro pianeta. Nel cosmo esistono già,
inoltre, anche forme di vita organica, molecole e batteri che
resistono nel vuoto e a enormi sbalzi termici, dallo zero assoluto di
scala Kelvin alle ustionanti radiazioni solari le quali, oltre la
nostra pellicola protettiva dell’atmosfera terrestre e delle fasce
elettromagnetiche, sono mortali al pari del gelo estremo.

Qui, sulla Terra, in quel terreno incolto e spoglio che si rigenera
alla vita selvatica, gli elementi minerali si compongono su modelli
predefiniti a creare la struttura delle cellule vegetali, delle
radici, fusti, foglie, fiori e semi. L’energia solare fa da
catalizzatore al processo di fotosintesi, in cui dalla linfa radicale
e dall’atmosfera nelle piante si sintetizza la molecola fondamentale
di tutta la catena alimentare, quella dell’idrogeno e del carbonio,
alla quale si aggregano gli altri elementi a formare gli zuccheri, la
cellulosa ed altri composti dei tessuti ed organismi vegetali.

Questo è il grande miracolo della Vita che accade ogni momento, da
milioni di anni, che passa inosservato e dimenticato, come banale è
anche il sorgere e tramontare degli astri e dei pianeti, che avviene
nell’indifferenza più inconsapevole degli esseri umani moderni. Gli
animali sono invece molto più sensibili, celebrano a modo loro, ogni
giorno, la Vita: pensiamo al canto degli uccelli all’alba, alle grandi
sinfonie che in primavera, alla mattina presto, ancora col buio, si
alzano ovunque, dalle siepi e dagli alberi, dalle erbe dei prati.
L’arrivo e l’esplosione del nuovo ciclo vitale dell’anno è marcato dal
canto degli uccelli sino all’estate, le cui notti sono intrise dei
canti di grilli, rane e cicale, degli assoli degli usignoli.

Tornando al tema, l’energia solare, catalizzatrice della fotosintesi,
si fissa nelle molecole vegetali come energia chimica di legame, la
quale, ad ogni passaggio nei metabolismi animali viene rilasciata
sotto forma di calore, secondo la legge della termodinamica, sino
all’humus fine e principio di ogni processo vitale. I corpi animali
erbivori si nutrono di materia vegetale, traggono dalla frantumazione
ruminale e gastrica delle molecole gli elementi minerali materiali
necessari alla costituzione e mantenimento dei loro tessuti ed al
funzionamento dei loro organi ma ne traggono anche l’energia vitale
che si libera come caloria, che noi misuriamo in unità di joule, dai
corpi caldi degli animali al calore dei compost vegetali e dei cumuli
di letame. Ci nutriamo anche di energia, di quella degli alimenti come
del “prana”, dell’ossigeno ed azoto, gas rari dell’atmosfera,
scientificamente definiti.

In quel terreno incolto, spoglio agli inizi, in cui la natura riprende
la sua opera di colonizzazione del selvatico, la massa vegetale che si
crea altro non è che un accumulo di energia solare immagazzinata nei
legami molecolari delle piante, migliaia e milioni di calorie si
fissano sulle strutture fondamentali del Carbonio e Idrogeno. Il
Carbonio, in particolare, viene sequestrato, si dice, dall’atmosfera
in cui si trova come gas e fissato al suolo, nelle piante e nel
terreno. Quel terreno prima incolto diventa ricco di energia solare
immagazzinata nella massa vegetale, la quale richiama come ospite e
nutrimento le specie animali, si popola di vita, dalle forme più
minuscole di batteri funghi e protozoi, all’edafon sino agli erbivori,
agli onnivori ed ai carnivori.

Si ricrea un ecosistema naturale, una nicchia di ecosistema che
provvede autonomamente dall’ingerenza umana all’organizzazione
spontanea della propria sopravvivenza attraverso cicli vitali perenni
e rinnovabili. La natura non ha bisogno dell’uomo per esistere, ne
precede l’avvento di milioni di anni e la nostra comparsa accadde
quando la natura stessa creò le condizioni adatte e favorevoli ad
accoglierci nei propri ecosistemi naturali, fornendoci di ogni
nutrimento e materia prima necessaria alla nostra sopravvivenza,
sviluppo ed evoluzione. Nella catena, alimentare, non produciamo
nulla, siamo commensali, ospiti alla mensa di Madre Terra.

Alberto Grosoli – agros59@tiscali.it


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