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sabato 28 aprile 2012

Spiritualità Laica - Le religioni senza Dio e l'esempio del Taoismo

Chi vede cosa?


La Spiritualità Laica è la prima forma di riconoscimento spirituale nell’uomo, che affonda le sue radici nello psichismo naturalistico, nell’intuizione analogica,  nelle espressioni sacre della coscienza prima dell’avvento di ogni religione.

Naturalmente è  possibile individuare  in alcune pseudo  religioni del passato questa “spiritualità naturale” priva di dogmi, di libri sacri e di preghiere.

Sono realmente esistite nell’evoluzione del pensiero umano almeno  tre forme “pseudo-religiose”  prive del concetto di un “Dio creatore” personale ma che mantengono la verità di un’unica matrice per tutte le cose. Questa matrice  è definita Tao o  Senza Nome, nel taoismo; Brahman o Assoluto Non-duale nell’Advaita;  Sunya o Vuoto nel buddismo.

In precedenza mi sono occupato sovente dell’Advaita e del Buddismo, sento ora giunto il momento di parlare un po' più estensivamente del Taoismo,  talvolta descritto come  la “dottrina degli umili o dei semplici”, ed in tal senso il termine “laico” abbinato a tale sentire mi sembra estremamente consono. Infatti il significato originario di laico è proprio “semplice, umile,  fuori da ogni contesto ordinativo  sociale e religioso”.

Il padre riconosciuto di questa “filosofia di vita”  fu Lao Tse.  Cominciamo con il dire che nel pensiero di Lao Tse troviamo quella condanna dell’orgoglio e del raggiungimento, fondamentale in ogni spiritualità laica.  Sullo stesso filone si pone anche  il pensiero di Nisargadatta Maharaj,  saggio laico advaita…. ma anche nel proto-cristianesimo si può avvertire  un simile intendere, ad esempio nelle parole riferite a Gesù: “Tutto ciò che è eccelso fra gli uomini è abominazione dinanzi a Dio”. 

L’orgoglio, questa follia di grandezza ascritta all’individuo,  è semplicemente un’illusione dell’uomo… poiché di fronte al Tao ogni grandezza umana è da considerarsi nient’altro che vana. E qui si comprende anche  la causa sottile della  differenza ideologica tra  Confucianesimo e Taoismo,  ma di questo argomento magari parleremo in una prossima occasione.

Nei detti di  Lao Tse spesso e spesso ritroviamo la disapprovazione dell’orgoglio e del criterio di raggiungimento personale e ciò in virtù della legge di concatenazione dei contrari, l’alternanza dello Yang e dello Yin che è la manifestazione cinetica del Tao. Infatti allorché la forza Yang, attiva, trova il suo culmine automaticamente è sospinta verso il suo contrario Yin, passivo. 

La punizione per l’orgoglio è quindi in Lao Tse una sorta di legge naturale. “Un gran vento -egli dice- non può durare più dello spazio di un mattino. Una bufera cessa col giorno. L’armata gloriosa non vincerà in eterno. L’albero elevato sarà abbattuto”  Egli spiega nel Tao Te King  come l’orgoglio stesso sia il presagio della caduta: “Colui che si alza sulla punta dei piedi non sta ritto.  Colui che marcia a passi gloriosi non farà un lungo cammino. Colui che si esibisce non brilla.  Colui che si esalta è senza onore. Colui che si prevale del suo talento è senza merito.  Colui che fa pompa dei suoi successi non vi si mantiene.  Questi sono per il Tao eccessi di nutrimento  e umori superflui.  Tutto ciò che è sotto il Cielo ne prende nausea. E l’uomo del Tao non rivolge loro nemmeno uno sguardo!”

Questa legge fondamentale non impedisce però a Lao Tse di mantenere un atteggiamento equanime e corretto  nei confronti delle cosiddette “vie del mondo”.  “La via del Cielo –egli dice- toglie all’eccedente per compensare il mancante ma la via degli uomini meschini toglie all’indigente per aumentare il ricco” . La via del Cielo, dirà successivamente Lie Tseu (un altro taoista), è la via dell’umiltà e la via degli uomini meschini è quella dell’arroganza.  Simile concetto viene espresso  nel Libro dei Proverbi, annunciando la caduta di Babilonia: “L’arroganza precede la rovina e l’orgoglio precede la caduta”.

Ma la disistima  per l’orgoglio e la considerazione per l’umiltà  non esauriscono la “dottrina” taoista.  Lao Tse considera il Tao una sorta di Madre che genera, nutre e protegge tutti gli esseri dell’universo.  In verità  è difficile affermare se il Tao “è”  o “non è”. Nella metafisica del Tao la kenosi originaria è priva di ogni sostanziale processo,  forma  o sostanza. Ne consegue che agli occhi del nostro pensiero determinista  la “pienezza” del Tao appare simile al “vuoto”.  Il Tao è visto come un abisso senza fondo e ciò non dimeno esso dà origine a tutte le cose, un vortice caotico da cui sorge ogni armonia.

Quindi se il vero Tao  al nostro percepire determinista  appare  come un nulla, che per noi  corrisponde alla corsa verso il vuoto del sé,  esso contemporaneamente segna il ritorno beato  nella  matrice silenziosa, che attira  e proietta  l’esperienza del pensiero  empirico  e poi lo riassorbe nel nulla da cui proviene.  Questa kenosi del Tao procede per sua propria natura e non presuppone alcuna volontà creatrice o distruttrice. E da qui si comprende la non  valutazione taoista per un Dio personale.

Paolo D’Arpini


Paolo D'Arpini che guarda in alto


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Di questo e simili temi se ne parlerà durante l'Incontro Collettivo Ecologista del Solstizio Estivo 2012.


Commento di Maurizio: "Quando si parla in termini di Religioni il discorso dovrebbe essere di più ampie vedute perché investono un problema cosmico e rappresentano un "adattamento" a secondo dello spazio e del tempo. In questo ritengo sempre il Guenon una vera autorità in materia. Effettivamente però, scendendo su di un piano profano e materiale, le religioni monoteiste, che presuppongono un essere onnipotente a immagine antropomorfa, quando eleggono questo Dio ne conseguono due iatture, non solo per la natura per per tutti gli esseri umani. Gli invasati di questo Dio, infatti, non si limitano ad adorarlo per cazzi loro, ma pretendono che tutti gli esseri della terra gli si sottomettano e non avranno altro Dio. Per far questo, ovvio, non rifuggono dall'uccidere e torturare. Si, una vera iattura"

Mia risposta: "Quelle che si definiscono religioni "monoteiste" in verità sono tali solo nel senso che riconoscono come unico il loro dio.. quello che hanno immaginato. Ciò vale per ogni religione. Succede con Javè, Allah e Dio padre. E nel loro nome si compiono le peggiori efferatezze. Secondo me il guaio di una religione, che presuppone un dio creatore, è che si definisce in tal modo una "differenza" fra "creatore e creato" e quindi una scala gerarchica, che dal punto di vista taoista non esiste, in quanto ogni cosa è il risultato dell'energia TAO, nelle forme Yin (passivo) e Yang (attivo).. e non può esservi scissione in ognuna delle sue manifestazioni, né diversità di valore. Ogni cosa brutta o bella è sempre complementare, completativa, e pienamente integrata nell'Insieme, nell'intero"

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Commento di Enrico Galoppini:  "Secondo me qua ci si sta addentrando in terreni di cui si ha scarsa se non nulla competenza...
Per "competenza" intendo la familiarità con l'oggetto dela discussione.
Avete mai almeno sentito parlare del Sufismo? Il Sufismo, in ogni sua espressione è islamico al 100%, e non è - come hanno affermato vari "esperti" (sempre dall'esterno) - un qualcosa di aggiunto all'Islam, proveniente dall'esterno; bensì, né più né meno, un "approfondimento" degli stessi riti e dello stesso credo validi anche per coloro che si mantengono ad una adesione più "esteriore".
Il problema credo sia piuttosto il pericolo insito nello scambiare per il tutto, per il massimo della profondità possibile, la "lettera" del messaggio, senza concepire che si possa andare più in profondità. Di qui l'ulteriore pericolo dell'"esclusivismo".
Se ci si dà la pena - anche da esterni - di leggere i testi dei più famosi maestri del Sufismo ci renderà conto di quanto allo stesso tempo essi fossero e "musulmani" e, per la massa più o meno attaccata alla "lettera", apparentemente "non musulmani". Di quanto essi avessero (ed hanno, poiché il Sufismo è ancora una realtà attiva ed operante che coivolge molte più persone di quante si creda) un rispetto ed un amore profondo per la "natura": tant'è vero che anche gli odierni maestri incitano i loro seguaci a... curarsi solo con metodi naturali, a vivere stabilmente nella natura e, addirittura, col minimo possibile di "tecnologia".
Dio, comunque, o come lo volete chiamare, l'Origine del tutto, è uno solo; e su questo punto hanno trovato un punto d'incontro sia tutti gli "illuminati" di ogni tradizione che le popolazioni che, prima dell'irrompere della "modernità", sapevano convivere, rispettarsi e, addirittura, venerare gli stessi "santi" e riunirsi insieme per pregare (v. l'India e il Vicino Oriente islamico).
Se poi aggiungiamo che alla fine, nel Sufismo (che, lo ricordo, è islamico al 100%), si sostiene che "bisogna ridursi ad uno zero per comprendere che Tutto è uno"... beh, non vedo quale di quale "pericolo" andiamo parlando.
Piuttosto, si deve rifuggire dal "riduzionismo", dall'"esclusivismo", sempre frutto dell'"incomprensione" che per non mostrare la propria bancarotta si attacca alla "lettera". Lo si vede all'opera un po' dappertutto, oramai, dalle nostre parti con il "fondamentalismo dell'Occidente" e nei paesi islamici con l'avanzata di movimenti che, guarda caso, appena prendono il potere, cominciano a vessare gli "esoteristi" (gli aderenti al Sufismo, insomma) e a devastare i loro santuari, considerati alla stregua di superstizione".



Mia risposta:  "Caro Enrico, apprezzo il tuo intervento. Il sufismo è la corrente islamica che più si avvicina alle forme trascendenti di spiritualità non duale. Si può giungere al Non-dualismo attraverso varie vie, la vetta è uguale per tutti. Dipende dalle simpatie personali e dalle propensioni. Evidentemente tu hai una tendenza all'ascetismo mistico. Pur che anche nel sufismo sono stati espressi concetti "gnostici" e non-dualistici molto avanzati (vedi Rabia) e -tra l'altro- la lettura dei poemi di Rumi ce ne fornisce un valido esempio.  Il fatto che si possa giungere all'Uno seguendo una qualsiasi religione pone però la necessità di abbandonare il credo religioso il momento che si vuole penetrare ed essere compenetrati dall'Uno, sostituendo il "credere" con la diretta esperienza  La strada è utile per giungere al Tempio ma bisogna lasciarla per entrarci.
Dal punto di vista della "spiritualità sociale" (religiosa) -comunque-  il sincretismo è vantaggioso come pure lo è l'abbandono di ogni dogmatismo. Ciò non esclude la continuità di partecipazione alla "forma esteriore" (spirituale) più consona ad ognuno di noi. E ciò vale anche per i seguaci delle religioni monoteiste, che hanno visto sorgere al loro interno "santi" e "saggi"  totalmente liberi da senso separativo. Per cui il tuo approccio è sicuramente valido, per te stesso o per chi come te sente, nella fiducia e nella sincerità e nella onestà di "percorso".
Ripeto qualcosina che il buon Giorgio Vitali, in altro contesto, ha affermato: "ognuno per sè.. e dio per tutti". Ove per Dio si intende il Tutto che in tutti è presente.

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Nota Artistica aggiunta da Noemi Longo: Due realizzazioni diverse di Tao, inavvertitamente visibili, manifestazione terrena del Reale di un reale accessibile a tutti... realizzato.
Così vi vedo.
Questo è Tao.

 

giovedì 22 marzo 2012

Tutto ciò che esiste è esistito ed esisterà... è già qui... nel riciclo permanente di spirito e materia

Fior di loto rosso - Dipinto di Franco Farina


Tutto ciò che esiste nel mondo sorge dall’incontro fra le tenebre e la luce, fra la terra ed il cielo, fra il femminile ed il maschile, ed è sempre presente, è la stessa sostanza che si trasforma ed assume  nuove forme. Spirito è materia sono Uno in espressioni diverse.

Questa è una teoria espressa non soltanto in India od in Cina ma presente in ogni filosofia che meriti il nome e persino nella scienza empirica. Ma in Cina ed in India maggiormente il discorso binario delle forze creatrici, che attingono alla matrice unica, è stato analizzato in profondità e portato alle sue estreme conclusioni. Ed anche in occidente quasi tutti sanno –ad esempio- cosa sono lo Yin (femminile) e lo Yang (maschile), i movimenti del Tao,  e molti conoscono il binomio Shakti (fenomeno) e Shiva (noumeno) come espressioni dell'Assoluto.Nella penombra dell’aurora si dice che il mondo sia stato creato da Brahma. La descrizione di questa creazione è molto semplice. La mitologia cosmologica mistica descrive la nascita di tutti gli esseri attraverso l’opera creativa di Brahma. Il creatore dovendo svolgere il suo compito formulò in se stesso il principio femminile “Sandhia” che significa Aurora, assumendo egli il principio maschile. Una volta che questa sua “figlia” apparve davanti ai suoi occhi egli ne fu così affascinato che s’invaghì della sua stessa creazione. Sandhia cercò di sfuggire alla bramosia di Brahma ed assunse di volta in volta una forma diversa, sempre al femminile, mentre Brahma la rincorse nella forma maschile della stessa specie. E così tutti gli esseri senzienti furono alfine prodotti. Questa allegoria simbolica del “rincorrersi” è ripetuta anche nella teoria del Big Bang, in cui l’unità indistinta primordiale (Tao per i cinesi) si trasforma in grande esplosione creatrice (il desiderio del moltiplicarsi), resa possibile dall’espansione del tempo nello spazio, potremmo egualmente chiamarli luce e tenebra….
Ma voglio scendere nei particolari minuti, sulle intuizioni presenti in ognuno di noi, prendendo l’esempio della mia stessa vita. I ricordi più lontani che ho di me stesso risalgono al limbo del grembo materno ed al momento della nascita. Allora percepivo chiaramente il destino della forma che avrei assunto, con tutte le difficoltà conseguenti al necessario riequilibrio di un precedente karma. La volontà di uscire fuori dall’utero era molto debole, vedendo le umiliazioni, le paure, le fatiche, le trasformazioni che mi aspettavano… eppure ad un certo momento sentii che non potevo tirarmi indietro, che questa nascita era necessaria per la mia evoluzione, che vi sarebbero stati anche momenti santi e gloriosi, che questa mia vita avrebbe aiutato il compimento anche di altre esistenze. E così venni alla luce, tirato fuori da un forcipe…. Che la levatrice infine usò, vista la mia reticenza a nascere….
E poi i momenti cruciali legati all’insoddisfazione per la forma assunta. A circa 6 od 8 mesi, ricordo che mia madre descriveva ad una amica in visita il colore dei miei occhi “prima era azzurri ora stanno diventando verdi –forse castani..”. Ed infatti i miei occhi sono castani, con striature verdognole (”cacarella” dice mia figlia Caterina), l’azzurro tanto desiderato è rimasto solo un alone nella pupilla.
Ed il desiderio carnale, la paura e la gelosia edipica? A circa un anno e mezzo ricordo che una sera ero nel mio lettino, nella stanza dei miei genitori, che evidentemente volevano copulare, ma io non mi addormentavo e mi dissero “dormi se no dalla finestra viene il gatto mammone”. Neanche sapevo cosa fosse una tale bestia ma immediatamente percepii una figura nera che mi osservava dalla finestra e implorai mia madre di farmi andare nel suo letto. Ma non fui accettato e fui zittito con frasi tipo “ma no… ma no.. il gatto mammone non c’è.. resta nel tuo lettino..”. Eppure per me c’era anche perché sentivo rumori strani… Poi a circa due anni e mezzo, quando era nata da poco la mia sorellina Maria, assistevo alla sua poppata al seno e mi venne il desiderio di bere anch’io di quel latte ma presi la cosa alla larga “Mamma, mamma… come fa il latte ad uscire dalla sisa?” E mia madre scherzando sollevò la sisa la spremette nella mia direzione facendone uscire uno schizzo di latte che mi colpì in faccia.
Lascio da parte altri ricordi di questo genere e racconto solo quello che fu per me illuminante e mi diede la visione della realtà indivisa. Un giorno, avevo circa quattro anni, osservavo nel raggio di sole che entrava dalla finestra una moltitudine di piccoli esseri che si muovevano, un pulviscolo di particelle misteriose, e chiesi a mio padre “papà.. cosa sono tutte queste cose che si vedono nel raggio di luce?” e lui mi rispose (dopo aver osservato a sua volta) che si trattava di minuscole forme di vita. Immediatamente percepii la verità che la vita è una realtà indivisa, la stessa cosa che oggi affermano gli scienziati, che non c’è separazione e che veramente tutto è una manifestazione del gioco delle particelle quantiche primordiali. Ed lo dissi esclamando “ma allora non c’è divisione fra noi… siamo tutti la stessa cosa!”. Ovviamente mio padre, vittima della visione dissociata negò dicendo che ognuno ed ogni cosa era separata, e qui dovetti iniziare a fare i conti con l’accettazione della mia verità intuitiva rispetto a quella descritta dagli altri….
Ma insomma qual è il meccanismo concettuale dietro alla creazione del mondo?

A questa domanda Nisargadatta Maharaj rispose in modo lucido e chiaro: la creazione del mondo, come apparizione nella coscienza, ha un decuplo aspetto:- Purusha (maschile o mente) e Prakriti (femminile o natura), il materiale psichico e fisico.
- L’essenza dei cinque elementi fondamentali (visti come stati energetici): etere, aria, fuoco, acqua e terra, in continua e mutua frizione.
- I tre attributi (o qualità): satva (armonia), rajas (attività), tamas (inerzia)
 Un individuo può pensare di essere lui stesso ad agire in realtà il suo nome e forma non sono altro che l’espressione combinata dell’incontro fra questi fattori.

In verità ognuno di noi è null’altro che “coscienza” ovvero la capacità di osservazione e di vivificazione che rende possibile il gioco degli elementi e dei vari aspetti psichici. La forma incarnata è un po’ come la particolare immagine che si forma al caleidoscopio, od alla slot machine, alla quale noi osservandola diamo un valore e significato sulla base di certe convenzioni. Le forme differiscono così tanto in qualità e quantità, dati i possibili mescolamenti dei 10 aspetti coinvolti, che alla fine appaiono individui come Hitler o Gandhi….
Facendo un’analisi all’inverso, tornando cioè indietro nella formazione degli aspetti, notiamo che le tre qualità non sono altro che il movimento del “maschile” (rajas) e del “femminile” (tamas) nel gradiente formato dallo spazio-tempo ed osservato nella “coscienza” (satva). Mentre gli elementi son solo le posizioni assunte dalle qualità nel gradiente, cioè: satva = etere; satva e rajas = aria; rajas = fuoco; rajas e tamas = acqua; tamas = terra.
Ma apprendere il meccanismo concettuale “esteriore” serve a poco se manca la capacità di riconoscimento e radicamento della propria identità primordiale, la pura consapevolezza, alla luce della quale tutto avviene.
Il pensiero “io sono” vibra nell’esistenza e tutto appare!


Paolo D’Arpini


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Di questo e simili temi se ne parlerà durante la Festa dei Precursori, che si tiene a Treia, dal 5 al 13 maggio 2012 - Programma: 
http://bioregionalismo-treia.blogspot.it/2012/01/e-iniziata-nel-1984-ed-ancora-continua.html

venerdì 10 febbraio 2012

Zen e spiritualità laica - La verità é una cosa molto semplice….

Asino nascosto che guarda - Foto di Gustavo Piccinini


“La verità non può essere perseguita, é sempre presente e manifesta, altrimenti non sarebbe verità ma semplice descrizione. E la descrizione non é mai la sostanza…” (Saul Arpino)

L’idea del “ritorno”, che costituisce uno degli elementi di primaria importanza nel Tao-te-king, affiora già nel Libro dei Mutamenti (I Ching).

Sotto l’esagramma Fu si legge: “Ritornare é pervenire al Tao..”.

Un commento attribuito a Confucio dice: “La ragione del Cielo é abbagliante e si abbassa sino alla terra. La ragione della Terra é umile e si eleva al Cielo. La ragione del Cielo diminuisce ciò che é elevato ed aumenta ciò che é basso. Gli spiriti nuocciono a ciò che é pieno e fanno del bene a ciò che è vuoto. La ragione del Cielo detesta ciò che é pieno di sé ed ama colui che é umile. L’umiltà é onorata e splendente: essa si abbassa e non può essere sormontata, essa é il fine del saggio!”

L’esaltazione della semplicità, descritta nel Tao-te-king preesisteva a Lao Tze. Un moderno filosofo cinese, Lang-si-ciao ritiene che il “non agire” taoista corrisponda alla “semplicità” dell’I Ching.

Se Lao Tze rielaborò alcuni pensieri già esistenti nella Cina antica e si valse di essi come pietre per edificare la montagna di Golconda del suo sistema filosofico, non é però detto -come alcuni studiosi sostengono- che tali concetti provenissero dall’antica India… E’ vero che la filosofia Vedica  sembrerebbe la più antica elaborata dall’uomo, e le sue implicazioni influenzarono il pensiero metafisico del mondo conosciuto. Ma questo é ciò che appare in quanto tale ricerca del vero risulta “codificata” nella memoria e quindi si fa riferimento ad essa come ad una “fonte”.

Personalmente sono dell’opinione che sia il Taoismo che il Vedanta, entrambi di natura non-dualistica, fiorirono spontaneamente per logica propria.  Simili sistemi trovarono luce non solo in Cina ed in India ma pure in Europa, in Asia minore, in Africa e nelle Americhe. Tutto avvenne  a partire da quel periodo di “Fioritura Culturale” che potrebbe essere indicato nella fine del neolitico, con la scoperta dell’agricoltura e quindi dell’aumento delle risorse alimentari disponibili, che facilitarono lo sviluppo del pensiero  analitico concettuale ed artistico, ed è contemporaneo alla scoperta della scrittura.

Alcune immagini non dualistiche sono riconoscibili, ad esempio,  nel pensiero ebraico  con “Io sono quell’Io sono” o nella filosofia presocratica…. con il concetto del “Tutto” che continuamente si svolge in se stesso.

Insomma inutile cercare ove il pensiero originale dell’Assoluto, “che tutto comprende e da cui tutto é originato ed a cui tutto ritorna” (inteso come superamento del teismo personale), sia apparso per la prima volta… si può invece supporre che tale filosofia sorga all’interno di varie famiglie umane, nel momento in cui la raffinatezza del pensiero raggiunge un culmine.

“Tutto é uno e perfetto in se stesso”, affermano le Upanishad dell’India ed il perseguire il “perfezionamento” é solo la proiezione di un  concetto basato su un altro concetto… la verità é qualcosa di molto semplice….

Ed ora una storiella Zen (come è stata ri-raccontata da Alberto Aliberth Mengoni): Un’anziana donna cinese aveva due grandi vasi, ciascuno sospeso all’estremità di un palo che lei portava sulle spalle. Uno dei vasi aveva una crepa, mentre l’altro era perfetto, ed era sempre pieno d’acqua alla fine della lunga camminata dal ruscello a casa, mentre quello crepato arrivava mezzo vuoto. Per due anni interi andò avanti così, con la donna che portava a casa solo un vaso e mezzo d’acqua. Naturalmente, il vaso perfetto era orgoglioso dei propri risultati. Ma il povero vaso crepato si vergognava del proprio difetto, ed era avvilito di saper fare solo la metà di ciò per cui era stato fatto. Dopo due anni che si rendeva conto del proprio amaro fallimento, un giorno parlò alla donna lungo il cammino: “Mi vergogno di me stesso, perché questa crepa nel mio fianco fa sì che l’acqua fuoriesca lungo tutta la strada verso la vostra casa”. La vecchia sorrise: ”Ti sei accorto che dalla tua parte del sentiero ci sono dei fiori, ma non ci sono dalla parte dell’altro vaso? È perché io ho sempre saputo del tuo difetto, perciò ho piantato semi di fiori dal tuo lato del sentiero ed ogni giorno, mentre tornavamo, tu li innaffiavi. Per due anni ho potuto raccogliere quei bei fiori per decorare la tavola. Se tu non fossi stato come sei, non avrei avuto quelle bellezze per ingentilire la casa”. Ognuno di noi ha il proprio specifico difetto. Ma proprio la crepa e il difetto che ognuno ha, fa sì che la nostra convivenza sia interessante e gratificante. Bisogna prendere ciascuno per quello che è e vedere ciò che c’è di buono in lui.

E per finire un’invocazione di Chuang-tze: “Mio Maestro, mio Maestro, tu che distruggi senza essere cattivo! Tu che edifichi senza essere buono! Tu che fosti prima dei tempi e che non sei vecchio! Tu che copri tutto come il Cielo, che porti tutto come la Terra, che sei autore di tutto senza essere abile.. Comprenderti così, ecco la gioia celeste. Sapere che io sono nato per la tua influenza, che alla mia dipartita rientrerò nella tua Via, che riposando comunico allo Yin la tua modalità passiva, che agendo comunico allo Yang la tua modalità attiva: ecco la felicità suprema… L’azione dell’Illuminato si confonde con l’azione del Cielo, il suo riposo col riposo della Terra. Il suo saldo Spirito domina il mondo!”

Paolo D’Arpini  



Dulcis in fundo una storiella sul Buddha:


This is what the Buddha did. He didn’t say, “I’ll try.” He didn’t say, “I hope I’ll find the Truth.” He didn’t say, “I’ll do my best.” He didn’t say, “If not in this lifetime, then maybe next lifetime.” He came to the point where he didn’t look for anyone else to tell him the Truth or show him the Truth. He came to the point where he took it all on himself. He sat alone under the Bodhi Tree and vo...wed never to give up until the Truth be realized.

The power of this very simple, yet unshakable intention and absolute stand to be liberated in this lifetime propelled him to awaken to the simple fact that he and all beings are liberated—that all beings are freedom itself. Pure awakeness.

The Buddha was no different from you. No different. That is why he serves as a good model, because he was as you are now. So don’t worship the Buddha. Don’t put him on a pedestal. Don’t even look up to him. Become him. Have the same intentions, take the same stand. Be the Buddha now! Put an end to all delaying, to all excuses, to all bowing down to saintly figures of the past or present. Stand up!

You are the Buddha! You are freedom itself! Stop dreaming your dream! Stop pretending that you are in bondage—stop telling yourself that lie! Stop pretending to be someone, or something! You are no one, you are no-thing! You are not this body or this mind. This body and mind exist within who and what you are. You are pure consciousness, already free, awake, and liberated. Stand up and walk out of your dream. I am here to say that you can do this.

Step out of the dream of your concepts and ideas. Step out of the dream of what you imagine enlightenment to be. Step out of the dream of who you think you are. Step out of the dream of everything you have ever known. Step out of your dream of being a deluded person. Stop telling yourself those lies and dreaming those dreams. Step out of all of that. You can do it. Nothing is holding you back. There are no requirements and no prerequisites to awaken. There is nothing to be done, nothing to think, nowhere to go.

Just stop all dreaming. Stop all doing. Stop all excuses. Just stop and be still. Effortlessly be still. Grace will do the rest.

At each and every moment from here on out, have the intention to directly experience Truth, your true liberated Self. Don’t think about the Truth—directly return to your experience here, now, moment to moment. Experience Truth. Experience your Self. Dive into your experience. Your experience! Your experience of hearing, of seeing, of tasting, of breathing, of your heart beating, of your feet touching the floor, of the birds, of the wind.

Experience the vastness of who you are. Experience the freedom of who you are. You are the Buddha—experience that. You are the Buddha.
Adyashanti

martedì 17 gennaio 2012

I Ching: Esagramma Lin (l’Avvicinamento) – Dal 21 gennaio al 19 febbraio - Corrisponde a Tigre o Acquario

I dodici archetipi dello zodiaco cinese


Due fondamentalmente sono gli indirizzi culturali della Cina, il Confucianesimo ed il Taoismo, la via della correttezza e la via della spontaneità. Ricettacolo di questi due aspetti sociali è il Libro dei Mutamenti, I Ching, uno dei saggi testi più antichi dell’umanità. In esso sono integrati diversi commenti di Confucio e di Lao Tze, nonché considerazioni più tardive di matrice Chan (Meditazione Buddista).

All’I Ching sono riconducibili anche gli archetipi psichici basilari dello zodiaco cinese e i due aspetti dello Yin e dello Yang, il Femminile ed il Maschile, la Tenebra e la Luce, la Terra ed il Cielo. La spontanea e naturale interazione degli opposti, in continuo movimento, descritta nell’I Ching è lo stesso del “Panta rei os potamòs (dal greco πάντα ῥεῖ)” (tradotto come Tutto scorre come un fiume), il celebre aforisma attribuito ad Eraclito, vissuto contemporaneamente al saggio Lao Tzi.

Ma anche nel Libro dei Proverbi di Salomone si inneggia allo sposalizio del Cielo con la Terra, alla congiunzione degli opposti…il serpente che si morde la coda…miracolo delle polarità che si integrano, dei due che sono uno, della dolcezza di un cuore di donna che acquieta l’aggressività dell’uomo.. E’ questa l’intelligenza che guida la Natura in ciò che chiamiamo oggi evoluzione, che ha fatto dire a Leone Tolstoi: “Se un uomo vuole aiutare il mondo non deve pensare di fuggire dal mondo. Deve imparare a conoscerlo e a vivere in esso, diventando un’oasi, un rifugio per chi è alla ricerca della propria anima”.

Ed è proprio cercando di ritrovare la comprensione della nostra vera natura e del corretto agire nel mondo che riceviamo un valido consiglio esaminando i significati e le immagini relative all’esagramma che corrisponde a questa stagione: LIN – L’Avvicinamento

Sopra: il Trigramma Kun, la Terra

Sotto: il Trigramma Tui, il Sereno, il Lago


Avvicinamento vuol dire diventare grandi.

Sentenza: L’Avvicinamento ha sublime riuscita. Propizia è perseveranza. Quando vi è l’ottavo mese è sciagura.

Commento alla decisione: l’Avvicinamento. Il solido penetra e cresce. Sereno e devoto, il solido sta nel mezzo e trova corrispondenza. “Grande riuscita per conformità” questo è il corso del cielo. “Quando viene l’ottavo mese vi è sciagura”. La caduta non si fa aspettare a lungo.

Immagine: Al di sopra del lago è la terra: l’immagine dell’Avvicinamento. Così il nobile è inesauribile nella sua intenzione di insegnare, e senza limiti nel sostenere e proteggere il popolo.

Dopo il Solstizio invernale, la forza luminosa è nuovamente in fase crescente. Il bene comincia a farsi strada e trova accoglienza in luogo influente. Questo è un tempo pieno di speranza, la primavera si avvicina e la gioia è alla portata di chiunque la voglia afferrare. L’importante è impegnarsi con perseveranza per raggiungere l’obiettivo. Per sfruttare il favore del tempo, è necessario un lavoro deciso e perseverante. La primavera non dura in eterno; se si affronta il male prima che sia del tutto manifesto, lo si potrà combattere e lo si potrà padroneggiare.

Come il lago mostra la sua inesauribile profondità, così il saggio è inesauribile nella sua propensione ad insegnare agli uomini. E come la terra è ampia, e sostiene ed alimenta tutte le creature, così il saggio cura e sostiene tutti gli uomini senza escludere una parte dell’umanità con barriere di qualsiasi natura. Occorre prestare attenzione e non perdersi nelle correnti del tempo ed essere nel giusto. Infatti il destino reca con sé anche il regresso, ma se viene suscitato in tempo un movimento di ascesa, sarà abbastanza forte per contrastare anche il destino nel momento in cui le sue conseguenze, senza le dovute precauzioni, comincerebbero a farsi sentire.

Consiglio dell’esagramma: che abbia inizio un vero e proprio cambiamento! Muoviti, incontra, apri la strada alle novità e sarai così capace di sormontare qualsiasi ostacolo si frapponga sulla via, e di essere un modello d’esempio positivo per gli amici e per tutti coloro che ti seguiranno! Ma solamente individuando da subito gli errori ti sarà possibile correggerli ed evitare il peggio. Basta sapersi guardare dentro con saggezza per trovare la strada giusta per affrontare una decisione importante. E così sarai capace di esprimere sensazioni profonde su ciò che è giusto e vero.

Queste qualità che indicano anche le caratteristiche proprie dell’archetipo psichico della Tigre mi fa ricordare, per analogia, gli eventi e gli episodi leggendari della vita del grande maestro Taoista Zhuang Zi, vissuto realmente nel III secolo a. C., ed autore del “Libro del fiore del sud”. Un esempio di comportamento nobile che quaglia in modo perfetto con il commento di Richard Wilhelm per la sesta linea superiore dell’esagramma LIN, in cui si descrive l’atteggiamento del saggio, che ha già superato il mondo e che interiormente non ha più alcun legame con l’esistenza mondana, che però talora può trovarsi nella situazione di dover rientrare ancora una volta nella società per avvicinarsi agli altri ed impartire i suoi insegnamenti e fornire il suo aiuto. Ciò è di gran salute per il suo prossimo ma anche per lui questo magnanimo umiliarsi non è una macchia.

Paolo D’Arpini




sabato 12 novembre 2011

Ecologia Profonda, Spiritualità Laica e Taoismo: Un permanere costante nell'Essere - “Dove io sono.. è il luogo ed il momento”

Riflessione in penombra



Quel che esiste ha in sé la qualità dell'Essere. E' auto-esistente. Questo non significa che è statico. Poiché essere ed esistere sono consequenziali, in ogni trasformazione dell'esistere l'essere permane.

L'essere è una “qualità” intrinseca inamovibile e stabile in ogni movimento del divenire. Questa è l'intuizione dell'ecologia profonda e della spiritualità laica ed è pienamente riscontrabile anche nel pensiero taoista.

Il Tao non si figura come una “perfetta immobilità”, esso è il substrato inscindibile di ogni mutazione, pur restando indivisibile nella sua propria natura. Le forme espressive del Tao, che si manifestano attraverso i moti energetici (Yin e Yang), sono immagini della sua pienezza in movimento, forme espressive utili a comprendere, nella simultaneità dell'infinito e contemporaneità dell'Essere, le sfaccettature degli eventi nel divenire, dei singoli aspetti trasformativi che noi riconosciamo.

Il Taoismo, pertanto, è una religione senza Dio. In verità non è nemmeno una religione, poiché non v'è nulla di separato da riunire.. e non è nemmeno teismo od ateismo poiché non può considerarsi la proiezione di un ente creatore e della sua creazione. Ciò che è semplicemente è per sua natura intrinseca.

Anche nella moderna considerazione analitico-scientifica soggetto ed oggetto non sono separabili. Pertanto il taoismo non può essere definito nemmeno una filosofia od una scienza. Esso è il semplice riconoscimento intuitivo di una lampante verità.
Fino a pochi anni addietro la scienza poneva l'accento sull'atteggiamento di “oggettività”, un modo distaccato di esaminare i fenomeni naturali, inclusa la mente, per cui essi venivano considerati “meccanismi”. Ma un universo di meri oggetti è opinabile. Se perdura il concetto separativo l'uomo si sente autorizzato a sfruttare senza remore gli “oggetti” considerati. Ma oggi stiamo scoprendo che un danno arrecato all'ambiente costituisce un danno per noi stessi, in quanto soggetto ed oggetto non possono essere disgiunti. Noi con tutto ciò che esiste siamo inseriti nello stesso “movimento”. Possiamo intervenire solo attraverso un nostro conformarci alle spinte energetiche in atto traendone nutrimento ed armonia. Nel Tao questo si chiama “immergersi nel grande flusso”.. fatalità è lo stesso termine usato da un poeta bioregionalista americano, Gary Snyder.

Insomma dobbiamo lasciarci andare, con fiducia, mollando le nostre vele ai venti della natura e della vita. Poiché noi stessi siamo inseparabili dalla vita e dalla natura, e non esiste altro luogo e momento in cui stare. Questo è il luogo e questo è il momento.

Da questa osservazione sorge la spinta verso il raggiungimento, anche in termini economici e scientifici, di una tecnologia “dolce” e non invasiva, diciamo una tecnologia “ecologica” in cui è importante anche l'atteggiamento psicologico del tecnico che studia le soluzioni... Parimenti anche nella spiritualità si propone un'andatura “laica” e non proselitista, direi una visione sincretica nel considerare le varie sfaccettature del pensiero. Sapendo che ognuno attinge alla stessa fonte.

Paolo D'Arpini

giovedì 1 settembre 2011

Psicanalisi, I Ching, Tao... ed il suono dell'acqua che scorre



Caro Paolo,

interessante la connessione tra la la psicanalisi e il Libro dei Mutamenti (http://bioregionalismo-treia.blogspot.com/2011/08/le-immagini-per-lequinozio-di-autunno.html), se riesci a trovarne qualche tuo stralcio passato, li leggo volentieri.

Nel mondo della psicologia d'oggi si avverte forte il dibattito sul che cosa dovrebbe essere lo psicologo, dato che non ne esiste definizione precisa nemmeno nel codice deontologico. E così anche la psicologia, come molte altre scienza, si trova frammentata in numerosissimi filoni, dovuti anche alla diversa applicazione di questa giovane scienza in molti ambiti d'indagine. Ad esempio la psicologia sociale, che studia l'essere umano nel suo contesto sociale, è quella che maggiormente ha eseguito ricerca sul campo o in laboratorio (ricerca) - come non ricordare i famigerati esperimenti di S. Milgram e P. Zimbardo che sconvolsero il mondo - e quindi è orientata verso un metodo altamente "scientifico", da osservatore distaccato e attento; mentre la psicanalisi e il recente filone della psicologia umanistica di Rogers, si focalizzano sull'essere umano in quanto tale e sui meccanismi di fondo che lo costituiscono, adottando diversi approcci "strategici" a seconda dei casi. Ma lo psicologo non può permettersi questa dicotomia: da una parte la sua specifica umanità è fondamentale nelle vesti che si trova ad indossare durante il rapporto stretto con l'utente (soprattutto in ambito clinico), dall'altra riveste comunque una figura professionale, nel senso che deve impedire di interferire con giudizi, valori, ideali personali e i propri significati, di modo da mettere da parte la propria soggettività e lasciare totale spazio all'altro, anche per evitare eventuali "biases" (distorsioni d giudizio, pregiudizi).

E' chiaro che la necessità di umanità, di partecipazione, di condivisione e di comprensione empatica risulta fondamentale per un significativo avvicinamento all'altro, ma sul piano pratico, non è affatto facile cercare di conciliare questo aspetto con la stessa professionalità "distaccata" richiesta dal ruolo.

Per quanto finora ho potuto constatare nella mia esperienza e in quella di molte persone con cui mi sono confrontato, a volte lo psicologo d'oggi (ancora peggio lo psichiatra che prende le parti di un analista) troppo spesso quando non è inutile, è nocivo. Infatti, questo tipo di professione, se non è stata accompagnata per tutto il tempo da un'intensa attività di ricerca personale che fa di questa professione non solamente un lavoro e un modo idoneo per inserirsi in società, ma una vera e propria vocazione, nel senso freudiano, ossia un'analisi approfondita e una ricerca spasmodica sul "che cos'è l'uomo" (alcuni direbbero "chi è l'uomo"), allora si rischia di diventare dei manovali della psicologia che utilizzano tutte le teorie (e guardate che ce ne sono alcune proprio di divertenti alle volte) apprese in un'università puramente teorica, a stampino con tutte le persone con cui hanno a che fare.

L'università dal punto di vista culturale e nozionistico è impareggiabile, ma ha dei fortissimi limiti in termini umani, esperienziali e ancor più gnoseologici: essa fornisce strumenti e possibilità, non di sicuro Conoscenza. Ho incontrato persone dopo 6-7 anni d'università che ne sapevano come prima. E questa cosa è agghiacciante se contiamo che, con un esamuccio di stato, è sufficiente per diventare psicologi. Questo è uno dei motivi perché la gente si sente più rassicurata nelle mani di uno psichiatra o un terapeuta, che ha fatto anche 9-10 anni d'università e fornisce più "garanzie".

Eppoi c'è il fatto d'essere medici, il che fornisce a questa categoria sociale un'autorità indiscutibile agli occhi dei più. Ma sono proprio questi a manifestare la grande pecca della psicologia moderna: l'eccesso di scientismo in tale disciplina. L'essere umano, salvo in rari casi, viene analizzato in termini, se non proprio materialistici, meccanicistici, e troppo spesso il freddo e "oggettivo" metodo scientifico ne riduce e banalizza l'enorme complessità. E allora, si è insicuri nella vita? E' perché non si ha superato adeguatamente lo stadio anale durante l'infanzia. Ci si sente demotivati, tristi e nostalgici? E' perché non soddisfiamo adeguatamente i propri piaceri e non sfoghiamo sufficientemente la libido. Ci sentiamo depressi? E' normale, ad alcuni capita, toh, beccati questo psicofarmaco e torna a casa.

Senza dilungarmi troppo, questo aspetto, della depressione, è quello più delicato al giorno d'oggi: soprattutto tra i giovani sembra un fenomeno di massa, un'epidemia. E qual'è la miglior soluzione a cui si è giunti? Lo psicofarmaco. Ho ascoltato ragazzi tra i 14 e i 18 anni che, "caduti" (che buffo questo termine, come se ci si svegliasse di colpo ammalati) in uno stato depressivo, si sono rivolti a questi bravi psichiatri che hanno avuto il buon senso di prescrivere al SECONDO introntro, un buon psicofarmaco. Questa è una cosa che trovo assurda: cazzo basta prendere in mano Baudelaire, qualche filosofo esistenzialista, Pavese, Nietzsche o chicchessia per capire subito che quella che oggi chiamano la malattia della "depressione" è un "male" da sempre esistito, ma descritto e analizzata nel corso del tempo in termini assolutamente diversi, decisamente diversi. Per cui in quest'ottica, questa "malattia" non esiste, perché c'è sempre stata, è nell'uomo stesso. Se vogliamo, l'unica vera "depressione" che esiste è quella in termini sociali: il male dell'alienazione secondo la visione marxista, l'isolamento dovuto alla frammentazione individualistica, il nichilismo, ossia la perdita di ogni valore con l'avvento della tecnica, il cancro della mercificazione del capitalismo che fa dell'uomo una cosa, un qualcos'altro da scambiare e sfruttare. Insomma, tutte cose specifiche, cose di cui il grandissimo Erich Fromm ha spiegato a lungo. (vedi articolo: http://www.diariodelsottosuolo.it/Home/tabid/483/EntryID/15/Default.aspx)

Pertanto dal mio personale punto di vista, la chiave e la salvezza per diventare "bravi" psicologi o terapeuti, risiede in un approccio che sia profondamente eclettico ed olistico: la psicologia nell'analisi dell'uomo diverrebbe profondamente parziale senza la complementarietà della filosofia che aggiunge all'uomo qualcosa d'indispensabile, il concetto di SENSO, e di ogni concezione teologica che arricchisce enormemente l'indagine attraverso un termine assolutamente tabù per il mondo della scienza, quello di SPIRITUALITA'. Ecco allora che lo psicologo non è quello che guarisce (sono più che altro i clinici, come il terapeuta e lo psichiatra che si occupano di patologie più gravi), ma colui che, in senso socratico, accompagna l'altro (non ha molto senso utilizzare il termine paziente), nel suo percorso di crescita e ricerca.

Stefano Andreoli

….....

Risposta di Paolo D'Arpini

Sì, caro Stefano.. ma non vorrei che tu fossi ri-assorbito nel gorgo della speculazione...

Il Libro dei Mutamenti (I Ching), di cui ti ho parlato, è essenzialmente un testo evocativo, che utilizza le sue immagini e sentenze per consentire all'uomo di riconoscere gli archetipi equivalenti che sono dentro di lui.. Se proprio vuoi affrontare questo tipo di ricerca ti consiglio di cominciare a leggere il libro come leggeresti un romanzo.. senza minimamente sforzarti di "capire".. Ci vuole tanta pazienza poiché siamo abituati ad analizzare i concetti razionalmente, e trasformarli in "sensazioni" per noi non è semplice. Dobbiamo sentire e non comprendere, dobbiamo riconoscere e non apprendere... ("to feel not to know..." dice Lorenzo Merlo)

Alterna, se vuoi, la lettura dell'I Ching a quel libro sul Tao che ti ho consigliato (Il Tao - La via dell'acqua che scorre, di Alan Watts, Ubaldini Editore).. ciao, Paolo