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giovedì 19 luglio 2012

Lucilla Pavoni: "Per applaudire occorrono due mani..."

Lucilla Pavoni al Circolo Vegetariano VV.TT. di Treia


Cari Amici, ho scritto una favoletta per bambini, ma forse può andare bene anche per i grandi. Se volete ve la racconto.

Un giorno ad un pover'uomo, che non si sarebbe mai aspettato tanto, avvenne un fatto strano. Senza niente che lo facesse presagire, ad un certo momento la sua mano destra si mise a litigare con quella sinistra.

Cominciarono all'inizio a farsi innocui dispetti,poi passarono ai pizzicotti,arrivarono a "pacche" sempre piu' pesanti,e alla fine si tirarono addirittura gli anelli.
Il poveretto era proprio sconcertato e non sapeva piu'come fermare questa guerra all'ultimo sangue che le sue mani si erano dichiarata. Giorno e notte era la solita storia e bastava un nonnulla per far ricominciare quest'assurda battaglia che ormai gli impediva persino di dormire.

Nei brevi attimi di tregua cercava di prendere sonno ma, proprio sul più bello,  le mani ricominciavano a darsi botte da orbi, e siccome erano dotate della stessa forza, nessuna delle due vinceva mai, perpetuando così questo strazio senza fine.
All'inizio aveva cercato di ammansirle, le carezzava, le adulava, qualche volta le spalmava anche con una crema alla camomilla, nella speranza di farle stare un po' tranquille.

Macchè, non c'era verso di trovare una soluzione e siccome al peggio non c'è mai limite,anche le singole dita di ogni mano, cominciarono a litigare fra loro. Il pollice, che era stato sempre disposto ad aiutare anche gli altri, dichiarò senza mezzi termini che d'ora in poi avrebbe pensato solo a se stesso. L'indice si rifiutò di indicare le cose, e così il pover'uomo dovette supplire con un cenno del mento a questa insubordinazione. Il medio poi affermò che era stanco di fare l'eterno intermediario e prese il vizio di accavallarsi sulle altre dita, creando grande scompiglio. L'anulare, dal canto suo, rifiutò ogni tipo di anello, ndicendo che non ne poteva più d'essere sempre sposato o fidanzato. Alla fine,anche il mignolo smise di fare il vezzoso quando il suo padrone sollevava la tazzina di caffè.

Insomma, ormai ognuno viveva nell'anarchia più assoluta, era assolutamente indispensabile trovare una soluzione...

L'uomo allora cominciò ad indagare con molta discrezione. Raccolse una parolina dalla mano destra, poi una dal mignolo della sinistra, e poi ancora un'altra dai rispettivi pollici delle due mani. Alla fine dell'inchiesta venne fuori che la lotta era cominciata perchè ognuno si sentiva meno considerato degli altri.

L'invidia e la presunzione, li aveva resi pazzi e ormai nessuno voleva fare un passo indietro per non essere considerato debole e indegno di rispetto. A questo punto ci volle tutta la pazienza e la comprensione del loro padrone per mettere fine alla disputa.

Disse loro che per lui nessuno era più importante degli altri e che non avrebbe mai potuto fare a meno di ognuno di loro. Poi andò al lavandino e con le mani sotto l'acqua parlò alle sue mani: "Lo vedete anche voi, care mani, che ognuna lava l'altra. E allora per piacere fate la pace e riprendete il vostro ruolo. Fu allora che tornò la pace e tutti i rancori si sciolsero in un fragoroso applauso.

Vi è piaciuta?

Lucilla Pavoni

domenica 15 luglio 2012

San Severino Marche - Lucilla Pavoni, decespugli​atori all'opera e l'ecologia profonda del possibile...



Cari Amici,
vi chiedo scusa per la latitanza di questi ultimi giorni,ma mi capita a volte,di chiudere fuori il mondo dalla mia vita, per ritrovarmi, ricaricarmi e continuare il cammino.


Viviamo in un mondo duro, dove non è sempre facile reggere i ritmi e le emozioni. Siamo continuamente sollecitati da eventi, notizie, paure per un domani che sembra sempre più incerto.

E allora, è bene fermarsi ogni tanto, non con la presunzione di risolvere qualcosa, semplicemente per ritrovare la giusta "centratura"e ricostruire i nostri mondi interiori.

Si muove attorno a noi tutto un mondo che solo apparentemente abbiamo assimilato, ne vediamo solo i vantaggi ma trascuriamo i danni che provoca alla nostra parte più intima.
Oggi sono stata testimone dell'ennesimo scempio che perpretiamo ai danni della nostra Madre Terra e degli sforzi che lei fa per adeguarsi ai nostri continui insulti. Andando in macchina mi sono trovata davanti ad uno di quei "terrificanti" decespugliatori che i Comuni utilizzano per tenere a bada le siepi che crescono lungo le strade. Avanzava con insensibile determinazione e con la sua sega rotante in pochi istanti polverizzava un microcosmo perfetto, lasciandosi dietro la desolazione di rami scorticati, di nidi distrutti e un tappeto di fiori e foglie divelte senza neppure vederne la bellezza.

Una volta erano adibiti gli "stradini" a questo lavoro e lo fascevano con scienza e coscienza, perchè conoscevano bene il valore di un albero o di un filo d'erba. In un metro di siepe ci puoi trovare di tutto, eè un concentrato della potenzialità che ti offre quella terra, e ti dice se e' franosa, argillosa, calcarea, e ti suggerisce come trattarla per non dover poi intervenire con pale e ruspe alla prima pioggia.

Spero di non avervi rattristato con questa riflessione un po' amara, l'intento è solamente quello di sensibilizzare una parte di noi che ormai trova scontata e normale anche la cosa piu' assurda. E' un invito a vivere con più consapevolezza in questo meraviglioso mondo che ci è stato affidato. Ho idea che gli stessi Enti preposti alla conservazione della Natura siano poi gli stessi che ordinano ,o permettono queste soluzioni, apparentemente più veloci ed economiche. Io non lo so a chi rivolgersi, speriamo che qualcuno ce lo dica.

Lucilla Pavoni
Rete Bioregionale Italiana

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Commenti:


Sonia Ognibene: "Li ho visti anch'io e ho notato quella massa di rami e fronde sulla strada quasi fosse un campo di battaglia, ma non avevo riflettuto sulle conseguenze (i nidi, le creature che ci vivono). Grazie per avermi aiutata a riflettere. Con chi se ne può parlare?"


Cinzia Asia Mandelli:  "Non abbiamo ancora capito che siamo noi a doverci piegare alla natura e non viceversa.....essì che la natura stessa ci sta avvisando..."



Isidoro Carancini: "...il mondo cambia continuamente e la cultura dell'Ambiente trova sempre meno spazio nell'organizzazione moderna dei nostri comuni ; gli stradini, i giardinieri egli operai in genere hanno lasciato posto a strutture burocratiche che pesano notevolmente, ad ogni livello, sull'economia generale del Paese con effetti disastrosi a livello locale. Che cosa dobbiamo aspettarci ancora? Solo Associazioni di volontariato possono contribuire a favore della Natura e non solo; ci sarà bisogno sempre più di loro anche per la cura dei nostri centri storici, sempre meno curati,ma che hanno lo stesso valore affettivo, legato alla nostra cultura e alla nosra storia"


Caterina Regazzi: "Cara Lucilla, le tue considerazioni sono molto vere, ed in sintonia con l'ecologia profonda, certo che ormai siamo abituati a tante di quelle cose che già notare certi scempi è una grande dote. Purtroppo il nostro sistema di vita ruota attorno all'economia e pensare di ritornare allo stradino che conosceva il territorio e quindi poteva tagliare con cura e rispettare le specie erbacee e animali ospitate lungo i fossi, lungo i cigli delle strade e nelle siepi è quanto meno anacronistico. Già è molto che non vengano dato direttamente un diserbante che con ancora meno spesa e fatica rende tutto più "pulito", inquinando però le falde e seccando definitivamente specie erbacee utili all'equilibrio naturale e tu ne sia qualcosa! La natura viene continuamente sfruttata e vilipesa, pensa alle mietitrebbie che "ripuliscono" i campi di grano, distruggendo nidi di uccelli, pensa alle autostrade che stanno mangiando sempre più territorio, per il nostro gusto di viaggiare (me compresa) e di acquistare merci che provengono da centinaia o migliaia di chilometri. Dovremmo continuamente pensare alle conseguenze delle nostre scelte, ma, anche se ne siamo consapevoli, non sempre siamo disposti a rinunciare a certe comodità"

Riccardo Mencarelli: "Scusate, volevo commentare l'articolo di Lucilla Pavoni,  ma non riesco a farlo nella pagina relativa, così vi prego di farglielo "recapitare" tramite mail: "Lucilla, mi spiace muovere critiche proprio a te. Ma le strade esistono quasi esclusivamente per le automobili, su una delle quali eri tu, e vengono trattati i loro cigli, come ora sai, perchè le, da me detestate, auto corrano sicure. Io ho rinunciato a quel mostruoso marchingegno inventato solo per consumare petrolio, con tutte le altre peggiori conseguenze, quì non considerate. E se continui ad andare in macchina non ti opporre ai decespugliatori, quì nella provincia d'Ancona hanno già provato a sostituirlo con un terribile diserbante; come si dice, a non voler rinunciare all'auto si può cadere dalla padella nella brace!" Se un altro mondo è possibile "reinventiamo" anche il modo di muoversi..."

giovedì 3 maggio 2012

La solitudine estrema come luogo d'incontro.. con se stessi - L'esperienza magica di Lucilla Pavoni

Neve


"La solitudine è la realtà assoluta.." (Osho)

Caro Paolo, ...........lo sapevo che la Vita, prima o poi, mi avrebbe presentato il conto, e chiesto di verificare l'onestà  e la coerenza delle mie scelte.

Temevo un po' questo momento, e rimandavo sempre un bilancio troppo impegnativo e non ancora ben definito. Da sempre avevo cercato il luogo perfetto dove trascorrere la seconda parte della mia Vita, e l'avevo trovato in questa zona di montagna, sopra San Severino,  dove vivo ormai da qualche anno.
In realtà, la mia,  è stata forse forse più una fuga che una scelta. Scappavo da un sistema che non corrispondeva più ai miei bisogni, e con estrema leggerezza m'ero lasciata tutto alle spalle, con la stessa incoscienza (che alcuni chiamano Fede), di Abramo quando partì per il deserto.
Il momento della grande verifica è arrivato con l'eccezionale nevicata di quest'inverno, che mi ha imprigionata su quel cucuzzolo che avevo scelto quando i campi erano verdi, gli alberi fioriti, gli uccellini svolazzanti. Naturalmente, scegliendo questo posto, avevo messo in conto la fatica di tirare fuori cibo dalla terra, gli inverni difficili, neve e freddo, difficoltà di spostamenti e comunicazione, giornate di ozio forzato, di mancanza di rapporti umani, insomma, avevo cercato di prepararmi psicologicamente e materialmente, per quanto possibile, ad ogni evenienza, non considerandola un problema ma uno stile di Vita.
In realtà è così che l'ho vissuta in questi ultimi anni, ma non avevo tenuto conto che a volte anche la Natura sconvolge le sue leggi e che in zone temperate come le nostre, a tradimento, può scaricarci addosso tonnellate di neve.

La sera del primo febbraio, me n'ero andata a letto proprio contenta. La televisione aveva accennato a probabili nevicate, e l'idea di rimanermene rintanata per un paio di giorni, non mi dispiaceva affatto. "Finalmente una vacanza giustificata" avevo pensato. In campagna c'è sempre da fare, se si ha voglia di fare. A febbraio poi, ricominciano le potature, le fascine per il prossimo inverno, le semine al coperto ed altro ancora. Mi sembrava che l'inverno fosse passato troppo in fretta e sentivo di non aver recuperato del tutto le mie forze."Ben venga un po' di neve -m'ero detta-  ed avrò ancora qualche giorno di vacanza", e con quest'idea in testa me n'ero andata a letto.

La mattina dopo, fu l'assoluta mancanza di suoni a svegliarmi. Un silenzio così non l'avevo mai sentito, e poi quell'aria frizzantina che filtrava dalle finestre chiuse, e un chiarore particolare, m'avevano fatto la spia.
"Mi sa che stavolta ci hanno azzeccato" fu il mio primo pensiero e con la gioia nel cuore e con gli occhi e il cervello non ancora a "fuoco", corsi alla porta. "Oddio, e cos'è?"  Un muro di neve soda, compatta,cattiva mi stava davanti. All'orizzonte solo la cima degli alberi piu' alti, il resto inghiottito, scomparso fagocitato.

La prima reazione fu quella di tornarmene dentro a cercare un contatto con le cose di sempre, famigliari, rassicuranti. "Tranquilla Lulli, va tutto bene" continuavo a ripetermi mentre il cuore andava a mille. Nella stufa c'era ancora un po' di brace della notte precedente e subito ripartì quando la riempii di legna che per cautela avevo tirato in casa.

Fuori, i vecchi pali della luce s'erano arresi e lasciavano pendere fili ormai inutili, ma le vecchie tubature dell'acqua avevano resistito e la stufa andava "alla grande". Fu dopo il primo caffè che cominciai a riordinare un po' le idee. In fondo, di cosa dovevo aver paura? La dispensa era piena. Tutta l'estate avevo lavorato come una formichina, avevo raccolto, trasformato, conservato tutto quanto era possibile conservare. Avevo sacchetti di riso, fagioli, ceci, farina. Avevo il lievito per il pane, il sale, l'olio, i fiammiferi, l'acqua, la legna, le candele di cui faccio sempre incetta perchè ho paura del buio.

Dal veloce inventario risultò che avevo non solo il necessario ma anche il superfluo per resistere a lungo. Conclusi che ciò che stavo vivendo come fatto eccezionale per i nostri nonni era stata la normalita'. D'inverno si chiudevano in casa e aspettavano che tornasse il Sole. E così ho fatto anch'io. Ho cercato di approfittare di questo regalo del Cielo per ricostruire i miei mondi interiori, ho messo un rallenty nella mia vita, ho lasciato che il tempo si dilatasse. Con calma ho ucciso la fretta ed ho adeguato i miei ritmi a quelli della natura. Ho ritrovato il tempo per ricordare quello che diceva sempre mia nonna: "Una giornata è lunga se la vivi bene. Ci sono otto ore per lavorare, otto per riposare, otto per divertirsi".

Peccato che non ci siano più nonne sagge a ricordarci queste verità e lasciamo che tutto e tutti ci rubino la Vita.

Dodici giorni è durato l'isolamento, ma mai come in questa condizione sono stata così felice. Ho verificato sul campo che posso vivere anche senza tante cose che a volte mi sembrano importantissime e che -in fondo- l'unica cosa che veramente mi serve è il prossimo respiro.

Lucilla Pavoni






Mia rispostina: “Carissima Lucilla... Ti ringrazio di questa bellissima testimonianza di vita bioregionale. Ho pubblicato sui Quaderni di Vita Bioregionale il programma per il 31 ottobre, Samhain, che faremo lì da te a San Severino Marche. (Paolo D'Arpini)

Lucilla Pavoni in visita al Circolo vegetariano VV.TT. di Treia

sabato 26 novembre 2011

Verso il riconoscim​ento dell’unita​rietà biospiritu​ale e verso la nuova era ecozoica

Fare amicizia con la vita: Paolo D'Arpini con Magò, nella casa di Lucilla Pavoni a San Severino Marche


“Ho imparato il silenzio dalle persone loquaci, la tolleranza dagli intolleranti e la gentilezza dagli uomini scortesi. Non dovrei provare gratitudine verso questi insegnanti?” (Khalil Gibran)

Volendo abbracciare in un unico contesto il concetto di spirito e di vita, come presumibilmente avveniva durante il periodo gilanico, un tempo in cui c’era solidarietà, impegno civile, coscienza dell’ambiente, della fatica e dei pericoli ma allo stesso tempo spensieratezza, e desiderando riportare quella esperienza unitaria nella nostra vita quotidiana mi sono ritrovato a dover decidere quale parola potesse maggiormente indicare quel pensiero.


Durante uno scambio epistolare con l’amico bioregionalista Stefano Panzarasa, matrista convinto, lui ha suggerito di usare il termine “religiosità della natura”, come proposto dal filosofo Thomas Berry. 

La parola in se stessa è molto evocativa di un ri-congiungimento con l’anima naturale.

Allo stesso tempo il significato di religione (dal latino religio) è “ri-unire” ma non si può affermare che la vita abbia mai avuto separazioni in se stessa.. Se avesse subito una separazione non sarebbe più vita.. Infatti nel periodo matristico anche la morte era considerata una fase nel processo vitale. Quindi parlare di religione della natura può essere fuorviante. Poiché in natura è già un tutto unito, un unicum.

Preferirei magari usare la parola “biospiritualità”, neologismo antico e nuovo per descrivere ciò che è sempre stato e sempre sarà….
 
A volte, sembra che le parole nascono per creare discordia fra gli uomini….. L’incomprensione sorta con la diversità dei linguaggi, volendo comprendere l’altro attraverso il linguaggio, è alla base delle antipatie che gli esseri umani percepiscono gli uni verso gli altri… Prova ne sia il negro che ci parla in bantu viene visto con sospetto e timore.. mettete che lo stesso negro si mette a parlare in italiano, o addirittura nel nostro dialetto familiare, ecco che improvvisamente diviene uno di noi.. un fratello di colore diverso. Questa verità l’ho potuta sperimentare svariate volte a Calcata dove la comunità etnica è molto variegata però siccome parlavamo tutti allo stesso modo, al massimo con un leggero accento straniero (tra l’altro ognuno di noi aveva un leggero accento d’origine), ecco che eravamo tutti calcatesi.. indipendentemente se siculi, romani, veneti, europei est ovest, americani nord sud, africani, etc. etc.

Il linguaggio comune unisce… ed all’inizio tutti gli umani parlavano la stessa lingua, il “nostratico” viene chiamato in glottologia, poi da quella radice, nella diaspora umana planetaria, sono sorti rami e ramoscelli sempre più diversi… La mitologia della torre di Babele è simbolica ma veritiera… Gli uomini appena salvatisi dal diluvio universale invece che andare a ri-abitare il pianeta, ridiventato fertile dopo il cataclisma, si concentrarono tutti in un luogo e cominciarono ad erigere un monumento di ringraziamento a Dio (forse però a quel tempo era la Dea), simbolicamente questa torre zigurratica saliva sempre più in altezza (per arrivare in cielo) ma l’uomo è fatto per la terra e così Dio (o la Dea) confuse i linguaggi.. e gli uomini che non potevano più comprendersi si allontanarono in gruppi omogenei alla conquista del mondo.. chi qua chi là, chi su e chi giù, finché tutto il pianeta fu abitato…
Certo questa è una favola.. ma fa pensare come la differenza delle lingue allontani l’uomo dall’uomo. Sarà per questo che in ogni epoca un potere emergente cerca di stabilirsi attraverso una lingua? Sicuramente è avvenuto così.. il sanscrito, il greco, il latino… ed ora l’inglese, come lingue veicolari temporali, ne sono riprova.
Ma aspetta aspetta.. non intendevo fare un discorso semantico linguistico.. anzi.. volevo parlare dell’unico elemento che è in grado di unire e di far riconoscere l’uomo in se stesso e agli altri come manifestazione della stessa matrice vitale. Questo elemento è la “coscienza-intelligenza”, che unisce tutti i viventi e -in latenza- anche il mondo inorganico.
Questa coscienza/intelligenza è stata definita da tempo immemorabile “spirito” (diverso da anima che sottintende una personalità individuale). Lo spirito tutti ci accomuna e la “spiritualità laica” è la comprensione sincretica che ognuno compartecipa allo spirito. Spirito e vita sono consequenziali ed inseparabili. Perciò lo spirito non può divenire mai appannaggio di alcuna religione, poiché le religioni sono create da e per le anime, per le persone che si considerano separate. Per tale ragione spesso definisco la vera spiritualità come “laica” (dall’antico significato del greco “laikos” al di fuori di ogni contesto sociale e religioso).
Questo termine, spiritualità laica, non piace a molti.. oppure alcuni cercano di spiegarla a modo loro, come una forma di credo para-religioso, si professano “spiritualisti laici” i massoni, i cristiani che conducono vita secolare, gli aderente alle nuove religioni new-age, etc. Mentre altri, completamente contrari al concetto di “spirito” negano che possa esistere una qualsiasi spiritualità in qualsivoglia forma.
Insomma, per fare chiarezza e definitivamente sancire l’indissolubilità tra spirito e materia, mi è venuto in mente di spiegare questa spiritualità laica come “biospiritualità”.. in modo che così siano tutti felici e contenti, sapendo che vita e spirito sono la stessa cosa.
E cosa si intende per biospiritualità? Vuol dire che il più alto ottenimento si ottiene qui ed ora, non in qualche altro luogo od in qualche altro tempo. Non siamo in in esso ogni momento dell’esistenza. La Realtà Suprema non è in un altrove ed a parte da questa esistenza. La Terra, l’Universo ne sono impregnati.

Biospiritualità è l’espressione, l’odore sottile, il messaggio intrinseco, che traspira dalla materia tutta. Il sentimento di costante presenza indivisa.. la consapevolezza dell’inscindibilità della vita, riconoscibile in ogni sua forma e componente, partendo dal “soggetto” percepiente, questa è la pratica stabile dell’essere biospirituale. La conoscenza suprema significa sapere che tutto quel che “è” lo è in quanto tale. Perché l’esistente è uno, non può esserci “altro”…
Ed infatti l’ostacolo posto dalle religioni è proprio quello di immaginare uno stato “altro” da ottenere, superiore od inferiore che sia, diverso da quello presente. Ma allorché l’ignorante oscuramento viene rimosso dal cuore dell’uomo, improvvisamente ci troviamo a Casa. Possiamo definire questo stato “liberazione” dall’illusorio senso di separazione… poiché la biospiritualità non può ammettere separazione.. ma solo diversità nei modi espressivi e nelle forme esteriori.. E qui ritorno all’esempio della comunità calcatese in cui tutti eravamo calcatesi, nessuno escluso (me compreso che non abito più a Calcata……).
Al momento opportuno ognuno di noi sentirà l’impulso a riconoscersi in quel che è ed è sempre stato.. e questo è lo scopo della biospiritualità. Ed è un modo per andare verso la nuova era ecozoica auspicata da Thomas Berry.
Paolo D’Arpini

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Manifesto per l'era ecozoica e storia della vita sulla Terra:

http://www.circolovegetarianocalcata.it/2009/06/28/dal-pensiero-cristiano-di-teilhard-de-chardin-e-thomas-berry-a-marija-gimbutas-il-sogno-della-terra-un-antico-futuro%E2%80%A6-e-la-storia-dell%E2%80%99universo/

martedì 1 novembre 2011

Samhain a casa di Lucilla Pavoni.. con tanti doni! Breve resoconto sulla cerimonia spirituale laica tenuta il 31 ottobre 2011 a San Severino Marche

Caterina Regazzi e Paolo D'Arpini

Sempre coinvolgenti questi incontri in cui Sonia Baldoni trasmette le sue conoscenze, ma soprattutto la sua gioia di vivere.... Ed é bello vedere che riesce a raccogliere tra le sue "ali" persone tanto diverse ma come posso dire? Tutte uguali, accomunate dalla voglia di conoscere ma anche di condividere e di ritrovare quel bambino interiore che spesso dimentichiamo di avere, anzi, no, di essere.
Ed il rito del ricongiungimento con gli antenati, con i pregi e i difetti che loro avevano e che ci hanno lasciato in eredità, ci porta appunto a ritrovare prima di tutto noi stessi,un po' come in una meditazione profonda, in cui ci troviamo più vicini al nostro Sé.

Era la seconda volta che compivo questo rito con Sonia e sarà che in questi giorni si ricordano, a volte in maniera un po' "consumistica" e doverosa, i nostri cari che non ci sono più, ieri ho sentito proprio di volermi lasciare alle spalle i lati "negativi" di me che ho ereditato dai miei genitori e che non mi piacciono, come non mi piacevano in loro.

Il fuoco brucia, brucia e noi cerchiamo di bruciare questi lati oscuri, ma chissà per quanti anni ancora ed  anche per quanti momenti dovremmo ancora ritornarci, con benevolenza e accettazione... sono nel nostro codice genetico, non potremmo mai liberarcene completamente, solo con l'osservazione e l'attenzione potremo riuscire a ripulire la nostra coscienza dalle abitudini che ci abbiamo costruito sopra e lasciare così maggiormente rifulgere i lati "buoni" nostri e dei nostri parenti.

La casa di Lucilla e Lucilla stessa sono stati un nido caldo e accogliente, dove ci si sente a casa propia.

Grazie a Lucilla, a Sonia e a Paolo, il motore del tutto.

Caterina Regazzi


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La sera quando finalmente eravamo rientrati in casa di Lucilla, dopo aver compiuto un ultimissimo rito gettando offerte agli spiriti delle quattro direzioni, ci siamo seduti attorno alla grande tavola della cucina, sulla tovaglia pulita un ramo di rosa canina con belle bacche rosse, alcune erbe profumate, due boccette di lavanda per detergersi le mani.. la stufa a legna accesa... insomma tutto dichiarava che eravamo ben accetti dalla terra e dal cielo.

In attesa che giungesse l'ora della cena e che Lucilla tornasse da una visita urgente a San Severino, Sonia ha enumerato e catalogato i mesi dedicati ai vari angeli. Ognuno ha saputo così il nome del suo protettore celeste.. Possiamo anche definirle forze benefiche che vegliano su di noi. Per me il nome del personaggio  è Gabriel.. Nella descrizione di Sonia pare che indichi una situazione di vita in cui non serve far nulla.. Tutto viene spontanemente come decretato in Cielo, nessuno sforzo è richiesto per ottenere conoscenza e benessere.. Ho riconosciuto che questo angelo fa proprio al caso mio...

E finalmente  sopra la tavola sono apparsi i doni... pietanze e minestre, cereali e legumi, pane di vari tipi, insalata, bocce di vino e di fresca acqua di pozzo, verdure in padella ed in teglia, patate al forno... ogni ben di Dio, da ognuno portato per la condivisione fraterna..

Ci siamo abboffati con gioia.... Una comunione  di spiritualità laica!

Paolo D'Arpini



Ed ora un pensiero del giorno in sintonia:

"Per il solo fatto di andare in chiesa o di recitare delle preghiere, molti credenti pensano di entrare direttamente in relazione con il Signore. Come se fosse così facile!… Sostenere di entrare direttamente in contatto con il Signore, significa veramente non sapere chi Egli sia! Non dico che non si riesca a raggiungere qualcosa di Lui, ma in ogni caso non si tratta sicuramente di Lui nella Sua pienezza, nella Sua immensità! Tra noi e il Signore c’è tutto un cammino da percorrere, uno spazio talmente vasto che è impossibile da concepire; e quello spazio non è vuoto: si compone di regioni abitate da entità spirituali.
Tutte le religioni hanno menzionato in un modo o in un altro l’esistenza di queste regioni e di queste entità.

La tradizione cristiana, che riprende la tradizione ebraica, parla dell’esistenza di nove ordini angelici: gli Angeli, gli Arcangeli, i Principati, le Virtù, le Potestà, le Dominazioni, i Troni, i Cherubini e i Serafini. Ciascuno di questi ordini angelici è un aspetto della potenza e delle virtù divine. Per il nostro corretto sviluppo spirituale, è necessario che conosciamo l’esistenza di queste entità celesti, poiché esse sono come dei fari sul cammino che ci conduce a Dio." (Omraam Mikhaël Aïvanhov)

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Commento ricevuto da Ivana Lorenzini:

Paolo, non so come scrivere sul blog e quindi metto qui di seguito alcuni pensieri su eri sera.

Saimo arrivati al crepuscolo, l'ora che, come ci ha detto Sonia, è un'ora indefinita in cui sta finendo il giorno e sta cominciando la notte e quindi non è né l'uno né l'altra. E' l'ora in cui è più facile che i mondi del qui ed ora e quello del già e ancora, si compenetrino.

L'atmosfera creata  dalla luce, dal luogo, dall'essere tutti insieme in silenzio ad ascoltare le parole di Sonia che a volte ho trovato oscure ma non per questo meno coinvolgenti, ha fatto sì che mi sentissi parte dell'universo,chiamata dalle altre creature a lodare il Creatore.

C'è stata commozione nel richiamare alla memoria chi ci ha preceduto perdonando i loro difetti, passati a noi per via genetica e ringraziandoli nell'accogliere i loro doni. E poi il fuoco, che rigenera continuamente purificando e temprando, il fuoco che riscalda e rischiara come Cristo, Via,Verità e Vita.

Quindi la casa, l'accoglienza, la condivisione, il cibo spezzato con i fratelli in una cerimonia antica e sempre nuova; la casa pervasa dall'amore e dalla generosità di chi la abita,di chi le ha ridato nuova vita partendo dalla terra, accarezzata e ripulita per accogliere i doni del Cielo. Ringrazio tutti per aver condiviso con me tante emozioni. Con affetto fraterno. Ivana


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Commento di Lucilla Pavoni, che ci ha ospitati:


Lucilla Pavoni in piedi


Carissimi amici, al ritorno da un soggiorno, che oramai considero quasi forzato, in un albergo a cinque stelle, dove da anni ormai accompagno un marito ancora un po' troppo borghese e che fatica molto a capire le mie nuove esigenze di vita,sono finalmente tornata a casa, giusto in tempo per accogliere i miei amici arrivati un po' da ovunque per l'incontro di Samhain. L'inevitabile confronto tra questi due mondi è stato stridente più che mai. Da una parte, lo sfarzo,la spasmodica ricerca di lusso e uno sperpero ostentato con la più grande naturalezza. Un mondo fatuo e fittizio, una gara a sembrare piuttosto che essere e alla fine un senso di vuoto,di giorni sprecati nel tentativo di ricevere qualcosa e che invece impoverisce anche di più.
Dall'altra parte una situazione opposta che con consapevolezza ho scelto di vivere, in una semplicità che lascia spazio solo a cose vere e necessarie all'Anima e al corpo.
Anche quello di quest'anno, è stato un incontro molto bello e coinvolgente anche se un problema improvviso mi ha costretta ad allontanarmi per qualche ora. La naturalezza ed il senso d'appartenenza al luogo, che si é creato anche in mia assenza, m'hanno aperto il cuore alla gioia,e convinta che il mio intento di creare un posto dove ognuno potesse sentirsi a casa sua, finalmente è diventato realtà.
Sento che la Casa, con l'apporto di tante Anime belle, sta piano piano diventando ciò che ho sempre desiderato, la ricchezza interiore che ognuno apporta fa sì che l'atmosfera stia diventando quasi magica. Ringrazio tutti coloro che si sono impegnati alla realizzazione dell'incontro e l'hanno reso così perfetto.


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Commento di Lunaspina di Avalon:

Al bosco, abbracciata al mio albero, lascio andare le emozioni.
Le affido a Madre Terra come questi resti del banchetto di Samhain. Un altro giro della Ruota d'Argento e' iniziato. Fatico ad uscire dalle mie amate nebbie per tornare alla realtà. Cerco di afferrarmi ancora a quelle Ombre che tanto mi sono care. Ma una nuova giornata e' iniziata ed e' un giorno di sole. Seduta ai piedi del mio albero ascolto il cuore impazzito, lascio correre la mente che si ribella a questo ritorno. Ascolto le emozioni, chiedo aiuto al mio albero, allungo le mie radici ad abbracciare le sue, ciò che deve scende, profondo, tra le ombre di Madre Terra. Sento tutto scorrere... chiudo gli occhi, la testa mi gira e resto così, immobile ad osservare i pensieri, uno ad uno, uscire in una spirale verso l'alto e disperdersi tra gli alti rami del mio amico di sempre...Questo e' il mio luogo segreto, questo è il bosco dei miei ricordi. Solo io ed i cani e questi alberi che placidi sorridono ed insegnano. Luogo di tante giornate passate così, nella perfetta semplicità di questa Madre cosi' immensa e benevola. Il sole filtra tra i rami alti e mi bacia il viso, sorrido, apro gli occhi: sono tornata dal mio viaggio. Sono tornata dall'Amore delle terre dell'Ovest all'Amore delle terre del Nord. I sogni si mischiano alla concretezza del mio esistere. L'Amore e' il filo d'Argento che tutto lega...una spirale di luce d'argento vibra pulsante e luminosa intorno a me. Tutto e' vivo e ciò che apparentemente muore e' solo per rinascere in un ciclo di perfezione assoluta. Ed io sono questa foglia caduta a terra, ed io sono la corteccia antica di questa quercia amica... i miei occhi, lavati dalle lacrime ora vedono l'oro del bosco sfavillare. Resto così, accoccolata al mio albero a godermi il canto degli uccellini, la carezza del vento, il bacio del sole... Grazie Madre...

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Saluto di Sonia Baldoni:


Per me essere lì con voi è stato un ritornare a casa in tutti i sensi... sono partita dalle Marche per l'equinozio di autunno dal crepuscolo del giorno 20 a quello del 22 settembre celebrato quest'anno .. ultimo ciclo del contadino verso il raccolto del 2012... in cui si prepara il terreno della nuova epoca, per tutti noi che stiamo camminando tra i due mondi... Fino a giungere a San Severino dopo aver attraversato l'Italia dal Veneto al Molise..... con insegnamenti tra i campi e le zone archeologiche dei nostri antenati... omaggio alla dea Astarte dei Fenici a Santa Marinella dove lo scorso anno abbiamo vissuto la ricorrenza del 10.10.10... E cosi proprio per la data della semina, il 31 ottobre di quest'anno mi sono ritrovata con voi, con gli amici delle Marche, e con quelli che da fuori regione sono riusciti a raggiungerci per ricevere il tramando di queste cerimonie che accomunano ciò che i nostri avi mettevano in atto con il contatto con la terra......

Un abbraccio a voi organizzatori (Circolo vegetariano VV.TT.) di questi incontri e vi informo che per il giorno 8 e 9 dicembre sono ancora in Molise come da calendario già fissato da mesi per questi incontri in cui una settimana intera sono a Capracotta per tutti gli insegnamenti delle antiche tradizioni delle erbe e le bacche di ginepro biancospino e rosa canina..... Perciò non potrò essere a Treia alla presentazione del vostro libro Vita senza Tempo (che si tiene quei giorni al Circolo). Comunque, quando potrete,  vi aspetto in questo luogo una volta o l'altra e appena potete cercate di raggiungere Col del Cece 16 km. dopo Cagli direzione pianello dove girando per il cartello a sinistra Gubbio 22, trovate COL DEL CECE antico luogo della celebrazione delle tavole eugubine e ancora oggi punto di ritrovo per sostare come ai tempi dei Cavalieri di Malta e del percorso di San Francesco, la locandina è sul sito http://www.viverecongioia.org/
Sonia Maria Baldoni


lunedì 19 settembre 2011

31 ottobre 2011 – Samahin a San Severino Marche – Il Ciclo della Vita nella Vigilia d’Ognissanti (Halloween)


Com’è nella tradizione pluriennale del Circolo Vegetariano VV.TT. anche quest’anno verrà celebrato il momento che nell’antichità segnava la fine dell’anno, e che sancisce una nuova tappa nel Ciclo della Vita.

In questo periodo dal 31 ottobre ai primi di novembre anche nella tradizione cristiana si ricordano i santi ed i morti e questo segna il collegamento fra il vecchio mondo pagano e quello nuovo conseguente all’avvento del Cristo.

La festa di Samahin è particolarmente sentita nella cultura anglosassone, infatti è una ricorrenza di origine celtica in cui si dice che in questo periodo “si apre una finestra fra la vita e la morte, fra la morte e la rinascita”. L’evento era conosciuto nell’antichità remota ed anche nel medio evo, poi in un periodo successivo fu volgarizzata nella mascherata di Halloween, orgia consumista e finto carnevale.

La vera tradizione afferma che siccome quella notte gli spiriti tornano sulla terra occorre ingraziarseli con alcune offerte che venivano lasciate sui bordi del camino, allora gli spiriti benevolmente potevano cedere un loro dono o messaggio. Se invece non trovavano alcuna offerta allora si vendicavano apparendo terrifici ai vivi. In parte la tradizione è rimasta con il famoso “dolcetto o scherzetto” di Halloween.

Comunque la cosa principale da farsi durante la giornata di Samahin, e soprattutto la sera, è quella di compiere dei riti nella natura, in particolare si apparecchiano in una radura due cerchi composti con gli ultimi fiori in modo che tutti i colori della natura siano rappresentati. A turno i partecipanti si posizionano all’interno di un cerchio, in cui si attirano i pensieri positivi verso i defunti, poi si passa all’altro dove si rinuncia a tutti i pensieri negativi nei loro confronti. In questo modo si pacifica il mondo dell’aldilà con l’aldiqua.

Quest’anno la cerimonia verrà compiuta dalla sciamana erborista di Vivere con Gioia, Sonia Baldoni, in località Ugliano, in quel di San Severino Marche. Più tardi ci recheremo nella casa accogliente, lì vicina, della scrittrice Lucilla Pavoni, dove desineremo con il cibo vegetariano da ognuno portato.

Paolo D’Arpini

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Programma del 31 ottobre 2011:

h. 17.00 – Appuntamento da Lucilla e partenza per la passeggiata.
h. 18.00 – Cerimonia in radura con Sonia Baldoni
h. 20.00 – Accensione del fuoco e desinare conviviale
h. 22.00 – Riordino della casa e dei luoghi


Per informazioni logistiche e per confermare la presenza:
Paolo – 0733/216293
Lucilla – 338.7073857
Sonia – 333.7843462
circolo.vegetariano@libero.it


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Ecco come raggiungere il luogo dell’appuntamento:
Da San Severino Marche seguire la strada per Apiro/Cingoli.
Superare Cesolo e Marciano, arrivati al bivio per Apiro/Cingoli prendere la direzione per Apiro.
Superare le frazioni Palazzata e Corsciano sino all’indicazione per Ugliano, dopo circa 700 metri sulla destra imboccare stradina in terra battuta seguendo la freccia che indica la casa di Lucilla.
La manifestazione è gratuita un’offerta volontaria per il mantenimento dei luoghi e di chi ci accompagna sarà gradita.