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sabato 6 febbraio 2021

Bioregionalismo geografico e paesaggio - Conoscere il territorio in cui si vive

 


Cos’è il paesaggio? Una domanda tutt’altro che retorica, e che, anzi, potrebbe apparire velatamente provocatoria per l’esistenza delle diverse definizioni che attengono alle molte discipline che a vario titolo si occupano di paesaggio. Volendo ricorrere alla storia si potrebbe ricordare che per il Petrarca il paesaggio, in questo caso ante litteram, è motivo di introspezione, mentre per Tiziano Vecellio, a cui si deve il termine paesaggio come traduzione dal francese paysage di Molinet, è la rappresentazione artistica di vedute naturali, oppure che per Turner è l’espressione pittorica del sublime.

In tempi più recenti alla visione umanistica del paesaggio si è associata quella propriamente scientifica per cui il paesaggio è materia di studi geografici e ecologici per divenire infine uno strumento di pianificazione del territorio.

Benissimo. Alla domanda iniziale vi è però una risposta, in verità poco considerata ma su cui credo non si possa non convenire: il paesaggio è prima di tutto una fonte di informazioni sul territorio che rappresenta.
Dico prima di tutto perché è questo che il paesaggio ha rappresentato per noi fin dalla comparsa dei primi individui della nostra specie, e che in realtà rappresenta tutt’ora per ogni essere vivente in grado di comprendere il significato dei segni del territorio.

Per millenni, chi osservava il paesaggio lo faceva per trarvi informazioni indispensabili per la propria sopravvivenza: procurarsi il cibo, trovare un rifugio, individuare i nemici, trovare risorse o indicazioni utili per le proprie necessità, ecc.

Ma cosa centra questo con la visione del paesaggio dell’uomo moderno dal momento che oggi non abbiamo più l’esigenza di aver tutte queste informazioni?

In effetti il nostro rapporto con il paesaggio come fonte di informazione sembra terminare con la fine della civiltà contadina e la concomitante comparsa dell’urbanesimo. In poche parole: con il distacco delle nostre necessità essenziali dal contatto diretto con il territorio.

Ora non abbiamo più bisogno di guardare la terra per capire se ci darà buoni frutti, così come non serve guardare il cielo per sapere se domani pioverà, oppure capire quale sia la strada migliore per la transumanza, e così via.

Ora osservare il territorio è divenuto sostanzialmente un fatto estetico o emozionale, e quindi ciò che osserviamo è un panorama, cioè la scena del territorio, e non un paesaggio, cioè il contenuto di quel territorio.

La conseguenza è che stiamo progressivamente perdendo la capacità di capire, con la sola osservazione, il significato del mondo in cui viviamo.

La Convenzione Europea del Paesaggio, promulgata ormai più di venti anni fa, invitandoci a percepire il significato del paesaggio ha posto le basi per poterci riappropriare di questa capacità. Con la percezione, l’osservatore mette in pratica un approccio al paesaggio che non è né umanistico, né scientifico, bensì cognitivo, quindi rispondente a quello che ci ha accompagnato per millenni nella nostra evoluzione.

E’ un atteggiamento di cui credo ci sia estremo bisogno. Anche se non siamo più contadini o cacciatori, il paesaggio ha sempre molto da dirci sul mondo che ci circonda. Solo conoscendo e interpretando correttamente i segni di un paesaggio saremo in grado non solo di capire a fondo la storia di un territorio, ma anche di percepirne lo stato di salute e perfino se può essere all’origine di problemi socio-ambientali importanti.

Qualche esempio? Riconoscere nel paesaggio i tipici segni di una coltivazione agraria di tipo intensivo ci informa dei pericoli che corriamo vivendo in quel territorio o mangiando il cibo che vi viene prodotto.
Oppure percepire una discrasia tra lo sviluppo urbano e le effettive necessità abitative della popolazione ci potrebbe rilevare un fenomeno speculativo.

Per far fronte all’esigenza di una visione consapevole del territorio è necessario un nuovo approccio culturale che veda la lettura del paesaggio come strumento conoscitivo essenziale e accessibile anche all’osservatore non specialista. E’ questo il motivo che mi ha portato a divulgare e diffondere una pratica di lettura del paesaggio semplice e intuitiva per la cui applicazione è sufficiente un buon spirito di osservazione e una conoscenza degli elementi che formano il territorio facilmente conseguibile.

Frederick Bradley












Fonti: 

http://wikitinera.it/index.php/it/occhio-al-paesaggio


 

giovedì 5 marzo 2020

Paesaggio bioregionale come bene primario


Risultato immagini per treia pannelli fotovoltaici a terra
Treia - Fotovoltaico selvaggio 

Il Consiglio di Stato riconosce il paesaggio come bene primario assoluto, prevalente rispetto a qualunque altro interesse Con la penuria di aree coltivabili nel nostro Paese a causa dell’urbanizzazione, delle infrastrutture viarie, ferroviarie ed aeree, nonché a causa dell’impossibilità di utilizzare terreni ormai compromessi dall’inquinamento o soggetti al fenomeno della desertificazione, è per noi profondamente immorale sottrarre alla produzione agricola ampi spazi di territorio per piazzare centinai e centinaia di pannelli fotovoltaici a terra. 

Ovviamente siamo più che favorevoli all’ampiamento in Italia e nel mondo della rete delle rinnovabili, ma non per questo annichilire i terreni a vocazione agricola. Anche sull’eolico selvaggio ci siamo sempre opposti, in particolare perché questo business green sta in parte in mano alla mafia, la quale non gli interessa deturpare uno degli ultimi beni che ci rimangono: il Paesaggio. Soprattutto nel viterbese sono diversi i comitati di cittadini che si oppongono a progetti di messa a terra in campi coltivabili di migliaia di pannelli solari. A questi palatini dell’ambiente ricordiamo che il Consiglio di Stato si è già pronunciato in tema di paesaggio: il supremo Organo di giustizia amministrativa 7 italiana ha ribadito (Cons. Stato, Sez. IV, 29 aprile 2014, n. 2222) che il paesaggio – nel nostro Ordinamento – è un bene primario e assoluto. 

Risultato immagini per treia paesaggio
Paesaggio marchigiano - Tra Treia e San Severino Marche

La tutela del paesaggio è quindi prevalente su qualsiasi altro interesse giuridicamente rilevante, sia di carattere pubblico che privato. Contributo del prof. Fy. Albanese: Come è noto, sotto il profilo costituzionale l’art. 9 Cost. introduce la tutela del “paesaggio” tra le disposizioni fondamentali. Il concetto non va però limitato al significato meramente estetico di “bellezza naturale” ma deve essere considerato come bene “primario” ed “assoluto”, in quanto abbraccia l’insieme “dei valori inerenti il territorio” concernenti l’ambiente, l’eco-sistema ed i beni culturali che devono essere tutelati nel loro complesso, e non solamente nei singoli elementi che la compongono. Il paesaggio rappresenta un interesse prevalente rispetto a qualunque altro interesse, pubblico o privato, e, quindi, deve essere anteposto alle esigenze urbanistico -edilizie. Il piano paesaggistico costituisce una valutazione ex ante della tipologia e dell’incidenza qualitativa degli interventi ammissibili in funzione conservativa degli ambiti reputati meritevoli di tutela per cui i relativi precetti devono essere orientati nel senso di assicurare la tutela del paesaggio per assicurare la conservazione di quei valori che fondano l’identità stessa della nazione.

      AK. Informa N. 9