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martedì 3 luglio 2012

Spontaneità comportamentale ed auto-consapevolezza nella spiritualità laica

Paolo D'Arpini, maestro pazzo


Il nostro osservare il mondo, sia interiore (delle emozioni) che esteriore (degli oggetti), non è quasi mai “pulito”, privo cioè di interpretazione e concettualizzazione.

Siamo avvezzi a giudicare quel che osserviamo attraverso il filtro della memoria e delle sensazioni collegate alle trascorse esperienze. Anche nel caso di eventi “nuovi” o di idee precedentemente non considerate non facciamo a meno di cercare di “comprendere” e misurare sulla base del nostro conosciuto. Ecco questa “preconoscenza” è la nostra “schiavitù” ma se potessimo lasciarci andare sino al punto di poterci osservare mentre si innesca il meccanismo del “pre-giudizio” e capire il suo funzionamento… potremmo già considerare questa “attenzione” come una prima forma di meditazione e distacco dal processo appropriativo in corso.

Facciamo un’analogia pratica, per esemplificare questo tentativo di spostare l’attenzione dall’io giudicante alla capacità testimoniale della pura coscienza, analizzando il funzionamento del sogno.

Quando sogniamo tutto avviene in modo apparentemente costruito e definito mentre allo stesso tempo gli avvenimenti del sogno mantengono il senso dell’imponderabilità. Il personaggio specifico del nostro sogno, nel quale noi ci identifichiamo, è esso stesso una semplice componente inscindibile dalla complessità del sogno, in cui i vari attori, figure, oggetti ed eventi sono un tutt’uno. La “farsa” del sogno mostra un’apparente finalità e significato agli occhi del personaggio di sogno nel quale ci identifichiamo. Vediamo che egli infatti compie gesti deliberati e verosimili sforzi di volontà per raggiungere i suoi fini di sogno, rapportandosi inoltre con gli altri personaggi del sogno come “diversi” da sé.

Può ciò corrispondere a verità?

Tutti gli aspetti del sogno sono prodotti dalla stessa mente e non sono in alcun modo controllabili e gestibili da alcun personaggio o situazione del sogno. Essendo ognuno di questi elementi semplici componenti “passive” immaginate nella mente del sognatore. Dal punto di vista dell’esperienza “empirica” nello stato di veglia si può dire che il processo di “creazione” sia praticamente il medesimo.

Tutti gli oggetti ed i soggetti che reciprocamente si percepiscono (essendo ognuno contemporaneamente soggetto ed oggetto nella percezione altrui) scaturiscono dalla stessa “Mente”, o Coscienza, e si dipanano sullo schermo concettuale degli eventi spazio-temporali. In effetti, in questo funzionamento totale, non può esistere alcuna volizione o finalità personale, poiché (come nel sogno) ogni cosa si svolge indipendentemente dall’intenzione di qualsiasi dei personaggi sognati. Pur che apparentemente essi assumono su di sé il senso dell’affermazione o della negazione di una loro “volontà”, ma questo avviene solo conseguentemente alla considerazione effettiva degli eventi già vissuti.

Ovvero dopo aver “giudicato” i fatti accaduti ed averli assunti come propri (attraverso il senso di identificazione) e quindi definiti come positivi o negativi (ai fini del personaggio).

Da ciò, per estensione, arriviamo all’identità dello stato di veglia e scopriamo che -come nel sogno- a manifestare la vita e le sue componenti non sono i singoli esseri bensì la Coscienza stessa, impegnata com’è nell’opera di vivificazione delle sue emanazioni e manifestazioni, che sono possibili solo per suo tramite.

Per questa ragione è detto che “quando il me scompare l’Io si manifesta” (Ramakrishna Paramahansa), ovvero quando l’identificazione individuale cessa automaticamente la Coscienza impersonale emerge. Si dice che “emerge” in quanto tale pura Coscienza è già insita nell’individuo stesso (come la mente è presente nel personaggio sognato) che la “sostanza” non appartiene alla sembianza mutevole ma è l’essenza che la anima. Ovviamente in caso di “risveglio” al puro Io il senso di identità individuale “muore” ma questo non implica l’automatica scomparsa della sua “sembianza” apparente, che continuerà a restare nella percezione degli “altri” osservatori, ma svuotata al suo interno di ogni identificazione oggettiva, essendo il risvegliato pura e semplice “soggettività” (Consapevolezza priva di attributi).

La spontaneità è la caratteristica “comportamentale” del risvegliato, quando spontaneità significa semplice capacità di risposta, adeguata e consona, alle situazioni in cui egli si imbatte. In un tale essere non permane alcuna ombra di intenzionalità o di giudizio, di desiderio o repulsione, la sua “volontà” corrisponde esattamente agli eventi vissuti senza che lui lo ricerchi. Possiamo definire questo stato: Libertà.

Per significare la vera natura dell’essere ed il “ritorno” all’intrinseca consapevolezza che gli è propria, ammettendo che tale natura è la stessa per ognuno di noi, mi piace riportare una frase di Nisargadatta Maharaj, che disse: “Non importa ciò che fai o ciò che non fai se hai realmente percepito quello di cui sto parlando. Diversamente, non importa nemmeno se tu non hai capito quel di cui sto parlando..” Il che significa che in entrambi i casi la realtà intrinseca non cambia… e quel che è destinato ad avvenire avviene per conto suo….

Succede però che questo discorso, pur essendo a volte intellettualmente accettato, necessiti spesso una digestione ed assimilazione, deve insomma essere fatto “nostro”. Ciò può avvenire attraverso la riflessione, la rielaborazione e il riconoscimento al nostro interno di tale verità. Ora in qualche modo ci sembra di aver compreso ma dobbiamo disintossicarci dalla tendenza speculativa e dall’identificazione con il personaggio incarnato.

A tal fine, non per ottenere la condizione che è già nella nostra natura ma allo scopo di scongiurare l’imbroglio della mente, consiglio la lettura ripetuta e la ponderazione sulle immagini contenute nel Libro dei Mutamenti, un compendio di esempi archetipali psicosomatici, descrivente cioè i diversi modelli comportamentali, basati sulle variegate capacità espressive della mente nello svolgimento degli eventi spazio-temporali. Per mezzo dell’analisi sarà possibile riconoscere le multicolori forme che la mente può assumere in questo mondo di apparenze, essendo le sue trasformazioni semplici risultanze, risonanze e adattamenti alle condizioni che si trova ad affrontare.

Questa è una risposta automatica allo svolgimento delle continue mutazioni e mescolamenti degli elementi basilari della vita.

Ovvio che tali mutazioni sono praticamente infinite ma nel Libro dei Mutamenti si esaminano 64 aspetti/madre, in forma di esagrammi in cui ogni linea è una componente costitutiva con propri significati. Essendo questo testo il risultato di un antichissimo e costante studio ed osservazione di fenomeni naturali e sociali, interpretati e visti sia con la ragione che con l’intuizione, esso si presenta come un complesso integrato dei diversi modi espressivi analitici ed analogici della mente.

“Conoscere la mente per non farsi imbrogliare dalla mente..” Affermava Ramana Maharshi.

E nel Libro dei Mutamenti si può dire che vengono fusi sia gli aspetti filosofici speculativi e metafici che quelli analitici ed empirici (Taoismo e Confucianesimo), perciò la prassi è quella di osservarne le immagini senza volerne assumere i concetti, un buon metodo per avvicinarsi alla corrispondente spontaneità comportamentale del saggio, basata sulla capacità di immediata risposta comportamentale nelle varie situazioni incontrate nella vita, anche in considerazione delle peculiari caratteristiche da ognuno incarnate e nella posizione e condizione in cui siamo. Insomma, conoscere il mezzo per affrontare adeguatamente il percorso.

Siccome la lettura del testo non è immediatamente chiara e assimilabile è consigliabile una ripetizione continuata, ma senza sforzi interpretativi, in modo da sospingere pian piano la nostra mente verso quel necessario “distacco” da finalità precostituite, tralasciando quindi il tentativo di comprensione dei significati razionali e lasciando che le immagini evocate trovino corrispondenza nel nostro inconscio.

Paolo D’Arpini



……………

Commento ricevuto

Devo leggerlo con il filtro delle mie conoscenze? Devo interpretare? Lo sai che mi saturo facilmente! La risposta agli eventi può essere quella immediata e spontanea, oppure quella che deriva da attenta riflessione (in questo caso lettura e rilettura). Fare questa presentazione non può portare ad un pregiudizio? Una volta mi avevi detto che il Libro dei Mutamenti andava letto come un romanzo o come si può guardare un tramonto, dico io, o come si osserva un gatto che si lecca, o come si ascolta una musica dolce, o come si guarda nel profondo degli occhi il proprio amato, senza riserve, senza sotterfugi, senza pre-giudizi, E allora….. tutte queste parole? Forse devo leggere anche queste come si ascolta una musica? Forse erano sufficienti il primo e l’ultimo pezzo, ma tu abbondi di parole…..
Tieni questo tuo scritto, vorrei leggerlo dal vero, sulla carta, con le impronte delle tue dita…

Caterina Regazzi

venerdì 20 gennaio 2012

23 gennaio 2012... il fatidico anno del Drago di Acqua.. comincia oggi - Previsioni e caratteristiche secondo la simbologia cinese




Tutti lo aspettavano e finalmente è arrivato, il 23 gennaio con un volo maestoso appare in cielo il Drago, simbolo dell'anno 2012. L'elemento collegato all'archetipo di questo anno è l'Acqua, preposta alla comunicazione ed al senso del gusto. Gli studi di Masaru Emoto, sulle diverse qualità presenti nei cristalli ghiacciati, dimostrano che il messaggio spirituale e psichico viene portato dall'acqua. L'acqua rappresenta la memoria. Da essa nasce e si conserva la vita. Questo elemento magico è presente quasi esclusivamente sul pianeta Terra, dove ha trovato le condizioni fisiche, temperatura e pressione, necessarie alla sua manifestazione. Quello che succede nell'acqua, che si colora delle tante vibrazioni, succede anche nella dimensione del corpo umano, dove l'acqua scorre cambiando continuamente vibrazione e, a seconda del tessuto che irrora, si tinge delle vibrazioni attivando l'osmosi, lo scambio, il passaggio di quella forza vitale che si esprime nell'elettromagnetismo che è alla base della vita sulla Terra. Grazie alle sue proprietà di contenere "disciolte" in sé le informazioni e di essere assorbita, entrando così intimamente a far parte delle diverse sostanze, l'acqua è l'elemento di "comunicazione" delle informazioni medesime: le particelle elementari che la costituiscono, l'Idrogeno e l'Ossigeno, hanno indotto nei millenni la formazione di tutti i metalli e metalloidi, infatti si dice in Cina che l'Acqua è la madre del Metallo. La sua fluidità e “simpatia” con il pensiero consentono all'acqua di risuonare a qualsiasi vibrazione o frequenza e di modificarsi, mutando secondo le esigenze o l'uso richiesto. Ecco da dove nasce la sacralità dell'acqua: può riportare in Terra la Luce, l'equilibrio ecologico, così come può trasmettere al Cielo tutto quello che noi facciamo in Terra. Considerando che questo elemento caratterizza il Drago di quest'anno possiamo ben sperare che l'auspicabile cambiamento che tutti ci attendiamo possa infine manifestarsi.

Il Drago è l'unico segno cinese che si ispira al fantastico e rappresenta la capacità di portare a compimento i progetti intrapresi. Il Drago è il simbolo dello Yang per antonomasia, infatti nel Libro dei Mutamenti il primo esagramma, Il Cielo, Kien, denota la forza creativa Yang ed è rappresentato da 6 linee intere ognuna delle quali rappresenta un Drago in varie posizioni, partendo da sotto terra sino al volo empirico finale. L'immagine del drago è la saetta che brilla improvvisa nella notte primaverile e la sua voce è il tuono. La pioggia che scende irrora la terra e la feconda. La stessa simbologia viene ascritta a Indra il re degli Dei vedici ed a Giove, suo equivalente greco. Per questa ragione l'elemento cinese stabilmente collegato al Drago è il Legno. Corrisponde all'Aria della nostra tradizione, e nel libro dei Mutamenti è equiparato al “vento” che -come il legno- penetra e sottilmente trasmette attraverso il tatto. Il Legno significa emozioni, sentimenti amore, ed è nutrito dall'Acqua. Perciò si potrà ben sperare che quest'anno l'Acqua santa del Drago fecondi la terra e faccia nascere Amore e gioia.

Sì, ne sentiamo tutti il bisogno, abbiamo tutti sete di Amore e gioia.. e siamo stufi di vivere schiavi di interessi materiali e mondani che non appartengono alla nostra anima. Insomma il salto qualitativo della coscienza quest'anno sarà possibile.

Ovvio che saranno avvantaggiati soprattutto i nati stessi del precedente anno del Drago di Acqua, quelli del 1952, che compiranno 60 anni, ovvero completano un ciclo vitale predisponendosi ad una crescita -o rinascita- nello stesso corpo... Anche i nati del Drago del Legno (1964) saranno grandemente giovati e così tutti gli altri nati di qualsivoglia archetipo con lo stesso elemento. Pure coloro che hanno la Terra potranno ben utilizzare le informazioni portate da quest'anno prezioso, purché le mettano a frutto. Vantaggi anche per i portatori di Metallo che rivivranno l'emozione protettiva del grembo materno e potranno così ammorbidirsi nello loro durezze. Qualche problemino, soprattutto se si pongono in stretto antagonismo, avranno i rappresentanti del Fuoco.. ma la frizione può condurli a movimento ed a grande forza, se sapranno ben utilizzare l'Acqua del Drago i nati del Fuoco potranno partire verso la crescita, come locomotive in corsa.

In linea generale quest'anno indica una magnifica ripresa per tutti. Potremo buttare al vento la prudenza e gettarci nella realizzazione di progetti grandiosi. Ma sarà opportuno non sopravalutare le nostre forze. Quest'anno saranno favoriti i matrimoni, la procreazione e nuove attività. Attenzione però, il Drago è altrettanto forte nel condurre al successo come pure all'insuccesso, a causa della sua foga, un po' cieca. Nell'oroscopo occidentale il suo equivalente è l'Ariete, ben conosciuto per l'avventatezza e l'eccessiva sicurezza di sé, che a volte porta al fallimento. Quest'anno perciò sarà caratterizzato da molte sorprese e anche da atti violenti della natura. Sono prevedibili rivolte e sovvertimenti, l'influsso potente del Drago verrà percepito da tutti. Per fortuna nostra l'elemento Acqua favorirà in ogni caso la maturazione e quindi anche se fossero commessi errori sapremo da essi apprendere.

Il Drago Acqua ci insegnerà ad accantonare il nostro ego meschino senza voler esporre a tutti i costi le nostre buone qualità ma mirando essenzialmente ad una espansione di coscienza collettiva. Quindi saremo in grado di attesa paziente e sopportazione per giungere a risultati migliori... restando però intimamente sempre fedeli al nostro “ideale superiore”.

L'Acqua avrà un effetto benefico e calmante sul questo Drago, conferendogli saggezza e gentilezza, basando la sua riuscita sulla perseveranza, la determinazione, la dedizione alla causa e soprattutto la capacità di dosare la forza per rispondere adeguatamente senza “rompere” ma -come l'acqua- sciogliendo le difficoltà.

Ed è consigliabile, per questo anno, sapere bene dove si vuole arrivare, avere cioè chiaro il nostro scopo, in modo da evitare mete impossibili o superflue, facendo attenzione a non indirizzare le energie in troppi “rigagnoli” che poi si estinguerebbero senza condurre al risultato.

Ed ora un pensiero tratto dal Libro dei Mutamenti, in riferimenti all'Esagramma Kien (Il Creativo)

Da commenti alla decisione: “L'uomo santo, possedendo grande chiarezza sulla fine e sul principio e sul modo in cui i sei gradi si compiono ognuno a suo tempo, sale su di essi come su sei draghi verso il cielo”

Spiegazione: L'uomo santo (integro, saggio) il quale comprende i misteri della creazione che si celano nella fine e nel principio, nella morte e nella vita, nella dissoluzione e nella crescita, e comprende come questi opposti si condizionino e si completino reciprocamente, si innalza al di sopra della relatività di ciò che è caduco. Per lui il tempo significa soltanto che in esso i gradi del divenire possono dispiegarsi in successione. Egli è ben presente in ogni istante e usa i sei gradi del divenire (le sei linee dell'esagramma) come fossero dei draghi su cui salire verso il Cielo.

Ed ancora, nella sentenza è detto: “Il creativo opera sublime riuscita , propizio per perseveranza”.

Buon anno del Drago a tutti noi!

Paolo D'Arpini

giovedì 1 settembre 2011

Psicanalisi, I Ching, Tao... ed il suono dell'acqua che scorre



Caro Paolo,

interessante la connessione tra la la psicanalisi e il Libro dei Mutamenti (http://bioregionalismo-treia.blogspot.com/2011/08/le-immagini-per-lequinozio-di-autunno.html), se riesci a trovarne qualche tuo stralcio passato, li leggo volentieri.

Nel mondo della psicologia d'oggi si avverte forte il dibattito sul che cosa dovrebbe essere lo psicologo, dato che non ne esiste definizione precisa nemmeno nel codice deontologico. E così anche la psicologia, come molte altre scienza, si trova frammentata in numerosissimi filoni, dovuti anche alla diversa applicazione di questa giovane scienza in molti ambiti d'indagine. Ad esempio la psicologia sociale, che studia l'essere umano nel suo contesto sociale, è quella che maggiormente ha eseguito ricerca sul campo o in laboratorio (ricerca) - come non ricordare i famigerati esperimenti di S. Milgram e P. Zimbardo che sconvolsero il mondo - e quindi è orientata verso un metodo altamente "scientifico", da osservatore distaccato e attento; mentre la psicanalisi e il recente filone della psicologia umanistica di Rogers, si focalizzano sull'essere umano in quanto tale e sui meccanismi di fondo che lo costituiscono, adottando diversi approcci "strategici" a seconda dei casi. Ma lo psicologo non può permettersi questa dicotomia: da una parte la sua specifica umanità è fondamentale nelle vesti che si trova ad indossare durante il rapporto stretto con l'utente (soprattutto in ambito clinico), dall'altra riveste comunque una figura professionale, nel senso che deve impedire di interferire con giudizi, valori, ideali personali e i propri significati, di modo da mettere da parte la propria soggettività e lasciare totale spazio all'altro, anche per evitare eventuali "biases" (distorsioni d giudizio, pregiudizi).

E' chiaro che la necessità di umanità, di partecipazione, di condivisione e di comprensione empatica risulta fondamentale per un significativo avvicinamento all'altro, ma sul piano pratico, non è affatto facile cercare di conciliare questo aspetto con la stessa professionalità "distaccata" richiesta dal ruolo.

Per quanto finora ho potuto constatare nella mia esperienza e in quella di molte persone con cui mi sono confrontato, a volte lo psicologo d'oggi (ancora peggio lo psichiatra che prende le parti di un analista) troppo spesso quando non è inutile, è nocivo. Infatti, questo tipo di professione, se non è stata accompagnata per tutto il tempo da un'intensa attività di ricerca personale che fa di questa professione non solamente un lavoro e un modo idoneo per inserirsi in società, ma una vera e propria vocazione, nel senso freudiano, ossia un'analisi approfondita e una ricerca spasmodica sul "che cos'è l'uomo" (alcuni direbbero "chi è l'uomo"), allora si rischia di diventare dei manovali della psicologia che utilizzano tutte le teorie (e guardate che ce ne sono alcune proprio di divertenti alle volte) apprese in un'università puramente teorica, a stampino con tutte le persone con cui hanno a che fare.

L'università dal punto di vista culturale e nozionistico è impareggiabile, ma ha dei fortissimi limiti in termini umani, esperienziali e ancor più gnoseologici: essa fornisce strumenti e possibilità, non di sicuro Conoscenza. Ho incontrato persone dopo 6-7 anni d'università che ne sapevano come prima. E questa cosa è agghiacciante se contiamo che, con un esamuccio di stato, è sufficiente per diventare psicologi. Questo è uno dei motivi perché la gente si sente più rassicurata nelle mani di uno psichiatra o un terapeuta, che ha fatto anche 9-10 anni d'università e fornisce più "garanzie".

Eppoi c'è il fatto d'essere medici, il che fornisce a questa categoria sociale un'autorità indiscutibile agli occhi dei più. Ma sono proprio questi a manifestare la grande pecca della psicologia moderna: l'eccesso di scientismo in tale disciplina. L'essere umano, salvo in rari casi, viene analizzato in termini, se non proprio materialistici, meccanicistici, e troppo spesso il freddo e "oggettivo" metodo scientifico ne riduce e banalizza l'enorme complessità. E allora, si è insicuri nella vita? E' perché non si ha superato adeguatamente lo stadio anale durante l'infanzia. Ci si sente demotivati, tristi e nostalgici? E' perché non soddisfiamo adeguatamente i propri piaceri e non sfoghiamo sufficientemente la libido. Ci sentiamo depressi? E' normale, ad alcuni capita, toh, beccati questo psicofarmaco e torna a casa.

Senza dilungarmi troppo, questo aspetto, della depressione, è quello più delicato al giorno d'oggi: soprattutto tra i giovani sembra un fenomeno di massa, un'epidemia. E qual'è la miglior soluzione a cui si è giunti? Lo psicofarmaco. Ho ascoltato ragazzi tra i 14 e i 18 anni che, "caduti" (che buffo questo termine, come se ci si svegliasse di colpo ammalati) in uno stato depressivo, si sono rivolti a questi bravi psichiatri che hanno avuto il buon senso di prescrivere al SECONDO introntro, un buon psicofarmaco. Questa è una cosa che trovo assurda: cazzo basta prendere in mano Baudelaire, qualche filosofo esistenzialista, Pavese, Nietzsche o chicchessia per capire subito che quella che oggi chiamano la malattia della "depressione" è un "male" da sempre esistito, ma descritto e analizzata nel corso del tempo in termini assolutamente diversi, decisamente diversi. Per cui in quest'ottica, questa "malattia" non esiste, perché c'è sempre stata, è nell'uomo stesso. Se vogliamo, l'unica vera "depressione" che esiste è quella in termini sociali: il male dell'alienazione secondo la visione marxista, l'isolamento dovuto alla frammentazione individualistica, il nichilismo, ossia la perdita di ogni valore con l'avvento della tecnica, il cancro della mercificazione del capitalismo che fa dell'uomo una cosa, un qualcos'altro da scambiare e sfruttare. Insomma, tutte cose specifiche, cose di cui il grandissimo Erich Fromm ha spiegato a lungo. (vedi articolo: http://www.diariodelsottosuolo.it/Home/tabid/483/EntryID/15/Default.aspx)

Pertanto dal mio personale punto di vista, la chiave e la salvezza per diventare "bravi" psicologi o terapeuti, risiede in un approccio che sia profondamente eclettico ed olistico: la psicologia nell'analisi dell'uomo diverrebbe profondamente parziale senza la complementarietà della filosofia che aggiunge all'uomo qualcosa d'indispensabile, il concetto di SENSO, e di ogni concezione teologica che arricchisce enormemente l'indagine attraverso un termine assolutamente tabù per il mondo della scienza, quello di SPIRITUALITA'. Ecco allora che lo psicologo non è quello che guarisce (sono più che altro i clinici, come il terapeuta e lo psichiatra che si occupano di patologie più gravi), ma colui che, in senso socratico, accompagna l'altro (non ha molto senso utilizzare il termine paziente), nel suo percorso di crescita e ricerca.

Stefano Andreoli

….....

Risposta di Paolo D'Arpini

Sì, caro Stefano.. ma non vorrei che tu fossi ri-assorbito nel gorgo della speculazione...

Il Libro dei Mutamenti (I Ching), di cui ti ho parlato, è essenzialmente un testo evocativo, che utilizza le sue immagini e sentenze per consentire all'uomo di riconoscere gli archetipi equivalenti che sono dentro di lui.. Se proprio vuoi affrontare questo tipo di ricerca ti consiglio di cominciare a leggere il libro come leggeresti un romanzo.. senza minimamente sforzarti di "capire".. Ci vuole tanta pazienza poiché siamo abituati ad analizzare i concetti razionalmente, e trasformarli in "sensazioni" per noi non è semplice. Dobbiamo sentire e non comprendere, dobbiamo riconoscere e non apprendere... ("to feel not to know..." dice Lorenzo Merlo)

Alterna, se vuoi, la lettura dell'I Ching a quel libro sul Tao che ti ho consigliato (Il Tao - La via dell'acqua che scorre, di Alan Watts, Ubaldini Editore).. ciao, Paolo