domenica 30 novembre 2014

Bioregione Terra - Prima il saccheggio poi la cura?



Abbiamo distribuito per anni tonnellate di veleni sulla Terra; abbiamo
invaso l’atmosfera di gas venefici e gettato nelle acque che ci
attraversano ovunque, litri di sostanze chimiche e deleterie. Siamo
arrivati da tempo al punto di non ritorno, eppure, mai come in questi
“tempi ultimi” stiamo riscoprendo la natura!

L’uomo è sempre una sorpresa: prima uccide e poi vuole resuscitare.

L’essere umano, uno dei tanti mammiferi del pianeta, con quel pizzico
di cervello in più sta rovinando tutto e trascina con sé anche le
tante creature che vivono in pace in un reciproco scambio con Madre
Terra.

Cominciai ad interessarmi di medicina alternativa negli anni ’80, più
per letture capitate a caso – a caso? – che per vero interesse
personale. Avevo trascorso gli ultimi vent’anni in una situazione di
salute costantemente precaria, anche se non mortale. Ero stanca di
sentirmi dire dai medici “vediamo la prossima volta…”, “proviamo
così…”, oppure rimanere sempre “agganciata” a questo o a quel farmaco.
Dormivo con i flaconcini sul comodino e se dovevo fare un viaggio, mi
preoccupavo prima di tutto di preparare la busta delle medicine da
portare. Una dipendenza che nel tempo cominciava a stancarmi.

“Se ancora non sono morta – mi ripetevo – che bisogno c’è di
continuare a prendere pastiglie?”.

Avevo dovuto sottopormi a interventi più o meno gravi e dopo qualche
anno, cominciavo a sentire le conseguenze di tutte quelle cicatrici.
Non avevo ancora studiato i Meridiani, i punti di digitopressione, la
storia sui corpi sottili. Non sapevo che le medicine erano estratti,
chimicamente alterati, di piante che svolgevano egregiamente il loro
lavoro, vivendo sulla terra, nascendo spontanee e mettendosi a
disposizione dell’uomo per ogni tipo di cura.

A scuola non insegnano quale rapporto stretto possiamo avere con la
natura. A scuola insegnano i numeri, i calcoli matematici, le storie
più o meno antiche di personaggi, Stati e i luoghi geografici della
Terra, più in senso politico che fisico. A scuola insegnano magari a
scavarla, la terra, per cercare oggetti nascosti, minerali, reperti
antichi. A scuola tentano ora di insegnare come lavorarla la terra,
dopo aver cancellato generazioni di contadini che il sapere lo
trasmettevano gratis. Nella scuola si deve crescere una generazione
che si faccia onore, che sia istruita per raggiungere posti di potere.
Nella scuola non si insegna l’umiltà, quella è cosa delle religioni…
infatti viene annullata l’ora di religione, perché altrimenti in
contrasto con le altre dottrine, con pensieri diversi, che è bene che
rimangano tali: diversi, e magari divisi. L’unità di intenti e
credenze impedisce il controllo; le masse devono essere controllabili
e la Terra rimane da sempre un luogo dove si giocano i poteri grandi.
Le scuole hanno il compito di individuare i nuovi capi, di affossare
le idee rivoluzionarie, di crescere bambini come soldatini, perché
obbediscano e rendano orgogliosi i genitori per la loro disciplina.
Poi c’è il mondo dello sport, dello spettacolo; tutti artefìci per il
controllo mondiale del popolo che diventa ossessionato dall’idea di
imitare i tanti personaggi famosi, quelli che hanno rimpiazzato i
Santi, gli esempi di un tempo. Ora i Santi fanno cassetta per un
potere religioso decadente; si vendono le immaginette, i rosari e i
libriccini di novene. I Santi servono per radunare le folle e
incrementare le agenzie di viaggi per spostamenti più o meno lunghi.

E la nostra Madre Terra subisce, viene soffocata, lacerata nelle sue
vene, arterie, sulla sua pelle ormai coperta dalle croste costruite
dalla nostra società, da strade e autostrade che sputano gas
pericolosi per la salute di tutti. Eppure i potenti devono convivere
con noi comuni mortali, mi chiedo se qualche volta ci pensano.

In questo panorama sta ora nascendo la riscoperta della natura.

Ogni persona che nel tempo è dovuta sottostare ai dettami delle
industrie chimiche e farmaceutiche, intossicandosi senza possibilità
di uscita, ora si sente proporre integratori a base di erbe, di sali
minerali, di prodotti naturali, senza aggiunte chimiche.

La scoperta dell’acqua calda! Ora si scopre che separando i componenti
di una pianta per estrarre un principio attivo, si perdono i reali
benefici che quella pianta darebbe se lasciata integra.

Per decenni si è separato il chicco di grano, la farina bianca da una
parte, la crusca dall’altra, il germe a caro prezzo nei banchi di
farmacie e supermercati. Ora si scopre che separando tutto e mangiando
per una vita farina bianca, si diventa celiaci. Intanto, squadroni di
ricercatori provano a capire come sia successo, mascherando questo
fallimento sotto l’egida della ricerca e per non suscitare una rivolta
mondiale. Si cerca, ora, il modo per “curare” la celiachia. Vengono
proposti prodotti alternativi con chissà quale componente chimico,
quale preparazione di principi attivi che, nel tempo, provocheranno
altri danni. E’ un gatto che si morde la coda.

Hanno voluto nutrire i bovini, animali erbivori, con farine animali,
provocando un’alterazione nel loro sistema di espulsione degli acidi,
che si sono accumulati sulla carne venduta a caro prezzo e consumata
da tutti; dopo poco tempo le malattie neurovegetative hanno fatto
capolino, hanno alterato il DNA degli animali e hanno cominciato ad
alterare anche quello dei grandi consumatori di carne, all’uomo come
ai tanti animali nutriti con queste carni adulterate.

Ora ci vendono a caro prezzo le erbe, “integre”, perché curano meglio!
Ora sorgono dappertutto grandi Guru che “sanno” cosa consigliare per
mangiare bene. Quello che un tempo era il mangiare dei poveri, ora è
un piatto prelibato per palati sopraffini e ricchi. Ai poveri non
resta che il piatto di “cacca” pronta al supermercato, quello che non
si sa da dove viene, come è cucinato e quale scadenza effettiva ha.

Ora c’è un esercito di nutrizionisti, operatori bionaturali,
alimentaristi, negozianti bio, pronti a vendere a caro prezzo la
notizia che, per digerire occorrerebbe bere un bel bicchiere di
camomilla bollente col limone.

Ma non erano le nostre nonne che ci suggerivano questo rimedio?

Si dovrebbe inventare una nuova figura professionale:
Costruttori/Insegnanti di buon senso e vita pratica; forse si potrebbe
ricominciare a vivere, forse, tolto il prosciutto che per anni ci
hanno messo sugli occhi, cominceremmo a vedere i bei ciuffi di
insalata matta che cresce ovunque in campagna,  forse potremmo
ritrovare il piacere di avere una gallina che ogni giorno, in cambio
di affetto e un po’ di mangime, ci procura l’uovo quotidiano, forse,
dimenticando che là fuori c’è un mondo di lustrini, potremmo rivedere
il lumicino che ci riporta a casa, quella casa che abbiamo riempito di
cianfrusaglie e vuotata di calore famigliare.

Franca Oberti

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